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Le risorse fondamentali della vita di coppia

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Le risorse fondamentali della vita di coppia

  1. 1. Diocesi di CremonaUfficio per la pastorale familiare Le risorsefondamentali della vita di coppia
  2. 2. Per una relazione coniugale sana e nutritiva• Come curare la relazione?• Come cercare Dio nelle “terre assolate, deserte, aride, senz’acqua”?• Come trovare Dio nel santuario delle nostre vite donate?• Come rendere vive, palpitanti e calorose le nostre relazioni di sposi? LE FONDAMENTA • Contemplazione •Silenzio •Solitudine •Stupore •Umorismo
  3. 3. LA CONTEMPLAZIONE• E’ vedere, è esserci con tutto noi stessi, con tutti i nostri sensi presenti ed attivi• Cogliere il Mistero nuziale di Dio che abita in noi• Non siamo monaci, siamo chiamati a contemplare nel nostro quotidiano, nelle nostre occupazioni quotidiane fatte di piccole ed ovvie attività• Una coppia che non contempla è spenta, senza vitalità ed entusiasmo, senza sapore e spina dorsale, stanca e senza nessun messaggio da donare• Per attuare una vera contemplazione bisogna vivere nella propria relazione la dinamica del Mistero Pasquale fatta di: – KENOSI: Svuotamento, distacco, perdita,ritrazione di sé per l’altro – ESTASI:Andare oltre il visibile,il limite, i problemi con occhi nuovi – SINTESI: Nuova prospettiva di vita
  4. 4. Vivere la contemplazione è guardare all’altro con amore ed intelligenza, ospitarlo con sollecitudine nella nostra vita, arrenderci al rapporto con lui, trasformare le nostre azioni, il nostro lavoro nell’amore per l’altro• Essere contemplativi NON è: – Uscire dal mondo, ma scendere nella nostra intimità relazionale più profonda, attingendola dal mistero stesso della Trinità: CON- PER – IN – Non è salvarci da soli ma insieme, nella relazione che ogni giorno inventiamo – Non è fuggire dalla relazione dolorosa, problematica e meschina ma è accogliere l’altro con i suoi pregi e i suoi difetti, con le sue potenzialità e le sue lacune – Non è solo pregare, ma immergerci totalmente in quello che facciamo, compiendolo con dedizione e pienezza umana – Non è disprezzare l’umano, ma trovare nella nostra carne, nel nostro eros la tensione verso Dio
  5. 5. – Non è vedere l’altro attraverso i nostri occhi che deformano e riducono ad oggetto, ma assumere noi stessi e l’altro in una totalità fatta di luci ed ombre, potenzialità e vulnerabilità, di gesti sublimi ed infedeltà, scoprendo che la vita è sempre sintesi di polarità– Non è sempre e solo, vicinanza, accoglienza e comunione, ma capacità di mantenere in una sana tensione l’unità e la separazione. La comunione è infatti anche esperienza di estraneità, solitudine, incomprensione e separazione– Non è rimirare noi stessi ma consegnarci all’altro che ci rivela il nostro limite e così ci salva dall’illusione di una perfezione senza vita e dal delirio di onnipotenza– Non è fermarsi alla superficie della relazione sessuale ma saperne cogliere le radici divine– Non è concentrarci su noi stessi o controllare l’altro/a ma uscire da noi stessi sapendo stare di fronte all’altro, sapendo che l’altro ci rivela– Essere contemplativi è rifare lo stesso gesto eucaristico di Gesù: “Prendete e mangiatene tutti questo è il mio corpo …”
  6. 6. Modalità di contemplazione• LE LITANIE – Esprimono il nostro sentire amoroso (mi piaci; ti desidero; sei bella; com’è bello stare con te; caro; ecc.) – Sono modalità espressive tipiche dell’amore che prova un’attrazione di contemplazione verso la persona amata• LE BENEDIZIONI – Comunicano all’altro il valore totale che lui/lei rappresenta per noi (stai attento; vai piano; buon viaggio; copriti bene; telefonami quando arrivi;baci e carezze; ecc.) – E’ far pervenire alla persona amata la nostra partecipazione attiva, del tutto schierata a suo favore, in ciò che fa. – E’ comunicare che lui/lei è un valore che va apprezzato, stimato e confermato – La benedizione accompagna sempre l’altro non lo lascia mai solo neppure negli errori
  7. 7. • I MEMORIALI – Non sono ricordi, ma un rivivere, uno sperimentare di nuovo la bellissima realtà dell’essere coppia – E’ un contesto affettivo condiviso, un passato che diventa presente, vivo e palpitante (es. anniversario di nozze)• GLI SGUARDI – Ci rivelano e dicono cosa stiamo vivendo – Intensa relazione tra sguardo e sentimento – Diversi tipi di sguardo: • Oggettivante • Di rifiuto • Di difesa • Autoritario • Arrabbiato • Benedicente • Di dilezione
  8. 8. IL SILENZIO• Oggi si insite molto sulla comunicazione, la compartecipazione e la condivisione dei sentimenti, delle emozioni, dei movimenti interiori creando spesso verbosità che fanno cortocircuito• In realtà aumentano le comunicazioni e muore la comunicazione• Si vive, inoltre, immersi nel fracasso e nel frastuono, bombardati da rumori e distrazioni che derubano il corpo, la mente e il cuore• Il silenzio ci atterrisce: “Ci fa paura perché ci porta a faccia a faccia con noi stessi, ci ricorda quello che non abbiamo ancora risolto in noi stessi, ci mostra i nostri lati nascosti, dai quali non c’è possibilità di fuga … Il silenzio è il più grande maestro di vita … è l’anticamera della voce di Dio”• Il silenzio è fondamentale, è sacro per la crescita di una persona e di una coppia: il silenzio non ci fa dire le cose, ci fa dire noi stessi
  9. 9. • Quale silenzio? – Non quello dei cimiteri, non il silenzio vuoto, non il silenzio della paura, non quello rabbioso o chiuso, non il silenzio sospettoso e neppure quello che reprime e disprezza, non il silenzio giudicante e nemmeno quello rumoroso di tanti pensieri; – Ma il silenzio pieno, fatto di ascolto e di attenzione verso noi stessi e il nostro coniuge, il silenzio amoroso e caldo, il silenzio fatto di contatti con noi stessi, con la persona amata, con il creato, con gli altri, il silenzio che diviene presenza viva e palpitante• Come curare il silenzio nella nostra coppia? – Cercare il silenzio dalla radio e dalla TV: non affollare la vita di immagini farcite di violenza e sesso, di vuotaggini, perché impoveriscono e non permettono di pensare con la propria testa e di ascoltare il proprio cuore nella solitudine con se stesso – Ascoltare la propria interiorità abitata dallo Spirito, maestro interiore – Dire all’altro solo le parole che scaturiscono dal proprio profondo e che nascono e conducono all’essenziale – Pronunciare parole con tutto noi stessi: cuore, corpo e mente
  10. 10. – Riascoltarsi dopo esperienze importanti e significative– Dedicarsi uno spazio quotidiano per l’ascolto di se stessi e Dio– Mettersi in discussione ascoltando ciò che l’altro ha da dirci, non avendo paura di farci aiutare– Alla fine della giornata fare sempre l’esame di coscienza condividendolo con il proprio sposo, dicendogli “Chi sei,cosa vivi e dove ti trovi in questo periodo della vita”– Non forzare le situazioni e non avere fretta. Non lasciarsi prendere dall’ansia di progettare e di fare. Lo stress e la fretta di un giorno rumoroso negano il confronto con Dio– Lasciare che i figli e il coniuge siano se stessi non giudicandoli moralisticamente. Assumersi il solo e vero compito, quello di farci compagni di viaggio
  11. 11. LA SOLITUDINE• Non fare confusione tra isolamento e solitudine. Non si tratta di stati fisici dati dall’assenza o dalla presenza di qualcuno, ma di atteggiamenti, modi di essere e di percepire noi stessi e l’altro.• Possiamo essere immersi in una folla di persone e sentirci isolati, come possiamo trovarci nel deserto e assaporare una comunione piena• Ciò che li differenzia è il mondo con cui ci poniamo di fronte a noi stessi e al mondo• Nel caso dell’isolamento ci poniamo in un atteggiamento di lotta, di disarmonia e di competitività• Nel caso della solitudine, invece, ci poniamo nella serenità, nell’armonia e nella benevolenza
  12. 12. • L’Isolamento – Nega la possibilità di aprirsi all’altro e si concentra sull’esclusivismo e il totalitarismo – E’ incapacità di stare con se stessi riempiendo la giornata di impegni e lavori. Chi non sa star bene con se stesso come può stare bene con gli altri? – E’ non riuscire a sopportare noi stessi, non accettarci e pensare che nemmeno gli altri lo possono (autoesclusione) – Conduce a reagire, a scappare da noi stessi e a cercare rifugio nell’alcool, nella droga o nel sesso – E’ creare uno spazio in noi stessi in cui alberga la paura – E’ escludere noi stessi dalla vita, richiudendosi nella cella del nostro mondo, rifiutando di amare – Conduce a diventare antropofagi dell’amore, persone golose ed avide, incapaci di attendere e riempire i vuoti esistenziali, affettivi e relazionali
  13. 13. – E’ smania di controllo dell’altro– E’ preoccuparci di tutto, non mollando mai le ansie e le paure. E’ incapacità di abbandonarci, arrenderci e rilassarci– E’ incapacità di esprimere alla persona amata ciò che viviamo e abbiamo dentro, è una penuria di parole che non nascono dal cuore– E’ rimirare noi stessi, come Narciso, e quindi incapacità di incontrare il nostro coniuge nella sua verità più profonda, nella sua carne, nel suo spirito e nel suo cuore.– E’ difficoltà a cogliere i bisogni dell’altro, la sua bellezza, la sua unicità ed irripetibilità– E’ non cogliere il senso dello stare insieme come coppia, cosificando l’altro– Ci conduce ad essere reattivi, a rispondere in modo spasmodico e ripetitivo ai gesti dell’altro, anziché essere pro-attivi, cercando il bene dell’altro
  14. 14. • La solitudine – E’ la capacità di essere in contatto con noi stessi sentendoci sempre aperti agli altri – E’ la capacità di essere in armonia con noi stessi, di respirare un’atmosfera di serenità e di guardare il mondo, l’altro e gli altri con occhi benevoli, nonostante i limiti e le vulnerabilità – E’ il luogo in cui è possibile attuare l’incontro amoroso e in cui tutti gli altri incontri acquistano senso (anche quello con i figli) – E’ un cammino esperienziale verso la vita adulta e matura – E’ possibile viverla senza sentirci abbandonati e angosciati, solo se abbiamo fatto l’esperienza di sentirci riconosciuti e confermati quando eravamo bambini. Se questa esperienza è mancata la solitudine si tinge sempre di angoscia, diventa malvagia ed ostile• La croce di Cristo – E’ la sintesi della solitudine e della comunione, di abbandono:”Dio mio…” e di resa incondizionata al Padre: “Padre, nelle tue mani…”
  15. 15. • Passare dall’isolamento alla solitudine – Dall’irrequietezza dei sensi alla pace dello spirito, dall’aggrapparci pauroso al nostro sposo all’agire insieme come coppia, dal non dialogare all’aprirci e al confrontarci,dal sentire i suoni delle parola all’ascoltarci, dal non decidere o dal delegare alla capacità di decidere insieme,dal non accarezzare all’essere teneri, dall’essere muti o parolai ala comunicare insieme, dal chiuderci in noi stessi punendo l’altro al donarci totalmente all’altro – Ci sono due situazioni che i bambini non sopportano: la solitudine e il silenzio. – E’ proprio dell’adulto poter scegliere, vivere la condizione della solitudine superando quella dell’isolamento – La coppia deve creare un eremo interiore in cui guardarsi, ritrovarsi, confrontarsi, toccarsi ed assaporarsi – Nella solitudine il cuore di pietra diventa di carne, il cuore chiuso si apre e diventa universale nell’amore
  16. 16. LO STUPORE• Stare con il proprio coniuge sempre può indurci all’assuefazione dei gesti, delle parole e degli sguardi che conducono a darsi per scontati• E’ terribile abituarci al nostro coniuge, non vedendolo più con gli occhi di Dio. Egli infatti è creativo perché ci guarda con occhi sempre nuovi• Dobbiamo recuperare uno sguardo di stupore e contemplazione, facendo riemergere quegli aspetti che ci affascinarono al primo incontro, andando alla scaturigine del nostro amore• Proposta: – Un esame di coscienza: Ci dedichiamo ogni giorno del tempo per contemplarci e stupirci – Una sfida: Stasera ci prendiamo del tempo per guardarci. Provate, una volta, a stare uno di fronte all’altra per un ora,guardandovi e contemplandovi senza fare null’altro. – Un’esperienza:Proviamo a scegliere di fare ogni giorno qualche cosa di insolito ed inusuale
  17. 17. L’UMORISMO• Non va confuso con la superficialità e la noncuranza• E’ la capacità di distanziarci e relativizzare i problemi evitando di prenderci troppo sul serio• E’ la possibilità di andare incontro alle contrarietà e alle difficoltà in modo sereno e disteso• E’ avere la libertà interiore di saper ridere di noi stessi• E’ segno di maturità e di creatività. Saper allentare le tensioni, sdrammatizzare, rilassare e far respirare un’aria diversa• E’ saper guardare a noi stessi in modo equilibrato, senza vedere solo il bicchiere mezzo vuoto• E’ avere l’arte della leggerezza nell’educazione dei figli senza pesare su di essi ansie, paure o pretese. Essi dipendono dalla nostra educazione ma soprattutto dalle mani di Dio
  18. 18. – E’ la consapevolezza di conoscere i limiti nostri e del partner e di non reagire cinicamente, né in modo freddo, ma all’insegna del calore umano e della conciliazione– E’ la disponibilità di accettare di essere terreni e fragili, vulnerabili ed incapaci di salvare il mondo. Umorismo ed umiltà hanno la stessa radice semantica– E’ l’ arte di decentrasi, di spogliarci e liberarci assumendo l’atteggiamento di chi si arrende e si affida a Chi può veramente tutto– Anche Dio è un grande umorista. Nel Mistero Pasquale ha mostrato come la sconfitta è e può diventare salvezza

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