Il Caso Moro

2,335 views

Published on

Un'altra breve serie di slides per accompagnare la visione dei film nell'ambito del progetto cinema e storia

0 Comments
0 Likes
Statistics
Notes
  • Be the first to comment

  • Be the first to like this

No Downloads
Views
Total views
2,335
On SlideShare
0
From Embeds
0
Number of Embeds
5
Actions
Shares
0
Downloads
30
Comments
0
Likes
0
Embeds 0
No embeds

No notes for slide

Il Caso Moro

  1. 1. Il 16 marzo 1978, giorno in cui il  nuovo governo, guidato da Giulio  Andreotti, stava per ottenere   in  Parlamento  la fiducia, l'auto che  trasportava l'onorevole Aldo Moro  dalla sua abitazione alla Camera  dei Deputati fu intercettata in via  Mario Fani a Roma  da un  commando delle Brigate Rosse. In  pochi secondi i terroristi uccisero i  due carabinieri a bordo dell'auto di  Moro (Domenico Ricci e Oreste  Leonardi) e i tre poliziotti sull'auto  di scorta (Raffaele Jozzino, Giulio  Rivera e Francesco Zizzi) e  sequestrarono il presidente della  Democrazia Cristiana.
  2. 2. Rapidissimamente la notizia  dell'agguato raggiunse ogni  angolo della penisola. Tuttto si  fermò: a Roma i negozi  abbassarono le saracinesche, in  tutto il Paese gli studenti uscirono  dalle aule scolastiche e nei luoghi  di lavoro ci furono fermate  spontanee, mentre le trasmissioni  televisive e radiofoniche venivano  interrotte dai notiziari in edizione  straordinaria. Gli omicidi e il  rapimento  furono rivendicati con il  primo dei nove comunicati che le  Brigate Rosse inviarono durante i  55 giorni del sequestro.
  3. 3. Si è ipotizzato che Moro è stato rapito perché con  lui le Brigate Rosse volevano colpire l'artefice della  solidarietà nazionale, e dell'avvicinamento tra DC e  PCI, il cui risultato fu il IV governo Andreotti.  L'obiettivo delle BR, probabilmente, era anche un  altro: il rapimento in effetti fu realizzato non solo  per colpire il regista di quella fase politica, ma  avrebbe dovuto  colpire la DC, asse portante in  Italia di quello che i terroristi definivano lo Stato  imperialista delle multinazionali (SIM), ma anche il  PCI che veniva visto come nemico da attaccare e  nello stesso tempo  concorrente da eliminare.  Nella prospettiva brigatista,  il successo della loro  azione avrebbe dovuto  interrompere la "lunga  marcia comunista verso le istituzioni", per  affermare la logica della rivoluzione e per  realizzare l'egemonia BR sulla sinistra italiana  nella lotta contro il capitalismo. 
  4. 4. Le conseguenze politiche del rapimento di  Moro furono l'esclusione del PCI da ogni  governo negli anni successivi e  un ridisegno  del cosiddetto "regime democristiano": la DC  andreottiana rimase al centro del sistema di  alleanze di governo fino al 1992 anno di  tangentopoli, partecipando sempre a  maggioranze che relegarono il PCI  all'opposizione. Tuttavia queste politiche  portarono a partire dall 1981, col primo  Governo Spadolini ad avere alternanze di  presidenti del consiglio democristiani con altri  "laici", rompendo il monopolio democristiano  che durava dal 1948. All'interno del Partito  socialista italiano (PSI), che aveva sostenuto  la linea cosiddetta umanitaria che prevedeva  uno scambio di prigionieri per liberare Moro,  vinse la linea di Bettino Craxi per l'esclusione  del PCI dal governo, e iniziò una lotta politica  contro i comunisti per relegarli al ruolo di forza  subalterna della sinistra italiana.
  5. 5. Durante i 55 giorni di prigionia dello statista democristiano ci fu una complessa  trattativa tra lo stato e le Brigate rosse che proponevano uno scambio con  terroristi in carcere con lo scopo di ottenere un riconoscimento politico e che vide  prevalere nel governo le "linea della fermezza", osteggiata dai socialisti e  sostenuta da tutte le forze politiche di maggioranza, comunisti compresi. Ma lo  scontro fu anche tutto interno ai singoli partiti e fu, in modo particolare, lacerante  all'interno della DC, come si evince anche dalle lettere scritte da Moro durante la  prigionia. « Caro  Zaccagnini,  scrivo  a  te,  intendendo  rivolgermi  a  Piccoli,  Bartolomei, Galloni,  Gaspari,  Fanfani,  Andreotti  e  Cossiga  ai  quali  tutti  vorrai  leggere  la  lettera  e  con  i  quali  tutti  vorrai  assumere  le  responsabilità,  che  sono  ad  un  tempo  individuali  e  collettive. Parlo innanzitutto della D.C. alla quale si rivolgono accuse che riguardano  tutti,  ma  che  io  sono  chiamato  a  pagare  con  conseguenze  che  non  è  difficile  immaginare.  Certo  nelle  decisioni  sono  in  gioco  altri  partiti;  ma  un  così  tremendo  problema  di  coscienza  riguarda  innanzitutto  la  D.C.,  la  quale  deve  muoversi,  qualunque  cosa  dicano,  o  dicano  nell'immediato,  gli  altri.  Parlo  innanzitutto  del  Partito Comunista, il quale, pur nella opportunità di affermare esigenze di fermezza,  non  può  dimenticare  che  il  mio  drammatico  prelevamento  è  avvenuto  mentre  si  andava alla Camera per la consacrazione del Governo che m'ero tanto adoperato a  costituire. » (lettera a Benigno Zaccagnini recapitata il 4 aprile)
  6. 6. Nella lettera recapitata l'8 aprile Moro lancia una  vera e propria invettiva  contro la DC ed i suoi leader:  "Naturalmente  non  posso  non  sottolineare  la  cattiveria  di  tutti  i  democristiani  che  mi  hanno  voluto  nolente  ad  una  carica,  che,  se  necessaria  al  Partito,  doveva  essermi  salvata  accettando  anche  lo  scambio dei prigionieri. Sono convinto che sarebbe stata la cosa più  saggia.  Resta,  pur  in  questo  momento  supremo,  la  mia  profonda  amarezza personale. Non si è trovato nessuno che si dissociasse?  Bisognerebbe dire a Giovanni che significa attività politica. Nessuno  si è pentito di avermi spinto a questo passo che io chiaramente non  volevo? E Zaccagnini? Come può rimanere tranquillo al suo posto?  E  Cossiga  che  non  ha  saputo  immaginare  nessuna  difesa?  Il  mio  sangue ricadrà su di loro."
  7. 7. Il 9 maggio 1978, dopo 55  giorni di prigionia, al  termine di un cosiddetto  processo del popolo, Moro  venne assassinato dai  brigatisti ed Il cadavere fu  fatto ritrovare il giorno  stesso in una Renault 4   rossa in via Caetani, in  pieno centro di Roma, tra  Piazza del Gesù e via delle  Botteghe Oscure. A  nessuno sfuggì il fatto che  il cadavere fu fatto  ritrovare tra la sede  nazionale della DC e  quella del PCI e molti si  chiesero come ciò sia stato  possibile in una città,  almeno all'apparenza,  letteralmente militarizzata.
  8. 8. Le stranezze, le contraddizioni nella ricostruzione dei fatti, le reticenze e le ambiguità  nelle indagini con informazioni fondamentali ignorate e banalità, almeno in apparenza,  prese per informazioni decisive (tra cui l'incredibile storia di una seduta spiritica), il  ritrovamento anni dopo di importanti documenti, nonché il ripetersi di voci su un  fantomatico dossier che Moro avrebbe scritto durante la prigionia hanno finito per  convincere molti osservatori, giornalisti e storici, del fatto che il sequestro Moro sia stata  la fase finale di un vasto complotto che coinvolgeva servizi segreti, partiti politici italiani,  la P2, la criminalità organizzata (compresa la famigerarta banda della Magliana che in  quegli anni compare nella cronaca nera ma anche in molte vicende legate a fatti di  terrorismo) e tanti altri soggetti  occulti e presunti. Di tutto questo più che prove ci  sono riflessioni obbligate alla luce dell'alto numero di contraddizioni.  Nella  sostanza  i  vari  processi  hanno  inchiodato  come  responsabili  un  gruppo  di  brigatisti, successivamente identificati e quasi tutti processati e condannati. Di contro resta drammaticamente evidente la vicenda umana e personale di Aldo Moro  che, nella migliore delle ipotesi è stato sacrificato alla "ragion di stato"
  9. 9. Film di riferimento Il Caso Moro di G. Ferrara 1986 Cronaca  dei  55  giorni  del  sequestro  e  della morte di Aldo Moro, presidente della  Democrazia Cristiana, ucciso dalle Brigate  Rosse:  il  grottesco  di  via  Gradoli,  le  vili  interpretazioni delle lettere, l'inefficacia dei  servizi,  le  mene  della  P2,  il  partito  della  fermezza.  G.M.  Volonté  dà  l'acqua  della  vita  a  questo  film­requisitoria  schematico  e  rigido,  facendo  emergere  la  dignità  di  Aldo Moro, ma anche, in chiave di dolente  malinconia,  la  forza.  La  parte  del  carcere  è la più riuscita. Costruito quasi tutto sui 2  processi  e  sugli  atti  della  commissione  parlamentare,  oltre  che  sul  libro  I  giorni  dell'ira  di  Robert  Katz  che  l'ha  anche  sceneggiato con Armenia Balducci. da http://www.mymovies.it
  10. 10. realizzato nell'ambito del progetto  Cinema e Storia Il secolo breve italiano a cura del Prof. Pietro Volpones 2009 Le slide e la conversione nel formato pdf sono state realizzate con OpenOffice 3.1

×