D’ARAGONA           DIALOGHI D’ARAGONA            “SALUTE E MALATTIA FRA STORIA E BIOLOGIA”                               ...
Il 27 settembre del 2012, Renata Polverini, Presidentedella Regione Lazio, una delle maggiori della Repubblica Italiana,fi...
principi e principesse. Oltre mille invitati, tutto a spese degliitaliani. Infine, a serata inoltrata e a soglia di gradaz...
successo, la maggior parte dei quali non a caso, di proprietàdello stesso Berlusconi. Ed è qui che, a mio modesto avviso,v...
parlato di medico-nemico, a conferma, qui di seguito, siriportano alcuni passaggi di una telefonata fra due medici dellacl...
due tu e uno gli altri due? Ma gli altri due per uno ci sputano infaccia... cioè non vengono a fare il giro, capito?».    ...
conveniente per le case farmaceutiche produrre certi tipi difarmaci per malattie poco diffuse o diffuse solo in paesi nona...
sull’amore cristiano e ciò non può non influire anche su uno deirapporti più sensibili, quello fra medico e paziente.     ...
Non è questa la sede per approfondire l’analisi politica,piuttosto ciò che desidero rimarcare è che è inevitabile, ancheso...
generazionale”, lo feci per indicare come le teorie economichefondate sulla competizione fossero la base su cui si esclude...
convinto che l’omologazione di cui parla la giornalista canadese,sia l’esito di questa partita.       Ciò emerge bene se s...
per sommi capi, si proponevano proprio di fare filosofia nel sensooccidentale del termine, sebbene coniugandola con la cul...
La natura umana non è fatta, tuttavia, solo d’istintiaggressivi, anzi il successo dell’umanità è quello dello sviluppodell...
e un riparo dall’angoscia. Tuttavia, se la morte non ha unsignificato intrinseco, allora nemmeno la vita ha una sacralitàp...
esaltati. Per questa via l’uomo si pone in opposizione alla forzadella natura ed esalta la forza propria.         All’oppo...
nega dio, deve contenere in se stesso la propria negazione percomprendere il divenire.        Il cammino della contaminazi...
contrapposizione deve includere un medium, che in se stesso èidentità contraddittoria.        La mutua determinazione dei ...
epigenetici si conservano nella divisione cellulare, durante la vitadi un organismo e, come sosteneva Lamarck, potrebbe es...
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Ebook - No Logos . Maurizio Parisi - Dialoghi d'Aragona 2012 Catania

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Maurizio Parisi - No Logos - Dialoghi d'Aragona 2012 "salute e malattia fra storia e biologia"- Catania

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  1. 1. D’ARAGONA DIALOGHI D’ARAGONA “SALUTE E MALATTIA FRA STORIA E BIOLOGIA” Tremate più voi nel pronunciare questa sentenza che io nell’ascoltarla. Frate Giordano Bruno da Nola LOGOS NO LOGOSMAURIZIO PARISI 1
  2. 2. Il 27 settembre del 2012, Renata Polverini, Presidentedella Regione Lazio, una delle maggiori della Repubblica Italiana,firmava a Roma la lettera di dimissioni anticipate, non senzaaver prima titubato e tergiversato per giorni. Festini grotteschi,pagati con soldi pubblici destinati al "corretto funzionamento deigruppi consiliari e al rapporto tra elettore ed eletti”, il casus. E,non a caso, dimissioni firmate nonostante i puntuali e pressantitentativi di dissuasione da parte dell’ex Presidente del Consiglioitaliano, cui la sindacalista romana faceva capo, al secoloBerlusconi Silvio. Non a caso perché, com’è noto in tutto il globo,quest’ultimo risulta sotto processo per vicende altrettantoeclatanti, le serate del Bunga Bunga. Trattasi di balletti più omeno spinti, dove s’indossavano maschere bizzarre, come quelladel giudice Ilda Boccassini o di Barack Obama e che sisvolgevano con sottofondo i discorsi degli avversari politici, qualiNichi Vendola. Festini grotteschi, dove belle ragazze, alcuneminorenni, simulavano rapporti orali con la statua del dio Priapo,il dio dal pene enorme, che non fu accettato nell’Olimpo perchénon riusciva a contenere i propri istinti sessuali e che costrinse alsacrificio la ninfa Lotis la quale, piuttosto che cedere alle sueinsane voglie, preferì gettarsi nelle acque di un fiume, che sicosparsero di petali di Loto. Non a caso pure perché le serate del Bunga Bunga eranocuriosamente simili ai party romani, non solo per la scabrosità,ma pure per il tema: la gloriosa cultura greca. Quella in cui eracoinvolto il Presidente della Regione Lazio era stata intitolataOlympus, con tanto di video di presentazione dei personaggi.Escluso Priapo, emerge dalle immagini che c’erano fra gli altriZeus, Minosse, Eros, Afrodite, Circe e Medusa, dietro le cuimaschere si celavano assessori, consiglieri di ogni livelloamministrativo, segretari di partito, imprenditori, magnati, 2
  3. 3. principi e principesse. Oltre mille invitati, tutto a spese degliitaliani. Infine, a serata inoltrata e a soglia di gradazione alcolicaraggiunta, comparvero quelli finiti sui giornali accanto allaPolverini a memoria dei posteri, quelli con la testa di maiale, checominciarono a palpeggiare le ragazze... Cosa c’entrano questi discorsi con la salute e con lamalattia? A parte le implicazioni psicologiche, dalle quali inizia ademergere come il narcisismo, su cui tornerò, costituisca lagrande malattia dell’occidente, va ricordato, prima di ogni altraquestione, che molti dei problemi del servizio sanitario nazionale,fino a qualche decennio fa fra i migliori al mondo, sonospecificatamente ascrivibili alla politica dell’ultimo ventennio.Basti pensare alla corruzione diffusa come un cancro, che non haesentato nemmeno la sanità, come dimostrano i ripetuti scandalie i conseguenti costi sproporzionati rispetto ai servizi offerti, acausa di problemi esterni al funzionamento del sistema in sé.Impoverimento dello Stato, compreso il servizio sanitario, dovutoalla disonestà dei dirigenti per larghissima parte, che èun’anomalia rispetto ad altri paesi a capitalismo avanzato e cheavvicina la classe politica italiana a quella descritta da ThorsteinVeblen nella sua opera “Teoria della Classe Agiata”. Ossia, unaclasse dirigente d’ispirazione aristocratica più che borghese,predatoria e mossa dal desiderio di ostentare la propria forza conil consumo vistoso, più che dalla produttività, dall’efficientismo edalla gestione del potere in sé. Le indagini della magistratura riguardano anche altrefeste, alcune delle quali, non a caso, partecipate direttamentedallallora premier Berlusconi, accolto come un riferimento. Adesempio, la festa della cacca, della quale, però, è indecorosoelencare i dettagli, anche in chiave satirica. Si rinvia alle tv, aisiti e ai giornali che sul gossip hanno costruito il proprio 3
  4. 4. successo, la maggior parte dei quali non a caso, di proprietàdello stesso Berlusconi. Ed è qui che, a mio modesto avviso,vanno ricercate le cause dell’anomalia del nostro paese, unico almondo in cui l’industria culturale, di cui scrivevano Horkheimer eAdorno, ha superato la dimensione funzionale al capitalismo ed ègiunta direttamente alla guida dello Stato. Industria culturale cheè fatta di grandi gruppi mediatici privati che, tramite l’overdosedi spot, gossip, veline e calciatori, promuovono un immaginariocollettivo sganciato dalla vita reale, specie dai problemi dellagente povera. Un immaginario dove tutto ciò che potrebbemettere in discussione la reality della classe agiata, è ridotto abarzelletta, dolore compreso, facendo perdere consapevolezza,prima che della dimensione politica, dei misteri fuori nell’universoe dentro di noi. Un immaginario che stimolando il desideriocontinuo di beni, risponde ad un’istanza legata agli istinti, checausa un profondo narcisismo. Una regressione a stadi disviluppo infantile, che limita l’empatia umana e che impedisce alpensiero di andare oltre la ricerca del godimento immediato. Eciò al fine di aumentare la produttività e le vendite oppure, comeaccade in Italia, per ridurre il numero di voti da comprare pervincere le elezioni. Alle feste romane, quella gente, per divertirsi, mimavaanche disperati operai in cassa integrazione, in palese spregiodella sofferenza altrui. Ma lo spregio per la sofferenza delprossimo non riguarda solo la prepotenza della classe agiata eimproduttiva. Come preconizzava il Principe di Salina di Tomasidi Lampedusa: “Ai gattopardi subentreranno le iene”, e dietrol’efficientismo del tecno-capitalismo, si può annidare in manieraben più subdola, sotto forma d’indifferenza. Anche i medici, la cuifunzione dovrebbe spingere ad essere maggiormente empaticirispetto al dolore altrui, hanno dato vita ad alcune vicende sepossibile ancor più ignominiose. Nel corso dei Dialoghi si è 4
  5. 5. parlato di medico-nemico, a conferma, qui di seguito, siriportano alcuni passaggi di una telefonata fra due medici dellaclinica Santa Rita, divenuta famosa come “La clinica dell’orrore”a causa delle operazioni inutili e dannose che venivano effettuateal solo scopo di ottenere i rimborsi da parte del Servizio sanitarionazionale. Chiamata intercettata, insieme a molte altre, il 16febbraio 2008 (i nomi reali saranno omessi): SPECIALISTA 1: «Cioè tu pescavi dallOltre Po pavese?». SPECIALISTA 2: «Ma io pescavo dappertutto, da Lodi,dove tiravo fuori le mammelle, poi ho cominciato a pescareanche i polmoni... dallOltre Po pavese, da Pavia, da Milanoormai perché comunque tutti i miei ex pazienti in istituto miseguono e ancora adesso... oggi ne sono venuti tre a Pavia dipazienti che venivano lì a far le visite, continuano a telefonarmi emi dicono anche a pagamento noi veniamo da lei... quindi vogliodire, cioè, io avevo ormai un giro che mi ero creato con il miomodo di fare... essere disponibile a qualsiasi ora... ancora adessopensa che questi ultimi 15 giorni avrò fatto 35 - 40 visite gratis». SPECIALISTA 1: «Sì,sì». SPECIALISTA 2: «Di gente che mi chiama, viene, mi portale lastre. Stasera è venuta la mamma di quella paziente down,poverina... Ma tu ricordati Volpato... il quale era un professoreuniversitario... Quanti cazzo di interventi faceva? Quattro almese... si ciucciava tutto lui, si faceva venire quei quattro sfigati,con la storia che era delluniversità, gratis, che lo portavano inmacchina avanti e indietro e si beccava lui alla fine il Drg efaceva sei - sette massimo... gli ho visto fare sette pazienti maneanche tutti polmoni... sette, non so se tu prendi 800 euro perpolmone, sette per otto fa 5.600 euro». SPECIALISTA 1: «Uhm». SPECIALISTA 2: «No? Con cosa ci paghi? Con 5.000 eurolordi che sono già 4.000 e di quei 4.000 metti cosa ne prendi, 5
  6. 6. due tu e uno gli altri due? Ma gli altri due per uno ci sputano infaccia... cioè non vengono a fare il giro, capito?». SPECIALISTA 1: «Certo». SPECIALISTA 2: «Ma sì, cioè i numeri sono questi! Cioè otu fai 15 polmoni, o altrimenti non puoi pagare un’equipe... e perfare 15 polmoni... auguri... e no, dico, poi se sei fortunato che inun mese ti arrivano quattro politraumi e non so dieci fratturecostali, ma cosa fai ti metti ad operare dieci fratture costaliperché non hai pazienti?». I nomi delle vittime sono invece reali, come Antonio,paziente ad alto rischio operatorio, morto “sotto i ferri” perlacerazione del cuore, non avendo retto l’intervento al polmoneper un tumore di cui non vi era traccia nella documentazioneclinica o Giuseppina, donna di 92 anni, malata terminale dicancro, operata tre volte in sette mesi e morta in sala operatoria.Alla Santa Rita accadeva di tutto, asportavano mammelle persemplici cisti, curavano broncopolmoniti e tubercolosi togliendotutto il polmone, arrivarono ad impiantare un tendine tibialeanteriore destro al posto di quello rotuleo sinistro sol perché ilpaziente era ormai “aperto", cioè sotto i ferri in sala operatoria.La clinica superava i 1.700 interventi annuali e aveva erogato 18mila giornate in più rispetto a quelle che poteva accreditare neisuoi posti letto. Dei 569 morti nei reparti di riabilitazione in tuttala Lombardia nel 2005, il 13% erano deceduti in quello dellaclinica dell’orrore. Eppure, questa vicenda è solo la più clamorosa. Recente,ad esempio, è il caso dei premi in denaro, viaggi e vestiti offertidalla multinazionale farmaceutica Sandoz per corromperecentinaia di medici, al fine di somministrare dosi ormonalimassicce e non necessarie anche ai bambini. E tutto ciò in uncontesto in cui l’opinione pubblica sembra ormai considerare“normale” che migliaia di persone debbano morire perché non è 6
  7. 7. conveniente per le case farmaceutiche produrre certi tipi difarmaci per malattie poco diffuse o diffuse solo in paesi nonabbastanza ricchi da permetterseli. Un polmone sotto i ferri è una persona che confida intutto e per tutto nel suo dottore, che quando chiude gli occhi perl’anestesia prega di poterli riaprire e, dall’altro lato, delle personecome dei medici non possono essere incapaci di comprenderlo.Allora, come si può spiegare ai giorni nostri tanta crudeltà? Nella relazione ai Dialoghi 2010, prima dello svilupparsidella crisi greca, intitolai il paragrafo iniziale la “Bankrazia e ilconflitto generazionale”. La parola Bankrazia fu coniata perdescrivere la macro realizzazione dell’Homo Oeconomicuspredicato dall’economia neoclassica, cioè del paradigma chericostruisce il comportamento umano utilizzando strumentigeometrico-matematici e che muove dall’assunzione che l’essereumano abbia le capacità di calcolo di un computer e siarapportato al mondo in maniera esclusivamente acquisitiva. I rapporti economici sono anche rapporti umani e basarel’intera teoria economica sulla massimizzazione del profittosignifica disconoscere non solo che la razionalità umana èlimitata e l’uomo non è un computer, ma ancor prima che ciò checaratterizza l’essere umano è l’emotività. Oltre alle previsionierrate, succede allora che, quando dalle facoltà di economia,passando per le banche, si giunge alla società, la competitività,osannata nei manuali, si trasforma in odio. Nelle moderne società a capitalismo avanzato, il denaroda mezzo è divenuto fine, colonizzando l’immaginario collettivo emeccanizzando i rapporti sociali. L’aggressività è stata elevata asistema e le relazioni umane vengono dimensionate in funzionedella loro utilità, in modo da poter essere disfatte quando questacessa e prima di essere abbandonati. Non solo il valore discambio si è imposto sul valore d’uso di Marx, ma anche l’odio 7
  8. 8. sull’amore cristiano e ciò non può non influire anche su uno deirapporti più sensibili, quello fra medico e paziente. Quando si vogliono descrivere gli effetti distorti deltecnicismo, compresa la disumanizzazione dell’ospedalità, non sipuò tralasciare di specificare che la tecno-scienza è guidata dalcapitalismo. La tecno-scienza può essere disumanizzante perchédotata della potenza di modificare lo statuto antropologicodell’essere umano. Si tratta di questioni che si porranno inmaniera esponenziale e che si stanno già ponendo, tuttavial’umanità va cercata prima che nella tecnica, nel rapporto con ilpersonale tecnico e quest’umanità oggi manca perché quellaparticolare tecnica che è il capitalismo ha spinto persino i medicia diventare prima di tutto specialisti nel far soldi. Per di più, anche dal punto di vista meramente economicoquesto sistema è andato in crisi. Fino a qualche decennio fa laproduzione occidentale era crescente e il sistema sembravaandare verso la piena occupazione. Tuttavia, con laglobalizzazione, cadute gran parte delle barriere tecniche etecnologiche, la concorrenza di molti paesi che prima eranomercati, soprattutto dell’Asia, ha determinano la caduta deiprofitti delle imprese occidentali, tanto che la produzione Cinesesi appresta a superare quella degli U.S.A, il cui livello didisoccupazione rasenta ormai le due cifre, quanto ladisoccupazione europea. La risposta delle imprese è stata delocalizzare o puntaresulla finanza più che sull’economia reale, con ulteriore aumentodella disoccupazione. Mentre la terapia scelta dalla politica, adonta del fatto che il dogma dell’efficienza del profitto fosse statosmentito da bolle finanziarie planetarie e dalla necessitàdell’intervento pubblico per salvare grandi istituti di credito dallabancarotta, è stata continuare a privatizzare e a demolire loStato e con esso le conquiste sociali dei secoli precedenti. 8
  9. 9. Non è questa la sede per approfondire l’analisi politica,piuttosto ciò che desidero rimarcare è che è inevitabile, anchesotto quest’aspetto, che gli effetti si riverberino immediatamentesulla sanità. In particolare, in Europa si sta verificando unacuriosa inversione di tendenza rispetto agli Stati Uniti. Mentre gliU.S.A, nonostante la crisi, tendono a copiare il sistema europeo,riducendo i costi per i cittadini, anche se lentamente, in Europa siintroducono i ticket e curarsi diventa sempre più dispendioso perle fasce popolari meno abbienti. Contemporaneamente, invece dimigliorare la qualità del servizio pubblico, lo si grava di tagli chene peggiorano l’efficienza, sotto forma, ad esempio, di limitataquantità e qualità dei posti letto, di turni estenuanti per l’esiguopersonale medico e paramedico o di carenza di assistenza extra-ospedaliera. Ciò spinge i cittadini verso la sanità privata cheperò, quando convenzionata dallo Stato, se non è diventata ilmezzo con il quale organizzazioni malavitose hanno drenatodenaro pubblico, ha generato un sistema poco trasparente, di cuimolti medici approfittano quotidianamente. Quando nonconvenzionata, invece, la cura viene fornita a tariffeelevatissime, sia perché il “mercato dei medici” è limitato dalnumero chiuso nelle facoltà di medicina, sia perché la salute nonha prezzo. Così, oltre ad impedire a dei potenziali buoni medici direalizzarsi perché sbagliano qualche crocetta in un test, anche lamalattia diventa un grande business e lo spettro delle cure soloper i ricchi si aggira già per l’Europa. Come aveva preconizzato Naomi Klein, nella sua operaShock Economy, gli artefici dei tagli che stanno devastando ilservizio sanitario, sono gli stessi che hanno causato la crisieconomica e che, invece di pagarne le conseguenze, non solo lescaricano sulle fasce più deboli della popolazione, maapprofittano dell’instabilità creatasi per assestare il colpo digrazia allo stato sociale. Quando parlai di “bankrazia e conflitto 9
  10. 10. generazionale”, lo feci per indicare come le teorie economichefondate sulla competizione fossero la base su cui si escludevano ipiù deboli. Il modo con cui i ‘68ini diventati ’68enni, al fine didifendere le posizioni acquisite, avevano delegittimato la politica,dando luogo ad una sorta d’inversione conservatrice della lotta diclasse: lotta di classe contro i nuovi nati, dall’alto delle posizionidi potere acquisite e dietro l’ombrello di una crisi che, prima diessere economica, è la crisi psicologica di una classe dirigenteimpreparata e dedita ai vizi, che non riesce ad affrontare ilcambiamento e tenta di esorcizzare la paura infierendo sulla vita. Sono convinto che la crisi di produttività dell’occidentederivi soprattutto dall’incapacità di collaborare, perché lacompetizione sfrenata ha reso difficile la cooperazione, anche afini meramente lavorativi. Cercando ancora nella sanità, adesempio, si può trovare che a Messina, in ripetute occasioni, acausa di puerili liti fra medici sulla modalità di parto da praticare,si ebbero delle complicazioni gravissime sia per le madri sia per ineonati. E più in profondità, credo che prima che nella scarsaproduttività, la crisi stia nella mancanza di creatività, che sitraduce anche in carenza d’innovazione produttiva. Carenza dicreatività che riflette la crisi culturale dell’intero occidente,laddove per contro l’oriente è stato in grado di innestare le altretradizioni di pensiero nel proprio, migliorandole con la creativitàtipica di questo, tecnologia compresa. Il titolo di questo elaborato, “No Logos”, è parafrasato daltitolo del libro di Naomi Klein, “No Logo” perché credo che lagrande malattia dell’occidente, cioè il narcisismo che ho cercatodi tratteggiare negli esempi, affondi le radici nel sottofondofilosofico occidentale nella misura in cui questo, situando ilfondamento della realtà in un ordine assoluto e/o assolutizzandola mente, si pone oltre il divenire. Quella contro il divenire è lasfida dell’uomo alla natura, cioè alla necessità e alla morte, sono 10
  11. 11. convinto che l’omologazione di cui parla la giornalista canadese,sia l’esito di questa partita. Ciò emerge bene se si compara la tradizione filosoficaoccidentale con quella orientale. La filosofia mainstream inoccidente si fonda sulla riduzione della complessità tramitecategorie ideali e sull’assunzione che tali categorie di pensierocombacino con la realtà. All’opposto, la filosofia orientale, ritieneche tutto in natura sia interconnesso e che la forma non esista senon in relazione con le altre forme. Se adottiamo quest’ultimaprospettiva, di fronte alla complessità e al divenire, qualsiasicategoria di pensiero risulta una deformazione della realtà, chepuò essere valutata solo in termini di utilità del paradigma.Emerge, inoltre, come connessa al pensiero occidentale ci siaun’idea di dominio sulla natura, tanto è vero che, assumendo chel’ordine ideale possa corrispondere con l’ordine della natura, lafilosofia occidentale ha creato la scienza, che ne ha fatto proprioil metodo, affinandolo tramite la matematizzazione e rendendoloutilizzabile tramite la tecnologia. Anche quando rivolge lo sguardo verso l’interno, fino adoggettivare la stessa attività pensante, la filosofia occidentalesgancia il pensiero dal corpo, cioè ancora dalla natura, perchénon riconosce alle sensazioni un ruolo attivo nella formazione delpensiero. All’opposto, la filosofia orientale ritiene che laconoscenza si basi su un’intuizione preconscia, integralmenteradicata nel corpo e non priva di contenuti, essendo anzi il solconel quale s’inscrivono tutti i pensieri. Per filosofia orientale non s’intende qui genericamente latradizione religiosa dell’oriente, con tutta la sua ricchezza disfaccettature ma, precisamente, una scuola filosoficagiapponese. Infatti, anche se l’espressione filosofia orientale nonsempre è accettata in occidente, quei pensatori accomunati sottoil nome Scuola di Kyoto a cui, in questa sede, si farà cenno solo 11
  12. 12. per sommi capi, si proponevano proprio di fare filosofia nel sensooccidentale del termine, sebbene coniugandola con la culturaorientale e principalmente col Buddhismo. Le neuroscienze sembrano oggi avvicinarsi a questaprospettiva. Il conoscere-diventando tramite l’azione-intuizionedi cui parla Nishida Kitaro, il precursore della scuola filosoficagiapponese, è suffragato da un gruppo di scienziati afferenteall’università di Parma. Gli scienziati italiani affermano, infatti, diavere individuato nei neuroni specchio, situati in aree cerebraliconnesse al movimento, il luogo dell’empatia, poiché tali neuronisi attivano non solo quando siamo noi a compiere un’azione, maanche quando osserviamo un nostro simile compiere unamedesima azione. Tuttavia, l’uso che si farà del termine empatiain questa sede, muove in primo luogo dal termine grecosympatheia, utilizzato ben prima dello sviluppo delleneuroscienze da filosofi quali ad esempio Adam Smith e DavidHume, e prima ancora dai filosofi antichi onde designarel’interconnessione che anima l’universo. L’empatia, dandoci la possibilità di sperimentare gliopposti, svolge una prima funzione cognitiva. Nell’intuizione chenasce dalla dialettica fra sensazioni ed empatia, le sensazioniacquistano oggettività e ciò genera la consapevolezza, cheprecede e rende possibile il pensiero. Comprendere significa chenella consapevolezza conoscente e conosciuto sono uno. Di persé, il ragionamento attiene alla memoria, mentre qualsiasilinguaggio, per quanto utile, è metaforico e storicamentedeterminato nella semantica, cosi come nella grammatica e nellasintassi. Questa funzione mediatrice corrisponde a quella cheAdam Smith denominava simpatia, ma che equivale alla pura esemplice capacità di mettersi nei panni dell’altro, senzanecessariamente condividerne le sensazioni e permettendocianche di godere sadicamente del dolore altrui. 12
  13. 13. La natura umana non è fatta, tuttavia, solo d’istintiaggressivi, anzi il successo dell’umanità è quello dello sviluppodella socialità più di qualsiasi altra specie. L’empatia, oltre asviluppare la consapevolezza, possiede un contenuto affettivoproprio e originario, così come aveva sostenuto Hume,utilizzando anch’egli, in maniera più appropriata, il terminesimpatia. Alla funzione conoscitiva si accompagna la capacità dipercepire le stesse sensazioni dell’altro, come se l’esperienza sitrasmettesse. Ciò determina lo svilupparsi della dialettica fraistinti e simpatia ed è questa dialettica che costituisce lo spaziodella nostra libertà. La morale non si genera da precetti astratti,ma come un allontanarsi dagli istinti per via della simpatia, senzache questo distacco possa mai completarsi poiché la discontinuitàrispetto al mondo opera già a livello della volontà, tramite lasimpatia, cioè ancora volontà. Tuttavia, ciò che soprattutto interessa ai fini di questolavoro è che, per quanto spiacevole sia, rimuovendo il divenirenon si può sviluppare un pensiero realmente critico perché non simette radicalmente in discussione anche se stessi. Il prezzo dapagare per pensarsi come liberi e per ridurre la realtà al fine dipoterla dominare è che il soggetto cessa di percepirsi come partedella natura, dentro qualcosa che è più grande di sé e checomprende il dolore come elemento della sua essenza. Ciòconduce all’antropocentrismo e al narcisismo, dai quali consegueun pensiero conservatore e incapace di affrontare ilcambiamento, le cui conseguenze si manifestano, a mio avviso,pure nel contenzioso eccessivo contro i medici. Anche i monoteismi, assumendo l’idea che esista unordine trascendente e trasformandolo nel luogo della salvezza,ereditano la stessa impostazione e gli stessi problemi dellafilosofia occidentale. Presentando la morte come un passaggioche porta alla continuazione dell’io in eterno, forniscono un senso 13
  14. 14. e un riparo dall’angoscia. Tuttavia, se la morte non ha unsignificato intrinseco, allora nemmeno la vita ha una sacralitàpropria e non c’è motivo di amarla nella sua differenziazione. Néla fede in un’entità trascendente possiede più l’autorità perlegittimare l’amore per il prossimo, nemmeno in manieraindiretta. Infatti, sostenendo che dio sia trascendente e che lanatura sia razionalmente comprensibile, da un lato s’indeboliscedio, la cui forza si riduce a quella che gli uomini gli attribuiscono,e dall’altro la religione diventa funzionale al tecno-capitalismo,tanto è vero che questo ha sostituito Gesù nel cuore e nellaprassi delle persone, conservando però la dogmatica, al fine dievitare, insieme all’angoscia, la riflessione sui misteri della vita.Infine, seppur da una prospettiva meramente idealistica,Parmenide a ragione sosteneva che le cose non vengono dalnulla e non ritornano nel nulla, così come oggi confermato dagliscienziati. Tuttavia, se ci atteniamo solo al piano concettuale,nonostante quello che dichiarava Parmenide, il nulla è pensabilecome anti-essere, una categoria che permette di criticarel’assolutezza dell’essere e con esso l’idea di soggetto e tutte lespecializzazioni. Inoltre, ciò non è privo di conseguenze pratiche,perché se è vero che la filosofia del nulla non fa che riaffermarel’esistenza, lo fa teorizzando l’assenza di senso. Infatti, l’affermazione della pura esistenza permetteall’essere umano di acquisire consapevolezza che nel divenire gliuomini non sono altro che ombre, riconciliandosi con la morte.Tuttavia, come su accennato, poiché la natura umana èambivalente, si aprono sia la via dell’empatia che quella degliistinti. Se ci si limita ad una semplice anticipazione intellettualedella morte, la dicotomia soggetto-oggetto, anche se colta neldivenire, non viene eliminata e anzi gli istinti ne risultano 14
  15. 15. esaltati. Per questa via l’uomo si pone in opposizione alla forzadella natura ed esalta la forza propria. All’opposto, Tanabe Hajme, il secondo grande esponentedella scuola di Kyoto, nella sua opera “Filosofia comemetanoetica” afferma che accogliere la morte significariconoscere l’impotenza della forza propria, sottomettendosi allaforza altra tramite la fede-pratica-testimonianza nella forza altra,fino alla morte-risurrezione del sé, che condurrebbe alla grandenegazione eppure grande compassione. In parole povere perTanabe, una volta compresa l’impossibilità di una filosofia chenon incorra in antinomie, occorre trasformare in filosofia lapropria vita, accettando di essere nulla, eliminando ogninarcisismo e così aprendosi all’amore per il prossimo. Tuttavia, credo che la solidarietà che possa nascere dallapena per la comune sorte di essere nulla, non sia in grado diimpegnare per se stessa la nostra vita e, infatti, il tentativo didare un fondamento filosofico al nulla, come fecero i filosofiorientali, alcuni dei quali furono allievi di Heidegger, si ètradotto, nella prassi dei nostri giorni, nel prevalere dell’altro tipodi nichilismo, quello della forza propria. Inoltre,dall’idealizzazione del nulla consegue una trascendenza senzacontenuto, che finisce per reggere ancor meno dell’idea di uncreatore alla critica di Parmenide che, come summenzionato,affermava che il nulla non esiste in natura, così come oggiconfermato dagli scienziati. I filosofi orientali idealizzarono il nulla perché, neltentativo di fondare la loro dialettica della natura, portarono alleestreme conseguenze la dimensione personale. Tuttavia, dallaprospettiva orientale residua un’obiezione all’idealismo diParmenide, perché il fatto che le cose non vengano dal nulla enon ritornino nel nulla, non esclude che non si trasformino.L’essere non può venir concepito come immobile, perché se si 15
  16. 16. nega dio, deve contenere in se stesso la propria negazione percomprendere il divenire. Il cammino della contaminazione fra la tradizione dipensiero orientale ed occidentale intrapreso dalla Scuola di Kyotopoteva, dunque, essere continuato. Se per la forza altra diTanabe s’intende non il nulla bensì la natura stessa, su taleposizione è possibile innestare una teoria generale delmovimento, così come provò a fare Friedrich Engels nella sua“Dialettica della Natura”, opera rimasta incompiuta e pubblicatasolo a partire dal 1924. I conflitti sono ovunque: la galassia più grande attrae eingloba quella minore e nel frattempo i buchi neri attraggono einglobano entrambe. L’energia solare permette la fotosintesi deivegetali, che costituiscono il nutrimento degli animali preda, chesono uccisi dai predatori, mentre la tecnica umana distrugge gliecosistemi in cui entrambi, predatori e prede, vivono. Senza ilmovimento di cui parlava Engels non si può spiegare nemmenola vita, perché pure i filosofi che negano il movimento sono ilprodotto dell’energia che muove le galassie e che fece sì chedella materia si concentrasse attorno ad una membrana peresistere nell’ambiente. Tuttavia Engels si soffermò soprattutto sulla dialetticacome metodo d’indagine scientifica e anzi, probabilmente spintodal fervore suscitato dalla rivoluzione tecno-scientifica e dal fattoche gli premeva più legittimare la dialettica in funzionerivoluzionaria che filosofeggiare sul movimento in sé, provòanche a matematizzarla. La dialettica non venne quindi del tuttodepurata degli aspetti idealistici, perché se si assume che lanatura operi dialetticamente, ogni termine in contrapposizione èa sua volta oggetto di una contrapposizione, fino al punto in cuigli opposti si confondono. La realtà può essere considerata comeuna combinazione di cose che si negano reciprocamente, ma tale 16
  17. 17. contrapposizione deve includere un medium, che in se stesso èidentità contraddittoria. La mutua determinazione dei due poli può essereconsiderata risultato dell’auto-trasformazione di questa identitàcontraddittoria, perciò i fenomeni fisici si possono considerarecome trasformazioni di un campo di forze. Dato che tutte le cosesono collocate in tale universo, il fatto che non ci sia un sensotrascendente, non significa che le cose non abbiano senso,perché il senso è quello insito nella natura stessa. A fondamentodell’universo c’è l’universo infinito che autodeterminandosi dàvita ad un eterno divenire in cui il ritorno è solo tendenziale.L’essere è eppure non è perché è il movimento che media ilmescolarsi delle forme nell’universale dialettico, facendo si che ladialettica della natura sia tanto creativa da creare un esserecreativo come l’uomo. Lo possiamo definire come energia o, se sivuole Spirito della natura. Quando si considera l’ambiente, l’errore che spesso si fa èvederlo esclusivamente come un oggetto. Ma la natura non èsolo ciò che utilizziamo per esistere, perché la materia che laforma è la stessa che ci costituisce. Basti pensare ai disastrinucleari, come quello di Fukushima, tristemente emblematiciperché evidenziano da un lato come la potenza della natura restisuperiore a qualsiasi tecnologia, e dall’altro come la natura sia lanostra casa originaria. Fra quelle forze immani si annida unfragile ecosistema, di cui noi stessi siamo espressione, pure se cene accorgiamo solo quando siamo costretti ad evacuare le zonecontaminate, per non subire mutazioni genetiche. Il nostro corpoè in relazione continua con l’ambiente, come confermano glistudi di epigenetica, di cui si è parlato nei dialoghi, in base aiquali l’ambiente può determinare una diversa espressione delgenoma, provocando l’attività di alcuni geni e la quiescenza dialtri, senza modificare la struttura del DNA. I cambiamenti 17
  18. 18. epigenetici si conservano nella divisione cellulare, durante la vitadi un organismo e, come sosteneva Lamarck, potrebbe esserepossibile che qualora una mutazione epigenetica sia coinvoltanella riproduzione, venga ereditata dalla generazione successiva. Forse mai come nella moderna società liquida occorre unsenso, ma se la scienza, in quanto tecnica, non può mettere indiscussione se stessa, come può questo compito essere svolto dauna filosofia ancora legata al principio di non contraddizione, chedella tecno-scienza costituisce la base e che è un conoscerefunzionale alla manipolazione del mondo e adatto alla brevitàdella vita, ma non alle ambizioni che dovrebbero animare lafilosofia? Come scriveva Giacomo Leopardi, la natura, per quantopossa essere crudele, è madre. Credo che solo se l’uomo siaccetterà né come figlio di un dio personale, né come mediatoredel nulla, ma come avvolto nella natura, insieme a tutti i mondiche formano l’infinito universo, si può sperare in una sinceraresponsabilità rispetto al prossimo. L’empatia si può trasformarein simpatia solo se si acquisisce la consapevolezza che nellospirito della natura l’io e l’altro sono uno, in quanto espressionedella stessa energia che costituisce l’universo. Se, all’opposto, laconsapevolezza servirà solo ad alimentare la volontà di potenza,quale sembra essere la direzione intrapresa col dominio deltecno-capitalismo, l’uomo regredirà agli istinti primordiali e amorire non sarà solo la filosofia dello spirito, ma lo spirito stesso. 18

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