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La mortalità infantile
La nuova fonte più importante di informazione sono i registri
parrocchiali, divenuti obbligatori che registravano i momenti
fondamentali della vita delle persone: battesimo,
matrimonio, morte.
Battesimo: il giorno della nascita o il seguente affinché il
Battesimo
piccolo non fosse destinato al Limbo. Per evitarlo nacquero
santuari dedicati alla Vergine ove “suscitare il miracolo”
anche solo momentaneo della vita. Era dunque elevato il
numero di bimbi che morivano nei primi giorni di vita, visto
che i bambini erano i più esposti alla morte: 25% ca.
morivano entro il primo anno, 50% ca. entro il decimo anno.
Dunque alla metà del ‘600: 50% della popolazione era
giovane, pochi i sessantenni, con una speranza di vita intorno
ai 27-30 anni.                                               2
Il ritorno della carestia
 Matrimonio: con una mortalità così alta le seconde e terze
 Matrimonio
nozze erano prassi normale, ed avvenivano molto
rapidamente. Tipico dell’Europa è il matrimonio tardivo
(25-30 anni), o un celibato forzato e temporaneo, poiché vi
era un forte controllo sociale del comportamento sessuale
prima del matrimonio. La capacità riproduttiva dei singoli era
dunque fortemente compromessa.
La popolazione era comunque cresciuta nel ‘500, e nel ‘600 ci
fu crisi, carestie e dunque la fame che divenne cronica e
ricorrente. A ciò si aggiunga che si stima il periodo 1570-1715
ca come un arco temporale freddo co le comprensibili
conseguenze sulle rese agricole e la disponibilità di cibo. Si
cercò cibo ovunque, di qualunque tipo e si ebbero casi di
cannibalismo.                                                  3
Il confronto tra le crisi: ‘300-’600
Anche nel ‘600 vi furono carestia, guerra e peste.
La guerra assunse il carattere della totalità (tipico dei conflitti
moderni), coinvolgendo sempre più tutto e tutti, civili e
combattenti: i soldati combattevano, saccheggiavano e
portavano le malattie causando nelle varie regioni d’Europa
veri e propri tracolli demografici (es. Guerra dei Trent’anni).
Nonostante le somiglianze con il ‘300 (meno risorse per i
consumatori, clima rigido, pestilenze) vi sono differenze:
nel ‘600 vi furono crisi gravissime, ma localizzate; la
popolazione totale non diminuì drasticamente ma entro in
una fase di stagnazione.


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La gestione delle epidemie
Ci sono ancora situazioni tragiche provocate dalla epidemie:
cali demografici, ricerca di capri espiatori (untori).
Cambia però l’atteggiamento delle autorità verso le
pestilenze: se ne ricercano le cause in modo “scientifico”
(corruzione dell’ari) e si comincia a fare opera di prevenzione
istituendo le Magistrature della Sanità; gli ufficiali di sanità
hanno il compito logistico e organizzativo di gestire le
situazioni di potenziale pericolo (vedi l’organizzazione del
porto di Livorno a partire dal 1590) con controlli più severi
alle frontiere, l’istituzione di cordoni sanitari in casso di
necessità, la individuazione di lazzaretti e di misure di
controllo della popolazione nel caso di epidemie conclamate.
È il tentativo di arginare e razionalizzare le emergenze attraverso lo
studio dei nessi causali mondani e naturali delle epidemie.          5
Personaggi
Untore




                      Monatti




   Monatto
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Luoghi della peste




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La reclusione dei poveri
Peste, carestie, guerre: non provocarono un brusco calo
demografico come nel trecento, ma accentuarono in modo
drammatico il fenomeno del pauperismo (squilibrio tra risorse
disponibili e incremento demografico), tipico del XVII secolo.
Divenne fondamentale poter distinguere tra buoni e cattivi poveri,
controllando la prassi caritativa e vietando il vagabondaggio e la
mendicità: l’ozio è il padre di tutti i vizi.
L’ozio fu posto alla base di tutta l’immoralità umana e combattuto
con ogni mezzo: creazione di appositi luoghi destinati alla
reclusione dei poveri.
Ospedali generali in Francia – case di correzione - (Lione, 1614 –
Parigi, 1657). Workhouse (Bristol, 1697). Amsterdam: Spinhuis
(casa dove si fila)e Rasphuis (casa della sega). Luoghi di
rieducazione del povero, affinchè apprezzasse il valore sociale e
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religioso del lavoro.
Egemonia e commercio olandese
Dal 1620 Amsterdam assunse pienamente l’egemonia
economica in Europa (Atlantizzazione) e le aree
economicamente più floride divennero quelle nord europee
affacciate sull’Atlantico (dal 1750 l’egemonia passò a Londra).
L’Olanda divenne egemone partendo da attività
relativamente povere e poco spettacolari: la pesca delle
aringhe – grande pesca - (grazie la battello haringbuis, pesca
a strascico e lavorazione diretta sul ponte, 1500 battelli,
12.000 pescatori), la pesca del merluzzo, la caccia alle balene.
Il ricavato erta smerciato in Europa e soprattutto nel Mar
Baltico.
Vi fu anche una nuova produzione tessile (new draperies),
meno costosa ed elaborata.
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Egemonia e commercio olandese
Importazione di cereali. Permise agli gli olandesi di
specializzarsi nella produzione di colture molto redditizie:
Lino, canapa, luppolo;
Piante per la produzione di coloranti da utlizzare per le new
draperies comprate grezze dagli inglesi;
La coltivazione molto redditizia dei tulipani.
Allevamento intensivo di bovini e produzione di frutteti.
Amsterdam divenne il principale centro di
commercializzazione di cereali, da cui si serviva persino la
nemica Spagna, che pagava in argento, reinvestito in lucrose
attività.
Gli olandesi arrivarono anche nel mediterraneo e furono in
ottimi rapporti commerciali con l’Impero turco.              10
La potenza navale olandese
Dalla fine del Cinquecento gli Olandesi attaccarono sempre
più aggressivamente i possedimenti portoghesi in Asia
(Filippo II nel 1580 divenne anche re del Portogallo),
approfittando della relativa debolezza dell’avversario con lo
scopo di soppiantare i portoghesi; fu fondata per questo la
Compagnia delle Indie Orientali – spa con enormi capitali in
grado di costruire un vero e proprio impero olandese -.
Dalla metà del Seicento gli Olandesi ebbero il monopolio
dell’’importazione delle spezie in Occidente, costringendo
intere economie locali al regime di monocoltura e
all’incapacità di produzione anche degli elementi base per la
sussistenza.

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A. Tenenti, Dalle rivolte alle rivoluzioni, il Mulino
Gli anni della lotta. 1585-1609
Dopo aver spodestato Filippo II le Province trovarono in Elisabetta
il sovrano pronto ad assumere un ruolo di Protettore soprattutto
contro i tentativi spagnoli di riconquista. Dal 1582 al 1587 operò
con successo Alessandro Farnese con la riconquista delle province
meridionali (Anversa, 27-8-1585).Elisabetta mandò un corpo di
spedizione anche perché aveva già intuito l’insidia              della
concorrenza della marina olandese: il suo inviato, Robert Dudley,
conte di Leicester, non ottenne i successi sperati. Dalla morte del
Farnese in terra francese (1592) all’arrivo di Ambrogio Spinola
(162) le Provincie vissero meno la pressione spagnola e vennero
riconosciute da Inghilterra e Francia. Le fortune militari e politiche
si devono all’opera di Maurizio di Nassau valente stratega militare:
nuovo addestramento delle truppe, migliore potenza di fuoco
(tecnica delle raffica), claibri ed equipaggiamenti standardizzati.
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A. Tenenti, Dalle rivolte alle rivoluzioni, il Mulino
Le Province disposero di una valente marina e di un vero e
proprio esercito moderno in grado di avere cospicui
investimenti e di difendere le città.
La flotta: si crearono gruppi navali d’alto mare in grado di
operare a vasto raggio. Vi erano poi le navi di linea – fregate,
scafo basso e pescaggio ridotto, lunghe e agili, con grandi
quantità di cannoni sulle fiancate -.
Dopo le fortune dello Spinola (campagna di Frisia) nel 1607 ci
fu il cessate il fuoco che di fatto segnò l’accettazione spagnola
dell’indipendenza delle Province unite. Esse erano ormai una
potenza internazionale e coloniale.


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A. Tenenti, Dalle rivolte alle rivoluzioni, il Mulino
Lo Stato e la società
L’Olanda divenne portabandiera delle Province: contribuiva
alle spese, ebbe la direzione politica e militare e la
preponderanza marittima. Le sue élite ebbero il sopravvento
ed Amsterdam divenne il centro dei commerci, delle finanze e
del nolo marittimo. Per fare tutto questo occorreva grande
libertà commerciale: strettissimo fu il rapporto tra poteri
politici ed economici. Al vertice dello stato stavano i reggenti
che fino al sussistere del pericolo spagnolo non poterono
lasciare in disparte gli aristocratici statolder e i loro incarichi
militari; in particolare emerse la famiglia Orange-Nassau che
lottò per la causa calvinista e per imporre il proprio prestigio.
Comunque l’egemonia della classe mercantile non fu mai
messa in discussione.                                            14
A. Tenenti, Dalle rivolte alle rivoluzioni, il Mulino
Fino al 1650 gli statolder occuparono un ruolo di primo piano
nella vita politica. Al culmine del sistema dei reggenti stava il
Gran Pensionario e quello d’Olanda assunse un ruolo
centrale: di fatto divenne un ministro degli affari esteri.
Forte fu lo scontro tra la chiesa ufficiale calvinista e i reggenti
poiché questi ultimi vollero sempre mantenere un clima di
tolleranza e apertura religiosa, con lo scopo di una pacifica
convivenza tra le varie confessioni (calvinisti, luterani,
cattolici, anabattisti, ebrei). È in questo periodo che opera
Ugo Grozio (1583-1645) massimo esponente della corrente
del giusnaturalismo: il diritto naturale sovrasta gli uomini e
completa il diritto delle genti. Nella natura umana ci sono i
germi della giustizia naturale e della società fondata su un
patto.                                                          15
A. Tenenti, Dalle rivolte alle rivoluzioni, il Mulino
Gli strumenti della supremazia economica
Già Guglielmo d’Orange aveva dato impulso ai centri
scientifici e culturali: università di Leida, di Franeker, di
Groninga, di Utrecht.
Amsterdam divenne un importantissimo centro librario ed
editoriale, oltre che capitale economica ed internazionale:
La banca (1609) in cui ogni mercante internazionale apriva un
conto.
La borsa (1611), fu centro industriale e sviluppò cantieri
navali.
Vi sorse la Compagnia delle Indie Orientali e poi Occidentali.

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A. Tenenti, Dalle rivolte alle rivoluzioni, il Mulino
Le compagnie sorsero affinché gli olandesi non si facessero
una pericolosa concorrenza interna ed ebbero enormi poteri:
propri soldati e flotte, diritto di battere moneta, stipulare
trattati. Ben presto quella orientale ebbe dividendi elevati e le
azioni crebbero di valore, concentrandosi nelle mani di pochi.
Le navi erano organizzate in squadre navali per le operazioni
belliche, salpavano tre volte l’anno per lunghissimi viaggi.
Erano costruite con caratteristiche tecniche adatte ai vari usi :
la tipologia più in uso era quella del fluyt: pochi cannoni,
equipaggio ridotto, più lunghe che larghe, dominarono i
traffici nel nord europa.


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A. Tenenti, Dalle rivolte alle rivoluzioni, il Mulino




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A. Tenenti, Dalle rivolte alle rivoluzioni, il Mulino




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A. Tenenti, Dalle rivolte alle rivoluzioni, il Mulino




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Compagnia olandese delle Indie Orientali
Compagnia commerciale istituita dagli Stati Generali olandesi nel 1602 mediante l'unificazione
di una serie di compagnie più piccole e la concessione del monopolio delle rotte orientali tra il
capo di Buona Speranza e lo stretto di Magellano, nonché dei diritti di sovranità su ogni
territorio acquisito.
Nel 1619 Jan Pieterszoon Coen (1587-1629), il fondatore dell'impero coloniale olandese nelle
Indie Orientali, stabilì a Batavia, l'odierna Giacarta, la sede della Vereenigde Oostindische
Compagnie, che in pochi anni estese le sue attività in tutto l'arcipelago malese, in Cina, in
Giappone, in India e in Persia. Nel corso del lungo conflitto che oppose i Paesi Bassi alla Spagna
nel XVII secolo, la compagnia tolse al Portogallo tutti i possedimenti nelle Indie Orientali,
soppiantandone la presenza in Indonesia e nella penisola malese, a Ceylon, sulla costa indiana
del Malabar e nel Giappone; nel contempo riuscì a estromettere gli inglesi dall'arcipelago
malese e dalle isole Molucche e a fondare la prima colonia europea in Sudafrica, a Capo di
Buona Speranza (1652).
All'apice del suo potere, nel 1669, la compagnia contava 40 navi da guerra, 150 navi mercantili e
10.000 soldati. Tra il 1602 e il 1696 gli utili annuali distribuiti dalla compagnia non furono mai
inferiori al 12%, arrivando a punte del 63%. Il suo statuto veniva rinnovato ogni vent'anni, in
cambio di concessioni finanziarie al governo olandese.
Durante il XVIII secolo, la crescente affermazione di Gran Bretagna e Francia e l'acuirsi dei
problemi con le colonie avviarono il declino della compagnia olandese, che dal 1724 non fu più
in grado di distribuire utili e poté sopravvivere solo grazie ai tributi imposti ai territori
amministrati. A partire dal 1780 si moltiplicarono gli attacchi inglesi ai suoi possedimenti; nel
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Compagnia olandese delle Indie Occidentali
Compagnia olandese delle Indie Occidentali Compagnia mercantile
costituita dagli Stati Generali olandesi nel 1621 per gestire i traffici
commerciali           internazionali          insieme           con         la
Compagnia olandese delle Indie Orientali. In cambio di contributi fissi,
alla Compagnia fu concesso il monopolio del commercio con le
Americhe e l'Africa, e i diritti di colonizzare i territori di quei continenti
mantenendovi forze armate proprie. La Compagnia fondò colonie nella
Nuova Olanda (odierno stato di New York), in Suriname e a Curaçao,
tentando per oltre trent'anni (sino al 1654) di strappare il Brasile al
controllo portoghese. Commercialmente non ebbe lo stesso successo
della Compagnia delle Indie Orientali così che nel 1674 venne sciolta per
difficoltà finanziarie. Una nuova compagnia fu attiva sino al 1795,
quando crollò a sua volta a seguito dell'invasione francese dell'Olanda.
Una terza Compagnia delle Indie Occidentali, formata nel 1828, andò
incontro a un fallimento ancor più rapido.
                                                                        22
Le sedi delle Compagnie




                       Sede Compagnia delle
                       Indie Occidentali

Sede Compagnia delle
Indie Orientali                               23
Egemonia e commercio olandese
Gli olandesi divennero anche i fondamentali mediatori nel
commercio con l’Oriente attraverso il basso costo di noleggio
dei loro trasporti marittimi. Le navi erano infatti prodotte con
tecniche “industriali” in cantieri che usavano procedure
standardizzate, i navigli erano governati con un numero di
uomini inferiore ai concorrenti e il loro vettovagliamento era
meno dispendioso.
Gli olandesi con la loro flotta mercantile si imposero nel
corso del Seicento come i padroni incontrastati dei traffici
marittimi (I. Wallerstein, 6000 navi, 48000 marinai).



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Egemonia e commercio olandese

                       Il Logo della Compagnia
                       delle Indie Orientali




Sede Compagnia delle
Indie Orientali


                                          25
Le colonie olandesi




Possedimenti della Compagnia delle Indie
Orientali
                                           26
Egemonia e commercio olandese




Maori attaccano le navi
della Compagnia delle
Indie Orientali                   27
Le altre potenze europee
1623 – 1653: gli Olandesi tentano a più riprese di strappare il
Brasile ai Portoghesi, conquistando la zona a nord-est ove si
produceva la canna da zucchero che veniva raffinata in
madrepatria (Amsterdam, 25 raffinerie). Le piantagioni erano
coltivate da schiavi importati dall’Africa per cui gli olandesi
attaccarono anche le basi di approvvigionamento situate in
Guinea. Al termine l’impresa fu abbandonata perché troppo
costosa.
Alla metà del ‘600 l’Olanda era comunque la potenza
egemone a livello di commercio internazionale e ciò provocò
la reazione degli altri paesi europei al fine d difendere le
proprie economie nazionali.

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Lo scontro Inghilterra - Olanda
Il parlamento inglese emanò a più riprese, a partire dal 1651,
Atti di navigazione con lo scopo di colpire la capacità
olandese di dominare il mercato dei noli marittimi e
incentivare la capacità cantieristica britannica. Si impediva di
trasportare le merci verso l’Inghilterra su navi di terzi (nolo) a
favore delle navi inglesi o del paese di produzioni. Gli
Olandesi risposero con la guerra: nel 1652 furono sconfitti,
nel 1665-1667 riuscirono a saccheggiare porti sino alla foce
del Tamigi. Il Trattato di Breda sancì una pace di
compromesso: il nolo olandese poteva essere effettuato
almeno per le merci tedesche, passando per i porti olandesi,
poteva attraccare in Inghilterra.
È in tale periodo che emerge una nuova grande potenza in
grado di rivaleggiare con gli olandesi: l’Inghilterra.        29
Il modello economia - mondo
Concetto coniato da Fernand Braudel.
Non indica un’economia planetaria, ma uno spazio geografico
con tre aree collegate tra loro:

Centro: una città che attrae le merci più richieste/preziose e
le redistribuisce
Fascia intermedia: partecipa significativamente alla ricchezza
del centro
Zona periferica: povera e fornisce le materie prime a basso
costo


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Il modello economia - mondo
                               POPOLAZIONE
MATERIE PRIME      PERIFERIA   ED ECONOMIA
                                ASSERVITE AL
                                  CENTRO

TRASFORMA LE                      ELEVATO
MATERIE PRIME      CENTRO        LIVELLO DI
 E DISTRIBUISCE                 RICCHEZZA E
PRODOTTI FINITI                   LIBERTA’

                                ACCETTABILI
 IN RAPPORTI
                               CONDIZIONI DI
COMMERCIALI       INTERMEDIA
                                RICCHEZZA E
CON IL CENTRO
                                  LIBERTA’ 31
Il modello economia - mondo
Cotone, canna         Cipro e isole
 da zucchero,            greche         Regime di
     vino                              monocultura


    Imp/esp                           Relativa libertà
    Prodotti
   orientali e
                      Venezia            di stampa e
                                      rifornimento di
    tedeschi                                cereali

   Si vendono         Germania sud    Prosperità delle
manufatti ai turchi
 e si acquistano         e Italia          città
prodotti orientali    centro - nord               32
Il modello economia - mondo
 Cereali, canna       Polonia e Baltico,       Servitù
  da zucchero,       Brasile e Molucche       contadini,
     spezie                                   schiavitù,
                                             monocoltura

  Distribuzione                             Libertà di stampa,
  grani, spezie,     Amsterdam                 abbondanza
industriali e nolo                             alimentare,
       navi                                tolleranza religiosa


   Grano dal
Baltico, spezie e
                     Spagna, Italia,       Vedi condizioni
    prodotti            Francia,           dei singoli paesi
    olandesi           Germania                           33
Calvinismo e capitalismo (Weber)
Capitalismo: contesto politico-sociale in cui l’abbondanza di
risorse economiche e la libertà di investimento permettono di
trarre profitto aumentando continuamente il capitale
disponibile.
Max Weber nel testo l’Etica protestante e lo spirito del
capitalismo (1905) propose di legare il calvinismo allo
sviluppo del capitalismo: il credente calvinista, angosciato per
il destino al lui riservato (predestinazione) era costantemente
alla ricerca di conferme della propria salvezza. Nell’ambito del
lavoro tali conferme furono ricercate nell’impegno costante a
superare la dimensione carnale e del peccato e nel fuggire il
vizio e l’ozio. Ciò provocò la nascita di una classe produttiva,
con un tenore di vita parco e sobrio, in cui la ricchezza veniva
reinvestita nel lavoro e non sperperata (nobiltà).            34
Calvinismo e capitalismo (Weber)
Oggi la tesi di Weber non viene più accettata per i seguenti
motivi:
Le invenzioni finanziarie utilizzate dagli olandesi provenivano
dalla tradizione economica europea e veneziana (non
inventarono nulla).
Molti imprenditori olandesi erano fiamminghi provenienti
dalle regioni spagnole, convertiti al calvinismo come effetto
delle repressione nelle Fiandre cattoliche. Erano seguaci di
Erasmo da Rotterdam: uomini molto religiosi, sobri, fautori
del culto privato (contro la superstizione) e della lettura della
Bibbia, ritenevano che il matrimonio fosse una vocazione di
pari dignità con la sacerdotale/monacale. Tali opinioni
religiose non potevano trovare facile vita nella chiesa post
tridentina (H.R. Trevor-Roper).                              35
Tolleranza religiosa
A riprova della tesi di H.R. Trevor-Roper sta il fatto che la
Gheldria (regione a rigida osservanza calvinista) era il
territorio più arretrato dell’Olanda. I governanti di
Amsterdam si opposero sempre all’instaurazione di un regime
teocratico (Ginevra) e favorirono la libera professione
religiosa privata nonostante lo Stato si professasse calvinista
(i clavinisti nonn superavano il 55% della popolazione). Ciò
evitò la guerra civile e permise la libertà di stampa e il rifugio
per filosofi e dissidenti perseguitati in patria.
Persino gli ebrei potevano praticare liberamente la loro fede.



                                                             36
La rivoluzione copernicana
La visione tradizionale del cosmo (kosmos, ordine) come
totalità ordinata, finita, nel complesso stabile e dunque
comprensibile alla ragione umana è riconducibile a Pitagora.
Ma il cosmo per un astronomo del ‘500 era tutt’altro che
ordinato poiché la concezione aristotelico-tolemaica
(geocentrica, distinzione tra il mondo terrestre – corruttibile - e
il mondo celeste – inalterabile e perenne -) si era complicata nel
corso dei secoli. Infatti il compito dell’astronomia era sempre
stato quello si conciliare il postulato teorico della perfetta
circolarità orbitale e uniformità del movimento dei corpi celesti
con i fenomeni astronomici testimoniati dall’esperienza
sensibile dell’osservare il cielo: per questo si era introdotta una
“speciale” geometria. Questa continua complicazione degli
aggiustamenti del modello si rivelò però inefficace.           37
La rivoluzione copernicana
Troppo ampio era ormai il margine d’errore sulle previsioni
delle future posizioni dei pianeti (10%) e troppe variabili
geometriche si erano introdotte per cercare di azzerare
l’errore: confusione e iprecisione permanenti.
N. Copernico (Polonia, 1473-1543) nel De revolutionibus
orbium coelestium (1543) evidenziò il problema; “nessun
altro motivo mi ha indotto a meditare su un nuovo possibile
criterio di calcolare i movimenti delle sfere del mondo se non il
fatto di essermi accorto che i matematici stessi non sono tra
loro d’accpordo sul modo di determinarli …”. Egli aderì al
neopitagorismo e neoplatonismo rinascimentali traendone la
convinzione che l’universo, opera di Dio perfetto artefice,
non poteva non essere ordinato secondo una simmetria e
un’armonia matematiche perfette: semplicità del cosmo. 38
La rivoluzione copernicana
Dunque se il cosmo era un’armonia semplice non poteva che
essere governato dal minor numero possibile di cause.
Copernico recuperò suggestioni pitagoriche e riformulò
l’ipotesi eliocentrica:
L’universo è immensamente grande, ma finito poiché chiuso
dal cielo delle stelle fisse. La terra ruota sul proprio asse
(rotazione) e annualmente intorno al a sole (rivoluzione).
Il mondo è ancora però un cosmo finito e sferico e il moto dei
corpi celesti è uniforme e circolare.
La teoria copernicana ebbe molto successo, ma inizialmente
fu molto letta senza scuotere le credenze consolidate
sull’immobilità della terra (assurdo pensare ad un suo
movimento).                                                39
La rivoluzione copernicana
L’assurdità del movimento terrestre era palesata dalla
contraddittorietà rispetto all’esperienza comune. Già
Tolomeo (II sec. D.C.) aveva evidenziato tale assurdità con
due argomenti:
Argomento della torre, basato sull’esperienza della caduta
verticale dei gravi.
Argomento delle nuvole, non si potrebbero muovere sia verso
est che verso ovest in modo indifferente.
Eppure molti astronomi pur ritenendo il moto terrestre come
una realtà assurda, utilizzavano il calcolo della visione
eliocentrica come una finzione – un modello matematici per
efficaci calcoli scientifici.
                                                       40
La rivoluzione copernicana
L’utilizzo dell’eliocentrismo come pura ipotesi, funzionale a
un calcolo meno approssimativo delle orbite planetarie era
stato incoraggiato nella stessa prefazione redatta con il
consenso di Copernico dal teologo luterano Andreas
Osiander (1498-1552).
La premessa, tutta preoccupata di salvare il geocentrismo
della cosmologia tradizionale, la funzione centrale dell’uomo
come creatura prediletta da Dio e il valore dei passi biblici
congruenti, presentava l’eliocentrismo come una delle tante
possibili ipotesi matematiche sul cosmo, non come l’unica
vera (Copernico).
Ma in tal modo la teoria si diffuse sempre più, convincendo le
successive generazioni di astronomi.
                                                          41
La rivoluzione copernicana
Tycho Brahe (Danimarca, 1546-1601), rifiutò la prospettiva
copernicana, ma ne fu stimolato per importanti revisioni del
modello geocentrico tradizionale. Egli studiò le stelle con
frequenza regolare, correggendo numerosi dati e calcoli e
scoprendo nuovi oggetti celesti. Elaborò un sistema ancora
geocentrico ma con alcune varianti.
Giovanni Keplero (Germania, 1571-1630), aderì alla teoria
copernicana che era la vera teoria cosmologica capace di
spiegare i fenomeni celesti. Egli era convinto che fosse possibile
riscoprire le “leggi archetipali” che avevano presieduto alla
creazione del mondo. La terra doveva essere totalmente
equiparata agli altri pianeti. Scoprì le orbite ellittiche (il sole
occupa uno dei due fuochi) e la velocità orbitale variabile dei
pianeti (natura strutturata geometricamente).                  42
La rivoluzione copernicana
Giordano Bruno (1548-1600), l’universo è infinito in quanto
Dio, la sua causa, è infinito. L’universo diventa
incommensurabile (vedi le teorie del teologo e filosofo
tedesco Niccolò Cusano, 1401-1464) e ciò esalta lo sforzo
conoscitivo dell’uomo nel pensare una geometria dell’infinito
che penetra con la forza della mente gli angoli più reconditi
della natura e ne coglie la intima unione con Dio. L’universo
bruniano mostra tutta la sua dirompente diversità
dall’universo antico e medievale, ma anche da quello dei
grandi astronomi moderni. Il nostro sistema solare può essere
uno dei tanti che popolano l’infinito universo.


                                                        43
La rivoluzione copernicana
Galileo Galilei (1564-1642), ebbe la geniale intuizione di
rivolgere il cannocchiale verso il cielo acquisendo per via
sperimentale nuovi dati astronomici. Con il Sidereus Nuncius
(1610) rende pubbliche le sue prime innovative osservazioni
astronomiche. Con il cannocchiale l’astronomia osservò la
luna e la sua struttura di superficie, i satelliti di Giove. Poi
arriveranno le macchie solari, le fasi di Venere, l’aspetto di
Saturno. Verrà azzerata la dicotomia mondo terrestre –
mondo celeste (un’unica materia imperfetta accomuna corpi
celesti e terra) e il monocentrismo del sistema geocentrico
tolemaico (moti planetari pluricentrici). Vi è poi una
rivoluzione metodologica essenziale: il cannocchiale potenziò
la capacità umana di vedere e dunque dilatò i confini del
mondo percepito e percepibile.                                   44
La rivoluzione copernicana
L’osservazione con il cannocchiale era accessibile a tutti e
permetteva di vedere con i propri occhi che l’universo era
diverso dai principi del senso comune. La lotta contro tali
risultati nascondeva il rifiuto per la distruzione della
cosmologia che per secoli era stata la base pratica e spirituale
di ogni giorno: stupore e sconcerto provocarono una
profonda crisi di valori.
Risultava difficile anche e soprattutto adattare la visione
cristiana, antropocentrica – come l’antica – e con rapporto
privilegiato Dio – uomo – creatura per eccellenza - , ad un
universo in cui la terra aveva perduto la sua centralità.


                                                           45
Il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo
Galileo volle divulgare il più possibile le nuove idee (esigenza
di intersoggettività e pubblicità delle scoperte scientifiche). Il
testo è in volgare e racconta di una conversazione presso la
residenza di un nobile veneziano:
Sagredo, il “giudice” della disputa.
Simplicio, sostenitore delle tesi geocentrica tradizionale.
Salviati, sostenitore dell’eliocentrismo.
In realtà l’opera sostiene la teoria eliocentrica fin dal nome
assegnato al tolemaico: Simplicio significa ingenuo, credulone
e incolto. Gli antichi scienziati non sono autorità da accettare
acriticamente perché infallibili. L’eliocentrismo appare più
razionale e fondato nell’esperienza dalle nuove osservazioni.
Galileo sarà condannato ad abiurare: 22-06-1633.              46
La reazione delle chiese
I più duri all’inizio furono proprio i protestanti visto il loro
richiamo alla centralità della scrittura e alla sua lettura
integrale e autentica. I cattolici maturarono più tardi la
condanna, permettendo inizialmente la lettura e la
discussione delle tesi di Copernico. Il clima mutò radicalmente
nei ‘600:
1600 – Giordano Bruno condannato al rogo
1612 – condanna ufficiale del copernicanesimo
1633 – Galileo costretto all’abiura dell’eliocentrismo.
Alla base vi fu il mutato atteggiamento della Controriforma
che voleva ribadire l’ortodossia cattolica di fronte all’eresia
Protestante. Ciò provocò una profonda lacerazione tra fede e
ragione, tra religione e scienza.                           47
Il metodo galileiano
Galileo difese l’indipendenza del nuovo sapere scientifico da
ogni ingerenza esterna: l’autorità religiosa (Chiesa) e
l’autorità culturale (aristotelici).
Le affermazioni scritturali non potevano essere negate, pur
non intaccando i fondamenti della fede, pena la negazione
della validità della Bibbia scritta sotto ispirazione dello Spirito
santo (Card. Bellarmino).
Galileo sosteneva invece il una tale posizione danneggiava il
progresso del sapere scientifico e la stessa religione,
squalificata agli occhi dei credenti negando le evidenti
scoperte conquistate dalla scienza (lettere copernicane).


                                                               48
Il metodo galileiano: fede e ragione




I contrasti tra verità bibliche e scientifiche vanno risolti rivedendo
                                                                     49
                l’interpretazione delle Sacre Scritture
Il metodo galileiano




                       50
Il metodo galileiano
“Pare che quello degli effetti naturali che o la sensata
esperienza ci pone dinanzi agli occhi o le necessarie
dimostrazioni ci concludono, non debba in conto alcuno
essere revocato in dubbio” (Lettera a Cristina di Lorena).
Sensate esperienze significa: esperienze dei sensi con
primario riferimento alla vista – momento osservativo –
induttivo -.
Necessarie dimostrazioni significa: ragionamenti logici
condotti su base matematica che partono da un’intuizione
del ricercatore che per supposizione formula una teoria
ipotetica, riservandosi la necessaria verifica – momento
ipotetico-deduttivo -.
Galileo è entrambe le cose !                               51
La guerra dei Trent’anni (1)
Epicentro: la Boemia governata da Ferdinando II
d’Asburgo.
Cause: la massiccia diffusione del protestantesimo
nonostante i principi espressi con la pace d’Augusta
(1555).
La volontà e gli atti compiuti dall’Asburgo contro i non
cattolici e la resistenza dei nobili protestanti che si
ribellarono (1617-1618).
Nella prima fase della guerra ebbero la meglio i
cattolici e ciò provocò lo schieramento dei principi
tedeschi cattolici con l’imperatore e dei principi
protestanti con i ribelli boemi.                    52
Ferdinando II d’Asburgo




                          53
Fase boemo-palatina




                      54
La guerra dei Trent’anni (2)
Nel 1625 intervenne la Danimarca al fianco dei ribelli
protestanti, provocando non poche difficoltà agli
eserciti imperiali. L’Imperatore autorizzò il governatore
di Praga (Wallenstein) a reclutare un nuovo tipo di
esercito mercenario che sarebbe stato retribuito con i
beni delle terre via via attraversate. Si generò un
sistema di contribuzioni, ma molto più spesso l’esercito
opero feroci saccheggi generando calamità e disastri.
Nel 1629 la Danimarca venne battuta e l’intera
Germania era dominata dall’Imperatore. Questa
potenza egemonica entrò in conflitto con le potenze del
mar Baltico che erano protestanti.
                                                     55
Fase danese




              56
La guerra dei Trent’anni (3)
La preoccupazione destata dall’improvvisa ed egemonica
presenza imperiale sui territori tedeschi provocò l’intervento
del re protestante di Svezia Gustavo II Adolfo, preoccupato
dalla piega assunta dagli avvenimenti tedeschi. L’esercito
svedese prevedeva la coscrizione obbligatoria e in più vedeva
notevolmente rafforzato nel, quadrato tattico, snellito e più
rapido nei movimenti, il numero dei soldati con armi da
fuoco. Ciò provocò numerose vittorie svedesi e la fine di un
progetto egemonico imperiale sulla Germania.
Accanto all’impero si schierò l’altra grande potenza cattolica,
la Spagna, che fin dal 1621 era invischiata nella guerra. In più
con il 1621 scadeva la tregua (1609) stipulata con le Province
unite olandesi: tregua che gli spagnoli ritenevano poco
onorevole e che volevano rsicattare.                        57
La guerra dei Trent’anni (3)
Nel 1621 la Spagna riaprì le ostilità sul fronte olandese,
mentre in olanda le fazioni più intransigenti del
calvinismo prendevano il sopravvento sui moderati:
fondazione del Compagnia delle Indie Occidentali con lo
scopo di organizzare le operazioni di pirateria e di
conquistare terre in America.
Accomunava tutti il dispendioso impiego di ingenti risorse
finanziarie che provocò la bancarotta in Spagna (1627,
1647) e conseguenti rivolte contro gli inasprimenti della
leva fiscale senza il consuetudinario coinvolgimento della
nobiltà (Catalogna 1640, Portogallo 1640 con relativa
indipendenza, Napoli 1647-1648).
                                                      58
Fase svedese




               59
Gustavo II Adolfo
Il 16 novembre 1632, nel corso della Guerra dei Trent'anni, le truppe tedesche e svedesi si diedero battaglia a Lützen, nei
pressi di Lipsia. Lo scontro vide prevalere gli svedesi, che persero però sul campo il loro re Gustavo II Adolfo. L'episodio è
rievocato in questo quadro di Carl Wahlbom, dipinto nel 1855 e oggi conservato presso il Museo nazionale di Stoccolma.




                                                                                                                        60
La guerra dei Trent’anni (4)
Negli anni 1624-1642 la Francia fu governata come primo
ministro dal card. Richelieu che aveva un fortissimo senso
dello stato e degli interessi della monarchia. Fin dal 1625 egli
si rese conto che una vittoria degli Asburgo e della Spagna
avrebbe relegato la Francia (potenza cattolica) al rango
politico di satellite. Per questo non esitò, lui cattolico, a
schierare la Francia con le potenze protestanti non prima di
aver risolto in base al principio della ragion di stato il
problema ugonotto in Francia. Schiacciò la rivolta ugonotta
(1625) nel 1628 conquistando la piazzaforte di La Rochelle:
concesse comunque libertà di culto agli ugonotti previo
giuramento di fedeltà al re.

                                                           61
La guerra dei Trent’anni (4)
Nel 1635 la Francia entro in guerra al fianco delle potenze
protestanti contro l’Impero e la Spagna. A Richelieu
succedette il card. Giulio Mazzarino che si trovò di fronte i
medesimi problemi finanziari degli altri stati e li risolse con le
stesse soluzioni: inasprimento della leva fiscale. Ciò favorì
l’esplosione di rivolte speso disorganizzate e spontanee, ma
anche della ribellione chiamata Fronda (1649-1653)che fu
capeggiata dai nobili francesi i quali volevano condizionare
pesantemente l’operato del sovrano.
La corte fu costretta ad abbandonare Parigi, salvo rientrarvi
trionfante nel 1653. ciò significò la definitiva disfatta delle
aspirazioni nobiliari a condividere con il re il poteree
l’apertura dello sviluppo dell’assolutismo in Francia (Luigi XIV,
1643-1715).                                                   62
Fase francese




                63
Francia




                 Mazzarino
Richelieu                    64
La Rochelle




              65
La pace di Westfalia
La guerra si concluse nel 1648 (continuò tra Spagna e Francia
fino al 1659):
Crollò definitivamente il disegno egemonico imperiale nei
territori tedeschi.
Gli stati tedeschi (300) ebbero completa sovranità.
Il potere imperiale si ritirò nei territori della famiglia Asburgo.
Il calvinismo ebbe il riconoscimento della pace di Augusta.
Si diffuse la più ampia tolleranza religiosa.
La Francia emerse come potenza europea.



                                                               66

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il seicento

  • 1. 1
  • 2. La mortalità infantile La nuova fonte più importante di informazione sono i registri parrocchiali, divenuti obbligatori che registravano i momenti fondamentali della vita delle persone: battesimo, matrimonio, morte. Battesimo: il giorno della nascita o il seguente affinché il Battesimo piccolo non fosse destinato al Limbo. Per evitarlo nacquero santuari dedicati alla Vergine ove “suscitare il miracolo” anche solo momentaneo della vita. Era dunque elevato il numero di bimbi che morivano nei primi giorni di vita, visto che i bambini erano i più esposti alla morte: 25% ca. morivano entro il primo anno, 50% ca. entro il decimo anno. Dunque alla metà del ‘600: 50% della popolazione era giovane, pochi i sessantenni, con una speranza di vita intorno ai 27-30 anni. 2
  • 3. Il ritorno della carestia Matrimonio: con una mortalità così alta le seconde e terze Matrimonio nozze erano prassi normale, ed avvenivano molto rapidamente. Tipico dell’Europa è il matrimonio tardivo (25-30 anni), o un celibato forzato e temporaneo, poiché vi era un forte controllo sociale del comportamento sessuale prima del matrimonio. La capacità riproduttiva dei singoli era dunque fortemente compromessa. La popolazione era comunque cresciuta nel ‘500, e nel ‘600 ci fu crisi, carestie e dunque la fame che divenne cronica e ricorrente. A ciò si aggiunga che si stima il periodo 1570-1715 ca come un arco temporale freddo co le comprensibili conseguenze sulle rese agricole e la disponibilità di cibo. Si cercò cibo ovunque, di qualunque tipo e si ebbero casi di cannibalismo. 3
  • 4. Il confronto tra le crisi: ‘300-’600 Anche nel ‘600 vi furono carestia, guerra e peste. La guerra assunse il carattere della totalità (tipico dei conflitti moderni), coinvolgendo sempre più tutto e tutti, civili e combattenti: i soldati combattevano, saccheggiavano e portavano le malattie causando nelle varie regioni d’Europa veri e propri tracolli demografici (es. Guerra dei Trent’anni). Nonostante le somiglianze con il ‘300 (meno risorse per i consumatori, clima rigido, pestilenze) vi sono differenze: nel ‘600 vi furono crisi gravissime, ma localizzate; la popolazione totale non diminuì drasticamente ma entro in una fase di stagnazione. 4
  • 5. La gestione delle epidemie Ci sono ancora situazioni tragiche provocate dalla epidemie: cali demografici, ricerca di capri espiatori (untori). Cambia però l’atteggiamento delle autorità verso le pestilenze: se ne ricercano le cause in modo “scientifico” (corruzione dell’ari) e si comincia a fare opera di prevenzione istituendo le Magistrature della Sanità; gli ufficiali di sanità hanno il compito logistico e organizzativo di gestire le situazioni di potenziale pericolo (vedi l’organizzazione del porto di Livorno a partire dal 1590) con controlli più severi alle frontiere, l’istituzione di cordoni sanitari in casso di necessità, la individuazione di lazzaretti e di misure di controllo della popolazione nel caso di epidemie conclamate. È il tentativo di arginare e razionalizzare le emergenze attraverso lo studio dei nessi causali mondani e naturali delle epidemie. 5
  • 6. Personaggi Untore Monatti Monatto 6
  • 8. La reclusione dei poveri Peste, carestie, guerre: non provocarono un brusco calo demografico come nel trecento, ma accentuarono in modo drammatico il fenomeno del pauperismo (squilibrio tra risorse disponibili e incremento demografico), tipico del XVII secolo. Divenne fondamentale poter distinguere tra buoni e cattivi poveri, controllando la prassi caritativa e vietando il vagabondaggio e la mendicità: l’ozio è il padre di tutti i vizi. L’ozio fu posto alla base di tutta l’immoralità umana e combattuto con ogni mezzo: creazione di appositi luoghi destinati alla reclusione dei poveri. Ospedali generali in Francia – case di correzione - (Lione, 1614 – Parigi, 1657). Workhouse (Bristol, 1697). Amsterdam: Spinhuis (casa dove si fila)e Rasphuis (casa della sega). Luoghi di rieducazione del povero, affinchè apprezzasse il valore sociale e 8 religioso del lavoro.
  • 9. Egemonia e commercio olandese Dal 1620 Amsterdam assunse pienamente l’egemonia economica in Europa (Atlantizzazione) e le aree economicamente più floride divennero quelle nord europee affacciate sull’Atlantico (dal 1750 l’egemonia passò a Londra). L’Olanda divenne egemone partendo da attività relativamente povere e poco spettacolari: la pesca delle aringhe – grande pesca - (grazie la battello haringbuis, pesca a strascico e lavorazione diretta sul ponte, 1500 battelli, 12.000 pescatori), la pesca del merluzzo, la caccia alle balene. Il ricavato erta smerciato in Europa e soprattutto nel Mar Baltico. Vi fu anche una nuova produzione tessile (new draperies), meno costosa ed elaborata. 9
  • 10. Egemonia e commercio olandese Importazione di cereali. Permise agli gli olandesi di specializzarsi nella produzione di colture molto redditizie: Lino, canapa, luppolo; Piante per la produzione di coloranti da utlizzare per le new draperies comprate grezze dagli inglesi; La coltivazione molto redditizia dei tulipani. Allevamento intensivo di bovini e produzione di frutteti. Amsterdam divenne il principale centro di commercializzazione di cereali, da cui si serviva persino la nemica Spagna, che pagava in argento, reinvestito in lucrose attività. Gli olandesi arrivarono anche nel mediterraneo e furono in ottimi rapporti commerciali con l’Impero turco. 10
  • 11. La potenza navale olandese Dalla fine del Cinquecento gli Olandesi attaccarono sempre più aggressivamente i possedimenti portoghesi in Asia (Filippo II nel 1580 divenne anche re del Portogallo), approfittando della relativa debolezza dell’avversario con lo scopo di soppiantare i portoghesi; fu fondata per questo la Compagnia delle Indie Orientali – spa con enormi capitali in grado di costruire un vero e proprio impero olandese -. Dalla metà del Seicento gli Olandesi ebbero il monopolio dell’’importazione delle spezie in Occidente, costringendo intere economie locali al regime di monocoltura e all’incapacità di produzione anche degli elementi base per la sussistenza. 11
  • 12. A. Tenenti, Dalle rivolte alle rivoluzioni, il Mulino Gli anni della lotta. 1585-1609 Dopo aver spodestato Filippo II le Province trovarono in Elisabetta il sovrano pronto ad assumere un ruolo di Protettore soprattutto contro i tentativi spagnoli di riconquista. Dal 1582 al 1587 operò con successo Alessandro Farnese con la riconquista delle province meridionali (Anversa, 27-8-1585).Elisabetta mandò un corpo di spedizione anche perché aveva già intuito l’insidia della concorrenza della marina olandese: il suo inviato, Robert Dudley, conte di Leicester, non ottenne i successi sperati. Dalla morte del Farnese in terra francese (1592) all’arrivo di Ambrogio Spinola (162) le Provincie vissero meno la pressione spagnola e vennero riconosciute da Inghilterra e Francia. Le fortune militari e politiche si devono all’opera di Maurizio di Nassau valente stratega militare: nuovo addestramento delle truppe, migliore potenza di fuoco (tecnica delle raffica), claibri ed equipaggiamenti standardizzati. 12
  • 13. A. Tenenti, Dalle rivolte alle rivoluzioni, il Mulino Le Province disposero di una valente marina e di un vero e proprio esercito moderno in grado di avere cospicui investimenti e di difendere le città. La flotta: si crearono gruppi navali d’alto mare in grado di operare a vasto raggio. Vi erano poi le navi di linea – fregate, scafo basso e pescaggio ridotto, lunghe e agili, con grandi quantità di cannoni sulle fiancate -. Dopo le fortune dello Spinola (campagna di Frisia) nel 1607 ci fu il cessate il fuoco che di fatto segnò l’accettazione spagnola dell’indipendenza delle Province unite. Esse erano ormai una potenza internazionale e coloniale. 13
  • 14. A. Tenenti, Dalle rivolte alle rivoluzioni, il Mulino Lo Stato e la società L’Olanda divenne portabandiera delle Province: contribuiva alle spese, ebbe la direzione politica e militare e la preponderanza marittima. Le sue élite ebbero il sopravvento ed Amsterdam divenne il centro dei commerci, delle finanze e del nolo marittimo. Per fare tutto questo occorreva grande libertà commerciale: strettissimo fu il rapporto tra poteri politici ed economici. Al vertice dello stato stavano i reggenti che fino al sussistere del pericolo spagnolo non poterono lasciare in disparte gli aristocratici statolder e i loro incarichi militari; in particolare emerse la famiglia Orange-Nassau che lottò per la causa calvinista e per imporre il proprio prestigio. Comunque l’egemonia della classe mercantile non fu mai messa in discussione. 14
  • 15. A. Tenenti, Dalle rivolte alle rivoluzioni, il Mulino Fino al 1650 gli statolder occuparono un ruolo di primo piano nella vita politica. Al culmine del sistema dei reggenti stava il Gran Pensionario e quello d’Olanda assunse un ruolo centrale: di fatto divenne un ministro degli affari esteri. Forte fu lo scontro tra la chiesa ufficiale calvinista e i reggenti poiché questi ultimi vollero sempre mantenere un clima di tolleranza e apertura religiosa, con lo scopo di una pacifica convivenza tra le varie confessioni (calvinisti, luterani, cattolici, anabattisti, ebrei). È in questo periodo che opera Ugo Grozio (1583-1645) massimo esponente della corrente del giusnaturalismo: il diritto naturale sovrasta gli uomini e completa il diritto delle genti. Nella natura umana ci sono i germi della giustizia naturale e della società fondata su un patto. 15
  • 16. A. Tenenti, Dalle rivolte alle rivoluzioni, il Mulino Gli strumenti della supremazia economica Già Guglielmo d’Orange aveva dato impulso ai centri scientifici e culturali: università di Leida, di Franeker, di Groninga, di Utrecht. Amsterdam divenne un importantissimo centro librario ed editoriale, oltre che capitale economica ed internazionale: La banca (1609) in cui ogni mercante internazionale apriva un conto. La borsa (1611), fu centro industriale e sviluppò cantieri navali. Vi sorse la Compagnia delle Indie Orientali e poi Occidentali. 16
  • 17. A. Tenenti, Dalle rivolte alle rivoluzioni, il Mulino Le compagnie sorsero affinché gli olandesi non si facessero una pericolosa concorrenza interna ed ebbero enormi poteri: propri soldati e flotte, diritto di battere moneta, stipulare trattati. Ben presto quella orientale ebbe dividendi elevati e le azioni crebbero di valore, concentrandosi nelle mani di pochi. Le navi erano organizzate in squadre navali per le operazioni belliche, salpavano tre volte l’anno per lunghissimi viaggi. Erano costruite con caratteristiche tecniche adatte ai vari usi : la tipologia più in uso era quella del fluyt: pochi cannoni, equipaggio ridotto, più lunghe che larghe, dominarono i traffici nel nord europa. 17
  • 18. A. Tenenti, Dalle rivolte alle rivoluzioni, il Mulino 18
  • 19. A. Tenenti, Dalle rivolte alle rivoluzioni, il Mulino 19
  • 20. A. Tenenti, Dalle rivolte alle rivoluzioni, il Mulino 20
  • 21. Compagnia olandese delle Indie Orientali Compagnia commerciale istituita dagli Stati Generali olandesi nel 1602 mediante l'unificazione di una serie di compagnie più piccole e la concessione del monopolio delle rotte orientali tra il capo di Buona Speranza e lo stretto di Magellano, nonché dei diritti di sovranità su ogni territorio acquisito. Nel 1619 Jan Pieterszoon Coen (1587-1629), il fondatore dell'impero coloniale olandese nelle Indie Orientali, stabilì a Batavia, l'odierna Giacarta, la sede della Vereenigde Oostindische Compagnie, che in pochi anni estese le sue attività in tutto l'arcipelago malese, in Cina, in Giappone, in India e in Persia. Nel corso del lungo conflitto che oppose i Paesi Bassi alla Spagna nel XVII secolo, la compagnia tolse al Portogallo tutti i possedimenti nelle Indie Orientali, soppiantandone la presenza in Indonesia e nella penisola malese, a Ceylon, sulla costa indiana del Malabar e nel Giappone; nel contempo riuscì a estromettere gli inglesi dall'arcipelago malese e dalle isole Molucche e a fondare la prima colonia europea in Sudafrica, a Capo di Buona Speranza (1652). All'apice del suo potere, nel 1669, la compagnia contava 40 navi da guerra, 150 navi mercantili e 10.000 soldati. Tra il 1602 e il 1696 gli utili annuali distribuiti dalla compagnia non furono mai inferiori al 12%, arrivando a punte del 63%. Il suo statuto veniva rinnovato ogni vent'anni, in cambio di concessioni finanziarie al governo olandese. Durante il XVIII secolo, la crescente affermazione di Gran Bretagna e Francia e l'acuirsi dei problemi con le colonie avviarono il declino della compagnia olandese, che dal 1724 non fu più in grado di distribuire utili e poté sopravvivere solo grazie ai tributi imposti ai territori amministrati. A partire dal 1780 si moltiplicarono gli attacchi inglesi ai suoi possedimenti; nel 21
  • 22. Compagnia olandese delle Indie Occidentali Compagnia olandese delle Indie Occidentali Compagnia mercantile costituita dagli Stati Generali olandesi nel 1621 per gestire i traffici commerciali internazionali insieme con la Compagnia olandese delle Indie Orientali. In cambio di contributi fissi, alla Compagnia fu concesso il monopolio del commercio con le Americhe e l'Africa, e i diritti di colonizzare i territori di quei continenti mantenendovi forze armate proprie. La Compagnia fondò colonie nella Nuova Olanda (odierno stato di New York), in Suriname e a Curaçao, tentando per oltre trent'anni (sino al 1654) di strappare il Brasile al controllo portoghese. Commercialmente non ebbe lo stesso successo della Compagnia delle Indie Orientali così che nel 1674 venne sciolta per difficoltà finanziarie. Una nuova compagnia fu attiva sino al 1795, quando crollò a sua volta a seguito dell'invasione francese dell'Olanda. Una terza Compagnia delle Indie Occidentali, formata nel 1828, andò incontro a un fallimento ancor più rapido. 22
  • 23. Le sedi delle Compagnie Sede Compagnia delle Indie Occidentali Sede Compagnia delle Indie Orientali 23
  • 24. Egemonia e commercio olandese Gli olandesi divennero anche i fondamentali mediatori nel commercio con l’Oriente attraverso il basso costo di noleggio dei loro trasporti marittimi. Le navi erano infatti prodotte con tecniche “industriali” in cantieri che usavano procedure standardizzate, i navigli erano governati con un numero di uomini inferiore ai concorrenti e il loro vettovagliamento era meno dispendioso. Gli olandesi con la loro flotta mercantile si imposero nel corso del Seicento come i padroni incontrastati dei traffici marittimi (I. Wallerstein, 6000 navi, 48000 marinai). 24
  • 25. Egemonia e commercio olandese Il Logo della Compagnia delle Indie Orientali Sede Compagnia delle Indie Orientali 25
  • 26. Le colonie olandesi Possedimenti della Compagnia delle Indie Orientali 26
  • 27. Egemonia e commercio olandese Maori attaccano le navi della Compagnia delle Indie Orientali 27
  • 28. Le altre potenze europee 1623 – 1653: gli Olandesi tentano a più riprese di strappare il Brasile ai Portoghesi, conquistando la zona a nord-est ove si produceva la canna da zucchero che veniva raffinata in madrepatria (Amsterdam, 25 raffinerie). Le piantagioni erano coltivate da schiavi importati dall’Africa per cui gli olandesi attaccarono anche le basi di approvvigionamento situate in Guinea. Al termine l’impresa fu abbandonata perché troppo costosa. Alla metà del ‘600 l’Olanda era comunque la potenza egemone a livello di commercio internazionale e ciò provocò la reazione degli altri paesi europei al fine d difendere le proprie economie nazionali. 28
  • 29. Lo scontro Inghilterra - Olanda Il parlamento inglese emanò a più riprese, a partire dal 1651, Atti di navigazione con lo scopo di colpire la capacità olandese di dominare il mercato dei noli marittimi e incentivare la capacità cantieristica britannica. Si impediva di trasportare le merci verso l’Inghilterra su navi di terzi (nolo) a favore delle navi inglesi o del paese di produzioni. Gli Olandesi risposero con la guerra: nel 1652 furono sconfitti, nel 1665-1667 riuscirono a saccheggiare porti sino alla foce del Tamigi. Il Trattato di Breda sancì una pace di compromesso: il nolo olandese poteva essere effettuato almeno per le merci tedesche, passando per i porti olandesi, poteva attraccare in Inghilterra. È in tale periodo che emerge una nuova grande potenza in grado di rivaleggiare con gli olandesi: l’Inghilterra. 29
  • 30. Il modello economia - mondo Concetto coniato da Fernand Braudel. Non indica un’economia planetaria, ma uno spazio geografico con tre aree collegate tra loro: Centro: una città che attrae le merci più richieste/preziose e le redistribuisce Fascia intermedia: partecipa significativamente alla ricchezza del centro Zona periferica: povera e fornisce le materie prime a basso costo 30
  • 31. Il modello economia - mondo POPOLAZIONE MATERIE PRIME PERIFERIA ED ECONOMIA ASSERVITE AL CENTRO TRASFORMA LE ELEVATO MATERIE PRIME CENTRO LIVELLO DI E DISTRIBUISCE RICCHEZZA E PRODOTTI FINITI LIBERTA’ ACCETTABILI IN RAPPORTI CONDIZIONI DI COMMERCIALI INTERMEDIA RICCHEZZA E CON IL CENTRO LIBERTA’ 31
  • 32. Il modello economia - mondo Cotone, canna Cipro e isole da zucchero, greche Regime di vino monocultura Imp/esp Relativa libertà Prodotti orientali e Venezia di stampa e rifornimento di tedeschi cereali Si vendono Germania sud Prosperità delle manufatti ai turchi e si acquistano e Italia città prodotti orientali centro - nord 32
  • 33. Il modello economia - mondo Cereali, canna Polonia e Baltico, Servitù da zucchero, Brasile e Molucche contadini, spezie schiavitù, monocoltura Distribuzione Libertà di stampa, grani, spezie, Amsterdam abbondanza industriali e nolo alimentare, navi tolleranza religiosa Grano dal Baltico, spezie e Spagna, Italia, Vedi condizioni prodotti Francia, dei singoli paesi olandesi Germania 33
  • 34. Calvinismo e capitalismo (Weber) Capitalismo: contesto politico-sociale in cui l’abbondanza di risorse economiche e la libertà di investimento permettono di trarre profitto aumentando continuamente il capitale disponibile. Max Weber nel testo l’Etica protestante e lo spirito del capitalismo (1905) propose di legare il calvinismo allo sviluppo del capitalismo: il credente calvinista, angosciato per il destino al lui riservato (predestinazione) era costantemente alla ricerca di conferme della propria salvezza. Nell’ambito del lavoro tali conferme furono ricercate nell’impegno costante a superare la dimensione carnale e del peccato e nel fuggire il vizio e l’ozio. Ciò provocò la nascita di una classe produttiva, con un tenore di vita parco e sobrio, in cui la ricchezza veniva reinvestita nel lavoro e non sperperata (nobiltà). 34
  • 35. Calvinismo e capitalismo (Weber) Oggi la tesi di Weber non viene più accettata per i seguenti motivi: Le invenzioni finanziarie utilizzate dagli olandesi provenivano dalla tradizione economica europea e veneziana (non inventarono nulla). Molti imprenditori olandesi erano fiamminghi provenienti dalle regioni spagnole, convertiti al calvinismo come effetto delle repressione nelle Fiandre cattoliche. Erano seguaci di Erasmo da Rotterdam: uomini molto religiosi, sobri, fautori del culto privato (contro la superstizione) e della lettura della Bibbia, ritenevano che il matrimonio fosse una vocazione di pari dignità con la sacerdotale/monacale. Tali opinioni religiose non potevano trovare facile vita nella chiesa post tridentina (H.R. Trevor-Roper). 35
  • 36. Tolleranza religiosa A riprova della tesi di H.R. Trevor-Roper sta il fatto che la Gheldria (regione a rigida osservanza calvinista) era il territorio più arretrato dell’Olanda. I governanti di Amsterdam si opposero sempre all’instaurazione di un regime teocratico (Ginevra) e favorirono la libera professione religiosa privata nonostante lo Stato si professasse calvinista (i clavinisti nonn superavano il 55% della popolazione). Ciò evitò la guerra civile e permise la libertà di stampa e il rifugio per filosofi e dissidenti perseguitati in patria. Persino gli ebrei potevano praticare liberamente la loro fede. 36
  • 37. La rivoluzione copernicana La visione tradizionale del cosmo (kosmos, ordine) come totalità ordinata, finita, nel complesso stabile e dunque comprensibile alla ragione umana è riconducibile a Pitagora. Ma il cosmo per un astronomo del ‘500 era tutt’altro che ordinato poiché la concezione aristotelico-tolemaica (geocentrica, distinzione tra il mondo terrestre – corruttibile - e il mondo celeste – inalterabile e perenne -) si era complicata nel corso dei secoli. Infatti il compito dell’astronomia era sempre stato quello si conciliare il postulato teorico della perfetta circolarità orbitale e uniformità del movimento dei corpi celesti con i fenomeni astronomici testimoniati dall’esperienza sensibile dell’osservare il cielo: per questo si era introdotta una “speciale” geometria. Questa continua complicazione degli aggiustamenti del modello si rivelò però inefficace. 37
  • 38. La rivoluzione copernicana Troppo ampio era ormai il margine d’errore sulle previsioni delle future posizioni dei pianeti (10%) e troppe variabili geometriche si erano introdotte per cercare di azzerare l’errore: confusione e iprecisione permanenti. N. Copernico (Polonia, 1473-1543) nel De revolutionibus orbium coelestium (1543) evidenziò il problema; “nessun altro motivo mi ha indotto a meditare su un nuovo possibile criterio di calcolare i movimenti delle sfere del mondo se non il fatto di essermi accorto che i matematici stessi non sono tra loro d’accpordo sul modo di determinarli …”. Egli aderì al neopitagorismo e neoplatonismo rinascimentali traendone la convinzione che l’universo, opera di Dio perfetto artefice, non poteva non essere ordinato secondo una simmetria e un’armonia matematiche perfette: semplicità del cosmo. 38
  • 39. La rivoluzione copernicana Dunque se il cosmo era un’armonia semplice non poteva che essere governato dal minor numero possibile di cause. Copernico recuperò suggestioni pitagoriche e riformulò l’ipotesi eliocentrica: L’universo è immensamente grande, ma finito poiché chiuso dal cielo delle stelle fisse. La terra ruota sul proprio asse (rotazione) e annualmente intorno al a sole (rivoluzione). Il mondo è ancora però un cosmo finito e sferico e il moto dei corpi celesti è uniforme e circolare. La teoria copernicana ebbe molto successo, ma inizialmente fu molto letta senza scuotere le credenze consolidate sull’immobilità della terra (assurdo pensare ad un suo movimento). 39
  • 40. La rivoluzione copernicana L’assurdità del movimento terrestre era palesata dalla contraddittorietà rispetto all’esperienza comune. Già Tolomeo (II sec. D.C.) aveva evidenziato tale assurdità con due argomenti: Argomento della torre, basato sull’esperienza della caduta verticale dei gravi. Argomento delle nuvole, non si potrebbero muovere sia verso est che verso ovest in modo indifferente. Eppure molti astronomi pur ritenendo il moto terrestre come una realtà assurda, utilizzavano il calcolo della visione eliocentrica come una finzione – un modello matematici per efficaci calcoli scientifici. 40
  • 41. La rivoluzione copernicana L’utilizzo dell’eliocentrismo come pura ipotesi, funzionale a un calcolo meno approssimativo delle orbite planetarie era stato incoraggiato nella stessa prefazione redatta con il consenso di Copernico dal teologo luterano Andreas Osiander (1498-1552). La premessa, tutta preoccupata di salvare il geocentrismo della cosmologia tradizionale, la funzione centrale dell’uomo come creatura prediletta da Dio e il valore dei passi biblici congruenti, presentava l’eliocentrismo come una delle tante possibili ipotesi matematiche sul cosmo, non come l’unica vera (Copernico). Ma in tal modo la teoria si diffuse sempre più, convincendo le successive generazioni di astronomi. 41
  • 42. La rivoluzione copernicana Tycho Brahe (Danimarca, 1546-1601), rifiutò la prospettiva copernicana, ma ne fu stimolato per importanti revisioni del modello geocentrico tradizionale. Egli studiò le stelle con frequenza regolare, correggendo numerosi dati e calcoli e scoprendo nuovi oggetti celesti. Elaborò un sistema ancora geocentrico ma con alcune varianti. Giovanni Keplero (Germania, 1571-1630), aderì alla teoria copernicana che era la vera teoria cosmologica capace di spiegare i fenomeni celesti. Egli era convinto che fosse possibile riscoprire le “leggi archetipali” che avevano presieduto alla creazione del mondo. La terra doveva essere totalmente equiparata agli altri pianeti. Scoprì le orbite ellittiche (il sole occupa uno dei due fuochi) e la velocità orbitale variabile dei pianeti (natura strutturata geometricamente). 42
  • 43. La rivoluzione copernicana Giordano Bruno (1548-1600), l’universo è infinito in quanto Dio, la sua causa, è infinito. L’universo diventa incommensurabile (vedi le teorie del teologo e filosofo tedesco Niccolò Cusano, 1401-1464) e ciò esalta lo sforzo conoscitivo dell’uomo nel pensare una geometria dell’infinito che penetra con la forza della mente gli angoli più reconditi della natura e ne coglie la intima unione con Dio. L’universo bruniano mostra tutta la sua dirompente diversità dall’universo antico e medievale, ma anche da quello dei grandi astronomi moderni. Il nostro sistema solare può essere uno dei tanti che popolano l’infinito universo. 43
  • 44. La rivoluzione copernicana Galileo Galilei (1564-1642), ebbe la geniale intuizione di rivolgere il cannocchiale verso il cielo acquisendo per via sperimentale nuovi dati astronomici. Con il Sidereus Nuncius (1610) rende pubbliche le sue prime innovative osservazioni astronomiche. Con il cannocchiale l’astronomia osservò la luna e la sua struttura di superficie, i satelliti di Giove. Poi arriveranno le macchie solari, le fasi di Venere, l’aspetto di Saturno. Verrà azzerata la dicotomia mondo terrestre – mondo celeste (un’unica materia imperfetta accomuna corpi celesti e terra) e il monocentrismo del sistema geocentrico tolemaico (moti planetari pluricentrici). Vi è poi una rivoluzione metodologica essenziale: il cannocchiale potenziò la capacità umana di vedere e dunque dilatò i confini del mondo percepito e percepibile. 44
  • 45. La rivoluzione copernicana L’osservazione con il cannocchiale era accessibile a tutti e permetteva di vedere con i propri occhi che l’universo era diverso dai principi del senso comune. La lotta contro tali risultati nascondeva il rifiuto per la distruzione della cosmologia che per secoli era stata la base pratica e spirituale di ogni giorno: stupore e sconcerto provocarono una profonda crisi di valori. Risultava difficile anche e soprattutto adattare la visione cristiana, antropocentrica – come l’antica – e con rapporto privilegiato Dio – uomo – creatura per eccellenza - , ad un universo in cui la terra aveva perduto la sua centralità. 45
  • 46. Il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo Galileo volle divulgare il più possibile le nuove idee (esigenza di intersoggettività e pubblicità delle scoperte scientifiche). Il testo è in volgare e racconta di una conversazione presso la residenza di un nobile veneziano: Sagredo, il “giudice” della disputa. Simplicio, sostenitore delle tesi geocentrica tradizionale. Salviati, sostenitore dell’eliocentrismo. In realtà l’opera sostiene la teoria eliocentrica fin dal nome assegnato al tolemaico: Simplicio significa ingenuo, credulone e incolto. Gli antichi scienziati non sono autorità da accettare acriticamente perché infallibili. L’eliocentrismo appare più razionale e fondato nell’esperienza dalle nuove osservazioni. Galileo sarà condannato ad abiurare: 22-06-1633. 46
  • 47. La reazione delle chiese I più duri all’inizio furono proprio i protestanti visto il loro richiamo alla centralità della scrittura e alla sua lettura integrale e autentica. I cattolici maturarono più tardi la condanna, permettendo inizialmente la lettura e la discussione delle tesi di Copernico. Il clima mutò radicalmente nei ‘600: 1600 – Giordano Bruno condannato al rogo 1612 – condanna ufficiale del copernicanesimo 1633 – Galileo costretto all’abiura dell’eliocentrismo. Alla base vi fu il mutato atteggiamento della Controriforma che voleva ribadire l’ortodossia cattolica di fronte all’eresia Protestante. Ciò provocò una profonda lacerazione tra fede e ragione, tra religione e scienza. 47
  • 48. Il metodo galileiano Galileo difese l’indipendenza del nuovo sapere scientifico da ogni ingerenza esterna: l’autorità religiosa (Chiesa) e l’autorità culturale (aristotelici). Le affermazioni scritturali non potevano essere negate, pur non intaccando i fondamenti della fede, pena la negazione della validità della Bibbia scritta sotto ispirazione dello Spirito santo (Card. Bellarmino). Galileo sosteneva invece il una tale posizione danneggiava il progresso del sapere scientifico e la stessa religione, squalificata agli occhi dei credenti negando le evidenti scoperte conquistate dalla scienza (lettere copernicane). 48
  • 49. Il metodo galileiano: fede e ragione I contrasti tra verità bibliche e scientifiche vanno risolti rivedendo 49 l’interpretazione delle Sacre Scritture
  • 51. Il metodo galileiano “Pare che quello degli effetti naturali che o la sensata esperienza ci pone dinanzi agli occhi o le necessarie dimostrazioni ci concludono, non debba in conto alcuno essere revocato in dubbio” (Lettera a Cristina di Lorena). Sensate esperienze significa: esperienze dei sensi con primario riferimento alla vista – momento osservativo – induttivo -. Necessarie dimostrazioni significa: ragionamenti logici condotti su base matematica che partono da un’intuizione del ricercatore che per supposizione formula una teoria ipotetica, riservandosi la necessaria verifica – momento ipotetico-deduttivo -. Galileo è entrambe le cose ! 51
  • 52. La guerra dei Trent’anni (1) Epicentro: la Boemia governata da Ferdinando II d’Asburgo. Cause: la massiccia diffusione del protestantesimo nonostante i principi espressi con la pace d’Augusta (1555). La volontà e gli atti compiuti dall’Asburgo contro i non cattolici e la resistenza dei nobili protestanti che si ribellarono (1617-1618). Nella prima fase della guerra ebbero la meglio i cattolici e ciò provocò lo schieramento dei principi tedeschi cattolici con l’imperatore e dei principi protestanti con i ribelli boemi. 52
  • 55. La guerra dei Trent’anni (2) Nel 1625 intervenne la Danimarca al fianco dei ribelli protestanti, provocando non poche difficoltà agli eserciti imperiali. L’Imperatore autorizzò il governatore di Praga (Wallenstein) a reclutare un nuovo tipo di esercito mercenario che sarebbe stato retribuito con i beni delle terre via via attraversate. Si generò un sistema di contribuzioni, ma molto più spesso l’esercito opero feroci saccheggi generando calamità e disastri. Nel 1629 la Danimarca venne battuta e l’intera Germania era dominata dall’Imperatore. Questa potenza egemonica entrò in conflitto con le potenze del mar Baltico che erano protestanti. 55
  • 57. La guerra dei Trent’anni (3) La preoccupazione destata dall’improvvisa ed egemonica presenza imperiale sui territori tedeschi provocò l’intervento del re protestante di Svezia Gustavo II Adolfo, preoccupato dalla piega assunta dagli avvenimenti tedeschi. L’esercito svedese prevedeva la coscrizione obbligatoria e in più vedeva notevolmente rafforzato nel, quadrato tattico, snellito e più rapido nei movimenti, il numero dei soldati con armi da fuoco. Ciò provocò numerose vittorie svedesi e la fine di un progetto egemonico imperiale sulla Germania. Accanto all’impero si schierò l’altra grande potenza cattolica, la Spagna, che fin dal 1621 era invischiata nella guerra. In più con il 1621 scadeva la tregua (1609) stipulata con le Province unite olandesi: tregua che gli spagnoli ritenevano poco onorevole e che volevano rsicattare. 57
  • 58. La guerra dei Trent’anni (3) Nel 1621 la Spagna riaprì le ostilità sul fronte olandese, mentre in olanda le fazioni più intransigenti del calvinismo prendevano il sopravvento sui moderati: fondazione del Compagnia delle Indie Occidentali con lo scopo di organizzare le operazioni di pirateria e di conquistare terre in America. Accomunava tutti il dispendioso impiego di ingenti risorse finanziarie che provocò la bancarotta in Spagna (1627, 1647) e conseguenti rivolte contro gli inasprimenti della leva fiscale senza il consuetudinario coinvolgimento della nobiltà (Catalogna 1640, Portogallo 1640 con relativa indipendenza, Napoli 1647-1648). 58
  • 60. Gustavo II Adolfo Il 16 novembre 1632, nel corso della Guerra dei Trent'anni, le truppe tedesche e svedesi si diedero battaglia a Lützen, nei pressi di Lipsia. Lo scontro vide prevalere gli svedesi, che persero però sul campo il loro re Gustavo II Adolfo. L'episodio è rievocato in questo quadro di Carl Wahlbom, dipinto nel 1855 e oggi conservato presso il Museo nazionale di Stoccolma. 60
  • 61. La guerra dei Trent’anni (4) Negli anni 1624-1642 la Francia fu governata come primo ministro dal card. Richelieu che aveva un fortissimo senso dello stato e degli interessi della monarchia. Fin dal 1625 egli si rese conto che una vittoria degli Asburgo e della Spagna avrebbe relegato la Francia (potenza cattolica) al rango politico di satellite. Per questo non esitò, lui cattolico, a schierare la Francia con le potenze protestanti non prima di aver risolto in base al principio della ragion di stato il problema ugonotto in Francia. Schiacciò la rivolta ugonotta (1625) nel 1628 conquistando la piazzaforte di La Rochelle: concesse comunque libertà di culto agli ugonotti previo giuramento di fedeltà al re. 61
  • 62. La guerra dei Trent’anni (4) Nel 1635 la Francia entro in guerra al fianco delle potenze protestanti contro l’Impero e la Spagna. A Richelieu succedette il card. Giulio Mazzarino che si trovò di fronte i medesimi problemi finanziari degli altri stati e li risolse con le stesse soluzioni: inasprimento della leva fiscale. Ciò favorì l’esplosione di rivolte speso disorganizzate e spontanee, ma anche della ribellione chiamata Fronda (1649-1653)che fu capeggiata dai nobili francesi i quali volevano condizionare pesantemente l’operato del sovrano. La corte fu costretta ad abbandonare Parigi, salvo rientrarvi trionfante nel 1653. ciò significò la definitiva disfatta delle aspirazioni nobiliari a condividere con il re il poteree l’apertura dello sviluppo dell’assolutismo in Francia (Luigi XIV, 1643-1715). 62
  • 64. Francia Mazzarino Richelieu 64
  • 66. La pace di Westfalia La guerra si concluse nel 1648 (continuò tra Spagna e Francia fino al 1659): Crollò definitivamente il disegno egemonico imperiale nei territori tedeschi. Gli stati tedeschi (300) ebbero completa sovranità. Il potere imperiale si ritirò nei territori della famiglia Asburgo. Il calvinismo ebbe il riconoscimento della pace di Augusta. Si diffuse la più ampia tolleranza religiosa. La Francia emerse come potenza europea. 66

Editor's Notes

  1. Il Seicento
  2. Il Seicento