Tecniche di comunicazione

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Tecniche di comunicazione

  1. 1. Facoltà di Agraria Università di Pisa Corso di Laurea di I livello“Gestione del verde urbano e del paesaggio” Insegnamento di “Tecniche di comunicazione” Dispensa di approfondimento Anno Accademico 2003/2004 Docente Dott.ssa Patrizia Mariani
  2. 2. PresentazionePerché un insegnamento di “Tecniche di comunicazione” in Facoltà di Agraria?La risposta è semplice: l’avere padronanza di saperi e competenze comunicative rappresentauna delle tante sfide della “nuova Università”. Essere capaci di comunicare, in forma scrittaed orale, significa esprimersi con chiarezza, capacità di analisi e di sintesi, presentarsi in unaforma accattivante e stimolante, evitare incomprensioni, creare l’impatto adeguato alle proprieespressioni. E lo Studente di Agraria DEVE essere in grado, nel suo percorso accademico (peraffrontare con sicurezza un esame spesso occorre saper coniugare una solida preparazionetecnica e scientifica con una adeguata capacità di esposizione) e poi al momentodell’inserimento nel mercato del lavoro di disporre di opportuni ed efficaci strumenti dicomunicazione.E’ in tale spirito che si colloca il presente testo: si tratta di appunti preparati dalla DottoressaPatrizia Mariani, apprezzata professionista e Docente a contratto dell’Insegnamento di“Tecniche di comunicazione” del Corso di Laurea in Gestione del verde urbano e delpaesaggio della Facoltà di Agraria di Pisa: si tratta di uno strumento prezioso per iniziarel’esplorazione di questa importante disciplina, scritto in forma chiara e ricco di esempi. Sonocerto che gli Studenti apprezzeranno lo sforzo, così come hanno gradito l’impostazione con laquale la Docente ha dato vita alle lezioni accademiche. Prof. Giacomo Lorenzini Presidente del CdL Gestione del verde urbano e del paesaggio Università di Pisa
  3. 3. DISPENSA DI APPROFONDIMENTODispensa 1: Gli elementi della comunicazioneDispensa 2: La comunicazione interpersonaleDispensa 3: La comunicazione interpersonale: • Il colloquio di selezione del personale • Tecniche di preparazione al colloquio di lavoro • Il curriculum vitaeDispensa 4: La comunicazione nelle OrganizzazioniDispensa 5: La società dell’informazione: concetti, prospettive, problematiche
  4. 4. GLI ELEMENTI DELLA COMUNICAZIONE
  5. 5. INDICE 1. LA DINAMICA DELLA COMUNICAZIONE 2. COMUNICAZIONE E LINGUAGGIO 3. ELEMENTI COSTITUTIVI DELLA COMUNICAZIONE UMANA 3.1 EMITTENTE 3.2 RICEVENTE 3.3 CANALE 3.4 CODICE 3.5 CODIFICA E DECODIFICA 3.6 FEEDBACK 3.7 CONTESTO 3.8 MESSAGGIO 4. I MODELLI TEORICI DELLA COMUNICAZIONE 4.1 IL MODELLO TRADIZIONALE O LINEARE 4.2 IL MODELLO INTERATTIVO 4.3 IL MODELLO DIALOGICOGli elementi della comunicazione 2
  6. 6. 1 LA DINAMICA DELLA COMUNICAZIONELa comunicazione è un elemento essenziale di molti aspetti della nostra esperienza quotidiana edavviene in ogni ambito dei rapporti tra le persone, sia fra due individui sia a livello di gruppi.La comunicazione ha molti scopi; generalmente ogni interazione comunicativa ha una combinazione discopi e può produrre una combinazione di risultati.Scopi della comunicazione interpersonale: IMPARARE Acquisire conoscenze su se stessi, gli altri ed il mondo; apprendere abilità RELAZIONARSI Stabilire, mantenere e migliorare le relazioni interpersonali INFLUENZARE Controllare, manipolare, persuadere e dirigere GIOCARE Evadere, rilassarsi e divertirsi AIUTARE Consolare, provvedere ai bisogni altrui e essere di sostegnoLa comunicazione umana può essere descritta in modo schematico come un’interazione dinamica fra unemittente di un messaggio ed un ricevente, mediata da alcuni passaggi che vanno dalla codifica delmessaggio alla scelta del canale di trasmissione da parte dell’emittente, alla decodifica del messaggioricevuto da parte del ricevente, alla sua interpretazione, alla ricodifica in termini di risposta e rinvio aldestinatario, il tutto seguendo la logica grafica espressa dalla figura sotto riportata.Gli elementi della comunicazione 3
  7. 7. MESSAGGIO Codifica Decodifica EMITTENTE Interpretazione Interpretazione RICEVENTE Decodifica Codifica FEEDBACKLa forma ovale che racchiude l’intero processo sta ad intendere lo stretto legame interattivo che si vienea determinare fra emittente e ricevente: la relazione sociale. I processi vanno intesi in senso sincronico,in quanto fra chi parla e chi ascolta i ruoli sono continuamente riscritti e nulla garantisce che il processosegua una logica lineare.Il messaggio è inizialmente l’idea, la visione della realtà che abbiamo dentro la nostra testa e cheintendiamo comunicare e condividere con gli altri con finalità lavorative o puramente affettive; lacodifica è la trasformazione dell’idea in segni convenzionalmente riconosciuti, ossia i codici dicomunicazione, che consentono al messaggio di strutturarsi in termini espressivi comprensibili aidiversi soggetti coinvolti nella comunicazione.Il codice più conosciuto è sicuramente quello linguistico. Esso attiene alla capacità che le persone hannodi saper produrre e saper interpretare il linguaggio verbale parlato, cui si unisce un’abilità non verbalenon secondaria, la paralinguistica, che attiene ad un saper produrre e un saper interpretare in modoefficace ed adeguato tutti gli elementi del linguaggio che concorrono a modellarlo in un senso o in unaltro, sia esso positivo o negativo; ne sono un esempio l’enfasi data ad alcune parole o frasi, l’uso delleesclamazioni e delle pause, che insieme danno colore e senso alla comunicazione verbale. Paralinguistica Modalità di emissione vocale come il tono, il timbro, l’altezza ed il ritmo della voce.Gli elementi della comunicazione 4
  8. 8. Cinesica Espressioni del corpo come movimenti, gesti, posizioni ed espressioni del volto, intesi come mezzi di comunicazione Prossemica Studio dei contenuti comunicativi delle relazioni spaziali fra le persone in diverse situazioni sociali.Accanto alle abilità linguistiche e paralinguistiche troviamo i codici di comunicazione non verbale, chesvolgono la stessa funzione della paralinguistica, ossia concorrono a modellare il contenuto di sensodella comunicazione e, in alcuni casi, a sostituirsi interamente alla stessa comunicazione verbale. Siamonel campo della cinesica e della prossemica. La prima attiene alla capacità di comunicare tramite lamimica del volto, l’uso dello sguardo, il movimento del corpo, i gesti delle mani, ecc.; la secondaattiene alle regole che governano la distanza fisica da tenere fra le persone, il contatto corporeo, ecc.Queste abilità, seppur diversamente codificate da cultura a cultura (anche all’interno di una stessasocietà), si possono ritenere patrimonio di tutti gli individui, anche se sono usate con diverso grado dicompetenza e di consapevolezza da parte delle singole persone. Se a tali elementi sommiamo altrecompetenze comunicative, quali la performativa, ossia la capacità di usare intenzionalmente perdeterminati scopi gli strumenti della comunicazione verbale e non verbale, la pragmatica, ossia lacapacità di usare la comunicazione verbale e non verbale in modo adeguato agli scopi e alla situazione,la socioculturale, intesa come capacità di rapportarsi correttamente ai ruoli e alle situazioni sociali, cirendiamo conto della complessità del processo comunicativo umano, e dell’importanza che riveste nellavita di ogni giorno. Padroneggiare tali strumenti significa comunicare secondo una intenzionalità disenso strutturato a nostro vantaggio.Il mondo non è una realtà oggettiva che sta di fronte a noi, ma è qualcosa che costruiamoquotidianamente insieme agli altri attraverso un processo simbolico e comunicativo che ci conduceverso una possibile condivisione dei significati sugli oggetti, sui fatti e sugli eventi. Ciò, oltre a creareun’interazione relazionale forte e positiva, consente anche di lavorare meglio insieme agli altri in unpercorso ed in un progetto di cambiamento continuo della realtà e di noi stessi.Gli elementi della comunicazione 5
  9. 9. Per avere comunicazione occorre una condivisione da parte dell’emittente e del ricevente dello stessosignificato attribuito alle situazioni sociali, ai fatti, agli eventi e alle condizioni relazionali oggetto dellacomunicazione. Nella comunicazione interpersonale è relativamente più facile cercare di instaurare econservare tale forma di relazione con l’altro; l’interazione faccia a faccia consente di monitorarecostantemente gli elementi della comunicazione verbale e non verbale, messaggi e feedback, dellepersone in modo tale da mantenere un efficace scambio comunicativo con gli altri. Nella comunicazionedi massa ciò è più difficile in quanto i feedback sono indiretti, deduttivi ed eterogenei.Il feedback è l’informazione che torna all’emittente a seguito della sua azione comunicativa. Esso è originato dalricevente; la sua funzione è di informare l’emittente del senso e del significato, appreso e condiviso dal ricevente,dell’idea inizialmente comunicata. Il feedback può tornare all’emittente utilizzando gli stessi canali di codificaattraverso cui si è strutturato il messaggio iniziale, può fare uso dei medesimi codici di comunicazione comequelli orali, grafici, sonori, ecc., può essere immediato come nella comunicazione faccia a faccia o seguire tempidi risposta diversi.L’articolazione dei messaggi e dei feedback può essere più o meno dinamica e dialettica fra le persone. Quantomaggiore sarà l’alternanza fra messaggi e feedback, tanto maggiore sarà la possibilità di giungere ad unacondivisione, fra due o più soggetti, dei medesimi significati sugli oggetti, sulle relazioni e sulle diversesituazioni della vita quotidiana.La comunicazione, pertanto, connota, caratterizza e struttura i rapporti con le altre persone e con la realtàcircostante. Ogni forma d’interazione è un’azione comunicativa rivolta ad altre persone, che modella il mondosociale e lo modifica, dando direzione progettuale all’intera azione umana.2. COMUNICAZIONE E LINGUAGGIOIl linguaggio, il mezzo attraverso cui si interagisce con le altre persone trasmettendo informazioni,sensazioni, stati d’animo ed emozioni, è oggetto di studio di antica tradizione nelle scienze umane, inparticolare della filosofia. Fin dalla classicità greca l’attenzione è stata prestata al linguaggio intesocome strumento attraverso cui avviene il processo comunicativo. La stessa comunicazione, infatti, sistruttura in linguaggio, intendendo quest’ultimo quale medium o codice, o un insieme di codici verbali enon verbali, che consente di trasmettere informazione, di conservarla nel tempo e nello spazio e dirielaborarla.Gli elementi della comunicazione 6
  10. 10. Linguaggio Facoltà umana di esprimere e comunicare conoscenze, pensieri, bisogni e sentimenti attraverso l’uso di segni e simboli.Il linguaggio è un insieme di segni verbali e non verbali che costituisce il veicolo principale dellacomunicazione umana. Esso consente la trasmissione di significati tra uomo e uomo, in quanto,attraverso tale facoltà, si esprimono conoscenze, sentimenti, bisogni e pensieri. Il linguaggio verbale è ilprincipale strumento della comunicazione umana ed è sostanzialmente fonetico/auditivo, ma si avvaleanche di una componente visiva necessaria sia per l’ambito mimico/gestuale dell’interazionecomunicativa umana sia per la scrittura. Il linguaggio può essere spontaneo, come per gli animali,oppure convenzionale. In questo ultimo caso il linguaggio in senso stretto deve essere inteso comespecifica facoltà umana di usare segni per esprimere, comunicare e condividere con le altre personesensazioni, conoscenze e sentimenti.La comunicazione è un’esperienza intersoggettiva di vitale importanza per l’uomo, diventata oggetto distudio autonomo delle scienze del comportamento, quali la sociologia, la psicologia, l’antropologia,solo nel corso del novecento. Tale rilevanza, registratasi in modo crescente nel corso del ventesimosecolo, ha coinciso, da un lato, con l’aumento quantitativo delle informazioni che circolano all’internodella società, dall’altro con la riduzione qualitativa degli scambi comunicativi fra le persone.La comunicazione svolge funzioni di integrazione sia per i sistemi micro-relazionali (famiglia, lavoro,gruppi informali e gruppi amicali, ecc.), sia per il sistema sociale nel suo complesso. La comunicazioneinterpersonale si propone nei termini di una dinamica interattiva fra le persone in grado di rispondere atutta una serie di bisogni umani: bisogni di tipo fisico, bisogni di identità, bisogni sociali, bisogni di tipopratico o strumentale.La presenza o l’assenza di comunicazione può determinare, nelle persone, l’insorgenza di situazioni divera e propria sofferenza fisica, di malattie e anche di morte prematura. Attraverso la comunicazione sidefinisce il senso di identità degli individui, si impara a riconoscersi sulla base delle interazioni che sihanno con gli altri, e soprattutto con gli “altri significativi” quali genitori, amici e persone per noiimportanti. La comunicazione soddisfa i bisogni di appartenenza delle persone ad un gruppo, unacomunità, una famiglia, una nazione, ecc., determinando il grado e la dimensione dei coinvolgimentiemotivi, affettivi, relazionali di ciascuno e le azioni sociali conseguenti. Infine la comunicazionesoddisfa bisogni di tipo pratico o strumentale, consentendo lo svolgimento di una ordinata vita sociale.Gli elementi della comunicazione 7
  11. 11. Le dinamiche comunicative si sviluppano fra le persone nei diversi contesti organizzativi e relazionali:famiglia, scuola, azienda, organizzazioni sociali in generale, società nel suo complesso, piccoli gruppiinformali, organizzati, istituzionali, lavorativi, ludici. L’indagine psico-sociale investe sia i sistemi dicomunicazione verbale, quelli che si basano sull’uso dei linguaggi naturali, sia i sistemi dicomunicazione non verbale, costituiti dai gesti delle mani, dai movimenti e dalle posture del corpo,dalle espressioni del viso, ecc. Comunicazione di massa Processi di comunicazione diffusi dai mass media e rivolti ad un numero di destinatari indifferenziati e potenzialmente illimitati.A seguito dello sviluppo dei mezzi di comunicazione di massa i sistemi di comunicazione iconica hannoaccresciuto la loro portata simbolica e strutturante per l’esperienza intersoggettiva e perl’organizzazione della vita sociale. Nonostante ciò, i sistemi di comunicazione verbale restano di granlunga più importanti nel determinare i processi, le dinamiche e gli esiti delle interazioni significanti frale persone e le istituzioni. Comunicazione interpersonale Processo di comunicazione verbale e non verbale tra due o più persona compresenti o mediata da telefono o computer.La comunicazione interpersonale va analizzata come esperienza di vitale importanza per l’esistenza el’integrazione dei sistemi psico-sociali individuali (le persone in quanto tali) e per le organizzazionirelazionali nel loro complesso, sia informali sia istituzionali. Un’ulteriore conferma di ciò ci viene dallapragmatica della comunicazione umana e dal suo intendere la relazione come interazione sistemica.L’approccio proposto indaga prevalentemente i processi e le dinamiche della comunicazioneinterpersonale, soprattutto riguardo alle interazioni faccia a faccia, senza ignorare, per estensione, ladimensione della comunicazione mediata e di massa. La scelta parte dalla consapevolezzadell’importanza della dimensione classica ed elementare della comunicazione, intesa come scambio disegni e simboli significanti fra due o più persone in relazione fra loro allo scopo di realizzare unacondizione di interazione compartecipata di senso e di significato. Tale dimensione relazionale resta ilfondamento strutturale indispensabile per analizzare ogni tipo di azione comunicativa, anche quellaGli elementi della comunicazione 8
  12. 12. mediata dall’uso dei mass media (stampa, radio, televisione) o impostasi dall’introduzione delle nuoveforme di relazionalità comunicativa proprie dell’attuale epoca della rivoluzione elettronica e telematica. Mass media Strumenti tecnologici che hanno determinato l’estensione della comunicazione su larga scala, riducendo od annullando la dimensione spazio temporale.Gli elementi della comunicazione 9
  13. 13. 3. ELEMENTI COSTITUTIVI DELLA COMUNICAZIONE UMANA3.1 EMITTENTEL’emittente, o fonte, è il soggetto, loggetto, il gruppo o l’istituzione che emette il messaggio, dandoavvio all’azione comunicativa. L’emittente produce un messaggio che rende manifesto ad altriconoscenze, pensieri, bisogni o sentimenti. Tale azione si struttura intorno ad un contenuto informativorivolto ad altri individui. Alcuni studiosi associano una forma di intenzionalità allemittente, escludendodunque la possibilità che esso possa essere un oggetto, e lo definiscono come una persona che ha unobiettivo, una ragione per entrare in comunicazione.Sottolineare lelemento dellemittente allinterno del processo comunicativo, significa quasiinevitabilmente pensare alla comunicazione come a un processo lineare, dove un soggetto produce unmessaggio e lo invia verso il ricevente che ne subirà leffetto. È ciò che viene suggerito da alcuni dei piùclassici schemi di lettura della comunicazione, come quello di Laswell, quello di Shannon & Weaver, eanche dal più antico approccio allo studio della comunicazione, ovvero la retorica, larte del persuadere. LASWELL Alcuni affermano che il moderno studio della comunicazione sia nato quando Laswell ha coniato una descrizione dellatto comunicativo basata sulle seguenti domande: • chi? • dice cosa? • a chi? • attraverso quale canale? • con quale scopo? Questo modo di leggere la comunicazione è solo apparentemente banale: in realtà riflette lidea che un emittente strategico e avveduto possa disegnare e strutturare un messaggio a cui il ricevente non può "resistere". E un approccio non equilibrato dal lato del ricevente. Le riflessioni di Laswell sono infatti datate poco dopo la fine della II Guerra Mondiale, e rispondono alle preoccupazioni create dalleffetto che i mass media avevano avuto nella crescita dei regimi dittatoriali della prima metà del novecento. Il rischio principale individuato da Laswell si concretizzava nel pericolo che una fonte autorevole potesse, attraverso la comunicazione, "mettere" idee o opinioni direttamente nella mente di un gran numero di persone acritiche e passive.Gli elementi della comunicazione 10
  14. 14. SHANNON & WEAVER - La teoria dellinformazione Più o meno negli stessi anni in cui Laswell pubblicava i suoi studi, nei laboratori della Bell Telephone Laboratories, alcuni ricercatori cercavano di comprendere come si potesse aumentare lefficienza e la fedeltà della trasmissione del messaggio telefonico. La loro attenzione era rivolta a focalizzare lefficienza e lefficacia della trasmissione di un messaggio attraverso un canale, senza attenzione al contenuto del messaggio stesso. Da questi studi ha tratto origine il fortunato schema della comunicazione di Shannon e Weaver (1949), che ancora oggi rappresenta il più utilizzato punto di partenza degli studi in questo campo. E cod messaggio dec R rumore Rumore è qualsiasi cosa di involontario che disturbi la decodifica di un messaggio. Il rumore si può manifestare sia a livello tecnico (i disturbi nella ricezione di una stazione radio, ad esempio) sia a livello semantico, come distorsione del significato del messaggio dovuta a differenze o incompatibilità di codici linguistici, culturali, psicologici, ecc. LA TRADIZIONE RETORICA La retorica è la più antica forma di studio della comunicazione. Fino dall’antichità luomo è stato affascinato dalle grandi capacità comunicative che alcuni individui utilizzavano per ottenere degli effetti persuasivi su di un pubblico di ascoltatori. Più di 2000 anni fa, in Grecia, il parlare in pubblico era diventata unattività molto importante sia per la partecipazione dei cittadini alla vita della polis, sia per curare i proprio interessi. Larte della retorica veniva studiata, analizzata e trasmessa alle nuove generazioni. Uno dei documenti più importanti giunto fino a noi è il trattato "La retorica" (4 secolo a.C.), in cui Aristotele studia le tattiche che colui che parla utilizza per influenzare i pensieri, le idee e il comportamento di coloro che ascoltano (gli altri cittadini). Aristotele era guidato dal desiderio di conoscere i principi di una comunicazione efficace, in modo da poter distinguere i "cattivi" dai "buoni" comunicatori.Gli elementi della comunicazione 11
  15. 15. Il compito dell’emittente non si esaurisce con il processo di codifica del messaggio, ma proseguenell’individuazione del o dei destinatari del messaggio, nella scelta degli strumenti adatti a comunicaredeterminati contenuti informativi e nell’accertamento che il ricevente abbia i mezzi (culturali, tecnici otecnologici) necessari alla decodifica del messaggio ricevuto. Se l’emittente e il ricevente usano glistessi codici e gli stessi canali, è probabile che il messaggio ricevuto e interpretato sia coerente conquanto intenzionalmente inviato dall’emittente.3.2 RICEVENTE E il soggetto o loggetto che riceve il messaggio. Anche nella situazione comunicativamente piùestrema, quando un solo soggetto parla e laltro ascolta (come può essere a volte una conversazioneprofessore-alunno),il ricevente non è mai solamente passivo (come era considerato dai primi modellidescrittivi dei processi comunicativi); in realtà, nella dinamica dell’azione comunicativa, il ricevente èallo stesso tempo destinatario ed emittente. Il ricevente, infatti, è il destinatario dell’azionecomunicativa, ma è anche emittente di un messaggio di ritorno (il feedback), che informa l’emittente seil messaggio inviato è arrivato e, in molti casi, se è stato compreso in maniera corretta. Feedback Possibilità di controllo del processo di comunicazione da parte degli attori coinvoltiKrippendorf ha focalizzato la sua attenzione sull’importanza del ricevente, o meglio della"comprensione" da parte del ricevente, allinterno dellatto comunicativo. Partendo dalla considerazioneche il significato di ogni messaggio viene interpretato da parte del ricevente sulla base del propriosistema cognitivo, Krippendorf sostiene che lelemento centrale della comunicazione è proprio il modoin cui il ricevente comprende il messaggio, comprensione che è sempre in una certa misuraimprevedibile ed incontrollabile.Gli elementi della comunicazione 12
  16. 16. SCHRAMM Schramm ha sottolineato come coloro che comunicano simultaneamente inviano e ricevono messaggi. Mentre uno dei due comunicatori sta parlando, laltro ascolta. Il modo in cui questultimo ascolta, attraverso il feedback, invia informazioni a chi sta parlando. Riconoscere laspetto interattivo di ogni comunicazione "reale" contraddice una visione lineare della comunicazione. codifica decodifica 1 2 decodifica codifica Le persone, per Schramm, rispondono ai messaggi che ricevono sulla base della loro personalità, delle loro appartenenze di gruppo, e della situazione in cui avviene la comunicazione. Dunque ogni comunicazione è lincontro di due "repertori" (quello che sappiamo e che siamo, ovvero linsieme delle conoscenze, informazioni, convinzioni, stati danimo, studi, esperienze e tutto quello che compone la nostra identità individuale e sociale). Ogni comunicazione riuscita, dunque, produce una "sovrapposizione", più o meno ampia, dei repertori dei due comunicanti.3.3 CANALEE il mezzo attraverso cui lemittente veicola, o attraverso cui il ricevente ottiene, il messaggio. Alcunistudiosi lo definiscono come "il veicolo di natura fisica, sollecitato da un tramite fisiologico otecnologico, che costituisce il mezzo attraverso il quale i messaggi sono trasmessi nella sfera sociale".Può essere inteso sia come il mezzo sensoriale coinvolto nella comunicazione (principalmente udito evista), sia come il mezzo tecnico esterno al soggetto con cui il messaggio arriva (telefono, fax, postaecc.).Ogni canalizzazione di un messaggio produce necessariamente una "riduzione di complessità". Quandocomunichiamo, nella nostra mente possediamo un messaggio complesso, dotato di molte sfaccettature emolti livelli di significato; riversando questo messaggio allesterno siamo costretti a veicolarloattraverso un codice, a "semplificarlo", in modo che possa passare attraverso un canale.Gli elementi della comunicazione 13
  17. 17. MARSHALL McLUHAN Parlando di canale non si può non citare la celebre frase di Marshall McLuhan, "medium is the message". Il mezzo attraverso cui arriva una comunicazione sarebbe esso stesso il messaggio. Questa osservazione suggerisce come i diversi tipi di canale si differenziano non solo sulla base dei contenuti che veicolano, ma anche sulla base del modo in cui risvegliano o alterano i pensieri e i sensi del ricevente. Il processo percettivo che una persona attiva di fronte a un libro (canale visivo), o ascoltando la radio (canale uditivo), o di fronte a uno spettacolo televisivo (entrambi), è molto diverso da quello che una persona attiva quando assiste,per esempio, ad una lezione universitaria, dove sono stimolati contemporaneamente la vista, ludito, e tutti gli altri sensi attivi nella comunicazione interpersonale.Ci sono dunque almeno tre modi di intendere il concetto di canale: 1. come mezzo di comunicazione utilizzato; 2. come processo percettivo interessato dal segnale; 3. come "messaggio", ovvero come un insieme di processi percettivi che ogni canale stimola in modo diverso, i quali influenzano il contenuto del messaggio co- determinandone il significato. Canale Supporto fisico, materiale o veicolo attraverso cui un messaggio è inviato da un emittente ad un ricevente.I canali comunicativi sono visivi, uditivi, cinesici (relativi ai movimenti del corpo, ossia mimico-gestuali), olfattivi. L’elencazione appena effettuata descrive i canali non verbali. La dimensione verbalesi esprime attraverso la scrittura e l’apparato vocale. C’è poi tutta la gamma degli strumenti tecnologicied informatici; fanno parte di questo ambito gli apparecchi telefonici, il computer, ecc. E’ difficileelencare tutti i mezzi comunicativi, dato che le definizioni spaziano dalla estrema generalità fisico-ambientale (ad esempio l’aria come canale di trasmissione di segnali sonori) fino ai mezzi informatici.Gli elementi della comunicazione 14
  18. 18. 3.4 CODICEIl codice è il sistema di segni dai significati condivisi che ci permette di comunicare. I significati,ovvero le cose che vogliamo comunicare, sono inizialmente solo allinterno della nostra mente. Perpoter uscire allesterno devono essere codificati, ovvero tradotti in suoni, gesti, segni, che possiedano unsignificato condiviso.Il codice più importante per la comunicazione umana è quello linguistico, costituito da segni (le letteredell’alfabeto) combinati secondo delle regole (la sintassi).Se non fossimo in grado di associare a una serie di segni dei significati (ed è la società che ci porta aconoscere questi codici insegnandoceli fin dai primi giorni di vita) non potremmo comunicare nulla, oquasi nulla. Luomo dispone di una complessa serie di codici di cui può fare un uso creativo, come adesempio il linguaggio, o i gesti, ecc.La condivisione dello stesso codice da parte degli attori comunicativi garantisce la correttaformulazione dei messaggi e la comprensione da parte dei destinatari o riceventi. Quando talecondivisione viene a mancare il messaggio non è correttamente decodificato dal ricevente e possonoinsorgere incomprensioni o anche conflitti. Codice Sistema socialmente condiviso di organizzare i segni.In ogni azione comunicativa si utilizzano contestualmente sia codici propri della comunicazione verbalesia codici della comunicazione non verbale. I codici non verbali possono essere coerenti o meno conquelli verbali. In caso di coerenza il codice non verbale ha un effetto di rinforzo del contenuto delmessaggio, in caso contrario c’è una “collisione” tra i due codici a scapito dell’effettiva comprensionedei significati trasmessi e ricevuti.Gli elementi della comunicazione 15
  19. 19. 3.5 CODIFICA E DECODIFICAGli studiosi descrivono con lespressione "codificare" lattività che lemittente compie per emettere unmessaggio che sia effettivamente significativo per lascoltatore. La codifica si riferisce al processoattraverso il quale lemittente trasforma le sue idee e le sue intenzioni in parole, o simboli di altrogenere, nel tentativo di renderle comprensibili agli altri. Dunque le idee vengono codificate in messaggi,i quali vengono inviati al ricevente, il quale compie il corrispondente processo di decodifica.La decodifica è la trasformazione delle parole e degli altri simboli ricevuti in un significato, che puòessere simile, esattamente uguale o anche completamente diverso rispetto al significato iniziale, quellocioè che lemittente aveva in mente quando ha codificato la sua idea.Lattività di codifica è resa non banale dal fatto che il codice non è sempre condiviso, e dunque ladecodifica non è sempre corretta. Quando un medico descrive una patologia al paziente utilizzando ilsuo gergo tecnico, non si rende conto che il messaggio non è correttamente decodificabile da parte delricevente, poiché solo lemittente conosce il codice utilizzato.3.6 FEEDBACK (o retrocomunicazione)Il feedback è la retrocomunicazione che il ricevente invia allemittente mentre la comunicazione staavvenendo.È una informazione di ritorno che permette allemittente, mentre sta comunicando, di percepire se ilmessaggio è stato ricevuto, capito, approvato, ecc. e dunque di reagire, cercando la via più efficace perraggiungere il risultato che si è prefisso.Nelle normali comunicazioni facciamo un grande uso di feedback per "aggiustare il tiro" rispetto aquello che stiamo dicendo. Se siamo impegnati a convincere qualcuno di qualcosa, mentre parliamoosserviamo periodicamente linterlocutore per cercare segnali che ci assicurino che stia ascoltando, chestia seguendo il ragionamento, che abbia capito. Se riceviamo segnali di senso contrario, ripetiamoalcune cose, o scegliamo un altro esempio, o alziamo il tono di voce, fino a quando non riusciamo araggiungere il nostro obiettivo (o decidiamo di rinunciare).Gli elementi della comunicazione 16
  20. 20. 3.7 CONTESTOE il "luogo" (fisico o relazionale) in cui avviene lo scambio comunicativo, ovvero la "situazione" in cuilatto comunicativo si inserisce (e a cui si riferisce).Il contesto è parte integrante del messaggio, e può cambiare il significato del messaggio stesso: la frase"bene, molto bene" pronunciata da un insegnante significa cose molto diverse se detta al termine di unainterrogazione in cui lo studente ha dato buona prova di sé, oppure appena dopo che linsegnante hascoperto lo stesso studente copiare durante un compito in classe.Quando inviamo messaggi come la frase "questo mi sembra ok", è il contesto che permette dicomprendere che la parola "questo" si riferisce ad un determinato oggetto e non ad un altro. Senzacontesto, le parole e le azioni non hanno nessun significato.In ogni situazione comunicativa reale sono coinvolti molti contesti contemporaneamente, che spesso sisovrappongono. Questo può creare imbarazzo: è ciò che può accadere se partecipate ad una festa in cuisono presenti sia i vostri amici (che richiederebbero da voi un certo linguaggio, un certo tipo dicontenuti ed un certo comportamento) sia i vostri genitori (che ne richiedono ben altri).3.8 MESSAGGIOÈ il contenuto di ciò che si comunica. È strettamente legato al concetto di informazione, e può essere undato, una notizia o più semplicemente una sensazione, veicolata attraverso segni significativi (frasi,singole parole o suoni, gesti, espressioni, immagini, ecc.). È la parte "attiva" dellatto comunicativo,quella che genera leffetto di inviare allambiente esterno pensieri o informazioni prima contenute soloallinterno della mente dellindividuo che le emette.Il concetto di "messaggio", apparentemente scontato, è in realtà difficile da afferrare. Se definiamo iltermine messaggio dal punto di vista dellemittente, esso è il mezzo attraverso cui viene veicolata o resadisponibile una informazione, e dunque ricercata uninfluenza sociale, un effetto sul ricevente. Se lodefiniamo dal punto di vista del ricevente, il messaggio è invece linterpretazione che il ricevente fadello stimolo proveniente dallemittente. Non dobbiamo fare lerrore infatti di credere che il significatodel messaggio sia contenuto allinterno del messaggio stesso. Il significato emerge solo dalla letturaGli elementi della comunicazione 17
  21. 21. contestuale del messaggio e di tutti gli altri elementi della comunicazione. Lettura contestuale che èpossibile, però, solo dopo che un soggetto ha deciso di agire inviando al mondo un segnale.Watzlawick ed i suoi collaboratori sostengono che tutto è comunicazione, anche il mero comportamentointerpersonale. Ogni comportamento, pertanto, ha valore di messaggio, anche quando evidenziacaratteri non intenzionali. Tale posizione teorica è riassunta dagli autori nel primo assioma dellacomunicazione, che afferma l’impossibilità di non comunicare. Secondo l’approccio pragmatico allacomunicazione umana il contenuto del messaggio esula, dunque, dal puro atto linguistico intenzionale,per comprendere ogni azione, anche involontaria, dell’attore sociale inserito in un processo relazionale.In base a questa teoria la sfera della comunicazione coinvolge gli aspetti non verbali dell’interazionesociale, che si esprimono attraverso la postura, il modo di porsi agli altri, l’intonazione della voce,l’immagine estetica, l’abbigliamento, lo sguardo, il silenzio. Il messaggio è ciò che transita, sotto formadi codici verbali e non verbali e attraverso canali acustici, visivi, olfattivi, ecc., dall’emittente alricevente.4. I MODELLI TEORICI DELLA COMUNICAZIONE4.1 IL MODELLO TRADIZIONALE O LINEAREIn questo modello la comunicazione, anche umana, è vista come un processo dove il messaggio ècodificato da un’emittente ed inviato attraverso un canale ad un ricevente che lo decodifica.Codifica e decodifica sono due processi distinti ed autonomi (come in un messaggio parlato è diversoprodurre le parole dall’ascoltarle). Altro aspetto esaminato dal modello è il rumore, intendendo con essoqualsiasi fonte di disturbo che interferisce con una comunicazione efficace.Ruolo del canale. In questo modello il canale della comunicazione è il mezzo attraverso il qualepassano i segnali. Il canale lavora come un ponte fra emittente e ricevente. Di solito vengono usaticontemporaneamente più canali; per esempio in interazioni faccia a faccia si parla e si ascolta, usando ilcanale vocale-uditivo, ma si fanno anche gesti o si ricevono segnali non verbali, usando il canale visivo;oppure si tocca l’altro, usando il canale tattile. Se scriviamo una lettera o mandiamo una e-mail usiamocanali ancora diversi.Gli elementi della comunicazione 18
  22. 22. Critiche al modello lineare. Questo modello non tiene conto degli interlocutori coinvolti e del contesto,che possono entrambi modificare i significati. In particolare il ricevente è visto come una “macchina didecodifica” passiva e muta (abbiamo visto invece come schemi, atteggiamenti, esperienze passate,influenzino percezione, interpretazione, valutazione, memoria, ect). Inoltre il linguaggio naturaleumano non corrisponde ad un codice, ma ha delle ambiguità intrinseche che vengono risolte ogni voltadalla situazione.4.2 IL MODELLO INTERATTIVOQuesto modello supera lo schema semplicistico del modello lineare, introducendo il concetto difeedback ed occupandosi più esplicitamente delle intenzioni comunicative di chi parla e di chi ascolta,che vengono (e non solo il significato letterale del messaggio) fatte oggetto di codifica/decodifica peressere sicuri di cogliere le intenzioni sottostanti e di condividere gli stessi significati. Parlante edascoltatore obbediscono ad un “principio di cooperazione” e condividono uno scopo comune. Solo cosìla comunicazione può dirsi efficacemente avvenuta.Sono spesso i segnali non verbali a costituire un feedback su come un messaggio è stato recepito: consegnali di attenzione (es. segnalando con lo sguardo che si sta ascoltando) di comprensione (es.accennando di sì con il capo), di valutazione (es. alzando le spalle o aggrottando la fronte).4.3 IL MODELLO DIALOGICOIn questo modello l’individuo è visto come soggetto attivo (dotato di pensieri, emozioni, status, ruoli,capacità) che cerca di interpretare tutte le informazioni che provengono dall’ambiente. Il parlante el’ascoltatore sono meglio definiti come interlocutori coinvolti in una relazione complessa in cuicostruiscono il loro specifico contesto. La comunicazione non è più una semplice trasmissione diinformazioni, ma una complessa attività congiunta che genera una realtà sociale.Questo modello sottolinea l’importanza del contesto, non più visto come semplice sfondo bensì comeelemento strutturante.Gli elementi della comunicazione 19
  23. 23. Grande importanza viene data all’analisi della conversazione come modello tipico della comunicazione.Il modello dialogico considera, a differenza dei modelli precedenti situazioni asimmetriche, o quelle incui sono coinvolti più destinatari di una comunicazione (es. una lezione in classe).Gli elementi della comunicazione 20
  24. 24. LA COMUNICAZIONE INTERPERSONALE
  25. 25. INDICE1. LE FUNZIONI DEL LINGUAGGIO NELLA COMUNICAZIONE INTERPERSONALE 1.1 L’ELENCO DELLE FUNZIONI 1.2 GLI ATTI LINGUISTICI Massime conversazionali o principi generali Il principio di cooperazione Massima di qualità Massima di quantità La massima di relazione La massima di modo 1.3 GLI ATTIVATORI PRESUPPOSIZIONALI 1.4 LE EMOZIONI NELLE PAROLE2. IL LINGUAGGIO CORPOREO 2.1 ANALOGICO E DIGITALE 2.2 DAL SEGNALE ALLA VERIFICA 2.3 CINQUE CATEGORIE DI SEGNALI DEL CORPO 2.3.1 L’ATTEGGIAMENTO 2.3.2 MIMICA 2.3.2.1 FRONTE 2.3.2.2 LO SGUARDO 2.3.2.3 I MOVIMENTI OCULARI 2.3.2.4 LA BOCCA 2.3.3 LA GESTUALITÀ 2.3.4 LA DISTANZA 2.3.4.1 ZONA INTIMA 2.3.4.2 ZONA PERSONALE 2.3.4.3 ZONA SOCIALE 2.3.4.4 ZONA PUBBLICA 2.3.5 IL TONO 2.4 LA RISATA 2.5 L’EFFETTO PIGMALIONELa Comunicazione Interpersonale 2
  26. 26. 1. LE FUNZIONI DEL LINGUAGGIO NELLA COMUNICAZIONE INTERPERSONALEGli uomini comunicano sia con il modulo numerico (verbale) che con il modulo analogico (nonverbale). Questo vuol dire che qualsiasi comunicazione è composta da due momenticontemporaneamente presenti: un momento verbale (espressione verbale della comunicazione) ed unmomento gestuale e quant’altro non sia solo verbale (espressione mimica, prossemica, ecc.). Per dareluogo ad una comunicazione definita sana queste due diverse componenti devono necessariamenteessere coerenti tra loro. Nel caso contraria si assiste ad una comunicazione definita paradossale.Il livello di contenuto è trasmesso di preferenza con il modulo numerico, il livello di relazione ètrasmesso di preferenza con il modulo analogico.Quando comunichiamo con gli altri non passiamo solo informazioni sull’argomento trattato, altrimenti“informeremmo” nell’accezione più tecnica del termine. Comunicare è invece molto di più.Il linguaggio che noi adoperiamo quotidianamente, ogni nostra espressione, anche quella utilizzata inuna conversazione telefonica, non è esente dall’essere molto di più della semplice risultante deisignificati delle parole usate.E’ lecito porsi una domanda: è possibile non comunicare?Riflettiamo sulla situazione (una delle tante possibili) qui di seguito riportata:immaginate un gruppo di persone in una stanza; fate uscire due di queste, possibilmente un uomo eduna donna. Ai due dite che, una volta rientrati nella stanza, dovranno simulare un viaggio su un mezzopubblico, possibilmente vicini e senza parlare.Prima di farli rientrare, chiedete alle persone rimaste dentro la stanza di provare a capire che cosa i due,una volta rientrati, si stanno comunicano. Solitamente, il silenzio imposto ai due, vieneabbondantemente riempito dalla fantasia degli altri partecipanti.Perché questo? Noi siamo nati e viviamo in un ambiente comunicativo. La prima comunicazioneinterpersonale avviene tra madre e figlio. Tra i due si costruisce un linguaggio decodificabile soltantoda loro due: quando il bambino piange in una data maniera ottiene una determinata cosa.La Comunicazione Interpersonale 3
  27. 27. 1.1 L’ELENCO DELLE FUNZIONIAttraverso il linguaggio naturale vengono trasmessi molti dati, alcuni che non controlliamoconsciamente, altri che possiamo simulare.Questo rappresenta un surplus informativo, che può essere inteso come il valore aggiunto alla crudainformazione trasmessa su un determinato oggetto; in tal modo la comunicazione diventaeffettivamente il passaggio e la messa in comune di dati, informazioni, valori, diviene strumento diregolamentazione sociale in maniera interattiva e reciproca ed il linguaggio, anche attraverso questosurplus di dati, svolge le seguenti funzioni:a) Referenziale (o rappresentazionale) Quando descriviamo un dato di realtà o uno stato di cose veicoliamo informazioni che si riferiscono alla situazione che descriviamo.b) Interpersonale (o espressiva) In ogni comunicazione con l’altro, non si veicolano solo significati ancorati all’uso del vocabolario e alla loro combinazione, ma anche ciò che noi siamo in relazione al mondo e all’interlocutore stesso, e a ciò che l’interlocutore è per il resto del mondo e per noi, includendo in questo l’identità personale, lo stato emotivo temporale, gli atteggiamenti abituali e le relazioni sociali. Nella funzione interpersonale-espressiva un ruolo importante è svolto dal linguaggio non verbale (tono dell’eloquio, linguaggio del corpo, gestione dello spazio e della distanza). Basti pensare a quanti significati possono venire racchiusi in un semplice “ciao”: a seconda che ci rivolgiamo ad una persona che amiamo oppure ad una persona che detestiamo, questa piccola parola, pur pronunciata nello stesso modo, esprimerà sentimenti contrapposti ed il nostro linguaggio corporeo difficilmente sarà capace di mentire.c) di auto ed eteroregolazione Noi utilizziamo il linguaggio per regolare le nostre azioni e quelle degli interlocutori, attraverso richieste, ordini, comandi, persuasioni. Quando chiediamo qualcosa a qualcuno, interveniamo su dati di realtà. Perfino nel linguaggio interiore ci diamo degli ordini.d) di coordinazione delle sequenze interattiveLa Comunicazione Interpersonale 4
  28. 28. Nella comunicazione l’alternanza tra emittente e ricevente non dovrebbe essere casuale, ma gestita da regole; e l’inizio della conversazione, il passaggio di ruolo emittente/ricevente e la fine della comunicazione vengono segnalati dal linguaggio(ad esempio uno sguardo, una domanda all’interlocutore, un “bene” sempre più veloce e accentuato in chiusura di una conversazione telefonica).e) di metacomunicazione Ciò che ci distingue dagli animali sembra essere, in particolare, la metacomunicazione, ossia il comunicare sulla comunicazione. Noi discutiamo spesso su ciò che un altro aveva detto, o noi stessi avremmo voluto dire e non siamo stati intesi, o riusciamo per mezzo di segnali paralinguistici e del linguaggio del corpo, a simulare e dissimulare messaggi su stati interiori o esteriori (ad esempio con ironia, clamore o menzogna). Possiamo dire una cosa seria e renderla risibile con l’espressione, oppure, al contrario, pronunciare una notizia allegra con tono tragico. Questa funzione può diventare di grande utilità nel gestire situazioni di incomprensione reciproca, nel cercare di interpretare e tradurre il messaggio che ha generato la turbativa nella comunicazione, nello sdrammatizzare con il tono certe situazioni gravi e nel far sentire a proprio agio l’interlocutore.1.2 GLI ATTI LINGUISTICIIn base a quanto esaminato fino ad adesso, abbiamo visto che con il linguaggio ha molteplici funzioni.Pensiamo, ad esempio, alle conseguenze che in qualsiasi momento può avere sulla nostra vita e suquella degli altri una certa frase detta in una certa maniera. L’impiego energetico per proferirla èpressoché nullo, ma possiamo produrre nella realtà una separazione, l’interruzione di un rapporto diamicizia, una reazione violenta. Il senso di queste frasi non risiede tanto nei loro contenuti, cioè nellaloro verità o falsità, quanto su come esse andranno ad interferire sul piano della realtà.Infatti, quando agiamo con le parole, la nostra attenzione non si pone tanto sulla verità o menodell’enunciato proferito, bensì su come esso andrà ad agire sulla realtà.Esiste una categoria di verbi che danno alle parole la “forza” per agire sulla realtà: sono i verbiperformativi, per esempio “io scommetto”, “prometto”...La Comunicazione Interpersonale 5
  29. 29. Questi verbi possono essere sia espliciti che impliciti: ad esempio”Vieni qua!” può essere esplicitatocon “ti ordino di venire qua”.Non tutte le azioni linguistiche riescono, anche se si presuppone che tutti coloro che parlano, in quantocapaci d’intendere, di volere ed in grado di comprendere e formulare frasi di senso compiuto sianoaccomunati da una competenza comunicativa.Qui di seguito enunciamo quelle che sono le condizioni di buona riuscita di una atto linguistico, ovverole regole da seguire affinché un atto linguistico abbia la forza appropriata:A 1. deve esistere una procedura convenzionale che abbia un effetto convenzionale; 2. le circostanze e le persone devono essere appropriate secondo quanto specificato dalla procedura.B La procedura deve essere seguita: 1. in modo corretto; 2. in modo completo.C 1. Le persone devono avere i pensieri, i sentimenti e le intenzioni richieste dalla procedura 2. se è specificato un comportamento conseguente, esso deve verificarsi.”Le violazioni indicate nei punti A e B originano delle azioni che non hanno esito. Le violazioni delleregole indicate nel punto C non sempre si possono individuare; pertanto si può agire in manierainappropriata o insincera, in quanto entriamo nell’ambito delle certificazioni di stati e motivazioniinteriori, dei quali siamo unici giudici e testimoni.Ovviamente le tre classi di condizioni non sono sufficienti affinché si possano avere sulla realtà leconseguenze che ci siamo prefissati. L’imprevedibile può sempre accadere: una reazione inattesa daparte del nostro interlocutore, o uno o più elementi inattesi, si possono aggiungere alla situazione.Si possono pertanto individuare tre livelli per aiutarci a comprendere come dal “dire” si passa al “fare”: • atto illocutorio (o illocuzione): dire la frase grammaticalmente compiuta. • atto locutorio (locuzione):La Comunicazione Interpersonale 6
  30. 30. il “fare” convenzionalmente legato ad un atto linguistico, con la forza di un comando, di un ordine, di una condanna, avvenuti secondo le condizioni di buona riuscita. • atto perlocutorio (perlocuzione): ciò che consegue al “fare” convenzionale, che non è di per se convenzionale.GLI ATTI LINGUISTICI INDIRETTINon soltanto attraverso l’uso di verbi performativi possiamo agire sulla realtà e formulare richieste. Lerichieste possono essere formulate anche attraverso delle asserzioni dichiarative e delle preposizioniinterrogativeQuando noi conversiamo con un altra persona è sottinteso che seguiamo delle regole, esplicitate nelseguente elenco, al quale è meglio attenersi durante una conversazione formale, come può essere uncolloquio di lavoro.Massime conversazionali o principi generali • Il principio di cooperazione Al momento opportuno fornite il vostro contributo così come è richiesto dalla situazione, dagli scopi o dall’orientamento del discorso in cui siete impegnati. Aderite cioè al contesto in cui vi trovate seguendo il turno della conversazione. • Massima di qualità Cercate di fornire un contributo vero; in modo particolare: 1. non dite cose che credete siano false: 2. non dite cose per le quali non avete prove adeguate. • Massima di quantità 1. fornite un contributo che soddisfi la richiesta di informazioni in un modo adeguato agli scopi della situazione nella quale vi trovate. 2. non fornite un contributo più informativo del necessario.La Comunicazione Interpersonale 7
  31. 31. • Massima di relazione Fornite contributi pertinenti • Massima di modo Siate comprensibili, ed in particolare: 1. evitate oscurità; siate chiari nel linguaggio e nella forma espositiva; 2. evitate le ambiguità; definite ogni significato senza margini di dubbio; 3. siate brevi; 4. procedete in modo ordinato.1.3 GLI ATTIVATORI PRESUPPOSIZIONALILa collaborazione conversazionale durante particolari confronti dialettici non viene meno, ma puòessere continuamente contrattata e specificata (esempio di ciò, nella memoria collettiva, èl’interrogatorio che l’avvocato americano fa a un testimone, le cui domande vanno alla ricerca dellemaggiori informazioni possibili che attestino una data tesi e le risposte sembrano essere più succintepossibili). Per ottenere quanti più dati possibili da affermazioni povere di informazioni esplicite, è digrande aiuto tenere bene a mente quelle particolari parole (nomi, verbi, avverbi…) grazie alle quali,partendo da una asserzione, si arriva a delle conclusioni su uno stato di cose (mentre, al contrario, conle implicature conversazionali, da una asserzione su uno stato di cose si arriva al senso dellaproposizione). Anziché essere legati al contesto, gli attivatori presupposizionali sono legati alsignificato delle parole interne al testo e generano delle inferenze su ciò che deve essere vero affinchéun enunciato abbia senso (e rimane vero anche nella sua negazione). Tali inferenze vengono indicatecon il nome di presupposizioni, ed hanno validità universale in qualsiasi contesto vengano pronunciate(ad esempio la frase “I figli di Marco sono biondi” ha senso solo qualora esistano Marco e i suoi figli,sia che i figli siano biondi o mori e cioè sia vera la sua negazione. La presupposizione della frase “Ifigli di Marco sono biondi” è “Marco ha dei figli”).Ecco alcuni esempi di attivatori presuppozionali:1. Descrizioni definite: Ho cavalcato/non ho cavalcato Furia (esiste Furia)La Comunicazione Interpersonale 8
  32. 32. 2. Verbi fattivi Rimpiangere, essere consapevoli/non consapevoli di, rendersi conto di, sapere, dispiacere, essere orgogliosi del fatto che, essere indifferenti al fatto che,essere contenti del fatto che, essere tristi per (esiste l’oggetto o è avvenuta la situazione che si rimpiange, di cui si è consapevoli...).3. Verbi implicativi Riuscire (cercare di fare), dimenticare (si sarebbe dovuto ricordare, si aveva intenzione di ricordare), capitare qualcosa (non era prevista quella cosa), evitare qualcosa (si aspettava quella cosa)4. Verbi di cambiamento di stato Smettere, cominciare, continuare, prendere, partire/lasciare, entrare, venire, andare, arrivare, ecc. (esisteva già uno stato o un’azione precedente)5. Iterativi Di nuovo, non più, ritornare, un’altra volta, ripristinare, ripetere, (esisteva già uno stato o un’azione precedente alla quale si fa riferimento)6. Verbi di giudizio Accusare di, criticare, (ciò di cui si accusa o ciò che si critica si ritiene negativo)7. Proposizioni temporali Prima, mentre, da quando, dopo, durante, quando nel (la situazione alla quale si riferisce la proposizione è vera)8. Frasi scisse É stato Gianluca a tirare il sasso. (qualcuno ha tirato il sasso)9. Paragoni o contrari Anche, invece, in cambio, poi, a sua volta (l’esistenza e la qualità dello stato a cui si fa riferimento)10. Preposizioni relative non-restrittive Marco, che è l’ultimo figlio di Laura, oggi è/non è andato a scuola. (Marco è l’ultimo figlio di Laura)11. Ipotetiche controfattuali Se solo fossi andato piano avresti frenato in tempo, (non andavi piano)12. DomandeLa Comunicazione Interpersonale 9
  33. 33. C’è una macchinetta per il caffè? (o c’è o non c’è), Monfalcone è in provincia di Trieste o di Gorizia? (una delle due), Chi è il vostro professore di matematica? (avete un professore di matematica)1.4 LE EMOZIONI NELLE PAROLEEsistono diverse immagini e sensazioni legate alle parole. Questi legami possono influenzare le disposizioniinteriori, il contesto emotivo e lo svolgersi dell’interazione. Le ancore possono essere collettive, culturalmentecondivise, di specifici gruppi o isolate alle esperienze personali.Anche all’interno di conversazioni, citare avvenimenti o cose positive o negative può indirizzare, anche sesolamente a livello inconscio, gran parte della decodifica del messaggio.In ogni scelta la componente emotiva è fortissima: questa è una regola che gli esperti venditori ben conoscono.Per questo, durante una conversazione, preliminare a qualsiasi tipo di decisione, è importante sapere gestire lesensazioni che si veicolano attraverso i messaggi.Altre sensazioni, vengono veicolate, per lo più inconsciamente, attraverso il linguaggio corporeo.La Comunicazione Interpersonale 10
  34. 34. 2. IL LINGUAGGIO CORPOREO2.1 ANALOGICO E DIGITALENell’interazione di ogni giorno non comunichiamo soltanto attraverso il contenuto espresso nelleparole, ma veicoliamo anche emozioni, intensità e passioni attraverso la cadenza, le posizioni del corpoe lo sguardo.Pensiamo a quanto ci può essere in un semplice “Ciao” rivolto ad un amico. Nel proferirlo nontrasmettiamo solo il significato del saluto, ma possiamo anche esprimere un mondo di relazioni: quelloche è l’altro per noi, quello che noi reputiamo di essere per lui, il nostro stato d’animo, tutto il nostrovissuto fino a quel momento e quello che è intercorso con l’altro.Una parola convenzionalmente è composta da un segno finito, che può essere modificato attraversoaltri segni finiti e convenzionali (plurali, diminutivi, maggiorativi, aggettivi numerali o di qualità, chedi per sé seguono le regole della parola che modificano: grande, grandi, grandissimo…). Concetto chela linguistica definisce come morfemi lessicali (buon, am), in unione con dei morfemi grammaticali(buono, amo). Niente, a livello figurativo, del concetto della parola è immesso nella parola stessa,tranne nel caso di onomatopee, che hanno un suono che per analogia ricorda il significato che evocano:“gong”, “trillare”. Ma “casa” o “gatto”, nulla mi dicono della casa o del gatto, e “cccaaasssaaa” o“gggaaatttooo” non mi indicano una casa o un gatto più grande, mentre “grande casa” o “grandegatto” sì, proprio come “13” mi indica un numero di tre unità più grande di dieci.Non si può esprimere continuità tra una grandezza e l’altra, cosa che invece si può fare per analogia,magari con un gesto delle mani “era alto così” o con un suono “ha fatto boom!!!”. Indicheremo i primisegni (“casa”,“13”) come segnali discreti o digitali e i secondi (“boom”) come continui o analogici.Nei caso di segni/segnali digitali, la relazione tra segno e significato è arbitraria e convenzionale.Ad un segno arbitrario del codice facciamo per convenzione corrispondere un significato.Il segno predefinito non può subire variazioni al di fuori di quelle permesse dal codice: nell’insieme deinumeri naturali, nella declinazione al plurale, nella scala degli aggettivi, si passa da un segno all’altrosenza possibilità di vie di mezzo.Nel caso di segni/segnali analogici il significato si assume per analogia al referente, ossia sussisteun’analogia, qualcosa che lega per similitudine il significante (il segno) al significato (il referente). Lasimilitudine, non essendo attuata per mezzo di un segnale definito, ma attraverso la riproduzione di unaLa Comunicazione Interpersonale 11
  35. 35. delle qualità dell’oggetto riferito, non è suscettibile della scalarità dei segni digitali. Io posso allargarele mani in maniera continua per indicare una grandezza, così come posso utilizzare il tono della voceper riprodurre un suono.Posso usare segnali digitali per combinare dei segnali analogici. Nella poesia ad esempio, l’unione disegni discreti, quali le parole, formano analogie con sensazioni e significati che si vogliono riprodurre.L’oggetto della poesia, spesso ancorato all’interiorità, è di per sé maggiormente esplicabile attraversosegnali analogici e la bravura di chi recita si valuta in gran parte per come sa riprodurre stati d’animoattraverso il tono della voce, la velocità dell’eloquio, l’espressione del volto e i gesti del corpo.Ecco tre esempi di poesie, che per analogie rimandano a un qualcos’altro di per se di difficiledefinizione: …finché saremo vivi faremo nostra tutta la vera vita, ma anche i sogni: tutti i sogni: tutti i sogni sogneremo. (P. Neruda)Neruda descrive la sua esperienza intima assieme ad una ragazza e poteva concludere con il diresemplicemente “sogneremo tutto ciò che è possibile sognare”, mentre nella ripetizione di “tutti i sogni”legato a “sogneremo” crea un’analogia con l’atmosfera soffusa ed indefinita del sogno. …ta ta ta ta giii tumb giiii tumb ZZZANG-TUMB-TUMB (280 colpi di partenza) srrrrrr GRANGGRANG (colpi in arrivo) coooc-craaac grida degli ufficciali sbattacchiare come piatti d’ottone…La Comunicazione Interpersonale 12
  36. 36. (F. T. Marinetti)Marinetti, per rievocare la battaglia, crea una forte analogia con l’ausilio delle lettere (digitali) e conl’utilizzo delle onomatopee (segnali analogici), con il campo di scontro, in un contesto di esplosioni diarmi da fuoco. Tu sei come una giovane, Una bianca pollastra. (U. Saba)Saba qui avrebbe potuto scrivere: “donna giovane di razza bianca con probabile anemia” se avessevoluto simulare la descrizione fatta da una persona patita di medicina, mentre ha creato un continuum,poco onorevole raffronto, tra la giovane descritta nel testo e una gallina.Per concludere, per capire la differenza che intercorre tra il segnale analogico e quello digitale, bastafare i seguenti due esperimenti:prendiamo, con il massimo rispetto per Dante, il seguente verso: 103 Amor, cha nullo amato amar perdona, (Divina Commedia, Inferno, Canto V)L’insieme di queste parole esprime più o meno il seguente significato: l’amore è una cosa così intensa,che non può lasciare indifferenti dall’amare chi è fatto oggetto di questo sentimento.Prendiamo una parola a caso nel testo e facciamo quello che Neruda ha fatto con i “tutti i sogni”: peresempio prendiamo in esame la parola “nullo” e ripetiamola due volte. Il risultato è il seguente:Amor, ch’a nullo nullo amato amar perdona.La ripetizione della parola “nullo” pone l’attenzione, con una tensione che potremmo definiredrammatica, sul significato di nessuno, in analogia con l’importanza che intendiamo darvi. Qualcunoperò potrebbe obiettare che l’analogia viene posta su un piano di scalarità, e che ogni “nullo” in più, ungradino digitale, aumenta d’intensità l’analogia.Potremmo anche provare a ridurre la parola “nullo”, e porlo su un piano di continuità con l’intera frase,usando il seguente stratagemma:La Comunicazione Interpersonale 13
  37. 37. Amor, ch’a nullo nullo nullo nell’amato amar perdonaLa preposizione “nell’” è simile a “nullo” (presenta delle analogie), lo richiama ed intensifica la suaimportanza, ma questa volta in maniera più indefinita, fondendosi con tutta la frase, in quanto “nell”apostrofato si appoggia e si completa foneticamente e semanticamente con “amato”. Un po’ comequando si pronuncia qualcosa, la grandezza del gesto non è di per se misurabile in maniera precisa eneppure replicabile in maniera esatta; si pone semplicemente su un paio di continuità, come la voce, isorrisi, i gesti delle mani.Supponiamo di trovarci di fronte ad una platea: utilizzando una stessa parola provocheremo esiti diversia secondo di come la pronunceremo. Supponiamo di individuare una persona del pubblico, e di dirgli“attento” con tono basso e lentamente. Se ci sarà un qualche effetto, sarà del tutto impercettibile.Proviamo poi, subito dopo, individuando un altro soggetto, a gridare velocemente la stessa parolascattando con il corpo. L’effetto indotto sarà di panico e di agitazione. Eppure era la stessa parola. Checosa ha fatto la differenza? Il linguaggio del corpo.Perché una parte così importante della comunicazione è lasciata ad un codice non strutturato e conelementi non strutturabili ad un alto livello di complessità, quindi anche difficilmente definibile comeun codice?Una spiegazione plausibile potrebbe essere la seguente:un codice gestibile da molti utenti deve avere come riferimento un insieme di significati definiti,condivisibili e finiti. Le generalizzazioni e le classificazioni riguardanti il mondo sensibile sono definitee limitate all’interno di ogni paradigma culturale. Un codice standard, può facilmente veicolare tuttequeste informazioni. Ma quando comunichiamo, veicoliamo attraverso i messaggi molto di noi stessi,della nostra interpretazione del mondo, delle cose, di noi stessi rispetto al mondo. Contenuti questi chepossono anche essere molto idiosincratici, diversi per ciascuno di noi, dunque difficilmente codificabili- se lo si volesse - attraverso un linguaggio standard e per i quali è impossibile definire dei significantistandard.Le combinazioni possibili del linguaggio naturale (le parole) sono infinite e la lunghezza delle frasipotenzialmente illimitata, ma la linearità del linguaggio produrrebbe una lunghezza ed una spesa dirisorse mentali spropositata semplicemente per esplicitare un battito di ciglia.La soluzione migliore è un codice di pochi elementi graduabili in maniera pressoché infinitesima nelleloro espressioni continue, talmente immediato da essere a volte incontrollabile.La Comunicazione Interpersonale 14
  38. 38. Ecco una tabella delle distinzioni tra digitale e analogico. DIGITALE ANALOGICO le parole l’uso delle mani per indicare quantità o il quadrante dell’orologio in cifre (si passa da intensità un secondo all’altro) “ho visto miao miao” (un gatto) (onomatopee) la codifica dei computer (o è “0” o è “1”, 8 bit il tono e la velocità dell’eloquio basta!!!! (tratti formano un byte che codifica un carattere paralinguistici) il gesticolare, le espressioni del volto, la distanza corporea (linguaggio del corpo) la poesia il quadrante con le lancette (viene indicato il passare parziale del tempo) la vecchia linea telefonica (il messaggio viene modulato in impulsi elettrici che riproducono analogicamente il suono)il modem (modulatore demodulatore) fa da tramite tra il computer (digitale) e la linea telefonica (analogica)È importante sapere che nella comunicazione interpersonale possiamo effettuare distinzione tra “ciòche si dice” e “come lo si dice”, ovvero tra i segnali sul piano del contenuto, espresso prevalentementecon le parole, e i segnali sul piano della relazione. I primi veicolano informazioni, i secondi veicolanoinformazioni sulle informazioniLa Comunicazione Interpersonale 15
  39. 39. L’immagine è tratta da Vera f. Birkenbihl, “Segnali del corpo. Come interpretare il linguaggio corporeo, Franco Angeli, Milano, 1998Tra ciò che esprimiamo con le parole (segnali digitali) e ciò che esprimiamo con il corpo (segnalianalogici) vi può essere congruenza o incongruenza. È importante sapere che la congruenza tra i duepiani (contenutistico e relazionale) convince di più, mentre l’insicurezza porta all’ incongruenza edunque a non essere creduti.Ovviamente la relazione tra gli interlocutori può essere buona o cattiva ed esprimere aggressività,incongruenza o non ascolto, e lì dove si riesce a creare una buona dinamica della relazione tra gliinterlocutori si facilita la comprensione, in quanto, se ci sentiamo in qualche modo attaccati, agisce laparte più emotiva di noi, e subentra quella che viene definita “nebbia psicologica”, cioè un’incapacità arazionalizzare e ad esprimere le nostre ragioni, perfino a ricordare2.2 DAL SEGNALE ALLA VERIFICAPoiché non sempre ad un segnale corporeo corrisponde un solo significato (o il più comune), si puòpassare ad una verifica nella comunicazione per vedere se ciò che si esprime con un segnale del corpoviene confermato o da altri segnali o dalle parole.La verifica può essere di tre tipi: 1. la domanda aperta; 2. la domanda chiusa;La Comunicazione Interpersonale 16
  40. 40. 3. il silenzio. 1. La domanda aperta è quando formulo un quesito per far parlare quanto possibile l’interlocutore, preferibilmente su un atteggiamento interiore (es. “Cosa le sembra della proposta?”). La risposta che ne segue non solo verifica le mie impressioni, ma mi permette anche di condurre ulteriori analisi sui segnali dell’interlocutore, eventuali congruenze o incongruenze. 2. Alla domanda chiusa si risponde con un “sì” o con un “no”. Chiedere un’informazione in maniera così diretta, se non si è acquisito un certo grado di fiducia nell’interlocutore, può essere pericoloso, poiché, di fronte a delle variabili da ponderare, l’interlocutore può anche ipotizzare conseguenze svantaggiose da una sua concessione ed interpretare la nostra richiesta esplicita come uno stratagemma per concludere, senza farlo arrivare a percepire elementi che lo influenzerebbero negativamente.Il silenzio può essere un’ottima strategia, ma bisogna essere molto esercitati a praticarlo.2.3 CINQUE CATEGORIE DI SEGNALI DEL CORPONon è propriamente legittimo chiamare il linguaggio corporeo “comunicazione corporea”, poiché nonsempre abbiamo padronanza di tanti segnali che partono dal nostro corpo; quindi non si può parlare diintenzionalità. Tali segnali costituiscono però pur sempre un feedback alla comunicazione: quandocomunichiamo con qualcuno gli elementi della sua risposta possono anche essere a livello corporeo.Conoscendo per lo meno i principi di base, si può cercare di simulare o dissimulare i segnali corporei,in maniera da incidere con maggior chiarezza sull’interazione in corso (per esempio, con i segnali delcorpo si può caricare d’enfasi o svuotare d’importanza un messaggio, ma si può anche esprimereimbarazzo o simpatia verso l’interlocutore, oppure disagio o serenità verso il contesto).La pratica di questi segnali si può dire dissociata dalla loro conoscenza, in quanto, pur non conoscendola loro classificazione, nomenclatura e definizione, c’è chi li usa quotidianamente e li ha affinatiattraverso un lungo esercizio nelle relazioni umane. C’è anche però che ne fa un uso erratoEcco qui elencata, rifacendosi al testo di V. Birkenbihl, una possibile suddivisione in 5 tipologie deiLa Comunicazione Interpersonale 17
  41. 41. segnali del corpo. 1. L’ATTEGGIAMENTO: la postura e le sue modificazioni 2. LA MIMICA: segnali del volto 3. LA GESTUALITÀ: movimenti delle mani e delle braccia anche nell’eseguire azioni 4. LA DISTANZA: la gestione dello spazio intorno a sé e in relazione all’altro 5. IL TONO: tutti i tratti paralinguistici (velocità dell’eloquio, volume della voce, ritmo ed eventuali espressioni sonore prive di contenuto verbale come, ad esempio, riso e sospiri)2.3.1 L’ATTEGGIAMENTOSecondo V. Birkenbihl, la cosa più naturale, nelle situazione nelle quali sentiamo una qualche forma dipericolo, è proteggersi le zone vitali e, anche se minimamente, prepararsi alla fuga. Ciò vuol dire checolui che si sente perfettamente a proprio agio in una situazione non cerca barriere o difese allacomunicazione, ed ha una posizione, perfettamente eretta.Colui che ritiene di avere l’autorità per dominare completamente una situazione, può avere unaposizione leggermente inclinata e flessa sulla schiena. Nel caso opposto, avrà invece il capo e il corpochino in avanti. Ovviamente tutte queste posizioni possono non avere nulla a che fare con il reale statointeriore; è importante però sapere che la maggior parte delle volte vengono interpretate così e che, epoiché siamo anche noi, con la percezione che diamo l’uno all’altra, a condurre il gioco, è inutilepregiudicarlo con errate proiezione di quello che siamo(se non rientra in una strategia determinata).Una breve descrizione degli esempi:Il primo atteggiamento sulla destra fa trasparire un atteggiamento sicuro, e dunque senza timori e chetenderà a non porre difese tra le zone più vulnerabili del corpo e gli altri, cosa che invece accadenell’atteggiamento di chiusura (secondo disegno).La Comunicazione Interpersonale 18
  42. 42. Fig 2 L’immagine è tratta da Vera f. Birkenbihl, “Segnali del corpo. Come interpretare il linguaggio corporeo, Franco Angeli, Milano, 1998Nel primo disegno della seconda immagine, la persona può trasmettere presunzione di superiorità.Nella seconda posizione si comunica un’apertura equilibrata verso gli altri (“nè sopra nè sotto di te”).Infine, nell’ultimo disegno, viene espresso un atteggiamento di sottomissione.2.3.2 MIMICAIl volto può venire suddiviso in tre zone espressive: Frontale Mediana Bocca Fig 3 L’immagine è tratta da Vera f. Birkenbihl, “Segnali del corpo. Come interpretare il linguaggio corporeo, Franco Angeli, Milano, 1998La Comunicazione Interpersonale 19
  43. 43. 2.3.2.1 FRONTELe pieghe orizzontali significano che l’attenzione è attratta da qualcosa mentre le pieghe verticali che cisi sta concentrando su qualcosa.2.3.2.2 LO SGUARDONon sempre una persona che non ci guarda non ci sta seguendo, ma è questa l’impressione che se neRiceve. Dunque per una buona conversazione, occorre guardare in direzione dell’interlocutore2.3.2.3 I MOVIMENTI OCULARISi dice che gli occhi siano lo specchio dell’anima. Senza esagerare, gli occhi sono spesso un buonindice per sapere che tipo di zone del cervello sta utilizzando il nostro interlocutore, in quanto sicompiono dei movimenti automatici a livello oculare.Ovvero se la persona: • accede alla memoria visiva, dunque ricorda immagini, muove gli occhi in alto alla sua sinistra; • crea immagini visive muove gli occhi in alto alla sua destra (e questo può voler dire che mente); • accede a ricordi uditivi muove gli occhi alla sua sinistra; • crea “immagini” sonore, muove gli occhi alla sua destra; • se ha un dialogo interiore, muove gli occhi in basso alla sua sinistra; • se pensa a sensazioni cinestetiche (sul toccare qualcosa), muove gli occhi in basso alla sua destra.2.3.2.4 LA BOCCAI segnali della bocca, in base alle pieghe, agli angoli, alla chiusura delle labbra, non solo sono moltointuitivi, e generalmente riconoscibili (anche simulabili), ma in diretta connessione con zone cerebrali.Per esempio, se assaggio qualcosa di amaro, meccanicamente le mie labbra assumeranno l’aspettodefinito “amaro” e quando proverò una sensazione interiore di amarezza anche le labbra assumerannoLa Comunicazione Interpersonale 20
  44. 44. quell’aspetto. Questo mette in evidenza una tecnica di recitazione diffusa tra gli attori professionisti:non si recita falsificando uno stato d’animo, ma indossandolo, ovvero evocando interiormente unasituazione vissuta che ha provocato quella sensazione.2.3.3 LA GESTUALITÀE’ sufficiente sapere che, nella comunicazione, più grandi saranno le emozioni ed i sentimenti (gioia,rabbia, dispiacere, insicurezza)coinvolti, più intensi e frequenti saranno i gesti2.3.4 LA DISTANZALa distanza fisica tra noi e gli altri comunica la distanza sociale e relazionale, in quanto in ogni culturaè codificato l’uso dello spazio.Ecco la codificazione dell’uso dello spazio nella cultura europea ed americana. Zona Pubblica Zona sociale Zona personale Zona intimaLa Comunicazione Interpersonale 21
  45. 45. 2.3.4.1 ZONA INTIMAÈ la zona più privata, nella quale facciamo entrare, e non sempre, solo chi gode della nostra piùintimafiducia.L’invasione di questa area produce un senso di lotta o di fuga, che, se non espresso, può dare origine afenomeni di stress.Maggiore è l’autorità della persona, più grande sarà lo spazio di zona intima che le verrà riconosciuto.Quando si è costretti a subire una momentanea invasione della nostra sfera intima (es. in bus,ascensore), tendiamo a trattare gli altri come non persone (non li si guarda, non si parla loro). Se questomomento di invasione è forzatamente prolungato si può provare a sentirci a proprio agio trasmettendomessaggi che nulla hanno a che fare con il loro contenuto, ma piuttosto con il loro tono rassicurante.2.3.4.2 ZONA PERSONALENella sfera personale hanno accesso quelle persone che non sono dei semplici conoscenti, ma che nonsono neppure in un rapporto tale di confidenza con noi da avere accesso alla zona più intima.2.3.4.3 ZONA SOCIALEÈ la zona deputata allo scambio formale e ai contatti superficiali con conoscenti o colleghi di lavoro.2.3.4.4 ZONA PUBBLICAE’ tutta la zona visibile oltre alla zona socialeGrazie ai nuovi media è possibile che la zona pubblica di una persona entri in quella personale di altre,per cui le seconde si sentono di diritto rientrare nella zona personale dei primi (es. i divi televisivi).L’invasione di una sfera nella quale non abbiamo diritto d’accesso, può pregiudicare le dinamiche dellacomunicazione: anche se non ce ne rendiamo conto, spesso questa invasione può inciderenegativamente sulle decisioni dell’interlocutore.La Comunicazione Interpersonale 22
  46. 46. 2.3.5 IL TONOLa congruenza fra tono e contenuto è determinante per l’efficacia del messaggio.Spesso è più importante il tono, e non il contenuto, per mettere a proprio agio l’interlocutore, persedurre o per convincere. LA VELOCITÀLa velocità dell’eloquio è un fattore importantissimo nel processo di comprensione. Purtroppo latendenza della velocità tra il pronunciare ciò che ci è noto e la necessità di ascoltare ciò che ci è nuovovanno in direzioni opposte.Troppe volte si parla velocemente per i seguenti motivi: perché si conosce a memoria l’argomento; perché si preferisce mostrare piena conoscenza dell’argomento, ma non vogliamo che chi ci ascolta si soffermi su nessun termine in particolare; per non essere compresi anche se si dicono corbellerie.Ecco perché invece avremmo bisogno di ascoltare qualcosa di nuovo pronunciato lentamente: perché ogni parola ha bisogno di essere contestualizzata per assumere il giusto significato; perché noi elaboriamo le informazioni mentre ascoltiamo, e spesso dobbiamo ricostruire parole incomplete; perché ci può essere una pessima acustica, per cui l’ascolto è veramente una ricostruzione minuziosa non solo di significati ma anche di significanti; per lasciare il tempo, le giuste pause, per fissare i concetti del discorso. Se tutto viene detto velocemente, anche l’enfasi, le pause, saranno più brevi e dunque meno percettibili.Ecco uno schema delle velocità contrapposte:La Comunicazione Interpersonale 23
  47. 47. VELOCITÀ INFORMAZIONE NOTAUna notizia a noi nota, e da noi già ripetuta, viene da noi pronunciata in modo relativamente più veloce. VELOCITÀ INFORMAZIONE IGNOTAUna notizia ignota, per essere appresa, deve essere da noi pronunciata in modo relativamente più lento.2.4 LA RISATAE’ stato rilevato che la risata: esprime gioia può venire interpreta come disprezzo, sarcasmo, sfida o falsa. può far pensare a una “gioia maligna repressa” esprime meraviglia e sarcasmo può essere sintomo di “paura, spavento”2.5 L’EFFETTO PIGMALIONELa situazione comunicativa è influenzata dall’atteggiamento di entrambe le parti attraverso laproiezione di quella che si ritiene possa essere la reale situazione comunicativa.La Comunicazione Interpersonale 24
  48. 48. Esempio: se io credo che il mio interlocutore sia falso, probabilmente diventerò anch’io meno sincero;lui avvertirà la mia simulazione e lo sarà a sua volta, e io così avrò ulteriori segnali di conferma dellamia aspettativa iniziale.Dunque, si deve provare a trasmettete fiducia e input positivi all’interlocutore: è molto più probabileche a nostra volta possiamo ricevere sensazioni positive.La Comunicazione Interpersonale 25
  49. 49. COMUNICAZIONE INTERPERSONALE: IL COLLOQUIO DI SELEZIONE DEL PERSONALETECNICHE DI PREPARAZIONE AL COLLOQUIO DI LAVORO IL CURRICULUM VITAE
  50. 50. INDICE 1. INTRODUZIONE 2. IL COLLOQUIO DI SELEZIONE 2.1 MODALITÀ DI SVOLGIMENTO DEL COLLOQUIO 2.2 POSSIBILI DOMANDE 3. IL CURRICULUM VITAE 4. LA LETTERA DI PRESENTAZIONELa comunicazione interpersonale:Curriculum Vitae 2
  51. 51. 1. INTRODUZIONEAll’interno del vasto insieme chiamato comunicazione abbiamo fatto rientrare la comunicazioneinterpersonale di cui consideriamo, a titolo esplicativo, il colloquio di selezione del personale,costituito sia da elementi rientranti allinterno della comunicazione verbale sia da elementi che sonoconsiderati afferenti ad un tipo di comunicazione non verbale. COMUNICAZIONE COMUNICAZIONE INTERPERSONALE COMUNICAZIONE VERBALE COMUNICAZIONE NON VERBALE COLLOQUIO DI SELEZIONEIn questo evento comunicativo, ovvero il colloquio di selezione, emittente e ricevente sono di volta involta il selezionatore e il candidato; il contesto è la selezione del personale.Consideriamo una semplificazione del tipo di comunicazione verbale che intrattengono l’addetto allaselezione e il candidato:La comunicazione interpersonale:Curriculum Vitae 3
  52. 52. EMITTENTE → SELEZIONATORE che fa una domanda RICEVENTE → CANDIDATO che ascolta e si prepara a rispondere EMITTENTE → CANDIDATO che risponde alla domanda RICEVENTE → SELEZIONATORE che ascolta e valuta la rispostaNaturalmente entrano a pieno titolo a far parte del colloquio anche l’insieme degli aspetti non verbaliche sottendono alla comunicazione.Ogni comportamento umano che si verifica all’interno di un contesto interattivo implica una forma dicomunicazione.Ogni comportamento costituisce perciò un veicolo di informazioni, per cui è possibile considerareinesistente la variabile “non comunicazione” anche in presenza di un tipo di comunicazione nonintenzionale o inconsapevole delle singoli componenti del processo comunicativo. Sembra, inoltre, nonparadossale ritenere che perfino i silenzi siano talvolta molto eloquenti.Entrambi gli interlocutori ricoprono il ruolo di emittente e ricevente in quanto nel colloquiocomunicano sia verbalmente sia non verbalmente qualcosa all’altro e reagiscono di conseguenza.Scopo della comunicazione nel colloquio di selezione: Valutare se il candidato è idoneo all’incarico da ricoprire. Raccogliere informazioni sul candidato (supplementari rispetto a quelle contenute nel Selezionatore curriculum vitae e nella lettera di presentazione) così da formulare un giudizio il più possibile circostanziato. Presentare al candidato l’azienda, fornendo informazioni, sulle condizioni e sul tipo di lavoro che dovrà svolgere, sulle prospettive di crescita interne all’azienda, sull’organizzazione nel suo complesso, sul clima, la cultura ed il modo di operare dell’organizzazioneLa comunicazione interpersonale:Curriculum Vitae 4
  53. 53. Valutare se si è disposti a ricoprire l’incarico Candidato professionale in questione (se si confà alle proprie aspettative professionali, se è interessante, se ci si sente motivati a svolgere tale mansione lavorativa, ecc.)Il colloquio di selezione altro non è che una conversazione condotta in maniera sistematica, cioè conmetodo: si tratta di un’intervista tra due persone che ha lo scopo di permettere ad entrambe diapprendere e valutare qualcosa sull’altra.Il colloquio di lavoro va inteso come promozione: l’obiettivo di ogni candidato è l’assunzione, checoncretizza la volontà dei contraenti (azienda-soggetto), i quali riconoscono la reciproca convenienzanell’allacciare stabilmente un rapporto di lavoro.Per cui occorre saper cogliere l’occasione di valorizzare (vendere) le proprie capacità, ma anche diessere pronti a valutare le opportunità di carriera e di crescita professionale che il datore propone.Anche il colloquio di lavoro è dunque una forma di vendita, nel quale si è insieme il prodotto ed ilvenditore. Quindi, occorre sapersi presentare al colloquio di selezione nel modo più conveniente.Per meglio “confezionare” il colloquio di selezione occorre: preventivamente autovalutarsi; raccogliere preventivamente informazioni sul potenziale datore di lavoro; informarsi sul luogo e sull’orario di lavoro; organizzare bene il proprio tempo ed arrivare puntuali; saper raccontare, avendolo memorizzato perfettamente, il proprio curriculum vitae; sapere ascoltare con attenzione le domande che vengono poste; dare sempre del lei all’interlocutore anche se è più giovane; non confondersi dando risposte precipitose; mostrarsi interessati; chiedere spiegazioni; essere chiari e concisi nelle esternazioni; essere decisi ma non supponenti; non esporsi ad un tono confidenziale;La comunicazione interpersonale:Curriculum Vitae 5
  54. 54. non interrompere l’interlocutore né parlargli in continuazione, bensì lasciare che si sviluppi un dialogo equilibrato e senza interferenze;Sappiamo che tutto il corpo comunica: perciò, sia attraverso la comunicazione non verbale (posturale)che con l’abbigliamento, si possono trasmettere sensazioni di affidabilità e serietà.A tal proposito, durante un colloquio di selezione, occorre: Guardare in faccia chi ti parla. Non guardarsi intorno e non abbassare lo sguardo continuamente; adottare un comportamento trasparente. Sorridere, ma, soprattutto, comunicare con il corpo apertura e disponibilità. Niente braccia conserte o pugni serrati; occorre escludere atteggiamenti di chiusura. Assumere una postura corretta, diritti e rilassati sulla sedia. Non mettersi a giocherellare con capelli o effetti personali, o tormentarsi le mani. Non avere fretta e non guardare l’orologio in continuazione. Consentire all’interlocutore di scandire il tempo. Assumere un atteggiamento di collaborazione. Occorre dimostrare la capacità di inserirsi in un’organizzazione complessa e competitiva qual è un’azienda. Manifestare interesse per l’incarico che si vorrebbe ci fosse assegnato. Evitare di dichiarare la disponibilità a fare “qualsiasi cosa”.Riguardo al “come abbigliarsi” esiste una quantità infinita di pubblicazioni; ci limiteremo qui a farebrevissime considerazioni: • per le donne va evitato il casual eccessivo, accessori colori e trucco vistosi, ma anche l’insidioso effetto kitsch, che si ottiene indossando abiti inadeguati alla propria età, alla propria specificità lavorativa ed insieme al proprio stile naturale. Occorre evitare, nel modo più assoluto, di voler sembrare diversi da quello che si è. • Anche per gli uomini si deve anzitutto rispettare e rafforzare l’immagine di credibilità che si vuole trasmettere.La comunicazione interpersonale:Curriculum Vitae 6
  55. 55. Le più frequenti reazioni emotive al colloquio: 1. L’ansia. L’ansia è generata dalla paura di perdere un’occasione importante e, forse, irripetibile. Consigli contro l’ansia non c’è ne sono: tenetevela, vi servirà da stimolo e vi passerà a mano a mano che il colloquio procede. Dovete però controllare quei nervosismi gestuali che sono espressione visibile della vostra ansia (ticchettio della mano sul tavolo, arrotolamento della cravatta, ravviarsi i capelli, etc). 2. La seduzione. La seduzione è un modo inconscio che ha come scopo quello di suscitare l’attrazione e la benevolenza dell’intervistatore. Benché si attribuisca principalmente alle donne, questo tipo di meccanismo è comune anche negli uomini. Cercata di farne buon uso, perché se usata con discrezione può favorire la comunicazione. Non eccedete in atteggiamenti reverenziali. 3. L’aggressività. A volte la timidezza fa brutti scherzi e proteste fare l’errore di mostrarvi troppo sicuri di voi stessi fino a risultare boriosi. Attenzione a non eccedere o a dire cose non vere. L’aggressività può essere indice di difficoltà a sostenere situazioni critiche che invece richiedono calma, riflessività e serenità. 4. Il blocco emotivo. Il blocco emotivo vi può venire per moltissime ragioni, soprattutto se tenete molto a quel posto. Quello che è importante è vivere il colloquio non come una questione di vita o di morte, ma come un’opportunità fra tante. Se non è con questo colloquio sarà con il prossimo che troverete la vostra collocazione lavorativa. 5. La noia. Se siete al vostro ottantesimo colloquio di lavoro potete rischiarlo di condurlo senza interesse e senza determinazione. Anche se non ci credete più, l’opportunità statistica di trovare il lavoro non dipende solo dal numero dei colloqui, ma anche, e soprattutto, dalla qualità degli stessi. Mostrate quindi la stessa freschezza e lo stesso entusiasmo del primo colloquio in quello che potrebbe essere l’ultimo.Se vogliamo concentrare adesso la nostra attenzione sugli obiettivi del colloquio di selezione dal puntodi vista del selezionatore, dobbiamo necessariamente allargare la voce scopo della comunicazione, sinoa comprenderne almeno quattro: • accertare che il candidato possieda i requisiti richiesti dalla mansioneLa comunicazione interpersonale:Curriculum Vitae 7

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