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Investigazioni Private e Consulenze Tecniche nelle Indagini Difensive

Security Manager, Investigazioni Private, Consulenze Tecniche, Indagini Difensive, Procedura Penale, Codice Penale, UNI 10459:2015, Corso di Perfezionamento

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Investigazioni Private e Consulenze Tecniche nelle Indagini Difensive

  1. 1. TESI FINALE “Investigazioni Private e Consulenze Tecniche nelle Indagini Difensive” “SECURITY MANAGER” A.A. 2015/2016 IV Edizione – I Sessione Corso di Perfezionamento e Aggiornamento Professionale (Aggiornato alla UNI 10459:2015) RELATORE : Ch.mo Prof. Filippo GIUNCHEDI CANDIDATO : Ing. Marco LUCIDI
  2. 2. a Lorena e Jador …e…al silenzio della notte che ha accompagnato questo lavoro “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  3. 3. Le indagini difensive possono avvalersi, ove lo consenta la legge, di consulenti tecnici di parte, che rappresentano la difesa di cui può dotarsi un privato. L’impiego è necessario, insieme all’investigatore privato, o in alternativa, nei casi in cui le indagini dovessero interessare aspetti troppo tecnici che richiedono preparazioni e competenze specifiche. Sarebbe interessante riuscire a capire quando è importante ricorrere a questo tipo di possibilità, ovvero usufruire dell’investigazione privata classica. “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  4. 4. • Indagini Difensive; • L’Investigatore Privato nelle Indagini Difensive; • Il Consulente Tecnico nelle Indagini Difensive; • Parallelo tra le competenze dell’Investigatore Privato e il Consulente Tecnico; • Licenza Prefettizia, Deontologia Professionale e Giuramento del CTU; • Tecniche operative di indagine dell’Investigatore e del Consulente; • La disciplina degli Accertamenti Tecnici NON ripetibili; • Case Study di un incendio doloso; • Come impostare l’Indagine Difensiva con ricorso all’investigazione privata e consulenza tecnica di parte. INDICE “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  5. 5. Indagini Difensive 1. Il rinnovato quadro normativo introdotto con l. 7.12.2000, n. 397 2. La documentazione degli atti delle investigazioni difensive 3. La documentazione dell’attività di accesso ai luoghi 4. Il fascicolo del difensore 5. Investigazioni difensive e aspetti strategici 6. L’utilizzazione della documentazione delle investigazioni difensive: a) la normativa b) le anomalie interpretative “Investigazioni Private e Consulenze Tecniche nelle Indagini Difensive” Ing. Marco LUCIDI
  6. 6. Il rinnovato quadro normativo introdotto con l. 7.12.2000, n. 397 «Disposizioni in materia di indagini difensive» equilibrio tra le esigenze di offrire carattere cogente alle investigazioni del difensore a fronte degli interrogativi prospettatisi nella prassi e nel contempo per assicurare quella parità proclamata dalla Costituzione stessa (art. 111, 2° co.) disporre «delle condizioni necessari[e] per preparare la sua difesa […] e l’acquisizione di ogni altro mezzo di prova a suo favore» (art. 111, 3° co.) l’introduzione di nuove fattispecie incriminatrici (artt. 371 ter e 379 bis c.p.) e l’ampliamento di ipotesi criminose già esistenti in relazione all’attività probatoria degli organi di accusa (art. 371 bis c.p.) 1. “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  7. 7. La documentazione degli atti delle investigazioni difensive La necessità di non disperdere gli elementi di prova assunti dal difensore anche per tramite degli investigatori privati autorizzati, durante le indagini difensive richiedeva un’opportuna regolamentazione delle modalità di cristallizzazione delle stesse tanto per ragioni contestative che di apprezzamento critico della prova assunta in giudizio Il tenore dell’art. 391 bis c.p.p. fissa una triplice categoria di atti di investigazione difensiva a contenuto dichiarativo: il colloquio, le dichiarazioni e le informazioni. I soggetti legittimati (difensore, sostituto, investigatori privati autorizzati o consulenti tecnici), prima di procedere al colloquio – ed ovviamente ancor più se intendono raccogliere dichiarazioni o informazioni – hanno il dovere di avvertire le persone interessate della propria qualità e dello scopo del colloquio. devono emergere nella relazione stessa dal difensore o dal sostituto, costituiti - dalla «data in cui ha ricevuto la dichiarazione» (lett. a) 2. “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  8. 8. - dal rendere «le proprie generalità e quelle della persona che ha rilasciato la dichiarazione» (lett. b) - «l’attestazione di avere rivolto gli avvertimenti previsti dal 3° co. dell’art. 391 bis» (lett. c) - «i fatti su cui verte la dichiarazione» (lett. d) dalla regolamentazione varata dall’Unione delle Camere penali italiane «Regole di comportamento del penalista nelle investigazioni difensive» all’art. 13, 1° co., prevedono che le informazioni assunte dal difensore secondo le previsioni degli artt. 391 bis, 2° co., e 391 ter, 3° co., c.p.p. debbano essere documentate in forma integrale e che, quando è disposta la riproduzione almeno fonografica con successiva trascrizione, possono essere documentate in forma riassuntiva, ciò al fine di assicurare ai risultati delle investigazioni difensive il massimo grado di attendibilità. La documentazione degli atti delle investigazioni difensive2. “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  9. 9. la Cassazione penale, ritiene che «gli avvertimenti che il difensore deve rivolgere al soggetto dichiarante ai sensi dell’art. 391 bis, 3° co., c.p.p. a pena di inutilizzabilità devono essere specificamente verbalizzati, mentre non può essere ritenuta sufficiente la semplice attestazione in merito effettuata dal difensore ex art. 391 ter, 1° co., lett. c, atteso che non sussistono ragioni per differenziare l’attività del difensore da quella analoga posta in essere dal giudice o dal pubblico ministero» (). Ragioni volte a scongiurare discipline eterogenee, maggiormente lassiste per la parte privata, militano, quindi, a favore di correttivi per via giurisprudenziale. La legge in esame prevede che sia il difensore o il suo sostituto a raccogliere formalmente le dichiarazioni rese dalle persone in grado di riferire circostanze utili ai fini dell’attività investigativa, eventualmente con l’ausilio di persone di fiducia come prevedono il 1° e 3° co. dell’art. 391 ter. Conseguentemente deve escludersi la possibilità per il difensore di far documentare le dichiarazioni rilasciate dalle persone informate sui fatti da soggetti terzi, magari dotati di particolari qualifiche di rilievo pubblico (ad esempio, notai) per renderli garanti della fedeltà della documentazione. La documentazione degli atti delle investigazioni difensive2. “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  10. 10. La documentazione dell’attività di accesso ai luoghi Uno degli aspetti peculiari che riguarda molto da vicino l’attività dell’investigatore privato autorizzato è quello dell’accesso ai luoghi. L’istituto costituisce senza dubbio un’attività nuova che compendia l’ispezione, la perquisizione e l’accertamento urgente sui luoghi, svolti parallelamente dalla polizia giudiziaria, ricompresa nel catalogo di atti di investigazione difensiva desumibile dalla formula «ha facoltà di svolgere investigazioni per ricercare e individuare elementi di prova» prevista dall’art. 327 bis c.p.p. Quest’attività deve necessariamente raccordarsi con quella volta a conservare le tracce e le cose pertinenti al reato che compie la polizia giudiziaria ai sensi dell’art. 354, 1° co., c.p.p., nonché della immutazione dello stato dei luoghi e delle cose sino all’intervento del p.m. In relazione a ciò si giustifica il riconoscimento in capo alla polizia giudiziaria di un potere preminente di regolazione dell’accesso specie sul luogo del delitto affinché non se ne disperdano i segni, magari anche quelli favorevoli all’indiziato. 3. “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  11. 11. La norma prevede un’articolata disciplina della forma di documentazione che devono effettuare i soggetti legittimati allo svolgimento delle investigazioni difensive e quindi anche l’investigatore privato autorizzato e il consulente tecnico, consistente: - nell’indicare la data ed il luogo dell’accesso (lett. a) - le proprie generalità e quelle delle persone intervenute (lett. b) - la descrizione dello stato dei luoghi e delle cose (lett. c) - l’indicazione degli eventuali rilievi tecnici, grafici, planimetrici, fotografici o audiovisivi eseguiti, che fanno parte integrante dell’atto e devono essere allegati al medesimo (lett. d) Tutti i partecipanti devono sottoscrivere il verbale. La redazione del verbale, come si evince dall’utilizzo del verbo «possono», è meramente facoltativa – e non obbligatoria – ed in funzione della utilizzabilità che il difensore intenda farne nel corso del procedimento. Anche in questo caso, pur nel silenzio del legislatore, si ritiene che debbano seguirsi le forme di verbalizzazione previste dagli artt. 134 e ss. c.p.p. La documentazione dell’attività di accesso ai luoghi3. “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  12. 12. I cc.dd. rilievi tecnici, per i quali pare che i difensori, gli investigatori privati e i consulenti tecnici possano poter raccogliere «tracce del reato in assenza del p.m. ed a condizioni più favorevoli di quanto previsto per gli organi di p.g., che debbono sottostare alla duplice condizione del non altrimenti evitabile pericolo di modifica o dispersione dello stato dei luoghi e dell’impossibilità del tempestivo intervento del p.m.». La documentazione dell’attività di accesso ai luoghi3. “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  13. 13. Snodo fondamentale tra l’attività di investigazione difensiva e la sua utilizzabilità nel corso del procedimento è il fascicolo del difensore (art. 391 octies c.p.p.), conservato presso la cancelleria del giudice per le indagini preliminari e, dopo la chiusura delle indagini, nel fascicolo del pubblico ministero. Uno degli aspetti più interessanti dell’istituto attiene alla possibilità per il difensore di presentare elementi dell’investigazione difensiva anche pro futuro, vale a dire nella prospettiva che il giudice possa adottare una decisione che non prevede il contraddittorio preventivo, come quando intenda irrogare una misura cautelare (2° co. dell’art. 38 disp. att. c.p.p.). Il difensore ha la mera facoltà di depositare i risultati delle investigazioni (sue e degli altri soggetti di cui si avvale, tra cui gli investigatori privati autorizzati) – lo si evince dal ricorrente utilizzo del «può» –, potendo ben decidere di “tenere nel cassetto” gli elementi di prova da lui raccolti in quanto dannosi per la posizione del proprio assistito o semplicemente non utili. Terminate le indagini, il fascicolo viene inserito in quello del pubblico ministero. Il fascicolo del difensore 4. “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  14. 14. La chiusura delle indagini: riferimento al termine dell’udienza preliminare quando viene operata la selezione del materiale contenuta nei due fascicoli e “distribuita” tra fascicolo del dibattimento e fascicolo del p.m. che contiene, come detto, quello del difensore. Prima di tale momento i due fascicoli rimangono materialmente e fisiologicamente separati e solo successivamente vengono riuniti in uno unico, nonostante il fascicolo del difensore continui a mantenere una sua indipendenza. Attività difensiva dopo la chiusura delle indagini: l’art. 419 c.p.p. prevede per il difensore, uniformemente al p.m., di trasmettere nella cancelleria del giudice per l’udienza preliminare «la documentazione relativa alle indagini eventualmente espletate dopo la richiesta di rinvio a giudizio» (2° co.). Il problema che si pone, però, è legato al fatto che il p.m., essendone l’autore, conosce la data della richiesta di rinvio a giudizio, differentemente dal difensore che, per prassi costante, può formalmente venire a conoscenza dell’udienza preliminare solo dieci giorni prima della stessa (art. 419, 4° co.). Il fascicolo del difensore 4. “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  15. 15. fenomeno culturale degli ultimi anni ha portato ad un riconoscimento graduale della possibilità di difendersi cercando elementi di prova. Il fascicolo del difensore 4. la documentazione dell’attività investigativa verrà inserita nel fascicolo del p.m. e assoggettata al regime di utilizzabilità previsto per tali atti nelle successive fasi del procedimento. “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  16. 16. Investigazioni difensive e aspetti strategici5. L’ampliamento e la regolamentazione dell’istituto delle investigazioni difensive, porta conseguentemente ad una rinnovata figura dell’avvocato difensore che, ora, anche in considerazione delle variegate alternative procedimentali, si trova di fronte ad una serie di opzioni che deve vagliare in via preliminare e attivarsi al fine di predisporre sul piano probatorio nel modo più acconcio per la tutela degli interessi del proprio assistito, anche grazie alla possibilità di potersi avvalere di ausiliari specializzati tra cui la qualificata figura degli investigatori privati autorizzati. L’ampia disciplina delle investigazioni difensive responsabilizza il difensore, posto di fronte alla scelta se svolgere le indagini, come e in che misura, nonché come e quando utilizzarne i risultati. Ed in ciò deve essere coadiuvato da parte di tutte le figure professionali che la legge consente che possano affiancarlo. “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  17. 17. Investigazioni difensive e aspetti strategici5. La prima opzione che si pone per il difensore è quella di raccogliere elementi di prova a favore del proprio assistito e di non comunicare le informazioni raccolte. In diversa prospettiva si pone, invece, la scelta dell’avvocato di depositare al g.i.p. i risultati delle stesse; in questo caso il fascicolo in parola assume i connotati di un fascicolo contenente gli atti per la decisione. Della terza possibilità (presentazione degli elementi di prova direttamente al p.m.), si è già detto e parte da un presupposto di fiducia nei confronti del magistrato del p.m. che soppesi in anticipo detti elementi, anziché strumentalizzarli in prospettiva strategica, ma allora saremmo al cospetto di un soggetto passibile di provvedimenti di emenda quantomeno sul piano disciplinare. “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  18. 18. L’utilizzazione della documentazione delle investigazioni difensive a) la normativa 6. L’art. 391 decies specifica la parificazione che subisce il fascicolo del difensore con quello del p.m. – riprova ne sia l’assorbimento del primo nel secondo – essendo utilizzabili gli atti ivi contenuti ai fini - delle contestazioni (art. 500 c.p.p.), - delle letture (art. 512 c.p.p.) - per il recupero dell’interrogatorio dell’imputato assente o che si avvalga della facoltà di non rispondere (art. 513 c.p.p.). L’attività delle investigazioni non potrà essere utilizzata - per le contestazioni alle parti private (art. 503 c.p.p.) - ai fini della lettura delle dichiarazioni rese da persona residente all’estero (art. 512 bis c.p.p.). La documentazione relativa ad atti non ripetibili compiuti in occasione dell’accesso ai luoghi, e presentata nel corso delle indagini preliminari o nell’udienza preliminare viene inserita nel fascicolo del dibattimento, conformemente a quanto previsto per il p.m. “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  19. 19. L’utilizzazione della documentazione delle investigazioni difensive a) la normativa 6. Quando gli atti investigativi a carattere irripetibile consistono in accertamenti tecnici, il loro ingresso nel fascicolo dibattimentale è subordinato al previo avviso al p.m. da parte del difensore prima del compimento dell’accertamento affinché il primo possa esercitare le facoltà previste dall’art. 360 c.p.p. Il verbale degli accertamenti tecnici non ripetibili compiuti dalla difesa che ha operato un accesso ai luoghi, va inserito di diritto tanto nel fascicolo del pubblico ministero in ragione della sua obbligatoria presenza al compimento di tali atti quanto nel fascicolo del difensore. Nelle ipotesi di atti non ripetibili diversi dagli accertamenti tecnici il pubblico ministero, personalmente o mediante delega alla polizia giudiziaria, ha facoltà di assistervi, ma non il diritto di essere avvisato. Il verbale degli accertamenti irripetibili non aventi natura di accertamento tecnico, compiuti dalla difesa che ha operato un accesso ai luoghi, va inserito di diritto tanto nel fascicolo del pubblico ministero qualora la parte pubblica abbia presenziato alla loro formazione, quanto nel fascicolo del difensore. “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  20. 20. L’utilizzazione della documentazione delle investigazioni difensive a) la normativa 6. il legislatore impone che tali atti vengano sottratti al regime ordinario di riservatezza e di uso discrezionale da parte della difesa Il doppio inserimento permane sino alla chiusura delle indagini preliminari, dopodiché si realizza l’accorpamento dei fascicoli e tutto confluisce in quello del pubblico ministero, restandovi sino a quando, conclusasi l’udienza preliminare o disposta la citazione diretta a giudizio, si forma il fascicolo per il dibattimento nel quale gli atti in discorso trovano definitivo approdo ai sensi dell’art. 431, 1° co., lett. c, entrando, in tal modo, nello scibile processuale. “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  21. 21. L’utilizzazione della documentazione delle investigazioni difensive b) le anomalie interpretative 6. C., Sez. I, 19.6.2007, Kaneva ed altri, in GI, 2008, 986. sentenza della Suprema Corte che impone al difensore di investigare entro i limiti territoriali dello Stato «l’unica forma per la raccolta della prova all’estero è la rogatoria, con la conseguenza che il difensore non è direttamente abilitato ad esperire le indagini ex art. 391 bis c.p.p., ma deve rivolgersi all’autorità giudiziaria italiana affinché questa attivi una domanda di assistenza giudiziaria internazionale». alla base della sentenza che ha dichiarato l’inutilizzabilità dei risultati di informazioni assunte in Bulgaria dal difensore «crisma di legalità che ogni attività all’estero deve avere e cioè dell’uso dello strumento della rogatoria internazionale» “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  22. 22. L’utilizzazione della documentazione delle investigazioni difensive b) le anomalie interpretative 6. C., Sez. I, 19.6.2007, Kaneva ed altri, in GI, 2008, 986. «pur non essendo esplicitamente affermato che il difensore non può recarsi all’estero a svolgere dette investigazioni, discende dall’ordinamento tale divieto, essendo evidente che, ai fini dell’utilizzabilità di atti compiuti all’estero, per tutte le parti processuali, deve essere esperita la procedura prevista dal codice in materia di rogatorie. Poiché non è prevista la possibilità per il difensore di ricorrere alla rogatoria all’estero, ne discende che tale tipo di atto non è esperibile dal difensore mediante la disciplina prevista dall’art. 391 bis c.p.p. ed egli ha l’obbligo di passare attraverso la richiesta al p.m. o al g.i.p., affinché costoro attivino la procedura della rogatoria internazionale. D’altronde, tramite le indagini difensive non è esperibile ogni tipo di atto il legislatore ha limitato l’oggetto delle indagini all’assunzione di dichiarazioni, alla richiesta di documentazione, all’accesso ai luoghi, ma ad esempio non ha previsto la possibilità di effettuare accertamenti tecnici irripetibili, in relazione ai quali il difensore ha l’obbligo di inoltrare richiesta al p.m.». “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  23. 23. L’utilizzazione della documentazione delle investigazioni difensive b) le anomalie interpretative 6. L’articolata regolamentazione delle investigazioni del difensore ha segnato il definitivo passaggio da una “difesa di posizione” ad una “difesa di movimento”. Avendogli garantito ampi poteri d’indagine, è lecito supporre che costui cercherà ed individuerà anche all’estero la fonte di prova e vorrà conferire con questa per verificare l’attendibilità delle informazioni e la loro utilità in sede dibattimentale. Vanno fermamente ribaditi i limiti all’utilizzabilità dei risultati delle investigazioni difensive nell’ipotesi in cui non siano stati acquisiti con le forme previste dalla legge, anche qualora siano finalizzati - a rimuovere la condanna ingiusta, - o per la decisione di legittimità. Lascia, invece, perplessi come l’attività preventiva di indagine possa essere svolta solo dal difensore del potenziale imputato, posto che per la persona offesa gli atti di indagine compiuti prima del formale inizio del procedimento penale non sono utilizzabili in mancanza dell’autorizzazione o dell’intervento dell’autorità giudiziaria “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  24. 24. L’Investigatore Privato nelle Indagini Difensive “Investigazioni Private e Consulenze Tecniche nelle Indagini Difensive” Ing. Marco LUCIDI
  25. 25. Si definisce investigatore colui che compie indagini e ricerche indirizzate a verificare, o ad escludere, determinati fatti che si sospettano avvenuti, ovvero dei quali sia necessario reperire fonti di prova, da presentare anche in sede giudiziale. L’investigatore pubblico è usualmente un appartenente alle Forze di Polizia e, nella fattispecie, opera per la Polizia Giudiziaria, che risponde al Pubblico Ministero (ex c.p.p.). L’investigatore privato, autorizzato da specifica licenza prefettizia, svolge indagini su incarico di privati cittadini, aziende e società, enti pubblici, ed anche avvocati, per ricercare elementi di prova da utilizzare nel contesto del processo penale (art. 327 bis c.p.p.) e civile. Il combinato disposto degli artt. 38 delle norme di attuazione del c.p.p. e del successivo art. 222 ne armonizzava l’esordio sulla scena processuale con il vigente testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, introdusse la figura degli ausiliari del difensore inquirente, quantomeno sino “all’approvazione della nuova disciplina sugli investigatori privati”, avvenuta con d.m. n. 269 del 2010. Il coacervo dei precetti che profilavano l’agire degli investigatori privati si rinviene, oggi come allora, sparpagliato tra il codice di rito, le sue norme di attuazione, varie leggi di pubblica sicurezza, e nel decreto del Ministero dell’Interno che ne ha regolamentato l’attività. “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  26. 26. Definito il contesto normativo circa l’attribuzione della qualifica di investigatore privato autorizzato, tali soggetti potranno ricevere l’incarico di effettuare l’attività di indagine privata a seguito del conferimento di uno specifico mandato. Come anticipato, l’onere dimostrativo del ricevimento del mandato ha finalità meramente pratiche, risultando comunque efficace anche se fornito oralmente. Il termine autorizzato, è caratterizzato nell’art. 222 disp. coord. c.p.p. secondo il quale “fino all’approvazione della nuova disciplina sugli investigatori privati, l’autorizzazione a svolgere le attività indicate nell’art. 327-bis c.p.p. è rilasciata dal prefetto agli investigatori che abbiano maturato una specifica esperienza professionale che garantisca il corretto esercizio dell’attività (...)”. Chi ha ottenuto la sola licenza ex art.134 T.U.L.P.S., è autorizzato ad operare solo in ambito civile. Più in generale, si deve rilevare un netto distacco fra l’opera dell’investigatore privato e la controparte pubblica. Viene infatti garantita una – più che – opportuna riservatezza delle indagini difensive, alla quale vanno ricollegate pure le garanzie risultanti dal divieto di “procedere al sequestro di carte o documenti relativi all’oggetto della difesa, salvo che costituiscano corpo del reato” ai sensi dell’art.103 comma 2 c.p.p., nonché di eseguire intercettazioni di conversazioni o comunicazioni tra il difensore e i suoi ausiliari o tra questi e i loro assistiti ex art. 103 comma 5 c.p.p., che la norma codicistica – appositamente interpolata in tal senso dalla l. 7 dicembre 2000, n. 397 – estende anche agli investigatori autorizzati e incaricati in relazione allo specifico procedimento penale. “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  27. 27. La ricerca delle prove è, infatti, affidata dalla legge all’iniziativa delle parti (Pubblico Ministero, imputato e parte civile), essendo il sistema processuale di tipo accusatorio (e non più inquisitorio), che sottrae all’iniziativa del giudice il potere di ricerca delle prove. La figura dell’investigatore privato, come ausiliario del difensore nell’ambito delle investigazioni difensive, era già prevista nel co. 2 dell’art. 38 disp. att. c.p.p., abrogato dalla legge 07.12.2000, n. 397. Tale articolo riguardava le investigazioni difensive ed era contenuto nella versione originaria del codice di procedura penale del 1988. In virtù di tale norma si consentiva al difensore di delegare le indagini a investigatori privati autorizzati, riconoscendone così per la prima volta il fondamentale ruolo nel processo penale. Inoltre, il privato cittadino coinvolto in un procedimento penale può svolgere per proprio conto indagini per reperire fonti di prova da utilizzare nel successivo dibattimento. Secondo una lettura restrittiva dell’art. 222 comma 4 disp. att. c.p.p., il quale condizionerebbe l’agire dell’investigatore alla comunicazione all’autorità procedente dell’intervenuto incarico, parrebbe doversi escludere l’indagine preventiva dell’investigatore, stante l’impossibilità di provvedere – per le ragioni più volte esposte – ad un simile adempimento. Tuttavia si tratta di una interpretazione che si rigetta, in quanto il combinato disposto dagli art. 391 nonies e 327 bis c.p.p. non impone alcuna limitazione soggettiva, lasciando quindi ritenere che anche l’investigatore privato possa agire in via preventiva, purché munito di apposito mandato. “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  28. 28. Infatti, relegare temporalmente la possibilità di godere del supporto dell’investigatore privato al momento in cui si ha contezza del procedimento penale mediante comunicazione dell’iscrizione nel registro delle notizie di reato ex art. 335 c.p.p., ovvero invio dell’informazione di garanzia ai sensi dell’art. 369 c.p.p., ovvero ancora al ricevimento dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari di cui all’art. 415 bis c.p.p., può tradursi in un’ingiustificata compressione del diritto di difesa. Da un punto di vista prettamente oggettivo, nel bacino delle attività che possono essere delegate all’investigatore privato vi è l’art. 391 bis comma 1 c.p.p., il quale comprende il colloquio informale con persone a conoscenza dei fatti, nonché l’art. 391 sexies c.p.p. che menziona l’accesso ai luoghi per compiere rilievi e accertamenti, eventualmente da documentare mediante verbale. Già si è accennato all’impossibilità per l’investigatore, stante un mancato riconoscimento normativo di poteri certificativi derivanti dalla sua opera, di ricevere dichiarazioni scritte o di assumere informazioni da verbalizzare. Parimenti, si ritiene ragionevole escludere che le sue annotazioni ovvero le fonoregistrazioni possano fare legittimo ingresso nel processo penale quali prove documentali, lasciando, al più, aperta la porta alla sua testimonianza indiretta, stante la sua esclusione dal novero dei soggetti incompatibili con l’ufficio di testimone ex art. 197 comma 1 lett. d c.p.p.. “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  29. 29. Risolvendo una questione già sottoposta all’attenzione degli interpreti d’oltremare e là tutelata, il Legislatore nazionale, con l’art. 101 del d.p.r. 30 maggio 2002 n. 115 (Testo unico in materia di spese di giustizia), ha finalmente consentito anche ai soggetti ammessi al gratuito patrocinio di godere del supporto di un investigatore privato, individuabile financo all’esterno del distretto di Corte d’appello presso il quale si svolge il procedimento, fatto salvo, quale unica limitazione, il mancato riconoscimento delle spese e delle indennità previste dalla tariffe professionali. Infine, poste le facoltà espressamente indicate dalla norma codicistica, si debbono menzionare ulteriori attività da sempre ricomprese nel catalogo che la nozione comune ricollega alle investigazioni quali appostamenti, pedinamenti, sopralluoghi, captazione diretta di comunicazioni o conversazioni attraverso i propri sensi. Attività oggi definite dall’art. 5 del d.m. 269 del 2010, il quale autorizza espressamente l’investigatore ed i propri collaboratori segnalati ai sensi dell’articolo 259 del Regolamento d’esecuzione t.u.l.p.s., ad esperire “attività di osservazione statica e dinamica (c.d. pedinamento) anche a mezzo di strumenti elettronici, ripresa video/fotografica, sopralluogo, raccolta di informazioni estratte da documenti di libero accesso anche in pubblici registri, interviste a persone anche a mezzo di conversazioni telefoniche, raccolta di informazioni reperite direttamente presso i locali del committente”. “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  30. 30. L’art. 222 disp. att. del c.p.p. co. 2, prevede che gli investigatori detengano un apposito registro ove devono essere indicati le generalità e l’indirizzo del difensore committente, la specie degli atti investigativi richiesti e la durata delle indagini determinata al conferimento dell’incarico. Diversamente a quanto richiesto dall’art. 135 del T.U.L.P.S., per gli incarichi conferiti agli investigatori privati a norma del predetto art. 222 disp. att. c.p.p., non devono essere indicati nel relativo registro l’onorario convenuto, l’esito delle operazioni e l’indicazione dei documenti presentati dal committente e necessari alla sua identificazione. Per di più, è da presupporre che, differentemente a quanto previsto per il registro degli investigatori privati citati nel Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza, sia possibile che il detective possa opporre il segreto alla richiesta inoltrata da ufficiali ed agenti di pubblica sicurezza per visionare tale registro, e, conseguentemente, possa rifiutarsi di ottemperare a tale invito. Tale considerazione deriva dal fatto che, altrimenti, le finalità dell’attività investigativa effettuata dalla difesa perderebbero di consistenza, poiché nel registro, devono essere indicati anche gli atti investigativi richiesti, con il conseguente risultato che una visione anticipata del registro da parte della Polizia Giudiziaria permetterebbe alla stessa di conoscere le fonti di prova acquisite dalla difesa, violando così il principio di parità fra accusa e difesa ed il principio del contraddittorio. “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  31. 31. Inoltre, nell’ambito delle indagini investigative difensive, non sono applicate le disposizioni di cui all’art. 139 T.U.L.P.S., che prevede il fatto che gli uffici di vigilanza ed investigazione privata sono tenuti a prestare la loro opera e richiesta dell’autorità di P.S., nonché che i loro agenti sono obbligati ad aderire alle richieste loro rivolte da agenti ed ufficiali di pubblica sicurezza o di polizia giudiziaria. Appare indubitabile che l’investigatore privato, incaricato di ricercare elementi nell’interesse della difesa, non può cooperare, in ordine ai fatti per i quali ha ricevuto l’incarico, con la polizia giudiziaria che, per gli stessi fatti, potrebbe svolgere attività conflittuale e contro la parte per cui la difesa presta la propria assistenza. A chi esercita l’attività investigativa privata è fatto assoluto divieto di limitare le libertà di qualsiasi cittadino e di violare i diritti costituzionalmente garantiti. Essi possono subire delle limitazioni solo in ipotesi eccezionali previste dalla stessa Costituzione per atto motivato dell’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge. Costituiscono un limite concreto all’attività investigativa anche alcune norme del codice penale, quali l’art. 494 c.p. relativo alla sostituzione di persona, l’art. 614 c.p. sulla violazione di domicilio, l’art. 615-bis c.p. sulle interferenze illecite nella vita privata, l’art. 615-ter c.p. circa l’accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico, gli artt. 616-623-bis c.p. sui delitti contro l’inviolabilità dei segreti, l’art. 660 c.p. sulla molestia o il disturbo alle persone. “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  32. 32. Il Consulente Tecnico nelle Indagini Difensive “Investigazioni Private e Consulenze Tecniche nelle Indagini Difensive” Ing. Marco LUCIDI
  33. 33. L’art. 327 bis comma 3 c.p.p. attribuisce al difensore la facoltà di ricorrere al consulente tecnico “quando sono necessarie specifiche competenze tecniche”, parametro che induce in errore laddove si ritenga necessario un controllo giudiziale su tali competenze. Infatti, nonostante la norma lasci intendere doveroso un accertamento sulla preparazione tecnica del consulente, essa si traduce nella mera suggestione di preferire soggetti competenti, senza che ciò si interpreti in una valutazione sulla validità della nomina del consulente e sulla utilizzabilità del materiale da questi raccolto. Diversamente da quanto prescritto per i consulenti del pubblico ministero ai sensi dell’art. 73 disp. att. c.p.p., non è prevista l’iscrizione del delegato nell’apposito Albo professionale, né il possesso delle specifiche competenze utili all’espletamento dell’incarico, assimilando la figura del consulente tecnico ex art. 327 bis comma 3 c.p.p. a quella del consulente extraperitale ex art. 233 c.p.p. Degna di nota è l’opportunità offerta dai commi 1 bis e 1 ter, grazie ai quali il consulente investigativo può essere autorizzato dal giudice – ovvero dal pubblico ministero prima dell’esercizio dell’azione penale – a esaminare il materiale sequestrato, anche se non ha formato oggetto di perizia, a intervenire alle ispezioni e, infine, a esaminare l’oggetto di queste ultime alle quali non abbia preso parte, attenendosi alle prescrizioni impartite dall’autorità giudiziaria per la conservazione dello stato originario delle cose e dei luoghi e per il rispetto delle persone. “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  34. 34. In caso venga disposta perizia, ai sensi del seguente comma 2, il consulente godrà della facoltà di assistere al conferimento dell’incarico del perito, di presentare al giudice richieste, osservazioni e riserve, nonché quella di partecipare alle operazioni peritali, anche proponendo al perito specifiche indagini e formulando osservazioni o riserve di cui dovrà darsi atto nella relazione peritale. In tal caso, comunque, il numero dei consulenti di parte non deve essere superiore a quello dei periti ex art. 225 comma 1 c.p.p., richiamato dall’art. 233 comma 2 c.p.p.. Per quanto concerne le incompatibilità, i limiti vengono indicati dall’art. 222 comma 1 lett. d c.p.p. – richiamato dall’art. 225 comma 3 c.p.p. cui rinvia il comma 3 della norma in esame – con riferimento al soggetto:  minorenne, interdetto, inabilitato, affetto da infermità di mente;  interdetto – anche temporaneamente – dai pubblici uffici ovvero interdetto o sospeso dall’esercizio di una professione o di un’arte;  sottoposto a misure di sicurezza personali o a misure di prevenzione;  che non può essere assunto come testimone o che ha facoltà di astenersi dal testimoniare o che è chiamato a prestare ufficio di testimone o interprete. “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  35. 35. Posto il quadro generale delle potestà attribuite al consulente, questi, ai sensi degli artt. 391 bis e ss. c.p.p., ha la facoltà di conferire in modo informale – senza possibilità di redigere documentazione – con persone in grado di riferire circostanze utili ex art. 391 bis comma 1 c.p.p., nonché quella di accedere ai luoghi significativi per le indagini e di svolgere ivi rilievi e accertamenti, documentabili mediante verbale ex artt. 391 sexies e septies c.p.p.120, ma non anche di accedere agli atti e documenti in possesso della pubblica amministrazione, di esclusiva competenza del difensore o del sostituto appositamente nominato. In tema di garanzie, il consulente, fin dal momento del conferimento dell’incarico, a prescindere dalla comunicazione alla autorità giudiziaria ed anche in sede di indagini preventive, può giovarsi della medesima tutela offerta al difensore ex art. 103 c.p.p., con riferimento:  all’impossibilità di procedere al sequestro di carte o documenti relativi all’oggetto della difesa, salvo che costituiscano corpo del reato (comma 2)  al divieto di intercettazione relativa a conversazioni o comunicazioni intercorrenti con il difensore, gli altri ausiliari ovvero l’assistito (comma 5),  con conseguente inutilizzabilità dei risultati probatori ottenuti in spregio di tali prescrizioni (comma 7). Diversamente da quanto disposto dalla l. 30 luglio 1990, n. 217 – che disciplinava il gratuito patrocinio – per la quale il consulente tecnico poteva essere nominato “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  36. 36. soltanto nei casi di perizia, la possibilità di ricorrere al consulente tecnico viene oggi offerta dall’art. 102 del d.p.r. 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico in materia di spese di giustizia) anche alla persona ammessa al patrocinio a spese delle Stato. Ciò posto, si debbono notare alcune restrizioni. In prima istanza, il consulente tecnico nella disciplina per i non abbienti deve risiedere nel distretto di Corte d’appello in cui pende il processo ai sensi dell’art. 102 comma 1 del d.p.r. n. 115 del 2002. Si tratta di un’ipotesi che, qualora non soddisfatta, esclude dal gratuito patrocinio le spese e le indennità di trasferta indicate dalle tariffe professionali ai sensi dell’ art. 102 comma 2 del d.p.r. n. 115 del 2002, come modificato dall’art. 5 della l. 24 febbraio 2005, n. 25. In secondo luogo, nel caso in cui la consulenza tecnica si riveli superflua ai fini della prova ex art. 106 del d.p.r. n. 115 del 2002, nuovamente ciò comporterà l’esclusione della liquidazione delle spese sostenute per tali attività. Quest’ultima ipotesi impone al difensore del non abbiente un valutazione ex ante della capacità della consulenza di incidere sulla piattaforma probatoria offerta al giudice, creando un’innegabile effetto negativo sulla strategia adottabile. Infine, anche in questa caso, non si ritiene necessaria la forma scritta ad substantiam, limitandosi a tornare utile ad probationem. “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  37. 37. Parallelo tra le competenze dell’Investigatore Privato e il Consulente Tecnico INVESTIGATORE PRIVATO CONSULENTE TECNICO “Investigazioni Private e Consulenze Tecniche nelle Indagini Difensive” Ing. Marco LUCIDI
  38. 38. investigatore privato autorizzato, tali soggetti potranno ricevere l’incarico di effettuare l’attività di indagine privata a seguito del conferimento di uno specifico mandato il combinato disposto dagli art. 391 nonies e 327 bis c.p.p. non impone alcuna limitazione soggettiva, lasciando quindi ritenere che anche l’investigatore privato possa agire in via preventiva, purché munito di apposito mandato. nel bacino delle attività che possono essere delegate all’investigatore privato vi è l’art. 391 bis comma 1 c.p.p., il quale comprende il colloquio informale con persone a conoscenza dei fatti, nonché l’art. 391 sexies c.p.p. che menziona l’accesso ai luoghi per compiere rilievi e accertamenti, eventualmente da documentare mediante verbale l’art. 327 bis comma 3 c.p.p. attribuisce al difensore la facoltà di ricorrere al consulente tecnico “quando sono necessarie specifiche competenze tecniche”, parametro che induce in errore laddove si ritenga necessario un controllo giudiziale su tali competenze. diversamente da quanto prescritto per i consulenti del pubblico ministero ai sensi dell’art. 73 disp. att. c.p.p., non è prevista l’iscrizione del delegato nell’apposito Albo professionale, né il possesso delle specifiche competenze utili all’espletamento dell’incarico, assimilando la figura del consulente tecnico ex art. 327 bis comma 3 c.p.p. a quella del consulente extraperitale ex art. 233 c.p.p. le potestà attribuite al consulente, questi, ai sensi degli artt. 391 bis e ss. c.p.p., ha la facoltà di conferire in modo informale – senza possibilità di redigere documentazione – con persone in grado
  39. 39. all’impossibilità per l’investigatore, stante un mancato riconoscimento normativo di poteri certificativi derivanti dalla sua opera, di ricevere dichiarazioni scritte o di assumere informazioni da verbalizzare. Parimenti, si ritiene ragionevole escludere che le sue annotazioni ovvero le fonoregistrazioni possano fare legittimo ingresso nel processo penale quali prove documentali, lasciando, al più, aperta la porta alla sua testimonianza indiretta, stante la sua esclusione dal novero dei soggetti incompatibili con l’ufficio di testimone ex art. 197 comma 1 lett. d c.p.p.. l’art. 222 disp. att. del c.p.p. co. 2, prevede che gli investigatori detengano un apposito registro ove devono essere indicati le generalità e l’indirizzo del difensore committente, la specie degli atti investigativi richiesti e la durata delle indagini determinata al conferimento dell’incarico. di riferire circostanze utili ex art. 391 bis comma 1 c.p.p., nonché quella di accedere ai luoghi significativi per le indagini e di svolgere ivi rilievi e accertamenti, documentabili mediante verbale ex artt. 391 sexies e septies c.p.p.120, ma non anche di accedere agli atti e documenti in possesso della pubblica amministrazione, di esclusiva competenza del difensore o del sostituto appositamente nominato. i limiti vengono indicati dall’art. 222 comma 1 lett. d c.p.p. – richiamato dall’art. 225 comma 3 c.p.p. cui rinvia il comma 3 della norma in esame – con riferimento al soggetto:  che non può essere assunto come testimone o che ha facoltà di astenersi dal testimoniare o che è chiamato a prestare ufficio di testimone o interprete. il consulente godrà della facoltà di assistere al conferimento dell’incarico del
  40. 40. ulteriori attività da sempre ricomprese nel catalogo che la nozione comune ricollega alle investigazioni quali appostamenti, pedinamenti, sopralluoghi, captazione diretta di comunicazioni o conversazioni attraverso i propri sensi. Attività oggi definite dall’art. 5 del d.m. 269 del 2010, il quale autorizza espressamente l’investigatore ed i propri collaboratori segnalati ai sensi dell’articolo 259 del Regolamento d’esecuzione t.u.l.p.s., ad esperire “attività di osservazione statica e dinamica (c.d. pedinamento) anche a mezzo di strumenti elettronici, ripresa video/fotografica, sopralluogo, raccolta di informazioni estratte da documenti di libero accesso anche in pubblici registri, interviste a persone anche a mezzo di conversazioni telefoniche, raccolta di informazioni reperite direttamente presso i locali del committente”. perito, di presentare al giudice richieste, osservazioni e riserve, nonché quella di partecipare alle operazioni peritali, anche proponendo al perito specifiche indagini e formulando osservazioni o riserve di cui dovrà darsi atto nella relazione peritale. “Investigazioni Private e Consulenze Tecniche nelle Indagini Difensive” Ing. Marco LUCIDI
  41. 41. il detective possa opporre il segreto alla richiesta inoltrata da ufficiali ed agenti di pubblica sicurezza per visionare tale registro, e, conseguentemente, possa rifiutarsi di ottemperare a tale invito. Tale considerazione deriva dal fatto che, altrimenti, le finalità dell’attività investigativa effettuata dalla difesa perderebbero di consistenza, poiché nel registro, devono essere indicati anche gli atti investigativi richiesti, con il conseguente risultato che una visione anticipata del registro da parte della Polizia Giudiziaria permetterebbe alla stessa di conoscere le fonti di prova acquisite dalla difesa. il consulente, fin dal momento del conferimento dell’incarico, a prescindere dalla comunicazione alla autorità giudiziaria ed anche in sede di indagini preventive, può giovarsi della medesima tutela offerta al difensore ex art. 103 c.p.p., con riferimento:  all’impossibilità di procedere al sequestro di carte o documenti relativi all’oggetto della difesa, salvo che costituiscano corpo del reato (comma 2)  al divieto di intercettazione relativa a conversazioni o comunicazioni intercorrenti con il difensore, gli altri ausiliari ovvero l’assistito (comma 5),  con conseguente inutilizzabilità dei risultati probatori ottenuti in spregio di tali prescrizioni (comma 7). “Investigazioni Private e Consulenze Tecniche nelle Indagini Difensive” Ing. Marco LUCIDI
  42. 42. Licenza Prefettizia, Deontologia Professionale e Giuramento del CTU 1. Licenza prefettizia per l’Investigatore Privato Autorizzato 2. Deontologia professionale per il Consulente Tecnico di Parte 3. Giuramento del Consulente Tecnico d’Ufficio del Giudice 4. Codice Deontologico Forense “Investigazioni Private e Consulenze Tecniche nelle Indagini Difensive” Ing. Marco LUCIDI
  43. 43. Codice in materia di protezione dei dati personali A.6. Codice di deontologia e di buona condotta per i trattamenti di dati personali effettuati per svolgere investigazioni difensive (Provvedimento del Garante n. 60 del 6 novembre 2008, Gazzetta Ufficiale 24 novembre 2008, n. 275) Codice di deontologia e di buona condotta per i trattamenti di dati personali effettuati per svolgere investigazioni difensive IN MERITO A CONSULENTI E INVESTIGATORI PRIVATI Capo II - Trattamenti da parte di avvocati Art. 2. Modalità di trattamento 1. L'avvocato organizza il trattamento anche non automatizzato dei dati personali secondo le modalità che risultino più adeguate, caso per caso, a favorire in concreto l'effettivo rispetto dei diritti, delle libertà e della dignità degli interessati, applicando i principi di finalità, necessità, proporzionalità e non eccedenza sulla base di un'attenta valutazione sostanziale e non formalistica delle garanzie previste, nonché di un'analisi della quantità e qualità delle informazioni che utilizza e dei possibili rischi. 2. Le decisioni relativamente a quanto previsto dal comma 1 sono adottate dal titolare del trattamento il quale resta individuato, a seconda dei casi, in: a) un singolo professionista; b) una pluralità di professionisti, codifensori della medesima parte assistita o che, anche al di fuori del mandato di difesa, siano stati comunque interessati a concorrere all'opera professionale quali consulenti o domiciliatari; c) un'associazione tra professionisti o una società di professionisti. “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  44. 44. 3. Nel quadro delle adeguate istruzioni da impartire per iscritto agli incaricati del trattamento da designare e ai responsabili del trattamento prescelti facoltativamente (artt. 29 e 30 del Codice), sono formulate concrete indicazioni in ordine alle modalità che tali soggetti devono osservare, a seconda del loro ruolo di sostituto processuale, di praticante avvocato con o senza abilitazione al patrocinio, di consulente tecnico di parte, perito, investigatore privato o altro ausiliario che non rivesta la qualità di autonomo titolare del trattamento, nonché di tirocinante, stagista o di persona addetta a compiti di collaborazione amministrativa. 4. Specifica attenzione è prestata all'adozione di idonee cautele per prevenire l'ingiustificata raccolta, utilizzazione o conoscenza di dati in caso di: a) acquisizione anche informale di notizie, dati e documenti connotati da un alto grado di confidenzialità o che possono comportare, comunque, rischi specifici per gli interessati; b) scambio di corrispondenza, specie per via telematica; c) esercizio contiguo di attività autonome all'interno di uno studio; d) utilizzo di dati di cui è dubbio l'impiego lecito, anche per effetto del ricorso a tecniche invasive; e) utilizzo e distruzione di dati riportati su particolari dispositivi o supporti, specie elettronici (ivi comprese registrazioni audio/video), o documenti (tabulati di flussi telefonici e informatici, consulenze tecniche e perizie, relazioni redatte da investigatori privati); “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  45. 45. f) custodia di materiale documentato, ma non utilizzato in un procedimento e ricerche su banche dati a uso interno, specie se consultabili anche telematicamente da uffici dello stesso titolare del trattamento situati altrove; g) acquisizione di dati e documenti da terzi, verificando che si abbia titolo per ottenerli; h) conservazione di atti relativi ad affari definiti. 5. Se i dati sono trattati per esercitare il diritto di difesa in sede giurisdizionale, ciò può avvenire anche prima della pendenza di un procedimento, sempreché i dati medesimi risultino strettamente funzionali all'esercizio del diritto di difesa, in conformità ai principi di proporzionalità, di pertinenza, di completezza e di non eccedenza rispetto alle finalità difensive (art. 11 del Codice). 6. Sono utilizzati lecitamente e secondo correttezza: a) i dati personali contenuti in pubblici registri, elenchi, albi, atti o documenti conoscibili da chiunque, nonché in banche di dati, archivi ed elenchi, ivi compresi gli atti dello stato civile, dai quali possono essere estratte lecitamente informazioni personali riportate in certificazioni e attestazioni utilizzabili a fini difensivi; b) atti, annotazioni, dichiarazioni e informazioni acquisite nell'ambito di indagini difensive, in particolare ai sensi degli articoli 391-bis, 391-ter e 391-quater del codice di procedura penale, evitando l'ingiustificato rilascio di copie eventualmente richieste. Se per effetto di un conferimento accidentale, anche in sede di acquisizione di dichiarazioni e informazioni ai sensi dei medesimi articoli 391-bis, 391-ter e 391-quater, sono raccolti dati eccedenti e non pertinenti rispetto alle finalità difensive, tali dati, qualora non possano essere estrapolati o distrutti, formano un unico contesto, unitariamente agli altri dati raccolti. “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  46. 46. IN MERITO AGLI INVESTIGATORI PRIVATI Capo IV - Trattamenti da parte di investigatori privati Art. 8. Modalità di trattamento 1. L'investigatore privato organizza il trattamento anche non automatizzato dei dati personali secondo le modalità di cui all'articolo 2, comma 1. 2. L'investigatore privato non può intraprendere di propria iniziativa investigazioni, ricerche o altre forme di raccolta dei dati. Tali attività possono essere eseguite esclusivamente sulla base di apposito incarico conferito per iscritto e solo per le finalità di cui al presente codice. 3. L'atto d'incarico deve menzionare in maniera specifica il diritto che si intende esercitare in sede giudiziaria, ovvero il procedimento penale al quale l'investigazione è collegata, nonché i principali elementi di fatto che giustificano l'investigazione e il termine ragionevole entro cui questa deve essere conclusa. 4. L'investigatore privato deve eseguire personalmente l'incarico ricevuto e può avvalersi solo di altri investigatori privati indicati nominativamente all'atto del conferimento dell'incarico, oppure successivamente in calce a esso qualora tale possibilità sia stata prevista nell'atto di incarico. Restano ferme le prescrizioni relative al trattamento dei dati sensibili contenute in atti autorizzativi del Garante. “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  47. 47. 5. Nel caso in cui si avvalga di collaboratori interni designati quali responsabili o incaricati del trattamento in conformità a quanto previsto dagli artt. 29 e 30 del Codice, l'investigatore privato formula concrete indicazioni in ordine alle modalità da osservare e vigila, con cadenza almeno settimanale, sulla puntuale osservanza delle norme di legge e delle istruzioni impartite. Tali soggetti possono avere accesso ai soli dati strettamente pertinenti alla collaborazione a essi richiesta. 6. Il difensore o il soggetto che ha conferito l'incarico devono essere informati periodicamente dell'andamento dell'investigazione, anche al fine di permettere loro una valutazione tempestiva circa le determinazioni da adottare riguardo all'esercizio del diritto in sede giudiziaria o al diritto alla prova. Art. 9 Altre regole di comportamento 1. L'investigatore privato si astiene dal porre in essere prassi elusive di obblighi e di limiti di legge e, in particolare, conforma ai principi di liceità e correttezza del trattamento sanciti dal Codice: a) l'acquisizione di dati personali presso altri titolari del trattamento, anche mediante mera consultazione, verificando che si abbia titolo per ottenerli; b) il ricorso ad attività lecite di rilevamento, specie a distanza, e di audio/videoripresa; c) la raccolta di dati biometrici. 2. L'investigatore privato rispetta nel trattamento dei dati le disposizioni di cui all'articolo 2, commi 4, 5 e 6 del presente codice. “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  48. 48. Art. 10. Conservazione e cancellazione dei dati 1. Nel rispetto dell'art. 11, comma 1, lett. e) del Codice i dati personali trattati dall'investigatore privato possono essere conservati per un periodo non superiore a quello strettamente necessario per eseguire l'incarico ricevuto. A tal fine deve essere verificata costantemente, anche mediante controlli periodici, la stretta pertinenza, non eccedenza e indispensabilità dei dati rispetto alle finalità perseguite e all'incarico conferito. 2. Una volta conclusa la specifica attività investigativa, il trattamento deve cessare in ogni sua forma, fatta eccezione per l'immediata comunicazione al difensore o al soggetto che ha conferito l'incarico, i quali possono consentire, anche in sede di mandato, l'eventuale conservazione temporanea di materiale strettamente personale dei soggetti che hanno curato l'attività svolta, a i soli fini dell'eventuale dimostrazione della liceità e correttezza del proprio operato. Se è stato contestato il trattamento il difensore o il soggetto che ha conferito l'incarico possono anche fornire all'investigatore il materiale necessario per dimostrare la liceità e correttezza del proprio operato, per il tempo a ciò strettamente necessario. 3. La sola pendenza del procedimento al quale l'investigazione è collegata, ovvero il passaggio ad altre fasi di giudizio in attesa della formazione del giudicato, non costituiscono, di per se stessi, una giustificazione valida per la conservazione dei dati da parte dell'investigatore privato. http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/1565171 “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  49. 49. Autorizzazione n. 6/2014 - Autorizzazione al trattamento dei dati sensibili da parte degli investigatori privati - 11 dicembre 2014 (Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 301 del 30 dicembre 2014) Registro dei provvedimenti n. 588 dell'11 dicembre 2014 IL GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI Autorizza gli investigatori privati a trattare i dati sensibili di cui all'art. 4, comma 1, lett. d), del Codice, secondo le prescrizioni di seguito indicate. Prima di iniziare o proseguire il trattamento i sistemi informativi e i programmi informatici sono configurati riducendo al minimo l'utilizzazione di dati personali e di dati identificativi, in modo da escluderne il trattamento quando le finalità perseguite nei singoli casi possono essere realizzate mediante, rispettivamente, dati anonimi od opportune modalità che permettano di identificare l'interessato solo in caso di necessità, in conformità all'art. 3 del Codice. 1) Ambito di applicazione. La presente autorizzazione è rilasciata, anche senza richiesta, alle persone fisiche e giuridiche, agli istituti, agli enti, alle associazioni e agli organismi che esercitano un'attività di investigazione privata autorizzata con licenza prefettizia (art. 134 del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni e integrazioni). http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/3632740 “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  50. 50. 2) Finalità del trattamento. Il trattamento può essere effettuato unicamente per l'espletamento dell'incarico ricevuto dai soggetti di cui al punto 1) e in particolare: a) per permettere a chi conferisce uno specifico incarico di far valere o difendere in sede giudiziaria un proprio diritto, che, quando i dati siano idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale dell'interessato, deve essere di rango pari a quello del soggetto al quale si riferiscono i dati, ovvero consistente in un diritto della personalità o in un altro diritto o libertà fondamentale; b) su incarico di un difensore in riferimento ad un procedimento penale, per ricercare e individuare elementi a favore del relativo assistito da utilizzare ai soli fini dell'esercizio del diritto alla prova (art. 190 del codice di procedura penale e legge 7 dicembre 2000, n. 397). Restano ferme le altre autorizzazioni generali rilasciate ai fini dello svolgimento delle investigazioni in relazione ad un procedimento penale o per l'esercizio di un diritto in sede giudiziaria, in particolare: a) nell'ambito dei rapporti di lavoro (autorizzazione n. 1/2014); b) relativamente ai dati idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale (autorizzazione n. 2/2014); c) da parte degli organismi di tipo associativo e delle fondazioni (autorizzazione n. 3/2014); d) da parte dei liberi professionisti iscritti in albi o elenchi professionali, ivi inclusi i difensori e i relativi sostituti ed ausiliari (autorizzazione n. 4/2014); e) relativamente ai dati di carattere giudiziario (autorizzazione n. 7/2014). “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  51. 51. Autorizzazione n. 8/2014 - Autorizzazione generale al trattamento dei dati genetici - 11 dicembre 2014 (Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 301 del 30 dicembre 2014) Registro dei provvedimenti n. 590 dell'11 dicembre 2014 IL GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI Autorizza ai sensi degli articoli 26, 40, 41 e 90 del Codice il trattamento dei dati genetici da parte dei soggetti sottoindividuati, secondo le prescrizioni di seguito indicate. Prima di iniziare o proseguire il trattamento i sistemi informativi e i programmi informatici sono configurati riducendo al minimo l'utilizzazione di dati personali e di dati identificativi, in modo da escluderne il trattamento quando le finalità perseguite nei singoli casi possono essere realizzate mediante, rispettivamente, dati anonimi od opportune modalità che permettano di identificare l'interessato solo in caso di necessità, in conformità all'art. 3 del Codice. 1) Definizioni. Ai fini della presente autorizzazione si intende per: a) dato genetico b) campione biologico c) test genetico, d) test farmacogenetico e) test farmacogenomico “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  52. 52. f) test sulla variabilità individuale g) screening genetico h) consulenza genetica i) informazione genetica 2) Ambito di applicazione. La presente autorizzazione è rilasciata: a) …. ….. g) ai difensori, anche a mezzo di sostituti, consulenti tecnici e investigatori privati autorizzati, limitatamente alle operazioni e ai dati indispensabili per esclusive finalità di svolgimento di investigazioni difensive di cui alla legge 7 dicembre 2000 n. 397; è altresì rilasciata per far valere o difendere un diritto anche da parte di un terzo - in sede giudiziaria, sempre che il diritto sia di rango almeno pari a quello dell'interessato e i dati siano trattati esclusivamente per tali finalità e per il periodo strettamente necessario al loro perseguimento; …. 3) Finalità del trattamento. 3.1 …. 3.2 La presente autorizzazione è rilasciata, altresì, quando il trattamento dei dati genetici sia indispensabile: “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  53. 53. a) per lo svolgimento da parte del difensore delle investigazioni difensive di cui alla legge 7 dicembre 2000, n. 397, anche a mezzo di sostituti, di consulenti tecnici e investigatori privati autorizzati, o, comunque, per far valere o difendere un diritto anche da parte di un terzo in sede giudiziaria, anche senza il consenso dell'interessato eccetto il caso in cui il trattamento presupponga lo svolgimento di test genetici. Ciò, sempre che il diritto da far valere o difendere sia di rango pari a quello dell'interessato, ovvero consistente in un diritto della personalità o in un altro diritto o libertà fondamentale e inviolabile e i dati siano trattati esclusivamente per tali finalità e per il periodo strettamente necessario al loro perseguimento. Il trattamento deve essere comunque effettuato nel rispetto delle autorizzazioni generali del Garante al trattamento dei dati sensibili da parte dei liberi professionisti e da parte degli investigatori privati (allo stato, autorizzazioni nn. 4 e 6/2014). Il trattamento può comprendere anche le informazioni relative a stati di salute pregressi o relative ai familiari dell'interessato; 5) Informativa. …I trattamenti per lo svolgimento delle investigazioni difensive o per l'esercizio di un diritto in sede giudiziaria possono essere effettuati mediante l'esecuzione di test genetici soltanto previa informativa all'interessato da rendersi con le modalità sopra indicate. “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  54. 54. 6) Consenso I trattamenti di dati connessi all'esecuzione di test genetici per lo svolgimento delle investigazioni difensive o per l'esercizio di un diritto in sede giudiziaria possono essere effettuati soltanto con il consenso informato della persona cui appartiene il materiale biologico necessario all'indagine, salvo che un'espressa disposizione di legge, o un provvedimento dell'autorità giudiziaria in conformità alla legge, disponga altrimenti. 7) Trattamenti in settori particolari. I dati genetici trattati e i campioni biologici prelevati per l'esecuzione di test sulla variabilità individuale ai fini dello svolgimento delle investigazioni difensive o per l'esercizio di un diritto in un procedimento penale non possono essere utilizzati per altri fini. I dati trattati e i campioni biologici prelevati per l'esecuzione di test genetici a fini di prevenzione, di diagnosi o di terapia nei confronti dell'interessato o per finalità di ricerca scientifica e statistica possono essere utilizzati per lo svolgimento delle investigazioni difensive o per l'esercizio di un diritto in un procedimento penale, nel rispetto delle pertinenti disposizioni di legge. http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/3632835 “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  55. 55. Licenza prefettizia per l’Investigatore Privato Autorizzato1. L’art. 327 bis comma 3 c.p.p., tratta i soggetti che debbono essere previamente “autorizzati”. La risposta perviene dall’art. 222 comma 1 delle disp. att. del codice di rito, il quale attribuisce al Prefetto il potere di rilasciare l’autorizzazione a svolgere le indagini difensive “agli investigatori che abbiano maturato una specifica esperienza professionale che garantisca il corretto esercizio dell’attività”, ivi compresi di soggetti già in possesso di licenza prefettizia di cui all’art. 134 del t.u.l.p.s. CLASSIFICAZIONE delle ATTIVITA’  investigazioni in ambito privato, ovvero informazioni richieste dal privato per una sua tutela in sede giudiziaria, come in ambito matrimoniale, familiare e patrimoniale;  investigazioni in ambito aziendale, richieste da enti pubblici e privati, cioè da società anche senza personalità giuridica, al fine di tutelare un proprio diritto in sede giudiziaria, come nel caso di infedeltà del lavoratore, di contraffazione di prodotti e per la tutela di marchi e brevetti; “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  56. 56. Licenza prefettizia per l’Investigatore Privato Autorizzato1.  indagini in ambito commerciale, consistenti in richieste del commerciante al fine di determinare, pur a livello contabile, gli ammanchi e le differenze inventariali, anche mediante informazioni reperite direttamente presso l’esercizio commerciale;  indagini in ambito assicurativo, richieste da qualsiasi avente diritto, per la propria tutela in sede giudiziaria, relativamente alla dinamica di sinistri stradali e sul lavoro, oppure da società assicurative per una loro tutela da eventuali frodi;  indagini difensive, finalizzate alla ricerca di elementi di prova da utilizzare nel contesto del processo penale, così come disciplinate dal Titolo VI bis del c.p.p.;  informazioni commerciali, richieste da enti pubblici e privati per raccogliere analisi, elaborazione, valutazione e stima di dati economici, finanziari, creditizi, patrimoniali, industriali, produttivi, imprenditoriali e professionali di imprese e società di persone e di capitali, nonché delle persone fisiche ad esse connesse, quali soci ed amministratori, nel rispetto della vigente normativa europea in materia di privacy;  attività previste da leggi speciali o decreti ministeriali, caratterizzate dalla stabile presenza di personale dipendente presso i locali del committente, come, a titolo esemplificativo, i cosiddetti buttafuori. “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  57. 57. Nell’ambito del suo operato, il CTP deve rispettare i principi stabiliti dal proprio codice deontologico e gli opportuni criteri di correttezza professionale, legalità e moralità, operando con spirito di autonomia non subordinato alle volontà del legale dal quale ha ricevuto l’incarico. Gli iscritti all'albo degli ingegneri del territorio nazionale hanno coscienza che l’attività dell’ingegnere è una risorsa che deve essere tutelata e che implica doveri e responsabilità nei confronti della collettività e dell’ambiente ed è decisiva per il raggiungimento dello sviluppo sostenibile e per la sicurezza, il benessere delle persone, il corretto utilizzo delle risorse e la qualità della vita. Sono consapevoli che, per raggiungere nel modo migliore tali obiettivi, sono tenuti costantemente a migliorare le proprie capacità e conoscenze ed a garantire il corretto esercizio della professione secondo i principi di autonomia intellettuale, trasparenza, lealtà e qualità della prestazione, indipendentemente dalla loro posizione e dal ruolo ricoperto nell’attività lavorativa e nell’ambito professionale. Deontologia professionale per il Consulente Tecnico di Parte2. 1. Il caso specifico dell’Ingegnere Consulente Tecnico di Parte “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  58. 58. Sulla base di tali principi, in osservanza alla legge fondamentale ed in particolar modo ai seguenti articoli della Costituzione: - art. 4, comma 2: “ogni cittadino ha il dovere di svolgere secondo le proprie possibilità e la propria scelta un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”, - art. 9: "la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”, - art. 41, commi 1-2: “l’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana”, stabiliscono liberamente di approvare il seguente Codice Deontologico, che dovrà essere rispettato e fatto rispettare da tutti gli iscritti, anche operando al di fuori degli ambiti nazionali al fine di garantire il rigoroso rispetto dei valori di legalità e responsabilità sociale, a tutela della dignità e del decoro della professione. Deontologia professionale per il Consulente Tecnico di Parte2. 1. Il caso specifico dell’Ingegnere Consulente Tecnico di Parte Ing.MarcoLUCIDI “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive”
  59. 59. Giuramento del Consulente Tecnico d’Ufficio del Giudice3. “GIURO di bene e fedelmente adempiere le funzioni affidatimi dal Giudice al solo scopo di fargli conoscere la verità” “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  60. 60. Giuramento del Consulente Tecnico d’Ufficio del Giudice3. La formula del giuramento del CTU è ovviamente estendibile anche all’etica del Consulente di Parte. In aggiunta ovviamente a quanto disciplinato dal Codice Deontologico relativo alla propria professione. Al contrario del Consulente Tecnico d'Ufficio, il Consulente di Parte non è tenuto a prestare giuramento ed ha ampia facoltà di accettare, rifiutare o rimettere l'incarico in ogni momento. E' inoltre esonerato dall'obbligo di cooperare con l'autorità giudiziaria avendo libertà di atti e prestazioni con il solo limite nel divieto di ostacolare illegittimamente l'attività del CTU. Il Consulente Tecnico d'Ufficio (CTU) è un professionista, iscritto in albi speciali tenuti dai Tribunali, che viene incaricato dal Giudice a norma dell'art. 61, capo III del codice di procedura civile, quando, ai fini della sua decisione, ravvisa la necessità di una consulenza riguardante la materia del contendere fondata su particolari cognizioni scientifiche che, per la loro specificità, non fanno parte del bagaglio culturale di conoscenze del magistrato. Nello svolgimento del proprio incarico è un Ausiliario del Giudice, ha quindi il ruolo di Pubblico Ufficiale, concorre alla formazione del giudizio, ed è tenuto al segreto circa i risultati del proprio lavoro. “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  61. 61. Codice Deontologico Forense 4. I codici deontologici, come noto, non costituiscono fonte del diritto, in quanto privi di quella forza cogente tipica degli atti normativi, e pertanto sono incapaci di innovare l’ordinamento giuridico. Essi si traducono in canoni di natura etica, adatti ad orientare il comportamento professionale e l’attività dei soggetti destinatari, la cui violazione rileva esclusivamente in sede disciplinare. L’art. 3 delle Regole di comportamento del penalista nelle investigazioni difensive – nell’elaborazione dell’Unione delle Camere Penali Italiane, intitolato “Dovere di valutazione”, che recita: “Il difensore, fin dal momento dell’incarico e successivamente fino alla sua conclusione, ha il dovere di valutare, in relazione alle esigenze e agli obiettivi della difesa, la necessità o l’opportunità di svolgere investigazioni …”. L’attuale versione del Codice deontologico è quello approvato dal C.N.F. nella seduta del 31 gennaio 2014, pubblicato nella G.U. del 16 ottobre 2014 n. 241 ed entrato in vigore con decorrenza dal 15.12 .2014. “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  62. 62. Codice Deontologico Forense 4. Le regole deontologiche sono da ritenere norme giuridiche appartenenti al complesso dell’ordinamento professionale. La legge sulle indagini difensive ha promosso le regole deontologiche a norme processuali, determinando un’ulteriore conseguenza alla violazione delle norme deontologiche: l’inutilizzabilità processuale dell’atto. Grazie all’art. 391 bis comma 6 c.p.p. – il quale collega all’inosservanza dei protocolli formali tanto il divieto di utilizzo dell’atto, quanto l’integrazione dell’illecito professionale – si assiste alla singolarità di una norma processuale che legittima l’irrogazione anche di una sanzione disciplinare. La legge professionale forense attualmente in vigore n. 247 del 31.12.2012, pubblicata nella G.U. del 18.01.2013, che il codice deontologico deve prevedere una serie di “principi” ai quali l’avvocato deve uniformarsi, esercitando la professione, e “norme di comportamento” che è tenuto a rispettare in via generale, oltre a quelle che è tenuto ad osservare specificamente nei rapporti con certi soggetti. La nuova legge forense ha inoltre statuito la necessità di tipizzare, “per quanto possibile”, i comportamenti disciplinarmente rilevanti, dovendo altresì recare l’espressa indicazione della sanzione applicabile in caso di violazione. “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  63. 63. Tecniche operative di indagine dell’Investigatore e del Consulente “Investigazioni Private e Consulenze Tecniche nelle Indagini Difensive” Ing. Marco LUCIDI In giurisprudenza è pacifico che con il termine “rilievi” si intenda indicare un’attività di mera osservazione, individuazione e acquisizione di dati materiali, mentre gli “accertamenti” comportano un’opera di studio critico, di elaborazione valutativa ovvero di giudizio su quegli stessi dati. Non rari, tuttavia, possono essere i casi in cui il rilievo e l’accertamento siano inscindibili, nel senso che le due attività sono intimamente connesse (si pensi proprio alla…ricerca di eventuali tracce di esplosivo sulla persona del soggetto sottoposto ad indagini, mediante l’impiego del c.d. “stub”).
  64. 64. Prendere coscienza che l’investigatore privato effettua sopralluoghi tecnico- scientifici, come un comune tecnico che si aggiorna, se privo di titoli accademici (altrimenti sarebbe a tutti gli effetti un consulente tecnico). INVESTIGATORE PRIVATO CONSULENTE TECNICO (indaga su tutto in qualità di tecnico specializzato in investigazioni, ovvero indagini, e segue dei protocolli) (ha solo un “specifica” conoscenza accademica, infatti di solito costituiscono una equipe se è necessario coprire più discipline) Il rilievo viene sottoposto a consulenza tecnica, se l’investigatore ha bisogno di considerazioni più approfondite “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  65. 65. I.P. C.T. INVESTIGATORE PRIVATO CONSULENTE TECNICO campo di indagine nel sopralluogo Linee Guida Protocolli investigazioni in due tempi  CSI e SOPs della FBI I.P. C.T. la scelta è del Difensore, che può optare per un primo intervento dell’Investigatore Privato, ma intervenire se necessario con una Consulenza Tecnica in base alle necessità, ovvero usare entrambe in maniera indipendente “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI D I F E S A
  66. 66. In realtà il confronto non si dovrebbe svolgere tra investigatore privato autorizzato e consulente tecnico di parte, in quanto lavorano su livelli e competenze diverse. Il confronto dovrebbe avvenire tra le operazioni di investigazione vere e proprie, e le operazioni di consulenza tecnica. Nel 1° caso stiamo parlando di polizia giudiziaria (p.g.) per contro del pubblico ministero (p.m.), mentre nel 2° caso stiamo parlando di consulenza tecnica di parte per il p.m.. Il consulente tecnico d’ufficio (CTU) nominato dal Giudice e per il cui mandato il tecnico presta giuramento, risulta essere al di sopra delle parti. P.G. I.P. C.T.P. C.T.p.m. L’attività della p.g. viene ripartita dall’art. 55 in attività di informazione (art. 347), investigazione ed assicurazione (art. 348). La prima consiste nel prendere notizia dei reati e comunicarli al p.m. senza ritardo, la seconda nell’impedire che questi vengano portati a conseguenze ulteriori ricercandone gli autori e assicurandone le fonti di prova, la terza nel raccogliere quanto altro necessario alla ricostruzione del fatto. “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  67. 67. La norma individua (sebbene l’elencazione non abbia carattere esaustivo) una serie di attività principali attraverso cui perseguire la finalità dell’azione investigativa di p.g., vale a dire la “ricostruzione del fatto e l’individuazione del colpevole”. Distingue: - compiti di ricerca ed assicurazione delle fonti di prova reale (cose, tracce pertinenti al reato, stato dei luoghi); - compiti di ricerca delle fonti di prova personali (dichiarazioni); - compiti di svolgimento di attività tipizzate, dettagliatamente disciplinate nelle norme successive: l’art. 349 relativo all’identificazione della persona nei cui confronti vengono svolte le indagini e di altre persone, gli artt. 350 e 351 per le sommarie informazioni da tali persone, l’art. 352 su perquisizioni, l’art. 353 per l’acquisizione di plichi o di corrispondenza l’art. 354 per gli accertamenti sui luoghi, sulle cose e sulle persone, con eventuale sequestro. E’ dovuto a queste norme il compito di mantenere l’intervento autonomo della polizia giudiziaria entro i limiti specifici volti al rispetto dei diritti individuali costituzionalmente garantiti. Le attività tipizzate non danno conto di tutte le attività esperibili. Sempre nei limiti della sua autonomia, i compiti indicati possono essere perseguiti attraverso il compimento di atti atipici, cioè atti non disciplinati dal codice ma accomunati da un’identica ratio, che è appunto quella di porre in essere gli scopi di cui all’art. 348. Devono seguire le regole della buona tecnica di p.g. e tener conto delle esigenze delle indagini di volta in volta prospettabili. “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  68. 68. Ne deriva che le attività esperibili anche da parte di investigatori privati autorizzati, rientrano ai fini delle indagini difensive, e quindi in riferimento ad un Difensore, potendosi rifare: ai compiti di ricerca e assicurazione delle fonti di prova reali, qualora non identificati e elaborati dalla p.g.; ai compiti di ricerca delle fonti di prova personali (dichiarazioni), a meno di quanto sancito in riferimento a ciò che può essere fatto solo dal Difensore e dal suo Sostituto; nessuna delle attività tipizzate. A seguire, tra i tanti, quelli che invece sono ritenuti atti atipici: - il pedinamento, anche attraverso l’uso del sistema di rilevamento satellitare che non costituisce una forma di intercettazione; - l’appostamento; - il riconoscimento fotografico; - le videoregistrazioni in luoghi pubblici ovvero aperti o esposti al pubblico, anche qualora eseguite da chi prenda parte alla conversazione; - i molteplici atti posti in essere dall’agente sotto copertura; - il confronto; - l’individuazione di cose o persone; - le affermazioni che l’ufficiale di p.g. capta nel corso di un intervento operativo per l’inizio di indagini preliminari contro soggetti ancora ignoti, rispondendo ad alcune chiamate fatte sul telefono cellulare lasciato abbandonato sui luoghi dell’intervento; - l’accesso ai files condivisi mediante uso di una parola chiave; - le analisi ricognitive su sostanze che si ritengano stupefacenti da effettuarsi sia “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  69. 69. attraverso i propri organi tecnici sia facendone richiesta ad una struttura pubblica; - il sopralluogo, “consistente nell’accesso a luogo determinato allo scopo di realizzare un’attività di osservazione, onde trarne elementi di conoscenza per la prosecuzione dell’indagine” (Luparia, 2009). Con questa definizione, si è inteso raccogliere in un solo atto atipico una serie di operazioni che non trovano asilo in nessuna specifica norma del codice. E’ evidente che questa descrizione delle attività atipiche svolgibili dalla p.g., ricalca ampiamente le normali attività che può svolgere un investigatore privato autorizzato. Casisticamente, la giurisprudenza ha fatto rientrare nella categoria degli atti esperibili ex art. 354 per i quali non è previsto il rispetto di peculiari garanzie difensive: - il prelievo delle impronte digitali e la sua successiva comparazione con quelle già in possesso della polizia giudiziaria, ritenendo che tale attività non richieda particolari cognizioni tecnico-scientifiche, risolvendosi in un mero accertamento di dati oggettivi ai sensi dell’art. 354, il cui svolgimento non postula il rispetto delle formalità prescritte dall’art. 360. Essa è dotata di piena efficacia probatoria; - i rilievi fonometrici, considerati tipici accertamenti “a persona” che non posso farsi rientrare tra quelli riguardanti cose e o luoghi il cui stato è soggetto a modificazione, e per i quali l’art. 360 richiede il previo avviso all’indagato; - i prelievi di polvere da sparo, quantunque prodromici all’effettuazione di accertamenti tecnici, non vengono tuttavia identificati con questi ultimi, per cui, “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  70. 70. Pur essendo obiettivamente “irripetibili”, non richiedono alcuna partecipazione difensiva. Le problematiche e l’inevitabile vulnus che ne subisce il diritto di difesa, sono certamente acuiti dalle moderne metodiche di investigazione scientifica, a mezzo delle quali la p.g. finisce per compiere sulla scena del crimine vere e proprie operazioni a carattere valutativo, per le quali si richiede un giudizio che va ben oltre la cieca e grossolana osservazione o acquisizione delle potenziali fonti di prova. Essa, soprattutto nelle vesti della Polizia Scientifica e degli appartenenti ai Reparti Specializzati di p.g., dispone ormai di competenze e strumenti tali da non potersi limitare ad eseguire semplici “rilievi”, ma compie accertamenti, sovente anche complessi, sostanzialmente analoghi a quelli esperibili dal consulente tecnico del p.m. da cui abbia avuto incarico ex art. 360. Si va delineando una rappresentazione di: INVESTIGATORE PRIVATO sulla SCENA DEL CRIMINE “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  71. 71. Art. 233 Consulenza tecnica fuori dai casi di perizia 1. Quando non è stata disposta perizia, ciascuna parte può nominare, in un numero non superiore a due, propri consulenti tecnici. Questi possono esporre al giudice il proprio parere, anche prestando memorie a norma del’art. 121. 1 bis. Il giudice, a richiesta del difensore, può autorizzare il consulente tecnico di una parte ad esaminare le cose sequestrate nel luogo in cui esse si trovano, ad intervenire alle ispezioni, ovvero ad esaminare l’oggetto delle ispezioni alle quali il consulente non è intervenuto. Prima dell’esercizio dell’azione penale l’autorizzazione è disposta dal pubblico ministero a richiesta del difensore. Contro il decreto che respinge la richiesta il difensore può proporre opposizione al giudice, che provvede nelle forme di cui all’art. 127. 1 ter. L’autorità giudiziaria impartisce le prescrizioni necessarie per la conservazione dello stato originario delle cose e dei luoghi e per il rispetto delle persone. 2. Qualora, successivamente alla nomina del consulente tecnico, sia disposta perizia, ai consulenti tecnici già nominati sono riconosciuti i diritti e le facoltà previsti. Quando non è stata disposta perizia, ciascuna parte può nominare, in un numero non superiore a due, propri consulenti tecnici. Questi possono esporre al giudice il proprio parere, anche presentando memorie a norma dell’art. 121. “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  72. 72. Art. 359 Consulenti tecnici del pubblico ministero 1. Il pubblico ministero, quando procede ad accertamenti, rilievi segnaletici, descrittivi o fotografici e ad ogni altra operazione tecnica per cui sono necessarie specifiche competenze, può nominare e avvalersi di consulenti (233; 73 att.), che non possono rifiutare la loro opera. 2. Il consulente può essere autorizzato dal pubblico ministero ad assistere a singoli atti di indagine. Art. 360 Accertamenti tecnici non ripetibili 1. Quando gli accertamenti previsti dall’art. 359 riguardano persone, cose o luoghi il cui stato è soggetto a modificazione, il pubblico ministero avvisa, senza ritardo, la persona sottoposta alle indagini, la persona offesa dal reato e i difensori del giorno, dell’ora e del luogo fissati per il conferimento dell’incarico e della facoltà di nominare consulenti tecnici. 2. Si applicano le disposizioni dell’art. 364, co. 2. 3. I difensori, nonché i consulenti tecnici eventualmente nominati hanno diritto di assistere al conferimento dell’incarico, di partecipare agli accertamenti e di formulare osservazioni e riserve. “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  73. 73. Art. 364 Nomina e assistenza del difensore 1. … 2. La persona sottoposta alle indagini priva del difensore è altresì avvisata che è assistita da un difensore di ufficio, ma che può nominarne uno di fiducia. 3. … La scarna disciplina dell’art. 359 viene completata con quella prevista per gli accertamenti tecnici non ripetibili del p.m. che si pone quale suo ideale prolungamento nelle ipotesi in cui questi proceda ad accertamenti, rilievi ed a tutte le operazioni tecniche in cui sono necessarie delle competenze scientifiche. La non ripetibilità non costituisce l’unico elemento distintivo tra gli artt. 359 e 360, infatti, mentre nell’ipotesi prevista dalla prima norma, il ricorso ai consulenti è facoltativo, nella seconda, è obbligatorio. Il che è coessenziale al fatto che il secondo istituto restringe la sua portata ai soli accertamenti, escludendo i rilievi segnaletici, descrittivi e fotografici, i quali, non richiedono alcune attività di elaborazione critica, possono tranquillamente essere compiuti da persone idonee. “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  74. 74. Venendo al problema dei protocolli d’intervento sulla scena del crimine…molti sono i caratteri che accomunano lo scenario operativo medico e quello investigativo di carattere tecnico-scientifico: - l’eterogeneità delle procedure e dei protocolli scientifici adoperabili: anche per le indagini sulle tracce del reato, il progresso tecnologico e scientifico mette a disposizione una moltitudine di strumenti e conoscenze al cospetto della quale l’operatore può trovarsi disorientato; - la difficoltà e la complessità dello scenario entro cui operare: la condizione psicologicamente stressante determinata dall’evento criminoso, la velocità di esecuzione dell’intervento, la presenza di errori cognitivi, legati al difetto di percezione, di osservazione, di prospettiva, di ragionamento; la scoperta di nuove situazioni; le condizioni di lavoro sfavorevoli; - il coinvolgimento di un’équipe operativa composta da personale con compiti diversi ma complementari, da organizzare e coordinare; - il controllo ex post del singolo operato; - il bisogno di ottimizzazione delle risorse umane e strutturali Rispetto alla prassi medica, in cui si fa più uso delle linee guida, in campo investigativo si ricorre tradizionalmente a protocolli operativi (meglio SOPs, ossia Standard Operating Procedures o Templates) e check lists. Questo per vari motivi: - la natura modale e strumentale delle operazioni che si eseguono sulle tracce del reato. Alle volte, soprattutto per i rilievi che richiedono più manualità e meno conoscenze scientifiche, risultano più adeguate le check lists, per ovviare agli “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  75. 75. errori insiti nella memoria e nell’attenzione umana. Soprattutto quando si tratta di movimenti banali, abituali, si è soggetti a facile dimenticanza allorché si è incalzati da circostanze pressanti, senza contare la tendenza inconscia a saltare alcune operazioni anche quando si sa che andrebbero eseguite. Le check lists proteggono sa siffatte omissioni; - la mancanza di organismi istituzionali deputati all’elaborazione di linee guida e la presenza, invece, di molteplici organi delle forze di polizia che si dotano di protocolli operativi, ritagliandoli sulle proprie esigenze e caratteristiche. Si assiste ad una sovraproduzione di protocolli provenienti dalle forze di polizia italiane e di altri Stati stranieri (molto qualificate sono le SOPs fornite dall’FBI) oppure organizzazioni scientifiche di settore nate nell’FBI e poi estese a livello internazionale. Ciascuna potrebbe essere applicata dal singolo operatore. Poi, potendo eseguire sul campo e sulle tracce anche indagini scientifiche e non solo tecniche, a supportate l’investigatore sovvengono le innumerevoli linee guida provenienti dalle varie comunità scientifiche di riferimento. …questo…rischia di tradursi in un fattore di complicazione…nella prassi in ambito investigativo. Non c’è dubbio che, in assenza di regole, è ampio il potere discrezionale del giudice tanto nell’individuazione della regola cautelare violata quanto della sua incidenza sulla qualità probatoria del risultato. Ma è altrettanto vero che l’esistenza di protocolli che sono espressione di un sapere investigativo cristallizzato in proposizioni accuratamente elaborate da un organismo accreditato “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  76. 76. non può non essere presa in considerazione dal giudice per vagliare la correttezza della procedura eseguita. Sta al giudice appurare l’autorevolezza della fonte e della metodologia di formazione dei protocolli. La presenza di protocolli non esenta il giudice dal valutarne il valore e la qualità. Dovrà approfondire il contenuto, verificare l’autorità che le ha emanate, il grado di forza, il coefficiente cautelare. “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  77. 77. L’operazione tecnica è un rilievo avente contenuto vario ed indefinito. Probabilmente, presenta un basso grado di complessità tecnica dal momento che l’art. 359 la cita all’ultimo posto dell’elenco degli atti del consulente tecnico. Un’ulteriore annotazione normativa consente di comprendere appieno la scelta del legislatore di considerare l’apporto tecnico-scientifico della p.g. meno importante, quanto ai contenuti, di quello del consulente tecnico del p.m.. Il Difensore nei limiti di quanto può fare, svincolato dal dominio conoscitivo del pubblico ministero, può disporre di ogni mezzo tecnologico: sono consentiti filmati audiovisivi, registrazioni fonografiche, rilievi tecnici, planimetrici, grafici e fotografici. Accade a volte che la dotazione tecnico-scientifica di cui dispone la difesa equipari quella della polizia giudiziaria. La norma delimita lo spazio operativo del difensore il quale, sulla scena, può solo ispezionare senza poter in alcun modo alterare il contenuto o la qualità del luogo, dei beni esistenti o delle tracce. Quindi può effettuare qualsiasi attività di osservazione, ricerca e memorizzazione dei luoghi, delle prove fisiche e delle tracce (anche attraverso metodi di rilevazione di tracce latenti come il luminol test, il combur test, ecc..) o anche di analisi delle stesse (si pensi alla BPA) ma mai inn attività che possano avere carattere “invasivo” consistenti in atti di prelievo, campionamento o scomposizione di oggetti o tracce (Bernardi, 2010). “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  78. 78. Tutte le problematiche giurisprudenziali in merito alla demarcazione delle competenze tra la p.g., il p.m. e il c.t. del p.m., mettono in risalto la difficoltà di capire cosa deve essere svolto da un consulente tecnico, che non rientri già nelle mansioni della p.g. o direttamente del p.m.. L’art. 359, nell’individuare una tipologia di atti (o meglio, categorie di atti) connotati dalla comune – quanto vaga – matrice epistemologica della “necessità di specifiche competenze”, ingenera una serie di malferme certezze circa gli esatti limiti dei contributi conoscitivi dei consulenti. Infatti, in dottrina si è detto che i presupposti per la nomina del c.t. del p.m. sono così flessibili da compendiarsi in un complesso di indeterminate attività, rispetto alle quali s’intravede una sorta di investigazione “atipica” (Scalfati, 1992). Non a caso, la giurisprudenza è intervenuta a delimitare l’accesso degli specialisti del p.m. nelle indagini. Intanto, non è stato ritenuto ammissibile l’esame del consulente tecnico quando l’attività sulla quale deve essere sentito non richieda le specifiche competenze tecniche di cui all’art. 359. Si è anche ritenuto che non è sindacabile dalla Corte di cassazione la valutazione se il compito affidato al consulente richieda competenze tecniche o scientifiche diverse da quelle giuridiche proprie dell’inquirente oppure se si tratti di delega di attività investigative o valutabili tipiche del p.m. e della p.g., come tale non riconducibile alla nozione di consulenza tecnica. “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  79. 79. Si può affermare che rientrano nella categoria di ACCERTAMENTI TECNICI tutti gli “accertamenti, rilievi segnaletici, descrittivi o fotografici, ad ogni altra operazione tecnica” svolti da CONSULENTI TECNICI del pubblico ministero, per indagini che richiedono specifiche competenze, e che, solo quando essi comportino irreparabile modificazione delle cose, dei luoghi o persone su cui l’atto deve essere compiuto, soggiacciono alla disciplina garantistica di cui all’art. 360. Si va delineando una rappresentazione di: CONSULENTE TECNICO (sulla SCENA DEL CRIMINE accertamenti irripetibili) in LABORATORIO “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  80. 80. Scientific CSI …purtroppo ancora oggi, queste attività si sono materializzate in un processo di documentazione degli ambienti coinvolti dal fatto di reato e da una raccolta degli oggetti (c.d. physical evidence) ivi ritrovati. La scena si trasforma in un bacino di raccolta degli oggetti da esaminare in laboratorio e l’esame condotto sul campo altro non era che la lettura statica, fatta sullo stato evidente delle cose e delle tracce, di un mosaico, frammentato in un nugolo di tessere sparse e confuse nell’ambiente, la cui composizione veniva demandata agli analisti di laboratorio e ai loro risultati (Forensic Science Service, 2004). Va detto con forza che questo modo di indagare la scena del crimine pecca sotto molti aspetti. Più il delitto è complesso, più delicato e articolato è il lavoro di selezione di ciò che è pertinente al fatto. Il rischio è quello di sottovalutare qualche elemento o di abbandonarlo nella raccolta indiscriminata degli oggetti. Inoltre, questo modo di procedere presenta il duplice svantaggio di veicolare nel laboratori materiale ridondante, che appesantisce e allunga i tempi di evasione di un accertamento, e di ottenere dati informativi fuorvianti per il proseguo delle indagini. “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  81. 81. La disciplina degli Accertamenti Tecnici NON ripetibili “Investigazioni Private e Consulenze Tecniche nelle Indagini Difensive” Ing. Marco LUCIDI
  82. 82. Art. 360 Accertamenti tecnici non ripetibili 1. Quando gli accertamenti previsti dall’art. 359 riguardano persone, cose o luoghi il cui stato è soggetto a modificazione, il pubblico ministero avvisa, senza ritardo, la persona sottoposta alle indagini, la persona offesa dal reato e i difensori del giorno, dell’ora e del luogo fissati per il conferimento dell’incarico e della facoltà di nominare consulenti tecnici. 2. Si applicano le disposizioni dell’art. 364, co. 2. 3. I difensori, nonché i consulenti tecnici eventualmente nominati hanno diritto di assistere al conferimento dell’incarico, di partecipare agli accertamenti e di formulare osservazioni e riserve. 4. Qualora, prima del conferimento dell’incarico, la persona sottoposta alle indagini formuli riserva di promuovere incidente probatorio, il pubblico ministero dispone che non si proceda agli accertamenti salvo che questi, se differiti, non possano più essere utilmente compiuti. 5. Se il pubblico ministero, malgrado l’espressa riserva formulata dalla persona sottoposta alle indagini e pur non sussistendo le condizioni indicate nell’ultima parte del co.4, ha ugualmente disposto di procedere agli accertamenti, i relativi risultati non possono essere utilizzati nel dibattimento. “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  83. 83. dalla L.1° marzo 2001, n.63 – formazione e valutazione della prova Art.360 c.p.p. nel Processo di Perugia per l’Omicidio di Meredith Kercher “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  84. 84. PROCESSO G indagini giudizio METODOLOGIE SCIENTIFICHE CONTRADDITTORIO delle PARTI (una volta luogo di formazione della prova) OGGETTIVITA’ della PROVA SPESSO RACCOLTE IN AUTONOMIA S.O.P. (Standard Operating Procedure) BEST PRACTICES Metodologie di acquisizione della prova scientifica secondo dei protocolli predefiniti “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI
  85. 85. a) falsità alibi imputati – I b) effrazione finestra orchestrata dagli imputati per depistaggio – I c) lesioni sulla vittima compatibili con una violenza sessuale sfociata nell’omicidio – C d) indagini genetiche sul gancetto del reggiseno della vittima e sul coltello a casa di Sollecito con DNA dello stesso e della Knox – C e) tracce biologiche in bagno per pulizia dal sangue della vittima – C f) Le tracce al Luminol tutte riferibili agli imputati, indicanti i movimenti post omicidio per controllare l’eventuale presenza di testimoni – C o I Omicidio Meredith Kercher 1° GRADO OMICIDIO KERCHER PROVE di COLPEVOLEZZA LEGENDA : I – Investigatore Privato C – Consulente Tecnico Assegnazione ipotetica per definire le eventuali competenze in una Difesa “InvestigazioniPrivateeConsulenzeTecnichenelleIndaginiDifensive” Ing.MarcoLUCIDI

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  • FrancoBontempi

    Jun. 3, 2016

Security Manager, Investigazioni Private, Consulenze Tecniche, Indagini Difensive, Procedura Penale, Codice Penale, UNI 10459:2015, Corso di Perfezionamento

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