Successfully reported this slideshow.
We use your LinkedIn profile and activity data to personalize ads and to show you more relevant ads. You can change your ad preferences anytime.

Dal cartaceo al digitale. Come cambia il giornalismo nell'era 2.0

1,140 views

Published on

Il giornalismo oggi

Published in: Internet
  • Be the first to comment

  • Be the first to like this

Dal cartaceo al digitale. Come cambia il giornalismo nell'era 2.0

  1. 1. Corso di Laurea Magistrale in Strategie della comunicazione pubblica e politica DAL CARTACEO AL DIGITALE Come cambia il giornalismo nell’era 2.0 Relatore: Carlo Sorrentino Candidato: Manuel Primi Anno Accademico 2015/2016
  2. 2. DAL CARTACEO AL DIGITALE. Come cambia il giornalismo nell'era 2.0 Manuel Primi - 1 - Crisi della carta stampata Pag 6 Il giornalismo On line Pag 18 Verifica delle fonti Pag 29 I Social Network applicati al giornalismo Pag 41 SEO cosa è, come funziona e perché è importante per il giornalismo Pag 56 Un giornalismo fatto di Nicchie Pag 73 Modelli economici Pag 87 Pag 101 Pag 107 Pag 110
  3. 3. DAL CARTACEO AL DIGITALE. Come cambia il giornalismo nell'era 2.0 Manuel Primi - 2 - Introduzione Nel 2006 e la rivista settimanale Time nominava “persona dell’anno” il comune internauta. Un omaggio alla Rete che ai tempi colpì molto. “Il personaggio dell´anno sei tu. Sì, tu. Sei tu che controlli l´era dell´informazione. Benvenuto nel tuo mondo”1 . Siamo nei primi anni del vero e proprio boom digitale. È in questo preciso anno che le funzionalità di Google si intrecciano con il grande contenitore video di YouTube e risale sempre ai primi anni del nuovo millennio il fenomeno dei Blog. Ciò che nacque nel 1991 come sistema di scambio di informazioni in formato ipertestuale, in parole povere Il World Wide Web, raggiunge poco più di dieci anni dopo una sua ben specifica maturazione. Possiamo quindi comprendere la ragione dell’originale scelta del settimanale statunitense. L’informazione non è più quella di una volta. Il modello Top Down che vedeva l’acquisizione delle notizie spostarsi dall’alto verso il basso ora si trova a fare i conti con un modello orizzontale, dove chiunque può pubblicare una notizia, tenere una rubrica, alimentare una discussione pubblica. È la nascita del Citizen Journalism. Pionieri di questa rivoluzione erano, e sono, i comuni internauti, per l’appunto. La prima testata giornalistica a sfruttare questa novità fu la BBC. In occasione degli attentati di Londra nell’estate del 2005, il network inglese trasmise le drammatiche immagini all’interno della metropolitana, riprese con il cellulare da una cittadina qualunque2 . Si iniziava, quindi, ad intravedere e a mettere in pratica le svariate opportunità di un mondo che via via si faceva sempre più digitale. Ma il mondo dell’editoria e della carta stampata è un colosso che conta 5 secoli di anzianità3 , ben radicato nelle sue strutture ed ancorato alle tradizioni organizzative. Non è facile, dunque, 1 Copertina Time, 25 Dicembre 2006 – 1 Gennaio 2007 2 Paolo Campo, La libertà (di stampa) è partecipazione, in Europa Quotidiano, 25 aprile 2012, p. 8. 3 Paolo Murialdi, Storia del giornalismo italiano, dalle Gazzette a Internet, Il Mulino, 2006
  4. 4. DAL CARTACEO AL DIGITALE. Come cambia il giornalismo nell'era 2.0 Manuel Primi - 3 - un cambiamento così immediato e così radicale, in un panorama che muta da un giorno all’altro. Se poi ci soffermiamo a guardare il mondo della carta stampata in Italia, dove non si è mai raggiunta una piena indipendenza economica dai grandi gruppi industriali e finanziari, dai partiti politici e dai finanziamenti pubblici, la sfida del digitale si fa sempre più ardua. Di fatto il cambiamento di fruizione e creazione dell’informazione ha accentuato una crisi della carta stampa già di per sé esistente e cronica nel sistema Italiano in particolare. All’interno di questa tesi di laurea magistrale ci occuperemo quindi di un’analisi del mondo dell’editoria e di come questa si sia reinventata o si stia adattando al mondo digitale. Obbiettivo di questo elaborato sarà quello di valutare tutte le potenzialità di ogni singola piattaforma Online: sia da un punto di vista di diffusione di una notizia che per quanto riguarda la sua sostenibilità economica. Questa ricerca permetterà, dunque, di individuare quali saranno le potenziali soluzioni per la sopravvivenza del giornalismo professionistico. L’approccio di questo lavoro sarà orientato verso la pratica. La necessità e il desiderio di trattare il tema del cambiamento nel mondo del giornalismo sotto questo punto di vista nasce dal fatto che la rivoluzione digitale alla quale stiamo assistendo impone costantemente tanti piccoli cambiamenti quotidiani. Vedremo nel corso di questo scritto come le tante novità del mondo digitale costringano il giornalismo ad un continuo inseguimento verso nuove tecniche e nuovi formati che necessitano di quotidiani aggiornamenti nel lavoro pratico di tutti i giorni. È altrettanto vero che i cambiamenti riguardanti il nostro mondo naturale, sociale ed economico passino prima di tutto dai piccoli interventi nel quotidiano, a prescindere dalle decisioni dei grandi colossi del web. La sfida digitale per l’informazione, quindi, non dovrebbe riguardare solamente le scelte economiche dell’editore o non necessariamente un ripensamento teorico e radicale della professione. Dato il maggior uso di Smartphone e Tablet per la lettura delle notizie, ad
  5. 5. DAL CARTACEO AL DIGITALE. Come cambia il giornalismo nell'era 2.0 Manuel Primi - 4 - esempio, anche il singolo giornalista dovrà armarsi di nuovi canoni comunicativi. Egli dovrà prima di tutto usare un nuovo tipo di linguaggio che stanchi il meno possibile l’occhio del lettore, costretto alla retroilluminazione di un dispositivo elettronico, ed utilizzare una schematizzazione del contenuto che sia più chiara ed esaustiva. Inizialmente cercheremo di dare un quadro generale, dal punto di vista economico e qualitativo, del mondo dell’editoria sia cartaceo che digitale. Cercheremo quindi, di comprendere quali sono i motivi teorici e le criticità pratiche che mettono in difficoltà gran parte dei principali gruppi editoriali in Italia. Daremo inoltre uno sguardo qualitativo al giornalismo on line. Cercheremo di capire come vengono utilizzati i diversi canali di distribuzione on line, come le diverse testate riescono a comunicare con i propri utenti e più in generale cercheremo di capire quali sono i passi che gli editori stanno compiendo verso la ristrutturazione della professione orientata all’on line. Nel secondo capitolo di questo lavoro ci occuperemo di tutte le nuove tecniche di scrittura e di comunicazione, di come queste si differenziano tra una piattaforma online e l’altra. Verrà inoltre riservato un importante spazio alle nuove regole giornalistiche che impongono i motori di ricerca. Google rappresenta in Italia, con un tasso del 95,45% di ricerche effettuate4 , il primo motore di ricerca nel nostro Paese. Un tasso così alto ci dimostra che praticamente tutto ciò che si trova in rete è “costretto” a passare tra gli algoritmi di Google. Così come tutti gli altri elementi contenuti nella Rete, anche gli articoli delle testate online dovranno fare i conti con le tecniche di indicizzazione delle SERP nei motori di ricerca. Creare un portale di informazione che si sposi, nelle sue parole, nei suoi titoli e nelle sue descrizioni, con la tecnica SEO (Search Engine 4 http://gs.statcounter.com/#all-search_engine-IT-monthly-201504-201604-bar – Periodo Aprile 2015, Aprile 2016
  6. 6. DAL CARTACEO AL DIGITALE. Come cambia il giornalismo nell'era 2.0 Manuel Primi - 5 - Optimization), diventa ormai indispensabile per la sopravvivenza del giornalismo Online. A sommarsi alle 5 W, nel futuro del giornalismo, vi saranno anche delle nuove regole e delle nuove tecniche che ogni singolo giornalista dovrà far sue per poter far fronte al cambiamento digitale. All’interno di questo lavoro analizzeremo, quindi, tutti gli aspetti che riguardano l’ottimizzazione degli articoli per i motori di ricerca: cosa significa fare SEO nel giornalismo e, dunque, quali sono le nuove tecniche per diventare una “buona penna digitale”. Infine un importante spazio di questo secondo capitolo verrà riservato al fenomeno dell’overload informativo. Cercheremo di capire come questo sovraccarico di informazioni modifichi le abitudini dei lettori e cosa potrebbe fare il giornalismo per far fronte al caos dovuto ai troppi contenuti presenti on line. Sempre nel secondo capitolo tratteremo del fenomeno delle Fake News. Cercheremo di analizzare questo fenomeno per capire come il mondo del giornalismo possa armarsi di strumenti e pratiche efficaci al fine di combattere la post verità. L’ultimo capitolo sarà riservato ai modelli economici possibili per far fronte al cambiamento in corso. La natura stessa di internet ha abituato qualsiasi utente ad avere sempre più quantità di materiali e di poterli reperire in qualsiasi momento in modo gratuito. Uno dei pilastri su cui si fonda il world wide web e la navigazione on line, quindi, mette in seria crisi un settore giornalistico ad oggi più importante che mai e composto da professionisti. È altresì vero che nelle sue infinite possibilità ed evoluzioni, internet, possa fornire anche nuovi metodi per finanziare la professione e quindi per garantirne continuità. Il terzo capitolo quindi tenterà di analizzare i nuovi modelli che le diverse testate giornalistiche nel mondo stanno testando. Cercheremo di capire non solo se questi nuovi modelli economici siano effettivamente delle strade praticabili per il mondo dell’editoria, ma tenteremo di spiegare come ogni modello economico influenzi direttamente le scelte e le linee editoriali di ogni singola testata.
  7. 7. DAL CARTACEO AL DIGITALE. Come cambia il giornalismo nell'era 2.0 Manuel Primi - 6 - 1 – Il giornalismo Oggi 1.1 – La crisi dell’editoria e Internet “Newspapers don’t have a demand problem; They have a business-model problem” Erich Schmidt, Google L’industria editoriale è in crisi. Questa “semplice” affermazione è ormai divenuta una delle grandi verità dal XX secolo ad oggi. A mettere in crisi l’industria dell’informazione cartacea non è stato di certo Internet. Il problema delle vendite di quotidiani, in Italia come nel resto del mondo, ha subito grandi oscillazioni economiche al sorgere di ogni nuova tecnologia che potesse competere sulla diffusione delle notizie. Internet e la nuova informazione multimediale sono solo l’ultimo step di un’odissea iniziata con l’avvento della Radio e proseguita con quello della Televisione. La domenica del 3 Gennaio 19545 non è soltanto la data ufficiale della prima trasmissione televisiva in Italia. Gli anni ’50 segnano di fatto un cambiamento strutturale nell’informazione. “Mentre l’editoria giornalistica e i giornali della carta stampata devono affrontare questa difficile svolta, nei paesi in cui i giornali sono prodotti dall’industria editoriale in regime di concorrenza si manifestano marcati segni di crisi determinati soprattutto, per i quotidiani, da un crescente divario fra i costi di produzione e i ricavi delle vendite e della pubblicità”6 . 5 Paolo Murialdi, Storia del giornalismo italiano, dalle Gazzette a Internet, Il Mulino, 2006 P. 224 6 Ibidem p. 227
  8. 8. DAL CARTACEO AL DIGITALE. Come cambia il giornalismo nell'era 2.0 Manuel Primi - 7 - Questo piccolo estratto dal libro di Paolo Murialdi sembra parlare degli attuali problemi dell’informazione cartacea che deve fare i conti con il World Wide Web. La citazione riportata, invece, si riferisce alla crisi editoriale degli anni ’60 per colpa della Televisione e dei Telegiornali. Da questo periodo in poi, quindi, non esisterà un solo giorno nel quale il giornalismo cartaceo non inseguirà un nuovo modo di comunicare, un nuovo linguaggio o una più efficace e gratuita fruibilità delle notizie. Internet, Google, Facebook, le dirette streaming, il linguaggio multimodale, il Citizen Journalism: rappresentano solamente l’ultima sfida per l’informazione tutta. Con l’avvento della Televisione l’industria editoriale è riuscita, molto lentamente e con non poche difficoltà, a variare la sua offerta culturale e commerciale riuscendo a conservare un ruolo di spicco all’interno dell’industria dell’informazione. I quotidiani si differenzieranno dal media televisivo per i numerosi approfondimenti sulle tematiche di attualità, aumentano il numero delle pagine dando più spazio alle cronache locali ed incrementano il contatto con i propri lettori aprendo rubriche di posta7 . Ora è in atto la terza rivoluzione mediatica (prima la Radio e poi la Televisione) che di fatto sta mettendo in ginocchio l’intera industria dell’informazione su carta. Una rivoluzione che porta C.W. Anderson, Emily Bell e Clay Shirky della Columbia Journalism School a parlare di giornalismo post-industriale8 . Il documento del 2012 è “in parte indagine e in parte un manifesto sulle attuali pratiche del giornalismo”9 . Per questo primo capitolo ci serviremo dell’incipit contenuto nella prima pagina di questo documento. Uno scenario ed alcune verità (quasi) assolute che vengono riassunte in Cinque punti chiave: 7 Ibidem 8 Post-Industrial Journalism: Adapting to the Present; C.W. Anderson, Emily Bell e Clay Shirky, Columbia Journalism School, Novembre 2012 9 “This essay is part survey and part manifesto, one that concerns itself with the practice of journalism and the practices of journalists in the United States”
  9. 9. DAL CARTACEO AL DIGITALE. Come cambia il giornalismo nell'era 2.0 Manuel Primi - 8 - • Il giornalismo è rilevante; • Il “buon giornalismo” è sempre stato sovvenzionato; • Internet ha rotto la parte di sovvenzione, di finanziamento del giornalismo che era rappresentato dall’advertising; • La ristrutturazione è dunque forzata, inevitabile; • Ci sono molte opportunità per fare un buon lavoro giornalistico in nuovi modi;10 I primi due punti ci suggeriscono che il giornalismo, soprattutto quello di qualità, avrà vita lunga perché “rilevante” per una società sempre più globalizzata che si sorregge 10 “We start with five core beliefs: • Journalism matters. • Good journalism has always been subsidized. • The internet wrecks advertising subsidy. • Restructuring is, therefore, a forced move. • There are many opportunities for doing good work in new ways” Figura 1
  10. 10. DAL CARTACEO AL DIGITALE. Come cambia il giornalismo nell'era 2.0 Manuel Primi - 9 - grazie alla comunicazione. Il secondo punto invece ci suggerisce che non importa il tipo di medium utilizzato per diffondere informazione: ”Il buon giornalismo è sempre stato sovvenzionato”. La “qualità” e quindi strategie di Content Marketing saranno alla base del futuro del giornalismo di tutto il mondo, sia che esso sia on-line che su carta. “Content is King”, il contenuto è re11 . A coniare questa affermazione è stato il magnate di Microsoft, Bill Gates, nel 1996 direttamente sul sito internet dell’azienda. Quel che cercava di spiegare Bill Gates è una pietra angolare del giornalismo tutto. Offrire degli articoli qualitativamente rilevanti attirerà molti lettori che a loro volta attireranno inserzionisti pubblicitari. Questa è una regola che vale sia per il cartaceo che per qualsiasi altro mezzo di comunicazione presente e futuro. A conferma di quanto sostenuto fin ora vi è la ricerca dell’Osservatorio News-Italia su informazione e serialità pubblicata nel 2015 in occasione della giornata di apertura della terza edizione del Festival del giornalismo culturale.12 Come possiamo notare dal grafico [Fig. 1], il calo del consumo di quotidiani dall’anno 2011 al 2015 è direttamente proporzionale all’ascesa di Internet. Mentre la televisione rimane ancorata al primo posto, anche se con una variazione del -3%, internet ha di fatto conquistato il secondo posto (dal 51% al 71%) a scapito dei quotidiani (dal 63% al 46%). Occorre però analizzare il tipo di consumo on-line delle notizie per riuscire a dare un quadro più completo di questo grande cambiamento [Figura 2]. Il primo dato che possiamo notare è una crescita contenuta della fruizione di quotidiani On-line: dal 53% nel 2011 al 58% del 2015. Una variazione, a fronte della grande variazione del medium internet in generale, che ci suggerisce una 11 Bill Gates, Content is King, 1 marzo 1996 http://web.archive.org/web/20010126005200/http://www.microsoft.com/billgates/columns/1996essay/essay9 60103.asp 12 Osservatorio News-italia 2015: Informazione, social TV e serialità, 25 Aprile 2015 https://news- italia.it/2015/04/23/osservatorio-news-italia-2015-informazione-social-tv-e-serialita/
  11. 11. DAL CARTACEO AL DIGITALE. Come cambia il giornalismo nell'era 2.0 Manuel Primi - 10 - difficoltà da parte del giornalismo generalista nel saper sfruttare i nuovi mezzi d’informazione. Continuando l’analisi della ricerca di News-Italia possiamo invece notare come, nelle fonti internet, si siano affermati sempre maggiormente (dal 37% nel 2011 al 48% nel 2015) i siti web che nel corso del tempo si sono specializzati in determinati argomenti. Salvatore Aranzulla ha sviluppato un tipo di editoria di nicchia dedicata al mondo dell’informatica e alle soluzioni ad eventuali domande o problemi legati ad essa: ad oggi www.aranzulla.it è divenuto un sito web di informazione che conta 9 milioni di lettori al mese per un totale di 20 milioni di pagine visitate. Questo è sicuramente l’esempio più eclatante nello scenario italiano. Ma sono tantissimi i siti internet di informazione che concentrandosi su di un unico tema sono riusciti a ritagliarsi un’abbondante fetta di lettori. Oltre a quelli specializzati in conflitti internazionali, sport, cinema e serie tv, abbiamo anche i nativi social: quei portali d’informazione che puntano tutto sulle piattaforme di social network riuscendo a creare contenuti virali e ad alto tasso di coinvolgimento. In Italia c’è FanPage che possiede una base di più di 6 milioni di utenti. BuzzFeed invece è riuscita con più di 9 milioni di utenti a diventare un ruolo di riferimento per gran parte del globo per trovare contenuti social e virali. Un dato che ci conferma quanto sostenuto da C.W. Anderson, Emily Bell e Clay Shirky della Columbia Journalism School, ovvero che il giornalismo di qualità viene sempre premiato dai lettori. Lo scenario attuale vede quindi l’industria del giornalismo affrontare una perdita consistente del mercato cartaceo a scapito dell’On-line con le relative perdite economiche per le copie non vendute. Sul fronte digitale invece, le testate giornalistiche generaliste non sono riuscite ad intercettare una percentuale significativa del pubblico che in questi ultimi anni ha migrato dalla carta stampata ai supporti elettronici. Ancora una volta quindi, le grandi case editrici faticano a trovare il modo per riuscire ad essere competitivi con un medium che stravolge i tempi dell’informazione e che cambia linguaggi e metodi.
  12. 12. DAL CARTACEO AL DIGITALE. Come cambia il giornalismo nell'era 2.0 Manuel Primi - 11 - Lo scenario si fa notevolmente più complesso se analizziamo i dati statistici e la variazioni economiche nel settore della carta stampata nel dettaglio. Pier Luca Santoro e Paolo Pozzi hanno pubblicato ad Aprile 2015, all’interno di “New Tabloid” (il trimestrale dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia), uno speciale di 27 pagine intitolato “Non solo il web uccide i giornali”. L’inchiesta ci racconta di una industria del cartaceo che si trova ad affrontare molti più problemi di quanti si possa immaginare. “Anche le Poste, in Italia, uccidono i giornali. Sono quasi raddoppiate, infatti, le tariffe postali per la spedizione dei giornali. Una decisione niente male per i giornali cartacei che almeno da una dozzina di anni devono già vedersela con la spietata concorrenza del web13 ”. Un rincaro che in Italia sta mettendo a rischio centinaia di testate giornalistiche periodiche. L’ultimo aggiornamento sul caso delle spese postali risale al periodo compreso tra Ottobre 2014 e Giugno 2015, quando con due lettere indirizzate a tutte le testate, ordini 13 Pier Luca Santoro e Peolo Pozzi in New Tabloid, Anno XLV N. 2 Aprile-Giugno 2015, Ordine dei giornalisti della Lombardia, Pag.7 Figura 2
  13. 13. DAL CARTACEO AL DIGITALE. Come cambia il giornalismo nell'era 2.0 Manuel Primi - 12 - professionali, enti ed associazioni di categoria si comunicava un’improvvisa esclusione dalle agevolazioni postali.14 Ad aggravare la situazione è l’enorme mole dei resi. “Calcolando il totale del volume della tiratura complessiva per le sessanta testate prese in considerazione - il peso delle rese è del 33% esattamente una copia su tre quindi in Italia se ne va al macero. Domanda: quanto è alta questa percentuale?” 15 Per darci un punto di riferimento possiamo vedere i dati della vicina Francia che possiede una percentuale di copie rese intorno al 14%. Nello specifico, in Italia la testata con la maggiore percentuale di copie al macero è il Manifesto (74%) seguito da Il Fatto Quotidiano (57%). Successivamente, prendendo in considerazione le testate non sportive con una tiratura nazionale possiamo trovare Libero con il 50% e il Giornale con il 45%. Altra storia per quanto riguarda le testate con tiratura locale. In questo caso il territorio di diffusione limitato agevola anche una migliore diffusione in base al consumo effettivo da parte dei lettori. Nonostante una complessiva ottimizzazione della logistica della distribuzione non mancano gli esempi negativi: il Giornale dell’Umbria ed il Corriere dell’Umbria contano rispettivamente il 45% ed il 49% di copie non vendute e mandate al macero. “Nel complesso sono 12 le testate con resa superiore al 40%. Quanto hanno pesato le copie rese nei tre principali quotidiani italiani nel 2015? Al Corriere della Sera il peso è stato del 24%, a Repubblica del 31% e al Sole del 26%.” 16 Come se non bastasse c’è da fare i conti anche con la crisi economica e finanziaria che sta segnando questo secolo. Per quanto riguarda il settore editoriale questa crisi si manifesta sotto forma di mancati investimenti pubblicitari. I resoconti degli ultimi anni 14 ibidem 15 Lelio Simi, ChartaMente: Copie rese quotidiani italiani nel 2015; Marzo 2016 http://www.datamediahub.it/2016/03/15/chartamente-copie-rese-quotidiani-italiani- 2015/#axzz4MfgsEPvN 16 ibidem
  14. 14. DAL CARTACEO AL DIGITALE. Come cambia il giornalismo nell'era 2.0 Manuel Primi - 13 - degli introiti ci parlano di un mercato pubblicitario che ha subito una fortissima riduzione. Gli investimenti sono scesi consistentemente e il fenomeno è stato particolarmente avvertito dalla stampa, sia quotidiana che periodica. Secondo il rapporto della Fieg 17 “La stampa in Italia 2011-2013” uscito ad aprile del 2014, il fatturato complessivo dei quotidiani e dei periodici, per quanto attiene la pubblicità, in Italia è passato dai 1.588 milioni di euro del 2012 ai 1.252 milioni del 2013 con una flessione in un solo anno di 306 milioni, che in termini percentuali corrisponde a un -21,2%.18 È giusto precisare che le contrazioni sulla spesa pubblicitaria hanno segnato, nel periodo di riferimento della ricerca, quasi tutti i settori di mercato. Gli stessi investimenti pubblicitari in rete che erano cresciuti costantemente per un decennio, hanno registrato una contrazione dell’1,8% nel periodo 2012-2013. Il dato aggregato dei sei tra i maggiori attori del mercato editoriale italiano conferma, una tendenza al declino degli investimenti pubblicitari con una flessione tra il dato del 2009 e quello del 2013 del 31% e un totale che sfiora i 600 milioni di euro [Figura 3]19 . Nel dettaglio dei grandi gruppi editoriali si passa da un -19% del Gruppo 24Ore al – 43% del Gruppo Mondadori, il gruppo che percentualmente ha la tendenza peggiore. Il grafico [Figura 3] ci mostra, anche a colpo d’occhio che i soli RCS Mediagroup e Gruppo Espresso-Repubblica da soli pesano oltre due terzi del totale a fine 2013.20 I dati relativi alla flessione totale dal 2009 al 2013, sia in termini assoluti che percentuali, ma non aggregati sono visibili nel secondo grafico [Figura 4]21. Come possiamo vedere il Gruppo RCS da solo basterebbe a segnare l’intero mercato: dal 2009 al 2013 perde in totale 237.3 milioni di euro con una contrazione dei propri introiti pari a -33%. Mentre il Gruppo 17 Federazione Italiana Editori Giornali 18 “La stampa in Italia 2011-2013”, Fieg – Federazione Italiana Editori Giornali, Aprile 2014 Pag. 50 19 http://www.datamediahub.it/2014/07/07/gruppi-editoriali/#axzz4MfgsEPvN 20 Ibidem 21 ibidem
  15. 15. DAL CARTACEO AL DIGITALE. Come cambia il giornalismo nell'era 2.0 Manuel Primi - 14 - Mondadori segna una contrazione in termini percentuali più elevata di tutti: -43% dal 2009 al 2013 per un totale di 108.8 milioni di euro di perdite, al secondo posto per valore assoluto. Figura 3 Figura 4
  16. 16. DAL CARTACEO AL DIGITALE. Come cambia il giornalismo nell'era 2.0 Manuel Primi - 15 - All’interno di queste prime pagine si è cercato di dare un quadro, il più dettagliato possibile, delle varie cause, tecnologiche ed economiche, che stanno letteralmente affondando l’industria della carta stampata dai primi anni del secolo fino ad oggi. Attraverso l’uso dei grafici e delle statistiche dei vari studi di settore si è provato inoltre a dare un volume al quadro che via via si è delineato. Nonostante questo lavoro di tesi si concentri maggiormente su come sia cambiata la professione giornalistica con l’ingresso delle nuove tecnologie, è necessario, prima di tutto, comprendere la dimensione della crisi editoriale di questi ultimi decenni. Tutti i dati qui riportati ci suggeriscono che l’industria editoriale, se vuole sopravvivere alla crisi economica e alla rivoluzione digitale in atto dovrà affrontare delle ristrutturazioni profonde e complesse e dovrà farlo il più in fretta possibile. In totale nel periodo di riferimento dal 2009 al 2013, fin qui preso in analisi, i principali gruppi editoriali hanno registrato perdite per un totale di più di un miliardo e mezzo di euro.22 Il solo Gruppo RCS perde il 40% dei suoi ingressi economici per un totale di 891,6 Milioni di Euro. Molto più lontani, in termini assoluti, restano i restanti gruppi editoriali ma sempre con variazioni percentuali dei propri affari molto importanti: Il Gruppo Mondadori perde il 17% per un totale di 264,3 milioni; Caltagirone perde il 29% mentre l’Espresso il 20% per un valore assoluto pari a 175 milioni di euro.23 Pur essendo tutti dati che prendono in considerazione un ristretto numero di soggetti in un delimitato periodo di tempo (5 anni), va riconosciuto che il declino è irrefrenabile e costante. Servono quindi dei nuovi modelli di business, meglio se orientati alle nuove tecnologie. Ma soprattutto occorre fare le scelte giuste ed essere in grado di riuscire a cogliere in pieno i nuovi stili comunicativi e le nuove piattaforme. Investire (bene) nel digitale ed essere in 22 I bilanci ufficiali dei gruppi editoriali presi in esame dal 2009 al 2013 https://docs.google.com/spreadsheets/d/1jqBKw9tf8cMYK34TEqdRVlWvNSzs_PNzctnx_urgslc/pubhtml 23 ibidem
  17. 17. DAL CARTACEO AL DIGITALE. Come cambia il giornalismo nell'era 2.0 Manuel Primi - 16 - grado di monetizzare le visite sono solamente due dei pilastri che bisogna tenere sempre ben saldi.
  18. 18. DAL CARTACEO AL DIGITALE. Come cambia il giornalismo nell'era 2.0 Manuel Primi - 17 - 2.2 – Giornalismo On-Line Il giornalismo in Rete è un tema che solo nell’ultimo decennio ha sviluppato un ampio dibattito e delle profonde riflessioni sul futuro dell’informazione nel mondo globalizzato. Internet ed il Cyberspazio, però, non sono tecnologie nate in questo secolo. Da quel lontano 1984 in cui i computer collegati in rete erano un migliaio circa ad oggi, anno 2016, sono più di 3 miliardi e 600 milioni gli utenti che utilizzano la rete.24 Tuttavia il World Wide Web ha subito delle notevoli trasformazioni in un lasso di tempo relativamente breve ed insieme a lui anche tutti i soggetti che lo utilizzavano.25 La stampa (intesa come mondo Giornalistico in senso ampio) non fa di certo eccezione. Già negli anni ’90 le testate giornalistiche iniziano ad interagire con la rete replicando nel Web il formato digitale del prodotto cartaceo. In questo periodo l’edizione On-line è la replica esatta dei quotidiani e dei periodi disponibili in edicola.26 In questa Fase I (ne possiamo individuare 3) nascono i primi siti internet di informazione On-line di derivazione non cartacea: tematici (sport, tecnologia, meteo), spesso legati ai portali e con una redazione minima ma ad elevata quota di lanci e notizie di agenzia.27 Nei primi anni 2000 assistiamo alla Fase II, nella quale i quotidiani cartacei ed i prodotti in rete restano sempre simili ma inizia un 24 (Dato assoluto non approssimato: 3,631,124,81) Dato aggiornato al 30 Giugno 2016. http://www.internetworldstats.com/stats.htm 25 Carlo Gubitosa, Hacker, scienziati e pionieri. Storia sociale del Ciberspazio e della Comunicazione Elettronica 26 http://www.slideshare.net/SitoH2/201406-social-new-media-in-italia 27 Ibidem
  19. 19. DAL CARTACEO AL DIGITALE. Come cambia il giornalismo nell'era 2.0 Manuel Primi - 18 - progressivo distacco tra le due versioni: reazione simile dopo la nascita della televisione.28 In questo periodo, in cui avviene la vera e propria diffusione di massa delle connessioni, i quotidiani on-line di derivazione cartacea iniziano a diventare un prodotto a sé stante: aggiornamenti continui, diversa composizione dell’agenda e diverso risalto alle notizie. Tuttavia l’interattività resta ancora limitata: l’unica Call To Action che possiamo trovare è “manda a un amico via mail”.29 Possiamo individuare nella Fase III un cambiamento netto dagli schemi del passato. Dal 2007 in poi, infatti, il prodotto On-line si distanzia progressivamente dalla carta, grazie anche all’apertura dei Social Network che permettono interazione e diffusione tra gli utenti. Anche a livello di funzionalità e ricchezza dei formati si fanno enormi passi in avanti (ad esempio le photo gallery e i video). In questo periodo nascono anche molte nuove testate che sono esclusivamente diffuse in rete e molto connesse con i social. La sempre maggiore diffusione di smartphone permette alle testate cartacee di fare un passo in avanti, anche se solo apparentemente è un ritorno alla Fase I: l’utilizzo delle App permette una replica esatta dell’edizione cartacea su digitale. 30 La futura (ed in parte in corso) Fase IV del giornalismo on-line sarà oggetto di discussione in questa tesi negli ultimi capitoli dove verranno analizzati i nuovi modelli di business. In questo capitolo tenteremo di costruire un’immagine del mondo del giornalismo digitale. In questo paragrafo, più nello specifico, faremo un resoconto di quello che è il mondo del giornalismo digitale ad oggi (anno 2016). Questo breve excursus storico è propedeutico per la comprensione della complessità propria della rivoluzione informatica che stiamo vivendo. In poco più di un decennio Internet e le nuove tecnologie hanno costretto tutti ad un cambiamento molto veloce e decisamente radicale. Questa rincorsa al “nuovo” è stata 28 Paolo Murialdi, Storia del giornalismo italiano, dalle Gazzette a Internet, Il Mulino, 2006, Cap.12 Pag 301- 308 29 http://www.datamediahub.it/2014/09/12/evoluzione-consumo-dinformazione-negli-ultimi-5- anni/#axzz4MfgsEPvN 30 Ibidem
  20. 20. DAL CARTACEO AL DIGITALE. Come cambia il giornalismo nell'era 2.0 Manuel Primi - 19 - tanto veloce quanto brutale. Se è vero che di passi in avanti se ne sono fatti molti su molti aspetti, è vero anche che si è persa la strada per molti altri. Non è sufficiente essere On- line: è necessario saper utilizzare i mezzi a nostra disposizione. A conferma delle mie affermazioni vi è un interessante articolo di Alberto Puliafito dal titolo più che eloquente: “il giornalismo non è morto. Ma cerca di suicidarsi online.”31 Quel che critica Puliafito è “la spasmodica rincorsa all’ultimo click, le testate sul web tentano disperatamente di attirare i lettori e gli utenti con strategie di breve o brevissimo periodo, senza più cercare di fidelizzarli. È una gara ad accaparrarsi quanto più possibile, subito. Spesso con pratiche – in particolar modo sui social network – che mettono a repentaglio l’immagine stessa di una testata.”32 Un esempio eclatante fa comprendere al meglio la dimensione di questo grande problema del giornalismo italiano On-line: la risposta de Il Messaggero ad un utente che si lamentava (su Facebook) per l’ennesima condivisione acchiappa-click. «Questo non è Il Messaggero. – Scrivono dalla redazione - Questa è la pagina Facebook del Messaggero. […] Se vuole solo news selezionate compri il giornale invece di informarsi su Facebook che non è un giornale ma un social network». Le pagine Facebook delle varie testate giornalistiche fanno parte, a tutti gli effetti, della testata stessa e le strategie comunicative intraprese ne influenzano direttamente la reputazione del giornale. In parte è vero anche quanto sostenuto dal Social Media Manager de Il Messaggero, i Social permettono di poter dare tutte le notizie che si vuole liberi dai limiti di ingombro e numeri di pagine limitati. 31 Alberto Puliafito. Il giornalismo non è morto. ma cerca di suicidarsi online. 13/04/2015 http://www.albertopuliafito.it/giornalismo-online-morto-suicidarsi/ 32 ibidem
  21. 21. DAL CARTACEO AL DIGITALE. Come cambia il giornalismo nell'era 2.0 Manuel Primi - 20 - Ma l’immagine della testata è la stessa e i lettori anche. Se questi sono abituati ad un certo tipo di qualità si aspetteranno di trovarla sia nella versione on line che su quella cartacea.33 La schizofrenia con cui ci si approccia alle differenti piattaforme comunicative (vedi il caso de Il Messaggero) è una delle principali critiche che vengono mosse al giornalismo italiano on line. Il fenomeno del Click Baiting sono due importanti argomenti che meritano un paragrafo apposito. Quel che ci interessa capire ora è questo particolare nuovo modello di business (on-line) e le sue implicazioni sulla qualità degli articoli. Il modello economico cosiddetto Click Baiting viene descritto da Andrea Coccia in un suo articolo su Linkiesta.it come “l’unico modello, o quasi, su cui puntano i giornali online in questo momento e funziona più o meno così: da una parte ci sono gli investitori pubblicitari che, trattando con i concessionari di pubblicità, pagano un tot ogni 1000 pagine viste (una cifra che è sintetizzata dalla sigla Cpm, costo per mille, e che si aggira all’incirca tra uno e quattro euro); dall’altra ci sono i produttori di contenuti che in cerca della sostenibilità economica del proprio lavoro hanno come primo obiettivo aumentare il più possibile la quantità di pagine viste sulle proprie pagine.”34 L’altra faccia della medaglia della continua rincorsa alla quantità di traffico è un progressivo peggioramento della professione giornalistica: –“notizie date appena possibile, senza verifica alcuna; – il confine fra il vero e il falso diventa il verosimile. Se una storia è verosimile, ormai, vale la pubblicazione. Poi al massimo si ritratta oppure la si fa cadere nel dimenticatoio[…]; – notizie deformate dal titolo (che poi influenza tutto il resto) 33 http://framino.com/questo-non-e-il-messaggero/ 34 Andrea Coccia, Fenomenologia del “click baiting”, 29 Luglio 2014 http://www.linkiesta.it/it/article/2014/07/29/fenomenologia-del-click-baiting/22388/
  22. 22. DAL CARTACEO AL DIGITALE. Come cambia il giornalismo nell'era 2.0 Manuel Primi - 21 - – titoli che deformano qualsiasi tipo di “studio” per trasformarlo in qualcosa di “incredibile”, “sconvolgente”, “commovente”: – eccesso di straordinarietà (e dunque normalizzazione della medesima. Se tutto è straordinario, non lo è più nulla); – danni progressivi e permanenti al pubblico, che progressivamente perde l’abitudine all’approfondimento, in un circolo vizioso.”35 Il problema di non aver compreso le nuove dinamiche digitali non è solamente italiano. Due grandi esempi ci fanno comprendere come gli editori abbiano tentato di ostacolare il passaggio al digitale ed entrambi hanno come oggetto della discordia Google News. Il servizio del colosso Californiano permette un’aggregazione delle notizie presenti On-line per poi rimandare direttamente al sito che l’utente sceglie. Tale servizio è completamente gratuito per gli editori e lo stesso Google non inserisce alcun tipo di monetizzazione sulle proprie pagine di ricerca. Ma a detta di alcuni editori Google News lucrerebbe sul materiale prodotto da altri. Fece scalpore il magnate dei media Rupert Murdoch che nel 2009 accusò Google di furto e prese così la decisione di rinunciare alle indicizzazioni delle proprie pagine sul motore di ricerca.36 Solo tre anni dopo fece marcia indietro e dichiarò di aver perso il 30-40% del traffico.37 Nel 2014 invece fu la Spagna a schierarsi contro Google News.38 In seguito alla legge varata dal parlamento spagnolo, che autorizzava gli editori a chiedere a Google il pagamento di una royalty per la pubblicazione anche di un solo estratto dei loro articoli, il Colosso Californiano decise di chiudere il 35 Alberto Puliafito. Il giornalismo non è morto. ma cerca di suicidarsi online. 13/04/2015 http://www.albertopuliafito.it/giornalismo-online-morto-suicidarsi/ 36 Bruno Saetta; Google News, la Google tax e la retromarcia di Murdoch; 01 Ottobre 2012 http://brunosaetta.it/internet/google-news-la-google-tax-e-la-retromarcia-di-murdoch.html 37 Bruno Saetta, L’incomprensibile guerra degli editori a Google News, 8 Novembre 2014 http://www.valigiablu.it/lincomprensibile-guerra-degli-editori-a-google-news/ 38 Leonid Bershidsky, Why Spain's Google Tax Is Doomed, 4 Novembre 2014 https://www.bloomberg.com/view/articles/2014-11-04/why-spain-s-google-tax-is-doomed
  23. 23. DAL CARTACEO AL DIGITALE. Come cambia il giornalismo nell'era 2.0 Manuel Primi - 22 - servizio dal 16 Dicembre 2014.39 In Belgio tramite la sentenza di un giudice nel 2006 che accolse il ricorso degli editori contro Google, ll colosso californiano venne condannato al pagamento di una tassa per il servizio di aggregazione delle notizie. Nel 2013 in Germania gli editori ottennero dal Governo la Leistungsschutzrecht, più comunemente nota come Link Tax o Google Tax. La nuova legge tedesca obbligava Google al pagamento per l’utilizzo dei link degli altri siti internet di informazione. In ognuno di questi casi Google chiuse completamente il proprio servizio Google News. Anche il risultato di tale manovra è stato per tutti i Paesi lo stesso: gli editori che tornavano sui propri passi dopo un netto calo del proprio traffico web e riconoscendo l’utilità dei servizi di Google per ampliare la propria fetta di pubblico. È utile, al fine di comprendere il mondo del giornalismo digitale, fare un’analisi quantitativa (oltre all’analisi qualitativa appena fatta), dello scenario delle News On-line. Abbiamo visto nel primo paragrafo [Figura 2] come la dieta mediatica, in rete, degli italiani si sia concentrata sui siti specializzati (dal 2011 al 2015 +11%) a discapito di siti d’informazione generali (dal 2011 al 2015 -9%) e dei grandi quotidiani generalisti (dal 2011 al 2015 +5%). Questi dati confermano che Internet si stia rivelando come il luogo dove ci si reca principalmente per approfondire i temi del dibattito pubblico e non solo a scopo ricreativo cadendo sugli articoli acchiappa click. Ad ogni modo, secondo il Digital News Report 2016, l’Italia è tra i paesi con il più alto tasso di gradimento per quelle che sono le Soft News (21% contro il 63% di utenti interessati alle notizie cosiddette Hard). Tra gli utenti che dichiarano che la loro principale fonte di informazione è Facebook solo il 7% è interessato a tematiche di approfondimento politico o a quelle che vengono chiamate 39 Richard Gingras, An update on Google News in Spain, 11 Dicembre 2014 https://europe.googleblog.com/2014/12/an-update-on-google-news-in-spain.html
  24. 24. DAL CARTACEO AL DIGITALE. Come cambia il giornalismo nell'era 2.0 Manuel Primi - 23 - Hard news mentre il 20% è interessato alle notizie di tipo Soft.40 Un altro dato che può risultare interessante al fine di comprendere il peso delle diverse piattaforme digitali sulle conversioni in lettori sui siti di Web News ci viene fornito sempre dal Digital News Report 2016. Su scala Internazionale la metà del campione (51%) dichiara di utilizzare i social media come fonte di notizie ogni settimana. Circa uno su dieci (12%) dice che è la sua fonte principale. Facebook è di gran lunga il più importante network di notizie. Ma se analizziamo i dati nel dettaglio scopriamo che i lettori Italiani atterrano sui siti web delle testate On-Line principalmente tramite parole chiave inserite sui motori di ricerca, 54% (percentuale in assoluto più elevata tra tutti i paesi analizzati nella ricerca). Sempre in Italia, il 36% del traffico web sui siti di news è generato dai Social Media che rappresentano un importante canale d’accesso alle news considerando che soltanto il 22% d’accessi è generato dall’atterraggio diretto nelle Home (peggio dell’Italia soltanto il Giappone con il 12%)41 . Per quanto riguarda la monetizzazione delle visite, ricoprono un ruolo importante per le tasche degli editori le pubblicità su video che rappresentano un quarto degli introiti pubblicitari totali. Questo dato è emerso dall’incontro “IAB Seminar Video Advertising: tra storytelling, creatività e innovazione”, tenutosi il 18 ottobre 2016 a Milano. “Il video advertising, che nel 2015 valeva 364 milioni di euro e il 21% di peso sul totale investimenti con un incremento del 25% rispetto all’anno precedente, chiuderà quest’anno con una crescita ancora più incisiva, che potrebbe superare il 30% rispetto al 2015 e che 40 Digital News Report - Distinctions between Hard and Soft News, Reuters Institute for the study of Journalism – University of Oxford URL http://www.digitalnewsreport.org/survey/2016/hard-soft-news- 2016/ 41 Digital news Report 2016 - How Audiences Discover News Online, Reuters Institute for the study of Journalism – University of Oxford http://www.digitalnewsreport.org/survey/2016/how-audiences- discover-news-online-2016/
  25. 25. DAL CARTACEO AL DIGITALE. Come cambia il giornalismo nell'era 2.0 Manuel Primi - 24 - rappresenterà un quarto del totale advertising online.”42 In termini più generali la pubblicità On-Line per i quotidiani sta lentamente aumentando e con l’incremento delle visualizzazioni crescono anche gli introiti per gli editori: dalla rete arriva il 25% degli incassi pubblicitari.43 Ma vi son anche tipi di monetizzazione delle visite di tipo diretto, oltre alle campagne Pay Per Click, come ad esempio abbonamenti digitali, Paywall, News Letter di settore. Secondo il campione intervistato per il Digital News Report 2016, alla domanda “Avete pagato per i contenuti di notizie online o per l'accesso ad un servizio di notizie online nel corso dell'ultimo anno?”44 , il 16% ha risposto si. [Vedi Figura 5] Una percentuale che colloca il nostro Paese al quarto posto dopo Norvegia (27%), Polonia e Svezia (entrambi al 20%).45 Nonostante la percentuale elevata in Italia la spesa per le News in termini assoluti è molto basso. Alla domanda “Quanto avete pagato per i contenuti news online?” i risultati dell’indagine in Italia ha portato ad una media di spesa che si aggira intorno 28 Sterline, un valore che colloca il nostro Paese all’undicesimo posto tra i paesi presi in esame [Vedi Figura 6]. Questo dato, che va assolutamente interpretato anche in base a quello che è il costo della vita in ogni singolo paese, ci suggerisce che le News in Italia sono abbastanza economiche rispetto alla media Internazionale.46 Una buona notizia nell’ambito del passaggio dal cartaceo al digitale viene direttamente dal Governo italiano che in un comunicato stampa del 24 Marzo 2017 42 F.Me, Pubblicità online, un quarto della torta arriva dai video, 18 Ottobre 2016 http://www.corrierecomunicazioni.it/digital/44024_pubblicita-online-un-quarto-della-torta-arriva-dai- video.htm 43 Claudio Giua, La rivincita dei giornali. "Record di nuovi lettori conquistati sul web", 16 Giugno 2016 http://www.repubblica.it/cultura/2016/06/16/news/report_informazione_giornali_web- 142120407/?ref=HREC1-24 44 Have you paid for ONLINE news content, or accessed a paid-for ONLINE news service in the last year? 45 Digital news Report 2016 - Paying for Online, News Reuters Institute for the study of Journalism – University of Oxford http://www.digitalnewsreport.org/survey/2016/paying-for-online-news-2016/ 46 ibidem
  26. 26. DAL CARTACEO AL DIGITALE. Come cambia il giornalismo nell'era 2.0 Manuel Primi - 25 - annuncia novità per quanto riguarda i fondi diretti all’editoria47 . Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Paolo Gentiloni e del Ministro per lo sport con delega all’editoria Luca Lotti, ha approvato, in esame preliminare, un decreto legislativo che, garantirebbe un cambiamento nell’assegnazione dei fondi diretti legati all’editoria. Nei nuovi criteri per l’accesso a questi fondi vi è un nuovo parametro inserito appositamente per favorire il passaggio dalle edizioni cartacee a quelle digitali. “Per quanto riguarda i criteri di calcolo dei contributi, come nell’attuale sistema, i contributi sono calcolati in parte come rimborso di costi e in parte in base al numero di copie vendute. Vengono riconosciuti in percentuale più alta i costi connessi all’edizione digitale, al fine di sostenere la transizione dalla carta al web. Si prevedono parametri diversi a seconda del numero di copie vendute e si introduce un limite massimo al contributo, che non potrà in ogni caso superare il 50% dei ricavi conseguiti nell’anno di riferimento.48 ” Questa novità tuttavia, non sarà diretta ai grandi gruppi editoriali che abbiamo preso in esame in questo capitolo. Infatti i nuovi fondi diretti non saranno più concessi a tutti i gruppi editoriali che sono quotati in borsa, a tutti i giornali di partito e a quelli legati a movimenti politici. Un aiuto, quello del Governo, che è diretto a tutte quelle testate che effettivamente non riescono a far fronte, per via delle loro dimensioni, ai costi legati all’innovazione tecnologica in atto. Alle grandi testate rimarranno tuttavia i fondi Indiretti, ovvero quei soldi stanziati per rimborso spese per l’acquisto di carta (ad esempio). Una voce di spesa che pian piano si ridurrà sempre di più. In questo primo capitolo abbiamo solamente accennato a quelle che possono essere le potenzialità e le criticità del mondo digitale. Nonostante la situazione in Italia, dove il 47 Consiglio dei Ministri, Comunicato Stampa n. 20, 24 marzo 2017, http://www.governo.it/articolo/comunicato-stampa-del-consiglio-dei-ministri-n20/7028 48 ibidem
  27. 27. DAL CARTACEO AL DIGITALE. Come cambia il giornalismo nell'era 2.0 Manuel Primi - 26 - mondo delle News Online sta ancora sperimentando e cercando di capire quali siano le strade percorribili, questi ultimi dati sulla monetizzazione ci fanno intravedere “la luce in fondo al tunnel” della crisi dell’editoria. Ovvero dei nuovi modelli di fruibilità delle notizie, che chiaramente comportano nuovi modelli di business per rendere sostenibile il lavoro di informazione e documentazione. Utilizzando le parole di Alberto Puliafito “Il digitale offre enormi opportunità che vanno analizzate, studiate, capite e messe in pratica. Ma non si pensi di poterlo fare negando la situazione di crisi, il cambio radicale di paradigmi e contesti e l’impossibilità di continuare a fare come si è sempre fatto”.49 Per questo motivo i prossimi capitoli della tesi saranno orientati alla comprensione delle diverse piattaforme digitali: la loro natura, i loro linguaggi e le loro priorità. Al fine di comprendere quale sia il modo migliore, per una testata giornalistica e per un giornalista, di stare al loro interno sfruttando tutte le funzioni che permetterebbero di creare contenuti 49 Alberto Puliafito, DCM Dal giornalismo al Digital Content Management. Teoria e Tecniche delle nuove professionalità dell’informazione. Centro di Documentazione Giornalistica. Roma 2016. Pag. 11
  28. 28. DAL CARTACEO AL DIGITALE. Come cambia il giornalismo nell'era 2.0 Manuel Primi - 27 - di qualità ed una maggiore fidelizzazione dei lettori ai propri contenuti. Figura 5 Figura 6
  29. 29. DAL CARTACEO AL DIGITALE. Come cambia il giornalismo nell'era 2.0 Manuel Primi - 28 - 2 – La nuova professione, il Content Management 2.1 La verifica delle fonti "If your mother says she loves you, check it out." Arnold Dornfeld All’interno della rivoluzione digitale che stiamo vivendo c’è una piccola rivoluzione che cresce al suo interno: lo Smartophone. “Piccola” potrebbe anche suonare come un eufemismo. Il mondo degli Smartphone e quindi dell’accesso alla rete in ogni momento e in ogni luogo favorisce quello che è il sovraccarico di informazioni, il cosiddetto Overload informativo, al quale ogni singolo utente è sottoposto. Se da un lato essere sempre connessi migliora la nostra informazione e arricchisce di strumenti utili nella vita di tutti i giorni, dall’altra i troppi stimoli informativi ci rendono meno attenti e più confusi riguardo a ciò che accade intorno a noi o nel resto del mondo. Questa nuova tecnologia non solo trasforma ognuno di noi in un fruitore di notizie in ogni singolo momento della giornata, ma ci rende tutti dei Newsmaker. All’interno delle nostre tasche c’è tutto l’occorrente per documentare il presente e comunicarlo a tutto il mondo. In soli 60 secondi nel web vengono caricati 400 video su Youtube, 3,3 milioni di post su Facebook, più di 420 mila Tweet, poco più di 1200 articoli in Wordpress e 55 mila foto vengono postate su Instagram [Vedi Figura 7]. Grazie a questi numeri possiamo avere un’impressione di quale sia la dimensione dell’Overload informativo e di quanto sia complesso per chiunque, singolo utente o giornalista che sia, fare ordine in questo vero e
  30. 30. DAL CARTACEO AL DIGITALE. Come cambia il giornalismo nell'era 2.0 Manuel Primi - 29 - proprio caos. Eric Newton, presidente della John S. and James L. Knight Foundation, ha creato un progetto multimediale dal nome molto evocativo: Searchlights & Sunglasses50 . Figura 751 Se un tempo occorreva ingegnarsi per trovare l’informazione che cercavamo (la luce), oggi per via dell’Overload informativo occorrono gli occhiali da sole per evitare di essere accecati dai troppi contenuti che ogni giorno vengono creati. Lo scenario qui descritto rappresenta al tempo stesso, per il giornalista, sia una problematicità che una 50 Eric Newton, Searchlights & Sunglasses, http://searchlightsandsunglasses.org/ 51 Robert Allen, What happens online in 60 seconds?, 11 Agosto 2016, http://www.smartinsights.com/internet-marketing-statistics/happens-online-60-seconds/
  31. 31. DAL CARTACEO AL DIGITALE. Come cambia il giornalismo nell'era 2.0 Manuel Primi - 30 - potenziale opportunità. Le potenzialità del caos sono ben spiegate dal documento già citato nel primo capitolo di questa tesi “Post-Industrial Journalism: Adapting to the Present”. Il documento a cura di C.W. Anderson, Emily Bell e Clay Shirky recita:“Con l’avvento dei social media, di Twitter come newswire, del giornalismo partecipativo…etc, i giornalisti non sono stati rimpiazzati ma riallocati ad un livello superiore della catena editoriale, passando dalla produzione iniziale di osservazione della realtà a quella che pone l’accento sulla verifica e l’interpretazione, dando un senso al flusso di testi, audio, foto e video prodotti dal pubblico.”52 In parole povere e riprendendo l’analogia di Eric Newton, il giornalismo ed il giornalista sono gli occhiali da sole dei lettori e tramite il loro lavoro, di fatto, riordinano il caos esistente nel mondo dell’informazione digitale. Per riuscire in questo lavoro però vi è, come già accennato, una problematicità importante, ovvero: il giornalista, prima di essere tale è un utente, un lettore, un fruitore d’informazione come tutti. È quindi fondamentale per il professionista dell’informazione riuscire a non fare confusione nella raccolta di notizie, riuscire a gestire l’Overload, saperlo verificare e poi restituirlo ai suoi lettori. Un lavoro che viene reso sempre più difficile oltre che dalla quantità di dati presenti in rete, anche dalla qualità di quest’ultimi. Infatti cresce sempre di più il numero di siti internet e profili social che creano “bufale”, molte delle quali divengono talmente virali nei social che finiscono per essere percepite dall’opinione pubblica come reali. È il caso della CNN che, per errore, trasmette un filmato pornografico per 30 minuti al posto della sua normale programmazione. La notizia (falsa) è stata creata il 24 Novembre 2016 da un singolo utente tramite un Tweet e presa immediatamente per vera dalla testata Indipendent che l’ha pubblicata sul proprio portale. Da qui la Bufala è diventata virale in pochissimo tempo, tanto da costringere la stessa CNN a porgere, in un 52 Pier Luca Santoro, Giornalismo Post Industriale, http://www.datamediahub.it/2012/11/28/giornalismo-post-industriale/#axzz4PiHc7epE
  32. 32. DAL CARTACEO AL DIGITALE. Come cambia il giornalismo nell'era 2.0 Manuel Primi - 31 - primo momento ed in via preventiva, le proprie scuse ai telespettatori dicendo inoltre che stavano cercando di risolvere il problema che aveva portato alla sospensione della normale programmazione.53 Il tema ed il dibattito sulle fake-news è più attuale che mai. Si pensi che negli Stati Uniti nei tre mesi che precedevano il voto presidenziale tra Hillary Clinton e Donald Trump, le 20 fake-news più virali hanno creato più engagement delle 20 notizie (vere) più performanti prodotte dai principali quotidiani statunitensi.54 Anche in Italia il fenomeno delle Bufale on-line sta assumendo sempre più alti livelli di criticità. Nei due mesi precedenti il voto referendario del 4 Dicembre la notizia con una maggiore diffusione era una bufala: il presunto ritrovamento, in un inesistente paese di “Rignano sul Membro”, di 500.000 schede elettorali con il SI già segnato. Ma non è neanche un caso isolato, infatti tra le prime 10 notizie sul referendum più virali ben 5 sono delle fake-news.55 Diventa quindi sempre più cruciale il tema centrale di questo capito. Oltre ad essere una pietra miliare della deontologia di questo mestiere, il fact-cheking diviene la ragione d’essere del giornalismo 2.0 o post-industriale che dir si voglia, soprattutto in un mondo dell’informazione dove il giornalista viene confermato come filtro tra realtà e finzione o come riorganizzatore del caos prodotto dalla rete. 53 Justin Carissimo, CNN denies airing 30 minutes of hardcore porn, New York, 25/11/2016 http://www.independent.co.uk/arts-entertainment/tv/news/cnn-accidentally-airs-30-minutes-of-non-stop- hardcore-porn-a7439371.html 54 Craig Silverman, This Analysis Shows How Fake Election News Stories Outperformed Real News On Facebook, 16/11/2016 https://www.buzzfeed.com/craigsilverman/viral-fake-election-news- outperformed-real-news-on-facebook?utm_term=.blr3Oy7bBD#.ci6XaLopbN 55 Pagella Politica e AGI, La notizia più condivisa sul referendum? È una bufala, https://pagellapolitica.it/blog/show/148/la-notizia-pi%C3%B9-condivisa-sul-referendum-%C3%A8-una- bufala
  33. 33. DAL CARTACEO AL DIGITALE. Come cambia il giornalismo nell'era 2.0 Manuel Primi - 32 - Se negli Stati Uniti la fake-news sulla CNN è stata prontamente aggiornata sul sito dell’Indipendent56 , in Italia ci sono ancora casi di “errori” editoriali non seguiti dalla buona pratica dell’ “errata corrige”. Un esempio per tutti è quello de L’Unità che pubblica il video elettorale di Berlusconi “meno male che Silvio c’è” sostenendo che una delle comparse fosse Virginia Raggi, candidata a sindaco di Roma per il Movimento 5 Stelle. La notizia priva di fondamento viene prontamente smentita dalla stessa Raggi, ed invece di scatenarsi il dibattito politico, vi è stato (tempo verbale) un acceso dibattito nel mondo del giornalismo. Infatti la questione venne riaccesa da un’intervista rilasciata dal direttore de L’Unità, Erasmo D’Angelis, al Corriere della Sera: “Non avete pensato ad una rettifica quando la Raggi vi ha smentito? «No, perché non è un’operazione politica, ma è giornalismo 2.0». Vuol dire che non si fanno più verifiche? «Voglio dire che la comunicazione social punta molto sulla quantità e sulla velocità. Sono sicuro che anche il Corriere.it avrebbe caricato il video». Ma lei non crede che potevate controllare? «La somiglianza è oggettiva e i social pieni di “smanettoni” che segnalano foto e video. Questo è accaduto». Ha richiamato il responsabile del suo sito? «No, perché ha fatto bene a pubblicare quel video». Ha fatto bene a pubblicare una «bufala»? «Il web ha modificato profondamente il giornalismo, sui siti e sui social gira di tutto».”57 In parte è vero, “il web ha modificato profondamente il giornalismo”, ma è altrettanto vero che questo nuovo sistema digitale non sospende l’etica deontologica della professione. A correre in soccorso del professionista dell’informazione vi è un manuale che ultimamente è stato tradotto in 56 Si può notare la differenza tra il titolo contenuto nell’URL dell’articolo http://www.independent.co.uk/arts-entertainment/tv/news/cnn-accidentally-airs-30-minutes-of-non-stop- hardcore-porn-a7439371.html ed il contenuto dell’articolo stesso. L’indirizzo URL viene creato con il titolo originale con il quale viene pubblicato l’articolo. Se si apre il link si troverà tutt’altro contenuto ed un diverso titolo: “CNN denies airing 30 minutes of hardcore porn”. Segno che contenuto e titolo sono stati corretti una volta che nella redazione si sono accorti dell’errore. 57 Maria Rosaria Spadaccino, Unità, il direttore ammette: «Raggi non era nel video con Berlusconi», 16 Aprile 2016, http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/16_aprile_16/unita-direttore-ammette-raggi-non-era- video-berlusconi-7aa78170-0405-11e6-b48d-5f404ca1fec7.shtml
  34. 34. DAL CARTACEO AL DIGITALE. Come cambia il giornalismo nell'era 2.0 Manuel Primi - 33 - lingua Italiana ed è disponibile on-line in versione completamente gratuita: il “Verification Handbook, la guida definitiva alla verifica dei contenuti digitali per coprire le emergenze”58 . È durante le emergenze infatti, che è più difficile riuscire a svolgere il lavoro del giornalista (in questa parte del lavoro è inteso come riordinatore del caos nell’overload informativo). Nella straordinarietà dell’evento è difficile, ad esempio, avere inviati sul luogo di un attentato nei minuti successivi all’accaduto. Diventa tuttavia indispensabile riuscire a coprire l’evento per poter raccontare eventuali operazioni di soccorso o la caccia delle autorità ai responsabili. Per questo le testate giornalistiche si affidano, almeno nelle prime ore dall’evento, alle segnalazioni o al materiale che i singoli cittadini pubblicano on-line. È fondamentale in questi casi non farsi prendere dall’euforia dell’aver trovato il materiale giusto al momento giusto e quindi pubblicarlo il più in fretta possibile cercando di anticipare i propri competitor. “Quando un giornalista o un operatore umanitario trova certe notizie o contenuti sui social media, oppure gli vengono recapitati via email, deve impegnarsi a identificare quattro elementi primari: 1. Provenienza: trattasi di materiale originale? 2. Fonte: chi lo ha caricato? 3. Data: quando è stato creato? 4. Luogo: dove è stato creato?”59 In questi casi è opportuno risalire alla fonte e controllare il profilo che ha pubblicato il materiale che si vuole utilizzare. Se abbiamo trovato lo screenshot di un tweet è opportuno controllare direttamente il profilo che lo ha creato per assicurarci che quello non sia un falso. Per rispondere alla seconda domanda “chi lo ha caricato?” nel caso di un profilo 58 http://verificationhandbook.com/book_it/ 59 Verification Handbook, cap.3 Verificare i contenuti prodotti dagli utenti.
  35. 35. DAL CARTACEO AL DIGITALE. Come cambia il giornalismo nell'era 2.0 Manuel Primi - 34 - appartenete ad una persona famosa è sufficiente controllare le spunte di verifica dell’identità che social come Twitter e Facebook mettono a disposizione. Ad ogni modo all’interno del Verification Handbok si consiglia sempre di contattare direttamente l’utente interessato per rivolgergli domande dirette: “Più le risposte sono vaghe, più bisogna prendere con le pinze quanto racconta la fonte.”60 Raccontare un storia tramite immagini è da sempre il modo efficace per ottenere attenzione e per dare al lettore una visione reale dell’accaduto. Tuttavia nell’era del Video Editing e di Photoshop questo escamotage narrativo diviene sempre più un’arma a doppio taglio per chi fa informazione. L’immagine giusta al momento giusto può veramente deviare gran parte del traffico sul proprio portale, ma pubblicarla troppo velocemente, magari presi dall’euforia di poter battere la concorrenza sul tempo può portare a grandi errori di merito di fronte ai propri lettori. Un esempio per tutti è il caso dell’immagine (un 60 Verification Handbook, Cap. 4 Url http://verificationhandbook.com/book_it/chapter4.php Figura 8
  36. 36. DAL CARTACEO AL DIGITALE. Come cambia il giornalismo nell'era 2.0 Manuel Primi - 35 - selfie) che si sarebbe scattato uno degli attentatori di Parigi del 13 novembre 2015 [Vedi figura 8]. L’immagine di sinistra è la foto che SkyTg 24 ha pubblicato per vera senza le dovute verifiche. Immediatamente è stata ripresa da molti media e siti di informazione prendendola per vera proprio perché a pubblicarla è stato un media autorevole come SkyTg 24. Come è possibile notare la foto è stata in realtà modificata con un programma di grafica, quello che in realtà è un programmatore che si scatta una foto allo specchio con il proprio tablet diviene un attentatore con in mano il Corano. Vi sono molti modi per verificare la veridicità di una foto, oltre al contatto diretto come già spiegato. Innanzi tutto è possibile provarne la veridicità attraverso Google Images o TinEye61 . Su entrambi i portali è possibile o caricare la foto o inserire l’URL relativo per vedere se vi sono foto “visibilmente simili” caricate nel web nei giorni o negli anni precedenti e quindi riciclata per un evento attuale o relativo ad un’altra data.62 Il caso del falso attentatore e di SkyTg 24 è una bufala che poteva essere sfatata facilmente con un semplice software: Fotoforensic63 . Questo programma, facilmente accessibile anche online, utilizza l’error level analysis (ELA) per riconoscere eventuali modifiche artificiali effettuate su di una foto. Questo strumento non solo ci dice se l’immagine è stata modificata o meno ma ci segnala anche in quali punti è stata alterata. Un altro metodo per controllare data e ora è quello di estrapolare da una foto, un video o un file audio i Exchangeable Image File (EXIF). Comunemente chiamati Meta-informazioni, questi dati ci forniscono tutto quello che vogliamo sapere sull’origine di un file multimediale: dall’apparecchio che lo ha creato, 61 http://tineye.com/ 62 Andrea Coccia (Traduzione italiana), 6 strumenti per riconoscere le bufale online, Articolo di Pete Brown, co-founder di Eyewitness Media Hub, pubblicato originalmente in inglese su The Conversation. (Six easy ways to tell if that viral story is a hoax), 2 Ottobre 2015 http://www.slow-news.com/2015/10/6- strumenti-per-riconoscere-bufale-online/ 63 http://fotoforensics.com/
  37. 37. DAL CARTACEO AL DIGITALE. Come cambia il giornalismo nell'era 2.0 Manuel Primi - 36 - passando per data, orario fino all’esatta ubicazione geografica. Questi dati però sono inutili se le immagini o i video che dobbiamo controllare provengono da Facebook, Twitter o Instagram. Questi social, infatti eliminano i dati Exif dai file caricati, mentre altre piattaforme come Whatsapp o Flickr mantengono i dati originali.64 Anche per questo tipo di verifica gli strumenti sono online, uno per tutti è Jeffrey’s Exif Viewer.65 Un altro escamotage di verifica di un filmato o di una foto è quello del controllo climatico. Wolfram Alpha66 è un servizio online che tramite domande specifiche (formulate in lingua inglese) ci può rivelare le condizioni climatiche in un determinato luogo in dato giorno ed orario. Un ultimo strumento utile che riguarda solo la verifica delle fonti video è Youtube Dataviewer67 . Questo servizio, a cura di Amnesty International, e molto efficace nell’estrapolazione delle informazioni dai file video. Dataviewer è in grado di risalire alla data di Upload ed in più separa le immagini thumbnail68 associate. In questo modo è possibile effettuare un doppio controllo: tramite la data possiamo risalire alla versione del video originale e quindi alla sua prima data di caricamento; le immagini thumbnail nel frattempo ci forniscono informazioni su gli altri usi di questo video, se determinati fotogrammi sono stati utilizzati in altri contesti per raccontare, magari, altre storie in altri luoghi. I 5 strumenti qui elencati sono solo alcuni dei tools che un giornalista può usare per la verifica di una fonte, tra i tanti esistenti rappresentano i più semplici da utilizzare e disponibili a chiunque in versione gratuita. La verifica di una fonte proveniente dal web è 64 Alberto Puliafito, DCM Dal giornalismo al Digital Content Management. Teoria e Tecniche delle nuove professionalità dell’informazione. Centro di Documentazione Giornalistica. 2016. Pag. 61 65 http://regex.info/exif.cgi 66 http://www.wolframalpha.com/ 67 http://www.amnestyusa.org/citizenevidence/ 68 Letteralmente “miniatura”, le immagini thumbnail in un video sono i fotogrammi che ne presentano l’anteprima.
  38. 38. DAL CARTACEO AL DIGITALE. Come cambia il giornalismo nell'era 2.0 Manuel Primi - 37 - tuttavia un’operazione che via via si fa sempre più complessa man mano che gli strumenti di modifica immagini/video si fanno più completi ed elaborati. Ad ogni modo la professione giornalistica nell’era del web 2.0 non cambia nei fatti. La verifica delle fonti è sempre stata una pietra miliare per questa professione e con l’entrata del digitale si fa “solamente” più articolata e complessa. Torna quindi molto utile il sopracitato Verification Handbook. Questo manuale redatto da giornalisti esperti è disponibile in una larga varietà di lingue e contiene al suo interno tutte le giuste norme di comportamento per la verifica di un’informazione digitale. Una volta che si prende dimestichezza con questi strumenti e si riesce ad organizzarli in un protocollo d’azioni facile, efficace e veloce, il processo di fact checking diviene naturale e parte integrante della redazione di un articolo. È giusto ricordare che errare è umano e quindi, se una volta svolto il processo di verifica si cade comunque sia nel tranello di una Bufala, è “sufficiente” scusarsi con i propri lettori, ammettere l’errore e porvi rimedio. Il fenomeno sempre più diffuso delle Fake News e dalla disinformazione a mezzo internet sono oggi al centro di un complesso dibattito pubblico. Da questo fenomeno è anche nato il neologismo “post-verità” che è addirittura stato eletto dall’Oxford Dictionary come “parola dell’anno 2016”69 . Ad intervenire sull’argomento vi è anche l’Accademia della Crusca, che spiega e giustifica la scelta del dizionario inglese: “La post-verità, infatti, sembra davvero permeare a fondo la società contemporanea, se una falsa notizia sui soldi spesi dalla Gran Bretagna per l’Europa (dato verificabile) può spostare in parte il voto sulla sua adesione alla UE; o se mettere in dubbio il luogo di nascita di un cittadino americano (dato verificabile) può influenzare l’elezione del presidente degli Stati Uniti […]. L’impatto del concetto veicolato da questa parola sulla società del nostro tempo è 69 Oxford Dictionary, Word of year 2016: Post-Truth, https://en.oxforddictionaries.com/word-of-the- year/word-of-the-year-2016
  39. 39. DAL CARTACEO AL DIGITALE. Come cambia il giornalismo nell'era 2.0 Manuel Primi - 38 - quindi decisamente di larga scala e coinvolge sia i micro che i macrocosmi70 .” Gli effetti sociali, politici ed economici del fenomeno qui in esame possono assumere livelli di criticità rilevanti se non contrastati efficacemente. Secondo il Guardian c’è chi riesce a guadagnare fino a 10mila dollari al mese con il business delle Fake-News71 . Il caso della cittadina macedone di Veles (popolazione 45.000) è l’esempio più esaustivo di questo fenomeno. I giovani del luogo hanno lanciato sul web americano circa 140 siti internet dedicati alla politica statunitense durante il periodo delle elezioni tra Trump e Clinton. Questo caso è stato scoperto da BuzzFeed che ha riportato anche le cifre di questo fortunato business. La giusta Fake News in Macedonia vale fino a 5mila dollari al mese, tutti soldi che vengono erogati da Google grazie ai servizi pubblicitari che chiunque può inserire sul proprio sito72 . Cifre talmente elevate che ci fanno rendere conto di quanto sarà difficile far desistere chi, in questi anni, si è di fatto arricchito con questo modello comunicativo. Nel frattempo sia Google che Facebook hanno dichiarato guerra alla post- verità tagliando i fondi pubblicitari a tutti i siti internet e alle pagine che si muovono in questa direzione73 . Una dichiarazione di intenti che trova il suo fondamento anche in altre iniziative messe in campo dai due colossi di Internet. Google News ha creato un apposito Tag che accompagna i link delle notizie al fine di segnalare la veridicità delle affermazioni in esso contenuto74 . Questo processo, chiamato “Claim Review”, è attualmente in 70 Marco Biffi, Viviamo nell'epoca della post-verità?, 25 Novembre 2016, http://www.accademiadellacrusca.it/it/lingua-italiana/consulenza-linguistica/domande-risposte/viviamo- nellepoca-post-verit 71 Abby Ohlheiser, This is how Facebook’s fake-news writers make money, 18 Novembre 2016 https://www.washingtonpost.com/news/the-intersect/wp/2016/11/18/this-is-how-the-internets-fake-news- writers-make-money/?tid=a_inl&utm_term=.357890aa4ecd 72 Craig Silverman e Lawrence Alexander, How Teens In The Balkans Are Duping Trump Supporters With Fake News, 4 Novembre 2016, https://www.buzzfeed.com/craigsilverman/how-macedonia- became-a-global-hub-for-pro-trump-misinfo?utm_term=.lrlR9onO9#.so67zyG1z 73 Julia Love and Kristina Cooke, Google, Facebook move to restrict ads on fake news sites, 15 Novembre 2016, http://www.reuters.com/article/us-alphabet-advertising-idUSKBN1392MM 74 Richard Gingras, Labeling fact-check articles in Google News, 13 Ottobre 2016, https://blog.google/topics/journalism-news/labeling-fact-check-articles-google-news/amp/
  40. 40. DAL CARTACEO AL DIGITALE. Come cambia il giornalismo nell'era 2.0 Manuel Primi - 39 - sperimentazione nei soli Stati Uniti e prossimamente dovrebbe arrivare anche nel vecchio continente. Più complessa, invece, è la posizione che ha preso Facebook per contrastare il fenomeno delle Bufale. Il colosso di Menlo Park ha dichiarato di volersi impegnare direttamente nel giornalismo, diventando così una media company a tutti gli effetti, per poter scendere in campo attivamente per ripristinare la verità all’interno della propria piattaforma75 . Una notizia che, come vedremo dal prossimo paragrafo, non migliora i rapporti già complessi tra il Social Network più utilizzato al mondo e gli editori. Tutto “merito” di un fenomeno che è diventato socialmente rilevante a causa di Facebook stesso e di un giornalismo, che spesso, ha preso sotto gamba la propria responsabilità sulla post- verità. 75 Fidji Simo, Svolta Facebook, adesso si impegna nel giornalismo, 11 Gennaio 2017, http://www.repubblica.it/tecnologia/social- network/2017/01/11/news/svolta_facebook_adesso_si_impegna_nel_giornalismo-155835009/?ref=search
  41. 41. DAL CARTACEO AL DIGITALE. Come cambia il giornalismo nell'era 2.0 Manuel Primi - 40 - 2.2 - Social Network “Facebook isn’t your enemy, but it’s not your friend either” Mathew Ingram I Social Network rappresentano la grande novità in questa rivoluzione dell’informazione. Nati negli ultimi anni del ‘900, hanno conosciuto nei primi anni del 2000 l’inizio della loro grande ascesa. Nel 2004 il termine social network viene identificato con il logo ed il nome del neo nato Facebook. Il perché è presto detto: la piattaforma di Mark Zuckerberg conta ad oggi 1,65 Miliardi di utenti attivi ogni mese, contro i 320 Milioni di Twitter e i 600 di Instagram76 . Come abbiamo precedentemente, i portali social portano ai siti internet d’informazione il 36% del traffico totale ed il solo Facebook rappresenta la principale fonte d’informazione dei Millenials77 per quanto riguarda le news. Secondo il 12° Rapporto Censis-Ucsi sulla comunicazione78 , tra le prime cinque fonti d’informazione utilizzate dai giovani in Italia troviamo “al primo posto Facebook come strumento per informarsi (71,1%), al secondo posto Google (68,7%) e solo al terzo posto compaiono i telegiornali (68,5%), con YouTube che non si posiziona a una grande distanza (53,6%) e comunque viene prima dei giornali radio (48,8%), tallonati a loro volta dalle app per smartphone (46,8%)”. Diventa quindi indispensabile per tutti i newsbrand essere sui social network, ma soprattutto, saperli usare bene. Come vedremo nel corso di questo paragrafo, ogni piattaforma ha il suo stile comunicativo e un proprio algoritmo che da più o meno risalto a questo o all’altro tipo di informazione. Mi soffermerò 76 Free Social Media Statistics, https://www.socialbakers.com/statistics/?interval=last-3- months#chart-intervals 77 Generazione di utenti nati tra il 1980 ed il 2000 78 12° Rapporto Censis-Ucsi sulla comunicazione, Roma, 26 marzo 2015, http://www.censis.it/7?shadow_comunicato_stampa=121009
  42. 42. DAL CARTACEO AL DIGITALE. Come cambia il giornalismo nell'era 2.0 Manuel Primi - 41 - principalmente sulla piattaforma più usata e più redditizia di tutte: Facebook. L’esigenza di parlare di giornalismo e mondo social nasce principalmente da una ricerca79 condotta dall’Inma, l’International News Media Association: “The Facebook media-relationship status, it’s complicated”. La ricerca è un sondaggio effettuato intervistando 37 dirigenti di testate giornalistiche web europee e statunitensi e ci mostra come la percezione di Facebook e delle sue eventuali potenzialità sia discontinua e contraddittoria. Per l’81% degli intervistati la ragione principale per utilizzare questo particolare social è per aumentare l’engagement e ampliare il pubblico sul proprio sito internet, tra questi il 79% dice di essere soddisfatto dalle modifiche messe in campo dalla piattaforma per aiutarli nel loro lavoro. Le note dolenti arrivano quando si parla delle modalità con cui Facebook comunica le sue modifiche alla piattaforma o all’algoritmo, con il 68% del campione degli intervistati che non si ritiene soddisfatto. Quel che viene lamentato in questo caso è lo stravolgimento dei propri contenuti editoriali in seguito alle correzioni dell’algoritmo del Social Network. L’algoritmo di Facebook è la formula matematica, il codice di programmazione, che gestisce ciò che possiamo o non possiamo vedere sulla News Feed, ovvero sulla pagina principale del social dove è possibile trovare le notizie generate dai nostri contatti o dalle pagine a cui abbiamo messo il Like. Questo codice è stato battezzato con il nome di EdgeRank dallo stesso Facebook e reso pubblico nel 2010. Ma il colosso di Menlo Park apporta spesso delle modifiche penalizzando un tipo di contenuto o per favorirne un altro. È un cambiamento che chiunque abbia un profilo Facebook può percepire, come ad esempio la presenza di molti più video sulla nostra Home oppure l’introduzione dei Live Streaming o le Gif animate. Più avanti in questo paragrafo vedremo come tutto ciò può penalizzare un editore. 79 Inma, l’International News Media Association; The Facebook media-relationship status, it’s complicated; 27 Settembre 2016 https://inma.org/report-detail.cfm?pubid=189
  43. 43. DAL CARTACEO AL DIGITALE. Come cambia il giornalismo nell'era 2.0 Manuel Primi - 42 - Per quanto riguarda il lato economico della ricerca dell’INMA, mentre il 41% dice che è importante generare ricavi con Facebook, il 57% non si ritiene soddisfatto delle modalità con cui questi ricavi vengono generati. “Per gli editori, Facebook è il proverbiale gorilla di 800 chili nella stanza.80 ” È il commento di Pier Luca Santoro ai risultati del sondaggio Inma e continua affermando che la sintesi all’approccio ai social è descritto tra le righe di questo Report: “[i Social] sono stati vissuti inizialmente come un male necessario, poi eretti a canale di distribuzione per generare traffico al proprio sito web, e infine vissuti attualmente sempre più come una minaccia. Un percorso, un’evoluzione che è difficile definire virtuosa, fatta di pressapochismo e sottovalutazioni continue81 ”. Insomma, il dibattito sulla vera natura di Facebook e di come poterlo usare è vivo e sembra avere programmi di vita longevi. La critica di Pier Luca Santoro è più che legittima. I portali d’informazione hanno spesso cambiato le proprie politiche di approccio ai social anche se erano tutte dirette ad un unico fine, il proprio tornaconto. Il problema a monte è che lo stesso Facebook, come quasi tutti i social, non fa beneficenza e prima di tutto pensa ai propri interessi. Spiegare come funziona Facebook può sembrare un argomento inutile e scontato ma, come vedremo, non lo è affatto. Al social network più usato al mondo conviene che l’utente rimanga, più tempo possibile, all’interno del proprio portale. Tutte le modifiche del proprio algoritmo dal 2011 ad oggi sono propedeutiche a questo fine. È sufficiente una veloce ricerca tra le pagine Facebook dei principali quotidiani nazionali per rendersi conto che la principale strategia è quella di usare i social 80 Pier Luca Santoro, Un Gorilla in Redazione – tra link, troll e tanti errori, articolo in Pollice Verso, allegato a Il Manifesto, Mercoledì 2 Novembre 2016, Pag. 1 81 ibidem
  44. 44. DAL CARTACEO AL DIGITALE. Come cambia il giornalismo nell'era 2.0 Manuel Primi - 43 - network per condividere i link che rimandano ai propri siti internet. Usare Facebook come “discarica di link82 ” per generare traffico ai propri siti stona con la mission aziendale del colosso americano. Facebook ha tutto l’interesse perché questo tipo di politica non funzioni: l’utente deve rimanere sulla piattaforma social, non conviene che vada ad atterrare altrove. Questo è il primo concetto che un editore deve tenere a mente se vuole la propria testata giornalistica su Facebook. Non a caso l’introduzione degli “Instant Article” si muove in questa direzione. Introdotti ufficialmente per tutti gli editori nell’aprile 2016 questo nuovo formato viene presentato da Facebook come un nuovo strumento per una migliore esperienza utente da smartphone. Gli Instant Article infatti, permettono di poter aprire un contenuto editoriale 10 volte più velocemente che in passato83 . Con questo nuovo sistema le testate editoriali dovranno creare i propri articoli direttamente sulla piattaforma Facebook. La paura di molti editori è quello di perdere il controllo su i lettori, che non atterreranno più sul sito web della testata giornalistica perchè quest’ultima ha il timore di perdere i dati relativi all’esperienza utente (frequenze di rimbalzo, tempo di permanenza sull’argomento, ecc.) e soprattutto il controllo economico sulle inserzioni pubblicitarie che passeranno prima per l’intermediazione di Facebook. È lo stesso social network che in questo primo momento anche per le perplessità dei publisher ha fatto un passo indietro, o meglio, non ha ancora fatto il passo in avanti (se mai deciderà di farlo). Facebook infatti ha rinunciato al controllo sui contenuti prodotti sulla propria piattaforma. “Con Instant Articles, - si legge nella nota stampa del colosso di Menlo Park- gli editori hanno il pieno controllo sull’aspetto delle proprie storie, dei dati e della 82 ibidem 83 Josh Roberts, Opening Up Instant Articles to All Publishers 17 Febbraio 2016 https://media.fb.com/2016/02/17/opening-up-instant-articles/
  45. 45. DAL CARTACEO AL DIGITALE. Come cambia il giornalismo nell'era 2.0 Manuel Primi - 44 - pubblicità. Hanno la possibilità di vendere gli spazi pubblicitari in modo diretto e di trattenere quindi il 100% dei profitti, di tracciare i dati sugli annunci pubblicati tramite i propri sistemi di misurazione pubblicitaria, o possono monetizzare i loro contenuti attraverso Facebook Audience network.84 ” Ad ogni modo l’incertezza sugli Instant Article nel mondo dell’editoria regna sovrana. Facebook infatti ha “Il vantaggio di essere il padrone di casa, e di avere le chiavi85 ”. Potrebbe quindi cambiare le regole in un secondo tempo costringendo il mondo dell’editoria, che avrà puntato risorse e strumenti su di un unico mezzo, a scegliere se sottostare alle nuove condizioni o se reinventarsi un nuovo modo di stare on line. La paura degli editori è più che fondata. Non è un caso che Facebook sia considerato come un canale di distribuzione del proprio materiale, come abbiamo visto dai dati del report di Inma. La piattaforma social per eccellenza ha garantito questo tipo di utilizzo da parte dei vari publisher fino a qualche anno fa. Per spiegare questo cambiamento di tendenza vi è un altro concetto da fissare per comprendere il cambiamento e capire quindi come utilizzare Facebook per dare notizie: è il funzionamento dell’algoritmo che ci permette di visualizzare o meno dei contenuti sulle nostre News Feed. L’Organic Reach è un termine introdotto dallo stesso Facebook nell’Aprile 2012 per spiegare a tutti i brand (testate giornalistiche incluse), che i propri post venivano mostrati solo ad una minima percentuale della propria community, il 16%.[Vedi Figura 9] “Per 84 Ibidem “With Instant Articles, publishers have full control over the look of their stories, as well as data and ads. They have the ability to bring their own direct-sold ads and keep 100% of the revenue, and track data on the ads served through their existing ad measurement systems, or they can monetize their content through the Facebook Audience Network.” 85 Luca Della Dora, Perché gli Instant Articles non riguardano (solo) Facebook, 18 Maggio 2015 https://medium.com/italia/perch%C3%A9-gli-instant-articles-non-riguardano-solo-facebook- 5c0a480ea106#.gddqigv41
  46. 46. DAL CARTACEO AL DIGITALE. Come cambia il giornalismo nell'era 2.0 Manuel Primi - 45 - assicurarsi che i tuoi fan vedano le tue storie, - spiega lo stesso Facebook nel suo comunicato -, sponsorizza i post per aumentare la portata del tuo contenuto.86 ” Questa portata è diminuita di anno in anno fino ad arrivare ad un esiguo 6% nel 2014. Victor Luckerson, in un articolo del Time in cui spiega questo concetto, arriva ad ipotizzare che Facebook ha tutto l’interesse a far si che l’Organic Reach possa arrivare fino all’1/2%.87 Viene da se che per superare questa stretta percentuale vi sono solamente due uniche soluzioni. La prima è suggerita dallo stesso Facebook nel comunicato del 2012: volete portare utenti fuori dalla piattaforma ed ottenere i risultati di un tempo? Pagate e vi sarà dato. L’altro modo è quello di adattarsi alla natura del social network: creare Engagement cercando di cavalcare l’algoritmo di Facebook. Anche se i dirigenti di publisher intervistati dall’Inma si dichiarano non soddisfatti di come Facebook comunichi i cambiamenti all’algoritmo, c’è da dire che all’interno della piattaforma vi sono tutti gli indizi, spesso vere e proprie istruzioni dettagliate, per capire come gestire i propri profili e le proprie pagine. D’altronde rientra nell’interesse di Facebook che i propri utenti riescano a trovare i contenuti desiderati e che questi contenuti siano di loro gradimento. Per tale concetto indispensabile che i creatori di contenuti (editori 86 “To make sure your fans see your stories, sponsor your posts to increase the reach of your content.” (per il post completo vedi Figura 9) 87 Victor Luckerson, The Free-Marketing Gravy Train Is Over on Facebook, 22 Marzo 2014 http://time.com/34025/the-free-marketing-gravy-train-is-over-on-facebook/ Figura 9
  47. 47. DAL CARTACEO AL DIGITALE. Come cambia il giornalismo nell'era 2.0 Manuel Primi - 46 - compresi) sappiano come ottimizzare i propri post. A questo fine è dedicata una Nota della società88 pubblicata nel maggio 2013 dal titolo “12 Best Practices For Media Companies Using Facebook Pages”. Al suo interno Facebook spiega come utilizzare il Social per dare notizie, come comporre il messaggio nel post, che tipo di foto è meglio pubblicare e così via. Se ciò non dovesse bastare vi sono alcuni siti web ufficiali che l’azienda utilizza per comunicare i cambiamenti alla News Feed.89 Proprio in merito alle “12 migliori pratiche per le media company su Facebook”, Albero Puliafito scrive in DCM – dal giornalismo al Digital Content Management: ”molte cose non dovrebbero nemmeno essere suggerite da una piattaforma di social network e dovrebbero essere di puro buon senso giornalistico ( Quando condividi una storia, aggiungi un’analisi da esperto: i tuoi utenti vogliono sentire la tua opinione, la tua voce )[…]. Altre rispondono a principi base di storytelling ma anche alle esigenze proprie di Facebook ( Condividi storie con foto e video per attirare l’attenzione dell’utente )”90 . Creare contenuti ad hoc per questa piattaforma è comunque un requisito indispensabile che ogni testata giornalistica dovrebbe avere all’interno della propria redazione web. Video a 360°, Live streamig, meme, gif animate sono solo alcune delle novità messe in campo dal colosso social nell’ultimo anno e che promettono una maggiore diffusione all’interno delle News Feeds. Ma non c’è solamente la creazione di contenuti all’interno di un Social Network. Il nome stesso che è stato dato a queste piattaforme è esplicativo di per sé: Reti Sociali. Facebook, Twitter, Telegram sono tutti strumenti che permettono alle redazioni di poter fare una cosa che altrimenti, con la carta stampata, non 88 Scott Hershkowitz and Vadim Lavrusik, 12 Best Practices For Media Companies Using Facebook Pages, 2 maggio 2013 https://www.facebook.com/notes/facebook-media/12-best-practices-for-media- companies-using-facebook-pages/518053828230111 89 http://newsroom.fb.com/ 90 8. Alberto Puliafito, DCM Dal giornalismo al Digital Content Management. Teoria e Tecniche delle nuove professionalità dell’informazione. Centro di Documentazione Giornalistica. 2016, pag.173
  48. 48. DAL CARTACEO AL DIGITALE. Come cambia il giornalismo nell'era 2.0 Manuel Primi - 47 - sarebbero riusciti a fare (almeno non con la stessa efficacia e rapidità): dialogare con i propri lettori. “Facebook è un bar, una piazza di paese dove incontrare persone, comprenderne interessi, motivazioni, aspirazioni, e, soprattutto, dati, da interpretare correttamente per tradurli e renderli disponibili a casa propria, nel proprio sito, nei prodotti e nei servizi forniti.” Scrive Pier Luca Santoro, aggiungendo che “è solo in questo modo che siamo in grado di valorizzare la relazione. Di creare valore aggiunto, anche economico, per le persone, i giornali e il giornalismo”91 . Non a caso alcuni quotidiani si muovono in questa direzione, sfruttando anche un’altra tendenza del mercato dell’informazione 2.0: il Personal Branding. È il caso del Washington Post che ha creato una pagina dedicata alle sessioni di conversazione tra i propri giornalisti ed i propri 91 14. Pier Luca Santoro, Un Gorilla in Redazione – tra link, troll e tanti errori, articolo in Pollice Verso, allegato a Il Manifesto, Mercoledì 2 Novembre 2016 pag. 2
  49. 49. DAL CARTACEO AL DIGITALE. Come cambia il giornalismo nell'era 2.0 Manuel Primi - 48 - utenti.92 Figura 10 Guardando la situazione nel nostro paese c’è il caso de Il Manifesto che rappresenta un esempio virtuoso di interazione e dialogo con i propri lettori all’interno dei social. Il “Quotidiano Comunista” ha adottato una strategia social che si discosta molto dagli altri quotidiani generalisti italiani con tiratura nazionale e anche da quei portali d’informazione nativi digitali. Il numero di Post condivisi quotidianamente inferiore agli altri competitor ci suggerisce una politica comunicativa che non punta alla quantità di traffico deviabile sul 92 https://live.washingtonpost.com/
  50. 50. DAL CARTACEO AL DIGITALE. Come cambia il giornalismo nell'era 2.0 Manuel Primi - 49 - proprio sito ma alla qualità e al dialogo con la propria community93 . Questo diverso approccio fa de il Manifesto “il best performer tra tutti i quotidiani nazionali con un engagement rate, un tasso di coinvolgimento che, secondo l’analisi svolta, […] è superiore persino a quello di Fanpage, che ha una squadra di persone dedicate ai social e di ben 5 punti percentuali al di sopra di Repubblica.94 ” Tradotto in numeri il Manifesto ha un Engagement Rate del 40,32% con una fanbase di 270 mila persone (circa). Fanpage con ben 6 milioni (circa) di Fan raggiunge il 39,29% di engagement rate, mentre Repubblica il 35,12% con 3 Milioni (circa)95 [vedi Figura 10]. L’Engagement Rate, rappresentato graficamente nella Figura 10, è un indicatore che permette di quantificare il tasso di coinvolgimento di una determinata pagina, ossia quanto una fanpage sia stata in grado di stimolare i propri utenti ad un’azione diretta sui propri contenuti. Questo indice mette in rapporto tra loro il numero totale di interazioni (like, commenti, condivisioni) ottenute in un dato giorno, con il numero di post pubblicati nella frazione di tempo ed il totale dei Fan della pagina sempre. Tale valore viene ricavato con questa formula per azzerare quelle che sono le differenze di volume (inteso sia come numero di fan totali che come numero di post pubblicati al giorno) da una pagina all’altra. Se espresse in valori assoluti vedremo come una Pagina con milioni di Fan (tipo Fanpage o Repubblica) che pubblica nel corso delle 24 ore più di 20 post, abbia sicuramente un numero totale di interazioni superiore ad una pagina dai pochi fan e da due post al giorno. 93 Pier Luca Santoro, E il manifesto “batte” tutti, articolo in Pollice Verso, inserto allegato a Il Manifesto, Mercoledì 2 Novembre 2016, Pag. 5 94 Ibidem 95 Percentuali engagement rate tratte dall’articolo di Pier Luca Santoro (vedi nota 82). Dimensione Fanbase presa dalle relative pagine Facebook il 13 gennaio 2017.
  51. 51. DAL CARTACEO AL DIGITALE. Come cambia il giornalismo nell'era 2.0 Manuel Primi - 50 - Ad ogni modo, sembra che ogni testata abbia una sua diversa strategia di approccio ai social. Il manifesto è sicuramente la “mosca bianca” da studiare per quanto riguarda la cura che riserva ai propri lettori. Per quanto riguarda gli altri newsbrand del panorama nazionale possiamo notare come le diverse strategie social si discostino l’una dall’altra pur avendo diversi capisaldi in comune. I quotidiani nazionali, ad esempio, tendono a replicare lo stesso contenuto più volte nella stessa giornata. Repubblica e il Corriere della Sera hanno rispettivamente 2500 e 3500 post medi pubblicati in un mese. Il profilo Facebook di Ansa può servire come metro di paragone per comprendere quanto appena affermato: essendo un’agenzia di stampa tende a coprire la maggior parte delle notizie giornaliere. Nonostante questo ha una media mensile che si aggira intorno ai 1500 post: meno della metà rispetto al Corriere96 . Rimanendo sul caso Ansa.it e sulla sua strategia di pubblicazione possiamo notare come 74% dei propri post sono link che rimandano a contenuti sul proprio sito internet: una percentuale, che come vedremo, rappresenta la quota minore tra tutti i principali newsbrand che qui di seguito andrò ad analizzare. Immagini e Video invece, contano circa il 18% del totale dei contenuti. Da segnalare inoltre è un ampio uso degli status non accompagnati da allegati per coprire le notizie in tempo reale97 . Il Corriere della Sera sceglie una strategia quasi totalmente incentrata sui link al proprio sito (88,07%). Ciò che rimane è un 10% destinato alle foto, un 1% circa dedicato agli status e quel poco che rimane è destinato ai video. Una scelta, quella del Corriere, che sicuramente lascia a desiderare se pensiamo che i link al proprio sito web sono penalizzati dallo stesso Facebook per favorire tutti i contenuti (video soprattutto) generati direttamente sul Social. 96 Pierluigi Vitale, L’uso di Facebook da parte degli editori. Cinque colossi e cinque strategie a confronto, articolo in Pollice Verso, inserto allegato a Il Manifesto, Mercoledì 2 Novembre 2016, Pag 4 97 ibidem
  52. 52. DAL CARTACEO AL DIGITALE. Come cambia il giornalismo nell'era 2.0 Manuel Primi - 51 - Negli ultimi mesi, infatti, la piattaforma di Facebook ha dichiarato apertamente di dare molta più importanza, tramite il proprio algoritmo, ai contenuti Video soprattutto se in Live Streming. Tant’è che il colosso di Menlo Park ha da poco annunciato di voler puntare anche economicamente sui formati video inserendo al loro interno spot pubblicitari98 . Repubblica sembra essere attenta alle novità che man mano Facebook sta introducendo. I contenuti video rappresentano circa il 14% del totale delle pubblicazioni, di cui un 4,6% dedicato alle dirette Live Streaming direttamente sulla piattaforma social. Il resto delle pubblicazioni di Repubblica non sono mai degli status senza una componente visiva: o sono link, quindi con relativa anteprima, o sono foto. La strategia social di Repubblica viene premiata anche in ambito internazionale. La settima edizione della ricerca sui quotidiani condotta da Innova et Bella, “Facebook Top Newspapers 2016” pone la strategia Facebook di Repubblica al primo posto in Italia e all’undicesimo posto nel ranking internazionale99 . Fanno parte della ricerca di Innova et Bella i principali quotidiani europei e statunitensi. Un campione di 60 testate con copertura nazionale suddivisi tra Gran Bretagna, Stati Uniti, Italia, Francia, Spagna e Germania. Ad aprire la fila c’è il New York Times con un rating da tripla A. La Repubblica è, con la sua A, “ad un passo dall’eccellenza. La testata mantiene saldo il record italiano dei likers che passano da 2,2 milioni nel 2015 a 2,7 nel 2016 (+26%). L’engagement dialettico sviluppato con i propri lettori e la community de La Repubblica delle Idee si riconfermano fra i punti di forza di Repubblica e un aspetto interessante per il panorama dei quotidiani italiani. Completa l’offerta la presenza degli Instant Articles e l’adozione di emoji nei post più informali . 98 Ansa, Nei video di Facebook entrerà la pubblicità, 10 gennaio 2017 http://www.ansa.it/sito/notizie/tecnologia/internet_social/2017/01/10/facebook-nei-video-entrera-la- reclame_89ab9c79-bf73-4066-b5fe-77f8b0477cfd.html 99 Innova et Bella, Facebook Top Newspapers 2016 http://www.i- b.com/facebook_top_newspapers_2016/facebook_top_newspapers_sintesi.php
  53. 53. DAL CARTACEO AL DIGITALE. Come cambia il giornalismo nell'era 2.0 Manuel Primi - 52 - 100 ” Nello scenario Italiano segue La Stampa, sempre con un rating A, che si posiziona a livello internazionale al quindicesimo posto; Il Fatto Quotidiano al ventunesimo posto internazionale con un rating B+ ed il “record mondiale conquistato dal quotidiano nel rapporto fra likers e copie diffuse: raggiungendo 1,9 milioni di likers (erano 1,7 milioni nel 2015) vanta ben 54 likers per copia diffusa.101 ” Il Corriere della Sera viene valutato con un rating B, dovuto principalmente al fatto che il quotidiano milanese mantiene, anche su Facebook, il tipo di linguaggio istituzionale che da sempre lo contraddistingue. Fanalini di coda sia per quanto riguarda l’Italia che la classifica internazionale sono L’Unità e il Messaggero, entrambi con rating C, il più basso nella scala di valutazione di Innova et Bella. Un altro importante Social Network per la professione giornalistica è Twitter. La piattaforma da 140 caratteri nata nel 2006 è stata al centro di numerose rivoluzioni, Primavere Arabe in primis102 . Tramite questo tipo di social le rivolte popolari riuscivano a comunicare le proprie istanze al resto del mondo, riuscendo a raggirare i blocchi ed i divieti imposti dai governi autoritari. Intorno al 2011 quindi, Twitter sembra rappresentare il futuro, un social che garantisca la libertà d’informazione e che addirittura riesca a rompere i vari bavagli imposti sulle libertà. Ad oggi sappiamo che tutto l’entusiasmo scaturito da quel periodo storico non ha lasciato particolari segni all’interno della piattaforma. Twitter non riuscirà mai ad avvicinarsi agli stratosferici numeri di Facebook, anzi, nel 2016 ha addirittura subito il sorpasso (in termini di utenti attivi al mese) di 100 Innova et Bella, Facebook Top Newspapers 2016, i migliori http://www.i- b.com/facebook_top_newspapers_2016/facebook_top_newspapers_i_migliori.php 101 ibidem 102 Marco Di Liddo, Andrea Falconi, Gabriele Iacovino e Luca La Bella; Il Ruolo dei Social Network nelle Rivolte Arabe; A cura del Ce.S.I. (Centro Studi Internazionali); Osservatorio politica internazionale n°40 Settembre 2011
  54. 54. DAL CARTACEO AL DIGITALE. Come cambia il giornalismo nell'era 2.0 Manuel Primi - 53 - Snapchat e Instagram103 . Di fatto Twitter è una enorme agenzia di stampa internazionale autogestita dagli utenti stessi (che essi siano comuni cittadini, professionisti o editori poco importa). Gli Hashtag di Twitter sono stati, nel periodo di massima diffusione di questo social network, sia delle grandi cartelle-contenitore di argomenti, sia degli ottimi strumenti per comprendere quale argomento fosse al centro della discussione pubblica. Questa funzione, tuttavia, continua ad averla, ma ormai è un fenomeno che sembra fermarsi agli addetti ai lavori. A conferma di quanto appena affermato c’è una ricerca condotta da Sara Bentivegna (Sapienza - Università di Roma) e Rita Marchetti (Università di Perugia) dal titolo “Giornalisti in mezzo al Guado. Norme e pratiche alla prova di Twitter104 ”. La ricerca è stata condotta analizzando i profili Twitter dei giornalisti appartenenti ai principali quotidiani nazionali per analizzarne il comportamento: un totale di 1.202 profili e 203.736 Tweet. Il risultato di tale ricerca è facilmente riassumibile con il titolo di un articolo redatto da Pier Luca Santoro in analisi a tale ricerca: “Giornalisti e testate cinguettano (quasi) solo tra loro”105 . Twitter quindi è divenuto “un social per –isti che si seguono a vicenda (giornalisti che seguono giornalisti, economisti che seguono economisti) che hanno anche la possibilità di dialogare in maniera diretta con il loro pubblico.106 ” Così come abbiamo visto con Facebook, anche Twitter, essendo un social network tende, o almeno dovrebbe farlo, ad accorciare le distanze che ci sono tra giornalisti e lettori. Una raccomandazione, quella delle relazioni sociali, ripetuta da chiunque studi queste piattaforme. L’Advanced Media Institute dell’Università della 103 Giuseppe Tripodi, Snapchat ha più utenti attivi di Twitter?, 3 Giugno 2016 http://www.mobileworld.it/2016/06/03/snapchat-ha-piu-utenti-attivi-di-twitter-82599/ 104 Sara Bentivegna, Rita Marchetti, Giornalisti in mezzo al Guado. Norme e pratiche alla prova di Twitter, Settembre 2016 105 Pier Luca Santoro, Giornalisti e testate cinguettano (quasi) solo tra loro, articolo pubblicato in Pollice verso, inserto a Il Manifesto 2 Novembre 2016, Pag. 3 106 Alberto Puliafito, DCM Dal giornalismo al Digital Content Management. Teoria e Tecniche delle nuove professionalità dell’informazione. Centro di Documentazione Giornalistica. 2016 Pag. 180

×