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  1. 1. 15 OTTOBRE 2012Andare controvento Il punto di vista pagina 2 UPDATE La congiuntura in Piemonte I dati aggiornati pagina 3 UPDATE Internazionalizzazione ed export I dati aggiornati pagina 9 I numeri delle imprese piemontesi pagina 14 I numeri del lavoro in Piemonte pagina 21 Un occhio sulla crisi pagina 23
  2. 2. Il punto di vista MONITORAGGIO SULL’ANDAMENTO 2 DELLE IMPRESE PIEMONTESI 7 MAGGIO 2012 Le imprese legate all’export riescono a mantenere migliori performance di crescita L’economia piemontese risente pesantemente molto ridotte in termini assoluti, e pesano pochi delle incertezze presenti nel quadro macro-eco- punti percentuali sul totale delle esportazioni (anco- nomico nazionale. Infatti, gli effetti del contesto ra troppo vincolate al mercato europeo), ma hanno macro-economico sull’ambiente micro-economico mostrato una dinamica positiva anche durante gli delle singole imprese, delle famiglie e dei lavora- anni peggiori della crisi economica. tori sono oggi molto evidenti, diretti e rapidi nel Tutto ciò implica un’altra forte influenza della crisi loro dispiegarsi. L’aumento della disoccupazione, sulla struttura industriale piemontese, in quanto il calo dei consumi, l’incertezza che pervade gli sta aumentando la variabilità delle performance di investimenti industriali, la minore spesa pubblica impresa: imprese dello stesso settore e con la me- rappresentano la lunga coda della crisi finanzia- desima dimensione mostrano performance econo- ria del 2008, che si è prima trasformata nella crisi miche completamente differenti, proprio grazie ai del debito sovrano e poi nella crisi dell’economia diversi mercati di sbocco. Le imprese legate alla reale. La politica economica intrapresa nel 2008 e domanda interna continuano ad essere in crisi, nel 2009 congiuntamente dalle banche centrali di mentre quelle legate all’export riescono (sebbene USA, Europa e Giappone, nonché dai singoli go- non tutte) a recuperare i livelli di produzione e oc- verni dei paesi industrializzati, è riuscita ad evitare cupazione pre-crisi. “il grande crollo” del sistema economico mondia- le, ma ha spostato la crisi dall’ambito finanziario a Sorge ora naturale la domanda su quali siano le quello industriale. aspettative future del panorama economico qui Il caso italiano e i sui riflessi sull’economia piemon- delineato. tese rappresentano un chiaro esempio delle inter- La risposta non può che essere pessimista nel dipendenze esistenti tra ambito macro-economico breve termine, soprattutto per le imprese ancora e ambito micro-economico. La minore fiducia dei legate alla domanda nazionale in quanto quest’ul- mercati finanziari nei confronti del nostro debito tima è attesa in ulteriore calo. pubblico comporta una minore fiducia anche nei Del resto, gli accordi presi in Europa a marzo 2012 confronti delle banche italiane, che sono costrette con il cosiddetto fiscal compact comprendono ad indebitarsi a livello internazionale con costi più la promessa del governo italiano di ridurre di un elevati. Tutto ciò ha un impatto fortemente ne- ventesimo all’anno la differenza di debito esisten- gativo per le imprese piemontesi, soprattutto per te con il benchmark del 60% in rapporto al PIL. quelle di piccole dimensioni, in quanto si riduce la Ipotizzando che non si scelga la nefasta strada di disponibilità di credito da parte delle banche (che ridurre il debito pubblico utilizzando l’inflazione, devono ridurre la quantità di impieghi industria- la risorsa finanziaria da destinare al fiscal compact li per salvaguardare la loro patrimonializzazione, deve essere ottenuta da un bilancio primario posi- selezionando maggiormente la solvibilità dell’affi- tivo, e quindi da una differenza molto positiva tra dato) ed aumenta il costo del capitale bancario (in entrate fiscali e uscite della Pubblica Amministra- quanto l’aumento dei tassi di interesse sul debito zione (al netto degli interessi pagati sul debito). pubblico si riflette a cascata nell’aumento dei tassi L’avanzo del bilancio pubblico può essere ottenuto a cui le banche si approvvigionano sul mercato e con maggiori tasse e/o con minore spesa pubbli- quindi nell’aumento dei tassi pagati dalle piccole ca. Tanto la riduzione della spesa pubblica, quanto imprese alle banche italiane). l’aumento delle tasse hanno un effetto negativo Le ultime indagini congiunturali confermano la sull’economia piemontese: un minor reddito aLa risorsa crisi dell’economia reale piemontese: le imprese disposizione dei consumatori locali e quindi una legate alla domanda interna vedono gli effetti del maggiore necessità per le imprese piemontesi difinanziaria da netto calo del reddito disponibile del consumatore, esaminare attentamente ogni possibilità di sfrut-destinare al fiscal e sono quindi costrette a ridurre produzione e oc- tamento della domanda estera, sulla quale le pre- cupazione; le imprese legate alla domanda estera visioni sono sicuramente migliori. I policy makercompact deve riescono invece a mantenere migliori performance piemontesi potranno dare un contributo positivoessere ottenuta di crescita, soprattutto se la domanda proviene dai al perseguimento di questa difficile strategia im- paesi in via di industrializzazione (come i paesi BRI- prenditoriale favorendo la crescita internazionaleda un bilancio Cs, per esempio). Purtroppo, le esportazioni ita- delle imprese con una ridefinizione delle politicheprimario positivo liane e quelle piemontesi destinate ai BRICs sono industriali locali.
  3. 3. La congiuntura in Piemonte MONITORAGGIO SULL’ANDAMENTO 3 DELLE IMPRESE PIEMONTESI 15 OTTOBRE 2012 UPDATE L’andamento dell’economia in Piemonte La recessione in Europa aggrava le incertezze Tassi di variazione medi annui - su valori anno riferimento 2000 della congiuntura internazionale Fonte: elaborazione su Istat e Prometeia, luglio 2012 L’evoluzione dell’economia mondiale è ancora profondamente condizio- nata dalle conseguenze della crisi finanziaria che non consentono l’inne- 2001 sco di una solida ripresa. 2007 2008 2009 2010 2011 2012 L’attenzione è alta soprattutto nei confronti dell’Europa, dove le conse-Pil 0,8 -2,0 -7,7 2,0 0,5 -2,0 guenze dell’intreccio fra crisi del debito sovrano, criticità del sistema ban-Consumi famiglie 0,9 -2,2 -1,4 1,6 0,3 -3,3 cario e difficoltà del finanziamento dell’economia sono più evidenti, eInvestimenti fissi lordi 0,3 -4,8 -18,1 2,0 -1,1 -7,0 sono accentuate dalle difficoltà e dal ritardo nell’assunzione di tempestiveConsumi collettivi 2,2 2,4 1,7 -0,8 -0,8 -1,5 ed incisive misure di politica economica. Ma situazioni di fragilità persi- stono anche nelle prospettive dell’economia americana e dei paesi emer-Domanda interna 1,0 -2,0 -4,3 1,2 -0,2 -3,6 genti. Negli Usa, dove lo stimolo fiscale continua ad offrire un supportoValore aggiunto alla ripresa, divengono più stringenti le incertezze circa l’eventualità cheAgricoltura -0,1 -6,8 -5,9 1,5 1,2 -3,8 non si riesca ad evitare una stretta fiscale alla fine del 2012, in seguito aiInd. in senso stretto -1,0 -5,6 -17,5 7,5 2,0 -5,6 possibili tagli automatici della spesa pubblica già approvati e al mancatoInd. Costruzioni 1,8 3,3 -18,1 -4,0 -1,8 -5,5 rinnovo dei provvedimenti a sostegno della crescita. Nelle principali eco- nomie emergenti rallenta della domanda interna, anche a causa dell’inde-Servizi 1,6 -0,8 -3,7 1,3 0,5 -0,5 bolimento delle esportazioni, soprattutto verso l’Europa.Totale 0,8 -2,1 -7,9 2,4 0,8 -1,9Esportazioni (beni) 0,5 -1,1 -19,7 13,0 7,4 2,0 Nel 2011 l’economia mondiale ha rallentato con una dinamicaImportazioni (beni) 1,4 -8,6 -13,0 9,8 2,2 -8,5 espansiva del Pil che si è collocata al di sotto del 4%, con marca- te differenze fra le diverse aree: le economie avanzate hanno visto crescere la produzione dell’1,6% mentre le economie emergenti e in via di sviluppo hanno riflesso tassi di crescita sensibilmente superio- ri, oltre il 6%, ma meno brillanti rispetto al loro trend di sviluppo. Nell’anno in corso l’economia mondiale continua ad espandersi ma a ritmi contenuti, in presenza di una stagnazione in Europa e da un perdurante rallentamento negli Stati Uniti e nelle economie emergenti. Le politiche economiche sia negli Stati Uniti che nelle economie emergenti restano espansive, mentre i prezzi delle materie prime (anche energetiche) hanno rallentato concorrendo a determinare una decelerazione dell’inflazione. In Europa le misure intraprese dalla Banca centrale europea, all’inizio dell’anno in corso, per il rifinanziamento del sistema e il sostegno alla ge- stione del debito sovrano di alcuni paesi periferici, hanno offerto un sollievo temporaneo. La situazione politica in Grecia e le difficoltà delle banche spa- gnole, la vischiosità delle decisioni di politica monetaria, hanno fatto risalire i differenziali dei tassi del debito sovrano dei paesi ritenuti più a rischio. Le decisioni a fine giugno del Vertice dei Capi di stato e del Consiglio eu- ropeo che mirano a rompere il circolo vizioso fra criticità del debito pubbli- co, difficoltà del sistema del credito ed evoluzione dell’economia reale, la decisione di luglio dell’Eurogruppo di ricapitalizzare le banche spagnole, la definizione a settembre da parte del Consiglio direttivo della BCE circa le modalità di attuazione delle operazioni volte a ridurre gli spread ecces- sivi, hanno contribuito a rasserenare la situazione sui mercati finanziari. Le previsioni del Documento di Economia e Finanze del Ministero dell’Eco- nomia e delle finanze, aggiornate nel settembre scorso, prendono atto del deterioramento che si è prodotto nel corso degli ultimi mesi nell’eco- nomia mondiale e rinviano pertanto la ripresa per l’Italia al 2013. L’economia italiana: un forte raffreddore Superate le tensioni che avevano messo a rischio la tenuta del sistema eco- nomico e finanziario nella parte finale del 2011, le debolezze strutturali di fondo dell’economia italiana, che hanno contribuito a rendere la crisi di origine esterna più accentuata nel caso dell’Italia, ne rendono più difficoltosa l’uscita. Il necessario consolidamento fiscale realizzato a partire dal 2011 sta inoltre determinando effetti depressivi sulla domanda interna, mentre le riforme a carattere strutturale (pensioni, mercato del lavoro, liberalizzazioni) potran- no produrre effetti soltanto differiti nel tempo. Le politiche per la crescita richiedono, quindi, condizioni per una maggior competitività del sistema produttivo sui mercati internazionali.
  4. 4. La congiuntura in Piemonte MONITORAGGIO SULL’ANDAMENTO 4 DELLE IMPRESE PIEMONTESI Nel 2011 l’economia italiana è cresciuta dello 0,4%, ma è risultata in re- cessione negli ultimi 2 trimestri. L’andamento recessivo è continuato per tutto il primo semestre del 2012. Le esportazioni hanno visto un forte rallentamento rispetto al 2010, ma una ancor più accentuata riduzione delle importazioni per effetto della mi- nor attività produttiva e della contrazione dei consumi: la domanda estera netta ha pertanto sostenuto la crescita, mentre la domanda interna ha contribuito negativamente alla crescita del Pil. Le misure fiscali messe in atto a partire dall’estate dell’anno scor- so, finalizzate a mitigare l’accresciuta percezione del rischio in pre- senza di un debito pubblico molto elevato, hanno contribuito a frenare una ripresa già di per sé debole. Sulla base di queste premesse, per il PIL italiano si stima una flessione del 2,4% nell’anno in corso - una contrazione che appare più contenuta rispetto a quella del 2009 - grazie soprattutto alla dinamica delle esportazioni, soste- nute da una domanda internazionale che, seppur in marcato rallentamento, manterrà una dinamica espansiva (ma passando da una crescita di oltre il 6% nel 2011 a poco più del 3% nell’anno in corso), mentre la domanda interna proseguirebbe una tendenza recessiva, già emersa negli ultimi trimestri. Nel 2013, grazie alla ripresa in corso d’anno, si prevede una sostanziale stagnazione del Pil. Per la spesa per consumi delle famiglie, invece, si prevede una flessione del 3,3% nel 2012 e, di minore intensità, anche nel 2013, in linea con la contrazione del reddito disponibile. Se l’aggiustamento dei conti pubblici si è realizzato soprattutto con l’au- Dinamica della produzione industriale in Piemonte mento delle entrate, anche la componente della spesa è stata interessata da nel 2011 e nel primo e secondo trimestre del 2012 una sensibile correzione al ribasso. Inoltre l’ampliarsi dei margini di capacità Variazioni % sullo stesso periodo dell’anno precedente produttiva inutilizzata, le incertezze circa l’evoluzione della domanda e l’ina- sprimento delle condizioni creditizie determinano un calo degli investimenti Fonte: Unioncamere Piemonte in macchinari e mezzi di trasporto più forte di quello relativo alle altre com- ponenti della domanda. Per il 2013 si potrà ipotizzare una stabilizzazione sul livello del -1 2012. Per le costruzioni prosegue il calo in costruzione macchine 2,3 7,4 atto da ormai quattro anni; la contrazione alimentare -2,5 -1,4 dell’attività produttiva del settore dovreb- 1,4 be rallentare nella parte finale del 2012, a -6,9 mezzi di trasporto 0,1 2,2 seguito sia della ricostruzione che seguirà -5,4 al terremoto in Emilia-Romagna, sia delle totale -3,6 3,8 misure di rilancio del settore contenute nel -6,1 -3,5 tessile e abbigliamento -6,5 decreto sviluppo. 5,0 -6,4 Le esportazioni, seppur in continua espan- altre manifatture -5,0 sione, stanno rallentando. 2,1 costruzione prodotti in metallo -5,3 La situazione del mercato del lavoro è 6,9 -7,1 divenuta più critica con il tasso di di- apparecchi elettrici e elettronica -5,6 soccupazione tornato a crescere (oltre 2,6 chimica, gomma e plastica -9,5 -5,7 il 10%, valore raggiunto nel 2000). A 2,3 -7,8 fronte di un aumento dei posti di la- legno e mobile -7,9 voro (controbilanciata da una diminu- -3,4 zione delle unità di lavoro, a seguito di un aumento dell’utilizzo degli ammor- tizzatori sociali ed un’estensione del ri- corso a forme di lavoro part-time, spesso involontario) si registra, in-2011 primo trimestre 2012 secondo trimestre 2012 fatti, un aumento dell’offerta di lavoro dovuto sia alle modifiche del regime pensionistico sia alla ‘emersione’ di lavoratori ‘scoraggiati’. La congiuntura in Piemonte: in ricaduta La recessione degli anni scorsi ha colpito in misura più rilevante le regioni più orientate alle specializzazioni manifatturiere ed all’esportazione, es- sendo risultata, quest’ultima, la componente più volatile nella crisi del 2009. La ripresa è avvenuta, al contrario, soprattutto per la rimonta della domanda estera: dunque, quelle stesse regioni hanno manifestato tassi di crescita più elevati nella fase successiva. Il Piemonte, che si caratte-
  5. 5. La congiuntura in Piemonte MONITORAGGIO SULL’ANDAMENTO 5 DELLE IMPRESE PIEMONTESI rizza nel panorama nazionale per un’accentuata contrazione del PIL nel Occupati in Piemonte nel primo semestre 2012 biennio 2008-2009, attorno al 9%, ha denotato tuttavia una ripresa più (dati in migliaia e variazione percentuale rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente) lenta rispetto alle regioni centro-settentrionali di confronto, rimarcando una tendenza di lungo periodo alla perdita di peso della sua economia nel Fonte: elaborazioni ORML su dati Istat contesto nazionale. Fra il 2000 ed il 2009, infatti, il Piemonte ha rilevato un dinamica del PIL pari a -2,4%, fra le più deboli nel contesto delle re- gioni italiane (meno insoddisfacente solo rispetto aSettore 2011 2012 Variazione % Puglia e Abruzzo) e -29,1% per quanto riguarda ladi attività uomini donne totale uomini donne totale uomini donne totale dinamica del valore aggiunto dell’industria - la peg- giore in assoluto- a sottolineare la presenza di dif-Agricoltura 42 22 63 42 22 63 -0,4 -0,1 -0,3 ficoltà strutturali del contesto produttivo regionaleIndustria 477 141 618 472 147 619 -1,0 4,3 0,2 preesistenti alla ‘grande crisi’. In senso stretto 351 131 481 336 136 472 -4,0 3,9 -1,9 L’economia del Piemonte, nel corso del 2010, se- Costruzioni 127 10 137 136 11 147 7,4 9,5 7,6 condo le stime più aggiornate, si sarebbe allineataServizi 518 668 1.186 518 662 1.180 0,1 -0,9 -0,5 alla dinamica nazionale, con un andamento del PIL Commercio e Pubbl. es. 167 160 327 171 160 332 2,6 0,1 1,4 in recupero del 2%, marcando un lieve distacco in negativo rispetto all’evoluzione della produzione nel- Altri servizi 351 507 859 347 501 849 -1,1 -1,2 -1,2 le regioni del Nord est e, soprattutto dell’insieme delTotale 1.037 830 1.867 1.033 830 1.863 -0,5 0,0 -0,2 Nord ovest. Nel 2011 il rallentamento manifestato Dipendenti 717 674 1.391 712 676 1.388 -0,7 0,3 -0,2 nell’evoluzione del Pil regionale ha seguito le tenden- Indipendenti 321 156 476 321 154 475 0,1 -1,1 -0,3 ze generali, evidenziando un andamento recessivo nella parte finale dell’anno: nel corso del 2011 si pre- senta quindi un bilancio di sostanziale stagnazione, con una crescita del Pil che si stima attorno allo 0,5%, superiore di poco alla dinamica nazionale, confermando un ulteriore, seppur lieve, distacco in negativo rispetto all’evoluzione della produzione nelle regioni del Nord. Nel 2011 il valore aggiunto dell’industria in senso stretto aumenta dell’1,2%, secondo le stime più recenti, dopo il rimbalzo verificato- si nel 2010, quando aveva recuperato il 5,7% rispetto alla perdita subita nel biennio 2008-2009 (di oltre il 22%). Negli anni 2000, fino alla crisi aveva comunque manifestato un profilo calante, con una variazione media annua prossima al -1%. La dinamica dell’industria si intreccia con quella delle esportazioni, che, dopo il crollo di quasi il 21% in termini di volume nel biennio 2008-2009, hanno recuperato il +13% circa nel 2010, ma sono aumentate solo del 7,4% circa nel 2011. Il settore delle costruzioni, entrato nella regione in una fase ciclica non favorevole già prima della crisi, ha visto nel 2011 un ulteriore calo dei vo- lumi di attività, dopo una contrazione del proprio valore aggiunto di oltre il 23% rispetto al precedente picco produttivo del 2006. La produzione di servizi conferma un profilo di crescita in decelerazione, ma moderatamente positivo, per il secondo anno consecutivo, tale da non recuperare la contrazione avvenuta nel 2009. La produzione industriale ha continuato ad espandersi nel 2011, sebbene ad ritmo inferiore all’anno precedente (3,8% nel 2011 a fronte di +8,6% nel 2010) subendo tuttavia una progressiva decelerazione nel corso dei primi tre trimestri dell’anno trasformatasi in una contrazione (-0,4%) nell’ultimo. Il primo semestre dell’anno in corso evidenzia l’aggravamento della congiuntura con una contrazione che aumenta di dimensione, dal -3,6% nel primo trimestre al -5,4% nel periodo aprile-giugno. L’andamento nell’ultimo trimestre del 2011 e del primo del 2012, secondo l’indagine Unioncamere, vede importanti contrazioni pro- duttive nei settori dei prodotti in metallo, della gomma plastica, delle apparecchiature elettriche ed elettroniche, così come nel tessile-abbigliamento, settore nel quale si era delineata una inco- raggiante ripresa: a questi si aggiunge il settore del legno e del mobile. Nonostante l’andamento contrastato nel corso dell’anno, tiene la produzione della meccanica strumentale. Anche nel settore dei mezzi di trasporto, che mostrava una tenuta produt- tiva per tutto il 2011 e fino al primo trimestre dell’anno in corso, si assiste ad una rilevante contrazione nel trimestre aprile-giugno. Su di essa hanno pesato non solo i record negativi nella produzione di auto Piemonte, ma
  6. 6. La congiuntura in Piemonte MONITORAGGIO SULL’ANDAMENTO 6 DELLE IMPRESE PIEMONTESI anche il progressivo coinvolgimento del settore della componentistica nel- la crisi del mercato auto in Italia e in Europa.Il numero delle ore autorizzate Anche le altre industrie manifatturiere non reggono all’urto della crisi contraendosi nel primo semestre del 2012, mentre l’alimentare riducedi Cassa integrazione è calato di fortemente la sua dinamica alla fine del 2011, sempre positiva nel corsoun ulteriore 24% nel primo dell’attuale congiuntura, e registra un andamento recessivo nel primo se- mestre dell’anno in corso.semestre del 2012 Le previsioni delle imprese piemontesi, secondo l’indagine congiunturale previsiva di Confindustria Piemonte relative al terzo trimestre del 2012, denotano una congiuntura in peggioramento, aggravando il pessimismo già emerso nella prima parte dell’anno in corso: si aggravano le aspet- tative (nel complesso negative) per quanto riguarda la produzione e gli ordini mentre il tasso di utilizzo della capacità produttiva si attesta attorno al 70%, bloccando la propensione ad effettuare investimenti. Nell’ultima indagine, ad attestare l’aggravamento della congiuntura internazionale e le difficoltà competitive delle aziende piemontesi, si rileva un significativo peggioramento delle prospettive manifestate anche da parte delle impre- se più orientate ai mercati internazionali. In tale situazione peggiorano le prospettive occupazionali. Le condizioni sul mercato del credito nel primo semestre del 2011 han- no mostrato un qualche irrigidimento ma gli impieghi bancari verso le imprese sono tornati a crescere, seppur in misura contenuta. A partire dalla seconda metà del 2011 il quadro è divenuto più critico e la domanda di credito ha continuato a diminuire, mentre le condizio- ni di erogazione del credito da parte delle banche hanno subito un irrigidimento, determinando le condizioni per una severa stretta creditizia. Come si evince dall’indagine Comitato Torino Finanza- Ires Piemonte dello scorso giugno, la domanda di credito viene utilizzata da parte delle imprese soprattutto per il finanziamento dell’attività corrente e per ristrutturare il debito, in un contesto di riduzione del loro volume di attività e della redditività, mentre appare in contrazione la domanda per investimenti. La qualità del credito ha continuato a peggiorare e si è ampliato l’utilizzo delle forme di sospensione dei pagamenti. Cedimenti sul mercato del lavoro L’occupazione nella regione si contrae nel 2009 e prosegue la tendenza negativa, seppur in decelerazione, nel 2010: a partire dal 2011 l’indagine Istat sulle forze di lavoro rivela evidenti segnali di miglioramento: il 2011 quindi, vede una crescita occupazionale non trascurabile (+1,2%, pari a 23 mila occupati aggiuntivi rispetto alla media del 2010), prevalentemen- te donne e lavoratori dipendenti. Se si tiene conto del riassorbimento del- la Cassa integrazione avvenuto (prendendo a riferimento le ore autorizza- te, anche se non tutte sono effettivamente state utilizzate dalle imprese) si ottiene un equivalente di ulteriori 17 mila occupati equivalenti aggiuntivi (virtuali) da conteggiare nell’anno. Tuttavia a partire dal primo trimestre del 2012 appaiono evidenti gli effetti della recessione dell’economia regionale, con una tendenziale contrazio- ne dell’occupazione complessiva, seppur limitata nel -0,3%. Le rilevazioni Istat mettono in evidenza come l’inversione di tenden- za nel comparto manifatturiero, avvenuta nel terzo trimestre del 2010 e confermata nel corso del 2011, con una crescita del 2,8% nella media annua (13 mila occupati aggiuntivi, tutte donne) si sia tra- sformata in una stabilizzazione nel primo trimestre dell’anno in corso seguita da una sensibile caduta nel secondo (-1,9% nel complesso del primo semestre 2012). Nei servizi, invece, dove nella prima fase della crisi l’occupazione resisteva, si è accentuata nel corso del 2010 una dinamica negativa nel comparto com- merciale che è perdurata nel corso del 2011 e nel primo trimestre del 2012. Inaspettatamente cresce l’occupazione nel secondo trimestre dell’anno in corso in questo settore. L’occupazione negli altri servizi, è cresciuta in misu- ra consistente nel 2011, ma non regge alla nuova crisi in corso, segnando una contrazione nelle rilevazioni del 2012. Il settore delle costruzioni si è
  7. 7. La congiuntura in Piemonte MONITORAGGIO SULL’ANDAMENTO 7 DELLE IMPRESE PIEMONTESI caratterizzato per crescente sofferenza occupazionale: tuttavia ha denotato un’inversione di tendenza negli ultimi due trimestri del 2011 che è pro- seguita nel primo semestre dell’anno in corso, contrassegnato da sensibili incrementi. Una situazione difficilmente conciliabile con i dati produttivi del comparto edile, che forse si potrebbe ricondurre ad una proliferazione del lavoro autonomo e di frammentazione dell’attività produttiva. Già nella fase di ripresa dell’occupazione degli anni scorsi e, ancor più nei mesi recenti Il mercato del lavoro piemontese si è caratterizzato per una crescita sensibile della disoccupazione: il numero dei disoccupati da 130 mila nel 2009 è salito a 154 mila nel 2011; il tasso di disoccupazione dal 6,8% nel 2009, il più elevato fra le regioni settentrionali, sale nel 2010 e nel 2011 al 7,6%. Nell’ultimo anno sono il Piemonte e la Lombardia a rimar- care un’accentuazione negativa dell’indicatore, mentre si rileva una, seppur minima, diminuzione nelle altre regioni settentrionali. Il dato piemontese si distacca considerevolmente rispetto alla media delle regioni settentrionali (5,8%), collocandosi di poco al di sotto della media nazionale (8,4%). Calcolando il tasso di disoccupazione in modo da tenere conto anche delle persone che dichiarano di non cercare attivamente lavoro oppure non immediatamente disponibili (possibili ‘scoraggiati’), il tasso di disoc- cupazione raggiunge in Piemonte il 10% nella media del 2011. Il primo semestre dell’anno in corso conferma la tendenza all’aumento del tasso di disoccupazione (in termini tendenziali cresce di circa 2 punti percentuali raggiungendo il 9,2%, comunque meno rispetto alla media nazionale) e sono 186 mila le persone in cerca di occupazione (in crescita soprattutto le donne e i giovani). Il numero delle ore autorizzate di Cassa integrazione dopo essere quasi quintuplicato nel 2009 e cresciuto ulteriormente del 12% cir- ca nel 2010, nel 2011 è calato del 21,2% e di un ulteriore 24% nel primo semestre del 2012: pur evidenziando un riassorbimento dell’u- tilizzo degli ammortizzatori sociali, a differenza dell’andamento generale nazionale, il Piemonte rimane una fra le regioni che ne fa il maggior ricor- so in rapporto agli occupati dell’industria. Previsioni della produzione, degli ordini e dell’occupazione I conti del 2012: un anno in recessione (saldo % ottimisti-pessimisti) Per il 2012, si prospetta un quadro di perdurante incertezza dovuta al ral- lentamento dell’economia mondiale ed all’andamento recessivo previsto Fonte: indagine congiunturale Confindustria Piemonte nell’Unione europea, come è stato sottolineato. Non è chiaro quanto po- trà durare la nuova caduta recessiva, che colpisce con particolare intensità l’economia italiana. 2007 2008 2009 2010 2011 2012 20,0 10,0 0 -10,0 -20,0 -30,0 -40,0 -50,0 I II III IV I II III IV I II III IV I II III IV I II III IV I II III occupazione produzione ordini totali
  8. 8. La congiuntura in Piemonte MONITORAGGIO SULL’ANDAMENTO 8 DELLE IMPRESE PIEMONTESI Rimane elevato, infatti, il rischio di tensioni finanziarie che possono inne- scarsi nell’area Euro, aggravando l’impatto sull’economia reale. Il com-Per il 2012, il rallentamento avvertito mercio mondiale, inoltre, potrebbe risultare meno espansivo del previsto, con un rallentamento delle economie emergenti e un possibile inasprirsinell’evoluzione dell’economia delle tensioni sul mercato dei prodotti energetici.mondiale fa ritenere per il Piemonte Escludendo il materializzarsi di scenari più negativi, il rallentamento av- vertito nell’evoluzione dell’economia mondiale fa ritenere per il Piemonteun andamento marcatamente (Fonte Prometeia) un andamento marcatamente recessivo (-2% la varia- zione ipotizzata del Pil), simile a quanto previsto per l’economia italiana.recessivo, simile a quanto previsto La crescita delle esportazioni nell’anno in corso rallenterebbe inper l’economia italiana misura considerevole, dal +7,4% per l’anno passato al +2%, in ter- mini di volumi esportati. Quella estera resterebbe comunque la com- ponente più dinamica della domanda, anche per la diminuzione delle importazioni, in conseguenza della recessione. La domanda interna risulterebbe in forte contrazione, con una caduta di oltre il 3% per i consumi delle famiglie. Il reddito disponibile risulterebbe in calo, soprattutto nella componente dei redditi da capitale e dei profitti, ma anche i redditi da lavoro riflet- terebbero una, seppur modesta, contrazione: in termini reali il regresso del reddito disponibile sarebbe più accentuato, a causa di un incremento dell’inflazione al consumo previsto nel +2,6%. In caduta anche gli investimenti fissi lordi di un ulteriore -7% (-1,1% nel 2011). La propensione ad investire da parte delle imprese è gravata da un eccesso di capacità produttiva installata, dal’incertezza dell’evoluzione della domanda, soprattutto quella estera, da una redditività ancora de- bole, a cui si aggiungono le difficoltà incontrate sul mercato del credito. L’evoluzione ipotizzata per gli investimenti produttivi pone limitazioni allo sviluppo del potenziale produttivo regionale in prospettiva. A risentire maggiormente è la produzione dell’industria manifat- turiera, per la quale si determinerebbe una diminuzione del valore aggiunto del -5,6%, mentre continuerebbe la caduta produttiva nel settore delle costruzioni (-5,5%). Si ipotizza una dinamica negativa anche per l’insieme dei servizi che contrarranno il proprio valore aggiunto dello -0,5%. La recessione, inoltre, graverebbe ulteriormente sulla situazione del mer- cato del lavoro innalzando di circa un punto e mezzo il tasso di disoccu- pazione. La dinamica occupazionale a livello settoriale, in termini di unità di lavoro, tenderebbe ad allinearsi all’evoluzione del prodotto, con una consistente caduta nell’industria in senso stretto e nelle costruzioni ed una stabilizza- zione nei servizi sui livelli del 2011.
  9. 9. Internazionalizzazione ed export MONITORAGGIO SULL’ANDAMENTO 9 DELLE IMPRESE PIEMONTESI 15 OTTOBRE 2012 UPDATE Dinamica delle esportazioni in Italia Le esportazioni del Piemonte in decelerazione Variazione % 2012/2011 (1° semestre) La domanda estera riveste nell’attuale congiuntura un ruolo determi- Fonte: elaborazione su dati Istat nante, in quanto continua a rappresentare la componente più dinamica dell’economia e lo rappresenterà anche in futuro. Dopo il rapido tracollo Sicilia nei mesi a cavallo fra la seconda metà del 2008 e i primi trimestri del 21,2 Puglia 11,3 2009, le esportazioni hanno successivamente recuperato, perlomeno Toscana 10,7 in termini di valore esportato. La ripresa delle esportazioni ha subito un Sardegna 9,3 progressivo rallentamento nel corso del tempo, in linea con l’andamento Umbria 8,5 del commercio internazionale, comunque negli ultimi trimestri l’export Calabria 7,9 del Piemonte raggiunge un valore di poco superiore al picco precedente Marche 6,4 la grande crisi. La caduta in recessione dell’economia nell’anno scorso, Emilia Romagna 5,2 che tutt’ora perdura, ha visto la domanda estera continuare a crescere: Lombardia 4,9 le prospettive inoltre sembrano assegnare alle esportazioni un ruolo di Italia 4,2 traino dell’attività economica che dovrà scontare una domanda interna Piemonte 4,0 sia per consumi che per investimenti estremamente debole, come si rileva Campania 2,6 dall’analisi precedente. Trentino Alto-Adige 1,9 Quindi il recupero dell’economia italiana dovrà basarsi sulla capacità com- Liguria 1,8 petitiva delle regioni esportatrici nell’ agganciare la ripresa del commercio Lazio 1,6 internazionale in corso; questa appare una condizione imprescindibile per Veneto 0,7 riequilibrare gli squilibri nella bilancia dei pagamenti che negli ultimi tempi -4,8 Abruzzo hanno caratterizzato l’economia italiana e che, fra l’altro, sono alla base -7,1 Friuli Venezia Giulia delle tensioni all’interno dell’area Euro. -12,8 Valle d’Aosta Il Piemonte le cui esportazioni valgono circa il 25% del proprio valore -17,3 Molise -30,1 aggiunto e oltre il 10% del totale nazionale, si colloca fra le regioni che Basilicata stanno dando un contributo di rilievo alla difficile uscita dalla crisi, attra- verso una ripresa dell’export che, nonostante l’osservato rallentamento, continua nel primo semestre dell’anno in corso. Negli ultimi tempi, tut- tavia, si rileva una dinamica nelle esportazioni regionali inferiore a quelle nazionali, che segue, invece, un lungo periodo di più accentuata accele- razione dell’export piemontese nei confronti delle altre realtà regionali. Si conferma quindi una situazione più critica in importanti ambiti della specializzazione produttiva regionale. Entrati in una fase di rallentamento, a partire dal terzo trimestre dell’anno passato - in un quadro congiuntu- Dinamica delle esportazioni in Italia rale in sensibile deterioramento- nel secondo trimestre dell’anno in corso e in Piemonte per trimestri (aprile-giugno 2012) i ricavi da esportazioni aumentano comunque di ol- (Indice 2006 / 2° trimestre = 100 su dati in valore) tre il 5%. Fonte: elaborazione su dati Istat Commercio estero 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 130 120 110 100 90 80 I II III IV I II III IV I II III IV I II III IV I II III IV I II III IV I II III IV Italia Piemonte
  10. 10. Internazionalizzazione ed export MONITORAGGIO SULL’ANDAMENTO 10 DELLE IMPRESE PIEMONTESI Vale la pena osservare che il recupero in termini nomi- Nel secondo nali rispetto al picco antece- trimestre dente la crisi, ha significato una perdita in termini reali dell’anno rispetto ad allora, in ogni in corso le caso un andamento meno dinamico rispetto al com- esportazioni mercio internazionale, che aumentano riflette una perdita di quota sul mercato mondiale. comunque di Alcuni dei comparti nei oltre il 5% quali si erano manifestate le contrazioni più vistose, quelli che destinano gran parte della loro produzione ai mercati intermedi e ai beni di investimento e che sono stati i più pe- nalizzati dalla crisi nei principali mercati di sbocco, hanno fatto rilevare aumenti cospicui nel corso del 2011. I prodotti in metallo confermano nel primo semestre dell’anno in corso (+11,7%) la ben più sostenuta cre- scita registrata nel 2011 (+ 22,7%). Anche se meno dinamico rispetto ai precedenti continua la sostenuta crescita dell’export delle macchine ed apparecchiature meccaniche che fanno rilevare un aumento del valore esportato del 13,7% nel primo semestre dell’anno in corso (in linea con la dinamica del 2011, +14,7%), con andamenti migliori per le macchine Esportazioni del Piemonte e dell’Italia per settore speciali rispetto a quelle di impiego generale. 1° semestre (valori in milioni di euro) Si registra una decelerazione per i prodotti del comparto elettronico (che Fonte: elaborazione Ires su dati Istat (dati provvisori) dal +27,7% nel 2011 riportano la crecita del primo semestre dell’anno ad un +2,3%): una crescita più sostenuta si rileva per i generatori di elettri- cità, meno per gli strumenti e apparecchi di Piemonte Italia Var. % 2011-2012 misurazione. Settore di attività L’andamento espansivo del comparto della 2011 2012 2011 2012 Piemonte Italia gomma e della plastica le cui esportazioni Agricoltura, silvicoltura, pesca 175 160 3.023 2.882 -8,7 -4,6 sono cresciute del +10,9% nel 2011 rallen- Minerali da cave e miniere 26 23 565 752 -13,0 33,0 ta in misura considerevole portando la cre- Alimentari, bevande 1.637 1.746 11.504 12.330 6,6 7,2 scita del primo semestre dell’anno in corso Tessile-abbigliamento 1.542 1.564 20.420 21.255 1,4 4,1 a +2,2%. Prodotti in legno 63 51 842 747 -19,3 -11,2 Già in forte rallentamento nel corso del 2011, Carta e stampa 320 301 3.068 3.062 -6,0 -0,2 la dinamica delle esportazioni di prodotti del Coke e prodotti raffinati 223 293 8.410 9.862 31,4 17,3 comparto chimico-farmaceutico diviene nega- Prodotti chimici e farmaceutici 1.526 1.512 20.205 21.190 -1,0 4,9 tiva nel primo semestre dell’anno in corso: in Gomma e materie plastiche 1.260 1.288 7.198 7.197 2,2 0,0 calo la farmaceutica e la chimica di base (inclu- Minerali non metalliferi 243 237 4.395 4.495 -2,4 2,3 so i fertilizzanti) crescono invece le esportazio- Prodotti in metallo 1.833 2.047 24.051 26.232 11,7 9,1 ni di cosmetici e, soprattutto di vernici. Computer, prodotti elettronici ecc. 523 535 6.222 6.135 2,3 -1,4 Macchine ed apparecchiature 4.452 5.060 44.028 44.892 13,7 2,0 Il dato più rilevante è la forte decelerazio- Mezzi di trasporto 4.258 4.153 18.914 19.337 -2,5 2,2 ne dell’export nel comparto dei mezzi di Altre manifatturiere e mobili 915 800 10.040 10.357 -12,6 3,2 trasporto nel 2011 (-0,9), tradottosi in una Altri prodotti 199 196 4.416 4.425 -1,5 0,2 contrazione nel primo semestre dell’anno in Totale 19.196 19.965 187.301 195.150 4,0 4,2 corso (-2,5%). Sull’andamento di questo settore pesa la sensibile contrazione delle vendite all’estero di autoveicoli, calate del 7% nella media del 2011 per poi stabilizzarsi nel primo semestre dell’anno in corso (-0,7% rispet- to allo stesso periodo del 2011). La componentistica auto che aveva
  11. 11. Internazionalizzazione ed export MONITORAGGIO SULL’ANDAMENTO 11 DELLE IMPRESE PIEMONTESI manifestato una tendenza meno espansiva nel 2011 (e in progressivo rallentamento nel corso dell’anno) facendo registrare un contenuto au-Le esportazioni di prodotti mento del 4,4%, mostrava ritmi di crescita inferiori rispetto al passato: nel primo semestre dell’anno in corso si accentua questa tendenza, ri-dell’agricoltura flettono dell’8,7% flettendo una contrazione del 6,6%. La domanda internazionale deinel primo semestre del 2012 prodotti delle carrozzerie, che cresceva del +25,8% nel 2011, risulta anch’essa in contrazione nel primo semestre del 2012 di oltre il 17% sullo stesso periodo del 2011. Se l’espansione delle esportazioni del settore aeronautico si assestava nel 2011 (+3,5%), nel primo semestre del 2012 si osserva una ripresa della tendenza espansiva (+17,8%). Si conferma la tendenza alla contrazione delle vendite all’estero del ma- teriale ferroviario, che si riducono del 40% circa nel 2011 e del 15,6% nel primo semestre de 2012. Se nel 2011 si rilevava un vero e proprio exploit del comparto della gioielleria, con una crescita del valore esportato di oltre il 60%, il primo semestre del 2012 segnala un’inversione di tendenza, facendo registra- re una contrazione del 13,8% rispetto allo stesso periodo del 2011. Il settore alimentare presenta tassi di crescita positivi nella media del 2011, scontando la minor ciclicità (era il settore che meno aveva risenti- to della congiuntura sfavorevole) che trovano conferma nell’evoluzione del primo semestre del 2012, quando la dinamica positiva si attesta al +6,6%: la crescita in questo caso si deve soprattutto alla voce ‘altri pro- dotti alimentari’ (+17,9%) e ai prodotti lattiero-caseari (+10,7%), men- tre il comparto ‘granaglie, amidi e prodotti amidacei’, nel quale sono comprese le produzioni risicole, in ripresa nel 2011 (+12,9%), si contrae del 3,6% nei primi sei mesi dell’anno in corso. Per le bevande si osserva un andamento espansivo di oltre il 12% nel 2011, ma una stabilizzazione nel primo semestre dell’anno in corso (-0,3%). Le esportazioni di prodotti dell’agricoltura, cresciute di quasi il 12% nel 2011, si stabilizzano nell’ultimo trimestre dell’anno scorso e flettono dell’8,7% nel primo semestre del 2012.
  12. 12. Internazionalizzazione ed export MONITORAGGIO SULL’ANDAMENTO 12 DELLE IMPRESE PIEMONTESI Il tessile-abbigliamento in netta ripresa nel 2011 (+14,8%) grazie all’espansione dei prodotti della tessitura ma soprattutto dell’abbiglia- mento: nei primi sei mesi dell’anno in corso appare in evidente stasi sui mercati internazionali (+1,4%). Dopo un periodo di sostanziale stagnazione nei primi nove mesi del 2011, il settore cartario contrae il valore delle proprie esportazioni nell’ultimo trimestre del 2011 e conferma l’andamento negativo con una diminuzione del -6% nei primi sei mesi del 2012. Anche nel settore del legno la brusca inversione rilevata nell’ultimo trimestre del 2011 si conferma nei primi mesi dell’anno in corso (-19,3% sullo stesso seme- stre del 2011). I mercati europei non tirano più Negli ultimi anni la dinamica dei ricavi delle esportazioni è stata nel complesso più intensa sui più espansivi mercati extraeuropei sebbene si sia registrata una crescita sostenuta anche sui mercati europei: il rallen- tamento delle economie emergenti nel corso del 2011 ha solo tempora- neamente scalfito questa tendenza che si ripropone nei dati del primo semestre dell’anno in corso, quando l’andamento recessivo in Europa ha sostanzialmente stabilizzato le esportazioni in quest’area, mentre gli sbocchi sui mercati extraeuropei sono cresciuti di quasi il 10%, rispetto ad un anno prima. Il rallentamento in corso in Europa si è trasformato in una contrazione nel secondo trimestre dell’anno. Nel dettaglio, in Europa si osserva una drastico ridimensionamento del contributo offerto dalle vendite sul mercato tedesco, cresciute nel complesso del primo semestre del 2,2%, ma diminuite dell’1,7 nel secondo trimestre (a fronte di un aumento nel 2011 del +13,4%), tendenza che si riscontra anche nel caso del mercato francese, cre- Esportazioni del Piemonte e dell’Italia per area geografica sciuto del 2,5% nei primi sei mesi, ma in calo del 2,8% nel secondo 1° semestre (valori in milioni di euro) trimestre (a fronte del +10,9% nella media del 2011). Inversione sui mercati olandese e belga e spagnolo, con esporta- Fonte: elaborazione Ires su dati Istat (provvisori) zioni in crescita nel 2011, ma con dinamica negativa a partire dal primo trimestre del 2012. In ulteriore forte caduta il mercato greco Piemonte Italia Var. % 2011-2012 (-24,3%) nei primi sei mesi del 2012. Andamenti a macchia di leo-Paese 2011 2012 2011 2012 Piemonte Italia pardo dell’export verso le economie dell’Europa centrale e dei paesiFrancia 2.853 2.924 22.345 22.287 2,5 -0,3 baltici, che risentono del peggioramento della congiuntura interna-Germania 2.829 2.891 25.252 25.592 2,2 1,3 zionale ed europea. L’export verso la Polonia, che aveva retto mag-Spagna 1.141 1.053 10.378 9.495 -7,8 -8,5 giormente all’urto della crisi, si è distinto per un andamento dappri-Gran Bretagna 1.074 1.223 8.530 9.437 13,8 10,6 ma poco dinamico (nel 2011) e poi per una contrazione dell’8,9%Polonia 1.057 962 4.859 4.731 -8,9 -2,6 nel primo semestre del 2012. Cresce ancora in misura consistente, invece, l’export verso la Romania.Ue27 12.116 12.127 107.119 107.056 0,1 -0,1Svizzera 1.415 1.491 9.671 11.298 5,3 16,8 Al di fuori dell’area comunitaria, le esportazioni verso i paesi avanzati,Stati Uniti 904 1.088 11.526 13.621 20,4 18,2 che avevano risentito del miglioramento del clima congiunturale nelGiappone 175 191 2.153 2.652 9,2 23,2 corso del 2010 e proseguito la tendenza espansiva nel 2011, hannoRussia 330 363 4.242 4.625 9,9 9,1 segnalato andamenti ben più favorevoli rispetto al mercato europeo.Medio Oriente 1.212 1.301 15.332 16.748 7,4 9,2 Le esportazioni verso gli Usa si riprendono in misura consistente,Africa 491 505 6.192 6.762 3,0 9,2 crescendo del 20,4% nel primo semestre dell’anno in corso (+13,1%Brasile 428 470 2.307 2.406 9,6 4,3 nel 2011). Aumentano del 9,2% verso il Giappone (comunque eranoAmerica Latina 814 1.035 6.594 7.104 27,2 7,7 cresciute del +11,9% nel 2011, risentendo in misura limitata degliNie 428 461 4.743 5.195 7,9 9,5 effetti del terremoto di marzo di quell’anno).Cina 488 505 5.075 4.488 3,4 -11,6 È nelle economie emergenti, e in particolare nei BRIC, che si sonoIndia 151 138 1.917 1.707 -9,0 -10,9 create le situazioni maggiormente dinamiche, anche se si riscontraAsia (escl. una decelerazione a partire dal secondo trimestre del 2011, trasfor- 1.216 1.258 14.276 14.190 3,4 -0,6Giappone) matasi in alcuni casi in contrazione nei primi mesi dell’anno in corso.Totale 19.196 19.965 187.301 195.150 4,0 4,2

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