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DoLquest
Personality Questionnaire
Luciana Zanon
DoLquest: cos’è
DoLquest è il primo profilo di terza generazione.
Non fornisce un “profilo tipo” ma ogni singolo
individuo avrà il suo proprio profilo, sempre diverso,
sempre unico per ciascuna persona.
Include la conoscenza di sé e dell’altro, delle inter-
relazioni interne ed esterne.
La prospettiva sistemica, la complessità e le
neuroscienze sono i tre elementi costitutivi del
paradigma DoLquest.
Luciana Zanon Training Coaching Counseling www.lucianazanon.it
DoLquest: quale valore
Permette all’individuo di comprendere il proprio universo interno e
di prendere coscienza di quello dell’altro.

Aiuta a capire come gli altri ci vedono e il motivo delle loro
relazioni nei nostri confronti.

Facilita l’autoanalisi senza giudizio di valore.

Chiarisce il proprio processo decisionale interno mettendo in luce
anche le zone d’ombra che condizionano in modo oscuro.

Non parla di capacità ma piuttosto di energia e di come questi
flussi di energia scorrono nella nostra mente. Possiamo anche
parlare di bilancio energetico .
Luciana Zanon Training Coaching Counseling www.lucianazanon.it
DoLquest: quando usarlo
DoLquest è lo strumento di consapevolezza ideale per
Imprenditori, Executive e Manager che vivono in organizzazioni
complesse dove il pensiero sistemico diventa strategico. 

Quando usarlo?

In qualsiasi momento della vita lavorativa, per ampliare la
conoscenza di sé e delle proprie potenzialità.

All’inizio e al termine di un percorso di coaching.

In Team impegnati in contesti organizzativi turbolenti o in
transizione.
Luciana Zanon Training Coaching Counseling www.lucianazanon.it
DoLquest: come funziona
20 minuti di compilazione

2 ore di debriefing individuale

evolving (a 1 anno di distanza)
Luciana Zanon Training Coaching Counseling www.lucianazanon.it
DoLquest TeamIN
DoLquest TeamIn è il profilo di gruppo.
Particolarmente potente e di grande
profondità ha effetti duraturi. TeamIN è
veramente unico: permette un lavoro
eccezionale sul team coaching e sulle
problematiche di gruppo.

Adatto per comitati di Direzione,
Boards, Gruppi di Progetto, ed anche
per la Formazione -Coaching di alto
livello o su misura.
Luciana Zanon Training Coaching Counseling www.lucianazanon.it
Le parole chiave: complessità
“La complessità è una parola problema, non una parola soluzione” Edgard Morin
L’organismo vivente è un sistema complesso.

L’essere umano, il cervello, ma anche la singola cellula sono organismi complessi: se avviene un piccolo incidente alla periferia del sistema, per esempio una piccola ferita alla
pelle, non sarà il sistema nervoso centrale a iniziare il processo di riparazione, ma il sistema nervoso periferico comincerà la sua attività di cicatrizzazione. 

Un buon esempio di complessità negli organismi viventi è la riflessologia plantare che prende spunto dall’antica medicina tradizionale cinese, e si basa sui concetti di medicina
ed energia: come mai massaggiando alcune zone del piede si ottengono effetti positivi o negativi su altre parti del corpo? Il principio di base è quello secondo cui sulla pianta
del piede si riflette ogni altra parte del nostro organismo, come se si trattasse di una specie di mappatura di ogni singolo organo interno o apparato.

A proposito sapete che abbiamo un cervello anche nello stomaco? Questa scoperta è ormai datata, ma per il nostro pensiero lineare (che prevede una direzione sequenziale e
unica) era un idea inconcepibile, solo recentemente è stata accettata anche nell’ambiente medico.

Anche le organizzazioni sono dei sistemi viventi complessi dove esistono tanti centri nervosi, centrali e periferici, con delle interconnessioni non lineari.

Eppure il pensiero analitico-razionale ha disegnato l’organizzazione come un insieme rigido di elementi guidati in modo gerarchico da una direzione che a cascata riversa le
sue decisioni. Ma sappiamo bene che guidare le persone non è esattamente come guidare una macchina.

Con i suoi organigrammi, il pensiero lineare si è illuso di poter semplificare l’organismo, disegnando dei processi semplicistici, generalmente a cascata.

Ormai è abbastanza condiviso che tutti i processi top-down sono inefficaci, soprattutto quando viene richiesta l’intelligenza della periferia del sistema, basti pensare a tutti i
processi di change management.

Ma quanto nelle nostre aziende è sviluppata la consapevolezza della complessità?
Luciana Zanon Training Coaching Counseling www.lucianazanon.it
Le parole chiave: pensiero sistemico
Peter Senge La quinta disciplina
“Le nuvole si ammassano, il cielo si rabbuia, le foglie si alzano verso l’alto: sappiamo che pioverà. Sappiamo anche che dopo il temporale la
pioggia andrà ad immettersi nella falda freatica a chilometri di distanza e che domani il cielo sarà chiaro. Tutti questi eventi sono lontani nel tempo e
nello spazio, eppure sono tutti collegati nell’ambito dello stesso sistema. ognuno di essi ha influenza sul resto, un’influenza che normalmente è
nascosta alla vista. Si può comprendere il sistema di un temporale soltanto contemplando l’intero, non una qualsiasi singola parte di esso. 

Anche le aziende e le altre imprese umane sono dei sistemi. Esse pure sono legate da tessuti invisibili di azioni interconnesse, che spesso
richiedono anni per esercitare completamente i loro effetti reciproci. Dato che noi stessi siamo parte di questa trama, vedere l’intero schema del
cambiamento è doppiamente difficile. Invece, tendiamo a concentrarci su immagini di parti isolate del sistema e ci chiediamo perché sembra che i
nostri problemi più profondi non siano mai risolti. Il pensiero sistemico è uno schema concettuale, un corpo di conoscenze e di strumenti elaborato
nel corso degli ultimi cinquant’anni per rendere più comprensibile la completezza dei modelli e per aiutarci a scoprire come cambiarli in modo
efficace. 

Sebbene gli strumenti siano nuovi, la visione del mondo loro sottostante è del tutto intuitiva; esperimenti con bambini mostrano che essi
apprendono il pensiero sistemico molto rapidamente.”

Ma quanto nelle nostre aziende è presente il pensiero sistemico?
Luciana Zanon Training Coaching Counseling www.lucianazanon.it
Le parole chiave: decision making
Vedete un carrello ferroviario che sta viaggiando senza controllo su un binario sul quale cinque persone sono legate; saranno sicuramente uccise. Vi accorgete, però,
che potete azionare una leva che devierà il carrello su un altro binario su cui, però, sfortunatamente, è legata una persona. Che cosa fate? 

Vedete un carrello ferroviario che sta viaggiando senza controllo su un binario sul quale cinque persone sono legate; saranno sicuramente uccise. Vi accorgete, però,
che potete azionare una leva che devierà il carrello su un altro binario su cui, però, sfortunatamente, è legata una persona. Che cosa fate? 

Uccideresti l'uomo grasso?
Questa domanda, inquietante e paradossale, è il titolo di un saggio di filosofia morale, che l'arguzia e il talento letterario del suo autore rendono avvincente e ironico pur
nella sua indubbia solidità. Un felice connubio di serietà e piacevolezza, chiaramente espresso nel titolo completo del suo sottotitolo: Uccideresti l'uomo grasso? Il
dilemma etico del male minore. Edito da Raffaello Cortina, è opera di David Edmonds, professore di etica pratica all'Università di Oxford, ma anche brillante divulgatore
scientifico e ottimo scrittore.

❑ La teoria economica ha a lungo alimentato il mito della razionalità perfetta delle decisioni.

❑ Il cavallo bianco della razionalità e il cavallo nero degli impulsi e delle passioni: da Platone in poi la sfera emotiva è stata considerata un “disturbo” da tenere a bada,
da contenere.

❑ Le più recenti scoperte nel campo delle neuroscienze hanno dimostrato che soltanto persone affette da particolari patologie cerebrali “ragionano” come ipotizzato
dai manuali di economia. 

❑ La “neuroeconomia” sostiene che un ragionamento corretto deve avvalersi di entrambi i contributi, razionale e emotivo. 

Eppure sembra che il mito della razionalità perfetta sia ancora molto presente nelle nostre aziende.
Luciana Zanon Training Coaching Counseling www.lucianazanon.it
Le parole chiave: neuroscienze
http://www.neuroscienzedipendenze.it
Il termine "neuroscienze" deriva dall'inglese "neurosciences", un neologismo coniato nel 1962 circa dal neurofisiologo
americano Francis O. Schmitt. Egli capì che si dovevano abbattere le barriere tra le diverse discipline scientifiche,
unendone le risorse e gli sforzi, se ci si voleva avvicinare ad una piena comprensione della complessità del funzionamento
cerebrale e aveva utilizzato la parola "neuroscienze" (Neurosciences Research Program) per indicare il suo gruppo di
ricerca, costituito appunto da scienziati di diversa formazione.

Il complesso di discipline oggi note come neuroscienze rappresenta una scienza sempre più interdisciplinare, che attinge
da matematica, fisica, chimica, nanotecnologie, ingegneria, informatica, psicologia, medicina, biologia, filosofia, e va in
senso opposto rispetto al confinamento specialistico dello studio del cervello e alla delimitazione del sapere tecnico degli
anni passati.

Nel libro "Principi di Neuroscienze" il premio Nobel Eric Kandel dichiara:"Il compito delle neuroscienze è di spiegare il
comportamento in termini di attività del cervello. Come può il cervello dirigere i suoi milioni di singole cellule nervose per
produrre un comportamento, e come possono essere queste cellule influenzate dall'ambiente? L'ultima frontiera della
scienza della mente, la sua ultima sfida, è capire le basi biologiche della coscienza, e i processi mentali attraverso cui noi
percepiamo, agiamo, impariamo e ricordiamo."
Luciana Zanon Training Coaching Counseling www.lucianazanon.it
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  • 2. DoLquest: cos’è DoLquest è il primo profilo di terza generazione. Non fornisce un “profilo tipo” ma ogni singolo individuo avrà il suo proprio profilo, sempre diverso, sempre unico per ciascuna persona. Include la conoscenza di sé e dell’altro, delle inter- relazioni interne ed esterne. La prospettiva sistemica, la complessità e le neuroscienze sono i tre elementi costitutivi del paradigma DoLquest. Luciana Zanon Training Coaching Counseling www.lucianazanon.it
  • 3. DoLquest: quale valore Permette all’individuo di comprendere il proprio universo interno e di prendere coscienza di quello dell’altro. Aiuta a capire come gli altri ci vedono e il motivo delle loro relazioni nei nostri confronti. Facilita l’autoanalisi senza giudizio di valore. Chiarisce il proprio processo decisionale interno mettendo in luce anche le zone d’ombra che condizionano in modo oscuro. Non parla di capacità ma piuttosto di energia e di come questi flussi di energia scorrono nella nostra mente. Possiamo anche parlare di bilancio energetico . Luciana Zanon Training Coaching Counseling www.lucianazanon.it
  • 4. DoLquest: quando usarlo DoLquest è lo strumento di consapevolezza ideale per Imprenditori, Executive e Manager che vivono in organizzazioni complesse dove il pensiero sistemico diventa strategico. Quando usarlo? In qualsiasi momento della vita lavorativa, per ampliare la conoscenza di sé e delle proprie potenzialità. All’inizio e al termine di un percorso di coaching. In Team impegnati in contesti organizzativi turbolenti o in transizione. Luciana Zanon Training Coaching Counseling www.lucianazanon.it
  • 5. DoLquest: come funziona 20 minuti di compilazione 2 ore di debriefing individuale evolving (a 1 anno di distanza) Luciana Zanon Training Coaching Counseling www.lucianazanon.it
  • 6. DoLquest TeamIN DoLquest TeamIn è il profilo di gruppo. Particolarmente potente e di grande profondità ha effetti duraturi. TeamIN è veramente unico: permette un lavoro eccezionale sul team coaching e sulle problematiche di gruppo. Adatto per comitati di Direzione, Boards, Gruppi di Progetto, ed anche per la Formazione -Coaching di alto livello o su misura. Luciana Zanon Training Coaching Counseling www.lucianazanon.it
  • 7. Le parole chiave: complessità “La complessità è una parola problema, non una parola soluzione” Edgard Morin L’organismo vivente è un sistema complesso. L’essere umano, il cervello, ma anche la singola cellula sono organismi complessi: se avviene un piccolo incidente alla periferia del sistema, per esempio una piccola ferita alla pelle, non sarà il sistema nervoso centrale a iniziare il processo di riparazione, ma il sistema nervoso periferico comincerà la sua attività di cicatrizzazione. Un buon esempio di complessità negli organismi viventi è la riflessologia plantare che prende spunto dall’antica medicina tradizionale cinese, e si basa sui concetti di medicina ed energia: come mai massaggiando alcune zone del piede si ottengono effetti positivi o negativi su altre parti del corpo? Il principio di base è quello secondo cui sulla pianta del piede si riflette ogni altra parte del nostro organismo, come se si trattasse di una specie di mappatura di ogni singolo organo interno o apparato. A proposito sapete che abbiamo un cervello anche nello stomaco? Questa scoperta è ormai datata, ma per il nostro pensiero lineare (che prevede una direzione sequenziale e unica) era un idea inconcepibile, solo recentemente è stata accettata anche nell’ambiente medico. Anche le organizzazioni sono dei sistemi viventi complessi dove esistono tanti centri nervosi, centrali e periferici, con delle interconnessioni non lineari. Eppure il pensiero analitico-razionale ha disegnato l’organizzazione come un insieme rigido di elementi guidati in modo gerarchico da una direzione che a cascata riversa le sue decisioni. Ma sappiamo bene che guidare le persone non è esattamente come guidare una macchina. Con i suoi organigrammi, il pensiero lineare si è illuso di poter semplificare l’organismo, disegnando dei processi semplicistici, generalmente a cascata. Ormai è abbastanza condiviso che tutti i processi top-down sono inefficaci, soprattutto quando viene richiesta l’intelligenza della periferia del sistema, basti pensare a tutti i processi di change management. Ma quanto nelle nostre aziende è sviluppata la consapevolezza della complessità? Luciana Zanon Training Coaching Counseling www.lucianazanon.it
  • 8. Le parole chiave: pensiero sistemico Peter Senge La quinta disciplina “Le nuvole si ammassano, il cielo si rabbuia, le foglie si alzano verso l’alto: sappiamo che pioverà. Sappiamo anche che dopo il temporale la pioggia andrà ad immettersi nella falda freatica a chilometri di distanza e che domani il cielo sarà chiaro. Tutti questi eventi sono lontani nel tempo e nello spazio, eppure sono tutti collegati nell’ambito dello stesso sistema. ognuno di essi ha influenza sul resto, un’influenza che normalmente è nascosta alla vista. Si può comprendere il sistema di un temporale soltanto contemplando l’intero, non una qualsiasi singola parte di esso. Anche le aziende e le altre imprese umane sono dei sistemi. Esse pure sono legate da tessuti invisibili di azioni interconnesse, che spesso richiedono anni per esercitare completamente i loro effetti reciproci. Dato che noi stessi siamo parte di questa trama, vedere l’intero schema del cambiamento è doppiamente difficile. Invece, tendiamo a concentrarci su immagini di parti isolate del sistema e ci chiediamo perché sembra che i nostri problemi più profondi non siano mai risolti. Il pensiero sistemico è uno schema concettuale, un corpo di conoscenze e di strumenti elaborato nel corso degli ultimi cinquant’anni per rendere più comprensibile la completezza dei modelli e per aiutarci a scoprire come cambiarli in modo efficace. Sebbene gli strumenti siano nuovi, la visione del mondo loro sottostante è del tutto intuitiva; esperimenti con bambini mostrano che essi apprendono il pensiero sistemico molto rapidamente.” Ma quanto nelle nostre aziende è presente il pensiero sistemico? Luciana Zanon Training Coaching Counseling www.lucianazanon.it
  • 9. Le parole chiave: decision making Vedete un carrello ferroviario che sta viaggiando senza controllo su un binario sul quale cinque persone sono legate; saranno sicuramente uccise. Vi accorgete, però, che potete azionare una leva che devierà il carrello su un altro binario su cui, però, sfortunatamente, è legata una persona. Che cosa fate? Vedete un carrello ferroviario che sta viaggiando senza controllo su un binario sul quale cinque persone sono legate; saranno sicuramente uccise. Vi accorgete, però, che potete azionare una leva che devierà il carrello su un altro binario su cui, però, sfortunatamente, è legata una persona. Che cosa fate? Uccideresti l'uomo grasso? Questa domanda, inquietante e paradossale, è il titolo di un saggio di filosofia morale, che l'arguzia e il talento letterario del suo autore rendono avvincente e ironico pur nella sua indubbia solidità. Un felice connubio di serietà e piacevolezza, chiaramente espresso nel titolo completo del suo sottotitolo: Uccideresti l'uomo grasso? Il dilemma etico del male minore. Edito da Raffaello Cortina, è opera di David Edmonds, professore di etica pratica all'Università di Oxford, ma anche brillante divulgatore scientifico e ottimo scrittore. ❑ La teoria economica ha a lungo alimentato il mito della razionalità perfetta delle decisioni. ❑ Il cavallo bianco della razionalità e il cavallo nero degli impulsi e delle passioni: da Platone in poi la sfera emotiva è stata considerata un “disturbo” da tenere a bada, da contenere. ❑ Le più recenti scoperte nel campo delle neuroscienze hanno dimostrato che soltanto persone affette da particolari patologie cerebrali “ragionano” come ipotizzato dai manuali di economia. ❑ La “neuroeconomia” sostiene che un ragionamento corretto deve avvalersi di entrambi i contributi, razionale e emotivo. Eppure sembra che il mito della razionalità perfetta sia ancora molto presente nelle nostre aziende. Luciana Zanon Training Coaching Counseling www.lucianazanon.it
  • 10. Le parole chiave: neuroscienze http://www.neuroscienzedipendenze.it Il termine "neuroscienze" deriva dall'inglese "neurosciences", un neologismo coniato nel 1962 circa dal neurofisiologo americano Francis O. Schmitt. Egli capì che si dovevano abbattere le barriere tra le diverse discipline scientifiche, unendone le risorse e gli sforzi, se ci si voleva avvicinare ad una piena comprensione della complessità del funzionamento cerebrale e aveva utilizzato la parola "neuroscienze" (Neurosciences Research Program) per indicare il suo gruppo di ricerca, costituito appunto da scienziati di diversa formazione. Il complesso di discipline oggi note come neuroscienze rappresenta una scienza sempre più interdisciplinare, che attinge da matematica, fisica, chimica, nanotecnologie, ingegneria, informatica, psicologia, medicina, biologia, filosofia, e va in senso opposto rispetto al confinamento specialistico dello studio del cervello e alla delimitazione del sapere tecnico degli anni passati. Nel libro "Principi di Neuroscienze" il premio Nobel Eric Kandel dichiara:"Il compito delle neuroscienze è di spiegare il comportamento in termini di attività del cervello. Come può il cervello dirigere i suoi milioni di singole cellule nervose per produrre un comportamento, e come possono essere queste cellule influenzate dall'ambiente? L'ultima frontiera della scienza della mente, la sua ultima sfida, è capire le basi biologiche della coscienza, e i processi mentali attraverso cui noi percepiamo, agiamo, impariamo e ricordiamo." Luciana Zanon Training Coaching Counseling www.lucianazanon.it