Raimondo Villano - Aspetti nobiliari del Sovrano Militare Ordine di Malta

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abs da: 1. R. Villano “Tuitio Fidei et Obsequium Pauperum. Storia, spiritualità e sovranità nelle tradizioni e nella modernità del Sovrano Militare Ordine di Malta” con presentazione di Mons. Prof. Raffaele Ferriero (Penitenziere del Duomo di Napoli e Rettore della Chiesa di San Ferdinando di Napoli) - (sotto l’Alto Patronato dell’Accademia di Storia dell’Arte Sanitaria e con il patrocinio Chiron dpt Hystart, Ed. Digitall, pag. 335, 1^ edizione febbraio 2008; 2^ ed. Pergamena, marzo 2008; 3^ ed., pag. 360, Pergamena, dicembre 2008; 4^ ed., ISBN 978-88-904235-43, LCC DG 831, CDD 900 VIL tui 2008, pag. 390, Pergamena, ottobre 2009).

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Raimondo Villano - Aspetti nobiliari del Sovrano Militare Ordine di Malta

  1. 1. CHIRON FOUND. Raimondo Villano “Solo da Dio viene la vera rivoluzione, il cambiamento decisivo per il mondo” Benedetto XVI Tuitio Fidei et Obsequium Pauperum storia, spiritualità e sovranità nelle tradizioni e nella modernità del Sovrano Militare Ordine di Malta
  2. 2. 191 Chi “ha non solo la nascita ma l’anima nobile non si appaga della nobiltà ereditata, la vuol di conquista e gode veder nelle sue azioni la famiglia” Tommaso Strozzi, 1681 ASPETTI NOBILIARI Durante il Magistero di Alfonso del Portogallo (1203-1206) con gli Statuti emanati dal Capitolo Generale di Margat nel 1205 è previsto un regime particolare per i figli dei nobili e Cavalieri che, su loro richiesta, possono essere ricevuti in qualità di Cavalieri. Addirittura negli Statuti di Acri, promulgati dal Capitolo Generale il 19 settembre 1262, si afferma il principio che rischia la perdita dell’abito colui che nomina Cavaliere chi non appartiene a famiglia di Cavalieri: una sorta, dunque, di vera e propria tutela ed affermazione della nobiltà del tempo. D’altro canto, inoltre, il candidato ad essere eletto Gran Maestro deve essere Cavaliere dell’Ordine e figlio di Cavaliere, oltre che nato da legittimo matrimonio. In relazione al carattere tradizionalmente nobiliare, l’Ordine è sempre stato considerato come un corpo nobiliare reclutato tra componenti della nobiltà storica per un minimo di cento anni o tre generazioni. Ciò gli conferisce prestigio in quando lo si vede fornito delle qualità in cui è cresciuta quella speciale classe sociale, come il coraggio, la gentilezza, l’integrità e la generosità, il “verray parfit gentil Knight”, ed offre ai Cavalieri una solida e pratica struttura su cui edificare parte della loro vita. Anche prendendo in considerazione, inoltre, il fatto che taluni non vivano all’altezza della loro classe, non muta affatto sostanzialmente l’assunto esposto giacché la nobiltà storica non è la sola qualità richiesta per l’appartenenza all’Ordine In epoca pressoché contemporanea, poi, nella continuità della caratteristica nobiliare melitense viene ad inserirsi la richiesta di una sua non esclusività di modo che l’appartenenza all’Ordine possa esser consentita anche a persone che, pur prive di nobiltà di sangue, si distinguano per qualità intellettuali, d’animo e di educazione di tale eminenza da porle ad un eccellente livello di dignità nel consesso sociale(1) . L’Ordine, comunque, è tradizionalmente nobiliare ma non è esatto ritenerne una rigorosa nobiliarità sin dalle origini. In effetti, è dal XV secolo che l’Ordine muta in termini quasi esclusivamente aristocratici. A seguito della Rivoluzione francese, poi, che indebolisce l’aristocrazia, l’antico criterio della nobiltà di Censo è affiancato da quello più moderno della nobiltà per Grazia Magistrale, in virtù del quale anche le persone non nobili per nascita ma meritevoli di onore per aver partecipato direttamente alle numerose attività melitensi possono a pieno titolo essere ammessi a far parte dell’Ordine. Dunque, la Carta Costituzionale vigente, pur non disconoscendo l’antico criterio della nobiltà di sangue, ha accolto nella sua compagine in forza dell’art. 113 anche persone di non aristocratiche origini che sopperiscono a tale carenza con una nobiltà personale consistente in una vita cristiana ricca di benemerenze verso il prossimo e verso l’Ordine(2) . _______________ (1) John Bellingham, VI. Aspetti pratici dell’appartenenza all’Ordine di Malta come membri della terza classe: cavalieri, dame e donati. Carattere tradizionalmente nobiliare - Ordine di Malta. Criteri di identità e impegni di vita, Quaderni di Spiritualità, n. 5, Roma, 2005, pagg. 76-77. (2) Fabrizio Turriziani Colonna, Sovranità e indipendenza nel Sovrano Militare Ordine di Malta - Libreria Editrice Vaticana, 2002, 2.1, pag. 78.
  3. 3. 192 Il reclutamento dei Professi dal 1420 avviene nel ceto nobiliare. Se vi sono oggi vocazioni nelle famiglie più tradizionali, queste si indirizzano, come reazione, ad ordini con regole più severe che comportano anche lo stato clericale. Nonostante la rivalutazione del laicato (e perciò degli ordini laicali) ad opera del Vaticano II, questa rivalutazione non è penetrata nei ceti nobiliari più tradizionali le cui vocazioni, appunto, sono indirizzate allo stato clericale (e perciò agli ordini clericali) considerato più perfetto dello stato laicale: è ovvio che questa mentalità non consideri che la perfezione non sta nello stato ma nella rispondenza alla chiamata di Dio che può essere sia per lo stato clericale che per quello laicale. Si impone, pertanto, una diversa valutazione dei requisiti di status familiare per il reclutamento dei professi. Prima del Capitolo Generale tenuto a Rodi nel 1420, lo status familiare richiesto per la Professione nell’Ordine non era tanto basato su un criterio di nobiltà generosa quanto su uno di “notorietà” e di “distinta civiltà” della famiglia. Formalmente si richiedeva solo che il candidato fosse figlio di Cavaliere e che sua madre fosse figlia di Cavaliere allo scopo di assicurare che nell’educazione del candidato fossero stati seguiti i principi dell’etica cavalleresca. Nella seconda metà del XVI secolo in Italia è ormai prassi l’appropriazione di titoli e rendite Commende e Priorati a favore di parenti e amici da parte di Case regnanti mentre il conferimento dei Priorati e dei Baliaggi a persone estranee o da poco ricevute nell’Ordine è effettuato dal Pontefice con molta facilità. Mentre, poi, le rendite delle commende diminuiscono, la prova di nobiltà fornisce uno strumento perfezionato per controllare l’accesso all’Ospedale e alla sua ricchezza e per ostacolare i tentativi di Papi e di Principi di far passare ai loro seguaci i benefici dell’Ordine, tanto più che il numero di italiani fra i frati ricevuti è sempre in aumento. L’Ospedale in Italia fu governato in modo largamente indipendente e mantenuto sotto controllo per mezzo dei processi di nobiltà effettuati per provare con documentazione l’idoneità nobiliare di chi richiedeva l’ammissione all’Ordine. Con la formazione di una specie di esclusivo club aristocratico, l’Ordine funzionava anche come un elemento pan-italiano composto di gruppi di famiglie unificate tra di loro, sia attraverso i confini dei piccoli stati italiani per legami di nascita e di matrimonio, sia per l’esperienza comune di educazione e di vita condotta a Malta; così, peraltro, contribuivano in qualche modo anche alla creazione di uno spirito nazionale italiano. Alla base di questo sviluppo fu il prestigio della casta “maltese” mostrato nei costosi tentativi di alcune famiglie di ottenere i vari titoli e croci dell’Ordine, anche al prezzo di dover mandare le figlie in convento per risparmiare le spese della loro dote(3) . All’Ordine di Malta si guarda oggi come ad un elemento costitutivo della “civiltà aristocratica” europea ed all’ispiratore di tanta parte della cultura nobiliare di antico regime. Dotata di un prestigio e di una forza di attrazione che portava i rampolli delle famiglie nobili italiane a militare sotto le sue bandiere, la Sacra Religione fra le istituzioni occupava nella trattatistica politica e giuridica dell’età moderna uno spazio inferiore solo a quello riservato alla Chiesa ed alle sue istituzioni(4) . Va, poi, posto in rilievo l’importanza dell’indotto melitense, ovvero l’influenza sociale che riveste la molteplicità di connessioni tra la famiglia e la militanza gerosolimitana; non spezzandosi, insomma, il filo che tiene legato un Cavaliere alla sua realtà di origine, essi vivono guardando ai propri casati, ai _______________ (3) Anthony Luttrell, “Gli Ospedalieri italiani: storia e storiografia” - Studi Melitensi - VI, 1998, Centro Studi Melitensi, sotto l’Alto Patronato del Gran Priore di Napoli e Sicilia, 1999, pag. 84. (4) Angelantonio Spagnoletti, “Presentazione” all’opera di Maria Sirago, Gregorio Carafa Gran Maestro Dell’Ordine di Malta - Melitensia 6 (monografie con l’alto patrocinio del Gran Priore), Gran Priorato di Napoli e Sicilia del Sovrano Militare Ordine di Malta, Centro Studi Melitensi, Taranto - Palazzo Ameglio, 2001, pag. 7.
  4. 4. 193 contesti di origine, alle dinamiche politiche che si svolgono nella capitale (si pensi al delicato rapporto tra le grandi famiglie dell’aristocrazia locale nei momenti in cui assumono una dimensione internazionale). Data la particolare organizzazione dell’Ordine Gerosolimitano, inoltre, tutte le famiglie nobili, soprattutto quelle napoletane e siciliane, vedono in esso uno dei luoghi più idonei per il conseguimento di una carriera militare che possa dar lustro non solo ai cadetti ma a tutta la famiglia. Anche il Re di Spagna Filippo IV indirizza in tal senso il più amato dei suoi figli illegittimi, don Giovanni d’Austria, unico ad avere il rango di Principe(5) fin dal 1642 ha il Priorato di Pastiglia dell’Ordine Gerosolimitano(6) . Le antiche tradizioni dell’Ordine dei Giovanniti che incitano alla pratica della virtù conferiscono alla famiglia nobile, in effetti, un’ulteriore autorevolezza derivante dalla carriera religioso-militare che progressivamente nei secoli diventa non solo una fucina in cui forgiare agli alti valori della Sacra Religione ma anche un’eccellente scuola militare prevalentemente di guerra marittima. Talora i nobili di alto lignaggio destinano subito i loro figli alla carriera gerosolimitana chiedendo anche dopo soli pochissimi mesi dalla nascita(7) la dispensa per poterli far entrare nell’Ordine e, magari, ottenendo anche la Gran Croce dell’Ordine, importante per il perseguimento di carriere melitensi di alto livello, fondamentale per una futura partecipazione al Consiglio. Infine, narra a tal proposito nel suo “Comento” il Cavaliere di Giustizia barone di Stadl Ferdinando Ernesto Libero (1692-1744) che nel Capitolo Generale del 1634 “si è introdotto l’usanza di domandare la ispensa per far ricevere i Figlioli in fasce” nell’Ordine: “fu stabilito di esseguire ciò che sempre era stato creduto necessario di fare in Malta un recinto chiamato Collacchio, o Chiostro, per mettervi un Noviziato per i Fratelli, e un seminario per gl’Ecclesiastici. Per porre in opera questo disegno vi era di bisogno di Centomila Scudi. Non si trovò allora il Tesoro in stato di sborsar questa somma a causa delle gravi spese che l’avevano reso esausto. Fu dunque per allora risoluto di accordare Cento dispense pel ricevere nella Religione Cento Cavalieri in fasce, ogniuno de quali pagasse mille Scudi per esservi ammesso. Erano state accordate per i tempi passati simili dispense, ma era caso rarissimo, e questi essempj non avevano fatto gran stato. Le Cento dispense in pochissimo tempo furono prese. Il Collacchio per il Noviziato, e per il Seminario non fu esseguito; e fu creduto spediente d’impiegare la somma in altre urgenze. Poi non essendosi più radunato il Capitolo Generale per passare nuove dispense ad imitazione delle prime fecero ricorso al Pontefice per ottenerle dalla di lui autorità. In questa guisa l’uso di queste dispense si è da poco a poco introdotto, e si è reso assai comune(8) ”. “Ma se uno soffre come cristiano, non ne arrossisca; glorifichi anzi Dio per questo nome” Pietro, prima Lettera _______________ (5) Posto a diciotto anni a capo della flotta spagnola per reprimere i moti del 1647. (6) Maria Sirago, Gregorio Carafa Gran Maestro Dell’Ordine di Malta - Melitensia 6 (monografie con l’alto patrocinio del Gran Priore), Gran Priorato di Napoli e Sicilia del Sovrano Militare Ordine di Malta, Centro Studi Melitensi, Taranto - Palazzo Ameglio, 2001, pag. 16. (7) Per Gregorio Carafa, Gran Maestro dal 1680 al 1690, ad esempio, la richiesta di ammissione all’Ordine è inoltrata dal padre a soli 12 giorni dalla nascita e l’ammissione avviene a tre mesi. (8) Giovani Scarabelli, “L’Ordine di Malta nel Settecento: un dibattito tra polemica e apologia” - Studi Melitensi - VI, 1998, Centro Studi Melitensi, sotto l’Alto Patronato del Gran Priore di Napoli e Sicilia, 1999, pag. 137.

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