Corso Web 2.0: La coda lunga

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Settima lezione del corso sul Web 2.0 tenuto all'Università di Milano Bicocca.
Vedi anche www.corsoweb20polillo.blogspot.com

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Corso Web 2.0: La coda lunga

  1. 1. Università degli Studi di Milano Bicocca Dipartimento di Informatica, Sistemistica e Comunicazione <ul><li>Lezione 7 La coda lunga Corso Web 2.0 2 Roberto Polillo </li></ul><ul><li>[email_address] www.rpolillo.it </li></ul>
  2. 2. Il principio d Pareto <ul><li>Principio empirico che afferma che la maggior parte degli effetti è dovuta ad un numero ristretto di cause : </li></ul><ul><li>in genere l'80% dei risultati dipende dal 20% delle cause ( “legge dell’80/20” ) </li></ul><ul><li>Esempi: </li></ul><ul><li>L’80% della ricchezza è posseduta dall’80% della popolazione </li></ul><ul><li>Il 20% dei prodotti realizza l’80% delle vendite </li></ul><ul><li>(i valori 80% e 20% sono indicativi, e vanno verificati empiricamente caso per caso) </li></ul><ul><li>http://it.wikipedia.org/wiki/Principio_di_Pareto </li></ul>R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008)
  3. 3. La coda lunga R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008) Popolarità Prodotti HEAD: (pochi) top-seller, per i quali vale la legge di Pareto LONG TAIL: (molti) prodotti con ridotti volumi di vendita
  4. 4. La coda lunga R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008) HEAD: (pochi) top-seller, per i quali vale la legge di Pareto Ai canali retail tradizionali conviene fermarsi qui Possono occupare una quota di mercato equivalente o superiore a quella dei top-seller, a patto di avere un canale di distribuzione opportuno LONG TAIL: (molti) prodotti con ridotti volumi di vendita Popolarità Prodotti
  5. 5. Il canale di distribuzione per la coda lunga <ul><li>Deve poter disporre di un catalogo prodotti enormemente vasto, a costi marginali pressochè nulli </li></ul><ul><li>Deve poter raggiungere una popolazione di potenziali acquirenti enormemente vasta, a costi marginali pressochè nulli </li></ul><ul><li>I potenziali acquirenti devono poter disporre di strumenti di selezione, per individuare facilmente il prodotto di interesse all’interno del catalogo (motori di ricerca, filtri, raccomandazioni, e WOM) </li></ul><ul><li>La rete rende possibile tutto questo </li></ul>R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008)
  6. 6. Riferimenti <ul><li>L'espressione (“The Long Tail”) è stata utilizzata da Chris Anderson in un famoso articolo di Wired (Ott 2004), per descrivere alcuni modelli di business come quelli di Amazon.com (libri), Raphsody (noleggio musica) o Netflix (noleggio film): </li></ul><ul><li>http://www.wired.com/wired/archive/12.10/tail.html </li></ul><ul><li>e successivamente nel suo libro del 2006: </li></ul><ul><li>The Long Tail – Why the Future of Business is Selling Less of More (trad. italiana: La coda lunga – Da un mercato di massa a una massa di mercati, Codice Edizioni, 2006-2008) </li></ul><ul><li>Vedi anche http://en.wikipedia.org/wiki/The_Long_Tai </li></ul><ul><li>Le citazioni delle slide che seguono sono tutte tratte da C.Anderson </li></ul>R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008)
  7. 7. (dall’articolo originale di Wired) R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008)
  8. 8. (dall’articolo originale di Wired) R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008)
  9. 9. Mercati a coda lunga <ul><li>Esempi : </li></ul><ul><li>Libri ( www.amazon.com , …) </li></ul><ul><li>DVD ( www.netflix.com , …) </li></ul><ul><li>Musica ( www.rhapsody.com , www.itunes.com , …) </li></ul><ul><li>In questi mercati: </li></ul><ul><li>si possono offrire molti più prodotti </li></ul><ul><li>le vendite si distribuiscono più equamente tra hit e coda (la coda si ingrossa) grazie ai filtri e alle raccomandazioni </li></ul><ul><li>il profitto si ripartisce più equamente tra hit e non-hit </li></ul><ul><li>Si vede che nei mercati online la “testa” è molto meno importante che nei mercati tradizionali: es. nei DVD, i primi 5.000 titoli sommano il 65-70% delle vendite tradizionali, e il 40-50% delle vendite online </li></ul>R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008)
  10. 10. R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008)
  11. 11. R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008) (dall’articolo originale di Wired)
  12. 12. Legge del 98% <ul><li>“ In un mondo di costi di packaging quasi inesistenti e di accesso istantaneo a quasi tutti i contenuti in formato digitale, il consumatore acquista almeno una copia di quasi tutti i prodotti disponibili (appunto il 98%).” </li></ul>R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008)
  13. 13. In poche parole <ul><li>“ Intuitively, the Internet amplifies the visibility of many small things that reside at the tail end of a power law distribution. </li></ul><ul><li>There are more small things than big things. Moreover, the aggregate weight of the small may surpass that of the large” </li></ul>http://flakenstein.net/lib/flake-SFI2005.pdf R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008)
  14. 14. <ul><li>“ Quel semplice quadro con pochi hit rilevanti e tantissimi non-hit irrilevanti sta oggi assumendo l'aspetto di un confuso mosaico di milioni di mini-mercati e micro-star ... il mercato di massa si sta tramutando in una massa di nicchie .” </li></ul><ul><li>“ Il nuovo mercato di nicchie non sta sostituendo il tradizionale mercato di hit: sta solo dividendo, per la prima volta,la scena con quest'ultimo.” </li></ul><ul><li>“ Per cent'anni abbiamo vagliato, e scartato, tutto tranne i best-seller, così da usare nel modo più efficace possibile scaffali espositivi costosi, schermi, canali e attenzione.” </li></ul><ul><li>“ ... pensate ai costi di distribuzione in calo come ad una marea che si ritira, rivelando una nuova terra che c'è sempre stata, ma che era sommersa.” </li></ul>Conseguenze: da un mercato di massa a una massa di mercati R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008)
  15. 15. Conseguenze: dalla cultura di massa alla massa delle microculture <ul><li>Stiamo passando da un cultura di massa (mainstream) a una cultura massicciamente parallela . </li></ul><ul><li>C'è un'esplosione di varietà e di scelta di contenuti, che trasforma la cultura di massa in milioni di microculture che coesistono e interagiscono ... “ultranicchie”... “tribù di interesse” culturali. </li></ul><ul><li>E' la fine della cultura del “boccione d'acqua” o del “prime time” televisivo, dove la maggior parte della popolazione ascolta, legge e guarda lo stesso bacino di hit; ora si va verso le microculture, dove ognuno si interessa di cose diverse. </li></ul><ul><li>Fenomeno parallelo nel mondo della produzione: just-in-time personalizzazione del prodotto ed eliminazione delle scorte, ma ... qui si parla di bit e non di atomi! </li></ul>R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008)
  16. 16. Conseguenze: dalla cultura di massa alla massa delle microculture <ul><li>“ La grandezza della trasmissione radio-televisiva è che può portare un programma a milioni di persone con un’efficienza incomparabile. Ma non può fare il contrario: portare un milione di programmi ad ogni persona. Ed è esattamente quello che internet riesce a fare così bene . </li></ul><ul><li>L’economia dell’era radiotelevisiva esigeva programmi ch catturassero un pubblico molto vasto. L’economia dell’era della banda larga è diametralmente opposta. Offrire lo stesso prodotto a milioni di persone è estremamente costoso nonché inutile, quando si ha una rete distributiva ottimizzata per comunicazioni point-to-point . </li></ul><ul><li>C’è ancora richiesta di grandi contenitori culturali, ma non sono più l’unico mercato. Oggi gli hit competono con un numero infinito di mercati di nicchia, di ogni dimensione . E i consumatori sono sempre più favorevoli a quello con maggior scelta. L’era del one-size-fits-all è al capolinea, rimpiazzata da qualcosa di nuovo: un mercato di moltitudini .” </li></ul>R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008)
  17. 17. <ul><li>“ E con questo non sto dicendo che la tv sia volgare e stupida perché le persone che compongono il Pubblico sono volgari e stupide. La tv è ciò che è per il semplice motivo che la gente tende ad assomigliarsi terribilmente proprio nei suoi interessi volgari, morbosi e stupidi, e a essere estremamente diversa per quanto riguarda gli interessi raffinati, estetici e nobili.” </li></ul><ul><li>D. Foster Wallace </li></ul>R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008)
  18. 18. I prodotti di nicchia <ul><li>“ Molti di questi prodotti sono sempre stati sul mercato, solo che non erano visibili o non erano facili da trovare […] ora sono disponibili grazie a Netflix, iTunes, Amazon o qualsiasi altro posto scovato da Google. Il mercato invisibile è diventato visibile. </li></ul><ul><li>Altri prodotti di nicchia sono invece delle novità, create da un’industria che sta emergendo nel punto d’intersezione tra il mondo commerciale e quello non commerciale, dove è difficile dire quando i professionisti si fanno da parte e gli amatori prendono il sopravvento . È l mondo dei blogger, dei video-maker e delle garage band, tutt’a un tratto in grado di trovare un pubblico grazie alla stessa invidiabile economia della distribuzione digitale.” </li></ul>R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008)
  19. 19. <ul><li>Video: Social Media in plain English: http://it.youtube.com/watch?v=MpIOClX1jPE&feature=user </li></ul><ul><li>(da Commoncraft, http://it.youtube.com/user/leelefever ) </li></ul>R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008)
  20. 20. Google e la coda lunga del mercato della pubblicità <ul><li>“ What Google has done is to find and monetize the Long Tails of both advertisers and publishers . These include millions of small companies and individuals who may never have advertised before, at least not nationally. They were considered sub-scale--too small to be worth a call or visit from an ad salesperson, possible too small to even think of themselves as an advertiser at all. But Google ads are self-service, cheap, and performance based (pay-per-click), which all combine to dramatically lower the barrier to entry.” http://longtail.typepad.com/the_long_tail/2005/02/googles_long_ta.html </li></ul><ul><li>&quot;The surprising thing about The Long Tail is just how long the tail is, and how many businesses haven't been served by traditional advertising sales“ Eric Schmidt (Google CEO, 2005) </li></ul>R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008)
  21. 21. Google AdWords <ul><li>AdWords (introdotto nel 2000) è il principale servizio pubblicitario di Google, e la principale fonte di ricavi ($16,4 md nel 2007) </li></ul><ul><li>Gli inserzionisti specificano le parole di ricerca che fanno apparire i loro annunci sulla destra della pagina dei risultati (“sponsored links”) </li></ul><ul><li>L’inserzionista paga quando l’utente clicca sull’annuncio (Pay Per Click, PPC) </li></ul><ul><li>Il prezzo per click viene determinato con regole complesse (paga di più l’annuncio mostrato per primo) </li></ul><ul><li>Il servizio è in self-service on-line: tutto il lavoro (trattativa, vendita, esecuzione) lo fa il software! </li></ul><ul><li>http://en.wikipedia.org/wiki/AdWords </li></ul><ul><li>https://adwords.google.it/select/Login </li></ul>R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008)
  22. 22. La coda lunga delle ricerche R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008) Le 10 parole più cercate corispondono al 3% di tutte le ricerche http://bnoopy.typepad.com/bnoopy/2005/03/the_long_tail_o.html
  23. 23. Le keywords più profittevoli R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008) http://www.xedant.com/researches/top_500_adsense_keywords.php
  24. 24. Google AdSense <ul><li>Con questo servizio, Google “amministra” spazi pubblicitari sulle pagine web dei siti clienti </li></ul><ul><li>Google inserisce negli spazi amministrati annunci dei propri inserzionisti, secondo criteri di correlazione semantica con le pagine del sito ospite (es.: la nostra social network) </li></ul><ul><li>Il sito ospite viene remunerato “per click” </li></ul><ul><li>AdSense ha contribuito a servire (creare?) la coda lunga della pubblicità, portando centinaia di migliaia di aziende a fare pubblicità e migliaia di siti a offrirla </li></ul><ul><li>http://en.wikipedia.org/wiki/AdSense </li></ul><ul><li>https://www.google.com/adsense/login/it/?hl=it&gsessionid=HlXsYrGNMiY </li></ul>R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008)
  25. 25. AdSense: business model R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008) PROPRIETARIO DEL SITO INSERZIONISTI VISITATORE GOOGLE $ $ click per click Analisi semantica dei siti per scegliere il sito più adatto all’inserzione BANNER SITO
  26. 26. <ul><li>Legge di Sturgeon: “il 90% di tutto è spazzatura” http://gandalf.it/arianna/sturgeon.htm </li></ul><ul><li>La legge di Sturgeon, che bloccherebbe gli utenti in librerie “fisiche”, in Rete diventa solo un problema di filtri. Abbiamo bisogno di filtri efficienti per separare segnale e rumore. Oggi questi filtri iniziano a esserci… </li></ul>La coda lunga: come trovare ciò che ci interessa? R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008)
  27. 27. Recommender systems (RS) <ul><li>Sistemi che propongono all’utente elementi (musica, film, libri, notizie, immagini, pagine web, ristoranti, …) di suo potenziale interesse </li></ul><ul><li>“ In its most common formulation, the recommendation problem is reduced to the problem of estimating ratings for the items that have not been seen by a user. Intuitively, this estimation is usually based on the ratings given by this user to other items and on some other information […]. Once we can estimate ratings for the yet unrated items, we can recommend to the user the item(s) with the highest estimated rating(s).” </li></ul><ul><li>Content based: all’utente vengono proposti elementi simili a quelli che ha gradito in passato </li></ul><ul><li>Collaborative: all’utente vengono proposti elementi che persone con gusti e preferenze simili a lui hanno gradito in passato </li></ul><ul><li>Hybrid: combinazione dei due metodi </li></ul>R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008)
  28. 28. <ul><li>Una buona rassegna: G. Adomavicius, A.Tuzhilin Toward the Next Generation of Recommender Systems: A Survey of the State-of-the-Art and Possible Extensions (2005) http://www.inf.unibz.it/~ricci/ATIS/papers/state-of-the-art-2005.pdf </li></ul><ul><li>http://en.wikipedia.org/wiki/Recommendation_system#cite_note-4 </li></ul>R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008)
  29. 29. Content-based RS <ul><li>Questi algoritmi selezionano gli elementi che posseggono caratteristiche (“features”) che l’utente ha gradito in passato </li></ul><ul><li>Questo approccio ha le sue radici nei metodi di information retrieval e information filtering </li></ul><ul><li>Esempi : </li></ul><ul><ul><li>Se ho gradito un libro il cui titolo contiene il nome “Harry Potter”, l’algoritmo mi proporrà altri libri su Harry Potter </li></ul></ul><ul><ul><li>Se ho gradito una fotografia con tag “Marocco”, l’algoritmo mi proporrà altre foto con lo stesso tag </li></ul></ul><ul><ul><li>… e così via </li></ul></ul>R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008)
  30. 30. Content-based RS: problemi <ul><li>La bontà di questi metodi è legata alla completezza e qualità delle caratteristiche associate agli elementi </li></ul><ul><li>Questi metodi sono particolarmente adatti per elementi di natura testuale, per i quali le caratteristiche possono essere estratte automaticamente (“ automatic feature extraction ”) </li></ul><ul><li>Per altri tipi di informazioni (video, musica, foto, …) le caratteristiche non possono essere estratte automaticamente, e devono quindi essere associate a mano (tagging, tassonomie, …): costoso e difficile (es.come caratterizzare una barzelletta?) </li></ul><ul><li>Le raccomandazioni tendono ad essere “ sintattiche”: es. due libri con le stesse caratteristiche risulteranno indistinguibili </li></ul><ul><li>Mancanza di varietà ed eccessiva specializzazione : vengono raccomandati sempre elementi simili </li></ul><ul><li>“ New user problem” : le preferenze dei nuovi utenti non sono note </li></ul>R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008)
  31. 31. Collaborative RS <ul><li>Tecnica basata sui rating dati dagli utenti agli elementi: </li></ul><ul><ul><li>Quando chiedo una raccomandazione… </li></ul></ul><ul><ul><li>… il sistema valuta la “somiglianza” fra me e tutti gli altri utenti, quindi… </li></ul></ul><ul><ul><li>… trovati gli utenti “simili”, mi suggerisce gli elementi che questi hanno valutato bene: </li></ul></ul><ul><ul><li>“ Utenti con i tuoi stessi gusti hanno apprezzato anche…” </li></ul></ul>R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008)
  32. 32. Collaborative RS Utenti “simili” Elemento consigliato <ul><li>Note: </li></ul><ul><li>non vengono considerate le caratteristiche degli elementi, ma solo le valutazioni espresse dagli utenti </li></ul><ul><li>quindi la tecnica funziona indipendentemente dalla natura degli elementi (libri, musica, barzellette, …), e non ha le rigidità tipiche dei metodi content-based </li></ul><ul><li>Le valutazioni possono essere esplicite o implicite </li></ul>R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008) Utente Elem 1 Elem 2 Elem 3 Elem 4 Io 5 4 3 Mario 2 1 3 Mario 1 5 1 Luigi 5 4 2 5
  33. 33. Es. www.amazon.com <ul><li>Selezionando: Don't Make Me Think: A Common Sense Approach to Web Usability </li></ul>R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008)
  34. 34. Amazon recommendation system: http://www.inf.unibz.it/~ricci/ATIS/papers/Linden2003.pdf R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008)
  35. 35. Collaborative RS: problemi <ul><li>La matrice di rating è sempre molto sparsa : - se pochi utenti hanno valutato un prodotto, questo verrà raccomandato di rado, anche se le valutazioni sono ottime - se ci sono pochi utenti simili a me, le raccomandazioni saranno di bassa qualità </li></ul><ul><li>Start-up problem : all’inizio la matrice di rating è quasi vuota, e la tecnica funziona male </li></ul><ul><li>New user problem (come nei content-based RS) </li></ul><ul><li>New item problem : nuovi elementi non sono stati valutati da nessuno, quindi non vengono raccomandati </li></ul><ul><li>Mancanza di trasparenza : le raccomandazioni vengono fornite da un algoritmo, sulla base di informazioni anonime e aggregate </li></ul><ul><li>È possibile ingannare il sistema , fornendo rating fittizi per promuovere specifici elementi </li></ul>R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008)
  36. 36. Hybrid RS <ul><li>Vari metodi possono essere usati: </li></ul><ul><li>Implementare separatamente metodi collaborativi e content-based e combinare i risultati </li></ul><ul><li>Incorporare alcune caratteristiche content-based in un approccio collaborativo, o viceversa </li></ul><ul><li>Costruire un modello generale che incorpora entrambi gli approcci </li></ul><ul><li>(vedi G. Adomavicius, A.Tuzhilin, 2005, cit.) </li></ul>R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008)
  37. 37. Per approfondire <ul><li>Il tema dei RS, anche se nuovo (lavori a partire dal 1995) coinvolge tecniche varie e complesse </li></ul><ul><li>Per chi vuole approfondire, si suggerisce il sito del corso di Francesco Ricci ( http://www.inf.unibz.it/~ricci ): http://www.inf.unibz.it/~ricci/ATIS/index.html molto ricco di slide e materiale </li></ul><ul><li>http://www.slideshare.net/rashmi/design-of-recommender-systems </li></ul>R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008)
  38. 38. Social recommenders <ul><li>Un approccio diverso (“2.0”, circa 2006) </li></ul><ul><li>Non facciamoci consigliare da un algoritmo, ma dai membri della nostra rete sociale (SNS), come nella vita reale </li></ul><ul><li>Le segnalazioni sono quindi personalizzate (anche se spesso gli utenti usano pseudonimi), e si esprimono con mezzi diversi: commenti, tag, rating, … </li></ul><ul><li>Gli algoritmi si limitano a facilitarci la consultazione, in modo più o meno sofisticato (ad es. ordinandole in modo opportuno) </li></ul>R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008)
  39. 39. www.lastfm.com <ul><li>Costituita nel 2002 come mix di internet radio e SNS musicale, nel 2005 si fonde con Audioscrobbler; nel 2007 acquisita da CBS per USD 280 ml </li></ul><ul><li>Schede dettagliate di artisti, album e brani musicali, modificabili in modo collaborativo dagli utenti (wiki); foto, cover, videoclip; eventi passati e imminenti, con utenti partecipanti e foto (via flickr) </li></ul><ul><li>Profili personalizzabili per utenti e gruppi di utenti, che creano la propria “radio” personale (libreria, playlist) </li></ul><ul><li>Gli utenti possono aggiungere tag e commenti, e segnalare brani o album agli amici; forum di discussione </li></ul><ul><li>Gli utenti esprimono le proprie preferenze ( ♥ oppure ) e il sistema raffina la conoscenza dei gusti degli utenti anche sulla base degli ascolti con altri sistemi </li></ul><ul><li>Il sistema segnala gli artisti “simili” sulla base delle scelte effettuate dagli utenti segnala affinità con altri utenti e presenta classifiche di album e brani più ascoltati </li></ul><ul><li>http://it.wikipedia.org/wiki/Last.fm </li></ul>R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008)
  40. 40. Altre web radio <ul><li>www.music.yahoo.com/launchcast/ </li></ul><ul><li>E ancora: </li></ul><ul><li>www.pandora.com </li></ul><ul><li>www.rhapsody.com </li></ul><ul><li>www.live365.com </li></ul>R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008)
  41. 41. www.11870.com <ul><li>“ 11870.com is used for people to save, share and keep track of the places and services they like around the world through reviews, pictures and videos. </li></ul><ul><ul><li>Create your profile and start saving and organizing the places and services that you like. </li></ul></ul><ul><ul><li>Discover new places and services through your friends and tell them about your favorite ones </li></ul></ul><ul><ul><li>Find out more about a country, city or neighborhood” </li></ul></ul><ul><li>“ Siamo il del.icio.us della vita reale” </li></ul>R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008)
  42. 42. www.netflix.com <ul><li>Lanciata nel 1998, è il più grosso noleggiatore online di DVD (anche visibili in streaming) </li></ul><ul><li>100.000 titoli, 55 ml di dischi, 8+ ml di iscritti, spedisce quasi 2 ml di dischi al giorno (negli USA) </li></ul><ul><li>Recommender system basato su ratings e review degli utenti, del tipo di quello di Amazon </li></ul><ul><li>“ Approximately 60% of Netflix members select their movies based on movie recommendations tailored to their individual tastes” (Netflix) </li></ul><ul><li>http://en.wikipedia.org/wiki/Netflix </li></ul>R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008)
  43. 43. <ul><li>“ Il passaparola amplificato è la manifestazione della terza forza della coda lunga: sfruttare l’opinione dei consumatori per far incontrare offerta e domanda. La prima forza, la produzione democratizzante , popola la coda. La seconda forza, la distribuzione democratizzante , rende disponibile qualsiasi prodotto. Ma da sole queste due forze non bastano. Deve entrare in scena la terza forza, che aiuta la gente a trovare ciò che vuole in questa nuova super-abbondanza di varietà, perché il potenziale del mercato a coda lunga si possa dispiegare in tutta la sua potenza.” </li></ul><ul><li>“ I nuovi tastemakers siamo noi . Il passaparola è oggi una manifestazione pubblica, che avviene nei commenti dei blog e nelle recensioni dei clienti, raccolte e misurate in modo esaustivo. Le formiche hanno i megafoni .” </li></ul><ul><li>Chris Anderson, La coda lunga, pag. 94 e 102 </li></ul>Sintesi: le tre forze della coda lunga R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008)
  44. 44. The wisdom of the crowds <ul><li>James Surowiecki, The Wisdom of Crowds: Why the Many Are Smarter Than the Few and How Collective Wisdom Shapes Business, Economies, Societies and Nations (2004) </li></ul><ul><li>I 4 elementi necessari per formare una “wise crowd”: </li></ul><ul><ul><li>Diversity </li></ul></ul><ul><ul><li>Independence </li></ul></ul><ul><ul><li>Decentralization </li></ul></ul><ul><ul><li>Aggregation </li></ul></ul><ul><li>http://en.wikipedia.org/wiki/The_Wisdom_of_Crowds </li></ul>R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008)
  45. 45. Micro-progetti <ul><li>Esplorare il catalogo di libri fotografici di www.blurb.com , e segnalarne uno di particolare interesse </li></ul><ul><li>Iscriversi a www.lastfm.com (o altra web radio analoga), definire un proprio canale e sperimentare l’efficacia del sistema di social recommendation utilizzato </li></ul><ul><li>Sperimentare www.11870.com , con riferimento a esercizi pubblici milanesi </li></ul>R.Polillo – Corso Web 2.0 (ott 2008)
  46. 46. <ul><li>Il presente materiale è pubblicato con licenza Creative Commons “Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo - 2.5 Italia”, reperibile presso il seguente sito Internet: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/ . </li></ul><ul><li>Credits </li></ul><ul><li>Diverse lezioni di questo corso sono una rielaborazione delle slides del Corso sul Web 2.0 tenuto da Carlo Vaccari alla Università di Camerino nel dicembre 2007, disponibili con identica licenza Creative Commons dal blog del corso in http://camerino20.wordpress.com/ . </li></ul><ul><li>Molto altro materiale è stato trovato in rete. Ho cercato di indicarne sempre la fonte; segnalatemi eventuali dimenticanze, sarò lieto di correggerle appena possibile. </li></ul>R.Polillo - Corso Web 2.0 (ott 2008)

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