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Manuale di Osteopatia

La medicina manuale che operando su basi scientifiche si preoccupa di ridare equilibrio ai tessuti del nostro corpo di qualsiasi natura essi siano: viscerali o osteoarticolari.

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Osteopatia
La medicina manuale che operando su basi scientifiche si
preoccupa di ridare equilibrio ai tessuti del nostro corpo di
qualsiasi natura essi siano: viscerali o osteoarticolari.
Che cosa cura
A livello della colonna vertebrale: sciatalgie, lombalgie, nevralgie, cervicalgie,
cervicobrachialgie, protrusioni discali, lombosciatalgie...
A livello articolare: distorsioni, tendiniti, borsiti, esiti di traumi articolari...
A livello del cranio: emicranie, cefalee, affezioni ortodontiche, problemi articolari alla
mandibola, nevralgie facciali, sinusiti, alcune forme di allergia, affezioni agli occhi o alle
orecchie (es. otiti)...
A livello viscerale: coliche epatiche, colite, cistite, cattiva funzionalità della colecisti,
disturbi del sistema digerente, problemi mestruali, alcune forme di sterilità, sintomi da
ptosi renali, disturbi della circolazione.
Le tecniche osteopatiche
Terapia strutturale
	
   	
   	
  
Terapia craniosacrale Terapia viscerale
Il corpo è come un acrobata che cammina su una fune,facendo piccoli
aggiustamenti a destra e a sinistra,avanti e indietro per mantenere l’equilibrio.
Una minima deviazione,se non è compensata,può portare col tempo a dei
grossi problemi funzionali.La buona salute quindi non è uno”stato”ma la
continua ricerca dell’equilibrio.			
Jacques Descotes D.O.
			 Presidente dell’Associazione francese di Osteopatia.
Storia dell’osteopatia
L’osteopatia nasce da pratiche antiche sviluppate
nell’antico Egitto, in Grecia da Ippocrate,
nell’impero Romano, da Galeno, in Iran da Avicenna..
Nel secolo scorso, il chirurgo americano Andrew
Taylor Still, deluso dalla medicina tradizionale che
non era riuscita a salvare i suoi tre figli colpiti da
meningite, decise di attuare ricerche su svariate
tecniche di cura, soprattutto in Asia.
Dopo aver sezionato numerosi cadaveri,
elaborando una nuova concezione anatomica e
fisiologica del corpo umano,
creò un nuovo modo di curare.
Fu il primo a capire le relazioni fra l’equilibrio
funzionale dell’insieme delle strutture del corpo
e la salute, sostenendo l’ipotesi che il vasto tessuto
di sostegno del corpo, chiamato fascia (grande
ragnatela che collega ogni elemento del corpo umano: ossa, visceri,
ghiandole endocrine, vasi, nervi, muscoli), poteva essere il tessuto più
importante del corpo e trovarsi all’origine di diverse patologie che limitano
la circolazione dei fluidi (sangue, linfa, liquido cefalorachidiano) che
permettono alle cellule di ricevere le sostanze di cui necessitano per vivere
ed assolvere in modo efficiente le loro funzioni. Ebbe così l’idea di trattare la
regione lombare dura e dolorosa di un bambino affetto da dissenteria
emorragica ottenendo la guarigione completa del malato. Fu il punto di par-
tenza di lunghi anni di ricerca e di lavori che portarono alla fondazione nel
1874 del primo Collegio osteopatico negli Stati Uniti.
Formati alla scuola americana, gli osteopati inglesi hanno a loro volta
trasmesso le loro conoscenze in Europa.
In Italia l’osteopatia è stata introdotta da circa 20 anni e da quattro si
insegna a tempo pieno a Milano come nuova branca medica riconosciuta
dall’ O.M.S. (Organizzazione mondiale della sanità), al pari della medicina
tradizionale, come pratica sanitaria.
	
  
 
Terapia strutturale
In osteopatia definiamo STRUTTURA tutto ciò che è sistema di supporto.
Dividiamo la struttura in due principali categorie: tessuto osseo e tessuti
molli. Nel primo caso non abbiamo difficoltà a capire perché, riferendoci alla
struttura, si parli di tessuto osseo.
Nel secondo caso, parlando di tessuti molli, ci riferiamo a tutto ciò che sorreg-
ge e muove il tessuto osseo: muscoli, tendini e fasce (le fasce sono un tessuto
di rivestimento muscolare con funzioni contenitive e di coordinamento del
movimento).
Solitamente la combinazione di questi elementi può anche essere definita si-
stema muscolo scheletrico, o sistema strutturale.
Da un punto di vista osteopatico tale definizione è riduttiva, in quanto, se
è vero che il sostegno e il movimento sono dati da questi elementi di base,
è altrettanto vero che muscoli e ossa non potrebbero funzionare senza un
adeguato nutrimento e l’indispensabile ossigenazione, veicolati dal sistema
vascolare, e senza una specifica gestione e supervisione da parte del sistema
nervoso.
Quindi, parlando di struttura, dobbiamo considerarne facenti parte anche
quelle componenti vascolari o nervose che interagiscono con ossa, muscoli,
articolazioni e fasce.
In realtà la questione è ancora più complessa, se consideriamo che le relazioni
esistenti tra il nostro sistema strutturale e il resto dell’organismo, non
finiscono lì.
Per esempio, il sistema strutturale entra in relazione con il sistema
viscerale, sia meccanicamente (in quanto gli organi sono “appesi” alla
colonna), sia neurologicamente (in quanto utilizza le stesse via di trasmissione
e ricezione).
Tutte queste relazioni dirette o indirette diventano basilari quando abbiamo
necessità di curare la struttura a causa di un malfunzionamento che procura
dolore.
Agli occhi di un Osteopata una cervicalgia sarà molto di più che un semplice
disturbo del tratto cervicale.
Il distretto dolente sarà valutato in rapporto a tutte le sue relazioni
anatomofisiologiche, attraverso un’indagine osteopatica molto accurata che
non lascia nulla al caso. Trascurare qualcosa significherebbe andare contro
la filosofia osteopatica che mette davanti a tutto il rispetto della globalità
dell’individuo e non la cura delle singole parti.
Le regole fondamentali che l’organismo utilizza sono :
• Ottimizzare le proprie energie, cioè ottenere la massima resa con il minimo
sforzo.
• Raggiungere il completo confort, cioè muoversi per quanto sia possibile in
piena libertà privo di disagi o dolori.
Per fare ciò utilizza una capacità seconda solo a quella intellettiva, ai fini del
buon vivere: la capacità di adattamento.
Ogni volta che un meccanismo fisico si altera (es. trauma) il corpo si adatta,
o meglio ancora innesca meccanismi di accomodamento in relazione a questo
squilibrio, cercando di applicare, sia pure solo in parte, le due regole sopra
citate. Questi accomodamenti altri non sono che nuovi piccoli squilibri, cioè
alterazioni momentanee dei suoi parametri di funzionamento.
Quando un organismo è troppo saturo di accomodamenti o non è più in
grado di adattarsi, allora nasce il dolore.
	
  
Come funziona il trattamento
strutturale.
La cosa più importante è la
valutazione.
La prima visita consiste in una
indagine a 360°alla ricerca di
relazioni che il dolore ha, non
solo con il distretto da cui
proviene, ma anche con tutto
il resto del corpo.
Si considerano i traumi subiti
in passato, anche a distanza
di anni e se lontani dall’area
dolente.
Per esempio una distorsione della caviglia destra, potrebbe condurre ad un
disequilibrio dell’emibacino di destra, che a sua volta influenzerà la mobilità della porzione
destra del colon, causando possibili alterazione della funzionalità
intestinale (stipsi, colite, cattivo assorbimento intestinale).
Oppure il disturbo potrebbe salire ancora più in alto.
Attraverso tensioni legamentose viscerali, potremmo avere disturbi della
funzionalità al rene destro o addirittura al fegato con conseguente sintomatologia riflessa
alla scapola destra (dolore), o alla testa (dolore sottonucale, cefalea
miotensiva o dismetabolica).
Abbiamo visto come da un disturbo traumatico alla caviglia siamo giunti col
tempo al classico mal di testa, quello che ci siamo rassegnati a curare con farmaci perché,
non conoscendone la causa e avendo già tentato varie strade, non siamo riusciti a risolvere
in altro modo. Lavoro dell’Osteopata consiste proprio nel trovare queste relazioni e nel fare
le dovute correzioni. Non esiste quindi disturbo che non sia almeno in parte di competenza
osteopatica.
Terapia craniosacrale
Che cos’è il meccanismo cranio sacrale
Nei primi anni del ‘900, l’Osteopata Sutherland, osservando la
disposizione anatomica delle ossa del cranio e le loro suture, intuì la mobilità
di questa struttura e la presenza di una pulsazione cranica (non dipendente
né dal sistema cardiovascolare, né dal sistema
respiratorio), simile a una respirazione lenta e ritmica.
In seguito questa pulsazione venne definita movimento respiratorio primario
(M.R.P.) o movimento cranio sacrale.
Si definisce movimento respiratorio primario perché sembra
cominciare ancora prima della respirazione polmonare, quindi già in ambien-
te fetale.
L’M.R.P viene anche definito movimento cranio sacrale perché le
componenti anatomiche coinvolte sono: il cranio, le meningi, il sacro.
Sembra che a generare l’M.R.P. siano le cellule cerebrali.
Queste ultime, durante l’attività metabolica, creano un movimento delle
membrane della cellula stessa.
Immaginate il movimento di un’automobile in folle: se poggiate la mano sul
cofano potete percepire la vibrazione che indica il
funzionamento del motore anche se la macchina non si sta muovendo. La
stessa cosa fa la cellula.
Nel compiere il suo lavoro produce una pulsazione residua.
La somma delle pulsazioni delle migliaia di cellule del S.N.C (sistema nervoso
centrale), dà origine ad un movimento della massa cerebrale, una sorta di
espansione e retrazione simile ad una respirazione lenta, ritmica e quasi im-
percettibile: il movimento respiratorio primario.
Il cranio non è una struttura rigida, ma ha una sua mobilità.
Ciò dipende dal fatto che le strutture in esso contenute sono per lo più fluidi
mobili (liquido encefalorachidiano) o comunque strutture molli ricche di liquidi
(cervello, meningi).
Ciò fa si che l’M.R.P. prodotto dalla massa celebrale si trasmetta alle ossa del
cranio e diventi percepibile a mani allenate all’ascolto: quelle dell’Osteopata.
	
  

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  • 2. Storia dell’osteopatia L’osteopatia nasce da pratiche antiche sviluppate nell’antico Egitto, in Grecia da Ippocrate, nell’impero Romano, da Galeno, in Iran da Avicenna.. Nel secolo scorso, il chirurgo americano Andrew Taylor Still, deluso dalla medicina tradizionale che non era riuscita a salvare i suoi tre figli colpiti da meningite, decise di attuare ricerche su svariate tecniche di cura, soprattutto in Asia. Dopo aver sezionato numerosi cadaveri, elaborando una nuova concezione anatomica e fisiologica del corpo umano, creò un nuovo modo di curare. Fu il primo a capire le relazioni fra l’equilibrio funzionale dell’insieme delle strutture del corpo e la salute, sostenendo l’ipotesi che il vasto tessuto di sostegno del corpo, chiamato fascia (grande ragnatela che collega ogni elemento del corpo umano: ossa, visceri, ghiandole endocrine, vasi, nervi, muscoli), poteva essere il tessuto più importante del corpo e trovarsi all’origine di diverse patologie che limitano la circolazione dei fluidi (sangue, linfa, liquido cefalorachidiano) che permettono alle cellule di ricevere le sostanze di cui necessitano per vivere ed assolvere in modo efficiente le loro funzioni. Ebbe così l’idea di trattare la regione lombare dura e dolorosa di un bambino affetto da dissenteria emorragica ottenendo la guarigione completa del malato. Fu il punto di par- tenza di lunghi anni di ricerca e di lavori che portarono alla fondazione nel 1874 del primo Collegio osteopatico negli Stati Uniti. Formati alla scuola americana, gli osteopati inglesi hanno a loro volta trasmesso le loro conoscenze in Europa. In Italia l’osteopatia è stata introdotta da circa 20 anni e da quattro si insegna a tempo pieno a Milano come nuova branca medica riconosciuta dall’ O.M.S. (Organizzazione mondiale della sanità), al pari della medicina tradizionale, come pratica sanitaria.  
  • 3.  
  • 4. Terapia strutturale In osteopatia definiamo STRUTTURA tutto ciò che è sistema di supporto. Dividiamo la struttura in due principali categorie: tessuto osseo e tessuti molli. Nel primo caso non abbiamo difficoltà a capire perché, riferendoci alla struttura, si parli di tessuto osseo. Nel secondo caso, parlando di tessuti molli, ci riferiamo a tutto ciò che sorreg- ge e muove il tessuto osseo: muscoli, tendini e fasce (le fasce sono un tessuto di rivestimento muscolare con funzioni contenitive e di coordinamento del movimento). Solitamente la combinazione di questi elementi può anche essere definita si- stema muscolo scheletrico, o sistema strutturale. Da un punto di vista osteopatico tale definizione è riduttiva, in quanto, se è vero che il sostegno e il movimento sono dati da questi elementi di base, è altrettanto vero che muscoli e ossa non potrebbero funzionare senza un adeguato nutrimento e l’indispensabile ossigenazione, veicolati dal sistema vascolare, e senza una specifica gestione e supervisione da parte del sistema nervoso. Quindi, parlando di struttura, dobbiamo considerarne facenti parte anche quelle componenti vascolari o nervose che interagiscono con ossa, muscoli, articolazioni e fasce. In realtà la questione è ancora più complessa, se consideriamo che le relazioni esistenti tra il nostro sistema strutturale e il resto dell’organismo, non finiscono lì. Per esempio, il sistema strutturale entra in relazione con il sistema viscerale, sia meccanicamente (in quanto gli organi sono “appesi” alla colonna), sia neurologicamente (in quanto utilizza le stesse via di trasmissione e ricezione). Tutte queste relazioni dirette o indirette diventano basilari quando abbiamo necessità di curare la struttura a causa di un malfunzionamento che procura dolore. Agli occhi di un Osteopata una cervicalgia sarà molto di più che un semplice disturbo del tratto cervicale. Il distretto dolente sarà valutato in rapporto a tutte le sue relazioni anatomofisiologiche, attraverso un’indagine osteopatica molto accurata che non lascia nulla al caso. Trascurare qualcosa significherebbe andare contro la filosofia osteopatica che mette davanti a tutto il rispetto della globalità dell’individuo e non la cura delle singole parti. Le regole fondamentali che l’organismo utilizza sono : • Ottimizzare le proprie energie, cioè ottenere la massima resa con il minimo sforzo. • Raggiungere il completo confort, cioè muoversi per quanto sia possibile in piena libertà privo di disagi o dolori. Per fare ciò utilizza una capacità seconda solo a quella intellettiva, ai fini del buon vivere: la capacità di adattamento.
  • 5. Ogni volta che un meccanismo fisico si altera (es. trauma) il corpo si adatta, o meglio ancora innesca meccanismi di accomodamento in relazione a questo squilibrio, cercando di applicare, sia pure solo in parte, le due regole sopra citate. Questi accomodamenti altri non sono che nuovi piccoli squilibri, cioè alterazioni momentanee dei suoi parametri di funzionamento. Quando un organismo è troppo saturo di accomodamenti o non è più in grado di adattarsi, allora nasce il dolore.   Come funziona il trattamento strutturale. La cosa più importante è la valutazione. La prima visita consiste in una indagine a 360°alla ricerca di relazioni che il dolore ha, non solo con il distretto da cui proviene, ma anche con tutto il resto del corpo. Si considerano i traumi subiti in passato, anche a distanza di anni e se lontani dall’area dolente. Per esempio una distorsione della caviglia destra, potrebbe condurre ad un disequilibrio dell’emibacino di destra, che a sua volta influenzerà la mobilità della porzione destra del colon, causando possibili alterazione della funzionalità intestinale (stipsi, colite, cattivo assorbimento intestinale). Oppure il disturbo potrebbe salire ancora più in alto. Attraverso tensioni legamentose viscerali, potremmo avere disturbi della funzionalità al rene destro o addirittura al fegato con conseguente sintomatologia riflessa alla scapola destra (dolore), o alla testa (dolore sottonucale, cefalea miotensiva o dismetabolica). Abbiamo visto come da un disturbo traumatico alla caviglia siamo giunti col tempo al classico mal di testa, quello che ci siamo rassegnati a curare con farmaci perché, non conoscendone la causa e avendo già tentato varie strade, non siamo riusciti a risolvere in altro modo. Lavoro dell’Osteopata consiste proprio nel trovare queste relazioni e nel fare le dovute correzioni. Non esiste quindi disturbo che non sia almeno in parte di competenza osteopatica.
  • 6. Terapia craniosacrale Che cos’è il meccanismo cranio sacrale Nei primi anni del ‘900, l’Osteopata Sutherland, osservando la disposizione anatomica delle ossa del cranio e le loro suture, intuì la mobilità di questa struttura e la presenza di una pulsazione cranica (non dipendente né dal sistema cardiovascolare, né dal sistema respiratorio), simile a una respirazione lenta e ritmica. In seguito questa pulsazione venne definita movimento respiratorio primario (M.R.P.) o movimento cranio sacrale. Si definisce movimento respiratorio primario perché sembra cominciare ancora prima della respirazione polmonare, quindi già in ambien- te fetale. L’M.R.P viene anche definito movimento cranio sacrale perché le componenti anatomiche coinvolte sono: il cranio, le meningi, il sacro. Sembra che a generare l’M.R.P. siano le cellule cerebrali. Queste ultime, durante l’attività metabolica, creano un movimento delle membrane della cellula stessa. Immaginate il movimento di un’automobile in folle: se poggiate la mano sul cofano potete percepire la vibrazione che indica il funzionamento del motore anche se la macchina non si sta muovendo. La stessa cosa fa la cellula. Nel compiere il suo lavoro produce una pulsazione residua. La somma delle pulsazioni delle migliaia di cellule del S.N.C (sistema nervoso centrale), dà origine ad un movimento della massa cerebrale, una sorta di espansione e retrazione simile ad una respirazione lenta, ritmica e quasi im- percettibile: il movimento respiratorio primario. Il cranio non è una struttura rigida, ma ha una sua mobilità. Ciò dipende dal fatto che le strutture in esso contenute sono per lo più fluidi mobili (liquido encefalorachidiano) o comunque strutture molli ricche di liquidi (cervello, meningi). Ciò fa si che l’M.R.P. prodotto dalla massa celebrale si trasmetta alle ossa del cranio e diventi percepibile a mani allenate all’ascolto: quelle dell’Osteopata.  
  • 7.   Il sistema craniosacrale è il meccanismo più profondo del nostro organismo. ll cranio produce il movimento respiratorio primario e lo trasmette al sacro tramite le meningi, come l’ingranaggio di un motore trasmette il movimento alle ruote tramite una catena. L’M.R.P. si relaziona a tutti gli altri sistemi e apparati del nostro corpo: cardiocircolatorio, respiratorio, sistema nervoso ecc. L’alterazione di uno di essi può disarmonizzare il meccanismo cranio sacrale e viceversa. In effetti, la ripresa dell’efficienza di questo sistema cranio sacrale vivifica l’organismo, ne accellera i processi autoguaritivi e garantisce anche una maggiore efficienza e armonia di tutti gli altri sistemi organici. L’ M.R.P. ha un’azione stimolante nei confronti di molte funzioni meccanico/metaboliche come per esempio: la produzione di anticorpi, l’accomodamento dei tessuti molli durante i movimenti muscoloscheletrici, la produzione di liquido cefalorachidiano che protegge e garantisce il drenaggio del S.N.C. (Sistema nervoso centrale). Inoltre predispone l’organismo ad una giusta distribuzione delle energie dello sviluppo nell’infanzia e nell’adolescenza.
  • 8. Terapia viscerale La manipolazione viscerale Per visceri si intendono tutti gli organi contenuti nella cavità toracico addominale. • Cavità toracica: polmoni, cuore, esofago, ecc. • Cavità addominale: fegato, stomaco, reni, ecc. I visceri si muovono sotto la spinta del nostro diaframma che si alza e si abbassa e li costringe a seguirlo e ad accomodarsi durante questo movimento perpetuo. Le patologie dei visceri hanno come risultato quelle che in osteopatia vengono definite lesioni osteopatiche viscerali (o fissazioni viscerali). In altre parole l’organo in questione resterà fissato ad altre strutture e non potrà più muoversi liberamente nella sua cavità. Ciò produrrà disturbi alla vascolarizzazione aumentando cosi il malfunzionamento dell’organo stesso. Considerato il fatto che i visceri si ancorano alla parete addominale posteriore ed alla colonna vertebrale, la loro immobilità porterà squilibri al rachide e per via riflessa ad altre zone del corpo non connesse direttamente con l’organo.   Siamo composti di articolazioni ossee che sostengono,di muscoli che assicurano il movimento e di visceri che permettono il buon funzionamento della macchina. Una macchina in grado di autocorreggersi qualora sia necessario. L’osteopatia è l’arte di indurre l’organismo all’autocorrezione e la manipolazione viscerale è uno dei mezzi più efficaci per raggiungere tale scopo. Jean Pierre Barrall D.O. massimo esponente nella terapia viscerale
  • 9. Un esempio che riguarda i reni La ptosi renale (fissazione o abbassamento di un rene) Può provocare: • Nicturia (necessità di urinare la notte frequentemente). • Lombalgia che non trova immediato sollievo a scarico (cioè se il soggetto si sdraia) e che costringe ad alzarsi dopo poche ore di sonno (o comunque con difficoltà al mattino). • Lombosciatalgia. • Dolore all’articolazione sacroiliaca. • Pubalgie. • Dolore inguinale e alla coscia. • Disturbi al ginocchio. • Possibili coliche renali. • Dolore alla 12° vertebra dorsale. • Varici o comunque difficoltà circolatorie agli arti inferiori. Tutti questi e altri ancora sono sintomi possibili in caso di fissazione del rene e ogni organo ha una sua sintomatologia precisa. Se l’approccio a tali sintomi è “tradizionale” potremmo non arrivare a identificarne le cause e quindi i risultati terapeutici sarebbero scarsi. Se l’approccio è osteopatico questi sintomi farebbero sospettare un problema viscerale renale. Il passo successivo per l’osteopata sarebbe quello di ridare mobilità all’orga- no fissato ripristinando per quanto possibile una buona funzionalità organica ed eliminando i disturbi riflessi alla colonna vertebrale.
  • 10. Osteopatia pediatrica La terapia cranio sacrale nelle problematiche infantili e adolescenziali. L’atto della nascita, straordinario in tutte le sue implicazioni, sottopone il bambino che sta per venire alla luce ad uno stress fisico e psicologico decisamente importante. Dal punto di vista fisico, per il passaggio forzato attraverso il canale uterino e da quello psicologico, per il repentino distacco dall’ambiente materno, a cui il bimbo è visceralmente legato. Se evitiamo di considerare tutti i risvolti psicologici e ci soffermiamo sulle complicanze fisiche legate al momento della nascita, ci accorgiamo che già cosi le problematiche da considerare sono molte. Per prima cosa è determinante l’effetto traumatico sul meccanismo cranio sacrale. Come già detto l’M.R.P. appare implicato in molte funzioni meccanico metaboliche: • La produzione di anticorpi. • L’accomodamento dei tessuti molli durante i movimenti muscoloscheletrici. • La produzione di liquido cefalorachidiano che protegge e garantisce il drenaggio del S.N.C. (Sistema nervoso centrale). • La predisposizione dell’organismo ad un’equilibrata distribuzione delle energie dello sviluppo nell’infanzia e nell’adolescenza. L’alterazione dell’M.R.P può produrre quindi squilibri metabolici e strutturali soprattutto in età puberale e adolescenziale. Sembra tra l’altro che una delle prime alterazioni di questa delicata microcinetica sia dovuta proprio al trauma del parto. Il passaggio forzato attraverso il canale uterino costringe il cranio del nascituro a pressioni che a volte alterano o addirittura bloccano l’M.R.P. All’apparenza ciò non provoca alcun disturbo ma un Osteopata allenato a cogliere anche le minime alterazioni cinetiche del cranio può facilmente reperire una compressione cranica (totale assenza del movimento), o un’asimmetria del M.R.P. L’effetto di tale disturbo sarà silente fino a quando il bimbo non potrà muoversi da solo e l’entità di tali effetti sarà relativa a quanto l’organismo del bimbo sarà in grado di svilupparsi adattandosi a questi disequilibri. I segni più tipici sono quelli attribuibili a cause idiopatiche (cioè per la medi- cina tradizionale non se ne conoscono esattamente le cause).
  • 11.  Alcuni esempi: • Difficoltà a gattonare • Tardivo passaggio alla stazione eretta • Otiti • Disturbi della vista • Disturbi dell’udito • Difficoltà respiratorie • Basse difese immunitarie • Disturbi della dentizione In seguito: • Sinusiti • Asimmetrie agli arti inferiori • Piedi piatti • Problematiche dentali • Problematiche di colonna • Scoliosi Nella foto: John Upledger D.O. Presidente The Upledger Institute Palm Beach Gardens, Florida In Francia e in America come in molti altri paesi del mondo è un’usanza consolidata portare i neonati ed in seguito gli adolescenti a controlli periodici con l’Osteopata. Il suo lavoro consiste nel saper cogliere ogni alterazione del movimento cranio sacrale (o M.R.P. movimento respiratorio primario) e nell’eseguire le dovute correzioni per liberare l’organismo da ogni squilibrio o fissazione della mobilità, mettendo il neonato in condizioni di usare tutte le sue energie per lo sviluppo fisico (scheletrico immunitario e viscerale) e psicologico (sviluppo intellettivo, caratteriale e della creatività). Tutto questo grazie a una tecnica dolce ma estremamente efficace chiamata: terapia cranio sacrale
  • 12. Osteopatia e circolazione I problemi circolatori ed il loro rapporto con l’osteopatia. Uno dei pilastri su cui l’osteopatia si basa è la primarietà dell’arteria, cioè si considera la stasi circolatoria come il primo passo verso la patologia. Siamo abituati a considerare i disturbi circolatori come problematiche estetiche, come frivolezze, capricci che non ha nessun rapporto con il nostro stato di salute. Non consideriamo che le cause di un disturbo estetico sono di tipo organico, dismetabolico e quindi sono certamente un problema di salute. Partendo da questo errore di considerazione, spesso anche l’approccio curativo al problema estetico risulta scorretto. Ci si concentra eccessivamente sulla circolazione periferica, venosa arteriosa o linfatica, considerandola la causa dei principali inestetismi e trascurando invece i problemi della circolazione profonda, che sono la vera causa del disturbo.  
  • 13. Questi esempi ci fanno capire come a volte diamo per scontato il nostro modo di essere fisico, senza nemmeno più domandarci se si possa fare qualcosa per migliorare il nostro aspetto e il nostro stato di salute e soprattutto senza renderci conto che queste due cose sono una il riflesso dell’altra. Anomalie che immediatamente saltano all’occhio quali il gonfiore agli arti infe- riori, il caratteristico accumulo adiposo ai fianchi, le fibrosi (cellulite) che ispessisco- no e alterano lo stato del sottocutaneo, altro non sono che il riflesso di disfunzio- ni delle vie circolatorie profonde. Pochi per esempio sanno che la circola- zione di ritorno (venosa e linfatica) delle gambe è favorita da un lavoro sinergico dei due diaframmi principali: quello addominale e quello pelvico e che un loro mal funzionamento provoca un’evi- dente congestione vascolare agli arti inferiori. Inoltre la dilatazione dell’intestino può provocare il rallentamento del flusso ve- noso di ritorno della vena cava inferiore o della vena porta provocando disturbi epatici e/o renali con conseguente ritenzione idrica. Per citare un altro esempio, spesso non si considera che il sistema circolatorio svolge un lavoro molto più complesso e faticoso nella donna che nell’uomo. Ciò è dovuto al ciclo mestruale che ogni mese regola la fecondità femminile mettendo a dura prova l’intero organi- smo, variando la produzione ormonale, alterando il volume dei vasi e quindi la quantità di sangue contenuto in essi.
  • 14. La formazione osteopatica Un iter formativo in linea con l’Europa L’osteopatia è riconosciuta ufficialmente negli Stati Uniti, in Canada, in Australia, in Israele, in Gran Bretagna e in Belgio. Allo stato attuale delle cose in Italia esistono due tipi di formazione: Formazione a tempo parziale L’accesso è riservato a coloro che già operano professionalmente nell’ambi- to terapeutico (medici, fisioterapisti, I.S.E.F.) Il corso ha la durata di 6 anni per un ammontare di 1500 ore. Al termine della formazione viene presentato un esame clinico e discussa una tesi davanti a una Commissione unica per tutte le scuole riconosciute dal R.O.I. (Registro degli Osteopati d’Italia). Formazione a tempo pieno L’accesso è consentito a figure in possesso di un diploma di maturità di 5 anni. Gli iter formativi, teorici e pratici, sono in linea con gli standard europei. Il corpo docenti è formato da medici e Osteopati italiani, o provenienti da scuole estere affiliate (Francia , Inghilterra). Al momento gli Osteopati italiani sono riuniti e controllati dal R.O.I. La sua funzione è quella di regolamentare l’andamento delle attività didatti- che e professionali di divulgazione e di controllo.
  • 15. Il nostro corpo è un insieme di tessuti che sono in continuo movimento. Il compito di un osteopata è quello di ridare mobilità. Da un punto di vista osteopatico è riduttivo usare la parola mobilità per definire il semplice movimento articolare. Il nostro corpo è saturo di movimenti, piccoli o grandi che siano: • Lo scorrimento dei liquidi all’interno dei tessuti (sangue e linfa) • I continui micromovimenti che gli organi interni devono fare per accomodare i grandi movimenti del sistema muscolare e scheletrico • Il movimento craniosacrale (vedi sezione dedicata) • Il movimento delle fasce (vedi sezione dedicata) L’alterazione o la perdita di una o più di questi movimenti è il primo passo verso la patologia. Il lavoro dell’osteopata consiste nell’indagare a fondo tutti quei delicati meccanismi di scivolamento, accomodamento, scorrimento, pulsatilità tissutale. Sentire attraverso le mani il buono o il cattivo funzionamento dei tessuti, anche dei più profondi, correggere questi meccanismi per ridare la massima efficienza.
  • 16. Per ulteriori informazioni: Dr. Crapanzano Romeo D.O. romeo.crapanzano@gmail.com Tel. 347 5446736