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Incontro 3 conifere

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Corso riconoscimento alberi più comuni nel varesotto

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Incontro 3 conifere

  1. 1. Abete bianco - Abies alba Mill. Atlante degli alberi - Piante forestali Classificazione, origine e diffusione Divisione: Spermatophyta Sottodivisione: Gymnospermae Classe: Coniferae Famiglia: Pinaceae Aree montuose dell’Europa occidentale, centrale e meridionale. In Italia, è frequente sulle Alpi, soprattutto orientali, ed è presente sugli Appennini in nuclei sparsi e disgiunti, sino alla Calabria (Sila, Serra S. Bruno, Aspromonte). Alberi e strobilo di Abete bianco Abete bianco - Abies alba Mill. Caratteristiche generali Dimensione e portamento Albero con portamento colonnare e chioma a forma conico-piramidale. Caratteristica la sua punta a "nido di cicogna". Raggiunge altezze di 40-50 m. Tronco e corteccia Tronco diritto colonnare presenta una scorza liscia, grigio argenta che solo nei vecchi esemplari diventa opaca e rugosa a partire dalla base. Foglie Gli aghi sono pettinati appiattiti e lunghi fino a 3 cm, presentano base ristretta e apice arrotondato; la pagina superiore è verde scuro lucido, quella inferiore bianco azzurrina. Strutture riproduttive I coni maschili laterali, fitti, cilindrici, giallo-verdastri con squame purpuree; quelli femminili eretti sono portati sui rami più alti che hanno un aspetto ricco per le lunghe brattee sporgenti orizzontalmente. Usi Essenza forestale molto importante. Fornisce un legname di minore qualità rispetto all'abete rosso, ma molto impiegato in falegnameria e nell'industria cartaria. Indicazioni selvicolturali L’abete bianco è tra le specie che nel nostro Paese ha maggiormente beneficiato della diffusione effettuata dall’uomo. Già a partire dall’anno 1000 d.C. la sua coltivazione ha avuto un forte sviluppo soprattutto grazie all’azione dei monaci
  2. 2. (es. Vallombrosa e Camaldoli), in concomitanza con una grande richiesta di travi da opera dovuta allo sviluppo delle città. In passato la tipologia di trattamento più utilizzata era il taglio raso con rinnovazione artificiale posticipata con turni di 100 - 120 anni. La tendenza attuale è quella di trasformare le abetine pure in boschi misti con strutture disetanee trattate con tagli a piccolissime buche e rinnovazione naturale Nei boschi misti alpini con abete rosso e/o faggio l’unico trattamento adottato è il taglio saltuario con interventi ogni 10 - 15 anni. http://www.agraria.org/parchi.htm Abete del Caucaso - Abies nordmanniana (Stev.) Spach. Atlante degli alberi - Piante forestali Classificazione, origine e diffusione Divisione: Spermatophyta Sottodivisione: Gymnospermae Classe: Coniferae Famiglia: Pinaceae Pianta originaria del Caucaso e dell'Asia Minore, dove forma estese foreste. La prima descrizione scientifica di questa conifera (chiamata anche Abete di Crimea) risale al 1838 ad opera del botanico finlandese Alexander von Nordmann.
  3. 3. Abete del Caucaso - Abies nordmanniana (Stev.) Spach. (foto www.weihnachtsbaum-fuchs.de) Abete del Caucaso - Abies nordmanniana (Stev.) Spach.
  4. 4. Caratteristiche generali Dimensione e portamento Albero con portamento elegante e chioma a forma conico-piramidale. Nelle zone di origine può raggiungere i 60 metri di altezza. Tronco e corteccia I rami da giovani sono pelosi; la corteccia grigia, liscia e sottile in piante giovani, diviene ruvida e screpolata nelle piante adulte. Foglie Sempreverdi, aghiformi, appiattite, con apice arrotondato; la pagina inferiore presenta una bande argentee; gli aghi disposti in modo spiralato o in doppia fila tutto intorno ai rametti. Strutture riproduttive Specie monoica; i coni maschili sono inizialmente rossicci a forma di lampone; quelli femminili sono isolati, cilindro- conici, bruno violaceo, resinosi e con squame larghe tozze, e sono presenti sui palchi più alti; le pigne sono erette, lunghe circa 15 cm e sono provviste di squame uncinate. Usi Nelle zone d'origine è impiegato come essenza da legno. In Europa l'Abete del Caucaso è utilizzato nei parchi e nei giardini e per la produzione di alberi di Natale. Diverse le varietà selezionate a scopo ornamentale. Abete rosso o Peccio - Picea abies (L.) Karst. Atlante degli alberi - Piante forestali Classificazione, origine e diffusione Divisione: Spermatophyta Sottodivisione: Gymnospermae Classe: Coniferae Famiglia: Pinaceae Sinonimo: Picea excelsa Lk. (Tedesco: Fichte; Francese: épicéa) L'Abete rosso o Peccio è originario delle zone di clima boreale dell'Europa, dalle Alpi Marittime attraverso l'Europa centro-settentrionale fino agli Urali. In Italia si incontrano bellissime peccete lungo tutto l'arco alpino.
  5. 5. Esemplare di Abete rosso (foto www.agraria.org) Caratteristiche generali Dimensione e portamento Pianta a portamento conico-piramidale, regolare. Raggiunge altezze di 40-50 m. Tronco e corteccia Il tronco è diritto, colonnare, largo alla base fino a 2 m, con scorza da brunastra a grigiastra. Foglie e gemme Le foglie aghiformi sono lunghe 1-3 cm inserite sul ramo secondo linee spirali. Gemme ovoidali-coniche, di circa 4 mm. Strutture riproduttive I coni si sviluppano in primavera; quelli maschili gialli si trovano all’ascella degli aghi laterali, i coni femminili in posizione terminale di un rosso-violaceo, inizialmente eretti; dopo l'impollinazione diventano penduli, si allungano fino a 15 cm e a maturità sono di colore bruno chiaro quasi lucente.
  6. 6. Strobilo e rametto di Abete rosso (foto www.agraria.org) Usi E' un'essenza di grande impiego forestale e tecnico. Il suo legno di ottima qualità, bianco-giallastro, tenero, viene utilizzato soprattutto nel settore edilizio. Grazie alle sue eccezionali proprietà di risonanza, viene impiegato in liuteria per la costruzione di tavole e casse armoniche per strumenti musicali. Dalla resina si ricava la trementina impiegata nell'industria di vernici e in cosmetica. Indicazioni selvicolturali L'Abete rosso viene coltivato essenzialmente per due motivi: 1) protettivo 2) protettivo - produttivo E' una specie preziosa per i rimboschimenti, è facilmente coltivabile in vivaio ed attecchisce egregiamente in bosco. Svolge una sensibile azione di regimazione delle precipitazioni, grazie all'acqua intercettata dalla chioma. E' utile, quando piantato a gruppi, per interrompere la continuità del manto nevoso e scongiurare il rischio di valanghe. Viene però travolto facilmente una volta che la massa di neve si è staccata. Vista la produttività media tutt'altro che trascurabile, 500 - 600mc ad ettaro, altezze medie di 30 - 35m, anche dal punto di vista produttivo questa specie riveste un ruolo importante. Per cercare di favorire la rinnovazione naturale, si applicano diversi metodi di taglio. Tuttavia spesso occorrono integrazioni artificiali di piante coltivate in vivaio. - Taglio a strisce: Tipico dell'Austria e del Sud Tirolo, si effettua lungo le linee di massima pendenza, per una larghezza di 40m e lunghezza 80 - 110m, andando ad asportare un'area totale di 0,20 - 0.30 ha. - Taglio raso a buche: Si praticano tagliate dal diametro di 1,5 - 2 volte l'altezza degli alberi. - Taglio a Fratte: Taglio raso di 1 - 3 ettari di forma rettangolare. Dopo alcuni anni viene effettuata la rinnovazione artificiale. E' stato il metodo tradizionale della Val di Fiemme, oggi non più praticato per motivi estetici, può essere effettua ancora oggi in luoghi di minima rilevanza paesaggistica.
  7. 7. Abete rosso del Colorado - Picea pungens Engelm. Atlante degli alberi - Piante forestali Classificazione, origine e diffusione Divisione: Spermatophyta Sottodivisione: Gymnospermae Classe: Coniferae Famiglia: Pinaceae E' un albero originario delle regioni centro-occidentali del Nord America, dal Wyoming occidentale al Nuovo Messico. Importato in Europa a metà Ottocento. Abete rosso del Colorado var. "Glauca" - Picea pungens Engelm. (foto www.connonavk.com)
  8. 8. Abete rosso del Colorado var. "Glauca" - Picea pungens Engelm. (foto www.aujardin.ch) Caratteristiche generali Dimensione e portamento Albero alto fino a 40 metri, con chioma piramidale e densa. Tronco e corteccia Presenta tronco eretto con accrescimento monopodiale, rami fitti, corteccia rosso-grigia a scaglie. Foglie Le foglie sono aghiformi tetragonali, lunghe fino a 3 cm, verdi o glauche, rigide e pungenti, inserite completamente a raggiera sul ramo. Strutture riproduttive E' una pianta monoica: ifiori maschili sono in piccoli strobili rossastri apicali, quelli femminili verdi, prima eretti poi penduli e bruno-giallastri (lunghi 8 cm). Le squame, larghe alla base, si restringono verso la metà per terminare in un apice stretto. Usi Impiegato come pianta ornamentale, sono state selezionate molte cultivar da parco e anche nane. Ne esistono diverse varietà perlopiù ornamentali, tra cui le più rinomate sono:[senza fonte] - Picea pungens var. Koster (Kosteriana) e var. Glauca: dalla chioma grigio-azzurra. - Picea pungens var. Fat Albert: è una varietà abbastanza compatta, dalla forma naturalmente piramidale, con degli aghi di color azzurro intenso. - Picea pungens var. Hoopsii: ha una chioma regolare (anche se non sempre), con i rami leggermente rivolti all'insù alle estremità. Ha degli aghi lunghi e appuntiti color blu argenteo, più intenso a primavera. Non è molto esigente per quanto riguarda la reazione del terreno, basta che non siano né troppo alcalini né troppo acidi. Resiste sino a temperature che oscillano intorno ai -35 °C. Possiede dei coni allungati penduli, maggiormente presenti in cima alla pianta, che giunti a maturazione sono di color bruno chiaro.
  9. 9. Larice - Larix decidua Mill. Atlante degli alberi - Piante forestali Classificazione, origine e diffusione Divisione: Spermatophyta Sottodivisione: Gymnospermae Classe: Coniferae Famiglia: Pinaceae Originario delle montagne dell'Europa centrale (Alpi, Carpazi, Tatra). In Italia è molto comune in tutte le Alpi, dove si spinge anche a quote molto elevate (oltre i 2.500 metri). Dove il bosco lascia il posto alle praterie alpine si incontrano individui isolati, deformati dal vento e dalla neve. Larice con e senza foglie e rametto di Larice con cono Esemplare di larice millenario in Val d'ultimo - Alto Adige (foto Alberto Tomasi)
  10. 10. Caratteristiche generali Dimensione e portamento Albero alto fino a 40 metri. Tronco e corteccia Tronco cilindrico e chioma aperta e rada. I rami di primo ordine orizzontali, mentre quelli di secondo ordine sono penduli. Foglie Foglie decidue (lunghe 2-4 centimetri), aghiformi, molli e non pungenti, distribuite a spirale tutt'attorno al ramo sui macroblasti riunite invece a fascetti di 20-30 sui brachiblasti. Colore verde chiaro che diventa giallo oro in autunno. Strutture riproduttive Fiori unisessuali, coni maschili gialli, femminili rossi, fioritura ad aprile maggio; dopo l'impollinazione diventano bruni, si allungano fino a 4 cm e persistono a lungo sul ramo, anche per anni. Usi Il legno di larice è conosciuto fin dall'antichità per la sua durata e robustezza. Per la facile lavorazione, il suo bel colore rosso intenso, è apprezzato nei lavori di falegnameria, specie per gli esterni. Immerso in acqua, diviene resistentissimo. Come altre conifere, dalla resina si estrae la trementina (trementina di Venezia). La corteccia è impiegata per l'estrazione dei tannino. Indicazioni selvicolturali Il lariceti svolgono sia funzione di produzione che di protezione, la funzione di protezione è ben svolta considerando il rapido accrescimento, il fusto robusto e le radici profonde. Tuttavia la chioma caducifoglia impedisce l'intercettazione delle precipitazioni, è quindi preferibile la consociazione con altre specie come l'abete rosso o latifoglie. Per i lariceti di produzione, il sistema più usato è quello del taglio marginale, che consiste in tagliate a raso di 0,1 - 0,5 ettari di forma rettangolare o circolare che favoriscono la rinnovazione naturale. Se si attua la rinnovazione artificiale, si piantano 3000 piantine ad ettaro che poi dovranno essere diradate fino ad un minimo di 500 - 600 piante. I lariceti più produttivi contengono 200 - 300 piante ad ettaro. Tasso - Taxus baccata L. Atlante degli alberi - Piante forestali Classificazione, origine e diffusione Divisione: Spermatophyta Sottodivisione: Gymnospermae Classe: Coniferae Famiglia: Taxaceae Il Tasso (chiamato anche Albero della morte) è originario dell'Eurasia e del Nor-Africa. Si trova in Europa a nord dalla Gran Bretagna e Scandinavia meridionale fino alla Penisola Iberica e al Mar Nero a sud ; nel Caucaso, Asia Minore e Nord Africa. In Italia è presente soprattutto nei parchi e giardini, mentre allo stato spontaneo è poco comune tanto da essere considerato specie protetta in alcune regioni.
  11. 11. Tasso - Taxus baccata L. (foto www.agraria.org) Frutto di Tasso - Taxus baccata L. (foto M. Hassler www.botanik.uni-karlsruhe.de) Caratteristiche generali Dimensione e portamento Può superare i 20 m di altezza; presenta una chiona di colore verde molto cupo e di forma piramidale; a volte è un cespuglio policormico. Il Tasso è una pianta molto longeva e può vivere anche 2000 annni. Tronco e corteccia
  12. 12. Presenta tronco diritto, con rami fin quasi dalla base; la scorza è liscia, bruno-grigia, tendente a sfogliarsi in sottili e larghe placche. Foglie Aghiformi, persistenti, lunghe fino a 3 cm, appiattite, verde scuro e un po' lucente sopra, verde più chiaro con sfumature giallastre sotto, con apice acuto ma non pungente; sono disposte su due file apparentemente regolari. Strutture riproduttive Il Tasso è una pianta dioica: le strutture riproduttive maschili sono piccoli coni globosi poste nella parte inferiore dei rametti, quelle femminili sono isolate e alla base delle foglioline. Il frutto è un arillocarpio, a forma di campana, rosso, mucillaginoso e zuccherino con il seme al centro; molto apprezzato dagli uccelli disseminatori. Usi Il legno, elastico e tenace, è durissimo e di grana molto fine: è molto usato nei lavori al tornio e in ebanisteria. L'impiego principale del tasso è quello ornamentale e da siepe (sopporta bene le potature). Numerose le varietà ornamentali, che si differenziano per il portamento e per il colore delle foglie e dei frutti. La corteccia del tasso e le foglie sono velenose; l'unica parte non velenosa della pianta è il frutto (non i semi) di cui si nutrono molte specie di uccelli. Altre specie di tasso sono il Tasso californiano (Taxus brevifolia Nutt.) e il Tasso giapponese (T. cuspidata Siebold & Zucc.) che si distingue per gli aghi incurvati e terminanti bruscamente in un mucrone nero. Pino silvestre - Pinus sylvestris L. Atlante degli alberi - Piante forestali Classificazione, origine e diffusione Divisione: Spermatophyta Sottodivisione: Gymnospermae Classe: Coniferae Famiglia: Pinaceae Specie eurasiatica, diffusa dalla Scozia alla Siberia orientale, con un areale che risulta il più vasto fra tutte le specie di Pinus. In Italia è diffusa in tutte le valli continentali, dalla Val di Susa al Tarvisio, e inoltre presenta popolamenti relitti sull'Appennino settentrionale. Pianta e strobilo di Pino silvestre Pino silvestre
  13. 13. Caratteristiche generali Dimensione e portamento Albero che raggiunge raramente i 30 m d’altezza, con chioma leggera, verde-grigio, dapprima conica quindi piramidale- espansa o quasi ombrelliforme. Tronco e corteccia Il tronco diritto presenta nella parte superiore, come i rami, una scorza liscia fulvo-cannella che si desquama in fogli sottili cartacei, mentre verso la base diventa spessa, rugosa, grigio-brunastra e solcata. Foglie Gli aghi, a coppie, sono lunghi fino a 5 cm e larghi fino a 2 mm, rigidi e pungenti, di colore verde glaucescente; sono avvolti da una guaina precocemente caduca. Strutture riproduttive I coni maschili gialli, piccoli, appaiono addensati alla base dei germogli, quelli femminili, generalmente isolati non hanno peduncolo. Prima globosi e verdastri, diventano in seguito strettamente conici, a volte un po’ ricurvi, bruno chiaro, lunghi non oltre i 4 cm. Usi Specie resinifera un tempo coltivata per la produzione della trementina naturale, ha oggi un’importanza quasi esclusivamente forestale. Solo il pino silvestre dell’Europa settentrionale (pino di Svezia) fornisce un legno pregiato. Aspetti selvicolturali Diffuso attraverso rimboschimenti estensivi in Europa centrale e arco alpino, è utile per valorizzare terreni agricoli poco fertili. Viene gestito facendo tagli rasi di ridotte dimensioni che favoriscono la rinnovazione naturale. I tagli possono essere: a buche di 500 mq oppure a strisce di 3000mq. Pino cembro o Cirmolo - Pinus cembra L. Atlante degli alberi - Piante forestali Classificazione, origine e diffusione Divisione: Spermatophyta Sottodivisione: Gymnospermae Classe: Coniferae Famiglia: Pinaceae Il Pino cembro o Cirmolo è originario delle montagne dell'Europa centrale (Alpi, Carpazi, Tatra). In Italia si trovano boschi di Cirmolo in Trentino-Alto Adige e in alcune zone delle Alpi Occidentali. Tollera bene i climi freddi e ventosi delle alte quote.
  14. 14. Pianta e rametto con cono di Pino cembro o Cirmolo Caratteristiche generali Dimensione e portamento Alto circa 20 metri, ha una chioma compatta di colore verde scuro un po' glauco. Tronco e corteccia Tronco robusto, contorto negli alberi vecchi, con corteccia grigio-brunastra, screpolata. Foglie Foglie aghiformi inserite a gruppi di 5 sui brachiblasti, lunghe 7-9 cm, di sezione triangolare. Strutture riproduttive In estate, sui rami dell'anno nella parte superiore della chioma, compaiono i coni: i maschili gialli, i femminili rosso- violacei. Due anni dopo la fioritura maturano le pigne che cadono intere, ancora con i semi, nella primavera del terzo anno. Raggiunge i 500 anni di età. Usi Legno tenero e di facile lavorazione utilizzato per la costruzione di mobili e per i lavori di intarsio (Val Gardena). In passato i semi rappresentavano una importante risorsa alimentare per le popolazioni di montagna. Pino mugo - Pinus mugo Turra Atlante degli alberi - Piante forestali Classificazione, origine e diffusione Divisione: Spermatophyta Sottodivisione: Gymnospermae Classe: Coniferae Famiglia: Pinaceae Il Pino mugo è una conifera a portamento prostrato e contorto, con rami arcuati ed elastici. In Italia si trova sulle Alpi dai 1500 ai 2700 metri di quota e su alcune cime dell'Appennino Ligure, Tosco-emiliano, Abruzzese e Campano. Predilige i terreni calcarei.
  15. 15. Pino mugo - Pinus mugo Turra (foto www.agraria.org) Strobili di Pino mugo (agosto a quota 2.200 sulle Dolomiti di Brenta) (foto www.agraria.org) Strobili di Pino mugo di un anno (agosto a quota 2.200 - Dolomiti di Brenta) (foto www.agraria.org) Caratteristiche generali Dimensione e portamento E' un arbusto a portamento strisciante, cespuglioso o eretto a seconda delle condizioni ambientali, alto fino a qualche metro. Tronco e corteccia I rami sono molto flessibili e si dipartono dalla base. La corteccia è bruno-grigiastra con placche romboidali. Foglie Gli aghi sono riuniti a due, lunghi circa 4 cm, di colore verde scuro. Strutture riproduttive I coni maschili sono gialli e numerosi, quelli femminili più piccoli e rosso-viola; compaiono in aprile maggio a seconda della quota sulla stessa pianta. I frutti hanno forma ovale-conica e sono lunghi 3-5 cm; contengono piccoli semi nerastri provvisti di ala. Usi In legno veniva impiegato come legna da ardere, per la produzione di carbone da legna e per l'estrazione della resina. Molto apprezzato anche per la preparazione del mugolio (olio essenziale ad azione balsamica, impiegato nella cura delle affezioni respiratorie), di sciroppi e di liquori utilizzando le giovani pigne e i germogli ricchi di resine.
  16. 16. La processionaria del pino (Thaumetopoea pityocampa ) è un lepidottero diffuso in Eurasia e Nordafrica. Si tratta di un insetto altamente distruttivo per le pinete poiché le priva di parte del fogliame, compromettendone così il ciclo vitale. La processionaria del pino attacca tutte le specie del genere Pinus ma mostra una certa preferenza per Pinus nigra e Pinus sylvestris, inoltre si può trovare occasionalmente anche sui cedri, su Picea abies e su Larix decidua. L'insetto sverna allo stadio di all'interno dei caratteristici nidi sericei che vengono intessuti sui rami dei pini. In primavera le larve riprendono l'alimentazione cibandosi degli aghi di pino, ma nelle stazioni più calde, quando la temperatura del nido supera i 9 °C[1] le larve escono a cibarsi anche in inverno. Di solito le larve sono attive solo la notte, mentre di giorno si trattengono al riparo nel nido. In primavera le larve sono molto voraci e causano forti defogliazioni. Giunte a maturità le larve si calano al suolo mediante un filo sericeo e si interrano fino ad una profondità di 10–15 cm. Una parte delle crisalidi può rimanere in diapausa anche fino a 7 anni. In luglio-agosto compaiono gli adulti, le femmine ovidepongono sugli aghi dalle 100 alle 280 uova, in un'unica ovatura a forma di
  17. 17. manicotto. Le larvette nascono a fine agosto-settembre e iniziano ad alimentarsi subito sugli aghi, causando solo danni modesti. Metodi di lotta In Italia dal 1998 la lotta a questo insetto è obbligatoria nelle aree ritenute a rischio infestazione (cfr. Decreto Ministeriale 17.04.1998, poi abrogato e sostituito con D.M. 30.10.2007, pubbl. in G.U. 16 febbraio 2008, n. 40.). Questo pericoloso lepidottero può essere combattuto utilizzando diversi metodi: innanzi tutto con trattamenti insetticidi diretti sulle larve all'aperto: il nido, infatti, neutralizza l'efficacia del trattamento. Per l'eliminazione delle larve morte, occorre comunque utilizzare la massima cautela; anche se il metodo migliore consiste certamente nel bruciarle, i residui carbonizzati risultano ugualmente urticanti, perciò è da evitare il rimanere sottovento o nelle vicinanze del falò, soprattutto con parti del corpo scoperte (compresi viso e occhi). Altri metodi di lotta si possono classificare come segue: Lotta meccanica Consiste nella distruzione delle larve, tagliando le cime. Si avvolge il fusto con del film plastico (prima della discesa delle larve, che avviene in genere dalla seconda quindicina di febbraio alla prima quindicina di marzo), si distribuisce uniformemente della colla entomologica e quando è satura la trappola si sostituisce. Lotta guidata Obbligatoria in Italia (D.M. 30/10/2007) e consiste nell'uso di feromoni per catture massali. Lotta biologica e biotecnologica La prima tecnica prevede l'uso di prodotti a base di Bacillus thuringiensis, ssp. kurstaki. Questa tecnica risulta difficile da attuare o molto costosa quando gli esemplari infestati sono di grandi dimensioni. Inoltre, vista la presenza di nidi sericei a protezione delle larve, non è detto che tutte vengano raggiunte dal bacillo. La seconda tecnica prevede, invece, l'uso di trappole sessuali (trappole a feromoni). Queste trappole rappresentano il miglior metodo di contrasto al lepidottero parassita. L'efficacia è dovuta sia alla cattura di molti maschi, che non riescono più ad uscire dalla trappola, sia al disorientamento degli stessi ad opera degli ormoni sessuali femminili della trappola. Le trappole si posizionano nei mesi di giugno e luglio, periodo di sfarfallamento degli esemplari adulti, e ogni 3-4 settimane va cambiata la pastiglia del principio attivo. Ogni 3-4 giorni va controllata la trappola per vuotare il contenitore dove vengono intrappolati gli animali. Interessante è l'impiego della Formica rufa, uno dei pochi nemici naturali di questo lepidottero. Interventi chimici Uso di larvicidi, come il diflubenzuron.
  18. 18. Pino strobo o di Weymouth - Pinus strobus L. Atlante degli alberi - Piante forestali Classificazione, origine e diffusione Divisione: Spermatophyta Sottodivisione: Gymnospermae Classe: Coniferae Famiglia: Pinaceae Il Pino strobo è una pianta originaria delle regioni orientali del Nordamerica. E' stato introdotto in Europa a partire dal Settecento ed ha avuto una grande diffusione nella prima metà del XX secolo, in particolare in Italia, allo scopo di fornire materia prima all'industria della carta. Ancora oggi si ritrovano residui di vasti impianti in molte zone collinari e montane. Pino strobo o di Weymouth - Pinus strobus L. Caratteristiche generali Dimensione e portamento Raggiunge i 40 metri di altezza e ha portamento diritto e colonnare. Ha una chioma piuttosto leggera, di colore verde leggermente glauco. Tronco e corteccia Scorza grigio scuro, prima liscia poi fessurata in placche abastanza regolari. Foglie Aghi riuiniti in gruppi di cinque, flessibili e lunghi 8-12 cm. Strutture riproduttive Coni maschili gialli, oblunghi, in manicotti alla base dei rametti d'annata; coni femminili cilindrici, stretti e allungati, dotati di peduncolo e molto resinosi. A maturità raggiungono i 20 cm e possono rimanere chiusi a lungo sulla pianta prima di liberare i semi; le squame sono coriacee ma flessibili. Usi Pianta di interesse forestale che si adatta bene ai terreni poveri. Il legno è leggero e indeformabile e viene usato per infissi, pavimenti, fiammiferi e nell'industria della carta.
  19. 19. Pino domestico o Pino da pinoli - Pinus pinea L. Atlante degli alberi - Piante forestali Classificazione, origine e diffusione Divisione: Spermatophyta Sottodivisione: Gymnospermae Classe: Coniferae Famiglia: Pinaceae Noto anche come Pino da pinoli, è un albero alto fino a 30 metri e con un diametro massimo di quasi 2 metri. Originario delle coste del Mediterraneo, è largamente diffuso in Italia (dal Lauretum alla sottozona calda del Castanetum). Pino domestico o Pino da pinoli Tronco di Pino domestico o Pino da pinoli (foto www.agraria.org)
  20. 20. Caratteristiche generali Dimensione e portamento Albero alto fino a 30 metri. Caratteristica la sua chioma ad ombrello, formata da rami che si concentrano nella parte alta del tronco terminando con le punte rivolte verso l'alto. Tronco e corteccia Tronco diritto e spesso biforcato nei vecchi alberi ad una certa altezza. Corteccia dapprima grigia e finemente rugosa, poi profondamente solcata in placche bruno-grigiastre. Foglie Aghi lunghi da 12 a 15 cm, rigidi, di colore verde vivo, pungenti all'apice. Alla base sono avvolti da una guaina trasparente e persistente. Strutture riproduttive Coni maschili numerosi, piccoli, gialli alla base dei rametti dell'anno. Coni femminili, prima piccoli e tondeggianti, poi globosi e pesanti diametro 10-12 cm, prima verdi, poi rosso-bruni a maturità (dopo te anni). Le squame legnose contengono ciascuna due semi dal guscio legnoso (pinoli). Usi L'utilizzo principale del Pino domestico nell'antichità era la produzione di pinoli che costituivano una base molto importante dell'alimentazione umana. Per questo è stato largamente impiegato per l'impianto di pinete lungo le zone litoranee, anche dove il clima non è quello ottimale per la specie (pinete alto Adriatico). Aspetti selvicolturali Gli aspetti selvicolturali del pino domestico si differenziano a seconda della destinazione. Un rimboschimento con funzioni non di produzione, presenta in genere una densità elevata, con piante che tendono alla ramosità. Nelle pinete da pinoli, invece, la densità è molto minore, si va dalle 100 alle 200 piante ad ettaro. La densità influenza la durata della pineta, pinete più dense permetteranno di avere raccolte immediate più abbondanti, ma anticipato declino. Pinete più rade permetteranno una maggiore durata della produzione. Il turno complessivo di una pineta da pinoli può arrivare a 100 – 120 anni dopodiché viene effettuato un taglio raso e conseguente rinnovazione artificiale. Importante è anche la funzione estetica – ornamentale, è specie caratterizzante di varie zone geografiche italiane, specialmente marittime. Leptoglossus occidentalis Per i semi contenuti nelle pigne di Pinus Pinea, il pino domestico italiano, i numeri non sono clementi: si parla di una contrazione della produzione dell'80 per cento negli ultimi 10 anni. Tra i colpevoli, oltre al clima che non ha permesso una perfetta crescita dei frutti, vi è anche il cosiddetto “cimicione americano delle conifere”, nome latino Leptoglossus occidentalis, un insetto killer diffuso lungo le coste italiane che colpisce il pino e che svuota letteralmente le pigne dei loro semi, rendendo le operazioni di raccolta (che si svolgono normalmente da novembre a marzo) una fatica inutile. Sono allo studio ora soluzioni al problema: per salvare le piante, è stato proposto di inserire in natura un antagonista naturale che possa combattere il cimicione, ma ancora la legge non lo permette. Nei supermercati invece iniziano a comparire i primi sistemai antitaccheggio, e i pinoli vengono sempre più conservati sotto chiave, al pari delle bottiglie di champagne
  21. 21. Pino marittimo - Pinus pinaster Aiton Atlante degli alberi - Piante forestali Classificazione, origine e diffusione Divisione: Spermatophyta Sottodivisione: Gymnospermae Classe: Coniferae Famiglia: Pinaceae Originario delle zone coste dal Mediterraneo all'Atlantico. Albero e cono di Pino marittimo
  22. 22. Pino marittimo Caratteristiche generali Dimensione e portamento Può raggiungere i 35 metri di altezza, con chioma inizialmente conica e regolare, quindi espansa fino a raggiungere una forma irregolarmente a cupola o quasi ombrelliforme. Tronco e corteccia Tronco prima diritto, tende poi a crescere obliquamente. Corteccia grigia e finemente rugosa da giovane, quindi con profonde scanalature e placche che si desquamano. Foglie Foglie persistenti, aghiformi, appaiate con una guaina alla base, colore verde chiaro rigidi, appuntiti , di 15-20 cm. Strutture riproduttive Dalle infiorescenze femminili si generano tipiche pigne coniche e affusolate di 15-20 cm e color nocciola che maturano nel 2° anno; sono di consistenza molto legnosa e rimangono sui rami per alcuni anni. Usi Essenza forestale di primaria importanza, viene usata per consolidare i litorali sabbiosi. Un tempo veniva sfruttata anche per la produzione della resina che sgorga dalle incisioni praticate sul tronco. Aspetti selvicolturali Il pino marittimo viene trattato attraverso taglio raso con rinnovazione naturale o artificiale. La rinnovazione naturale può essere indotta anche tramite l’abbruciamento di ramaglia, che simulando l’effetto di un incendio stimola la germinazione del seme. Si possono effettuare inoltre tagli a strisce di 30 – 40m e a buche di 0,5 ettari. Grazie alla sua resistenza è spesso impiantato a difesa delle pinete di pino domestico dall’aerosol marino. Pino nero - Pinus nigra Arnold Atlante degli alberi - Piante forestali Classificazione, origine e diffusione
  23. 23. Divisione: Spermatophyta Sottodivisione: Gymnospermae Classe: Coniferae Famiglia: Pinaceae Diffusa nell'Europa Meridionale e Asia Minore. E' una specie molto variabile e se ne riconoscono almeno cinque razze geografiche (sottospecie), tra le quali la nigra (Austria e Italia centrosettentrionale) e laricio (Corsica, Calabria e Sicilia). Bosco di Pino nero (foto www.cederprodese.org) Cono femminile di Pino nero (foto www3.unileon.es/personal/wwdbvcac) Caratteristiche generali Dimensione e portamento Albero alto 40 m, con chioma piramidale. Tronco e corteccia Tronco breve e contorto con corteccia scura, bruno grigiastra., rugosa e fessurata, con placche subrettangolari. Foglie Gli aghi, a coppie, più o meno rigidi, sono lunghi 4-19 cm e spessi 1-2 mm, di colore verde scuro, acuti e pungenti. Strutture riproduttive I coni maschili gialli, a volte punteggiati di rosso, numerosi alla base dei giovani getti; quelli femminili, sessili, prima ovoidali poi ovato-conici e lunghi non più di 8 cm, sono opachi, verdi da acerbi, quindi assumono una tonalità bruno ocra.
  24. 24. Usi Albero robusto capace di sopportare freddi intensi e forti escursioni termiche. Essenza forestale di primaria importanza, di cui sono stati effettuati numerosi ed estesi rimboschimenti. Aspetti selvicolturali Usato diffusamente per rimboschimenti in tutta la penisola, si gestiscono ugualmente i popolamenti naturali della Sila e della Sicilia e i popolamenti artificiali. Si pratica il taglio raso, a strisce e a buche dal diametro pari al doppio delle altezze delle piante. Il turno non supera i 100 anni. I popolamenti artificiali sono da considerarsi transitori e verranno rimpiazzati dalle specie originali. Il pino nero esercita un effetto favorevole sulla copertura e sulla protezione del suolo e in tempi brevi, produce una discreta lettiera. A fine turno si possono raggiungere produzioni di 1000mc ad ettaro. Pino d'Aleppo - Pinus halepensis Mill. Atlante degli alberi - Piante forestali Classificazione, origine e diffusione Divisione: Spermatophyta Sottodivisione: Gymnospermae Classe: Coniferae Famiglia: Pinaceae E' una specie originaria delle coste mediterranee, dalla Penisola Iberica e dal Marocco fino al Libano e alla Siria. Lungo le coste d'Italia sono molto frequenti le pinete di Pino d'Aleppo ricche di macchia mediterranea.
  25. 25. Pino d'Aleppo (foto www.geographylists.com) Strobilo di Pino d'Aleppo (foto www.funghi.provincia.pu.it) Caratteristiche generali Dimensione e portamento Alto fino a 40 metri, presenta una chioma elegante e densa, Prima piramidale, poi espansa irregolare a forma di ombrello. Tronco e corteccia Tronco obliquo, a volte conrorto, ricoperto di una sottile scorza argentata., che tende a diventare rugosa, fessurata e grigiastra con l'età. Foglie Aghi a coppia, lunghi fino a 12 cm, avvolti alla base da una guaina traslucida sottile e persistente, ma fragile. Sono molli e a volte un po' attorcigliati lungitudinalmente. Strutture riproduttive I coni maschili si trovano alla base dei germogli e sono oblunghi, numerosi, piccoli e gialli. I coni femminili sono dapprima tondeggianti e poi conici, dopo tre anni, alla maturità, assumendo un colore bruno-rossastro traslucido. Molto
  26. 26. numerosi, presentano un breve peduncolo rivolto verso il basso. Le squame hanno un'apofisi poco sporgente e arrotondata; i semi sono nerastri e hanno un'ala allungata. Usi Pianta forestale impiegata anche a scopo ornamentale; specialmente nelle coste orientali del Mediterraneo viene coltivata per la produzione di una resina impiegata nella corservazione alimentare. In Grecia viene utilizzato per la produzione del retsina o vino resinato. Pino di Wallich - Pinus wallichiana A.B. Jacks. Atlante degli alberi - Piante forestali Classificazione, origine e diffusione Divisione: Spermatophyta Sottodivisione: Gymnospermae Classe: Coniferae Famiglia: Pinaceae Il Pino di Wallich (pino dell' Himalaya) è originario dell'Himalaya; importato in Europa a scopo ornamentale a metà del XIX secolo. Pino di Wallich - Pinus wallichiana A.B. Jacks. (foto W.J. Hayden)
  27. 27. Pino di Wallich - Pinus wallichiana A.B. Jacks. (foto www.craigowl.co.uk) Caratteristiche generali Dimensione e portamento Albero alto fino a 50 metri, con chioma trianfolare, non molto densa, di colore verde-grigio argentato. Tronco e corteccia Tronco diritto con scorza grigio lucente da giovane, quindi opaca e fessurata. Foglie Aghiformi in fascetti di 5 guainati alla base; di colore verde con sfumature bianco-grigiastre e glauche. Gli aghi sono lunghi 15-25 cm e penduli. I giovani rami sono lisci di colore grigio-verde o glauco. Strutture riproduttive Coni maschili ovoidali giallastri riuniti in spighe che liberano il polline a giugno; coni femminili verde-glauco, cilindrici, sorretti da un lungo peduncolo, lunghi a maturazione fino a 30 cm bruno chiaro, penduli e ricurvi, molto resinosi; le pigne hanno squame con grande apofisi solcata e terminante in umbone ottuso. Usi Apprezzata pianta ornamentale per il suo portamento elegante favorito dai lunghi aghi ricadenti, è stata impiegata anche in rimboschimenti.
  28. 28. Pino di Monterey - Pinus radiata D. Don Atlante degli alberi - Piante forestali Classificazione, origine e diffusione Divisione: Spermatophyta Sottodivisione: Gymnospermae Classe: Coniferae Famiglia: Pinaceae Albero originario delle coste della California, a sud di San Francisco (Baia di Monterey). Introdotto in Europa a metà dell'Ottocento, si coltiva nei parchi e giardini delle zone miti. E' impiegato nei rimboschimenti delle zone calde dell'Europa Occidentale. Pino di Monterey - Pinus radiata D. Don (foto www.floralimages.co.uk) Caratteristiche generali Dimensione e portamento Albero sempreverde, maestoso ed elegante, alto fino a 25-30 metri, si contraddistingue per il suo portamento piramidale; chioma densa e irregolare. Tronco e corteccia Tronco inizialmente diritto, poi più o meno contorto o obliquo, con scorza spessa e di colore grigio, profondamente fessurata e a placche grosse longitudinali. Foglie Aghi in fascetti di tre, rigidi e pungenti, lunghi 10-20 cm, di colore verde-brillante. Strutture riproduttive Coni maschili oblunghi alla base dei giovani germogli; quelli femminili globosi, poi ovoidali, asimmetrici. Pigne con breve peduncolo, lunghe 8-15 cm, in gruppi di 1-3, ovato-coniche e appuntite; resinose, di colore bruno lucido e restano chiuse sull’albero per alcuni anni. Usi
  29. 29. Grazie alla sua crescita rapida è stato impiegato nei rimboschimenti lungo le coste (spesso a sproposito), senza ottenere grandi risultati, se si escludono le coste sarde. Cedro dell'Atlante - Cedrus atlantica (Endl.) Manetti Atlante degli alberi - Piante forestali Classificazione, origine e diffusione Divisione: Spermatophyta Sottodivisione: Gymnospermae Classe: Coniferae Famiglia: Pinaceae Il Cedrus atlantica (Cedro dell'Atlante o africano) è originario del Marocco e dell'Algeria. Molto diffuso nella catena montuosa dell'Atlante, dove si trova nei versanti più freschi a settentrione dai 1.500 ai 2.200 metri. Introdotto in Europa a metà del XIX secolo, si trova spesso nei parchi soprattutto nella varietà glauca, molto ornamentale. Cedro dell'Atlante (foto http://courses.washington.edu)
  30. 30. Cedro dell'Atlante var. glauca - Istituto Tecnico Agrario Firenze (foto www.agraria.org) Tronco di Cedrus atlantica - Orto Botanico di Firenze (foto www.agraria.org) Caratteristiche generali Dimensione e portamento Allo stato spontaneo può raggiungere i 45 metri di altezza, mentre in coltivazione in genere non supera i 30 metri. Portamento conico. Chioma eretta, rada e piramidale, espansa con l'età. Tronco e corteccia Il tronco è diritto, cilindrico, con corteccia grigio-bruna, screpolata e fessurata. Foglie Sono aghiformi, sempreverdi e durano due o tre anni. Quelle dei macroblasti sono singole e inserite a spirale intorno al ramo, mentre quelle dei brachiblasti sono riunite a ciuffi di 20-45 aghi. Gli aghi sono lunghi da 1,5 a 2,5 cm e più corti di quelli del Cedro del Libano, rigidi e pungenti. Strutture riproduttive I coni compaiono in autunno: quelli maschili, prima giallastri e poi bruni, sono lunghi 3-4 centimetri, eretti e cadono dopo aver liberato il polline; quelli femminili, lunghi poco più di un centimetro e di colore verdastro, impiegano due anni a trasformarsi in pigne brune, a botte, erette che si disfano a maturità.
  31. 31. Usi Come le altre specie di Cedro, Il Cedro dell'Atlante fornisce un legno pregiato, che è durevole e profumato e viene usato per costruzioni, mobili, sculture e lavori di ebanisteria; le piante vengono coltivate per ornamento soprattutto nella varietà "glauca" a foglie grigio argentate. Cedro dell'Himalaya - Cedrus deodara (Roxb.) G. Don Atlante degli alberi - Piante forestali Classificazione, origine e diffusione Divisione: Spermatophyta Sottodivisione: Gymnospermae Classe: Coniferae Famiglia: Pinaceae Il Cedrus deodara (Cedro dell'Himalaya) si trova spontaneamente nella catena dell'Himalaya, dall'Afghanistan orientale fino al Nepal occidentale.; è noto anche come albero degli dei. E' stato introdotto in Europa all'inizio del XIX secolo. Cedro dell'Himalaya (foto www.agraria.org)
  32. 32. Tronco di Cedrus deodara - Orto Botanico di Firenze (foto www.agraria.org) Caratteristiche generali Dimensione e portamento Può raggiungere i 60 metri d'altezza e ha un portamento conico con forma piramidale anche nelle piante vecchie, a differenza degli altri cedri, con punta pendula. Tronco e corteccia Diritto, colonnare, con diametro fino a tre metri alla base; la corteccia è grigio-bruna, finemente fessurata. I rami sono orizzontali con estremità pendule. Foglie Le foglie sono aghiformi, lunghe da 2,5 a 4,5 centimetri; quelle dei macroblasti sono singole e inserite a spirale intorno al ramo, mentre quelle dei brachiblasti sono riunite a ciuffi di 20-30 aghi. Strutture riproduttive In autunno vengono prodotti i coni: quelli maschili sono lunghi 4-7 cm, prima verdastri poi bruno rosati, mentre quelli femminili sono più piccoli e maturano in due anni, diventando legnosi e lunghi fino a 7-13 cm, passando dal verde al bruno. I frutti sono coni eretti rosso-bruni. Usi Comune nei parchi e molto apprezzato per la sua bellezza e maestosità. Il legno è meno pregiato di quello del cedro dell'Atlante. Cedro del Libano - Cedrus libani A. Rich. Atlante degli alberi - Piante forestali Classificazione, origine e diffusione Divisione: Spermatophyta Sottodivisione: Gymnospermae Classe: Coniferae Famiglia: Pinaceae Il Cedrus libani (Cedro del Libano) è originario dell'Anatolia meridionale, della Siria e del Libano. Allo stato spontaneo spontaneo si trova lungo i pendii rocciosi e calcarei esposti a settentrione, tra i 1.300 e i 3.00 metri s.l.m., con clima nevoso e freddo in inverno ed estate secca. Oggi nel suo ambiente originario se ne trovano pochi esemplari, mentre è molto diffuso nei parchi e nei giardini di tutta Europa dove è giunto nel XVII secolo. Il Cedro di Cipro (Cedrus brevifoglia (Hook f.) Henry) presenta foglie cortissime.
  33. 33. Cedro del Libano (foto www.euita.upv.es) Cedro del Libano (foto http://luirig.altervista.org)
  34. 34. Tronco di Cedrus libani - Orto Botanico di Firenze (foto www.agraria.org) Caratteristiche generali Dimensione e portamento Albero alto sino a 40 metri, con chioma conica nei giovani esemplari e più appiattita nei vecchi. Tronco e corteccia Tronco colonnare e largo alla base fino a 2,5 metri, spesso ramoso dal basso e con corteccia prima liscia e di colore grigio, poi fessurata e bruno-nerastra. I rami di secondo ordine di espandono a formare larghi palchi orizzontali. Foglie Le foglie sono aghiformi, lunghe da 1 a 3,5 centimetri; quelle dei macroblasti sono singole e inserite a spirale intorno al ramo, mentre quelle dei brachiblasti sono riunite a ciuffi di 20-35 aghi. Strutture riproduttive I fiori sono unisessuali, quelli maschili verde chiaro, eretti, cilindrici, quelli femminili più grandi. A maturità le pigne si disfano lasciando sul ramo il rachide bruno e liberando i semi muniti di una grande ala. Usi Il legno, di ottima qualità, è apprezzato fin dall'antichità. Un tempo diffusissimo nel Medio Oriente, forniva un legno compatto, aromatico e durevole. Si distingue dal Cedro dell' Atlante per la chioma piatta degli esemplari adulti e per gli aghi più lunghi (1-3,5 cm). Ginepro coccolone - Juniperus oxycedrus L. ssp. macrocarpa (Sibth & Sm.) Ball Atlante degli alberi - Piante forestali Classificazione, origine e diffusione Divisione: Spermatophyta Sottodivisione: Gymnospermae Classe: Coniferae Famiglia: Cupressaceae Il Ginepro coccolone è una pianta originaria delle zone mediterranee. Cresce sui litorali sabbiosi in ambiente retrodunale, in associazione con Juniperetum macrocarpae e altri specie tipiche della macchia mediterranea. Si trova lunghe le coste del Mediterraneo, in Turchia i in parte del Mar Nero.
  35. 35. Juniperus oxycedrus ssp. macrocarpa (foto J.M. Caraballo http://nuestronombre.es/puntatlantis) Juniperus oxycedrus L. ssp. macrocarpa (Sibth & Sm.) Ball (foto Samuele)
  36. 36. Caratteristiche generali Dimensione e portamento Ha forma cespugliosa o di albero espanso e disordinato, alto fino a 15 m; chioma densa, verde scuro, globosa e poi appiattita-ombrelliforme. Tronco e corteccia Tronco robusto, contorto e ramificato alla base, con scorza liscia, bruno chiara, che si sfoglia in nastri stretti. Foglie In verticilli di tre, sono lesiformi, appiattite, rigide e pungenti; di colore verde scuro con due bande grigie nella pagina inferiore. Strutture riproduttive Specie dioica: i coni maschili, gialli e ovoidali, si trovano solitari all'ascella delle foglie; quelli femminili, ascellari, sono globosi e verde-azzurri. Il frutto (detto coccola) è un'arcestida verde azzurrognola, pruinosa da acerba, quindi opaca e bruno-rossiccia. Usi Il legno dei vecchi esemplari, grazie alla sua durezza può essere impiegato nei lavori di artigianato; è un'essenza forestale adatta a stabilizzare le dune costiere. Ginkgo biloba L. Atlante degli alberi - Piante forestali Classificazione, origine e diffusione Divisione: Pinophyta Sottodivisione: Conipherophytina Classe: Ginkgoatae Ordine: Ginkgoales Famiglia: Ginkgoaceae Sembra che cresca spontanea in Cina ma non si conosce con precisione l’origine di questa pianta perché è stata ampiamente diffusa e coltivata per molti scopi e tuttora è coltivata in tutta la sua estensione.
  37. 37. Pianta in autunno, tronco e foglie di Ginkgo biloba Esemplare maschile di Ginkgo biloba in habitus autunnale (foto Gioacchino Minafò www.treetek.it) Caratteristiche generali Dimensione e portamento È una pianta che può raggiungere i 40 m di altezza e grandi circonferenze (fina a 8 metri) in condizioni ottimali. Ha una chioma piramidale; rada in età giovanile si addensa a maturità. Tronco e corteccia La corteccia è liscia da giovane con colore grigio-argenteo, poi assume un colore marrone scuro e presenta delle costolature suberose evidenti. Si possono distinguere macroblasti inizialmente di colore verde arancione e solo successivamente tendono al grigio argenteo della corteccia; i brachiblasti hanno forma claviforme con cicatrici fogliari e una gemma apicale.
  38. 38. Foglie Le foglie hanno la tipica forma flabelliforme (a ventaglio), sono di colore verde o giallo al momento dell’abscissione. Si distinguono foglie macroblastali, portate alterne sparse con margine superiore smarginato spesso bilobato, e foglie brachiblastali riunite in ciuffetti e con margine intero e ondulato. Strutture riproduttive Il Ginkgo è una pianta dioica e gli “amenti” sono portati dalle piante maschili mentre gli ovuli, riuniti a coppie da un peduncolo, si trovano sulle piante femminili. La maturità sessuale si ha verso i 30-40 anni e l’impollinazione, anemofila, avviene a primavera. La fecondazione è ritardata di 4-6 mesi, un ovulo abortisce e l’altro cade non ancora maturo. Il seme termina la maturazione a terra e germina nella primavera successiva. Usi In Giappone e Cina è stato coltivato a lungo nei templi perché era ritenuto una pianta sacra, in Estremo Oriente i semi sono considerati una prelibatezza e vengono mangiati dopo essere stati arrostiti. Introdotto in Europa nel 1700 non riveste interesse forestale a causa del suo legno che è fragile. Viene impiegato come pianta ornamentale e da alberatura stradale perché resiste bene alle avversità climatiche, all’inquinamento e non ha parassiti pericolosi. Preferisce una buona illuminazione e non ha esigenze pedologiche particolari. Il frutto quando cade a terra si disgrega e provoca un cattivo odore a causa degli acidi carbossilici che contiene, quindi le piante femmina non sono indicate per utilizzi ornamentali. Il riconoscimento del sesso è molto difficile perché non ci sono caratteri evidenti prima della maturità sessuale, per la coltivazione si ricorre a individui maschili ricavati agamicamente per innesto. LE SQUAMIFORMI Araucaria del Cile - Araucaria araucana (Molina) K. Koch Atlante degli alberi - Piante forestali Classificazione, origine e diffusione Divisione: Pinophyta Classe: Pinopsida Ordine: Pinales Famiglia: Araucariaceae Genere: Araucaria Specie: A. araucana (Molina) K. Koch E' una pianta originaria dell'america del Sud (Cile e regioni sudoccidentali dell'Argentina), dove forma estese e molto aperte foreste sui rilievi affacciati sul Pacifico (tra 900 e 1800 metri di quota). E' stata introdotta in Europa come specie ornamentale alla fine del Settecento.
  39. 39. Araucaria del Cile Araucaria araucana (Molina) K. Koch (foto F.M. Boschetto www.fmboschetto.it) Coni femminili di Araucaria del Cile (foto Mauricio Bonifacino www.plantsystematics.org) Caratteristiche generali Dimensione e portamento Nel suo ambiente di origine raggiunge i 50 metri di altezza. Chioma molto leggera e luminosa, verde scuro, piramidale da giovane, poi più espansa. Tronco e corteccia Tronco diritto con scorza grigiastra, che si ramifica in verticilli distanziati.
  40. 40. Foglie Spesse, dure e appuntite, triangolari, lunghe 3-4 cm e larghe 1-3 cm alla base, con bordo tagliente, imbricate. Rimangono vitali per 10-15 anni poi cadono insieme al ramo. Strutture riproduttive E' unaianta dioica, con gli sporofilli maschili e femminili posti su piante differenti, anche se ci sono esemplari con entrambi. Gli alberi maschili all'estremità dei rami superiori producono coni ascellari, dapprima patenti e giallo-verdi, quindi penduli, giallo-brunastri, lunghi fino a 20 cm. Gli alberi femminili producono grossi coni globosi, di circa 12 cm di diametro, bruni, che a maturità (2-3 anni) si staccano e cadono. Usi Gli indios Araucani ne utilizzavano i semi come cibo e anche il legname. In Europa è spesso usata come pianta ornamentale, specie nei giardini privati. FAMIGLIA CIPRESSI: •Da A - N: Cipresso del Nuovo Mondo (Hesperocyparis) precedentemente posti nel genere Cupressus. •S: Falso Cipresso (Chamaecyparis) include il Cedro di Port Orford Chamaecyparis lawsoniana (A.Murray) Parl. •O - R: Cipresso del Vecchio Mondo (Cupressus) include il Cipresso Italiano •T - U: Cipresso di Nootka (Callitropsis) include il Cedro dell’Alaska Chamaecyparis nootkatensis (D.Don) Spach; potrebbe diventare Hesperocyparis. • •A. Cipresso Tecate Hesperocyparis forbesii (Jeps.) Bartel •B. Cipresso di Sargent Hesperocyparis sargentii (Jeps.) Bartel •C. Cipresso Piute Hesperocyparis nevadensis (Abrams) Bartel •D. Cipresso Cuyamaca Hesperocyparis stephensonii (C.B.Wolf) Bartel •E. Cipresso di Santa Cruz Hesperocyparis abramsiana (C.B.Wolf) Bartel •F. Cipresso di Monterey Hesperocyparis macrocarpa (Hartw.) Bartel •G. Cipresso di Gowen Hesperocyparis goveniana (Gordon) Bartel •H. Cipresso di Mendocino Hesperocyparis pygmaea (Lemmon) Bartel •I. Cipresso di Macnab Hesperocyparis macnabiana (A.Murray) Bartel •J. Cipresso di Modoc Hesperocyparis bakeri (Jeps.) Bartel •K. Cipresso dell’Arizona dalla corteccia liscia Hesperocyparis glabra (Sudw.) Bartel •L. Cipresso dell’Arizona dalla corteccia ruvida Hesperocyparis arizonica (Greene) Bartel •M. Cipresso di San Pedro Martir Hesperocyparis montana (Wiggins) Bartel •N. Cipresso Messicano Hesperocyparis lusitanica (Mill.) Bartel •O. Cipresso Italiano Cupressus sempervirens L. •P. Cipresso del Sahara Cupressus dupreziana A.Camus •Q. Cipresso del Kashmir Cupressus cashmeriana Royle ex Carrière •R. Cipresso funebre Cupressus funebris Endl. •S. Cedro di Port Orford Chamaecyparis lawsoniana (A.Murray bis) Parl. •T. Cedro dell’ Alaska Chamaecyparis nootkatensis (D.Don) Spach •U. Cipresso di Leyland Callitropsis x leylandii. •Note: Il cedro di Port Orford (S) rimane nel genere Chamaecyparis, mentre il Cedro dell’Alaska (T) ora rientra nel genere Callitropsis, mentre il Cipresso di Leyland (U) diventa Callitropsis x leylandii. Il genere Callitropsis potrebbe essere rifiutato dal Congresso Botanico del 2012 e cambiato in Hesperocyparis. Gruppi di specie come Hesperocyparis (Callitropsis), Chamaecyparis, Juniperus e Cupressus del Vecchio mondo rappresentano branche (cladi) separate nella generazione filogenetica degli alberi •
  41. 41. Cipresso - Cupressus sempervirens L. Atlante degli alberi - Piante forestali Classificazione, origine e diffusione Divisione: Spermatophyta Sottodivisione: Gymnospermae Classe: Coniferae Famiglia: Cupressaceae Il cipresso è una specie originaria del Mediterraneo orientale e della Turchia meridionale, introdotta altrove fin dall'antichità (in Italia probabilmente ad opera dei Fenici). E' una specie tipicamente mediterranea, che predilige aree caratterizzate da inverni miti e piovosi e da estati calde e asciutte. E' diventata un elemento caratterizzante il paesaggio anche in alcune zone interne (Marche, Toscana, Umbria).
  42. 42. Cipresso - Cupressus sempervirens L. (foto www.agraria.org) Cipresso - Cupressus sempervirens L. Caratteristiche generali Dimensione e portamento Alto fino a 30 metri, ha una chioma compatta, colonnare oppure (varietà horizontalis) largamente piramidale con rami eretto-patenti. Tronco e corteccia Tronco diritto e slanciato, con scorza grigio cenere o grigio-bruna, finemente sfibrata per il lungo e fessurata nei vecchi esemplari. Foglie Squamiformi, ovato-triangolari, ad apice ottuso, di colore verde scuro, lunghe un millimetro circa, opposte e strettamente appressate in quatro file attorno ai rametti; presentano una ghiandola dorsale che sprigiona un aroma di incenso previo strofinamento.
  43. 43. Strutture riproduttive I coni maschili sono gialli e terminali, ovato-oblunghi (fino a 8 mm); quelli femminili, più piccoli, laterali, oblungo- ellissoidali, verde-purpureo. Il frutto è un galbulo legnoso (4x2,5 cm), subgloboso, lucente, prima verde poi giallo.grigio, con 8-14 squame a scudo e che contiene numerosi semi strettamente alati. Usi Apprezzato fin dall'antichità per le sue proprietà balsamiche, dai suoi rametti si estrae l'oleum cupressi che viene impiegato per la cura delle malattie da raffreddamento. Il legno, duro e molto resistente, è impiegato per la costruzione di mobili ed ebanisteria. Indicazioni selvicolturali Per il cipresso non esistono precise indicazioni selvicolturali, in quanto svolge funzioni principalmente estetiche. Tuttavia una cipresseta può rappresentare un patrimonio non indifferente per una azienda forestale, il legno infatti è adatto alla commercializzazione a partire dai 20cm di diametro e il cipresso si adatta bene a terreni aridi, difficilmente utilizzabili da altre specie. La rinnovazione può essere naturale, è particolarmente favorita in terreni sassosi o con presenza mista di pini. BACCHE SFERICHE GRANDI COME NOCI Tuia orientale - Platycladus orientalis (L.) Franco Atlante degli alberi - Piante forestali Classificazione, origine e diffusione Divisione: Spermatophyta Sottodivisione: Gymnospermae Classe: Coniferae Famiglia: Cupressaceae Pianta originaria dell'Asia Orientale (Manciuria, Corea). In Estremo Oriente costituisce un elemento fondamentale dell'antica tradizione del giardino e del paesaggio sacro, mente in Europa, dove è stata introdotta nel XVIII secolo, viene impiegata a scopo ornamentale.
  44. 44. Tuia orientale - Platycladus orientalis (L.) Franco (foto http://dic.academic.ru) Tuia orientale - Platycladus orientalis (L.) Franco (foto Luis Fernández García) Caratteristiche generali Dimensione e portamento Alberello alto fino a qualche metro, spesso a cespuglio, strettamente a piramide, con fronde piatte a ventaglio; chioma di colore verde brillante. Tronco e corteccia Fusto diritto, ma spesso diviso già alla base in diversi fusti ascendenti; la scorza è rosso-bruna, con solchi longitudinali. Foglie e rametti Le foglie sono squamiformi e triangolari, ad apice acuto, opposte, strettamente appressate ai rametti e provviste di piccole ghiandole. Il colore è verde vivo, più chiaro nei giovani germogli. Strutture riproduttive I coni maschili sono gialli, piccoli e ovoidali, posti all'apice dei ramuli; quelli femminili sono verdi e globosi. Il frutto è un galbulo ovoidale lungo fino a 2 cm, prima verde-bluastro poi bruno; presenta squame che terminano ad uncino. Usi Tipica pianta usata a scopo ornamentale. Il legno, duro, è molto resinoso.
  45. 45. Tuia gigante - Thuja plicata D. Don (=Thuja gigantea Nutt.) Atlante degli alberi - Piante forestali Classificazione, origine e diffusione Divisione: Spermatophyta Sottodivisione: Gymnospermae Classe: Coniferae Famiglia: Cupressaceae Sinonimo: Thuja gigantea Nutt. Originaria del Nord America occidentale, dall’Alaska meridionale alla California. Specie propria dei climi oceanici, caratterizzati da inverni nevosi, non eccessivamente rigidi, ed estati tiepide e umide. Forma boschi difficilmente puri, mescolandosi per lo più ad abeti, pini, pioppi, aceri e querce. Introdotta in Gran Bretagna verso la metà dell'Ottocento, si è poi diffusa in tutta Europa con numerose cultivar. Tuia gigante (Thuja plicata D. Don) (=Thuja gigantea Nutt.) (foto www.agraria.org) Tuia gigante (Thuja plicata D. Don) (=Thuja gigantea Nutt.) (foto www.agraria.org)
  46. 46. Caratteristiche generali Dimensione e portamento Pianta a portamento ovato-conico raggiunge altezze di 60 m nella terra d’origine e in Europa i 30 metri. Tronco e corteccia Il tronco è diritto, rivestito da una scorza bruno-rossastra molto sfibrata visibilmente solcata verso la base. Foglie e rametti Foglie squamiformi più o meno ghiandolose, sono opposte su rametti appiattiti, verde chiaro di sopra e glaugo-cenerine inferiormente. Strutture riproduttive I coni maschili ovoidali, gialli, piccoli; quelli femminili poco visibili, verdognoli. Usi Legname durevole e resistente, di ottima qualità. Nonostante il loro ottimo aroma, le foglie di tutte le specie di tuia sono velenose per la presenza del tuione. Sequoia gigante - Sequoiadendron giganteum (Lidl.) Buchholz Atlante degli alberi - Piante forestali Classificazione, origine e diffusione Divisione: Spermatophyta Sottodivisione: Gymnospermae Classe: Coniferae Famiglia: Taxodiaceae La Sequoia gigante è una pianta originaria delle zone occidentali della Sierra Nevada in California (Stati Uniti). Per tutelare gli ultimi boschi di questa bellissima sequoia, nel 1890 è stato istituito il Sequoia National Park. Specie simile è la Sequoia sempervirens, che si distingue per le foglie più lunghe (10-20 mm), disposte su due file e i galbuli più piccoli. Nell'Ottocento è stata introdotta in Europa e in Italia, dove si trovano anche esemplari che superano i 40 metri di altezza. Sequoia gigante - Sequoiadendron giganteum (foto http://www.therampantgardener.co.uk)
  47. 47. Rametto con cono femminile di Sequoia gigante - Sequoiadendron giganteum Caratteristiche generali Dimensione e portamento Gli esemplari più alti superano i 100 metri di altezza, ha portamento maestoso, con chioma piramidale, verde scuro, non molto compatta. Tronco e corteccia Tronco diritto e possente, presenta una base costoluta che può superare i 10 metri di diametro. La scorza spugnosa, sfibrata, vellutata al tatto, ha colore bruno-rosa. Foglie e rametti Le foglie, sempreverdi, lesiniformi, sono lunghe 4-8 cm e sono disposte a spirale e appressate attorno ai rami. Strutture riproduttive Specie monoica, con coni oblunghi alle estremità dei rametti: quelli maschili sono gialli e molto ricchi di polline, quelli femminili verdi. Il frutto è un galbulo ovoidale simile a una pigna, lungo fino a 8 cm, legnoso e rosso-bruno a maturità. Contiene numerosi piccoli semi leggeri e appiattiti che vengono trasportati dal vento. Usi Il legname è molto apprezzato per la costruzione di mobilio per il bel colore bruno-roseo, per la leggerezza e facile lavorabilità e resistenza all'acqua e agli attacchi di parassiti. La specie si incontra frequentemente anche in Europa nei parchi cittadini. Sequoia - Sequoia sempervirens (Lamb.) Endl. Atlante degli alberi - Piante forestali Classificazione, origine e diffusione Divisione: Spermatophyta Sottodivisione: Gymnospermae Classe: Coniferae Famiglia: Taxodiaceae La Sequoia sempervirens è originaria delle zone boschive e costiere del Nordamerica (dalla California all'Oregon). Richiede clima oceanico, piovoso con inverni miti e nevosi; non ama i climi continentali troppo freddi. E' stata introdotta in Europa a metà dell'Ottocento. Nelle zone d' origine può raggiungere altezze notevoli (fino a 110 m), mentre in Europa non supera i 40-50 m.
  48. 48. Sequoia sempervirens (foto www.rz.uni-karlsruhe.de) Sequoia sempervirens - Arboreto di Vallombrosa (foto www.agraria.org) Caratteristiche generali Dimensione e portamento Nelle zone di origine può superare raggiungere i 110 metri di altezza. La chioma è leggera, svettante, colonnare piramidale. Tronco e corteccia Scorza bruno-rossastra, fibrosa e si stacca a fibre o a scaglie.
  49. 49. Foglie e rametti Le foglie sono aghiformi (lunghe 1-2 cm) e appiattite, persistenti, non pungenti, con due bande grigiastre sulla pagina inferiore; sono disposte su due file ai lati dei rametti. Strutture riproduttive Specie monoica con coni laterali e terminali ovoidali, i maschili gialli molto polliniferi, i femminili verdi. Il frutto è un galbulo ovoidale o globoso, legnoso, lungo fino a 2 cm, in genere con peduncolo ricoperto di foglie squamiformi. Usi Il suo legno, di colore rossastro, facile da lavorare e durevole, è molto apprezzato. Criptomeria - Cryptomeria japonica (L.f.) Don Atlante degli alberi - Piante forestali Classificazione, origine e diffusione Divisione: Spermatophyta Sottodivisione: Gymnospermae Classe: Coniferae Famiglia: Taxodiaceae Pianta originaria del Giappone (isole di Kyushu e Honshu) e della cina suorientale, dove raggiunge i 40 metri di altezza. Introdotta in Europa nella seconda metà dell'Ottocento, è stata largamente utilizzata come pianta ornamentale nei parchi e nei giardini. Specie collinare-montana, preferisce clima temperato umido e suoli fertili e profondi. Cryptomeria japonica (foto ispb.univ-lyon1.fr/index.asp)
  50. 50. Cryptomeria japonica varietà Globosa (foto www.agraria.org) Caratteristiche generali Dimensione e portamento Nelle zone di origine raggiunge i 40 metri. Chioma piramidale, disomogenea, arrotondata in alto. Tronco e corteccia Diritto, tozzo, con scorza bruno-rossastra, sfibrata longitudinalmente, quindi solcata e sfogliantesi in lunghe placche grigie. Foglie e rametti Sempreverdi, aghiformi incurvate verso l'interno, lunghe 1-2 cm, inserite a spirale; in inverno assumono un colore tendente al brunastro. Strutture riproduttive Coni maschili ovoidali, gialli, all'apice dei rametti terminali, lunghi circa 3 mm. Coni femminili terminali, sferici, un po' più grandi, verdognoli. Impollinati diventano galbuli di circa 2 cm, con l'asse centrale a volte prolungato oltre le squame in un giovane germoglio vegetativo. Le squame sono ornate da fitte sculture. A maturità il galbulo si apre lasciando cadere i semi e persiste sull'albero per diversi mesi. Usi Albero sacro spesso piantato vicino ai templi. Il legno, leggero e durevole, non è molto utilizzato. La Cryptomeria japonica varietà Globosa è cespuglio piccolo denso a cupola.
  51. 51. chamaecyparisSopra più scùra, bacche sotto, tante X bianche margine inferiore calocedrus Ramùli appiattiti, 2 sqùame laterali coprono la centrale, chioma colonnare

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