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Roberto Casula - Seminario L'accesso all'energia in Africa - 14 maggio 2015

L'intervento di Roberto Casula, Chief Development, Operations & Technology Officer presso Eni S.p.A., nel corso del Seminario "L'accesso all'energia in Africa", tenutosi il 14 maggio 2015 a Palazzo Castiglioni (Milano).

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WAME: Eni in Africa. L’intervento di Roberto Casula
La situazione nel continente africano sul tema dell’accesso all’energia presenta da un lato elementi
negativi: la generazione di energia elettrica e il tasso di elettrificazione nella regione subsahariana sono i
più bassi del mondo; dall’altro lato anche buone notizie che si riferiscono al fatto che vi è la possibilità, e
dunque la responsabilità, di rispondere al problema creando un mix sostenibile a livello energetico che
punti alla de-carbonizzazione del futuro sistema energetico concentrandosi principalmente sul gas e sulle
fonti rinnovabili.
Roberto Casula illustra il ruolo che eni ha in Africa da questo punto di vista. Da molti anni infatti eni è
impegnata attivamente nel tentativo di far fronte a questa situazione nel Continente. Due ragioni principali:
prima di tutto perché eni vanta un approccio unico che riflette un concreto modello di cooperazione con i
Paesi in cui opera; in secondo luogo per il ruolo giocato dal gas naturale nella produzione di energia.
La presenza di eni in Africa risale al 1954; fin dall’inizio ha sviluppato un diverso tipo di approccio con le
Autorità e con le Comunità locali, un approccio che è poi un vero partenariato non soltanto nel comparto
del petrolio e del gas, dove eni ha lanciato le società miste con le Società di Stato, ma anche in aree nelle
quali le competenze e le capacità di eni sono andate incontro ai bisogni del territorio rispondendo cosi
anche alle aspettative di quei Paesi nei confronti di una azienda Internazionale. Questo è il motivo per cui
eni è la prima realtà internazionale in Africa. Il suo modello di cooperazione è definibile “a sei gambe”, o
meglio “a sei zampe” ed una delle zampe è il gas, sia associato alla produzione di petrolio sia non associato.
Riguardo alla generazione di energia elettrica nel Continente, eni produce e utilizza gas per poter
alimentare centrali in maniera diretta e indiretta.
Nel Nord Africa, in Paesi quali Egitto e Libia, grazie alle riserve di gas scoperte, è riuscita a contribuire
notevolmente alla produzione elettrica nazionale.
Nella zona subsahariana, invece, si rivela ancora più coinvolta in questo senso, poiché si vede responsabile
non solo della fornitura di gas ma anche della progettazione di impianti e infrastrutture di trasporto e di
distribuzione.
Casula propone qualche esempio: la Nigeria rappresenta la nazione africana più popolata, con 170 milioni
di abitanti e un PIL fra i più alti della regione. Si attesta tra le prime dieci regioni per le riserve di gas in tutto
il mondo. Nonostante questo, soltanto 40 milioni di nigeriani hanno accesso all’energia elettrica. In tal
senso il contributo che eni fornisce è articolato in quattro ambiti: può fornire energia elettrica alle
comunità locali sfruttando i propri impianti di produzione del petrolio e del gas; può assistere le comunità
locali nel collegamento alla rete nazionale; può erogare energia attraverso sistemi off-grid; può provvedere
alla fornitura di energia e gas attraverso propri progetti indipendenti creati seguendo la politica di “gas
flaring down”. In particolare eni ha costruito una centrale elettrica a ciclo combinato da 480 MW e fornisce
l’alimentazione gas alla centrale del Rivers State da 150MW. In questo modo circa 90 comunità,
corrispondenti a quasi mezzo milione di persone, ricevono direttamente energia elettrica da eni mentre 11
Milioni di persone sono quelle raggiunte dal collegamento alla rete nazionale.
In Congo eni ha invece costruito due centrali per complessivi 350 MW oltre ad aver realizzato una linea di
trasporto in alta tensione della lunghezza di oltre 500 km che partendo da Pointe-Noire termina nella
capitale Brazzaville. Ulteriore obiettivo è stato poi il riammodernamento della rete di media - bassa
tensione nella città proprio di Pointe-Noire, popolata da oltre un milione e mezzo di persone, raggiungendo
cosi quartieri prima al buio ed impattando il 40% dei cittadini.
Progetti simili sono attualmente in corso o in fase di analisi in Mozambico, Ghana, Gabon e Angola. Da
rilevare che questi progetti sono anche realizzati con attenzione alla formazione e addestramento del
personale locale e proponendo alle Autorità del Paese una gestione congiunta per poter garantire
un’effettiva sostenibilità dell’iniziativa.
Il gas naturale nella regione subsahariana dunque si rivela molto importante per la produzione di energia
elettrica, per ridurre l’inquinamento atmosferico e per poter consolidare lo sviluppo sociale ed economico
della zona.
Ma l’Africa si dimostra ricca non solo in termini di gas naturale ma anche di fonti rinnovabili, come ad
esempio quella idroelettrica, il solare e le biomasse.
Eni interviene anche in questo senso e si concentra particolarmente su due specifici paradigmi: il primo è
rappresentato dalle iniziative “off-grid” per raggiungere le sedi rurali e più remote quindi dislocate lontano
dai centri urbani o dalle infrastrutture nazionali e consentendo cosi in quelle località lo sviluppo di progetti
non solo di accesso all’elettricità ma anche finalizzati all’istruzione, alla sanità e all’approvvigionamento
idrico.
Vi è poi lo sviluppo di soluzioni per erogare sistemi energetici su scala più ampia sfruttando tutte le fonti
rinnovabili disponibili, che comprendono non solo l’energia solare, ma in particolare quelle tecnologie che
consentono di trasformare i rifiuti, come quelli organici provenienti dalle attività di vita quotidiana, in
energia. Si arriva così a creare e completare un vero ciclo virtuoso.
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  • 1. WAME: Eni in Africa. L’intervento di Roberto Casula La situazione nel continente africano sul tema dell’accesso all’energia presenta da un lato elementi negativi: la generazione di energia elettrica e il tasso di elettrificazione nella regione subsahariana sono i più bassi del mondo; dall’altro lato anche buone notizie che si riferiscono al fatto che vi è la possibilità, e dunque la responsabilità, di rispondere al problema creando un mix sostenibile a livello energetico che punti alla de-carbonizzazione del futuro sistema energetico concentrandosi principalmente sul gas e sulle fonti rinnovabili. Roberto Casula illustra il ruolo che eni ha in Africa da questo punto di vista. Da molti anni infatti eni è impegnata attivamente nel tentativo di far fronte a questa situazione nel Continente. Due ragioni principali: prima di tutto perché eni vanta un approccio unico che riflette un concreto modello di cooperazione con i Paesi in cui opera; in secondo luogo per il ruolo giocato dal gas naturale nella produzione di energia. La presenza di eni in Africa risale al 1954; fin dall’inizio ha sviluppato un diverso tipo di approccio con le Autorità e con le Comunità locali, un approccio che è poi un vero partenariato non soltanto nel comparto del petrolio e del gas, dove eni ha lanciato le società miste con le Società di Stato, ma anche in aree nelle quali le competenze e le capacità di eni sono andate incontro ai bisogni del territorio rispondendo cosi anche alle aspettative di quei Paesi nei confronti di una azienda Internazionale. Questo è il motivo per cui eni è la prima realtà internazionale in Africa. Il suo modello di cooperazione è definibile “a sei gambe”, o meglio “a sei zampe” ed una delle zampe è il gas, sia associato alla produzione di petrolio sia non associato. Riguardo alla generazione di energia elettrica nel Continente, eni produce e utilizza gas per poter alimentare centrali in maniera diretta e indiretta. Nel Nord Africa, in Paesi quali Egitto e Libia, grazie alle riserve di gas scoperte, è riuscita a contribuire notevolmente alla produzione elettrica nazionale. Nella zona subsahariana, invece, si rivela ancora più coinvolta in questo senso, poiché si vede responsabile non solo della fornitura di gas ma anche della progettazione di impianti e infrastrutture di trasporto e di distribuzione. Casula propone qualche esempio: la Nigeria rappresenta la nazione africana più popolata, con 170 milioni di abitanti e un PIL fra i più alti della regione. Si attesta tra le prime dieci regioni per le riserve di gas in tutto il mondo. Nonostante questo, soltanto 40 milioni di nigeriani hanno accesso all’energia elettrica. In tal senso il contributo che eni fornisce è articolato in quattro ambiti: può fornire energia elettrica alle comunità locali sfruttando i propri impianti di produzione del petrolio e del gas; può assistere le comunità locali nel collegamento alla rete nazionale; può erogare energia attraverso sistemi off-grid; può provvedere alla fornitura di energia e gas attraverso propri progetti indipendenti creati seguendo la politica di “gas flaring down”. In particolare eni ha costruito una centrale elettrica a ciclo combinato da 480 MW e fornisce l’alimentazione gas alla centrale del Rivers State da 150MW. In questo modo circa 90 comunità, corrispondenti a quasi mezzo milione di persone, ricevono direttamente energia elettrica da eni mentre 11 Milioni di persone sono quelle raggiunte dal collegamento alla rete nazionale. In Congo eni ha invece costruito due centrali per complessivi 350 MW oltre ad aver realizzato una linea di trasporto in alta tensione della lunghezza di oltre 500 km che partendo da Pointe-Noire termina nella capitale Brazzaville. Ulteriore obiettivo è stato poi il riammodernamento della rete di media - bassa tensione nella città proprio di Pointe-Noire, popolata da oltre un milione e mezzo di persone, raggiungendo cosi quartieri prima al buio ed impattando il 40% dei cittadini. Progetti simili sono attualmente in corso o in fase di analisi in Mozambico, Ghana, Gabon e Angola. Da rilevare che questi progetti sono anche realizzati con attenzione alla formazione e addestramento del personale locale e proponendo alle Autorità del Paese una gestione congiunta per poter garantire un’effettiva sostenibilità dell’iniziativa.
  • 2. Il gas naturale nella regione subsahariana dunque si rivela molto importante per la produzione di energia elettrica, per ridurre l’inquinamento atmosferico e per poter consolidare lo sviluppo sociale ed economico della zona. Ma l’Africa si dimostra ricca non solo in termini di gas naturale ma anche di fonti rinnovabili, come ad esempio quella idroelettrica, il solare e le biomasse. Eni interviene anche in questo senso e si concentra particolarmente su due specifici paradigmi: il primo è rappresentato dalle iniziative “off-grid” per raggiungere le sedi rurali e più remote quindi dislocate lontano dai centri urbani o dalle infrastrutture nazionali e consentendo cosi in quelle località lo sviluppo di progetti non solo di accesso all’elettricità ma anche finalizzati all’istruzione, alla sanità e all’approvvigionamento idrico. Vi è poi lo sviluppo di soluzioni per erogare sistemi energetici su scala più ampia sfruttando tutte le fonti rinnovabili disponibili, che comprendono non solo l’energia solare, ma in particolare quelle tecnologie che consentono di trasformare i rifiuti, come quelli organici provenienti dalle attività di vita quotidiana, in energia. Si arriva così a creare e completare un vero ciclo virtuoso.