Il decamerone o decameron

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Il decamerone o decameron

  1. 1. Il Decamerone o Decameron (dal greco antico, δἐκα, déka, "dieci", ed ἡμέρα, hēméra "giorno",con il significato di "[opera di] dieci giorni"[1]) è una raccolta di cento novelle scritta nel Trecento(probabilmente tra il 1349 ed il 1351) da Giovanni Boccaccio.È considerata, nel contesto del Trecento europeo, una delle opere più importanti della letteratura,fondatrice della letteratura in prosa in volgare italiano. Ebbe larghissima influenza non solo nellaletteratura italiana ed europea (si pensi solo ai Canterbury Tales di Geoffrey Chaucer), ma anchenelle lettere future, ispirando lideale di vita edonistica e dedicata al piacere ed al culto del viversereno tipici della cultura umanista e rinascimentale (che si traduce per esempio nel celebre Trionfodi Bacco e Arianna, composizione poetica di Lorenzo de Medici).Il libro narra di un gruppo di giovani, sette donne e tre uomini, che trattenendosi fuori città perquattordici giorni (il titolo indica i dieci giorni in cui si raccontano le novelle e non i quattro in cuici si riposa), per sfuggire alla peste nera, che imperversava in quel periodo a Firenze, raccontano aturno delle novelle di taglio spesso umoristico e con frequenti richiami allerotismo bucolico deltempo. Per questultimo aspetto, il libro fu tacciato di immoralità o di scandalo, e fu in molte epochecensurato o comunque non adeguatamente considerato nella storia della letteratura.Il titoloIl titolo completo che Boccaccio dà alla sua opera è Comincia il libro chiamato Decameroncognominato prencipe Galeotto, nel quale si contengono cento novelle in diece dì dette da settedonne e da tre giovani uomini.Decameron deriva dal greco e letteralmente significa "dieci giorni" e si rifà allExameron ("seigiorni") di SantAmbrogio, un racconto sui sei giorni della creazione divina. In realtà il tempoeffettivo trascorso fuori città dai giovani è di quattordici giorni, poiché il venerdì è dedicato allapreghiera e il sabato alla cura personale delle donne.Lopera è cognominata (ossia sottotitolata) Prencipe Galeotto, con riferimento a un personaggio,Galeuth o Galehaut, del ciclo bretone del romanzo cortese che fece da intermediario damore traLancillotto e Ginevra. "Galeotto" inoltre riecheggia un famoso verso, riferito allo stessopersonaggio, del V canto dellInferno di Dante Alighieri, "Galeotto fu l libro e chi lo scrisse", versocon cui Francesca termina il suo racconto.La struttura Per approfondire, vedi la voce Struttura del Decameron.Allinterno del Decameron, Boccaccio immagina come, durante il periodo in cui la peste devastaFirenze (1348), una brigata di sette ragazze e tre ragazzi, tutti di elevata condizione socialedecidano di cercare una possibilità di fuga dal contagio spostandosi in campagna. Qui questi diecigiovani trascorrono il tempo secondo precise regole, tra canti, balli e giochi. Notevole importanza,come vedremo dopo, assumono anche le preghiere. Per occupare le prime ore serali, i ragazzidecidono di raccontare una novella ciascuno, secondo precisi rituali: per esempio, lelezionequotidiana di un re che fisserà il tema della giornata a cui tutti gli altri narratori dovranno ispirarsinei loro racconti. Al solo Dioneo, per la sua giovane età, è concesso di non rispettare il tema dellegiornate; dovrà però novellare sempre per ultimo (Privilegio di Dioneo). La prima e la nonagiornata hanno un tema libero. Si sono date molteplici interpretazioni degli strani nomi attribuiti ai
  2. 2. narratori, in gran parte riecheggianti etimologie greche: Pampinea ("la rigogliosa"), Filomena("amante del canto", oppure "colei che è amata"), Neifile ("nuova amante"), Filostrato ("vintodamore"), Fiammetta (la donna amata da Boccaccio), Elissa (laltro nome di Didone, la reginadellEneide di Virgilio), Dioneo ("lussurioso", da Diona, madre di Venere; spurcissimus dyoneus sidefiniva Boccaccio in una lettera giovanile), Lauretta (la donna simbolo di Petrarca), Emilia ePanfilo (il "Tutto Amore", che infatti racconterà spesso novelle ad alto contenuto erotico).Nel Decamerone le cento novelle, pur avendo spesso in comune il tema, sono diversissime lunadallaltra, poiché lautore vuol rappresentare la vita di tutti i giorni nella sua grande varietà di tipiumani, di atteggiamenti morali e psicologici, di virtù e di vizio; ne deriva che il Decameron offreuna straordinaria panoramica della civiltà del Trecento: in questepoca luomo borghese cercava dicreare un rapporto fra larmonia, la realtà del profitto e gli ideali della nobiltà cavalleresca ormaifinita.Come scritto nella conclusione dell’opera, i temi che Boccaccio voleva illustrare al popolo sonoessenzialmente due. In primo luogo, infatti, Boccaccio voleva mostrare ai fiorentini che è possibilerialzarsi da qualunque disgrazia si venga colpiti, proprio come fanno i dieci giovani con la peste chesi abbatte in quel periodo sulla città. Il secondo tema, invece, è legato al rispetto e ai riguardi diBoccaccio nei confronti delle donne: egli infatti scrive che quest’opera è dedicata a loro che, a queltempo, erano le persone che leggevano maggiormente e avevano più tempo per dedicarsi alla letturadelle sue opere.Il proemioIl libro si apre con un proemio che delinea i motivi della stesura dellopera. Boccaccio afferma cheil libro è indirizzato a coloro che sono afflitti da "pene damore", allo scopo di dilettarli conpiacevoli racconti e dare loro utili consigli. È chiaro perciò che lopera è rivolta ad un pubblico didonne e più precisamente a "coloro che amano". Il Decameron non è quindi una lettura da letteratidi professione, anche se raffinato ed elegante.Sempre nel Proemio Boccaccio racconta di rivolgersi alle donne per rimediare al "Peccato dellaFortuna": le donne possono trovare poche distrazioni dalle pene damore rispetto agli uomini. Alledonne, infatti, a causa delle usanze del tempo, erano preclusi certi svaghi che agli uomini eranoconcessi, come la caccia, il gioco, il commerciare; tutte attività che possono occupare lesistenzadelluomo. Quindi nelle novelle le donne potranno trovare diletto e utili soluzioni che allieverannole loro sofferenze.Anche il tema dell"Amore" ha una certa importanza: in effetti gran parte delle novelle tocca questatematica, che assume anche forme licenziose e che susciterà reazioni negative da parte di unpubblico retrivo; per questo motivo Boccaccio, nellintroduzione alla quarta giornata e specialmentenella conclusione, rivendicherà il suo diritto ad una letteratura libera ed ispirata ad una concezionenaturalistica dellEros (significativo in questo senso il cosiddetto "Apologo delle Papere").La corniceLa cornice narrativa in cui inserire le novelle è di origine indiana (per esempio la raccoltaPañcatantra). Tale struttura passò poi nella letteratura araba e in Occidente.La cornice è costituita da tutto ciò che si trova al di fuori delle novelle ed in modo particolare dallaFirenze contaminata dalla peste dove un gruppo di dieci giovani, di elevata condizione sociale, si
  3. 3. ritira in campagna per trovare scampo dal contagio. È per questo che Boccaccio allinizio delloperafa una lunga e dettagliata descrizione della malattia che colpì Firenze nel 1348 (ispirata quasiinteramente a conoscenze personali ma anche allHistoria Langobardorum di Paolo Diacono) che,oltre a decimare la popolazione, distrugge tutte quelle norme sociali, quegli usi e quei costumi chetanto gli erano cari. Al contrario, i giovani creano una sorta di realtà parallela quasi perfetta perdimostrare come luomo, grazie allaiuto delle proprie forze e della propria intelligenza, sia in gradodi dare un ordine alle cose, che poi sarà uno dei temi fondamentali dellUmanesimo. Incontrapposizione al mondo uniforme di questi giovani si pongono poi le novelle, che hanno vitaautonoma: la realtà descritta è soprattutto quella mercantile e borghese; viene rappresentataleterogeneità del mondo e la nostalgia verso quei valori che via via stanno per essere distrutti persempre; i protagonisti sono moltissimi ma hanno tutti in comune la determinazione di volersirealizzare per mezzo delle proprie forze. Tutto ciò quindi fa del Decameron unopera unica, poichénon si tratta di una semplice raccolta di novelle: queste ultime sono tutte collegate fra di loroattraverso la cornice narrativa, formando una sorta di romanzo.La follia e le altre tematiche nel DecameronNel Decameron il tema della follia compare a più riprese intrecciandosi inevitabilmente con altretematiche, come quelle della beffa, dello scherno, della burla. Uno degli aspetti più interessanti,però, è quello della follia per amore, per la quale spesso uno dei due amanti giunge fino alla morte.La concezione della vita morale nel Decameron si basa sul contrasto tra Fortuna e Natura, le dueministre del mondo (VI,2,6). Luomo si definisce in base a queste due forze: una esterna, la Fortuna(che lo condiziona ma che egli può volgere a proprio favore), laltra interna, la Natura, con istinti eappetiti che deve riconoscere con intelligenza. La Fortuna nelle novelle appare spesso come eventoinaspettato che sconvolge le vicende, mentre la Natura si presenta come forza primordiale la cuiespressione prima è lAmore come sentimento invincibile che domina insieme lanima e i sensi, chesa ugualmente essere pienezza gioiosa di vita e di morte.Lamore per Boccaccio è una forza insopprimibile, motivo di diletto ma anche di dolore, che agiscenei più diversi strati sociali e per questo spesso si scontra con pregiudizi culturali e di costume. Lavirtù in questo contesto non è mortificazione dellistinto, bensì capacità di appagare e dominare gliimpulsi naturali.Durante tutta la IV giornata vengono narrate novelle che trattano di amori che ebbero infelice fine:si tratta di storie in cui la morte di uno degli amanti è inevitabile perché le leggi della Fortunatrionfano su quelle naturali dellAmore. Allinterno della giornata, le novelle 3, 4 e 5 rappresentanoun trittico che illustra in modi diversi lamore come follia. Lelemento che le accomuna è la presenzadella Fortuna coniugata come diversità di condizione sociale: prevale infatti la tematica dellamoreche travalica le leggi della casta e del matrimonio, che diventa una follia sociale e motivo discandalo.Un esempio è costituito dalla V novella della IV giornata, ovvero la storia di Lisabetta da Messinae il vaso di basilico. In questa novella si sviluppa il contrasto Amore/Fortuna: Lorenzo è unsemplice garzone di bottega, bello e gentile, con tutte le qualità cortesi per suscitare lamore;Lisabetta, che appartiene a una famiglia di mercanti originaria di San Gimignano, incarna lenergiaeroica di chi resiste allavversa fortuna solo con la forza del silenzio e del pianto; i tre fratelli sono igaranti dellonore della famiglia, non tollerano il matrimonio della sorella con qualcuno di rangoinferiore. Sono costretti ad intervenire per riportare le cose in ordine e per ristabilire lequilibriosovvertito dalla pazzia amorosa di Lisabetta.
  4. 4. Boccaccio dichiara di aver scritto questo testo per le donne che lo leggeranno per passare il tempo:più in generale, si può dire quindi che il pubblico a cui si rivolge lopera è di ceto medio.La Fortuna presente nellopera è il "caso", a differenza di Dante che la considerava una intelligenzaangelica che agiva nellàmbito di un progetto divino (Inferno,VII,76-96).Lopera boccacciana non èascetica ma laica, svincolata dal teocentrismo (Dio al centro dell Universo) che invece sta alla basedella Commedia di Dante e della mentalità medievale della quale il Decameron rappresental"autunno". Oltre allamore, presentato nei suoi vari aspetti anche sensuali, l"Ingegno" umano è unmotivo ricorrente. Troviamo il gusto della beffa (Chichibio), la spegiudicatezza empia diCiappelletto, la dabbenaggine di Andreuccio da Perugia e Calandrino, larguzia e limbroglio(FrateCipolla), gli aspetti maliziosi e ridanciani (racconto delle monache e della badessa).Incontriamoanche larguzia gentile di Cisti fornaio, lintelligenza di Melchisedech e lingegno di Giotto. Loperapresenta una duplice "anima". La prima è realistica, riflette la mentalità e la cultura della classeborghese-mercantile ("epopea mercantile" Vittore Branca ha definito lopera). La seconda èaristocratica ed in essa sono presenti le virtù cavalleresche proprie dellaristocrazia feudale: cortesia,magnanimità, lealtà (novelle della decima giornata; novella di Federigo degli Alberighi). IlDecameron si conclude con una giornata in cui domina appunto il motivo della virtù, seguendoquindi una parabola morale ascendente secondo lo schema della poetica medievale. Si tratta delpercorso anche della Commedia di Dante e del Canzoniere di Petrarca, dove però è presente ilmotivo religioso e teologico che invece manca nelle virtù terrene del laico Boccaccio. NellaCommedia si va dalla condizione di peccato alla beatitudine celeste, nel Canzoniere dallidea dipeccato e di traviamento del primo sonetto alla conclusiva canzone alla Vergine. [2].[3] [4]Le fonti del DecameronCome ha evidenziato anche il critico Vittore Branca nel suo "Decameron" sono molteplici le fontiletterarie dellopera. Esse sono: le novelle e collezioni di "storie" della letteratura greca e latina, leraccolte medievali di novelle come il Libro de sette savi e il Novellino, i romanzi cortesi, i romanzifrancesi, i racconti dei mercanti fiorentini, i fabliaux, i "lamenti" (componimenti medievali, spessopopolari, in versi, per la morte di qualcuno), i cantari dei giullari, gli exempla.La censuraA partire dalla metà del XVI secolo il sistema di controllo delle scritture andò organizzandosi eistituzionalizzandosi per poter far fronte alla lotta contro leresia. Fu così istituito LIndice dei libriproibiti voluto da Papa Paolo IV Carafa nel 1559 come "filtro" per poter fronteggiare le accuse,anche se velate, degli scrittori del tempo. Lordine da Roma era tassativo: «...Per niun modo si parliin male o scandalo de preti, frati, abbati, abbadesse, monaci, monache, piovani, provosti, vescovi,o altre cose sacre, ma si mutino lj nomi; o si faccia per altro modo che parrà meglio».Il Decameron apparve nellIndice dei libri proibiti alla lettera B nel seguente modo: «BoccacciDecades seu novellae centum quae hactenus cum tollerabilibus erroribus impressae sunt et quaeposterum cum eisdaem erroribus imprimentur». Traduzione: Le decadi di Boccaccio o CentoNovelle che finora sono state stampate con errori intollerabili e che in futuro saranno stampate con imedesimi errori.Nel 1573 lInquisizione commissionò a degli esperti fiorentini, I Deputati, il compito di "sistemare"il testo fiorentino per eccellenza. Non esiste accordo sullidentità dei Deputati alla revisione delDecameron, ma le ipotesi plausibili sembrano essere due. La prima considera tre componenti:Vincenzo Borghini, Pierfrancesco Cambi, Sebastiano Antinori. La seconda ne considera quattro:
  5. 5. Vincenzo Borghini, Sebastiano Antinori, Agnolo Guicciardini e Antonio Benivieni. Tra i membridel gruppo emerge Vincenzo Borghini, riconosciuto come il vero promotore della censura delDecameron.Essi, ricevuto dalla Chiesa di Roma il Decameron segnato nei passi da modificarsi, procedettero conarmi diverse, con ragioni culturali, tradizionali, filologiche e retoriche alla difesa del Decameron,tentando di salvare il salvabile. Quindi alla Chiesa di Roma spettò direttamente la censura vera epropria, mentre la specializzazione linguistica e filologica spettò ai Deputati.Il 2 maggio 1572 tornò a Firenze la copia ufficiale autorizzata dallInquisitore di Roma per lastampa, ma solo il 17 agosto 1573 il testo venne stampato. Lanno successivo il testo delloperaridotta fu accompagnato da "Le Annotazioni di discorsi sopra alcuni luoghi del Decameron", unaraccolta di considerazioni linguistiche e filologiche che cercavano di giustificare le scelte fattedurante le singole fasi della rassettatura. Il Decameron dei Deputati si ritrovò poco dopo proibitodalla stessa Inquisizione, e conobbe perciò solo unedizione.Il Decameron conobbe nel 1582 unaltra edizione curata da Leonardo Salviati. Sembra che sia statolo stesso Salviati che, tramite il suo protettore Jacopo Buoncompagni, spinse la curia romana achiedere una nuova censura del Decameron. Infondata è lipotesi avanzata, secondo cui la nuovarassettatura si sarebbe resa necessaria perché i Deputati avrebbero rivelato una certa trascuratezzasul terreno della morale, soprattutto sessuale, lasciando insomma troppo correre sulla lascivia deltesto.In realtà il Decameron di Salviati piuttosto che una vera e propria edizione fondata sui risultati diricerche originali, appare una correzione delledizione precedente. Ne deriva che mentre i Deputatidi Borghini si limitarono a tagliare, Salviati modificò, o più precisamente, che mentre i primiintervennero sul testo, il secondo censurò anche la lettura, facendo ricorso a glosse marginali, persvolgere apertamente una funzione di mediazione fra il testo e il lettore, per dare uninterpretazioneunivoca. Loperazione di Salviati risparmiò 48 novelle, mentre ne modificò 52.PERSONAGGIPampinea è un personaggio letterario del Decameron di Giovanni Boccaccio. Essa è una delle settefanciulle che fanno parte della brigata di giovani fuggiti da Firenze per evitare il contagio dellapeste nera, che si rifugiano in una villa sulle colline e passano il tempo raccontandosi una novellaciascuno al giorno.Il suo nome, che Boccaccio sottolinea essere fittizio per celare la vera identità (non volendo egli"che per le raccontate cose da loro [...] alcuna di loro possa prender vergogna") significa la"rigogliosa", e viene usato dallautore anche nella Comedia delle ninfe fiorentine e nel BucoliconCarmen.Pampinea è la più grande delle donne (ha ventotto anni, come si dice nellintroduzione alla primagiornata) ed è anche colei che convince il gruppo a fuggire dalla città. Per questo viene nominataper prima "regina", colei cioè che comanda la prima giornata. La peste a Firenze nel Decameron di Boccaccio Sulla soglia del Decameron, prima che inizi la descrizione delle dieci giornate dedicateal racconto di novelle, troviamo il racconto tragico e solenne della peste. La vicenda infatti
  6. 6. prende spunto dalla peste che nel 1348 colpisce Firenze come il resto dellEuropa. Inquesta atmosfera di devastazione materiale e di dissoluzione morale, una brigata di diecigiovani, sette donne e tre uomini, decidono di recarsi fuori città, in un palazzo del contado,e di passare il tempo passeggiando, scherzando e raccontando novelle per esorcizzarelorrore della morte con la definizione di una laica ed equilibrata prospettiva dellesistenza:essa assume la forma dell’onestà, che è una virtù sociale, e della "gentilezza", che èinvece una virtù individuale. Se l’uomo risulta condizionato da " due ministre del mondo ",che sono appunto la fortuna e la natura, l’ingegno può servire a controllare, almeno inparte, la natura anche nei suoi aspetti di malattia, sofferenza e morte.Il Decameron, dedicato poi in gran parte al racconto dellamore per la vita nei suoi variaspetti, si apre dunque con la rappresentazione terrificante della morte:".... pervenne lamortifera pestilenza, la quale o per operazion de’ corpi superiori o per le nostre iniqueopere da giusta ira di Dio a nostra correzione mandata sopra i mortali, alquanti annidavanti nelle parti orientali incominciata, quelle d’innumerabile quantità di viventi avendoprivate, senza ristare d’un luogo in un altro continuandosi, inverso l’Occidentemiserabilmente s’era ampliata...". Il tono è solenne, lo stile usato qui dal Boccaccio èquello che veniva definito tragico, in corrispondenza alla serietà della materia. Ladescrizione del fenomeno è lucida, distaccata, quasi scientifica, tanto che potrebbeapparire fredda, se qualche inciso o qualche tensione stilistica non rivelasse l’orrore e ilgiudizio morale dello scrittore. Il fatto è che Boccaccio, vuole affidare l’orrore e il giudizioalle cose stesse, evitando ogni intervento soggettivo che correrebbe il rischio di cadere nelpatetico o nel tono esclamativo e retorico. Il suo atteggiamento distaccato è appuntol’arma per suscitare l’orrore e la reazione morale di chi legge. Si motiva così la minutadescrizione, in primo luogo, della corruzione fisica (i bubboni, le macchie) con laagghiacciante constatazione finale ("certissimo indizio di futura morte"), in secondo luogodegli effetti del contagio, in terzo luogo dei vari rimedi da ciascuno escogitati e la lorosostanziale inutilità ("non perciò tutti campavano"), e infine della disgregazione morale esociale. Protagonista del Decameron è una società in trasformazione che, attraverso unasimile prova e tali stravolgimenti di valori, si trova alla fine profondamente mutata e siaccorge che sono nate "cose contrarie a’ primi costumi de’ cittadini". Le terribili condizionidella peste provocarono la perdita della morale comune; testimoniano il rapporto crudele ee innaturale che si era instaurato tra i cittadini frasi come "... l’un fratello l’altroabbandonava e il zio il nipote e la sorella il fratello e spesse volte la donna il suo marito e -che maggior cosa è quasi non credibile - li padri e le madri i figlioli, quasi loro non fossero,di visitare e di servire schifavano".Appunto in una simile situazione un gruppo di giovani amici decide di abbandonareFirenze e di riparare in campagna. Il luogo dove riparano è in netto contrasto rispetto allacittà tormentata dal flagello: una grande villa in collina, confortevole e bella, circondata dalverde dei prati, ricca d’acque freschissime e vini preziosi. E in netto contrasto è lapsicologia dei giovani : tanto lì dominata dall’incubo della morte, quanto qui disposta agodere onestamente e serenamente i piaceri della vita. Fra i loro divertimenti ci saràanche quello di raccontare per dieci giorni una novella ciascuno. Questi giovani vannocontro le convenzioni sociali dell’epoca, infatti solitamente gli uomini avevano occupazionidifferenti da quelle delle donne, la peste induce a superare queste barriere creando unacomitiva mista che manifesta la propria libertà esprimendo idee discutibili e non accettatedalla società di quel tempo. La peste sembra dunque aver per così dire spezzato ognilegame con il vivere civile.Nella descrizione cupa, lucida, distaccata e realistica della peste - vista come unfenomeno non solo di corruzione fisica ma di disgregazione morale e sociale - e nellaevasione dei dieci giovani, che lasciano alle spalle le "mura vote" di Firenze e ritrovanonella campagna, nelle loro feste, nei loro giochi, nei loro passatempi la gioia di vivere, puòforse trovarsi il senso più riposto dell’arte del Boccaccio: l’affermazione della vita sullamorte, affermazione che è quasi emblematicamente riassunta nell’immagine felice deigiovani che ritornano da una passeggiata: "Essi eran tutti di frondi di quercia inghirlandati,con le man piene o d’erbe odorifere o di fiori ; e chi scontrati gli avesse, niuna cosa
  7. 7. avrebbe potuto dire se non: O costor non saranno dalla morte vinti o ella gli ucciderà lieti ".Boccaccio vuol proporre la vittoria della vita, in tutte le sue manifestazioni, dalle piùelementari alle più elevate (e in certi casi la morte stessa è dignitosa difesa dei valori dellavita), sulla morte, nei suoi aspetti, non solo di corruzione fisica ma di mortificazione dellanatura e di tenebra della ragione. Questo è il significato artistico e ideologico del cheintroduce alle novelle e di tutta la cornice che le racchiude, al di là della funzionestrumentale di offrire una struttura organica e verosimile a tutta l’opera.Struttura del DecameronLa struttura del Decameron è un articolato sistema con il quale Giovanni Boccaccio presentò lecento novelle del suo capolavoro. La cornice vede dieci giovani (tre ragazzi e sette ragazze) che persfuggire alla peste nera che imperversa su Firenze si riuniscono in una villa di campagna. Perpassare il tempo ciascun pomeriggio (tranne i giorni di venerdì e sabato dedicati alla penitenza)ognuno di loro racconta una novella agli altri secondo un tema stabilito il giorno prima. Il temaviene scelto dal "Re" o dalla "Regina" del giorno. Solo il personaggio di Dioneo è dispensato dalseguire il tema prestabilito e la sua novella è narrata sempre per ultima.Boccaccio curò molto ogni piccolo particolare; per esempio già dalla scelta dei nomi possiamocapire quale sia il carattere e la funzione del personaggio: Dioneo letteralmente dal latino significa"Dio Nuovo" quindi allude al significato di una vita diversa ed infatti è il ragazzo ribelle dellabrigata; oppure, ancora, Panfilo, che dal greco significa "Tutto Amore", racconterà spesso novellepiene di carica erotica. Tutti insieme questi personaggi riflettono poi il vero carattere dellautore.Cepparello da Prato( PRIMA NOVELLA DELLA 1 GIORNATA)Cepparello da Prato, conosciuto anche come Ser Ciappelletto, è un personaggio letterario delDecameron di Giovanni Boccaccio, protagonista della prima novella dellopera (giornata I, novella1). Era un notaio, per cui aveva diritto ad essere chiamato "Ser" prima del nome.Boccaccio lo introduce nella novella facendolo chiamare da Musciatto Franzesi. Questo mercantefrancese infatti deve recarsi in Italia al seguito di Carlo di Valois e lascia a vari incaricati le suefaccende mercantili, ma non riesce a trovare "tanto malvagio uom" per riscuotere i debiti verso iclienti borgognoni ("uomini riottosi e di mala condizione e misleali") "che opporre alla loromalvagità si potesse" (giornata I, novella 1, 8-9). Lunico che gli venga in mente è appunto soloCepparello da Prato, che aveva già avuto modo di ospitare a Parigi, dove era stato rinominatoCiappelletto: i francesi infatti credevano che il nome derivasse da "cappello" per cui lonazionalizzarono in chapelet.Egli era un uomo avvezzo ad ogni empietà: spergiuro, seminatore di discordia e scandali, omicida,bestemmiatore, fedifrago, goloso, bevitore e giocatore dazzardo. Così empio che quando, recatosiin Francia in casa di due mercanti fiorentini, malato e vicino a morire, i due padroni di casa sonofortemente tormentati: non lo possono cacciare, non lo possono far confessare, perché se rivelasse isuoi peccati nessun religioso gli darebbe lassoluzione e sarebbe uno scandalo per la loro casa averospitato un uomo che non si possa seppellire in suolo consacrato (i loro creditori, malvagiborgognoni, li crederebbero ladri di pari razza e si rifiuterebbero di pagarli); né tantomeno possonofarlo morire senza il sacramento della confessione. Ma Cepparello sente i loro dubbi e per nonrecare loro danno li prega di far chiamare un confessore, con il quale averebbe compiuto il suoultimo peccato dinnanzi a Dio, non facendo ormai per lui differenza uno in più o uno in meno.Viene chiamato allora un venerabile frate al quale Cepparello, durante la confessione, inizia arifilare una serie di fandonie, come se egli fosse stato luomo più pio e timorato di Dio sulla terra.
  8. 8. La sua recitazione ha tanto effetto, che il frate ne rimane profondamente colpito. La fintaconfessione è in alcuni tratti esilarante, dicendo Cepparello, con grande pentimento e timore,peccati così lievi che fanno sorridere lo stesso frate, che le liquida come leggier cose.Il frate, dopo avergli dato lassoluzione, lo rassicura che sarà sepolto nella chiesa del loro conventoe gli dà la comunione e lestrema unzione. Di lì a poco Cepparello muore e, sparsasi la voce dellaconfessione di un santuomo, tutto il capitolo dei frati gli concesse dei funerali solenni, ai qualipartecipò la folla incuriosita di vedere quel santuomo. Addirittura iniziano subito a venerarlo, con ilbeneplacito dei frati, e gli strappano le vesti per conservarle come reliquie. Votandosi alla suaindulgenza presto venne proclamato San Ciappelletto.La novella si chiude con il Boccaccio che si chiede, attraverso le parole di Panfilo, se Dio abbiaavuto pietà di questo "santo" ammettendolo per la sua bonarietà in Paradiso, nonostante le suenumerose malefatte.Tra i temi della novella ci sono la valorizzazione dellingegno individuale (la confessione diCiappelletto), la separazione tra livello divino e umano, lingenuità degli uomini di chiesa a frontedellipocrisia della borghesia, che vuole conciliare mercatura e religione. Gli uomini si rivolgono aisanti come mediatori nei loro rapporti con Dio, ma i santi sono uninvenzione umana, e possonoessere anche cacciati nellinferno da Dio, il quale accoglie solo le buone intenzioni di coloro cherivolgono a lui preghiere. Dio quindi può convertire un fatto negativo (la santificazione delpeccatore) in uno positivo.Frate CipollaFrate Cipolla è un novella del Decameron, raccontata da Dioneo ed è l’ultima della sesta giornata,nella quale “sotto il reggimento d’Elissa, si ragiona di chi con alcun leggiadro motto, tentato, siriscotesse, o con pronta risposta o avvedimento fuggì perdita o pericolo o scorno”.A Certaldo, un paesetto della Toscana, ogni anno veniva inviato un frate della confraternita diSant’Antonio a riscuotere le offerte dei fedeli; questo compito toccava a frate Cipolla al quale gliabitanti di Certaldo erano affezionati più che altro perché quella località era famosa per laproduzione di cipolle. Quell’anno il frate, oltre a benedire il bestiame, del quale Sant’Antonio era ilprotettore, promise che avrebbe mostrato ai fedeli una reliquia che egli stesso aveva recuperato: unapiuma dell’arcangelo Gabriele. Due abitanti di Certaldo, Giovanni del Bragoniera e Biagio Pizzini, iquali conoscevano da tempo il frate, udito ciò decisero di giocargli una beffa, con il solo intento divedere in che modo il frate sarebbe riuscito a tirarsi fuori da una situazione imbarazzante; sirecarono quindi dove il frate alloggiava mentre quest’ultimo era da un suo amico. Qui vi trovaronoGuccio Imbratta o Balena o Porco, il servo di frate Cipolla, il quale era stato incaricato disorvegliare la stanza del suo padrone; Guccio, il quale non sapeva frenare le passioni, avendo vistouna serva alquanto brutta in cucina, lasciò perdere il suo compito per andare a far colpo suquest’ultima di nome Nuta. Della situazione approfittarono Giovanni e Biagio salmone che, entratinella camera del frate, presero la penna, la quale venne riconosciuta per quella di un pappagallo, e lasostituirono con dei carboni. Quando il frate, al cospetto dei fedeli creduloni, scoprì la beffa, pensòsubito che non doveva essere opera del servo in quanto non era così intelligente, né si arrabbiò conlui per non aver adempito al suo compito. In questa situazione imprevista il frate è abilenell’inventare una storia fantastica e priva di senso che racconta di un viaggio immaginario che loportò da “Non-mi-blasmate-se-voi-piace” (Non mi biasimate per piacere) il quale gli donò alcunereliquie della sua collezione tra le quali la piuma e i carboni sui quali fu arrostito San Lorenzo.Essendo queste due reliquie poste in scatole identiche, il frate nel venire a Certaldo le confuse eprese la scatola sbagliata; ciò, secondo frate Cipolla, è accaduto non per sua negligenza ma per
  9. 9. volontà divina in quanto due giorni dopo si sarebbe celebrata la festa in onore di San Lorenzo. Aquesto punto il frate mostra ai fedeli i carboni con i quali fa il segno della croce per benedirli. Allafine della cerimonia i due, che gli avevano giocato lo scherzo e che avevano assistito al discorsoridendo di cuore, si complimentarono con lui ridandogli la penna.I personaggiIn questa novella si presentano due strati sociali ed intellettuali ben distinti. In uno vi troviamo gliignoranti ed i poveri di spirito: Nuta, Guccio ed i contadini di Certaldo. Il secondo strato sociale cheincontriamo e che si oppone al primo è quello dell’élite arguta e capace di ingannare molti, fraquesti troviamo frate Cipolla ed i suoi due amici Giovanni del Bragoniera e Biagio Pizzini.Frate Cipollaappartenente all’ordine di Sant’Antonio frate Cipolla è un uomo di piccola statura, rosso di capellied un buontempone. L’elemento caratterizzante della sua personalità è l’arte della retorica:<<chi conosciuto non l’avesse, non solamente un gran retorico l’avrebbe estimato, ma l’avrebbedetto esser Tullio medesimo o forse Quintiliano;>>Questa sua arte è evidente nel discorso che egli pronuncia quando scopre la beffa che gli è statagiocata, nel quale grazie ai molti giochi di parole, alle affermazioni stranissime e agli assurdigeografici, riesce a voltare l’imprevisto a suo favore.Guccioservo di frate Cipolla, Guccio è il classico servo sbadato che non sa resistere ai piaceri del cibo e delcorpo. Di lui frate Cipolla dice:<<Egli è tardo, sbugliardo e bugiardo; negligente, disubidiente e mal diciente; trascurato,smemorato e scostumato;>>Nonostante ciò Guccio cerca di imitare il suo padrone nell’arte della retorica come espediente perconquistare le donne, ma i risultati non sono ovviamente gli stessi.Giovanni del Bragoniera e Biagio Pizziniamici e appartenenti allo stesso strato sociale di frate Cipolla, Giovanni e Biagio, non si fannoabbindolare dai discorsi del frate, decidono di ordire una beffa a suo danno, sapendo che frateCipolla non sarebbe caduto nel tranello, poiché conoscevano molto bene le sue capacità di oratoria edi improvvisazione; i due burloni volevano solo godersi la scena che il frate avrebbe inventato.Nutaè la serva di cui Guccio si invaghisce. Viene così da Dioneo descritta:<<grassa grossa e piccola e mal fatta, con un paio di poppe che parean due ceston da letame;>>TemiLa sesta giornata è dedicata a coloro che riescono a superare situazioni di rischio impreviste,mediante l’uso opportuno e appropriato della parola. L’esaltazione della capacità dell’oratoria edella presenza di spirito come mezzi per cavarsela in situazioni imbarazzanti non è un temaesclusivo della sesta giornata, anzi, è presente anche in molte novelle delle altre giornate delDecameron. A sottolineare l’importanza della retorica in questa novella è il lungo discorso di frateCipolla che occupa ben un terzo della lunghezza totale della novella. Con questo discorso frate
  10. 10. Cipolla dà sfogo a tutta la sua abilità di oratore grazie al frequente uso della figura retoricadell’anfibologia, puntando a stordire gli ascoltatori e confondere loro le idee. Tale figura retorica,facilmente visibile nei seguenti passi:<<io fui madato dal mio superiore in quelle parti dove apparisce il sole […] pervenni dove tuttel’acque corrono alla ‘ngiù; […] che io vidi volare i pennati>>consiste in unespressione o discorso dal significato ambiguo ed interpretabile in due modi diversi.Per esempio il termine “pennati” può significare sia “volatili” che “coltelli per potare”. Il discorsoinizia con una descrizione di viaggi immaginari che alludono a scenari esotici ma che in realtà siriferiscono a luoghi vicini e fatti banali, resi però irriconoscibili dall’uso di artifici retorici. Asottolineare questo carattere fantastico e ambiguo del discorso ci pensano anche i nomi di alcuniluoghi totalmente inventati: “Truffia”, “Buffia” e “Terra di Menzogna”. Questo discorso ha unaduplice funzione, se da un lato esso serve al frate per convincere la folla della veridicità dellareliquia, dall’altro svolge la funzione di far divertire i due giovani che assistevano al discorso diCipolla come se lui fosse un attore teatrale che deve dimostrare la sua bravura nell’improvvisaredavanti ad una situazione inaspettata. Altro tema fondamentale è quello della beffa che in questanovella è addirittura doppia, essa infatti è sia giocata dai due ragazzi al frate, sia da quest’ultimo aidanni di coloro che lo ascoltano. Boccaccio con questa novella vuole innanzitutto comunicarcil’ampio divario intellettuale che c’è fra la massa contadina e la classe dirigente costituitadall’emergente classe mercantile, dagli ecclesiastici e dagli uomini di cultura, quale è Boccaccio, iquali grazie alla loro astuzia superiore sono capaci di ingannare molte persone. Come già accadutonella novella di Ser Cepparello, Boccaccio muove anche un duro attacco nei confronti della Chiesa,sottolineandone la sua tendenza ad approfittare dell’ignoranza del popolo per riscuotere offertemaggiori mostrando false reliquie e donando indulgenze invalide. Ciò è messo in evidenza dal fattoche frate Cipolla nel suo sermone cita reliquie come un braccio della santa croce, la mascella dellaMorte di San Lazzaro ed il sudore di San Michele quando combatté contro il diavolo, le quali sonovistosamente dei falsi. Anche Dante nel XXIX canto del Paradiso critica questo aspetto dellaChiesa, accusando i frati della confraternita di Sant’Antonio di usare il denaro ricavato dalle offertee dalla compravendita delle false indulgenze per nutrire i propri animali, figli e concubine:ABRAAM GIUDEO(SECONDA NOVELLA 1 GIORNATA)Questa novella, ambientata sia in Francia che a Roma, è scritta da Neifile e come anche la novelladi “Ser Ciappelletto” questa non ha un tema specifico, perché essendo la prima giornata i giovaniragazzi, protagonisti dellopera, si lasciano andare al libero piacere della narrazione, senza unparticolare tema o modello da seguire.La vicenda ha per protagonisti due commercianti di stoffe, Giannotto di Civignì ed Abraam giudeo,e anche i clerici.I due nonostante la differenza di religione sono legati da una profonda amicizia e da valori comunicome la rettitudine e lonestà. Giannotto voleva che Abraam diventasse cristiano perché glidispiaceva che la sua anima si perdesse per mancanza di fede, inoltre per dimostrargli la superioritàdella religione cristiana rispetto a quella ebraica, diceva che questa si diffondeva sempre di più, maquesto, anche se attratto dalle motivazioni postegli, rimane fedele alla sua religione fino a che ungiorno comunica al cristiano che stava per compiere un viaggio a Roma per vedere da vicino lo stiledi vita del Papa e del clero e che se ne fosse rimasto colpito si sarebbe fatto battezzare. Giannottonon voleva che Abraam partisse per Roma perché sapeva che a Roma avrebbe visto la corruzionedel Vaticano, visto che a quell’epoca c’era come Papa Leone X che vendeva al popolo leindulgenze per completare la Basilica di San Pietro a Roma, infatti gli disse che quel viaggio aRoma era inutile e che anche a Parigi avrebbe potuto trovare ottimi maestri, ma lui partì lo stesso.Infatti Abraam si accorge da subito della vita peccaminosa dei chierici: lussuria, avarizia, simonia.Quando torna da Giannotto, il quale ha ormai perso la speranza nella conversione dellamico, gliannuncia invece che nessuno potrà ostacolargli il battesimo perché proprio durante il proprioviaggio si è accorto che lo Spirito Santo è con il Cristianesimo e con nessuna altra religione, perché,
  11. 11. pensa che solo in questo modo avrebbe potuto sopravvivere in mezzo a tanto peccato e adaccrescere di giorno in giorno il numero dei fedeli.Questa novella si può dividere in tre macro-sequenze: la prima dice Giannotto parla con Abraam ecerca di farlo convertire; la seconda quando Abraam effettua il viaggio a Roma; la terza quandoAbraam ritorna e, con meraviglia di Giannotto, si converte al Cristianesimo.La focalizzazione è zero, in quanto il narratore è onnisciente.Melchisedech giudeo (3 NOVELLA 1 GIORNATA)Melchisedech giudeo è un personaggio letterario protagonista della terza novella della primagiornata del Decameron di Giovanni Boccaccio. Egli è un esempio di ebreo saggio, una figurapresente in varie opere della letteratura medievale.Trama[modifica]Melchisedech è un ricco israelita alla corte del Sultano di Babilonia (Baghdad), Saladino (unsimbolo di lealtà cavalleresca e sapienza in molti autori medievali, nonostante fosse musulmano), ilquale lo fa chiamare per interrogarlo con la premeditata intenzione di coglierlo in fallo in tema didottrina religiosa, al fine di poterlo spogliare legalmente delle sue ricchezze.La domanda è per il luogo, i tempi ed i personaggi coinvolti, estremamente insidiosa, il Saladinoinfatti chiede a Melchisedech nientemeno quale sia la vera religione tra quelle monoteiste(Cristianesimo, ebraismo o islam), il rischio è evidentemente quello di incorrere nella blasfemiaindicando la religione ebraica oppure nellapostasia indicando la religione islamica, in ogni casorischia la rovina.Per uscire brillantemente dalla difficile situazione egli si affida al racconto di un apologo nel qualeper lunga tradizione in una famiglia si usa nominare uno dei figli erede universale dei beni e deititoli consegnandogli uno speciale anello, un giorno uno degli eredi in tal modo nominato, giunto ilsuo turno di nominare lerede viene assalito dal dubbio e dallimpossibilità di scegliere chi egli amidi più, per evitare il dilemma fa riprodurre lanello in altri due esemplari perfettissimi e consegna itre anelli oramai indistinguibili ad ognuno dei suoi tre figli.Alla morte del padre inevitabilmente i figli iniziano una insanabile diatriba su quale di loro sia ilvero ed unico erede, con conseguenti liti ed inimicizie.Il sultano piacevolmente sorpreso dallelegante metafora e dallabilità del narratore decide di nonprocedere oltre con linganno e di chiedere apertamente laiuto finanziario necessitato aMelchisedech, il quale volentieri accondiscende. In seguito prende il saggio ebreo come suo servo econsigliere, facendogli grandi doni.MoraleLa morale del racconto è tutta racchiusa in queste poche righe: « E così vi dico, signor mio, delle tre leggi alli tre popoli date da Dio padre, delle quali la quistion proponeste: ciascuno la sua eredità, la sua vera legge e i suoi comandamenti dirittamente si crede avere e fare; ma chi se labbia, come degli anelli, ancora ne pende la quistione. »
  12. 12. QUARTA NOVELLA (DIONEO)Un frate, colpito dalla bellezza di una giovane ragazza, decide di condurla nellasua cella dove i due, attratti l’uno dall’altra, si sollazzano. Il frate capisce diessere scoperto dall’abate, decide perciò di uscire lasciando la porta della suacella aperta per far cadere anche l’abate nella colpa. Il superiore, inizialmentescandalizzato dal peccato, non appena vede la ragazza nella cella del frate,viene subito pervaso anche lui da desideri peccaminosi: cede alla tentazione eli soddisfa. Il frate lo coglie sul fatto e non può venire condannato da colui cheha commesso lo stesso peccato. Così la cosa rimase nascosta, e la fanciullacontinuò a frequentare tutti e due.

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