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Appunti di Storia economica: rivoluzione industriale

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Appunti universitari per l'esame di Storia economica: rivoluzione industriale

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Appunti di Storia economica: rivoluzione industriale

  1. 1. la primarivoluzioneindustriale Autore: ProfMan
  2. 2. Appunti diStoria Economica: rivoluzione industriale Visto su: ProflandSi ricorda che:• luso degli appunti qui presenti è consentito per solo uso personale e di studio;• la consultazione è gratuita ed ogni forma atta a ricavarne lucro è vietata!• gli appunti sono fatti da studenti che non possono assumersi nessuna responsabilità in merito;• il materiale qui presente non è sostitutivo ma complementare ai libri di testo: - devi (e ti consiglio) di consultare e comprare i libri di testo;• il materiale qui presente è distribuito con licenza Creative CommonsTi ricordo che se vuoi contribuire mandando degli appunti o quantaltro possa essere utile ad altri puoi farloinviando il materiale tramite: http://profland.altervista.org/mail.htmProfman Il file è stato scaricato/visualizzato in forma gratuita da Profland: http://profland.altervista.org sezione Profstudio http://profland.altervista.org/profstudio/profstudio.htm oppure da qualche mirror, come: www.profland.cjb.net www.profland.135.it o dalla pagina dedicata su slideshare.net: www.slideshare.net/profman 2/25
  3. 3. Appunti diStoria Economica: rivoluzione industriale Visto su: ProflandCAPITOLO PRIMOLA DATA D’INIZIONon esiste un processo ben definito chiamato rivoluzione industriale e che assume lestesse forme in tutti i paesi ma alcuni mutamenti, se si verificanocontemporaneamente e con sufficiente intensità, possono identificare il processo.Queste trasformazioni comprendono:• l’applicazione, diffusa e sistematica, della scienza moderna nel processo produttivo;• la specializzazione dell’attività economica per il mercato nazionale o internazionale, e non all’autoconsumo o al mercato locale;• l’urbanizzazione, cioè il trasferimento della popolazione dalle zone rurale a quelle urbane;• l’aumento in dimensioni e la spersonalizzazione dell’unità tipica di produzione, non più la famiglia ma le società per azioni o le imprese pubbliche;• lo spostamento della produzione dai beni primari a quella di beni manufatti e di servizi;• l’impiego intensivo delle riscorse di capitale;• la nascita di nuove classi sociali.La prima rivoluzione industriale ebbe luogo in Gran Bretagna, in modo spontaneo,cioè senza l’assistenza pubblica tipica dei cambiamenti industriali di altri paesi. Inquanto al suo inizio ci sono tesi contrastanti, ai due estremi abbiamo:• Nef, propenso a sottolineare le continuità nella storia, lo fa risalire all’arco di tempo compreso fra il XVI e gli inizi del XVII secolo;• Rostow, puntando l’attenzione sulla discontinuità e il carattere rivoluzionario, lo concentra nel giro di due decenni, alla fine del XVIII secolo.Entrambe gli approcci sono da prendere in considerazione: assumiamo quindi comepunto di partenza la metà del XVIII secolo, anche se è evidente che il processo eragià avviato.Si possono identificare alcuni fattori come caratterizzanti delle economie pre-industriali, presenti anche, ma in diversa misura, in Inghilterra nel XVIII secolo.La povertà. Questa è esprimibile in termini di reddito nazionale, che consiste nellasomma di tutti i beni e servizi acquistati o prodotti dalla popolazione in un certoanno, dividendo poi questo dato per la popolazione si ha una media del livello diproduttività e delle condizioni di vita; ovviamente bisognerà confrontare il dato con illivello dei prezzi in modo da avere un risultato in termini reali. Se si accettano lestime dell’epoca, si può dedurre che i livelli di vita degli Inglesi dell’epoca eranorelativamente migliori di quasi tutti i contemporanei - confronto soprattutto con icomunque ricchi Olandesi e Francesi - e più elevati comunque di quelli, ai giorninostri, dell’Asia meridionale e dell’Africa.La stagnazione. Si intende che non si ha nessun progresso, ma che pur avendo unosviluppo il processo risulta terribilmente lento: un uomo comune vede pochi segni disviluppo economico nell’arco della propria esistenza. Così in Inghilterra il saggio 3/25
  4. 4. Appunti diStoria Economica: rivoluzione industriale Visto su: Proflandnormale di crescita di lungo periodo dei redditi era al di sotto dello 0.5% annuo.Questo carattere della società si rifletteva sulla sua struttura sociale e istituzionale,fortemente dipendente da tutto ciò che sia connesso alla proprietà terriera: erano benpoche le famiglie che non vivessero sotto la paura di una calamità naturale.La dipendenza dall’agricoltura. Si può dire sottosviluppato un paese in cui l’80%della popolazione è dedito all’agricoltura e sviluppato uno con l’occupazione agricolasul 15%. Nell’Inghilterra pre-industriale il 68% delle famiglie dipendevadall’agricoltura, e le industrie erano organizzate su scala domestica e comunqueagricole; la maggior parte degli Inglesi dell’epoca viveva in campagna, benché si eragià avviata l’urbanizzazione. La mancanza di specializzazione professionale. Inun’economia pre-industriale un lavoratore svolge più compiti, mentre lo stesso in unafabbrica esegue un tipo specifico di mansione nell’intero processo produttivo(divisione del lavoro). Nell’Inghilterra del XVIII secolo si vedevano già gli inizi delproletariato, cioè di quella parte della popolazione priva di proprietà e che si basavasul lavoro dipendente. Importante fu anche la creazione di istituzioni economichespecializzate, come la Banca d’Inghilterra (1694).Lo scarso grado di integrazione geografica. Dipende in primo luogo dalle carenze delsistema delle comunicazioni. Quasi tutte le decisioni economiche erano prese aseconda del mercato regionale, variando quindi molto tra le varie zone.L’economia inglese presentava quindi alcuni degli aspetti che ora identifichiamocome tipici di un’economia pre-industriale: era povera e relativamente stagnante,dipendeva dall’agricoltura e le tecnologie non erano ancora ben sfruttate. Gli inizidell’industrializzazione erano però già visibili alla metà del XVIII secolo: uno eral’aumento continuo della popolazioneCAPITOLO SECONDOLA RIVOLUZIONE DEMOGRAFICAContemporaneamente alla rivoluzione industriale ne avvenne una demografica, siebbe cioè una crescita nel lungo periodo sia della popolazione sia della produzione.Il saggio di incremento della popolazione dipende dal saggio di incremento naturale,cioè dalla differenza tra il tasso di natalità e il tasso di mortalità. Anche in questo casole statistiche, spesso incomplete, dell’epoca non possono identificare con precisionela data d’inizio anche se si propende per collocarla, anch’essa, intorno al 1740. ladifferenza sostanziale, con episodi analoghi, fu che questa volta la crescita fuirreversibile, nel senso che ci fu un aumento continuo fino a raggiungere il culminenel decennio 1811-21. I motivi che hanno permesso questo sviluppo non sonounanimemente condivisi. Innanzitutto sappiamo che le natalità crebbero. Alcuni poiritengono importantissimi i progressi della scienza medica, altri il miglioramento dellivello di vita e alla domanda di lavoro che si andava accrescendo, altri ancora quello 4/25
  5. 5. Appunti diStoria Economica: rivoluzione industriale Visto su: Proflanddelle condizioni sanitarie. Diversa la tesi (stilata da Habakkuk e poi ripresa daChàmbers) in cui si afferma che la caduta del tasso di mortalità, indubbiamenteverificatosi prima del 1760, fosse la reazione al precedente periodo di elevatamortalità. Infine quella che centrava la questione sulla riduzione di epidemie, anchequi le tesi sulle cause sono discordanti.Queste motivazioni, a turno singolarmente screditate, sottolineano però un datofinale molto importante, probabilmente causato dal contemporaneo succedersi deifattori precedenti, e cioè che la popolazione in Gran Bretagna, soprattutto inInghilterra e Galles, crebbe sensibilmente e il tasso di incremento arrivò a toccare lapunta del 16% annuo agli inizi del XIX secolo. Interessante notare, infine, comel’andamento della popolazione e quello della produzione, pur avendo fattoriindipendenti, siano stati facilitati l’uno dall’altroCAPITOLO TERZOLA RIVOLUZIONE AGRARIAAppare controverso il ruolo dell’agricoltura nel processo di industrializzazione. C’èchi ritiene che questa debba “ridimensionarsi” e chi invece che sia un prerequisitofondamentale.. Rostow sostenne che l’economia pre-industriale deve dipendereproprio dall’agricoltura per la maggior produzione alimentare, le materie prime, imercati e il capitale. E’ ben noto che la rivoluzione industriale inglese fuaccompagnata da una agraria, i cui tratti salienti sono: l’esercizio dell’attività in unitàconsolidate di ampie dimensioni, l’estensione della superficie arabile e l’allevamentointensivo di bestiame, la trasformazione dei vecchi villaggi in comunità di lavoratoricon livelli di vita sempre migliori e infine l’aumento della quantità prodotta per unitàdi forza lavoro.Le nuove tecniche produttive. Queste furono essenzialmente il dissodamentosistematico, le nuove rotazioni delle colture e un più stretto rapporto tra le colture e ilbestiame. Dal punto di vista dei macchinari sono da segnalare la seminatrice di Tull(1700) e l’aratro di Rotherham (inizi dell’800), che ebbero bisogno di un po’ di tempoprima di essere utilizzati su larga scala. Da ricordare inoltre come l’agricoltura siamolto diversificata a seconda delle varie zone e che quindi abbisogna di tecnicheanche molto diverse tra loro. Tutte queste invenzioni permisero di estendere l’areacoltivata anche a quelle zone prima considerate inaccessibili.Le “enclosures” (recinzioni). Innanzitutto è da dirsi che le prime recinzioni sono nateper iniziativa privata e poi che queste siano state una condizione necessarie per losviluppo dell’agricoltura ma non sufficiente. Fu con l’introduzione della legge cheobbligava le recinzioni che incominciò lo sviluppo: infatti, grazie anche alle nuovetecniche, migliorò il rendimento delle terre e fu possibile rendere coltivabili terreniprima troppo leggeri o sabbiosi. Frantumando le aziende agricole si permise a moltisemplici contadini di acquistare piccoli appezzamenti. La decimazione definitiva dei 5/25
  6. 6. Appunti diStoria Economica: rivoluzione industriale Visto su: Proflandpiccoli proprietari terrieri si ebbe dopo Waterloo, quando i prezzi precipitarono eaumentarono le tasse per l’assistenza dei poveri; in tale situazione, solo i grandilatifondisti potevano sperare di sopravvivere.I mutamenti negli atteggiamenti degli imprenditori. Grazie agli imprenditori agricoli, chevollero rivedere i metodi di coltivazione e di organizzazione, si riuscì a trasformarel’industria. I cambiamenti nell’industria agricola erano simili a quelli dell’industriamanifatturiera:• ampliamento degli orizzonti economici, cioè la produzione era sempre più diretta ai mercati nazionali o internazionali;• aumento della specializzazione economica, con la nascita del bracciante senza terra che non produce più per autoconsumo;• applicazione delle scoperte scientifiche.Si formarono così molte società di agricoltori e nel 1793 fu creato il Ministerodell’Agricoltura.Risulta quindi chiaro quanto sia importante il ruolo dell’agricoltura in un’economiapre-industriale e sia stato fondamentale per la realizzazione della prima rivoluzioneindustriale, grazie all’aumento del reddito della maggioranza della popolazione, alprogresso tecnico e alla caduta dei prezzi agricoli (con seguente abbassamento delcosto delle materie prime per i settori non-agricoli). I buoni raccolti del periodo1715-50 permisero ai poveri di fare qualche risparmio da spendere poi in manufatti.Inoltre l’industria agricola sopportava gran parte dell’onere tributario. Nella secondametà dell’700 l’interazione cambiò di forma, nel senso che l’aumento del prezzo delgrano, a seguito dell’urbanizzazione e dello sviluppo economico, incoraggiòl’estensione dei terreni coltivabili, spingendo a nuovi investimenti dei privati.L’introduzione di mezzi meccanici, l’uso di fertilizzanti chimici e l’impiego intensivodi capitale per il drenaggio e l’irrigazione raggiunsero però una considerevoleestensione solo dopo il 1850.CAPITOLO QUARTOLA RIVOLUZIONE COMMERCIALEUno dei modi con cui un’economia passa da uno stato pre-industriale a unoindustriale è quello di sfruttare le possibilità aperte dal commercio internazionale;così facendo migliora il livello nazionale di vita. Allargando in questo modo ilmercato potenziale i produttori nazionali sono spinti a specializzarsi, a sviluppareparticolari attività e tecniche di organizzazione economica e così a realizzare leproduzioni su larga scala: in sostanza si da un carattere di maturità all’economia pre-industriale.L’Inghilterra aveva un particolare incentivo a puntare sul commercio internazionale,dato che la sua dotazione di risorse naturali era relativamente limitata e non era certopiù fertile del resto dell’Europa. Il principale bene d’esportazione inglese era senza 6/25
  7. 7. Appunti diStoria Economica: rivoluzione industriale Visto su: Proflanddubbio la lana; ma intorno al 1750 si era aperto il commercio atlantico e lepiantagioni nelle Indie Occidentali avevano aumentato la gamma di prodotti (comezucchero, spezie, tè, tabacco e cotone) che i mercanti inglesi potevano vendere inEuropa. Inoltre l’Inghilterra importava dal continente legname, pece e canapa,soprattutto per navi e costruzioni in genere. Questi ultimi, come del resto i benicoloniali, dovevano essere pagati e la lana - che comunque vide ampliare i proprimercati, situazione che fece accrescere gli investimenti e quindi il numero deglioccupati - da sola non poteva bastare. La soluzione fu sotto molti punti di vistaquella di creare una fitta rete commerciale: i prodotti inglesi o delle colonie indianevenivano spediti in Africa e scambiati con schiavi, avorio e oro. Ovviamente da tuttiquesti scambi gli inglesi traevano molti profitti, a tal punto che non solo riuscironoad ampliare gli scambi - diventata una necessità a partire nella seconda metàdell’Ottocento dato che l’Europa assorbiva solo una parte delle loro esportazioninazionali - ma alcuni di questi ricchi mercanti riuscirono addirittura a finanziarsiviaggi da soli. Si sviluppò notevolmente il commercio con il Nord America, cheprogrediva con molta maggiore rapidità e che preferiva i manufatti britannici.Londra divenne quindi il centro degli scambi mondiali nel corso del XVIII secolo, enon solo visto lo sviluppo del mercato finanziario londinese che divenne anch’esso ilcentro di credito per il mondo intero. Un maggior volume di esportazione di prodottiinglesi incoraggiava nuovi investimenti e favoriva l’innovazione, situazione che ingenerale veniva vista da Rostow come lo sviluppo autoalimentantesi. Oltre allavariazione del volume delle esportazioni - ovviamente crescente anche se è difficilebasarsi esclusivamente dei dati dell’epoca - è importante notare la sua composizione,il passaggio cioè dalle materie prime ai beni manufatti e dai prodotti nazionali divecchio tipo ai prodotti della nuova industria capitalistica. Importante sviluppo ebbeil mercato del cotone, che dipendeva molto dal commercio internazionale.Schematizzando ecco in che modo il commercio estero contribuì alla primarivoluzione industriale:• creò la domanda per i prodotti dell’industria britannica;• consentì di accedere a materie prime (come il cotone grezzo) che ampliarono la gamma e ridussero i prezzi dei prodotti britannici;• consentì ai paesi poveri di acquisire il potere d’acquisto necessario per comprare le merci inglesi;• permise un surplus che contribuì a finanziare l’espansione industriale e agricola;• creò una struttura istituzionale ed un’etica professionale che promuose il commercio interno;• causò lo sviluppo delle grandi città e dei centri industrializzati, elementi essenziali per una rivoluzione industriale.CAPITOLO QUINTOLA RIVOLUZIONE DEI TRASPORTI 7/25
  8. 8. Appunti diStoria Economica: rivoluzione industriale Visto su: ProflandCaratteristica fondamentale di un’economia industrializzata è che ogni membro dellaforza lavoro dispone di un maggior volume di capitale fisico che lo aiuta nel processodi produzione. La maggior parte del “capitale fisso sociale” è formato da capitaleinvestito in attrezzature di trasporto di base, come porti, strade, ponti e ferrovie:senza questo genere di capitale le risorse naturali più ricche di una economia possonorimanere inaccessibili e sottoutilizzate. Le caratteristiche di questi tipi di investimenti,che devono essere forniti da una pluralità di soggetti, sono:• esborsi maggiori di quelli cui può normalmente accedere un singolo;• tempi più lunghi per produrre profitto;• benefici ricadenti indirettamente più sulla comunità che sull’imprenditore.Le strade inglesi nel XVIII secolo venivano considerate le peggiori d’Europa. Entroil 1750 molte strade, soprattutto quelle nei dintorni di Londra, furono trasformate instrade a pedaggio, questo iniziò un costante miglioramento delle stesse, visto che iprofitti di coloro che riscuotevano i pedaggi dipendevano direttamente dallapraticabilità delle strade, in altri termini erano un incentivo a costruirne di più idoneeai continui movimenti di traffici pesanti. Significativi miglioramenti della qualità dellestrade si ebbero solo nel XIX secolo - il periodo delle rivoluzione dei trasporti èattestato tra il 1750 e il 1830 - inoltrato grazie alle nuove tecniche degli ingegneri: iviaggi divennero più veloci e più confortevoli, di conseguenza il trafficò aumentò.Ma il mezzo di trasporto più usato in questo periodo era senz’altro l’acqua.L’Inghilterra, infatti, era un isola relativamente stretta e con un fitto numero di canalinavigabili e tra loro comunicanti, che permettevano quindi una sicura, economica ealtamente capace comunicabilità sia interna che esterna. I periodi di maggiorcostruzione di canali furono il 1760-70 e il 1780-90, in coincidenza con lo sviluppodelle città, dove veniva richiesto un quantitativo di carbone sempre maggiore. Ilcanale del duca di Bridgewater trasportava carbone da Worsley a Manchester e ilprimo successo in questo campo che stimolò l’imitazione. Gli ingenti capitalivenivano raccolti con una relativa facilità nella regione che lo stesso doveva poiservire: si formarono cioè i cosiddetti gli azionisti del canale, che non partecipavanoalla gestione ma investivano solamente, gli stessi che poi, nel 1830-40, sitrasformarono in azionisti delle ferrovie. Un elemento negativo fu che la rete erapoco integrata per la diversità (nell’ampiezza e nelle tariffe) dei diversi canali.Notevoli miglioramenti furono anche apportati ai docks, cioè le attrezzature portuali.La libertà di comunicazione di beni, persone e capitali permise ad esempio uncontenimento dei prezzi, facilità dei rapporti creditizi, rapidità di trasferimento dellamoneta. In altre parole va sottolineato come la rivoluzione de trasporti, cheovviamente continuò ben oltre il 1830, liberò risorse di capitale disponibili per altriimpieghi: ad esempio rendendo liberi i cavalli per l’agricoltura, facendo risparmiaretempo agli imprenditori o facilitando le trattative per la concessione dei crediti. talerivoluzione fu fondamentale per l’avvento delle innovazioni che riducevano i costi. 8/25
  9. 9. Appunti diStoria Economica: rivoluzione industriale Visto su: ProflandCAPITOLO SESTOL’INDUSTRIA DEL COTONEFurono due le attività principali che sperimentarono per prime i mutamentirivoluzionari nella tecnologia e nell’organizzazione economica che resero l’Inghilterra“l’officina del mondo”: l’industria del cotone e quella del ferro. Si è generalmented’accordo nel definire l’industria del cotone come, a definizione di Rostow,“l’originale settore-guida del primo decollo”.Per secoli era stata l’industria della lana a detenere una quota importante dellaproduzione inglese. L’industria del cotone era invece arretrata e sicuramente avevadelle difficoltà nel competere con i prodotti indiani, sia nel prezzo che nella qualità.A quell’epoca era sostanzialmente svolta a domicilio - le donne filavano e gli uominitessevano - e considerata occasionale. Il cotone greggio proveniva principalmentedall’Oriente, dagli Stati Uniti e dalle Indie Occidentali. Le prime importantiinvenzioni riguardavano sia il cotone che la lana e si svilupparono abbastanzalentamente: la spola volante di Kay, inventata nel 1730 ma diffusa solo a partire dal1750, e la cardatrice di Paul, brevettata nel 1748 e introdotta nel 1760. E’ dal 1750 inpoi che la domanda iniziò a crescere e incoraggiò invenzioni e investimenti. Moltoimportante fu allora la jenny di Hargreaves (1764), che permetteva di aumentarenotevolmente la produzione di un singolo operatore. L’invenzione cheprobabilmente spinse il settore cotoniero fu però il filatoio idraulico di Arkwright del1769, che permetteva un prodotto finale di migliore qualità Con macchine cheprendevano spunto da questa, come il filatoio intermittente di Crompton (1779) ol’utilizzo del vapore come forza motrice sviluppato da Boulton e Watt, permise disuperare in qualità i prodotti indiani e di iniziare l’attività industriale in stabilimenti,producendo così prodotti per un mercato di massa. Così nel 1817 questa industriasuperò quella della lana. Lo sviluppo fu ancora più impressionante dato che i prezzicrollarono molto velocemente e migliorò la qualità. Una volta saturata la domandainterna si iniziò ad esportare il prodotto grazie ai vari contatti internazionali giàavviati.Altri fattori di sviluppo furono che:• era un’industria “labour-intensive” più che “capital-intensive”, impiegando anche donne e bambini;• il prodotto finale, essendo già conosciuto, non doveva crearsi una propria domanda;• ebbe una forte concentrazione geografica, soprattutto nel Lancashire, dove il lavoro era abbondante, il clima umido, era vicino al porto in espansione di Liverpool, era già una zona dove si produceva il lino ed era tagliato da numerosi ruscelli che permettevano l’energia idraulica;• richiedeva una manodopera docile che lavorasse nel clima disciplinato della fabbrica, reperibile a basso prezzo;• l’Inghilterra fu la prima a svilupparsi in una certa direzione;• i legami di interdipendenza con altri settori di produzione erano minimi.Anche in periodi di depressione gli imprenditori non smisero di migliorare la 9/25
  10. 10. Appunti diStoria Economica: rivoluzione industriale Visto su: Proflandproduzione con nuovi investimenti, ciò permise al settore cotoniero di continuare,anche se più lentamente, lo sviluppo: le attività tessili in generale vennero cosìtrasformate gradualmente in attività industriali a carattere capitalistico. Per analizzareil processo di sviluppo economico tramite i progressi tecnologici si deve distinguere,come ha fatto Schumpeter, fra invenzione e innovazione: La prima è la scopertafondamentale iniziale che rende possibile un mutamento nei metodi di produzione, laseconda è l’applicazione della prima ed è questa che è rivoluzionaria nei suoi effettieconomici, d’altra parte una sola invenzione può dar luogo ad una serie diinnovazioni in diversi campi. In un’economia ad iniziativa privata è l’innovazione chepermette il profitto: l’imprenditore che per primo innova, può vendere allo stessoprezzo anche se ha costi minori, ciò crea imitazione e quindi sviluppo.CAPITOLO SETTIMOL’INDUSTRIA DEL FERROAlcune caratteristiche distinguono questa industria da quella tessile, soprattutto dallacotoniera:• l’organizzazione già improntata in forma capitalistica;• l’espansione sostenuta da materie prime interne, che permisero quindi anche di abbassare i costi;• la dipendenza da nuove tecnologie, sviluppando prima le risorse combustibili (con il passaggio dal legno al coke) e poi introducendo la macchina a vapore che migliorò l’efficienza della fusione e quindi del prodotto finale;• la sua caratteristica di bene intermedio soggetto a una domanda derivata più che diretta, tipico esempio sono le ferrovie che ne richiedevano forti quantità;• i legami a monte e a valle con il resto dell’economia, creando un ruolo più ampio.Tutte queste distinzioni non devono portare però ad un’estenuante ricerca di unasingola attività che abbia il ruolo guida per la prima rivoluzione industriale, sembraanzi che questa sia il risultato di un insieme di innovazioni nel senso schumpeterianodel termine. Questo complesso di innovazioni deriva da:• l’essersi verificate grosso modo nello stesso arco di tempo;• il periodo, che vedeva l’Inghilterra primeggiare in mare e quindi nei rapporti commerciali con il Nord America e con l’Europa;• la concentrazione delle innovazioni stesse, in modo da assegnare all’economia inglese il ruolo di guida.Nella prima metà del XVIII secolo l’industria del ferro era dispersa sul territorio edin continuo movimento, in quanto le materie prime scarseggiavano. Il primo brevettoper l’impiego di carbone nella lavorazione fu concesso nel 1589, a cui ne seguironomolti altri. Ma solo nel 1709 si videro i primi veri risultati quando nella fabbrica diAbraham Darby il ferro veniva effettivamente fuso con il coke. Nel 1740 fuperfezionata da Benjamin Huntsman la produzione dell’acciaio con un metodo cheutilizzava un calore intenso in modo da produrre un acciaio fuso relativamente privo 10/25
  11. 11. Appunti diStoria Economica: rivoluzione industriale Visto su: Proflanddi impurità. Queste due innovazioni non eliminarono però il vero “blocco” per laproduzione in quanto comunque si necessitava di ferro svedese, qualitativamentemigliore ma con costi notevoli. Fu proprio con l’introduzione della macchina avapore di Watt (1775) che l’industria si iniziò a concentrare in unità di produzione digrandi dimensioni, comunicando tramite le vie d’acqua. Importantissimi furono poi,soprattutto per ridurre i costi, il processo potting dei fratelli Wood (1751) e più ancoraquello di pudellaggio di Cort (1784), con cui veniva utilizzato come combustibile solo ilcarbone, la qualità era migliore (simile a quella svedese), si riduceva una serie dioperazioni - pudellatura (fusione e rimescolamento) martellamento e laminazione - inun singolo processo. Superato un primo momento in cui ancora non si conosceva lanuova qualità la produzione aumentò notevolmente, quella della ghisa si quadruplicòtra il 1788 e il 1805. La sola scoperta importante del XIX secolo fu quella di Nielsen(1828): si riscaldava l’aria nel getto in modo da ridurre il consumo di coke. Anchesenza altri mutamenti di rilievo il progresso tecnico nel settore siderurgico continuòad aumentare, provocando ovviamente nuovi investimenti in strutture e macchinari.Riassumendo l’industria siderurgica:• creava una domanda di risorse nazionali (minerale di ferro, calcare a carbone);• stimolò la creazione di canali;• fu il primo esempio di industrie di grandi dimensioni;• stimolò le invenzioni;• era un’industria di mezzi di produzione;• permise la sostituzione di materiali come il legno;• crebbe soprattutto grazie allo sviluppo delle ferrovie, entro il 1850 fu completata nelle sue linee fondamentali la rete ferroviaria britannica.In breve, l’industria siderurgica svolse un ruolo di attivazione e di stimolo nelprocesso di industrializzazione.CAPITOLO OTTAVOCRONOLOGIA DELL’INNOVAZIONESi ritiene in generale che le trasformazioni “cruciali” siano avvenute con una certarapidità tra il 1750 e il 1850, Rostow ha poi considerato questa rivoluzione ilprototipo del “decollo”, cioè quell’intervallo decisivo nella storia di una società in cuilo sviluppo diventa la sua condizione normale: viene cioè considerata più unavvenimento che un processo verificatosi principalmente in due o tre decenniassicurando la continuità non solo dell’industrializzazione ma anche dell’incrementodella produttività media e del livello di vita. Si comprende come il periodo presceltosia il 1783-1802, ma non si deve dimenticare che i fenomeni verificatesiappartenevano ad un continuum storico: l’effetto della rivoluzione industriale fuquello di accelerare in modo sostanziale il flusso delle innovazioni adottatenell’attività economica nazionale e di trasformarlo in un flusso continuo, anche se 11/25
  12. 12. Appunti diStoria Economica: rivoluzione industriale Visto su: Proflandfluttuante. Si può perciò concludere che ogni rivoluzione di questo tipo presupponecerti mutamenti di condizioni.L’evoluzione dell’atteggiamento degli imprenditori nei confronti delle innovazioni.L’innovazione fu assai di moda verso la metà del 1700. Alla fine del ‘700 l’agricolturaera ancora l’attività principale in Inghilterra ed erano pochi coloro che cercavano serimiglioramenti, anche se si incominciava a capire che i metodi tradizionali non davanopiù da vivere a sufficienza; a questo proposito fu importante la recinzione forzataindetta tramite legge dal Parlamento. L’altra attività prevalente era il commercio;nell’ambito delle restrizione del Bubble Act furono sperimentate nuove forme diorganizzazione, tra cui molto diffusa fu la società per azioni, con queste liberamentetrasferibili. Anche i progressi nel campo dei trasporti erano rilevatori della nuovamentalità imprenditoriale, tant’è che l’impresa privata cominciava ad intervenire alposto dell’amministrazione locale. Sia l’industria tessile (nel settore cotoniero) chequella siderurgica fecero progressi, che si estesero a tutti i livelli, permettendo così diabbandonare del tutto le tecnologie tradizionali. La scarsità di legna poi favorì ladiffusione del mattone nell’edilizia; fu però solo nel 1820 che si arrivò al famosocemento Portland con cui fu costruita la rete fognaria londinese poco dopo. Per il restodelle industrie manifatturiere il progresso tecnico (a dir la verità interessò solo le giàgrandi imprese) principale fu l’adozione dell’energia termica al posto di quellaidraulica o della forza animale. Tutto ciò ebbe effetti limitati, dato che si trattava dinuove tecnologie che comunque richiedevano tempi di rodaggio per produrre inmaniera adeguata all’investimento richiesto. Ci furono poi dei cambiamenti riguardoal processo decisionale degli imprenditori: in agricoltura ad esempio le recinzioniportarono a un trasferimento del potere nelle mani dei nuovi capitalisti (nacquerocosì i cosiddetti consiglieri agronomi), nella manifattura e nel settore metallurgicoinvece si adottò il decentramento produttivo, ad eccezione delle operazioni piùpesanti. L’imprenditore dinamico comunque tendeva ad essere più un mercante cheun produttore nella prima metà del XVIII secolo. Fu quindi solo quando il mercatosi estese e la domanda abbastanza elastica che vennero abbandonate le tecnichetradizionali a favore delle nuove possibilità; infatti, eccetto poche eccezioni, iproduttori del 1815 non erano poi tanto più disposti alle innovazioni di quelli del1750.I mutamenti del mercato. Perché l’innovazione si potesse diffondere l’incentivodoveva essere forte. Nel mercato interno il forte tasso di sviluppo dell’economia fufacilitato da una serie di buoni raccolti verificatisi all’inizio del ‘700, che seppursfavorirono i produttori agricoli e i proprietari terrieri - visto che i prezzi calarononotevolmente - apportarono miglioramenti per l’intera comunità: alle attività non-agricole e alle classi più povere che videro salari più regolari. Fu però nel periodo incui i raccolti non furono più così favorevoli (decennio 1750-60) che l’incrementodemografico da una parte, con conseguente aumento della spesa pro capite, e glieffetti delle recinzioni dall’altra (allontanamento del piccolo coltivatore e creazione dipiccoli proprietari), con conseguente produzione delle famiglie non più perl’autoconsumo, ad avere effetti stimolanti per l’industria e il commercio. Nel mercatoestero le merci inglesi divennero molto competitive per l’abbassamento dei prezzi e 12/25
  13. 13. Appunti diStoria Economica: rivoluzione industriale Visto su: Proflandpermisero la conquista di mercati che restarono sotto il controllo dei mercanti e degliindustriali britannici anche a seguito della guerra americana e di quella francese, cheprovocarono una forte inflazione e più pesanti oneri fiscali.Concludendo si può dire che i fattori dal lato della domanda abbiano agito in modoincoraggiante nei confronti dell’innovazione per la maggior parte del XVIII secolo.I mutamenti nel ritmo delle invenzioni. Ovviamente perché si realizzi un’innovazionesono necessarie le possibilità tecniche. Se si considerano il numero di brevettiannuali, con i dovuti limiti del caso, sembra che fu il decennio 1760-70 quello piùattivo. Le innovazioni più importanti, che eliminarono cioè una strozzatura in unprocesso, produttivo furono: la navetta di Kay (1733), che permetteva di raddoppiarela produzione di un singolo, la jenny di Hargreaves, che aumentò di ben 16 volte laproduzione dell’operaio filatore, l’introduzione di materiali base come carbone-ferro,oramai a buon mercato, in sostituzione di legno-acqua, la macchina a vapore e ilprocesso di pudellaggio di Cort.Concludendo si può dire che:• l’ambiente del XVIII secolo era in generale favorevole alle trasformazioni tecniche, l’innovazione era di moda;• fu maggiore la collaborazione tra industriali, attratti dai profitti, e gli scienziati;• le innovazioni che ebbero maggior diffusione, furono quelle che superarono le comunque esistenti difficoltà tecniche;• i settori più inclini all’innovazione tecnica furono il cotoniero e il siderurgico;• i successi ottenuti in questo periodo stimolarono altre industrie, quindi investimenti che porteranno in seguito a sviluppare settori diversi da quello cotoniero e da quello siderurgico.CAPITOLO NONOIL RUOLO DEL LAVOROIl tasso di sviluppo economico dipende da quattro fattori, strettamente interconnessifra di loro:• la capacità di accrescere la propria dotazione di risorse naturali, ad esempio estendendo le aree coltivate, sfruttando nuovi minerali, rendendo transitabili strade o fiumi;• il progresso tecnico, che permette la riduzione dei costi;• la quota di nuovi investimenti, cioè l’aumento dell’input di capitale nel processo produttivo;• il tasso di espansione dell’offerta di lavoro.Il fatto che gli imprenditori britannici a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo fossero ingrado di aumentare la produzione industriale e la capacità produttiva senza doversostenere un aumento dei costi, dovuto ai salari, fece si che i nuovi profitti resi alloradisponibili furono divisi tra investimenti e consumatori, cioè furono da incentivo per 13/25
  14. 14. Appunti diStoria Economica: rivoluzione industriale Visto su: Proflandl’industrializzazione. Infatti i profitti crescevano e i prezzi calavano, creando nuovadomanda di prodotti e quindi ancora profitti. Un fattore che favorì l’aumentodell’offerta di lavoro fu la rivoluzione demografica che offriva maggiore manodoperaa basso costo, composta anche da donne e bambini, che all’età di 5 anni venivano giàimpiegati nelle fabbriche: nel 1871 un ufficiale sanitario riferì di aver trovato unbambino di tre anni che fabbricava fiammiferi a Bethnal Green. Altro fattore ful’aumento del numero medio di ore giornaliere lavorative: uomini, donne e bambinilavoravano da 12 a 16 ore al giorno in turni continuativi.Il processo complesso della rivoluzione industriale richiedeva un massiccio aumentodi input di lavoro, probabilmente permesso dall’introduzione delle recinzioni cheallontanarono molti contadini dalle campagne, e esso stesso ne creava, dava cioè atutti un impiego remunerato. Nel periodo tra il 1780 e il 1830 il salario giornalierosostanzialmente non migliorò. Secondo Adam Smith un reddito limitato al necessarioera l’obiettivo di una società economicamente statica, quindi una curva di offerta coninclinazione negativa - dovuta al fatto che un lavoratore, che raggiunge il guadagnoche gli serve in minor tempo, lavora meno giorni la settimana - non si adattavaaffatto all’economia inglese in forte crescita già dal 1770. Questo comunque non vuoldire il salario fosse povero rispetto a quello degli altri paesi, infatti Arthur Young,dopo un viaggio in Francia, notò come i salari francesi fossero in termini realiinferiori a quelli inglesi e si convinse che un operaio svolge meglio il suo lavoro sevive in uno stato di agiatezza. Nel 1795, con il famoso sistema Speenhamland, sierogarono dei sussidi alle famiglie più bisognose, questo però fu per molti un“premio all’indolenza e al vizio” tanto che dopo le guerre napoleoniche scomparvequasi del tutto. Affinché la forza lavoro sia elastica non deve essere solamentenumerosa ma deve anche essere disponibile là dove è richiesta. I movimenti migratoridall’Irlanda furono particolarmente consistenti. Per gli industriali britannici fu quindiuna fortuna che i fattori demografici operassero in loro favore, ma non si deveritenere che gli ex-contadini vedessero di buon occhio il lavoro in fabbrica, da loroconsiderato come una specie di deportazione o come un ospizio, dove fare sempre lestesse cose. Non era, nei primi anni, certo un lavoro a buon mercato o ad offertaelastica. le cose cambiarono con l’impiego del vapore che permise di trasferire lefabbriche nelle città dove l’offerta di lavoro era maggiore. Il paternalismo che avevalegato fino ad ora il datore di lavoro all’operaio iniziò allora a scomparire, fu inquesta seconda fase che emerse il vero proletariato industriale, numeroso, capace diun azione unitaria, visto che era concentrato, ed operante in un ambiente sempre piùmalsano. Inoltre la maggior specializzazione ebbe come prima conseguenza quella diridurre il numero di operazioni che un singolo operaio doveva compiere, madall’altro creò un malessere nello stesso lavoratore. Il sistema di produzione che si eracosì creato poneva da una parte i capitalisti, coloro che ricevono un profitto, e ilavoratori che invece ricevono un salario prefissato. Mettendo insieme tutte questecausali si può facilmente capire come i lavoratori iniziarono a organizzarsi in formeassociative, embrioni delle trade unions, per migliorare la propria situazione (adesempio per assicurarsi un’assicurazione contro al disoccupazione e la malattia).L’arma che usavano contro i proprietari era il cosiddetto “tumulto contrattuale 14/25
  15. 15. Appunti diStoria Economica: rivoluzione industriale Visto su: Proflandcollettivo”, che sfociavano nella distruzione di macchinari o di beni del datore dilavoro. Dato quindi il potere che accumulò questa “folla tumultuante” il Parlamentoapprovò le Combination Laws del 1799 che proibivano completamente ogni tipo diassociazione; queste vennero abrogate nel 1824, quando ancora la classe lavoratricenon si era data un’organizzazione che le permettesse rivendicazioni salariali facendosentire il suo peso. Alla fine del XIX secolo, quando la forza lavoro cominciò adespandersi con minor rapidità e la domanda di lavoro divenne meno omogenea inseguito alle specializzazioni, si ebbe un notevole rallentamento del saggio di sviluppodell’economia britannica.CAPITOLO DECIMOIL RUOLO DEL CAPITALEGli abitanti di un paese industrializzato producono una maggior quantità di beni eservizi per ogni ora di lavoro e dispongono di un maggior stock di capitale per leproprie attività, in più radicano l’abitudine di accantonare dal consumo corrente uncerto risparmio.Gli elementi che permisero un aumento di capitale come quello verificatosi all’epocain Gran Bretagna sono: le recinzioni, l’urbanizzazione, il miglioramento dellecomunicazioni (strade e ponti), la crescita di industrie nuove, tutti fattori cherichiedevano investimenti anche notevoli. Stessa crescita ci fu anche per il redditonazionale e la popolazione. il capitale all’inizio del XIX secolo era composto inmaggioranza dai terreni, poco invece era quello creato dall’uomo. Le cosecambiarono con l’avvento della ferrovia, tant’è che nel 1885 la terra rappresentavasolo un quinto del capitale nazionale totale. Prima conseguenza del traffico su rotaiefurono gli investimenti nelle industrie estrattive e siderurgiche. Interessanti furonoanche altri settori dei trasporti, con importanti investimenti in docks e porti. Altroelemento cruciale fu la natura degli investimenti: nel ‘700 un imprenditore avevabisogno di un capitale relativamente modesto, cioè che gli permettesse di acquistaresolo le materie prime e il lavoro, durante e dopo la rivoluzione industriale la maggiorparte dei fondi venivano investiti in capitale fisso d’impresa, e non più quindi incapitale circolante, obbligando l’investitore a specializzarsi ed ad assumere rischisempre maggiori, connessi alla domanda; in casi negativi si rifaceva sui lavoratori.Investimenti ovviamente notevoli furono fatti nelle ferrovie spesso da quegli stessiimprenditori, locali, che avevano scommesso sulla fortuna dei canali anni prima, nonmancavano però i commercianti, sempre delle zone interessate. Di boom la ferroviane ebbe due: uno nel 1836-37, non molto prolifico per gli investitori, e soprattuttonel 1845, quando comparvero grossi capitali di speculazione. I grossi capitali checircolavano non si condensarono esclusivamente sull’industria. Ma come eranodisponibili queste disponibilità de l’Inghilterra non era un paese ricco? Innanzitutto sidiffuse l’abitudine al risparmio - la prima vera cassa di risparmio fu fondata nel 1804col nome di Charitable Bank - fra gli artigiani più ricchi, ma questo da solo nonpoteva bastare. Si deve allora ricordare che l’Inghilterra era un paese che esportava, 15/25
  16. 16. Appunti diStoria Economica: rivoluzione industriale Visto su: Proflandpiù che importava, prestiti, il Governo quindi non era una fonte di capitali, nel sensoche gli investimenti pubblici erano limitati e molto veniva lasciato all’iniziativaprivata. Altri ritengono importante il ricorso all’inflazione come strumento perprovocare il “risparmio forzato”, anche se sembra difficile accettare questa tesi. Inpiù un secolo e più di prospero commercio estero aveva reso possibilel’accumulazione di una forte massa di profitti; quindi gli innovatori potevanoricorrere alle proprie risorse o a quelle di amici e parenti per iniziare, una voltaavviata era poi più facile trovare finanziamenti dagli stessi o da altri investitori perpoterla espandere. Per lo sviluppo del mercato dei capitali fu importante il JointStock Company Act del 1856, che legalizzò la responsabilità limitata, quindi gettò lebasi per il definitivo sviluppo della società per azioni in cui potevano quindiintervenire anche investitori estranei ai settori, che maturarono con le ferrovie.CAPITOLO UNDICESIMOIL RUOLO DEL SISTEMA BANCARIOIn Inghilterra nella prima metà del XVII secolo si erano già verificati degli sviluppinel mercato monetario: il più importante fu la Banca d’Inghilterra - fondata nel 1694con lo scopo di raccogliere fondi per il Governo - che permise una ristrutturazionedell’apparato finanziario. La funzione primaria di una banca è di agire comeintermediario, ricavandone un interesse, tra chi presta, visto che ha fondi ineccedenza alle sue necessità, e chi prende a prestito, che ha piani di spesa superiorialle proprie possibilità: la Banca d’Inghilterra era in grado di offrire tutto ciò alGoverno Parlamento già da allora. La costituzione di un mercato ordinario chesoddisfaceva tutte le richieste di moneta e di credito creò una grossa e semprecrescente massa di liquidità, attirando investimenti anche dall’estero: tanto cheLondra soppianto Amsterdam dal ruolo di centro finanziario mondiale.La sterlina del XVIII secolo era ancorata all’argento, ma questo scarseggiava sia inEuropa e ancor di più nell’Estremo Oriente, tanto che diventò convenienteacquistarlo in Inghilterra, a un buon prezzo, per poi scambiarlo con l’oro fuoridall’isola: inevitabile conseguenza fu una deprezzamento della moneta d’argentoinglese. Questa situazione costrinse il paese a passare alla parità aurea (nel 1770 eragià in uso ma venne ufficializzato solo nel 1816). All’epoca circolavano anche altritipi di denaro, come i primi assegni e le banconote, che sostituivano i contanti dovericonosciute. La quantità di moneta in circolazione è molto importante in un paese inquanto se l’offerta è bassa - cioè se la moneta è scarsa in rapporto ai beni - i prezzi dimercato scenderanno, con conseguenze negative nello sviluppo; viceversa se ce n’ètroppa i prezzi cresceranno e gli investimenti saranno dirottati solo sui settori piùcolpiti. Il nesso tra offerta di oro e circolazione di monete auree è molto forte, vistoche la prima è nelle mani della Banca (d’Inghilterra in questo caso) e dipende a suavolta dall’offerta mondiale del metallo, e del suo prezzo, e dalla bilancia commerciale- se le esportazioni superano le importazioni c’è un afflusso di oro, viceversa il saldonegativo va bilanciato con le riserve auree - e che l’oro era la moneta internazionale.Inoltre vi è una connessione anche tra offerta di banconote e offerta di oro, dato chei biglietti non venivano emessi solo dalla Banca d’Inghilterra circolavano difficilmente 16/25
  17. 17. Appunti diStoria Economica: rivoluzione industriale Visto su: Proflandfuori da Londra, tanto che a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo le banconote dellebanche di provincia avevano lo stesso peso di quelle della Banca; i banchieri diquesto periodo non si consideravano però degli strumenti di politica monetaria,concependo le banche come istituzioni a scopo di lucro. Le Banca d’Inghilterra nelXVIII secolo era solo uno degli enti che emettevano banconota, senza avere nessuncontrollo o influenza sulle altre banche. Il sistema creditizio dipendeva da una lungacatena di reciproca fiducia, assai poco stabile. Infatti nel 1787, visto anche che ilpaese era in guerra, vennero sospesi i pagamenti in contanti e la Banca non dovettepiù convertire in oro le proprie banconote, i biglietti delle stessa Banca ebbero per laprima volta corso legale e iniziò l’era delle banconote e dei titoli di credito; primaconseguenza fu una forte fuoriuscita di oro dal paese; i prezzi aumentarono peròprincipalmente per spese di guerra e questo rialzo non fu la conseguenza ma la causadell’aumento dei biglietti in circolazione; inoltre il cattivo raccolto del 1795 aumentòla necessità di cibo già presente data la rivoluzione demografica in atto e in più ilGoverno francese per cercare di riportare la moneta in una posizione solida ridusse ilcosto dell’oro, rendendolo molto più conveniente che in Inghilterra. Nel 1821, finital’emergenza per la guerra, la Gran Bretagna si avviò verso la base aurea. In questoperiodo il numero delle banche di provincia era molto elevato; queste si eranoformate nella prima industrializzazione localizzandosi in maniera adeguata alle primeindustrie, nel senso che dato che queste crescevano vicino alle materie prime oall’acqua e avevano bisogno di capitali che difficilmente potevano arrivare dallalontana Londra, i commercianti o i primi industriali già ricchi iniziarono a diventarebanchieri dando credito a fiducia (potevano farlo perché spesso conoscevano lapersona o il settore industriale): tutto ciò permise ovviamente un grosso flusso dicapitali, nel periodo 1770-1830, indispensabile per la rivoluzione industriale.Ovviamente questo sistema aveva delle debolezze e le dimostrò in concomitanza conla crisi del 1825: in questo periodo molte banche fallirono e altre sospesero ipagamenti. Il Governo allora intervenne proibendo l’emissione di biglietti di piccolotaglio alle banche provinciali, per lo meno nei dintorni di Londra, e permise, nel 1833la costituzione di banche per azioni. Nel 1844, con il Bank Charter Act, la sola bancad’Inghilterra poteva emettere banconote sull’intero territorio. Negli anniimmediatamente precedenti all’Atto del 1844 due opposte teorie si interessarono sucome riformare il sistema monetario: la scuola monetaria, che - sostenendo chel’unico modo per proteggere l’economia da eccessive emissioni era quello di farfunzionare la moneta cartacea allo stesso modo di quella metallica - alla fine prevalse,e la scuola bancaria, che invece riteneva causa della situazione una serie diavvenimenti avversi (guerra e cattivi raccolti) e, superato il momento, gli scambi sisarebbero normalizzati, il dovere delle banche era perciò quello di mantenere sempreun ammontare di riserve per superare certi particolari momenti. Il Bank Charter Actsi basava sulla cosiddetta “regola Palmer”: l’istituto doveva tenere almeno due terzidelle sue disponibilità sotto forma di titoli, lasciando l’altro terzo come riserva aurea,e a questa conformare l’emissione di banconote (era sostanzialmente un principioautomatico di regolazione della circolazione monetaria). Negli anni seguenti cifurono tre grosse crisi (1847, 1857 e 1866) con conseguente fallimento di diverse 17/25
  18. 18. Appunti diStoria Economica: rivoluzione industriale Visto su: Proflandbanche; una volta superate le banche impararono ad essere più prudenti,continuando però a svolgere il loro ruolo fondamentale, con investimenti produttiviin attività commerciali ed industriali, nell’economia del paese.CAPITOLO DODICESIMOL’ADOZIONE DEL LIBERO SCAMBIOIl protezionismo è l’emblema di un’economia statica, il cui principale obiettivoconsiste nel mantenimento dello status quo commerciale. Già prima della fine delXVIII secolo gli industriali inglesi volevano aprire nuovi canali di scambio: nel 1786il Trattato di Eden ridusse le tariffe tra l’Inghilterra e la Francia. In controtendenzaverso il libero scambio fu ovviamente il periodo delle lunghe guerre iniziato nel 1793,periodo in cui il Governo dovette aumentare le tariffe per poter sostenere le spese diguerra. Superato questo periodo di “crisi”, negli anni ‘20, il commercio si espanse edato l’avanzo pubblico Huskisson riuscì a ridurre (1825) i dazi alle importazioni -razionalizzando il sistema tariffario in questo modo si riuscì a ridurre i costi dellematerie prime per l’industria e si aumentò la capacità d’acquisto dei paesi esteri inmodo da incrementare consequenzialmente le esportazioni - soprattutto per lematerie prime, così facendo ridusse anche la convenienza al contrabbando, eliberalizzo le Navigation Laws, la fine di incrementare l’attività commerciale dellecolonie: da allora in poi le tariffe furono usate come armi di scambio. Nel lungopassaggio verso l’industrializzazione la caratteristiche fondamentale è la riduzione delpeso relativo dell’agricoltura. L’Inghilterra all’inizio della rivoluzione industriale eraun paese esportatore di grano, ma la situazione mutò quando lo sviluppodemografico si iniziò a far sentire, ce ne era maggior bisogno per poter sfamare lacrescente popolazione e l’Inghilterra incominciò a importarne, e iniziarono le guerre:i prezzi aumentarono, anche per l’emanazione delle Corn Laws atte a proteggerequello che era ancora il settore principale dell’economia (l’agricoltura), e quindidiminuiva la capacità d’acquisto dei salari. Dopo la guerra i prezzi crollarono, lerendite scemarono, i profitti svanirono e il capitale investito nel settore si svalutò. Laforte povertà quindi fece scappare dalla campagne numerose famiglie, forse più cheper l’adozione delle recinzioni, la disperazione era forte e culminò con alcuneribellioni nelle zone rurali. All’inizio degli anni ‘30 la situazione migliorò: per la leggedi assistenza ai poveri, che diminuì le spese per i poveri e portò ad un aumento deisalari, per un aumento di efficienza dell’agricoltura e per l’aumento del tasso diindustrializzazione che rafforzava la domanda di prodotti agricoli. Ma l’economia eraancora molto legata all’andamento dei raccolti: il problema delle Corn Laws si riaprìdopo dei cattivi raccolti alla fine del decennio. Si formarono due organizzazioni: laLega - con l’idea che la politica doveva essere guidata da chi rappresenta la proprietà -e il Cartismo - movimento delle classi lavoratrici che cercava di raggiungere lagiustizia in campo economico attraverso la riforma parlamentare - che però perse lasua battaglia. In questa difficile situazione Peel abrogò le Corn Laws (leggi sul grano) 18/25
  19. 19. Appunti diStoria Economica: rivoluzione industriale Visto su: Proflandnel 1846. Importante per la creazione di un regime di libero scambio assoluto fuanche l’introduzione dell’imposta su reddito (1845) da parte dello stesso Peel.Quando lo sviluppo, nell’era delle ferrovie, cominciò ad accelerare il ritmo, tanto danon poter più tornare indietro, diventò chiaro che la pagnotta a basso prezzo eramolto più sentito che i problemi economici prospettati dai cartisti. Inoltrel’agricoltura non ebbe quei problemi che erano stati prospettati, anzi furonoapportati, negli anni ‘40, notevoli progressi dalla ricerca scientifica - come ildrenaggio, che rese fertili zone argillose, e i sempre migliori fertilizzanti chimici..Mutarono gli atteggiamenti di fondo degli agricoltori e dei latifondisti, ora molto piùvicine alle nuove tecnologie - e si incrementò ancora di più negli anni ‘50.In sintesi fu nel periodo 1823-53 che la bilancia del potere, economico e politico,passò dall’agricoltura all’industria. I vantaggi maggiori ovviamente furono tratti dallaclasse borghese; le classi lavoratrici erano sempre più povere e affamate. Fu insommail periodo della borghesia che ebbe il diritto di intervenire nella politica economica(Reform Act del 1832) e ottenne, con l’abrogazione delle Corn Laws nel 1846, larinnegazione del ruolo predominante dell’agricoltura da una società che oramai avevaaccettato le conseguenza della rivoluzione industriale.CAPITOLO TREDICESIMOIL RUOLO DEL POTERE PUBBLICOIl fatto che la rivoluzione industriale fu un fenomeno spontaneo non deve far credereche il ruolo del governo sia stato completamente passivo. Adam Smith introdusse lateoria della “mano invisibile”, lievemente modificata dai suoi seguaci nella filosofiadel laissez-faire: per la quale il compito del governo consiste nel lasciar andare le coseper conto loro, non creando cioè restrizioni all’operato delle imprese private. Tra il1760 e il 1850 molte vecchie leggi che limitavano il libero scambio furono abrogate:come quelle che restringevano la mobilità e l’impiego del capitale, il Bubble Act cheproibiva la formazione di società per azioni, alcune disposizioni delle NavigationLaws che proibivano le importazioni da certi paesi, delle restrizioni al libero scambioe soprattutto la legge sul pane che ne prescriveva il prezzo in modo da definire imargini di guadagno dei fornai. Ovviamente pur vigenti queste leggi non eranosempre applicate e altre venivano facilmente evase (ad esempio alcune società perazioni si formarono lo stesso, le leggi sull’usura, sull’esportazione della lana); adesempio mancava un corpo di polizia efficiente e il costo di esazione di un’incoerentemoltitudine di dazi doganali era elevatissimo. Il contrabbando era molto diffuso. Fuben dopo la guerra, a partire dal 1850 che la filosofia del laissez-faire trionfò, con laconseguente abrogazioni di tutte quelle leggi severe che però non venivano rispettate:le Corn Laws nel 1846, le Navigation Laws nel 1849, la legge sull’usura nel 1854.Inoltre con il Bank Charter Act del 1844, la banca d’Inghilterra doveva obbedire asemplicissime regole di mercato: se l’oro fosse uscito dal paese l’offerta di moneta si 19/25
  20. 20. Appunti diStoria Economica: rivoluzione industriale Visto su: Proflandsarebbe dovuta contrarre, mentre se fosse entrato si sarebbe dovuta espandere. Ilvero successo di questa filosofia fu l’abolizione del protezionismo doganale el’adozione di una politica commerciale improntata sul libero scambio. Gli inizi di unapolitica economica programmata si fanno risalire a Pitt il Giovane, che, tra le altrecose, sperimentò nuove impose, ne ridusse alcune eccessive e creò un fondoammortamento per la riduzione del debito pubblico. La politica economica nazionaledoveva oramai essere evoluta e nazionale, dato che la centralità del Governo era statamessa in risalto sia dalle guerre napoleoniche sia dalla rivoluzione industriale. Ilpunto di irreversibilità nel processo di trasformazione del ruolo pubblico sembra siastato raggiunto degli anni ‘30, con provvedimenti per il controllo e il rispetto delledisposizioni, l’organizzazione di un servizio sanitario nazionale, il controllo dellosviluppo delle ferrovie e la sottomissione della chiesa: anche i governi localiiniziarono ad assumersi più ampie responsabilità. Si iniziava a creare una nuovadivisione del governo: il potere esecutivo.CAPITOLO QUATTORDICESIMOSVILUPPO ECONOMICO E CICLI ECONOMICII dati a disposizione non sono molto chiarificatori ma si può comunque desumere -assumendo come punto iniziale e nevralgico le statistiche sul commercio (importantequello estero) e non più gli indici dei prezzi - si può notare che dopo un periodo digenerale stagnazione nella seconda metà del XVIII secolo aumentò la produzionenazionale, crescita compensata dall’esplosione demografica: sembra che in questoperiodo il saggio di sviluppo della produzione nazionale abbia superato quello dellapopolazione. E’ probabile che durante le guerre francesi questa crescita si arrestò perpoi riprendere nei decenni 1820-30. Lo sviluppo economico però non è un processocontinuo di miglioramento del tenore di vita, anzi la massa della popolazionerisultava più povera del periodo precedente - questo è uno dei costidell’industrializzazione - dato che il proletariato viveva al livello della sussistenza e ciònon gli permetteva di accumulare guadagni tali che gli permettessero di superare imomenti di crisi. In caso di crisi il lavoratore dell’epoca pre-industriale non moriva difame visto che aveva altre possibilità (come il lavoro a domicilio dei filatoi),situazione ben diversa in un’economia industriale dove prima conseguenza sarebbe ladisoccupazione e quindi miseria completa, inoltre la crisi di un settore si allarga alleattività connesse. sul processo di sviluppo gravano le cosiddette fluttuazionidell’attività economica, che con i loro alti e bassi hanno effetti sulla distribuzione delredditi nel tempo e tra diversi settori. Naturalmente ne esistono di diverse a secondadell’intensità e della durata. In un economia pre-industriale dato che l’attivitàprincipale era l’agricoltura le fluttuazioni erano stagionali e regolari. Meno regolarima comunque ricorrenti sono i cicli economici caratterizzati da quattro fasi(prosperità, boom, recessione, crollo), spinti da una causa iniziale (positiva onegativa) e perturbati dalla catena di effetti. Gli economisti classici (come Smith eMill) non riconobbero il carattere ciclico degli eventi, considerando le diverse fasiconseguenze di cause esterne. Il primo che cercò questo “carattere ricorrente” dellefasi fu Jevons con la sua teoria delle “macchie solari”, basata sui cicli solari. 20/25
  21. 21. Appunti diStoria Economica: rivoluzione industriale Visto su: ProflandCome già accennato l’agricoltura, la cui importanza assoluta andava diminuendo, nelperiodo considerato (1750-1850) era comunque alla base dell’economia, anche diquella industriale, visto che un cattivo raccolto generava: un aumento del costo dellematerie prime, un rialzo dei prezzi dei generi alimentari (quindi minor potered’acquisto dei salari), deficit di bilancio e disavanzo della bilancia commerciale.naturalmente le fluttuazioni erano dovute anche da reali agenti esterni, in primis laguerra. Più studiati sono i cicli del XIX secolo che, secondo Rostow e Gayer,dipesero dalle fluttuazioni della domanda di esportazioni e da quelle degliinvestimenti. Affinché il ciclo assuma una forma moderna le reazioni devono esseresufficientemente diffuse: a questo proposito è da ricordare la teoria delle “ondelunghe” di Kondratieff, poi ripresa da Schumpeter con la teoria dell’innovazione. Laprima di queste onde va dal 1787 al 1842. Ultima notazione sulla considerazione chepiù un’economia diventa nazionale, più è probabile che le fasi cicliche che sipresentino nelle diverse regioni si sincronizzino, così da dar luogo ad un ciclonazionale.CAPITOLO QUINDICESIMOIL TENORE DI VITAIl tenore di vita è uno dei modi in cui si possono valutare i risultati di una rivoluzioneindustriale. Per valutare questo “indice” deve essere considerato il tasso di sviluppodella popolazione: è molto facile che in presenza di un progresso industriale ilnumero di bocche da sfamare cresca più rapidamente della produttività per occupato.Riguardo agli effetti della rivoluzione industriale in Inghilterra ci sono due diversecorrenti di pensiero viziate dal pregiudizio politico e da facili credenze, che prendonoforza dall’insufficiente documentazione storica.L’opinione pessimistica: i primi stadi dell’industrializzazione, se per alcuni crearonobenessere, per i poveri appartenenti alla classe lavoratrice furono causa deldeterioramento delle condizioni di vita. I sostenitori di questa tesi sostenevano chenel precedente periodo le condizioni erano migliori, a dir il vero il lavoratore adomicilio era sfruttato allo stesso modo.L’opinione ottimistica: lo sviluppo economico, pur lasciando alcuni lavoratori in pienamiseria, permise alla maggioranza di godere di migliori condizioni di vita per lariduzione dei prezzi, le maggiori possibilità di lavoro e maggior stabilità nello stesso. Isuoi fautori insistettero molto sulla diminuzione del tasso di mortalità di questoperiodo, dovuto o ad un miglioramento delle condizioni di vita e/o a dei progressidella medicina: i sistemi sanitari divennero però inadeguati quando la popolazione siriversò nelle città (inizi ‘800).Per capire quindi se le condizioni di vita della classe lavoratrice - già si è detto che irisultati migliori dell’industrializzazione sono della classe borghese che ebbe il suodefinitivo sviluppo proprio in questo periodo - migliorarono dovremmo indagare suisalari prima e poi sul loro potere d’acquisto (ovvero sui salari reali). Nel primo caso idati non ci aiutano, dato che si trovano solo per pochi settori (nel cotoniero primaaumentò vertiginosamente per poi avere una forte riduzione dopo il 1792 quando ilmercato fu saturo) e non estensibili all’intera produzione: quindi possiamo solo dire 21/25
  22. 22. Appunti diStoria Economica: rivoluzione industriale Visto su: Proflandche in generale i salari dell’industria dovrebbero essere stati maggiori di quellidell’agricoltura e soprattutto più costanti. Per i salari reali bisogna osservarel’andamento dei prezzi: questi subirono una forte inflazione nel periodo di guerra.Anche qui i dati non sono completi, infatti non comprendono i prezzi dei manufattie degli affitti e abbondano invece di generi alimentari e d’importazione. Dopo laguerra si invertì la tendenza e ci fu deflazione, con presumibile aumento dei salarireali, ma nello stesso periodo le tasse ritornarono a livelli accettabili: le condizioniiniziarono a migliorare.Riepilogando: non abbiamo nessuna prova sicura che le condizioni di vita tra il 1780e il 1820 migliorarono, anzi probabilmente peggiorarono; discorso simile ma ancorapiù incerto per il 1820-40, le prove, semplicemente indiziarie, sono poche econtraddittorie; infine a partire dagli anni ‘40 abbiamo prove più sicure di aumentodei redditi medi reali.CAPITOLO SEDICESIMOIL RISULTATO FINALEIn linea di massima si è tutti d’accordo che verso la metà del XIX secolo la GranBretagna era passata attraverso una rivoluzione industriale, anche se questa non eracerto conclusa. Vi sono tre aspetti sotto i quali si può distinguere un sistemaeconomico che ha sperimentato una rivoluzione di questo tipo da un sistema pre-industriale, le differenze sono:• nella struttura industriale e sociale,• nella produttività e nei livelli di vita ad essa associati,• nel tasso di sviluppo economico.La struttura industriale e sociale. Nel 1850 il paese era senza dubbio specializzato inquanto la sua popolazione era occupata più nell’industria manifatturiera che inagricoltura. Va però che questo nuovo settore copre un’ampia gamma di attività e cheil lavoratore di fabbrica non era ancora l’addetto tipico manifatturiero: la maggiorparte della gente lavorava a casa e quasi la settima parte dei componenti della forza-lavoro era occupata nei servizi domestici.L’altro principale gruppo occupazionale, molto vasto anch’esso, è quello addetto alleattività commerciali; anche se solo i ferrovieri appartenevano ad un’industriadefinibile “moderna”: infatti i marinai lavoravano quasi tutti su navi di legno,l’impiego pubblico avveniva ancora sulla base del patronato (“chi entravanell’amministrazione pubblica doveva qualcosa all’influenza di qualcuno”), la forzamotrice più usata nelle miniere erano le braccia. La differenza forse più rilevanterispetto al secolo precedente era il maggior gradi di specializzazione dei lavoratori.Gli acquisti venivano ancora effettuati principalmente nei mercati aperti, i negoziavevano iniziato - tra il 1820 e il 1850 - a svilupparsi ma quelli stabili erano presentisolo nelle grandi città. Importante conseguenze dei miglioramenti nellecomunicazioni - in primis le ferrovie - era stato l’ampliamento della gamma dei beni 22/25
  23. 23. Appunti diStoria Economica: rivoluzione industriale Visto su: Proflanddisponibili per l’acquirente medio e l’allungamento degli intermediari tra il produttoree il consumatore.Molti problemi sociali, che allargarono la distanza tra ricchi e poveri, nascevanodall’aumento della popolazione: la massa era relegata in condizioni di vita miserevolee le epidemie nei sobborghi erano frequenti. Il livello educativo nazionale miglioròsolo nel 1833 col Factory Act, che istituì un ispettorato di fabbrica in modo darendere comune l’istruzione dei ragazzi. Anche con notevoli problemi l’opinione suquesto periodo di transizione rimane comunque ottimistico in quanto la popolazionecrebbe, le linee ferroviarie erano più estese, le tonnellate di carbone come gli altiforniaumentavano e quindi le esportazioni miglioravano: ogni confronto con qualsiasialtra nazione del mondo contemporaneo era vittoriosa.I progressi materiali erano più che altro concreti, infatti gli inventori si basavano piùsull’esperienza che sulla teoria e gli uomini d’affari utilizzavano le nuove tecnologieavendo come unico scopo il profitto: fu questa la spinta all’industrializzazione.Questi ultimi ebbero quindi un notevole vantaggio iniziale rispetto ai loroconcorrenti continentali, ma quando la rivoluzione industriale investì anche le altreeconomie questi rimasero indietro.Fino al 1872, quando il Ballot Act non rese segreto il voto, le persone cheprendevano le decisioni erano i proprietari terrieri - a dimostrazione di come laproprietà terriera fosse ancora il maggior segno distintivo - che spesso compravano ivoti dei loro dipendenti. A livello micro-economico erano però la classe borghese -comprendente le classi amministrative e padronali esterne all’agricoltura, con unnumero quantificabile in non più di 300mila persone - che con le loro iniziativefacevano aumentare la produzione nazionale, erano i loro risparmi che finanziavanole ferrovie e altri investimenti: era il loro anti-intelletualismo che formava il nuovoatteggiamento mentale.Le condizioni di vita e la produttività. Si stima che intorno al 1850 il reddito pro-capite sia cresciuto in Gran Bretagna di due volte e mezzo, facendo progredire dioltre il doppio il tenore di vita nazionale. Durante le fasi di espansione la massa deilavoratori stava mediamente meglio dei suoi avi, ma era molto più suscettibile aimomenti di crisi, che portavano rapidamente alla disoccupazione e quindi allamiseria. L’orario giornaliero era inoltre molto pesante e dei miglioramenti si ebberosolo con il Factory Act del 1850, che introdusse il “sabato inglese” (si lavorava solomezza giornata). A tutto questo va aggiunta la componente morale. lavorare 10 ore epiù vicino ad una macchina richiede uno sforzo maggiore rispetto al lavoro, anchepiù lungo, dell’età pre-industriale; forse per questo i suicidi aumentarono e iniziò ilproblema dell’alcolismo. L’Inglese d’allora era quindi il più ricco al mondo, madoveva lavorare di più e in condizioni peggiori dei contemporanei Americani.I saggi di sviluppo. La popolazione, la produzione nazionale e i redditi pro-capite sisviluppavano tutti molto più rapidamente di quanto avvenisse nell’era pre-industrialee continuavano a crescere; lo sviluppo non era però uniforme e non erano poche lezone in ritardo. Il saggio massimo di incremento del prodotto nazionale lordo futoccato solo dopo il 1850, quando la produzione iniziava a mostrare unrallentamento. Infatti dopo questa data paesi, che hanno iniziato il processo di 23/25
  24. 24. Appunti diStoria Economica: rivoluzione industriale Visto su: Proflandindustrializzazione agli inizi del 1800, come Germania e Stati Uniti ebbero un tassodi sviluppo più veloce. Aprire una strada ad un processo di questa portata ha i suoisvantaggi (come il maggior costo in termini di tempo) e altri notevoli vantaggi (comela possibilità di creare nuovi mercati per l’assenza di concorrenza). Tre sono iprincipali fattori da cui dipende il saggio di sviluppo di un sistema economico - ilsaggio di sviluppo della forza lavoro, il tasso di accumulazione di capitale e il saggiodi progresso tecnico - e in tutti e tre l’Inghilterra aveva una passo più lento di altripaesi. Gli Americani si dimostrarono più rapidi nel meccanizzarsi, in quanto avevanoforti incentivi ad adottare metodo che consentissero di risparmiare lavoro, la cuimanodopera era relativamente scarsa: “molte invenzioni dell’industria tessileavvennero in Gran Bretagna nel 1800, ma la loro applicazione pratica e il lotosviluppo si verificò principalmente negli Stati Uniti” (Clapham). In poche parole fuquando i concorrenti dei Britannici trovarono dei governi disposti ad assistereattivamente il processo di industrializzazione, anche se per la sola politica nazionale,che fu definitivamente segnata la fine della supremazia inglese: proprio in questoperiodo gli Stati Uniti iniziarono la loro ascesa a potenza economica mondiale. 24/25
  25. 25. Appunti diStoria Economica: rivoluzione industriale Visto su: Profland Il file è stato scaricato/visualizzato in forma gratuita da Profland: http://profland.altervista.org sezione Profstudio http://profland.altervista.org/profstudio/profstudio.htm oppure da qualche mirror, come: www.profland.cjb.net www.profland.135.it o dalla pagina dedicata su slideshare.net: www.slideshare.net/profman 25/25

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