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La nascita degli Stati Uniti
       d’America
Le colonie inglesi del Nord America
Il primo insediamento inglese risale al 1607 quando un
gruppo di coloni si stabilì in un territorio che venne
chiamato Virginia con uno scopo principalmente
economico. Fu soprattutto il problema religioso, nella
prima metà del 600, a provocare l’immigrazione di coloni
puritani e calvinisti che non volevano piegarsi alla chiesa
di Stato. Nel 1620 e del luogo la più celebre spedizione
inglese verso l’America che gli dei protagonisti i
cosiddetti padri Pellegrini: un centinaio di casi di un
istinto decisi a separarsi dalla Chiesa inglese che
sbarcarono sulla costa del Massachusetts. Nel 1930
arrivarono numerosi altri pellegrini che fondarono le città
di Boston e Salem.
Nacque così la nuova Inghilterra con quattro colonie:
Massachusetts, New Hampshire, Connecticut, Rodhe
Island. A sud si estendeva un territorio controllato dagli
olandesi e la città più importante era nuova Amsterdam
che divenne inglese nel 1664 con il nome di New York.
Si fondarono quattro nuove colonie: New York, New
Jersey, Delaware, Pennsylvania con capitale
Philadelphia fondata dai quaccheri. A sud si formarono il
Maryland, il North e South Carolina e la Georgia.
I coloni inglesi entrano subito in contatto con gli indigeni
e instaurarono inutile aumento un rapporto di precaria
simbiosi: ognuno dei due gruppi aveva trovato presso
l’altro degli utilissimi, e quindi aveva interesse a
mantenere con lui relazioni amichevoli e pacifiche il tipo
commerciale Gli indiani praticavano l’agricoltura e
producevano il mais che serviva ai coloni per poter
sopravvivere visto i saltuari contatti con la madre patria.
In poco tempo però l’equilibrio delle relazioni stettero
profondamente a danno degli indiani: essi furono
decimati dalle epidemie causate dalle malattie portate
dagli europei, i coloni che non avevano più bisogno di
rifornimenti alimentari provenienti dai campi indiani,
cominciarono a vendere i loro lana, rum, attrezzi in ferro
e armi da fuoco. Gli indiani procuravano pellicce ai
coloni e ciò provocò un notevole aumento della
conflittualità fra le varie tribù. L’incremento demografico
europeo e i nuovi arrivi coloni causarono la ricerca di
nuove terre per garantire la sufficienza alimentare delle
coloni: la precaria simbiosi si trasformò in guerre di
conquista. Nel corso di tali conflitti i puritani si distinsero
per la loro ferocia contro gli indiani accusati di essere
adoratori del diavolo, barbari, selvaggi.
La mentalità puritana
I puritani della nuova Inghilterra erano convinti di essere
il nuovo popolo di Dio scelto dal Signore è chiamato
conquistare in America una terra promessa analoga a
quella della Palestina. Questa concezione era diretta
conseguenza della dottrina che di vista della
predestinazione. Tagli predestinati era possibile
costruire un popolo di santi capace di essere per tutto il
mondo un modello di vera perfezione. In tale concezione
l’uomo non aveva un ruolo autonomo poiché, secondo il
calvinismo sapeva compiere solo il male. Se l’uomo
compiva la volontà divina, ciò si ficcava che la forza di
Dio agiva in lui, aiutandolo ad osservare la legge santa.
Le autorità politiche religiose di fatto in Massachusetts
uno stile di vita severo rigoroso.
Chiunque non rispettava le regole imposte dalla
comunità veniva rimproverato, bandito, anche
condannato a morte. Individuo e ha sottoposto
formidabile processo di condizionamento e non poteva
esprimere alcuna forma di dissenso, morale, religioso,
teologico, poiché così avrebbe rivelato la sua natura di
peccatore corrotto, non rigenerato dalla grazia divina. In
campo economico questo modello significò un rigido
controllo sull’iniziativa individuale, nella convinzione che
l’egoismo e la cupidigia di ricchezza privata e personale
fossero un segnale dell’assenza della grazia divina.
Vedi la caccia alle streghe di Salem.
Sviluppo demografico ed economico
Le colonie e non molto diverse le uve dalle altre sia per il
clima che per le risorse del territorio. Alcune erano più
fortunate e i nessi si poteva coltivare il tabacco, primo
fra tutti beni che le colonie inviavano verso la
madrepatria in altre si produceva pesce, legname,
catrame, resina, canapa; notevole sviluppo ebbe anche
l’industria cantieristica. Nel 700 la maggior parte della
popolazione viveva di agricoltura poiché era molto facile
acquistare terra sufficiente per diventare piccoli
proprietari. Al Nord vi erano aziende agricole di piccola e
media grandezza, mentre il sud si diffuse il modello della
grande piantagione con il problema della manodopera.
Le colonie attrassero molti emigranti e aumentarono
vertiginosamente la propria popolazione.
Solo una parte i nuovi arrivati proveniva dall’Inghilterra,
mentre vi erano molti tedeschi, e irlandesi protestanti.
Non tutti arrivavano in Inghilterra dotati di risorse
economiche sufficienti, e molti non avevano neppure i
soldi per pagarsi il viaggio: questi giunti in America
dovevano riscattare le spese del loro trasporto e quindi
venivano reclutati come manodopera con il modello
della servitù a contratto. Se però il fenomeno dei servi
bianchi a contratto che dovevano svolgere un lavoro
obbligato per potersi poi inserire nel tessuto sociale.
La condizione dei contadini liberi e dei lavoratori urbani
appare decisamente migliore di quelle che incontriamo
nell’Inghilterra del medesimo periodo. In America
comparvero però forme di sfruttamento del lavoro ormai
in scomparse in Europa occidentale.
Gli schiavi neri
Gli schiavi arrivavano in America portato dei mercati
europei che li acquistavano dai sovrani neri dei grandi
regni dell’Africa costiera, i quali catturavano nelle regioni
interne. Questi schiavi, contratti in cambio di armi da
fuoco, rum e altri oggetti, spesso tentato il suicidio al
momento dell’imbarco oppure morirono a causa delle
epidemie che scoppiavano sulle navi – vaiolo -.
L’importazione di schiavi neri apparve ai proprietari delle
grandi piantagioni, tabacco e riso, molto redditizia. Lo
schiavo nero infatti poteva essere sfruttato con maggiore
profitto, per tempi più lunghi e con minori difficoltà dei
serbi bianchi. Per tale motivo aumentò costantemente la
popolazione nera nelle colonie inglesi del Nord America.
Nelle colonie del Nord ha tuttavia la schiavitù non riuscii
ad imporsi sia perché il clima non permetteva l’economia
di piantagione, sia per l’ostilità degli artigiani e dei
contadini bianchi, che videro sempre nella mano d’opera
servile un pericoloso concorrente. I territori del sud della,
si appoggiavano sui trafficanti europei oppure del Nord
America per ottenere la manodopera a loro necessaria.
I rapporti economici con l’Inghilterra
Il rapporto con la madrepatria era decisamente ambiguo:
i colori erano a pieno titolo sudditi del re, ma i
provvedimenti presi dal parlamento provocarono forti
tensioni con la madrepatria, causando infine la
ribellione. Infatti le colonie potevano vendere solo
all’Inghilterra le merci più pregiate e preziose, ad
esempio zucchero, tabacco, pellame, legname e ferro;
questi provvedimenti volevano proteggere l’economia
inglese e garantire l’importazione di materie prime alla
madrepatria con prezzi contenuti. Alcune leggi
impedirono le colonie di formare un’industria tessile
capace di far concorrenza a quella inglese. Le colonie
erano una fonte di materie prime e un mercato capace di
sostenere la produzione manifatturiera britannica.
Dunque la bilancia commerciale delle colonie, nei
rapporti con l’Inghilterra, che era decisamente il deficit. A
partire dal 1733 (Molasses Act per i prodotti saccariferi) i
provvedimenti del parlamento inglese convinsero i coloni
che gli interessi loro e quelli della madrepatria erano
decisamente conflittuali.
La svolta del 1764-1765
Nella prima metà del 700 nessuno dei coloni avrebbe
mai pensato di potersi staccare dalla madrepatria, ma
con la guerra dei sette anni, combattuta anche nelle
colonie americane, furono coinvolti sia il coloni sia le
tribù indiane. La guerra fu vinta dagli inglesi che
conquistarono il Canada francese, provocò gravi
difficoltà finanziarie alla madrepatria un forte debito di
guerra; l’Inghilterra fu costretta anche ad aumentare
notevolmente la presenza militare nei nuovi territori
aumentando ancora le spese militari. Nella madrepatria
si fece dunque strada l’idea che fosse necessaria una
riorganizzazione amministrativa e fiscale dell’Impero.
Il primo provvedimento fu del 1764 - Sugar act – con
nuove tasse sui prodotti che le colonie dovevano
importare dall’estero. Nel 1765 vi fu la nuova tassa –
Stamp act – sui documenti legali e sui giornali questi
due provvedimenti del parlamento furono accolti dei
coloni come ingiusti e insopportabili, come veri e propri
soprusi. Infatti fino ad allora le colonie avevano goduto
di un’autonomia amministrativa pressoché totale e si
sentivano legate solo alla re d’Inghilterra ma non al
parlamento di Londra: per la prima volta il parlamento
inglese si arrogava il diritto di fare leggi anche per i
coloni d’America, ignorando il fatto che essi avevano
propri organi legislativi e che solo questi coloni
riconoscevano il diritto di imporre loro nuove tasse.
Gli atti del parlamento inglese furono ritenuti una novità
insopportabile, anticostituzionale, contrari alla tradizione
e alla prassi giuridica delle colonie. Il parlamento abolì
una tassa sui documenti sui giornali ma con una solenne
dichiarazione di principio affermava di avere diritto di
fare leggi per le colonie in qualunque caso e su
qualunque cosa. Toni così accesi si spiegano con il fatto
che il parlamento inglese dopo la rivoluzione gloriosa del
1688 considerava il comportamento delle colonie un
attacco frontale al nuovo equilibrio politico emerso con la
rivoluzione: essi rifiutavano di sottomettersi all’autorità
del parlamento e dichiararono di sentirsi sottomessi solo
al re verso il quale si sentivano impegnati da un vincolo
di fedeltà di carattere ancora medievale.
Infatti leggendo la dichiarazione di indipendenza del
1776 sembra che la rivolta avesse come avversario il
sovrano, accusato di essere un tiranno, ma in realtà il
vero obiettivo della dichiarazione è il parlamento di
Londra che pretendeva per sé quella fedeltà che in
passato le colonie prestavano al sovrano. Ora tale
fedeltà era con la presenza nelle colonie di assemblee
dotate di autonomia, ma non poteva essere garantita
verso il parlamento inglese che pretendeva di legiferare
per le colonie superando e annullando l’autonomia delle
assemblee in esse presenti.
Dunque la nuova impostazione del problema
costituzionale provocò la reazione dei coloni.
Stamp act Congress: con questo documento del 19
ottobre 1765 i coloni rivendicavano il più tipico dei diritti
validi in Inghilterra ciò e quello secondo il quale i cittadini
inglesi non è lecito imporre tasse se non con il loro
consenso dato personalmente o da loro rappresentanti.
Il parlamento aveva violato tale diritto poiché in esso non
vi erano rappresentanti delle colonie. La parola d’ordine
era: no alla tassa senza la rappresentanza politica. Il
parlamento inglese invece pensava il regno come un
organismo centralizzato, diretto dall’assemblea di
Londra, dotata di pieni poteri legislativi e quindi abilitata
a dettar legge a tutte le regioni componenti il regno
stesso. I coloni invece pensavano ad una struttura del
regno dove il re forse posto al centro di un sistema di
autonome nazioni con le proprie assemblee.
La proclamazione dell’indipendenza
Il parlamento inglese cercò di imporre la propria
sovranità attraverso una tassazione esterna, cioè con
dazi sulle importazioni di prodotti dall’Inghilterra. Anche
questo tipo di tassazione a partire dal 1770 fu
considerata dai coloni ingiusta ed essi cominciarono a
boicottare i beni provenienti dalla madrepatria. La città di
Boston, in Massachusetts,divenne il centro della
protesta coloniale vedi il famoso episodio delle 16
dicembre 1773 nel quale accadde che venne gettato in
mare un intero carico di te. Le rivolte locali ormai
puntavano all’indipendenza: nel 1774 sotterra
Philadelphia il primo congresso continentale che elaborò
la dichiarazione dei diritti delle colonie.
All’inizio del 1775 il governo inglese inviò in America
l’esercito e la flotta con lo scopo di schiacciare la rivolta
dei coloni dichiarati ribelli. Le colonie diedero vita ad un
congresso riunito a Philadelphia con delegati di tutte le
colonie stesse e con il ruolo di governo provvisorio. Al
generale Washington fu affidato il comando
dell’esercito.
Il 4 luglio 1776 si proclamò ufficialmente l’indipendenza
con un documento redatto da Thomas Jefferson che
giustificò la ribellione utilizzando come argomento di
base la teoria contrattualistica dello Stato formulata da
Locke: di solo alcune verità evidenti come il fatto che
tutti gli uomini, creati uguali da Dio, sono stati da lui
dotati i diritti inalienabili come la vita, la libertà e la
ricerca della felicità.
Il compito del governo è garantire a tutti l’esercizio più di
questi diritti e la rivolta è perfettamente legittima nei
confronti di quei governi che si comportano il mondo
tirannico. L’Inghilterra aveva compiuto una lunga serie di
violazioni delle più elementari diritti dei coloni e dunque
essere avevano considerato lo diritto dovere abbattere
un tale tipo di governo. Durante la crisi il vero avversario
dei coloni era stato il parlamento di Londra e non la
corona, ma i rivoluzionari d’America si presentarono
come veri difensori della libertà contro la tirannia e il
dispotismo. Vi furono anche avversari della ribellione e
dell’indipendenza e ciò fece si che indipendenza
americana fosse anche una guerra civile al termine della
quale molti lasciarono il nuovo Stato formato in America.
La vittoria delle colonie
La guerra d’indipendenza durò quasi otto anni, dal 1775
al 1883. Inizialmente l’esercito inglese fece valere la
propria superiorità tecnica e militare, ma il tempo e le
difficoltà dovute alla lontananza dalla madrepatria
lavoravano a favore dei coloni. Significativa la vittoria di
Saratoga del 1777; anche la Francia che in guerra al
fianco dei coloni, come anche Spagna e Olanda. Nel
1781 ci fu la vittoria decisiva di Yorktown che costrinse
gli inglesi alla resa. La guerra fu lunga, dura ed
estenuante, i soldati morivano in battaglia e l’aeroporto
civile pativa la fame, l’inflazione e la miseria. In questa
situazione mutarono intercalari ruoli sessuali e a molte
donne spettò il compito di mandare avanti da sole le
fattorie.
La nascita del Stati Uniti d’America
Al conflitto parteciparono anche diverse tribù indiane
schierate da entrambe le parti: nelle regioni interessate
dall’intervento indiano la guerra su se stesso tono
particolarmente violento coinvolgendo i civili, le donne e
i bambini.
La pace venne stipulata a Parigi il 3 settembre 1783: le
colonie inglesi e hanno formalmente ormai indipendenti,
ma se ancora chiaro l’assetto politico del 13 nuovi stati
avrebbero assunto in futuro. I legami che teneva uniti i
vari elementi della neonata confederazione erano
ancora estremamente fragili e sottili poiché il reale
potere decisionale ed era nelle mani delle assemblee
dei singoli stati, mentre il congresso poteva solo
emanare raccomandazioni e indicazioni di principio.
La confederazione assomigliava più a un trattato tra stati
sovrani che cooperavano strettamente che ad un unico
governo. Per superare queste difficoltà e confusioni si
convocò a Philadelphia nel 1787 una convenzione con
l’incarico di elaborare una nuova costituzione: la
decisione più importanti dei deputati della convenzione
fu di trasformare la neonata confederazione in una vera
federazione di stati (Hamilton e Madison). La
federazione infatti è un vero è proprio stato, guidato
livello politico, economico e militare da una forte autorità
centrale; in essa i singoli stati conoscevano ampia
autonomia, ma il governo federale occupa un posto
insostituibile e a lui spetta dirigere la politica estera,
l’economia e la guerra.
Altra preoccupazione dei deputati su quello di impedire
la concentrazione dei poteri: il potere legislativo venne
conferito ad un congresso, quello esecutivo ad un
presidente; il primo venne articolato in un senato, ogni
Stato vi avrebbe inviato due senatori, in una camera dei
rappresentanti in cui la rappresentanza sarebbe stata
proporzionale al numero degli abitanti degli stati. Il
congresso poteva imporre tasse e dazi su tutto il
territorio del paese. Fin dall’inizio lo scontro si sviluppò
tra coloro che volevano potere centrale forte e quelli che
esistevano sull’autonomia dei singoli stati. Il potere
esecutivo e affidato non ad un governo ma al presidente
eletto dal popolo, figura nettamente separato al
congresso che nominava ministri e giudici della corte
suprema. Egli aveva anche un parziale del più diritto
rispetto alle leggi approvate dal Congresso
Né sistema politico americano il potere giudiziario
assunse anche il compito di custode della costituzione.
Questa era considerata rigida, cioè non modificabile da
leggi ordinarie. A ulteriore tutela dei diritti dei cittadini si
oppose gradualmente il principe del cosiddetto diritto-
dovere di da parte della corte suprema di valutare la
costituzionalità di ogni legge approvata.
L’Inghilterra non possedeva una costruzione scritta,
mentre in America si stese una costruzione scritta rigida
in grado di proteggere il cittadino americano non l’abuso
di potere compiuto dagli organi legislativi: al capriccio
della maggioranza si sostituiva la supremazia del diritto
costituzionale.
Il problema della schiavitù
Alla fine del 700 gli Stati Uniti erano lo stato più libero
del mondo e quello in cui la democrazia era più vicino a
trasformarsi in realtà effettiva. Eppure rimaneva il
problema della schiavitù che la nuova struttura statale
non aveva risolto. La costituzione aveva semplicemente
approvato a situazione di fatto, lasciando ogni singolo
Stato libero di decidere se adottare o meno la schiavitù,
mentre al fine di determinare i contributi fiscali e il
numero dei rappresentanti parlamentari inglesi
dovevano essere contati in aggiunta totale di abitanti
liberi, e solo nella misura di 3/5 del totale. Gli schiavi neri
erano considerate persone solo per 3/5! Su questa
base giuridica la schiavitù poté restare una caratteristica
fondamentale della società americana.
Brani da leggere
La dichiarazione di indipendenza, pagina 117
Libertà di bianchi, schiavitù dei neri, pag. 127
I costi umani della traversata oceanica, pag. 129
La costituzione come vero sovrano, pag. 130
La guerra per l’indipendenza, pag. 131
Soldati continentali
e moschetto
utilizzato
artiglieri




Cannone
storico
Boston, il rovesciamento dei carichi coloniali
Tredici colonie indipendenti
La lotta per l'indipendenza - 1775-1783
Le colonie inglesi d'America - 1763
Soldati della guerra d’indipendenza americana
La resa di Lord_Cornwallis
Dichiarazione
d’indipendenza
George Washington:
             Battle of Princeton




Washington
2   la nascita degli stati uniti d’america

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2 la nascita degli stati uniti d’america

  • 1. La nascita degli Stati Uniti d’America
  • 2. Le colonie inglesi del Nord America Il primo insediamento inglese risale al 1607 quando un gruppo di coloni si stabilì in un territorio che venne chiamato Virginia con uno scopo principalmente economico. Fu soprattutto il problema religioso, nella prima metà del 600, a provocare l’immigrazione di coloni puritani e calvinisti che non volevano piegarsi alla chiesa di Stato. Nel 1620 e del luogo la più celebre spedizione inglese verso l’America che gli dei protagonisti i cosiddetti padri Pellegrini: un centinaio di casi di un istinto decisi a separarsi dalla Chiesa inglese che sbarcarono sulla costa del Massachusetts. Nel 1930 arrivarono numerosi altri pellegrini che fondarono le città di Boston e Salem.
  • 3. Nacque così la nuova Inghilterra con quattro colonie: Massachusetts, New Hampshire, Connecticut, Rodhe Island. A sud si estendeva un territorio controllato dagli olandesi e la città più importante era nuova Amsterdam che divenne inglese nel 1664 con il nome di New York. Si fondarono quattro nuove colonie: New York, New Jersey, Delaware, Pennsylvania con capitale Philadelphia fondata dai quaccheri. A sud si formarono il Maryland, il North e South Carolina e la Georgia. I coloni inglesi entrano subito in contatto con gli indigeni e instaurarono inutile aumento un rapporto di precaria simbiosi: ognuno dei due gruppi aveva trovato presso l’altro degli utilissimi, e quindi aveva interesse a mantenere con lui relazioni amichevoli e pacifiche il tipo commerciale Gli indiani praticavano l’agricoltura e producevano il mais che serviva ai coloni per poter sopravvivere visto i saltuari contatti con la madre patria.
  • 4. In poco tempo però l’equilibrio delle relazioni stettero profondamente a danno degli indiani: essi furono decimati dalle epidemie causate dalle malattie portate dagli europei, i coloni che non avevano più bisogno di rifornimenti alimentari provenienti dai campi indiani, cominciarono a vendere i loro lana, rum, attrezzi in ferro e armi da fuoco. Gli indiani procuravano pellicce ai coloni e ciò provocò un notevole aumento della conflittualità fra le varie tribù. L’incremento demografico europeo e i nuovi arrivi coloni causarono la ricerca di nuove terre per garantire la sufficienza alimentare delle coloni: la precaria simbiosi si trasformò in guerre di conquista. Nel corso di tali conflitti i puritani si distinsero per la loro ferocia contro gli indiani accusati di essere adoratori del diavolo, barbari, selvaggi.
  • 5. La mentalità puritana I puritani della nuova Inghilterra erano convinti di essere il nuovo popolo di Dio scelto dal Signore è chiamato conquistare in America una terra promessa analoga a quella della Palestina. Questa concezione era diretta conseguenza della dottrina che di vista della predestinazione. Tagli predestinati era possibile costruire un popolo di santi capace di essere per tutto il mondo un modello di vera perfezione. In tale concezione l’uomo non aveva un ruolo autonomo poiché, secondo il calvinismo sapeva compiere solo il male. Se l’uomo compiva la volontà divina, ciò si ficcava che la forza di Dio agiva in lui, aiutandolo ad osservare la legge santa. Le autorità politiche religiose di fatto in Massachusetts uno stile di vita severo rigoroso.
  • 6. Chiunque non rispettava le regole imposte dalla comunità veniva rimproverato, bandito, anche condannato a morte. Individuo e ha sottoposto formidabile processo di condizionamento e non poteva esprimere alcuna forma di dissenso, morale, religioso, teologico, poiché così avrebbe rivelato la sua natura di peccatore corrotto, non rigenerato dalla grazia divina. In campo economico questo modello significò un rigido controllo sull’iniziativa individuale, nella convinzione che l’egoismo e la cupidigia di ricchezza privata e personale fossero un segnale dell’assenza della grazia divina. Vedi la caccia alle streghe di Salem.
  • 7. Sviluppo demografico ed economico Le colonie e non molto diverse le uve dalle altre sia per il clima che per le risorse del territorio. Alcune erano più fortunate e i nessi si poteva coltivare il tabacco, primo fra tutti beni che le colonie inviavano verso la madrepatria in altre si produceva pesce, legname, catrame, resina, canapa; notevole sviluppo ebbe anche l’industria cantieristica. Nel 700 la maggior parte della popolazione viveva di agricoltura poiché era molto facile acquistare terra sufficiente per diventare piccoli proprietari. Al Nord vi erano aziende agricole di piccola e media grandezza, mentre il sud si diffuse il modello della grande piantagione con il problema della manodopera. Le colonie attrassero molti emigranti e aumentarono vertiginosamente la propria popolazione.
  • 8. Solo una parte i nuovi arrivati proveniva dall’Inghilterra, mentre vi erano molti tedeschi, e irlandesi protestanti. Non tutti arrivavano in Inghilterra dotati di risorse economiche sufficienti, e molti non avevano neppure i soldi per pagarsi il viaggio: questi giunti in America dovevano riscattare le spese del loro trasporto e quindi venivano reclutati come manodopera con il modello della servitù a contratto. Se però il fenomeno dei servi bianchi a contratto che dovevano svolgere un lavoro obbligato per potersi poi inserire nel tessuto sociale. La condizione dei contadini liberi e dei lavoratori urbani appare decisamente migliore di quelle che incontriamo nell’Inghilterra del medesimo periodo. In America comparvero però forme di sfruttamento del lavoro ormai in scomparse in Europa occidentale.
  • 9. Gli schiavi neri Gli schiavi arrivavano in America portato dei mercati europei che li acquistavano dai sovrani neri dei grandi regni dell’Africa costiera, i quali catturavano nelle regioni interne. Questi schiavi, contratti in cambio di armi da fuoco, rum e altri oggetti, spesso tentato il suicidio al momento dell’imbarco oppure morirono a causa delle epidemie che scoppiavano sulle navi – vaiolo -. L’importazione di schiavi neri apparve ai proprietari delle grandi piantagioni, tabacco e riso, molto redditizia. Lo schiavo nero infatti poteva essere sfruttato con maggiore profitto, per tempi più lunghi e con minori difficoltà dei serbi bianchi. Per tale motivo aumentò costantemente la popolazione nera nelle colonie inglesi del Nord America.
  • 10. Nelle colonie del Nord ha tuttavia la schiavitù non riuscii ad imporsi sia perché il clima non permetteva l’economia di piantagione, sia per l’ostilità degli artigiani e dei contadini bianchi, che videro sempre nella mano d’opera servile un pericoloso concorrente. I territori del sud della, si appoggiavano sui trafficanti europei oppure del Nord America per ottenere la manodopera a loro necessaria.
  • 11. I rapporti economici con l’Inghilterra Il rapporto con la madrepatria era decisamente ambiguo: i colori erano a pieno titolo sudditi del re, ma i provvedimenti presi dal parlamento provocarono forti tensioni con la madrepatria, causando infine la ribellione. Infatti le colonie potevano vendere solo all’Inghilterra le merci più pregiate e preziose, ad esempio zucchero, tabacco, pellame, legname e ferro; questi provvedimenti volevano proteggere l’economia inglese e garantire l’importazione di materie prime alla madrepatria con prezzi contenuti. Alcune leggi impedirono le colonie di formare un’industria tessile capace di far concorrenza a quella inglese. Le colonie erano una fonte di materie prime e un mercato capace di sostenere la produzione manifatturiera britannica.
  • 12. Dunque la bilancia commerciale delle colonie, nei rapporti con l’Inghilterra, che era decisamente il deficit. A partire dal 1733 (Molasses Act per i prodotti saccariferi) i provvedimenti del parlamento inglese convinsero i coloni che gli interessi loro e quelli della madrepatria erano decisamente conflittuali.
  • 13. La svolta del 1764-1765 Nella prima metà del 700 nessuno dei coloni avrebbe mai pensato di potersi staccare dalla madrepatria, ma con la guerra dei sette anni, combattuta anche nelle colonie americane, furono coinvolti sia il coloni sia le tribù indiane. La guerra fu vinta dagli inglesi che conquistarono il Canada francese, provocò gravi difficoltà finanziarie alla madrepatria un forte debito di guerra; l’Inghilterra fu costretta anche ad aumentare notevolmente la presenza militare nei nuovi territori aumentando ancora le spese militari. Nella madrepatria si fece dunque strada l’idea che fosse necessaria una riorganizzazione amministrativa e fiscale dell’Impero.
  • 14. Il primo provvedimento fu del 1764 - Sugar act – con nuove tasse sui prodotti che le colonie dovevano importare dall’estero. Nel 1765 vi fu la nuova tassa – Stamp act – sui documenti legali e sui giornali questi due provvedimenti del parlamento furono accolti dei coloni come ingiusti e insopportabili, come veri e propri soprusi. Infatti fino ad allora le colonie avevano goduto di un’autonomia amministrativa pressoché totale e si sentivano legate solo alla re d’Inghilterra ma non al parlamento di Londra: per la prima volta il parlamento inglese si arrogava il diritto di fare leggi anche per i coloni d’America, ignorando il fatto che essi avevano propri organi legislativi e che solo questi coloni riconoscevano il diritto di imporre loro nuove tasse.
  • 15. Gli atti del parlamento inglese furono ritenuti una novità insopportabile, anticostituzionale, contrari alla tradizione e alla prassi giuridica delle colonie. Il parlamento abolì una tassa sui documenti sui giornali ma con una solenne dichiarazione di principio affermava di avere diritto di fare leggi per le colonie in qualunque caso e su qualunque cosa. Toni così accesi si spiegano con il fatto che il parlamento inglese dopo la rivoluzione gloriosa del 1688 considerava il comportamento delle colonie un attacco frontale al nuovo equilibrio politico emerso con la rivoluzione: essi rifiutavano di sottomettersi all’autorità del parlamento e dichiararono di sentirsi sottomessi solo al re verso il quale si sentivano impegnati da un vincolo di fedeltà di carattere ancora medievale.
  • 16. Infatti leggendo la dichiarazione di indipendenza del 1776 sembra che la rivolta avesse come avversario il sovrano, accusato di essere un tiranno, ma in realtà il vero obiettivo della dichiarazione è il parlamento di Londra che pretendeva per sé quella fedeltà che in passato le colonie prestavano al sovrano. Ora tale fedeltà era con la presenza nelle colonie di assemblee dotate di autonomia, ma non poteva essere garantita verso il parlamento inglese che pretendeva di legiferare per le colonie superando e annullando l’autonomia delle assemblee in esse presenti. Dunque la nuova impostazione del problema costituzionale provocò la reazione dei coloni.
  • 17. Stamp act Congress: con questo documento del 19 ottobre 1765 i coloni rivendicavano il più tipico dei diritti validi in Inghilterra ciò e quello secondo il quale i cittadini inglesi non è lecito imporre tasse se non con il loro consenso dato personalmente o da loro rappresentanti. Il parlamento aveva violato tale diritto poiché in esso non vi erano rappresentanti delle colonie. La parola d’ordine era: no alla tassa senza la rappresentanza politica. Il parlamento inglese invece pensava il regno come un organismo centralizzato, diretto dall’assemblea di Londra, dotata di pieni poteri legislativi e quindi abilitata a dettar legge a tutte le regioni componenti il regno stesso. I coloni invece pensavano ad una struttura del regno dove il re forse posto al centro di un sistema di autonome nazioni con le proprie assemblee.
  • 18. La proclamazione dell’indipendenza Il parlamento inglese cercò di imporre la propria sovranità attraverso una tassazione esterna, cioè con dazi sulle importazioni di prodotti dall’Inghilterra. Anche questo tipo di tassazione a partire dal 1770 fu considerata dai coloni ingiusta ed essi cominciarono a boicottare i beni provenienti dalla madrepatria. La città di Boston, in Massachusetts,divenne il centro della protesta coloniale vedi il famoso episodio delle 16 dicembre 1773 nel quale accadde che venne gettato in mare un intero carico di te. Le rivolte locali ormai puntavano all’indipendenza: nel 1774 sotterra Philadelphia il primo congresso continentale che elaborò la dichiarazione dei diritti delle colonie.
  • 19. All’inizio del 1775 il governo inglese inviò in America l’esercito e la flotta con lo scopo di schiacciare la rivolta dei coloni dichiarati ribelli. Le colonie diedero vita ad un congresso riunito a Philadelphia con delegati di tutte le colonie stesse e con il ruolo di governo provvisorio. Al generale Washington fu affidato il comando dell’esercito. Il 4 luglio 1776 si proclamò ufficialmente l’indipendenza con un documento redatto da Thomas Jefferson che giustificò la ribellione utilizzando come argomento di base la teoria contrattualistica dello Stato formulata da Locke: di solo alcune verità evidenti come il fatto che tutti gli uomini, creati uguali da Dio, sono stati da lui dotati i diritti inalienabili come la vita, la libertà e la ricerca della felicità.
  • 20. Il compito del governo è garantire a tutti l’esercizio più di questi diritti e la rivolta è perfettamente legittima nei confronti di quei governi che si comportano il mondo tirannico. L’Inghilterra aveva compiuto una lunga serie di violazioni delle più elementari diritti dei coloni e dunque essere avevano considerato lo diritto dovere abbattere un tale tipo di governo. Durante la crisi il vero avversario dei coloni era stato il parlamento di Londra e non la corona, ma i rivoluzionari d’America si presentarono come veri difensori della libertà contro la tirannia e il dispotismo. Vi furono anche avversari della ribellione e dell’indipendenza e ciò fece si che indipendenza americana fosse anche una guerra civile al termine della quale molti lasciarono il nuovo Stato formato in America.
  • 21. La vittoria delle colonie La guerra d’indipendenza durò quasi otto anni, dal 1775 al 1883. Inizialmente l’esercito inglese fece valere la propria superiorità tecnica e militare, ma il tempo e le difficoltà dovute alla lontananza dalla madrepatria lavoravano a favore dei coloni. Significativa la vittoria di Saratoga del 1777; anche la Francia che in guerra al fianco dei coloni, come anche Spagna e Olanda. Nel 1781 ci fu la vittoria decisiva di Yorktown che costrinse gli inglesi alla resa. La guerra fu lunga, dura ed estenuante, i soldati morivano in battaglia e l’aeroporto civile pativa la fame, l’inflazione e la miseria. In questa situazione mutarono intercalari ruoli sessuali e a molte donne spettò il compito di mandare avanti da sole le fattorie.
  • 22. La nascita del Stati Uniti d’America Al conflitto parteciparono anche diverse tribù indiane schierate da entrambe le parti: nelle regioni interessate dall’intervento indiano la guerra su se stesso tono particolarmente violento coinvolgendo i civili, le donne e i bambini. La pace venne stipulata a Parigi il 3 settembre 1783: le colonie inglesi e hanno formalmente ormai indipendenti, ma se ancora chiaro l’assetto politico del 13 nuovi stati avrebbero assunto in futuro. I legami che teneva uniti i vari elementi della neonata confederazione erano ancora estremamente fragili e sottili poiché il reale potere decisionale ed era nelle mani delle assemblee dei singoli stati, mentre il congresso poteva solo emanare raccomandazioni e indicazioni di principio.
  • 23. La confederazione assomigliava più a un trattato tra stati sovrani che cooperavano strettamente che ad un unico governo. Per superare queste difficoltà e confusioni si convocò a Philadelphia nel 1787 una convenzione con l’incarico di elaborare una nuova costituzione: la decisione più importanti dei deputati della convenzione fu di trasformare la neonata confederazione in una vera federazione di stati (Hamilton e Madison). La federazione infatti è un vero è proprio stato, guidato livello politico, economico e militare da una forte autorità centrale; in essa i singoli stati conoscevano ampia autonomia, ma il governo federale occupa un posto insostituibile e a lui spetta dirigere la politica estera, l’economia e la guerra.
  • 24. Altra preoccupazione dei deputati su quello di impedire la concentrazione dei poteri: il potere legislativo venne conferito ad un congresso, quello esecutivo ad un presidente; il primo venne articolato in un senato, ogni Stato vi avrebbe inviato due senatori, in una camera dei rappresentanti in cui la rappresentanza sarebbe stata proporzionale al numero degli abitanti degli stati. Il congresso poteva imporre tasse e dazi su tutto il territorio del paese. Fin dall’inizio lo scontro si sviluppò tra coloro che volevano potere centrale forte e quelli che esistevano sull’autonomia dei singoli stati. Il potere esecutivo e affidato non ad un governo ma al presidente eletto dal popolo, figura nettamente separato al congresso che nominava ministri e giudici della corte suprema. Egli aveva anche un parziale del più diritto rispetto alle leggi approvate dal Congresso
  • 25. Né sistema politico americano il potere giudiziario assunse anche il compito di custode della costituzione. Questa era considerata rigida, cioè non modificabile da leggi ordinarie. A ulteriore tutela dei diritti dei cittadini si oppose gradualmente il principe del cosiddetto diritto- dovere di da parte della corte suprema di valutare la costituzionalità di ogni legge approvata. L’Inghilterra non possedeva una costruzione scritta, mentre in America si stese una costruzione scritta rigida in grado di proteggere il cittadino americano non l’abuso di potere compiuto dagli organi legislativi: al capriccio della maggioranza si sostituiva la supremazia del diritto costituzionale.
  • 26. Il problema della schiavitù Alla fine del 700 gli Stati Uniti erano lo stato più libero del mondo e quello in cui la democrazia era più vicino a trasformarsi in realtà effettiva. Eppure rimaneva il problema della schiavitù che la nuova struttura statale non aveva risolto. La costituzione aveva semplicemente approvato a situazione di fatto, lasciando ogni singolo Stato libero di decidere se adottare o meno la schiavitù, mentre al fine di determinare i contributi fiscali e il numero dei rappresentanti parlamentari inglesi dovevano essere contati in aggiunta totale di abitanti liberi, e solo nella misura di 3/5 del totale. Gli schiavi neri erano considerate persone solo per 3/5! Su questa base giuridica la schiavitù poté restare una caratteristica fondamentale della società americana.
  • 27. Brani da leggere La dichiarazione di indipendenza, pagina 117 Libertà di bianchi, schiavitù dei neri, pag. 127 I costi umani della traversata oceanica, pag. 129 La costituzione come vero sovrano, pag. 130 La guerra per l’indipendenza, pag. 131
  • 30. Boston, il rovesciamento dei carichi coloniali
  • 32. La lotta per l'indipendenza - 1775-1783
  • 33. Le colonie inglesi d'America - 1763
  • 34. Soldati della guerra d’indipendenza americana
  • 35.
  • 36. La resa di Lord_Cornwallis
  • 38. George Washington: Battle of Princeton Washington