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Homo Digitalis: Metamorfosi dell'identità

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L’identità è ciò che ci definisce, di fronte allo sguardo altrui non meno che di fronte al nostro stesso sguardo. Non è facile darne una definizione che ne catturi la natura elusiva: Stefano Rodotà parla di un “pozzo profondissimo”, nel quale molti evitano di sporgersi, benché lo sporgersi sia ineludibile. Anche perché l’età digitale, che è il nostro tempo, dell’identità sconvolge così tanto i confini e l’estensione da dar luogo a un vero e proprio scatto evolutivo, a una metamorfosi della specie uomo. Non siamo più soltanto corpo, psiche, tempo vissuto, relazioni: siamo anche entità digitali immerse in una infosfera, come insegna Luciano Floridi. È il caso di spaventarsi? No, certo. Ma l’inquietudine, come sempre, possiamo vincerla soltanto a patto di non rinunciare a riflettere su ciò che ci sta accadendo.

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Homo Digitalis: Metamorfosi dell'identità

  1. 1. HOMO DIGITALIS METAMORFOSI DELL’IDENTITÀ Roberto Reale @ BookSophia 2018 Credit: Mimmo Jodice
  2. 2. UN CAMBIO DI PARADIGMA OLTRE L’UMANO TROPPI DIRITTI? E ALLORA LA POLIS?
  3. 3. UN CAMBIO DI PARADIGMA
  4. 4. Della sapienza, poi, tu procuri ai tuoi discepoli l'apparenza e non la verità: infatti essi, divenendo per mezzo tuo uditori di molte cose senza insegnamento, crederanno di essere conoscitori di molte cose, mentre come accade per lo più, in realtà, non le sapranno; e sarà ben difficile discorrere con essi, perché sono diventati portatori di opinioni invece che sapienti. — Platone, Fedro, ca. 370 a. C.
  5. 5. In effetti tutte le società sono state sempre società dell’informazione, nel senso ovvio che non ci può essere società o cultura (e, aggiungerei, nemmeno vita) se non sulla base di un costante scambio di informazioni più o meno elaborate e strutturate. La novità di oggi consiste semmai nel fatto che la tecnologia dell’informazione ha reso molto esplicito il fenomeno, ponendoci sotto gli occhi tutte le sue variegate manifestazioni con un’evidenza senza precedenti. — Giuseppe O. Longo, Il nuovo Golem, 2003
  6. 6. Il senso di disorientamento e di catastrofe incombente è acuito dalla velocità con cui le tecnologie stanno stravolgendo il mondo conosciuto. Il sistema politico liberale è stato modellato durante l’era industriale per gestire un mondo fatto di motori a vapore, raffinerie di petrolio e studi televisivi. Si trova perciò in difficoltà a mettersi in relazione con le rivoluzioni in corso nei campi delle tecnologie informatiche e biologiche. — Yuval Noah Harari, 21 lezioni per il XXI secolo, 2018
  7. 7. Se cambiamo le condizioni sociali in cui viviamo, mutiamo la rete di relazioni e il flusso di informazioni di cui godiamo e ridisegniamo natura e novero dei limiti e delle possibilità che regolano come ci presentiamo al mondo e indirettamente a noi stessi, allora il nostro sé sociale può essere radicalmente aggiornato, avendo una ricaduta sulla concezione che abbiamo di noi, che finisce per conformare la nostra identità personale. — Luciano Floridi, La quarta rivoluzione: Come l'infosfera sta trasformando il mondo, 2014
  8. 8. OLTRE L’UMANO
  9. 9. In assenza di un sistema di segni linguistici o di altro genere, il solo tipo di comunicazione possibile è il più primitivo e limitato. Quest’ultimo, che si manifesta attraverso movimenti espressivi, osservati fondamentalmente tra gli animali, non è tanto comunicazione quanto espressione di affetto. — Lev Semënovič Vygotskij, Pensiero e linguaggio, 1934
  10. 10. Grazie ai nuovi strumenti, stiamo letteralmente ipertestualizzando, ed esteriorizzando, i nostri processi mentali in una cognizione connettiva e condivisa. — Derrick de Kerckhove, La mente accresciuta, 2010
  11. 11. Prenderemo in esame l’intelligenza artificiale, l’emulazione globale del cervello, la cognizione biologica e le interfacce cervello-computer, oltre a reti e organizzazioni, valutandone i diversi gradi di plausibilità come vie per arrivare alla superintelligenza. L’esistenza di molte vie fa crescere la probabilità che la meta possa essere raggiunta attraverso almeno una di esse. — Nick Bostrom, Superintelligenza. Tendenze, pericoli, strategie, 2014
  12. 12. Passare dal “quanto” al “perché” significa sostituire al government, ovvero alla regolamentazione dei dispositivi dell’enhancement, la governance, ovvero l’apertura di spazi pubblici tesi a orientare il progresso verso quello che definiamo sviluppo, verso un bene comune intorno al quale ordinare priorità e urgenze; — Paolo Benanti, Postumano, troppo postumano: Neurotecnologie e human enhancement, 2015
  13. 13. TROPPI DIRITTI?
  14. 14. Per favorire la diffusione di servizi in rete e agevolare l’accesso agli stessi da parte di cittadini e imprese, anche in mobilità, è istituito, a cura dell’Agenzia per l’Italia digitale, il sistema pubblico per la gestione dell’identità digitale di cittadini e imprese. — Codice dell’Amministrazione Digitale, art. 64
  15. 15. I principi e le norme a tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati di carattere personale (“dati personali”) dovrebbero rispettarne i diritti e le libertà fondamentali, in particolare il diritto alla protezione dei dati personali, a prescindere dalla loro nazionalità o dalla loro residenza. — Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR), 27 aprile 2016
  16. 16. Si torna così a dare rilevanza, in modo nuovo, al corpo, che diventa fonte di nuove informazioni, oggetto di un continuo data mining, davvero una miniera a cielo aperto dalla quale attingere dati ininterrottamente. Il corpo in sé sta diventando una password: la fisicità prende il posto delle astratte parole chiave. Impronte digitali, geometria della mano o delle dita o dell’orecchio, iride, retina, tratti del volto, odori, voce, firma, modalità d’uso di una tastiera, andatura, Dna. — Stefano Rodotà, Vivere la democrazia, 2013
  17. 17. La dignità impone di non ridurre le persone alle loro caratteristiche genetiche e di rispettare l’unicità e la diversità di ciascuno. — Dichiarazione universale sul genoma umano, 1998
  18. 18. E ALLORA LA POLIS?
  19. 19. I ‘nuovi media’, inoltre, hanno permesso a esperienze locali e sociali periferiche di connettersi, al di fuori del controllo ‘verticale’ dei soggetti politici e dei media tradizionali. Hanno, inoltre, favorito il coinvolgimento e l’intervento diretto, a livello soggettivo, di un’area ampia di persone. Per questo, la Rete ha costituito il riferimento per un modello diverso e alternativo di partecipazione politica. Ma anche di democrazia. In nome della dis-intermediazione. Contro i ‘corpi intermedi’. — Ilvo Diamanti, Marc Lazar, Popolocrazia, 2018
  20. 20. Quel meccanismo mostruoso del web e dei social che se lo chiami “meccanismo mostruoso” e dici che spegni tutto e non ti ci vuoi sottoporre più, fai un figurone, ma in realtà sei come il bambino che va via dalla partita di calcio senza neanche riuscire a portare via il pallone: infatti la partita continua a svolgersi tranquillamente. — Bruno Mastroianni, Facebook post, 25/11/2018
  21. 21. Questo verdetto può spaventare, ma se invece lo si accoglie con una certa lucidità, traccia un campo da gioco affascinante e vorrei dire abbastanza geniale. Dice che se io ci tengo alle mie idee, e ai miei fatti, devo essere capace di dar loro un profilo aerodinamico, devo lavorare duro fino a quando non hanno un profilo che penetra nell’aria della sensibilità collettiva, devo continuare a capirle meglio fino a quando non riesco a ricondurle a una figura capace di rotolare nel Game. — Alessandro Baricco, The Game, 2018
  22. 22. La cittadinanza digitale promuove la sostituzione del soggetto politico aristotelico (zôon politikòn) con l’infoviduo: rete intelligente complessa, né soggetto né oggetto ma forma connettiva, aperta e mutante. — Manifesto per la cittadinanza digitale, https://www.cittadinanzadigitale.com.br/
  23. 23. @roberto_reale

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