Kant - Ragione Pratica

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analisi di alcuni temi della "critica della ragion Pratica" (1788) di Kant

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  • Kant - Ragione Pratica

    1. 1. Come abbiamo visto, Kant sostiene che:i PRINCIPI MORALI - a differenza di altri principipratici - sono LEGGI UNIVERSALI di valoreassoluto, valide per tutti gli esseri umani in quanto esseridotati di ragione. Nella terminologia di Kant:LE LEGGI MORALI SONO “IMPERATIVI CATEGORICI”
    2. 2. La filosofia morale di Kant si contrappone al relativismo eticoper “relativismo etico” intendiamo una qualunque filosofia o concezione cheaffermi la variabilità dei giudizi morali in relazione alle diverse opinioni degliindividui, in relazione alle diverse società e culture, in relazione alle diverse epochestoriche, ecc.
    3. 3. Kant difende una forma moderna e originale di universalismo etico. Perché “moderna” e perché “originale”?
    4. 4. Prima di Kant i filosofi che avevavo soste-nuto l’universalismo etico lo avevano fattosulla base di argomentazioni ontologiche emetafisiche. Per esempio gli Stoici, i quali affermavano che la Legge Morale coincide con il Logos eterno, con la Legge di Natura. Oppure i filosofi medievali, che riconducevano sia l’ordine della natura che l’ordine morale ad un comandamento divino.
    5. 5. L’universalismo etico di Kant non è fondato sullaconoscenza dell’Ordine e delle Leggi di Natura.Per Kant la conoscenza della natura è limitata al mondofenomenico, cioè alle leggi della meccanica (la fisicamoderna di Galilei e Newton), e quindi non ha nulla dadirci sul piano morale.Conoscere scientificamente la fisica o l’astronomia nonsignifica più conoscere il disegno divino o i finicomplessivi dell’universo.Kant separa la Legge Morale dalla dimensione della scienza e della natura fenomenica.
    6. 6. Ma se non è una legge naturale o divina, comeè possibile che la Legge Morale sia universale?La risposta di Kant è che l’universalità dei principi moralidiscende dalla universalità della Ragione, dal fatto che tuttigli esseri razionali condividono gli stessi “principi apriori” e quindi, usando la Ragione, sono tutti in grado dicomprendere gli obblighi che meritano un incondizionatorispetto.(Questa fiducia nell’universalità della Ragioneriflette, ovviamente, l’appartenza di Kant alla cultura eall’epoca dell’Illuminismo.)
    7. 7. La Legge Morale è un comando (a priori) della Ragione “La ragion pura è per sé sola pratica, e dà all’uomo una legge universale che noi chiamiamo legge morale”
    8. 8. La Legge Morale è un comando (a priori) della Ragione La Legge Morale è un comando (a priori) della A priori significa che vale sempre e comunque, indipendentemente dal variare delle circostanze, degli individui, dei tempi, dei luoghi.
    9. 9. La Legge Morale è un comando (a priori) della Ragione La Legge Morale è un comando (a priori) della Comando significa che è un obbligo che si impone alla coscienza morale degli individui (anche quando decidano di non rispettarlo).
    10. 10. La Legge Morale è un comando (a priori) della Ragione Ragione per Kant vale solo in senso trascendentale, non ontologico, e quindi si riferisce ad una dimensione esclusivamente umana. (Trascendentale = forme a priori della mente umana.) Attenzione: quest’ultimo punto è importantissimo! Kant non dice che la Legge Morale è un comando della Natura o di Dio. La Morale è autonoma , non ha a che fare né con la conoscenza della natura (scienza o metafisica), né con i comandamenti religiosi.
    11. 11. Riassumiamo...da quanto sin qui detto derivano quattro indicazioni
    12. 12. La fondazione della morale in Kant nonè né ontologica, né religiosa, bensìtrascendentale (cioè coincide con unapriori della ragione pratica, facoltàuniversale della mente umana). 1
    13. 13. 2 I principi morali non sono “istinti” o “sentimenti” più o meno spontanei: per Kant sentimenti e istinti variano a seconda degli individui e a seconda delle circostanze, e quindi non possono assicurare l’universalità della morale. La coscienza morale è quella che ascolta e comprende razionalmente i propri doveri, non quella che si fa condurre dai sentimenti e dagli istinti. (Su questo punto l’impostazione kantiana è vicina allo Stoicismo.)
    14. 14. La moralità per Kant consiste nella 3disponibilità della Volontà a seguire icomandi della Ragione, a sottomettersiad un dovere razionalmentecompreso, sacrificando, se necessario,sentimenti, istinti, interessi,opportunità (i quali dipendono dalvariare delle circostanze).
    15. 15. Per noi esseri umani la moralità si presenta sempre come un “dovere”, come una “costrizione”, non come una tendenza spontanea.4
    16. 16. Alludendo alla concezione della legge morale come un doveresevero e categorico, si usa spesso a proposito di Kant (maanche degli Stoici) la definizione di rigorismo etico.Il fatto è che per Kant la nostra volontà è sempre inclinata aseguire sentimenti, istinti, interessi, opportunità, è semprenaturalmente (e legittimamente) tesa alla ricerca della felicità,e deve reprimere queste tendenze spontanee per convincersia seguire i comandi della ragione.Possiamo dirlo in un altro modo (un pochino più romantico):in Kant la moralità umana è sempre legata ad una lottainteriore, ad un impegno rigoroso, ad uno sforzo.
    17. 17. Un’altra caratteristica della morale kantiana che vienereputata fondamentale è il formalismo.Abbiamo visto che la Legge Morale è un comando dellaRagione Pratica.Ma che cosa comanda la Ragione? Quali sono i princìpi moraliche essa ci chiama a rispettare?La risposta di Kant è che il valore morale delle nostre azionirisiede esclusivamente nella forma del ragionamento (ilprincipio pratico) che guida la volontà e le scelte dicomportamento.Nessuna azione è “buona” o “giusta” in sé.“Buona” o “giusta” è solo la Volontà ...
    18. 18. La moralità non è una proprietà delle azioni, dei com-portamenti, delle situazioni oggettive.‣ il Bene non è uno “stato di cose” (un’Idea platonica o un ordinamento della natura);‣ il Bene non consiste nella conformità ad un imperativo “oggettivo”, per esempio sociale, giuridico, religioso;‣ il Bene non risiede nelle caratteristiche esteriori (fenomeniche) delle azioni;‣ il Bene non riguarda gli obiettivi che si intende raggiungere (per cui un’azione sarebbe “buona” o “cattiva” a seconda delle conseguenze, e la morale consisterebbe, come per Epicuro, in un calcolo dei vantaggi e svantaggi prevedibili).

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