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377 Il popolo di Israele, nella fase inizialedella sua storia, non ha re, come gli altripopoli, perché riconosce soltanto ...
378 Il prototipo del re scelto da Jahve è Davide, di cui il                                             racconto biblico s...
379 Gesù rifiuta il potere oppressivo e dispotico dei capi sulle azioni (cfr. Mc 10,42) e laloro pretesa di farsi chiamare...
380 La sottomissione, non passiva, ma per ragioni di coscienza (cfr. Rm 13,5), alpotere costituito risponde allordine stab...
384 La persona umana è fondamento e fine della convivenzapolitica. Dotata di razionalità, essa è responsabile delle propri...
388 Considerare la persona umana comefondamento e fine della comunità politica significaadoperarsi, innanzi tutto, per il ...
390 Il significato profondo della convivenza civile e politica nonemerge immediatamente dallelenco dei diritti e dei dover...
393 […] « Iddio […] ha creato gli esseri umani sociali pernatura; e poiché non vi può essere “società che si sostenga, sen...
396 Lautorità deve lasciarsi guidare dalla leggemorale: tutta la sua dignità deriva dallo svolgersinellambito dellordine m...
399 Il cittadino non è obbligato in coscienza a seguire le prescrizioni delle autoritàcivili se sono contrarie alle esigen...
402 Per tutelare il bene comune, la legittima autorità pubblicaha il diritto e il dovere di comminare pene proporzionate a...
406 […] « La Chiesa apprezza il sistema dellademocrazia, in quanto assicura la partecipazione deicittadini alle scelte pol...
417 La comunità politica è costituita per essere al servizio dellasocietà civile, dalla quale deriva. […] La società civil...
421 Il Concilio Vaticano II ha impegnato la Chiesa Cattolica nella promozione della libertàreligiosa. […] 422 La libertà d...
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  1. 1. Luca Fabbri Prof. PONTIFICIO CONSIGLIO DELLA GIUSTIZIA E DELLA PACE - COMPENDIO DELLA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA - LA COMUNITÀ POLITICA nn.° 377 - 427
  2. 2. 377 Il popolo di Israele, nella fase inizialedella sua storia, non ha re, come gli altripopoli, perché riconosce soltanto la signoriadi Jahve. È Dio che interviene nella storiaattraverso uomini carismatici, cometestimonia il Libro dei Giudici. Allultimo diquesti uomini, Samuele, profeta e giudice, ilpopolo chiederà un re (cfr. 1 Sam 8,5; 10,18-19).Samuele mette in guardia gli Israeliti circa leconseguenze di un esercizio dispotico dellaregalità (cfr. 1 Sam 8,11-18); il potereregale, tuttavia, può essere anchesperimentato come dono di Jahve che vienein soccorso del Suo popolo (cfr. 1 Sam 9,16). Allafine, Saul riceverà lunzione regale (cfr. 1Sam 10,1- 2). La vicenda evidenzia le tensioniche portarono Israele ad una concezionedella regalità diversa da quella dei popolivicini: il re, scelto da Jahve (cfr. Dt 17,15; 1Sam 9,16) e da Lui consacrato (cfr. 1 Sam16,12-13), sarà visto come Suo figlio (cfr. Sal 2,7) edovrà renderne visibile la signoria e il disegnodi salvezza (cfr. Sal 72). Dovrà dunque farsidifensore dei deboli e assicurare al popolo lagiustizia: le denunce dei profeti siappunteranno proprio sulle inadempienze deire (cfr. 1 Re 21; Is 10,1-4;Am 2,6-8; 8,4-8; Mi 3,1-4).
  3. 3. 378 Il prototipo del re scelto da Jahve è Davide, di cui il racconto biblico sottolinea con compiacimento lumileM. Chagall (1887-1985), Re Davide suona la cetra, Museo nazionale, Nizza. condizione (cfr. 1 Sam 16,1-13). Davide è il depositario della promessa (cfr. 2 Sam 7,13-16; Sal 89,2-38; 132,11-18), che lo rende iniziatore di una speciale tradizione regale, la tradizione «messianica». Essa, nonostante tutti i peccati e le infedeltà dello stesso Davide e dei suoi successori, culmina in Gesù Cristo, l«unto di Jahve» (cioè «consacrato del Signore»: cfr. 1 Sam 2,35; 24,7.11; 26,9.16; cfr. anche Es 30,22-32) per eccellenza, figlio di Davide (cfr. le due genealogie in Mt 1,1-17 e Lc 3,23-38; cfr. anche Rm 1,3). Il fallimento sul piano storico della regalità non porterà alla scomparsa dellideale di un re che, nella fedeltà a Jahve, governi con saggezza e operi la giustizia. Questa speranza riappare più volte nei Salmi (cfr. Sal 2; 18; 20; 21; 72). Negli oracoli messianici è attesa, per il tempo escatologico, la figura di un re abitato dallo Spirito del Signore, pieno di sapienza e in grado di rendere giustizia ai poveri (cfr. Is 11,2-5; Ger 23,5-6). Vero pastore del popolo dIsraele (cfr. Ez34,23-24; 37,24), egli porterà la pace alle genti (cfr. Zc 9,9-10). Nella letteratura sapienziale, il re è presentato come colui che pronuncia giusti giudizi e aborrisce liniquità (cfr. Pr 16,12), giudica i poveri con equità (cfr. Pr 29,14) ed è amico delluomo dal cuore puro (cfr. Pr 22,11). Diventa via via più esplicito lannuncio di quanto i Vangeli e gli altri testi del Nuovo Testamento vedono realizzato in Gesù di Nazaret, incarnazione definitiva della figura del re descritta nellAntico Testamento.
  4. 4. 379 Gesù rifiuta il potere oppressivo e dispotico dei capi sulle azioni (cfr. Mc 10,42) e laloro pretesa di farsi chiamare benefattori (cfr. Lc 22,25), ma non contesta maidirettamente le autorità del Suo tempo. Nella diatriba sul tributo da dare a Cesare(cfr. Mc 12,13-17; Mt22,15-22; Lc 20,20-26), Egli afferma che occorre dare a Dio quello che è diDio, condannando implicitamente ogni tentativo di divinizzazione e diassolutizzazione del potere temporale: solo Dio può esigere tutto dalluomo. Nellostesso tempo, il potere temporale ha diritto a ciò che gli è dovuto: Gesù nonconsidera ingiusto il tributo a Cesare. Gesù, il Messia promesso, ha combattuto esconfitto la tentazione di un messianismo politico, caratterizzato dal dominio sulleNazioni (cfr. Mt 4,8- 11; Lc 4,5-8). Egli è il Figlio delluomo venuto «per servire e dare lapropria vita» (Mc 10,45; cfr. Mt 20,24-28; Lc 22,24-27). Ai Suoi discepoli che discutono su chi siail più grande, il Signore insegna a farsi ultimi e a servire tutti (cfr.Mc 9,33-35), indicandoai figli di Zebedèo, Giacomo e Giovanni, che ambiscono a sedersi alla Sua destra, ilcammino della croce (cfr. Mc 10,35-40; Mt 20,20-23). Valentin de Boulogne), “Il Tributo di Cesare”, ca. 1620, Musée du Château, Versailles
  5. 5. 380 La sottomissione, non passiva, ma per ragioni di coscienza (cfr. Rm 13,5), alpotere costituito risponde allordine stabilito da Dio. San Paolo […] insiste suldovere civico di pagare i tributi: «Rendete a ciascuno ciò che gli è dovuto: a chiil tributo, il tributo; a chi le tasse, le tasse; a chi il timore, il timore; a chi ilrispetto, il rispetto» (Rm 13,7). LApostolo non intende certo legittimare ognipotere, quanto piuttosto aiutare i cristiani a «compiere il bene davanti a tuttigli uomini» (Rm 12,17), anche nei rapporti con lautorità, in quanto essa è alservizio di Dio per il bene della persona (cfr.Rm 13,4; 1 Tm 2,1-2; Tt 3,1) e «per la giustacondanna di chi opera il male» (Rm 13,4). (Vedi anche 1 Pt 2,13). Il re e i suoi governatorihanno il compito di «punire i malfattori e premiare i buoni» (1 Pt 2,14). La loroautorità deve essere «onorata» (cfr. 1 Pt 2,17), cioè riconosciuta […]. La libertà nonpuò essere usata per coprire la propria malizia, ma per servire Dio (1 Pt 2,15). Sitratta allora di unobbedienza libera e responsabile ad unautorità che farispettare la giustizia, assicurando il bene comune. 381 La preghiera per igovernanti, raccomandata da san Paolo durante le persecuzioni, indicaesplicitamente ciò che lautorità politica deve garantire: una vita calma etranquilla, da trascorrere con tutta pietà e dignità (cfr. 1 Tm 2,1-2). […] 382 Quando ilpotere umano esce dai limiti dellordine voluto da Dio, si autodivinizza e chiedelassoluta sottomissione […]. 383 […] Cristo svela allautorità umana, sempretentata dal dominio, il suo significato autentico e compiuto di servizio. […] Lasovranità appartiene a Dio. Il Signore, tuttavia, « non ha voluto riservare solo asé lesercizio di tutti i poteri. Egli assegna ad ogni creatura le funzioni che essa èin grado di esercitare […]. Questo modo di governare deve essere imitato nellavita sociale. […]
  6. 6. 384 La persona umana è fondamento e fine della convivenzapolitica. Dotata di razionalità, essa è responsabile delle propriescelte e capace di perseguire progetti che danno senso allasua vita, a livello individuale e sociale. Lapertura verso laTrascendenza e verso gli altri è il tratto che la caratterizza econtraddistingue […]. Questo significa che per luomo, creaturanaturalmente sociale e politica, «la vita sociale non è qualcosadi accessorio», bensì unessenziale ed ineliminabiledimensione. […] La comunità politica […] esiste per ottenere unfine altrimenti irraggiungibile: la crescita più piena di ciascunodei suoi membri, chiamati a collaborare stabilmente perrealizzare il bene comune, sotto la spinta della loro tensionenaturale verso il vero e verso il bene. 385 […] Il popolo non èuna moltitudine amorfa, una massa inerte da manipolare estrumentalizzare, bensì un insieme di persone, ciascuna dellequali […] ha la possibilità di formarsi una propria opinione sullacosa pubblica e la libertà di esprimere la propria sensibilitàpolitica e di farla valere in maniera confacente al bene comune.Il popolo «vive della pienezza della vita degli uomini che locompongono, ciascuno dei quali ... è una persona consapevoledelle proprie responsabilità e delle proprie convinzioni». Gliappartenenti ad una comunità politica, pur essendouniti organicamente tra loro comepopolo, conservano, tuttavia, uninsopprimibile autonomia alivello di esistenza personale e dei fini da perseguire. 386 Ciòche caratterizza in primo luogo un popolo è la condivisione divita e di valori, che è fonte di comunione a livello spirituale e
  7. 7. 388 Considerare la persona umana comefondamento e fine della comunità politica significaadoperarsi, innanzi tutto, per il riconoscimento e ilrispetto della sua dignità mediante la tutela e lapromozione dei diritti fondamentali e inalienabilidelluomo […] 389 La comunità politica persegue ilbene comune operando per la creazione di unambiente umano in cui ai cittadini sia offerta lapossibilità di un reale esercizio dei diritti umani e diun pieno adempimento dei relativi doveri […] Lapiena realizzazione del bene comune richiede chela comunità politica sviluppi, nellambito dei dirittiumani, una duplice e complementare azione, didifesa e di promozione: «Si deve quindi evitareche, attraverso la preferenza data alla tutela deidiritti di alcuni individui o gruppi sociali, si creinoposizioni di privilegio; e si deve pure evitareche, nellintento di promuovere gli accennatidiritti, si arrivi allassurdo risultato di ridurreeccessivamente o renderne impossibile il genuinoesercizio».
  8. 8. 390 Il significato profondo della convivenza civile e politica nonemerge immediatamente dallelenco dei diritti e dei doveri dellapersona. Tale convivenza acquista tutto il suo significato se basatasullamicizia civile e sulla fraternità. Il campo del diritto, infatti, èquello dellinteresse tutelato e del rispetto esteriore, dellaprotezione dei beni materiali e della loro ripartizione secondoregole stabilite; il campo dellamicizia, invece, è quello deldisinteresse, del distacco dai beni materiali, della lorodonazione, della disponibilità interiore alle esigenzedellaltro. Lamicizia civile, così intesa, è lattuazione più autenticadel principio di fraternità, che è inseparabile da quello di libertà e diuguaglianza. Si tratta di un principio rimasto in gran parte nonattuato nelle società politiche moderne econtemporanee, soprattutto a causa dellinflusso esercitato dalleideologie individualistiche e collettivistiche. 391 Una comunità èsolidamente fondata quando tende alla promozione integrale dellapersona e del bene comune; in questo caso, il diritto vienedefinito, rispettato e vissuto anche secondo le modalità dellasolidarietà e della dedizione al prossimo. La giustizia richiede cheognuno possa godere dei propri beni e dei propri diritti e puòessere considerata la misura minima dellamore. La convivenzadiventa tanto più umana quanto più è caratterizzata dallo sforzoverso una più matura consapevolezza dellideale verso cui essadeve tendere, che è la «civiltà dellAmore». Luomo è unapersona, non solo un individuo. Con il termine «persona» si indica«una natura dotata di intelligenza e di volontà libera»: è dunqueuna realtà ben superiore a quella di un soggetto che si esprime neibisogni prodotti dalla mera dimensione materiale. […]
  9. 9. 393 […] « Iddio […] ha creato gli esseri umani sociali pernatura; e poiché non vi può essere “società che si sostenga, senon cè chi sovrasti gli altri, muovendo ognuno con efficacia edunità di mezzi verso un fine comune, ne segue che allaconvivenza civile è indispensabile lautorità che la regga; laquale, non altrimenti che la società, è da natura, e perciòstesso viene da Dio” ». Lautorità politica è pertantonecessario a motivo dei compiti che le sono attribuiti e deveessere una componente positiva e insostituibile dellaconvivenza civile. 394 Lautorità politica deve garantire la vitaordinata e retta della comunità, senza sostituirsi alla liberaattività dei singoli e dei gruppi, ma disciplinandola eorientandola, nel rispetto e nella tutela dellindipendenza deisoggetti individuali e sociali, verso la realizzazione del benecomune. […] Lesercizio dellautorità politica, infatti, «sia nellacomunità come tale, sia negli organismi che rappresentano lostato, deve sempre essere praticato entro i limiti dellordinemorale, per procurare il bene comune secondo un ordinamentogiuridico legittimamente definito o da definire. Allora i cittadinisono obbligati in coscienza ad obbedire». 395 Il soggettodellautorità politica è il popolo, considerato nella sua totalitàquale detentore della sovranità. Il popolo, in varieforme, trasferisce lesercizio della sua sovranità a coloro cheliberamente elegge suoi rappresentanti, ma conserva la facoltàdi farla valere nel controllo delloperato dei governanti e anchenella loro sostituzione, qualora essi non adempiano in manierasoddisfacente alle loro funzioni. […] Il solo consenso popolarenon è tuttavia sufficiente a far ritenere giuste le modalità diesercizio dellautorità politica.
  10. 10. 396 Lautorità deve lasciarsi guidare dalla leggemorale: tutta la sua dignità deriva dallo svolgersinellambito dellordine morale […] 397 Lautoritàdeve riconoscere, rispettare e promuovere ivalori umani e morali essenziali. Essi sonoinnati, «scaturiscono dalla verità stessadellessere umano ed esprimono e tutelano ladignità della persona: valori, pertanto, chenessun individuo, nessuna maggioranza enessuno Stato potranno mai creare, modificare odistruggere». Essi non trovano fondamento inprovvisorie e mutevoli «maggioranze» diopinione, ma devono essere semplicementericonosciuti, rispettati e promossi come elementidi una legge morale obiettiva, legge naturaleiscritta nel cuore delluomo (cfr. Rm 2,15), epunto di riferimento normativo della stessa leggecivile. […] 398 Lautorità deve emanare leggigiuste, cioè conformi alla dignità della personaumana e ai dettami della retta ragione. […]Quando invece una legge è in contrasto con laragione, la si denomina legge iniqua; in tal casoperò cessa di essere legge e diviene piuttosto unatto di violenza. […]
  11. 11. 399 Il cittadino non è obbligato in coscienza a seguire le prescrizioni delle autoritàcivili se sono contrarie alle esigenze dellordine morale, ai diritti fondamentali dellepersone o agli insegnamenti del Vangelo. Le leggi ingiuste pongono gli uominimoralmente retti di fronte a drammatici problemi di coscienza: quando sono chiamatia collaborare ad azioni moralmente cattive, hanno l’obbligo di rifiutarsi. Oltre adessere un dovere morale, questo rifiuto è anche un diritto umano basilare che, proprioperché tale, la stessa legge civile deve riconoscere e proteggere: «Chi ricorreallobiezione di coscienza deve essere salvaguardato non solo da sanzioni penali, maanche da qualsiasi danno sul piano legale, disciplinare, economico e professionale».400 Riconoscere che il diritto naturale fonda e limita il diritto positivo significaammettere che è legittimo resistere allautorità qualora questa violi gravemente eripetutamente i principi del diritto naturale. […] 401 La dottrina sociale indica i criteriper lesercizio del diritto di resistenza: «La resistenza alloppressione del poterepolitico non ricorrerà legittimamente alle armi, salvo quando sussistano tutte insiemele seguenti condizioni: 1. in caso di violazioni certe, gravi e prolungate dei dirittifondamentali; 2. dopo che si siano tentate tutte le altre vie; 3. senza che si provochinodisordini peggiori; 4. qualora vi sia una fondata speranza di successo; 5. se èimpossibile intravedere ragionevolmente soluzioni migliori». La lotta armata ècontemplata quale estremo rimedio per porre fine a una «tirannia evidente eprolungata che attentasse gravemente ai diritti fondamentali della persona enuocesse in modo pericoloso al bene comune di un paese». La gravità dei pericoliche il ricorso alla violenza oggi comporta fa ritenere comunque preferibile la stradadella resistenza passiva […]».
  12. 12. 402 Per tutelare il bene comune, la legittima autorità pubblicaha il diritto e il dovere di comminare pene proporzionate allagravità dei delitti. Lo Stato ha il duplice compito direprimere i comportamenti lesivi dei diritti delluomo e delleregole fondamentali di una civile convivenza, nonchédi rimediare, tramite il sistema delle pene, al disordinecausato dallazione delittuosa. […]. 403 La pena non serveunicamente allo scopo di difendere lordine pubblico e digarantire la sicurezza delle persone: essadiventa, altresì, uno strumento per la correzione del colpevole[…]. La finalità cui tendere è duplice: da un lato favorire ilreinserimento delle persone condannate; da un altrolato promuovere una giustizia riconciliatrice, capace direstaurare le relazioni di armonica convivenza spezzatedallatto criminoso. […] 404 Lattività degli uffici prepostiallaccertamento della responsabilità penale […] deve tenderealla rigorosa ricerca della verità e va condotta nel pienorispetto della dignità e dei diritti della persona umana […].Nellespletamento delle indagini va scrupolosamenteosservata la regola che interdice la pratica della tortura […].Va altresì escluso «il ricorso ad una detenzione motivatasoltanto dal tentativo di ottenere notizie significative per ilprocesso ». Inoltre, va assicurata «la piena celerità deiprocessi […]». I magistrati sono tenuti a un doveroso riserbonello svolgimento delle loro inchieste per non violare il dirittodegli indagati alla riservatezza e per non indebolire il principiodella presunzione dinnocenza. Poiché anche un giudice puòsbagliarsi, è opportuno che la legislazione disponga un equoindennizzo per la vittima di un errore giudiziario.
  13. 13. 406 […] « La Chiesa apprezza il sistema dellademocrazia, in quanto assicura la partecipazione deicittadini alle scelte politiche e garantisce ai governatila possibilità sia di eleggere e controllare i proprigovernanti, sia di sostituirli in modo pacifico, ove ciòrisulti opportuno. […] 407 Unautentica democrazianon è solo il risultato di un rispetto formale diregole, ma è il frutto della convinta accettazione deivalori che ispirano le procedure democratiche: ladignità di ogni persona umana, il rispetto dei dirittidelluomo, lassunzione del « bene comune » comefine e criterio regolativo della vita politica.[…]410 Coloro che hanno responsabilità politiche nondevono dimenticare o sottovalutare la dimensionemorale della rappresentanza, che consistenellimpegno di condividere le sorti del popolo e nelcercare la soluzione dei problemi sociali. In questaprospettiva, autorità responsabile significa ancheautorità esercitata mediante il ricorso alle virtù chefavoriscono la pratica del potere con spirito diservizio […]; unautorità esercitata da persone ingrado di assumere autenticamente come finalità delproprio operare il bene comune e non il prestigio olacquisizione di vantaggi personali. 411 Tra ledeformazioni del sistema democratico, la corruzionepolitica è una delle più gravi, perché tradisce al tempostesso i principi della morale e le norme della giustiziasociale […].
  14. 14. 417 La comunità politica è costituita per essere al servizio dellasocietà civile, dalla quale deriva. […] La società civile è uninsieme di relazioni e di risorse, culturali eassociative, relativamente autonome dallambito sia politico siaeconomico: «Il fine della società civile è universale, perché èquello che riguarda il bene comune, a cui tutti e singoli i cittadinihanno diritto nella debita proporzione». […] 418 La comunitàpolitica e la società civile, seppure reciprocamente collegate einterdipendenti, non sono uguali nella gerarchia dei fini. Lacomunità politica è essenzialmente al servizio della societàcivile […]. Lo Stato deve fornire una cornice giuridica adeguataal libero esercizio delle attività dei soggetti sociali ed esserepronto ad intervenire […] per orientare verso il bene comune ladialettica tra le libere associazioni attive nella vita democraticae per dirimere e appianare le ambiguità e contraddizioni chesono presenti in quanto la società è anche luogo di scontro trainteressi diversi, dove c’è il rischio che il più forte prevalga sulpiù indifeso. 419 La comunità politica è tenuta a regolare i proprirapporti nei confronti della società civile secondo il principio disussidiarietà: è essenziale che la crescita della vita democraticaprenda avvio nel tessuto sociale. Le attività della società civile[…] costituiscono le modalità più adeguate per sviluppare ladimensione sociale della persona. […] 420 Lacooperazione, anche nelle sue forme meno strutturate, sidelinea come una delle risposte più forti alla logica del conflittoe della concorrenza senza limiti, che oggi appare prevalente. Irapporti che si instaurano in un clima cooperativo e solidalesuperano le divisioni ideologiche, spingendo alla ricerca di ciòche unisce al di là di quanto divide. […]
  15. 15. 421 Il Concilio Vaticano II ha impegnato la Chiesa Cattolica nella promozione della libertàreligiosa. […] 422 La libertà di coscienza e di religione « riguarda luomo individualmentee socialmente» […] 423 A motivo dei suoi legami storici e culturali con una Nazione, unacomunità religiosa può ricevere uno speciale riconoscimento da parte dello Stato: talericonoscimento non deve in alcun modo generare una discriminazione dordine civile osociale per altri gruppi religiosi. […] Autonomia e indipendenza 424 La Chiesa e la comunità politica, pur esprimendosi ambedue con strutture organizzative visibili, sono di natura diversa sia per la loro configurazione sia per le finalità che perseguono. […] Collaborazione 425 Lautonomia reciproca della Chiesa e della comunità politica non comporta una separazione che escluda la loro collaborazione. […] 426 La Chiesa ha diritto al riconoscimento giuridico della propria identità. 427 Al fine di prevenire o attutire possibili conflitti tra Chiesa e comunità politica, lesperienza giuridica della Chiesa e dello Stato ha variamente delineato forme stabili di rapporti e strumenti idonei a garantire relazioni armoniche.

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