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Dott.ssaVitalbaBrunoPsicologa–PsicoterapeutaSistemicoRelazionale1
Alessia mi viene inviata, dalla Dott.ssa LattaruloC., neuropsichiatra infantile dell’U.O. ASM diMatera. La ragazza ha una ...
Ipotizziamo che la Famiglia Skype è una famiglia atransazione psicosomatica. In genere, in queste famigliele gerarchie gen...
Dalla lettura delle relazioni tra i membri della famiglia e dallacomunicazione verbale e non verbale fatta nelle prime sed...
 Rigidità: Alessia ha un forte impegno a mantenere lo status quo,tanto è vero che ogni quindici giorni si fa un sintomo n...
 In una prima fase ipotizziamo la presenza di unconflitto coperto all’interno della coppiagenitoriale, con una deviazione...
 In terza seduta, allarghiamo la lettura dellastruttura e delle relazioni familiaridisfunzionali, cosicchè possiamo conne...
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L’esperienza nuova e alternativa della terapia utilizzando unnuovo strumento che è il computer e la modalità skype si èriv...
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Nonostante io fossi lì nella stanza di terapia conla famiglia, Matteo era visto come il “GrandeProfessore” che nonostante ...
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 Mi piace immaginare un insieme di sistemidove sia il paziente e ancor di più ilterapeuta trova attraverso una condivisio...
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La terapia virtuale - Vitalba Bruno

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Le slide dell'intervento di Vitalba Bruno al convegno organizzato dall'Ordine Psicologi della Lombardia dal titolo: "Le nuove tecnologie nella professione dello psicologo. Nuove idee di lavoro per lo psicologo del domani"

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La terapia virtuale - Vitalba Bruno

  1. 1. Dott.ssaVitalbaBrunoPsicologa–PsicoterapeutaSistemicoRelazionale1
  2. 2. Alessia mi viene inviata, dalla Dott.ssa LattaruloC., neuropsichiatra infantile dell’U.O. ASM diMatera. La ragazza ha una serie di fobie che leimpediscono di avere una vita sociale con i suoicoetanei. Dopo un primo contatto telefonico e unaconsultazione fatta con la famiglia, sento lanecessità di portare il caso in supervisione e vistala distanza chilometrica, che separa Laterza (TA),paese dove vedo la famiglia e Palermo, decidiamocon il supervisore Dott. Lupoi S. di coinvolgere ilcollega Dott. Bongiovanni M. per intraprendere unaterapia, avvalendoci di un nuovo setting, unastanza di terapia virtuale: la stanza di skype.2
  3. 3. Ipotizziamo che la Famiglia Skype è una famiglia atransazione psicosomatica. In genere, in queste famigliele gerarchie generazionali sono evanescenti, i confini sonodiffusi, vi è la confusione dei ruoli e nelle funzioni.Inoltre, in ogni componente della famiglia si nota unatendenza all’intrusività nei confronti dei pensieri, deisentimenti, delle azioni e delle comunicazioni altrui. Tuttii membri della famiglia manifestano un alto grado disollecitazione, premura ed interesse reciproco. Si tratta difamiglie che manifestano una spiccata resistenza ad ognicambiamento, e che sono governate da regole alquantorigide. Tipicamente, non tollerano conflitti espliciti alloro interno, ma tendono piuttosto a presentarsi, inconformità con gli standard di accettabilità sociale, comefamiglie estremamente unite, armoniose, le qualisarebbero assolutamente prive di problemi se non fosseper il comportamento della paziente,(Bruch1973, Bruch1988, Minuchin et al.1978, Selvini Palazzoli 1981).3
  4. 4. Dalla lettura delle relazioni tra i membri della famiglia e dallacomunicazione verbale e non verbale fatta nelle prime sedute, ipotizziamoquesto tipo di diagnosi di tipo relazionale.Le gerarchie sono congrue, anche se si evidenzia un ipercoinvolgimentoreciproco, una scarsa differenziazione del sé, invasione dei pensieri, confinideboli fra i sottosistemi, blocco della comunicazione diretta.Iperprotettività: all’interno della famiglia skype c’è un alto grado dipreoccupazione per il benessere reciproco, appena c’è un segnale ditensione Alessia si fa un sintomo. Alessia sente una grossa responsabilità nelproteggere la famiglia. Difatti, ad ogni cambiamento del ciclo di vita eall’inizio di un nuovo percorso scolastico si fa un nuovo sintomo.All’età di tre e sei anni, quindi all’inizio del percorso della scuoladell’infanzia e all’ingresso della scuola primaria, inizia a vomitare e a staremale, la stessa cosa le succede all’inizio del percorso della scuola superiore.Quindi c’è una resistenza al cambiamento. Poi non appena i genitori litiganoe quindi il conflitto di coppia viene fuori è proprio in questa fase che vienefuori un sintomo, ed è qui il senso di responsabilità di proteggere la famiglia.4
  5. 5.  Rigidità: Alessia ha un forte impegno a mantenere lo status quo,tanto è vero che ogni quindici giorni si fa un sintomo nuovo.Alessia appena percepisce che il conflitto dei genitori può essereminaccioso a tal punto che ci possa essere una separazione liunisce con il sintomo. Evitamento del conflitto: c’è una mancanza costante diun’esplicita negoziazione di punti di vista differenti. Negazionedell’esistenza di qualsiasi problema “noi andiamo sempred’accordo” “noi siamo perfetti” frasi che la famiglia skypeutilizza. L’evitamento del conflitto di coppia avviene secondo lamodalità di deviazione appoggio: i genitori si associano in uncomportamento protettivo verso Alessia che viene definita“malata". Il mito della famiglia unita: “Tutti per uno, uno per tutti” Mandatoereditato dalla famiglia d’origine della sig.ra Rosanna.5
  6. 6.  In una prima fase ipotizziamo la presenza di unconflitto coperto all’interno della coppiagenitoriale, con una deviazione appoggio rispettoal sintomo di Alessia, dunque, coltivando questaipotesi, supponiamo che l’aspetto morfostaticodel sintomo sia legato a mantenere l’evitamentodel conflitto padre-madre, essendo anchepresente il mito dell’unione familiare. Questalettura considera l’aspetto morfogenetico delsintomo come il tentativo, attraverso lapatologia, da parte della figlia di restituire alpadre una funzione centrale, difatti il padre siavvicina nella misura in cui Alessia porta il padrein terapia. Alessia con il suo sintomo fa si che lafamiglia chieda aiuto, di fatto non riesce a farloper cui rimane bloccata nel sintomo. L’aspettomorfostatico indica che di fatto tutto restaimmutato, il padre sempre più periferico e lamadre sempre più ipercoinvolta.6
  7. 7.  In terza seduta, allarghiamo la lettura dellastruttura e delle relazioni familiaridisfunzionali, cosicchè possiamo connettereil sintomo di Alessia a tutto ciò e rileggerlo inun ottica diversa. Immesso nella circolarità enon più nella linearità il sintomo diventafunzionale al mantenimento dell’equilibrio/e del disequilibrio del suddetto sistema. Tanto è vero che quando Alessia sta meglio equindi una volta raggiunti gli obiettiviprefissati all’inizio della terapia, la coppiaconiugale entra in crisi.7
  8. 8. 8
  9. 9. L’esperienza nuova e alternativa della terapia utilizzando unnuovo strumento che è il computer e la modalità skype si èrivelata esperienza nuova, mai sperimentata, tenendo contodegli strumenti terapeutici utilizzati fino ad oggi. All’inizio,io stessa, nello sperimentarmi con questa nuova modalità hoprovato un forte disagio, e imbarazzo nei confronti dellafamiglia non sapendo come la famiglia potesse accoglierequesta novità alternativa. Superate le difficoltà con ilbenestare della famiglia, però, all’interno della seduta mimancava il contatto fisico, la presenza, il sentire, il vedere ilmio coterapeuta, elementi essenziale e forse scontatiquando si è insieme nella stessa stanza di terapia. Questedifficoltà erano rese evidenti anche dai problemi tecnici(tipo assenza di segnale, connessione che a volte siperdevano, ritardi di connessione). Andando avanti con lesedute i problemi tecnici andavano sempre di piùdiminuendo, ma quello che mi mancava era la relazione conil coterapeuta.9
  10. 10. Essere in una stanza, in un setting, già tuttoconfezionato, ti senti protetto in qualchemodo, ma confezionarti un setting nuovo enon sapendo cosa possa succedere è davveroemozionante visto che io ero nella stanza coni pazienti, aspettando che Matteo dessequalche segnale. Se dovessi riflettere sullerisorse di questo nuova stanza, direi, tipermette di collaborare a distanza e quindidi accorciare le distanze con un collega chevive lontano da te, ti permette disperimentarti in una modalità più bizzarra, apasso con i tempi.10
  11. 11. Nonostante io fossi lì nella stanza di terapia conla famiglia, Matteo era visto come il “GrandeProfessore” che nonostante la distanza, era lìper loro, soprattutto, il sig. Michele appenavedeva Matteo gli faceva l’inchino, in segno disaluto e gratitudine. A me questa cosa mirassicurava molto, tanto che ero in una posizionepassiva rispetto a Matteo che era attiva, inquesta situazione mi sentivo molto comoda,alleggerita. Ma l’opinione e la sensazione delcollega non era uguale alla mia, lui aveva lasensazione che io stessi perdendo il “potere”della gestione della seduta. Ma grazie allasupervisione abbiamo definito che il mio non erauna paura di perdere il potere, ma che stavovivendo in maniera comoda quella posizionepassiva e che quando ho ritenuto il momentofavorevole, ho ripreso il mio spazio. Il nostro eraun gioco di volerci affermare.11
  12. 12. Un aspetto importante per me è intersecato conla relazione coterapeutica, e ha a che fare con lacapacità di esprimere le proprie divergenze in unconflitto che sia costruttivo e non ostruttivo,senza evitarlo. Mi ha permesso di sperimentaresu me stessa cosa significa lavorare al sicuro, suuna sedia a volte scomoda. La complessità in cuispesso ci muoviamo e la stessa complessità chemi ha dato questo “viaggio virtuale terapeutico”chiedendo a tutti i sotto sistemi di aiutarmi, diascoltarmi e di accogliermi restituendomitranquillità.12
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  14. 14.  Mi piace immaginare un insieme di sistemidove sia il paziente e ancor di più ilterapeuta trova attraverso una condivisionedi sistemi, una rete capace di aiutare espingere fino ad attivare il cambiamento e direcuperare le parti sane di ognuno. Io, trovandomi all’interno degli stessisottosistemi in cui è contemplato il paziente,ho inoltre la possibilità di appartenere adaltri sottosistemi: il sottosistemasupervisione, gruppo di lavoro e sottosistemacoterapeutico e sottosistema personale.14
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