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  • Importanti cambiamenti si sono verificati sul fronte della domanda e dell’offerta nei mercati globali e hanno introdotto nuovi modelli di organizzazione dei processi produttivi, conseguentemente agli sviluppi delle nuove tecnologie.
    Se volessimo stilare una top ten dei marketing moment nel campo della non convenzionalità, sicuramente il crowdsourcing si conterebbe tra le prime posizioni nelle innovazioni strategiche di business a disposizione delle aziende.
    E quale futuro avrà la pubblicità?
  • Con l’esempio precedente si coglie l’anzianità del metodo che sottostà al crowdsourcing. Ora si deve capire come si è differenziato nel corso di tre secoli. Semplicemente ha introdotto la componente digitale nel suo processo.

    Il primo a identificare la forma di collaborazione nella rete da parte di una quantità di persone comune fu nel giugno del 2006 il giornalista Jeff Howe. L’americano Howe descrive, nel suo articolo, il processo attraverso il quale la potenza generata da molti può essere la leva per portare a termine un atto di valori, prima compito svolto da un ristretto numero di specializzati.
    Il termine è la sintesi dell’accostamento di crowd (folla di gente comune) e outsourcing (attività di affidare al di fuori della propria impresa parte dei processi produttivi). L’intero processo si basa sulle “open call”” (domande aperte) provenienti dalle aziende e dirette alla moltitudine di persone raggiungibili attraverso la rete e non in precedenza organizzate: la folla appunto.

    "L'ascesa del dilettante" Come l’outsourcing, il crowdsourcing è un modello che dipende dal lavoro svolto fuori dalle mura della società tradizionale, ma mentre l'outsourcing è di solito eseguito da professionisti con livelli retributivi inferiori, il crowdsourcing si basa su una combinazione di volontari e dilettanti a basso reddito che usano il loro tempo libero per creare contenuti, risolvere problemi, o anche fare R & S.

    • Non-centralizzazione del lavoro Crowdsourced si diffonde in tutto il mondo
    • C'è poca o nessuna gerarchia
    • Tutto il lavoro viene fatto da remoto
  • Il 13 dicembre 2006, il prestigioso giornale americano Time, ha riservato la copertina alla persona più influente dell’anno: “You”.
    Certo, ci sono individui che si potrebbero incolpare per le molte cose dolorose e inquietanti che sono accadute in quell’anno.
    Tuttavia il 2006 presenta una lente diversa per vedere un'altra storia, quella che non è raccontata con i conflitti o con i grandi uomini. È una storia di comunità e collaborazione su una scala mai vista prima. “È il “compendio cosmico” della conoscenza di Wikipedia (la nascita dei cittadini esperti) e il popolo della rete di YouTube (la nascita dei cittadini broadcaster) e della metropoli online MySpace (la nascita dei cittadini connessi socialmente). È il potere che hanno i “molti” di strappare il palcoscenico ai “pochi”.
    Recita il giornalista del Time Grossman: “Così facendo, aiutando l'un l'altro ciò non solo cambierà il mondo, ma anche cambiare il modo in cui il mondo cambierà.”

    L'utente è intelligente!
    Il principio alla base del crowdsourcing è che gli utenti di un prodotto sono spesso più intelligenti / esperti / professionali / specialisti rispetto alla maggior parte dei dipendenti della società.
    L'azienda fornisce la struttura complessiva a livello organizzativo, la folla fornisce il know how
  • Ne risulta una nuova struttura economica, l’antitesi del modello fordista dell’era industriale, che scardina la mentalità della linea d’assemblaggio.
    Tutti noi siamo creativi, artisti, scienziati, architetti e disegnatori d’interni. Ciò permette alla folla di rilasciare un flusso positivo di talento individuale verso una o più vocazioni, e di esplorare nuovi viali di espressività creativa. Il modello sta permettendo di rendere le vocazioni personali l’artefatto della nostra era industriale. Il crowdsourcing si basa su una tecnologia che alleva senza precedenti i vantaggi della collaborazione attraverso scambi fra persone di qualsiasi formazione, in qualsiasi parte del mondo loro siano.
    La moltitudine di persone si riunisce nella piazza 2.0. Essa è una marea indefinibile, composta da professionisti e non professionisti, dilettanti, persone che hanno un hobby, amatori, curiosi, e quanti altri ambiscono a diventare attori, lasciando il ruolo di comparsa ad altri.
  • Gli esseri umani hanno motivazioni diverse e se si vuole essere competitivi si deve provvedere a soddisfare la maggior parte di tutti loro. La ragione per la partecipazione umana è al tempo stesso molto diversa e anche non singolare.
    Le motivazioni emerse compongono due categorie: quelle estrinseche e quelle intrinseche. Le prime sono le remunerazioni finanziarie e i rimproveri del proprio datore di lavoro. Motivazioni intrinseche, vedono la ricerca di tali mete come adempimento creativo, o il credere nel progetto, il senso di appartenere ad una community e l’opportunità a migliorare la propria reputazione.

    Comunità. Viene data la possibilità di partecipare, condividere e comunicare con una comunità di persone con interessi simili.
    Risarcimento monetario. Si porta a casa qualche soldo (l'importo varia notevolmente in base al contest). E poi si risponde ad un'altra open call.
    Punti e premi (compensazioni non monetarie). Rricompensa quantificabile, ma non direttamente monetizzabile. Molte aziende usano qualche tipo di "sistema a punti". A volte, questi premi, alla fine sono monetizzabili mediante scambio (trasformandoli in premi), sia indirettamente (utilizzando i punti per avere maggiore accesso al sistema).
    Classifiche e competitività. Molte aziende instaurano una gara fra i collaboratori, tenendo traccia delle loro mosse, e permettendo la visione dei posti in classifica ai solver. Le classifiche di solito si riflettono con qualche altra forma di motivazione (soldi guadagnati, ha guadagnato punti, distintivi, ecc.) Essendo sempre pubbliche aumenta il desiderio delle persone di competere pubblicamente.
    Distintivi e raggiungimento dell’obiettivo. Il sistema dei contest definisce i livelli di raggiungimento totale o di obiettivi specifici per aggiudicarsi il premio (anche solo un simbolo grafico) che denota le vostre realizzazioni. Parte fondamentale della filosofia motivazionale.
    Reputazione. Il sistema ha qualche meccanismo (di solito una combinazione di tutte le altre cose che ho citato sopra) che consentono di esprimere agli altri (e di autovalutare) la reputazione che i partecipanti hanno nel sistema.
    Collaborazione. È possibile lavorare in collaborazione con altre persone su qualcosa di più grande di quanto si potrebbe pensare di creare da soli ed i risultati sono accessibili al pubblico (o almeno in parte pubblicamente) in esposizione. Il proprio lavoro di gruppo è visibile ed acquista una rilevanza sociale.
    Autorealizzazione. La costruzione del “sè” creativo. Essere stati creativi, “avercela fatta” a proporre un’idea accettata e accettabile sono motivazioni fortissime.
    Divertimento. Divertirsi nell’affrontare le sfide è un sentimento molto comune fra la folla.
    L'altruismo può essere meglio definito come la volontà di dare il vostro tempo a contribuire senza alcuna speranza di essere ricompensati. È nobile, ma è una delle più basse motivazioni per la partecipazione.
    Relazione. “Gran parte della ricompensa percepita deriva dalla relazione stessa.” In pratica il bene offerto viene rimpiazzato dal legame. Si sostituisce la forma sindacale del contratto con un dono, tentando di re incastonare l’economia nella società.
  • La rete sembra promuovere la diffusione di una nuova cultura del dono, dello scambio reciproco (o quasi).
    Cosa spinge tante persone a dedicare una parte più o meno rilevante del loro tempo alla condivisione dei loro saperi e delle loro esperienze? Perché mettere a disposizione tanti valori senza un apparente ritorno di tipo materiale, almeno nell’immediato?

    La specie umana vive intensamente le relazioni attraverso gli scambi, che siano materiali, ossia beni tangibili o servizi, oppure immateriali, come lo sono appunto le informazioni.

    Delineando le logiche basi di uno scambio si prevedono almeno due attori, che aprono un canale di comunicazione.
    Gli attori utili al processo sono due, colui che dona e colui che riceve. Quest’ultimo ha in mano la decisione o meno di stabilire un principio di relazione con il donatore in base alla sua scelta di accettare o rifiutare il dono. Se poi, il ricevente decide di ricambiare con un altro regalo, ecco allora che il circolo definisce la relazione stabile e duratura nel tempo.” (Mauss 2002)

    Si dona perché si cerca di instaurare o di rafforzare una relazione con un’altra persona, e se questa persona gradisce il gesto, ci ricompenserà a sua volta con un altro dono. Nulla di gratuito perciò! Tuttavia l’arte di donare si differenzia da un qualsiasi scambio mercantilistico per una variabile: la libertà. Libertà di scegliere se restituire o meno: nessuno obbliga nessuno a ricambiare un dono. C’è libertà nella scelta del regalo di ritorno, c’è liberta nel momento in qui lo si vuole fare, c’è libertà nel cosa si regala e nell’entità del valore corrispettivo. In questa libertà i due autori del libro identificano la chiave del dono, la sua potenza, che sta interamente nella scelta degli attori coinvolti.

    Il dono moderno: C’è un ruolo sempre più rilevante dell’associazionismo nella società moderna occidentale, dalla filantropia al crowdfunding, dal volontariato al problem solving.
    Con i software peer to peer lo scambio avviene tra perfetti sconosciuti. “Il dono è entrato in una dimensione diversa, non si sa a chi si dona ma si sa che esiste una sorta di comunità.
    Si dona sapere, tempo e lavoro in un “dono indifferenziato”, nel senso che il donatore non si rivolge ad una persona specifica, ma a un gruppo sconosciuto di utenti, dai quali non chiede nulla in ritorno, almeno direttamente. Tuttavia il sistema porterà benefici anche al donatore, attraverso la fruizione delle pagine, attraverso l’appagamento emotivo,la realizzazione di un ideale democrazia condivisa e di un sapere generato dal basso.

    Tuttavia esiste una mole considerevole di persone che trascorre tanto tempo, investe moltissimo nella condivisione e nello scambio in rete, che sta a significare come sia presente una forza di attrazione che coinvolge la folla. La rete sta promuovendo la diffusione di una nuova cultura del dono, dello scambio reciproco o quasi.



  • Piattaforme adibite alla sviluppo di prodotti generati dalla folla.
  • Siti internet raggruppanti contenuti user generated. Video, foto e documentari,…
  • Le nuove community dell’advertising.
  • Network dove si trovano risposte a problemi trasmessi da aziende.
  • Simile alla categoria precedente, ma nell’Idea Jam c’è molta più libertà dei solver. Invece di tentare di risolvere un particolare problema, questo meccanismo è utilizzato per generare nuove idee di qualsiasi natura.
  • Mercato delle informazioni, nel quale lo scopo degli investitori è capire le conseguenze future in base agli acquisti attuali, come ad esempio il contesto delle elezioni o la premiazione degli Oscar del cinema
  • Sfrutta puramente i dollari, i pounds, gli euro ed i pesos e li mette a disposizione dei progetti che senza aiuti monetari non avrebbero un seguito.
  • I vantaggi che le aziende possono riscontrare nell’adozione di una politica di crowdsourcing sono sicuramente notevoli, e maggiori rispetto a quelli degli utenti.
    SEEKER
    Da un lato, grazie alle query è possibile coinvolgere un gran numero di persone, attingere a una gamma ampia di competenze, dove solitamente si entra in contatto con specialisti dei settori più disparati, a prezzi sensibilmente minori di quelli del passato.
    L’utilizzo di internet e la sua estrema velocità di raggiungere capillarmente milioni di persone comporta una velocizzazione dei tempi, riducendo sia quelli morti che quelli di risposta, disponendo subito del know how tecnico richiesto. Inoltre permette di bypassare i confini geografici, culturali, disciplinari e organizzativi, così facendo accelera il processo della globalizzazione, e permette alle aziende di ampliare la loro offerta a nuovi mercati.
    Tuttavia questi non sono gli unici benefici che il modello riserva all’azienda. È nato un modello di prosumo, dove la supply chain è attivata e fermata dalla volontà dei clienti. L’accezione di consumatore paleolitico lascia il posto ad un nuovo consumatore always on, che co-innova e co-produce a tutti gli effetti i prodotti che consuma. In altre parole, i clienti non si limitano a modificare o personalizzare le merci, possono darsi un’organizzazione autonoma allo scopo di creare i beni che desiderano, riducendo il reparto interno di R&S. Da non tralasciare la possibilità di alzare il livello di aggiornamento a costi limitati.
    Un altro lavoro che la folla fa per l’azienda è di filtrare la mole di dati che si generano da un contest o che si raccolgono in un database fotografico.

    SOLVER
    Dalla parte dei solver, chi offre le soluzioni e investe il proprio tempo, guadagna dal crowdsourcing sia in termini personali che monetari.
    A loro si aprono nuovi business, nuovi contatti con nuovi committenti che mai avrebbero potuto raggiungere se le gerarchie non fossero state livellate. Così facendo, i molteplici contest servono a formare un portfolio di rispetto per poi competere nel mondo del lavoro.
    Di primaria importanza sono le soddisfazioni personali. L’appagamento dell’autorealizzazione è la prima. Farsi una reputazione di esperti e guru nella giungla delle conoscenze viene di seguito.
    La democratizzazione della produzione e della distribuzione fa si di non rimanere isolati e non competitivi. Invece si acquista voce in capitolo e s’inizia a fare pressione ai big.
    In ultimo si hanno soddisfazioni dal fatto di sentirsi utili nel co-creare e co-innovare, e si ha la fortuna di testare per primi le innovazioni più gettonate.
  • Anche se il metodo funziona secondo il principio che due teste sono meglio di una, a volte una folla può restituire una grande quantità di rumore che può essere di scarsa rilevanza. Il 90% è CRUD: Create, Read, Update e Delete
    SEEKER
    I rischi che le aziende possono incorrere sono altrettanto elevati. In primis, è noto che basso costo e ottima qualità non è un binomio di certo sicuro. Perciò puntare a minimizzare i prezzi nasconde delle insidie. I migliori talenti, come tali, sanno che la loro professionalità ha un prezzo. Cercare di attrarli a basso prezzo non sempre va a buon fine, e si rischia di perdere la collaborazione delle menti più talentuose. Così facendo la qualità e la creatività diminuiscono.
    I tempi poi non sempre sono dimezzati. Ci sono tempistiche lunghe per esaminare la mole mastodontica di progetti, salvo che non ci si affidi alla folla come giuria. Costruire una community richiede molto tempo, che automaticamente viene sottratto ad altre attività, o viene eseguito da nuove figure professionali, con i costi che seguono. Sempre in tema di svantaggi si può ravvisare per esempio che le idee di una sfida sono aperte. Vi è un'alta probabilità che informazioni rilevanti possano trapelare.
    Fidarsi ciecamente dei grandi numeri che possono essere fuorvianti fa cadere la fiducia verso il brand.
    Altri elementi di probabilità che un progetto crowdsourced non riuscirà sono la mancanza di motivazione monetaria, i casi in cui i partecipanti sono troppo pochi, l’abbassamento della qualità del lavoro, la mancanza d’interesse personale al progetto, le barriere linguistiche a livello mondiale, e la difficoltà di gestione su larga scala.

    SOLVER
    Ci sono anche chiaramente una serie di questioni etiche che comportano l'uso del crowdsourcing.
    In senso più ampio, crowdsourcing pone lo stesso tipo di preoccupazioni etiche che sono ancora associate con la tendenza all'esternalizzazione, vale a dire che le aziende stanno sostituendo i loro ben retribuiti dipendenti con più lavoratori a basso salario al di fuori dell'azienda. I tassi molto bassi di retribuzione con cui sono pagati i solver solleva questioni di sfruttamento dei lavoratori a vantaggio delle imprese, alcuni hanno anche usato il termine di una nuova forma di schiavismo, anche se non vi è alcuna prova di essere obbligati fisicamente a impegnarsi in qualsivoglia attività. Le imprese che vogliono fare questo business oggi dovranno essere in grado di giustificare la responsabilità sociale delle loro azioni.
    La frustrazione per le basse retribuzioni è aumentata dalla possibilità di veder rubate le proprie idee. In molti casi non c’è nessun contratto scritto che può garantire e tutelare il solver.
    Inoltre il tempo che il solver dedica a un progetto nella maggior parte dei casi è a fondo perduto, poiché solo il vincitore si aggiudica la partita, mentre gli altri hanno messo a disposizione il bene più prezioso senza nessuna garanzia. A ciò segue anche uno sfruttamento intellettuale e materiale, poiché si genera un meccanismo contrario alla tradizionale forma di lavoro, per cui i solvers si trovano in qualche modo costretti a mettere a disposizione le proprie idee e il proprio tempo nella speranza di inserirsi nel mercato, di raggiungere un obiettivo, di farsi conoscere, avendo come rovescio della medaglia il nulla più assoluto.
    E anche se l’azienda decide di costruire una community in cui ogni singolo può riunirsi, oltre a richiedere molto tempo, il rischio potrebbe derivare dal fatto che alla fine l’azienda decida di controllarla, annullando quindi l’unico luogo virtuale di confronto tra libere menti pensanti.

  • C’erano una volta le agenzie pubblicitarie, o almeno sedicenti agenzie pubblicitarie. Luoghi dove si era soliti trovare allo stesso tempo persone vestite distintamente e anticonformisti seduti allo stesso tavolo. Un luogo dove si respirava aria di creatività. In questi luoghi venivano a fare capolino il responsabile marketing o comunicazione delle aziende e i privati che erano disposti a pagare cifre consistenti pur di avere l’idea più affascinante e vincente nel mercato. A loro rispondevano guru con facoltà creativo-taumaturgiche che avrebbero presto trovato risposta alla loro sete di advertising.
    La tradizionale agenzia di pubblicità, co

    Nell’elaborazione di questa tesi ho avuto l’enorme onore e piacere di rapportarmi direttamente con un intermediario, che risulta essere un nuovo attore di questo reality: Zooppa. sì com’era nata, già oggi si sta trasformando.

    L'innovazione nel nostro paese non è arenata ma si muove a un livello "invisibile" agli occhi della gente. A tenerla nascosta non sono gli innovatori ma, generalizzando, lo “stato dello Stato”. Ciò nonostante, di gente che innova l’Italia è piena. Ma cosa vuol dire fare innovazione?
  • È quello che tanti creativi aspettavano, e adesso c’è. L’utente ha preso in pugno le redini del paradigma comunicativo, e pure nel campo dell’advertising ha cambiato il suo ruolo. Da target come lo voleva la “Teoria dell’ago ipodermico”, a prezioso alleato.
    Conosciuta anche con il nome di “Teoria del proiettile magico”.

    Le parole chiavi sono coinvolgimento, creatività, engagement, visibilità e viralità di contenuti creati dal “basso”.

    È a tutti gli effetti un modello di business, che rompe gli schemi tradizionali grazie alla viralità del web e della sua community, attraverso un’ottica di social networking. E in Italia è stato il primo del suo genere.
  • La catena generatrice di valore è riassunta da Zooppa attraverso questa sorta di diagramma di flusso:
    Ciò significa, più nel dettaglio, che a seguito di un accordo commerciale tra Zooppa e una società, viene lanciato all’interno del sito un nuovo contest per gli utenti. Questi ultimi, a loro volta, sono incoraggiati a collaborare tra loro attraverso un meccanismo di incentivi, denominato “Team Bonus”, che serve a ricompensare chi, per esempio, ha realizzato un video utilizzando l’idea di un altro utente, premiando dunque in modo proporzionale sia l’autore sia il videomaker.
  • VIRALITà: L’effetto della viralità che genera questo case history, attraverso la creazione di buzz online, è di sicuro interesse per le aziende che vogliono aumentare la conoscibilità del brand, anche nel canale dei social network. Il buzz marketing è un passaparola sviluppato online su un brand, un prodotto, un servizio o un qualsiasi altro evento.
    CREATIVITà: Nel versante della creatività una campagna su Zooppa consente di ottenere in media più di 1.000 contributi promozionali rispetto ad un brand/prodotto, che possono essere riutilizzati per la comunicazione ufficiale a diversi livelli.
    ENGAGEMENT: L’engagement è uno strumento fornito alle company, dal team di Zoppa, che permette di instaurare reali conversazioni con il proprio target. REPORT: A conclusione della campagna, Zooppa fornisce un report dettagliato: risultati del contest, percezione del brand/prodotto, fornire suggerimenti per future iniziative di comunicazione
  • What’s next

    1. 1. WHAT’S NEXT? Nuovi modelli di business all’interno dell’UGC: il crowdsourcing visto da Zooppa IN MARKETING + COMUNICAZIONE
    2. 2. THE FUTURE OF ADVERTISING
    3. 3. Wired, giugno 2006 “The rise of crowdsourcing” Jeff Howe CROWD OUT SOURCING
    4. 4. CONGRATULAZIONI! TU SEI LA PERSONA DELL’ANNO
    5. 5. CUSTOMER REALLY IS KING
    6. 6. MOTIVAZIONI Comunità Punti e premi Classifiche e competitività Distintivi e raggiungimento dell’obiettivo Reputazione Collaborazione Autorealizzazione Altruismo Divertimento Relazione
    7. 7. IL DONO CONTRACCAMBIA RE RICEVERE DONARE
    8. 8. Product development Content generation Advertising Problem solving Idea Jam Prediction Market Crowdfunding Etc. BUSINESS AREA
    9. 9. Product development Content generation Advertising Problem solving Idea Jam Prediction Market Crowdfunding Etc. BUSINESS AREA
    10. 10. Product development Content generation Advertising Problem solving Idea Jam Prediction Market Crowdfunding Etc. BUSINESS AREA
    11. 11. Product development Content generation Advertising Problem solving Idea Jam Prediction Market Crowdfunding Etc. BUSINESS AREA
    12. 12. Product development Content generation Advertising Problem solving Idea Jam Prediction Market Crowdfunding Etc. BUSINESS AREA
    13. 13. Product development Content generation Advertising Problem solving Idea Jam Prediction Market Crowdfunding Etc. BUSINESS AREA
    14. 14. Product development Content generation Advertising Problem solving Idea Jam Prediction Market Crowdfunding Etc. BUSINESS AREA
    15. 15. Product development Content generation Advertising Problem solving Idea Jam Prediction Market Crowdfunding Etc. BUSINESS AREA
    16. 16. SEEKER SOLVER VANTAGGI
    17. 17. SEEKER SOLVER SVANTAGGI
    18. 18. ZOOPPA: ADVERTISING 2.0
    19. 19. Una piattaforma di user generated advertising, ispirata ai principi del crowdsourcing e alle dinamiche dei social network, che ha rivoluzionato il modo di fare pubblicità in Italia e in America. Un modello definito di social advertising. ZOOPPA
    20. 20. DIAGRAMMA
    21. 21. BENEFITS
    22. 22. LET’S OPEN YOUR BRAND!
    23. 23. IMMAGINI http://www.wired.com/images/press/bios/Jeff_Howe.jpg http://www.wired.com/images/article/full/2008/09/crowdsourcing_250px.jpg Scansione dalla rivista Time della copertina del 13.12.2006 http://ceoworld.biz/ceo/wp-content/uploads/2009/05/e-mail-marketing.png http://blog.miglioriamo.it/wp-content/uploads/2009/11/motivazione.jpg http://sendhilkumaar.files.wordpress.com/2009/08/crowdsourcing1.jpg

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