Viaggio allegorico

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Viaggio allegorico

  1. 1. IL VIAGGIO COMEMETAFORA DELLA VITA Manna Lucia
  2. 2. INTRODUZIONE G. D’ANNUNZIO Il percorso per trasformarsi in eroe e il suo fallimento I diritti dello straniero Virgilio e il viaggio di Enea IL VIAGGIO COME METAFORA DELLA VITA Nietzsche e Il viaggio dei nostri il viaggio oltre se stessi emigrati Paul Gauguin Rimbaud: la metafora e della funzione del poeta l’esotismo attraverso il viaggio fantastico di un battelloLa mappa qui presentata consente una prima perlustrazione del viaggio, inteso non solo in sensoconcreto e realistico (di spostamento nello spazio e nel tempo) ma anche in senso simbolico didesiderio di conoscenza e di ricerca. Tuttavia l’affermazione “la vita è un viaggio” porta con sèqualcosa di più di una semplice analogia: l’idea del viaggiare, infatti, evoca un aspetto complessoe profondo della vita umana che la metafora riportata non è in grado di rivelare in tutta la suacomplessità. Chiunque affronta il tema del viaggio è solito affermare: “l’impulso a viaggiare faparte della natura umana: è una passione che divora e arricchisce allo stesso tempo”.Ma vi siete mai chiesti come nasce nell’uomo l’idea del viaggio?Vista la complessità di tale tema non credo sia possibile fornire una risposta universalmenteesauriente a questo interrogativo. A livello personale però ritengo che lo “spazio” in cui prendevita il desiderio del viaggio sia rappresentato dallo scarto che sussiste tra l’idea che gli altri hannodi una persona e quella che lei ha di se stessa oppure tra quello che è nella realtà e quello chevorrebbe essere. È solo viaggiando che si darà voce ad una parte di sé che chiede di venir fuori.Ma perché è più interessante ciò che è lontano?“Quelle cose, per conoscere le quali l’uomo si mette in viaggio, se sono poste sotto i suoi occhi nonse ne cura” (Plinio il Giovane).Forse perché viaggiare permette di conoscere gli altri ed attraverso gli altri se stessi. Infattiritengo che per trovare la libertà bisogna uscire dalla struttura di un unico sistema e capire altreculture: è la possibilità di scegliere il modo in cui dare senso alla propria vita che permette diessere liberi. Infine, alla luce di quanto affermato, credo sipossa dedurre che il viaggio può essere rischio di perdita ma anche promessa di conquista; puòessere speranza di ritorno ma anche abbandono angoscioso all’ignoto.“Ma solo facendo un viaggio si capirà perché lo si doveva fare; e se qualche volta è difficilepartire perché le abitudini, il dovere, gli impegni, la mancanza di tempo, il dubbio, le aspettative
  3. 3. delle altre persone sembrano ostacoli insormontabili, non dimentichiamo che c’è solo una cosapeggiore del viaggiare, ed è il non viaggiare affatto” (Oscar Wilde)..Il tema del viaggio si coniuga pienamente con la sensibilità decadente perché ne riprende latendenza a fuggire dal quotidiano ed a proiettarsi in dimensioni alternative. Ciò si origina daldisagio dell’uomo in una società che egli non accetta, nella quale non riesce ad integrarsi e che diconseguenza lo spinge alla fuga. Una prima ed immediata connotazione del viaggio trova nellafigura di Ulisse la massima esplicazione perché le sue avventure ben si prestavano a stimolarel’immaginario di vari autori di tutti i tempi: con Dante, ad esempio, Ulisse diventa l’emblemadell’uomo che attraverso il suo viaggio in mare vuole “seguir virtute e canoscenza”( Inferno, XXVI,120)1° Viaggio: Gabriele DAnnunzioIl percorso per trasformarsi in eroe e il suo fallimento • Vita e opere di Gabriele DAnnunzio; • Il contesto storico in cui si colloca DAnnunzio; • Il percorso dannunziano per trasformarsi in eroe e il suo fallimento; • Vita e opere di Friedrich Nietzsche; • Nietzsche, ispiratore del mito del superuomo;Il viaggio inteso come ricerca del cambiamento di se stesso • Il viaggio interiore delleroe dannunzianoIL PERCORSO DELLEROE dannunziano E IL SUO FALLIMENTOFasi del percorso Personaggio Romanzo
  4. 4. 1) Estetismo Andrea Sperelli Il piacere2) Superomismo estetico Giorgio Aurispa Il trionfo della morte3) Superomismo politico Claudio Cantelmo Le vergini delle rocceLeroe dannunziano nasce in seguito alla consapevolezza della crisi del decadentismo. DAnnunzio,attraverso le sue opere, cerca di creare un modello ideologico di eroe che riesca a superare la crisidei valori della sua epoca. Durante la formazione letteraria del poeta pescarese, questa figura muta,cerca di perfezionarsi e segue un percorso e dunque un viaggio allo scopo di diventare qualcosa didiverso, proponendo nuovi ideali, ben lontani dai valori messi in crisi dal decadentismo.Il primo tentativo in questo senso e il conseguente inizio del viaggio delleroe dannunziano eevidente nel primo romanzo di DAnnunzio, "Il piacere", pubblicato nel 1889. Influenzato da Wildee da Huysmans, DAnnunzio vede nellestetismo una prima risposta possibile alla crisi. Ilprotagonista del romanzo è Andrea Sperelli, che viene concepito da DAnnunzio come eroedellestetismo. Secondo Andrea la vita stessa viene concepita come arte, e larte per larte non è soloun programma estetico ma anche uno stile di vita. Di conseguenza, la vita diviene funzione dellartee subordinata ad essa abbraccia nuovi ideali; la raffinatezza e la bellezza vengono considerati comedoni preziosi e aristocratici che devono essere raggiunti attraverso un processo socialedinnalzamento al di sopra degli altri e un processo psicologico di affinamento del gusto e dellesensazioni. La stessa corruzione può diventare strumento di questo innalzamento e di questoaffinamento. Ma la vicenda di Andrea si conclude tragicamente, segnando il fallimento delleroeestetista dannunziano. Accanto a questo fallimento vi è anche il disfacimento del piano storico a cuiappartiene il protagonista, ultimo rampollo di una famiglia aristocratica, che viene lentamentedistrutto dal nuovo mondo borghese sempre più dominante rispetto agli altri ceti sociali. La vicendavede coinvolto Andrea, che vive nella Roma barocca, in numerose relazioni amorose. Egliinizialmente insegue il suo progetto di esteta traendo piacere e godimento dalla relazione intensa conElena Muti, donna molto bella e sensuale, attraverso la quale Andrea può appagare il suo desideriodi voluttà e piacere. La relazione però viene bruscamente interrotta con la fuga di Elena da Roma.Andrea continua la sua vita mondana e dopo una ferita subita in un duello, passa la suaconvalescenza in una villa in campagna, ospite della cugina. Qui conosce Maria Ferres, donnacaratterizzata da una femminilità ben diversa da quella di Elena: delicata, spirituale e sensibile. Tra idue si instaura un vero rapporto damore che porta in un primo tempo Andrea a rifiutare la suaprecedente vita, caratterizzata dalla corruzione morale e dalla mondanità, e ad abbracciare il mondodellarte e della purezza spirituale. In seguito Andrea fa ritorno a Roma e qui incontra di nuovoElena, sposata con un vecchio e perverso marchese. Lincontro con Elena risveglia in Andrea ilturbamento provato appena dopo la sua fuga e il desiderio di piacere e voluttà che laffascinantedonna ha sempre provocato in Andrea. A questo punto, il protagonista si trova a vivere una doppiavita, legato allamore sacro con Maria e allattrazione erotica nei confronti di Elena. La vicenda siconclude quando Andrea non riesce a controllare la tensione erotica provata per Elena e grida ilnome di lei mentre è abbracciato a Maria. La Ferres tradita fugge e leroe dannunziano fallisce il suoprogetto desteta. Andrea non riesce a controllare la voluttà, il desiderio di piacere (provato perElena) e dallaltra parte non riesce a rispettare larte e lamore puro (provato per Maria), segnando ilfallimento dellestetismo e della propria realizzazione. Questa è la prima tappa del percorso delleroedannunziano. In seguito, nei romanzi "Giovanni Episcopo" e "LInnocente" vi è un altro tentativo diindagine, basato sulletica della bontà che tende ugualmente a fallire. La figura delleroedannunziano si trasforma, con linfluenza del filosofo tedesco Nietszche, e introduce il concetto disuperuomo (Ubermensch). DAnnunzio però è costretto a ridimensionare la filosofia utopistica diNietsczhe e ipotizza un modello di superuomo che si possa affermare nella storia in una dimensioneestetica e politica. Tale ridimensionamento segna un altro fallimento delleroe dannunziano che nonpuò concretizzarsi nella società borghese.Il romanzo, scritto subito dopo lincontro con Nietzsche, si intitola "Il Trionfo della Morte",pubblicato nel 1894. In esso il protagonista, Giorgio Aurispa, incarna il nuovo modello di eroedannunziano trasformato in superuomo. La vicenda inizia con una passeggiata tra Giorgio elamante Ippolita Sanzio a Roma, che viene segnata dal suicidio di un passante che si getta nel vuoto
  5. 5. (una delle numerose immagini di morte presenti nel romanzo, che fanno presagire già la fine diesso). I due amanti si ritirano in un albergo, dove iniziano la lettura delle lettere che Giorgio avevascritto precedentemente a Ippolita. Dalla lettura emerge la personalità gelosa e la passionalità torbidadelluomo nei confronti di Ippolita. Segue una separazione tra i due amanti e Giorgio si ritira nellasua terra natale a casa della madre. Qui vive le condizioni drammatiche della sua famiglia segnatedal tradimento del padre e dal suicidio di uno zio. Giorgio, segnato profondamente, decide dilasciare la propria famiglia, e va a vivere con Ippolita. Purtroppo la situazione della coppia diventainsostenibile e Giorgio si suicida gettandosi da una scogliera e portando con sè la povera Ippolita,tenuta stretta tra le braccia. La morte del protagonista segna il fallimento del superuomo. Giorgio sireca a Roma per trovare nel mondo lussuoso la realizzazione della propria arte. La sua ricerca risultavana a causa della degradazione sociale, rappresentata dalla figura femminile di Ippolita, checorrisponde allimpossibilità di produrre arte. Il nuovo superuomo si trova così incapacitato diaffermarsi. Da ciò deriva la decisione di Giorgio di effettuare un viaggio a ritroso, cercando rifugionella propria famiglia. Purtroppo limmagine della morte è sempre presente nel romanzo e laviolenza e la dissipazione familiare porteranno Giorgio a fare un altro passo indietro, ritirandosi avivere insieme ad Ippolita. Ma linsoddisfazione del rapporto è dovuta allimpossibilità di opporsialla lussuria con la quale Ippolita riesce a subordinare Giorgio. Egli difatti riconosce nella donna, lanemica, e riconosce che la lussuria è come un limite e un ostacolo alla volontà di assoluto dominiosullaltro. Nasce così laggressività (altra caratteristica che si aggiunge al superuomo dannunziano,con il culto della forza) e la necessità di eliminare la donna che si realizza con il suicidio-omicidio diGiorgio che tiene abbracciata limpotente Ippolita. Tale mancata affermazione del superuomo, che siriflette anche nella società borghese, è il fallimento del superuomo dannunziano.Infine, laspetto dellaffermazione politica del superuomo, come ulteriore tentativo di risolvere lacrisi dei valori, è presente nel romanzo "Le vergini delle Rocce", del 1895. Lopera si presentacome una sorta di manifesto politico, dove larte viene espressa come uno strumento di interventosulla realtà e di dominio ideologico sulle masse. Si delinea dunque un nuovo rapporto tra leroe e lamassa, che viene incarnato dal protagonista, Claudio Cantelmo. Egli difatti, constatata ladegradazione sociale, intende creare una nuova stirpe aristocratica e divina alla quale ritiene già diappartenere. La vicenda racconta appunto la ricerca, da parte di Claudio, di una donna in grado didargli un figlio (il futuro Re di Roma) capace di riscattare la degradazione presente. La ricerca siappunta su tre fanciulle nobili dalle quali Claudio viene tuttavia respinto (sono loro le "vergini dellerocce" a cui allude il titolo). Dunque il progetto di un cambiamento sociale fallisce e di conseguenzaanche laffermazione politica del superuomo. In questo modo, il viaggio di formazione delleroedannunziano che tenta di trovare le risposte alla crisi, si conclude con una sconfitta ovvero con laconsapevolezza dellimpossibilità di affermare i nuovi valori proposti da DAnnunzio per mascherarela crisi dellintellettuale di fine 800.VIRGILIO :IL LEGGENDARIO VIAGGIO DI ENEAIl leggendario viaggio di Enea si “consuma” nel sommo poema epico della cultura latina:l’Eneide.L’opera, scritta dal poeta e filosofo Virgilio nel I secolo a.C., narra la leggendaria storia di Enea, unprincipe troiano fuggito dopo la caduta della città, che viaggiò fino allItalia diventando ilprogenitore del popolo romano.
  6. 6. Il protagonista, spinto dal desiderio di trovare una nuova e pacifica patria, inizia una peregrinazioneattraverso le terre e i popoli del Mediterraneo, costellata di episodi fascinosi e spesso tragici. Il suogirovagare si arresta sui lidi del Lazio dove, dopo un aspro confronto con i popoli autoctoni, leroeunifica i destini dei troiani e dei latini, gettando il seme per la futura nascita di Roma e del suoimpero. Il poema è stato composto da Virgilio nel periodo in cui a Roma stavano avvenendo grandicambiamenti politici e sociali: la Repubblica era caduta, la guerra civile aveva squassato la società elinaspettato ritorno ad un periodo di pace e prosperità stava considerevolmente mutando il modo dirapportarsi alle tradizionali categorie sociali e consuetudini culturali. Per reagire a questo fenomeno,limperatore Augusto stava tentando di riportare la società verso i valori morali tradizionali di Romae si ritiene che la composizione dellEneide sia proprio lo specchio di quest’ intento. Nell’opera,Enea è tratteggiato come un uomo devoto, leale verso il suo paese e attento alla sua crescita,piuttosto che preoccupato dei propri interessi. Allinterno del viaggio che leroe virgiliano compiealla ricerca della terra promessa dal fato, si colloca un altro viaggio ricco di significati simbolici:quello nelloltretomba. Infatti, nel sesto libro dellEneide, il fondatore delletnia romana scende nelregno dei morti dove incontra il padre Anchise che gli spiega quale futuro è riservato allegenerazioni che da lui discenderanno. Il viaggio nelloltretomba ha un forte valore simbolico:consente ad Enea di recuperare la speranza nel futuro. Se il presente è ostile e il passato richiamaalla memoria solo dolori ,il futuro sembra ripagare Enea dandogli la certezza di aver trovato la terrapromessa. Attraverso il viaggio nell’al di là, Enea non solo riacquista la speranza della salvezzapersonale ma ha la possibilità di conoscere, oltre al proprio destino, lintera storia del popoloromano che da lui avrà origine. A questo popolo spetterà il compito di dominare il mondo e dimantenerlo in pace. La discesa nel regno dei morti è dunque un viaggio nel futuro, attraverso ilquale Enea ottiene la ricompensa ai suoi sacrifici e alle rinunce compiute per obbedienza ai voleridel Fato.È facile notare che il tema del viaggio è un argomento privilegiato della mitologia classicae può distinguersi a seconda dellambiente nel quale si svolge: può avere per teatro i luoghi realidella geografia (come il viaggio di Enea) ed accostare ad essi scenari puramente fantastici, luoghidel mito e della fantasia (come nel caso del viaggio agli Inferi di Ulisse e di Enea). Come si è visto,attraverso il viaggio di Enea, nella letteratura antica i viaggi «centrifughi»( volti alla ricerca diqualcosa) non hanno per meta solamente la scoperta di un tesoro ma, molte volte, mirano ad offrireagli eroi protagonisti una nuova terra e linizio di una nuova vita. Il testo dellEneide è quasiinteramente dedicato alla presentazione del concetto filosofico della contrapposizione. La più facileda riscontrare è quella tra Enea che rappresenta la pietas, intesa come devozione e capacità diragionare con calma, e Ulisse. Il principale insegnamento dellEneide è che, per mezzo della pietasintesa come rispetto di vari obblighi morali ( verso gli dei, la patria, i propri compagni e la propriafamiglia), bisogna accettare loperato degli dei come parte del destino. Come già detto inprecedenza, nella descrizione del viaggio virgiliano si possono notare evidenti discrepanze rispetto
  7. 7. al modello omerico. Infatti, diverso non è solo litinerario dei due eroi e la loro meta, ma anche iltono e latmosfera del viaggio. Appare soprattutto diverso lo spirito del viaggio di Enea rispetto aquello di Odisseo. Il viaggio omerico è ricco di avventure e di pericoli che minacciano la sua vita equella dei suoi compagni mentre il viaggio di Enea è assai meno pericoloso, ma è segnatodallincertezza della meta da raggiungere, dallambiguità dei presagi, dallangoscia paralizzante cheil divino incute nellanimo degli erranti.. "Quella di Enea non è lavventura del corpo, madellanima”. Infatti, nel protagonista non cè quel gusto dellavventura, quella curiosità e desiderio diconoscenza che caratterizzano Ulisse, bensì laccettazione del volere divino che Virgilio esaltaattraverso la celebrazione della pietas e non dellintelligenza che trionfa e fronteggia i pericoli.NIETZSCHE: il viaggio oltre se stessi e le figure dellatransizione.“Anchio sono stato agli inferi, come Odisseo, e ci tornerò ancora più volte; e non solo montoni hosacrificato per potere parlare con alcuni morti, bensì non ho risparmiato il mio stesso sangue.Quattro furono le coppie che a me, il sacrificante, non si negarono: Epicuro e Montaigne, Goethe eSpinoza, Platone e Rousseau, Pascal e Schopenhauer. Con queste persone devo discutere, dopo chea lungo ho peregrinato da solo, da essi voglio farmi dare ragione o torto, essi voglio ascoltare,quando essi stessi si danno fra loro ragione e torto. Qualunque cosa io dica, decida, escogiti per mee per gli altri, su questi otto fisso gli occhi e vedo i loro fissi su di me. Vogliano i vivi perdonarmise essi a volte mi sembrano delle ombre, così sbiaditi e aduggiati, così inquieti e, ahimé! Così avididi vita: mentre quelli allora mi sembrano così vivi, come se ora, dopo la morte, non potessero maipiù stancarsi della vita. Ma è leterna vitalità che conta : che importa della «vita eterna» e della vitain genere”! Da [Opinioni e sentenze diverse, af.408, Il viaggio nellAde].Partendo da questo passo si può notare che, anche in un ambito prettamente filosofico, c’è il ritornoalla figura iniziale di Ulisse utilizzata come emblema del viaggio dell’uomo. Qui è Nietzsche che
  8. 8. s’identifica con l’eroe omerico affermando di essere stato nellAde ed esprimendo lintenzione ditornarci. Il filosofo, per trattare il tema del viaggio, utilizza la figura del viandante, vale a dire dicolui che è giunto alla libertà della ragione. Tale metafora ha una storia lunga e consolidata ches’inserisce nella tradizione allegorica del viaggio come simbolo di conoscenza e formazione. Infatti,in questo senso, è un topos sia della tradizione classica, sia, soprattutto, della tradizione romantica.Attraverso questo possibile collegamento con le epoche precedenti è possibile porre l’accento sulleanalogie e sulle differenze che sussistono tra i viandanti della tradizione e quello di Nietzsche,passaggio, questo, fondamentale per affrontare e comprendere a fondo tale tematica. A propositodelle analogie notiamo che molti viandanti della tradizione (Ulisse, Enea, Dante) compiono unviaggio nel viaggio per entrare in contatto con gli abitatori del mondo dei morti ( le ombre) poichéesse hanno il dono della profezia. I viandanti chiedono indicazioni sulla strada da percorrere, sullefuture azioni da compiere, sulle situazioni che dovranno affrontare. Come le ombre dei mortirispondono alle domande di Ulisse, Enea e Dante anche lombra del viandante di Nietzscherisponde agli interrogativi che gli vengono posti. Per quanto riguarda le differenze, invece, cè darilevare, in primo luogo, che il viandante di Nietzsche è una figura priva d’identità definita, mentre iviandanti proposti dai classici hanno tutti un nome proprio, sono individuati, riconoscibili e tuttiorientati verso una meta e determinati a perseguirla. La loro caratteristica è appunto la meta (ilritorno a casa, la patria lontana, un ideale, la fondazione di una città, la conquista di uno specialepotere) che li caratterizza a tal punto da identificarli con essa. Il viandante di Nietzsche, invece, nonha un fine, poiché ha scoperto che nel cammino dell’uomo non esiste alcuno scopo. Se cè unelemento che lo definisce è proprio il fatto di non avere meta. Secondo Nietzsche il "viandante"rappresenta un nuovo “modello” d’uomo che tratta la vita come "libero esperimento" o"esperimento permanente", e che vive costantemente senza pregiudizi, né luoghi comuni. Egli segueletica del coraggio, dellintraprendenza, del rischio, della responsabilità, che può apparteneresoltanto agli uomini artefici del proprio destino, come nelletà moderna lo sono stati i grandinavigatori, esploratori e condottieri. Solo oltrepassando se stesso l’uomo potrà sopravvivere allascoperta che il suo è un cammino senza meta, che nel suo futuro nulla v’è che già non sia stato. Perfar comprendere meglio la figura del viandante, vale a dire di colui che è sempre in cammino perraggiungere la sua realizzazione, ho pensato di citare un ‘altra metafora, cioè la figura delfunambolo. Il funambolo è, per definizione, «chi cammina sulla corda o cavo». Secondo Nietzscheil “cavo” rappresenta l’uomo che è teso fra due punti d’appoggio: uno al di qua che rappresenta labestia e l’altro al di là che rappresenta il superuomo. Il funambolo, dunque, raffigura l’uomo dellatransizione: colui che, dopo tante illusioni, si è scoperto semplice possibilità d’altro, camminopercorribile in entrambe le direzioni, lungo il quale si può in ogni momento progredire o regredirema mai sostare. Nella sua prospettiva l’esistenza è «ancor priva di senso» perchè qualunque cosaegli faccia, la sua vita non potrà ancora assumere l’unico senso possibile, poiché questo si dà solo in
  9. 9. una prospettiva ulteriore, non ancora raggiunta: nella prospettiva del superuomo. Nel viaggio questopassaggio è obbligatorio per l’uomo moderno che vuole vivere fino in fondo la sua condizionestorica e far valere pienamente gli istinti e i valori su cui la sua civiltà è costruita. Infatti, sologiungendo all’estremità del cavo dove si trova il superuomo, egli raggiunge una nuova dimensioneche gli permette di sentirsi realizzato. L’uomo non può fare a meno di cercare questa dimensioneperché, altrimenti, regredisce nel suo cammino e nell’immagine di sé che cerca di coltivareattraverso il suo peregrinare. In questa nuova prospettiva deve rinascere ciò che è morto nellavecchia: un senso della vita che l’esistenza stessa possa convalidare, un destino a cui si possa edebba essere fedeli. Dunque, ciò che è morto nella prospettiva dell’uomo (non l’uomo stesso, chepuò continuare a vegetarvi, ma la possibilità di un’esistenza sensata) deve rinascere in quella delsuperuomo. Solo chi si muove su questo terreno ha una prospettiva d’evoluzione spirituale ed è ingrado d’imparare a vivere la vita come pienezza d’istanti incommensurabili. Terminerei affermandoche Nietzsche, attraverso la figura del viandante e del funambolo, ha metaforicamente personificatol’uomo che si sente libero dal peso dei rimorsi e dei rimpianti del passato, dalle ansie e dallepreoccupazioni per il futuro; l’uomo che è divenuto ciò che è: viandante che cammina senza metafinale, che trae gioia dal semplice camminare, simbolo del nostro mutamento, della nostratransitorietà e, soprattutto, della nostra provvisorietà. A. Arthur Rimbaud B. La metafora della funzione del poeta attraverso il viaggio fantastico di un battello • Vita e opere di Arthur Rimbaud;
  10. 10. • Commento a "Le Bateau Ivre": allegoria delle aspirazioni del poeta a una più approfondita conoscenza del mistero del mondo;Il viaggio inteso come ricerca interiore per trovare risposte al mistero del mondo • La metafora della funzione del poeta attraverso il viaggio fantastico di un battello SCHEMA DEL VIAGGIO INTERIORE DI RIMBAUD Le fasi Il significato allegorico1) Inizio della tempesta e scomparsa Inizio del processo di introspezionedellequipaggio;2) Smarrimento del battello in paesaggi Lindagine interiore alla ricerca del mistero delfantastici e incredibili; mondo Limpossibilità di procedere oltre e il conseguente3) Ritorno del battello "nellacqua dEuropa"; ritorno alla realtà Una delle più famose liriche di Rimbaud è senzaltro "Le bateau Ivre", scritta nel 1871, poco prima di recarsi a Parigi invitato da Verlaine. In questa poesia il giovane Rimbaud immagina lincredibile viaggio di un battello che si perde tra le acque impazzite di un oceano furioso. Lequipaggio viene disperso durante la tempesta e il battello incontra paesaggi incredibili, quasi onirici, caratterizzati da spettacoli fantasmagorici, trascendenti ogni nozione di tempo e spazio. Metaforicamente, il battello compie quel passaggio oltre la realtà, che Rimbaud ne "La lettre du voyant" (Lettera del Veggente) definisce "deragliamento dei sensi", come abbandono alla disposizione visionaria.Tale sregolatezza dei sensi non consiste soltanto in unevasione dal proprio io ma diventa piuttostoricerca di una parte profonda e oscura di sé, che coincide con il proprio inconscio e la natura. Soloapprofondendo questa parte segreta delluomo sarà possibile "scendere al fondo dellignoto" e così -sostiene Rimbaud - "trovare il nuovo". Si delinea, dunque, ciò che era stato affermato nella "La lettredu voyant", ovvero limpulso di "un cambiamento di vita" attraverso una ricerca interiore. Si trattaperciò di un viaggio allinterno di sé stessi che conduce inesorabilmente fuori di sé, nella realtà dellavita universale. La poesia non è più concepita come rappresentazione ma come "visione"dallinterno, come capacità di creare, attraverso la fantasia e la forza evocativa della parola poetica,una nuova realtà. Dunque la poesia diventa la totale identificazione con linteriorità visionaria delsoggetto e la libertà di cui gode il poeta-battello, che si immerge nella natura, è la libertà espressa daquesta nuova poesia che non rappresenta più la natura come oggetto esterno. Il battello Ebbro èinfatti una successione di visioni, un susseguirsi estenuante di immagini, un costante rapporto trasimbolo ed autobiografia (poeta-battello). La stessa vita di Rimbaud infatti esprime tutto ciò; bastipensare alle prime tre fughe da Charleville, senza una meta, verso un altrove di cui ignorava iconfini. E così avviene ne "Le bateau Ivre", dove Rimbaud va oltre ogni confine (superando quellodella razionalità, della civiltà e della propria individualità), si perde nellignoto, e compie un viaggiointeriore per cercare di capire il mistero del mondo. Ma tale viaggio comporta il rischio
  11. 11. dellannullamento dellio nella libertà sconfinata della natura, nelloceano infuriato e profondo cherappresenta linconscio umano; di conseguenza il viaggio non può proseguire e vi è un ritorno delpoeta alla propria realtà, attraverso la metafora "dellacqua dEuropa", legata allimmagine delbambino che gioca con la sua barchetta di carta sullacqua di una pozzanghera. Dunque levasionedellio per scendere al fondo dellignoto è anche autodistruzione, e il giovane poeta francese ne èpienamente consapevole. Ad ogni modo, "Le bateau Ivre" è collocata temporalmente nella primaproduzione poetica di Rimbaud, ed è perciò antecedente allabbandono dellattività poetica. Questoabbandono della letteratura è probabilmente legato al processo di introspezione portato avanti daRimbaud. Egli ha forse trovato il limite della poesia (con lannullamento dellio) quale strumento diindagine dellignoto e perciò, non appagato, se ne allontana. Egli intraprende così una nuova vita,immedesimandosi nella sua poesia e diventando nel contempo sè stesso strumento di indagine delmistero. In questo modo si spiega il significato dei suoi numerosissimi viaggi in Europa e nel restodel mondo. Rimbaud, dunque, non soltanto cercò di trovare un senso al mistero del mondoattraverso la sua poesia, ma praticò le sue stesse idee come principio di base alla sua esistenza. [Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?] Paul Gauguin e l’esotismo“La terra, questa è la nostra animalità……la civiltà se ne va a poco a poco da me. Comincio apensare con semplicità, a non avere che poco odio per il mio prossimo, anzi ad amarlo. Ho tutte legioie della vita libera, animale ed umana. Sfuggo al fittizio, entro nella natura”. [Paul Gauguin]In questo contesto il viaggio diventa metafora di ricerca intesa non solo come desiderio diconoscenza ma anche come ricerca di evasione. Parlare di esotismo in un’epoca in cui si può fare ilgiro del mondo in meno di ventiquattro ore o si possono ricevere immagini in tempo reale dallasavana africana o dalla Patagonia sembra quasi un paradosso ma credo che esso sia, inquest’ambito, il mezzo necessario per la massima esplicazione di questa metafora. Infatti,l’esotismo rappresenta una specie di "paradiso perduto” che appare come l’inversione delleinsoddisfazioni e delle frustrazioni legate alla cultura di appartenenza". In altre parole nell’esotismosi valorizzano (apparentemente) gli “altri” per criticare “noi stessi” assegnandogli caratteristiche
  12. 12. positive a priori. Si tratta di scegliere un punto ideale, lontano, con cui confrontarsi e concludereche lo preferiamo a ciò che ci è vicino. Infatti l’elemento portante dell’esotismo è la lontananza checi garantisce la possibilità di tracciare un ritratto dell’altro completamente adattabile a noi, dicostruire una “dimensione”che, per essere descritta, non necessita di essere conosciuta veramente.L’esotico è qualcosa che non esiste prima di essere “scoperto”. Infatti è proprio l’atto della scopertache produce l’esotico come tale e lo produce in varie sfumature dalle più selvagge alle piùaddomesticate. In altre parole, esso non è originariamente situato in qualche altro posto e poi, in unsecondo tempo, riflesso in una rappresentazione, bensì è il prodotto stesso di questerappresentazioni L’esotico quindi non può essere definito come il risultato di un incontro o di unoscontro fra due culture diverse, ma l’effetto di una pratica discriminatoria durante l’incontro stesso.Il processo di rappresentazione dell’ “altro” ha accompagnato ininterrottamente la storia dell’uomo.Infatti, il fascino per l’esotico ha caratterizzato epoche diverse ma, invariabilmente, harappresentato un momento in cui persone appartenenti ad una cultura, sono entrate in contatto conaltre persone la cui cultura viene percepita come diversa, esterna, lontana. L’esotismo quindipresuppone sempre un “noi”, un “loro” e un tentativo, spesso riduttivo, di definire gli “altri”.Ritornando al concetto del viaggio come ricerca d’evasione, credo sia necessario citare uno deimaggiori rappresentanti dell’esotismo: Paul Gauguin. Secondo l’artista, uno dei modi per evadereda una società diventata insopportabile è diventare selvaggi. In Gauguin c’è un’acredine vera versola società “ criminale, male organizzata” e “governata dall’oro” c’è un disprezzo autentico neiconfronti della “ lotta europea per il denaro”. L’esotismo di Gauguin non ha, quindi, un tono disemplice divagazione, ma riveste un chiaro significato di denuncia. Egli vuole liberarsi da quellalebbra invisibile che sono i pregiudizi di una morale di convenienza. L’artista è convinto di avertrovato nelle isole dell’Oceania un paradiso terrestre prima del peccato originale. Lasciarsipenetrare dalla forza di quella natura significa per lui riscattare la propria esistenza, purificarla.Dunque, l’esotismo è il mezzo fondamentale per giungere a tale perfetto contatto con lo statonaturale. L’esperienza di Gauguin sarà l’esperienza di molti altri artisti confusamente alla ricerca diun modo per vincere il progressivo impoverimento dei valori umani, dei propri valori spirituali, persalvare la propria integrità minacciata da una lacerante realtà. La vita
  13. 13. Paul Gauguin (Parigi 1848 – Isole Marchesi 1903) , pittore francese, tra il 1880 e il 1890 fu uno deimaggiori esponenti dell’arte post-impressionista. Tanto la sua personalità che le sue teorie sulcolore e la composizione esercitarono una forte influenza sulla pittura moderna. Gauguin trascorsequattro anni della sua infanzia con la madre in Perù – un’esperienza dei tropici che non avrebbe maidimenticato – e ritornò in Francia nel 1855; nel 1865 si unì ad un mercante e compì numerosi viaggiattraversando l’oceano. Nel 1871 ottenne una posizione di prestigio come agente di borsa , e dueanni dopo sposò una danese, Mette Gad, dalla quale ebbe cinque figli. Durante questo periodo fuessenzialmente un “pittore della domenica”, dedito all’arte solo al fine settimana e durante l’estate,ma nel 1875 conobbe Camille Pissarro, che influì notevolmente sulla sua pittura. Il crollofinanziario del 1882-83, lasciandolo senza lavoro, lo indusse a dedicarsi completamente alla suavocazione, ma gli spostamenti successivi – a Rouen nel 1883 e a Copenaghen nel 1884 – nonportarono a Gauguin alcun successo, né critico né commerciale; dal 1885, lasciata la famiglia inDanimarca, iniziò i suoi viaggi tra Francia e colonie francesi del Pacifico.Se prima di questoperiodo Gauguin aveva rivelato nella sua pittura un’assimilazione graduale delle teorie e dellatecnica dell’Impressionismo, ora, interessato nel contempo anche alla ceramica e alla scultura,s’indirizzò verso l’espressione sintetica e ritmica della massa pittorica. Nel 1887, recatosi a Panamae in Martinica, fu costretto da una malattia e dalla mancanza di soldi a rientrare in Francia; l’annoseguente, durante un soggiorno in Bretagna, dipinse la Visione dopo la predica (1888; Edimburgo,National Gallery of Scotland) , dove il colore brillante e le forme nettamente definite, uniti alsoggetto che combina in un’unica composizione visione e realtà, segnarono una tappa decisivanell’attività dell’artista. Dopo aver passato alcuni mesi ad Arles con Vincent Van Gogh alla fine del1888, Gauguin trascorse gli anni successivi fra la Bretagna, dove continuò a ritrarre la popolazionelocale, i suoi costumi e la semplice religiosità, e Parigi, dove entrò in contatto con i maggioriscrittori e teorici del movimento simbolista : lo stile che egli concepì in questo periodo, e da luidenominato sintetismo, è infatti ricco delle misteriose risonanze e suggestioni della poeticaletteraria simbolista.All’inizio del 1891 Gauguin partì per Tahiti : su quest’isola egli dipinse una serie di opere in cui,ritraendo la popolazione e i miti che sottendono la religione locale, evocò il ciclo dell’esistenzaumana, dalla nascita alla maturità, fino alla vecchiaia e alla morte. L’artista visse ancora in Franciaper l’ultima volta dal 1893 al 1895, poi partì nuovamente per Tahiti; afflitto dalla cattiva salute edalla povertà, tentò il suicidio nel 1898 dopo aver completato, come suo estremo testamento,l’opera Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?(1897-98; Boston, Museum of Fine Arts).Nei dipinti di questi ultimi anni Gauguin proiettò una visione idealizzata della vita originaria,astratta sia dal tempo che dall’attualità, secondo una dimensione fisica e spirituale propria dellacultura tahitiana. Il suo ultimo viaggio lo condusse a La Dominique nelle isole Marchesi, dove trovò
  14. 14. la morte. Nonostante ciò rimane il fatto che alcuni luoghi e alcuni oggetti risultano, al nostrosguardo, “esotici” come lo erano nel secolo scorso o, forse, in una maniera inedita che muta dallepassate esperienze esotiche alcune sue caratteristiche.
  15. 15. Il viaggio dei nostri emigratiLa Storia di tutti i tempi c’insegna che, in quest’ambito, il viaggio assume una valenza diversarispetto a quelle citate in precedenza nelle altre discipline. Qui, esso, diventa emblema di quello“spostamento” che va sotto il nome di “emigrazione” e che, purtroppo, migliaia di persone sonostate costrette ad affrontare e che tuttora fronteggiano per diversi motivi. Quando vengono amancare le condizioni necessarie al pieno compimento dei desideri delluomo, questo è spinto aviaggiare per cercare un luogo, diverso da quello di origine, "dove aver miglior fortuna". Questaaffermazione può essere chiarita attraverso la spiegazione del fenomeno migratorio delle nostrefamiglie.Lemigrazione è un evento sociale che spinge una parte di popolazione a spostarsi dal proprio luogooriginario e può essere legato a cause ambientali, economiche e sociali, spesso tra loro intrecciate.Nonostante le motivazioni possono essere molteplici, la separazione dalla terra dorigine è sempresentita come una frattura nella vita personale. Infatti, riuscite ad immaginare che cosa significhi direaddio alla propria famiglia, alla propria casa ed agli amici? Iniziare un viaggio verso un Paesestraniero, senza conoscere la lingua e con pochissimi soldi? Chi sarebbe disposto a fare una cosa delgenere? Perché mai qualcuno dovrebbe fare qualcosa di così drastico?Quella che segue non è una storia scelta a caso giusto perché tratta il tema del viaggio nel suosignificato concreto e realistico (di spostamento nello spazio e nel tempo) ma una storia vera chedeve essere raccontata in continuazione perché le generazioni future non dimentichino. È la storiadell’emigrazione delle nostre famiglie…perché iniziarono questo viaggio...e, soprattutto, dovequesto le condusse.In questo contesto il viaggio è considerato quasi totalmente nel suo aspettonegativo in quanto non è metafora di desiderio di conoscenza e di ricerca bensì di necessità. Ilprimo elemento che ci fa percepire la sua negatività, è che gli emigranti italiani che lasciavanolItalia fra la fine dell’Ottocento e linizio del Novecento, facevano il viaggio in condizioni terribili,ammassati nelle cabine di terza classe dei transatlantici che partivano dai maggiori porti italiani.Anche se in questo periodo tale fenomeno stava assumendo dimensioni considerevoli, la maggiorparte delle nostre famiglie non partì quasi mai col progetto di stabilirsi definitivamente in un Paesestraniero. Questo è testimoniato da unespressione coniata appositamente per gli italiani: ”Uccelli dipassaggio” in quanto il loro intento era partire come lavoratori migranti. Infatti, nonostante lamaggior parte degli emigrati italiani fosse formata da agricoltori, questi non aspirano ad esserlo inaltro Paese poiché questo implicava una permanenza che non era nei loro piani. Al contrario, questi,
  16. 16. si diressero verso le città dove c’era richiesta di lavoratori e dove le paghe erano relativamente alte.Infatti, piuttosto che una sistemazione permanente, cercavano in città la possibilità di lavorare perun salario (relativamente) alto, così da risparmiare abbastanza da poter tornare in Italia a condurreuna vita migliore. Da ciò si può capire che il loro viaggio non fu mai da intendere come un ripudiodell’Italia bensì come una difesa dello stile di vita italiano, in quanto i soldi spediti a casa aiutavanoal mantenimento della struttura tradizionale. I dati concernenti i movimenti migratori degli italianiallestero, prima del 1860, sono quasi inesistenti. Dopo questa data il nostro Paese comincia avalutare il fenomeno dellemigrazione della popolazione italiana allestero, sia riguardo alledimensioni che di anno in anno stava assumendo, ma anche per censire, in qualche modo, il grandeesodo di manodopera cui lItalia assisteva impotente, e per valutare il flusso di denaro, che ilavoratori italiani allestero mandavano ai loro congiunti rimasti in Italia. In poche parole, se per unverso, questa situazione era vantaggiosa per lItalia, dallaltro contribuiva ad impoverire le risorseumane e professionali di cui lItalia aveva bisogno. In questo periodo, infatti, il flusso migratoriocominciava a mostrare già i lineamenti di un fenomeno di massa, anche se ancora appare come unevento disorganizzato e sporadico. Dal 1887, a causa del notevole incremento dellofferta di lavorodel mercato americano, si sviluppa rapidamente lemigrazione transoceanica e, si determina così, unraddoppio della media annua complessiva. Per quanto riguarda le destinazioni privilegiatedallemigrazione continentale, è la Francia, seguita a una certa distanza dallAustria, dalla Germaniae dalla Svizzera, che tiene sempre il primo posto tra i Paesi europei durante questo primo quarto disecolo; lArgentina e il Brasile, invece, che assorbivano la maggior parte dellemigrazionetransoceanica nei primi venti anni, vedono rapidamente svanire il loro primato, a causa delrepentino incremento dellimmigrazione negli Stati Uniti, avvenuto verso la fine del secolo.Per una maggiore comprensione dellincremento dellemigrazione transoceanica credo sia utilemettere in relazione questi dati, sia con le mutate condizioni del mercato del lavoro nei paesiamericani, sia con la diversa partecipazione delle varie regioni dItalia allespatrio. Gli emigratidallItalia meridionale, prevalentemente addetti allagricoltura e braccianti, costretti allespatrio dallapovertà dei loro Paesi erano disposti ad accettare qualsiasi lavoro e anche a stabilirsidefinitivamente allestero, nelle terre doltremare; al contrario, lemigrazione dallItaliasettentrionale, più altamente qualificata e, in genere temporanea, era per lo più assorbita da Paesieuropei. Questo carattere temporaneo, che già era dominante nellemigrazione continentale e checominciava ad estendersi a parte dellemigrazione transoceanica, si ripercuote beneficamentesulleconomia italiana, sia perché gli emigrati tornano, in genere con accresciute capacità di lavoro ed’iniziativa e muniti di capitali accumulati allestero, sia perché, contando di rientrare in patria,molti emigranti vi lasciavano le loro famiglie e a loro provvedevano durante lespatrio con linvio dirimesse che contribuirono attivamente al saldo della bilancia dei pagamenti dellItalia con lestero.
  17. 17. Fatto certamente lodevole, anche considerate le difficili condizioni di vita dell’Italia meridionale inquei tempi. Per secoli, tutta la penisola italiana fu divisa in stati feudali, e spesso le potenzestraniere avevano il controllo sopra uno o molti di questi stati. In una tale situazione caotica, ilsistema feudale regolava quello economico. In particolare, il sistema feudale permetteva che laproprietà terriera, tradizionalmente ereditaria, determinasse il potere politico e lo status socialed’ogni individuo. In questo modo, le classi povere non ebbero alcuna possibilità di migliorare lapropria condizione e, senza dubbio, il popolo del Sud dovette sopportare un maggior numero didifficoltà rispetto a quello del nord. Fu proprio la presa di coscienza di quest’arretratezza che spinsele nostre famiglie ad intraprendere quel faticoso viaggio, parzialmente illusorio, che le catapultò inun luogo che le trattava da persone inferiori. Così molte di esse giunsero in America, a centinaia sucentinaia di migliaia, fino a quando non furono più di quattro milioni. Affrontarono la povertà, ladiscriminazione e l’isolamento dovuti al fatto di essere in una terra straniera che gli fece scoprireche non solo le strade non erano lastricate d’oro, ma che erano proprio loro quelli che dovevanolastricare quelle strade. Erano considerati sporchi e stupidi, perfino “di colore”. Nonostante tuttoimpararono ad adattarsi, ad andare daccordo col resto della popolazione , e a nascondere la loronazionalità straniera; ma, non smisero mai di essere orgogliosi di ciò che erano e del luogo da dovevenivano. La struttura dominante della società tentava di umiliarli, ma loro continuarono a testaalta. Impararono una seconda lingua, trovarono un lavoro, si riunirono in associazioni e compraronocase loro. Dunque, impararono a farcela nonostante il pregiudizio. Si sostennero a vicenda e feceroaddirittura in modo di conservare il nostro stile di vita in Italia mandando a casa grandi quantità didenaro. Nel Paese “ospitante”, gli Italiani si mobilitarono per preservare quella che da sempre è lanostra cultura. Nei quartieri Italiani fiorirono molti negozi ed attività gestite da italiani. Gli italianisi abituarono a comprare da altri italiani. Mantennero il loro denaro entro la comunità eprosperarono. Nelle maggiori città furono pubblicati giornali Italo-Americani e si formarono societàdi fratellanza e di aiuto agli immigranti. In questo modo riuscirono a portare in terra straniera oltrealla forte concezione italiana del lavoro anche balli, musica, e cibo trasformando quel faticosoviaggio in un fautore della nostra cultura. I DIRITTI DEGLI STRANIERI
  18. 18. Per analizzare il tema del viaggio nella sfera prettamente giuridica ho preferito, piuttosto checontinuare il discorso sul fenomeno dell’emigrazione, porre l’accento su quello inerente e paralleloa questo, l’immigrazione, dato che le norme in vigore nel nostro Paese ci chiamano ad intervenire inprima persona rispetto a quelle vigenti in terra straniera.Prima d’ogni cosa vorrei chiarire il concetto di “immigrazione” per una maggiore comprensione deldiscorso che mi accingo a fare. Limmigrazione è lingresso in un paese, in maniera permanente osemipermanente, di gruppi di persone provenienti da un altro territorio. Si possono riconoscere duetipi d’immigrazione. Infatti, è possibile notare che Paesi come gli Stati Uniti cercano e incentivanolingresso di manodopera qualificata da nazioni come lIndia e la Cina; in Europa ,invece, è moltopiù comune larrivo di manodopera non qualificata proveniente o da ex colonie o dai vicini paesiafricani, che solitamente va a ricoprire posti di lavoro piuttosto umili.Le persone si spostano dal loro paese essenzialmente per i seguenti motivi: 1. motivazioni economiche (per sfuggire alla povertà, per cercare migliori condizioni di vita); 2. altruismo (andare a lavorare in un altro paese per mandare i soldi a casa ai loro familiari); 3. lavoro (per trovare un impiego, per migliorare il proprio posto di lavoro); 4. istruzione (per frequentare una scuola e conseguire un titolo di studio); 5. trattato bilaterale in cui la merce-lavoro è scambiata con altri beni come materie prime e energia, e il flusso emigratorio attenua un problema di sovrappopolazione o disoccupazione e povertà nel territorio nativo degli emigrati. 6. persecuzioni e oppressioni (per evitare guerre, genocidi o la pulizia etnica); 7. di tipo politico (dittature o altri tipi di governi oppressivi); 8. di tipo religioso (impossibilità di praticare il loro culto religioso); 9. disastri naturali ( alluvioni, terremoti); 10. motivazioni personali (scelta ideologica, fidanzamento con un partner residente in un altro paese); 11. raggiungimento della pensione (trasferimento in un luogo con clima migliore, minore costo della vita); 12. di tipo sentimentale (riunificazione familiare) 13. di tipo criminale (per sfuggire alla giustizia del proprio paese, per evitare un arresto).Col passare del tempo limmigrazione si è trasformato in uno dei fenomeni mondiali più controversiche tende a creare preoccupazione nella popolazione autoctona ed attriti con le nuove comunitàproporzionalmente al grado in cui esse sono riconoscibili come diverse, sia per aspetto fisico checulturale o religioso. Inoltre tra coloro che cercano fortuna in un altro paese vi possono essere
  19. 19. esponenti della criminalità del paese dorigine, organizzata o meno, e talvolta questo contribuisce adaumentare la percezione negativa della popolazione nei confronti dei nuovi arrivati. In seguitoallemergere del terrorismo islamico è emersa – in contrapposizione col multiculturalismo – laquestione dellintegrazione, che consiste nell’insieme di quei processi che rendono totalmente gliindividui membri di una determinata società, tra cui laccettazione e il rispetto delle sue leggi. Aproposito di leggi credo sia necessario fare qualche commento e qualche differenza tra leleggi,vigenti nel nostro Paese, sul controllo dell’immigrazione vigenti in Italia. Al momento si èposta l’attenzione su due leggi in particolare : la legge Turco – Napolitano e la legge Bossi – Fininata in contrapposizione alla prima per la diversa ideologia portata avanti dai diversi membri delnostro governo. Come sempre, infatti, si assiste ad una “battaglia” tra “destra” e “sinistra”.Ciò chepreoccupa nella legge Bossi-Fini sullimmigrazione è limpianto complessivo che rivela desolantiritardi politico-culturali. Una legge che mette tra parentesi la persona, che ignora le cause strutturaliche spingono tanta gente a cercare una possibilità di vita qui da noi, che drammatizzademagogicamente il problema della sicurezza del cittadino italiano.In questo modo la legge Bossi-Fini avalla una mentalità, purtroppo diffusa, secondo la quale limmigrato dev essere o una merceda utilizzare secondo i propri comodi o un fastidio da contenere o un tumore da espellere. È penosoconstatare come questa politica si tiene sempre più alla larga da una qualsiasi idea di societàconsapevole, accogliente e dialogante. Non so quanto sia giusto prendere posizione in questocontesto ma “oserei” definirla una legge razzista, perché tratta gli immigrati extracomunitari chechiedono di lavorare nel nostro Paese come schiavi non degni di godere degli stessi diritti etrattamento degli altri cittadini, se non addirittura come potenziali delinquenti da trattare consospetto e con metodi polizieschi "a prescindere , fino al punto da prendere loro le improntedigitali; una legge schiavista, perché accetta gli immigrati solo come mano dopera da sfruttare abasso costo e per i lavori più degradanti e solo nella misura e fino a quando fa comodo alle esigenzedel profitto capitalistico, tenendola sotto il costante ricatto del non rinnovo del permesso disoggiorno e dellespulsione; una legge, infine, che restringe ulteriormente il diritto di asilo e tratta imigranti che cercano di sfuggire alla fame, alle guerre e alle persecuzioni nei loro paesi doriginecome un qualcosa di tremendamente “nocivo” a cui opporsi esclusivamente con misure repressive,poliziesche e di blocco armato delle nostre frontiere, al punto da prevedere la possibilità per lamarina militare di intervenire e se necessario sparare contro le carrette del mare cariche di disperati.Questo carattere razzista e schiavista che impregna da cima a fondo emerge fin dai primissimiarticoli, dove si subordina la concessione e si minaccia la revisione dei programmi di cooperazionee di aiuto ai governi che non reprimono a sufficienza lemigrazione clandestina verso il nostro Paese(art. 1); inoltre si attribuisce al presidente del Consiglio la facoltà di stabilire con decreto le quoteannuali di extracomunitari che possono entrare in Italia (art. 3); si assegna alle nostrerappresentanze diplomatiche e consolari la insindacabile facoltà di rilascio dei permessi di
  20. 20. soggiorno, che "per motivi di sicurezza” non sono tenute a motivare leventuale diniego (art. 4) e siintroduce nella attuale procedura prevista dalla Turco-Napolitano lodiosissima misura delrilevamento delle impronte digitali per tutti gli stranieri che richiedano il permesso di soggiorno oche ne richiedano il rinnovo (art. 5). Con larticolo 5 è introdotto anche il principio schiavista, veroarchitrave della legge, che in Italia entra solo chi ha già un lavoro, per essere rispedito subito a casaa lavoro finito. Il permesso di soggiorno è rilasciato, infatti, solo in seguito alla stipula di uncontratto di soggiorno per lavoro. In pratica deve essere il datore di lavoro a richiedere il permessoper il lavoratore di cui ha bisogno(art. 17), fornendo idonea documentazione, la garanzia di unalloggio (in ogni caso a spese del lavoratore ) e il biglietto di ritorno pagato. Anche iricongiungimenti familiari (art. 22) sono resi più difficili di quanto già non lo siano attualmente conla Turco-Napolitano. Sembra anzi che nella Bossi – Fini ci sia del vero sadismo nellescogitarenorme che impediscono di fatto agli extracomunitari di ricrearsi una famiglia in Italia e integrarsi. Illavoratore in regola, infatti, può chiedere il ricongiungimento con coniuge e figli minori, ma noncon i figli maggiorenni, a meno che non siano incapaci di provvedere autonomamente al propriosostentamento. Il che significa che devono avere "uno stato di salute che comporti invalidità totale.È impossibile anche chiamare con sé i genitori, se hanno altri figli nel paese d’origine. Solo se sonoultrasessantacinquenni e se gli altri figli non li possono sostentare (sempre per i soliti "documentatie gravi motivi di salute), allora possono sperare di ricongiungersi con i figli emigrati in Italia. Tra lenovità, la possibilità di entrare per cercare lavoro iscrivendosi ad apposite liste, o attraverso unabanca dati di raccolta delle richieste e delle offerte. Si assiste anche al ritorno dello sponsor (giàprevisto dalla Turco-Napolitano, e abolito dalla Bossi-Fini): a fare da garante per lingresso in Italiadi un extracomunitario potrà, infatti, essere sia un privato cittadino sia uno sponsor istituzionale(enti locali, sindacati, associazioni imprenditoriali). Cè anche lopportunità, per lo straniero inpossesso di "risorse finanziarie adeguate", di "autosponsorizzarsi". Credo che questi citati siano ipunti salienti di tale variazione giuridica. Ad ogni modo ritengo che un allontanamento dalla terrad’origine sia sempre una frattura nella personalità d’ogni individuo e, per questo motivo, conl’aggiunta delle motivazioni di spostamento citate all’inizio del discorso, ritengo che quasi semprel’immigrazione sia un fattore di estrema necessità e non credo sia opportuno etichettare tutti gliextra-comunitari come dei “malviventi”. Ritengo che essi debbano godere degli stessi diritti edoveri di un “normale” cittadino italiano. Concluderei dicendo che solo col passare del tempo, noi,persone incompetenti in materia, saremo in grado di “giudicare” quale delle due norme era la piùadatta. Nonostante questo vorrei aggiungere che spesso una decisione deve seguire una moralepiuttosto che un interesse( sia esso economico, politico e quant’altro) specie se la stessa andrà aricadere su un’intera popolazione. Inoltre inviterei a riflettere sul fatto che molti nostri connazionaliposseggono una mentalità che “oserei” definire “d’interesse”, frutto di una società con pochissimamemoria….visto che solo ieri gli immigrati eravamo noi!!!
  21. 21. Bibliografia Luogo di Data diAutore/i Titolo Casa editrice edizione edizione Enciclopedia Curcio delle lettere Armando CurcioAA. VV. Roma 1982 delle scienze delle arti Editore La scrittura e linterpretazione Volume terzo G.B. PalumboAA. VV. Italia 1998 Tomo I editore Edizione rossa PrincipatoS. Guglielmino Guida al novecento Italia 1992 Editore MilanoAA. VV. Oeuvres Poétiques Parigi Bordas 1985F. Nietzsche Così parlò Zarathustra Milano Longanesi & C 1972AA.VV. Cronologia universale Italia BUR 1987AA. VV. Enciclopedia Europea Garzanti Italia Garzanti 1992N. Abbagnano G. Filosofi e filosofie nella storia Italia Paravia 1992ForneroA.GiardinaG.Sabbatucci Storia 1900-1993 Italia Editori Laterza 1994V.VidottoA cura di Lucia Manna

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