Quando un Semiotico incontra una Biologa

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Un breve escursus su quello che Biologia, Etologia, Sociobiologia e Neurobiologia possono dirci sulle modalità di funzionamento dei Social Media e sulle dinamiche dei gruppi

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  • Questa è la storia del mio percorso attraverso due materie apparentemente distanti ma che hanno molte cose in comune. Questa presentazione condensa in 15 minuti moltissimo materiale: su ognuno degli argomenti si potrebbero passare diverse ore quindi, pur rimanendo corrette, in alcuni casi ho volutamente fatto delle semplificazioni.\n
  • Come mai parla di Etologia? Come ho detto poco fa ho studiato all’università di Bologna dove mi sono laureato in Semiotica (Filosofia della comunicazione) e quindi i miei studi si sono concentrati su Eco, Peirce, Hjelmslev passando anche per la psicologia, ergonomia, sociologia... Sempre a Bologna, la mia ragazza studiava cose più serie, biologia: come normale si preparavano gli esami insieme e notavo sempre più elementi in comune tra la semiotica e la biologia in materia di comunicazione e interazione tra gli esseri umani. Da li il passo è stato breve e ho inziato ad approfndire l’etologia, neurobiologia e la sociobiologia applicando i pattern di comportamento animali alle reti sociali. \n
  • Se pensate per un attimo alle attività che svolgiamo tutti i giorni da una prospettiva diversa possiamo vedere come alcune delle azioni che facciamo in rete rispondano a degli istinti: un check-in su Foursquare non equivale forse a marcare il territorio? Stiamo rivendicando un nostro spazio come fanno gli animali delimitando quelli che sono le aree di nostra proprietà (e questo è un esempio se vogliamo banale)\n
  • Grazie ai giapponesi oggi sappiamo come funziona l’evoluzione: se un gatto caricato elettrostaticamente prende abbastanza botte si trasforma in un procione in grado di lanciare fulmini. Non è molto distante dall’idea che se si prende una scimmia e si aspettano alcuni milioni di anni questa diventerà un uomo: il processo è più simile ad un albero (filogenetico). Se prendiamo come punto di riferimento l’albero vediamo come buona parte della nostra storia sia vicina a quella degli altri animali e l’analisi genetica conferma la nostra vicinanza con gli altri esseri: oltre alle scimmie condividiamo con tutti gli altri animali buona parte del materiale genetico (le percentuali variano di parecchio: con le scimmie le percentuali sono sempre sopra il 90%, mentre per i vermi ci sono dati discordanti: ho trovato 20%-75%-93% a seconda del testo. In altri casi trovi dati nei quali si dice che condividiamo il 90% con i topi: non conta in questo caso il quanto, ma il fatto che esiste una linea comune) . Sicuramente questo è un buon punto di partenza per giustificare l’uso della biologia per analizzare il comportamento degli esseri umani: dopotutto rispondiamo ancora all’istinto e ai comportamenti animali.\n
  • Ma scendiamo nel dettaglio e vediamo che animali siamo: siamo dei predatori. Vista frontale e percezione della profondità di campo. Siamo animali basati sulla vista e rimane il nostro senso principale per la comunicazione. Molti studi dicono che una piccolissima del messaggio è verbale: pensiamo a quanto poco siamo abituatia lla scrittura. Questo spiega tutte le incomprensioni: abbiamo iniziato a vedere milioni di anni fa, a parlare (più o meno) centinaia di migliaia di anni fa e a scrivere/leggere solo nel terzo millennio a.C: la scrittura però è rimasta un patrimonio di pochi eletti e non ci siamo ancora adattati a questo strumento (tanto è vero che ci vogliono anni di apprendimento per imparare a scrivere, mentre vedere o parlare ci risulta più semplice). Il problema principale è che abbiamo rifiutato il nostro essere animali e il nostro corpo affermando che uomo= animale razionale: in realtà risponsiamo ancora agli istinti e l’accettazione del corpo e l’attenzione da parte delle scienze umane nei suoi confronti è decisamente recente. Questa riscoperta ha influenzato anche la Semiotica: dopotutto Peirce afferma che senza il corpo non può avvenire la percezione e quindi la semiosi (il processo di attribuzione di senso) e senza il corpo non possiamo avere esperienza e quindi fare inferenze (che sono il modo attraverso il quale ragioniamo)\n
  • Ma andiamo a scoprire anche come funziona il nostro cervello. Semplificando di molto possiamo vedere come si distinguano tre macroaree: un cervello antico, responsabile delle funzioni di sopravvivenza, un cervello emotivo/istintuale, responsabile delle nostre decisioni (è infatti a questo livello che lavorano il nucleus accumbens e l’insula, le due principali responsabili delle nostre azioni e dei nostri acquisti), infine la porzione cognitiva, la corteccia prefrontale responsabile dei processi consci. È molto importante ribadire che queste tre sezioni non sono separate ma lavorano regolarmente interfacciandosi e influenzandosi a vicenda. Siamo quindi istintivi nei nostri acquisti e solo in un secondo momento razionaliziamo il nostro gesto: siamo quindi dei razionalizzatori. Inoltre siamo egoisti: i nostri comportamenti sono volti all’ottimizzazione e all’aumento della nostra fitness (ad esempio l’altruismo è una forma di egoismo indiretto per facilitare la sopravvivenza della prole). Una cosa importante ad esempio è che possiamo determinare come alcuni elementi siano costanti tra le popolazioni e non siano determinati da elementi culturali: ad esempio il nostro emisfero destro è dedicato all’elaborazione degli elementi visivi e quindi siamo più sensibili alle immagini sulla sinistra (guardate al supermercato: normalmente prestate più attenzione ai prodotti sulla sinistra...)\n
  • Il dottor Lightman (e gli studi di Ekman) ci hanno insegnato che esistono sei espressioni universali e che siamo in grado di riconoscere in tutti gli esseri umani: queste espressioni però non sono solo degli esseri umani ma sono intraspecifiche: possiamo riconoscerle in tutti gli animali e capire se un cane è adirato. Oltre a questo ci sono anche altre cartatteristiche come ad esempio i caratteri pedomorfi fatti per ispirare tenerezza e sempre per questa ragione un aspetto neotenico ispira sensazioni contrastanti: questo spiega il motivo per cui internet è pieno di gattini. Il problema sorge quando non ci sono aspetti fisici da interpretare: la comunicazione scritta ci mette in difficoltà\n
  • Vediamo quindi quali possono essere dei comportamenti animali che spieghino in che modo agiamo nelle reti sociali: pensiamo quindi alle marmotte. Io mi sono occupato per un lungo periodo di monitoraggio e chiunque abbia condiviso questa esperienza sa che i post negativi superano di gran numero quelli positivi. Questa disparità è legata alla funzione di allarme e tutela del nostro branco: se ho il sospetto che qualcosa possa arrecare un danno ai miei contatti invio subito una segnalazione (nel dubbio meglio lanciare un falso allarme) mentre è più difficile che scriva un post positivo. Infatti il semplice funzionamento di un oggetto non è condizione sufficiente per segnalarlo: un telefono che funziona, un evento dove si parla semplicemente rispondono alle loro funzioni. Per ottenere delle mention online devo superare le aspettative. Questo ci permette di valutare in maniera più corretta le metriche attribuendo un valore maggiore ai post positivi dato che abbiamo superato le aspettative dei nostri clienti/consumatori/utenti\n
  • Vediamo ora un caso classico di approccio ad un branco senza porsi domande. Molti di noi hanno visto un documentario e sappiamo cosa succede se un animale si avvicina improvvisamente un branco. Nel dubbio meglio essere prudenti e respingere l’intruso, soprattutto se come primo approccio tenta di venderti qualcosa (l’effetto è quello di un predatore). In questo caso il gruppo si stringe e diventa impermeabile a qualunque attività futura.\n
  • Vediamo ora un caso classico di approccio ad un branco senza porsi domande. Molti di noi hanno visto un documentario e sappiamo cosa succede se un animale si avvicina improvvisamente un branco. Nel dubbio meglio essere prudenti e respingere l’intruso, soprattutto se come primo approccio tenta di venderti qualcosa (l’effetto è quello di un predatore). In questo caso il gruppo si stringe e diventa impermeabile a qualunque attività futura.\n
  • Vediamo ora un caso classico di approccio ad un branco senza porsi domande. Molti di noi hanno visto un documentario e sappiamo cosa succede se un animale si avvicina improvvisamente un branco. Nel dubbio meglio essere prudenti e respingere l’intruso, soprattutto se come primo approccio tenta di venderti qualcosa (l’effetto è quello di un predatore). In questo caso il gruppo si stringe e diventa impermeabile a qualunque attività futura.\n
  • Vediamo ora un caso classico di approccio ad un branco senza porsi domande. Molti di noi hanno visto un documentario e sappiamo cosa succede se un animale si avvicina improvvisamente un branco. Nel dubbio meglio essere prudenti e respingere l’intruso, soprattutto se come primo approccio tenta di venderti qualcosa (l’effetto è quello di un predatore). In questo caso il gruppo si stringe e diventa impermeabile a qualunque attività futura.\n
  • Vediamo ora un caso classico di approccio ad un branco senza porsi domande. Molti di noi hanno visto un documentario e sappiamo cosa succede se un animale si avvicina improvvisamente un branco. Nel dubbio meglio essere prudenti e respingere l’intruso, soprattutto se come primo approccio tenta di venderti qualcosa (l’effetto è quello di un predatore). In questo caso il gruppo si stringe e diventa impermeabile a qualunque attività futura.\n
  • Vediamo ora un caso classico di approccio ad un branco senza porsi domande. Molti di noi hanno visto un documentario e sappiamo cosa succede se un animale si avvicina improvvisamente un branco. Nel dubbio meglio essere prudenti e respingere l’intruso, soprattutto se come primo approccio tenta di venderti qualcosa (l’effetto è quello di un predatore). In questo caso il gruppo si stringe e diventa impermeabile a qualunque attività futura.\n
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  • Vediamo ora un caso classico di approccio ad un branco senza porsi domande. Molti di noi hanno visto un documentario e sappiamo cosa succede se un animale si avvicina improvvisamente un branco. Nel dubbio meglio essere prudenti e respingere l’intruso, soprattutto se come primo approccio tenta di venderti qualcosa (l’effetto è quello di un predatore). In questo caso il gruppo si stringe e diventa impermeabile a qualunque attività futura.\n
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  • Vediamo ora un caso classico di approccio ad un branco senza porsi domande. Molti di noi hanno visto un documentario e sappiamo cosa succede se un animale si avvicina improvvisamente un branco. Nel dubbio meglio essere prudenti e respingere l’intruso, soprattutto se come primo approccio tenta di venderti qualcosa (l’effetto è quello di un predatore). In questo caso il gruppo si stringe e diventa impermeabile a qualunque attività futura.\n
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  • L’approccio migliore è quindi capire innanzitutto se ci stiamo rivolgendo a delle persone che sono interessate a quello che abbiamo da dire (se apparteniamo alla stessa specie). Dopodichè, invece di gettarsi a capofitto nel gruppo, mettersi ad ascoltare (e questa è la parte più importante: ASCOLTARE). Dopodichè, una volta compreso cosa interessa e come posso essere utile posso introdurmi (delicatamente nella comunicazione): guardate i cani nelle aree di sgambamento: non si lanciano immediatamente, si annusano, si guardano, determinano ruoli e relazioni. Se, e solo se, veniamo accettati possiamo iniziare la discussione. NB: non si tratta di fare finta di essere un membro del gruppo ed infiltrarsi: un lupo travestito da pecora si farà scoprire, sempre, e i risultati non saranno piacevoli. Un brand è ovviamente online per vendere e si rende utile per questo motivo e le persone lo sanno perfettamente.\n
  • L’approccio migliore è quindi capire innanzitutto se ci stiamo rivolgendo a delle persone che sono interessate a quello che abbiamo da dire (se apparteniamo alla stessa specie). Dopodichè, invece di gettarsi a capofitto nel gruppo, mettersi ad ascoltare (e questa è la parte più importante: ASCOLTARE). Dopodichè, una volta compreso cosa interessa e come posso essere utile posso introdurmi (delicatamente nella comunicazione): guardate i cani nelle aree di sgambamento: non si lanciano immediatamente, si annusano, si guardano, determinano ruoli e relazioni. Se, e solo se, veniamo accettati possiamo iniziare la discussione. NB: non si tratta di fare finta di essere un membro del gruppo ed infiltrarsi: un lupo travestito da pecora si farà scoprire, sempre, e i risultati non saranno piacevoli. Un brand è ovviamente online per vendere e si rende utile per questo motivo e le persone lo sanno perfettamente.\n
  • L’approccio migliore è quindi capire innanzitutto se ci stiamo rivolgendo a delle persone che sono interessate a quello che abbiamo da dire (se apparteniamo alla stessa specie). Dopodichè, invece di gettarsi a capofitto nel gruppo, mettersi ad ascoltare (e questa è la parte più importante: ASCOLTARE). Dopodichè, una volta compreso cosa interessa e come posso essere utile posso introdurmi (delicatamente nella comunicazione): guardate i cani nelle aree di sgambamento: non si lanciano immediatamente, si annusano, si guardano, determinano ruoli e relazioni. Se, e solo se, veniamo accettati possiamo iniziare la discussione. NB: non si tratta di fare finta di essere un membro del gruppo ed infiltrarsi: un lupo travestito da pecora si farà scoprire, sempre, e i risultati non saranno piacevoli. Un brand è ovviamente online per vendere e si rende utile per questo motivo e le persone lo sanno perfettamente.\n
  • L’approccio migliore è quindi capire innanzitutto se ci stiamo rivolgendo a delle persone che sono interessate a quello che abbiamo da dire (se apparteniamo alla stessa specie). Dopodichè, invece di gettarsi a capofitto nel gruppo, mettersi ad ascoltare (e questa è la parte più importante: ASCOLTARE). Dopodichè, una volta compreso cosa interessa e come posso essere utile posso introdurmi (delicatamente nella comunicazione): guardate i cani nelle aree di sgambamento: non si lanciano immediatamente, si annusano, si guardano, determinano ruoli e relazioni. Se, e solo se, veniamo accettati possiamo iniziare la discussione. NB: non si tratta di fare finta di essere un membro del gruppo ed infiltrarsi: un lupo travestito da pecora si farà scoprire, sempre, e i risultati non saranno piacevoli. Un brand è ovviamente online per vendere e si rende utile per questo motivo e le persone lo sanno perfettamente.\n
  • L’approccio migliore è quindi capire innanzitutto se ci stiamo rivolgendo a delle persone che sono interessate a quello che abbiamo da dire (se apparteniamo alla stessa specie). Dopodichè, invece di gettarsi a capofitto nel gruppo, mettersi ad ascoltare (e questa è la parte più importante: ASCOLTARE). Dopodichè, una volta compreso cosa interessa e come posso essere utile posso introdurmi (delicatamente nella comunicazione): guardate i cani nelle aree di sgambamento: non si lanciano immediatamente, si annusano, si guardano, determinano ruoli e relazioni. Se, e solo se, veniamo accettati possiamo iniziare la discussione. NB: non si tratta di fare finta di essere un membro del gruppo ed infiltrarsi: un lupo travestito da pecora si farà scoprire, sempre, e i risultati non saranno piacevoli. Un brand è ovviamente online per vendere e si rende utile per questo motivo e le persone lo sanno perfettamente.\n
  • L’approccio migliore è quindi capire innanzitutto se ci stiamo rivolgendo a delle persone che sono interessate a quello che abbiamo da dire (se apparteniamo alla stessa specie). Dopodichè, invece di gettarsi a capofitto nel gruppo, mettersi ad ascoltare (e questa è la parte più importante: ASCOLTARE). Dopodichè, una volta compreso cosa interessa e come posso essere utile posso introdurmi (delicatamente nella comunicazione): guardate i cani nelle aree di sgambamento: non si lanciano immediatamente, si annusano, si guardano, determinano ruoli e relazioni. Se, e solo se, veniamo accettati possiamo iniziare la discussione. NB: non si tratta di fare finta di essere un membro del gruppo ed infiltrarsi: un lupo travestito da pecora si farà scoprire, sempre, e i risultati non saranno piacevoli. Un brand è ovviamente online per vendere e si rende utile per questo motivo e le persone lo sanno perfettamente.\n
  • L’approccio migliore è quindi capire innanzitutto se ci stiamo rivolgendo a delle persone che sono interessate a quello che abbiamo da dire (se apparteniamo alla stessa specie). Dopodichè, invece di gettarsi a capofitto nel gruppo, mettersi ad ascoltare (e questa è la parte più importante: ASCOLTARE). Dopodichè, una volta compreso cosa interessa e come posso essere utile posso introdurmi (delicatamente nella comunicazione): guardate i cani nelle aree di sgambamento: non si lanciano immediatamente, si annusano, si guardano, determinano ruoli e relazioni. Se, e solo se, veniamo accettati possiamo iniziare la discussione. NB: non si tratta di fare finta di essere un membro del gruppo ed infiltrarsi: un lupo travestito da pecora si farà scoprire, sempre, e i risultati non saranno piacevoli. Un brand è ovviamente online per vendere e si rende utile per questo motivo e le persone lo sanno perfettamente.\n
  • L’approccio migliore è quindi capire innanzitutto se ci stiamo rivolgendo a delle persone che sono interessate a quello che abbiamo da dire (se apparteniamo alla stessa specie). Dopodichè, invece di gettarsi a capofitto nel gruppo, mettersi ad ascoltare (e questa è la parte più importante: ASCOLTARE). Dopodichè, una volta compreso cosa interessa e come posso essere utile posso introdurmi (delicatamente nella comunicazione): guardate i cani nelle aree di sgambamento: non si lanciano immediatamente, si annusano, si guardano, determinano ruoli e relazioni. Se, e solo se, veniamo accettati possiamo iniziare la discussione. NB: non si tratta di fare finta di essere un membro del gruppo ed infiltrarsi: un lupo travestito da pecora si farà scoprire, sempre, e i risultati non saranno piacevoli. Un brand è ovviamente online per vendere e si rende utile per questo motivo e le persone lo sanno perfettamente.\n
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  • L’approccio migliore è quindi capire innanzitutto se ci stiamo rivolgendo a delle persone che sono interessate a quello che abbiamo da dire (se apparteniamo alla stessa specie). Dopodichè, invece di gettarsi a capofitto nel gruppo, mettersi ad ascoltare (e questa è la parte più importante: ASCOLTARE). Dopodichè, una volta compreso cosa interessa e come posso essere utile posso introdurmi (delicatamente nella comunicazione): guardate i cani nelle aree di sgambamento: non si lanciano immediatamente, si annusano, si guardano, determinano ruoli e relazioni. Se, e solo se, veniamo accettati possiamo iniziare la discussione. NB: non si tratta di fare finta di essere un membro del gruppo ed infiltrarsi: un lupo travestito da pecora si farà scoprire, sempre, e i risultati non saranno piacevoli. Un brand è ovviamente online per vendere e si rende utile per questo motivo e le persone lo sanno perfettamente.\n
  • Passiamo or al concetto di foraging: ogni animale vive in un determinato ambiente e, in funzione di questo, determina la sua dieta. Gli animali sono in grado di scegliere i luoghi migliori per ottenere il cibo e nutrirsi: gli esseri umani sono stati definiti degli informivori poiché devono sopravvivere in un mondo di conoscenza. Gli animali quindi cercano di ottimizzare il rapporto tempo/nutrimento mentre noi facciamo informazioni/tempo e quindi selezioniamo delle patch (oasi) dove siamo sicuri di trovare contenuti interessanti. Il nostro compito come brand (fonti di informazione) è quello di essere predati e quindi dobbiamo andare nelle patch esistenti e mettere delle esce per poter condurre le persone alla nostra oasi: è impossibile rinchiudere le persone in un luogo quindi la strategia migliore è offrire un contenuto informativo di così alto livello da convincere le persone a spostarsi con frequenza. La cosa importante è quindi individuare i luoghi in cui si trovano i nostri prospect e andare a depositare li elle esche per fare in modo che arrivino alla nostra oasi. “Costruiscilo e loro verranno” è una visione ingenua, devi fare in modo che ti trovino\n
  • Abbiamo parlato di esche e nel nostro caso si tratta di informazioni. Quando abbiamo un contenuto succulento non dobbiamo commettere l’errore di pensare che ogni patch sia uguale: ci troviamo davanti ad ambienti diversi e quindi dobbiamo distribuire in maniera corretta i contenuti a sconda dell’ambiente poiché ogni patch è a sé.\n
  • Passiamo adesso a vedere uno schema classico, il teorema marginale di Charnov. Possiamo vedere come gli animali passino del tempo all’interno della stessa patch e questo può essere calcolato quando g (guadagno nella patch) arriva alla tangente con la retta r (guadagno ottimale): è incredibile ma gli animali calcolano perfettamente questa formula e sono in grado di lasciare l’oasi esattamente alla tangente. Il tempo nella patch dipende anche da quanto tempo devo cercare: se diminuisce il tempo tra una patch e l’altra (passando da tB1 a tB2) vediamo come r diventi più inclinata e come il tempo nella patch diminuisca (passando da t1 a t2): questo significa che all’aumentare dei siti diminuisce il tempo che sono disposto a passare su di essi.\n
  • Un ulteriore elemento che unfluisce sulla permanenza all’interno di una patch o di un sito è quanto questa è nutriente: per arrivare alla tangente posso impiegare più o meno tempo. Dato che dobbiamo ottimizzare (il nostro tempo per la ricerca di cibo/informazioni durante il giorno è limitata) ovviamente tenderemo a prediligere le patch più nutrienti. Ma non è quello che facciamo quando selezioniamo le fonti online? Io nel mio aggregatore ho centinaia di blog, ma se ho poco tempo leggo solo quelle due o tre fonti che mi permettono di nutrire la mia fame di informazione mentre gli altri passano come mark as read. Questo significa che non è necessariamente vero il fatto che se le persone rimangono poco sul mio sito sia una cosa negativa (ovviamente per capirlo è necessaria incrociare i dati e fare un’eccellente behaviour analysis): se ottimizzo il sito dal punto di vista dell’usabilità, della stesura dei contenuti, facilmente le persone torneranno nella mia oasi.\n
  • Se diciamo “fitness” il significato più comune è legato allo sport e all’atletica: in biologia, con questo termine, si intende però il tasso di successo riproduttivo (ovvero di trasmissione del proprio genotipo nelle generazioni seguenti). Parliamo quindi di sopravvivenza del più adatto e non necessariamente del più forte, veloce o intelligente (questo spiega il parlamento italiano): per sopravvivere quindi a un mondo che richiede cambiamenti sempre più repentini dobbiamo essere in grado di adattarci con una flessibilità estrema. Dobbiamo considerare che se nel mondo fisico la fitness è legata al successo nella trasmissione del genotipo, nel mondo degli informivori possiamo ipotizzare che si possa invece parlare di tasso di successo nella trasmissione delle informazioni in nostro possesso.\n
  • Quello che vedete alla mie spalle è uno dei diagrammi che mettono in relazione il livello di fitness e la dimensione del gruppo sociale (questo nello specifico vale solo per alcuni animali tra cui noi). Dato il punto di partenza (individuo solitario) vediamo che per all’aumentare del gruppo, la fitness dell’individuo cresce: possiamo infatti avere più sicurezza, ricevere segnali d’allarme, contare su un maggior numero di risorse. La fitness quindi cresce con le dimensioni del gruppo sino al punto di catastrofe dopodichè inizia a scendere: vediamo quindi che il punto y ha una fitness addirittura inferiore a quella che il singolo avrebbe rimanendo fuori dal gruppo. Questo ovviamente si spiega con il fatto che i costi di gestione del gruppo (proteggere, inviare segnali etc.) aumentano con le dimensioni del branco: nel mondo reale, secondo gli studi di Dunbar, il numero massimo di relazioni che siamo in grado di gestire è di 150. Online penso che questo numero sia maggiore, ma è una mia opinione e la definizione di questo valore è tutt’ora in corso.\n
  • Per concludere quindi, a cosa ci serve studiare gli animali? Innanzitutto possiamo sviluppare dei miglioramenti a livello strategico: se sappiamo quali sono i comportamenti e le reazioni delle persone (post negativi > post positivi ) potremmo comprendere meglio le metriche e gestire in maniera più sensata le aspettative; sarà possibile inoltre comprendere su quali piattaforme muoversi a seconda dei modelli presi in considerazione. Il community management è un altro aspetto che può beneficiare di questi studi dato che potremmo, partendo dall’ipotesi del foraging, che alcuni contenuti possano dare risultati migliori in certi contesti e, di conseguenza, ottimizzare le tipologie di contenuti da condividere con i nostri fan, amici, followers.\n
  • Questa è stato un veloce escursus sull’etologia e la neurobiologia: sinceramente penso che l’ibridazione tra le varie materie possa aiutarci a comprendere meglio le dinamiche delle reti sociali e il comportamento degli utenti e quindi essere più efficaci nelle attività sul web. I miei contatti li vedete e potete tranquillamente scrivermi per approfondire il discorso: se mi chiedete l’amicizia su Facebook o Linkedin ditemi perché dovrei connettermi con voi (lascio sempre in sospeso le connessioni non motivate a meno che non ci sia visti e conosciuti di persona). Pierotaglia è la mia nuova casa digitale: sto finendo di sistemarla ma i prossimi post verranno pubblicati li. Trovate già alcuni vecchi post dove potete approfondire alcuni dei concetti di foraging che avete visto nelle slide precedenti\n
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  • Quando un Semiotico incontra una Biologa

    1. 1. Quando un semioticoincontra una biologa Cosa l’Etologia può insegnarci sui Social Media
    2. 2. EVOLUZIONE 98% con le scimmie 93% con i vermi
    3. 3. III millenio a.c 130 mila2,5 milioni a.C a.C
    4. 4. Il cervello Istintivi A-razionali Razionalizzatori Egoisti
    5. 5. 6 espressioni presenti in tutti i mammiferi
    6. 6. Pessimo servizio a ore 12funzione di allarme
    7. 7. bla bla bla bla bla bla bla
    8. 8. Hey!Sono un brand figo bla bla bla bla bla bla bla
    9. 9. Fuck You!
    10. 10. Fuck You! FA IL#
    11. 11. bla bla bla bla bla bla bla
    12. 12. bla bla bla bla bla bla bla
    13. 13. bla bla bla bla bla bla bla
    14. 14. bla bla bla bla bla bla bla
    15. 15. bla blabla bla
    16. 16. W I N #bla blabla bla
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