Municipium agosto 2013

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Municipium agosto 2013

  1. 1. Period ico d ella C it tà d i A rp in o ANNO V Agosto 2013 DISTRIBUZIONE GRATUITA “MUNICIPIUM” “Tutte queste cose ti darò, se prostran- doti mi adorerai”.. Così disse Satana a Cristo: così ripete a tutti , nessuno escluso, colui che fu bugiardo fin dall’inizio. Non c’è luogo,tempo, divisa, grata che lo trat- tenga dal tentarci. “Dio è spirito e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità” disse Gesù alla Samaritana, l’eretica. L’adorazione è solo per Dio: per nes- sun altro. Abbassandoci rendiamo l’altro più alto. Mentre saliva a Gerusalemme per compiere la sua missione con la morte in croce, di cosa discutevano i suoi discepoli alle spalle di Gesù? su chi di loro fosse il più grande. Loro come noi, noi come loro. Quest’anno, riflettendo sul significato del luogo di culto alle nove muse die- tro la pala di San Michele con le prime immagini cristiane dipinte nelle nicchie dedicate alle figlie di Apollo, noi Arpinati dal 2013 veniamo spinti all’indietro di millesettecento anni fino a quel 313 dell’Editto di Milano: ne avvertiamo il chiaro significato di cerniera fra tempo pagano e tempo cristiano ma constatiamo anche la verità di quanto Ilario di Poitier dice- va nel IV secolo d.C. all’imperatore Costanzo: “Noi non abbiamo più un imperatore anticristiano che ci perse- guita, ma dobbiamo lottare contro un persecutore ancora più insidioso, un nemico che lusinga; non ci flagella la schiena ma ci accarezza il ventre; non ci confisca i beni (dandoci così la vita) ma ci arricchisce per darci la morte; non ci spinge verso la libertà metten- doci in carcere, ma verso la schiavitù invitandoci e onorandoci nel palazzo, non ci colpisce il corpo, ma prende possesso del cuore; non ci taglia la testa con la spada ma ci uccide l’ani- ma col danaro”. La storia di 1700 anni conferma che il Decalogo resta la quintessenza della decenza umana: da Costantino a Teodosio corrono pochi decenni ma la mondanità di cui parla Papa Francesco non trovò molte resisten- ze; molte resistenze invece trovarono certe affermazioni di Cristo: i figli delle tenebre sono più scaltri dei figli della luce, siate semplici come le colombe ma scaltri come i serpenti. Quanto è difficile conservarci liberi come usciamo dalle mani di Dio Creatore: ci ritroviamo dappertutto in catene perché ci incateniamo da soli; ma Lui “miserando ac eligendo” ossia anche promuovendoci dopo il perdono, con pazienza, torna a libe- rarci dalle catene. Don Franco Ranaldi L’Editto di Milano e la tentazione Due mesi dinamici, sotto un certo punto di vista anche duri e pesanti. E' questo il periodo trascorso dall'insedia- mento della nuova amministrazione comunale guidata dal sindaco Renato Rea. Una squadra compatta, intrapren- dente che fin dai primi giorni di insedia- mento si è messa a lavoro, molto spesso dietro le quinte e senza troppo rumore, per risolvere problematiche che ad Arpino si trascinano da tempo e che, con otto mesi di commissariamento, hanno subìto un pesante stallo. Tutti i settori sono passati al vaglio della nuova amministrazione e qualcuno ha, per necessità contingenti, ricevuto maggiori attenzioni in questo primo periodo. Abbiamo rivolto alcune domande al primo cittadino Renato Rea su questa fase iniziale di governo, dopo che le urne hanno sancito la vittoria netta della lista 'Rinnoviamo Arpino'. Agli occhi di un ex semplice cittadino ora sindaco, in che condizioni ha trovato il Comune e la macchina amministrativa? "Sapevo che la situazione era molto compromessa perchè avevo letto la rela- zione presentata dal Commissario Prefettizio alla Corte dei conti, dalla quale si poteva dedurre che per il nuovo sindaco sarebbe stato arduo rimettere le cose a posto. Intuivo anche che la macchina amministrativa avesse bisogno di qualche accorgimento per poter funzionare meglio e in questi giorni ci metteremo mano. Pertanto non sono sorpreso per quello che ho trovato, anche se speravo di non trovare subito ulteriori nuovi ostacoli da affronta- re che hanno leggermente rallentato il ruolino di marcia. Mi riferisco alla problematica dei l.s.u., che ha visto il Comune di Arpino in prima linea aven- do la scadenza del 14 luglio per presentare il piano di riequilibrio; scadenza che gli altri comuni del Lazio non hanno avuto". Quali sono i punti concreti che la giunta da Lei guidata intende met- tere a segno? "Abbiamo già ottenuto qualche buon risultato e riavviato pratiche impor- tanti che erano ferme. Mi riferisco ad esempio alle problematiche del quartiere Colle, della discarica in zona Selvelle, della scuola di Pagnanelli. Abbiamo inol- trato numerose pratiche per ottenere finanziamenti regionali e comunitari ed abbiamo ottenuto il rifinanziamento di alcune procedure che era perente. In attesa di portare a compimento questi progetti intendiamo nell'immediato sistemare viabilità ed illuminazione pub- blica e dare impulso alle attività cultura- li e turistiche". Per quanto riguarda il Gonfalone conosciamo la sua 'fede', quest'anno riuscirà ad essere imparziale? Chi vincerà il Palio delle contrade e dei quartieri di Arpino? "Non ho mai nascosto la mia apparte- nenza contradaiola o fede, e sono sicuro che riuscirò ad essere imparziale, come credo di aver fatto quando ho rivestito il ruolo di speaker della mani- festazione. Per dimostrare la mia imparzialità vi dirò che il Gonfalone lo vin- cerà il Ponte! Vorrei aggiungere la faccina con l'occhiolino ma non ne sono capace...". Cerchiamo di guardare lontano: come vede la città di Arpino tra cin- que anni? "Tra cinque anni vorrei vedere una città tornata indietro di un ventennio! Scusate il gioco di parole, ma vorrei rivedere la stessa città che ho vissuto da ragazzo, viva, piena di attività, nella quale gli Arpinati si rispecchino e di cui siano orgogliosi. Una città però che, a differenza di quella che ho goduto da ragazzo, sappia cogliere le opportunità che può riservarci il futuro, sviluppan- do le sue enormi potenzialità. Si parla tanto di centro culturale e turistico, ma solo superando ataviche divisioni ed invidie personali si possono centrare gli obiettivi di crescita, che passano necessariamente per una condivisione di pro- grammi. Non più iniziative legate alla buona volontà di pochi, ma accettate ed incoraggiate da tutta la collettività. Sono sicuro che tutti insieme ce la faremo, pur se tra le mille difficoltà, soprattutto economiche, di oggi". Il nuovo Sindaco Renato Rea Due mesi impegnativi: iniziative e progetti La giunta è stata nominata, le dele- ghe affidate anche ai consiglieri. Presto in consiglio comu- nale entreranno anche gli ultimi due non eletti grazie al gioco delle dimissioni. Le nomine agli Enti sono state pressochè com- pletate, il piano di riequilibrio finanziario approvato in aula. Ora per il sindaco Renato Rea e la sua maggioranza viene la parte forse più difficile: mettere mano all'apparato amministrativo, cioè al motore del Comune. Un motore, è opinione diffusa, che non gira come dovrebbe e potrebbe, spesso deluden- te ed inefficace. Una riunione dei giorni scorsi, durata circa sei ore, non ha prodotto decisioni, ma le scelte prima o poi dovranno essere fatte. Per chi governa il Comune si profilano due opzioni: mettere un punto e andare a capo, oppure i due punti e prose- guire. Tradotto: cambiare il più possibile lanciando un chiaro segnale di discontinuità con il passato, peraltro nel segno del nome della lista Rinnoviamo Arpino, o conferma- re discutibili decisioni prese da altri. In real- tà c'è anche la soluzione intermedia, trovare un punto di equilibrio tra le due che si pro- spettano. Valutazioni che spettano al sinda- co ed alla maggioranza, agli Arpinati spette- rà il giudizio. zip E’ notizia di questi giorni che il Liceo Classico “Tulliano” verrà trasferito nei locali dell’ex Ospedale Santa Croce, dismesso dal giugno del 2011. L’accordo tra i Commissari dell’Azienda ASL e dell’Amministrazione Provinciale di Frosinone, è stato siglato l’11 luglio 2013 e prevede una conces- sione dell’immobile in comodato d’uso gratuito per la durata di 25 anni. Per consentire l’avvio delle atti- vità sin dal prossimo anno scolastico, sarebbero tuttavia necessari interventi di adeguamento sull’e- dificio per una spesa di più di centomila euro. Ci corre l’obbligo di intervenire sulla vicenda espri- mendo il nostro disaccordo per l’ennesima solu- zione transitoria prospettata per risolvere l’ormai annosa situazione della sede del Liceo Tulliano. Il suo trasferimento dalla sede storica, operato nel- l’anno 2010 a seguito del tragico sisma dell’Aquila, ancora presenta ampi profili di dubbio. Infatti l’im- mobile considerato parzialmente inagibile, pur in assenza di minimi interventi, ospita al piano strada esercizi commerciali, l’Auditorium Cossa (utilizzato per convegni e come Sala Consiliare Comunale) e la Pro Loco. Inoltre risulta prossima la riapertura del Convitto Nazionale, per le attività parascolastiche degli alunni dell’Istituto Comprensivo M. T. Cicerone. Ciò detto si insinua un dubbio: gli inter- venti di manutenzione necessari a garantire la sicu- rezza dell’immobile di Piazza Municipio, sono stati mai quantificati? Ritenuto quanto detto relativa- mente all’utilizzazione dei locali non sgombrati, sussiste realmente l’inidoneità dello stesso a riapri- re le sue porte agli studenti? La riflessione si impo- ne partendo da un presupposto: la presenza nel centro storico del Liceo Tulliano assume una straordinaria valenza per la vita e lo sviluppo di tutta la comunità, ma soprattutto per gli studenti ospitati in un ambiente stimolante ed evocativo. In alternativa, negli anni scorsi, si era ipotizzato un tra- sferimento presso il Palazzo Sangermano, sede altrettanto prestigiosa e condivisibile. Per tali moti- vi, i fondi che la Provincia dovrebbe impegnare per l’adeguamento provvisorio dell’ex ospedale, potrebbero essere investiti più opportunamente per una delle due soluzioni definitive indicate. Inoltre, la soluzione individuata e formalizzata presso l’ex ospedale, oltre alle criticità sopra espresse, ci spinge ad evidenziare altre considerazioni. La comunità arpinate ha il diritto ed il dovere di rivendicare la possibilità di vedere riattivata la struttura per i fini cui è destinata. Si tratta di un edificio realizzato per scopi di assistenza sanitaria e tale deve rimanere per poter vedere al suo interno svolgersi utilmente tutte le attività di tipo socio-sanitario necessarie e impre- scindibili per il benessere di tutto il comprensorio. L’auspicio è che la nostra struttura, moderna e fun- zionale, possa diventare luogo di cura ed assistenza alla persona sul modello delle case della salute, ove risiedono i servizi di medicina di base, di preven- zione, di cura e di riabilitazione, indispensabili per assicurare il diritto all’assistenza di prossimità per tutti quei cittadini costretti ora a viaggi intermina- bili e ad attese estenuanti come accade quotidiana- mente. Istruzione e salute, questi i grandi temi su cui verte l’analisi proposta e che devono essere ambedue tutelati e difesi con forza. L’invito alle Istituzioni è quello di guardare oltre la soluzione immediata dei problemi con sguardo lun- gimirante ed ambizioso, che punti ad investire su obiettivi a lungo termine che ridiano speranze ai cittadini, che offrano risposte ampie e concrete, che non disperdano inutilmente risorse che, già scarse, vanno amministrate con grande oculatezza dimo- strando così capacità di governare per il bene comune. In ultimo un appello: non lasciamo mori- re il centro storico con la sua indiscutibile bellezza e il patrimonio artistico e culturale che rappresenta. Arpino va tutelata e protetta non svuotata e disprezzata, le porte vanno tenute aperte e, se chiu- se, riaperte. Liceo “Tulliano”- Nuova sede NON SIAMO D’ACCORDO 2 agosto_municipium dicembre.qxd 02/08/2013 18:13 Pagina 1
  2. 2. I vocaboli cioccie, ciocciari, Ciocciarìa, Cioccerìa, apparsi per la prima volta sulle pagine di un libro del medico Gian Gaspare Cestari, Della morbosa annuale costituzione di Anagni. E particolarmente di quella acca- duta negli Anni 1775. 76. e 77, definirono stabilmente, dalla seconda metà del Settecento, l’identità di una popolazione e del toponimo riguardante un territorio dai confini variabili del Basso Lazio, abitato da rurali, che calzavano d’abitudine le cioce. Ma tali primitivi calzari già erano portati nei campi, nei boschi e nei pascoli dai pastori e contadini dell’antica Roma. Tra le varie e più recenti ipotesi gli studiosi e i cultori dei loro abbigliamenti considerano precur- sore della ciocia il calzare nominato adoneus, un robusto pezzo di cuoio rettangolare legato fino al polpaccio da lacci, o stringhe di pelle, mentre il soccus o il pero (pl. perones), fatti con pelli mor- bide, avevano fattura diversa ed erano meno somiglianti. In questo breve testo si elencano le interessanti e talvolta sorprendenti caratteristiche qualitative, che fecero sopravvivere queste particolari calzature per molti secoli, pur con piccole modifiche, e ciò fino agli anni ‘60-70 del secolo scorso. Portate da gente povera, il primo requisito delle cioce era l’economicità (uso solo di due suole con totale abolizione delle tomaie di copertura). Presentavano una grande sem- plicità realizzativa (2 suole, 2 pezze di tessuto, degli spaghi o delle stringhe di cuoio). Richiedevano un tempo molto breve di realizzazione (la forma era ele- mentare e si usavano solo 2 strumenti: la lesina e la sgorbia; abolita qualsiasi cucitura). Pur costruite talora da artigiani ciabattini, erano poi molto adatte all’autocostruibilità e autoripa- rabilità (chiunque poteva fare queste operazioni da sé). Utilizzavano materiali facilmente disponi- bili (cuoio, vari tipi di pelli, feltro). Erano delle calzature unisex (adatte a donne e uomini) e in certe località si usava indifferentemente la stessa forma per il piede destro e per il piede sinistro. Erano calzari che con il tiraggio delle stringhe entro certi limiti si adattavano a piedi piccoli o gran- di, pur di misure alquanto diverse. Erano calzari adatti ai mesi estivi e ai mesi invernali. Avevano una grande resistenza d’uso (alcu- ni agricoltori, che le calzarono, hanno parlato di durate prossime al decennio). Erano adatte a percorsi impervi, rocciosi, sassosi e per camminare su terreni lavorati ed erano otti- me per fare il lavoro della vangatura. Erano comode e leggere, traspiranti, resistenti agli urti e agli impatti accidentali. Nelle cioce più antiche veniva utilizzato qualunque tipo robusto e rigido di pellame, naturale o conciato. Pertanto sono esistite cioce, alcune oggi visibili nei musei, costruite con pelli bovine, bufaline, asinine, (più robuste se fatte con quelle dei dorsi degli animali), ma anche con pelli ovine, caprine o suine, per quelle di uso più delicato (bambini, giovinette). In luoghi particolari, prossimi alle cartiere, (Isola Liri, Sora) esisteva anche una variante di cioce realizzate con il feltro (dette a Isola Liri manecòtte o deppióne, ad Arpino glie fèute), adatte però all’uso casalingo ed urbano su strade pavimentate e sui terreni, se regolari ed asciutti. Tutti questi tipi di calzari erano molto spesso autoco- struiti utilizzando lesine o coltelli per il taglio del cuoio e la sgorbia (sgurbia, scalpello con lama a forma di occhiel- lo rettangolare), per praticare fori regolari per il passaggio delle stringhe. Il cuoio nelle epoche più antiche non di rado veniva impiegato senza rasare il suo caratteristico pelame. (continua) Ugo Iannazzi DIRETTORE RESPONSABILE: DIRETTORE Coordinatore Pagina Cultura Pagina Politica Pagina attualità Collaboratori Responsabile Facebook PAG I N A 2 C U L T U R A M U N I CI PI U M PaoloCarnevale GiampaoloPalma Domenico Rea (cell. 339.5798895) Raimondo Rotondi Rachele Martino (cell. 348.0520729) Stefano Capuano (cell. 338.8141095) Antonio Errico Rea - Paola Di Scanno - Sara Pacitto Fabio Lucchetti www.ciociariaturismo.it municipium.arpino@gmail.com REDAZIONE Piazza Municipio - Arpino (FR) EDIZIONI GSI - Gruppo Sistema Italia Viale Mazzini, 224 - Frosinone Il materiale ricevuto non sarà restituito - Le collaborazioni s’intendono gratuite Per chiarimenti e/o precisazioni rivolgersi a Domenico Rea - cell. 339.5798895 Autorizzazione Trib. Cassino n. 196 del 12-2-76 S antopadre L A CHIE S A MIS TE RIOS A Assodato che Santopadre deriva il suo nome dalla piccola chiesa ottagonale di S. Pietro (numero precedente di MUNICIPIUM). Assodato che la Maddalena è arrivata anche a Santopadre, vuoi in forma simbolica o forma pittorica rappresentata nel quadro doble face “Ultima Cena” del Cavalier d’Arpino, custodi- to nella chiesa di S. Folco, quali altri segreti conserva la chiesetta? Secondo la leggenda è stata un “ospedale”, la “tomba di S. Folco” ed infine, impresso nelle sue linee di congiun- zione delle prese di luce a “W” che rovesciata diventa una “M”, la M di Maddalena. Come ampiamente descritto nel mio penultimo romanzo “Dietro il quadro” (Sovera Edizioni, nelle migliori e anche peggiori librerie) pre- sentato dai media locali come un “codice da vinci ciociaro”. Quali altri misteri ci sono ancora da scoprire? Le mie deboli forze ormai non mi permettono più di proseguire e, forse, questa mia ultima scoperta o intuizione, potrebbe incoraggiare menti più giovani ed elastiche a proseguire il cammino. Per la fret- ta della pubblicazione e per refusi tipografici del romanzo “Dietro il quadro” non ho potu- to aggiungere quanto vado a descrivere. Ho notato che, confermato anche da Google Earth, la chiesa di S. Pietro guarda: Casalattico! La Maddalena è arrivata anche a Casalattico? Probabilmente si! La certezza è nel suo stemma comunale sempre nel suo stile ottogonale: una colomba che sostiene una croce, di cui nessuno è riuscito a spiegare il significato! Nel mio percorso formativo all’ITIS per Chimici di Arpino, più che impiantistica e provette, mi ha sempre affasci- nato ”la pietra filosofale” quella che trasfor- mava tutto in oro. Nella continua ricerca, sono venuto a contatto con l’esoterismo che mi ha condotto su strade inimmaginabili. Il mistero è presto svelato. Ci sono dei poemi ambientati su simboli alchemici. Il simbolo alchemico per eccellenza è la Fenice, rinascita e resurrezione che nella iconografia rappre- senta Gesù morto e risorto. Quale uccello rappresenta invece la Maddalena? E’ ovvio: la colomba. Quindi, Santopadre, è la linea di congiunzio- ne tra la stirpe regale (non divina) tra Gesù e Maddalena, la quale portò avanti nel suo amore di donna e moglie il peso della croci- fissione. Credo a questo punto dopo tan- tissimi anni di aver trovato la mia pietra filosofale, un tesoro fatto di conoscenza che mi unisce ai Templari che nes- suno potrà mai pignorare o por- tarmi via oltre che permettermi di posizionare Santopadre, pic- colo borgo dimenticato sulle montagne non solo al centro della Ciociaria ma soprattutto al centro della Storia. Grazie per avermi letto. Massimo Contucci R ovi st a ndo t r a vecchi e ca r t e “ L A F E B B R E S P A G N O L A ” Era chiamata “febbre spagnola” l’epidemia tremenda che dilagò fra il 1918 e il 1920 in tutta Europa mietendo decine di milioni di vittime (alcune stime parlano di cinquanta milioni di morti: cinque volte le vittime della prima guerra mondiale). Anche in Arpino l’epidemia pro- vocò un numero di morti molto alto, anche se ancora imprecisato: le lettere inviate a mio zio Antonio ne costi- tuiscono una piccola testimonianza. In una, inviata il 23/09/1918, la giovane F. M. informa che la commedia “Addio giovinezza” non si è potuta rappresentare perché “qui, come quasi in tutta Italia la cosiddetta febbre spagno- la sta facendo strage. In quasi tutte le case ci sono malati, alcuni gravissimi, e molti sono i morti. S. M. … è quasi in fin di vita … e poi in casa sono in cinque i malati”. A. M. il 10/10/1918 scrive “…per quanto qui, purtroppo, sia morta molta gente in pochi giorni …”. Il cugino Mario il 13/10/1918 scrive (in tono un po’ cinico) “Quando vai in licenza? Affrettati perché minacci di non trovare più nessuno. La spagnola infierisce terribil- mente …” e la giovane A. G. il 14/10/1918 aggiunge “Non ho da darle nessuna notizia meno che quella della malattia che regna in Arpino lasciando nel lutto molte famiglie …”. Pare quasi di sentire il sospiro di sollievo fra le righe della giovane F. M. “L’altra sera ebbi un po’ di paura ma non dissi niente ai miei per non allarmarli. Avevo un dolorino niente indifferente dietro le spalle e mi sembrava di avere la febbre. Ma oggi posso dire di sentirmi bene”. Le lettere lasciano intuire la gravità del morbo, la cui storia in Arpino è ancora tutta da scrivere, ricercando, se pos- sibile, statistiche e dati scientifici. L’epidemia fu fatale anche mio zio, destinatario delle sopra riportate lettere, che fu aggredito dal male e morì il 4/12/1918 a Fortezza in Alto Adige. Luigi V enturini UNA V ITA SPERICOLA TA Arpino, tramontato il potere politico longo- bardo, entrò a far parte dell’entità statale denominata all’epoca “Regno di Sicilia”, fon- data nel 1130 dal Normanno Ruggero II d'Altavilla. Il nuovo Stato, formato dai terri- tori delle attuali regioni Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia, più alcune aree dell'odierno Lazio meridionale e orientale, sarebbe durato con varie denominazioni, ma senza modifiche territoriali, fino al 1860. Il successivo declino degli Altavilla portò il giovane Regno di Sicilia a essere oggetto di una sorta di “affiliazione feudale” da parte del confinante Stato Pontificio, in forte espansione politica dopo la sconfitta di Federico Barbarossa del 1176. Nel 1186, però, il figlio di Barbarossa Enrico VI sposò Costanza d'Altavilla, ultima erede del Regno di Sicilia, e lo Stato passò sotto il dominio imperiale, trovandosi a subire tutti i duri con- traccolpi della lotta fra Guelfi (papato) e Ghibellini (impero). La Città di Arpino ebbe la sua parte di guai. Nel 1229 fu saccheggiata da Federico II, figlio di Enrico VI. Nel 1252 fu quasi distrutta da Corrado IV, che di Enrico VI era nipote. Nel 1266 il papa Clemente IV nominò Re di Sicilia Carlo d'Angiò, avvalendosi dei sempre vantati “diritti feudali” sul Regno. A farne le spese fu il giovane Corradino di Svevia, ulti- mo discendente di Federico Barbarossa, che fu decapitato dopo la sconfitta di Scurcola Marsicana. Al tempestoso periodo svevo seguì, quindi, il turbolento periodo angioino. Mala tempora semper currebant, ma con meno guai per Arpino e i paesi circostanti. Uno degli Angiò fu artefice, anzi, di un periodo di grande ripresa economica e socia- le. Ladislao I d’Angiò-Durazzo (11 luglio 1376 – 6 agosto 1414), straordinario perso- naggio storico, inaugurò la lunga serie dei Re di Napoli innamorati di Arpino, dove risie- dette, per lunghi periodi e con tutta la corte, nel castello che ancora porta il suo nome. La Città di Arpino fu anche incamerata nel demanio regio e liberata da ogni servitù feu- dale. La “vita spericolata” di Ladislao merita qualche cenno biografico. Divenuto Re nel 1386, all’età di dieci anni, da quella giovane età in poi dovette sempre lottare contro le tante insidie della sua epoca turbolenta. Si affermò alla fine come capo politico e milita- re di tempra straordinaria. L’indole spregiu- dicata lo portò a coltivare ambizioni smisura- te, sintetizzate nel motto “aut Caesar aut nihil” (o Cesare o niente) ed eguagliate sol- tanto dalla sua insaziabile passione per la parte femminile del mondo. Ladislao sognò per primo, diversi secoli prima del Risorgimento, di unificare l’intera penisola italiana. Nel 1405 iniziò una serie di campa- gne militari che nel 1414, dopo alterne fortu- ne, lo portarono a conquistare tutto lo Stato Pontificio e la Toscana. Si accingeva a inva- dere la Pianura Padana quando una misterio- sa malattia lo portò alla morte in pochi gior- ni. La leggenda narra che fu avvelenato da una delle sue innumerevoli amanti, con un olio tossico spalmato sulla sua parte più fem- minile. Raimondo Rotondi L e cioce, i tradizionali calzari identitari del Basso L azio Cioce di A rpino Cioce di Montelanico Cioce di A latri L’Associazione Ex Alunni ed Amici del Tulliano ha presentato il volume in apertura delle celebrazioni per i 200 anni del Tulliano. 2 agosto_municipium dicembre.qxd 02/08/2013 18:13 Pagina 2
  3. 3. PAG I N A 3A T T U A L I T ÀM U N I CI PI UM Facebook, Twitter e tutti i social media che popolano la rete si fondano sul concetto di condivisione, trasparenza, democrazia. Forse sono soltanto una illusione, una tremenda “vertigine digitale” (dal titolo del bestseller di Andrew Keen, tanto famoso quanto discusso guru di internet), ma intanto rappresentano sempre più quel luogo virtuale nel quale con- sumare attività e relazioni umane. Del resto, come recitava la frase più inquietante del film dedicato a Mark Zuckenberg “Prima vivevamo nelle fattorie, poi nelle città e ora vivremo su internet”... Ed infatti il web, inteso come piat- taforma in cui condividere ogni cosa, raccon- tando al mondo dove siamo, cosa pensiamo, cosa mangiamo, etc, etc, amplifica progressiva- mente i suoi spazi, la sua importanza, la sua influenza. Non spetta a questa piccola rubrica disquisire sui lati positivi e negativi di questa moderna economia dell’attenzione che tanto attrae chi voglia sentirsi sempre più preso dalla vertigine di far parte di una grande commu- nity, ma registriamo l’inevitabile approdo su facebook della politica arpinate. Non che prima non ci fosse. Ricordiamo l’ex sindaco Fabio Forte (molto attivo anche su Twitter) che proprio sul profilo di Municipium annun- ciò la sua ordinanza di chiusura delle scuole a seguito dello sciame sismico dell’autunno del 2009, con l’intento di testarne interesse e con- seguenze tra i suoi concittadini. Ricordiamo le pagine facebook delle liste presenti alle elezio- ni del 2011, e dei successivi consiglieri ed assessori. Ma a contare i post, le foto, i com- menti, insomma la partecipazione condivisa nelle ultime settimane di campagna elettorale, non c’è paragone che tenga. Chi volesse rivi- vere la più virtuale delle elezioni comunali può semplicemente rivisitare i profili delle tre liste e dei candidati sindaci: ritroverà gli appunta- menti, i video di presentazione dei candidati e dei loro programmi, i comizi tenuti nelle varie località, l’incoraggiamento dei sostenitori, le contestazioni degli avversari. E questo dialogo con gli arpinati continua ancor oggi ad elezio- ni concluse. Già il 4 giugno scorso, il Sindaco Renato Rea annunciò l’intento di usare il profilo di “Rinnoviamo Arpino” come un canale di informazione diretta “Cari concitta- dini, da oggi useremo questa pagina per le comu- nicazioni ufficiali circa il nostro lavoro di amministratori della Città, aggiornandoVi sulle cose che abbiamo fatto o che faremo” Promessa mantenuta, con post aggior- nati più o meno settimanalmente e dedicati agli sviluppi dell’attività ammi- nistrativa, dalla formalizzazione e composizione della Giunta comunale (7 giugno), all’annuncio della ripresa dei lavori comunali (13 giugno), all’or- ganizzazione e soddisfazione per le giornate ecologiche (22 giugno), agli incontri in Regione Lazio per riqualifi- care il centro storico (30 giugno), etc. Ed è proprio di questi giorni l’attiva- zione (finalmente!) del profilo “Comune Arpino”, che dovrebbe rappresentare la pagina istituzionale degli arpinati. Presenti ed attivi in Facebook anche gli sfidanti di Rea. L’ex Assessore Gianluca Quadrini conserva l’apprezzabilis- sima consuetudine di rilasciare comunicati stampa relativi alla sua attività politica (tanto che leggiamo spesso i suoi interventi sui siti di informazione, da TG24.info, a ciociariaquoti- diano.it a sora24.it, condividendoli sul profilo di Municipium), ed ha affidato ad internet sia il commento successivo alle elezioni “Vi rin- grazio ancora una volta per la fiducia accorda- ta: oltre 1700 preferenze. Non ce l'abbiamo fatta ma sarò sempre a vostra disposizione”, sia l’augurio al nuovo sindaco di “svolgere il pro- prio mandato in modo efficace”. Il profilo “Patto per la Città” si era distinto pubblican- do i video di presentazione di ciascun candida- to. Anche il candidato Francesco Rabotti ha affidato a facebook le prime parole dopo le elezioni, “Ringrazio gli Arpinati che mi hanno onorato del loro voto,tutte le persone che mi sono state vicine e la Città di Arpino per la grande passione e partecipazione che fa ben sperare per un futuro intriso di trasparenza e consapevolez- za”. Ma già in occasione della sua candidatura alle regionali di febbraio, il consigliere aveva attivato un profilo pubblico per illustrare l’atti- vità politica, mentre in qualità di presidente del Comitato S.a.le, nonché degli incarichi già rico- perti, Francesco Rabotti è titolare pure di un blog personale molto ben fatto, nonché di un profilo twitter e di un canale YouTube. Insomma, sono trascorsi solo pochi anni, ma le vecchie campagne elettorali fatte solo di san- tini, manifesti e piazzate cominciano a rappre- sentare solo un grigio ricordo. Oggi si twitta, si posta, si tagga… UN TAG PER MUNICIPIUM Ma quant’è dolce questa piccola città!? “Te siènte s.tracche, s.tunate, s.temmacate? Assièret'a ss.ta piazza, i ssiè rrenate!” scriveva Fulvia Maria Macioce che dedicò i versi più belli di “Arpine” proprio alla Piazza Municipio. Anni dopo, la stessa piazza ritrova un omaggio altrettanto poetico, grazie a Katia Salvatore, che tuttavia usa lo zucchero al posto delle parole. Gli è stata commis- sionata una torta per festeggiare la pensione di Ginetta (a proposito,Tanti Auguri anche dalla nostra redazione alla cara “Vigilessa”) ma la brava pasticciera si supera, e ci offre un bel ritratto - mai così dolce- del luogo di incontro preferito dagli Arpinati. Innumerevoli i commenti raccolti dall’immagine, divisi tra chi la pensa come Giada Pallisco, “Complimenti.. è un peccato mangiarla!” E e chi al contrario come Angelo Contucci, che vorrebbe piuttosto “partecipare alla festa per poi dire, ‘me sò magnato pure io il comune di arpino’” Purtroppo la foto ha i suoi limiti, perché possiamo solo immaginarne profumi e sapori. Ma se non altro ci fa riscoprire in un’ottica più godereccia ancora i versi della poetessa Macioce “La piazz' è ggròssa cumm'a nna s.chianatòra, ce s'tà i ‘ Caffè che ffa' le pas.te bbòne, san Mmechèle, i' Tulliane; quann'è ll'òra k'ièscene a sspasse le bbèlle wajjòne, j'òme le smìccia, vò sùb- bete la mòjje i ttutte quante se le wulèra tojje! 'N cim'a ss.te munne addò la può truwà' còcata piaz- za che ppò' valè' tant'òre? Addò che ddu'passe te può'ses.temà' 's.truzziò'ne i ccusciènza, trippa i ccòre?”.. Passano gli anni, ed ancora nessuno ha saputo rispondere a questa simpatica domanda. Difficile che possa succedere oggi, dopo averne scoperto il lato più dolce! E’ il più giovane dei concittadini che vivono all’estero ed ai quali abbiamo chiesto di raccontare esperienza e lontananza da Arpino. Si chiama Rodolfo Schiavo, e per lavoro, ma non solo.. ha praticamente fatto il giro del mondo negli ultimi otto anni. Ha vissuto e visitato posti bellissimi, ma sempre portandosi Arpino nel cuore. Saluta così i suoi concittadini, sfruttando la finestra del nostro profilo facebook: “Quando da bimbo vedevo famiglie emigrate anni prima in Francia, Belgio o Inghilterra tornare ad Arpino in estate, mi chiedevo spesso:-Ma come mai fanno così tanti chilometri per passare le vacanze ad Arpino, che non c'e' neanche il mare?- Ora, dopo anni a girovagare tra Scandinavia, Irlanda ed Australia, mi ritrovo in quel di Brno (Rep. Ceca) per motivi lavorativi e capisco cosa voleva dire fare quei tanti chilo- metri.. Capisco l'emozione che regala Arpino a chi non la vive più e quel desiderio di farsi soltanto una passeg- giata in piazza o salire sopra a Civitavecchia. Eppure c'e' stata una volta dove davvero ho creduto di provenire da una città forse anche più importante di Roma, e ve la racconto: ero ospite da una mia amica a Sydney (che in segui- to diventerà qualcosa di più) e lei mi invitò ad accompagnarla all'università per seguire una lezione di latino. Sulle prime, assalito dai ricordi liceali, stavo per dare la classica giustificazione per motivi familiari, poi, anche per non offenderla, mi convinco e la seguo. La sorpresa fu che la lezione era su Cicerone ed ogni qual volta il professore pro- nunciava enfaticamente la parola Arpinate.. volevo alzarmi e gridare:-Sto qqua, mo' tu ch vuo' ra me?”. Ciao Rodolfo, speriamo di rivederci presto, anche se un po’ lontani dal mare.. ARPINO SOCIAL NETWORK (a partire dalla politica locale) ARPINATI ALL’ESTERO Rodolfo Schiavo da Brno (Repubblica Ceca) La redazione di Municipium ha attivato nella pri- mavera del 2008 un proprio profilo facebook per pubblicare on line gli articoli del giornale di carta, consentendone la lettura anche agli amici più lontani. Gradualmente questo piccolo spa- zio web si è esteso diventando una sorta di “piazza municipio” virtuale, in grado di coinvolgere e far incontrare chiun- que volesse rac- contare la città di Arpino. Dopo 5 anni si può provare ad aggiornarne i numeri delle prin- cipali caratteristi- che:5000 amici, 100 richieste di amicizia ancora in coda (che verranno accolte eliminando gradualmente dal- l’attuale lista i pro- fili non più attivi, quelli anonimi e quelli pubblicitari), 120 seguaci, 130 note pubblicate più altre 43 condivise dagli amici sulla bacheca, 27 album fotografici conte- nenti 435 foto dedicate ad Arpino. I contenuti e la bacheca del profilo di Municipium sono e resteranno sempre pubblici, ovvero visibili a tutti, e sempre a disposizione di chi desiderasse rileggere la storia più recente della cronaca, poli- tica ed economia di Arpino. Utilizzando la navi- gazione proprio del social network, si può scor- rere temporalmente il nostro profilo e si avrà l’impressione di ripercorrere il calendario degli eventi più importanti che hanno interessato la città negli ultimi tempi, attraverso una specie di multimediale “diario arpinate”, per usare l’e- spressione coniata dal compianto prof. Antonio Incani. L’attività della pagina si compone infatti non solo dei link pubblicati dalla redazione (con l’utile contributo della corrispondente Sara Pacitto), ma soprattutto con i riferimenti, i com- menti e le foto condivise sulla bacheca dai nostri lettori, la vera vox populi arpinate. Tanto che ci risulta ora praticamente impossibile riportare sul giornale di carta tutti i post pubblicati su quello on line. Inevitabili gli spazi offerti agli appunta- menti (per esempio con le giornate ecologiche, molto gradite stando ai commenti raccolti, “Mi associo ai ringraziamenti a tutti i volontari. Mi auguro che queste due giornate ecologiche abbiano riportato un po’ Arpino al suo splendore, e spero vivamente che tutte queste persone abbiano dato una bella lezione di vita” (Laura Casinelli)), alle denunce (per esempio sulla sop- pressione della linea ferroviaria Roccasecca Avezzano, con Daniele Del Monaco che scrive “Cari amici mi dicono che sabato prossimo ci sarà l'ultimo viaggio del trenino Roccasecca- Avezzano, prima della sospensione estiva. Molti rumors dicono che sarà veramente l'ultimo viag- gio in quanto la tratta ferroviaria verrà chiusa. Il treno per Arpino ha rappresentato molto e potrebbe continuare a farlo con progetti eco- turistici; lottiamo per scongiurare que- sta ipotesi”), ed anche ad un po’ di colore.. come con la foto pubblicata da Federico Bianchi e che ritrae un gros- so autobus persosi verso il “Cauto” (tra i commenti iro- nici, quello di Nestore Corona “Finalmente un pullman che sale al Castello”, mentre Carlo Iafrate ha dedicato all’episodio una bella nota intitolata “Tutto a posto, niente in ordine” segna- lando la scarsa visibilità dei segnali turistici). A destare grande attenzione sono sempre gli album fotografici che raccontano Arpino meglio di un bell’articolo sul giornale. In tal senso ringrazia- mo ancora il Principe, Roberto Gabriele, che con la sua macchinetta fotografica ha documen- tato sulla nostra bacheca gli eventi più importan- ti succedutisi in città (dalla festa di Sant’Antonio, alla corsa di motociclette di Vallefredda). Ed a proposito di fotografie, ricordiamo anche in questo spazio, la sfida lanciata ai nostri lettori da Angelo Contucci, che ha pubblicato delle bel- lissime foto d’epoca (in bianco e nero, con classi elementari o con signori che giocano a bocce a Civitavecchia, risalenti agli 40/50) invitando a riconoscerne i volti. Tutti sono inviatati a contri- buire. VOX POPULI Nel periodo successivo al secondo conflitto mondiale, anche ad Arpino, varie furono le persone che riuscirono a dedicarsi alle attività sportive. Tra queste ci fu Nino Rebecchi di cui ancora oggi si raccontano le gesta. Noi lo a b b i a m o incontrato. Nino, come e quando nac- que la sua passione per la bicicletta? Quando avevo circa una ventina d’anni, mentre tra i miei coetanei si diffondeva sempre più la passione per il calcio, mi appassionai al ciclismo, così acquistai una bicicletta. Ricordo che era una Gitan, nota marca dell’epoca, ed iniziai a cimentarmi nell’attività ciclistica. Ha mai partecipato a delle gare ciclistiche? Non ho mai partecipato a gare ciclistiche ufficiali, ma a moltissime competizioni amatoriali con altri corridori provenienti da paesi limitrofi. Quale di queste competizioni amatoriali le è rimasta più impressa? Sicuramente una che si svolse a Roccasecca, venne ad accompagnarmi il compianto Mauro Venturini, mio carissimo amico fin dall’infan- zia. Mauro per tutta la gara mi sostenne ed io arrivai fino in fondo con un brillante risultato. Il percorso fu per me molto duro: la era strada bianca, il numero dei partecipanti era elevato ed una crisi di fame, comune tra i ciclisti, mi assalì … la gara divenne così un vero e proprio inferno. Per quanto tempo ha praticato tale attività? Ho praticato tale attività per vari anni, ma pur- troppo gli allenamenti richiedevano troppo tempo che avrei dovuto sottrarre alla famiglia e al lavoro, così decisi di smettere e di dedicarmi all’atletica, diventando campione italiano di Cross nella categoria 65-70 anni a Caserta nel 1997. Nino non è stato, però, l’unico arpinate a dedicarsi all’attività ciclistica: Amerigo Cianfarani, citato anche nel libro “Arpino, vec- chie storie di piccole cose” di Dario Macioce, nella prima metà del secolo scorso, prese parte a varie gare agonistiche, riportando ottimi risultati.Nell’ormai lontano 1990 un gruppo di amici, amanti della bicicletta,, fondò l’Associazione Ciclistica Arpinate, affiliata alla Federazione Ciclistica Italiana. Essa contava circa 30 iscritti, ebbe come presidente Franco Battista, come vicepresidenti Elio Giovannone ed Domenico Manente e si estinse dopo 4 anni dalla sua fondazione. Gli associati si dotarono anche di una divisa ufficiale, simile a quella disegnata dall’artista Schifano per il Gran Premio della montagna del Tour de France e sponsorizzata dalla società arpinate “Nouvelle”, oggi “Carind”. In quel periodo, l’Associazione organizzò con l’aiuto di Ugo Ranaldi, imprenditore arpinate in terra ponti- na, una memorabile corsa ciclistica in occasio- ne della Festa di Sant’Antonio. Parteciparono anche concorrenti venuti dalle province di Latina e di Frosinone. Vincitore indiscusso fu Massimiliano De Castris di Latina, il quale evi- denziò la difficoltà del percorso. Tra gli arpina- ti, ottennero i risultati migliori Dante Rea (9°) e Leonardo De Rosa (12°). L’Associazione, inoltre, partecipò spesso a raduni cicloturistici in paesi limitrofi. Domenico Manente F o t o r i c o r d o : I CICLISTI 2 agosto_municipium dicembre.qxd 02/08/2013 18:13 Pagina 3
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