Raimondo Villano - Impatto spaziale delle nuove tlc

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Cap. VIII del libro: R.Villano “Verso la società globale dell'informazione” (patrocinio RC Pompei, Presentazione di Antonio Carosella, Ed. Eidos, pag. 194; Torre Annunziata, maggio 1996).

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Raimondo Villano - Impatto spaziale delle nuove tlc

  1. 1. Raimondo VillanoVerso la società globale dell’informazione(Eidos, 1996)
  2. 2. 2PresentazioneUn grande dono offerto con grande umiltà.Ecco come si può definire questa lunga e non lieve fatica di Raimondo Villano, il quale, per merospirito di servizio e non certo per ambizioni accademiche, ha voluto assumere la parte e l’ufficio dimediatore tra una materia intrinsecamente complessa e in rapida evoluzione e la gran massa dicoloro che, in numero e in misura crescenti, son destinati a fare i conti con essa, anche se non perloro scelta.Il discorso sull’attuale società dell’informazione è tanto diffuso, che rischia di apparire un luogocomune. Ma proprio il fatto di essere comune comporta la necessità che se ne conoscano, sia purea grandi linee ma non superficialmente, contenuti metodi e finalità non con la pretesa di dominareil nuovo universo disciplinare ma con il legittimo desiderio di non esserne dominati e manipolati.La nuova realtà creata dalla scienza informatica ed elettronica ha profondamente mutato,abbreviandole fin quasi a cancellarle, le tradizionali coordinate spaziali e temporali dell’umanoagire e comunicare, costringendo anche mentalità e abitudini a rapidi processi di adattamento.Quando gli adattamenti ci sono stati (con o senza traumi conta poco), si son ritrovati enormementeaccresciuti i poteri di ciascun individuo di mettersi in relazione con gli altri e quindi dimoltiplicare, attraverso lo scambio di informazioni, le occasioni e le modalità della crescitaglobale della personalità. Quando, invece, gli adattamenti non sono stati neppure tentati o, seavviati, non hanno creato le sperate abilità, s’è avvertita una progressiva emarginazione dal flussodelle informazioni e s’è instaurata la non felice condizione di dover utilizzare informazionimanipolate da altri o comunque di seconda mano. Ecco perché oggi non è più possibile sceglieretra l’adesione alla nuova realtà e il rifiuto di essa. Nella società dell’informazione ci siamo già e, cipiaccia o no, l’unica libertà di scelta che rimane è tra il rassegnarsi a subirla o il prepararsi aguidarla. E l’uomo, se non vuole abdicare alla propria dignità, non può non provvedere in tempoalla propria libertà con lo scegliere la seconda ipotesi. È davvero un Giano bifronte quello chesfida l’uomo contemporaneo a scelte difficili e irrevocabili: esso promette e fa intravvedere un granbene, ma contiene anche, occulte, le insidie di un gran male.Ancora una volta, come all’inizio della storia, l’uomo deve vivere e risolvere dentro di sé l’eternodramma della scelta. Ma in ogni caso la via resta sempre una: quella della conoscenza.Per accettare o per respingere.* * *L’autore non chiude gli occhi di fronte ai problemi che vien ponendo all’uomo di oggi latrasformazione in atto della società. Al contrario: li fa suoi, quei problemi, e, pur con le debitecautele e riserve, assume coraggiosamente posizione a favore della prospettiva di cambiamento,ovviamente governato e diretto dall’uomo. Il cap. VII, in particolare, contiene una diligente eaccurata disamina del pensiero filosofico contemporaneo nel suo misurarsi con la tecnologiainformatica e con i problemi ch’essa pone alla perplessa intelligenza e all’ancor più perplessa
  3. 3. 3sensibilità degli uomini.Sembra proprio che l’intera civiltà occidentale, di plurimillenaria durata, sia giunta ad una svoltadecisiva del suo cammino: la macchina, che pur è frutto dell’umano pensiero, ne incrementa edamplifica le potenzialità in misura incredibile e imprevedibile, ma restano molto difformi da essa iritmi con cui le masse degli uomini si adeguano alle nuove possibilità operative. È come sel’immensa eredità della storia dell’umana intelligenza e ricerca oggi costituisse una remora o ungravame per l’uomo dannato al cambiamento: questo c’è sempre stato, ma, per i ritmi che nescandivano il processo, è stato sempre agevolmente “metabolizzato” dall’uomo. Oggi èl’incalzante rapidità dei processi innovativi che mette a nudo la lentezza dell’adeguamentodell’uomo e della sua struttura psichica e mentale. Ed è proprio lì, nello scarto tra le due velocità,che si annida il rischio: la liberazione dalla ripetitività meccanica di certe operazioni, offerta dallamacchina, potrebbe tramutarsi in un forma sconosciuta di asservimento delle masse. Da parte dichi? e a vantaggio di chi? Se a questo punto della riflessione interviene l’inevitabile avvertimentodi tener sempre l’uomo come fine, ecco che ammonitore si leva il passato con tutto il fascino deivalori ch’esso ha creati e consegnati alla nostra coscienza e alla nostra responsabilità. Il camminoverso il nuovo è inarrestabile. L’augurio è che l’uomo sappia percorrerlo con saggezza, concoraggio e con umiltà, traghettando sempre nei nuovi approdi l’eredità delle passate generazioni,in virtù della quale egli può ancora riconoscersi e dirsi uomo.La riflessione dell’autore su tutta quest’area problematica dura da alcuni anni, nel corso dei qualiegli ne ha fatto partecipi gli amici rotariani del suo club con la generosità di chi mette a vantaggiodegli altri la propria fatica e con l’umiltà di chi sente il proprio dono inadeguato al sentimento chelo muove e lo accompagna. Alcune tappe di questo fecondo e costante rapporto della silenziosaoperosità del singolo con la vita del gruppo sono state contrassegnate da concrete proposte dinotevole utilità e rilevanza sociale: ricordo le validissime indicazioni sull’organizzazione delservizio sanitario e dell’assistenza agli anziani, sull’orientamento dei giovani nella scelta deglistudi universitari e nella ricerca del lavoro nonché le preziose applicazioni della razionalitàinformatica alla sistemazione dell’archivio del Distretto 2100 del R.I.Di tutta l’esperienza acquisita e della conoscenza accumulata nell’itinerario degli ultimi anniquest’opera rappresenta la “summa”, della quale non saprei se apprezzare di più l’ampiezza dellamateria trattata o lo sforzo di renderla accessibile alla comprensione di persone sfornite dicompetenza specifica ma dotate di buona volontà, quali son certamente i Rotariani.A me, che ho avuto più volte l’occasione di apprezzare la serietà dell’impegno professionale ecivile dell’autore, piace concludere questa presentazione col notare ch’egli, nel delineare l’avventodel nuovo universalismo tecnologico come versione contemporanea degli universalismi classici(cristiano, umanistico, razionalistico), ha saputo far sua la pedagogia rotariana dell’uomo comefine.Antonio Carosella
  4. 4. 4Capitolo VIIIImpatto spaziale – Problemi urbanisticiLintroduzione di nuove tecnologie, nei processi produttivi, nei prodotti, nei servizi, sta cambiandoad un ritmo sempre più accelerato i comportamenti sociali e le relazioni tra i diversi soggetti. Ciò dàluogo al modificarsi delle interazioni spaziali che tendono ad evolvere verso nuove forme diorganizzazione sempre più complesse. Cambiano, infatti, non solo i tradizionali fattori dilocalizzazione delle imprese, delle residenze e dei servizi ma anche luso del tempo libero,provocando nuove forme di congestione ed, ancora, cambiano le strutture, con economie di scalache le attuali tecnologie tendono a ridurre, mettendo in moto processi di accentramento o didecentramento motivati da elementi finora non determinati.Ma,soprattutto, ciò che inizialmente rappresentava soltanto una intuizione, ovvero il legame strettoche intercorre fra territorio e telecomunicazioni, arricchendosi di numerosi contributi scientifici, siconfigura oggi come ipotesi di lavoro di notevole rilievo sulla quale impegnarsi collettivamente perla realizzazione di un progetto di ridisegno territoriale: la città cablata.Questa è unidea nata dalla convinzione che, attraverso un uso corretto dellinnovazione tecnologica,si può ottenere il ridisegno formale e la semplificazione dei problemi relativi allorganizzazione edalla gestione del territorio concorrendo allinnalzamento del grado di vivibilità, di sicurezza e diefficienza dei sistemi urbani e rendendone, quindi, possibile la governabilità e la stessasopravvivenza umana.Il rapporto risorse-esigenze, infatti, tende sempre più a squilibrarsi rendendo più ardua la risposta,in termini adeguati, alla "domanda" che nasce sulla città e nel territorio, soprattutto in conseguenzadella localizzazione casuale delle funzioni, del fenomeno dello spontaneismo e dellimmobilismo,che hanno innestato processi di concentrazione e talora di degrado, e la gestione empirica dellestesse.Attualmente la configurazione di molte aree metropolitane, inoltre, può essere assimilata a quella diun arcipelago: unalta concentrazione di strutture urbane, spesso di dimensioni considerevoli,sviluppata sulla base di successive espansioni realizzate seguendo la logica della casualità e, non dirado, degli interessi speculativi.Il risultato di tale sviluppo è stato la formazione di un sistema di nuclei urbani non interrelato econtraddistinto da un rapporto squilibrato fra i livelli demografici e la "densità sociale".A tale fenomeno sovente vanno sommate le conseguenze del deficitario rapporto esistente frainfrastrutture urbane, attrezzature e popolazione servita allinterno delle aree metropolitane: sifinisce per sovraccaricare il centro cittadino di una "domanda" di servizi cui lhinterland non è ingrado di rispondere.Ma per capire quale destino avrà la città dellera post-industriale occorre innanzitutto comprenderequali forze, indirizzi e tendenze si agitano nella complessità del presente. La città, nel corso deisecoli, è stata sempre il luogo della espressione e della celebrazione dellinteresse collettivo. Questoè il principio verso il quale si è sempre indirizzata la pianificazione. Il risultato, però, non è statosempre quello desiderato. Anzi, attualmente limmagine della città tende a scomparire e con essa lasua identità; il territorio sembra aver smarrito ogni traccia di organizzazione; regna indisturbata la"crescita senza sviluppo".Questa situazione determina una elevata mobilità quotidiana sul territorio metropolitano chelinsufficiente sistema infrastrutturale portante dellarea non riesce sempre a smaltire. Laconseguente congestione evidenzia il dato di fondo: le diverse destinazioni duso, distribuite nelterritorio, non seguono una logica di piano ma risultano essere il frutto di allocazioni casuali, spessocontraddittorie, e che possono essere origine di ulteriori effetti distorcenti sul sistema insediativo
  5. 5. 5come linquinamento, il degrado ambientale, il basso livello di vivibilità.Emerge allora, sulla base di quanto esposto, lesigenza di organizzare un nuovo quadro diriferimento territoriale attraverso il quale modificare e riorganizzare i rapporti funzionali esistentifra i vari elementi del sistema territoriale con lobiettivo di utilizzare impianti, strutture, tradizioni epotenziale economico-produttivo, adottando la politica del recupero e della valorizzazione dellerisorse, delle energie e delle situazioni pregresse presenti nel territorio. Tutto ciò in linea con ilconcetto che lazione del recupero non è separata da quella del riuso.Da questi dati occorre partire per costruire la città futura.Ladozione delle tecnologie telematiche e informatiche dovrebbe consentire il passaggiodellaccettazione consuetudinaria e fatalistica della "domanda" ad una fase di regolazione esemplificazione della stessa.Siamo infatti ad un momento di svolta nella storia della città che, in modo icastico, può dirsi disvolta dalla città dellautomobile alla città dellelettronica.Lidea di città cablata solleva, quindi, tanti problemi ma anche qualche certezza. I problemi sonorelativi alla diversa concezione che dovremo sviluppare dello spazio fisico da ristrutturare, deltempo da contrarre e dellinnovazione tecnologica da governare e razionalizzare; ciò comporteràlimpegno di prevedere e di approfondire i probabili "impatti" che lo sviluppo e la diffusione dellenuove tecnologie determineranno nella città e sul territorio.Occorre valutare limpatto spaziale procurato dallinserimento di una nuova rete ditelecomunicazioni, realizzata con il supporto delle fibre ottiche, nel disegno di piano. Lo sviluppodella telematica offre lopportunità di liberare le attività e gli stessi rapporti umani dai vincoli dellaprossimità spaziale e rappresenta un potenziale fattore di decentramento. La modificazione delletradizionali reti di trasporto sul territorio prefigura nuove possibilità di concentrazioni spaziali,mettendo in discussione le attuali motivazioni di esistenza della città basate su criteri di centralità.Si avrà quindi una società in cui il tempo libero sarà di gran lunga superiore a quello lavorativo esarà fattore principale di mobilità.Si può ipotizzare che la società del 2000 sarà composta da una popolazione "stanziale" e da una"nomade" tra le quali agirà da mediatrice la classe degli addetti nel terziario.Il lavoro extra-meccanico (intellettuale, dirigenziale, di ricerca) si svolgerà presso la residenza nellaquale verranno concentrate tutte le attività umane. Bisogna evitare lerrore dellurbanisticacontemporanea che ha contrapposto aree centrali, altamente qualificate ed attrezzate, alla periferiapovera e senza connotati urbani.Emerge la necessità di realizzare luoghi di incontro nei punti nodali e di contatto fra lhabitat degli"stanziali" e quello dei "nomadi" per consentire uno sviluppo adeguato della città telematica.Un fenomeno certamente da prendere in considerazione è la cosiddetta "rivoluzione dei collettibianchi" che determina una notevole concentrazione, nei centri urbani, di attività lavorative legate alterziario avanzato.Tali attività sono indirizzate allo svolgimento delle funzioni direttive, di consulenza e dielaborazione delle informazioni e che stanno configurando un nuovo settore produttivo definito"quaternario".Di contro, vanno individuati la nuova logistica industriale e trasporto merci, i nuovi rapporti evincoli tra localizzazioni industriali e residenziali e i nuovi comportamenti localizzativi delleimprese.
  6. 6. 6Ovviamente lo studio di modelli di sviluppo è tuttaltro che semplice a causa, in primo luogo, delritmo con cui linnovazione viene prodotta, diffusa e utilizzata dalle imprese, dai servizi e daicittadini che conferisce ai processi una dinamica sempre più accelerata che rende difficilelattuazione di politiche di governo del sistema volte alla eliminazione o, quantomeno,allattenuazione delle esternabilità negative inevitabili in ogni processo di trasformazione; insecondo luogo a causa del ritardo accumulato da un Paese in alcuni settori strategici, e ciò non tantoe non solo rispetto alla introduzione dellinnovazione nei processi produttivi o nei prodotti, quantosoprattutto nel campo dei servizi ai cittadini.Nellambito del ridisegno urbano, dunque, elementi importanti da considerare per la progettazionesono: limportanza sempre maggiore che la cultura e le strutture educative assumono nelle città dovesi sviluppano funzioni quaternarie e lattenzione crescente verso una maggiore qualità della vitarichiesta nei centri urbani aventi funzioni direttive e culturali, legata alle specifiche istanze di unaforza di lavoro particolarmente qualificata.Fra le trasformazioni attuali più significative due sembrano rilevanti: la riduzione dello spaziooccupato dalle attività produttive, e la disseminazione e la dispersione degli insediamentiresidenziali sul territorio.Ad esse bisogna affiancare i fenomeni che hanno accompagnato lurbanizzazione negli ultimidecenni quali labusivismo, il degrado ed ancora la ingovernabilità dellazienda città.Emerge una domanda concreta di pianificazione indirizzata al controllo e alla gestione dei fenomeniurbani che sia però innovativa rispetto a quella tradizionale. Una pianificazione che sia soprattuttoindirizzata al recupero dellesistente e alla tutela e valorizzazione del patrimonio ambientale.Bisogna combattere contro due tendenze attuali che vorrebbero indirizzare la nuova pianificazione overso un riassetto territoriale determinato da una ridistribuzione delle "grandi opere infrastrutturali"o verso unespansione della motorizzazione individuale.Questi indirizzi che si vogliono dare allo sviluppo del fenomeno urbano futuro possono determinareunulteriore esasperazione dei problemi attuali.La strada da percorrere è diversa.Quando la comunicazione avviene a distanza, attraverso un terzo elemento che media e supporta larelazione, si ha lillusione del superamento della barriera senza che questo sia concretizzato nellapratica; si ha nellimmaginario la sensazione di essere in uno spazio diverso da quello nel quale si èrealmente.Lapplicazione di questo concetto allo spazio urbano, nel quale ogni uomo trova la propria identitàcollettiva e nel quale ha riposto la propria memoria storica, porta alla formulazione di unipotesi dineutralità locativa delle parti della città; si può vivere nella periferia con lillusione di vivere nelcentro. Questo è reso possibile dal poter afferire agli stessi servizi negli stessi tempi e dalpartecipare alla medesima vita sociale mediante la "trasmissione" di un mondo di immagini.Due questioni fondamentali guidano tutto lo studio: può la telematica essere uno strumento digoverno del territorio? E quale aiuto le nuove tecnologie possono apportare alla decentralizzazionedelle attività e del potere decisionale e allo sviluppo delle zone rurali?In risposta a queste domande esistono due tendenze diverse: una asserisce che dal punto di vistatecnico la telematica rende possibile la decentralizzazione; laltra osserva che le domandedisponibili fino ad oggi non confermano tale tendenza, ma al contrario, i segnali di unrinforzamento nella centralizzazione devono essere seriamente considerati.Con il progresso, infatti, che le TLC hanno apportato ai processi di trasmissione a distanza, la"prossimità fisica" non è più una condizione necessaria per soddisfare i bisogni di scambio di
  7. 7. 7informazioni essendo attuabile il fenomeno della "prossimità informatica" che determinalindifferenza dei tempi occorrenti per comunicare da un punto allaltro del territorio.Sviluppo delle TLC, pertanto, significa accrescimento delle possibilità di decentramento delleattività produttive, in particolare proprio per quei settori che richiedono tempi veloci nello scambiodi un flusso massiccio di informazioni e che non pongono come vincolante la necessità dellaprossimità fisica. Altri fattori che favoriscono la decentralizzazione sono il risparmio del consumodi energia, le possibilità di telelavoro e, soprattutto, la mancanza di vincolo territoriale tradizionalenella scelta ubicativa.Il superamento della concentrazione spaziale quale fattore fondamentale è determinato, dunque,molte volte dalla facilità e dalla convenienza di separare le diverse unità di produzione,distribuzione e direzione. Notevole importanza viene a rivestire, cosi, lo spazio dei flussi, anzichéquello dei luoghi.Malgrado tutte queste previsioni favorevoli rispetto al tema della centralizzazione odecentralizzazione degli insediamenti urbani, le prime esperienze con risultati di studi economiciriferiti a realtà produttive sembrerebbero indicare la tendenza alla polarizzazione, intorno ad areegià attrezzate, delle attività produttive legate al trattamento e allo scambio di informazioni, per cuisi sviluppa un grosso processo di concentrazione di centri raccolta dati nonché di banche-dati. Laconseguenza più immediata di tale fenomeno risiede nella crescita del divario, già esistente, fra areesviluppate ed altamente tecnologizzate ed aree più arretrate, contraddistinte da un minore livello dicrescita economica.Tra gli elementi fondamentali che possono favorire questo tipo di orientamento sicuramente hannoun ruolo significativo i costi di installazione della rete telematica distributiva e le caratteristichetecnologiche della stessa nel caso in cui la configurino come una applicazione a scala locale.Alcune ricerche tendono, inoltre, a dimostrare lesistenza di un processo di centralizzazione delleattività produttive di carattere manageriale e direzionale, mentre la decentralizzazione è legatasoltanto alle attività economiche di ordinaria programmazione.Negli Stati Uniti, poi, sono stati condotti studi per indagare sui fattori che favoriscono laconcentrazione spaziale delle attività terziarie e sono stati individuati tre fenomeni principalirappresentati dalla rivalorizzazione dei centri di formazione professionale e delle struttureeducative, dallaumento del livello della qualità della vita e dallassenza totale del decentramentodelle attività terziarie.La diversità delle risposte fornite dalle varie ricerche condotte può essere spiegata introducendoquesto concetto: il particolare contesto politico, economico e culturale nel quale le nuove tecnologiedi telecomunicazioni vengono calate finisce per determinare, a seconda delle realtà, trasformazionidiverse e fenomeni apparentemente incompatibili fra loro. Seguendo il filo di tale discorso si puòaffermare che i nuovi sistemi di telecomunicazioni accrescono la funzione accentatrice di struttureurbane già attrezzate in questo senso, mentre per realtà meno sviluppate, come quelle rurali,consolidano la distribuzione spaziale e ricoprono un ruolo integrativo alle tradizionali strutturesociali.La concentrazione spaziale, ancora, è nella visione di Gottman determinata dal proliferare delleattività del settore "quaternario", comprendente funzioni direttive, di consulenza e di elaborazionedelle informazioni nonché funzioni legislative, giuridiche, commerciali e culturali, cui si deve lavitalità dei centri urbani, fra i quali tendono a verificarsi nuovi rapporti di complementarietà.Lo studioso evidenzia, quindi, come alcune trasformazioni tecniche e di mercato abbiano finito colcentralizzare le più sofisticate attività manageriali e direzionali mentre si decentralizzano quelle diordinaria programmazione. Inoltre, alcune ricerche svolte in Germania, alle quali Turke fa ampioriferimento, hanno cercato di comprendere gli eventuali effetti centralizzanti o decentralizzantiprodotti dai nuovi "media", nonché il loro ruolo nel modificare il mercato del lavoro e lattuale
  8. 8. 8divario fra aree urbane e aree rurali. Ciò che risulta è una notevole ambivalenza delletelecomunicazioni che, pur possedendo un innegabile potenziale di decentramento, produconoanche fenomeni di concentrazione in relazione alla disponibilità sociale ad accettare i nuovi prodottie processi economici, ovvero una nuova struttura del lavoro.In conclusione sembra di poter affermare che la telematica, pur offrendo potenzialmente lapossibilità di delocalizzazione, incentiva invece la tendenza alla concentrazione in una stessa area diattività similari; ciò è deducibile anche dagli esempi americani, giapponesi ed europei (primi fratutti, per dimensione e per realizzazione Silicon Valleye e Silicon Glen) con la realizzazione di isoleottiche, poli tecnologici o parchi scientifici.Appare, pertanto, quanto mai opportuno evitare che si amplifichi un siffatto modello tendenzialeche con la presenza del terziario avanzato va ad aumentare il divario spesso già forte fra zonedepresse e zone sviluppate di un Paese.Prevedere con anticipo lassetto insediativo cui tende la società cosiddetta post-industriale non èvano tentativo di profezie né indebita invasione nel dominio della futurologia, bensì indispensabile"momento" della riflessione sul progetto di piano territoriale.Valga per tutti lesempio dei danni prodotti dal mancato o a volte tardivo adeguamento dellestrutture" insediative, vecchie e nuove, alla diffusione generalizzata del mezzo di trasportoindividuale. Strade bloccate, città che scoppiano, inquinamento, diseconomie da congestionepotrebbero presto diventare il corrispettivo "storico" di unaltra disfunzione, questa volta di segnoopposto, conseguente alla mancata previsione dei nuovi modelli di vita e di uso degli spazi urbaniindotti dalla diffusione, presto altrettanto generalizzata, del mezzo dì comunicazione individuale adistanza. In virtù di essa, le grandi infrastrutture territoriali che ancora si progettano per risponderealla domanda di servizi concentrata nelle grandi città e negli agglomerati metropolitani potrebberoin breve tempo risultare obsolete, sotto-utilizzate o addirittura inutili e comunque superatedalleffetto "disperdente" prevedibile da parte di una società cablata.La conoscenza per quanto possibile anticipata e comunque tempestiva degli assetti territoriali dagovernare è inoltre molto importante per la predisposizione di interventi in risposta a domande avolte latenti e per lungo tempo inespresse ma che dun tratto emergono e condizionano fortementelo sviluppo dei nostri territori.In tale contesto luso della telematica non è soltanto finalizzato al recupero dellesistente ma agisceanche da deterrente nei confronti dellelevata "domanda" che si sviluppa allinterno dellareametropolitana contribuendo, in maniera determinante, alla razionalizzazione dellofferta.Far sì che linnovazione tecnologica contribuisca alla crescita civile significa ridisegnare la cittànella quale viviamo ed è per questo motivo che il nuovo disegno va sperimentato: per evitare che laciviltà dellelettronica sia subita come è avvenuto per la civiltà dellautomobile.E inevitabile, allora, passare attraverso una fase di sperimentazione di tipo progettuale su areemetropolitane significative; e il discorso vale soprattutto per quelle aree caratterizzate da unaelevata complessità di problemi e per le quali è auspicabile unimmediata inversione di tendenza nelmodo di gestire il sistema territoriale.Il lavoro si deve articolare in diverse linee di ricerca e fasi operative tra le quali emerge, per ordinedi importanza, la costruzione di un modello interpretativo, a scala regionale, sul quale trasferireinformazioni sui rapporti funzionali dei vari elementi che costituiscono il sistema territoriale. Ilmodello interpretativo dovrebbe garantire lelaborazione di programmi di intervento su aree di scalainferiore (sub regionale) mediante i quali verificare gli obiettivi prefissati.Il tutto finalizzato allacquisizione di una metodologia - di carattere sia interpretativo cheprevisionale - attraverso cui formulare politiche nazionali e regionali di trasporto ma anche in gradodi assicurare i necessari elementi per lelaborazione di nuovi modelli di gestione delle
  9. 9. 9aree metropolitane rendendo così possibile lattuazione di una proposta di "città cablata"caratterizzata dallimpiego dellinnovazione tecnologica e dal recupero dei valori urbani.Il mondo del XXI secolo sarà un mondo di città. A questa previsione, per altro unanimementecondivisa, fa seguito un interrogativo: come saranno le città del XXI secolo? A giudicare daifenomeni in atto, si può definire una ipotesi, altamente probabile, che vede le città divise in duegruppi: le città del "primo" mondo, innervate da infrastrutture di comunicazione e connesse in rete(le città cablate); e le città del "secondo" e del "terzo" mondo, devastate dalla congestione, dallainsicurezza e dalla invivibilità. LOnu affronterà i problemi del degrado degli insediamenti umani, ascala planetaria, in una conferenza mondiale, la seconda dopo la Conferenza di Vancouver del1975, che si svolgerà a Istambul nel giugno 1996. In quella sede, definiti i principi e gli obiettivi,individuati gli impegni, si formuleranno i programmi di azioni e le strategie per la lotta al degrado.Tutti i Paesi, a livello di Governo o con associazioni non governative, sono chiamati a fornire il lorocontributo, di idee e di proposte, per avviare a soluzione questo problema. Il contributo italiano,come ha dichiarato il sottosegretario Scalzini presidente del Comitato nazionale Habitat II, siavvarrà del lavoro scientifico e delle proposte del dipartimento di Pianificazione e scienza delterritorio dellUniversità di Napoli, che ha organizzato, lo scorso 2 dicembre a Napoli, un Congressomondiale, in preparazione di Istambul 96, dal titolo "Degrado urbano e città cablata". E appuntoquesta la novità di grande rilievo che ha caratterizzato questo incontro: non solo elencare i problemidegli insediamenti umani, ma individuare delle linee di soluzione che, utilizzando al megliolinnovazione tecnologica, portino alla costruzione della città del XXI secolo come città cablata,città della pace, città della scienza.Il contributo che studiosi e tecnici del territorio intendono offrire al cablaggio della città e con essoalla lotta al degrado urbano è quello di utilizzare le opportunità della tecnologia al fine diriorganizzare il sistema urbano e di formare il cittadino-utente in modo che possa usare, in manieraintelligente, i nuovi servizi.La mozione finale del convegno di Napoli, proposta dal Comitato promotore del Congressocostituito da studiosi di 23 Paesi e approvata allunanimità, in uno dei suoi passi più significativirecita: "La città non sembra più essere il nucleo vitale delle forme di organizzazione collettiva dellospazio, espressione del potenziale creativo e innovativo della umanità, quanto, piuttosto, luogo diinvivibilità e insicurezza caratterizzato da bassi livelli della qualità della vita. Questo degrado è oggicosi diffuso da mettere in crisi lidea stessa di città come sistema organizzato, teso a fornire risposteadeguate alle diverse domande dei suoi utenti".Le nuove tecnologie possono essere, anche in questo caso, un potente fattore di cambiamento;tuttavia il segno di questo cambiamento dipende dalluso che si fa di queste innovazioni: se luso èorientato a risolvere i problemi reali delle persone, il segno è certamente positivo, se luso invece èorientato a incrementare i consumi allora il segno è e sarà sempre più negativo.

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