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Santissima Trinità
15 giugno 2014
Dal Vangelo secondo Gv 3, 16-18
«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenit...
“ Dio ha tanto amato il mondo”
“Dio ha tanto amato il mondo da dare Suo Figlio” è una frase a cui forse
abbiamo fatto l’ab...
e soprattutto chi vive la condizione di genitore, sa benissimo che per il bene
dei figli devono essere detti dei no! Ma an...
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Lectionline Santissima Trinità anno A

  1. 1. Santissima Trinità 15 giugno 2014 Dal Vangelo secondo Gv 3, 16-18 «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio». 1Gv 4,9; Gen 22; Mt 21,37p; Rm 8,32 1,1+; 4,34+; 1,9+; 12,47; 2Cor 5,19; At 4,12 1,18+; 2,23
  2. 2. “ Dio ha tanto amato il mondo” “Dio ha tanto amato il mondo da dare Suo Figlio” è una frase a cui forse abbiamo fatto l’abitudine, ma se ci fermiamo a meditare questa Parola possiamo renderci conto di quanto grande e forte sia l’amore di questo nostro Padre. Nella bibbia c’è stata un'altra figura a cui fu chiesto il sacrificio di un figlio: Abramo. Immaginate quest’uomo anziano, saggio e pieno di fede. Ha sempre vissuto con il desiderio di essere padre ma la moglie Sara è una donna sterile. Allora ha un figlio dalla sua serva ma avviene che Dio mantiene la Sua Promessa: Sarà sterile e vecchia partorisce un figlio che sarà chiamato Isacco. La felicità viene però turbata da una dura prova. Dio chiede ad Abramo l’impossibile: sacrificare al Signore Isacco figlio prediletto. Abramo si fida e accetta di fare la Sua Volontà e con lui anche Isacco che se prima ignaro di tutto successivamente comprende che l’agnello sacrificale sarà lui. Un immagine forte, un padre straziato che incrocia lo sguardo di quel figlio inerme che sta per uccidere. “ Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio. Ma l'angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: «Abramo, Abramo!». Rispose: «Eccomi!». L'angelo disse: «Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli alcun male! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio».” (Gen 22,10-13). E’ quasi angosciante immedesimarsi in questi momenti, però sappiamo che la storia finisce bene perché conosciamo Dio come Amore ed è impossibile che Lui avrebbe permesso questa crudeltà inaudita. Bene! Dio però ha fatto altro ancora più forte: ha sacrificato Suo Figlio. Ma ci rendiamo conto? Per un attimo vogliamo avvicinarci, entrare in empatia, indossare i panni di Gesù, un ragazzo che si fida del Padre e accetta di fare la Sua volontà, con non pochi momenti di sconforto, di paura, di angoscia e tutto questo perché? Per salvare noi! Per darci la speranza che con Dio si vince la morte! “Tu vali il sangue di Cristo”. E noi riusciamo a vincere le nostre piccole o grandi morti trovando speranza in Lui? Risurrezione, Speranza, c’è un ulteriore passaggio bello in questo vangelo, Dio non condanna, non ha mandato Suo Figlio per condannare ma per salvare. Chi è capace di un amore così? Dio non è quello che dall’alto ti guarda e legge la tua vita con una bella penna rossa per evidenziare i tuoi sbagli. Niente di tutto questo, Lui è quello che tifa per te; gli stai a cuore è dalla tua parte. Ma capisci la ricchezza? Dio è dalla tua parte, e per farsi vicino si è fatto uomo. Non pensiamo a Dio come distante, entità suprema; apriamoci a Lui in un’esperienza di amore, pensandolo come “salvezza” e non come qualcuno da rispettare, come norme da applicare. Quando ti affidi a Lui, lo ascolti, comprendi che solo Lui può rendere la tua vita piena anche nei momenti di sofferenza, riscopriamo il sapore delle cose, dei giorni, dei momenti. Forse pensiamo che seguire Cristo è camminare su una strada con dei paletti, con delle limitazioni, bella ma che non sentiamo nostra. Non è così
  3. 3. e soprattutto chi vive la condizione di genitore, sa benissimo che per il bene dei figli devono essere detti dei no! Ma anche chi ama, nell’amicizia, tra fratelli a volte voler il bene dell’altro è impedirgli di compiere qualcosa che lo farebbe soffrire è preservarlo. Pensiamo allora che Dio è un PADRE e come tale vuole soltanto la nostra Felicità Piena. Interroghiamoci serenamente ma in modo serio sull’immagine che abbiamo di Dio e su com’è il nostro rapporto di figli nei Suoi confronti. Ma soprattutto: ci sentiamo Figli?

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