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Apprendimento, Comportamento e Memoria

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Psicologia Generale, Percorso FIT, Università di Roma "Tor Vergata"- A.A. 2017/2018 - Mattia Della Rocca, PhD

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Apprendimento, Comportamento e Memoria

  1. 1. APPRENDIMENTO E COMPORTAMENTO Psicologia Generale Percorso FIT Università di Roma “Tor Vergata” A.A. 2017/2018 Mattia Della Rocca, PhD
  2. 2. APPRENDIMENTO E COMPORTAMENTO ➤ Definiamo con il concetto di apprendimento qualunque cambiamento (più o meno permanente) nel comportamento, dovuto a esperienze nuove o dalla pratica di nuovi comportamenti. Il termine può anche riferirsi alla modificazione di un comportamento complesso, abbastanza stabile nel tempo. ➤ L’apprendimento è sempre attribuibile all’esperienza vissuta dall’organismo (attenzione però: anche le piante e alcune macchine sono capaci di apprendimento!).  
  3. 3. COMPORTAMENTO MANIFESTO E LATENTE ➤ In ambito psicologico, con comportamento manifesto (overt behavior) si fa riferimento a quell'insieme di risposte comportamentali dell'individuo che sono immediatamente percepibili attraverso i sensi da parte di un altro soggetto. ➤ Al contrario, ci si riferisce al comportamento latente per definire le risposte comportamentali che rimangono (più o meno…) “interne” al soggetto che le emette.
  4. 4. NEOTENIA E APPRENDIMENTO ➤ Neotenìa [da neo- e τεν- del gr. τείνω «estendere, prolungare»]: in zoologia, indica il fenomeno per cui un organismo raggiunge la maturità sessuale conservando i caratteri larvali o giovanili, in conseguenza di fattori ambientali o genetici. Indica inoltre la condizione propria di un carattere che si presenta permanentemente in fase larvale o giovanile. ➤ L’uomo è un animale neotenico, ed è proprio questa caratteristica a renderlo un animale particolarmente portato per l’apprendimento – non fosse altro per il periodo estremamente lungo di plasticità sinaptica “critica”.
  5. 5. APPRENDIMENTO NON-ASSOCIATIVO
  6. 6. ABITUDINE E SENSIBILIZZAZIONE ➤ Nell’abitudine (o abituazione), il primo tipo di apprendimento non associativo, si assiste alla riduzione di intensità con cui viene prodotta una risposta riflessa (innata), in seguito alla ripetizione dello stimolo. Sono esclusi effetti dovuti ad adattamento dei recettori o a fatica muscolare. Da un punto di vista biologico si può notare che l’abitudine produce nell’organismo una graduale inefficacia degli stimoli (risposte riflesse o innate).  ➤ La sensibilizzazione induce invece effetti opposti a quelli dell'abitudine, perché accentua l’intensità e/o la frequenza di una risposta riflessa (innata). Più è intenso lo stimolo utilizzato, più aumenta la probabilità di produrre sensibilizzazione. Dal punto di vista biologico l’importanza di questo apprendimento risiede nel riuscire a potenziare delle risposte innate, motivo per cui si può comunque considerare una forma primitiva di apprendimento associativo. 
  7. 7. IL CONDIZIONAMENTO CLASSICO
  8. 8. IL CONDIZIONAMENTO CLASSICO ➤ Il condizionamento classico è un tipo di apprendimento in cui uno stimolo neutro provoca una risposta dopo essere stato presentato insieme uno stimolo incondizionato, naturalmente in grado di provocare la stessa risposta (risposta incondizionata). ➤ L’apparizione del medesimo comportamento davanti allo stimolo neutro costituisce una risposta condizionata.
  9. 9. PRIMA DEL CONDIZIONAMENTO PRIMA DEL CONDIZIONAMENTO DURANTE IL CONDIZIONAMENTO DOPO IL CONDIZIONAMENTO Stimolo incondizionato Risposta incondizionata Stimolo neutro Nessuna risposta condizionata Risposta condizionata Stimolo neutro Risposta incondizionata Stimolo incondizionato Stimolo neutro
  10. 10. FATTORI DEL CONDIZIONAMENTO CLASSICO ➤ La sequenza e l’intervallo temporale inerente la presentazione di uno stimolo incondizionato e di quello condizionato sono decisamente importanti nel condizionamento classico. ➤ La ricerca sperimentale ha dimostrato che il condizionamento è particolarmente efficace se lo stimolo neutrale (che diverrà condizionato) precede quello incondizionato in un intervallo tra il mezzo secondo e sette secondi, a seconda del tipo di risposta che si vuole condizionare.
  11. 11. ESTINZIONE, RIACQUISIZIONE E RECUPERO SPONTANEO ➤ L’estinzione ha luogo quando una risposta precedentemente condizionata diminuisce in frequenza, fino eventualmente a scomparire. ➤ Per produrre l’estinzione di un comportamento condizionato, è necessario terminare l’associazione tra stimolo condizionato e incondizionato. Tuttavia, prima che si verifichi una reale diminuzione della frequenza di un comportamento obiettivo, è necessario che questo si presenti numerose volte senza ottenere un rinforzo ➤ Un comportamento scomparso a seguito di un intervento di estinzione, può essere facilmente riacquisito, ricomparendo anche dopo del tempo: parliamo di riacquisizione e recupero spontaneo. Solitamente l’intensità è minore rispetto a quella del periodo di estinzione
  12. 12. Acquisizione, estinzione, recupero spontaneo e riacquisizione del comportamento condizionato.
  13. 13. GENERALIZZAZIONE E DISCRIMINAZIONE DELLO STIMOLO ➤ La generalizzazione è il processo per cui le risposte condizionate vengono estese a tutta la gamma degli stimoli prossimi allo stimolo condizionato. ➤ La discriminazione è, invece, l’inibizione della risposta per stimoli simili.
  14. 14. FOBIE E DISTURBO POST-TRAUMATICO DA STRESS ➤ Per la diagnosi del disturbo post- traumatico da stress è necessario che la persona abbia vissuto, assistito o si sia confrontata con un evento traumatico che ha implicato la morte o la minaccia di morte o gravi lesioni o una minaccia all’integrità fisica propria o altrui, e che la persona abbia reagito all’evento con intensa paura, sentimenti d’impotenza o di orrore. ➤ Il disturbo é caratterizzato inoltre dall’evitamento persistente degli stimoli associati al trauma.
  15. 15. CONDIZIONAMENTO OPERANTE
  16. 16. LA LEGGE DELL’EFFETTO ➤ A cavallo tra Otto e Novecento, Edward Thorndike realizza le prime gabbie problema, per studiare l’apprendimento nei gatti. Si rende conto che la capacità dei felini soggetto nel riuscire a uscire dalla gabbia aumenta (decresce il tempo necessario per la fuga) all’aumentare della ripetizione dei tentativi.
  17. 17. LA LEGGE DELL’EFFETTO/2 ➤ Secondo Thorndike, questo risultato è frutto di nuove connessioni associative che si stabiliscono nell’animale, e a partire da questa considerazione, egli formula a legge basilare che regola lo stabilirsi di queste connessioni, la legge dell’effetto: «La forza della connessione tra stimolo e risposta aumenta quando la risposta ha come effetto una conseguenza desiderabile o piacevole, diminuisce nel caso contrario»
  18. 18. LA SKINNER BOX
  19. 19. RINFORZI E PUNIZIONI ➤ I comportamenti operanti aumentano in funzione del rinforzo, che può essere positivo (aggiunta di uno stimolo piacevole) o negativo (rimozione di uno stimolo avversivo), e diminuiscono in funzione della punizione, che può a sua volta essere positiva (aggiunta di uno stimolo avversivo) o negativa (rimozione di uno stimolo piacevole). ➤ È ormai consolidato, tanto in psicologia che in pedagogia, che rinforzare positivamente una risposta mostra il più alto tasso di probabilità che quel comportamento di risposta si instauri rapidamente e solidamente.
  20. 20. Aggiungere uno stimolo Rimuovere uno stimolo Rinforzare un comportamento Rinforzo positivo Rinforzo negativo Estinguere un comportamento Punizione positiva Punizione negativa TABELLA DEI RINFORZI E DELLE PUNIZIONI
  21. 21. PROGRAMMI DI RINFORZO ➤ Se consideriamo la frequenza e l’intervallo di tempo tra il rinforzo e il comportamento desiderato che lo precede, parliamo di programmi di rinforzo. ➤ Un comportamento rinforzato ogni volta che si presenta è chiamato programma di rinforzo continuo, se invece non è rinforzato ogni volta, parliamo di programmi di rinforzo parziale (o intermittente). ➤ Sebbene l’apprendimento avvenga molto più rapidamente sotto un programma di rinforzo continuo, i rinforzi intermittenti sono molto più efficaci dei rinforzi fissi nel modellare la frequenza di comportamento, e tali comportamenti si rivelano molto più resistenti all’estinzione!
  22. 22. Nel programma a rapporto fisso il rinforzo è fornito dopo uno specifico numero di risposte date Anche nel programma a rinforzo variabile la curva cresce rapidamente Il programma a intervallo fisso produce risposte più lente, perché il soggetto impara che deve passare del tempo Il programma a intervallo variabile invece presenta una curva di apprendimento costante
  23. 23. MODELLAGGIO (SHAPING) ➤ Il modellaggio è una tecnica di condizionamento operante che prevede di rinforzare un comportamento tramite le sue approssimazioni continue. ➤ Tale tecnica consiste nel rinforzare ripetutamente quei comportamenti che, seppur lontani dal comportamento obiettivo, si avvicinano progressivamente a esso. Il rinforzo va fornito, quindi, inizialmente ai comportamenti positivi che sono relativamente facili per il soggetto seppur ancora distanti, per poi rinforzare quelli che si avvicinano sempre di più al comportamento desiderato. ➤ Inizialmente, Skinner forniva un rinforzo positivo all’animale quando si avvicinava semplicemente alla zona della gabbia in cui era presente la leva. Dopo che il comportamento era stato appreso, Skinner forniva il rinforzo positivo solo quando l’animale toccava la parete in cui era presente la leva, e così via.
  24. 24. APPRENDIMENTO DI ECCITAMENTO E IMPOTENZA APPRESA ➤ Apprendimento di evitamento: l’animale apprende a rispondere ad uno stimolo neutro (una luce) presentato prima dello stimolo avversivo (una scossa elettrica) evitando così la punizione. ➤ In compiti di apprendimento di evitamento, l’impotenza appresa è la tendenza di un animale ad accucciarsi e a sottomettersi allo stimolo avversivo senza tentare di evitarlo, dovuta ad esperienze precedenti in cui l’animale non ha avuto la possibilità né di evitare né di fuggire lo stimolo avversivo. Si parla di impotenza perché in queste situazioni l’animale diventa passivo, inerme e incapace di reagire di fronte a stimoli dolorifici.
  25. 25. VINCOLI BIOLOGICI DELL’APPRENDIMENTO ➤ Non tutti i comportamenti possono essere appresi ugualmente tra le differenti specie, poiché esistono dei vincoli biologici innati, che limitano o impediscono (ma al contrario, in certi casi favoriscono) l’apprendimento di comportamenti specifici.
  26. 26. CONDIZIONAMENTI A CONFRONTO CONDIZIONAMENTO CLASSICO CONDIZIONAMENTO OPERANTE Principio fondamentale Costruzione di associazioni tra stimoli incondizionati e stimoli condizionati. Costruzione di associazioni tra rinforzo o punizione di un comportamento emesso Natura del comportamento Il soggetto è passivo, e l’apprendimento si basa su un comportamento innato e involontario, che viene sfruttato per produrre il comportamento condizionato. Il soggetto opera volontariamente e attivamente sull’ambiente per produrre un risultato desiderato. Ordine degli eventi Prima del condizionamento, uno stimolo incondizionato produce una risposta incondizionata. Dopo il condizionamento, uno stimolo condizionato porta a una risposta condizionata. Il rinforzo accresce la frequenza di emissione di un comportamento, la punizione la diminuisce
  27. 27. UTILIZZI DEL CONDIZIONAMENTO OPERANTE
  28. 28. APPRENDIMENTO PER INSIGHT
  29. 29. L’INSIGHT (O “AH AH! EFFECT”) ➤ Nel contesto della psicologia dell’apprendimento, si definisce insight (“illuminazione”, “epifania”) quell’apprendimento che avviene in maniera non-mediata dai tentativi e dagli errori, ma che appare piuttosto come una “rivelazione” o come l’acquisizione di un punto di vista diverso rispetto a una specifica situazione-problema. ➤ Per questo motivo, l’insight è anche noto come effetto Eureka! o Ah ah! effect, a sottolinearne il carattere di apparizione inaspettata. ➤ I fenomeni di apprendimento per insight gettano diversi interrogativi (e, d’altro canto, chiariscono alcuni aspetti) sulla natura continua e/o discontinua dell’apprendimento.
  30. 30. IL PROBLEMA DELLA CANDELA DI DUNCKER (1945)
  31. 31. RISTRUTTURAZIONE DEL CAMPO COGNITIVO ➤ Secondo Köhler, le azioni delle scimmie rappresentavano una soluzione ottenuta in seguito a una strategia di apprendimento non casuale: esse ottenevano il cibo impiegando un bastone (strumento) per avvicinarlo alla gabbia, ma non per tentativi ed errori, quanto piuttosto ristrutturando il campo cognitivo attraverso un atto di insight. ➤ Infatti, nel campo cognitivo della scimmia il bastone è presente già prima che essa riesca a risolvere il problema, ma quando lo utilizza per trarre il cibo a sé il valore del bastone è mutato, risultando in quella particolare situazione l’oggetto
 più funzionale per la risoluzione del problema specifico.
  32. 32. APPROCCI COGNITIVI ALL’APPRENDIMENTO
  33. 33. APPRENDIMENTO LATENTE ➤ Negli anni Cinquanta del secolo scorso, un comportamentista - Edward Tolman – si rese conto che l’apprendimento non poteva essere esclusivamente frutto delle dinamiche ipotizzate da Skinner, ma che bisognasse in qualche modo “rientrare nella black box” per comprenderlo nella sua complessità.
  34. 34. IL LABIRINTO DI TOLMAN
  35. 35. L’ESPERIMENTO DI TOLMAN ➤ Tolman condusse alcuni esperimenti su tre gruppi di topi all’interno di un labirinto. ➤ Il primo gruppo riceveva del cibo come rinforzo, il secondo gruppo invece non riceveva alcun tipo di rinforzo, mentre il terzo riceveva un rinforzo solo a partire dal dodicesimo giorno di prove. ➤ Tolman si rese conto che i topi del secondo gruppo (quelli senza rinforzo) non imparavano mai a completare il labirinto, mentre i topi del primo gruppo (con rinforzo immediato) e del terzo gruppo (quelli a rinforzo posticipato) riuscivano a percorrere interamente il labirinto non manifestando differenze di prestazioni.
  36. 36. L’APPRENDIMENTO LATENTE E LE MAPPE COGNITIVE ➤ Il concetto di apprendimento latente mette in crisi il concetto di uguaglianza fra prestazione e apprendimento: viene introdotto piuttosto quello di “mappa cognitiva”, “bussole” per incamerare e prevedere esperienze attraverso rappresentazioni motorie e spaziali. ➤ Infatti, nel sistema di Tolman l’apprendimento non si risolve in una semplice associazione di tipo stimolo-risposta, ma si configura in termini di raggiungimento di una meta (o oggetto-meta), di una serie d’impulsi esplorativi iniziali (impulsi cognitivi iniziali) e dell’acquisizione di una serie di adattamenti conclusivi all’oggetto (cognizioni finali). ➤ Introducendo i concetti di “scopi”, “aspettative”, “mappa cognitiva”, Tolman si discosta evidentemente dalla maggior parte del comportamentismo precedente aprendosi a concetti sempre più di stampo cognitivista.
  37. 37. APPRENDIMENTO PER OSSERVAZIONE / IMITAZIONE ➤ Secondo diversi psicologi – tra cui spicca Albert Bandura e i suoi colleghi – la maggior parte dell’apprendimento umano consiste nell’apprendimento per osservazione (o per imitazione) cioè l’apprendimento che avviene guardando il comportamento di un’altra persona. ➤ A causa del ruolo svolto dalle altre persone in questo tipo di apprendimento, Bandura lo ha definito un apprendimento socio-cognitivo.
  38. 38. Attraverso i neuroni specchio, quando osserviamo un’azione compiuta da qualcun altro, si attivano aree premotorie che ci preparano a compiere quell’azione.
  39. 39. NEURONI SPECCHIO E APPRENDIMENTO IMITATIVO ➤ L’apprendimento per imitazione richiede una rappresentazione motoria interna dell’azione osservata che viene poi riprodotta: ➤ Un’azione elementare, già presente nel repertorio mirror del soggetto, viene immediatamente riprodotta, senza apprendimento. ➤ Un’azione complessa, non presente nel repertorio mirror, richiede una strategia di apprendimento complessa. Il sistema mirror rappresenta dunque le componenti elementari e le riorganizza in una nuova sequenza motoria che porta all’esecuzione dell’azione complessa. ➤ È importante tenere a mente che i neuroni mirror si attivano sia in presenza di gesti transitivi che intransitivi!
  40. 40. IL RUOLO DEI MODELLI
  41. 41. LO STILE COGNITIVO ➤ Per stile cognitivo s’intende la “modalità di elaborazione dell’informazione che la persona adotta in modo prevalente, che permane nel tempo e si generalizza a compiti diversi”. ➤ Gli stili cognitivi marcano le differenze individuali in relazione: - al modo di percepire i fenomeni (chi enfatizza i dettagli, chi l’insieme, chi i rapporti spaziali, chi la successione; chi il colore ecc.) - alle procedure razionali (chi procede in modo sistematico, chi per associazioni di idee, chi visualizza, chi verbalizza, ecc.) - alle modalità di memorizzare e di organizzazione dello studio (chi visualizza, chi ripete ad alta voce, chi fissa nuclei significativi di un argomento, chi elabora degli schemi, chi elenca tutti gli elementi, ecc.)
  42. 42. GLI STILI COGNITIVI NELL’APPRENDIMENTO ANALITICO GLOBALE Percezione Privilegia una percezione del dettaglio: “vede l’insieme dei singoli alberi” Privilegia la percezione dell’intero: “vede prima la foresta” Memoria Visuale: preferisce il codice visuo- spaziale ed iconico Verbale: preferisce il codice linguistico e sonoro Ragionamento Sistematico: si caratterizza per una procedura a piccoli passi, dove vengono analizzati e presi in considerazione tutti i possibili dettagli Intuitivo: si esprime in prevalenza su ipotesi globali che poi cerca di confermare o confutare Impulsivo: tempi decisionali brevi per i processi di valutazione e risoluzione di un compito cognitivo Riflessivo: tempi decisionali più lunghi per i processi di valutazione e risoluzione di un compito cognitivo
  43. 43. LA MEMORIA La più fondamentale delle funzioni esecutive
  44. 44. COS’È LA MEMORIA? ➤ In generale, la memoria è la capacità, comune a molti organismi, di conservare traccia più o meno completa e duratura degli stimoli esterni sperimentati e delle relative risposte. ➤ Con riferimento alla nostra specie, il termine indica: - la capacità di ritenere traccia di informazioni relative a eventi, immagini, sensazioni e idee di cui si sia avuto esperienza e di rievocarle quando lo stimolo originario sia cessato, riconoscendole come stati di coscienza trascorsi, - i contenuti stessi dell’esperienza in quanto sono rievocati, - l’insieme dei meccanismi psicologici e neurofisiologici che permettono di registrare e successivamente di richiamare informazioni.  ➤ In breve, la memoria per la psicologia generale è l’insiemem dei processi attraverso cui codifichiamo, immagazziniamo e recuperiamo informazioni.
  45. 45. MODELLO DI ATKINSON E SHIFFIN (1977) O MODELLO DEI TRE SISTEMI
  46. 46. LA MEMORIA SENSORIALE ➤ La memoria sensoriale è il primo deposito di informazioni provenienti dall’ambiente. In realtà sarebbe corretto parlare di “memorie” sensoriali (al plurale), ciascuna specifica per ogni modalità sensoriali. ➤ La memoria sensoriale può raccogliere informazioni solo per un periodo estremamente limitato di tempo. Se l’informazione non passa in memoria a breve termine, è persa per sempre. Nonostante la breve durata, la precisione della memoria sensoriale è altissima: la memoria sensoriale può conservare una replica quasi esatta di ciascuno stimolo a cui è esposta.
  47. 47. LA MEMORIA SENSORIALE ➤ Immagazzina tutti gli stimoli che sono registrati dai sensi ➤ Dura fino a 3 secondi ➤ Tre tipi: - Memoria iconica Visiva, in genere dura circa 0,3 secondi Vedi il test di Sperling (1960s) - Memoria ecoica Uditiva, in genere dura circa 3 secondi - Memoria aptica Tattile, in genere dura poco più di un secondo
  48. 48. LA MEMORIA A BREVE TERMINE (MBT) ➤ La MBT può contenere una quantità limitata di informazioni per breve tempo, in genere pochi secondi, dopo di che tali informazioni vengono dimenticate. ➤ La MBT può essere ulteriormente distinta in MBT verbale e MBT visuospaziale: - la MBT verbale, detta anche circuito fonologico, comprende un magazzino fonologico a breve termine, che trattiene l’informazione acustica in deposito per pochi secondi, e una componente articolatoria, il ripasso articolatorio, che concorre al mantenimento in memoria dell’informazione. - la MBT visuospaziale, detta anche taccuino visuospaziale, mantiene per pochi secondi l’informazione visuospaziale ed è coinvolta nella formazione delle immagini mentali
  49. 49. LA MEMORIA A BREVE TERMINE COME MEMORIA DI LAVORO ➤ Il modello della memoria di lavoro aggiunge al modello della memoria a breve termine un processore esecutivo centrale che è deputato al ragionamento e alla presa di decisione. ➤ L’esecutivo centrale coordina tre distinti sistemi di immagazzinamento ed elaborazione: quello visivo, quello fonologico e il buffer episodico, che contiene informazioni su epidsodi ed eventi. ➤ La memoria di lavoro ci permette di mantenere brevemente le informazioni in uno stato “attivo” così da poterle processare anche a prescindere dal loro immagazzinamento nella memoria a lungo termine.
  50. 50. IL MODELLO DI BADDELEY DELLA MEMORIA DI LAVORO (2000) AMODALE AMODALE MODALE MODALE
  51. 51. DALLA MEMORIA A BREVE TERMINE A QUELLA A LUNGO TERMINE ➤ Per il passaggio dalla memoria a breve termine alla memoria a lungo termine si richiede un cambiamento della struttura dei circuiti nervosi con la sintesi di nuove proteine e la creazione di nuove connessioni sinaptiche tra i neuroni. ➤ Il passaggio dalla memoria a breve termine a quella a lungo termine è graduale e dipende dalla frequenza e dalla intensità con le quali gli stimoli che devono essere ricordati vengono presentati. È anche importante il collegamento fra stimoli diversi. Un fatto, anche se insignificante, si ricorda maggiormente se è avvenuto in collegamento con un evento emozionalmente rilevante.
  52. 52. LA MEMORIA A LUNGO TERMINE ➤ La memoria a lungo termine può diversi in: ➤ Memoria dichiarativa (o esplicita): riguarda le informazioni comunicabili e che vengono richiamate consciamente.  ➤ Memoria procedurale (o implicita): riguarda le informazioni relative a comportamenti automatici.  ➤ La memoria dichiarativa può essere ulteriormente suddivisa in memoria episodica, che riguarda le informazioni specifiche a un contesto particolare, come un momento e un luogo, e memoria semantica, che riguarda idee e affermazioni indipendenti da uno specifico episodio. La memoria procedurale riguarda invece soprattutto le abilità motorie e fonetiche, che vengono apprese con il semplice esercizio e utilizzate inconsciamente.
  53. 53. I MODULI DELLA MEMORIA A LUNGO TERMINE
  54. 54. NEUROSCIENZE E MEMORIA
  55. 55. DOVE SONO LE MEMORIE NEL CERVELLO? ➤ Per molto tempo ci si è chiesto dove venissero immagazzinate le memorie nel sistema nervoso: la difficoltà di trovare una corrispondenza univoca tra memorie e cervello ha dato vita a due teorie. ➤ La prima delle due teorie principali sulle modalità di archiviazione dei ricordi (teoria del “neurone della nonna") afferma che i singoli neuroni sono la sede di un singolo ricordo, per esempio della nonna o di una diva del cinema. La teoria alternativa asserisce invece che ciascun ricordo è distribuito tra milioni di neuroni (teoria degli engrammi).
  56. 56. POTENZIAMENTO A LUNGO TERMINE ➤ Nel sistema nervoso dei vertebrati il fenomeno elementare di apprendimento più conosciuto è il "Potenziamento a lungo termine" (Long Term Potentiation, LTP). ➤ Nei neuroni dell'ippocampo una stimolazione elettrica ad alta frequenza delle vie afferenti eccitatorie è capace di determinare un forte aumento dell'ampiezza delle risposte successive che si mantiene per ore o per giorni. Queste variazioni funzionali del circuito sono attribuiti a modificazioni della trasmissione sinaptica. ➤ In questi sinapsi eccitatorie il mediatore è il glutammato.
  57. 57. IL CONCETTO DI ENGRAMMA ➤ L’engramma è il nome che si dà alla traccia mnemonica che si forma nel sistema nervoso in seguito all’esperienza e all’apprendimento. ➤ La natura organica dell’engramma si fonda su due ipotesi complementari: 
 a) la formazione di circuiti nervosi specifici (circuiti riverberanti), per cui l’informazione viene codificata come scarica di potenziale d’azione; 
 b) l’attivazione e facilitazione della trasmissione sinaptica, per cui l’informazione viene codificata dapprima a livello dei mediatori chimici, quindi con modificazioni morfologiche dei neuroni ➤ La prima ipotesi appare valida per la memoria a breve termine, mentre la seconda si applica alla memoria a lungo termine. 
  58. 58. L’IPPOCAMPO ➤ L'ippocampo è un piccolo organo situato all'interno del lobo temporale mediale del cervello e fa parte una parte importante del sistema limbico, la regione che regolamenta le emozioni. L'ippocampo è associato principalmente con la memoria, in particolare memoria a lungo termine. L'organo svolge un ruolo altrettanto importante nell’orientamento spaziale.
  59. 59. L’AMIGDALA ➤ L'amigdala attribuisce significato emotivo a informazioni di stimoli provenienti dal mondo esterno, dall'interno del corpo e dal cervello, come pensieri e ricordi. Le proiezioni dell'ippocampo sull'amigdala consentono una modulazione della sua azione: ma il circuito è bidirezionale, dunque l'amigdala può inviare proiezioni all'ippocampo e da qui raggiungere le aree corticali che l'hanno precedentemente attivata, influenzando così pensiero, percezione e memoria
  60. 60. RECUPERO E OBLIO DELLA MEMORIA A LUNGO TERMINE
  61. 61. CUE DI RECUPERO ➤ Un cue di recupero è uno stimolo che ci permette di recuperare più facilmente informazioni nella MLT. Può trattarsi di una parola, di un’emozione o di un suono: a prescindere dal cue specifico, un ricordo tornerà alla mente alla presentazione del cue di recupero.
  62. 62. RIEVOCAZIONE E RICONOSCIMENTO ➤ I primi studi sulla memoria hanno distinto tra compiti di rievocazione e di riconoscimento, cioè di ricordare senza stimoli o di ritrovare in uno stimolo presente uno già conosciuto. ➤ La rievocazione è più difficile del riconoscimento. Infatti, per rievocare uno stimolo occorre effettuare, in assenza di indizi evidenti, una ricerca attiva della traccia presente nella memoria. Una volta giunti in quel settore della memoria, in cui essa è depositata assieme ad altre tracce simili, occorre decidere se faceva o meno parte della serie di acquisizione. Nel compito di riconoscimento l’impegno si esaurisce nella sola decisione poiché lo stimolo, seppur insieme ad altri, è lì presente. 
  63. 63. MEMORIE LAMPO ➤ Il termine flashbulb memories è stato coniato nel 1977 per indicare gli eventi che sono emozionalmente attivanti, sorprendenti o estremamente importanti per l’individuo.  ➤ Generalmente questo termine viene adottato quando si fa riferimento a eventi traumatici pubblici. Il ricordo vivido e dettagliato di questi eventi non riguarda solo lo shock emozionale derivante dal fatto accaduto, ma anche delle circostanze dettagliate in cui si è appresa la notizia. DICIASSETTE GIUGNO DI DICIASSETTE ANNI FA
  64. 64. COSTRUZIONE DELLE MEMORIE (Ri)-Costruire il Passato?
  65. 65. IL CONCETTO DI SCHEMA ➤ Lo schema è la struttura cognitiva che organizza le conoscenze acquisite e guida il comportamento: si tratta di una sorta di “modello” che può adattarsi alle diverse situazioni (un po’ come lo stile cognitivo per l’apprendimento). ➤ Gli schemi influenzano la memoria favorendo la selezione e l’organizzazione delle informazioni in entrata in una struttura sensata, comprensibile e dotata di un significato specifico per ogni singolo soggetto.
  66. 66. L’ESPERIMENTO DI BARTLETT (1932): LA GUERRA DEGLI SPETTRI Una sera, due giovani di Egulac discesero il fiume per cacciare foche, e mentre stavano lì si fece nebbioso e calmo. Udirono grida di guerra, e pensarono: "Forse è una spedizione guerresca". Fuggirono sulla spiaggia, e si nascosero dietro ad un tronco.
 Tosto sopravvenivano delle canoe, ed essi udivano il fruscio delle pagaie, e videro una canoa che si dirigeva verso di loro. C'erano cinque uomini nella canoa, e dissero:
 "Che ve ne pare? Vogliamo portarvi con noi per combattere con certa gente".
 Disse un giovane: "Non ho frecce".
 "Le frecce stanno nella canoa", risposero.
 "Non verrò. Potrei restare ucciso. I miei genitori non sanno dove sono andato. Ma tu", soggiunse volgendosi al compagno, "puoi andar con loro".
 Così un giovane andò, mentre l'altro rincasò. Ed i guerrieri percorsero il fiume fino ad una città sull'altro lato di Kalama.
 Quelli del posto corsero verso l'acqua, ed iniziarono a combattere, e molti furono uccisi. Ma ad un certo punto il giovane udì uno dei guerrieri che diceva:
 "Presto, ritorniamo, quell'indiano è stato colpito".
 Allora pensò: "Oh, sono spettri". Non si sentiva male, ma dicevano che egli era stato colpito.
 Così le canoe fecero ritorno ad Egulac, ed il giovane sbarcò a casa sua, ed accese un fuoco. E diceva a tutti: "State a sentire, ho accompagnato i fantasmi, e combattemmo. Molti dei nostri, e molti degli avversari, caddero. Dicevano che io son stato colpito, però sto benissimo".
 Finì il suo racconto, poi tacque. Al sorgere del sole egli cadde a terra. Qualcosa di nero uscì dalla sua bocca. La sua faccia si contorse. Tutti balzarono in piedi gridando.
 Era morto.
  67. 67. Pagina lasciata intenzionalmente in bianco
  68. 68. IL RUOLO DEL CONTESTO: L’ESPERIMENTO DI BRANSFORD E JOHNSON (1972) ➤ «Se i palloncini scoppiassero il suono non raggiungerebbe più la sua destinazione, perché il tutto verrebbe a trovarsi troppo distante dal piano giusto. Anche la finestra chiusa impedirebbe al suono di giungere laddove dovrebbe dato che la gran parte dell’edificio tende ad essere ben isolata. Poiché l’intera operazione dipende dalla continuità nell’alimentazione elettrica, anche la rottura del cavo creerebbe problemi. Naturalmente l’individuo potrebbe urlare, ma la voce umana non può arrivare così lontano. Un ulteriore problema è che una corda dello strumento potrebbe rompersi. Se ciò si verificasse non vi sarebbe più l’accompagnamento al messaggio. La situazione migliore, naturalmente, è che la distanza sia inferiore. Così i potenziali problemi sarebbero meno numerosi. Meglio di tutto sarebbe che ci fosse contatto faccia a faccia».
  69. 69. Pagina lasciata intenzionalmente in bianco
  70. 70. CONTESTO TOTALE CONTESTO PARZIALE
  71. 71. MEMORIA E TESTIMONIANZA
  72. 72. MEMORIE AUTOBIOGRAFICHE ➤ Le memorie autobiografiche sono formate dai ricordi, le circostanze e gli episodi provenienti dall’esperienza del nostro Sé. Esse racchiudono le memorie episodiche che abbiamo su noi stessi. ➤ Esattamente al pari delle altre memorie, le memorie autobiografiche sono soggetto a un processo di costruzione (ricostruzione e “ristrutturazione),influenzato dalle nostre credenze, le nostre opinioni, la nostra storia cognitiva, emotiva e relazionale. ➤ Freud parlava del “romanzo famigliare del nevrotico”, sottolineando che non è tanto importante ciò che è avvenuto, ma ciò che è ricordato e sotto quale forma…
  73. 73. LA CURVA DELL’OBLIO DI EBBINGHAUS
  74. 74. TEORIE DELL’OBLIO ➤ Teoria del decadimento, secondo cui gli eventi molto lontani nel tempo vengono ricordati con difficoltà o dimenticati. Tuttavia, se così fosse, gli anziani non ricorderebbero nulla della loro giovinezza, mentre è vero proprio il contrario: e cioè che per un anziano è più facile ricordare i dettagli di un evento accaduto 50 prima che non quanto è successo il giorno precedente. ➤ Teoria del disuso, secondo cui se un ricordo viene rievocato spesso non si cancella, mentre se non lo è mai, a poco a poco va perduto. Questa teoria si basa sull’assunto della plasticità hebbiana, ma non spiega come mai certi ricordi lontani possono riaffiorare dopo molto tempo, anche se non sono stati rievocati.
  75. 75. TEORIA DELL’INTERFERENZA ➤ Una più coerente spiegazione dei fenomeni di oblio è quella fornita dai sostenitori della teoria dell’interferenza, secondo i quali il ricordo svanisce a causa dell’interferenza esercitata da elementi di disturbo che possono intervenire durante il processo di memorizzazione, inibendo il recupero o la formazione di nuovi ricordi da differenti momenti temporali.
  76. 76. INTERFERENZA PROATTIVA E RETROATTIVA ➤ Interferenza proattiva, in cui l’informazione acquisita in precedenza ostacola il recupero di nuovo materiale. ➤ Inteferenza retroattiva, in cui la difficoltà nel recupero dell’informazione è dovuta a un’esposizione successiva a stimoli o materiali differenti. ➤ Interferenza da rimozione, in cui si dimenticano i ricordi che sono fonte di disagio o di ansia. Non si tratta di una perdita totale della memoria, ma piuttosto del fatto che si è incapaci di rievocare il contenuto del ricordo, cioè di farlo emergere a livello conscio. Module 22 Forgetting: When M Study French Study Spanish Take French test Study French Time Time Study Spanish Take Spanish test Interference I nterference Retroactive interference: French test performance impaired by study of Spanish Proactive interference: Spanish test performance impaired by study of French FIGURE 3 Proactive when material learn with the recall of ne example, studying F Spanish interferes w a Spanish test. In co interference exists w after initial exposure interferes with the r material. In this case ference occurs whe impaired because o Spanish. feL82795_ch07_206-239.indd Page 235 7/29/10 9:47 PM user-f465feL82795_ch07_206-239.indd Page 235 7/29/10 9:47 PM user-f465
  77. 77. LE DEMENZE • Con il termine demenza (o deterioramento mentale) si intende una sindrome clinica caratterizzata da un progressivo deficit della memoria e delle altre funzioni cognitive, tra cui il linguaggio, la prassia e la capacità di giudizio. A questi sintomi possono associarsi anche modificazioni del carattere e della personalità. • Le demenze sono quindi sindromi involutive e difettali caratterizzate da perdita di patrimonio intellettivo, cognitivo e affettivo precedentemente acquisito e consolidato.
  78. 78. • CLASSIFICAZIONE IN BASE ALL’ETA’ DI ESORDIO • Demenze presenili • Demenze senili • CLASSIFICAZIONE IN BASE ALLA SEDE DELLE LESIONI • Demenze Corticali: D. di Alzheimer, D. con corpi di Lewy, D. Fronto- Temporale (Malattia di Pick) • Demenze Sottocorticali: D.Vascolari, D. con disturbi del movimento (Corea di Huntington, Morbo di Parkinson, Paralisi Sovranucleare Progressiva, Degenerazione Cortici-Basale)
  79. 79. EPIDEMIOLOGIA DELLE DEMENZE • La prevalenza della demenza nei paesi industrializzati è circa del 8% negli ultrasessantacinquenni e sale ad oltre il 20% dopo gli ottanta anni. Secondo alcune proiezioni, i casi di demenza potrebbero triplicarsi nei prossimi 30 anni nei paesi occidentali. • La demenza è in crescente aumento nella popolazione generale ed è stata definita secondo il Rapporto OMS e ADI una priorità mondiale di salute pubblica: "nel 2010 35,6 milioni di persone risultavano affette da demenza con stima di aumento del doppio nel 2030, il triplo nel 2050, con ogni anno 7,7 milioni di nuovi casi (1 ogni 4 secondi) e una sopravvivenza media dopo la diagnosi di 4-8-anni. La stima dei costi è di 604 mld di dollari/ anno con incremento progressivo e continua sfida per i sistemi sanitari.Tutti i Paesi devono includere le demenze nei loro programmi di salute pubblica; a livello internazionale, nazionale regionale e locale sono necessari programmi e coordinamento su più livelli e tra tutte le parti interessate." (Ginevra 11 aprile 2012).
  80. 80. LA MALATTIA DI ALZHEIMER (ALZHEIMER’S DISEASE,“AD”) • La malattia di Alzheimer è la forma più comune di demenza degenerativa progressivamente invalidante con esordio prevalentemente in età presenile (oltre i 65 anni, ma può manifestarsi anche in epoca precedente). Si stima che circa il 60-70% dei casi di demenza sia dovuta alla condizione.
  81. 81. Auguste Deter (1850–1906) fu la “paziente zero” di Aloysius Alzheimer, che identificò la malattia nei primi anni del ‘900
  82. 82. LA “TAZZIERA” — AD COME DISTURBO DEL LINGUAGGIO
  83. 83. FISIOPATOLOGIA DELL’ALZHEIMER • Secondo un nuovo studio, la responsabilità del morbo di Alzheimer non sarebbe la formazione delle placche amiloidi, come precedentemente creduto, ma il cattivo funzionamento di una proteina (proteina tau) che presiede all'eliminazione delle sostanze potenzialmente tossiche all'interno dei neuroni. Se il metabolismo della proteina tau non funziona correttamente, alcune proteine beta amiloidi restano all'interno della cellula, facendola degenerare e poi morire • Quando si trova in questo stato, la cellula tenta comunque di espellere le proteine attraverso altri meccanismi, che però, essendo meno efficienti, non riescono a eliminarle tutte e, soprattutto, non impediscono alle beta amiloidi (che sono “appiccicose”) di aderire una all'altra durante l'espulsione, formando le tipiche placche attorno ai neuroni, a cui segue l’apoptosi (morte cellulare).
  84. 84. “PRIMA DELL’ALZHEIMER”: IL DETERIORAMENTO COGNITIVO LIEVE (MCI) • l deterioramento cognitivo lieve, conosciuto anche con la sigla MCI (dall'inglese mild cognitive impairment), o “demenza incipiente” è una diagnosi che viene fatta agli individui che hanno deficit cognitivi che sono maggiori rispetto a quelli che statisticamente si possono aspettare per la loro età e istruzione, ma che non interferiscono significativamente con le loro attività giornaliere. • Lo si considera come la “frontiera” o stato di transizione tra l'invecchiamento normale e la demenza.Anche se la MCI si può presentare con una grande varietà di sintomi, quando la perdita di memoria diventa il sintomo predominante spesso la si definisce "MCI amnestica" e viene vista frequentemente come un fattore di rischio per la malattia di Alzheimer.
  85. 85. PROGRESSIONE DELLA MALATTIA DI ALZHEIMER
  86. 86. PROGRESSIONE DELLA MALATTIA DI ALZHEIMER
  87. 87. AMNESIE ➤ Sono patologie della memoria, spesso temporanee, principalmente di origine traumatica, caratterizzate dall’incapacità di recuperare memorie. ➤ Si distinguono in amnesia retrograda (la perdita di memoria degli eventi accaduti prima della causa, ma completa lucidità per tutto ciò che è successo in seguito), anterograda (perdita di memoria che non compromette i ricordi passati, ma limita enormemente la capacità dell'individuo di memorizzare informazioni nuove) e totale. ➤ Curiosamente, i soggetti amnesici non mostrano necessariamente disfunzioni della memoria a breve termine.
  88. 88. SINDROME DI KORSAKOV ➤ La sinrdome di Korsakov è una demenza associata all’abuso di alcol, consistente in un disturbo della memoria che di solito sopravviene a un’encefalopatia. ➤ Korsakov descrisse i disturbi della memoria associati a tale sindrome come emergenti in un quadro di totale consapevolezza di sé: il paziente solitamente dava l’impressione di essere interamente in possesso delle proprie facoltà mentali ma mostrava al contempo deficit amnesici (anche di fissazione), confabulazione e creazione di memorie episodiche pastiche.

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