I Tempi della CadutaI Tempi della CadutaI Tempi della CadutaI Tempi della Caduta –––– Volume IVolume IVolume IVolume I
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La presente opera è pubblicata con licenza “Creative Commons” del tipo “Attribuzione – Non commerciale
– Non opere derivat...
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Dedicato alle morti bianche,
ai loro cari
e a chiunque subisce soprusi.
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Guai a chi prepara insidie.
Sarebbe meglio per lui
che gli si legasse al collo una mac...
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INDICE
I. Menage familiare……………………………………………………………...…..7
II. Riunioni……………………………………………...
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7
I. Menage familiare.
E da quelle fiamme nessuna luce,
ma un buio trasparente,
una tene...
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L'uomo continuò a sfogliare l'agenda rilegata in cuoio.
«Pà?» Sollecitò per avere risp...
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volontà. Non stentava a credere che ci fossero conflitti con i dipendenti: il muro con...
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II. Riunioni.
Nell'ufficio aleggiava l'odore d'incenso proveniente dall'astuccio nero...
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«Smettila di fare il buon samaritano. Se non sono capaci di badare alla loro salute, ...
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Lentamente i consiglieri sfilarono attraverso la porta, lasciando padre e figlio da s...
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sono state vittorie di Pirro. Per ogni incidente sul lavoro si sono sprecate lacrime ...
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«In altre ditte forse è stato così» l'operaio concesse il beneficio del dubbio «ma qu...
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«Il direttivo sindacale non ha ancora discusso azioni del genere.» Bofonchiò il sinda...
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Eppure la sensazione non sembrava volersene andare.
"Prendiamo quel che verrà." Pensò...
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Il canto gregoriano risuonò tra le volte affrescate, potente e armonico.
«Ma non potr...
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«Sssst, piantala: stanno leggendo i nostri amici.»
Ascoltarono le preghiere scritte p...
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Judith vide la figura avvolta nel lungo giubbotto farsi largo tra la gente in piedi e...
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III. Mobilità e mobilitazione.
Il lieve bussare risuonò nel corridoio.
«Cosa c'è?»
Gi...
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Dieci minuti dopo i lavoratori gli erano davanti, disposti a semicerchio a guardarsi ...
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«Perché?» Chiese un altro operaio.
«Sono un costo per l'azienda.» Sentenziò deciso il...
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Alphons. «Se come faccio è l'unico modo perché le persone non facciano del male a chi...
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«La cosa non mi tocca. Si rovineranno la vita da soli, se sono così stupidi. Ma così ...
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«Solo se noi lo permettiamo. Ha dei limiti oltre a cui non può spingersi. Cosa abbiam...
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Alphons arrivò davanti al distributore di bevande mentre il collega stava parlando co...
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«Invece l'ha fatto. Ha mandato una lettera dove è scritto che durante un controllo, i...
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IV. Morte Psichica.
Nella sala mensa regnava una gran quiete. Non era soltanto il fat...
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Come facevano a non vedere, a chiudere gli occhi? Oggetti, non più persone.
E avevano...
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Scostò lo sguardo dal piatto quando sentì il rumore di una sedia che veniva trascinat...
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«Non credo che il mio peso in ditta sia tale da creare un danno.» Trovò il coraggio d...
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«Vi farò sputare sangue.» Mormorò astioso, deciso a ottenere quello che voleva a tutt...
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erano accese; tuttavia non si faceva vedere. Aveva smesso di uscire e se ne stava rin...
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Hai idea Alphons di quanti milioni d'anni sono stati necessari perché cause del tutto...
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violenza. Colleghi che definivate amici e che non avete esitato ad abbandonare per no...
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V. Scontri.
L'assemblea s'alzò in piedi quando il sacerdote s'avvicinò al leggio e so...
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Dedicato alle morti bianche, ai loro cari e a chiunque subisce soprusi.
Mirco Tondi
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  1. 1. I Tempi della CadutaI Tempi della CadutaI Tempi della CadutaI Tempi della Caduta –––– Volume IVolume IVolume IVolume I Non SieteNon SieteNon SieteNon Siete IntoccabiliIntoccabiliIntoccabiliIntoccabili Mirco Tondi La vita rende sempre quello che si fa. Alle volte con gli interessi.
  2. 2. Non Siete Intoccabili Mirco Tondi - 2 -
  3. 3. La presente opera è pubblicata con licenza “Creative Commons” del tipo “Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate” 2.5. Come tale, chiunque è libero di riprodurre, distribuire, comunicare o esporre in pubblico, rappresentare, eseguire e recitare quest’opera, sia in maniera integrale che parziale, a patto d’indicare a ogni occasione l’autore del testo (Mirco Tondi) e l’indirizzo web su cui esso è apparso in origine (http://www.lestradedeimondi.com). È invece assolutamente vietato sfruttare tale opera per fini commerciali, modificarla o spacciarla per propria. S’informa che l’autore è in possesso del testo originale, contenuto all’interno di una raccomandata con ricevuta di ritorno. L’inosservanza delle condizioni esposte potrà portare ad azioni legali da parte dell’autore nei confronti dei soggetti violanti. Qualora si voglia contattare l’autore, usare il seguente indirizzo: http://www.lestradedeimondi.com/?page_id=108 Gennaio 2008 – Febbraio 2009 Tutti i diritti letterari di quest’opera sono d'esclusiva proprietà dell’autore. Copertina realizzata da Mirco Tondi
  4. 4. Non Siete Intoccabili Mirco Tondi 4 Dedicato alle morti bianche, ai loro cari e a chiunque subisce soprusi.
  5. 5. Non Siete Intoccabili Mirco Tondi 5 Guai a chi prepara insidie. Sarebbe meglio per lui che gli si legasse al collo una macina e venisse gettato in mare, piuttosto che tendere insidie a uno solo di questi piccoli. Lc 17,1-2
  6. 6. Non Siete Intoccabili Mirco Tondi 6 INDICE I. Menage familiare……………………………………………………………...…..7 II. Riunioni……………………………………………………………………...….10 III. Mobilità e mobilitazione…………………………………………………...…..18 IV. Morte psichica…………………………………………………………...…….27 V. Scontri……………………………………………………………...…………...35 VI. Fato………………………………………………………...…………………..42 VII. Titoli di giornali…………………………………………...………………….50 VIII. Orme paterne………………………………………………………………...56 IX. Salvataggio………………………………………………………………….....73 X. Notte di fuga………………………………………………………...……….....85 XI. Rifugio……………………………………………............................................98 XII. Scoperta………………………………………………...……………………106 XIII. Baratro……………………………………………….……………………..115 XIV. Fuoco epuratore……………………………….…….…………….………..125 XV. Giorni grigi e notti insonni………………………….………………...…….134 XVI. Nuovo inizio……………………………………..........................................138
  7. 7. Non Siete Intoccabili Mirco Tondi 7 I. Menage familiare. E da quelle fiamme nessuna luce, ma un buio trasparente, una tenebra nella quale si scorgono visioni di sventura, regioni di dolore e ombre d'angoscia, e il riposo e la pace non si troveranno, né mai quella speranza che ogni cosa solitamente penetra. Rilesse le parole con calma, affascinata dalle cupe immagini che evocavano. Non si era certo aspettata qualcosa del genere quando quella mattina aveva comprato il libro al centro commerciale. Paradiso Perduto. Attirata dalla copertina e dal titolo, s'era immaginata una travagliata storia d'amore permeata da torbidi intrighi; aveva preso il romanzo senza nemmeno sfogliarlo. Quando aveva cominciato a scorrere le prime pagine sul divano di casa, s'era resa conto dell'errata valutazione, ritrovandosi tra le mani un poema scritto diversi secoli prima, narrante la caduta luciferina. Vedere la caduta del male con gli occhi del male. C'era una sorta di ricerca di comprensione per il dannato Lucifero, almeno questo era quanto pareva trapelare dall'opera. Come si poteva prendere in considerazione un punto di vista del genere? Il male andava giudicato, condannato, non compreso; era come cercare di capire cosa spingeva un assassino a uccidere. Trovate le prove, il criminale doveva essere punito, impedendogli d'arrecare ulteriore danno alla società. Non c'era bisogno di fare dissertazioni, solo far seguire alla constatazione dei fatti una reazione adeguata. Come Lucifero, scaraventato negli abissi per la sua coscienza immorale che lo aveva spinto a ricercare il trionfo a ogni costo. La sua natura carica d'invidia e il senso di rivalsa erano la causa della condizione in cui era finito; una condizione che aveva portato rovina a chiunque aveva deciso di seguire gli stessi passi. Nonostante dissentisse con il pensiero dell'autore, non riusciva a staccarsi dall'opera. Rilesse i versi. Avevano un fascino magnetico, non riusciva a staccare gli occhi da quelle parole, come se i suoi occhi fossero pianeti attirati dalla forza d'attrazione di un buco nero. Il rombo della fuoriserie irruppe prepotentemente nel vialetto, facendo sentire la strisciata dei pneumatici sulla curva che portava davanti al garage. Masha sbuffò. L'indomani avrebbe dovuto chiamare il giardiniere per far mettere a posto i segni lasciati dalle sgommate. La portiera fu chiusa con violenza. Sollevò gli occhi oltre il bordo del libro. Niente di buono in arrivo. Neanche un minuto e la porta fu aperta e mandata a sbattere contro il muro. "Addio pace." Sospirò Masha rassegnata alla solita sceneggiata. Il padre entrò nel salotto e gettò la giacca sulla poltrona, mettendosi a guardare l'agenda senza salutare la figlia. «Giornata pesante?» Chiese Masha mentre girava una pagina.
  8. 8. Non Siete Intoccabili Mirco Tondi 8 L'uomo continuò a sfogliare l'agenda rilegata in cuoio. «Pà?» Sollecitò per avere risposta alla domanda. Il libricino d'appuntamenti fu sbattuto sul tavolino. «Problemi. Mi creano solo problemi.» Sbottò il padre levando un pugno al cielo. «Quei maledetti hanno indetto un altro sciopero. Sempre a contestare, a creare grane. Questo mese è il quinto giorno perso per la protesta sulla sicurezza.» Continuò a inveire. «E la legge li tutela, permettendogli di danneggiarmi. Non fosse stato per la polizia, avrei sfondato con l'auto il cordone di scioperanti che impediva l'accesso ai cancelli.» Sbatté il pugno contro il mobile. «Siamo noi che creiamo benessere e diamo di che vivere a quei morti di fame! Dovremmo essere noi a dettare legge!» Asserì con foga. «Il mondo non va come pare a te.» Lo ammonì Masha. Il padre sembrò non sentirla. «Sono stanco di queste storie. Se non la smettono, faccio un trasferimento d'impresa dall'altra parte del paese, così li sbatto tutti a casa. Dopo avranno tutto il tempo che vorranno per non fare niente.» Tirò un calcio al tavolo. «Accidenti a loro e ai sindacati che li appoggiano: dovrebbero metterli tutti fuorilegge. Al rogo dovrebbero bruciare.» Il genitore era più infervorato del solito; Masha cominciò a essere infastidita dalla sceneggiata. «Calmati: agitarti non cambierà le cose.» L'uomo si voltò a incenerirla con lo sguardo. «Calmarmi un accidente. Ci perdo dei gran soldi con gli scioperi. Ed è proprio quello che vogliono, sperando di piegarmi alle loro richieste.» «Con quella forma di protesta anche loro ci rimettono dei soldi.» Gli fece notare Masha. «Sono io quello che ci rimette di più!» Alzò il tono di voce. «Farmi piegare. Glielo farei vedere io come si fa, se non ci fossero quelle stupide leggi: sprangate lungo la schiena fino a spaccargliela. Dopo se ne starebbero buoni, non avrebbero più la forza di protestare.» «Basta.» Mise un freno Masha, irritata per non riuscire a leggere. «Adesso sei a casa, non in una delle tue riunioni dove ti puoi sfogare. Certi comportamenti non sono tollerati, anche se la mamma non è più qui.» Lo redarguì guardandolo in faccia. «Tua madre non ha mai capito niente. Non ti mettere anche tu a seccarmi con queste storie.» Stava dirigendosi al mobiletto degli alcolici, quando si voltò di scatto. «Non starai diventando una bolscevica come quegli operai perditempo? Da te ci sarebbe da aspettarsi di tutto.» L'accusò con il dito puntato. «Sempre a fare di testa tua per divertirti a crearmi dei fastidi. Come tua madre.» Disse con astio. «Lo facevi anche da piccola e quella là ti teneva sempre la parte, ti viziava; si divertiva ad aizzarmiti contro. Fosse stato per me ti avrei preso a cinghiate; te ne avrei date così tante da lasciarti il segno sulla pelle.» "Oggi gira peggio del solito." Continuare a rispondere non avrebbe migliorato la situazione, ma non le andava di essere trattata in quella maniera, né che si parlasse della madre con quel tono. «Non hai il permesso di rivolgerti a me in quella maniera. O cambi registro o te ne vai da un'altra parte: non sono una tua dipendente che puoi trattare come una pezza da piedi.» Puntualizzò duramente. «In quanto alle mie idee, sono libera di avere quelle che voglio.» Il padre fu sul punto di esplodere, ma con uno scatto si voltò e lasciò la stanza. I passi risuonarono nel corridoio prima di venire interrotti dallo sbattere di una porta. "E tre." Masha scosse il capo, riprendendo in mano il libro che aveva appoggiato sul divano. La convivenza con il padre era sempre stata difficile, ma in quegli ultimi tempi stava diventando impossibile. Arrogante, prepotente, maleducato, sempre a voler imporre la sua
  9. 9. Non Siete Intoccabili Mirco Tondi 9 volontà. Non stentava a credere che ci fossero conflitti con i dipendenti: il muro contro muro non poteva che sfociare in bracci di ferro estenuanti. La porta di casa tornò ad aprirsi e dopo pochi attimi sulla soglia comparve il fratello. E pensare che quel giorno avrebbe voluto rilassarsi dopo essere ritornata dallo stage d'economia all'estero. «Papà dov'è?» Chiese senza salutare. «Nel suo studio.» Disse con disinteresse. Il fratello assunse un'espressione contrariata. «L'hai fatto di nuovo incazzare. Ti diverti?» Non tentò nemmeno di celare l'accusa. «Aveva iniziato con una delle sue solite sceneggiate. Sai che non le tollero.» «Tutta colpa di quei bastardi…» Cominciò a inveire il fratello. «Non le tollero nemmeno da te.» Lo interruppe bruscamente Masha. «Sono stanca e voglio riposarmi, quindi non voglio storie, chiaro? Se dovete sfogarvi, andatevela a fare con chi di dovere.» «Un giorno anche tu avrai a che fare con questa realtà e allora capirai. Facile lasciare perdere facendo la vita della figlia viziata, ma quando la toccherai con mano, non ti verrà più la voglia di fare filosofia.» Masha lo ignorò e questo non fece che indispettirlo ancora di più. Furente, il fratello fu sul punto di ribattere, ma in quel momento squillò il cellulare e dovette rispondere. Il tono di voce cambiò immediatamente, le sue parole che si perdevano tra le stanze mentre andava ad appartarsi per parlare liberamente. Una delle sue tante amiche, conosciute chissà dove. Forse ora ci sarebbe stata di nuovo la calma. Ogni giorno le stesse scene. Chissà quando sarebbero finite; cominciava a esserne stanca, voleva che tutto quel casino terminasse. Voleva soltanto che tutto quanto sparisse. Gli occhi tornarono a posarsi sui versi del libro. E da quelle fiamme nessuna luce, ma un buio trasparente, una tenebra nella quale si scorgono visioni di sventura
  10. 10. Non Siete Intoccabili Mirco Tondi 10 II. Riunioni. Nell'ufficio aleggiava l'odore d'incenso proveniente dall'astuccio nero elegantemente lavorato. Sulla lucida superficie della spaziosa scrivania erano appoggiate delle cartelle colorate. Il loro contenuto, prospetti, grafici e documenti di vario genere, era disposto a ventaglio davanti alle poltrone di pelle. Nel luminoso ufficio dirigenziale i consiglieri stavano raccogliendo appunti sulla riunione che durava da più di mezz'ora. «Vi siete confrontati durante la pausa pranzo?» Domandò il dirigente seduto a capotavola, con l'ampia vetrata e le piante ornamentali alle sue spalle. «Quali sono le vostre conclusioni?» «Abbiamo esaminato i documenti un'altra volta.» Parlò un uomo dalla giacca azzurro fumo che faceva a pugni con una cravatta color aragosta. «Il costo di quanto richiesto è superiore del trenta per cento rispetto ai nostri preventivi, con tempi di realizzazione che si aggirano sulle due settimane, rendendo inagibile per almeno una settimana metà dei reparti produttivi e per due giorni i server aziendali. Il nostro fatturato avrà un calo del cinque per cento e questo soltanto perché abbiamo del materiale finito a disposizione in magazzino, pronto per essere venduto.» «Ancora magazzino alto.» Fece notare il dirigente. «Con piacere noto che i miei ordini sono eseguiti. Sapete quanto costa tenere del materiale fermo?» Suggerì velenoso. «Troppo! Il materiale deve entrare solamente quando c'è richiesta e deve essere lavorato all'istante e subito spedito.» «Signore, ci sono i tempi dell'ordinazione e della consegna: i nostri fornitori non lavorano solo per noi e tutti ormai fanno richiesta soltanto all'ultimo minuto, quando hanno ordini in vista.» Fece notare un uomo calvo dal vestito cinerino. «Ma se il materiale non è presente al momento della richiesta e i tempi d'attesa per il ricevimento della merce s'allungano troppo, il cliente può annullare l'ordine, con conseguente perdita di guadagno e immagine. Inoltre…» «Cazzate.» Tagliò corto il dirigente. «Il guadagno si fa abbattendo i costi e tagliando le spese. Qui è presente uno spreco inutile. Accidenti a voi e ai vostri master universitari. Rovinate l'economia. Ai miei tempi si facevano soldi senza le vostre psicostronzate d'alta finanza. Ma su tale questione torneremo dopo. Continuate.» «E' un intervento ingente.» Prese parola un uomo brizzolato in abito e cravatta neri. «Tuttavia necessario. La messa a norma degli impianti non può più essere rimandata. Sia per l'ottimale funzionamento dei macchinari, sia per la sicurezza dei lavoratori. Negli ultimi tre mesi è già il secondo corto circuito sulla linea elettrica: è un caso che non ci siano ancora stati incidenti.» «Sciocchezze. E' andato bene per vent'anni e ancora sarà così.» Il dirigente sbatté la mano sul tavolo. «Potrebbe non andare più così bene. Qualcuno dei lavoratori potrebbe farsi male e allora sarebbero grane con i sindacati. Il ritorno d'immagine non sarebbe buono.» «Se ne sentono tutti i giorni d'incidenti simili: ormai la gente e l'autorità non ci fanno più nemmeno caso.» Tagliò corto il dirigente. «Stiamo parlando di persone, non di merci.» Fece notare con una certa apprensione l'uomo dal vestito cinerino.
  11. 11. Non Siete Intoccabili Mirco Tondi 11 «Smettila di fare il buon samaritano. Se non sono capaci di badare alla loro salute, allora che crepino: ognuno deve badare ai propri interessi. Il nostro scopo è il profitto, quello per cui lavoriamo e viviamo, quello che ci rende ciò che siamo. Piace anche a te avere uno yoth, vero? Spassartela con la tua famiglia nei mari caldi?» Insinuò sprezzante. «Allora non perderti dietro queste sciocchezze. Investire in quest'opera e nella manutenzione che ne seguirà, significa meno soldi per noi. Denaro buttato via per esagerate leggi sulla sicurezza e per i piagnistei d'operai che non hanno voglia di lavorare; il tutto per avere una buona parola dall'opinione pubblica. Quella gente là non è in pericolo e quindi non verrà sborsato un solo soldo. Respingete la richiesta. La produzione non si deve fermare un solo istante.» «Sei sicuro di quello che fai papà?» Fece notare l'uomo alla sua destra. «Non ti piegare mai alle loro richieste o un giorno te li ritroverai dietro la scrivania a comandare e tu a pulire i cessi.» Lo ammonì il proprietario dell'azienda. «Al sindacato non piacerà.» Fece notare l'uomo dalla giacca azzurra. «Il sindacato non è un problema. Ho pensato a parlarci di persona e ci siamo trovati d'accordo sulla questione: ha buon senso. L'applicazione delle leggi sulla sicurezza non è di vitale importanza, mentre dare lavoro alle persone sì: è questa la tutela primaria. Finché sarà assicurato il posto lavorativo, il sindacato non avrà nulla da dire.» «C'è sempre la questione di quei posti di lavoro.» Ricordò il consigliere più anziano, alludendo alla prospettiva di aprire una procedura di mobilità. «Anche quella risolta. Qualche dipendente è sacrificabile, piuttosto che tutti perdano il lavoro. Il sindacato appoggia la nostra linea.» «Ai lavoratori non piacerà questa notizia.» Disse l'uomo brizzolato. «Certo che no, ma non è affar nostro: dobbiamo pensare alle nostre priorità. Siamo noi che facciamo andare avanti la macchina dell'economia, il motore da cui dipende tutto. Il resto è soltanto carne da macello: utile per assecondare i nostri scopi e nient'altro.» I consiglieri si guardarono l'un l'altro: conoscevano il suo modo di pensare e di fare. L'unica cosa su cui sperare era che non cominciasse con i suoi monologhi esaltati. Arroganza e prepotenza senza limiti. «Quale sarebbe il settore dove fare i tagli?» S'informò il figlio. «Fosse per me li farei in tutti: troppe persone battono la fiacca per i miei gusti. Basterebbero pochi uomini efficienti per avere il rendimento che abbiamo adesso.» Sospirò esasperato. «Dato che però non posso farlo, andremo a compiere tagli nel settore che presenta il maggior numero di dipendenti.» «E' proprio necessario?» Interloquì l'unico che fino a quel momento era rimasto in silenzio. «No, non lo è.» Ammise sinceramente il dirigente. «Ma effettuando dei tagli potremo mostrare che la ditta sta vivendo un periodo difficile e così ottenere delle sovvenzioni dallo stato. In questo modo avremo un'ulteriore entrata e avremo calato le spese eliminando degli stipendi: la ditta può continuare ad andare avanti anche senza qualche operaio. Intanto però avremo guadagnato qualcosa. Questo è fare affari, signori.» Sentenziò. «Se non avete nulla da aggiungere, la riunione è terminata.» «Questa scelta avrà ripercussioni: non è la prima volta che ci sono scontri tra le due parti: forse sarebbe meglio cercare un'altra via.» «Va bene questa politica.» Tagliò corto il dirigente sulla replica dell'uomo brizzolato. «Se la ditta è andata sempre bene è soltanto per merito mio e delle scelte che ho fatto, anche se impopolari; non c'è nessuno che potrebbe farla andare meglio di me. Mettetevelo bene in mente. E' dovuto tutto a me quello che vedete: è grazie a me se sono stati raggiunti simili profitti. E continuerà a farli, sempre facendo a modo mio. Chiaro?»
  12. 12. Non Siete Intoccabili Mirco Tondi 12 Lentamente i consiglieri sfilarono attraverso la porta, lasciando padre e figlio da soli. «Bene, qual è il prossimo impegno della giornata?» «Per oggi sono conclusi. Rimane solamente la cena di questa sera con quel tuo amico.» Lo informò il figlio scorrendo l'agenda. «Il pomeriggio libero: ogni tanto uno stacco ci vuole. Ne approfitterò per andare a vedere il terreno di quell'appalto. Accompagnami.» I loro passi risuonarono lungo il corridoio del piano superiore del complesso industriale, rompendo l'ovattato silenzio in cui era immerso. «Aspetta un attimo.» Disse il dirigente affacciandosi sulla vetrata della scalinata affacciata sul reparto produttivo. «Come mai i macchinari sono fermi? Perché non vedo il personale?» «Stanno facendo un'assemblea sindacale. L'hanno richiesta la settimana scorsa.» «Un'altra riunione sindacale? Non li pago per perdere tempo in chiacchiere. Dovrebbero lavorare.» Sbottò furioso. «E' già la terza questo mese.» «Probabilmente è dovuta alle voci di riduzione di personale che hanno cominciato a circolare. Non è una cosa tanto segreta.» Fece notare il figlio. «Continuano a perdere tempo; poi non dovrebbero lamentarsi delle conseguenze.» Disse irato. «Lo fanno apposta per danneggiarmi. Ma io li licenzio tutti, così dopo ne avranno del tempo per chiacchierare.» Fece per tornare in ufficio. «Chiamerò i miei consulenti legali: voglio vedere cosa avranno da dire dopo che metà di loro riceverà la lettera di licenziamento.» Fu bloccato a metà della scalinata. «Aspetta. Se vuoi fare come hai detto, scatenerai la loro reazione e saranno dalla ragione. L'opinione pubblica non ci metterà né uno né due per cacciarci in bocca ai leoni: qualsiasi cosa faremo dopo, saremo messi sempre in croce. Non dobbiamo passare per carnefici, ma per vittime Stiamo a guardare e lascia che facciano un passo falso: allora saranno loro i brutti e cattivi, non noi. Dopo, qualsiasi nostra azione sarà giustificata e accettata.» «Va bene.» Disse con riluttanza il padre. «Lasciamoli crogiolare con la loro riunione, nella speranza di ottenere qualcosa: alla fine l'avremo vinta noi. Ora usciamo da qua: vedere questo spettacolo mi dà la nausea.» Nella sala della mensa le persone erano attente nell'ascoltare il sindacalista. Sui tavoli erano sparsi i fogli delle manifestazioni indette dal sindacato, riportanti l'orario e i luoghi di ritrovo per raggiungere le piazze, i punti dove avviare le proteste contro ciò che stava accadendo sui posti di lavoro. «Siamo alla tragedia nazionale dove si muore per colpa del lavoro. Questo succede in un paese la cui forza è fondata proprio su questo principio. Con il lavoro si crea ricchezza, ma, nello stesso tempo, uno rischia di morire ammazzato. E chi muore è sempre il lavoratore che mette a repentaglio la sua vita per sopravvivere. I diritti conquistati dai nostri padri sono stati perduti e calpestati. Anni di sacrifici, ma non è cambiato nulla d’allora, anzi è peggiorata la condizione operaia con le morti bianche. In meno di un quadrimestre le morti bianche hanno superato le mille unità, un dato drammatico di cui il governo e gli industriali avrebbero dovuto farsi carico e, nel contempo, mettere mano a un provvedimento che tutelasse maggiormente i lavoratori. Ma come si è visto, né prima delle tragedie, né dopo, si è voluto prendere atto del macabro fenomeno e affrontare il problema delle morti bianche. Eppure le conquiste avute dagli scioperi, le tutele strappate alla classe dirigente, alla luce dei fatti di quest’ultimo periodo,
  13. 13. Non Siete Intoccabili Mirco Tondi 13 sono state vittorie di Pirro. Per ogni incidente sul lavoro si sono sprecate lacrime di coccodrillo, ma a ben vedere, le istituzioni hanno guardato altrove. Anzi: per lavarsi le mani hanno cancellato il reato d'omicidio colposo a seguito d'infortunio sul lavoro. Ancora più sconcertate, che grida vendetta al cospetto di Dio, è il comportamento della classe dirigente che non si fa viva né con i lavoratori feriti, né con le famiglie degli operai morti. Niente di niente. Solo una difesa d’ufficio, per allontanare ogni responsabilità per le stragi avvenute e puntualizzare che non c’è mai stata nessuna violazione agli standard di sicurezza. Il management aziendale non trova di meglio che emettere comunicati scritti con mano burocratica, dove non esiste autocritica su quanto accaduto e una parola d'umanità nei confronti dei morti e delle loro famiglie. Siamo ancora al padrone delle ferriere, come se non ci fossero mai state le lotte operaie dei decenni passati, costate sangue e sudore. Di chi è la colpa di tutto ciò? Del mercato privo di soggettività e del profitto esasperato che non guarda assolutamente le condizioni operaie in fabbrica. Manutenzione e sicurezza costano e, di conseguenza, dimezzano i profitti, motivo per cui è meglio lasciar perdere. Una buona percentuale dei lavoratori la mattina si alza e va a rischiare la propria vita, spesso per salari bassissimi, lavorando “in nero”, e sempre perché mancano le condizioni di sicurezza adatte a lavorare. Lavorano e muoiono per uno stipendio che non fa arrivare alla fine del mese, costretti ad accettare di fare turni e straordinari massacranti; costretti a sopportare i rischi di un lavoro pericoloso perché è difficile trovarne un altro. Giornali e TV riportano ogni giorno notizie tragiche di lavoratori feriti, più o meno gravemente, o morti sul luogo di lavoro, ma ce ne sono altri che non vengono neanche nominati, che muoiono silenziosamente. I morti sul lavoro gridano vendetta, ed è compito nostro, muovendoci secondo le regole democratiche, dar voce a chi non può più parlare.» «Belle parole. Restano tuttavia soltanto parole.» Intervenne un operaio appena il sindacalista ebbe terminato di leggere. «Ormai non facciamo che sentire altro. I grandi della politica e quelli dell’informazione non fanno che parlarne: i primi non perdono occasione di ribadire che sul lavoro esistono ottime leggi, che purtroppo non vengono rispettate, come se il compito di garantire il rispetto di quelle leggi non fosse deputato a loro; i secondi denunciano la scarsa sicurezza presente sui luoghi di lavoro e si producono in articoli di stampo pietistico, efficaci per rimpinguare la tiratura dei giornali o lo share delle trasmissioni TV, ma totalmente inadeguati per chiunque voglia prendere coscienza dei reali termini del problema. E i sindacati, molto meno interessati alla sicurezza dei lavoratori di quanto vogliono far credere, indicono solo sporadici scioperi per non creare disagi alla produzione industriale, invece di bloccare le ditte per giorni, costringendo le persone preposte a trovare una soluzione che metta fine a questo massacro.» «Il sindacato fa quanto è possibile. Ed è dalla parte dei lavoratori.» Precisò il sindacalista mettendosi sulla difensiva «Davvero? Dovresti dirlo al tuo collega.» L'irrise l'operaio. «Fa sempre gli accordi a favore della dirigenza. Oltre ad avere la possibilità di avere il capannone come parcheggio per il suo camper: così gli agenti atmosferici non lo rovinano. Un chiaro segnale che dà la dirigenza per fare capire da che parte è il sindacato.» «L'integrità del mio collega non è in discussione: ha sempre fatto ottimi accordi per i lavoratori. Puoi chiedere a loro.» Ci tenne a precisare il rappresentante dell'organizzazione dei lavoratori.
  14. 14. Non Siete Intoccabili Mirco Tondi 14 «In altre ditte forse è stato così» l'operaio concesse il beneficio del dubbio «ma qui no. E' un ruffiano e non c'è stata una volta che abbia preso le nostre parti: sempre conciliante, di belle parole, ma alla fine i risultati sono sempre a favore di chi stava ai piani alti.» «Ricordo che siamo qui per parlare delle morti bianche e delle azioni che vuole intraprendere il sindacato, non le rimostranze sull'operato di qualche collega.» Il sindacalista cercò di far tornare la questione sul tema della riunione. «Sta bene. Ma un giorno si dovrà rendere conto anche di questo.» Tenne a chiarire il dipendente. «Ora ascoltami bene: per risolvere questa situazione occorrono fatti, non parole. O diverremo come quelli là» disse indicando la dirigenza «che ogni giorno indicono due o tre riunioni per rendere più efficiente la produttività, ma che in realtà non fanno altro che far perdere tempo e basta. Le statistiche parlano di migliaia di morti durante l'attività lavorativa ogni anno, ma dimenticano i molti pendolari che ogni giorno perdono la vita in incidenti stradali mentre si recano sul posto di lavoro o tornano a casa alla fine della giornata, così come dimenticano tutti coloro che per necessità guidano un automezzo e giornalmente trovano la morte sulla strada. Identica sorte subiscono coloro che ogni anno muoiono per malattie “professionali” contratte mentre fanno il loro dovere. E la maggior parte di loro non viene ricordata nemmeno in un trafiletto di giornale. Neppure una misera, patetica parola. Tutti accusano la sfortuna, i sistemi non a norma, ma la realtà è che il mondo del lavoro è diventato una giungla piena di trappole, dove il rispetto per la vita umana e la dignità della persona sono stati immolati sull’altare della produttività e della competizione. Basta guardare come ogni giorno ci umiliano e c'insultano, guardandoci dall'alto in basso. Ci sfruttano, ogni momento ci tolgono qualcosa ed è sempre qualcosa di più. Sono loro gli assassini, dato che vogliono questo. Ci spremono fino all'osso per potersi togliere i loro sfizi: avere cinque macchine o uno yoth dove portare adolescenti formose in succinti costumi per potersi divertire e stimare ai festini a base di champagne e coca.» «Ognuno fa quello che vuole della propria vita privata: non dobbiamo immischiarcene.» Tentò di riprendere parola il sindacalista. «Invece è affar nostro. Noi per loro moriamo: è un dato di fatto ben presente nella nostra esistenza. Le promesse della classe politica e la falsa indignazione del mondo sindacale sono solamente atteggiamenti retorici che durano un battito di ciglia. Il giorno dopo la scomparsa di un lavoratore non pensano più alle morti bianche, ma noi continuiamo ad andare a lavorare con il pensiero che ogni momento potrebbe essere l'ultimo. E se devo essere sincero, a me non va per niente giù di andare all'altro mondo senza motivo. Ci andrò quando sarà giunto il mio momento, non per colpa di un altro.» «Io suggerirei di calmare gli animi e moderare le parole.» Fu il debole tentativo del sindacalista di placare il lavoratore. «Sempre moderazione, mai che si abbia il coraggio di schierarsi apertamente. Il mondo del lavoro è un teatro di guerra altamente disumanizzato, con le persone ridotte a utensili, esistenze cosificate costrette a rincorrere la speranza di sopravvivere, anche quando in fondo a quella speranza c’è il concreto rischio di trovare la morte. Una guerra senza regole, senza senso e senza futuro, combattuta nel nome della produttività e della competizione sfrenata, dove tutti i soldati sono irrimediabilmente destinati a perdere, mentre a vincere sono soltanto i pochi burattinai che attraverso questa guerra costruiscono immensi profitti. E poco importa a loro se si tratta di profitti realizzati attraverso l’alienazione della vita umana. Perché l'importante è accumulare denaro. Te lo devo spiegare ancora una volta?» Lo irretì in tono più deciso. «E' ora di dire basta con l'essere trattati come carne da macello. E' tempo di agire e non più subire. Allora, cosa rispondi? Qualche proposta concreta?»
  15. 15. Non Siete Intoccabili Mirco Tondi 15 «Il direttivo sindacale non ha ancora discusso azioni del genere.» Bofonchiò il sindacalista, abituato a essere l'oratore e non l'ascoltatore. «Quindi le cose rimarranno come il solito; se vogliamo ottenere qualcosa dobbiamo essere noi ad avere delle iniziative. La riunione d'oggi può considerarsi terminata a questo punto. E ormai è anche ora di andare a casa.» Concluse l'uomo dai capelli a punta alzandosi in piedi e dando le spalle al sindacalista. «Per fortuna che oggi è venerdì, ragazzi. Ci vediamo domenica al battesimo del figlio di Nicola.» I lavoratori si sparpagliarono lungo i corridoi, diretti alle uscite. «Ehi Alphons, non ci vai mai leggero, vero?» Disse una ragazza dai capelli rossi. «Patti chiari, amicizia lunga. Odio l'ipocrisia e le melensaggini.» L'uomo dai capelli a punta si voltò guardare la collega. «Sei sempre eccessivo. Efficace, ma un po’ prolisso. Un po’ come il nostro prete.» «Piano: io non ti ho offeso.» La riprese cercando di avere un tono severo. Ma i suoi occhi tradivano un certo divertimento. «Va bene, scusa. Speriamo solo che domenica non la tenga lunga come il solito.» «Figurati: avendo un battesimo, punterà a farla durare due ore.» «Due ore? Ma sei matto?» «Non sarebbe la prima volta.» «Speriamo bene allora. Non vogliono andare a pranzo alle due.» «Possiamo solamente affidarci alla bontà celeste.» Disse serafico e congiungendo le mani in atto di preghiera. «Smettila di fare l'asino. Alle volte sembri un miscredente e non un fedele.» «Non sono mai stato un uomo di fede. Almeno non secondo i canoni convenzionali.» Tenne a precisare Alphons. «Su, su: per una domenica cerca di fare il bravo.» Lo incitò la ragazza. «Farò il possibile.» Disse senza sbilanciarsi. «Passi a prendermi?» Domandò sistemando un attrezzo mentre passavano vicini alla postazione di lavoro. «Ok. E ricordati il regalo.» «No problem. Gli ho preso un completino che è una favola. A domenica, sovversivo.» »Rise divertita. «A domenica.» Rispose Alphons di rimando. Ultimo ad andarsene, attraversò con calma le scansie dove ora regnava uno strano immobilismo e ogni rumore risuonava vuoto. Non sembrava neanche la ditta dove solo pochi attimi prima il lavoro avanzava a ritmo costante; come se da tempo non venisse più nessuno, abbandonata e dimenticata. Una cosa morta che a stento riportava memoria di ciò che era stato vivo. Chissà, forse si doveva sentire così anche il protagonista del libro che stava leggendo, l'unico essere umano rimasto sulla faccia della terra. Che sensazione estraniante e di gran completezza: il vuoto che sentiva sembrava riempirlo e dargli un senso di pace. Sarebbe stato bello se potesse essere sempre così. Peccato che momenti simili durassero così poco; alle volte era desiderabile che non ci fosse nessuno. Sì, l'idea di un mondo senza uomini non era male: sarebbe stato un posto migliore. Scosse il capo. Che idea visionaria. Forse era dovuta alla stanchezza e a un poco di stress; una serata di relax, un week-end tranquillo, avrebbero cancellato grigi pensieri.
  16. 16. Non Siete Intoccabili Mirco Tondi 16 Eppure la sensazione non sembrava volersene andare. "Prendiamo quel che verrà." Pensò osservando le scansie piene. Il suono del tacco degli anfibi si perse nel magazzino sempre più buio. «E così avete passato la serata al casinò.» Rise l'imprenditore con un bicchiere di brandy in mano. La brezza soffiava lieve sulla veranda spaziosa, scotendo le foglie dei viticci. «Sì, è stato divertente. Peccato non esserne uscito vincitore. Poco male: il mio avversario è stato un signore. Ha liquidato la mia perdita chiedendo la proprietà di una piccola impresa che possiedo e che lavora come terzista per quelle più grosse. Gli serviva una piccola ditta da fare andare male e poi chiudere per coprire certi ammanchi finanziari. Non solo così riuscirà a non attirare l'attenzione della finanza, ma avrà anche degli aiuti dallo stato per il suo stato di difficoltà. Un doppio guadagno.» Disse ammirato il suo compagno di bevute. «Siete due bei bastardi.» L'imprenditore trangugiò il liquido ambrato, assaporandolo con calma, lasciandolo scendere lentamente nella gola. «Come tutti noi.» L'amico alzò la sua coppa di cristallo dal tavolo e se la portò alla bocca. «Questi sono gli affari. E poi la cosa non è grave: a chi vuoi che importi se qualche operaio rimane a spasso? E' cosa normale di questi tempi: sopravvivranno. Nel nostro paese non ce n'è ancora uno che è morto di fame.» «Ma alla fine rimane il fatto che hai perso.» Lo punzecchiò l'altro. «Mi sono rifatto con le tipe gentilmente offerte dal caro amico in vena di festeggiare. Delle belle orientali che mi hanno fatto passare una piacevole notte. Le asiatiche sono davvero eccellenti: per le loro prestazioni meriterebbero molto di più. Ma se si riesce a ottenere della buona merce a basso costo, tanto meglio. Non è vero?» «Già, dev'essere deformazione professionale.» S'unì l'imprenditore alla risata. «Avresti dovuto esserci anche tu. Ti saresti divertito.» Aggiunse con un sorriso sornione l'amico. «A una certa età ci si deve dare una calmata. Non si hanno più vent'anni. E poi lo sai che ho già il mio giro.» Ammise con finta umiltà. «Si, certo, certo.» Sogghignò divertito l'altro. «Non mi credi? Dovresti chiederlo al muratore che è venuto a farmi dei lavori. Sai come mi chiama?» Si sporse in avanti ammiccante. «Il ginecologo.» «Il ginecologo?» Sghignazzò l'amico rischiando di versare il contenuto del bicchiere. «Sì, perché a tutte le donne faccio una visita. E che visita.» «Questa è bella davvero.» Poggiò il calice prima si scompisciarsi dal ridere. «Il ginecologo che fa la visita. Forte il tuo muratore: dev'essere uno con della testa.» «Al contrario: non capisce niente ed è pure analfabeta. Un individuo mellifluo e strisciante, arrivista e approfittatore.» Ammiccò l'industriale insinuante. «Mi fa schifo solo a vederlo, sempre con la barba lunga e gli abiti sporchi, la camminata strafottente, ma è utile, molto utile: lo mando a fare dei lavoretti di manutenzione in ditta e lui ascolta i discorsi dei dipendenti e me li riferisce per filo e per segno. Alle volte sgraffigna qualcosa, ma data l'entità di certe informazioni che mi riporta, chiudo un occhio. Al massimo posso dare la colpa a qualcuno del reparto produttivo.» Sorrise furbescamente. «Il tipo di persona che fa tanto comodo a noi.» L'amico si ricompose mantenendo un sorriso d'intesa. I bicchieri tintinnarono per un brindisi e le loro risa risuonarono sopra la baia.
  17. 17. Non Siete Intoccabili Mirco Tondi 17 Il canto gregoriano risuonò tra le volte affrescate, potente e armonico. «Ma non potrebbero saltare qualche strofa? E' da quasi cinque minuti che vanno avanti.» Protestò la ragazza portando la bocca vicino all'orecchio dell'accompagnatore per farsi sentire. L'uomo reclinò il capo per risponderle. «Ora capisci perché si dice che è lunga come la messa cantata.» «E non siamo neanche a metà.» Sospirò sconsolata mentre vedeva il prete avviarsi all'ambone per leggere il brano del Vangelo. «Speriamo non la tenga lunga.» «Lasciate ognisperanza, o voi che entrate.» Sussurrò l'uomo con voce tombale, mentre dagli altoparlanti negli angoli uscivano le parole delle sacre scritture. «Non siamo mica all'inferno.» Sghignazzò sottovoce Judith nascondendo il sorriso dietro il foglietto delle letture. «Però il tormento è uguale.» Disse Alphons in tono serio, rimettendosi a sedere sulla panca dopo che la lettura fu terminata. «Adesso comincia. Mai una volta che cambino brani, sono sempre gli stessi: prendono quelle che gli fanno più comodo e omettono quelli più scomodi. Così traviano il significato dei testi, che è differente da quello che vogliono far credere. Ma si sa, credo religioso e libro sacro vanno sempre in direzioni contrapposte.» «La lettura d'oggi, che ci mostra Pietro prendere un pesce e trovarvi una moneta d'argento, mostra un esempio da seguire. Anche il Figlio di Dio si sottomette all'autorità civile, riconoscendola come parte importante della società, pagando le tasse come tutti. Ogni buon credente deve fare così, sottomettendosi docilmente come ha fatto nostro Signore. L'uomo è stato generato per obbedire e restare sottomesso, come umile e immeritevole creatura, vivendo una vita morigerata, procreando e lavorando, perché il lavoro nobilita l'uomo.» «Avrei preferito che si fosse soffermato sul copulare.» Mormorò Alphons. Judith gli piantò un gomito nel fianco. «L'essere umano è fatto per faticare e lavorare ed è un peccato mortale scioperare e restare con le braccia conserte quando c'è tanto da fare. Un insulto nei confronti di chi lo sfama, quando invece ogni giorno su questa terra dovrebbe ringraziare per il gran dono che gli viene dato e per la generosità di persone di comprovato spessore morale e umano.» «Hai sentito?» Gli fece Judith. «Oltre alla messa lunga, anche l'omelia politica dovevamo sorbirci. Fortuna che il sacerdozio dovrebbero imporgli d'occuparsi solo di spiritualità: invece fa di tutto, tranne quello che conta. Sempre i soliti tentativi per condizionare la gente e farla sottostare al potere. Per giunta non è nemmeno l'unico a comportarsi in questa maniera: ormai è chiaro che istituzione religiosa e potere economico e politico vanno a braccetto. Ogni occasione è buona per inculcare il pensiero dominante. Ci vogliono lobotomizzare, rendere degli ebeti che non pensano, contenti di farsi sfruttare. E pensare che quello lassù» indicò con un cenno del capo il crocefisso che pendeva dalla volta sopra l'altare «s'è fatto mettere in croce perché imparassimo un messaggio di libertà da ogni condizionamento, per renderci veramente uomini.» Scosse il capo. «Il messaggio lasciato non è stato capito: lo hanno fatto diventare una religione dei grandi numeri, basata sulla maggioranza e sul potere.» «E ora cari fratelli, alziamoci in piedi e preghiamo insieme, obbedienti e fedeli alla sua parola.» Il sacerdote esortò l'assemblea. «Sì, buoni e tranquilli perché le cose restino come sono, per rispettare gli ordini costituiti, perché non farlo sarebbe peccato. Peccato peccato.» Sussurrò Alphons con fare ossequioso.
  18. 18. Non Siete Intoccabili Mirco Tondi 18 «Sssst, piantala: stanno leggendo i nostri amici.» Ascoltarono le preghiere scritte per i genitori e il bambino appena nato, prima che il prete riprendesse la parola. «Perché viviamo sempre in comunione fraterna e gli incresciosi eventi di questi ultimi giorni cessino per non più tornare. Dobbiamo vivere in armonia tra noi come fratelli, non come dei sovversivi spinti da moti egoistici, ma affidandoci umilmente alle nostre guide, come le spose fanno con i mariti. Dobbiamo essere mogli fedeli che si fanno guidare da chi è più saggio e decidono per il nostro meglio.» «Forse voleva dire per il suo e di quello dei suoi amici potenti.» Disse risentito Alphons. «Smettila di fare il sovversivo.» Ridacchiò l'amica. «E comincia a pensare a fare la donna.» «Molto divertente, ma non c'è nulla da ridere. Sappiamo tutti che colluso in affari lucrosi e come non abbia esitato a far mettere per strada delle famiglie in difficoltà per favorire gli interessi dei suoi amici: tutto per poi avere dei favori. Come pensi che abbia potuto ristrutturare la chiesa e la canonica in quella maniera? Sai quanti soldi occorrevano? Di certo non ha pagato i lavori con le offerte della messa della domenica.» «Lascia perdere. Tanto non puoi farci niente.» «Non mi va neppure di farmi prendere in giro. Guarda la gente. Una massa di pecoroni che non sa nemmeno cosa sta qua a fare, se non perdere tempo, credendosi cristiana quando di cristiano non ha nulla. Sono solo dei farisei. Lui in testa.» Indicò al prete. «Attaccati alla tradizione e ai cerimoniali: conta solo quello. Della gente, dei loro stati d'animo, dei loro problemi, non gliene può importare di meno: conta solo che la chiesa sia piena. Il cristiano dovrebbe essere colui che ama: invece nel nostro tempo il cristiano è colui che ha paura, che rimane nell'immobilismo, timoroso del confronto e del cambiamento. Cose morte.» Sentenziò duramente. «Cerca di non essere cosìsevero.» Gli scoccò un'occhiata accigliata. «Il perbenismo di facciata lo lascio agli ipocriti. La verità è questa. Niente di quello che ascoltano, e tanto meno leggono, li cambia. Anzi, non leggono affatto per non perdere certezze che si sono fatti inculcare da una vita, affidandosi alle parole di altri che credono istruiti e quindi in grado di trasmettere loro qualcosa. Naturalmente non succede mai niente e hanno sempre i soliti difetti e mancanze. E come potrebbe, dato che chi li dovrebbe aiutare a cambiare mentalità, li strumentalizza e li usa solo per i suoi fini egoistici? Sanno solo parlare di cerimoniale e testi antichi.» «Questa è la religione.» Gli fece notare Judith. «Questa è politica: tante parole per dire niente o peggio. Ed è sbagliato, tremendamente sbagliato; non si deve mai adeguarsi a una mentalità simile, bisogna tenerla sempre estranea,se non si vuole che faccia danni.» «Calmati.» Judith gli fece segno di abbassare la voce. «E' sempre stato così.» «Ed è sempre stato sbagliato. La gente teme a giudicare perché ha paura di essere giudicata. Ma questa mentalità, che altro non è che malattia, è fondata sulla menzogna e sulla paura e adeguarvisi significa mentire a se stessi, restare nell'oscurità dell'ottusità e dell'ignoranza per non vedere ciò che non và. Non giudicarlo significa esserne complice e vittima. Non è la via della spiritualità. Se vuoi essere religioso trova da solo la tua strada e non seguire la massa. Ma la verità è che nessuno vuole fare questo sforzo, si desidera seguire capi e guide religiose per non essere responsabili, divenendo soltanto un numero per aumentare il loro ego.» «Dove vai?» Judith alzò lo sguardo nel vederlo muoversi. «Fuori. Non sono costretto a sentire discorsi da fariseo.»
  19. 19. Non Siete Intoccabili Mirco Tondi 19 Judith vide la figura avvolta nel lungo giubbotto farsi largo tra la gente in piedi e uscire dalla chiesa nella giornata nebbiosa. Era la prima volta che lo sentiva parlare con quel tono e non le faceva presagire nulla di buono.
  20. 20. Non Siete Intoccabili Mirco Tondi 20 III. Mobilità e mobilitazione. Il lieve bussare risuonò nel corridoio. «Cosa c'è?» Giunse la domanda seccata da oltre la porta. La segretaria entrò nell'ufficio. «I rappresentanti sindacali sono arrivati. Stanno aspettando di essere ricevuti.» «Sapete che non li voglio vedere.» Strepitò furioso il dirigente. «Mandateli fuori di qua, prima che li prenda a calci nel culo.» Minacciò sbattendo i pugni sul tavolo. «Voglio sapere chi è quel deficiente che li ha fatti venire.» «Vuole che lo scopra?» Chiese titubante la donna. «Non ci vuole tanto a capirlo.» Grugnì spazientito. «Torni a fare il suo lavoro e mi mandi il responsabile della produzione. Subito.» Neanche cinque minuti dopo sulla porta risuonarono i colpi di chi chiedeva il permesso di entrare. «Mi ha mandato a chiamare?» Domandò nervosamente un uomo sulla cinquantina facendo capolino sull'uscio. «Proprio lei. E non rimanga lì imbambolato.» Sbottò con malgarbo il dirigente. «Non vorrà che tutti sentano quello che ho da dirle; se volevo questo avrei usato il megafono.» «Mi scusi.» L'ometto dal volto pieno e paffuto richiuse delicatamente la porta. «Allora, mi vuol spiegare che cosa sta succedendo di sotto?» Lo affrontò a muso duro senza nemmeno dargli il tempo di sedersi. «Non capisco.» Il responsabile della produzione girò nervosamente una biro tra le mani. «Dove ha la testa?» Gli urlò contro. «Non vede che abbiamo sempre i sindacati che ci mettono i bastoni tra le ruote, fomentati da quel branco di fetenti là sotto?» Sbatté il pugno sul tavolo. «Ci fanno perdere tempo e soprattutto soldi. Se si continua di questo passo, vi sbatto tutti a casa, lei in primis: voglio vedere con il mercato attuale come farà a trovare un altro lavoro a cinquant'anni, considerando che non è capace di fare niente. Non troverà più un altro lavoro come questo; anzi, non ne troverà più uno. Questo glielo garantisco.» Sorrise compiaciuto nel vedere il suo volto sbiancare. «Vuole che mandi via i sindacati?» S'offerse subito l'ometto. «A questo ci ha già pensato la mia segretaria. Veda di rendersi utile in un altro modo.» Sbottò di nuovo il dirigente. «E cosa dovrei fare?» Chiese servizievole il responsabile di reparto. «Le devo sempre dire tutto? E' davvero un incompetente.» Disse con sdegno, tamburellando le dita sulla superficie della scrivania. «Senta, i suoi sottoposti non fanno che causare problemi.» Disse in tono duro. «Lei deve far pesare la sua autorità. Cosa le serve essere il responsabile, se poi non riesce a tenere a bada quel branco di schifosi? Per farsi rispettare deve trattare male la gente. Ha capito? La deve fare schiattare, sgobbare: non deve far altro che lavorare. Prenda provvedimenti o io li prenderò su di lei.» Liquidò la discussione con un gesto secco della mano. Il responsabile tornò nel suo ufficio, masticando nervosamente la biro che aveva messo in bocca. Prese il microfono e spinse il tasto per la comunicazione. «Tutti i lavoratori sono convocati in officina.» Fu il breve comunicato che profusero gli altoparlanti.
  21. 21. Non Siete Intoccabili Mirco Tondi 21 Dieci minuti dopo i lavoratori gli erano davanti, disposti a semicerchio a guardarsi con espressioni di perplessa curiosità. «Chi di voi ha chiamato il sindacato all'interno dell'azienda?» Esordì senza preamboli. «Sapete che il dirigente non lo vuole, ma sembra che non vogliate fate altro che mandarlo su tutte le furie. Lo sapete che se una di queste volte perde la pazienza chiuderà la ditta e sbatterà tutti a casa.» «Non lo farà, stai sereno.» Lo tranquillizzò un omone dal camice blu sporco d'olio. «Guadagna troppo con questa ditta per chiuderla.» «Dovreste prendere più sul serio certe affermazioni: è un uomo che mantiene quello che dice.» Il responsabile alzò il dito minaccioso. «Certo, certo. Intanto sono quattro anni che va avanti con queste minacce e non ha ancora fatto niente.» Sottolineò l'omone. «Potrebbe essere la volta buona: è molto deciso.» S'impuntò il responsabile. «Adesso basta con le vostre fandonie sui diritti. Dovete lavorare e basta. Smettetela di provocarlo o davvero lo metterà a tutti in quel posto.» «Sempre la solita storia.» Borbottò un'operaia dai capelli ricci. «E' terrorizzato da quell'uomo, ne è succube. Fa sempre quello che gli dice.» «Anche.» Asserì Alphons alle sue spalle. «Ma denota pure omosessualità e sodomia latente.» «Eh?» La donna lo guardò stranita. «Sì, ripete sempre che vuole farci avere dei rapporti contro natura: è sintomo di una volontà inconscia di essere sodomizzato dal fallo del padrone. Soffre di un complesso d'inferiorità e di schiavitù, con un senso di sadomasochismo: non si spiegherebbe in altro modo il fatto che si faccia insultare continuamente. Altri al suo posto avrebbero già appeso al muro quel maledetto industriale.» Alzò le spalle. «Se gli piace fare il gioco del trenino, faccia pure; l'importante è che non pretenda che anche gli altri calino le braghe.» «Ma tu dovevi fare lo psicanalista. Non è che per caso hai studiato psicologia?» La donna aveva gli occhi sbarrati. «No, conosco i pavidi servilisti e i deboli.» Rispose Alphons senza distogliere l'attenzione dal caporeparto. «Dovete piantarla con questi comportamenti o una di queste volte prenderà seri provvedimenti e la pagheremo cara.» Stava continuando il responsabile con i suoi moniti. «Ma smettila.» Lo rimbeccò Alphons stanco dei suoisproloqui. «Guarda che lo fa davvero.» Lo redarguì serio il superiore. «Non è mica Dio.» Lo derise l'uomo. Il responsabile s'avvicinò con piglio deciso, alzando il dito contro la faccia del lavoratore. «Te lo dimostro io, se non è Dio!» La frangia di capelli bianchi gli finì sugli occhi. «Ridicolo.» Alphons non si scompose di fronte agli occhi spiritati dell'altro. «Un giorno pagherai per quello che fai. Andrò a riferire il tuo comportamento!» Urlò l'ometto divenendo paonazzo. «Fai pure.» Alphons lo guardò senza scomporsi. «Ti farò pentire di questa tua sicurezza. A questo però penserò dopo.» Sbraitò il responsabile in modo incontrollato. «Ora devo occuparmi di un'altra questione. Dobbiamo decidere quando andrete in ferie.» «Le abbiamo appena fatte.» Fece notare Judith. «Dovete finire i giorni che vi rimangono.» Asserì il caporeparto rimettendosi la biro in bocca.
  22. 22. Non Siete Intoccabili Mirco Tondi 22 «Perché?» Chiese un altro operaio. «Sono un costo per l'azienda.» Sentenziò deciso il caporeparto masticando il tappo della biro. «E allora? Sta a noi decidere quando usarle.» Rispose risentita Judith. «Il dirigente esige che vadano a zero.» Disse categorico l'ometto. «Le useremo quando ne avremo bisogno.» Protestò una ragazza dai capelli biondi. Il caporeparto batté un piede a terra. «I vostri bisogni non contano. Conta solo la volontà della ditta.» «Vuole per caso sbattere sulla strada qualcuno?» Chiese Alphons. «Non è raro attuare questo tipo di procedura prima di mettere a casa delle persone. Altre ditte hanno già attuato questa scelta. Il fatto che parli di eliminare quei costi dall'azienda, significa che stiamo per avvicinarci a una mobilità, con conseguente riduzione del personale. E tu vorresti assecondarlo. Complimenti.» Aggiunse serafico. «Lui non deve rendere conto delle sue scelte e voi dovete fare quello che dice. Lui ordina, comanda, impera!» I capelli bianchi del caporeparto gli finirono sugli occhi mentre strepitava. «Non credo proprio. C'è una cosa che abbiamo e si chiama diritti.» Lo redarguì Alphons. «Sei cane, figlio di un cane bastardo: devi piantarla con queste storie.» Sputò velenoso il suo superiore. «Maledetto d'un cane, tu e i maledetti libri che leggi. Cagnaccio schifoso!» «Attento che in questo cane scorre sangue di lupo. E potrebbe azzannare.» Il tono di Alphons fu pacato, ma raggelante. «Come osi…» «Senti, questo modo di fare ha stufato. Il suo e il tuo. Sei soltanto un servilista. La vita è tua e rovinala come vuoi, ma tieni a mente una cosa: per me essere in guerra o in pace con le persone non fa alcuna differenza.» Lo ammonì severamente. «Le mie ferie le gestisco io, non lui. Riferisci pure le mie esatte parole, cane da riporto.» «Tornate al lavoro!» Il responsabile girò i tacchi, tornando nell'ufficio e sbattendo la porta. «Sei stato troppo duro con lui.» Disse Judith mentre ritornavano alla postazione d'assemblaggio, interdetta dallo scontro appena avvenuto. «Lo sai che è terrorizzato dal dirigente. E poi ha una certa età: se perde il posto difficilmente ne troverà un altro.» «Questo lo capisco e non lo rimprovero per ciò. E' per il rispetto che costantemente calpesta e per il volere che tutti si comportino come lui, che applico la tolleranza zero. Se già adesso che sono giovane, nell'età degli ideali, mi vendo e mi prostituisco, cosa farò quando avrò i suoi anni?» Le domandò severo. «La dignità non ha prezzo e va difesa a ogni costo contro tutto e tutti.» «Potresti però trovare un altro modo di dirlo.» Suggerì l'amica. «Ho provato, ma la gente fa finta di niente. Ti ascolta, sorride e subito dopo se n'è già dimenticata. Per farglielo sentire devi scuoterla, colpirla nel vivo, tirare fuori quella parte di sé che meno accetta e sbattergliela in faccia. Costringendo a farle vedere ciò che non vuole, attiri il suo risentimento, perché non fa piacere trovarsi di fronte le proprie mancanze, ma almeno la smuovi, la svegli per qualche istante.» «Ma è brutale e traumatizzante così.» Protestò non molto convinta. «Vero. Sarebbe bello se la gente imparasse le cose semplicemente ragionandoci sopra; purtroppo deve sempre apprenderle nel peggiore dei modi. Molto spesso le persone evitano di parlare per non causare guai e per paura delle ripercussioni, alle volte per non offendere la sensibilità altrui. E' un errore farsi fermare da simili scrupoli; uno sbaglio che si protrae da generazione a generazione e che deve essere cambiato. A ogni costo.» Sentenziò
  23. 23. Non Siete Intoccabili Mirco Tondi 23 Alphons. «Se come faccio è l'unico modo perché le persone non facciano del male a chi gli sta accanto, allora che così sia. Gli uomini non sono liberi di fare tutto quello che vogliono: la loro libertà finisce dove inizia quella altrui. E se non sono in grado di capirlo da soli, allora occorre che qualcuno glielo insegni.» Judith rabbrividì. Alle volte Alphons incuteva un certo timore: quando parlava in quella maniera nei suoi occhi compariva una strana luce. Non la meravigliava che alcuni dei suoi colleghi si tenessero alla larga da lui: se non lo conoscesse bene da anni, avrebbe creduto che sarebbe stato in grado di fare di tutto per quello in cui credeva. Nella sala ricreativa era assemblato un folto drappello di persone. Confabulavano frenetiche con toni ansiosi e spaventati, lanciando continue occhiate alla bacheca. Il cicaleccio durò diversi minuti prima che il raggruppamento si disperdesse in direzione degli uffici. Con il suo the caldo in mano, Alphons rimase a scrutare il foglio appeso in bella mostra. «Alla fine lo ha fatto davvero.» Judith gli avvicinò. «Le voci circolavano da due settimane, ma si credeva che stesse facendo il solito terrorismo. Invece pare che abbia già contattato il suo legale.» «Questo non significa che sia già finita.» Disse Alphnos senza distogliere lo sguardo dal foglio di poche righe. «Non è detto che debba andare come vuole lui. Basta impedirglielo con degli scioperi.» «Non sarà facile: un conto è manifestare per rinnovi del contratto o proteste politiche, un altro sapere che non si potrà più avere un'occupazione in ditta. La gente ha paura di perdere il posto e dato che non ci sono ancora nomi, non vuole esporsi per poi rimetterci, timorosa delle ripercussioni.» Gli fece notare la ragazza. «Astuto. Vuole rompere il fronte e indebolirci, metterci uno contro l'altro, puntando sulla paura di rimanere disoccupati per rendere la sua strategia più efficace. Poche righe per ottenere il massimo risultato.» "A seguito del periodo di crisi e della mancata possibilità di ridurre i costi e le spese, la ditta è costretta a compiere una riduzione del personale. La Direzione" Le parole del foglio gli scorsero nuovamente sotto gli occhi. «Quante balle.» Sbottò schifato. «Non è finita qui. Tra la gente circola voce che tutto sia stato causato da chi ha rifiutato di finire le proprie ferie.» Aggiunse Judith, preoccupata dalla piega che stavano prendendo gli eventi. «Ottima strumentalizzazione. E la gente ci crede. Tutto questo solamente perché i profitti, nonostante fossero buoni, non hanno superato quelli dell'anno scorso e di conseguenza il trend non è positivo; il mercato si sta saturando, pertanto non può esserci un'ascesa continua nel diagramma dei bilanci.» Scosse il capo. «I lavoratori, presi dal loro egoismo, sono così accecati da non riuscire a cogliere l'evidenza di tali fatti e vogliono avere un capro espiatorio su cui scaricare la frustrazione e l'incapacità di difendere i propri diritti.» «Questo non interessa. La gente ha paura e farà di tutto per non rimetterci il posto di lavoro, anche fare la pelle ai propri colleghi. Si rifaranno anche su di te, se questo gli eviterà di perdere il guadagno mensile.» Lo ammonì Judith, riferendosi al fatto che sempre si era battuto contro il mal operato della ditta.
  24. 24. Non Siete Intoccabili Mirco Tondi 24 «La cosa non mi tocca. Si rovineranno la vita da soli, se sono così stupidi. Ma così facendo faranno il gioco della ditta e ci rimetteranno per primi. Occorrerà farglielo capire, prima che se ne accorgano troppo tardi.» «Stai attento. Già non mancano le liti con quelli che si sono apposti al consumo di ferie. Non so se avranno voglia di dialogare pacificamente.» «E che cosa possono farmi? Urlarmi in faccia?» Alphons scrollò le spalle. «Vi fate impressionare con poco. Se li tratti con indifferenza, mostrando che non ci si fa impressionare, si calmeranno e saranno costretti a cambiare comportamento; allora si potrà ragionare. Ma se si reagisce, li sia autorizza a fare peggio. Non dobbiamo metterci a lottare tra noi, sarebbe una guerra tra poveri, dove chi ne beneficia è il proprietario: indebolito il fronte operaio rompendo l'unità, si perde l'unica arma in grado di contrastarlo, perché singolarmente gli operai non possono nulla contro di lui.» «Ma gli altri lo capiranno?» Fece dubbiosa Judith. «Dovranno, se non vogliono perdere davvero il posto.» Alphons girò i tacchi e tornò nel suo ufficio. Aveva del lavoro da fare prima di indire la prossima riunione. La porta della sala mensa s'aprì di scatto, interrompendo la riunione che andava avanti a ruota libera da venti minuti. Dopo i primi alterchi, gli animi si erano placati e si erano cominciate a esporre le ragioni personali in un clima civile di confronto. «E' arrivato il rappresentante legale della ditta: pomeriggio cominceranno i colloqui personali.» Annunciò il responsabile della produzione, facendo fatica a celare un certo disagio. «Questo pomeriggio? Così presto?» Sbottò scioccata un'operaia dai capelli ricci. «Non può farlo. Non prima di averne discusso con il sindacato.» Replicò il suo vicino. «E' nei suoi diritti.» Disse il sindacalista. «Può fare la mobilità anche senza l'accordo con il sindacato, nonostante questo risulterà essere più costoso. E' consuetudine che il sindacato intervenga, ma non è prassi che sia sempre così.» L'atmosfera nella sala si raggelò. Negli occhi dei presenti era comparsa la paura di essere chiamati. Sembrava di vedere dei condannati che andavano al patibolo: se ne stavano fermi, le pupille dilatate, nell'attesa che il colpo calasse. "Basta davvero un niente a ridurre la gente in uno stato miserevole." Costatò Alphons. Un vero calcolatore e approfittatore, il dirigente: uno squalo del mondo economico. E non poteva essere altrimenti se era arrivato a quel punto. «Perderemo il posto di lavoro. E dopo cosa faremo?» Si lamentò un operaio delle prime file. Quello che tutti temevano: il tran tran era stato scosso e ora si prospettava solo l'incertezza. «Da quello che vi sento dire sembriamo spacciati, è come se già avesse licenziato. Lui può farvi convocare, ma nessuno vi costringe ad accettare le sue condizioni. Si può rifiutare.» Cercò di calmare gli animi Alphons. «Ma lui vuole che ce ne andiamo.» Disse una donna in tono da mendicante. «Lui non è Dio.» Alphons calcò con forza su queste parole. «Non è che tutto quello che vuole si debba realizzare, soltanto perché è lui a desiderarlo. Non dobbiamo accettare ogni suo capriccio come legge unica e indissolubile.» «Ma se non lo facciamo ci renderà la vita impossibile. Farà di tutto per rovinarci.» Protestò un altro.
  25. 25. Non Siete Intoccabili Mirco Tondi 25 «Solo se noi lo permettiamo. Ha dei limiti oltre a cui non può spingersi. Cosa abbiamo da temere? Non può certo ucciderci, né fare tutto quello che gli passa per la testa. Abbiamo i mezzi per difenderci e dobbiamo usarli: non dobbiamo credere che lui può ottenere quello che vuole solo perché lo dice.» Ragionò con calma Alphons. «Cosa possiamo fare da soli contro di lui e il suo avvocato? Ci piegherà ai suoi voleri.» Si lamentò un'altra donna. «Non se siamo uniti.» Rintuzzò la dose Alphons. «Non può licenziarci tutti: perderebbe il suo guadagno e il suo status. E in uno scontro tra le due parti avrebbe da perderci pure lui, potete stare tranquilli. Per questo vuole colpire singolarmente, chiamare uno a uno per intimidire, sperando di fiaccarci e costringerci a lasciare; ha solo questa maniera, perché altrimenti perderebbe. Dobbiamo resistere e rifiutare ogni sua proposta. Le leggi e i regolamenti ci tutelano: lui lo sa, ma vuol far credere che non valgono nulla e che possiamo soltanto accettare quello che è disposto a concedere. C'è da lottare, ma non si ottiene mai niente senza darsi da fare in prima persona: ognuno deve fare la sua parte, senza aspettare che siano altri a risolvere i guai.» «Cosa dobbiamo fare quando ci chiamerà?» S'alzò in piedi un uomo. «Non mollare e rifiutare ogni proposta.» «Mi permetto di dissentire.» Intervenne il sindacalista. «Non serve a niente fare muro contro muro: sfibrerebbe entrambi senza portare a niente. Io dico che dovete ascoltare quello che ha da proporre e accettare l'offerta che viene fatta. Certo dovete guadagnarci: per questo il sindacato vi aiuterà nella trattativa cercando di farvi avere più soldi possibili.» «Sempre soldi, come se si potesse comprare tutto con le banconote.» Disse duramente Alphons. «Ma che n'è della dignità? Vogliamo lasciar correre i soprusi e le sopraffazioni subite? Lasciare che la spunti sempre lui? Stare zitti e chinare il capo? Siamo persone, non oggetti qualsiasi che vengono buttati via quando non servono più. E se non si riesce a trovare un altro lavoro e i soldi finiscono, dopo che succede? Chi tutelerà?» Il sindacalista scrollò il capo. «Che ci vuoi fare? In fondo loro non fanno che tirare acqua al loro mulino. E' normale: è così che va il mondo. Non puoi restare dove non ti vogliono.» «Quindi bisogna levare le tende; evidentemente per voi va bene così. Ma per me no.» Lo sfidò Alphons. «Per i diritti bisogna lottare, non bisogna permettere che l'abbiano sempre vinta loro. Non sono migliori, né superiori a noi.» «E come pensate di poterlo farlo desistere dalla sua idea?» S'informò il sindacalista. «Scioperando.» Disse semplicemente il lavoratore. «E fino a quando pensate di poter continuare con questa linea d'azione?» «Per tutto il tempo necessario a farlo tornare sui suoi passi.» Proclamò deciso Alphons. «Fate come vi pare. Il sindacato se ne tira fuori.» Il sindacalista s'alzò in piedi, lasciando l'assemblea. «Non preoccupatevi: possiamo farcela anche da soli. E' l'unità che conta.» Cercò di scuoterli dal torpore Alphons. «Non dobbiamo pensare di avere perso in partenza.» Con queste parole si concluse la riunione. Dalle espressioni che vedeva capì che sarebbe stata dura: erano rassegnati e privi di speranza di successo. Il rischio che si lasciassero andare in balia degli eventi era tutt'altro che improbabile. Sarebbe stata davvero dura lotta. «Questa volta ha deciso di giocare pesantemente.»
  26. 26. Non Siete Intoccabili Mirco Tondi 26 Alphons arrivò davanti al distributore di bevande mentre il collega stava parlando con la donna delle pulizie. «Ogni giorno convoca le persone che vuole mettere in mobilità e le sfibra con riunioni che durano anche venti minuti. Sempre i soliti discorsi, sempre la stessa pressione. Ormai sono due settimane che va avanti in questa maniera.» «Che brutta situazione.» Commentò la donna appoggiata alla scopa. «Mi chiedo come facciano a resistere. E' davvero insopportabile: non mi è mai piaciuto quell'uomo arrogante. Speriamo che finisca presto.» Disse mentre s''allontanava nel corridoio con il secchio dell'acqua sporca. «Chi è sotto tiro è ormai allo stremo.» Commentò Alphons mentre infilava una moneta nel distributore. «Già. Ma non è soltanto il modo di fare del dirigente che li sta sfiancando: molti dei colleghi stanno dando un grosso contributo.» «Isolandoli?» Ad Alphons non erano passati inosservati gli atteggiamenti squallidi di una grossa fetta dei lavoratori. «Già. Tutti sono attenti a chi viene chiamato nell'ufficio della dirigenza; dopodiché si guardano bene dall'avvicinarsi o a farsi vedere parlare con i convocati.» L'uomo scosse il capo incredulo. «Pare quasi che siano dei malati contagiosi. La gente gli gira al largo ed evita persino di guardarli. Quando le persone additate ad andarsene arrivano in un gruppo, le conversazioni cessano di botto e ognuno s'allontana per tenerli a distanza.» «Non solo non sono d'aiuto, ma stanno facendo proprio il gioco che vuole lui. Idioti.» Si rammaricò disgustato Alphons. Il collega scrollò il capo. «Dovevamo aspettarci una simile reazione: non tutti erano convinti della linea d'azione decisa. Quando si tratta di mantenere il proprio posto di lavoro, sembra di avere a che fare con degli estranei. Non c'è solidarietà, ognuno dubita dell'altro. Cercare di difendere chi è bersagliato significa mettersi in discussione e nessuno vuole farlo. Si rimane fermi a fare niente, attoniti, pur rendendosi conto che qualcosa s'è rotto anche per loro.» «Sembra che tu stia cercando di capirli. Io non lo farei: non esistono attenuanti per i vigliacchi.» Alphons osservò i rimasugli del caffè prima di buttare nel cestino il bicchiere di plastica. «Non li giustifico, ma non posso nemmeno costringerli a fare diversamente.» Ammise rassegnato il compagno di lavoro. «Ci vediamo stasera in pizzeria.» Rimasto solo, Alphons si ritrovò a fissare le merendine colorate dietro il vetro del distributore. Il modo di fare dei suoi colleghi gli stava dando sui nervi. Possibile che non riuscissero a capire che come ora capitava agli altri, un giorno sarebbe potuto toccare anche a loro? Per questo non si doveva creare un precedente, altrimenti dopo sarebbe stata la regola; credendo di fare il proprio interesse, non si rendevano conto invece di perderlo. Ma finché il problema non li riguardava, la questione non si poneva. Illusioni. Lo sbattere di una porta lo riscosse dagli amari pensieri. Lo sguardo di Judith non faceva presagire nulla di buono. Altri problemi e altri bocconi amari da masticare. «Hai sentito cos'ha fatto il dirigente?» Disse trafelata. «Che ha combinato?» «A tutti quelli che hanno rifiutato di andare in mobilità, ha fatto arrivare un richiamo.» «Questo non può farlo. E' illegale.»
  27. 27. Non Siete Intoccabili Mirco Tondi 27 «Invece l'ha fatto. Ha mandato una lettera dove è scritto che durante un controllo, i lavoratori sono risultati assenti dal proprio posto di lavoro.» Spiegò allarmata. «E indovina in quale orario è avvenuta l'assenza?» «Quando li ha convocati per il colloquio.» Strinse le labbra di fronte alla bastardata. L'espressione di Judith confermò che aveva indovinato. «Carogna. E nessuno ha detto niente in proposito?» «Alcuni hanno testimoniato, mettendosi al fianco della parte lesa, ma la dirigenza ha negato con forza, asserendo che nessuno dei suoi membri era presente in ditta in quegli orari. Anche il suo legale ha confermato che era da un'altra parte negli orari menzionati.» Le labbra della ragazza avevano perso ogni colore. «Nessuno se l'è sentita di andare da un avvocato per contestare il fatto: hanno timore di perdere la causa e di dover pagare le spese. Hanno lasciato andare, per non subire conseguenze peggiori.» Le ultime parole uscirono in un soffio. «E il sindacato? Doveva essere presente in quegli incontri.» Notò Alphons. «Sì, doveva. Purtroppo non è potuto essere presente in quelle occasioni perché impegnato in riunioni in altre ditte.» Il tono non lasciava dubbi sul vero significato dell'impegno. «Si sono messi d'accordo. Vogliono che sia la ditta a vincere. Sta bene.» Disse a denti stretti Alphons. «Ora è guerra.». «E cosa vorresti fare? Non possiamo fare colpi di testa.» Lo ammonì allarmata. «Non ci penso minimamente a fare il loro gioco. Useremo i nostri mezzi. Sciopereremo un'ora sì e una no: il processo produttivo verrà rallentato in maniera considerevole. Saranno costretti a smettere con certi trucchetti.» Sbatté la mano a pugno sul palmo aperto dell'altra. «Servirà?» Judith non riuscì a nascondere il dubbio. «Per lo meno gli farà capire che non stiamo fermi a subire colpi bassi.» Disse duramente Alphons. «Come fa un uomo a essere così viscido?» L'aggraziato volto della donna si distorse dallo sdegno. «Perché ti meravigli?» La riprese Alphons. «Pensi che gli altri industriali siano migliori? Che nelle altre ditte si stia meglio? Tutti i posti di lavoro sono così; tutti gli industriali sono fatti della stessa pasta. Quando si varca la soglia di una ditta, si entra in un inferno dove ogni girone ha il suo diavolo cornuto. Il lavoro dovrebbe essere un diritto: invece è un salasso che vuole prosciugarci ogni energia e buttarci via quando non serviamo più. Da sempre esistono questi sfruttatori e sempre ci saranno finché lo permetteremo. Ci angustiamo per il lavoro. Ci ammaliamo per il lavoro. Moriamo per il lavoro. E tutto per causa loro.» Strinse le mani a pugno. «Io non sarò loro complice. Né ora né mai. Spargi la voce.Attueremo lo sciopero da subito.»
  28. 28. Non Siete Intoccabili Mirco Tondi 28 IV. Morte Psichica. Nella sala mensa regnava una gran quiete. Non era soltanto il fatto che fossero la metà del solito: nessuno parlava, nessuno si rivolgeva all'altro, come se potesse essere pericoloso. Nessuno voleva guai. La situazione era cambiata radicalmente nel giro di poche settimane. Dopo il rifiuto da parte dei dipendenti di accettare la mobilità, i rapporti tra ditta e lavoratori si erano inaspriti. Ogni scusa era buona per fare pressioni psicologiche ed effettuare richiami scritti. E ogni volta che avvenivano, si faceva intervenire il sindacato per esaminare l'atto, impugnarlo e annullarlo. Era iniziata una guerra logorante. Un botta e risposta continuo, senza esclusione di colpi, dove la ditta aveva messo in campo ogni arma a sua disposizione: dai più sottili cavilli legali ai colpi più bassi. Dopo aver preso concentrato l'attenzione sui lavoratori considerati superflui, la dirigenza aveva preso a fare colloqui con chiunque lavorasse alle sue dipendenze. Una tattica del terrorismo martellante, dallo scopo evidente: con la prospettiva di perdere il posto, spingere quelli che dovevano rimanere a costringere gli sgraditi ad accettare d'andarsene. Il discorso era molto semplice: se non va via lui, tocca a te. Il fronte che all'inizio era tanto unito, si era spaccato. Chi era stato scelto per essere fatto uscire dall'azienda, si era ritrovato solo, abbandonato dai compagni di lavoro e lasciato in balia della dirigenza e dei suoi legali. Anche il sindacato si era tirato fuori; ufficialmente dava il suo supporto, ma nella realtà non era mai presente agli incontri tra dirigenti e singoli lavoratori, ritenendo che l'unica soluzione per sbloccare la situazione fosse la loro uscita. Occorreva ora vedere quanto la gente sarebbe riuscita a reggere. "Ecco come si deve sentire un malato d'Aids." Pensò Alphons. Abbandonato da tutti, evitato per la sua condizione. Vivere una situazione senza uscita, un peso sull'animo sempre più pesante, come se una montagna si posasse sulle spalle. Emarginato senza avere colpa. Solo che in questo caso non si trattava di un tiro mancino del destino, ma della sprezzante superiorità di chi era in una posizione di potere e credeva di disporre delle persone come meglio credeva. E la gente invece di stare vicino al danneggiato, faceva il gioco del persecutore. Davvero misero era l'essere umano. Quante bassezze e meschinità; quanta limitatezza. Guardando solamente a se stesso, non si rendeva conto che il domani poteva vederlo nella stessa situazione di un suo simile. Bisogno, paura: due punti sensibili su cui far leva. Di fronte a debiti da pagare e famiglie da mantenere, valori di solidarietà e lotta unita svanivano come neve al sole; pochi riuscivano a essere saldi di fronte alla difficile scelta e sempre più persone si chinavano ad accettare le leggi dei padroni. Tutti i diritti che i genitori avevano conquistato con sacrificio erano stati persi dai figli: scialacquati stupidamente, permettendo che venissero tolti. Una realtà dell'esistenza: quanto guadagnato facilmente, altrettanto facilmente era perso. E non poteva essere diversamente, dato che non si conosceva la fatica e il sudore per averli ottenuti. In questa maniera si erano protratte e si protraevano ingiustizie come quelle che stavano accadendo sotto i loro occhi. Sforzi d'anni di lotta persi da generazioni viziate e capricciose che non credevano in niente, se non nell'apparire e nei comandamenti divulgati dai media e dai potenti.
  29. 29. Non Siete Intoccabili Mirco Tondi 29 Come facevano a non vedere, a chiudere gli occhi? Oggetti, non più persone. E avevano dato il loro consenso per ridursi in quella condizione. Tutta la loro cultura era ormai diventata così; ogni cosa era diventata oggetto per il consumismo. Né il corpo, né i sentimenti erano più considerati sacri, ma solamente strumenti per i fini di alcuni. Anche chi doveva insegnare il rispetto di queste verità, si era adattato ai tempi in cui vivevano. I politici, che dovevano assicurare la democrazia e la tutela dei diritti della persona, non si curavano delle richieste della popolazione, ma si battevano tra loro per cercare di mantenere il potere e nient'altro, facendo leggi che mortificavano sempre più l'individuo; gente che invece di starsene rinchiusa in palazzi splendenti, avrebbe dovuto provare di persona le esperienze d'uomini e donne comuni prima di legiferare con superficialità e leggerezza. I vari enti religiosi si preoccupavano solamente del numero di quanti aderivano alla propria fede e come tenerli sottomessi alla loro obbedienza, ignorando le risposte che la gente andava cercando e del messaggio originario che stava alla base di quella che era diventata solamente istituzione. La scuola era stata talmente martoriata che l'unica preoccupazione dei professori era possedere una cattedra e non avere troppe seccature dagli allievi; avevano perso di vista che il loro non doveva essere solo un compito nozionistico, ma anche educativo, aiutare i giovani a formarsi in persone mature. I genitori, che dovevano essere i primi a crescere i figli, erano troppo impegnati a correre dietro la carriera, il divertimento, al mantenere giovane il proprio aspetto per preoccuparsi delle creature messe al mondo; senza contare che non avevano neppure le basi per farlo, dato che nessuno l'aveva fatto con loro. Ecco i tasselli della nascita e divulgazione della non cultura, i responsabili del suo successo. Ma non sarebbe potuta avverarsi, se un consenso non fosse stato dato. Se la gente non aveva più diritti, era perché non aveva fatto nulla per impedire che glieli togliessero. Se i ragazzi erano considerati stupidi e viziati, era perché non facevano nulla per dimostrare il contrario, anzi, avevano atteggiamenti che confermavano sempre più quanto gli era etichettato. Se le donne erano considerate oggetto di cui godere, da prendere anche con la forza, era perché glielo avevano lasciato fare. La vanagloria, l'essere adulate e ammirate non le aveva permesso di vedere che questa sorta di potere che avevano sugli altri era in realtà una dipendenza: le aveva rese prigioniere del proprio corpo. Un corpo che molti bramavano di usare e che erano pronti a calpestare se non lo avevano. Tante lotte sulla parità e sulla libertà solo per ritrovarsi come prima: ugualmente sfruttate, solo che adesso era quello che volevano. La società era allo sfascio, solo che tutti facevano finta di non vedere, nessuno voleva la responsabilità di quello che era accaduto o di rimettere le cose a posto. Come la famosa cicala della storiella: a cantare tutta l'estate per poi ritrovarsi disperata nel momento del bisogno. Ma se non si costruiva nulla, non si poteva avere qualcosa. Quella società era in grado solo di distruggere, di eliminare; un sistema assassino che deliberatamente s'accaniva e colpiva senza sosta. Un sistema che si basava solo sull'arraffare quello che c'era sul momento, ma non poneva le basi per il domani. E come poteva farlo, se non aveva visione di futuro? Così nel grande, così nel piccolo. Così i politici, così gli industriali.
  30. 30. Non Siete Intoccabili Mirco Tondi 30 Scostò lo sguardo dal piatto quando sentì il rumore di una sedia che veniva trascinata sul pavimento. Judith posò il vassoio davanti a lui. «Robert non è con te?» Chiese vedendola sola. «Dopo che sono andato al bagno l'ho perso di vista.» «E' stato convocato dalla dirigenza.» «Adesso?» Alzò stupito il sopracciglio. Judith assentì gravemente. «La segretaria del boss è venuta a dargli la comunicazione nel momento in cui marcavamo l'orario d'uscita. Convocazione urgente.» Alphons si rabbuiò, capendo il sottinteso. «Un'altra volta.» «E' tra quelli presi di mira. Il boss non mollerà finché non otterrà quello che vuole. Lo sai.» Negli occhi di Judith scorse la pena e il senso d'impotenza che ormai da settimane vedeva in tutti i colleghi colpiti dal mobbing. Anche se non rientrava nella categoria colpita, non riusciva a non sentirsi coinvolta: in lei c'era un gran rammarico e dispiacere. Era una delle poche che si sentivano toccate da quella situazione; la maggior parte si era rassegnata o se ne fregava, evitando e allontanando sempre di più i mobbizzati. La rabbia riprese a brontolare dentro di lui. «Li sta martoriando da settimane perché si licenzino. Vuole mantenere a tutti i costi la decisione presa: ridurre il personale è una priorità nella sua agenda.» Costatò amaramente. «La cosa a cui tiene di più è il suo maledetto orgoglio: deve spuntarla a tutti i costi per dimostrare che è lui che detiene il potere. Il suo ego smisurato non riuscirebbe a tollerare niente di diverso.» «E che cosa possiamo fare?» Il bisogno di risposte e conferme lo fece infuriare ancora di più. Detestava vedere la gente in quello stato e non poter fare nulla per aiutarle. «Nulla. Soltanto sperare che tengano duro e dare il nostro supporto.» Judith si tormentò le dita. «Sai già come andrà a finire?» Alphons scosse il capo. «E chi lo sa? Posso solo vedere possibilità ed eventualità, nient'altro. Alla fine la spunterà chi reggerà più a lungo. E' una guerra di nervi. La cosa importante per noi è che si regga un minuto di più del padrone.» Stringendo le labbra Judith assentì. «Per lo meno questa volta non avrà il reclamo per non essere stato trovato sul posto di lavoro.» Alphons non rispose al riguardo di una delle tante bastardate messe in atto dal dirigente. La piega che stava prendendo la situazione si faceva sempre più allarmante e all'orizzonte non c'era nulla che facesse presagire una conclusione tranquilla. Il dirigente se ne stava a gambe incrociate, sprofondato sulla sua poltrona e fissava intensamente il dipendente che gli stava di fronte. «Da quanti anni lavora per noi?» Chiese a bruciapelo. «Otto anni.» Disse Robert a disagio. «Un periodo abbastanza lungo.» Sottolineò con calma calcolata. Robert si schiarì la voce. «Sì.» «E' consapevole dei tempi che corrono, giusto?» Incrociò le mani sull'addome prominente, facendo oscillare svogliatamente la poltroncina. «Certo.» «Saprà allora che occorrono misure di un certo genere per riuscire ad andare avanti. Misure che lei ostinatamente continua a rifiutare. Si rende conto del danno che sta apportando?» Lo apostrofò duramente.
  31. 31. Non Siete Intoccabili Mirco Tondi 31 «Non credo che il mio peso in ditta sia tale da creare un danno.» Trovò il coraggio di dire Robert. «Certo, certo.» Liquidò spregevolmente la risposta. «Ma tanti come lei sì. Bisogna cominciare dai problemi piccoli per risolvere quelli grandi. Lei è uno di quei problemi e lo sa. Nonostante questo si ostina a restare attaccato al suo posto di lavoro.» «Dovrebbe saperlo anche lei, vista l'esperienza che dice di avere. Il lavoro serve per vivere e visti i tempi non è facile trovarne un altro. Se non ho uno stipendio, non posso pagare le spese. Si tratta solamente d'affari.» Riuscì a snocciolare chiaramente il discorso, evitando che il tremito che avvertiva nelle mani incrinasse la voce. «Il problema delle spese è soltanto suo; non mi riguarda. Veda di risolverlo come vuole, ma senza mettermi in mezzo. E non mi faccia più considerazioni di questo tipo: l'unica cosa che deve considerare è di doversene andare. La ditta non se ne fa più niente di lei.» Continuò a parlare con tono duro e sprezzante. «Serve solo a farla andare in perdita.» «Il mio lavoro di tecnico non incide sulle vendite e sul fatturato. Riparo la strumentazione difettosa. E' un aiuto, un servizio per l'azienda, non una perdita.» Protestò Robert. «Ed è necessario dato che non sono in molti a saperlo fare.» Il dirigente sogghignò. «Lei un tecnico? E' un banale operaio, chiunque sa fare il suo lavoro. Sono stanco di essere circondato da incapaci come lei.» Sputò le parole con livore. «Si crede importante, ma le verità è che è un essere inutile, un peso, un costo che grava sulle spalle dei suoi colleghi. E' a causa di gente come lei se la ditta ha preso ad andare male. Gente senza palle, che non sa lavorare, nemmeno compiere le mansioni più semplici. Pensa che il suo ruolo sia importante per l'azienda? Lei non serve a niente qua dentro. Avrei dovuto licenziarla per scarso rendimento, se i miei collaboratori non tergiversassero sempre con i diritti dei lavoratori.» Robert trattenne a stento la rabbia. «Sono stato demansionato senza motivo, solo per un vostro capriccio. Facevo il programmatore e me la cavavo bene col computer. Poi sono stato trasferito in un reparto che non c'entra col mio lavoro, per il fatto di non avere accettato la misera offerta della mobilità.» Non ebbe tempo di capire dove aveva trovato il coraggio di dire quello che pensava. Il dirigente contrattaccò subito. «Ma guarda, un esperto di computer. Oggi persino un bambino sa programmare. Si sente speciale per questo? Ma si guardi: è d'un pallore tale che sembra la tazza d'un cesso. Passa tutta la vita attaccata a un pc, non ha amici, ragazza, hobby. La sua sola presenza rovina l'immagine dell'azienda: solo per questo dovrei licenziarla, ma delle maledette leggi non me lo permettono. Se fossi io al governo ne cambierebbero di cose: rifiuti come lei non avrebbero il diritto di lavorare. Io non la voglio più qui. Lei se ne deve andare perché altrimenti io non solo renderò la vita impossibile a lei, ma anche a tutta la sua famiglia: gliela rovinerò finché campa. E non creda che non ne sia capace: i mezzi non mi mancano.» Lo guardò con disprezzo. «Mi domando come faccia a non compatirsi. E' flaccido, porta i capelli lunghi come una donna, ha quegli spessi occhiali per la miopia: come fa a non aver mai pensato al suicidio? Ai tempi del terzo reich l'avrebbero soppressa. Quello sì che era un bel periodo: avrebbero estirpato tutta la feccia del mondo e vivremmo adesso in un luogo migliore. Peccato che la genialità non sia mai compresa.» Terminò sprezzante. «Ora se ne vada: mi rovina l'appetito.» Ingoiando tutto quello che voleva urlargli contro, Robert uscì dall'ufficio, tenendo lo sguardo basso per non far vedere la sua rabbia. Il dirigente tenne lo sguardo fisso sulla porta chiusa, cupo e risoluto.
  32. 32. Non Siete Intoccabili Mirco Tondi 32 «Vi farò sputare sangue.» Mormorò astioso, deciso a ottenere quello che voleva a tutti a costi. «Ehi, aspetta!» Robert si fermò davanti al marcatempo, aspettando che Alphons e Judith gli si avvicinassero. «Questa sera andiamo a vedere il film appena uscito. Ti va?» Fece Judith con voce squillante. «Inseguimenti, azione e tanto, tanto amore.» Robert abbozzò un sorriso, scuotendo il capo. «Non mi va di stare molto in giro questa sera.» «Certo che presentato in quella maniera fa passare la voglia.» Disse divertito Alphons. «Forse è meglio prendere a noleggio un film di nostra scelta e vedercelo in casa.» «Magari un'altra volta.» Disse Robert stancamente. «Ho bisogno di riposarmi un po’.» Ad Alphons non sfuggì la sfumatura della sua voce, ma volle comunque fare un altro tentativo. «Dai, quattro chiacchiere insieme, un paio di battute e si passa una bella serata. Un po’ di compagnia è quello che ci vuole per riprendersi da una giornata lavorativa.» «Ti ringrazio, ma per questa sera passo.» Sorrise forzatamente mentre s'avviava alla porta. «Voglio andare a casa, Alphons. Voglio soltanto andare a casa.» Lo videro avviarsi nel parcheggio e salire sull'utilitaria usata. «Ci abbiamo provato.» C'era rammarico nella voce di Judith. «Già.» Alphons vide il collega scomparire dopo la svolta all'incrocio. Vederlo andar via così faceva male. Alle volte non si poteva fare niente per gli altri; anche se ci provava,sapeva che certe cose non potevano essere cambiate. "Voglio andare a casa." In momenti difficili si voleva solamente un rifugio, un posto dove poter restare tranquilli e sicuri, lontano da quanto feriva e faceva stare male; una reazione quasi fisiologica. Da quando era iniziata quella vicenda, aveva visto Robert allontanarsi sempre più dalle persone, rinchiudendosi in sé stesso. Stava ore, alle volte giorni senza parlare con qualcuno. Era come se avesse perso disinteresse per ogni cosa; aveva mollato completamente il colpo. Uscito dal lavoro, se ne stava chiuso in casa, con la paura di vivere che non l'abbandonava mai. Un lento lasciarsi andare, rinunciando a tutto. Nessuno, vedendo il suo stato, provava a stargli vicino, a parlargli. Come si faceva a non riconoscere la sofferenza, a non volerla vedere? Guardò le scale che portavano al piano superiore con disgusto. Ridurre una persona in quello stato e continuare a spingere solo per una questione di soldi. Che cosa era diventato l'essere umano? Cosa ne aveva fatto della vita? Quella che vivevano non lo era più. Alphons guardò nuovamente il cellulare: nessuna risposta al messaggio. Per l'ennesima volta. Robert mancava da dieci giorni e nessuno aveva avuto sue notizie. Aveva provato a contattarlo, ma il cellulare continuava a squillare senza che lui rispondesse. Era andato anche dove abitava, ma nessuno era venuto ad aprire quando aveva suonato il campanello. Sapeva che era a casa, l'auto era parcheggiata davanti alla porta e le luci di alcune stanze
  33. 33. Non Siete Intoccabili Mirco Tondi 33 erano accese; tuttavia non si faceva vedere. Aveva smesso di uscire e se ne stava rinchiuso tra le mura domestiche, lontano da tutti. Il suo stato lo preoccupava sempre più. Se avesse continuato in quella maniera, il suo modo di fare sarebbe divenuto una patologia e uscire da quegli stati psicologici era sempre difficile. Avrebbe provato ancora una volta. Il pollice si fermò sul tastierino, vedendo che Judith stava venendo verso di lui. In altre occasioni avrebbe continuato a fare quello che stava facendo, ma quanto lesse sul suo volto non gli permise di ignorarla. «Cos'è?» Chiese prendendo la lettera che gli veniva porta. «E' da parte di Robert.» Disse contrita. «E' arrivata insieme alle sue dimissioni.» Alphons rimase di sasso. «Si è licenziato?» Judith assentì. Aveva ceduto. Non ce l'aveva fatta a reggere alla pressione. Aveva già preso la decisione quel giorno. Per questo non s'era fatto vedere: per non far trapelare le sue intenzioni e così evitare che provassero a dissuaderlo. Maledizione, avrebbe dovuto capire che poteva fare un passo del genere. Ma la fiducia nell'amico gli aveva impedito di vedere lucidamente la situazione. «Leggila Alphons.» Lo supplicò Judith. Se la rigirò tra le mani e vide che era indirizzata a lui. Serrando la mascella, strappò il bordo della busta ed estrasse la lettera. Era scritta al computer. "Perché mi scrivi sempre, Alphons? Ti senti solo anche tu e contrariamente a me non hai la forza di rinunciare alla vita che il mondo ti propone, continuando a rimanerci attaccato? Ogni giorno vestirsi per uscire di casa, ogni giorno lo stesso lavoro, gli stessi colleghi, le stesse persone, le stesse azioni. Sempre lo stesso e io lo odio. Continuare a fare le solite cose semplicemente perché lo fanno tutti. Perché devo continuare a ripeterle? Sempre le solite domande e risposte di rito per far finta che tutto va bene, che è il mondo migliore che si possa avere. Ma non va bene per niente. So che anche tu lo sai. Il nostro mondo è orribile e ci sono cose tremende. Ogni giorno, in ogni angolo. Dovunque ci sono persone c'è male. Le persone sono male e fanno il male. E io non voglio più averci a che fare; voglio il mio angolo in cui stare, in cui vivere. Tutto e solo per me. Tutto è violenza. Lo senti alla tv, lo leggi sui giornali. Tutti fanno violenza. Politici, militari, familiari, amici, colleghi; tutti fanno male, tutti feriscono. In ogni atteggiamento, parola, c'è violenza. E' tutta così la società. Vogliamo prevaricare sui simili per sentirci superiori e in ogni nostro gesto c'è prevaricazione e imposizione. So che è da vigliacchi vivere chiusi in una stanza, ma vivere in un mondo dove gli uomini uccidono i loro compagni di viaggio solo per dimostrare al mondo che esistono, mi sembra una cosa assurda, una cosa che il tempo cancellerà come il vento soffia via la sabbia dal mio davanzale. Sempre a voler sopraffare il prossimo, sempre a voler dimostrare d'essere migliori. E solo per quella minuscola e dannosa cosa che si chiama ego; un attimo d'estasi nell'afferrare lo sfuggevole potere. Ogni giorno ci sono milioni d'atti violenti. Ogni giorno si uccide un fratello. E poi ci chiediamo perché c'è tanta guerra e distruzione nel mondo, quando siamo proprio noi a crearla.
  34. 34. Non Siete Intoccabili Mirco Tondi 34 Hai idea Alphons di quanti milioni d'anni sono stati necessari perché cause del tutto naturali e coincidenze fortuite abbiano contribuito a costruire questo mondo così come tu lo vedi?E di come noi lo stiamo distruggendo in poco tempo? Dico basta a tutto questo. Non ha senso, niente ha senso. Che ragione ha la vita che viviamo? Io non ci sto più. Non c'è scampo a questa realtà, non si può evitare che accada: si può solo cercare di trovare un posto dove nascondersi e non farsi toccare; un posto che non può essere raggiunto. Tu ce l'hai una stanza segreta dentro di te? Io sì e mi sento al sicuro. Non permetterò a nessuno di raggiungerla e violarla. Non permetterò a nessuno di togliermela. In nessun modo." Alzò lo sguardo e vide le lacrime negli occhi di Judith. «Che altro c'è?» Aveva paura nel fare quella domanda. Judith si portò la mano alla bocca per soffocare un singhiozzo. «Questa mattina» deglutì per riuscire a parlare «l'hanno trovato davanti al computer acceso. La polizia è andata a controllare perché qualcuno, chattando con lui, si è insospettito leggendo un suo messaggio.» Si fermò non riuscendo a trovare le parole. «Si è tagliato le vene.» Disse in un soffio. «No!» Scattò Alphons urlando. «Mi dispiace tanto.» Sussurrò Judith. Un gruppetto di dipendenti comparve sulla soglia della porta. «Cos'è successo?» Fece l'uomo calvo. «Abbiamo sentito un urlo.» I quattro osservarono Alphons e Judith con sguardo interrogativo, finché non videro la lettera che teneva in mano. «Hai saputo.» Costatò il dipendente in tuta blu. «Non ne eri ancora a conoscenza?» Lo sguardo di Alphons era indecifrabile. «Come fate a essere così distaccati? A non sentirvi colpiti?» Disse a voce bassa. I quattro si guardarono l'un l'altro. «Dovremmo per caso flagellarci?» Gli rispose l'uomo calvo. «Non fa piacere avere certe notizie, ma è stata una sua scelta.» «Come hai detto?» Lo guardò torvo Alphons. «Non è colpa nostra se si è tolto la vita.» Alzò le spalle l'operaio della tuta blu. «E' stata una disgrazia: nessuno ha colpa del suo gesto. Quel che è stato, è stato.» «Esatto.» Intervenne un terzo uomo. «Bisogna tirare avanti.» Alphons strinse i pugni fino a far diventare bianche le nocche. Quelle parole erano la goccia che faceva traboccare il naso. Non bastava che fosse morto: dovevano calpestarlo come se niente fosse. «Nessuno ha colpa?» Sputò le parole tra i denti digrignati. «Lui ha colpa!» Urlò indicando la dirigenza. «Voi avete colpa!» Puntò il dito sui quattro. «Loro hanno colpa!» Fece il gesto per includere tutta la fabbrica. «Non esagerare.» Cercò di minimizzare il quarto uomo, colpito dalla sua reazione. «Esagerare?» Gli occhi erano fuori delle orbite. «E avete il coraggio di dirmelo voi, che avete superato i limiti della decenza e del servilismo?» Sbraitò senza controllo. «Voi che vi siete asserviti a quell'essere e l'avete assecondato in tutto e per tutto per mantenere questo schifo di posto di lavoro, per una piccola posizione in più di potere? Per la vostra paura e debolezza, per il vostro strisciargli intorno avete permesso che a certi colleghi fosse fatta
  35. 35. Non Siete Intoccabili Mirco Tondi 35 violenza. Colleghi che definivate amici e che non avete esitato ad abbandonare per non incorrere nella stessa fine. Se gli foste stati vicini, se aveste dimostrato solidarietà, tutto questo non sarebbe successo.» «Stai calmo.» L'operaio in tuta blu fece un passo avanti. «Guardate a cosa ci ha portato lo stare calmi!» Tuonò con violenza. «Ci ha preso i diritti, la dignità; ora anche la vita. Cosa dobbiamo lasciargli fare ancora?» «Cosa vorresti fare? E' lui che comanda.» «Porca puttana, adesso basta!» Judith lo prese per un braccio temendo che saltasse addosso ai colleghi. «Con la vostra vigliaccheria avete ucciso un amico. Avete dato potere a un mostro che ha fatto di tutto per renderci la vita un inferno. E dopo questo, avete il coraggio di parlarmi con questo tono? Non avete più alcun diritto di rivolgermi la parola: non dopo quello che avete fatto.» Intimò in tono minaccioso. I quattro se ne andarono borbottando tra loro. Preso da un incontrollato moto di rabbia, Alphons afferrò un rocchetto di stagno per saldare e lo scagliò contro la parete, mandandolo in frantumi. Judith cercò di prendergli la mano, ma lui si sciolse dalla stretta. «So che sei sconvolto, ma non cambierai quello che è accaduto comportandoti in questa maniera.» Alphons respirava affannosamente, lo sguardo torvo. Con uno sforzo si rilassò, ritornando ad avere una respirazione regolare. Ma il fuoco che divampava nelle sue pupille non aveva perso forza. «Ha voluto la guerra.» Mormorò cupo. «Io gli scateno un inferno che neanche s'immagina.»
  36. 36. Non Siete Intoccabili Mirco Tondi 36 V. Scontri. L'assemblea s'alzò in piedi quando il sacerdote s'avvicinò al leggio e sollevò il testo sacro sopra la testa. «Dal vangelo secondo Giovanni.» Declamò in tono solenne. «Non credevo di vederti qua.» Sussurrò Judith facendosi vicina ad Alphons, appoggiato alla colonna di marmo. «Almeno non dopo l'ultima volta.» «Voglio sentire quel che ha da dire questa volta, non può lasciarsi sfuggire un'occasione del genere.» Rispose muovendo appena le labbra. "Intanto Gesù, ancora profondamente commosso, si recò al sepolcro; era una grotta e contro vi era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, già manda cattivo odore, poiché è di quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti ringrazio che mi hai ascoltato. Io sapevo che sempre mi dai ascolto, ma l'ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». E, detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti in bende, e il volto coperto da un sudario. Gesù disse loro: «Scioglietelo e lasciatelo andare»." «Parola del Signore.» «Rendiamo grazie a Dio.» Rispose l'Assemblea rimettendosi a sedere. «La liturgia, propone alla nostra contemplazione ancora un miracolo che parla di morte e di resurrezione, quasi un anticipo dell'evento centrale della nostra fede. Il miracolo è sempre un segno della gloria e della potenza di Dio e in questa circostanza rivela che la potenza salvifica del Padre si attua per mezzo del Figlio, l'uomo-Gesù, il Cristo, che, come in precedenza si era rivelato "luce del mondo", ora, si rivela essere "resurrezione e vita" E' nel lungo, drammatico dialogo con Marta, una delle sorelle di Lazzaro, che Gesù pronuncia le parole che sono il vero banco di prova della fede: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà. Chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno.» Parole consolanti che riceveranno luce piena, quando il Cristo risorgerà. In questo momento, quelle parole esigono una fede totale, confortata dal miracolo della resurrezione di Lazzaro, col quale il Maestro, quasi anticipando la sua resurrezione, illumina l'evento tragico della morte, che tutti accomuna, e che sarà, per sempre confortato, dalla speranza, e della fede nel Figlio di Dio, Gesù di Nazareth, che è la Vita. «Io sono la risurrezione e la vita» annuncia oggi il Signore «chi crede in me, anche se muore, vivrà. Chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno». E a ognuno di noi ripete la domanda, che è fondamento della fede in Lui: «Credi tu questo?». Con Marta è imperativo rispondere senza riserve: « Si, credo!», anche di fronte alla morte, della quale tanto facciamo esperienza, con la perdita delle persone care, o, più semplicemente, costatando, quanto fragile e precaria sia la nostra stessa vita, che, col passar degli anni, va, inevitabilmente, verso il declino; l'angoscia ci prende e, talvolta, anche la paura, di fronte questo traguardo inevitabile. Ma questi sono soltanto sentimentalismi che non hanno valore alcuno: non contano nulla di fronte alla fede servente che dobbiamo al nostro unico Dio. La fede in Cristo esige, ordina che si compia questo passo verso la luce, e non un salto nel buio come fanno certi debosciati: perché Cristo risorto non muore più e in Lui anche la nostra vita diventa immortale.

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