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Inchiesta uaar sui fondi pubblici e le esenzioni di cui gode la chiesa cattolica

  1. 1. Page 1 of 16 HomeInchiesta UAAR sui fondi pubblici e le esenzioni di cui gode laChiesa cattolicaL’UAAR parte dallassunto che le religioni (tutte) le dovrebbe sostenere chi le professa. Ciò nonaccade, quantomeno in Italia, grazie a un numero considerevole di leggi e normative emanate in favoredelle comunità di fede. Nessuno è al corrente dell’entità dei fondi pubblici e delle esenzioni di cui,annualmente, beneficia la religione che ne gode incomparabilmente più delle altre, la Chiesa cattolicanelle sue articolazioni (Santa Sede, CEI, ordini e movimenti religiosi, associazionismo, eccetera). Nonla rendono nota né la Conferenza Episcopale Italiana, né lo Stato. È per questo motivo che l’UAAR hadeciso di dar vita alla piattaforma I costi della Chiesa: l’obiettivo è di presentare una stima di massimache sia la più attendibile e accurata possibile, citando estesamente le fonti e utilizzando metodologietrasparenti.Il compito non è per nulla facile, perché la cifra reale e precisa è quasi sicuramente ignota sia allo Stato,sia alla Chiesa. Occorrerebbe infatti esaminare, delibera per delibera, capitolo di spesa per capitolo dispesa, il bilancio dello Stato e quelli di tutte le Regioni, le Province, i Comuni, gli enti pubblici, lesocietà a partecipazione pubblica. Occorrerebbe inoltre disporre di tutti i bilanci delle diocesi, delleparrocchie, degli enti ecclesiastici, delle associazioni cattoliche. Un’impresa impossibile per chiunque.Anche per l’UAAR, ovviamente. Anche perché non dispone certo di somme ragguardevoli da investirenell’inchiesta. Ciononostante, abbiamo ritenuto che fosse possibile, con ragionevole approssimazione,cercare di quantificare la cifra. Anche altri ci hanno provato nel recente passato: Piergiorgio Odifreddi(Perché non possiamo essere cristiani, 2007) l’ha stimata in 9 miliardi di euro, Curzio Maltese (Laquestua, 2008) in 4,5 miliardi, l’Ares (La casta dei casti, 2008) in 20 miliardi. Da parte sua, il mondocattolico fa quasi sempre riferimento alla replica al libro di Maltese, intitolata La vera questua, scrittadal giornalista di Avvenire Umberto Folena e liberamente scaricabile online, la quale non contiene peròalcun totale.A differenza dei precedenti sforzi, I costi della Chiesa rappresenta il tentativo da parte dell’UAAR diraggiungere lo stesso obbiettivo in modo approfondito, attendibile e dinamico. Perché di ogni singolavoce presa in considerazione spieghiamo la sua origine normativa, quali sono i dati a nostradisposizione e quali sono state le valutazioni che ci hanno spinto ad attribuire loro un certo valore. Tuttoquesto, essendo pubblicato online, è altresì a disposizione di chiunque, anche della stessa ConferenzaEpiscopale, voglia integrare i dati, criticarli o commentarli. I costi della Chiesa costituisce anzi unostimolo per tutti a effettuare le proprie valutazioni e, di conseguenza, a disporre nel tempo di unapiattaforma, e delle stime che contiene, sempre più affinate. Se poi la Chiesa e/o lo Stato presenterannoi propri totali saremo ancora più contenti: vorrà dire che l’iniziativa avviata dall’UAAR ha raggiunto ilsuo scopo, quello di discutere e confrontarsi sui costi pubblici della Chiesa cattolica.Ricordiamo che il bilancio dell’UAAR è pubblicato online.La stima aggiornata dei costi della Chiesa è€ 6.086.565.703Tabella riepilogativa Otto per mille Con le modifiche concordatarie del 1984, Stato italiano e Santa Sede decisero che il pagamento degli stipendi ai sacerdoti cattolici sarebbe stato sostituito con un nuovo 1.067.000.000 meccanismo, introdotto poi con larticolo 47 della legge n. 222/1985, che a sua volta estese il sistema alle altre confessioni religiose sottoscrittrici di intese con lo Stato
  2. 2. Page 2 of 16(attualmente cinque: valdesi, ebrei, luterani, avventisti e pentecostali). Entrato invigore nel 1990, il sistema destina alla Chiesa cattolica, alle altre confessionireligiose e allo stesso Stato l8 per mille del gettito IRPEF, calcolato in base allescelte (sia espresse che non espresse) compiute dai contribuenti in occasione delladichiarazione dei redditi. Nel 2010, stando al sito8xmille.it creato dalla Chiesacattolica, le assegnazioni a suo favore sono state pari a 1.067.000.000 di euro, di cuicirca il 60% proveniente da scelte non espresse. Sempre sullo stesso sito è disponibileil rendiconto sintetico dellutilizzo che ne ha fatto la Chiesa: 358 milioni (34%) pergli stipendi dei sacerdoti, 156 milioni (15%) per il culto e la pastorale nelle diocesi,125 milioni (12%) alla costruzione di nuove chiese, 97 milioni (9%) per le caritasdiocesane, 85 milioni (8%) per gli interventi caritativi nel Terzo mondo, 65 milioni(6%) per il restauro dei beni culturali ecclesiastici, 57 milioni (5%) agli interventi dirilievo nazionale per il culto e la pastorale, 45 milioni (4%) per gli interventicaritativi di rilievo nazionale, 37 milioni (3%) per la catechesi e leducazionecristiana, 30 milioni (3%) sono stati messi a riserva nel fondo accantonamento(attualmente ammontante a 110 milioni), 12 milioni (1%) per le cause matrimonialigestite dai tribunali ecclesiastici regionali. Va infine ricordato che quella cattolica èlunica confessione a ricevere un acconto sull8 per mille dellanno successivo.Otto per mille di competenza dello statoAl momento della dichiarazione dei redditi è possibile scegliere, oltre che la Chiesacattolica e alcune confessioni religiose di minoranza, anche lo Stato. È la Presidenzadel Consiglio che decide come ripartire tali fondi, che dovrebbero essere impiegati, aisensi della legge n. 222/1985, per interventi straordinari per fame nel mondo,calamità naturali, assistenza ai rifugiati e conservazione di beni culturali. Una parte 66.307.085dei beni culturali oggetto di contributo è tuttavia costituita da edifici religiosi diproprietà della Chiesa cattolica. L’ultima ripartizione, pubblicata sul SupplementoOrdinario n. 282 alla Gazzetta Ufficiale del 22 dicembre 2010, secondo i calcolidell’UAAR ha visto destinare 66.307.085,17 euro a edifici ecclesiastici.Cinque per milleLa cifra inserita è una stima basata sull’analisi degli importi attribuiti per l’anno 2009alle prime venti associazioni presenti in ognuno dei quattro elenchi ufficiali (oltre aquello dei comuni), pubblicati sul sito dell’Agenzia delle Entrate (enti delvolontariato, ricerca scientifica, ricerca sanitaria, associazioni sportive 54.500.000dilettantistiche). La somma attribuita alle associazioni cattoliche su questo campioneè stata poi riparametrata sul totale della cifra corrisposta. La stima risulta pertantoessere di 54.500.000 euro.Erogazioni liberaliLa legge n. 222/1985, oltre a introdurre il meccanismo dell’Otto per Mille,all’articolo 46 ha stabilito che «le persone fisiche possono dedurre dal proprio redditocomplessivo le erogazioni liberali in denaro a favore dell’Istituto centrale per ilsostentamento del clero della Chiesa cattolica italiana». Ripresa all’interno del DPRn. 917/1986 (Testo unico delle imposte sui redditi), la possibilità è statasuccessivamente estesa anche ad altri soggetti, quali le associazioni. L’Agenzia delleEntrate, con risoluzione n. 133/2007, ha inoltre precisato che «le erogazioni liberaliin favore delle parrocchie che realizzano interventi su beni culturali tutelati dalCodice dei beni culturali e del paesaggio possono essere detratte dallimposta lorda 13.800.000per un importo pari al 19 per cento, se effettuate da persone fisiche, dedotte dalreddito dimpresa, se effettuate da imprese». Gianluca Polverari, su Critica Liberalen. 123/4 del gennaio-febbraio 2006, ha calcolato che il mancato introito fiscaleconseguente al provvedimento dovrebbe aggirarsi intorno al 31% del valoredell’erogazione. Nel 2009, secondo dati forniti dal sito cattolico Sovvenire, leerogazioni liberali in favore dei soli sacerdoti sarebbero state pari a 14.908.000 euro.Stimando prudenzialmente che quelle in favore delle associazioni e delle parrocchieammontino quantomeno al doppio, e applicando al totale la percentuale del 31%, siottiene un mancato introito fiscale di circa 13.800.000 euro.
  3. 3. Page 3 of 16Esenzione ICIL’ICI (Imposta Comunale sugli Immobili) è stata istituita con il Dlgs n. 504/1992.L’articolo 7 ne disciplinava le esenzioni. Con la sentenza n. 4645 dell’ 8 marzo 2004la Cassazione, chiamata a pronunciarsi sull’uso quale casa di cura e pensionato dialcuni immobili di proprietà dell’Istituto Religioso del Sacro Cuore, ribadìautorevolmente che, trattandosi di attività «oggettivamente commerciali», gliimmobili oggetto del contenzioso non potevano rientrare nell’ambito dell’esenzione(cfr. il sito del Sole 24 Ore). Nell’ambito del Decreto Fiscale collegato alla LeggeFinanziaria 2006, il parlamento decise di andare contro la sentenza della Cassazioneed estese l’esenzione ICI anche agli immobili di proprietà ecclesiastica adibiti a scopicommerciali. Il decreto legge n. 223/2006 ha successivamente eliminato l’esenzionetotale, stabilendo che lesenzione «si intende applicabile alle attività che non abbianoesclusivamente natura commerciale»: in pratica, è sufficiente che all’internodell’immobile destinato ad attività commerciale si mantenga una anche piccolastruttura destinata ad attività religiose per garantire l’esenzione dall’ICI all’interoedificio. Una decisione che non è piaciuta alla Commissione Europea, che, in seguitoa una denuncia dei radicali, ha aperto un’inchiesta contro il governo italiano persospetti «aiuti di Stato» alla Chiesa e violazione delle norme comunitarie sullaconcorrenza. Secondo le stime dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani, diffusenel settembre 2005, il provvedimento relativo alla finanziaria 2006 avrebbecomportato un ammanco nelle casse comunali di circa 200-300 milioni di euro, 20-25soltanto a Roma (25,5 secondo lo stesso Comune di Roma, scrive L’Espresso dell’8settembre 2011). Maltese, a p. 62, scrive che alla stima ANCI vanno aggiunti «gliimmobili considerati unilateralmente esenti da sempre e mai dichiarati ai Comuni,per giungere a un mancato gettito complessivo valutato per difetto intorno a 1miliardo di euro l’anno». Folena, a p. 42, ha replicato così all’articolo di Maltesepubblicata su Repubblica che ha costituito l’origine di questo passaggio ne Laquestua: «Unilateralmente? Assurdo: sarebbe come se ciascuno di noi, persona fisica,decidesse di ritenersi “unilateralmente esente” dall’Irpef e così non pagasse le tasse. 500.000.000Tanto assurdo che questo passaggio nel libro scompare». Non è vero, come si puònotare. E ovviamente è possibile evadere totalmente l’ICI, perché è sufficiente nonaver cominciato a pagarla a suo tempo sulla base della legge del 1992, cambiare l’usodell’edificio in senso commerciale, e non comunicare tale modifica. La legge,scrivono i giuristi, non rende del resto facile stabilire quali condizioni debbanoricorrere affinché un edificio di culto non debba più essere considerato tale. A p. 41Folena sostiene che «gli alberghi pagano, e se ciò non avviene, li si induca senzaremissione a pagare: senza alcuna incertezza», confermando quindi che non esistealcun controllo ecclesiastico ‘superiore’ che verifichi la correttezza tributaria dei varienti ecclesiastici proprietari di edifici in cui si pratica l’attività alberghiera. Lo stessoFolena, a p. 48, scrive del resto che «quella delle “celebri” Orsoline [menzionate daMaltese a mo’ di esempio di attività alberghiera esente] è in realtà una scuola.D’estate vengono messe a disposizione le stanze delle studentesse: 80 euro pensionecompleta in alta stagione, sconti per famiglie, i bambini pagano la metà». Ma 80 eurosono, per l’appunto, una tariffa di mercato, anzi: condizioni più care di quantopraticato sul mercato da non professionisti. E la stessa scuola probabilmente applica,nel resto dell’anno, condizioni di mercato. Una ‘Casa del clero’ che offre stanze apersone comuni è stata inoltre individuata dal segretario radicale Mario Staderiniinsieme a tre pensionati per studenti (cfr. sito de L’Espresso). Sul Fatto Quotidianodel 20 agosto 2011, che si sofferma in particolare sulla tassazione degli alberghi, èperaltro riportato questo passaggio: «A pagare, secondo l’Associazione nazionale deicomuni italiani, sono meno del 10 per cento di chi dovrebbe farlo, con un dannoerariale di circa 500 milioni l’anno». Come lo stesso Folena ricorda (p. 42) i rapportitra vescovi e i vertici dell’ANCI sono cordiali, tanto che, anche recentemente, ilsegretario generale dell’associazione Angelo Rughetti ha invitato gli amministratorilocali a partecipare al Congresso Eucaristico (cfr. Ultimissima dell’11 agosto 2011).Ed è del resto noto che, pur se la Cassazione è di diverso avviso (cfr. sentenza n.17399/2011), nei rari casi in cui il mancato pagamento dell’ICI da parte di un entereligioso viene esaminato da una commissione tributaria, l’ente tende a giustificare le
  4. 4. Page 4 of 16proprie ragioni con semplici autocertificazioni e l’esito gli è generalmentefavorevole: si veda il recente caso di una casa per ferie “scagionata” perchélimmobile «era al servizio di una comunità religiosa per attività "ricettiva-assistenziale", senza fini di lucro, che veniva svolta con lo spirito apostolico propriodella Congregazione» (cfr. il sito del Sole 24 Ore). L’’assoluzione’ da parte dellecommissioni tributarie richiederebbe un ulteriore intervento in Cassazione (cfr.Ultimissima del 10 novembre 2011), che non sempre ha luogo. E, ancora, sebbene lalocazione di un appartamento sia sempre gravata da ICI, sono invece esenti lecanoniche e le abitazioni di residenza dei vescovi (cfr. Cassazione n. 6316/2005).Infine, si ricorda che secondo stime non smentite effettuate dal Gruppo RE (chesostiene di operare sul mercato immobiliare «adottando canoni di comportamentodeontologico rispettosi dell’Etica, interpretata secondo la Morale Cattolica»),pubblicate sul settimanale Il Mondo nel maggio 2007, il patrimonio immobiliare diproprietà della Chiesa e delle sue varie articolazioni rappresenta tra il 22 e il 25% delvalore dell’intero patrimonio immobiliare italiano. Date tutte queste premesse, èdunque corretto quantomeno raddoppiare la stima ANCI del 2005, portandola almenoai 500 milioni di euro di cui si parla ora (Stefano Livadiotti, ne I senza Dio, p. 75,scrive che «secondo i calcoli molto prudenziali messi a punto dai comuni, la posta inpalio vale 700 milioni l’anno», tuttavia l’UAAR non è stata in grado di trovare unadichiarazione ANCI a supporto di tale affermazione). Va anche ricordato che lemodifiche concordatarie del 1984, all’articolo 19, stabiliscono che «agli effettitributari gli enti ecclesiastici aventi fine di religione o di culto, come pure le attivitàdirette a tali scopo, sono equiparati a quelli aventi fine di beneficenza o di istruzione.Le attività diverse da quelle di religione o di culto, svolte dagli enti ecclesiastici, sonosoggette, nel rispetto della struttura e delle finalità di tali enti, alle leggi dello Statoconcernenti tali attività e al regime tributario previsto per le medesime»: pertanto,con l’introduzione e la generalizzazione dell’esenzione ICI, come ha notato perprimo il prof. Piero Bellini dell’università La Sapienza di Roma, si è in presenza di«una modifica del Concordato da parte dello Stato, peraltro in favore della Chiesa,che avviene nelle forme non previste dallo stesso Concordato. Il quale, essendo“protetto” dalla Costituzione, non può essere modificato se non nelle forme previstedalla Costituzione stessa, cioè attraverso un accordo tra le parti». Sembra dunque chele basi legali per la normativa in vigore siano alquanto labili. mentre latrasformazione dell’ICI in IMU rischia di colpire ancora di più le casse pubbliche(cfr. Lavoce.info del 27 gennaio 2011).Riduzione IRESL’IRES, Imposta sul Reddito delle Società, ha preso il posto dell’IRPEG ed è stataistituita con il Dlgs n. 344/2003. L’IRES grava con una percentuale del 27% sulreddito prodotto, con possibilità di riduzione della metà per diversi enti, tra i qualianche gli enti ecclesiastici che agiscono nel campo della sanità, dell’istruzione e delturismo: poiché l’agevolazione potrebbe violare le norme europee sulla concorrenza,essa è finita nel mirino della Commissione europea,. Il mondo cattolico (cfr. Folenasu Avvenire, il 23 agosto 2011) si difende sostenendo che si tratterebbe di un’attivitàsociale non profit improntata a «beneficienza» e «istruzione», ma è difficile attribuiretale definizione anche ai grandi enti gestiti imprenditorialmente e che applicano agliutenti tariffe di mercato. Sono comunque deducibili dal reddito complessivo degli 100.000.000enti ecclesiastici anche i canoni, le spese per manutenzione o restauro dei beni, lespese per attività commerciali svolte dall`ente, dai membri delle entità religiose (art.100, comma 2, lettera e) del TUIR). Inoltre, per ogni membro alle dipendenzedellente religioso è deducibile un importo pari allammontare del limite minimoannuo previsto per le pensioni Inps (art. 100, comma 2, lettera i) del TUIR). Ilbeneficio non è facilmente misurabile, e può essere soltanto stimato: StefanoLivadiotti, ne I senza Dio, p. 79, ha valutato in 500 milioni di euro il valore di tale‘sconto’. La cifra è probabilmente esagerata, visto che i redditi dichiarati dagli entiecclesiastici non sono certo elevati: difficilmente può dunque superare i 100 milioni.Va comunque ricordato che l’articolo 149 del Testo unico per le imposte sui redditiconferisce a vita la qualifica di enti non commerciali (e quindi i conseguenti benefici
  5. 5. Page 5 of 16fiscali) a quelli ecclesiastici (cfr. anche l’art. 111-bis del Dpr n. 917/1986): in talmodo gli enti ecclesiastici non commerciali che iniziano ad agire in ambiticommerciali sono ‘spinti’ a continuare a beneficiare delle agevolazioni previste dallalegge.Riduzione IRAPL’IRAP, Imposta Regionale sulle Attività Produttive, è stata istituita con il Dlgs n.446/1997 ed è applicata in proporzione al fatturato, lasciando inoltre alle Regioni lafacoltà di rialzare l’aliquota ordinaria. La legge prevede una riduzione del 50% pergli enti non commerciali: ma, come per l’IRES, in tale categoria vengono fattirientrare anche gli enti ecclesiastici che svolgono attività in settori quali l’istruzione,il turismo e la sanità. I radicali ricordano inoltre che «le retribuzioni corrisposte ai 150.000.000sacerdoti sono dispensate dallIrap». Anche in questo caso la stima è alquantodifficile, e nessuno si azzarda a una stima specifica: Maltese, p. 30, scrive di 500milioni per lo sconto «su Ires, Irap e altre imposte». Poiché i fatturati degli entiecclesiastici sono verosimilmente più alti, in proporzione, dei redditi che generano,pensiamo sia corretto stimare tale ‘sconto’ in circa 150 milioni.Esenzione IVAIl Dpr n. 633/1972 ha introdotto l’esenzione dall’Imposta sul valore Aggiunto per lecessioni di beni e le prestazioni di servizi fatte nell’esercizio di attività commerciali.Anche in questo caso è molto difficile differenziare tra attività commerciali e non 100.000.000commerciali, e lo è ancor di più giungere a una stima plausibile. In ogni caso la cifranon deve essere granché dissimile da quella dell’IRES, e quindi aggirarsi sui centomilioni.Esenzioni fiscali e doganali relative alla Santa SedeLa Santa Sede dispone di esenzioni diverse, e più estese, rispetto agli enti cattolici didiritto italiano. In particolare, tutti i redditi dei fabbricati di sua proprietà (el’aumento di valore degli stessi), non soltanto quelli a cui il Concordato attribuisce lostatus di extraterritoriali, sono completamente esenti da tributi, così come sono esentida imposte doganali e daziarie «le merci provenienti dall’estero e dirette alla Città delVaticano, o, fuori dalla medesima, ad istituzioni ed uffici della Santa Sede » (art. 20del Concordato del 1929). L’art. 17 del Trattato del Laterano del 1929 prevede,inoltre, che «le retribuzioni, di qualsiasi natura, dovute dalla Santa Sede, dagli altrienti centrali della Chiesa Cattolica e dagli enti gestiti direttamente dalla Santa Sede 20.000.000anche fuori di Roma, a dignitari, impiegati e salariati, anche non stabili, saranno nelterritorio italiano esenti da qualsiasi tributo tanto verso lo Stato quanto verso ognialtro ente». I radicali ricordano inoltre l’«esonero Irpef per gli impiegati e salariati,anche non stabili, della Santa Sede» e l’extraterritorialità dell’Opera Romanapellegrinaggi, le cui attività si svolgono però quasi esclusivamente sul territorioitaliano, e le cui ‘disinvolte’ modalità di gestione dei dipendenti sono state più voltesegnalate dai mezzi di informazione nazionali (cfr. Ultimissima del 29 ottobre 2008).L’entità dell’impatto di tale esenzione non è stato quantificato da nessuno:prudenzialmente lo indichiamo in via provvisoria in 20 milioni.PensioniGianluca Polverari, su Critica Liberale n. 123/4 del gennaio-febbraio 2006, haricordato che «la Legge 244/2003, dando esecuzione ad una Convenzione sottoscrittafra la Repubblica italiana e la Santa Sede nel 2000, ha previsto una spesa per il solo2004 di 9.397.000 Euro per la sicurezza sociale dei dipendenti vaticani e dei lorofamiliari», e che «in materia previdenziale, secondo il disposto delle Leggi 791/1981e 903/1973, è da annoverare il Fondo di previdenza per il clero, che, per il solo 2004 22.000.000e relativamente ai fondi erogati a favore della componente cattolica, puòattendibilmente stimarsi in 6.713.253 Euro”». Considerando il tempo intercorso tra il2004 e oggi è legittimo ritenere che la somma dei due importi si aggiri quantomenointorno ai 18 milioni. Considerando inoltre anche delibere come quella della RegioneVeneto, con cui sono stati destinati tre milioni e mezzo ai “religiosi anziani nonautosufficienti” (cfr. Ultimissima del 16 gennaio 2010: nelle Marche l’importo è di
  6. 6. Page 6 of 16600.000 euro spalmato su tre anni) è lecito considerare una cifra totale intorno ai 22milioni.Benefici statali sulle pubbliche affissioniIl Dpr n. 639/1972 prevede numerose agevolazioni tariffarie per le affissioni acontenuto religioso. Il beneficio che ne consegue è stimabile in almeno due milioni di 2.000.000euro.Benefici statali per gli oratoriLa legge n. 206/2003, nota anche come «legge sugli oratori» (anche se nel corso delladiscussione è stata estesa anche «agli enti delle altre confessioni religiose con le qualilo Stato ha stipulato unintesa»), prevede l’esenzione dall’ICI dei locali dell’oratorioquali «opere di urbanizzazione secondaria». Il mancato introito da parte dei comunidi questi fondi, calcolato dalla legge nell’importo di 2,5 milioni di euro annui, vienecoperto dallo Stato. Inoltre, stabilisce la legge, «lo Stato, le regioni, gli enti locali, 2.500.000nonché le comunità montane possono concedere loro in comodato beni mobili eimmobili, senza oneri a carico della finanza pubblica» (vedi anche Edifici diproprietà comunale concessi a condizioni di favore a enti e associazioni cattoliche).La legge, infine, non preclude alla legislazione regionale la possibilità di concedereulteriori contributi agli oratori (vedi anche Contributi regionali agli oratori).Contributi statali per i cappellani nelle Forze armateGianluca Polverari, su Critica Liberale n. 123/4 del gennaio-febbraio 2006, ha scrittoche «fra i contributi pubblici forse meno noti a favore del mondo cattolico vi è poiquello relativo al pagamento degli stipendi dei circa 200 cappellani militari presentinel Paese, onere a totale carico dello Stato ai sensi della Legge 512/1961 e che puòstimarsi, rielaborando i dati del sito web dell’Ordinariato Militare in Italia, in circa 8milioni di Euro per il solo 2004» (quindi, circa 40.000 euro a testa per cappellano).Maggiori informazioni si possono trovare sul sito dell’ordinariato Militare. Va ancherilevato che a questi stipendi fanno poi seguito, una volta terminato l’incarico, anche 12.000.000le relative pensioni (art. 47 della legge n. 512/1961): su il Manifesto del 20 agosto2011 si è ricordato, per esempio, che il presidente della Conferenza EpiscopaleItaliana, il cardinale Angelo Bagnasco, in quanto ordinario militare per lItalia dal2003 al 2006 è andato in pensione con il grado generale di Corpo dArmatadellEsercito, percependo in tal modo quasi 4.000 euro mensili. Vi sono infine i costiper la creazione e il mantenimento delle strutture di cui si avvalgono i cappellani. Perquesto motivo è legittimo pensare che l’incidenza sia di almeno circa dodici milioni.Contributi statali per i cappellani nella Polizia di stato«Con l’intesa fra il Ministro dell’Interno e il Presidente della Conferenza episcopaleitaliana, firmata il 9 settembre 1999 e resa esecutiva con D.P.R. n° 421 del27/10/1999», scrive la pagina del sito CEI dedicata all’assistenza spirituale alpersonale della Polizia di Stato,«si stabiliscono le modalità per assicurare l’assistenzaspirituale al Personale della Polizia di Stato di religione cattolica». Dal sito emergeche in ogni provincia vi è un cappellano provinciale. Anche in questo caso devono 6.000.000essere calcolati i costi per la creazione e il mantenimento delle strutture di cui siavvalgono i cappellani, a cui vanno aggiunte le spese per i festeggiamenti di SanMichele Arcangelo, patrono della Polizia di Stato. L’incidenza di tali costi può esserevalutata nella metà della cifra stimata per i cappellani militari, ovvero circa seimilioni.Contributi statali per i cappellani nelle carceriIn Italia vi sono oltre duecento istituti di reclusione, in ognuno dei quali agiscealmeno un cappellano cattolico. Il loro trattamento giuridico è disciplinato dalla leggen. 68/1982, che all’epoca stanziava per tale servizio la cifra di 1.414.826.908 lire. 8.000.000Presso il Ministero di Giustizia, a far tempo dalla legge n. 68/1982, è inoltre attivol’incarico di Ispettore dei cappellani. Anche in questo caso devono essere calcolati icosti per la creazione e il mantenimento delle strutture di cui si avvalgono i
  7. 7. Page 7 of 16cappellani. Date queste premesse, una previsione di incidenza di circa otto milioni dieuro può essere considerata verosimile.Contributi statali per i "grandi eventi" della Chiesa cattolicaIl governo italiano ha facoltà, attraverso decreti e ordinanze, di proclamare “grandieventi” quegli avvenimenti «che richiedono interventi urgenti, un coordinamentocomplesso, una rapida esecuzione e misure straordinarie per prevenire possibili rischie per assicurare la tutela della vita, dei beni, degli insediamenti e dellambiente», e lacui gestione è pertanto affidata alla Protezione Civile. Metà di essi sono eventiriguardanti il mondo cattolico: negli anni passati sono stati dichiarati “grandi eventi”, 3.651.315per esempio, alcune visite del papa in città italiane, l’anno giubilare paolino,l’esposizione delle spoglie di san Pio da Petrelcina, l’agorà dei giovani italiani aLoreto, l’incontro del papa con gli aderenti ai movimenti e alle comunità ecclesiali.Nel 2011 l’unico “grande evento” cattolico è stato considerato il Congressoeucaristico, per il quale il governo ha impegnato la somma di 3.651.315,21 euro.Insegnamento della religione cattolica nelle scuoleCon la legge n. 186/2003 gli insegnanti della religione cattolica sono entrati in ruolo.Attualmente sono 26.326, e il loro numero è in aumento. Curzio Maltese, ne LaQuestua, ha stimato il loro costo in circa un miliardo di euro. Poiché nella sintesi deidati pubblicata dal MIUR per lanno scolastico 2009/2010 gli insegnanti di religionenella scuola statale erano 26.326 su un totale di 931.756 (non considerando supplenticon contratto inferiore allanno), il costo che lo Stato sostiene per l’insegnamentodella religione cattolica nelle scuole può essere quantificato in 1,25 miliardi di euro,ottenuto moltiplicando il costo totale dellistruzione scolastica per il rapporto trainsegnanti di religione cattolica e totale degli insegnanti. La loro retribuzione èperaltro più alta degli insegnanti normali, e la questione è stata oggetto diun’inchiesta UE, sollecitata dal deputato radicale Maurizio Turco (cfr. Ultimissima 1.500.000.000dell’8 ottobre 2008). Esistono inoltre convenzioni sottoscritte dalle amministrazionicomunali e inerenti gli insegnanti di religione nelle scuole d’infanzia comunali:quella del Comune di Verona, per esempio (cfr. delibera di giunta n. 277/2010)riguarda sei docenti presso le scuole d’infanzia comunali per un impegno di spesa dicirca 137 mila euro l’anno. Tenendo anche presente i costi amministrativi e gestionalisupplementari che gravano sulle scuole in seguito alla necessità di assicurare questadocenza supplementare, e del costo dei libri di testo che, specialmente per quantoriguarda la scuola primaria, grava normalmente su fondi pubblici, si ritiene lecitostimare i costi complessivi dell’insegnamento della religione cattolica in almeno 1,5miliardi di euro.Contributi statali alle scuole cattolicheLa legge n. 62/2000 ha stabilito che le scuole paritarie private fanno parte a pienotitolo del sistema di istruzione nazionale, e devono pertanto essere finanziate. La cifraprevista nell’ambito dell’ultima manovra finanziaria prevede lo stanziamento di 522 261.000.000milioni. Poiché circa la metà delle scuole paritarie italiane è cattolica, la stima delcontributo a loro favore è stimata in 261 milioni.Contributi statali alle università cattolicheAnche le università cattoliche ricevono contributi statali. Nel 2010 le assegnazionitotali da parte del MIUR previste dalla legge n. 243/1991 sono ammontate a 53.216.88689.131.858 euro, di cui 53.216.886 ai cinque atenei cattolici.Contributi statali alleditoria cattolicaAi sensi della legge n. 250/1990 il governo eroga annualmente contributi per lastampa a numerose testate giornalistiche. Nel 2010, i contributi erogati a testatecattoliche sono stati pari a 7.811.336,79. A parte vanno considerati i fondi pubbliciricevuti da Radio Maria: a suo tempo un milione di euro attraverso la legge 12.000.000finanziaria, ora i contributi per le radio in lingua tedesca (oltre 260.000 euro). Aquesti fondi occorre poi aggiungere il «credito d’imposta pari al 10 per cento dellaspesa per l’acquisto della carta utilizzata per la stampa delle testate edite e deilibri» (cfr. legge n. 350/2003, commi 181-183, in particolare la lettera h) di
  8. 8. Page 8 of 16quest’ultimo: «Sono escluse dal beneficio le spese per l’acquisto di carta utilizzataper la stampa dei seguenti prodotti editoriali… le pubblicazioni aventi caratterepostulatorio, cioè finalizzate all’acquisizione di contributi, di offerte, ovvero dielargizioni di somme di denaro, ad eccezione di quelle utilizzate dalle organizzazionisenza fini di lucro e dalle fondazioni religiose esclusivamente per le proprie finalitàdi autofinanziamento»). Il tutto porta a una stima di almeno dodici milioni di euro.Tariffe postali agevolateL’articolo 2 della legge n. 662/1966 ha stabilito che possono usufruire di tariffepostali agevolate anche «le fondazioni ed associazioni senza fini di lucro aventi scopireligiosi nonché gli enti ecclesiastici». L’agevolazione tariffaria è stata poiconfermata con il decreto del ministro per lo sviluppo economico del 23 dicembre 7.500.0002010. La copertura di tale agevolazione ammonta a trenta milioni: si può considerareche, complessivamente, il mondo cattolico ne usufruirà per almeno un quarto, ovverosette milioni e mezzo di euro.Riduzione del canone TVLivadiotti ha ricordato sull’Espresso dell’1 settembre 2011 l’esistenza di «un canoneRai molto speciale». È quello applicato, in base a un decreto del ministero delloSviluppo economico sui televisori installati fuori dagli appartamenti, agli apparecchidegli istituti religiosi: «185 euro e 10 centesimi per il 2009, meno della metà rispetto 370.000ai 370 euro e 17 centesimi richiesti ad affittacamere e campeggi a uno o due stelle».Stimando in almeno duemila gli apparecchi in questione, il danno erariale è di circa370.000 euro.Copertura statale per il consumo idrico del VaticanoL’articolo 6 dei Patti Lateranensi stabilisce che «l’Italia provvederà a mezzo degliaccordi occorrenti con gli enti interessati che alla Città del Vaticano sia assicurataun’adeguata dotazione di acque in proprietà». Non esiste alcuna specificazione dellaquantità ritenuta «adeguata». Nel 1999, in occasione della quotazione dell’aziendaidrica romana, l’ACEA, la società ha chiesto al Vaticano l’arretrato e il consumo per 4.000.000tutti i consumi non legati all’effettivo consumo di acqua, quali la manutenzione dellefognature e la gestione dei liquami. La querelle è stata risolta dal governo italiano conla legge finanziaria per il 2004, decidendo di versare all’ACEA 25 milioni per gliarretrati e 4 milioni di euro annui a partire dal 2005.Fondo edifici di cultoIstituito con larticolo 55 della legge n. 222/1985 (la stessa dell’Otto per Mille), ilFEC possiede un patrimonio immobiliare, gestito dal Ministero dell’interno, di circasettecentocinquanta templi di elevato valore, per diversi dei quali si paga il bigliettod’ingresso. Come rilevano i radicali nella presentazione di una proposta di legge, «lecirca settecento chiese appartenenti al FEC vengono solitamente concesse in usogratuito per fini di culto allAutorità ecclesiastica»; i proventi del patrimonio 70.000.000derivanti da locazioni di immobili adibiti ad uso di civile abitazione sono inveceutilizzati «per la conservazione, il restauro, la tutela e la valorizzazione degli edificidi culto». Poiché la locazione di immobili del genere avrebbe un costo minimo dicentomila euro l’anno, si stima prudenzialmente che il beneficio della concessionedell’uso gratuito abbia una consistenza di circa 70.000.000 di euro ogni anno.Servizio civileIl Servizio Civile Nazionale, istituito con la legge 64/2001, dal 2005 si svolge su baseesclusivamente volontaria. Nel 2010 i volontari avviati al servizio sono stati 19.412.Percepiscono circa 500 euro netti al mesi. Possono usufruire di questo impegno leamministrazioni pubbliche, le associazioni non governative (ONG) e le associazioni 20.000.000no profit che operano negli ambiti specificati dalla legge. Molti dei beneficiari sonoorganizzazioni cattoliche, che impiegano i volontari anche per fini opinabili, qualil’accoglienza dei pellegrini a Lourdes, ritenuta comunque legittima dal governoitaliano (cfr. Ultimissima del 3 giugno 2011). Con queste premesse, riteniamo
  9. 9. Page 9 of 16legittimo stimare l’incidenza sui bilanci pubblici del servizio svolto a favore di realtàcattoliche in almeno venti milioni di euro.Finanziamenti statali allassociazionismo socialeIl ministero del lavoro e dell’associazionismo sociale assegna ogni anno contributi aiprogetti e alle iniziative delle associazioni che ne fanno richiesta e che soddisfano i 3.720.417requisiti richiesti dalla normativa. Nel 2010 sono stati erogati undici milioni di euro:di essi, 3.720.417,20 sono andati a realtà cattoliche."Legge mancia"Ogni anno la commissione bilancio della Camera delibera la distribuzione dicontributi ‘a pioggia” a soggetti segnalati dai deputati. Di qui il nome di ‘leggemancia’ con cui è nota. L’ultima distribuzione, decisa il 2 marzo 2011, ha portato aerogare 2.665.000 euro. 895.000 euro di questi fondi sono andati, direttamente oindirettamente, a realtà appartenenti al mondo cattolico. Ma l’importo totale previstonel 2011 è di 50 milioni, e con l’approvazione della legge di stabilità nel 2012diventeranno 100. Al momento tali fondi non sono stati ancora determinati, ma 12.500.000indiscrezioni di stampa parlano di distribuzioni a oratori, parrocchie e ospedali diproprietà ecclesiastica (cfr. Ultimissima dell’11 novembre 2011). Stimandoprudenzialmente nel 20% i fondi che finiranno a strutture cattoliche, sulla scorta delleesperienze precedenti, e limitando l’analisi al 2011, la somma di cui beneficia laChiesa è stimata per il momento in 12,5 milioni, anche se c’è chi stima la somma daelargire a ospedali cattolici come il ‘Gemelli’ e il ‘Bambin Gesù’ in ben 70 milioni dieuro.Altri contributi stataliLo Stato spende direttamente ogni anno una somma imprecisata che viene impiegataa beneficio delle varie realtà cattoliche. Un esempio recente è dato dall’acquisto di unelicottero, del costo di 25 milioni, che verrà impiegato quasi esclusivamente abeneficio di papa Benedetto XVI (cfr. il sito de L’Espresso). L’UAAR non è in grado 50.000.000di verificare ogni singola voce del bilancio statale, né può (come ha fatto per leamministrazioni locali) effettuare verifiche a campione. Presume pertanto che lasomma che grava sulle casse pubbliche possa stimarsi quantomeno in cinquantamilioni.Spese straordinarie delle amministrazioni locali in occasione di importanti eventi cattoliciAlcuni eventi cattolici di importanti eventi nazionali usufruiscono di ulterioricontributi da parte delle amministrazioni locali. Non è facile ricostruire questi datiperché sono dispersi in mille rivoli. Per esempio, e per restare agli eventi più recenti,l’esposizione della Sindone a Torino ha inciso sui bilanci pubblici per almeno due 20.000.000milioni, come la visita del papa a Lamezia Terme; il congresso eucaristico di Anconaalmeno per quattro; la beatificazione di Karol Wojtyla a Roma almeno per cinque.L’UAAR ritiene che, ogni anno, almeno venti milioni di euro siano utilizzati per talieventi.Contributi dele amministrazioni locali alle scuole cattolicheAi Contributi statali alle scuole cattoliche si aggiungono anche contributi da partedelle amministrazioni locali. È difficile ricostruire il quadro complessivo perché talicontributi sono devoluti a ogni livello: regionale, provinciale, comunale, senzaescludere il circoscrizionale. Non esiste alcun quadro complessivo, e realizzarlosarebbe probabilmente impossibile, e per questo motivo elenchiamo a mo’ diesempio alcune realtà che hanno sostenuto la scuola paritaria: il Veneto con 14,5milioni di euro (cfr. Ultimissima del 5 agosto 2011), la Lombardia con 50 milioni 400.000.000attraverso i soli buoni scuola, a cui si aggiungono le integrazioni al reddito. La leggeligure n. 14/2002 stanziò 774.685 euro a sostegno delle famiglie, alla quale si èaggiunta la legge n. 15/2006 sul diritto allo studio, mentre la Regione Toscana erogaannualmente circa 3,5 milioni, quella siciliana circa diciassette, il Lazio intorno aicinque, una piccola regione come la Basilicata quasi tre milioni (tra finanziamentidiretti e quelli ai progetti delle scuole paritarie). Lo stanziamento di diverse decine dimilioni di euro è inoltre previsto dal Piano triennale di interventi in materia di
  10. 10. Page 10 of 16istruzione, diritto allo studio e libera scelta educativa della Regione Piemonte. LaProvincia autonoma di Trento ha stanziato nel 2009 11,7 milioni (cfr. Ultimissima del28 febbraio), quella di Parma oltre un milione: la provincia di Bergamo si limitainvece a 387 mila euro, quella di Carbonia-Iglesias a 196.000. A livello comunale,Verona destina 2,37 milioni alle sole scuole cattoliche, Bologna oltre un milione,Lodi 390.000, ma anche quelli più piccoli stanziano cifre significative: Carugate (MI)175.000 euro, Silea (CS) 102.000, Quarto d’Altino (VE) 31.000. Da notare che neicomuni più piccoli è particolarmente diffusa l’abitudine di ripianare i debiti dellescuole d’infanzia parrocchiali. Vanno infine aggiunti i fondi per l’acquisto di libri ditesto destinati alle famiglie meno abbienti, i contributi destinati alle borse di studioper studenti meritevoli (i provvedimenti non discriminano tra statale e privato), equelli alle infrastrutture: la sola Regione Lombardia ha destinato, nel 2010, quasi800.000 euro per i soli istituti cattolici, la Regione Veneto quasi cinque milioni. Daquesta sommaria ricognizione emerge come la somma erogata da tutte leamministrazioni locali italiane debba essere persino superiore a quella stanziata alivello governativo. Poiché circa la metà delle scuole paritarie italiane è cattolica, edalcuni provvedimenti sembrano essere stati indirizzati soltanto a esse, il contributo aloro favore è stimato dall’UAAR in almeno 400 milioni.Utilizzo dei fondi strutturali europeiLUnione Europea ha istituito dei fondi strutturali per il finanziamento di progettivolti soprattutto ad eliminare le forti disparità economiche tra varie regioni delcontinente, a sostegno quindi soprattutto delle aree maggiormente svantaggiate. Iprincipali di questi fondi sono il FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale) e ilFSE (Fondo Sociale Europeo), e insieme agli altri incidono sullintero bilanciodellUE per più di un terzo. La programmazione per lerogazione di questi fondi aivari progetti viene effettuata su base pluriennale e al momento siamo nella secondaprogrammazione relativa al periodo 2007-2013, mentre il ciclo precedenteinteressava il periodo 2000-2006. Per accedere alla ripartizione dei fondi le singoleregioni e i singoli paesi devono redigere appositi Programmi Operativi che possonoessere nazionali (PON), interregionali (POIN) o regionali (POR). Va inoltre tenutopresente che il FESR partecipa al contributo con una quota che varia dalla metà deltotale a meno del 40%, e se la quota è la stessa anche per gli altri fondi ne consegueche dei contributi erogati dal fondo (che comunque grava indirettamente anche sullafiscalità generale, perché anche lItalia vi contribuisce in quanto paese membro) piùdella metà compete allo Stato o alla Regione. Per quanto riguarda i POR, a pagina 79del suo libro La Questua Curzio Maltese scrive in proposito: “Non solo l’Italia è infondo alla classifica nello sfruttamento dei fondi comunitari, ma per giunta li spendein larga misura per restaurare beni ecclesiastici. Una regione come la Sicilia destina 107.000.000fino all’80-90 per cento dei fondi a chiese e proprietà di enti religiosi. Una voltaristrutturati con i soldi pubblici, molti beni ecclesiastici vengono poi messi sulmercato e venduti per trasformarli in alberghi, realizzando così per la casa madre, ilVaticano, colossali profitti”. In realtà, fermo restando il fatto che il restauro dei beniecclesiastici è effettivamente oggetto di finanziamento, le proporzioni sembranoessere diverse. Siamo andati in cerca di documenti che attestino quelli che sono gliimporti effettivamente erogati e al momento, per quanto riguarda la programmazione2000-2006, e abbiamo trovato dei dati sul sito del Dipartimento dei Beni Culturalidella Regione Sicilia. Va premesso che sono diversi i dipartimenti coinvoltinellattuazione del propramma operativo, e il dipartimento osservato ha laresponsabilità sulle misure e sottomisure 2.01, 2.02, 2.03, 5.01c e 6.06c. Inoltre, nonin tutte queste misure sono presenti finanziamenti ad enti ecclesiastici, o comunqueper progetti di interesse religioso, per via della natura stessa degli interventi previstidalla misura; infatti finanziamenti di questo tipo sono riscontrabili solo nelle misure2.01 e 2.03 per un ammontare di oltre 125 milioni di euro, costituenti poco meno del20% del totale delle misure prese in considerazione. Proiettando i dati della Siciliasul totale nazionale e sul totale delle regioni che accedono a i fondi, e dividendo lasomma ottenuta per sette (gli anni di durata del programma), si ottiene una stima dicirca 107 milioni allanno. Per quanto riguarda invece la programmazione 2007-2013,
  11. 11. Page 11 of 16attualmente in corso, risulta di gran lunga più semplice reperire informazioni inquanto la stessa Unione Europea, con il regolamento CE n.1828/2006, ha obbligato levarie Autorità di Gestione a pubblicare sul proprio sito istituzionale lelenco di tutti ibeneficiari. Inoltre, la documentazione aggiornata, compresi gli elenchi deibeneficiari, possono essere ottenuti a partire dal sito del Dipartimento per le PoliticheEuropee della Presidenza del Consiglio dei Ministri. In tutti i casi è possibilescaricare documenti in vari formati, unica eccezione per il Ministero dellistruzioneche invece pubblica una maschera di ricerca che rende lunga e farraginosa laricostruzione dellelenco completo. Dalle ricerche effettuate sugli elenchi delleregioni risulta che il totale dei contributi elargiti per progetti a carattere religiosoammonta a quasi 50 milioni di euro. Poiché le regioni meridionali ricadono inobiettivi da cui sono escluse quelle settentrionali, ne consegue che la maggior parte diquesto genere di interventi interessano il sud. La parte del leone la fa la regionePuglia che con in suoi 16 milioni di euro copre un terzo del totale dei finanziamenti.Cambi di destinazione dusoDopo aver parlato dei Fondi strutturali europei, Curzio Maltese, ne La Questua, apagina 79 aggiunge: «Una volta ristrutturati con i soldi pubblici, molti beniecclesiastici vengono poi messi sul mercato e venduti per trasformarli in alberghi,realizzando così per la casa madre, il Vaticano, colossali profitti». Le‘trasformazioni’ (in linguaggio tecnico: cambi di destinazione d’uso) sono frequenti edocumentate (Maltese, a pagina 80, cita l’esistenza di diverse centinaia di casi), eportano cospicui vantaggi economici alle realtà ecclesiastiche. Si veda, a mero titolodi esempio, il recentissimo caso nel piccolo comune di Rivalta di Torino, in cui laparrocchia dei Santi Pietro e Andrea, proprietaria di un terreno agricolo di 9 milametri quadri con destinazione agricola, ha deciso di venderlo, chiedendo però primaal Comune di renderlo edificabile, in modo da avere un milione e mezzo di euro per ilavori di ristrutturazione dell’oratorio (cfr. Ultimissima del 19 ottobre 2011). Su scalaben più vasta l’iniziativa immobiliare avviata dalla curia di Verona, e giustificata conun asserito buco di bilancio di circa 18 milioni di euro: vendita di due terzi dell’area 150.000.000di 387mila metri quadrati del seminario di San Massimo, con abbattimento deipalazzi del Seminario minore e delle mense; secondo L’Arena dell’1 giugno 2008, ladiocesi conta di introitare circa 60 milioni di euro dalla trasformazione dell’area,ribattezzata “Ecoborgo”, in edifici residenziali, direzionali e commerciali. Operazionidi questo tipo sono frequenti soprattutto per i cambi di destinazione d’uso deiconventi, sempre meno utilizzati per i propri fini istituzionali, e per così dire ‘vocati’a diventare alberghi. Ma non mancano strutture di altro tipo: a Ravenna, latrasformazione di un albergo di lusso di un orfanotrofio con i fondi stanziati per ilGiubileo, solo tardivamente raticata dall’amministrazione locale, ha portato ilvescovo e il tesoriere della diocesi a essere indagati per malversazione (cfr.Ultimissima del 4 novembre 2011). I vantaggi economici ottenuti in tutta Italia daidiversi enti ecclesiastici possono ben difficilmente essere inferiori a 150 milioni dieuro.Altri contributi erogati dalle regioniLa stima è basata sull’esame delle delibere di giunta 2010 di tre regioni: Basilicata(2.040.000 euro; 588.879 abitanti; 3,46 euro per abitante), Liguria (3.552.425,34;1.615.986, 2,20), Marche (560.000,00; 1,559.542; 0,36), al netto dei contributi giàconsiderati in altre voci specifiche. La media regionale è dunque di 2,00 euro perabitante. Poiché la popolazione totale è stata calcolata dall’Istat in 60.340.328, epoiché si è ritenuto, prudenzialmente, di moltiplicare la cifra per due (perché non tuttii contributi emergono dalle delibere - in quanto non sono state analizzate le 242.200.000determine, le delibere di consiglio e della presidenza nonché il bilancio; le delibere digiunta non consentono sempre l’immediato riconoscimento dell’effettivodestinatario; talvolta rimandano ad allegati non disponibili; nessuna regione ha resodisponibile online l’albo dei beneficiari previsto dal DPR n. 118/2000), la proiezionesu scala nazionale porta a un valore di circa 242,2 milioni di euro. È comunque notoche altre regioni, come la Lombardia, guidata dal ciellino Roberto Formigoni,dedicano alla Chiesa cattolica un volume di risorse notevolmente superiore: cfr. il
  12. 12. Page 12 of 16libro La lobby di Dio, di Ferruccio Pinotti, e la vicenda di Enrico De Alessandri,funzionario regionale sospeso per un mese per aver criticato il sistema di potere cheruota attorno a Comunione e liberazione (cfr. Repubblica del 3 dicembre 2009).Servizi appaltati in convenzione ad organizzazioni cattolicheQuesta è forse la voce più difficile da stimare. Esiste infatti tutta una serie diinterventi sociali, di competenza sia statale, sia locale, per fronteggiare la povertà, ildisagio sociale, la tossicodipendenza, l’AIDS, l’arrivo di migranti, i disabili, finoall’attività sportiva, che sono generalmente dati in appalto (in convenzione, ma nonsempre) a organizzazioni cattoliche, o che addirittura sono svolti all’interno deglioratori o di altre strutture parrocchiali. Che apparentemente lo svolgono senza fini dilucro, ma che costituiscono comunque una voce in perdita per lo Stato. Per esempio,Sofia Basso, su Left del 29 maggio 2009, ha scritto degli «alti rimborsi richiesti dallestrutture del privato-sociale, in prevalenza cattoliche: al costo medio giornaliero perragazzo di 77 euro delle comunità di accoglienza pubbliche, le privatecontrappongono rette giornaliere medie di 324 euro per ogni minore assistito». Lasola convenzione con la comunità terapeutica ‘Opera Pia Miliani di San SeverinoMarche per l’assistenza a pazienti tossicodipendenti’ costa alla Regione 155.000 eurol’anno. L’articolo di Giovanna Cracco su Paginauno ricorda inoltre come la procuradi Potenza abbia aperto un’inchiesta «sulla cooperativa La Cascina – facente partedel Consorzio Gruppo La Cascina, un colosso che supera i 200 milioni di fatturatol’anno e vicino a Comunione e liberazione – che sembra essersi aggiudicata l’appaltodel Centro di Policoro, in provincia di Matera, senza aver nemmeno depositato pressola prefettura i documenti obbligatori comprovanti l’idoneità dell’edificio». Il tutto 150.000.000grazie ad amicizie politiche, pure indagate. La predilezione per il volontariatocattolico porta sempre a decisione che finiscono per favorirlo, anche nei casi piùimpensabili: per esempio, i circa seicentomila euro raccolti ogni anno in monetinepresso la Fontana di Trevi, che finiscono alla Caritas diocesana. L’UAAR ha cercatosui siti delle più importanti organizzazioni cattoliche i relativi bilanci, al fine diverificare quanto incidono gli stanziamenti pubblici, ma i dati trovati sono pochi,datati e spesso criptici: del resto la resistenza a pubblicare i bilanci viene in primis dadiocesi e parrocchie, come ha ammesso anche il giornalista di Avvenire RobertoBeretta (cfr. Ultimissima del 9 novembre). Si può tuttavia evidenziare, a mo’ diesempio, che la sola Fondazione Banco Alimentare, una struttura della galassia di Clche si occupa della raccolta e della distribuzione da enti pubblici e privati delleeccedenze alimentari da affidare agli enti caritativi sparsi sul territorio (e quindi nonsvolge alcun servizio in convenzione), nel solo 2008 ha raccolto proventi da entipubblici per 3.818.066 euro. È dunque lecito ritenere che il favore sussidiaristico chespinge i dirigenti pubblici a favorire le organizzazioni cattoliche, anche quando noncompetitive, e limitatamente alla stipula di convenzioni per lo svolgimento diincarichi di conclamata competenza pubblica, comporti un esborso di denaropubblico valutabile in almeno 150 milioni.Convenzioni pubbliche con la sanità cattolicaGianluca Polverari, su Critica Liberale n. 123/4 del gennaio-febbraio 2006, ricorda «ifondi pubblici erogati a favore degli ospedali, delle strutture di ricovero e deipoliclinici cattolici, beneficiari di cifre certamente ragguardevoli, dal momento checostituiscono una parte non trascurabile del totale dei finanziamenti pubblici destinatialla sanità convenzionata, non necessariamente di tipo confessionale, che, per il 2004assommava a circa 1.500 miliardi di Euro». Maltese, p. 40, precisa che «nel settoredella sanità, le convenzioni pubbliche con gli ospedali cattolici classificati 167.000.000ammontano a circa 1 miliardo di euro, quelle con gli istituti di ricerca a 420, quellicon le case di cura a 250». Folena, p. 52, critica Maltese per aver gettato «schizzi difango» sull’Ospedale Bambin Gesù di Roma, ma non smentisce i dati pubblicati.L’entità del reddito che le realtà cattoliche traggono da tali convenzioni è ignota, maanche limitandola più che prudentemente al solo 10% del valore delle convenzioni(che non corrisponde al ‘fatturato’ totale riveniente dal pagamento delle prestazioni)tale importo equivale a 167.000.000 euro.
  13. 13. Page 13 of 16Contributi regionali per i cappellani negli ospedaliAl momento Intese o comunque accordi fra le Regioni e le Conferenze episcopaliregionali sono 13 e 2, relative a Sardegna e Calabria, risultano ancora in fieri. Per lerimanenti regioni, come verificato per Liguria e Abruzzo, si può presumere chefacciano riferimento a vecchie normative quali il D.P.R. n. 128/1969 (“Ordinamentointerno dei servizi ospedalieri”). Nonostante siano reperibili i testi delle intese delle13 Regioni con le rispettive Conferenze Episcopali, tuttavia i relativi oneri sonopressoché ignoti. Le uniche informazioni trovate circa i costi riguardano EmiliaRomagna e Toscana (incomplete), Trento (provincia) sub iudice, Veneto. Sulla basedelle retribuzioni medie ricavabili da queste poche notizie, e considerando una certacostanza di valori, si può ragionevolmente ipotizzare in circa 25.000 euro il costomedio di un AS (Assistente Spirituale) considerando che i tipi di contratto cheintercorrono, oltre all’assunzione in ruolo, sono i più disparati (convenzioni, parttime, co.co.co, ecc): • Bologna: SantOrsola Malpighi, 25.400 euro • Toscana: 27.922 euro • Trento (Provincia): 27.561 euro • Veneto: 23.735 euro • Taranto: 24.333 euroSi trovano in rete numeri di assunti ma senza gli importi, né si ritrovano le relativedelibere; se gli emolumenti calcolati fossero reali, al costo medio di 25.000 euro perAS dovremmo attenderci una spesa in questo ordine di misura: • Lombardia: 120 AS per 3.000.000 di euro • Sicilia: 300 AS per 7.500.000 di euro 35.000.000 • Lazio: 200 AS per 5.000.000 di euroSe Lazio e Sicilia possono risultare accettabili, non convince il dato lombardo cheappare sottostimato per una regione in cui la sanità è in mano di CL. Poiché in generela maggior parte delle Intese prevede che in ogni Ospedale debba essere presentealmeno un AS, numero che viene incrementato di una ulteriore unità ogni 200-350PL (posti letto), si può formulare un’ipotesi su questa base. Nello specifico sipossono mediare i valori più affidabili (Toscana, Trento, Veneto) contro quelli piùopinabili (Lombardia, Lazio, Sicilia) ottenendo due valori (191 e 147 PL per AS) chepossono rappresentare una ragionevole variabilità. Considerando che in Italiarisultano 205.896 PL pubblici si può ipotizzare che il numero degli AS oscilli fra1.078 e 1.401; nel caso di una spesa di 25.000 euro cadauno l’importo totale oscilleràfra i 27 e i 35 milioni di euro. Dunque una cifra intorno ai 30 milioni di euro, ma noncerto esaustiva. Si deve ricordare che a carico del SSN e delle ASL ricadono lenumerose spese di mantenimento di questo servizio. Si va dall’allestimento e dalmantenimento delle cappelle, sacrestie e uffici, a quello degli AS che hanno diritto adalloggio ed a spese di mantenimento (luce, riscaldamento, pulizie, ecc). Anche inquesto caso il computo è difficile se non ricorrendo ad un’ipotesi di ricarico annuo di2.500 € per AS, in realtà poco più di 200 euro al mese - cifra sicuramente fin troppoconservativa per rappresentare il corrispettivo di un affitto o di un rimborso trasportiper gli AS che devono servire più strutture - e si giunge così a una stima di 35 milionidi euro (fra i 30 e i 40 milioni). Si ha anche notizia che il SSN pagherebbe piùsacerdoti che odontoiatri: 387 contro 171. Dunque se anche questi 387 dovesseroessere da sommare a quelli fin qui ipotizzati la spesa finale ricadrebbe fra i 40 e i 50milioni di euro.Contributi regionali agli oratoriAnche la ricerca sui contributi destinati agli oratori si è rivelata molto difficile, inquanto numerose sono le fonti di finanziamento e innumerevoli i soggetti che ne 50.000.000godono. In compenso pochi e dispersi sono i documenti affidabili e le informazioniche l’UAAR ha potuto verificare. In base a un’inchiesta svolta da Marco Accorti, di
  14. 14. Page 14 of 16prossima pubblicazione su L’Ateo, è ragionevole ipotizzare che solo per la legge suglioratori vengano investiti dalle Regioni almeno 50 milioni di euro l’anno, fermorestando che non sono l’unica fonte di finanziamento, né gli oratori sono gli esclusivibeneficiari, ma anche le altre strutture che “fanno parrocchia”.Altri contributi erogati dalle provinceLa stima è basata sull’esame delle delibere di giunta 2010 di sei province, al nettodelle cifre già evidenziate in altre voci specifiche: Brindisi (403.096 abitanti; 10.800euro; 0,03 euro per abitante); Carbonia-Iglesias (130.186; 85.000; 0,65), Crotone(173.812; 462.250; 2,66 euro per abitante), Grosseto (227.063; 0; 0), Sondrio(182.709; 13.000; 0,07) e Verona (914.382; 95.750; 0,10). La media provinciale èdunque di 0,59 euro per abitante. Poiché la popolazione totale è stata calcolatadall’Istat in 60.340.328, e poiché si è ritenuto, prudenzialmente, di moltiplicare la 70.700.000cifra per due (perché non tutti i contributi emergono dalle delibere - in quanto nonsono state analizzate le determine, le delibere di consiglio e il bilancio; le delibere digiunta non consentono sempre l’immediato riconoscimento dell’effettivodestinatario; talvolta rimandano ad allegati non disponibili; solo una provincia su sei- Verona - ha reso disponibile online l’albo dei beneficiari previsto dal DPR n.118/2000), la proiezione su scala nazionale porta a un valore di circa 70.700.000 dieuro.Contributi comunali per ledilizia di cultoIn seguito all’introduzione della legge 10/1977, cd. “legge Bucalossi” (poi confluitanel testo unico emanato con dpr n. 380/2001), i comuni possono (ma non sonoobbligati) destinare all’edilizia di culto una parte degli oneri di urbanizzazionesecondaria raccolti annualmente. Il calcolo è complesso, ed è per questo che, daalcuni anni, l’UAAR ha avviato una specifica campagna, la campagna “Oneri”, cheha lo scopo di stimare l’entità di tali contributi, che tendono alquanto incongruamente 94.100.000a basarsi sul numero di fedeli forniti dalle stesse diocesi e parrocchie cattoliche (e,come mostra il caso di Genova, diocesi gestita dallo stesso presidente CEI, il card.Angelo Bagnasco, la cifra dei fedeli da loro fornita può essere addirittura superiore alnumero degli abitanti). Le stime basate sui dati raccolti, e sulla proiezione dellapopolazione di riferimento sulla popolazione nazionale, ammontano a 1,56 euro procapite, che su base nazionale diventano quindi a circa 94,1 milioni di euro.Contributi comunali per i cappellani cimiterialiSono inquadrati nella pianta organica con l’VIII qualifica funzionale (cfr. il sito diAvvenire ). Il loro numero è ignoto. Si stima prudenzialmente che l’incidenza dei loro 6.000.000stipendi, su base nazionale, sia paragonabile a quella dei cappellani provinciali nellaPolizia di Stato, ovvero circa sei milioni.Esenzioni comunali dalla tariffa per la gestione sui rifiutiIn quasi tutti i comuni gli edifici destinati al culto godono di esenzione parziale ototale dal pagamento della tassa sui rifiuti: cfr. per esempio Roma, Milano, Torino, 10.000.000Genova. Per quanto sia difficile valutare il fenomeno su scala nazionale, esso deveportare a un mancato gettito nelle casse pubbliche di almeno dieci milioni di euro.Edifici di proprietà comunale concessi a condizioni di favore a enti e associazioni cattolicheLe amministrazioni locali dispongono assai spesso di edifici e appartamenti chemettono a disposizione del mondo non profit a condizioni di estremo favore, per usosia temporaneo sia continuativo. A esserne avvantaggiate sono soprattutto realtà delmondo cattolico. L’UAAR, con riferimento alla sola città di Roma, ha presentato nel2009 un esposto alla Procura della Repubblica e alla Corte dei Conti, dal qualeemergeva come ben ventitré locali fossero messi a disposizione di realtà cattoliche 3.000.000nella capitale. Ma in realtà più piccole la situazione non è poi così diversa: il Comunedi Castellalto (TE), con delibera n. 232/2010 ha concesso in comodato gratuito ilocali scolastici alla locale parrocchia affinché vi tenesse attività catechetiche.L’UAAR stima l’incidenza di tali condizioni di favore sulle casse dei comuni italianiin almeno tre milioni di euro.
  15. 15. Page 15 of 16Sconti comunali per laccesso a zone a traffico limitatoA Roma, il costo dei permessi per i residenti in Vaticano è di 55 euro anziché 500,con minori entrate per le casse comunali di circa 100.000 euro. Ma eccezioni sono 1.000.000concesse un po’ ovunque, nelle città italiane con zone a traffico limitato, tanto che èpossibile valutare l’incidenza totale in almeno un milione di euro.Altri contributi erogati dai comuniLa stima è basata sull’esame delle delibere 2010 delle giunte comunali di dodicicomuni di dodici regioni diverse, differenti per dimensione: Anguillara Sabazia RM(18.613 abitanti; 24.707,72 euro; 1,33 euro per abitanti), Bastia Umbra PG (21.600;7.100,00; 0,35); Castellalto TE (7.496; 1.338,00; 0,18); Castelnuovo TN (991; 5.820;5,87); Grassano MT (5512; 1.036; 0,19); Misano Adriatico RN (12.157; 12.000;0,99); Montesarchio BN (13.707; 30.000,00; 2,19); Padova (in questo caso anchecircoscrizioni; 212.989; 241.124,00; 1,13); Prata di Pordenone PN (8.458; 5.150;0,61); Revello CN (4.221; 500; 0,12); Sant’Elia a Pianisi CB (1.983; 8.960; 4,52);Vita TP (2.169; 17.477,91; 8,06). La media comunale è dunque di 2,13 euro perabitante, consistente con altre rilevazioni (si pensi al comune di Oppeano, in 257.000.000provincia di Verona, che – compresi i contributi per le scuole paritarie - destinaaddirittura 44,50 euro per abitante a realtà cattoliche). Poiché la popolazione totale èstata calcolata dall’Istat in 60.340.328, e poiché si è ritenuto, prudenzialmente, dimoltiplicare la cifra per due (perché non tutti i contributi emergono dalle delibere - inquanto non sono state analizzate le determine, le delibere di consiglio e il bilancio; ledelibere di giunta non consentono sempre l’immediato riconoscimento dell’effettivodestinatario; talvolta rimandano ad allegati non disponibili; solo due comuni sudodici hanno reso disponibile online l’albo dei beneficiari previsto dal DPR n.118/2000), la proiezione su scala nazionale porta a un valore di circa 257.000.000euro.Benefici concessi da fondazioni e società a partecipazione pubblicaTutte le grandi società private controllate dallo Stato si contraddistinguono per unatteggiamento di favore nei confronti della Chiesa cattolica e delle sue articolazioni. Ibenefici si possono suddividere in tre tipi: contributi diretti (per esempio lesponsorizzazioni che aziende come Poste Italiane, Trenitalia, Ferrovie Nord hannoconcesso al Meeting di Comunione e liberazione), sconti sui servizi offerti (peresempio gli sconti per i pellegrini concessi da Trenitalia, cfr. Ultimissima del 4settembre 2011), o messa a disposizione gratuita di propri spazi (per esempio letrasmissioni dedicate, il portale internet, lo spazio sul Televideo che la RAI riservaalla Chiesa cattolica, o i viaggi ‘offerti’ gratuitamente al papa). Un caso eclatante dispreco sono i cinque milioni di euro che la società pubblica Arcus ha impiegato abeneficio della congregazione vaticana di Propaganda Fide, e che la Corte dei Contiha chiesto siano restituiti allo Stato (cfr. Ultimissima del 30 giugno 2010); la stessa 200.000.000Arcus ha deliberato di devolvere 1,4 milioni per il restauro della cattedrale di SanVigilio a Trento. Bisogna poi aggiungere i costi delle visite in Vaticano effettuate daamministratori e dipendenti di tali società per essere ricevuti in udienza dal papa.Molte società dispongono infine di cappellani: l’ATAC di Roma, per esempio, ne hadue. Non vanno infine dimenticate le fondazioni: se la Fondazione Cariverona hastanziato 450.000 euro per la costruzione dell’oratorio della parrocchia di San Pio Xa Vicenza, la fondazione CRT ha da parte sua avviato il progetto Architetture tramemoria e futuro, «iniziativa congiunta» con la Regione Piemonte e le Diocesipiemontesi e valdostane, per il quale ha stanziato venti milioni di euro. Sui siti dialcune di queste realtà è possibile in alcuni casi verificare gli importi concessi: per es.la Fondazione Cariplo, oppure Enel Cuore onlus. Il valore complessivo di talibenefici può essere prudenzialmente stimato in almeno duecento milioni di euro.Cerimonie di culto in orario di lavoro nelle amministrazioni pubbliche, negli enti e nelle società controllate dallo stOgni anno, negli uffici pubblici, si svolgono migliaia di cerimonie di culto cattoliche 1.500.000durante l’orario di lavoro. Quasi mai la partecipazione a tali cerimonie è defalcatadallo stipendio. Calcolando prudenzialmente in duemila le cerimonie, in cinquanta la
  16. 16. Page 16 of 16 media dei partecipanti e in quindici euro l’ora il salario medio di ogni partecipante, si ha un’incidenza sui conti pubblici di almeno un milione e cinquecentomila euro.RiferimentiLeggi statali a favore della ChiesaContattie-mail: info@uaar.it| Theme based on Light Theme, ported by Nick Young

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