Successfully reported this slideshow.
We use your LinkedIn profile and activity data to personalize ads and to show you more relevant ads. You can change your ad preferences anytime.
EDITORIALE 
VOGLIAMOANCHE 
IL METANO A KM ZERO? 
Un affezionato lettore mi ha scritto 
chiedendo il parere sulle divergenz...
SOMMARIO 
3- EDITORIALE 
6- LETTERE AL DIRETTORE 
8- CONSUMATORI, CERCATE QUESTO 
MARCHIO PER AVERE LA GARANZIA DI 
ACQUIS...
LETTERE AL DIRETTORE 
IL METANO SARDO 
Ho seguito sulla stampa locale le diverse 
posizioni sulla ricerca del metano nella...
Natale si avvicina, e il CON.T.A.S. intende fornire alcune indicazioni 
per acquistare in sicurezza il vero agnello sardo....
na E è il più importante antiossidante 
naturale delle membrane cellulari, svolge 
attività antitrombotica e previene l’in...
I molluschi bivalvi, cozze e vongole in particolare, vengono consumati in tutti i periodi 
dell'anno, ma durante l'estate,...
OLIO DI ARACHIDE E GIRASOLE 
NELLE CUCINE DEI RISTORANTI. 
CHE ERRORE! 
Sebbene sia ampiamente noto che l'olio extra vergi...
VINO: ALLA SCOPERTA DEI SOLFITI! 
La maggior parte dei consumatori non conosce queste sostanze ampiamente utilizzate nel 
...
CONSUMARE PRODOTTI ITALIANI 
FRUTTA: L'ITALIA DICE NO 
AL CONSERVANTE ETOSSICHINA 
Èallarme anche per le importazioni da 
...
DISCOUNT E CRISI 
VANNO A BRACCETTO? 
In tempo di crisi sono cambiate le abitudini di acquisto dei consumatori, sempre più...
Dividere il mondo in buoni e cattivi non è mai la soluzione giusta, soprattutto quando si 
tratta di alimentazione. Nei me...
INTEGRATORI 
ALIMENTARI MINERALI: 
SONO SICURI PER TUTTI? 
prodotti che potrebbero nuocere alle perso-ne 
affette da malat...
PIZZA ALLARME PIOMBO 
NEI CARTONI CON 
CELLULOSA RICICLATA 
Tra i pericoli che si nascondono dietro l’a-mata 
pizza, chi s...
Il succo di visciola sarebbe in grado di agire sul metabolismo dell’acido urico riducendo 
di molto il dolore che si avver...
IL MERCURIO NEI PESCI. 
QUALE PERICOLO? 
La sua "tossicità" nei confronti degli organi-smi 
animali dipende dalla capacità...
NIENTE PIÙ BRUFOLI GRAZIE ALL'UVA 
Ricercatori californiani hanno scoperto che il 
resveratrolo può indebolire i batteri c...
BRUCELLOSI: COS'È 
E COME DIFENDERSI 
La brucellosi è una zoonosi, cioè una malattia che 
può essere trasmessa all'uomo da...
DIRITTO & NUOVE TECNOLOGIE PRIVACY, PA 
E AZIENDE ANCORA 
POCOATTENTE 
AI CITTADINI 
a cura di Massimo Farina, 
Consulente...
IL CODICE DELLA PRIVACY 
HA COMPIUTO DIECI ANNI 
un apposito protocollo d’intesa, mediante il 
quale l’Autorità Garante de...
LA BIBLIOTECA DEL CONSUMATORE 
INVESTIGAZIONE 
STRATEGICA 
Perché la verità 
non rimanga 
l'unico segreto 
di Mario Pagani...
TELEFONINO 
"ODI ET AMO" 
Non sempre il consumatore 
riesce ad avere il controllo sul 
proprio traffico telefonico e il 
r...
Il Comune di Vattelapesca cita Lisandro 
davanti al tribunale di Agrigento, intiman-dogli 
lo sfratto per morosità. Afferm...
Per comprendere davvero quanto costa un 
prodotto, noi consumatori dovremmo 
fare attenzione a quanto paghiamo per le 
pic...
IL RUOLO DEL DENARO 
NELLA RELAZIONE DI COPPIA 
Quando si decide di instaurare una relazione si valutano 
alcuni aspetti f...
Il giornale del consumatore N.245
Il giornale del consumatore N.245
Il giornale del consumatore N.245
Il giornale del consumatore N.245
Il giornale del consumatore N.245
Il giornale del consumatore N.245
Il giornale del consumatore N.245
Il giornale del consumatore N.245
Il giornale del consumatore N.245
Il giornale del consumatore N.245
Il giornale del consumatore N.245
Il giornale del consumatore N.245
Il giornale del consumatore N.245
Il giornale del consumatore N.245
Il giornale del consumatore N.245
Il giornale del consumatore N.245
Il giornale del consumatore N.245
Il giornale del consumatore N.245
Il giornale del consumatore N.245
Il giornale del consumatore N.245
Upcoming SlideShare
Loading in …5
×

Il giornale del consumatore N.245

1,398 views

Published on

A pag. 24, IL CODICE DELLA PRIVACY HA COMPIUTO DIECI ANNI.
A cura di Massimo Farina

Published in: Lifestyle
  • Be the first to comment

  • Be the first to like this

Il giornale del consumatore N.245

  1. 1. EDITORIALE VOGLIAMOANCHE IL METANO A KM ZERO? Un affezionato lettore mi ha scritto chiedendo il parere sulle divergenze sorte dopo che alla Regione è stata richiesta l’autorizzazione a fare delle ricerche metanifere nella zona di Arborea. Sono sorti dei comitati di citta-dini e di operatori agricoli che hanno manifestato il loro dissenso per il rischio di rovinare per sempre quell’isola felice realizzata nel ventennio fascista con l’as-segnazione delle aziende alle capacità degli agricoltori veneti. Il lettore si chie-deva se I consumatori avrebbero ricava-to benefici dal metano sardo. Confesso che anch’io mi pongo spesso la stessa domanda, valutando le posizioni di una parte (i favorevoli) e di quelle contrarie rappresentate da tanti sardi. Ogni dubbio mi è stato fugato convincendomi a vede-re la ragione nei comitati del no, dopo aver assistito proprio in questi giorni, su Rai 3, ad un programma sull’Emilia Romagna. Si parlava anche del terremo-to che sconvolse recentemente quella Regione. Alcuni pensano che una delle cause o una concausa - soprattutto in una zona considerata a bassa sismicità - sia dovuta all’estrazione del metano nella pianura Padana. Poi il servizio si è spostato nel Texas, nella zona di Dallas dove molti proprietari dei terreni hanno ceduto le loro proprietà anche per somme non elevate, con la prospettiva di diventare milionari con le royalty deri-a l t a pressione nel sottosuolo, in maniera da frantumare le rocce scistose liberando il petrolio ed i gas che vi sono imprigiona-ti. Ma il caso più eclatante che mi ha lascia-to stupefatto sono state le immagini dove dai rubinetti di casa, ed anche da un tubo di un pozzo dal quale usciva acqua di continuo, se si avvicinava una fiamma all’acqua, essa si incendiava! Segno evi-dente che insieme all’acqua proveniente dal pozzo esterno e dai rubinetti della sua casa usciva acqua mista a metano. Un’acqua che, affermava, in precedenza era ottima da bere e che ora, oltre ad incendiarsi, era piena di residui neri che si depositano sul fondo dei recipienti rendendola imbevibile. Ritengo che non si tratta di sapere se anche in Sardegna potremmo avere gli stessi fenomeni, ma credo che se oggi possiamo stare tran-quilli di vivere in una terra sicura dal lato della sismicità, rischiamo anche noi vivere nel terrore dei terremoti anche se è accaduto di avvertire un paio di volte delle scosse provenienti da movimenti sottomarini lontano dalle coste, avvertite però solo dagli appositi strumenti. Abbiamo a Sarroch una delle più grandi raffinerie del Mediterraneo, che pur avendo dato lavoro a migliaia di sardi abbiamo sacrificato allo sviluppo turisti-co una larga fetta del nostro golfo. Perché, allora, non realizzarvi un rigassi-ficatore nel quale stoccare il metano da scaricare da apposite metaniere e poi canalizzarlo in tutta la Sardegna? Si evi-terà l’inquinamento e la rovina della zona agricola di Arborea, dove si potrà continuare l’allevamento delle mucche e consentire alla Cooperativa lattiero-casearia di continuare ed espandere nel mondo i nostri prodotti. Nello stesso tempo potremmo avere del-l’energia senza pagarla il 30% in più del resto d’Italia. vanti dall’estrazione del gas. Sembra che negli USA ci sia una legge dove il diritto di proprietà si limiti solo alla superficie, mentre il sottosuolo può essere di chiunque e, quindi, di chi ottiene la concessione per le trivellazioni nel sottosuolo. Pertanto chiunque può essere proprietario del terreno dove ha la casa o svolge attività agricole, senza poter impedire che al di sotto si effettuino scavi per ricerche petrolifere. Il metano che si estrae dal Texas (nei dintorni di Dallas, parlava il servizio) lo si ricava con lo stesso sistema - denominato fracking -che si dovrebbe attuare nella zona di Arborea, cioè con la perforazio-ne del terreno per circa tremila metri e, quindi, di insufflare attraverso dei fori posti al termine di una lunga tubazione, dell’acqua a forte pressione, capace di frantumare le rocce e creare delle spaccature dalle quali il gas risale in superficie. Hanno mostrato l’in-tervista ad un geologo specializzato nello studio dei terremoti, che ha mostrato in una cartina i punti nei quali sono stati rilevati movimenti sismici sotterra-nei. Essi erano più frequenti nelle zone circostanti alle torri di perforazione e che, soprattutto, tutta l’a-rea nei dintorni di Dallas stava assumendo le carat-teristiche di zona sismica nonostante non lo fosse mai stata prima. Negli USA molti ritengono che il potente terremoto di magnitudo 5,7 che il 6 novem-bre 2011 sconvolse l’Oklahoma nella zona di Prague, al centro dello Stato, sarebbe stato il più violento di una serie di terremoti che, secondo alcuni scienzia-ti, sarebbero stati indotti dalle pratiche dell’industria petrolifera. La perforazione e la frantumazione delle rocce producono ingenti quantità di liquidi di scarto in conseguenza della tecnica del fracking che consi-ste proprio nel pompare acqua e additivi chimici ad info@ilconsumatore.eu www.ilconsumatore.eu N° 245 - NOVEMBRE-DICEMBRE 2014 3
  2. 2. SOMMARIO 3- EDITORIALE 6- LETTERE AL DIRETTORE 8- CONSUMATORI, CERCATE QUESTO MARCHIO PER AVERE LA GARANZIA DI ACQUISTARE AGNELLO DI SARDEGNA 10- MOLLUSCHI: COME CONSUMARLI IN SICUREZZA 11- OLIO DI ARACHIDE E GIRASOLE NELLE CUCINE DEI RISTORANTI. CHE ERRORE! 12- VINO: ALLA SCOPERTA DEI SOLFITI! 13- FRUTTA: L'ITALIA DICE NO AL CONSER-VANTE ETOSSICHINA 14- DISCOUNT E CRISI VANNO A BRACCETTO? 15- VERAMENTE IL BIOLOGICO È PIÙ SICURO? 16- INTEGRATORI ALIMENTARI MINERALI: SONO SICURI PER TUTTI? 18- PIZZA, ALLARME PIOMBO NEI CARTONI CON CELLULOSA RICICLATA N° 245 - NOVEMBRE-DICEMBRE 2014 - ANNO XXVII Fondato nel 1988 da Romano Satolli DIRETTORE RESPONSABILE E-mail: r.satolli@tin.it EDITRICE: Trial Press sas Via Giudice Guglielmo, 17 - 09131 Cagliari 19- LE CILIEGE SELVATICHE CONTRO FATICA E DOLORI ARTICOLARI 21- IL MERCURIO NEI PESCI. QUALE PERI-COLO? 22- NIENTE PIÙ BRUFOLI GRAZIE ALL'UVA 23- SCOPERTA LA CAUSA DEL PARKINSON GIOVANILE 24- IL CODICE DELLA PRIVACY HA COMPIUTO DIECI ANNI (PRIMA PARTE) 27- LA BIBLIOTECA DEL CONSUMATORE 28- TELEFONINO "ODI ET AMO" 29- DIRITTO & ROVESCIO 30- TELEFONIA: COME EVITARE LE SORPRESE IN BOLLETTA 32- ENERGIA: ARRIVA LA STANGATA? 34- RECUPERO CREDITI AGGRESSIVO: GE.RI E NON SOLO 34- RISARCIMENTI DI BANCA MARCHE 35- RIMBORSO FISCALE DALL'AGENZIA DELLE ENTRATE REDAZIONE E DIREZIONE Via Giudice Guglielmo, 17 - 09131 Cagliari Tel. 070/485040 - Fax 480406 www.ilconsumatore.eu E-mail: info@ilconsumatore.eu REG. TRIB. DI CAGLIARI n° 6/02 del 2/10/87 Iscrizione al Registro degli Operatori di Comunicazione (R.O.C.) n° 1012 IN COPERTINA: SARDEGNA, PERLA DEL MEDITERRANEO Poetto, le Saline foto di Dietrich Steinmetz PROGETTO GRAFICO, IMPAGINAZIONE E FOTO INTERNE Il Graffio di Stefano Soddu grafichesoddu@tiscali.it • 368.7473553 STAMPA TiEmme Officine Grafiche srl Loc. Truncu is Follas - tel. 070/948128 - Assemini 36- COMMERCIO: COSA FARE SE IL NEGOZIANTE NON RISPETTA LA GARANZIA 36- CONSUMATORI: RECLAMI E TUTELA A PORTATA DI CLIC 37- COME RICONOSCERE I CAPI CONTRAFFATTI? 37- DIECI REGOLE PER L'E-COMMERCE 38- MINICAR IN SICUREZZA 39- PREZZOFELICE: COSA FARE? 39- CAMBIARE L'ASSICURAZIONE AUTO È PIÙ FACILE 40- COME SPOSARSI ED EVITARE FREGATURE 40- GIOCO: AL VIA IL PROGETTO REGIONALE CONTRO LE LUDOPATIE 41- TRASPORTI: NOI STIAMO CON ITALO! 41- I CONTRIBUTI SCOLASTICI SONO VOLONTARI 42- FARINE ANIMALI NEI MANGIMI COPYRIGHT REDAZIONALE Nessun articolo firmato può essere riprodotto, memorizzato o trasmesso in nessun modo e forma senza il permesso dell’Editore. Testi ed immagini, anche se non pubblicati, non si restituiscono. Si declina ogni responsabilità nel merito delle opinioni espresse dagli autori degli articoli e delle lettere. ABBONAMENTI euro 26,00 Versamento: CCP n° 13722095 intestato a: Trial Press sas Via Giudice Guglielmo, 17 - 09131 Cagliari I dati forniti dai sottoscrittori degli abbonamenti vengono utilizzati esclusivamente per l’invio della pubblicazione e non vengono ceduti a terzi per nessun motivo ASSOCIATO Unione Stampa Periodica Italiana Per avere una VOCE FORTE non serve gridare scompostamen-te, ma avere capacità di risposta, dialogo, iniziativa (Vincenzo Dona fondatore dell’Unione Nazionale Consumatori) www.ilconsumatore.eu N° 245 - NOVEMBRE-DICEMBRE 2014 5
  3. 3. LETTERE AL DIRETTORE IL METANO SARDO Ho seguito sulla stampa locale le diverse posizioni sulla ricerca del metano nella zona di Arborea, dove si rischia di rovina-re per sempre quell’isola felice realizzata nel ventennio fascista con le capacità di agricoltori veneti. I consumatori ne avran-no dei benefici? Per mail-Sòrgono Questa mattina stavo seguendo su Rai 3 un programma sull’Emilia Romagna. Sul terre-moto che ha sconvolto recentemente quella Regione, alcuni pensano che una delle cause o una concausa, soprattutto in una zona considerata a bassa sismicità, sia dovuta all’estrazione del metano nella pianura Padana. Poi il servizio si è spostato nel Texas, nella zona di Dallas dove molti proprietari dei terreni hanno ceduto le loro proprietà per delle somme non elevate, con la prospettiva di diventare milionari con le royalty derivan-ti dall’estrazione del gas. Sembra che negli USA ci sia una legge dove il diritto di pro-prietà si limiti solo alla superficie, mentre il sottosuolo può essere di chiunque e, quindi, di chi ottiene la concessione per le trivellazio-ni nel sottosuolo. Pertanto chiunque può esse-re proprietario del terreno dove ha la casa o svolge attività agricole, senza poter impedire che al di sotto si effettuino scavi per ricerche petrolifere. Il metano che si estrae dal Texas (nei dintorni di Dallas, parlava il servizio) lo si ricava con lo stesso sistema che si dovreb-be attuare nella zona di Arborea, e cioè con la perforazione del terreno per circa tremila metri e, quindi, di insufflare attraverso dei fori di un lungo tubo, dell’acqua a forte pres-sione, capace di frantumare le rocce e creare delle spaccature dalle quali il gas risale in superficie. Hanno poi intervistato un geologo specializzato nello studio dei terremoti, il quale ha mostrato in una cartina, i punti nei quali sono stati rilevati movimenti sismici sotterranei. Essi erano più frequenti nelle zone che circostanti alle torri di perforazione e che, soprattutto, tutta l’area nei dintorni di Dallas stava assumendo le caratteristiche di zona sismica nonostante non lo fosse mai stata prima. Ma il caso più eclatante che ha lasciato stupefatti tutti coloro che hanno potuto assistervi, era che dai rubinetti di casa, ed anche da un tubo di un pozzo dal quale usciva acqua di continuo, essa si accendeva se vi si avvicinava una fiamma! Segno che insieme all’acqua dal sottosuolo e da sotto la sua casa usciva acqua mista a metano. Un’acque che, affermava, una volta era ottima da bere e che ora non lo era più. Qui non si tratta di sapere se anche qui in Sardegna potremo avere gli stessi fenomeni, ma credo che se oggi possiamo stare tran-quilli per vivere in una terra sicura per la mancanza di terremoti, non potremmo un giorno avere terremoti nel sottosuolo e non, come qualche volta è accaduto, leggere scos-se al largo ed a profondità notevoli, avverti-bili solo dagli appositi strumenti? Abbiamo a Sarroch una delle più grandi raffinerie del Mediterraneo, che oltre al lavoro per migliaia di sardi ha sottratto alla balneazione una larga fetta del nostro golfo, quindi perché non costruirvi un rigassificatore nel quale stocca-re il metano da scaricare da apposite meta-niere e da qui canalizzarlo in tutta la Sardegna? Potremo evitare l’inquinamento e la rovina della zona agricola di Arborea, con-tinuare ad allevare mucche e bere il latte di produzione locale, non rischiare di trasfor-mare l’Isola in zona a rischio sismico, e poter avere il costo dell’energia allo stesso prezzo di tutte la altre Regioni. EMBARGO CON LA RUSSIA Sono un produttore di vino che a fatica sono riuscito a vendere il mio vino anche in Russia. Temo che anche io, prima o poi, farò la stessa fine dei colle-ghi che esportavano altri prodotti agroa-limentari, rifiutati dalla Russia come ritorsione all’embargo deciso dall’Europa. La Coldiretti, alla quale pago la mia quota associativa, deve intervenire decisamente a Bruxelles per far eliminare l'assurdo ed inutile embargo che coinvolge soprattutto gli agricoltori italiani. C.V. - Per mail Tanti italiani non condividono le decisioni dell’UE sui provvedimenti presi nei confronti della Russia. Tutto per le difficili relazioni di questo grande Paese con l’Ucraina, che si cercava di portare in Europa. Nonostante i grandi conflitti nel mondo, le tante guerre civili, il trattamento che laTurchia riserva al popolo Curdo, l’Europa difende a spada trat-ta un Paese patria di tanti militari che nella seconda guerra mondiale erano arruolati nelle SS e guardiani nei campi di sterminio. Ucraini che, abbiamo visto nelle recenti rivol-te tra gli stessi abitanti, ma con simpatie poli-tiche diverse, mostravano con orgoglio le sva-stiche sugli elmetti o tatuate sul corpo. Molti si chiedono giustamente se i nostri agricolto-ri debbano distruggere verdure e frutta, per seguire le disposizioni di un'Europa ubbi-diente .alle paturnie dell'amministrazione Obama? Vogliamo che in Europa centrasse un Paese dove l'ideologia nazifascista è radi-cata in tanti suoi cittadini LA RIVISTA NON ARRIVA Ho fatto il rinnovo di un abbonamento annuale per la rivista "Le Scienze" tra-mite il Gruppo Somedia S.p.A. Società di Milano addetta alla vendita. Dopo lunghe attese, questo mese di ottobre la rivista non è ancora arrivata. Il Gruppo Somedia S.p.A. afferma di aver-la spedita il 14 ottobre. Pertanto, il 21 ottobre procedevo nel reclamo alle Poste. Al giorno d'oggi non ho avuto nessun riscontro. Per quanto emerso, si presume e si configura un furto da parte del servizio postale. Patrizio - per Mail Alle poste, nella fattispecie, non è possibi-le chiedere danni o accusarle di furto. Anche noi, con la nostra rivista, spesso abbiamo avuto dei disservizi, ma i casi possono essere diversi: furto da parte dei coinquilini dalla cassetta postale, dimen-ticanza o errore del portalettere nella con-segna, ecc. Tenga presente che gli editori o chi per loro fanno le spedizioni, hanno un database di indirizzi che viene compilato di volta in volta, che rimane sempre lo stesso, salvo quelli eliminati per i manca-ti rinnovi o quelli inseriti per i nuovi abbonati aggiunti. Alle volte essere inseri-to in un database passa del tempo, soprat-tutto per i nuovi abbonati. Le consiglio di scrivere di nuovo all’editore, il quale sicu-ramente provvederà ad inviarle un’altra copia della rivista oppure prolungare il suo abbonamento. Un editore serio ci tiene a che i suoi abbonati rimangano soddisfatti di leggere le riviste relative agli abbonamenti sottoscritti. Anche a noi, alle volte, è capitato di ricevere in ritardo di qualche giorno o, addirittura, di non rice-vere sporadicamente un numero delle riviste a cui siamo abbonati e di ricevere poi i numeri mancanti o di usufruire del prolungamento dell’abbonamento pari ai numeri mancanti. 6 N° 245 - NOVEMBRE-DICEMBRE 2014 www.ilconsumatore.eu
  4. 4. Natale si avvicina, e il CON.T.A.S. intende fornire alcune indicazioni per acquistare in sicurezza il vero agnello sardo. CON.T.A.S. è l’a-cronimo del Consorzio per la Tutela della IGP Agnello di Sardegna, un’ associazione senza scopo di lucro che rappresenta tutti gli operatori della filiera, dai pastori ai trasformatori, ricono-sciuta dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali quale agente di promozione, tutela e valorizzazione dell’agnello di Sardegna a Indicazione Geografica Protetta Questi sono i marchi dell’“Ambasciatore”della nostra mille-naria cultura pastorale che potrete tro-vare anche presso i punti vendita delle vostre città: memorizzateli. Le prime testimonianze della pastorizia sarda risalgono addirittura all'epoca pre-nuragica (3000a.C.). All'interno dei nuraghi, sono stati ritrovati resti ossei di pecore e agnelli e dei primi oggetti per la lavorazione del latte. Oggi, come prima, la cura, le attenzioni dei pastori sono rimasti immutati. E così, par-tendo da antichi gesti, si conserva la bontà delle carni dell'Agnello di Sardegna. • Il sistema di allevamento e le specificità ambientali dell’Isola conferiscono all’Agnello di Sardegna IGP peculiari carat-teristiche sensoriali e nutrizionali. La carne d’agnello contiene un’ elevata percentuale di proteine di alto valore biologico, indi-spensabili Ceneri (g/100g) 1,23 Proteine (g/100g) 19,8 Umidità (g/100g) 76,7 Vitamina E (mg/100g) 0,24 Grasso (g/100g) 1,9 Colesterolo (mg/100g) 86,5 w6/w3 2,3 Saturi (g/100g FA) 42,2 alla formazione, all'accresci-mento e al mantenimento del nostro orga-nismo; sono inoltre presenti alcuni ammi-noacidi, detti “essenziali” che non possono essere introdotti nell'organismo umano, in quantitativi sufficienti, attraverso l'assun-zione di proteine di origine vegetale. La carne di agnello è anche un’importante fonte di minerali (zinco, rame, selenio e ferro) e di vitamine. Composizione chimica media della carne di Agnello di Sardegna IGP a cura di AGRIS-Progetto ricerca LR21/2000 • w6/w3 = 2,31 Le raccomandazioni nutrizionali suggeri-scono di aumentare il livello di acidi gras-si _3 assunti con la dieta, privilegiando ali-menti che abbiano un valore del rapporto _6/_3 inferiore a 4. In agnelli alimentati al pascolo, il valore medio del rapporto _6/_3 indicato in tabella tende a diminui-re avvicinandosi all’unità. • Vitamina E (mg/100g) = 0,24 La vitami- 8 N° 245 - NOVEMBRE-DICEMBRE 2014 www.ilconsumatore.eu
  5. 5. na E è il più importante antiossidante naturale delle membrane cellulari, svolge attività antitrombotica e previene l’invec-chiamento precoce dei tessuti. • Grassi < 3% La carne di agnello ha un contenuto in grassi mediamente inferiore al 3 %. Tuttavia è un’ importante fonte di acidi grassi per gli organismi viventi nei quali svolgono funzioni strutturali, ener-getiche e metaboliche. PROTEINE NOBILI, SAPORE E LEGGEREZZA IN PERFETTO EQUILIBRIO La certificazione IGP è riservata agli agnelli nati, allevati, macellati in Sardegna, prove-nienti da pecore di razza sarda. Gli agnelli non devono essere soggetti a forzature ali-mentari, ma nutriti esclusivamente con latte materno e con integrazione pascolativa. Queste le categorie della IGP:da latte 5-7Kg, Leggero 7-10Kg, da taglio 10-13 Kg Il rispet-to del Disciplinare in tutte le fasi della produ-zione viene verificato dall’Autorità di control-lo AGRIS. IL PERCORSO DELLA CERTIFICAZIONE a- Aziende d’allevamento. b- Apposizione auricolari verdi con codice aziendale e numero progressivo alfa numerico: IT012NU345 - IT567SS890 A000000. c- Registrazione carico scarico auricolari. d- Compilazione documenti di trasporto e registrazione capi avviati alla macellazione con dicitura: idonei alla produzione della IGP. MATTATOIO - Registrazione e formazione lotto macella-zione. - Valutazione carcasse per categorie di peso e apposizione etichette. Da latte 5-7Kg, Leggero 7-10Kg, da taglio10-13 Kg Per saperne di più: www.agnellodisardegnaigp.it www.ilconsumatore.eu N° 245 - NOVEMBRE-DICEMBRE 2014 9
  6. 6. I molluschi bivalvi, cozze e vongole in particolare, vengono consumati in tutti i periodi dell'anno, ma durante l'estate, soprattutto nei luoghi di mare, sono particolarmente richieste anche per il richiamo al sapore e all'odore di salsedine di Agostino Macrì Imolluschi però possono nascondere alcu-ne insidie dovute alla possibile presenza di microrganismi patogeni che possono pro-vocare tossinfezioni alimentari per le quali sono sufficientemente conosciute le modalità di prevenzione. Meno conosciuto è il pericolo della contami-nazione con tossine presenti in alcune alghe di cui si cibano questi animali. Cerchiamo di capire di cosa si tratta. L'ambiente acquatico è popolato da circa 5.000 specie algali e di queste all'incirca 75 producono delle tossine potenzialmente peri-colose per l'uomo: il pericolo deriva dal fatto che le alghe sono un alimento per i mollu-schi che essi ricavano "filtrando" l'acqua in cui sono presenti particelle organiche e microrganismi tra cui le alghe stesse. Ovviamente le tossine eventualmente presen-ti nelle alghe vengono anch'esse "incamera-te" dai molluschi e si distribuiscono nei loro tessuti senza provocare alcun danno agli ani-mali. Questi molluschi, in particolare le cozze, divengono però degli alimenti "tossi-ci"” e, se consumati dall'’uomo, possono provocare gravi intossicazioni con sintomato-logie diverse in funzione delle tossine pre-senti. Al momento si conoscono quattro tipi di intossicazioni classificate come paralitiche, diarroiche, neurotossiche e amnesiche pro-vocate da diverse tossine; queste tossine sono conosciute rispettivamente come PSP (Paralytic Shellfish Poisoning), DSP (Diarrethic Shellfish Poisoning), NSP (Neurotixic Shellfish Poisoning) e ASP (Amnesic Shellfish Poisoning). Molte di que-ste resistono anche ai trattamenti termici e quindi i molluschi eventualmente contami-nati possono creare problemi anche se con-sumati cotti. Come accennato non tutte le alghe producono le tossine e la produzione è molto dipendente dalle condizioni climati-che. Gran parte dei molluschi sono prodotti in allevamenti dove la qualità delle acque, e quindi l'’eventuale presenza di alghe tossi-che, viene continuamente monitorata. Inoltre, prima di essere commercializzati sono sottoposti a verifiche rigorose (che riguardano anche altre possibili forme di contaminazioni chimiche e microbiologiche) per evitare che molluschi pericolosi vengano destinati al consumo alimentare umano. Questi controlli non possono essere fatti con uguale attenzione sui mollu-schi che si trovano fuori dagli allevamenti e, paradossalmente, quelli pescati su rocce o fondali "naturali" possono presentare qualche problema. I molluschi possono esse-re venduti soltanto in confezioni sigillate e con una etichetta da cui deve risultare anche il luogo di produzione. Il rivenditore ha la possibilità di aprire i sacchetti più grandi e di frazionarne il contenuto: in questi casi deve mettere comunque a disposizione degli acquirenti l'etichetta. Il consiglio è quindi quello di acquistare i molluschi da rivendito-ri autorizzati che devono poterne dimostrare la provenienza. Prudenzialmente quindi si suggerisce di evitare il consumo di quelli pescati direttamente e di evitare l'acquisto dai rivenditori abusivi. Se non si ha la certezza assoluta della qualità e della sicurezza dei molluschi è buona norma non consumarli crudi per evitare altri pericoli di tossinfezioni ed intossicazioni alimentari che purtroppo non sono rari. 10 N° 245 - NOVEMBRE-DICEMBRE 2014 www.ilconsumatore.eu
  7. 7. OLIO DI ARACHIDE E GIRASOLE NELLE CUCINE DEI RISTORANTI. CHE ERRORE! Sebbene sia ampiamente noto che l'olio extra vergine d'oliva possiede una maggiore qualità sia in termini nutrizionali che sensoriali rispetto agli altri oli vegetali, il suo utilizzo in frittura rimane piuttosto limitato, con gran dispiacere delle signore dell'olio di Pandolea di Rosangela Iaconi Dopo aver rivolto uno sguardo (critico) ai ristoratori e al tipo di olio utilizzato per la realizzazione dei loro piatti ( Stimolare la curiosità dei ristoratori, perchè gli extra vergini non sono tutti uguali) voglio ora entrare con voi proprio in cucina! e parlarvi dell’utilizzo dell’olio extravergine in frittura, uno dei più antichi metodi di cottura, considerata da alcu-ni una vera e propria arte che richiama sensa-zioni uditive, olfattive, visive, tattili e gustative. L’aroma e la consistenza che essa è in grado di conferire al cibo la rendono unica ed apprez-zata in tutto il mondo, e non solo a livello casa-lingo ma anche nei ristoranti. La frittura è, tra i metodi di cottura, quello più antico e alcune testimonianze sono riportate già nel Vecchio Testamento. Preconcetti di carattere nutrizio-nale e tossicologico hanno a lungo contribuito a generare un’immagine negativa degli alimen-ti fritti accusati della riduzione delle proprietà nutrizionali e della neoformazione di composti ad effetto negativo sulla salute. Evidenze scientifiche negli ultimi anni hanno dimostrato che attraverso la scelta consapevole del tipo di olio è possibile contenere sensibil-mente la formazione di sostanze potenzial-mente dannose derivanti dall’ossidazione termica dei grassi come i lipoperossi-di, gli idroperossidi, i chetoni, aldei-de e di altri composti derivanti dal trattamento ad alte temperature dell ali-mento quali acrilamide, glicilamide, idros-simetilfurfurale. L’entità delle alte-razioni che avvengono durante la frittura, infatti, dipende da diver-si fattori, alcuni dei quali sono strettamente collegati all’olio o al grasso usato per friggere, alla sua qualità iniziale e al grado di insa-turazione. Fra tutti gli oli ed i grassi, l'olio extra vergine di oliva è quello che reagisce in modo più stabile al processo ossidativo che avviene alle alte temperature di frittura (150-200°C) grazie al basso contenuto in acidi grassi polinsaturi e alla presenza di polifenoli e vitamine antiossi-danti. Ovviamente è necessario friggere con un olio extravergine di buona qualità. Sebbene sia ampiamente noto che l'olio extra vergine d'oli-va possiede una maggiore qualità sia in termi-ni nutrizionali che sensoriali rispetto agli altri oli vegetali, il suo utilizzo in frittura rimane piuttosto limitato. Nella ristorazione prevale l’impiego delle varietà monoseme di arachide e girasole. Il primo, è un olio monoinsaturo ma ha lo svantaggio di essere un potenziale aller-gizzante per alcuni soggetti sensibili. L’olio di girasole è un olio prettamente polinsaturo e quindi molto sensibile ai processi di termossi-dazione; ciononostante è largamente impiega-to perché conferisce agli alimenti un colore chiaro gradito al consumatore. A livello casa-lingo accade più o meno la stessa cosa. Tra la maggior parte degli italiani, infatti, è tuttora dif-fusa l’errata convinzione che: “l’olio di semi” sia più valido per friggere in quanto “più legge-ro e digeribile”, l’olio di oliva apporta “più calorie” dell’olio di semi e che “per frig-gere” si possa utilizzare un olio di “scarsa qua-lità”. Niente di più sbagliato! In quanto non esi-stono oli più calorici o meno calorici di altri: tutti gli oli apportano le stesse kilocalorie per grammo, precisamente 9. Gli oli di semi appaiono più leggeri al gusto (sono insapori ed inodori) perché provenienti da un processo di deodorazione chimica. Al contrario l’olio extra-vergine di oliva caratterizza con il suo fruttato l’alimento fritto: tali note organolettiche, spes-so gradite su piatti dai sapori decisi, sono da molti consumatori non apprezzate sugli ali-menti fritti dove preferiscono un olio dal sapo-re neutro. Inoltre, non dovremmo dimenticare che una parte dell’olio di frittura viene assorbi-ta inevitabilmente dal cibo. Gli alimenti duran-te la frittura assorbono quantità variabili di olio che vanno dal 15% al 40% anche in funzione della modalità di preparazione dell’alimento (assorbono una quantità maggiore di olio i cibi fritti in pastella, rispetto a quelli impanati e a quelli infarinati o fritti senza aggiunta di ingre-dienti di copertura) e tendono ad assumere una composizione in grassi simile a quella del-l’olio di frittura. Utilizzare un buon olio extravergine per friggere vuol dire fare il pieno di gusto e salute! tratto da Teatronaturale.it pubblicato il 17 ottobre 2014 in Strettamente Tecnico > L'arca Olearia www.ilconsumatore.eu N° 245 - NOVEMBRE-DICEMBRE 2014 11
  8. 8. VINO: ALLA SCOPERTA DEI SOLFITI! La maggior parte dei consumatori non conosce queste sostanze ampiamente utilizzate nel settore alimentare e pertanto, senza neanche saperlo, quotidianamente ne assu-me in elevate quantità. Fanno eccezione i "soggetti sensibili" che invece pre-stano molta attenzione all'assunzione di solfiti perché sono la causa di mani-festazioni allergiche, incluse le forme asmatiche. SOLFITI: COSA SONO? Fin dall'antichità i solfiti venivano impiegati soprattut-to per facilitare la conservazione di gran parte dei prodotti ali-mentari. I primi a farne uso furono i Greci e i Romani che adoperavano il biossido di zolfo per disinfettare i tini in cui fermentava il vino. Le nuove e crescenti esigenze alimentari, imposte dallo sviluppo industriale, hanno incrementato notevolmen-te il ricorso a questo tipo di sostanze. I solfiti sono com-posti organici solforosi che vengono impiegati come additivi alimentari, in ottem-peranza al Regolamento (CE) n. 1333/2008, e rientrano nella categoria dei conservanti identifi-cati dalle sigle E220-E228. In par-ticolare, con la sigla E220 viene indi-cata l'anidride solforosa (o biossido di zolfo) che è un gas incolore, irritante e dall'odore pungente che si produce dalla combustione dello zolfo nell'aria. I solfiti (E221, E226, E228), i bisolfiti (E222, E227) e i metabisolfiti (E223, E224) sono suoi sali inor-ganici che, durante il passaggio nell'apparato digerente, liberano anidride solforosa. A COSA SERVONO I SOLFITI? I solfiti vengono aggiunti non solo nel vino ma anche in molti altri alimenti consumati quotidia-namente come marmellate, bevande analcoliche a base di succhi di frutta, frutta secca o candi-ta, conserve ittiche, cro-stacei congelati, insaccati e pro-dotti sott'olio. Grazie alle loro pro-prietà antimi-c r o b i - che, batte-riostatiche, antifungine, ma anche antiossidanti e chiarificanti, favori-scono e incrementano la conservabilità dei prodotti alimentari, evitando alte-razioni di colore come ad esempio l'imbrunimento della frutta secca e della verdura. In particolare, per quanto riguarda il vino, nonostante i fenomeni fer-mentativi producano naturalmente una piccola quan-tità di anidride solforosa, l'aggiunta di solfiti consente sia un'ottima fermentazione sia la successiva conser-vazione, poiché tali sostanze riducono la proliferazio-ne di lieviti e batteri, impediscono eventuali fermen-tazioni anomale nonché facilitano l'estrazione del colore e del sapore dalle vinacce. In ogni caso gran parte dei solfiti "evapora" sotto forma di anidride sol-forosa durante le prime fasi di lavorazione del vino e quindi con il tempo tende a scomparire dal prodotto; difatti normalmente la quantità che si ritrova nei vini in bottiglia o nei cartoni è molto più bassa rispetto alle fasi iniziali di produzione. DOSI D'IMPIEGO In Italia, le norme di legge esistenti consentono l'ag-giunta di 160-210 milligrammi per litro in funzione che si tratti di vini rossi oppure bianchi e rosati, men-tre per i vini dolci il limite è più alto (400 mg/l) poi-ché la presenza di zuccheri fermentescibili aumenta il rischio di rifermentazioni non desiderate in bottiglia. CONSIGLI Come detto, i solfiti vengono aggiunti praticamente in tutti i vini compresi quelli in bottiglia di alto pregio. Si tratta di sostanze minerali potenzialmente ipersensi-bilizzanti o allergizzanti che, in alcuni soggetti sensi-bili, possono provocare manifestazioni allergiche tal-volta anche gravi incluse forme asmatiche. Pertanto i produttori sono obbligati a indicare in etichetta la pre-senza di solfiti e di anidride solforosa nel vino e in ogni altro alimento. Dunque è bene che i soggetti con tendenze allergiche e/o asmatiche prestino attenzione al consumo di alimenti contenenti questo conservan-te e in particolare ai prodotti venduti sfusi che non hanno etichette (come i vini e la frutta secca) poiché, rispetto a quelli confezionati, potrebbero dare meno garanzie riguardo la segnalazione della presenza di solfiti. Dunque si potrebbe affermare che i solfiti non sono dannosi per la salute, ad eccezione, come già menzionato, delle persone ipersensibili la cui assun-zione di tali sostanze può scatenare manifestazioni allergiche e asmatiche. Riguardo al vino, il problema più rilevante è rappresentato soprattutto dall'alcol per-ché potenzialmente più tossico e dannoso dei solfiti. A tal riguardo è sempre buona norma raccomandare un consumo moderato e consapevole della bevanda per mantenere un buono stato di salute. (M.B.) 12 N° 245 - NOVEMBRE-DICEMBRE 2014 www.ilconsumatore.eu
  9. 9. CONSUMARE PRODOTTI ITALIANI FRUTTA: L'ITALIA DICE NO AL CONSERVANTE ETOSSICHINA Èallarme anche per le importazioni da alcuni paesi europei in cui è tuttora per-messo l'impiego della sostanza incrimi-nata. La presenza di questa frutta potenzial-mente pericolosa, preoccupa il Governo ita-liano sia dal punto di vista della concorrenza sleale, perpetrata da questi Stati, sia per i contraccolpi negativi sul mercato interno e sui prodotti del Made in Italy. COS'È L'ETOSSICHINA? L'etossichina è una molecola contenuta negli agrofarmaci che consente una conservazione prolungata nel tempo dei prodotti ortofrutti-coli freschi e facilmente deperibili come le pomacee e in particolar modo le pere. Mediante il suo impiego in fase di post-rac-colta, è possibile conservare il frutto in frigo-conservazione sino alla primavera successi-va, scongiurando il cosiddetto "riscaldo molle" ovvero i fenomeni di deterioramento responsabili della comparsa di macchie nere causate dal freddo. Inoltre questa sostanza ad azione antiossidante, viene impiegata anche come conservante nei mangimi per animali per prevenirne l'irrancidimento dei grassi. POTENZIALI RISCHI E CONCORRENZA SLEALE In Europa l'impiego dell'etossichina era stato ufficialmente vietato In Italia, il Ministero della Salute e il Ministero dell'Ambiente hanno ufficia-lizzato lo stop all'uso della molecola "etossichina", impie-gata per prolungare la conser-vazione della frutta, ricono-scendone i rischi per la salute dei consumatori. In accordo con il parere dell'Istituto Superiore di Sanità, il divieto è stato imposto poiché sono state riscontrate, come ripor-ta una nota del dicastero della Salute, "rilevanti critici-tà relative al valore degli attuali residui rispetto al rischio per la salute degli uti-lizzatori e dei consumatori" dal 2011, ma a causa di continue deroghe, ad oggi gli Stati extra europei e alcuni europei, come Spagna e Portogallo, possono ancora utilizzare questa molecola, con concentrazio-ni residue fino a 3 mg per ogni chilo. Nonostante l'Italia sia uno dei principali pro-duttori di pere, ne importa dalla Spagna circa 22 milioni di chili ogni anno! Questo ha comportato una vera e propria invasione, sul mercato nazio-nale, di pere spagnole ovvia-mente ottimamente conser-vate, ma solo grazie all'a-buso di sostanze chimi-che, potenzialmente dannose in con-c e n t r a z i o n i elevate. Q u e s t a presa di posizione della Spagna, di fatto, rap-presenta diversi aspetti negativi: un pericolo per la salute dei cittadini, danneggia i prodot-ti nazionali, svuota le tasche dei produttori italiani e da ultimo, ma non meno importan-te, innesca un problema di concorrenza slea-le per le imprese. Per tali motivi il Governo italiano, a garanzia del massimo livello di sicurezza per i consu-matori, si augura che tutti gli Stati membri dell'Unione Europea, convergendo su scelte consapevoli e idee comuni, bandiscano tale molecola, certamente utile per il trattamento della frutta ma contestualmente non sicura per la salute dell'uomo. CONSIGLI I nostri consigli per fare scelte intelligenti e acquisti sicuri soprattutto al supermercato, sono quelli di leggere con attenzione l'eti-chetta dei prodotti e in particolare verificarne la provenienza, indicazione che deve esse-re sempre presente sulla confezione. Acquistare prodotti italiani ci permette di contribuire a salvaguardare il tanto caro Made in Italy ma anche di "pre-miare" i produttori onesti che tutelano la salute dei consumatori senza ricorre-re all'impiego eccessivo di sostanze chimi-che. (M.B.) www.ilconsumatore.eu N° 245 - NOVEMBRE-DICEMBRE 2014 13
  10. 10. DISCOUNT E CRISI VANNO A BRACCETTO? In tempo di crisi sono cambiate le abitudini di acquisto dei consumatori, sempre più costretti a spendere di meno. Anche il budget per la spesa alimentare si è ridotto drasticamente e sono diventati protagonisti i discount, che rafforzano notevolmente la loro quota di mercato. Le ultime statistiche di settore confermano che sempre più consumatori (circa il 70%) affollano i discount alla ricerca di offerte e promozioni per una spesa low-cost, a discapito di altri supermercati e ancor più dei piccoli negozi al dettaglio, che purtroppo sono i più colpiti dall'attuale regressione economica DISCOUNT, STRATEGIA DELLE VENDITE La strategia commerciale del discount è molto semplice: vendere prodotti a costi infe-riori rispetto a quelli analoghi commercializ-zati in altre tipologie di punti vendita. L'obiettivo è raggiunto attraverso precise scel-te gestionali e di marketing finalizzate all'ab-battimento dei costi, come ad esempio: ven-dita di prodotti di marche non conosciute, minore assortimento dei prodotti, superfici dei locali non troppo ampie, riduzione delle spese destinate all'allestimento dei locali e al personale. DISCOUNT, PREZZI E QUALITÀ Al momento dell'acquisto il proposito comu-ne è quello di "fare l'affare" a pari qualità e ad un costo più contenuto. Ciò che desta mag-giore preoccupazione ai consumatori è il primo aspetto, quello legato alla qualità degli alimenti perché sottintende garanzia, sicu-rezza e salute. Certamente il risparmio è evidente, mentre non è detto che la merce acquistata sia di scarsa qualità; questi due aspetti non viaggia-no in parallelo anche perché parte degli ali-menti in vendita sono prodotti da grandi aziende, ma commercializzati con marchi e imballaggi differenti. Inoltre il costo dei prodotti dipende da nume-rosi aspetti, ad esempio: la qualità degli ingredienti, i costi di produzione, di commer-cializzazione e di distribuzione, gli spot pub-blicitari, la collocazione all'interno del locale, ecc.. CONSIGLI Al discount, per una spesa intelligente e van-taggiosa è bene seguire, oltre al proprio buon senso, alcuni nostri consigli: - leggere attentamente le etichette degli ali-menti che devono essere complete e conformi alla nor-mativa vigente; - verificare che le i n f o r m a z i o n i riportate in eti-chetta siano in lingua italiana e soprattutto la pre-senza dell'elenco degli ingredienti e anche del luogo di produzione; - controllare la data di scadenza dei prodotti, in parti-colar modo quelli in offerta; - nei reparti "carni" e "prodotti freschi" (pasta fresca, salumi, affettati, formaggi, latticini, yogurt) verificare la data di confe-zionamento e la data di scadenza, in modo tale da scegliere quelli più freschi; - per i prodotti freschi confezionati con pelli-cola trasparente, controllare visivamente l'assenza di eventuali fenomeni di deterio-ramento; - verificare l'integrità della confezione. (M.B.) 14 N° 245 - NOVEMBRE-DICEMBRE 2014 www.ilconsumatore.eu
  11. 11. Dividere il mondo in buoni e cattivi non è mai la soluzione giusta, soprattutto quando si tratta di alimentazione. Nei mesi scorsi, quando la Gran Bretagna propose l'introduzione delle etichette alimentari che indicassero con una sorta di semaforo in rosso gli alimenti molto calorici, in giallo quelli da usare con moderazione e in verde quelli sicuri dal punto di vista nutrizionale, esprimemmo tutte le nostre riserve sul tema: oggi, dunque, accoglia-mo con soddisfazione lo stop dell'esecutivo europeo e festeggiamo una vittoria per la nostra associazione, ma soprattutto per il Made in Italy ALIMENTAZIONE LO STOP AL SEMAFORO È UNA VITTORIA DELL’UNIONE NAZIONALE CONSUMATORI E DEL Eccellenze italiane come i formaggi, l'olio e i dolci sarebbero stati ingiustamente puniti da questo sistema in cui il parametro più importante per evitare il semaforo rosso era la quantità di calo-rie. Il rischio, dunque, era che le aziende alimentari sviluppassero nuovi prodotti con meno grassi e zuccheri, aiutandosi con la chi-mica mediante vari additivi come addensanti, gelificanti, edulco-ranti, antiossidanti. Semplificare la vita dei consumatori con etichette chiare e leggibili è sempre stata una battaglia dell’associazione, ma il traffic-light non Risponde a questi dubbi Agostino Macrì, esperto di sicurezza alimentare dell’Unione Nazionale Consumatori: "A chi predilige il biologico perché lo considera più sicuro -spiega Macrì- rispondiamo che indubbiamente ha caratteristiche di qualità che permettono di ritornare ai valori della tradizione, ma il livello di sicurezza è analo-go a quello degli alimenti convenzionali. In concreto, le produzioni biologiche seguono cicli produttivi naturali senza il ricorso a sostanze chimiche ‘xenobiotiche’ e quindi viene evitata la presenza di residui di pesti-cidi, fitofarmaci, farmaci veterinari; negli alimenti convenzionali, in ogni caso, l’even-tuale presenza di questi residui è molto contenuta e comunque sempre al di sotto dei limiti di sicurezza che sono stati stabiliti dalle autorità sanitarie nazionali e comuni-tarie. Il vero problema -spiega l’esperto- è che le sostanze chimiche naturali (micotos-sine, prodotti di degradazione) ed i micror-ganismi (virus, batteri, parassiti, funghi) di MADE IN ITALY era lo strumento più adatto: è piuttosto il caso di ricordare ai con-sumatori che non esistono alimenti giusti o sbagliati, ma la corret-ta alimentazione dipende dalla quantità di cibo, dalla varietà della dieta e dall'attività fisica. Per maggiori informazioni leggi i seguenti articoli nel sito www.con-sumatori. it: “L’obesità non si ferma con il semaforo” di Massimiliano Dona; “Semafori alimentari: la scelta giusta?” di Agostino Macrì; “ABC eti-chette alimentari”. VERAMENTE IL BIOLOGICO È PIÙ SICURO? Molti consumatori si chiedono se possono fidarsi dei pro-dotti biologici e se è giustificato il prezzo più alto rispetto agli alimenti convenzionali. Con carrelli della spesa sem-pre più magri, in effetti, fa riflettere che il biologico, il cui prezzo è più alto rispetto ai prodotti convenzionali, è uno dei pochi settori che regge alla crisi origine ambientale (che possono essere alla base delle tossinfezioni alimentari) possono essere presenti sia negli alimenti biologici sia in quelli convenzionali". A far lievitare i costi del biologico, poi, con-tribuiscono le norme comunitarie che impongono una "certificazione", le cui spese devono essere sostenute direttamente dai produttori. "Ridurre i costi per le certificazioni (ren-dendole anche più efficienti), contenere le spese di gestione per i produttori e accorcia-re ulteriormente la filiera -commenta Macrì- aiuterebbe, perlomeno, a rendere il biologico meno elitario ed alla portata anche dei meno abbienti". www.ilconsumatore.eu N° 245 - NOVEMBRE-DICEMBRE 2014 15
  12. 12. INTEGRATORI ALIMENTARI MINERALI: SONO SICURI PER TUTTI? prodotti che potrebbero nuocere alle perso-ne affette da malattie renali. Nonostante ciò, non sempre il consumatore presta attenzio-ne alle avvertenze, mentre invece chi è affet-to da patologie renali, dovrebbe informarsi correttamente per fare scelte consapevoli e adeguate al proprio stato di salute. È bene rammentare che anche alcune bevande per sportivi destinate a reintegrare le p e r d i t e idro-saline dovute alla sudorazione contenenti sali minerali, non sono consigliate alle per-sone con malattie renali. Sulla base di quanto premesso, risulta evi-dente la responsabilità primaria dei consu-matori in seguito ad un uso non appropria-to di tali prodotti. La prevenzione dei perico-li è semplice e consiste nell'evitare da parte dei soggetti ammalati, il consumo di inte-gratori alimentari, anche sotto forma di bevande, arricchiti di magnesio e di potas-sio. In ogni caso, le regole da seguire sono: - in caso di nefropatie, consultare il proprio medico e/o farmacista prima di acquista-re e consumare integratori alimentari a base di sali minerali; - leggere attentamente l'etichetta e l'eventuale foglietto illustrativo contenuto nella confezione; - segnalare al medico e/o al farmacista eventuali reazioni avverse a cui si è andati incon-tro dopo l'assunzione degli integratori. (M.B.) All'UNC sono pervenute diver-se richieste di chiarimento in merito a possibili conseguenze negative per le persone affette da patologie renali a seguito del consumo di integratori ali-mentari minerali contenenti sali di potassio e/o di magnesio In effetti, un eccesso di consumo di questi sali può aggravare le condizioni delle per-sone ammalate in quanto "sovraccarica-no" il lavoro di filtrazione dei reni accen-tuando il loro stato di "sofferenza"; si tratta di un problema non affatto marginale e che purtroppo può riguardare un gran numero di cittadini. Ovviamente il danno è correlato alla quantità assunta, per questo è sempre buona norma rivolgersi al proprio medico curante prima di assumere tali prodotti. Difatti gli integratori alimentari contenenti potassio e/o magnesio sono di libera vendita nelle far-macie, parafar-macie o erboriste-rie. Si tratta di pro-dotti da "banco" e, come tali, possono essere acquistati da chiunque senza prescri-zione medica; sono molto diffusi ed ampiamente pubblicizzati anche tramite i media che ne esaltano molte-plici proprietà benefiche per la salute umana. Nelle etichette e/o nei foglietti illustrativi viene segnalata la presenza di suddetti sali e in alcuni casi viene riportato che si tratta di 16 N° 245 - NOVEMBRE-DICEMBRE 2014 www.ilconsumatore.eu
  13. 13. PIZZA ALLARME PIOMBO NEI CARTONI CON CELLULOSA RICICLATA Tra i pericoli che si nascondono dietro l’a-mata pizza, chi si aspettava di trovare anche ll cartone dove viene conservata? E invece, oltre a verificare che la parte infe-riore della pasta non sia bruciata e che pomodoro, olio e mozzarella (in effetti sono paste filate, tutt’altra cosa delle mozzarelle) usati siano di qualità, dobbiamo guardare anche le scatole: troppo spesso contengono cellulosa riciclata, vietata dalla legge perché cede piombo e altre sostanze tossiche. L’allarme, lanciato dalla trasmissione Report, andata in onda di recente su Rai Tre, e da “ilfattoalimentare.it", è partito dagli addetti ai lavori che denunciano mancanza di controlli soprattutto al Sud.Quindi buona parte dei cartoni usati per la pizza contiene cellulosa riciclata. La legge italiana, considerata una delle più severe in Europa, vieta l’uso di cellulosa rici-clata per gli imballaggi di cartone destinati ad alimenti “umidi”, tra cui rientrano le scatole per la pizza, visto che la temperatura interna raggiunge i 60/65°C: queste temperature favoriscono la migrazione di piombo, ftalati e altri composti tossici abitualmente presenti nel cartone riciclato. In Italia sono vietate anche le scritte nella parte interna del conte-nitore per evitare la cessione di sostanze nocive presenti nell’inchiostro. In Francia, Germania e altri paesi europei (tranne la Finlandia che ha regole simili alle nostre), le leggi sono più permissive, e i contenitori pos-sono avere uno, due e anche tre strati di car-tone riciclato, anche se per quello a contatto con la pizza la presenza o la migrazione di alcune sostanze deve rientrare entro certi limiti. Come si riconoscono i contenitori a norma? Sul cartone deve essere presente il nome del produttore e il codice di tracciabili-tà per identificare il lotto. Su alcuni si trova il logo composto da un bicchiere e una forchet-ta, che però non ha alcun valore legale. Si tratta di un’autocertificazione che attesta la possibilità di utilizzare il contenitore per tutti i prodotti alimentari non distinguendo tra cibo secco o umido. Se l’imballo non è adat-to a tutti gli alimenti, a fianco della forchetta e del bicchiere dovrebbero essere indicate le tipologie di alimenti (codificate dal decreto con un numero oppure dalla scritta “solo per alimenti secchi”) come pure eventuali limita-zioni delle condizioni d’uso. “Forse per questo motivo nella lista settima-nale dei prodotti che il Ministero della salute segnala al sistema di allerta europeo non si trovano mai cartoni per pizza che cedono piombo, ma solo pentole, stoviglie e utensili da cucina cinesi che cedono cromo e altri metalli pesanti”, come denuncia ilfattoali-mentare. it. Tratto da: ilfattoalimentare.it 18 N° 245 - NOVEMBRE-DICEMBRE 2014 www.ilconsumatore.eu
  14. 14. Il succo di visciola sarebbe in grado di agire sul metabolismo dell’acido urico riducendo di molto il dolore che si avverte in caso di articolazioni infiammate. E' già utilizzato dagli atleti come alternativa agli antidolorifici presenti in commercio dopo una gara LE CILIEGE SELVATICHE CONTRO FATICA E DOLORI ARTICOLARI Le visciole, ovvero le ciliege selvatiche presenti soprattutto nel nord Italia, hanno diverse proprietà benefiche: sono utili contro l’invecchiamento, grazie agli antiossidanti, e contro l’insonnia, grazie al contenuto di melatonina, sono ricche di vitamina A, C, potassio, magnesio, ferro, folato e fibre, riducono il colesterolo e i tri-gliceridi nel sangue, possono aiutare a dor-mire meglio, grazie al contenuto di melato-nina. Secondo un team di ricerca della Northumbria University che ha visto pubbli-cato il suo studio sul Journal of Functional Foods, il succo di visciole sarebbe in grado di agire sul metabolismo dell’acido urico riducendo di molto il dolore che si avverte in caso di articolazioni infiammate. Per arriva-re a questo risultato i ricercatori, coordinati Glyn Howatson, hanno preso come campio-ne 12 persone giovani (26 anni era l’età media) a cui sono state somministrate due bevande a base di succo di visciola concen-trato, una da 30 ml, l’altra da 60 ml. Prima e dopo a diversi intervalli di tempo sono stati sottoposti ad esame del sangue e delle urine per vedere la concentrazione di acido urico. Quello che hanno notato i ricercatori è che il succo di visciole Montmorency, pre-senti negli Stati Uniti, riduce il livello nel sangue sia di acido urico che di proteina C-reattiva, un marker infiammatorio. Alte con-centrazioni di acido urico possono portare a sviluppare gotta ma anche un tipo di artrite molto dolorosa e particolarmente invalidan-te in quanto tende a far gonfiare molto le articolazioni. L’acido urico che non si riscontrava più nel sangue era aumentato invece nell’urina e quindi poteva essere naturalmente smaltito dal corpo. Tutto ciò era avvenuto sia che si somministrassero 30 ml che 60 ml di succo e secondo i ricerca-tori, gli effetti benefici, riscontrati sarebbero da imputare alla presenza nelle visciole degli antociani, potenti antiossidanti. C. S. INFEZIONI DA CLOSTRIDIUM DIFFICILE, FINO A 700 MILA CASI ALL’ANNO Sono circa 450-700 mila ogni anno in Italia le persone colpite da infezioni correlate all’as-sistenza e quindi infezioni contratte a segui-to di ricovero ospedaliero. La causa princi-pale sarebbe il Clostridium difficile un bat-terio che provoca un elevato numero di infe-zioni ospedaliere Nell’1% dei casi si stima addirittura che esse siano la causa diretta del decesso del paziente (ISS, 2009). I più colpiti sono gli over 65 con un incremento ancora più accen-tuato per chi supera gli 85 anni, età in cui aumenta contestual-mente la frequenza di forme cli-nicamente severe alle quali si associa un rischio di mortalità. Sebbene non tutte le infezioni siano prevenibili, è stimato che circa il 30% è potenzialmente evitabile con l’adozione di misu-re preventive efficaci. La singola azione di igiene delle mani è stata riconosciuta come uno degli elementi centrali per pro-teggere il paziente dalla trasmis-sione crociata di microrgani-smi. Nonostante ciò, vi sono numerose evidenze di scarsa adesione a questa pratica da parte dei professionisti sanitari: il tasso di personale sanitario che si lava le mani raramente supera il 50%. Negli ultimi anni, la letteratura scientifica ci ha fornito utili strumenti per valu-tare il rischio di queste infezioni e, laddove possibile, cercare di valutarle e prevenirle con l’at-tuazione di misure di controllo e linee guida. Proprio uno stu-dio americano SENIC (Study in the Efficacy of Nosocomial infection Control) condotto dal 1980 al 1990 che ha coinvolto 338 ospedali, dimostrerebbe come in assenza di monitorag-gio, l’incidenza delle infezioni ospedaliere tende ad aumentare drasticamente. In Italia non esi-ste un sistema di sorveglianza delle infezioni correlate all’assi-stenza, anche se numerosi studi di prevalenza e di incidenza, che hanno interessato ospedali con alcuni reparti a rischio, hanno riportato una frequenza di infe-zioni ospedaliere paragonabile a quella rilevata nei paesi anglo-sassoni e in alcuni casi superio-re. Anche le ricadute economi-che dell’infezione appaiono rile-vanti tratto da Salute.it per il SSN: le infezioni da Clostridium difficile sono asso-ciate ad un prolungamento della degenza ospedaliera (secondo dati USA da 2,6 a 4,5 giorni) e richiedono spesso anche la riammissione in ospe-dale e l’effettuazione di indagini diagnostiche mirate (laboratori-stiche, radiologiche, endoscopi-che). Tratto da: www.sanitaincifre.it www.ilconsumatore.eu N° 245 - NOVEMBRE-DICEMBRE 2014 19
  15. 15. IL MERCURIO NEI PESCI. QUALE PERICOLO? La sua "tossicità" nei confronti degli organi-smi animali dipende dalla capacità di denaturare le proteine e quindi dare origi-ne ad una serie di lesioni che possono com-promettere la funzionalità di vari organi. La presenza di mercurio nel mare dipende sia dal "dilavamento" dei terreni da parte dei corsi di acqua superficiale, sia dagli sversamenti delle industrie che lo utilizzano. Il Mar Tirreno, nella zona prospiciente il Monte Amiata, ha una con-centrazione relativamente più elevata di mer-curio per la presenza di minerali che ne sono ricchi e che vengono appunto "dilavati". Gli organismi marini assorbono il mercurio pre-sente nelle acque; all'interno di essi avvengono delle reazioni che modificano la struttura del metallo trasformandolo nella forma organica metilmercurio. La concentrazione di metil-mercurio nei pesci varia in funzione del loro periodo di vita e soprattutto della loro posizio-ne nella catena alimentare marina. Ad esem-pio, i pesci predatori adulti, come i tonni, pos-sono avere una concentrazione più elevata rispetto alle sardine. Il metilmercurio presente nel pesce è maggiormente "biodisponibile" di quello inorganico; consumando carni di pesce "contaminate" ci sono maggiori possibilità che il mercurio si diffonda nei vari organi e tessuti, incluso quello nervoso, dove può esercitare la sua azione tossica. La tossicità del mercurio fu scoperta per la prima volta nel 1956 in Giappone. Un'industria aveva scaricato nella baia di Minamata rifiuti contenenti importanti quantità di mercurio. Molte persone, che ave-vano consumato prodotti ittici provenienti da quella zona, manifestarono lesioni neurologi-che che furono poi correlate proprio al mercu-rio che aveva contaminato i pesci. Vennero prese immediate misure per la proibizione del consumo di prodotti ittici provenienti da quella Il mercurio è un elemento pre-sente allo stato naturale in diversi minerali. Ha la capacità di "attaccare" alcuni microrga-nismi come il Treponema e per questo motivo è stato lunga-mente usato come farmaco contro la sifilide. Per le sue proprietà chimico-fisiche è stato e viene attualmente impiegato in numerosi settori industriali (farmaceutico, cosmetico, metallurgico, elet-tronico, ecc.) zona e venne deciso di imporre dei limiti di tol-leranza di mercurio nei pesci. Tali limiti si col-locano da 0,5 e 1 mg di mercurio per ogni kg di pesce e furono organizzati sistemi di con-trollo per evitare che prodotti ittici contaminati venissero consumati. Grazie ai controlli esi-stenti al momento attuale, si può affermare che il pesce in commercio sia privo di pericoli dipendenti dal mercurio. Tale pericolo è assen-te anche nei prodotti conservati, come il tonno in scatola, in quanto i pesci vengono sistemati-camente controllati prima di essere sottoposti alla lavorazione. Un pericolo potrebbe derivare dal consumo di pesci provenienti da mercati illegali e pescati in zone particolarmente inqui-nate. Si tratta però di un problema che non dovrebbe riguardare il nostro Paese e neanche i pesci del Tirreno, che da millenni vengono consumati senza che si siano verificati episodi di intossicazione. (A.M.) www.ilconsumatore.eu N° 245 - NOVEMBRE-DICEMBRE 2014 21
  16. 16. NIENTE PIÙ BRUFOLI GRAZIE ALL'UVA Ricercatori californiani hanno scoperto che il resveratrolo può indebolire i batteri che cau-sano l'acne, aiutando così migliaia di tee-nager Il resveratrolo, un fenolo antiossidante che si trova nel-l'uva ha la capacità di inibire la crescita dei batteri che causa-no l'acne. Il team californiano ha anche scoperto che la combi-nazione di resveratrolo con un farmaco comune contro l'acne, il perossido di benzoile, può migliorare l'efficacia del princi-pio attivo.Apparentemente l'uso di un antiossidante, il resvera-trolo, in combinazione con un ossidante, il perossido di ben-zoile, può apparire un contro-senso. "Inizialmente abbiamo pensato che, poiché le azioni dei due composti si oppongono, l'associazione avrebbe annullato l'uno gli effetti dell'altro, ma non è stato così - ha detto Emma Taylor, primo autore dello studio e docente di dermatologia presso la David Geffen School of Medicine - Questo stu-dio dimostra che la combinazio-ne di un ossidante ed un antios-sidante può migliorare l'efficacia di entram-bi.” I ricercatori hanno coltivato in laboratorio i batteri che cau-sano l'acne e poi hanno sommi-nistrato alle colonie batteriche diverse concentrazioni di resve-ratrolo e di perossido di benzoi-le, sia da soli che insieme. È stata dimostrata l'efficacia del perossido di benzoile nell'ucci-dere i batteri a qualsiasi concen-trazione ma l'effetto non durava oltre le 24 ore. Il resveratrolo, al contrario, non ha avuto una forte capacità di uccidere, ma inibiva la crescita batterica per un periodo di tempo più lungo. Sorprendentemente, i due com-posti insieme si sono dimostrati la soluzione più efficace nel ridurre la conta batteri-ca. "Era come combinare il meglio dei due mondi e che offre un duplice attacco sui bat-teri" ha detto l'autore senior Jenny Kim. Non solo, il perossi-do di benzoile è tossico per la pelle umana che infatti diventa rosso e irritata se sottoposta a un trattamento ad alta concen-trazione. Utilizzando in combi-nazione i due composti, oltre a ridurre la concetrazione di perossido di benzoile nei farma-ci, si può sfruttare anche il pote-re antinfiammatorio del resve-ratrolo, riducendo così l'irrita-zione a carico della pelle. Tratto da: teatronaturale.it del 6 ott 2014 IL DECALOGO ANTISPRECO DELL’UNIONE CONSUMATORI La lotta allo spreco inizia al supermercato, quando si fa la spesa e pro-segue a casa, nel conservare i cibi nella maniera adeguata. Ecco un rapido decalogo dell'Unione Nazionale Consumatori per limitare i prodotti che finiscono nella spazzatura: 1) prima di andare al supermercato, preparare la lista della spesa, pia-nificando i pasti della settimana; 2) scegliere gli alimenti con una vita residua più lunga (spesso sono quelli meno in vista negli scaffali del supermercato); 3) non fare la spesa a stomaco vuoto: il carrello si riempirà più facil-mente di prodotti inutili; 4) occhio ai formati convenienza: il 3X2 conviene solo se si consuma effettivamente il prodotto, altrimenti aumenta solo il rischio che fini-sca nella spazzatura; 5) una volta a casa, riporre con attenzione la spesa: gli alimenti più "nuovi" con una data di scadenza più lontana vanno dietro, mentre avanti vanno riposti quelli più vecchi per consumarli prima; 6) la tempe-r a t u r a ideale per il frigorifero è di 4 gradi; 7) riporre, in frigo, ogni alimento nel posto giusto (frutta e verdura nei cassetti: pesce e carne cruda al primo piano; carne cotta al secon-do; affettati e formaggi più in alto; conserve aperte e uova ancora più su): in questo modo gli alimenti si conserveranno più a lungo; 8) congelare gli alimenti che avanzano scrivendo sul contenitore la data; 9) ricordare che gli alimenti scongelati e poi cotti possono essere ricon-gelati; 10) consiglio della nonna: prima di buttare, aprire, odorare, assaggiare e poi decidere! (A.M.) 22 N° 245 - NOVEMBRE-DICEMBRE 2014 www.ilconsumatore.eu
  17. 17. BRUCELLOSI: COS'È E COME DIFENDERSI La brucellosi è una zoonosi, cioè una malattia che può essere trasmessa all'uomo dagli animali infetti. Per identificare questa malattia vengono impiegati diversi sinonimi che derivano o dalle aree geografi-che più colpite (come febbre mediterranea, febbre maltese, febbre di Cipro, febbre di Gibilterra) o dalla discontinuità della patologia (come febbre ondulan-te e febbre intermittente) CAUSE E TRASMISSIONE È causata dall'azione di batteri gram negativi che appartengono al genere Brucella e del quale esistono sette spe-cie, di cui quattro possono risultare patogene anche per l'uomo. Le principa-li vittime della brucellosi sono diversi tipi di animali come ad esempio bovini, ovini, suini, cani, capre, cervi, ecc. Al contempo però questo tipo di malattia può essere trasmessa all'uomo median-te contatto diretto con animali infetti (attraverso le loro deiezioni, secrezioni e prodotti dell'aborto) oppure in seguito all'ingestione di prodotti di origine ani-male contaminati. Nel primo caso, coloro che per esigenze professionali sono generalmente a con-tatto con il bestiame (come ad esempio i veterinari, gli allevatori, gli agricoltori, i cacciatori oltre chi manipola la carne animale come i macellai) sono conside-rati la categoria più a rischio di brucello-si ed il contagio può avvenire o per ina-lazione o attraverso ferite, anche piccole, della pelle di tali soggetti. Nonostante ciò, la via di trasmissione più comune è quella alimentare attraverso il consumo sia di carne cruda o poco cotta soprattutto di bovini, ovini e suini, sia di prodotti infestati e contaminati (come ad esempio latte fresco e suoi derivati: panna, latticini, formaggi freschi, ecc.), perché non essendo stati sottoposti a processi di pastorizzazione, non è garan-tita l'eliminazione di microrganismi patogeni eventualmente presenti nell’a-limento. SINTOMI Solitamente, in caso di avvenuto conta-gio da brucellosi, l'esordio della malattia è improvviso e avviene dopo qualche set-timana dall'infezione. La sintomatologia è aspecifica e spesso viene confusa dai medici per banali disturbi come ad esempio un'influenza. Infatti tra i segni e i sintomi più frequenti vi sono febbre, sudorazione (spesso maleodorante), debolezza, perdita dell'appetito, dolori muscolari, mal di schiena e mal di testa. In particolare, la febbre, segno più comune della brucellosi, inizialmente ha un andamento irregolare con sbalzi della temperatura corporea durante il giorno, mentre invece nel caso in cui la malattia non viene curata, la stessa è caratterizzata da un andamento "ondu-lante", cioè la temperatura corporea sale e scende continuamente nel corso della settimana. TERAPIA In genere, nell'uomo la brucellosi ha un decorso benigno e viene trattata asso-ciando più farmaci antibiotici per un periodo prolungato, al fine di scongiura-re le possibili recidive, ricordando sem-pre che essi devono essere prescritti dal medico curante. CONSIGLI Per prevenire l'insorgenza di questa malattia, è utile che i consumatori seguano dei piccoli accorgimenti. In generale è bene evitare il consumo di prodotti alimentari non pastorizzati o poco cotti, mentre riguardo alle catego-rie professionali che sono più esposte al rischio di infezione, si consiglia di adot-tare le necessarie misure igieniche pre-ventive (guanti, mascherine, occhiali protettivi, ecc.) al fine di limitare più possibile il potenziale contagio da parte degli animali infetti. (M.B.) SCOPERTA LA CAUSA DEL PARKINSON Tremori, rigidità muscolare e difficoltà a controllare il pro-prio corpo sono alcuni dei sintomi del Parkinson, che ha un'età media di esordio intorno ai 60 anni ma a volte può manife-starsi anche prima dei 40. I ricercatori dell'Istituto di neuroscienze (In-Cnr) di Milano, coordinati da Maria Passafaro, in colla-borazione con colleghi GIOVANILE dell'Istituto auxologico italiano di Milano, diretti da Jenny Sassone, hanno scoperto il meccanismo moleco-lare di una proteina chiamata parkina, la cui assenza causa la morte dei neuroni dopaminergici che hanno un ruolo chiave nel controllo dei movimenti, caratteri-stica principale della malattia neurodegenerativa. Lo studio potrebbe aprire la strada a nuove strategie tera-peutiche per rallentare il decorso del Parkinson giova-nile. "La causa più frequente della forma giovanile del Parkinson sono le mutazioni in un gene nominato Park2, il quale codifica per la parkina, ossia contiene le istruzioni su come ‘costruire' la proteina", spiega Maria Passafaro. "Le mutazioni alterano la trasmissione del glutammato, il neurotrasmettitore amminoacido più diffuso nel sistema centrale nervoso, e possono indur-re la morte nei neuroni dopaminergici della sostanza nera, situata nel mesencefalo, tramite un meccanismo molecolare chiamato eccitotossicità". L'identificazione del meccanismo molecolare permetterà in futuro di scoprire se la modulazione farmacologica del recettore possa avere un ruolo non solo nel controllo dei sintomi ma anche nel rallentare il processo neurodegenerativo in questa forma genetica di Parkinson. "La parkina, infatti, sembrerebbe interagire con uno specifico recet-tore glutammatergico (il recettore ionotropico per il kainato Kar) e ne regola l'espressione, cioè la presenza nei neuroni, tramite un processo conosciuto come ubi-quitinizzazione", prosegue la ricercatrice dell'In-Cnr. "Nei pazienti con la mutazione del gene Park2 si ver-rebbe a perdere la normale funzione della parkina con conseguente accumulo patologico del recettore Kar, che causa un incremento di concentrazione di glutammato nei neuroni, alterando così l'attività sinaptica e condu-cendo le cellule alla morte". Lo studio è stato finanzia-to dalla fondazione Cariplo e dal ministero della Salute. Hanno collaborato alla ricerca: l'Istituto italiano di tec-nologia di Genova, il Dipartimento di bioscienze dell'Università di Milano, l'Università di Bordeaux e il Dipartimento di neurologia della Università di Juntendo di Tokyo, diretto da Nobutaka Hattori che nel 1998 aveva identificato la mutazione del gene Park2. www.ilconsumatore.eu N° 245 - NOVEMBRE-DICEMBRE 2014 23
  18. 18. DIRITTO & NUOVE TECNOLOGIE PRIVACY, PA E AZIENDE ANCORA POCOATTENTE AI CITTADINI a cura di Massimo Farina, Consulente e Docente in Diritto dell’Informatica e delle Nuove Tecnologia http://www.massimofarina.it/ http://www.diricto.it/ prima parte Agennaio 2014, il Decreto Legislativo n. 196/03 (meglio noto come “Codice della Privacy”) ha compiuto i suoi primi dieci anni di vigenza ma, nonostante il lungo periodo trascorso, nella newsletter n. 392 del 17 settembre 2014, pubblicata nel sito dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali (http://www.garanteprivacy.it/), si legge il seguente bilancio, relativo al primo semestre del 2014: “196 ispezioni, sanzioni per oltre 2 mln e mezzo di euro già riscossi dall'erario, 24 segnalazioni all'au-torità giudiziaria […]. Nel corso del semestre, inoltre, sono stati avviati 299 procedimenti sanzionatori, in prevalenza per omessa informativa e trattamento illecito di dati, […]; tra le ipotesi di reato segnalate alla magistratura, prevalgono casi di mancata adozione delle misure minime di sicurezza e violazioni dello Statuto dei lavo-ratori”. Si tratta di un bilancio poco rassicurante, che risulta ancor più preoccupante se si considera che la materia era già disciplinata dal 1996 con la legge n. 675. Una fonte, quest’ultima, alla quale va riconosciuto il grande merito di aver diffuso la consapevolezza del-l’esistenza di una sfera intangibile degna di tutela per ciascun indi-viduo. La suddetta Legge ha, però, dimostrato una capacità appli-cativa assai scarsa e con il Codice della Privacy si volle interrompe-re l’atteggiamento inerte di tutti coloro che, con totale indifferenza, rifiutavano consapevolmente l’adeguamento alla politica del rispet-to della riservatezza altrui. Così il legislatore si pose l’obbiettivo di rompere col passato attra-verso di razionalizzazione e semplificazione della materia attraver-so un Testo Unico chiaro e semplice. Allo stesso tempo, si cercò di scongiurare il pericolo di vivere la nuova disciplina in assenza di effettività mediante la stipulazione di 196 ispezioni, san-zioni per oltre 2 mln e mezzo di euro già riscossi dall’erario, 24 s e g n a l a z i o n i all’autorità giudi-ziaria. Questo in sintesi il bilancio dell’attività ispetti-va e sanzionatoria del Garante privacy nei primi sei mesi dell’anno, dal quale emergono, in sostanza, una scarsa informazione agli utenti sull’uso dei dati perso-nali da parte di Pa e privati, ancora numerosi trattamenti illeciti e poca attenzione alle misure di sicurezza. Gli accertamenti hanno riguardato in particolare il mobile payment; le app mediche, l’attività di telemar-keting svolta dai call center operanti all’estero; l’intermediazione immobiliare; le strutture alberghiere; l’e-commerce; la verifica delle misure di sicurezza degli utenti delle reti tlc e Internet; il trasferimento di dati verso Paesi extra Ue. Di particolare importanza l’attività ispettiva effettuata presso i principali snodi Internet italiani (Ixp) al fine di veri-ficare il livello di protezione dei dati personali che in essi transitano e il grado di sicurezza delle comunicazioni elettroniche nel nostro Paese. Nel corso del semestre, inoltre, sono stati avviati 299 procedimenti san-zionatori, in prevalenza per omessa informativa e trattamento illecito di dati, e, per la prima volta, è stata contestata una sanzione a una socie-tà telefonica per non aver tempestivamente segnalato al Garante e omesso di segnalare agli utenti, una violazione della sicurezza dei dati personali (data breach), venendo così meno all’obbligo di comunica-zione imposto dalla recente normativa. Tra le ipotesi di reato segnalate alla magistratura, prevalgono casi di mancata adozione delle misure minime di sicurezza e violazioni dello Statuto dei lavoratori. Varato anche il piano ispettivo per il secondo semestre 2014 che prevede sia la prosecuzione dei controlli già avviati sia l’individuazione di nuovi ambi-ti di intervento. L’attenzione del Garante si accentrerà, in particolare, sui trattamenti di dati effettuati da medici di base, pediatri, istituti bancari, società di recupero crediti, sulle Pa che mettono a disposizione degli utenti l’accesso a Internet tramite reti wi-fi gratuite, sull’adozione delle misure di sicurezza a protezione dei dati sensibili trattati da soggetti pubblici e privati. Previste duecento ispezioni che verranno effettuate anche in collaborazione con il Nucleo speciale privacy della Guardia di finanza. Per quanto riguarda medici e pediatri gli accertamenti dovran-no verificare, tra l’altro, l’impiego di programmi che prevedono la con-servazione di dati sensibili presso terzi e la loro eventuale condivisione, mentre per il settore bancario si controllerà il rispetto delle regole det-tate dal Garante sulla tracciabilità delle operazioni. tratto da: www.garanteprivacy.it/ web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/3389482 24 N° 245 - NOVEMBRE-DICEMBRE 2014 www.ilconsumatore.eu
  19. 19. IL CODICE DELLA PRIVACY HA COMPIUTO DIECI ANNI un apposito protocollo d’intesa, mediante il quale l’Autorità Garante demandava la fun-zione di controllo alla Guardia di Finanza. Nonostante i chiari intendimenti sopraccitati, i dati diffusi dall’Autorità Garante sono poco rassicuranti e, a parere di chi scrive, le ragio-ni di ciò sono ricollegabili, da una parte, alla rapida evoluzione delle tecnologie informati-che e telematiche; dall’altra, alla carente for-mazione/ informazione in materia di tutela dei dati personali. Sul primo versante, sono presenti chiare indicazioni anche nella newsletter n. 392/14 del Garante Privacy, ove si dichiara che le ispezioni hanno “riguardato in particolare il mobile payment; le app mediche, […] la verifica delle misure di sicurezza degli uten-ti delle reti tlc e Internet; il trasferimento di dati verso Paesi extra Ue”; a ciò si aggiunga il trattamento di dati mediante servizi erogati in modalità cloud computing, in tutte le sue molteplici varianti, e il repentino sviluppo delle Smart Cities, che non può prescindere da attente valutazioni relative alla protezione dei dati personali, fin dal momento della pro-gettazione degli oggetti intelligenti (cosiddet-ta “privacy by design”). Tutte queste nuove modalità di trattamento (e tutte le altre in divenire) si stanno imponendo troppo velo-cemente e pongono sempre maggiori e nuovi pericoli per la sicurezza dei dati personali. Per quanto concerne l’aspetto formativo/informativo, a parere di chi scrive, gran parte delle infrazioni alle disposizioni del Codice della Privacy sono determinate dalla scarsa conoscenza della “norma”, che spesso induce le imprese ad inquadrare gli adempimenti privacy come un mero appe-santimento delle procedure interne e non come un modus operandi da adottare per la tutela, in senso lato, anche dell’azienda (e non solo delle persone). In questa sede, con l’intento di fornire un utile contributo informativo, senza pretesa di completezza, si illustreranno i principali punti della disciplina dettata in materia di protezione dei dati personali. LE DEFINIZIONI Ai sensi dell’art. 5 del D.lgs.196/03, l’oggetto della tutela è il trattamento dei dati. Ciò signi-fica che l’attenzione del legislatore è rivolta alle modalità di utilizzo dei dati da parte del titolare. È doveroso, a questo punto, chiarire alcune espressioni lessicali che, nel lin-guaggio comune, potrebbero essere intese con una valenza diversa da quel-la utilizzata nel Codice della Privacy. Il riferimento è all’articolo 4, apposita-mente rubricato “definizioni”. Il “trattamento” è “qualunque opera-zione o complesso di operazioni, effet-tuati anche senza l’ausilio di strumenti elettronici, concernenti la raccolta, la registrazione, l’organizzazione, la con-servazione, la consultazione, l’elabora-zione, la modificazione, la selezione, l’estrazione, il raffronto, l’utilizzo, l’in-terconnessione, il blocco, la comunica-zione, la diffusione, la cancellazione e la distruzione di dati, anche se non registrati in una banca di dati”. Va sottolineato che per poter rientrare nel concetto di trattamento è sufficien-te il compimento di una sola operazio-ne tra quelle elencate. La definizione è talmente ampia da comprendere anche il trattamento senza ausilio di strumenti informatici. Per quanto concerne l’oggetto principale del trattamento, questo è il dati “dato persona-le”, ossia “qualunque informazione relativa a persona fisica, identificata o identificabile, anche indirettamente, mediante riferimento a qualsiasi altra informazione, ivi compreso un numero di identificazione personale”; all’interno di questa macrocategoria, la disci-plina individua i “dati sensibili” e i “dati Giudiziari”. Si tratta di informazioni di carat-tere più intimo del semplice dato personale e per le quali sono richiesti più elevati gradi di tutela. I primi sono “i dati personali idonei a rivela-re l'origine razziale ed etnica, le convinzioni religiose, filosofiche o di altro genere, le opi-nioni politiche, l'adesione a partiti, sindacati, associazioni od organizzazioni a carattere religioso, filosofico, politico o sindacale, non-chè i dati personali idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale”; i secondi sono i “dati personali idonei a rivelare provvedi-menti […] in materia di casellario giudizia-le, di anagrafe delle sanzioni amministrative dipendenti da reato e dei relativi carichi pen-denti, o la qualità di imputato o di indagato […]”. Colui che esegue il trattamento dei dati per-sonali altrui è denominato “titolare”; il sog-getto (persona fisica) al quale si riferiscono le informazioni è ,invece, l’”interessato”. Ancora, “La persona fisica, giuridica o l’ente, che decide sulla finalità, la modalità del trat-tamento e sugli strumenti utilizzati per esso” (cioè il titolare del trattamento), può nomi-nare uno o più soggetti “responsabili del trattamento dei dati” con poteri determi-nati dallo stesso titolare attraverso l’atto di nomina. Tutti coloro che effettivamente pren-deranno cognizione diretta dei dati (per esempio gli impiegati) sono denominati “incaricati”. A questi ultimi dovranno esse-re impartite precise istruzioni esecutive, da parte del titolare o del responsabile, riguar-danti le modalità di trattamento dei dati. Questa, in maniera assai semplificata, è la suddivisone dei compiti “privacy” all’interno della struttura aziendale. segue sul prossimo numero www.ilconsumatore.eu N° 245 - NOVEMBRE-DICEMBRE 2014 25
  20. 20. LA BIBLIOTECA DEL CONSUMATORE INVESTIGAZIONE STRATEGICA Perché la verità non rimanga l'unico segreto di Mario Paganini Editrice: Centopagine Euro 10,00 LA RIVOLTA DEL CORRENTISTA Come difendersi dalle banche e non farsi fregare di Mario Bortoletto editrice: www.chiarelettere.it euro 10,00 “Quella raccontata da Mario Bortoletto è una storia di straordinaria resistenza personale. Bortoletto, da solo, è riuscito a mettere in luce i meccanismi nasco-sti con i quali le banche lucrano sui conti correnti dei cittadini. E ha aperto un mondo, prima sconosciuto.” Riccardo Iacona “Un giorno ti svegli e non hai più niente. Tutto quel-lo che avevi ottenuto con i sacrifici di una vita diven-ta proprietà della banca. Disperazione e notti inson-ni, non ti rimane altro, nemmeno l'età per ricomin-ciare. Ti prendono tutto, anche quello che in realtà non gli è dovuto. Molte persone credono di essere debitrici nei confronti deller banche mentre in realtà sono creditrici. Mi auguro che questo libro possa aiu-tarle ad avere giustizia.” Mario Bortoletto Imprenditore edile di Padova, Mario Bortoletto ha avviato una serie di contenziosi con diversi istituti ban-cari. Ha ricevuto risarcimenti per migliaia di euro. Dal 2013 è vicepresidente nazionale del movimento “Il delitto di usura”, che tutela le vittime di usura ed estor-sione bancaria. Come dice Ferdinando Imposimato nella prefazione, il libro riguarda un tema che interessa "non solo i professionisti – polizia giudiziaria, investigatori priva-ti, avvocati che svolgono le indagini difensive, pubblici ministeri ed esperti nelle varie materie della scienza, dell'arte, della cultura – ma tutte le persone, qua-lunque sia la loro attività". Infatti siamo tutti un po' detective: responsabili di organizzazioni, colleghi, genitori, psicologi, insegnanti, amici. Tutti impegnati nell'arte dell'investigazione nella ricerca della verità. IO SO E HO LE PROVE Così le banche imbrogliano il correntista di Vincenzo Imperatore editrice: www.chiarelettere.it euro 13,00 Io so e ho le prove. Non sono la vittima di un sistema ma quel sistema ho contribuito a costruirlo. Questo libro racconta le tante irregolarità che i fun-zionari di banca hanno praticato e continuano tutt'oggi a praticare. E' una testimonianza dall'interno, affinché non esistano più segreti, alibi o ipocri-sie. Non pareggerà i conti, ma adesso posso finalmente dire di aver fatto qual-cosa dalla parte del correntista. www.ilconsumatore.eu N° 245 - NOVEMBRE-DICEMBRE 2014 27
  21. 21. TELEFONINO "ODI ET AMO" Non sempre il consumatore riesce ad avere il controllo sul proprio traffico telefonico e il risultato è il più delle volte un estratto conto dalle cifre stella-ri. D'altra parte le compagnie telefoniche, spesso, attivano alcuni servizi senza che l'utente ne abbia mai fatto richiesta: si tratta, in alcuni casi, di "pratiche commerciali scorrette", ma alle volte anche di semplici disat-tenzioni da parte dei consuma-tori Vediamo, dunque, quali sono i casi più fre-quenti denunciati agli sportelli dell'Unione Nazionale Consumatori: - durante l'utilizzo di un’App sul proprio smart-phone, inavvertitamente si clicca su un banner pubblicitario, che attiva un servizio a pagamen-to non richiesto; - l'operatore telefonico attiva servizi non richiesti; - durante un viaggio all'estero oppure fuori dalla copertura dell'operatore telefonico, il roaming dati scarica il traffico telefonico; - le App si aggiornano automaticamente scarican-do traffico dati. ED ECCO COME DIFENDERSI: - chiamare il proprio operatore telefonico e chie-dere la disattivazione del servizio non richiesto; - chiedere al proprio operatore telefonico di disat-tivare i servizi che non sono ritenuti necessari; - quando non si vuole effettuare traffico dati all'e-stero o fuori dalla copertura del proprio opera-tore telefonico, è necessario disattivare il roa-ming dati per evitare di incorrere in tariffe aggiuntive per la navigazione web, l'utilizzo del-l'e- mail, MMS e altri servizi dati; - selezionare nelle impostazioni dello smartphone l'aggiornamento solo se autorizzato dall'utente. Fa sorridere l'espressione "acquisti indesiderati": insomma, com'è possibile che ci si ritrovi a pagare per qualcosa che non abbiamo voluto comprare? SE LA BOLLETTA TELEFONICA LIEVITA A NOSTRA INSAPUTA di Monica Satolli Solo qualche anno fa, per "costringe-re" un consumatore ad acquistare qualcosa a sua insaputa avremmo dovuto immaginare l'abile gesto del com-messo che distrae il cliente per introdur-re furtivamente nel suo carrello una sca-toletta di tonno in più. Naturalmente si tratta di situazioni impossibili! Oggi, invece, grazie allo sviluppo della società digitale, i servizi non richiesti sono all'ordine del giorno: ciascuno di noi probabilmente già paga sul suo abbo-namento telefonico per una segreteria o qualche altra diavoleria attivata a nostra insaputa. Gli sportelli dell'Unione Nazionale Consumatori raccolgono quotidiana-mente una montagna di segnalazioni riguardanti in particolare il settore della telefonia. Il fenomeno dei servizi non richiesti (con costi medi di 5 euro a settimana per rice-vere sms, oroscopi, news di gossip, etc.) è davvero inarrestabile: ad insaputa del-l'utente vengono attivati nuovi contratti spesso approfittando di app o banner sui siti più popolari. Purtroppo in questi casi gli utenti (o almeno quelli che si accor-gono dell'abuso) non sanno come com-portarsi perché rivolgendosi al proprio operatore telefonico ci si sente risponde-re che la responsabilità è dei singoli for-nitori. Su questo si stanno facendo approfondi-menti, perché crediamo che sia lecito aspettarsi che i gestori di telefonia faccia-no di più per proteggere i propri clienti... Ma intanto è importante sapere che è possibile prevenire questo fenomeno chiedendo al proprio operatore il "bar-ring sms", ovvero lo sbarramento verso tutti gli sms a pagamento non richiesti. Un altro consiglio per evitare sorprese è quello di controllare analiticamente la bolletta per scovare eventuali attivazioni non richieste, cioè quelle non concorda-te nel contratto. Insomma basta fare un po' di attenzione: di questi tempi ritrovarsi a pagare in bol-letta qualcosa che non abbiamo acqui-stato ci sembra troppo. E qui, davvero, non c'è nulla da ridere. 28 N° 245 - NOVEMBRE-DICEMBRE 2014 www.ilconsumatore.eu
  22. 22. Il Comune di Vattelapesca cita Lisandro davanti al tribunale di Agrigento, intiman-dogli lo sfratto per morosità. Afferma che Lisandro occupa senza titolo un immobile comunale, e non ha mai corrisposto alcun canone. Il tribunale di Agrigento accoglie la domanda di rilascio con sentenza del 3 giugno 2008. Lisandro propone appello e la corte d’appello di Palermo, con sentenza del 20 ottobre 2011, gli dà ragione. Osserva la corte che "dalla esposizione giuri-dica dei fatti contenuta in citazione, la richie-sta di rilascio dell’immobile si fonda sulla mancanza di un valido titolo contrattuale che legittimi il godimento e l’uso del bene da parte del convenuto, che non a caso viene qualificato come occupante. Ora, la domanda di restituzione di un immobile detenuto senza titolo che si fonda sulla responsabilità extracontrattuale del detentore in quanto gode abusivamente di un bene senza alcuna legittimazione, è certamente diversa dalla domanda di sfratto per morosità, che è basa-ta sulla risoluzione per inadempimento di un contratto locativo. […] Invero, lo speciale procedimento di convalida di sfratto per morosità, previsto dall’art. 658 cpc, conclu-dendosi necessariamente con una pronuncia di risoluzione del vincolo contrattuale, pre-suppone necessariamente l’esistenza di un contratto di locazione del quale si chiede la cessazione per l’insolvenza del conduttore e non è utilizzabile per far valere ragioni di cre-dito inerenti ad un rapporto ritenuto inesi-stente al momento dell’intimazione, come nella specie". Il Comune propone ricorso per cassazione, lamentando fra l’altro una ultrapetizione da parte della corte d’appello. La sesta sezione civile della corte di cassazio-ne decide sul ricorso del Comune con sen-tenza n. 22531, depositata il 23 ottobre 2014. La sentenza comincia in modo poco promet-tente per il ricorrente, visto che la corte ne critica l’"esposizione inutilmente lunga" e sostiene che la deduzione di ultrapetizione è DIRITTO &ROVESCIO CASI DI GIURISPRUDENZA a cura di Agostino Mela, avvocato cassazionista www.avvocatoagostinomela.it TUTTO PUÒ SEMPRE SUCCEDERE ALL’ULTIMO GRADO stata fatta "confusamente". Tuttavia il film è a lieto fine per il Comune ricorrente, perché la corte ritiene fondato il suo ricorso per una ragione giuridica diversa da quella specificamente indicata dal Comune e individuata d’ufficio: "La Corte territoriale, una volta compiuta l’o-perazione di qualificazione, ha considerato la circostanza a monte della proposizione della domanda per come qualificata come deter-minativa della non decidibilità nel merito, ma giustificativa della sua reiezione, in quan-to il Comune l’aveva proposta con le forme del procedimento per convalida di sfratto, che non consentivano di proporla con riferi-mento a quella qualificazione, ritenuta giusta dalla stessa Corte. In tal modo la Corte territoriale ha fatto discendere dall’erroneo utilizzo a suo dire della forma di esercizio speciale dell’azione con il procedimento per convalida, la conse-guenza del rigetto nel merito della domanda per come qualificata. Ha cioè considerato come ragione di rigetto nel merito un errore di proposizione della domanda con il rito speciale e, dunque, una ragione di mero rito. Viceversa, essendosi ormai il procedimento trasformato in procedimento a cognizione piena, la decisione sulla domanda per come qualificata dalla Corte sarebbe dovuta avveni-re con lo scrutinio dei suoi eventuali presup-posti di fondatezza. La Corte doveva cioè esaminare se l’occupa-zione del L. fosse nei confronti del Comune […] assistita o meno da un titolo ad esso opponibile nella sua veste di proprietario del-l’immobile. Al contrario la Corte territoriale ha rigettato la domanda pur qualificata di occupazione senza titolo in ragione del solo suo esercizio erroneo con un atto introduttivo nelle forme del procedimento per convalida. La riprova è che nessun riferimento si fa allo svolgimento della domanda a seguito della trasformazione del rito ed alla sua incidenza. www.ilconsumatore.eu N° 245 - NOVEMBRE-DICEMBRE 2014 29
  23. 23. Per comprendere davvero quanto costa un prodotto, noi consumatori dovremmo fare attenzione a quanto paghiamo per le piccole cose, al vero valore della materia prima, osservando magari con scrupolo il prezzo "al chilo". Cominciamo dalla spesa alimentare e pren-diamo ad esempio i prodotti confezionati (c.d. IV gamma) per scoprire che se il costo di una busta di insalata può sembrarci a prima vista modesto, basterebbe fare atten-zione a quello espresso "al chilogrammo” per cambiare idea: una busta di lattuga da 80 grammi pronta per l'uso costa circa 1 euro, cioè 12 euro al kg! Ed ancora, una buona marmellata in confezione di vetro del peso di 250 grammi raramente supera i 5 euro al kg. Se però si decide di acquistare le confezioni "monodose" ecco che il prezzo sale vertigino-samente e può arrivare anche a 15 euro al kg. Certamente bisogna considerare che le confe-zioni monodose e quelle della IV gamma QUANTO COSTA AL CHILO UN IPHONE 6? Siamo in deflazione, ma questo non significa che i prezzi di beni e servizi siano a buon merca-to. In passato sono saliti a tal punto da dare il via alle attuali difficoltà delle famiglie e tuttora ci sono prodotti, anche tra quelli di tutti i giorni, che costano ancora uno sproposito richiedono un lavoro aggiuntivo di prepara-zione e consentono di evitare molti sprechi. Ma a mio avviso un simile boom dei prezzi non è sempre giustificato. C'è poi il fantastico mondo di snack e dolciu-mi vari che tra poco torneranno nei super-mercati, assalendoci con spot televisivi per tutti i gusti. E qui, davvero, facendo un po' di conti, c'è da mettersi le mani nei capelli: secondo un'indagine pubblicata da Agostino Macrì qualche tempo fa sul suo Blog sicurez-zalimentare. it, infatti, i deliziosi cioccolatini "Rocher" (prodotti dalla Ferrero) nelle comu-ni scatole rettangolari costano 27 euro al Kg. Gli stessi cioccolatini messi in una scatola piramidale arrivano a costare 37 euro! Per Natale, l'anno scorso, la Lindt ha prodot-to degli orsacchiotti in cioccolata che faceva pagare circa 30 euro al kg: la stessa cioccola-ta nelle classiche barrette ha un costo che non supera i 4-5 euro! Tutti conosciamo i fantastici m&m's: generalmente sono vendu-ti in confezioni che costano circa 9 euro al kg, ma ogni tanto i dolcetti sono lanciati sul mer-cato in confezioni particolari e il costo schiz-za ad oltre 90 euro al kg! Si potrebbe continuare a lungo nella descri-zione della variabilità del costo dei prodotti alimentari in funzione delle dimensioni e delle ricorrenze, scoprendo speculazioni e ricarichi intollerabili. Certo anche la scatola vuole la sua parte, ma non facciamoci pren-dere in giro: il consiglio allora, considerata la situazione, è quello di controllare sempre il costo al kg (o al litro) e di cercare di acqui-stare confezioni più pratiche e convenienti. A pensarci bene sarebbe utile se decidessimo di farlo non solo per i prodotti alimentari. Si scoprirebbe qualcosa di divertente: ad esem-pio che una casa in centro a Roma o a Milano può costare 0,30 euro al cm.2, mentre un iPhone 6 costa 100 euro al cm2! Per non dire di quanto ci costerebbe al chilo! Avete prova-to a fare due calcoli? Un'estate calda per la telefonia, è proprio il caso di dirlo, viste le centinaia di segnalazioni giunte agli sportelli dell’Unione Consumatori che coinvolgono i principali operatori della rete fissa e mobile del Paese TELEFONIA: COME EVITARE LE SORPRESE IN BOLLETTA Sia per email che su Twitter numerosi consumatori, nel mese di agosto, ma anche in settembre, hanno scritto denunciando amare sorprese sul conto telefonico a causa dell'attivazione di servizi non richiesti. I casi sono diversi: c'è chi navigando o gio-cando con lo smartphone si ritrova abbonato ad un servizio a paga-mento per aver accidentalmente sfiorato un banner pubblicitario; in molti, poi, denunciano di aver scoperto troppo tardi di aver supe-rato le soglie previste dal proprio piano tariffario, navigando su conte-nuti a pagamento non segnalati; così come è molto diffuso il caso di chi riceve sms con contenuti a paga-mento pur non avendone mai fatto richiesta! Se dunque vi siete ritrovati un'amara sorpresa in bolletta per aver usufruito di un servizio extra che non era segnalato, la prima cosa da fare è contattare immediatamen-te il gestore, inviando un reclamo scritto (tramite fax, portale on-line, canale dedicato o raccomandata con avviso di ricevimento) per contestare le somme ingiustamente addebitate e richiedere il rim-borso, dichiarando esplicitamente di non aver mai richiesto l'ab-bonamento. In alcuni casi l'attivazione di un servizio non richiesto avviene tramite un sms da parte dell’azienda erogatrice del servi-zio: in questo caso è necessario inviare la richiesta di blocco non solo all’operatore ma anche all’azienda. Sarà ad ogni modo l’ope-ratore a dover fornire un riscontro: se così non è (o il riscontro risulta essere insoddisfacente), ricordiamo che gli esperti dell’UNC sono a disposizione degli iscritti ed è possibile contattarli mandan-do un'email all'indirizzo uncsardegna@gmail.com, indicando nell'oggetto "servizi non richiesti". Attenzione anche alle app: alcu-ne sono a pagamento, ma anche se la maggior parte sono gratuite, capita spesso di scaricare un'applicazione apparentemente gratis, come un gioco, per poi accorgersi che qualche clic è a pagamento. Consigliamo, dunque, di controllare periodicamente il dettaglio del proprio credito al fine di evitare ulteriori sorprese ed agire tempe-stivamente; inoltre, è una buona regola selezionare nelle imposta-zioni dello smartphone l’aggiornamento (che spesso è a pagamen-to) solo se autorizzato dall’utente. 30 N° 245 - NOVEMBRE-DICEMBRE 2014 www.ilconsumatore.eu
  24. 24. IL RUOLO DEL DENARO NELLA RELAZIONE DI COPPIA Quando si decide di instaurare una relazione si valutano alcuni aspetti fisici e psicologi del partner, come la sua perso-nalità, le sue intenzioni sentimentali, l’affinità e l’attrazione nella coppia. Ma avete mai pensato che anche il denaro può giocare un ruolo decisivo? IL DENARO È UN FATTORE IMPORTANTE IN UNA RELAZIONE? eDarling ha condotto recentemente un sondaggio su un campione di 233 single e ha chie-sto loro se il denaro influisce nella scelta del partner e come viene vista la gestione delle finanze all’interno della coppia. Dai risultati è emerso che il luogo comune 'i soldi non com-prano l'amore' è ancora valido, nonostante ciò sembrerebbe che il denaro sia comunque un fattore rilevante nelle relazioni di coppia. Per i single di eDarling dunque non è solo un aspetto razionale come il denaro a fare la felicità della coppia, ma piuttosto sono gli aspetti sentimentali. Solo il 5% degli intervistati sarebbe disposto a sposare qualcuno per soldi poiché l’umorismo, un comportamento gentile e una buona educazione sono per il 92% di loro gli aspetti deter-minanti nel momento di scegliere il partner. Questa è l’o-pinione di entrambi i sessi secondo i quali la ricchezza è la caratteristica meno importante per costruire una rela-zione duratura. Soldi, argomento tabù in una relazione? Anche se per molti l’argomento denaro può essere visto come un tabù nel momento di fondare le basi di una rela-zione, sarebbe meglio riuscire a parlarne apertamente e chiarificare sin dal principio i differenti punti di vista della gestione dei soldi. In primo luogo il 76% delle donne vorrebbe sapere quan-to guadagna il proprio partner, stesso discorso per il 64% degli uomini; inoltre entrambi i sessi (donne 94%, uomi-ni 86%) ritengono che dovrebbe essere lui nella coppia ad avere lo stipendio più alto e infine il 76% delle donne e il 64% degli uomini concordano sulla capacità femminile di saper risparmiare ed economizzare. Ad ogni modo non è solo questione di quanto il partner guadagna, ma anche di come il proprio partner si approc-cia al denaro. Il 62% delle donne ha risposto di essere attratta da un partner parsimonioso e attento con i soldi e piuttosto sceglierebbero 'un principe azzurro' affasci-nante ma povero (64%). Da parte loro gli uomini hanno risposto di ritenersi oculati con il denaro, di reputare il loro stile di svita benestante (72%) e di sentirsi soddisfat-ti e affermati nel campo del lavoro (75%). Un ultimo risultato della ricerca molto incoraggiante è che il 71% dei partecipanti non ha mai lasciato il partner per problemi o litigi legati ai soldi. ALLA FINE I CONTI TORNANO A conti fatti i single di entrambi i sessi sembrano essere d’accordo sulla visione del denaro all’interno di una rela-zione sentimentale e i desideri e punti di vista femminili e maschili sembrano del tutto complementari. Allora è proprio vero che per i single italiani i soldi non fanno la felicità, poiché aspirano piuttosto a ricercare nel partner valori autentici e virtù morali più profonde. Fonte: http://www.edarling.it/consigli -ricerca-partner/relazioni/relazione-e-denaro ENERGIA: ARRIVA LA STANGATA? "Il risparmio nelle bollette del 2014 è un'amara consola-zione in confronto alla stan-gata che ci aspetta dal primo ottobre". E' quanto ha dichiarato Pieraldo Isolani, responsabile del settore energia dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando i dati diffusi dall'Autorità per l'energia elettrica il gas e il sistema idrico, in riferimento al tri-mestre 1° ottobre-31 dicem-bre 2014 Da ottobre e per tutto il trimestre suc-cessivo, gli italiani pagheranno per la luce l',7% in più, pari a circa 2 euro, con una spesa media annua per la famiglia tipo di 521 euro; per il gas l'incremento sarà del 5,4%, con una maggiore spesa trimestra-le di 19 euro pari a 1.148 euro su base annua per il cliente tipo. La causa è da ricondursi alla crisi Ucraina e ai rialzi stagionali della materia prima: ma perché gli aumenti in bolletta sono concen-trati proprio nel periodo invernale quando le famiglie sono costrette a spendere di più per il riscaldamento? Sarebbe necessario un intervento per spalmare gli aumenti, laddo-ve irrinunciabili, nel corso di tutto l'anno in modo da dare respiro alle famiglie. Inoltre, è urgente la revisione del bonus sociale elettrico e del gas a tutela dei consu-matori disagiati, soprattutto in vista dei mesi più freddi: ad oggi, infatti, sono ancora trop-po poche le famiglie che hanno accesso al bonus rispetto a quelle che ne avrebbero effettivamente bisogno; senza contare che gli importi coprono una quota troppo bassa in rapporto alla spesa annua. 32 N° 245 - NOVEMBRE-DICEMBRE 2014 www.ilconsumatore.eu

×