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ICT GOOD OR BAD FOR DEMOCRACY? Presentazione

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ICT GOOD OR BAD FOR DEMOCRACY? Presentazione

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Presentazione:
IS TECHNOLOGY GOOD OR BAD FOR DEMOCRACY?
INTRODUZIONE - Cristina Torsello, Nicole Denise Schiavon - Giugno 2018
Le nuove tecnologie sembrano essere la fine della politica. Utopia o realtà? I nuovi sistemi
mediatici, televisione commerciale e quindi Internet, avrebbero a poco a poco sostituito i
vecchi corpi intermedi politici mutando radicalmente il carattere della partecipazione
politica e contribuendo a ridefinirne le sue caratteristiche. La diffusione di internet ha
avuto e continuerà ad avere effetti dirompenti sulle forme della politica, non minori di
quelli avuti dall’invenzione della stampa all’inizio della modernità. Le democrazie europee,
sottoposte a sempre più nuove sfide, stanno attraversando mutamenti intensi in alcuni
ambiti fondamentali (crisi della rappresentanza, emersione dei populismi, leaderismi,
cattura oligarchica delle istituzioni, ecc…). L’uso dei media digitali evidenzia, infatti, gli
“effetti strutturali” della comunicazione politica (personalizzazione, spettacolarizzazione,
winnowing effects, ecc.) mentre non danno alcuna certezza che tutto ciò si tradurrà in un
incremento di intensità della voce e del potere di controllo dei cittadini e non, invece o
semplicemente, in una teatralizzazione spettatoriale della loro presenza, con il popolo che
da attore politico si fa audience. Ma è realmente così? La nostra ricerca ha avuto come
scopo principale quello di comprendere, attraverso il confronto con personalità illustri nel
mondo della e-democracy, le reali possibilità che il cittadino, in seguito all’evento di
internet abbia più potere e quali sono, in fin di conti, i vantaggi che le nuove tecnologie
forniscono alla democrazia.

Presentazione:
IS TECHNOLOGY GOOD OR BAD FOR DEMOCRACY?
INTRODUZIONE - Cristina Torsello, Nicole Denise Schiavon - Giugno 2018
Le nuove tecnologie sembrano essere la fine della politica. Utopia o realtà? I nuovi sistemi
mediatici, televisione commerciale e quindi Internet, avrebbero a poco a poco sostituito i
vecchi corpi intermedi politici mutando radicalmente il carattere della partecipazione
politica e contribuendo a ridefinirne le sue caratteristiche. La diffusione di internet ha
avuto e continuerà ad avere effetti dirompenti sulle forme della politica, non minori di
quelli avuti dall’invenzione della stampa all’inizio della modernità. Le democrazie europee,
sottoposte a sempre più nuove sfide, stanno attraversando mutamenti intensi in alcuni
ambiti fondamentali (crisi della rappresentanza, emersione dei populismi, leaderismi,
cattura oligarchica delle istituzioni, ecc…). L’uso dei media digitali evidenzia, infatti, gli
“effetti strutturali” della comunicazione politica (personalizzazione, spettacolarizzazione,
winnowing effects, ecc.) mentre non danno alcuna certezza che tutto ciò si tradurrà in un
incremento di intensità della voce e del potere di controllo dei cittadini e non, invece o
semplicemente, in una teatralizzazione spettatoriale della loro presenza, con il popolo che
da attore politico si fa audience. Ma è realmente così? La nostra ricerca ha avuto come
scopo principale quello di comprendere, attraverso il confronto con personalità illustri nel
mondo della e-democracy, le reali possibilità che il cittadino, in seguito all’evento di
internet abbia più potere e quali sono, in fin di conti, i vantaggi che le nuove tecnologie
forniscono alla democrazia.

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ICT GOOD OR BAD FOR DEMOCRACY? Presentazione

  1. 1. Il termine democrazia (dal greco antico: δῆµος, démos, "popolo”e κράτος, krátos, "potere") etimologicamente significa "governo del popolo", ovvero sistema di governo in cui la sovranità è esercitata, direttamente o indirettamente, dal popolo, generalmente identificato con l'insieme dei cittadini che ricorrono ad una votazione.
  2. 2. L’avvento delle nuove tecnologie della comunicazione e dell’informazione sta lentamente determinando una modificazione nel destino della democrazia. In ambito politico si assiste al mutamento dell’idea stessa di politica, all’abbattimento dei confini spaziali e temporali, che permettono al cittadino di diventare parte attiva del processo comunicativo.
  3. 3. Le democrazie sono sottoposte a sempre più nuove sfide e attraversano mutamenti intensi in alcuni ambiti fondamentali: •  Crisi della rappresentanza; •  Emersione dei populismi; •  Leaderismi; •  La struttura gerarchica della società umana. Le nuove tecnologie consentono modificazioni nei rapporti sociali tra leadership e opinione pubblica.
  4. 4. Lo Stato ha comunque bisogno di rappresentanza politica. Essa è necessaria per decidere i punti all’ordine del giorno, per scegliere su cosa si deve e non si deve votare. In un futuro quando l’attenzione si sposterà totalmente sulle piattaforme digitali, utili ad esprimere il voto o consenso telematicamente, si potrà creare una tipologia di Parlamento più a diretto contatto con i cittadini, coinvolgendoli nel processo decisionale e ascoltando la loro opinione.
  5. 5. Il web in effetti costituisce anche un utile strumento di organizzazione e azione: Da una parte, esso può favorire la democrazia interna, dentro la cornice di procedure decisionali partecipative. Dall’altra parte, esso può costituire uno strumento di promozione, diffusione e consultazione dell’azione politica.
  6. 6. Il processo di mediatizzazione si accompagna anche all’incremento di competitività elettorale: partiti e candidati sono costretti ad adottare profili strategici, puntando alla formazione di una “brand image”. Non solo per rappresentare i valori del partito, ma anche con l’obiettivo di creare un “personaggio”, un futuro leader, sfruttando ampiamente la visibilità dei media.
  7. 7. Nonostante le nuove tecnologie a disposizione delle Istituzioni non è ancora nata una forma partitica del tutto digitale, per cui non sarebbe propriamente corretto parlare di “partito digitale”, ovvero un partito che nasce e comunica totalmente su internet. In Italia, lo stesso Movimento 5 Stelle non si può definire “partito digitale”, dato che oltre all’utilizzo di internet, e in particolare del Blog, non ha per questo eliminato un contatto “faccia a faccia” con gli elettori nelle piazze.
  8. 8. Il termine e-democracy (nato intorno agli anni Novanta del XX secolo) introduce un concetto interessante, ma sin da subito di difficile definizione: la democrazia elettronica, ossia l’utilizzo delle nuove tecnologie dell' informazione e della comunicazione nell' ambito dei processi democratici.
  9. 9. Importante è ricordare che la democrazia elettronica non è una forma di governo, ma un sistema per governare, per rivitalizzare la relazione fra istituzioni e cittadini per far si che questi ultimi siano inclusi nella vita politica, condividendo le responsabilità delle scelte e della gestione della cosa pubblica.
  10. 10. Piattaforme per la e-Democracy •  Airesis è una piattaforma software libera, realizzata da un team italiano, per consentire a diverse forme di comunità di organizzarsi in modo produttivo secondo i principi della democrazia diretta e partecipativa. •  LiquidFeedback è un software studiato per raccogliere opinioni condivise all'interno di una comunità, secondo i principi della democrazia liquida; quest'ultima include contemporaneamente i concetti di democrazia rappresentativa e democrazia diretta. •  The Global Vote è una piattaforma che abilita chiunque in qualsiasi parte del mondo con una connessione Internet a votare nelle elezioni di altri paesi.
  11. 11. Attraverso le tecnologie, gli Stati e le democrazie potrebbero pensare anche alla creazione di piattaforme in grado di garantire l'anonimità del voto, la non ripetizione dello stesso da parte della medesima persona e precludere le manipolazioni ante/post voto. In questo modo si potrebbe creare una maggiore partecipazione dei cittadini a sondaggi, petizioni, referendum consentendogli di esprimere il loro voto tramite lo smartphone in qualsiasi momento e luogo.
  12. 12. DIGITALIZZAZIONE IN ITALIA Italiani che usano regolarmente internet Hanno utilizzato servizi di e-governament Imprese che vendono in e-commerce
  13. 13. La digitalizzazione è un processo lento. Rispetto all’Europa, l’Italia è molto più arretrata, e ancora non tutta la popolazione può avere facilmente accesso alla banda larga. Ci stiamo muovendo verso il cambiamento, è necessario ancora del tempo, inoltre è importante che internet venga considerato più un “alleato” che un “nemico”.
  14. 14. I social network aumentano i rischi per le libertà individuali perché sono basati su un tacito consenso: offrono gratuitamente una piattaforma tecnologica (molto costosa) per consentirti di dialogare con le persone e in cambio mi rendi disponibili le informazioni che ti riguardano. L'uso dei nostri dati consente alle piattaforme di ricavare il denaro necessario a coprirne le spese di funzionamento.
  15. 15. Le nostre norme sulla privacy si basano sul presupposto che ci sia una persona, un gruppo, che intenzionalmente entra nella nostra posta elettronica, nella nostra casa, che compia dunque delle azioni fisiche, in realtà internet non fa niente di tutto ciò. Eppure è in grado di ottenere una grande quantità di dati e di distribuirli a chi vuole e questo non nasce da internet, bensì dall’economia finanziaria. Non esiste più il concetto di privacy di un individuo contro un altro, si tratta di un’altra dimensione. Si è creata una situazione in cui siamo costretti ad utilizzare questi mezzi nella quotidianità, ma allo stesso tempo si tratta di una nostra decisione consapevole.
  16. 16. Si può concludere che attualmente internet, a causa della sua struttura attuale, non possa essere definito come un ambiente democratico, sebbene costituisca una straordinaria fonte di innovazione. Con le nostre ricerche e le interviste abbiamo constato una forte fiducia e positività, internet potrà essere uno strumento che in futuro porterà dei benefici alla democrazia. Conclusione

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