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(1923) e Italia barbara (1925). Nella sua attività giornalistica diventa il portavoce delfascismo intransigente e critica ...
BibliografiaI. Opere di Curzio MalaparteLa sorella di Malaparte, Edda Suckert Ronchi, ha raccolto il materiale d’archivio ...
L’arcitaliano.I morti di Bligny giocano a carte, Roma, Edizioni di «Circoli», 1939, con in fine una   Nota alla poesia. Po...
Technique du coup d’Ètat, Parigi, Grasset, 1931. [Spagnolo, Inglese, Tedesco, Ceco,  Portoghese, Olandese].Le bonhomme Lén...
ritrovato in parte, è stato pubblicato dalla sorella in Malaparte (1905-1926).Don Camalèo, Firenze, Vallecchi, 1946 (con q...
La pelle, Milano, Aria d’Italia, 1949 e, contemporaneamente, La peau, Parigi,  Denoël. [Spagnolo, Danese, Tedesco, Olandes...
Testaferrata).Il meglio dei racconti di Curzio Malaparte, Milano, Mondadori, 1991 (una scelta da   Sodoma e Gomorra, Fughe...
L’altra coscienza, commedia in tre atti inedita riconducibile al 1950. La parte  ritrovata è stata pubblicata dalla sorell...
presso la Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 1997.Camas calientes (Letti caldi), soggetto rimasto inedito e collocabi...
II. Scritti su Curzio MalaparteA. Panzini, Un lanzichenecco nell’Italia di oggi, «Il Secolo», 1 gennaio 1922.M. Bontempell...
M. Bontempelli, in L’avventura novecentista, Firenze, Vallecchi, 1974 (per la polemica di M. con Bontempelli si rimanda ai...
Id., Le religioni della politica, Roma-Bari, Editori Laterza, 2007.Gramsci A., Quaderni del carcere, Torino, Einaudi, 2007...
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Articolo di Pisano Salvatore su la "Tecnica del colpo di Stato" di Curzio Malaparte

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Paragrafo della mia tesi sul "Pensiero politico di Curzio Malaparte"

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Articolo di Pisano Salvatore su la "Tecnica del colpo di Stato" di Curzio Malaparte

  1. 1. Articolo di Pisano Salvatore su la “Tecnica del colpo di Stato” di Curzio Malaparte Nella Prefazione, che a difendere la libertà ci si rimette sempre, scritta nel 1948,Malaparte fa risalire le sue disgrazie con il regime fascista alla pubblicazione dellaTecnica del Colpo di Stato. Il saggio fu scritto nel 1930 a Torino quando lautore eraancora direttore de «La Stampa». Il manoscritto fu portato clandestinamente inFrancia dove venne pubblicato nel 1931 da Daniel Halévy consegnandolo alleditoreparigino Bernard Grasset. Il libro fu pubblicato nel 1932 anche in Germania e alcune frasi furono utilizzateper alcuni manifesti della propaganda antinazista. Il contenuto suscitò aspri contrasti in Italia ed in Europa e la pubblicazione fuvietata, non solo nei Paesi con un regime dittatoriale ma anche in quelli democratici: “[...] questo mio libro non è stato a suo tempo proibito soltanto in Italia, ma anche in Germania,in Austria, in Spagna, in Portogallo, in Polonia, in Ungheria, in Romania, in Jugoslavia, in Bulgaria,in Grecia […]. Strano e avventuroso, il destino di questo mio libro! Proibito dai governi totalitari, che vedevanonella Tecnica del colpo di Stato una sorta di «Manuale del perfetto rivoluzionario»; messo allindicedai governi liberali e democratici, per i quali esso non era nientaltro che un «Manuale dellartedimpadronirsi del potere con la violenza», e non anche, nello stesso tempo, un «Manuale dellartedi difendere lo Stato»; accusato di fascismo dai trotzkisti, e da Trotzki stesso, e di trotzkismo dacerti comunisti, che non sopportavano di veder mescolato il nome di Trotzki a quello di Lenin e,quel che più conta, al nome di Stalin […].”1 Nel periodo in cui lautore pubblica la Tecnica, molte democrazie erano minacciatecontemporaneamente sia da sinistra, sia da destra. In Italia e in U.R.S.S. la traduzione del libro fu vietata ma Mussolini permiseampie recensioni affinché venissero filtrati i contenuti. In alcuni passi del libro,infatti, il duce era presentato come un uomo moderno e risoluto. Tuttavia, non poteva 1 C. Mapalarte, Tecnica del colpo di Stato, in Malaparte Opere scelte, Milano, Arnoldo Mondadori, 1997, pp. 114-15. 1
  2. 2. essere tollerato, soprattutto in vicinanza del decimo anniversario della rivoluzione,che il fascismo fosse, da un lato accostato allesperienza marxista di Mussolini edallaltro presentato come un semplice colpo di Stato. Anche Trockij non fu affatto contento dei giudizi espressi da Malaparte sul suoconto. Nel 1932, in una conferenza trasmessa da Radio Copenaghen, Trockij definì leteorie di Malaparte “assurdità fra le più marchiane”. La Tecnica del colpo di Stato è stata accostata spesso al Principe di Machiavelli.Lopera fu interpretata, fatte le debite differenze, come una revisione del problemamachiavelliano della fondazione e rifondazione di uno Stato nel XX secolo. “Sebbene io mi proponga di dimostrare come si conquista uno Stato moderno e come si difende,non si può dire che questo libro voglia essere unimitazione del Principe di Machiavelli, sia pureunimitazione moderna, cioè poco machiavellica. […] La storia politica di questi ultimi dieci anni non è la storia dellapplicazione del Trattato diVersailles, né delle conseguenze economiche della guerra, né degli sforzi dei governi per assicurarela pace dEuropa, ma la storia della lotta fra i difensori del principio della libertà e della democrazia,cioè dello Stato parlamentare, e i suoi avversari.”2 Per quanto Malaparte utilizzi spesso il termine arte in sostituzione di tecnica otecnica moderna, la distanza tra il pensatore fiorentino e quello pratese è netta. Heidegger, ne La questione della tecnica, sostiene che la definizione di tecnicacome un mezzo in vista di fini (definizione strumentale), è adatta a definire sia latecnica artigianale del passato, sia la tecnica moderna. Se la tecnica artigianale sidispiega in un “pro-durre”, dice ancora Heidegger, la tecnica moderna si dispiega inun “pro-vocare” in cui la natura fornisce energia da utilizzare e accumulare. “Questa provocazione accade nel fatto che lenergia nascosta nella natura viene messa alloscoperto, ciò che così è messo allo scoperto viene trasformato, il trasformato immagazzinato […].”3 2 Ibidem, p. 131. 3 M. Heidegger, La questione della tecnica, in Saggi e discorsi, Mursia, Milano, 1995, p. 12. 2
  3. 3. Nel “pro-durre” ci si affida ancora ai processi e ai tempi della natura, nel “pro-vocare” invece no. L’energia della natura è indicata col termine Bestand, «fondo».Un aereo, ad esempio, si presenta a noi come un oggetto. Esso si mostra a noi comefondo solo nel momento in cui è impiegato come mezzo di trasporto. Il libro malapartiano ha creato scandalo perché sostiene che è possibile “pro-vocare” in qualsiasi Paese democratico un colpo di Stato, anche in assenza di unasituazione rivoluzionaria, di una situazione caotica o di una mobilitazione delle massepoiché è sufficiente un manipolo di audaci capace di paralizzasse la macchina statale. Per l’autore, chi ha il dovere di difendere lo Stato, non può far altro che combatterei rivoluzionari sul loro stesso piano, addestrando squadre specializzate di tecnici esoldati, indicando il superamento dei sistemi polizieschi. Malaparte anticipa ilconcetto a noi familiare di “obbiettivo sensibile”. In altri termini, la tecnica del colpodi Stato consiste nella capacità di conquistare il potere senza ingaggiare scontrifrontali col nemico. È qui che emerge la differenza fondamentale tra Malaparte e Machiavelli. Perquestultimo la politica era unarte che si imparava alla stregua dell’esperienza che siacquisisce in “bottega” e con l’ausilio della “lezione degli antichi”. Le leggi cheMachiavelli deduce dallesperienza non portano ad alcuna verità. Sono soltantotentativi di analisi, che devono continuamente essere adattati alle situazioni, agli“accidenti”. Il saggio malapartiano, invece, tratta della conquista e della difesa di uno Statomoderno mediante lanalisi dei rivolgimenti politici avvenuti in Europa dopo la guerrain base a valutazioni esclusivamente tecniche, del tutto estranee a questioni morali oetiche, secondo il principio della «indifferenza ideologica». A differenza diMachiavelli, però, Malaparte indica un modello da seguire per conquistare uno Stato. Secondo Malaparte in Europa la lotta politica si svolgeva tra i difensori dellademocrazia (dai liberali ai socialisti) e i “catilinari” (di destra e di sinistra): “I catilinari di destra temono il pericolo del disordine […]. Sono gli idolatri dello Stato […].«Tutto nello Stato, niente fuori dello Stato, nulla contro lo Stato» afferma Mussolini. I catilinari disinistra mirano alla conquista dello Stato per instaurare la dittatura della classe proletaria. «Dove cè 3
  4. 4. la libertà non cè Stato» afferma Lenin.”4 Il primo avvenimento che l’autore esamina è l’avanzata in Polonia dell’ArmataRossa di Trotzkij nell’agosto del 1920. Lo Stato polacco era in dissoluzione, cosìcome parte dellesercito e le misure del governo Witos si limitavano alle antiquatemisure poliziesche. In questa situazione, secondo Malaparte, sarebbero bastati milleuomini risoluti per impadronirsi della città. La Polonia era una possibile preda deicatilinari di destra e di sinistra. I catilinari di destra, però, si erano trovati nellimpossibilità di agire: il generaleHaller era impegnato al fronte, mentre il generale Balachowitch era un cosacco chedifficilmente avrebbe avuto seguito in Polonia. I catilinari di sinistra, invece, nonagirono poiché credevano imminente la vittoria dellArmata Rossa di Trotzkij. Il 15agosto lesercito polacco fermò lavanzata dellArmata Rossa e Trotzkij batteva inritirata. Malaparte riporta questo episodio come insegnamento. La presenza di unasituazione tipicamente rivoluzionaria non ha in questo caso consentito il colpo diStato. Egli afferma che i colpi di Stato dei catilinari di destra, avvenivano allinterno delleIstituzioni parlamentari per la volontà di mantenere una parvenza legalitaria. Gliesempi che riporta sono i tentativi di Bela Kun, del 18 brumaio di Napoleone, diKrapp (semplice sedizione militare) in Germania nel 1920, del colpo di Stato diPilsudski in Polonia nel 1926, di Primo de Rivera in Spagna nel 1923. Bonaparte, agli occhi dellautore, è stato troppo attendista, pur di apparire aifrancesi come un uomo dordine. Se non fosse stato per la risolutezza del fratelloLuciano e di Sieyés, la rivoluzione parlamentare sarebbe fallita. La tatticaopportunista di Napoleone tendeva a conciliare la violenza con la legalità, perdendodi vista il reale obbiettivo. In Germania la situazione di Krapp è invece differente: “Allintimidazione dei ribelli il Governo di Bauer rispondeva con un rifiuto, e adottava le misure 4 C. Malaparte, cit., p. 132. 4
  5. 5. di polizia necessarie per difendere la capitale e garantire lordine pubblico. Come sempre avviene inquesti casi, a un criterio militare il governo opponeva un criterio poliziesco: i due criteri siassomigliano, ed è ciò che toglie qualsiasi carattere rivoluzionario ai colpi di Stato […].”5 In questo caso i difensori dello Stato hanno combattuto i catilinari sul loro stessopiano, riuscendo così a porre fine al tentativo. Bauer, piccolo-borghese socialista,aveva applicato la lezione di Marx e aveva chiamato a difesa dello Stato la classeoperaia con lo strumento dello sciopero generale. Se l’obiettivo dei era di affrettare i tempi, compito dei difensori dello Stato era diguadagnare tempo. Anche qui lautore non manca di criticare aspramente i liberali, iquali sono considerati incapaci di difendere lo Stato a causa del loro ottimismoliberale della famiglia di “Candido”. Per Malaparte il pericolo di un colpo di Stato aumentava in maniera direttamenteproporzionale al grado di libertà per Paesi come Olanda, Svizzera e Gran Bretagna. “La particolare natura dello Stato moderno, la complessità e delicatezza delle sue funzioni, lagravità dei problemi politici, sociali ed economici che è chiamato a risolvere, ne fanno il luogogeometrico delle debolezze e delle inquietudini dei popoli, e aumentano le difficoltà che si debbonosuperare per provvedere alla sua difesa.”6 Successivamente Malaparte analizza il caso russo ed italiano, gli unici due casi incui il colpo di Stato era stato propagandato come inizio di un processo rivoluzionario. Trotzkij, sostiene l’autore, si sarebbe ugualmente impadronito del potere anche seLenin fosse rimasto in Svizzera. Al comandante dellArmata Rossa sarebbe bastato unmanipolo di uomini. Le quattro circostanze specifiche della rivoluzione bolscevicaenunciate da Lenin nel suo scritto La malattia infantile del comunismo, diventano aquesto punto superflue. “La tattica insurrezionale della Commissione è dominata dalla preoccupazione della neutralità 5 Ibidem, p. 163. 6 Ibidem, p. 135. 5
  6. 6. dei sindacati. È possibile impadronirsi dello Stato senza lappoggio dello sciopero generale? «No»rispondono il Comitato Centrale e la Commissione […]. «Non è necessario provocare lo sciopero»risponde Trotzki: «il disordine spaventoso che regna a Pietrogrado è più di uno scioperogenerale».”7 Le misure poliziesche approntate da Kerenskij si erano rivelate inutili. Mentre leautorità militari si preoccupavano di difendere lorganizzazione politica e burocraticadello Stato, Trotzkij occupava gli organi tecnici. Malaparte analizza anche lo scontro tra Trotzkij e Stalin. Per lo scrittore non sitratta di uno scontro ideologico, in quanto la teoria trotzijsta della rivoluzionepermanente non metteva in pericolo lunità dottrinaria del partito, né la sicurezzadello Stato ma di uno scontro per la conquista del potere. “Stalin è il solo uomo di Stato europeo che abbia saputo trar profitto dalla lezione dellOttobre1917. Se i comunisti di tutti i Paesi dEuropa debbono imparare da Trotzki larte dimpadronirsi delpotere, i governi liberali e democratici debbono imparare da Stalin contro la tattica insurrezionalecomunista, cioè contro la tattica di Trotzki.”8 La sconfitta di Trotzkij è dovuta ad un suo errore. Spostando la sua attenzione sulpiano dottrinario della rivoluzione permanente, ha dato la possibilità a Stalin diimpadronirsi del potere effettivo. Stalin aveva contrastato Trotzkij grazie a corpispeciali di difesa, combattendolo cioè sul suo stesso piano. Malaparte riflette infine sul colpo di Stato fascista. Tramite laffermazione “Quelladi Mussolini non è una rivoluzione, è una commedia”, detta dallintellettuale ingleseZangwill, Malaparte si preparava a confutare un giudizio sul fascismo molto diffusoallestero: si credeva che la rivoluzione dottobre fosse il frutto di un accordo tra il re eMussolini. Lo scrittore, invece, valuta positivamente la marcia su Roma. Lazione rivoluzionaria si era svolta in maniera rapida ed efficiente, neutralizzandole misure poliziesche prese dal governo. Ribaltando il giudizio dellintellettualeinglese, Malaparte ribadisce che è stato proprio grazie alla violenza squadrista che la 7 Ibidem, p. 220. 8 Ibidem, p. 229. 6
  7. 7. rivoluzione fascista non si è tramutata in commedia. Le rappresaglie furono larmatipica per rompere le resistenze sindacali e operaie e prendere il controllo di intereregioni. In realtà, ed è il caso di confutare Malaparte, la sera del 27 ottobre, mentre lesquadre fasciste erano pronte a entrare in Roma (Mussolini rimase a Milano in attesadi sviluppi), Luigi Facta, a capo di un debolissimo governo liberale, presentò al re ildecreto per la proclamazione dello Stato d’assedio. Fu il sovrano, dopo aver riflettutoper diverse ore, a rifiutare di firmarlo. Lautore di questo perfetto ingranaggio è stato Mussolini, ma non il Mussolinireazionario (catilinario di destra), bensì un Mussolini marxista. Il numero esiguo divittime è la prova della perfetta realizzazione del colpo di Stato. Il successo di Mussolini è dovuto anche allinadeguatezza delle contromisure presedai liberali guidati da Giolitti. Questultimo, come Bauer, ha opposto alla violenzafascista quella dei sindacati. “Ma la concezione liberale, che Giolitti apportava nella applicazione del metodo marxista diBauer, non faceva che aggravare la situazione. Il liberalismo di Giolitti non era che lottimismosenza scrupoli: cinico e diffidente, specie di dittatore parlamentare che aveva troppa abilità percredere alle idee e troppi pregiudizi per rispettare gli uomini, egli era riuscito a conciliare nel suospirito il cinismo e la diffidenza con lottimismo […].”9 Giolitti voleva sostituire allazione repressiva del Governo, quella rivoluzionariadel proletariato. Inoltre cercò di sfruttare a proprio vantaggio la rivalità tra Mussolinie DAnnunzio. Mussolini, da marxista, capì che bisognava stroncare qualsiasipossibilità di uno sciopero generale. Per questo le violenze delle squadre siconcentrarono contro i circoli dei sindacati. È stata questa sua abilità che distingue ilcolpo di Stato fascista da quelli reazionari e, soprattutto, da quello hitleriano. Nella parte finale del libro Malaparte si chiede se in Germania ci sia il rischio di unColpo di Stato. Lautore sostiene che, dopo il fallito putch di Monaco, Hitler ormainon ha alcuna speranza di realizzarlo e che per questo avrebbe adottato la tatticaparlamentare per la conquista del potere. Inoltre, con l’abbandono della tattica 9 Ibidem, p. 269. 7
  8. 8. rivoluzionaria, le stesse SA hanno perso molto del loro peso allinterno del partito. Secondo il parere di Malaparte, Hitler è una caricatura di Mussolini, in quanto nonè capace di riprodurre la tattica utilizzata dal fascismo per la conquista del potere. Letruppe dassalto, a differenza delle camicie nere, sono organizzazioni militarisottomesse al volere dittatoriale di Hitler e non sono lesercito della rivoluzionenazionale. Malaparte rimprovera a Hitler di combattere qualsiasi forma di libertàindividuale. Il futuro fürher deve temere le truppe dassalto, le quali potrebbero tentare il colpodi Stato da sole. “Hitler è un Giulio Cesare che non sa nuotare, sulla riva di unRubicone troppo profondo”. La crisi che travaglia il nazionalsocialismo è una crisi disocialdemocratizzazione. Hitler è ormai deciso a conquistare il potere tramite ilconsenso elettorale, ma così facendo, entra in rotta di collisione con gli estremisti delpartito. Per togliere potere effettivo alle truppe dassalto, Hitler ha abbandonato latattica marxista di Mussolini e, piuttosto che dirigere la violenza contro leorganizzazioni sindacali, lha diretta cinicamente contro gli operai. “In realtà, lo spirito di Hitler è uno spirito profondamente femminile: la sua intelligenza, le sueambizioni, la sua volontà stessa, non hanno nulla di virile. È un uomo debole, che si rifugia nellabrutalità, per nascondere la sua mancanza di energie, le sue debolezze sorprendenti, il suo egoismomorboso, il suo orgoglio senza risorse.” […] Vi è qualcosa di torbido, di equivoco, di sessualmente morboso, nella tattica opportunista diHitler, nella sua avversione per la violenza rivoluzionaria, nel suo odio per ogni forma di libertà e di 10dignità individuali.” Il successo di Hitler è spiegato proprio grazie a questo suo lato femminile. È graziea questo che affascina le folle ed è visto come un “mistico dellazione, una specie disanto”. Ora si comprende pienamente perché il libro fu bruciato nelle piazze dainazisti e perché lo stesso Hitler protestò vivamente con Mussolini. Può essere utile fare una panoramica del rapporto di Malaparte con il fascismo.Malaparte si iscrive al partito fascista il 20 settembre del 1922. Ricopre vari incarichinelle corporazioni e si propone anche come teorico del fascismo con lEuropa vivente 10 C. Malaparte, cit., p. 298. 8
  9. 9. (1923) e Italia barbara (1925). Nella sua attività giornalistica diventa il portavoce delfascismo intransigente e critica apertamente loperato di governo di Mussolini. La sostituzione di Farinacci con Turati nel 1926 alla guida del PNF, segna larottura irreversibile col fascismo. Nel momento in cui il partito perde la propriaautonomia e il mussolinismo diventa una componente preponderante, Malaparte sipone automaticamente fuori dal fascismo. Dal 1926 il rapporto con Mussolini peggiorerà gradualmente. La censura del suoperiodico, così come dei suoi libri, crearono in Malaparte un forte senso dirisentimento nei confronti del duce. Tuttavia, non è ancora possibile parlare di unallontanamento definitivo dal fascismo (inteso come ideologia). I richiami alla libertàdi pensiero, infatti, sono una polemica a distanza con Mussolini, piuttosto che ilriconoscimento dellincompatibilità tra libertà individuale e fascismo. La presa di distanza “culturale” dal fascismo è avvenuta nel corso degli anni,soprattutto durante lesperienza parigina. Questo processo può considerarsi conclusosolo con l’incarico di Malaparte in qualità di ufficiale di collegamento con gli Alleati.È dunque di grande importanza comprendere i motivi che hanno spinto Malaparte adavvicinarsi al comunismo ed al PCI e le sue osservazioni sulla Repubblica PopolareCinese. 9
  10. 10. BibliografiaI. Opere di Curzio MalaparteLa sorella di Malaparte, Edda Suckert Ronchi, ha raccolto il materiale d’archivio del fratello ordinandolo in volumi (tutti intitolati Malaparte) da lei stessa curati (con commenti) e stampati in proprio secondo il seguente piano:I (1905-1926), Firenze, Ponte alle Grazie, 1991;II (1927-1931), ivi, 1992;III (1932-1936), ivi, 1992;IV (1937-1939), ivi, 1992;V (1940-1941), ivi, 1993;VI (1942-1945), ivi, 1993;VII (1946-1947), ivi, 1993;VIII (1948-1949), ivi, 1994;IX (1950-1951), senza più indicazione editoriale, 1994X (1952-1954), 1995;XI (1955), 1996;XII (1956), 1996.PoesieA Sem Benelli, Prato, Tip. Succ. Vestri, 1912.A Giovanni Marradi, Prato, s.t., 1914.Alla brigata «Cacciatori delle Alpi» (51-52), Prato, Lito-Tipografia Martini, 1918, con una lettera dedicatoria al Generale Peppino Garibaldi. Poi in L’arcitaliano e tutte le altre poesie.L’arcitaliano, Cantate, Roma, La Voce, 1928 (a cura di L. Longanesi), poi in 10
  11. 11. L’arcitaliano.I morti di Bligny giocano a carte, Roma, Edizioni di «Circoli», 1939, con in fine una Nota alla poesia. Poi in L’arcitaliano.Il battibecco, vol. I delle O.C.A.d’I., 1949 (poi in L’arcitaliano). Ristampato a Torino, Fògola, 1982 (con Premessa di P. Buscaroli).L’arcitaliano e tutte le altre poesie, vol. VI delle O.C.V., 1963. Nel volume sono contenute anche traduzioni da P. Eluard e P.J. Jouve.Saggistica e scritti giornalisticiViva Caporetto, Prato, Stab. Lito-Tipografico M. Martini, 1921, per le Edizioni della rivista «Oceanica» di Roma. Le ultime ristampe di questa prima edizione: Milano, Mondadori, 1981 (con Introduzione di M. Isnenghi) e Firenze, Vallecchi, 1995 (a cura di M. Biondi).La rivolta dei santi maledetti, Roma, Casa Editrice Rassegna Internazionale, s.d. ma 1923, stampato a Pistoia dalla Ditta Alberto Pacinotti & C. – Officina Tipografica. Poi nel vol I. delle O.C.V., 1961.Le nozze degli eunuchi, Roma, Casa Editrice Rassegna Internazionale, 1922 (illustrato con tre Caprichos di Goya e un disegno della pittrice D. De Angelis). Poi nel vol. IV delle O.C.V.L’Europa vivente: teoria storica del Sindacalismo nazionale, Firenze, La Voce, 1923, (con la Prefazione di A. Soffici). Poi nel vol. IV delle O.C.V. [Francese]Italia Barbara, Torino, Gobetti, 1925, con una breve nota siglata «p.g.» [Piero Gobetti] che nell’edizione del ’27 per la società anonima editrice «La Voce» (a cura di L. Longanesi) fu soppressa. Poi nel vol. IV delle O.C.V. [Spagnolo]Intelligenza di Lenin, Milano, Treves, 1930. [Francese]I custodi del disordine, Torino, Buratti, 1931, poi nel vol. XV delle O.C.A.d’I., 1957, e nel volume IV delle O.C.V.Vita di Pizzo-di-Ferro detto Italo Balbo, Roma, Libreria del Littorio, 1931 (in collaborazione con E. Falqui). Ristampato in Appendice a L. Greco, Censura e scrittura, Milano, Il Saggiatore, 1983, a cui si rimanda per un’ipotetica attribuzione dell’opera a E. Vittorini. 11
  12. 12. Technique du coup d’Ètat, Parigi, Grasset, 1931. [Spagnolo, Inglese, Tedesco, Ceco, Portoghese, Olandese].Le bonhomme Lénine, Parigi, Grasset, 1932. [Polacco]Il Volga nasce in Europa, Milano, Bompiani, 1943 (con la premessa Guerra e sciopero). Poi nel vol. VI delle O.C.A.d’I., 1951 e nel vol. VI delle O.C.V., 1965). [Francese, Spagnolo, Inglese, Tedesco, Finlandese, Greco, Portoghese]Tecnica del colpo di Stato, Milano, Bompiani, 1948 (con la prefazione Che a difendere la libertà ci si rimette sempre). Poi nel vol. XI delle O.C.A.d’I., 1955). Le ultime ristampe: Milano, Mondadori, 1983 (a cura di L. Martellini), e Firenze, Vallecchi, 1994 (con introduzione di G. Luti e un saggio di B. Tellia).Deux Chapeaux de paille d’Italie, Paris, Denoël, 1948Due anni di «Battibecco»: 1953-1955, Milano, Garzanti, 1955. Poi vol. XIII delle O.C.A.d’I., 1956. [Spagnolo]Io, in Russia e in Cina, Firenze, Vallecchi, 1958 (a cura di G. Vigorelli). Ultima edizione: Milano, Mondadori, 1991 (a cura di L. Martellini). [Francese, Tedesco, Portoghese, Ungherese].L’inglese in paradiso, Firenze, Vallecchi, 1960 (a cura di E. Falqui). [Francese, Spagnolo]Lenin buonanima Firenze, Vallecchi, 1963 (a cura di E. Falqui).Viaggio tra i terremoti, Firenze, Vallecchi, 1963 (a cura di E. Falqui).Battibecco: 1953-1957, Milano, Palazzi, 1967. Poi vol. VIII delle O.C.V., 1967. Ristampata in parte, quest’ultima edizione, in Battibecchi, Firenze, Shakespeare & Company, 1993 (a cura di E. Nassi).Coppi e Bartali, Milano, Adelphi, 2009Narrativa e prose varieViaggio in Inferno, romanzo annunciato nel ’23 da Gobetti per le sue edizioni. La parte del manoscritto ritrovata è stata pubblicata dalla sorella in Malaparte (1905- 1926).L’ultimo fauno, tentativo di romanzo del ’25 poi abbandonato. Il manoscritto, 12
  13. 13. ritrovato in parte, è stato pubblicato dalla sorella in Malaparte (1905-1926).Don Camalèo, Firenze, Vallecchi, 1946 (con quattro disegni originali di R. Magni e la premessa Storia di un manoscritto). Poi col titolo Don Camalèo. Ritratto di un’Italia a quattro zampe nel vol. VII delle O.C.A.d’I., 1953 (dove la Storia di un manoscritto era preceduta dal testo La «fanfara») e di nuovo col titolo Don Camalèo. Romanzo di un camaleonte, in Don Camalèo e altri scritti satirici nel vol. V delle O.C.V., 1963 dove sono riportati sia la Storia di un manoscritto sia La «fanfara». [Francese, Spagnolo]Avventure di un capitano di sventura, Roma, La Voce, 1927 (a cura di L. Longanesi).Sodoma e Gomorra, Milano, Treves, 1931. Ristampato da Lucarini, Roma, 1991 (con Prefazione di G. Manacorda). [Spagnolo, Portoghese, Rumeno, Francese].Fughe in prigione, Firenze, Vallecchi, 1936. [Francese, Spagnolo].Sangue, Firenze, Vallecchi, 1937. Ultima edizione, ivi, 1995 (con Introduzione di G. Luti). [Francese, Ungherese, Spagnolo, Portoghese]Viva la morte, romanzo previsto in pubblicazione da Vallecchi nel 1938. Alcune pagine ritrovate sono state pubblicate dalla sorella in Malaparte (1937-1939). Ma il frammento era già stato inserito da Falqui in Il ballo al Cremlino.Donna come me, Milano, Mondadori, 1940. [Francese, Spagnolo, Portoghese]Il sole è cieco, Firenze, Vallecchi, 1947 (con foto e una Dichiarazione necessaria). Poi come vol. XIV delle O.C.A.d’I., 1957. Ultima edizione, Milano, Mondadori, 1995 (a cura di L. Martellini). [Francese, Portoghese, Rumeno]Kaputt, Napoli, Casella, 1944. Quindi Edizioni Daria Guarnati, 1948, e poi vol. IV O.C.A.d’I., 1950, e vol. III delle O.C.V., 1960. Ultima edizione: Milano, Mondadori, 1979 (con introduzione di M. Isnenghi). [Francese, Inglese, Olandese, Spagnolo, Danese, Svedese, Norvegese, Tedesco, Greco, Bulgaro, Serbocroato, Polacco, Portoghese, Ungherese, Ceco, Slovacco, Finlandese, Turco]Un delitto cristiano, romanzo incompleto riconducibile al ’44. Per ora i brani ritrovati sono stati pubblicati dalla sorella in Malaparte (1942-1945).Storia di domani, vol. II delle O.C.A.d’I., 1949, e nel vol. V delle O.C.V., 1963. [Spagnolo, Tedesco] 13
  14. 14. La pelle, Milano, Aria d’Italia, 1949 e, contemporaneamente, La peau, Parigi, Denoël. [Spagnolo, Danese, Tedesco, Olandese, Inglese, Serbocroato, Portoghese, Sloveno, Ceco, Finlandese, Albanese, Slovacco, Giapponese]Maledetti toscani, Firenze, Vallecchi, 1956. Poi vol. XII delle O.C.A.d’I., 1956. Le ultime edizioni: Milano, Mondadori, 1982 (a cura di L. Martellini) e Milano, Leonardo, 1994 (con un saggio critico di L. Martellini). [Francese, Tedesco, Spagnolo, Inglese, Portoghese]Racconti italiani, vol. I delle O.C.V., 1957. Una scelta da Sodoma e Gomorra, Fughe in prigione, Sangue, Donna come me.Mamma marcia, Firenze, Vallecchi, 1959 (a cura di E. Falqui). Ultima edizione: Milano, Leonardo, 1991 (con postfazione di L. Martellini). [Francese, Spagnolo, Portoghese]Benedetti italiani, Firenze, Vallecchi, 1961 (a cura di E. Falqui). Ultima edizione: ivi, 1986. [Francese, Spagnolo]Il grande imbecille, vol. V delle O.C.V., 1963.Diario di uno straniero a Parigi, Firenze, Vallecchi, 1966 (a cura di E. Falqui). [Francese, Spagnolo]L’albero vivo e altre prose, vol. IX delle O.C.V., 1969 (una scelta da Fughe in prigione, Sangue, Donna come me, e dai giornali).Il ballo al Cremlino e altri inediti di romanzo, vol. X delle O.C.V., 1971. È composto da uno scritto introduttivo intitolato La società di Mosca, uno specchio scimmiottante della società europea, ma dominato dalla paura, e da sei «capitoli» successivi: Il Principe Nero, La vergogna della morte, Una Pasqua bolscevica, La poltrona del principe Lvov, La veronica di Mosca, Un banchetto di scrittori. Queste pagine, non licenziate dall’autore, occupano parte del volume (pp. 1-128). Un ulteriore capitolo ritrovato che nel libro postumo manca è stato pubblicato dalla sorella in Malaparte (1946-1947) e indicato come: «II. Un miracolo a Mosca». Tra i testi raccolti nell’altra parte del volume c’è il romanzo incompiuto Una tragedia Italiana, apparso a puntate (’39-40) sulla rivista «Circoli» (chiamata poi «Raccolta»).Il dorato sole dell’inferno etrusco, Firenze, Cesati, 1985 (raccolta di elzeviri da Fughe in prigione, Sangue, Donna come me, L’albero vivo, con introduzione di L. 14
  15. 15. Testaferrata).Il meglio dei racconti di Curzio Malaparte, Milano, Mondadori, 1991 (una scelta da Sodoma e Gomorra, Fughe in prigione, Sangue, Donna come me, L’albero vivo, Il ballo al Cremlino, a cura di L. Martellini).Muss, brani di varie date (’32-55) per una vita di Mussolini che M. avrebbe dovuto scrivere per un editore parigino. Le parti del «romanzo» ritrovate sono state pubblicate dalla sorella in Malaparte (1955).Risulta introvabile il primo romanzo scritto da Suckert a quattordici anni, del quale è pervenuto solo il titolo: Il puzzo delle donne.TeatroCandido in famiglia, commedia in tre atti incompiuta risalente al 1939. Il primo atto completo e brani degli altri due sono stati pubblicati dalla sorella in Malaparte (1937-1939).Le Amazzoni, frammenti di commedia del 1947 editi dalla sorella in Malaparte (1946-1947), e collocati nel ciclo di Anche le donne hanno perso la guerra.Du côté de chez Proust, rappresentato per la prima volta a parigi, al Théâtre de la Michodière, il 22 novembre 1948. L’impromptu in un atto con musica e canto apparve in francese su «Opéra. Hebdomadaire du théâtre, du cinéma, des lettre set des artes», supplément théâtral n. 1, marzo, 1949.Das Kapital, rappresentata per la prima volta a Parigi, al Théâtre de Paris, il 29 gennaio 1949. La commedia in tre atti fu pubblicata (scorretta e con righe mancanti) in francese su «France Illustration», supplément littéraire n. 36, 11 giugno 1949. Poi entrambe in francese nel volume: Das Kapital (Pièce en trois actes) précédée de Du côté de chez Proust (Impromptu en un acte), Paris, Denoël, 1949 e, con lo stesso titolo, come vol. V delle O.C.A.d’I., 1951. [Tedesco]Les femmes de Sienne, commedia in tre atti scritta in francese nel febbraio 1949 a parigi, durante il periodo di Das Kapital, e appartenente anch’essa al ciclo di Anche le donne hanno perso la guerra. Rimasta inedita, è stata pubblicata dalla sorella in Malaparte (1948-1949).Le illustri fregone, commedia in tre atti (incompleta) e pubblicata (nelle parti ritrovate) dalla sorella in Malaparte (1946-1947). 15
  16. 16. L’altra coscienza, commedia in tre atti inedita riconducibile al 1950. La parte ritrovata è stata pubblicata dalla sorella in Malaparte (1950-1951).Anche le donne hanno perso la guerra, rappresentata per la prima volta al Teatro «La Fenice» l’11 agosto 1954 per il XIII Festival Internazionale del Teatro della Biennale di Venezia. La commedia in tre atti fu pubblicata nel 1954 (Bologna, Cappelli) e, nello stesso anno, come vol. VIII delle O.C.A.d’I. [Francese, Spagnolo, Portoghese]La fanciulla del West di G. Puccini, di cui cura la regia per il Maggio musicale fiorentino del 1954.Sexophone, andata in scena al Teatro Nuovo di Milano il 19 luglio 1955. La rivisita musicale in due tempi fu poi modificata, tagliata e riproposta in un’altra «prima». Il testo si può leggere in Malaparte (1955) insieme a altri materiali e a una cronistoria del testo.La mano dell’uomo, commedia in tre atti (incompleta) e pubblicata nella parte ritrovata (Atto primo) dalla sorella in Malaparte (1955).Circe, mito moderno in tre atti (incompleto) pubblicato nella parte ritrovata (due atti) in Malaparte (1955).CinemaIl Cristo proibito, realizzato nel 1950 per la Excelsa Film, M. ne curò soggetto, sceneggiatura, dialoghi, commento musicale e regia. [Versioni: Francese, Inglese, Spagnola, Tedesca]. La sceneggiatura originaria e le varie stesure, compresa quella finale, rimaste inedite, sono state pubblicate nel 1992, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane (a cura di L. Martellini). Una riduzione teatrale del testo edito è stata approntata da U. Chiti e M. Luconi, pubblicata (Firenze, Vallecchi, 1994) e rappresentata il 14 luglio 1994 dalla Compagnia dell’Arca Azzurra nell’ambito della XLVIII Festa del Teatro a San Miniato.Feuchtes Feuer (Fuoco umido), soggetto rimasto inedito riconducibile al 1950. Il testo ritrovato (Primo tempo) è stato pubblicato in Malaparte (1950-1951).La carne umana, soggetto inedito riconducibile al 1950. Il testo ritrovato (333 scene) è stato pubblicato in Malaparte (1950-1951).Lotta con l’angelo, sceneggiatura scritta nel 1952, pubblicata (a cura di L. Martellini) 16
  17. 17. presso la Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 1997.Camas calientes (Letti caldi), soggetto rimasto inedito e collocabile al 1955. Il testo ritrovato è stato pubblicato in Malaparte (1955).Il Gran Ming, titolo di un soggetto per un film interrotto dopo poche pagine ora pubblicate in Malaparte (1955).La Bambola di Carta, soggetto per un film pubblicato in Malaparte (1956).Il compagno di viaggio, sceneggiatura pubblicata in Malaparte (1956). Il soggetto scritto nel 1956 per la Cines è invece inedito. Un breve stralcio delle 36 cartelle di cui è costituito è stato pubblicato in «Prospettive Libri», n. 10, ottobre 1981 (con un’intervista a E. Albertini e interventi di L. Cavani e A. Lattuada).CorrispondenzaUna corrispondenza inedita di C. M. con A. Borelli è apparsa su «L’Osservatore politico letterario», novembre 1979 (a cura di G. Licata). Altre lettere, provenienti dall’archivio M., sono state pubblicate dalla sorella.AutobiografiaOltre a quella scritta nel 1944 e pubblicata da Togliatti su «Rinascita» in due puntate (n. 7-8, luglio-agosto e n. 9, settembre 1957) dopo la morte dello scrittore, nell’archivio M., sono state ritrovate Autobiografie, Curriculum, Brani, Memoriali, Dichiarazioni, Autoritratti, e un Giornale segreto redatto nel corso degli anni. L’Autobiografia apparsa su «Rinascita» è stata ripubblicata in «Prato. Storia e Arte», n. 88-89, dicembre 1996, col saggio di L. Martellini, Malaparte, Togliatti e altro.FotografiaLe foto scattate da M. in Africa (1939) e nei Balcani (1941), direttamente sul fronte di guerra, sono state raccolte (a cura di S. Lusini), nel volume Da Malaparte a Malaparte. Malaparte fotografo (con scritti di M. Isnenghi, A. Rossi, F. Tempesti, M. Bonuomo). Le foto scattate da M. in Cina (1957) sono state esposte ad Anacapri (agosto-settembre 1989), in una mostra dal titolo Malaparte e la Cina: «L’ultimo viaggio». 17
  18. 18. II. Scritti su Curzio MalaparteA. Panzini, Un lanzichenecco nell’Italia di oggi, «Il Secolo», 1 gennaio 1922.M. Bontempelli, I libri postumi della guerra, «Il Mondo», 8-9 marzo 1922.N. Sapengo, Suckert: La rivolta dei santi maledetti, «La Rivoluzione liberale», 10 settembre 1922.G. Prezzolini, Una teoria del fascismo, «Il Lavoro», 29 luglio 1923.L. Longanesi, Il mio amico M., «L’Italiano», n. 1-2, 15 febbraio 1927.M. M. [Mino Maccari], L’arcitaliano di M., «Il Selvaggio», 30 dicembre 1927.A. Gramsci, in Gli intellettuali e l’organizzazione della cultura, Torino, Einaudi, 1949.A. Gramsci, in Letteratura e vita nazionale, Torino, Einaudi, 1950.L. Trotzki in Histoire de la révolution russe, Paris, 1950.G. Vigorelli, L’ultimo viaggio di M., premessa a Io, in Russia e in Cina, Firenze, Vallecchi, 1958.G. Grana, C. M., Milano, Marzorati, 1961, poi Firenze, La Nuova Italia, 1968.A. Asor Rosa, in Scrittori e popolo, Roma, Samonà & Savelli, 1965.R. De Felice, in Mussolini il fascista. La conquista del potere (1921-1925), Torino, Einaudi, 1966, poi 1995.M. Isnenghi, in I vinti di Caporetto nella letteratura di guerra, Padova, Marsilio, 1967.G. Martelli, C. M., Torino, Borla, 1968.M. Isnenghi, Il piccolo borghese sovversivo. La rivolta dei santi maledetti, «Ideologia», n. 4, 1968.M. Isnenghi, in Il mito della grande guerra (da Marinetti a M.), Bari, Laterza, 1969.A. J. De Grand, C. M.: The illusion of the Fascist revolution, «Journal of Contemporary History», n. 7, gennaio-aprile 1972. 18
  19. 19. M. Bontempelli, in L’avventura novecentista, Firenze, Vallecchi, 1974 (per la polemica di M. con Bontempelli si rimanda ai nn. 44, 49 e 50 de «La Fiera Letteraria» del 1927).E. Gentile, in Le origini dell’ideologia fascista (1918-1925), Bari, Laterza, 1975.A. Asor Rosa, in Storia d’Italia, vol. IV, 2, La cultura, Torino, Einaudi, 1975.L. Martellini, Invito alla lettura di M., Milano, Mursia, 1977.G. B. Guerri, L’Arcitaliano (vita di C. M.), Milano, Bompiani, 1980, poi Milano, Leonardo, 1991. Con bibliografia.M. Ostenc, Intellettuali e fascismo in Italia (1915-1929), Ravenna, Longo, 1989.L. Martellini, Introduzione in Malaparte, Milano, A. Mondadori, 1997.G. Pardini, Biografia politica, Milano, Luni, 1998 (con la prefazione di F. Perfetti).L. Cavallo, Soffici e Malaparte: vento dEuropa a Strapaese, Poggio a Caiano, Comune: Assessorato alla Cultura, 1999.M. Biondi, Scrittori e miti totalitari : Malaparte, Pratolini, Silone, Firenze, Polistampa, 2002.II. Bibliografia secondariaAgosti A., Palmiro Togliatti, Torino, UTET, 1996.Barbuto G. M., Antinomie della politica, Napoli, Liguori, 2007.Id., Nichilismo e stato totalitario, Napoli, Guida, 2007.Cigliano G., La Russia contemporanea, Roma, Carocci editore, 2005.Dannunzio G., Notturno, Milano, Garzanti, 1995.Fioravanti M., Costituzione, Bologna, Il Mulino, 1997.Galasso, G., Nientaltro che storia, Bologna, Il Mulino, 2000.Gentile E., Fascismo, Roma-Bari, Editori Laterza, 2007.Id., Il culto del littorio, Roma-Bari, Editori Laterza, 2007. 19
  20. 20. Id., Le religioni della politica, Roma-Bari, Editori Laterza, 2007.Gramsci A., Quaderni del carcere, Torino, Einaudi, 2007.Heidegger M., Saggi e discorsi, Milano, Mursia, 2007.Hermet G., Nazioni e nazionalismi in Europa, Bologna, Il Mulino, 1997.Hobsbawm E. J. (a cura di), La storia del marxismo, vol. II, Enaudi, 1979.Kundera M., Un incontro, Milano, Adelphi, 2009.Lepre A., Storia degli italiani nel Novecento, Milano, A. Mondadori, 2003.Santarelli E., La revisione del marxismo, Milano, Feltrinelli, 1978.Talmon J. L., Le origini della democrazia totalitaria, Bologna, Il Mulino, 2000.Tarquini A., Il Gentile dei fascisti. Gentiliani e antigentiliani nel regome fascista, Bologna, Il Mulino, 2009.Traverso E., Il totalitarismo, Milano, Bruno Mondadori, 2002.Zunino P. G., Lideologia del fascismo, Bologna, Il Mulino, 1995. 20

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