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Il genere è questione di pelle

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Relazione tenuta al convegno nazionale degli allievi del Centro Milanese di Terapia della Famiglia, Torino 24 e 25 giugno 2011.

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Il genere è questione di pelle

  1. 1. Convegno nazionale del Centro Milanese di Terapia della Famiglia Associazione Episteme Torino, 24 e 25 giugno 2011 Massimo Giuliani Il genere è questione di pelle
  2. 2. Facciamo che la pelle è un testo... clicca sull’immagine per vedere il video di “Skin” e leggere l’intervista a Shelley Jackson sul blog Ibridamenti.com
  3. 3. Marshall McLuhan profetizzò che la società elettronica sarebbe stata una società tattile , fondata sulla complessità delle interrelazioni e dunque, come il tatto, sulla sensibilità . Le murature, finora solide e perenni, sarebbero diventate sottili membrane che, come la pelle, avrebbero messo in comunicazione l’uomo con l’ambiente circostante. L’ elettricità sarebbe diventata una seconda pelle , smaterializzando i mezzi di comunicazione.
  4. 4. “ Chi vede questa persona? Da chi è vista?” Ogni essere umano deve essere visto da qualcuno: se nessuno ti vede, non esisti. (Gianfranco Cecchin) Pochi decenni fa, in base all’interesse per la psicologia umanistica, la parola chiave era “sentimenti”. I più recenti modelli cognitivi hanno dato la priorità ai modi di “vedere”, e presumo che nel futuro il crescente interesse per le metafore della “voce” indicherà un differente modo di “ascoltare”. (Lynn Hoffman) Oggi che il linguaggio della connessione, dei link, della vicinanza e della distanza dà forma alla nostra esperienza, voglio esplorare le metafore della pelle, del con/tatto e del toccare. “ Da chi è toccata questa persona?”
  5. 5. “ La pelle non può rifiutare un segnale vibrotattile o elettrotattile: non può chiudere gli occhi o la bocca, né tapparsi le orecchie o il naso. La pelle non viene per nulla ingombrata da eccessivi sproloqui come avviene per la parola o la scrittura” (D. Anzieu) Per la pelle, ancora di più, non è possibile non comunicare! “ Gli psicologi ci hanno da tempo insegnato che buona parte di ciò che udiamo penetra in noi attraverso la pelle. Dopo che siamo stati per secoli completamente vestiti e chiusi in uno spazio visivo uniforme, respiriamo e ascoltiamo con l’intera epidermide” (M. McLuhan)
  6. 6. 1. Murray Bowen La metafora della membrana biologica che separa mentre unisce La differenziazione è un processo, non un approdo: è “progettare il proprio percorso attraverso il proprio personale sistema interno di guida, invece di correggere continuamente il tiro per vedere a che punto si trovano gli altri”. Come per le cellule, che non possano avere identità o scopo, o essere distinte, finché non si siano differenziate dalle cellule genitori. Ricerche degli anni 70 su organismi senza sistema immunitario dimostravano che essi, al contatto, si fondono e diventano un unico organismo. Non è possibile alcun processo di differenziazione, senza sistema immunitario e senza l’immunità aspecifica. Così il sistema immunitario non serve soltanto per separare e tenere lontane le minacce, ma mentre svolge la sua funzione di prima barriera che distingue il self dal non self , garantisce all’organismo la sua possibilità di contatto e di relazione.
  7. 7. 2. Didier Anzieu La metafora della membrana biologica che separa mentre unisce La membrana della molecola, quella che avvolge gli organi interni, e quella che avvolge il corpo (la pelle) non è solo una barriera che separa, contiene e protegge. Non ha una funzione passiva contrapposta alla funzione attiva del nucleo, dell’organo, del corpo. La membrana molecolare è attiva da un punto di vista chimico: distingue le sostanze di cui la molecola ha bisogno e respinge le altre. Distingue dentro e fuori, trasmette al nucleo (attraverso filamenti o “canali”) informazioni dal mondo esterno. Barriera, interfaccia, contenitore: una potente metafora di ciò che racchiude la mente e il pensiero. Per Anzieu (1985) l’Io-pelle è “una rappresentazione di cui si serve l’Io del bambino, durante le fasi precoci dello sviluppo, per rappresentarsi sé stesso come Io che contiene i contenuti psichici, a partire dalla propria esperienza della superficie del corpo ”. Costruisce la percezione di un contenitore che – come la pelle fisica che fa da confine al suo corpo, al suo interno – contiene affetti e pensieri come un involucro psichico.
  8. 8. “ La melancolia del corpo” è fatto di tredici racconti con titoli come “Latte”, “Nervi”, “Grasso”, dove i fluidi del corpo diventano elementi del paesaggio e dove il corpo proietta le sue parti, le sue secrezioni e i suoi umori, nel mondo fuori. Dove il latte può piovere dalle nuvole, gli spermatozoi pascolare per le pianure e la terra sanguinare. Negli scatti di Sara De Vita sul terremoto le fratture dei muri diventano tagli sulla pelle, gli squarci della terra diventano lacerazioni dei corpi, e la continuità tra le ferite delle case e le ferite dell’anima diventa concreta anche per lo sguardo. L’arte gioca con la pelle e con i confini fra “dentro” e “fuori”
  9. 9. “ Avresti voluto toccarlo tu, e farti maschio tu (...) Pensavi di cavartela con la pelle, ma avevi trovato un uomo che della pelle non s’accontentava. Sciocchezze, ovviamente; tutte sciocchezze: la pelle era effettivamente l’unica cosa vera.” (Federica Sgaggio, “L’avvocato G.”)
  10. 10. “ No, mi ripetevo, il sesso non è la differenza essenziale tra l’uomo e la donna; questa diversità, che è anche complementarità, risiede prima di tutto nella pelle: qui rugosa, spessa, con un odore forte e un sapore salato, là fine, liscia, avvolgente e fragile, gusto di miele, profumo di pepe.” (Didier Anzieu, “L’epidermide nomade”)
  11. 11. La storia tattile-emotiva maschile e femminile Al canto tattile emotivo delle femmine, i giovani rispondono con pratiche cantate (…) che presentano un alto tasso di azione motoria, più tonica, più muscolare, che prevede una maggiore energia. Questa azione musicale maschile fa pure schietto riferimento prossemico ad una maggiore distanza e quindi ad un più palese distacco dei corpi. Se le giovani donne sembrano mantenere il corpo-pelle più vicino alle loro coetanee, i maschi fanno il contrario, fanno emergere il bisogno di staccarsi dagli altri, come se la pratica della tattilità confidenziale non dovesse far parte della loro stessa storia emotiva. (Maurizio Spaccazocchi, “La musica e la pelle”)
  12. 13. La “voce differente” Carol Gilligan: due diversi modi di parlare di relazioni « Le teorie dello sviluppo morale avevano descritto queste due voci come (...) una come più evoluta rispetto all’altra. L’autrice fa invece risalire queste due voci diverse non a due successive tappe evolutive, ma alle diverse voci dell’uomo e della donna. Nella donna la capacità di giudizio si baserebbe sulla tendenza a costruire la propria identità mettendosi in relazione con gli altri, generando un’etica della responsabilità . Il maschio, che il processo di individuazione-separazione segna nella definizione della sua identità di genere, elabora invece un’etica delle libertà individuali propria di una società dei diritti. Carol Gilligan, d’altro canto, precisa di non voler fare un discorso “essenzialista” che contrapporrebbe una voce maschile a una voce femminile (…) L’autrice parla di “tendenze maschili” e di “tendenze femminili” e non già di voci appartenenti rigidamente ai due sessi » (M. Giuliani e A. Valle, “Uomini e donne oltre lo specchio. Differenza di genere e terapia della famiglia”, 2007)
  13. 14. Tre storie (tre anelli di Moebius)
  14. 15. Orietta (la parte di dentro ma anche la parte di fuori)
  15. 16. Il dubbio di Orazio... ...maniaco con la pelle di bambino
  16. 17. Tommaso: “ Toccami, anzi non toccarmi!” “ See me, feel me, touch me, heal me...”
  17. 18. Seguendo Anzieu, le cure del corpo nel bambino piccolo determinano un’esperienza al confine fra dentro e fuori. Ma non siamo stati solo bambini: culturalmente i maschi non sono incoraggiati al contatto fisico, a pensare che hanno una pelle che connette il dentro col fuori; a chiedere “toccami” , così come possono chiedere “guardami” o “ascoltami”. Faccio l’ipotesi che la capacità di ricomporre le polarizzazioni e di pensare l’ ambiguità (dentro/fuori, ma anche amore/odio, bambino/adulto, maschile/femminile, attivo/passivo) c’entri con l’esperienza della pelle...
  18. 19. ...Se c’entra con la pelle, faccio l’ipotesi che c’entri con la cura , con la relazione come lente per capire il mondo (fra parentesi: quando per curare poniamo domande circolari e introduciamo ipotesi sistemiche, cosa facciamo se non proporre una visione dove i buoni e i cattivi, le vittime e i carnefici, i vincitori e i vinti sono, in fondo, poveri diavoli?). Se c’entra con tutto questo, l’avere o non avere un vocabolario per ricomporre le polarizzazioni c’entra con l’esperienza della pelle. C’entra con quella “different voice” che Carol Gilligan auspicava fosse condivisa fra donne e uomini. C’entra con la mitica Gilania , dove Riane Eisler immaginava di vedere donne e uomini collaborare in un modello sociale cooperativo che liberasse le une e gli altri dal modello basato sul potere di una metà sull’altra.
  19. 20. <ul><li>Ho utilizzato... </li></ul><ul><li>Didier Anzieu (1985), L’Io-pelle , Edizioni Borla. </li></ul><ul><li>Didier Anzieu (1990), L’epidermide nomade e la pelle psichica , Raffaello Cortina Editore. </li></ul><ul><li>Murray Bowen (1979), Dalla famiglia all’individuo. La differenziazione del sé nel sistema familiare , a cura di Andolfi M. e de Nichilo M., Astrolabio. </li></ul><ul><li>Paola Carbone (2001), Patchwork Theory. Dalla letteratura postmoderna all’ipertesto , Associazione Culturale Eterotopia, IULM. </li></ul><ul><li>S. Connor (s.d.), “Windbags a nd Skinsongs”, dal sito http://www.bbk.ac.uk , all’indirizzo http://www.bbk.ac.uk/english/skc/windbags/ </li></ul><ul><li>Derrick De Kerckhove (2011), La mente accresciuta , 40k (e-book) </li></ul><ul><li>Riane Eisler (1987), Il calice e la spada , Frassinelli. </li></ul><ul><li>Carol Gilligan (1982), Con voce di donna , Feltrinelli. </li></ul><ul><li>Massimo Giuliani e Flavio Nascimbene (2009), La terapia come ipertesto , Antigone Edizioni. </li></ul><ul><li>Massimo Giuliani e Adriana Valle (2007), Uomini e donne oltre lo specc hio. Differenza di genere e terapia della famiglia, Psiconline Edizioni. </li></ul><ul><li>Shelley Jackson (2004), La melancolia del corpo . Minimum Fax. </li></ul><ul><li>George P. Landow (s.d.), “Stiching together Narrative, Sexuality, Self: Shelley Jackson's ‘Patchwork Girl’”, sul sito www.cyberartsweb.org all’indirizzo http:// www.cyberartsweb.org/cpace/ht/pg/pgmain.html </li></ul><ul><li>George P. Landow (1998), L’ipertesto. Tecnologie digitali e critica letteraria . Bruno Mondadori. </li></ul><ul><li>Marshall McLuhan (1964), Gli strumenti del comunicare , Il Saggiatore. </li></ul><ul><li>Rosita Nunes (2004), “Written On (and Under) the Skin. An interview with Shelley Jackson”, sul sito www.tattoohighway.org all’indirizzo http://www.tattoohighway.org/8/sjinterview.html ; tradotto nel sito Ibridamenti.com alla pagina http://www.ibridamenti.com/?p=5504 </li></ul><ul><li>Federica Sgaggio (2010), L’avvocato G. , Senzapatria. </li></ul><ul><li>Francesco Spaccazocchi (2004), La musica e la pelle , Franco Angeli. </li></ul>

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