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BC edizione digitale

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  1. 1. STORIE Ciclofficina migranti Anno 4 - Numero 1 - Gennaio-Febbraio 2014 Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in Abb. Postale - D.L. 353/2003 (convertito in Legge 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, LO/MI inchiesta INTERVISTA Il libraio ciclista LA RIVISTA DELLA FIAB am b i e n t e | mo v im e n to | c u lt u r a t HI-TECH Nuove trasmissioni t t Stile bici Dalla Fiat al Biciplan TORINO t Benvenuta Bicitalia DOSSIER t
  2. 2. sommario amici della bicicletta 4 La bicicletta sta cambiando le città e il nostro stile di vita? Una domanda a cui, da qualche tempo, stanno cercando di rispondere sociologi, psicologi, tuttologi e sondaggisti. Ma c’è un mondo, apparentemente estraneo a quello dei ciclisti urbani, che ha già dato una risposta affermativa: quello della moda che da sempre è un termometro particolare ma attendibile per misurare tendenze e fenomeni in atto nella società. Quando grandi e popolari marchi, insieme a piccole griffe del lusso, dedicano agli accessori e all’abbigliamento del ciclista una parte delle loro collezioni, significa che la bicicletta è diventata parte integrante della vita cittadina e della sua cultura collettiva. E noi di BC, che alla bici vogliamo guardare nelle sue cento diverse - e qualche volta perfino contrastanti sfumature - proprio allo stile di chi pedala abbiamo dedicato l’inchiesta di questo numero, convinti come siamo che per parlare di cultura della bicicletta sia anche necessario tenere sotto controllo come essa cambi il nostro modo di presentarci, di raccontarci, di riempire di colore le città. Colore che viene anche da quella Massa Marmocchi che, una volta al mese - scortata da mamme, papà, fratelli maggiori e volontari - a Milano, Roma, Napoli, Bologna, solo per citare alcune città, ha cominciato a mobilitarsi per affermare il diritto anche dei più piccoli di arrivare a scuola in bicicletta, sicuri e tra tanti compagni. Manifestazioni che hanno subito solleticato la curiosità di giornali e tv, portando alla ribalta nazionale una pratica di realtà più fortunate - come Reggio Emilia - dove da una decina d’anni la Fiab è a fianco delle amministrazioni comunali nell’organizzare i Bicibus che, con scorta di vigili e volontari, ‘trasportano’ ragazzini e ragazzine, casco e pettorina ad alta visibilità, verso le campanelle di inizio lezione. Beato il mondo che non ha bisogno di eroi, scriveva Bertolt Brecht. Fortunato il mondo, potremmo parafrasare, dove andare in bici a scuola non farà più notizia. UnmondoacoloriDIRETTORE RESPONSABILE COORDINAMENTO REDAZIONALE MARKETING E PUBBLICITÀ ASSISTENZA CLIENTI PROPRIETÀ EDITORE HANNO PEDALATO CON NOI Simona Ballatore. Giornalista pendolare, parte tutti i giorni dal suo paesello in provincia di Como a caccia di storie, zaino e reflex in spalla, sempre di corsa, spesso in bici, convivendo con problemini di equilibrio. A volte brontola, ma pedala. Francesco Baroncini. Studi classici, panni ampiamente sciac- quati in Arno. Una colonna portante - anche per il fisico non pro- prio da scalatore - di BC. I pochi errori di grammatica, le virgole al posto giusto, le consecutio rispettate sono anche merito suo. Walter Bernardi. Docente universitario per professione, filoso- fo e cicloturista per passione, pedala con disinvoltura tra i pen- sieri di Platone come sui tornanti del Mortirolo, cercando sem- pre di mettere in mezzo alle ruote della vita un po’ di filosofia. Paola Di Marcantonio. Giornalista, 32 anni, osservatrice, con- vinta sostenitrice del multitasking, da un lustro è web editor per Marie Claire. Si ricorda di tutte le bici che le hanno rubato (perché ovviamente erano tutte bellissime). Alessandro Di Stefano. Studente di Scienze Politiche entrato in punta di piedi in redazione. La sua passione per la bici nasce quando inizia a desiderarne una sul Cammino di Santiago. Cicli- sta urbano perché gliel’hanno detto. Alice Dutto. Conserva nel sottoscala la sua prima bici, una Gra- ziella bianca della nonna.Trent’anni giusti, vive a Milano da dieci, ma è ligure di sangue. Giornalista per caso, ambientalista per vocazione si occupa di ecologia e mobilità sostenibile. Paola Formica. Illustratrice. A cinque anni il debutto con una mucca di pongo. Da allora disegna, colora, crea e sperimenta per grandi e bambini. Insegna alla scuola del Fumetto di Milano, su BC dà colore a quello che le foto non possono raccontare. Marta Marini. 22 anni, milanese. Studentessa di filosofia part- time, nonché fotografa quando si ricorda di scendere dal mondo platonico delle idee. I suoi obiettivi? Un 55-200mm, e diventare insegnante. Sua la copertina di questo mese. Matteo Scarabelli. Milanese di nascita, ciclista di adozione, ha viaggiato in bici a Berlino, San Pietroburgo, Damasco. In sella, pensadiaverscrittoefotografatolecosemiglioridellasuavita. Per questo vorrebbe riuscire a pedalare anche nella sua città. Federico Vozza. Nasce, cresce, vive e adora la suaTorino.Tortu- ra il velocipede viaggiando continuamente con le ruote sgonfie. Quando non è in sella cammina veloce come una bicicletta. L’in- quinamento atmosferico è il suo peggior nemico. STORIE Ciclofficina migranti Anno 4 - Numero 1 - Gennaio-Febbraio 2014Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in Abb. Postale - D.L. 353/2003(convertito in Legge 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, LO/MI iNchiestA INTERVISTA Il libraio ciclista Amicidellabicicletta LA RIVISTA DELLA FIAB A M b I e n t e | M O v I M e n tO | c u Lt u r A t HI-TECH Nuove trasmissioni t t stile bici Dalla Fiat al Biciplan tORiNO t Benvenuta Bicitalia DOssieR t 01 Cover [1].indd 10 06/02/14 09.52 Giancarlo Marini ○ marini@rivistabc.com Michele Bernelli ○ bernelli@rivistabc.com Cristian Savian ○ savian@rivistabc.com DanteBernamonti○bernamonti@rivistabc.com AlessandroRavano○ravano@rivistabc.com Fiab onlus via Borsieri 4 20159 Milano Vistosistampi srl Via Leopardi 14 , 20123 Milano redazione@rivistabc.com Bimestrale Anno 4 N.1 Gennaio-Febbraio 2014 Aut.Trib. Milano n. 80 del 10/2/2011 - Iscrizione R.O.C. N° 21009 del 18 aprile 2011 Redazione: Vistosistampi, via Algardi 13, 20148 Milano - www.rivistabc.com Grafica: Loredana Cattabriga e Davide Lopopolo per Stampa: Reggiani spa, 21020 Brezzo di Bedero (Va) Abbonamento annuo non soci Fiab 24 euro - abbonamenti@rivistabc.com Immagini: Marta Marini (cover); Jeremy Hughes (12 sin., 13 destra, 16-17); Joyce Preira Giacoman- tonio (17 basso); Maurizio Zocca (18, 20-21 alto); Simona Ballatore (26-27); Livio Senigalliesi (28-29); Provincia Siena (38); Provincia Ferrara (41, box BI2);Tortoioli/Regione Umbria (BI 8, alto); Emanuele Venezia (BI 10 box); Simonetta Bettio (BI 14 alto); Irene Zamboni (BI 17 box); Gionata Galloni (62-63), Paola Formica (disegno 70-71). Grazie a Claudio Pedroni per le altre immagini delle schede-dossier.
  3. 3. Soggetti da copertina UngrazieaCamillaBusattiche sièprestatacomemodelladella domenica,eaRecicli (www.recicli.com),BC pointmilanesecheha messoadisposizioneuna dellefissedellacasa. 5 BC AMPIO RAGGIO 62 Società Terra futura di Alice Dutto 66 Nuovi Mondi Notizie e idee per la sostenibilità 68 DiversaMente Cultura e dintorni 70 Il racconto L’ultima fuga di Claudio Negri 72 In bici con Socrate Vallibona, il ciclismo incrocia la storia diWalter Bernardi 74 Scatto finale 6 28 Vivere BC 6 News Italia Mondo 12 Inchiesta Stile libero di Paola Di Marcantonio 18 L’intervista Nei secoli fedeli di Giancarlo Marini 22 Sotto esame La conversione diTorino di FedericoVozza 24 Hi-tech Catena No-Oil di Matteo Scarabelli 26 Storie Elementare, bici! di Simona Ballatore 28 Storie La bici dopo la tempesta di Michele Bernelli 30 Vetrina Belli di notte di Matteo Scarabelli 72 35 62 68 12 26 VIAGGIARE BC 32 News turismo, territorio 35 Dossier Bicitalia a cura di Simona Ballatore e Michele Bernelli 52 Itinerari Untuffoinmountainbike diMicheleBernelli SPAZIO FIAB 54 Dalle associazioni Cronache, agenda, iniziative dalle associazioni aderenti alla Federazione Italiana Amici della Bicicletta 22 52
  4. 4. news 6 vivere la bici Bike -sharing, i sette Oscar mondiali Barcellona,Lione,CittàdelMessico,Montreal,NewYork,ParigieRiodeJaneiro:sonole settecittàdoveilbike-sharingèmegliopenetratonellarealtàcittadina.Sonoirisultati diunaricercacondottadall’Institutefortransportationanddevelopmentpolicy(Itdp) diNewYorkchemessosottoosservazione400 città in cinque continenti chehanno adottatoilsistemadellabicicondivisa. LostudioèinclusonellaprimaguidaThe bike-shareplanningguide,editadall’Itdp, checontieneimiglioriesempidiquesto serviziocherisolveinparticolareil problemadell’ultimomiglioperchiarrivain cittàintrenoocongliautobus. Adesempioi22milamembridiWashington, èscrittonelrapporto,hannoridottodi4,4 milioniall’annoilnumerodimigliapercorse conl’automobile,connotevolivantaggi sull’ambienteesullasalutepubblicae individuale. A Nantes chi pedala guadagna due volte Guadagnare pedalando. L’ultima idea è dell’ingegnere francese Sébastien Bourbousson che ha pensato a una forma di pubblicità in movimento proponendo a chi utilizza quotidianamente la bicicletta di viaggiare con annunci sul telaio e sulle ruote in cambio di circa 200 euro al mese. Écovélo, società che ha deciso di commercializzare l’intuizione, metterà in circolazione 500 biciclette per il lancio ufficiale, previsto per settembre a Nantes. I ciclisti urbani possono già prenotarsi tramite il sito internet www.my-ecovelo.fr. Le biciclette saranno dotate di Gps per verificare gli spostamenti: sono state previste tre zone di remunerazione, più le aree saranno frequentate più il ciclista sarà pagato. Bourbousson ha curato anche l’aspetto sociale, offrendo il compito di equipaggiare e distribuire le biciclette a una comunità di sostegno a soggetti deboli. Svegliati e SALTA IN SELLA! Ilbuongiornosivededallabicicletta.AdirloèTillRoenneberg, professoredicronobiologiaall’UniversitàLudwig-Maximiliansa MonacodiBaviera.L’usocontinuodiunveicolochiusononfacilitail sonno.Eccoperchéabbandonare l’automobileperandareallavoro inbicirenderebbemenostanchiestressati. Roennebergparlaanchedelsocialjetlag: iritmicircadiani cheregolanoilrapportotrailsonnoelavegliavengonospesso scombussolatidaattivitàprotrattefinoatardanotte.Ildifficile èquindigarantireoraridilavoropersonalizzatichesiadattinoal cronotipodiciascuno.Nelfrattempoperòsipuòsalireinsella. In Australia NASCE IL PARTITO-BICICLETTA La bicicletta vuole entrare in Parlamento. In Australia si sta lavorando per presentare alle elezioni del Nuovo Galles del Sud una lista direttamente ispirata alle rivendicazioni dei ciclisti quotidiani. L’Australia è il secondo Paese motorizzato al mondo, immediatamente dopo gli Stati Uniti, e i temi della mobilità sostenibile e ciclistica sono in fondo all’agenda dei programmi degli amministratori pubblici. L’Australian Cycling Party conta già, a pochi mesi dal suo lancio, quasi tremila membri e l’interesse da parte di numerose associazioni del mondo ambientalista sta crescendo: tutto ciò rende i promotori molto fiduciosi sull’esito delle urne. Già a settembre, in occasione delle politiche, era stata lanciata una campagna Vote4Cycling attraverso la quale migliaia di elettori hanno promesso il loro voto solo a quei candidati che si fossero dimostrati realmente interessati ai temi della mobilità ciclistica.
  5. 5. 7 La bici che ti trasporta, ovunque vai www.brompton.it info@brompton.it Brompton su BC 2013 - wip.indd 1 29/01/13 17.58 25 APRILE, IL DISARMO CORRE ANCHE IN BICI «Nessuna invasione è mai stata fatta in bicicletta», per dirla con Didier Tronchet. In compenso le due ruote hanno spesso lavorato silenziose nei movimenti di resistenza e liberazione. Premessa logica all’adesione data da Fiab all’iniziativa ‘Arena di Pace e Disarmo 2014’ che vedrà convergere il 25 aprile – anniversario della Liberazione - migliaia di cittadini nella piazza di Verona a dar voce ad una nuova campagna per la nonviolenza e la riconversione civile delle spese militari. L’associazione Fiab-Amici della bicicletta di Verona sta organizzando diversi gruppi che raggiungeranno in bici l’Arena muovendo da vari comuni della provincia, ma sono in cantiere anche carovane più impegnative che partiranno dal centro Italia passando anche dalle zone terremotate dell’Emilia. La giornata, presentata in gennaio a Roma dal missionario comboniano Alex Zanotelli (nella foto), coinvolge una galassia di associazioni laiche e religiose e ha avuto l’adesione di una serie di personalità della società civile. Per seguirne l’agenda: http:// arenapacedisarmo.org SkyCycle,tre metri sopra iltraffico PisteciclabilinelcielodiLondrapersfuggirealtraffico.L’ideaèvenutaall’archistar NormanFosterche,conilprogettoSkyCycle,prevedelacostruzionedi221kmdi percorsisopraelevatilungolelineeferroviariedellacittà.I primi 6 km incantiere correrannodaStratfordallaLiverpoolStreetStationeavrannouncostodicirca220 milionidisterline.SkyCycle abbatterebbeitempidi percorrenzae,afrontedioltre 200puntidiingresso,ciascuno deidiecipercorsiospiterebbe 12milaciclistiall’ora.Rimane loscetticismoperalcuni precedenticomelaCalifornia Cycleway,daPasadenaaLos Angeles,chenonèmaistata ultimata.Allostudiodifattibilità orailcompitoditrovareifondi necessari.
  6. 6. news 8 vivere la bici A Berlino un condominio a misura di ciclista Fahrradloft, letteralmente ricovero per la bicicletta. Nasce a Berlino un condominio totalmente ecosostenibile pensato per chi ha fatto della bici il suo mezzo di trasporto principale in città. Caratteristica principale è un ascensore che conduce direttamente all’appartamento e a un ampio terrazzo che nello stesso tempo è luogo per il tempo libero e per posteggiare le due ruote che, in questo modo, sono sempre sotto controllo. L’ispirazione è venuta dai Carloft, edifici in fase di costruzione in altre città della Germania, dove però sono le macchine ad avere il privilegio di essere trasportate sull’uscio di casa. I lavori stanno per iniziare e saranno terminati per l’estate dell’anno prossimo: intanto le 37 famiglie che hanno acquistato un appartamento, tutte votate a uno stile di vita diverso, hanno stilato un protocollo di comportamenti da rispettare nel campo del risparmio energetico e della sostenibilità in generale. IL PONTE GIOIELLO DI Eindhoven Erano così tanti che finivano per fare da tappo alla circolazione su una delle arterie più trafficate di Eindhoven, soprattutto alle rotonde, all’entrata delle quali si creavano lunghe file di auto. Così l’amministrazione ha deciso di risolvere il problema con un ponte riservato alle biciclette che ha immediatamente conquistato l’attenzione di architetti e urbanisti. Tutto costruito intorno a un pilone centrale, bilanciato da contrappesi fissati all’anello bianco più interno, inaugurato a giugno, il ponte viene utilizzato mediamente da 5mila ciclisti al giorno, che ne hanno fatto una delle ciclabili più frequentate di tutta l’Olanda. come Pedala l’America Latina L’America Latina si muove sempre più su due ruote. A dirlo è Biciciudades 2013, uno studio dell’Inter-American Development Bank. Il report mostra che nella seconda regione più urbanizzata al mondo la mobilità dolce interessa tra lo 0,4 e il 10% della popolazione. Prima della classe è Cochabamba in Bolivia con il 10%. Seguono altre città tra i 100mila e i 2 milioni di abitanti. Tra le capitali, Città del Messico e Santiago con il 5%, rincorse da Buenos Aires e Bogotà col 2%: qui 450mila spostamenti quotidiani avvengono sui 376 km di piste ciclabili e oltre un milione di cittadini, in media, utilizzano di domenica i 126 km di percorsi cicloturistici intorno alla capitale. Delle 18 città medio-grandi e delle sei metropoli prese in considerazione dal report, quasi tutte sono dotate di piste ciclabili, ad eccezione di Asunciòn e Manizales. Il problema maggiore resta però l’assenza di una codice stradale a tutela dei ciclisti, presente solamente a Bogotá, Buenos Aires, Mexico City, Asunción, La Paz e Montevideo.
  7. 7. 9 Olanda: una bici non benvenuta In Olanda c’è un’e-bike che sta scatenando polemiche. Forse perché la nuova Bluelabel Cruiser, realizzata in Germania, solo una bici non è. Può viaggiare a 50 km/h costanti per oltre 2 ore ed è libera, per legge, di circolare sulle piste ciclabili. Insorge contro questa quotidiana invasione di campo l’associazione dei ciclisti Fietsersbond che fa già pressione sul parlamento e sul governo. Sfruttando la sua natura ibrida, questa due ruote non è disciplinata dalla legge olandese che impone a tutti i mezzi in grado di superare i 25 km/h limiti precisi: utilizzo del casco, targa e assicurazione. La Bluelabel Cruiser costa quasi 3mila euro ed è stata acquistata da molti olandesi. Biciclette contro autobus. Londra studia come evitarlo Sistemiradarearadiofrequenzapercontrastaremortie infortunichecoinvolgonoiciclisti. Transport for London,ente responsabiledeltrasportopubblico,haincaricatotreaziende ditestaredeidispositivi,dainstallaresui7500autobusurbani permetterliincondizionedievitarelecollisioniconiciclisti.La FusionProcessingdiBristolhapropostoun dispositivo radar cheavverteilconducenteconunmessaggiosonoro(“bicicletta asinistra”,peresempio),ingradodirilevarefinoal97%dei ciclisti.LaSafetyShields Systemhastudiatodei softwarecollegatia sensori o videocamere: incasodirischio,l’autista riceveunfortebipche glidàunmargineditre secondiperfrenare. Convincedimenoilterzo sistemadiCycleAlert: tessere Oyster daposizionaresubiciecamionchesiparlino avicenda.Secondomoltiesperti,infatti,comporterebbe un’erratasensazionedisicurezza. QRVIDAITA_Q4.1.indd 1 06/02/14 21.31 Tutta in legno e da montare: è la due ruote modello Ikea Si chiama Sandwichbike, sta in una valigia e si monta in mezz’ora. È una bicicletta tutta in legno che da gennaio è in commercio pronta ad affrontare, oltre che le insidie del traffico, anche quelle del mercato. Il suo ideatore, il designer olandese Basten Leijh ha dichiarato di essersi ispirato ai mobili Ikea e, in effetti, nel kit di montaggio si trova tutto: dai pedali al manubrio, dalle viti più piccole alla catena, oltre agli attrezzi necessari.Telaio e forcella sono costituiti da pannelli di compensato di faggio assemblati con cilindri in alluminio fresati. Smontata, la Sandwichbike misura 94 x 70 x 24 cm e su strada, 175 x 62 x 95. Può essere ordinata sul sito www.sandwichbikes.com
  8. 8. news 10 vivere la bici L’uomo che pedala? Intelligente e desiderabile I ciclisti sono intelligenti, generosi e desiderabili. A dirlo è un ‘ImplicitTest Association’ condotto da scienziati dell’associazione Mindlab e commissionato dalla British Heart Foundation. Obiettivo dello studio era penetrare nel subconscio di un campione rappresentativo della popolazione britannica e capirne l’approccio alle varie attività sportive. I risultati parlano da sé: chi pedala è ritenuto del 15% più intelligente della media. Il 23% degli intervistati preferisce frequentare un ciclista piuttosto che altri sportivi. Infine l’80% ammette che rimarrebbe colpito se il proprio partner avesse completato la London to Brighton ride, una manifestazione di beneficienza, di circa 90km, che impegna ogni anno oltre un migliaio di ciclisti. Gara di cargo a ritmo di samba Da Copenaghen a Rio: in Brasile si organizza, a maggio, la storica gara di bici cargo nata nella capitale danese nel 1942. Tutto è iniziato con Kristian Skjerring, un ministro del culto che voleva dare visibilità ai cosiddetti swajere, lavoratori in bicicletta che oscillavano nel traffico per il carico trasportato. Ogni anno la gara incoronava il ‘Re di Copenaghen’, un titolo che, più che un montepremi in denaro, garantiva un anno di fama e gloria. La competizione è stata poi abolita nel 1960 travolta dall’aumento di automobili e furgoni nelle strade. Ripresa nel 2009 in Danimarca, la Svajerløb ora si prepara a sbarcare a Copacabana, dove circolano, con una situazione simile a quella europea di allora, undicimila biciclette cargo. Nel caso ottenesse i risultati di partecipazione sperati, non si esclude che la gara possa riproporsi in altri paesi sudamericani. a Bangkok si studia la bici che mangia lo smog Una bicicletta per eliminare lo smog. È il progetto innovativo a cui stanno lavorando alcuni giovani designer di Bangkok. Lo studio di architettura Lightfog ha infatti concepito una bici fotosintetica capace di purificare l’aria mentre si muove. Il telaio è progettato per generare ossigeno attraverso un sistema di fotosintesi che avvia una reazione tra l’acqua e l’energia elettrica fornita da una batteria agli ioni di litio; una membrana nel mezzo del manubrio filtra l’aria trattenendo il particolato. Inoltre il telaio sfrutta l’energia fornita da una fuel cell a idrogeno per produrre ossigeno a partire da piccolo serbatoio contenente acqua. Più ecologica di così...
  9. 9. Viaggidiqualità in bicicletta VIAGGI 2014 Valencia: natura e arte Salento verde-azzurro Puglia e Matera Sardegna: bici e barca Albania in primavera Albania, bici e mare Dalle Dolomiti aVenezia Dresda – Berlino Parigi – Londra Alsazia, Friburgo e Basilea Borgogna: vigneti e abbazie WEEKEND 2014 Anello dei Colli Euganei L’Eroica: percorso mitico Aquileia e Laguna di Grado Ravenna e le Pinete Andar perVilleVenete LagunadiVenezia:bici&canoa TourParigi–Londra.Cergy:AxeMajeur BC_02_2014.indd 1 18/01/14 12:55 11 Niente bici al ministro inglese: troppo cara, il governo dice no Una biciclettainvecedell’autoblu:l’hachiestailministro inglese NormanBaker,chetuttosisarebbeaspettatotranne che un rifiutomotivatodalfattochesitrattavadiunonere supplementaresuicontribuenti,vistochequestaspesanon era previstainbilancio. «Ridicolo-hadettol’esponente liberal-democraticoin precedenzasottosegretarioai trasporti-hofattonotareche un mezzoadueruoteèmolto più veloce,economicoemeno inquinantemamihannorisposto che, mentrel’autoègiàpagata, una biciclettasarebbeun costo aggiuntivo.Certo,potrei comprarmeladasolomaèuna questionediprincipio». Così dalministerodegliInterni, che ogniannospendecirca 150mila euro in auto blu,è arrivatoilnoepocoimporta che esistaunregolamento ministerialeinbasealqualegli spostamentidevonoessere il più economicoedefficiente possibile. Pratica, capiente, dal design accattivante. E anche comoda da aprire e chiudere con l’innovativo sistema che garantisce sicurezza, precisione e rapidità. La borsa Lifestyle di Norco, marchio tedesco leader nel mondo delle borse da bicicletta, distribuito in Italia da Konig (www.konig-bike.com), ha recentemente ricevuto il Reddot Design Award 2013, uno dei più importanti e qualificati riconoscimenti nel mondo del design. Leggera e resistente grazie alla qualità del suo nylon, disponibile in due versioni, da 7,5 e da 13 litri è dotata di una custodia interna imbottita per proteggere il computer o il tablet. Le numerose tasche interne ed esterne ne fanno un contenitore elegante e flessibile sia per recarsi al lavoro, sia per qualche gita o escursione durante il tempo libero. NORCO, LA BORSA è STILE
  10. 10. inchiesta 12 vivere la bici 1956, Giro d’Italia. Uno scat- to immortala un ciclista che sfreccia via, davanti a una schiera di modelle che osservano, ve- stite di tutto punto con tailleur dai colori sgargianti. È una fotografia di moda dell’artista Ugo Mulas a evocare la bicicletta a un già cittadino e frivolo fashion system. Di lì a poco: il boom economico. Indietro di un buon mezzo secolo. Il diciannovesimo secolo volge al ter- mine e la scrittrice e giornalista di moda dell’autorevole rivista letteraria Natura ed Arte Mara Antelling scrive: «Per questo genere di sport che si è in- trodotto negli usi, vediamo il costume tailleur diffondersi di più, e qualcuna arriva anche ad accettare per le gite in bicicletta, la gonna-calzone che pure è di una goffaggine spaventosa». Ed è ancora lei, nel suo scritto Il secolo XIX nella vita e nella cultura dei popoli a so- stenere che sia stata proprio la biciclet- ta, questa «specie di libertà di cui le donne si inebriano», a promuovere la moda del tailleur. La scrittrice non ap- prezza il ciclismo come sport perché la donna non ha pienamente conquistato una sua indipendenza sociale e perciò «inaugurare l’emancipazione femmini- le indossando abiti virili» per lei non è una buona idea. Finalmente al 2014. La passerella è lunga. Da Consuelo Castiglioni che per Marni ha creato una collezione di BC borse tecniche di lusso, a tracolla e de- dicate alle cicliste urbane (vista la sua passione per la bicicletta) a Levi’s che con la collezione Commuter ha voluto omaggiare i ciclisti urbani moderni con capi di abbigliamento funzionali Comodo, creativo, colorato. L’abbigliamento del ciclista urbano fa tendenza e influenza sempre più il mondo della moda. Grandi marchi e firme del lusso presentano nei loro cataloghi borse, giacconi, accessori rivolti a chi usa la bici. Perché pedalare «esprime bellezza». di Paola Di Marcantonio Stile LIBERO
  11. 11. andareinbici èunattopolitico edivertente. faRLO con CLASSE è ancorameglio 13 ed eleganti. Fino a Stella McCartney, figlia di Paul, stilista di punta, che pro- pone una moda comoda e sostenibile in linea con chi va in bicicletta cercando il suo stile. EVOLUZIONE URBAN Tutto fa pensare che moda e bici sia un binomio in costante evoluzione, stili- stica e non. Maria Luisa Frisa, diret- tore del Corso di laurea in Design della moda e Arti multimediali all’Univer- sità Iuav di Venezia, spiega: «Dietro al boom della bicicletta in tutte le sue declinazioni di uso c’è sicuramente quella coscienza ecologica e salutista che è diventata parte importante del nostro stile di vita. Muoversi in città in bicicletta vuol dire non inquinare, fare ginnastica e fare tendenza». In effetti, che sia ‘posare’ come nello scatto di moda artistico degli Anni ‘50 di Ugo Mulas o ‘fare un gesto politi- co’ per migliorare la condizione delle donne come quello in epoca Vittoria- na sviscerato da Mara Antelling l’evo- luzione del binomio moda e bici tratta pur sempre di un’evoluzione stilistica che parte dall’osservazione e interpre- tazione dei segnali che si avvertono in strada per arrivare a operazioni di mar- keting strategico. Oggi più che mai, in tempi di crisi, la bicicletta è tornata e l’automatismo per le imprese di moda è «di verificare come questa tendenza sia vissuta da certi gruppi che influen- zano la massa. Per riportare tutto alle logiche dei marchi», spiega Joice Preira Giacomantonio, professionista che si occupa di tenere sotto osservazione le tendenze nella moda e negli stili di vita - in termine tecnico è una Trend Rese- archer e Cool Hunter - attiva nel blog Italian Cycle Chic (italiancyclechic. com). «Più in generale l’abbigliamento casual e sportivo ha influenzato e in- fluenza la moda. Nello stesso tempo c’è da dire che la moda è riuscita a dare all’abbigliamento sport nuove possibi- lità di definizione. Un dare e avere di reciproca soddisfazione – precisa anco- ra Maria Luisa Frisa – anche se non è in realtà così innovativo il concetto di ‘andare in bicicletta vestiti non da bici- cletta’. Io che sono una vecchia signora vi assicuro che non è una novità!». COMUNITA’ CHIC Eppure il movimento Cycle Chic è nato a Copenaghen solo nel 2007 gra- zie a Mikael Colville-Andersen, fon- datore di Copenhagenize Consulting, un’agenzia di consulenza che promuo- ve l’utilizzo della bicicletta attraverso campagne di comunicazione e video. Mikael apre dapprima un blog che fi- nisce col trasformarsi in un network, Cycle Chic, che raccoglie online (e ora in un libro) il maggior numero di testi- monianze visive di chi pedala con stile. Joice Preira Giacomantonio ci spiega come si sia avvicinata al movimento In apertura,collezione H&M alla prova. Nelle altre immagini, la varietà di stili urban, in cui si colloca anche la recente moda del bike polo.
  12. 12. inchiesta 14 vivere la bici partendo dalle ricerche di tendenze socioculturali che svolge per il suo la- voro. «Mi colpivano molto le persone eleganti in bicicletta e ho iniziato a fare delle foto in giro per le strade. Ho messo le foto su Flickr, nel gruppo di Colville-Andersen - il Cycle Chic origi- nal - e nel 2010 non appena il fotografo Luca Violetto ha aperto il blog Italian Cycle Chic ho iniziato a collaborare». Joice appartiene al sottobosco di cicli- sti urbani che vivono la bicicletta come uno stile, non solo di vita ma anche di estetica. Tra i dieci comandamenti del movi- mento Cycle Chic si legge: ‘scegliere l’eleganza sulla velocità, una bici che rifletta la propria personalità e la re- sponsabilità di rendere il panorama urbano esteticamente più piacevole’. Un decalogo per l’urban biker che tiene insieme responsabilità etiche e precetti estetici. Eppure sono in molti a pensare, come Maria Luisa Frisa, che il panorama urbano non debba «esse- re reso più piacevole. La città è bella nella sua complessità e nelle sue con- traddizioni. Non carichiamo i ciclisti di responsabilità! Trovo insopporta- bili e ridicoli tutti quegli accessori da bicicletta come i cestini. Propongo al massimo di prendere ispirazione dal- la austerità della ruota di bicicletta di Marcel Duchamp». Il suo è un modo ironico per porsi una domanda utile: ‘Fino a che punto sono i nuovi movimenti di ciclisti a influen- zare le mode? O è la moda che detta le tendenze?’ «Secondo me è proprio il contrario - precisa Joice Preira Giacomantonio - sono le tendenze comportamentali, culturali e di consumo che originano la moda. I trend partono dalle avanguar- Maria Luisa Frida, docente universitaria alla Iuav diVenezia e storica della moda e delle sue tendenze. Sopra Joyce Preira Giacomantonio ciclista urbana e blogger di Cycle Chic. PERIBLOGGER DICYCLE CHIC BICICLETTEECICLISTI DEVONORENDERE PIùPIACEVOLI IpanoramIURBANI
  13. 13. 15 Lo stilista: «Comodi alla meta» Cinque tasche come cinque porte aperte sul mondo. Per avere tutto a portata di mano. Così da sfrecciare via leggeri e comodi. Questo il punto di partenza di DeWallen (dewallenindustry.com), una collezione di denim (ma non solo) rigorosamente dedicata ai ciclisti urbani, dove ogni jeans è comodo perché si adagia su ogni genere di forma. L’idea è di Filippo Morandotti e Niccolò Marco Romano, due ragazzi milanesi (nella foto in alto) che hanno scelto la strada di realizzare prodotti pratici e di qualità valorizzando creatività e mano d’opera italiana. L’ispirazione, a partire dal nome, viene da uno dei quartieri più cosmopoliti di Amsterdam: un luogo dove esprimere se stessi pare essere più semplice che in Italia. Soprattutto se pedalando. Perché avete deciso di cavalcare il binomio bici+moda? «Recuperare la praticità della bici in contesti così moderni è sinonimo di un’evoluzione. In più le esigenze attuali dell’individuo che vuole essere pratico e alla moda si coniugano perfettamente in questo filone». Che ragione date al boom degli urban biker? «È un fenomeno che si sta diffondendo nelle grandi città in parallelo all’esigenza di potersi muovere rapidamente, comodamente e a impatto zero. Moda e tendenze vanno di pari passo alla storia e si influenzano a vicenda». Aleggia la crisi, quindi, dietro tutto questo? «Sicuramente la crisi ci spinge a sfruttare al meglio gli strumenti che abbiamo, bici compresa. Ma penso che sia più importante sostenere che l’utilizzo della bici è un ritorno alle origini. Un modo per non inquinare e riscoprire un contatto con la natura». Sono i nuovi movimenti di ciclisti che influenzano le mode? «La moda è in continuo divenire e si lascia influenzare e contaminare da tutto ciò che la circonda. I trend nascono dalla visione ad ampio spettro del contemporaneo, dal recupero delle cose belle e dall’apprendimento della storia e dell’arte. La moda è infatti una forma di arte e si lascia contaminare da tutto...». Prendere Amsterdam come spunto: perché? «L’Olanda per noi è fonte di ricerca e ispirazione ma noi siamo rimasti in Italia, siamo italiani e crediamo che possa migliorare la situazione.Vogliamo crescere insieme al nostro Paese». L’idea è nata perché siete ciclisti urbani? «Il primo obiettivo era di creare abiti comodi, alla moda e di alta qualità. Poi siamo entrambi appassionati di bici ed è anche per questo che i nostri jeans hanno dettagli utili, ma anche glamour, per tutti gli amanti dell’ urban biking». Tre accessori che non dovrebbero mai mancare a un ciclista urbano? «Il lucchetto per proteggere la propria bici, uno smartphone per trovare le strade e una buona compagnia musicale di sottofondo». die che innovano, i cosiddetti first adop- ters. È proprio questo il punto. Oggi in Italia ci sono movimenti di ciclisti per tutti i gusti, dalla galassia Fiab alla Critical Mass, da Salvaiciclisti, ai Tweed Ride con dresscode vintage, da- gli sportivi a noi Cycle Chic... Ma allo stesso tempo, il boom della bici urbana
  14. 14. inchiesta 16 vivere la bici BC è molto più che una moda. Numerosi indicatori confermano che il numero di italiani che fanno uso abituale della bici in città è più che triplicato nelle ultimi dieci anni. Il ciclismo urbano è una vera macrotendenza. E lo stile si adegua di conseguenza». SEGNALI DI MODA Il principio è assodato: moda e bici- cletta stanno trovando diversi punti di congiunzione. Prova ne sono col- lezioni come quella che H&M ha re- alizzato in collaborazione con Brick Lane Bikes di East London, creata coniugando la funzionalità dell’abbi- gliamento da ciclismo con il meglio dello street style cittadino.Undici capi disegnati da H&M e poi testati e ap- provati da Brick Lane Bikes, nome di spicco tra gli specialisti mondiali delle biciclette customizzate. O come altri progetti paralleli importanti come quello del marchio SUN68 e la sua collaborazione con il team di Bike Polo Milano e Il Bicycle Film Festival di cui il brand è stato sponsor a set- tembre o quello di Louis Vuitton che si è dato al ciclismo con una bicicletta pensata per chi gioca a polo e Gucci e la collaborazione con Bianchi. Fino ad arrivare all’esempio lampante di Scott Schuman, fondatore e guru dello street style che ha dedicato una parte del suo Telai griffati Belle e impossibili. Assomigliano a diamanti rari e introvabili per ricercatezza, originalità e stock. Sono le biciclette griffate, realizzate dai marchi di moda in edizione limitata e spesso frutto di sodalizi con storiche aziende ben note nel mondo del ciclismo.Tutti vogliono firmare una bici: come le Bianchi by Gucci, due modelli proposti a 14.000 dollari, entrambe con l’iconico nastro verde- rosso- verde e pensate per essere versatili. Non a caso Frida Giannini, la designer che le ha pensate, ha assicurato che si tratta di una bicicletta «adatta sia alle strade di città sia ai percorsi di campagna». Altro esempio sono le biciclette numerate e decorate con l’iconica stampa leopardo, emblema del marchio Dolce&Gabbana (nella foto): hanno una speciale verniciatura realizzata a mano che rende ogni esemplare un pezzo unico. Come uniche sono le biciclette realizzate da Clet Abraham, artista francese che in occasione della sua personale ospitata nel negozio milanese di Alviero Martini qualche tempo fa ha giocato con le parole nell’opera “Bici.clet” creando un grande cartello di pista ciclabile rivisitato con l’iconica mappa geografica del marchio e una bicicletta molto accessoriata, rifinita nei dettagli, comoda ed elegante. O Louis Vuitton che si è ispirato al bike polo, sport di origini irlandesi nato alla fine dell’800 per la creazione della sua bicicletta realizzata per scendere in campo, in uno stile rètro, a scatto fisso e ricca di componenti esclusivi aggiuntivi per un costo da 8.000 euro in su. Più economiche (2.500 euro) le biciclette Lacoste by Look: 200 pezzi leggeri e resistenti, con sella e manopole Brooks, leggere e pulite grazie alla trasmissione integrata nel mozzo a cinghia. Se invece volete essere alla moda senza strafare rifornitevi da Tokyobike, una piccola società indipendente (tokyobike.it) che produce biciclette, fondata nel 2002 in un tranquillo sobborgo diTokyo, Yanaka. Si basano sul concetto di ‘Bike Slow’, ovvero di biciclette progettate per essere agili e facili da guidare con un’attenzione particolare al comfort rispetto alla velocità. Per godersi sempre il viaggio, con stile. IL CICLISMOURBANO èDIVENTATO UNAVERA MACROTENDENZA. Eil suoSTILE loracconta
  15. 15. 17 Lo stile casual e colorato dei giovani ciclisti urbani ha stimolato anche la produzione di nuovi capi comodi e al tempo stesso eleganti. blog su The Sartorialist (thesartoriali- st.com) a ciclisti originali immortalati per strada in compagnia dell’imman- cabile bicicletta. «Schuman fotografa nelle città del mondo e si è reso conto velocemente che le persone in bici (specie quelle della moda) potevano essere iconografia interessante per tutti quelli che visitano il suo blog», spiega Maria Luisa Frisa. Secondo Joi- ce Preira Giacomantonio «nelle sue foto c’è emozione e anche umanità al di là degli abiti. La bici oggi è ormai una questione di moda. Il fatto che lui si occupi anche di Cycle Chic arricchi- sce il movimento incentivando sempre più persone ad aderire e consolidando la consapevolezza che andare in bici rappresenta oggi un motus symbol». OLTRE L’EDONISMO Cosa non dovrebbe mai mancare a un urban biker? «Una buona dose di senso del ridicolo» scherza Maria Luisa Frisa. L’essenziale è scritto nel libro da poco uscito (in Italia da De Agostini) Cycle Chic del fondatore Mikael Colville-An- dersen: «pedalare è un gesto che espri- me bellezza, la via più virtuosa per ri- appropriarsi di città ultra-congestiona- te». Forse basta questa consapevolezza, continua Frisa, perché «riappropriarsi della città non è il gesto edonistico di alcuni che credono che andare in bici- cletta e costruire piste ciclabili con i finanziamenti europei possa risolvere tutti i problemi. Ma la consapevolez- za di cosa voglia dire oggi immaginare il futuro della città. Molto semplice- mente c’è la necessità di trovare nuove fette di mercato sfruttando appunto le mappe dei nuovi atteggiamenti: il sen- timento ecologico, il desiderio salutista ma anche il neo francescanesimo da salotto». Non sappiamo come andrà a finire ma abbiamo capito che da gene- razioni andare in bicicletta è un atto politico, e anche divertente. E che con stile è ancora meglio. O
  16. 16. l’intervista 18 vivere la bici Bici e libro sono due oggetti antichi, intramontabili, affondano le radici nei ricordi d’infanzia, non si lasciano travolgere dalla frenesia quotidiana. Per Alberto Galla, presidente dell’Associazione italiana librai e ciclista urbano doc, entrambi chiedono un ritmo slow e una scelta di vita: mai fermarsi alla copertina. di Giancarlo Marini ll’appuntamento, davanti alla sua libreria nel centro di Vicenza, aperta dal bisnon- no nel 1880, Alberto Galla arriva pun- tualissimo. E naturalmente in bicicletta. Anzi, puntuale proprio perché in biciclet- ta. Per lui, presidente da due anni dell’Ali, l’Associazione italiani librai, pedalare in città è prima di tutto una scelta di como- dità, di convenienza. «L’ho riscoperta a trent’anni, quando sono tornato a vivere in città. Ho ricominciato con un’elettrica. Era di un artigiano geniale che si occupava di tutt’altro, di legno e di mobili, ma che aveva avuto questa intuizione che poi ha la- sciato per strada. Un pioniere. Mi ricordo che era pesantissima, con due borse laterali enormi che contenevano le batterie. Oggi credo di essere il prototipo del ciclista urbano: abito a dieci mi- nuti di strada, uso regolarmente la bicicletta per andare e venire, per accompagnare a scuola mia figlia più piccola, anche lei in bici, per spostarmi in città. Ne tengo anche una, diciamo così, di servizio in libreria, nel caso, per qualche motivo, quel giorno sia stato costretto a uscire di casa in macchina». A NEI SECOLI fedeli» «
  17. 17. Cinque storie da grandi penne Enrico Brizzi, Jack Frusciante è uscito dal gruppo, (Transeuropa). Amore, scuola, amicizia, musica: la vita,in bicicletta, di un tardo adolescente bolognese. Un esordio diventato un caso letterario. Raymond Carver, Biciclette, muscoli, sigarette in Vuoi star zitta, per favore? (Garzanti). Un litigio da bambini per una bicicletta scatena la rabbia degli adulti, che alle parole sostituiscono i pugni. L’altra America. Jerome K. Jerome, Tre uomini a zonzo, (Bur). Destinazione Foresta Nera e un’avventura che comincia prima di partire tra preparativi, revisione del veicolo, organizzazione del bagaglio. Achille Campanile, Battista al Giro d’Italia, intermezzo giornalistico in Opere, romanzi e scritti stravaganti 1932-1974, (Bompiani). Dalla fantasia di un grande umorista, inviato al Giro d’Italia, nel 1932, il personaggio di Battista, il cameriere gregario. Goffredo Parise, Il prete bello, (Mondadori). La campagna veneta, una donna innamorata del parroco, un ragazzo con la sua bici a fare da messaggero d’amore. 19 Bici ripresa vuol dire anche bici abbandonata… «Come tantissimi altri ragazzi, appena ho potuto, l’ho tradita per un motorino. Era un Ciao, avevo 14 anni, quell’età in cui ci si incomincia a intristire. Aver abbandonato la bicicletta di sicuro non c’entra, è il passaggio naturale dall’infanzia all’ado- lescenza, dalla spensieratezza ai primi ostacoli che la vita ti mette di fronte. Comunque è una coincidenza che qualche pensiero lo fa nascere…». Che ricordi ha della sua infanzia da ciclista? «Passavo tutta l’estate in campagna, appena fuori Vicenza e la bicicletta per noi bambini era tutto: l’indipendenza conqui- stata, la voglia di stare in gruppo, l’adrenalina a mille quan- do si vinceva la paura e ci si gettava a capofitto per qualche discesa, con il regolare contorno di capitomboli e ginocchia sbucciate. Erano biciclette senza cambio quelle con cui gira- vamo, spesso ereditate dai fratelli maggiori. Ma c’era anche chi poteva sfoggiare una Roma sport, la prima bicicletta da cross, con le sospensioni e la sella lunga. Morivamo tutti di invidia, io per primo. Mi sono rifatto poco dopo però, quando per il compleanno mi è arrivata una Graziella. L’invidiato sono diventato io». Adesso la bicicletta per lei è solo comodità e praticità. Un po’ poco… «Ma no, ovvio, non volevo filosofeggiare troppo. Della bici mi affascina il ritmo slow della vita che rappresenta, la possi- bilità di non farsi travolgere dalle infinite urgenze cui siamo quotidianamente costretti. È la scelta di riprendersi il tempo. Mi piace molto quella frase di Einstein ‘La vita è come la bi- cicletta. Per stare in equilibrio devi muoverti’. È una ricetta contro tutti gli immobilismi, le pigrizie, la tendenza a lasciare le cose come stanno. L’ho ripetuto spesso a mia figlia più pic- cola quando non riusciva a stare in sella, ma spero se lo ricordi anche più avanti». ILCICLISTA-LETTORE CONILLIBRO HAUNRAPPORTO MOLTOFISICO: COMEQUELLO CONLASUABICI
  18. 18. l’intervista 20 vivere la bici A proposito di negozi, la sua libreria è nel centro di Vicenza, in un’area pedonale. Dalla sua esperienza le zone a traffico limitato fanno bene o male ai commercianti? «Faccio parte del consiglio confederale di Confcommercio e questo è uno degli argomenti sempre caldi, ogni volta che un sindaco decide di chiudere alle auto una parte della città. Cer- La bici contro il logorio della vita moderna, insomma. Anche in libreria? Che lettore è il ciclista? «Anzitutto è un lettore, e già questo non è poco… Un letto- re analogico, direi, più che digitale, ancora legato alla carta. In fondo ci sono molte somiglianze tra libro e bicicletta: sono oggetti antichi, che sono rimasti sostanzialmente uguali a se stessi, sono perfetti e hanno in comune l’ele- mento della facile accessibilità. Si impara a leggere più o meno alla stessa età in cui si comincia ad andare in bici- cletta. Il lettore ciclista è uno che non ha fretta, sceglie con calma, si fa consigliare, ha in mente un titolo, ma si guarda anche in giro. In libreria, insomma, non entra come al caf- fè, dove vale la regola della velocità di servizio e di consu- mo. Io davanti a una bicicletta da acquistare mi comporto in fondo nello stesso modo». Senza fretta e senza un modello già deciso, per dirla con altre parole? «Esatto, non sono un cliente da grande distribuzione, da anni vado in un negozio di un piccolo artigiano appena fuori città. Acquistare una bicicletta per me ha un qualcosa di rituale. Non ho grandi conoscenze tecniche, quindi mi faccio consi- gliare e nello stesso tempo mi affido alle sensazioni: la tocco, mi allontano, torno a toccarla. Mi deve conquistare, un po’ come quando un lettore si lascia sedurre dalla copertina di un libro: prima di passare alla cassa se lo rigira tra le mani, lo sfoglia, lo soppesa, sente il profumo delle pagine e dell’in- chiostro». NONCAPISCOLEBATTAGLIE CONTROLEISOLEPEDONALI. ESSERE lontani dal traffico fabeneancheal commercio
  19. 19. 21 te battaglie di retroguardia che ogni tanto vengono intraprese – per fortuna sempre di meno – non le capisco proprio. Vivere in una città più pulita, meno caotica fa bene a tutti, anche a chi gestisce degli esercizi commerciali e ci sono studi e ricer- che che lo confermano. È una questione di abitudine, di cam- bio di mentalità. Si deve provare a rivedere i nostri ritmi di vita, l’auto è in qualche modo anche figlia della nostra fretta, dei tempi sempre più contati. Non sono un fondamentalista e capisco che se uno deve fare la spesa una volta alla settimana per tutta la famiglia non può rinunciare all’automobile. Ma c’è anche l’alternativa di comprare poco per volta ogni giorno, nel negozio vicino a casa, con un cestino e due borse sulla bicicletta: è tutto tempo ritrovato e, in uno spazio senza traf- fico, senza macchine posteggiate ovunque, viene più voglia di riprendersi la città, e i quartieri. Certo i miei colleghi mi dico- no che è facile parlare, la spesa fatta da me sta in una tasca…». La bicicletta libera la città, va bene. Ma libera anche la testa? Lei, come arriva in libreria dopo aver pedalato. C’è chi dice che in bici lavora, mette a fuoco gli impegni della giornata. «Non sono io, quando sono in sella stacco completamente da tutti i problemi e le grane. Faccio veramente tabula rasa. Ma capisco bene cosa vuol dire. Mio padre racconta che nel ‘44 per raggiungere l’Università a Venezia treni non ce ne erano, così usava la bicicletta. Erano una quarantina di chilometri e con un suo compagno pedalando preparava gli esami. Io preferisco guardarmi intorno. Noi italiani siamo abituati troppo bene, viviamo in città straordinarie e le conosciamo pochissimo. Per raggiungere la libreria, da dove abito, devo fare Contrà Porti, una strada bellissima, un palazzo palladiano via l’altro. Ogni volta scopro un particolare nuovo, portali, campate, decorazioni, con le stagioni assumono dei contorni diversi. E in bicicletta riesco ad accorgermene». Ciclista cittadino fino in fondo. E le vacanze? «La bicicletta la usiamo in casa e adesso che le mie figlie sono un po’ cresciute, un pensiero alla ciclo vacanza con mia mo- glie cominciamo a farlo sul serio». E in borsa quale libro? «Se ti abbraccio non aver paura, di Fulvio Ervas. Si parla di una moto è vero, ma si avvicina molto alla mia idea del viaggio: il rapporto con se stesso, con gli altri, con il territorio che si attraversa. E se è riuscito così bene con la moto…» O abitiamo incittàbellissime elabiciciaiuta a riscoprirle. strade epalazziogni volta regalano qualcosadinuovo Da sinistra, shopping in isola pedonale a Milano, Alberto Galla nella sua libreria, l’antica Contrà Porti a Vicenza chiusa al traffico.
  20. 20. sotto esame 22 vivere la bici DaMeccadeimotori a laboratoriodiciclabilità. ConunBikePride ormai patrimoniodella città eunambiziosoBiciplan maturatonelconfronto conleassociazioni locali. di Federico Vozza D a Capitale dell’auto a città a misura di pedoni e biciclette. Il passo più importante Tori- no l’ha già fatto: è cambiata la men- talità dei torinesi. In tantissimi negli ultimi anni si sono accorti di vivere in una città con le caratteristiche giuste per pedalare. Lo testimoniano i nume- ri del bike-sharing che, inaugurato nel 2010, conta oggi circa 20mila abbonati e picchi di 9mila prelievi giornalieri. Ma la dimostrazione ancor più eviden- te che la città della Fiat sta cambiando i suoi connotati è il successo crescente della parata annuale dell’orgoglio a due ruote: il Bike Pride, nel giro di quattro anni, è passato dalle 3mila presenze alle quasi 30mila dell’ultima edizio- ne. Una comunità di ciclisti urbani sempre più nutrita ed esigente, con la quale l’amministrazione comunale ha iniziato a confrontarsi. Proprio a par- tire dall’agognato Biciplan approvato lo scorso ottobre dopo una gestazione durata due anni. Il piano, cui le asso- ciazioni cittadine hanno contribuito in modo importante, prevede la rea- lizzazione entro il 2020 di una rete ciclabile primaria e una secondaria. La prima, composta da dieci ‘direttrici’ e quattro ‘circolari’, metterà in colle- gamento i diversi quartieri attraverso i grandi corsi urbani e anche alcuni comuni della cintura con il capoluogo. della bici: dalla segnaletica a nuove ra- strelliere, da campagne specifiche per il contrasto dei furti alla promozione di itinerari turistici in bici. Per far sì che il Biciplan non rimanga un libro dei sogni servono ovviamente ingenti risorse e va proprio in questa direzione l’impegno strappato dalle associazioni in fase di approvazione del piano: ogni anno verrà destinato alla sua attuazio- ne il 15% delle entrate provenienti dal- le sanzioni per violazione del Codice della strada e comunque una cifra non inferiore a due milioni di euro l’anno. Una vittoria per le migliaia di ciclisti che avevano lanciato la proposta pro- prio in occasione dell’ultimo Bike Pride. La Torino che pedala non si limita in ogni caso ad aspettare l’attuazione del piano e sollecita l’amministrazione a La rete secondaria, invece, si sviluppa all’interno dei quartieri risponden- do all’esigenza di distribuzione e di collegamento tra le diverse direttrici. Una volta realizzate, la città avrà in dotazione 310 km di piste a fronte de- gli attuali 175 km. Ma il Biciplan non si limita all’infrastruttura e mette in cantiere per i prossimi sette anni una varietà di azioni per promuovere l’uso La conversione di TORINO Qui a sinistra il sindaco diTorino Piero Fassino in una stazione del bike-sharing che conta ormai 20mila abbonati. In alto a destra una manifestazione ciclistica in piazza San Carlo.
  21. 21. 23 Il verdetto della Fiab Molteruotehannogiratodaquel‘biciassedio’diPalazzoMadamadel1989, quandoisocidiBici&DintornisiritrovaronoinbiciclettanelcuorediTorinoin piazzaCastelloperchiederemaggiorattenzioneallamobilitàciclabile. Dai32kmdiciclabilidel1990sièpassatiai61del2003,finoagliattuali175, attraversovaristrumentiurbanisticichehannodatooriginealneonatoBiciplan del2013,fruttoanchediunaproficuacollaborazionediFiabconitecnicidel Comune,rallentatasolodal2005al2008quandoèstatosospesol’Ufficio biciclette.Unavoltaripristinato,construtturapiùfunzionale,hapresonuovo spuntolapressionesuicentridecisionaliconl’ingressoaitavolidirealtà ambientalisteedellenuoveassociazioniFiab,Pedaliamo Insieme eBike Pride. Lanotevoleestensionedellepistenonnascondeperòqualcheaspetto dicriticità:lacontinuità,lasicurezzaelamanutenzioneinmoltitrattimancanoelarealizzazionedelleciclabili,perilmancato coinvolgimentodelleassociazioni,qualchevoltanoncorrispondeairealibisognidichilabicilausaconregolarità. Inultimasintesilacollaborazioneconleistituzionihaportato,maggiormentenegliultimianni,buonirisultatieciattendiamoanchein futurocolBiciplan,veroassonellamanicaperlamobilitàciclabile,fattienonsolodisegni,sulqualesarànostracuravigilare. CoordinamentoTorinoCiclabile-Fiab fare fin da subito passi avanti sul fronte della sicurezza stradale. É ancora nella memoria collettiva la tragica scompar- sa di Gianmatteo Gerlando, giovane ciclista torinese investito da un’auto nel luglio 2012 mentre attraversava la strada su una pista ciclabile. La sua morte destò le coscienze dei torinesi anche se purtroppo negli ultimi mesi si sono verificati altri decessi sulle strade cittadine. Oltre ad un maggior impe- gno sul fronte della repressione delle infrazioni, le associazioni chiedono che Torino diventi presto una città a 30 km/h. Come avvenuto a Mirafiori Nord - il caso vuole proprio a pochi passi dalla Fiat - dove, grazie alla rea- lizzazione di una zona 30, gli incidenti stradali hanno avuto una drastica ri- duzione e si sono risparmiati in appena due anni 500mila euro in costi sanitari. Per portare il numero di ciclisti abitua- li dal 3 al 15% entro il 2020, come pre- visto dal Biciplan torinese e dalla Carta di Bruxelles, si passa necessariamente anche da qui. «Il problema - ammettono i comita- ti - è che ci sono molti interventi che finiscono per essere scollegati tra loro. Eppure i miglioramenti, a cominciare dal potenziamento delle piste, sono evidenti». Manca però una lista per in- dividuare le priorità. E tra le principali iniziative da intraprendere ci sarebbe quella relativa alle rastrelliere. Troppo poche, alcune vecchie ormai di 15 anni. Le location ideali per legare le bici re- stano così i pali della luce, i segnali stradali, gli alberi. Numerosi cittadini che viaggiano in treno, di fatto, si sono auto assegnati il proprio spazio per la bici in un cortiletto vicino alla stazio- ne, quasi una rastrelliera ad personam. Di postazioni del bike-sharing, invece, attualmente in città ce ne sono sette. Per farsi un’idea di quale sia il rapporto tra cittadini, mezzi a motore e biciclet- te, a settembre è stata realizzata un’ in- dagine sul campo. Molto artigianale, ma particolarmente efficace: contare i passaggi dei mezzi in un determinato incrocio in una determinata fascia ora- ria. In un’ora sono passate circa 2mila auto (una ogni 2 secondi), ma anche ol- tre 100 biciclette (due al minuto). O
  22. 22. P er ora è ancora una scelta naïf, un vezzo meccanico che si con- cedono in pochi, soprattutto gli amanti delle novità e delle solu- zioni innovative. Tra qualche anno, però, potrebbe diventare uno stan- dard della bicicletta, specialmente nella sua veste urbana. Protagonista di questa rivoluzione è la cinghia in poliuretano (di solito rinforzata con fibra di carbonio) che può sostituire la vecchia catena. A guardarla da vicino non è molto diversa da quella che c’è sotto il cofano delle automobili, quasi liscia all’esterno, con denti modellati per incastrarsi nelle apposite pulegge nella parte interna. La prima appari- zione a bordo di una bicicletta risale a oltre trent’anni fa, quando l’ultra pie- ghevole Picnica utilizzò una cinghia di Bridgestone, derivata da un mo- dello motociclistico. Oggi i modelli che hanno adottato questa soluzione si contano sulle dita di una mano. O quasi. C’è la Tilt, pieghevole di BTwin, la OldTown, e-bike dell’italianissima Wayel, e la Alfine 11, city bike di Bmc, che tra i grandi marchi è quello che ha puntato più decisamente sulla cinghia. In termini di prestazioni il confronto con la catena tradizionale sembra im- pari perché la dispersione di energia della cinghia è nettamente superiore: secondo alcuni studi americani, in termini di efficienza, il gap tra i due sistemi è superiore al 30%. La questio- ne, comunque, è ancora controversa perché per diversi esperti lo scarto sarebbe molto più contenuto. In ogni caso, a favore della cinghia, ci sono vantaggi indiscutibili. Primo fra tutti la praticità visto che, al con- trario della catena, non ha bisogno di alcuna manutenzione. Quindi, oltre a risparmiare tempo e denaro per la lubrificazione, non si corre neppure il rischio di sporcarsi i pantaloni mentre si pedala. La cinghia offre altri indi- scutibili vantaggi: è più leggera della catena tradizionale (alcuni modelli sono al di sotto dei 100 grammi) e, soprattutto, molto più silenziosa. Inoltre, grazie ai rinforzi in car- bonio (o kevlar), può sostenere carichi superiori, rivelandosi più resistente. Forse però l’aspetto più interessante in ambito urbano è che, nonostante la manutenzione-zero di questa soluzione, la cinghia può van- tare una vita molto più lunga della ca- tena: nonostante non ci siano ancora dati attendibili, visti i numeri piutto- sto limitati, la durata media oscille- rebbe tra i 10 e i 14 mila chilometri. Messa in questo modo, sarebbe lecito aspettarsi una vera e propria invasio- ne di biciclette con questo genere di trasmissione. Ma un cambiamento così radicale richiede tempi medio- 24 vivere la bici hi-tech Promette vita lunga e manutenzione zero. La cinghia in poliuretano è, oltre che anti-grasso, più leggera e resistente. Ma rende meno, soprattutto con il freddo. di Matteo Scarabelli NO OIL Catena
  23. 23. 25 lunghi. Anche perché ci sono diver- si problemi ancora da risolvere. Per esempio: dato che la cinghia è un pezzo unico, al contrario della catena che è fatta da tante maglie attaccate l’una all’altra, per sostituirla è ne- cessario ‘aprire’ il telaio, a meno che questo non sia stato disegnato specifi- camente per questa soluzione (oppure non abbia un carro posteriore molto alto, come nel caso di alcuni modelli pieghevoli, così da non ostacolare la rimozione della cinghia). Basta que- sto, probabilmente, per scoraggiare i primi entusiasmi. Ma c’è dell’altro. Oltre alla sostituzione della corona e del pignone posteriore con le apposite pulegge, le biciclette “cinghiate” non possono usare il classico cambio con il deragliatore. Quindi l’unica alter- nativa al rapporto unico è il cambio interno al mozzo posteriore. Soluzio- ne di grande praticità ed efficienza, basti pensare che si può usare anche a ruote ferme, ma senz’altro non a basso costo. E un altro fattore nega- tivo riguarda la difficoltà di mettere correttamente in tensione la cinghia, operazione che tra l’altro richiede un movimento centrale eccentrico oppure i forcellini scorrevoli. Infine il freddo: con temperature prossime allo zero la cinghia perde molta del- la sua flessibilità, diventando molto meno efficiente. In casi estremi addi- rittura inutilizzabile. O Alternativa cardano Tra le alternative possibili alla tradizionale trasmissione a catena c’è anche il cardano. Una soluzione che, da quando è stata introdotta per la prima volta, all’inizio del Novecento, fa sporadicamente capolino in campo ciclistico. Il cardano è composto da due accoppiamenti di corone ipoidi, una si trova all’altezza del movimento centrale, l’altro nel mozzo della ruota posteriore, collegate da un albero di trasmissione. Tutte queste componenti, che hanno il vantaggio di trovarsi a un’altezza superiore rispetto alla catena o alla cinghia, sono chiuse all’interno di un guscio che le protegge da polvere, acqua e fango. Per questa ragione il cardano non ha bisogno di manutenzione e risolve pure il problema dello sporco. Gli svantaggi sono il peso e l’efficienza, inferiore anche a quella della cinghia. Caratteristiche particolari che, se da una parte hanno impedito al cardano di far breccia nel mercato della bicicletta, dall’altra rappresentano la soluzione ideale in certe situazioni. Un esempio: il BikeMi, servizio di bike sharing milanese (nella foto). In questo caso, infatti, l’affidabilità, la resistenza e il basso livello di manutenzione richiesta contano molto di più della performance. Tra i grandi marchi, Bmc è quello che ha puntato più decisamente sul poliuretano. Ma l’innovazione ha toccato anche pieghevoli (a sinistra,Tilt di BTwin) ed e-bike (in basso, OldTown diWayel).
  24. 24. 26 Una critical mass di genitori e bambini che pedala verso scuola. Un’esperienza nata dal basso a Roma e Milano diventa contagiosa abitudine. di Simona Ballatore L aura ha dato il là: un post, scrit- to sulla pagina Facebook della Critical Mass, un invito a noz- ze. Poi tutto è stato spontaneo, conta- gioso. La 'Massa Marmocchi', com’è stata battezzata in quel di Milano, cre- sce. Laura Farinella, tre figli, sorride. Ogni giorno accompagna il più piccolo alle scuole elementari Italo Calvino, periferia milanese: pioggia o sereno, il suo mezzo preferito resta la bicicletta. Per arrivarci dovrebbe percorrere - le basterebbero sette minuti - un viale trafficatissimo. Un’impresa. «Quasi impossibile – conferma – quello che pesa veramente è la preoccupazione. Ho studiato vie alternative, passan- do da dietro, scendendo e salendo dai marciapiedi, anche se so che non si po- trebbe». Ma con i bambini come si fa se le piste ciclabili scarseggiano? Dopo piccole e grandi battaglie quotidiane, all’alba di un giorno di settembre ha avuto un’idea, ha preso in mano il com- puter e ha scritto un messaggio: «Mio figlio grande, 19 anni, frequenta i ra- gazzi della Critical Mass il giovedì sera – racconta - Mi è venuto in mente di chiedere loro di aiutarci, una volta ogni tanto a percorrere il viale in maniera sicura e festosa con i bambini. Non ave- vo idea di quel che sarebbe successo». storie vivere la bici Ovvero che quella 'volta ogni tanto' si trasformasse in un appuntamento fis- so, a cadenza settimanale, e che dalla prima volta – il 2 ottobre – altre scuole scendessero in campo, in centro come in periferia, inventando percorsi, for- mule, unendosi ad altri istituti. E così, un’esperienza già collaudata nei piccoli paesi e in altre città (come a Reggio Emilia dove il BiciBus coor- dinato dal Comune di Reggio Emilia in collaborazione con l'associazione 'Tuttinbici–Fiab' ha appena compiuto dieci anni di età) ha conquistato le me- Elementare, BICI!
  25. 25. 23 tropoli: dove le amministrazioni loca- li sono più latitanti, ci si organizza dal basso, ci si autogestisce, scendono in campo i volontari, i genitori, cercando di sensibilizzare i 'piani alti'. A Roma il primo corteo scolastico è stato organiz- zato in settembre, in concomitanza con la Settimana Europea della Mobilità. Milano ha rilanciato nelle settimane successive. Il 29 novembre, per la pri- ma volta, il 'Bike to school day' si è fat- to nazionale, estendendosi a Bologna, dove la 'Massa Marmocchi' è Cinnical Mass (da cinno, che significa bambino in dialetto), a Caserta, a Napoli, a Me- stre. Nella Capitale hanno aderito oltre trenta scuole, conquistando il patroci- nio del Campidoglio, anche se l’evento è stato organizzato, gestito e coordina- to interamente da genitori, volontari e bambini. SCORTA MILITANTE L’unione fa la forza, così la 'critical school' si riappropria delle strade, fa- cendo meno caso a quei clacson che fremono per imporsi. «È un’occasione per stare insieme ma anche una riven- dicazione sull’utilizzo degli spazi – ri- badisce Laura - e i volontari che ci scor- tano sono molto bravi, hanno tecniche rodate, ci sentiamo sicuri: i bimbi sono sempre avanti, noi dietro». Una para- ta di campanelli e musica. «Andiamo avanti così – ribadisce il gruppo com- patto - Ci piacerebbe coinvolgere tanti genitori, speriamo che man mano pren- dano coraggio. Ci vuole costanza, non importa il freddo, abbiamo pedalato anche sotto l’acquazzone». Studi recenti hanno dimostrato che al momento d’ingresso e di uscita da scuola si registrano valori altissimi di smog: molti accompagnano i bimbi in macchina, alcuni si fermano davanti al portone senza spegnere il motore. «Fa molto più male del freddo, i miei figli non si ammalano mai» parola di mamma ciclomunita. Nelle immagini, tutte scattate a Milano, centro e periferia conquistati allo stesso modo nei giorni del bike to school. Qui sopra e in basso a sinistra due istantanee nei pressi della centralissima scuola Sant'Orsola. Qui a fianco, genitori e bambini nella periferica viale Monza, con il supporto dei ragazzi della Critical Mass (in posa nella foto in basso). Spostandoci nel cuore delle città non c’è il traffico dei viali di periferia ma gli ostacoli non mancano: «Dobbiamo fare i conti con le rotaie, con le mac- chine parcheggiate, con il porfido e soprattutto con chi presta poco atten- zione alle bici – sottolineano le milane- si Chiara Calaldi e Alessia Di Gian- camillo, figli al seguito – ma grazie a queste iniziative possiamo spostarci divertendoci, i bimbi solo felici. È un ottimo mezzo di locomozione la bici- cletta, non inquina e non potremmo farne a meno». La bandiera è una sola: tutti in bici a scuola, in tutta sicurezza; per garan- tirla sono scesi in strada anche ciclisti urbani volontari. «Da piccolo andavo a scuola in bici, per me era il quotidia- no, nulla di straordinario. Lo facevo da solo, percorrevo cinque chilometri. Mi piacerebbe che questa possibilità ci fosse anche per i ragazzi delle nostre città» racconta Rudy Reyngout, di ori- gine belga, mentre segue gli alunni con la sua Officina Ciclante. O
  26. 26. 28 Hamara, Sory, Justus. Tre odissee, un lieto fine chiamato Ciclofficina Mondo. Accade a Brescia, dove una onlus abbina accoglienza e avviamento al lavoro. di Michele Bernelli L e mani di Hamara si muovono agili, sicure, tra morsetti e pi- gnoni. Hanno iniziato bambine a riparare biciclette, nell’officina del padre a Bamako, Mali, hanno ripreso a 23 anni nella Ciclofficina Mondo, inaugurata lo scorso novembre a Bre- scia. In mezzo una vita d’avventura, la Libia di Gheddafi come riparo agli scontri etnici del suo Paese, la fuga pre- cipitosa allo scoppio della guerra civile, lo sbarco a Lampedusa, il sospirato sta- tus di rifugiato politico. L’apprendistato La vita di Hamara incrocia a Brescia quella di Adl Zavidovici, una onlus nata sull’onda delle emergenze uma- nitarie in Bosnia, e che dal 1996 si occupa di cooperazione, accoglienza, formazione al lavoro per migranti. E che per loro vede uno sbocco possibile anche in una ciclofficina. «A Brescia mancava – racconta Elio Rudelli, nella sede dell’onlus – e così abbiamo attiva- to un corso di 35 ore di manutenzione della bicicletta e di educazione strada- le. L'hanno frequentato una ventina di storie vivere la bici migranti al termine abbiamo scelto le due persone più adatte e motivate». Viene dal Mali anche il secondo, Sory. È di Segou, la vecchia capitale dell’im- pero Bambara, 200 km a nord-est di Bamako. Anche lui imbarcato in fret- ta e furia – su un altro barcone - per Lampedusa, diventa ‘rifugiato’ come Hamara, e come lui frequenta il cor- so di Brescia. Nel suo Paese faceva il carpentiere, di metalli è già pratico, di biciclette lo diventa. Hamara e Sory, una volta selezionati, affrontano un tirocinio di sei mesi in azienda (Ruotalibera, di Gussago), per imparare i segreti del mestiere. Gli fan- no qualche lezione anche i dirigenti della Fiab di Brescia. Visitano l’Expo- bici di Padova, frequentano seminari sulla gestione del negozio. Con la supervisione di Adl Zavidovici formano la cooperativa Gekake (in lingua bambara significa “tutti uniti”) coinvolgendo come terzo socio Justus, 32 anni, da Nairobi: in Kenya faceva il contabile, in Italia ha iniziato racco- gliendo pomodori e olive, poi ha prefe- rito il commercio, tra spiagge, piazze, mercati, ogni stagione il suo assorti- mento. E a novembre, su la saracinesca – affaccia su una vietta tranquilla, in centro, 500 m da Piazza della Loggia – e la nuova avventura ha avvio. Vita di negozio «Qui in negozio tutti facciamo un po’ tutto» racconta Hamara; ma quando ci distrae il suono del campanello della La bici dopo la TEMPESTA
  27. 27. 29 porta è Justus che si stacca dal bancone dove stiamo chiacchierando, si prende carico della cliente appena entrata, la accompagna tra le bici esposte, la tenta digitando veloce, su una vistosa calco- latrice, prezzi e sconti. Sory e Hamara, da buoni meccanici, ci parlano a strap- pi senza smettere il lavoro di fino sulle bici in riparazione. Un po’ alla volta si scioglie il clima, con la confidenza si apre il libro dei sogni. C’è la speranza di Hamara di tornare in sella a correre come faceva in Mali, e prima di lui suo padre; c’è quella di Justus di fare l’ambulante su un cargo- trike, «proprio uno come questi», e in- dica la foto in copertina di BC. Justus è tornato al banco, la signora tornerà, forse, domani. Nulla di fatto per ora. «In tanti – si lamenta - voglio- no una bici, ma un po’ bruttina, e che costi poco. Così, dicono, non ce la fare- mo rubare». Nei primi mesi di attività, per una bici nuova se ne vendono dieci rigenerate in ciclofficina. «È presto per valutare la redditività dell’impresa – riflette Elio Rudelli – ma di sicuro abbiamo colmato un vuo- to, offrendo un servizio che gli altri Nelle immagini, realizzate dal fotoreporter Livio Senigalliesi, Sory (a sinistra, t-shirt arancione) e Hamara al lavoro in ciclofficina. due negozi del centro non hanno». La clientela è varia, come le bici in mo- stra, c’è anche la fissa della casa vicino all’elettrica di marca. Nel tempo breve della nostra permanenza si succedono una donna di Sri Lanka che non si dà pace per il cattivo funzionamento della sua e-bike, e un giovane di brescianis- sima cadenza per una messa a punto di una bici da corsa d’alta gamma. Uscendo incrocio un’altra clente. Con sé ha solo un verbale, la bici, danneg- giata in un incidente stradale, è in custodia al comando dei vigili urbani; chiede ai ragazzi di andarla a ritirare, verbale alla mano, per valutare i danni e fare un preventivo per l’assicurazio- ne. Un attimo di logica titubanza (loro son pur sempre migranti, i vigili forze dell’ordine…), poi si fanno spiegare la strada, escono in coppia. «Dopo vi rag- giungo anch’io» li rassicura Elio… La panchina dei migranti Per tutto il tempo, in un angolo del negozio, si sono scambiati posto e chiacchere, su una panchina, altri mi- granti. I gestori, tra intervista e lavoro, sembravano non curarsi di loro. Ma brevi parole, di quando in quando, la- sciavano capire che c’è alle spalle una storia comune che si è fatta fratellanza. È vero, le ciclofficine sono sempre luo- ghi dove la socialità dilata il tempo, chi ha fretta si accomodi pure all’uscita. In questo caso però c’è dell’altro: c’è che Ciclofficina Mondo è diventato una sorta di casa del popolo per la vasta co- munità dei migranti a Brescia. Ripara e rimette a lustro biciclette, e intanto riscalda cuori e accorcia distanze. O
  28. 28. 30 vivere la bici vetrina di Matteo Scarabelli BELLI DI NOTTE Casco con luce integrata. Le luci della bicicletta hanno la batteria scarica? È sempre meglio avere una soluzione di emergenza: una buona idea è questo Foldable Premium, casco che, oltre a “chiudersi” a fisarmonica per occupare meno spazio nello zaino o in borsa, ha una luce di posizione rossa sulla parte posteriore (149 €). CARRERA Luci alternative. Ventiquattro led per ogni ruota, ma se ne accendono soltanto otto alla volta: bianchi nella ruota anteriore e rossi in quella posteriore, per un totale di circa 600 lumen. Uno dei sistemi di illuminazione più originale ed efficaci in circolazione. Non passerete inosservati (170 €). RevoLights Energy Bike Music Box. Lettore mp3 (con radio fm) trasformabile in un piccolo fanale anteriore. Fissaggio semplice e sicuro, il lettore/ fanale si rimuove facilmente dal manubrio per la ricarica (con presa usb) o per evitarne il furto. Lontano dal traffico, i 3 watt di potenza garantiscono un buona ascolto. Si acquista on-line (26 €). www.oneclick.it Borse fluo. È uno zaino ma può diventare una borsa a tracolla (basta cambiare l’attacco degli spallacci), in entrambi i casi è visibile a 100 metri di distanza. Ha una doppia tasca all’interno ed è disponibile anche con la grafica del limite 30 kh/h che è mission e segno distintivo del marchio (36€). Zona30 e e e P oco traffico e strade silenziose, ma anche visibilità limitata e automobili più (che mai) veloci e pericolose. Pedalare di notte, o al mattino molto presto, ha un fascino speciale. A patto, ovviamente, di farlo in condizioni di massima si- curezza. Il che non significa soltanto essere visibili: la sicurezza by night comprende anche un lucchetto affidabile, un abbigliamento comodo e funzionale e gli accessori giusti per pedalare con la massima attenzione e con le mani ben salde sul manubrio. Ecco il kit di BC dedicato a chi non rinuncia alla bicicletta neppure quando è buio. e
  29. 29. 31 Antifurto con chiave A led integrato. Chi lascia la bicicletta in strada nelle ore notturne ha bisogno di un lucchetto affidabile. Come questo Abus Granit XPlus 540 che può vantare quattro brevetti, tra cui la chiusura indipendente su entrambi i lati e un cilindro con 1,2 milioni di combinazioni. Il led sulla chiave è una gran comodità quando si usa il lucchetto al buio (120 €). Abus Telaio fluo. Di giorno si “caricano”, di notte si “illuminano”. Sono gli originali telai di Trubbiani che, grazie a un sistema innovativo di verniciatura, al buio diventano luminescenti. Ideali per stupire gli amici di pedale (da 650 €). Trubbiani Giacca con dettagli fluo. Impermeabile e antivento, con le cuciture nastrate all’interno per il massimo della tenuta. Sulla tasca posteriore di questo Traveller Jacket c’è una fodera su misura per inserire il led (compresso nella confezione). Ha delle prese d’aria nella zona sottomanica mentre i polsini si possono regolare con la chiusura in velcro (140€). Northwave Portabottiglie. Cena a casa di amici? Questo porta bottiglia è perfetto per trasportare un buon vino in tutta sicurezza. Tra l’altro la posizione è ideale per non incidere sulla guidabilità della bicicletta. Si adatta a qualsiasi tipo di telaio e non sfigura neppure sui modelli più chic (20 €). BICYCLE WINE RACK e e Pneumatici con bande laterali catarifrangenti. Copertura quattro stagioni, ideale anche per l’utilizzo invernale. Sui lati di questa Protek Star Grip c’è una banda luminescente che aumenta la visibilità laterale della bicicletta, spesso trascurata (alzi la mano chi sostituisce i catadiottri su ruote e pedali!) ma prevista anche dal Codice della strada (35 €) . Michelin e e e
  30. 30. news turismo 32 viaggiare Proposta tour Dolomiti-Venezia, ottovolante nella storia Sul filo delle acque, dal Lago di Misurina alla laguna, tra fiumi carichi di passato e ferrovie dismesse, in un paesaggio intarsiato di paesaggi e centri d’arte. PROGRAMMA Durata: 8 giorni, 7 notti, 7 giorni in bicicletta - da sabato 13 a sabato 22 giugno Sviluppo percorso: Ritrovo aVenezia-Mestre, transfer per il lago di Misurina; percorso su sviluppa su piste ciclabili e su strade secondarie a basso traffico. Alcuni brevi tratti su strade a traffico medio, due brevissimi tratti su strade trafficate, perlopiù pianeggiante con alcune lievi salite. Il fondo è in parte asfaltato e in parte di buon sterrato con un breve tratto di sterrato faticoso. Tappe: Lago di Misurina -Termine di Cadore - Belluno (76 km), Belluno - Lago Corlo (64 km), Lago Corlo - Asolo (50 km), Asolo-Treviso (60 km),Treviso - Lio Maggiore (66 km), Lido diVenezia - Pellestrina –Venezia (60 km). Info: tel. 045 8346104 - www.simonettabiketours.it econsentedipedalareconcalma, ammirandoipanoramiprimaarcignidella valleserrata,poipiùlarghilungoilPiave finoaTerminediCadore. Almarginesuperioredell’Antica RepubblicadiVenezia,Feltreconlasua nobiltàcittadinaprecedeilpassaggio perlaValsugana, lungo il corso del fiume Brenta.Siamodallepartidellamemoria irredentista,diglorieesofferenze belliche,delfamoso‘pontediBassano’, bellissimoconletravaturedilegnoscuro ecaricodimemorie(quièancoraper tuttiil‘pontedeglialpini’);maalleporte diBassanodelGrappac’èancheilnitore rinascimentalediVillaAngarano,una dellesplendidevillepalladiane.Divilla invilla(dopoAsolosfilanoVillaCorner dellaReginaeVillaEmo)sitraguarda Treviso,cittàmurata,segnatadacanali altrettantosuggestivi. Nonc’èfretta,inbici;ealloraanche selametadaquièVeneziacisipuò concedereundetourchesfruttailcorso tranquillodelSileperraggiungerela Laguna,procederelungoilsuocontorno, sulunghissimelinguediterrasospese sull’acquafinoaLioMaggioreeLio Piccolo,distrattidallemoltitudinidi fenicotterirosa. Lasciatalalagunaelebarene,losbarco sulLidodiVenezia.Quilaterrafinisce ecominciailmareaperto,nonquello addomesticatodellalaguna.ÈlaVenezia double-face,dalLidoinaristocratico liberty,aMalamocco,ilnucleopiù anticodiVeneziarivoltoversoilmare conlecasevenezianedelCinquecento daicoloripastelloeconlefinestrea bifora,finoaPellestrina,conlecasedei pescatoridaicolorisgargianti,leretida pescaalsoleeipescherecciormeggiati. Alvialemeravigliedellanatura, cattedralidirocciascolpitenelcielo. Al traguardolaciviltàdell’uomo,geometrie earchitetturediunacittàsospesa sull’acqua.Inmezzo,traleDolomitie Venezia,unitinerariochescendedanord asudsvelandounaantologiadibellezze delVenetosulfilodiduefiumichehanno fattolastoriadellaregione,ilPiavee ilBrenta,ediunsuggestivofiumedi risorgiva,ilSile. Lacorrentedell’acquaè unacompagnafedeledipedalatesicuree gradevoli;gliinnestitraunfiumeel’altro, ledigressionicheintarsianol’itinerario, sonoilvestitotailormaderealizzatoda Simonetta BikeTours,chelopropone (vedibox)comeantipastodellaprossima estate. IlcorridoiocheraccordaDolomitie Veneziaèconnotatodaambientimolto diversitraloro,edegualmentevario, sulpercorso,èilsegnodell’uomo:ville veneteeedificidipregioarricchiscono ilpaesaggiopresidiatodatantebelle cittadinericchediarteedistoria. Ilprimospecchiod’acqua,cheaccogliea nord,èquellodolceesaturodellelucidi montagnadellagodiMisurina;a1754m, cisispecchianolevettedelleDolomiti,in un’ariararefattacheliberailrespiro. Sivolteggiaperbrevitornantisino aintercettarelabellaciclopista chesegue il tragitto della vecchia ferroviaDobbiaco-Cortina-Calalzo, orariconvertitaaciclabile,traboschi, vecchicaselliferroviari,nelloscenario dellesplendideDolomiticadorine,fino all’aristocraticaCortinad’Ampezzo. Allaciclopistasisostituiscepoila pedalatasuun’altrastradacuiiltempo haridatogiustizia:lavecchiastatale 51diAlemagna,storicoraccordotrala pianuravenetaeipaesigermanofoni,è stataabbandonatadaltrafficoamotore In alto,Villa Angarano; a sinistra, la laguna veneta e le Dolomiti sul lago di Misurina.
  31. 31. 33 Untourattraversoundistillatodelle eccellenzeolandesi,tulipani,formaggio, mulini,inquelriposantepaesaggio agrestecontesoneisecoliallaforza delmare.A fine aprile,quandole fiorituresonoallorosplendore,un tourdiqueiluoghinonpuòprescindere ZEPPELIN Bici più barca, vista tulipani VAL D’AOSTA E-bikes solari verso il Paradiso Uno strumento di facile consultazione e con informazioni aggiornate per percorrere in sella alla bicicletta uno degli itinerari ciclabili più affascinanti d’Italia. È lo scopo del roadbook sulla Ciclovia adriatica pugliese redatto dalla Regione Puglia in collaborazione con la Federazione Italiana Amici della Bicicletta per promuovere il cicloturismo anche come strumento di valorizzazione economica del territorio. «Con questa pubblicazione – ha dichiarato l’assessore regionale alla Mobilità Giovanni Giannini – vogliamo sensibilizzare Istituzioni ed enti locali a valorizzare l’utilizzo della bicicletta realizzando quelle necessarie infrastrutture ciclabili che possano costituire un ulteriore passo verso il processo di costruzione della rete ciclabile pugliese». Cento pagine, in italiano e in inglese, il volume fotografa la situazione della percorribilità in bicicletta della Ciclovia Adriatica nel tratto pugliese. In pratica individua il miglior percorso stradale per attraversare la Puglia da Nord a Sud, lungo l’Adriatica per lo più su strade a bassa intensità di traffico e toccando centri come Brindisi e Bari che sono terminali rispettivamente del percorso europeo Eurovelo n. 5 Ciclovia Romea-francigena (Londra-Roma-Brindisi) e di quello nazionale n. 10 BicItalia Ciclovia dei Borboni (Napoli-Bari). Oltre alle descrizioni dei percorsi, con indicazioni tappa per tappa, il road-book offre ai cicloturisti di tutto il mondo una cartografia semplice.Tra le informazioni veicolate ci sono lo stato della pavimentazione delle strade, la tipologia di sede stradale e le mappe in scala. Di recente rilanciato anche da Eurovelo, il roadbook è disponibile anche al download dal sito http://mobilita.regione.puglia.it INIZIATIVE La Puglia in tasca con il nuovo roadbook dalKeukenhof,conisuoi6milionidi bulbiinfioreacrearecomposizioni impressionanti.Lapropostabici+barca diZeppelinoffretappedituttocomodo (tra30e50kmalgiorno),bordeggiando icanali,coninatantisemprealseguito aoffrireilmassimodelcomfort,cabine doppieconlettibassieserviziprivati. PartenzaearrivodaAmsterdam,esul percorsoaltrecittàstoricheolandesi, comeHaarlemeLeida,accompagnatore localemaconbuonaconoscenza dell’italiano. Dueopzionidiverse:toursu4giorni (partenzeil19eil30aprile),o su5giorni (partenzeil22eil26aprile). Info: www.zeppelin.it Tel. 0444 526021 Cresce il bike-sharing ad energia solare nelle valli del Gran Paradiso. Dall’estate saranno infatti disponibili nuove mountain-bike a pedalata assistita presso le 11 pensiline fotovoltaiche in cinque Comuni interessati della Val d’Aosta (Cogne, Valsavarenche, Rhemes-Notre Dame, Rhemes-Saint Georges, Introd). Si aggiungeranno alle 66 bici elettriche che dal 2012 vengono utilizzate dai cittadini.Tutto è partito con il progetto pilota Re.V.E.-Gran Paradis: l’obiettivo era il contenimento del traffico automobilistico nelle valli. Da allora, con 1500 registrazioni al servizio bike-sharing sono stati garantiti 6800 viaggi nelle estati 2012 e 2013, con un incremento del 37% degli spostamenti da un anno all’altro. Un investimento da 850mila euro, cui l’Ue ha contribuito con 340mila euro. Il successo di questo servizio innovativo ha contagiato anche i Comuni di Chamois e La Magdaleine, in Valtournenche, che si preparano ad accogliere servizi simili di bike-sharing.
  32. 32. news turismo viaggiare ABRUZZO Sea Cycling: nel 2015 131 km vista mare Riposarsi all’ombra del Big ben o dellaTour Eiffel? Libertà di scelta con Girolibero, che propone l’Avenue Verte, nuova classica del cicloturismo europeo nella doppia versione (Parigi-Londra oppure Londra-Parigi). La verdissima campagna inglese e il nord della Francia, che incrocia la valle della Senna, raccordate dal piacevole diversivo della traversata sulla Manica. Inaugurata nel 2012, l’Avenue Verte offre a chi va da solo una rete di strutture di accoglienza bike friendly, ed è un percorso agevole particolarmente adatto a un’esperienza di gruppo. Girolibero, anche qui, è al servizio di chi vuol far da sé, mettendo la sua competenza nella costruzione di un viaggio individuale (da fine maggio a metà settembre); e accompagna, con guide già esperte del tracciato, settimane di gruppo, in luglio e agosto. Info: www.girolibero.it Tel. 0444 323639 GIROLIBERO Londra-Parigi double face SiscriveAbruzzoSeaCycling, sileggepista ciclopedonale più estesa d’Italia.Incantiere cisono131kmdisentierie tracciaticheattraverseranno l’intera regione,passando perleprovincediTeramo, PescaraeChieti,affacciate sulmare. Unavoltaultimata,l’opera batterebbeilrecord diestensionefinora appannaggio,conisuoi125 km,dallaCicloviaDestradel Po.L’interventopartiràdai 55kmdipistegiàesistenti cheandrannopotenziatee integrateconl’allargamento delserviziowi-fifreeatutta lacostaabruzzese.Verranno poirealizzatiirestanti76 kmchecompleterannola ciclovia. Percollegarel’interatratta siprevedelarealizzazione ditrepontisuifiumiSaline PiombaeVomano,conuna spesadi8,7milionidieuro.Il costototalediAbruzzoSea Cyclingèdiquasi40 milioni di euro conunfinanziamento regionaledi6,2milionidi euro.Ilavoriinizierannoafine annoperconcludersinel2015. Anticipareilprimocaldod’estateprogrammandounasettimana traiboschieglispaziapertidell’altopianodiAsiago.Latentazione vienedaJonascheorganizzauntourche,giornodopogiorno, alternaalmattinoescursionifaciliinbiciclettalungoferrovie dismesseesterratisemprebencurati,ealpomeriggiovisiteai luoghistoricidiunaenclavedell’etniacimbrainterraveneta:il museoCimbro,ilmuseodeiCuchi,ilmuseodellaGrandeGuerra, ilmuseodell’acqua,l’osservatorioastronomicodicimaEkareil palaghiacciodell’Hodegart.Sosteghiotteanchetraleeccellenze enogastronomichedelterritorio:ilformaggioAsiago,idistillati dierbe,legrappe,mieliemarmellate,lastoricatortaOrtigara.Il primoappuntamentoèperl’8giugno,malaciclovacanzareplica conpartenzeil6luglio,il3eil31agosto,il21settembre. Info:tel.0444303001-www.jonas.it JONAS Asiago, il respiro dell’altopiano 34
  33. 33. Diciotto grandi direttrici, 18mila chilometri di una grande rete di ciclovie nazionali, un palcoscenico da cui scoprire panorami e tesori d’Italia in bicicletta, una nuova risorsa al servizio del turismo del nostro Paese. Un progetto elaborato da Fiab, con il supporto del ministero dell’Ambiente, collegato alle reti europee di Eurovelo. Storia, potenzialità, strategie di sviluppo. E una mappatura dei percorsi. a cura di Simona Ballatore e Michele Bernelli BICITALIA U na rete di ciclovie che percorre l’Italia in lungo e in largo, coast to coast. Diciottomila chilometri tracciati sulla cartina geografica, di cui oltre tremila già attrezzati, per rispondere agli standard di qualità europei e a una domanda di cicloturismo crescente. Bicitalia è questo: un intreccio, ideato e promosso per oltre vent’anni da Fiab, oggi sostenuto anche dal ministero dell’Ambiente, che sta prendendo forma, legando insieme gioielli artistici e panorami straordinari. Da una parte ci sono percorsi già collaudati - come la Ciclopista del Sole dal Brennero a Santa Teresa di Gallura - dall’altra itinerari tutti da scoprire, come la Via dei Tratturi che unisce Vasto a Gaeta, da iniziare a sperimentare, nell’attesa di interventi di riqualificazione e messa in sicurezza. Il lavoro di mappatura è stato, e continuerà a essere fatto, ‘sul campo’, dai pionieri in bicicletta, via via che sulle loro gambe accumulano esperienze e informazioni. Non quindi semplici linee tracciate sulla carta, ma una testimonianza, Dossier viaggiare 35
  34. 34. un’indicazione su dove pedalare bene oggi e ottimamente domani. «Bicitalia - sottolinea Antonio Dalla Venezia, responsabile Fiab dell’area Cicloturismo - è un progetto importante dal punto di vista economico e sociale. Questi percorsi sono sia per i turisti sia per i residenti, recuperano e valorizzano il territorio. Il ruolo di Fiab è stato di proposta: abbiamo fatto da regia e collante perché per troppo tempo è mancato un soggetto che se ne occupasse. Abbiamo chiesto alle Regioni di appoggiare la nostra idea e molte ci stanno seguendo. L’obiettivo è dare a questa rete un respiro veramente nazionale, che guardi all’Europa». E che diventi parte consistente di Eurovelo, la grande mappa di itinerari cicloturistici che attraversa tutto il continente. Un tassello dopo l’altro Ciclovia non significa solo pista protetta, ma anche ex ferrovie riqualificate, alzaie, sentieri, antichi acquedotti recuperati come sta succedendo in Puglia, ponti romani, strade secondarie poco trafficate. Più che un’infrastruttura è una successione di infrastrutture compatibili. «Abbiamo messo insieme i segmenti esistenti, come i corridoi di Bolzano, Trento, Verona e Mantova per dar vita alla Ciclopista del Sole e abbiamo realizzato guide. Oggi concretamente si riesce ad andare dal Brennero a Firenze in bicicletta. L’obiettivo di Bicitalia è creare 18mila chilometri di rete, circa tremila sono già strutturati e alcuni sono di altissima qualità» spiega Claudio Pedroni, pioniere di Fiab e coordinatore del progetto. Per completare questo mosaico servono più connessioni e una segnaletica che consenta a tutti di capire che l’infrastruttura c’è, esiste, ha una sua collocazione. «Il più bel regalo per un cicloturista - continua - è far vedere che qualcuno si preoccupa del suo orientamento. C’è un rapporto diretto fra il territorio e il ciclista, per questo si avverte la necessità di un’uniformazione a livello nazionale. Alcune Province hanno realizzato progetti bellissimi, ma non hanno strumenti amministrativi per guardare al di là del loro confine. Bicitalia deve essere un ombrello, dare un coordinamento sovraregionale per ragionare in termini di Italia, integrandosi alla rete Eurovelo». Non è solo un grande e ambizioso network, si propone come risorsa per comunicare quanto il territorio offre, promuovendo anche A fianco, Luigi Crotti, titolare dell’agriturismo Corte Onida, certificato Albergabici. Sotto, Sabrina Meneghello, esperta di economia del turismo. circuiti fuori dalle grandi direttrici che hanno una loro consistenza, un loro fascino, cercando di intercettare e far conoscere quanto di bello e ciclabile c’è oggi in Italia. «Coinvolgere chi si trova fuori dalla rete significa motivare amministrazioni locali e operatori, che magari ci daranno una mano per costruire una rete più ampia», conclude Pedroni. Perché un percorso da 30 chilometri è un episodio, magari piacevole, ma si ferma lì. Se invece quei trenta rientrano in un sistema, si comincia a scrivere un racconto di viaggio, pronto a trasformarsi in romanzo. Una finestra sull’Europa Che valga la pena investire in questa direzione - sia sui percorsi già vivi che su quelli potenziali - è ormai assodato. Lo dicono le esperienze dei ‘vicini di casa’ che pedalano lungo il Danubio o sperimentano la Parigi-Londra; lo dicono i principali operatori economici. E lo conferma anche l’Europa. Secondo lo studio European Cycle Route Network Eurovelo, condotto dalla Direzione Generale per le Politiche Interne del Parlamento Europeo nel 2012, il cicloturismo ha raggiunto un giro d’affari di 44 miliardi di euro: 2,3 miliardi di viaggi, 20,4 milioni di pernottamenti. L’Italia paga un ritardo per quel che riguarda le infrastrutture e l’accoglienza, ma, a dispetto di un BC Dossier Bicitalia viaggiare 36
  35. 35. Il treno (foto in alto a destra) può essere un volano importante per lo sviluppo del cicloturismo, anche se la rete nazionale non offre un servizio omogeneo per chi viaggia su due ruote. territorio più ondulato rispetto ad altre nazioni può contare su un clima invidiabile, su gioielli paesaggistici e artistici che molti sognano e su un patrimonio enogastronomico ineguagliabile. Secondo la ricerca, le tratte italiane di Eurovelo – oltre 6mila chilometri - generano un fatturato di 2,05 miliardi di euro, di cui 1,51 miliardi per pernottamenti. Un volano per l’economia e per il ‘marchio’ Italia da potenziare e sfruttare al meglio: se le vacanze in bicicletta oggi si attestano intorno all’1%, con Bicitalia potrebbero quadruplicare. Il circolo virtuoso Primo luogo comune da sfatare: il cicloturismo non è un turismo povero, tutt’altro. «Mentre un turista stazionario, che si concede per esempio una vacanza al mare - spiega Sabrina Meneghello ricercatrice del Ciset (Centro Internazionale di Studi sull’Economia del Turismo) all’Università Ca’ Foscari di Venezia - spende in media 62 euro al giorno, il cicloturista si caratterizza per una spesa giornaliera che oscilla dai 90 ai 130 euro. Prenota spesso attraverso operatori specializzati, viaggia in coppia o in piccoli gruppi, vuole conoscere la zona e predilige percorsi a tappe che permettano la visita di attrazioni culturali e naturalistiche; ama pernottare in strutture ricettive Numeri 18.000l’estensione in chilometri della rete nazionale Bicitalia, che oggicontadiciottoitinerari; 3.000ichilometrigiàattrezzati perrispondereacriteridiqualità;6.000quelliinseritinelcir- cuitoEurovelo 44miliardi di euro, è il giro d’affari raggiunto dal cicloturismo in Europa secondo la studio European Cycle Route Network Eurovelo della Direzione Generale per le Politiche Interne delParlamentoEuropeo(2012) 2,05sempre in miliardi di euro, è il fatturato del cicloturismo in Italia 37
  36. 36. BC Il Sentiero della Bonifica, tra Arezzo e Chiusi, inToscana. In alto a destra, la mappa di Bicitalia. In basso,Trentino: Bicigrill per la sosta a bordo ciclabile. I primi passi Alla fine degli anni Ottanta qualche amministrazione par- ticolarmente sensibile iniziò a pensare a percorsi adatti a turisti in bicicletta, come Mantova con la sua rete attorno al Mincio. Ma è nel 1991 a Milano che venne ideata la madre ditutteleciclovie:quell’annoVelocity,lamanifestazioneche si svolge a rotazione nelle città europee ed extraeuropee, approdò nel capoluogo meneghino. Lì fece il suo debutto la Ciclopista del Sole, pensata in contrapposizione all’Auto- stradadelSolechecollegavailNordItaliaaNapoli. Dieci anni dopo, nel 2001, il Cipe deliberò il ‘Piano generale deitrasportiedellalogistica’,cheimpegnavailMinisterodei Trasportiasviluppareunostudiodifattibilitàperunaretedi percorribilità ciclistica nazionale che incentivasse il turismo sostenibile. Fu istituito un gruppo di lavoro e, nello stesso anno,venneorganizzatalaprimaedizionedellaBicistaffetta da Bolzano a Roma per promuovere Bicitalia, coinvolgendo leamministrazionipubbliche.Dal2013Ecf,lafederazioneeu- ropeacheraccoglieleassociazionideiciclistinonsportivi,ha aperto il portale Eurovelo per la diffusione del cicloturismo europeo. di qualità (dimore storiche, ville e castelli), collocate in contesti di pregio e ove sia possibile degustare prodotti tipici». Visitando il territorio attiva un circuito virtuoso con ricadute che contagiano più settori. Sullo scontrino del cicloturista doc si leggono le voci cartografia, ristorazione, prodotti locali (acquistati in loco e trasportati o prenotati e spediti a casa), biglietti per musei e parchi, beni e servizi connessi all’attività (dai ricambi alla manutenzione). Spese che dipendono dalla lunghezza dell’itinerario e dalla durata del soggiorno nella destinazione. L’offerta tradizionale segna una fase di stasi, le migliori prospettive sono relative ai segmenti emergenti, fra i quali il turismo attivo e ambientale. MOVIMENTO AL 6 PER CENTO «Dall’analisi integrata di diverse fonti risulta che il prodotto ‘cicloturismo’ genera circa il 6% dell’intero movimento turistico in Europa: i tedeschi sono i principali utenti, due milioni e mezzo (il 4% della popolazione) trascorrono la vacanza in bici e circa 22 milioni (il 44%) se la portano dietro. Austria, Danimarca e Francia sono invece i principali Paesi di destinazione, mentre l’Italia si colloca solo all’ottavo posto in Dossier Bicitalia viaggiare 38
  37. 37. questa graduatoria. Le destinazioni preferite sono il Trentino Alto Adige, il Lungo Po Ferrarese, il Lago di Garda e la Toscana. Una rete più strutturata potrà dare nuovo impulso» dice ancora Sabrina Meneghello. Molto frequentate sono soprattutto le destinazioni che permettono di effettuare esperienze varie e complesse, spesso itineranti, con pernottamento in più località. Anche per questo una rete matura e articolata come Bicitalia potrà portare nuove soste e opportunità economiche sui territori. Oltre alla valorizzazione di percorsi secondari e ai benefici in termini di sostenibilità apportati dal sistema di mobilità alternativa, anche il patrimonio immobiliare può essere rivalorizzato dalla vicinanza di attrattive come piste ciclabili e servizi di ristoro. I viaggi in bicicletta, poi, non sono stagionali: spalmandosi soprattutto in primavera e autunno, anche per le temperature più adatte, permettono di distribuire meglio i flussi di turisti durante l’arco dell’anno. Strutture ricettive e territorio devono essere pronti a cogliere l’opportunità con locali aperti, musei visitabili e la disponibilità dei diversi servizi necessari. Guadagna il privato, guadagna anche il pubblico. Che deve però mettersi in gioco. «Gli interventi per la costruzione del prodotto cicloturistico hanno senso se gestiti e sostenuti dal settore pubblico - per le opere di pianificazione, segnaletica, infrastrutture, comunicazione e promozione - oltre che dal settore privato, che ha un ruolo chiave nell’offerta di servizi di qualità che vanno a comporre il pacchetto turistico», conclude la ricercatrice. La voce di un Albergabici Il privato può essere protagonista, contribuendo a rendere più funzionale la rete e traendone benefici. Una delle colonne 39 La Rete Ciclabile Nazionale
  38. 38. Bicitalia 2.0: pronti al battesimo Battesimovicinoperunsitonuovo,interattivo,riccodiinfor- mazioni, che accompagna lo sviluppo del progetto Bicitalia. A buon titolo possiamo parlare di Bicitalia 2.0: il sito, riorga- nizzato anche da punto di vista grafico, accompagnerà sui percorsidiBicitaliaindicandoperciascunoitrattibattezzati come Ciclovie di qualità, già perfettamente attrezzati per il viaggiatore; collegherà a tutte le strutture di ospitalità inserite nel circuito Albergabici; aprirà finestre sull’Europa, mostrando i collegamenti della rete Eurovelo. L’impianto iniziale, sarà imple- mentatoviaviaconil contributo dei ciclo- turisti che potranno postareindicazionie immagini. Un prezio- sostrumentoperchi viaggiapedalando. portanti di Bicitalia è Albergabici, un network, pensato da Fiab, di strutture ricettive che mettono a disposizione servizi ad hoc per i cicloturisti. Lungo il Mincio uno dei nomi storici è Luigi Crotti, titolare dell’agriturismo Corte Onida aperto dodici anni fa. «Sono entrato nella rete Albergabici – racconta - perché sono un amante del territorio e della bicicletta. Quando ho deciso di aprire un agriturismo ho pensato subito a possibili sbocchi che coinvolgessero il mondo delle due ruote». Spalancare le porte a chi pedala vuol dire attrezzarsi, Con Bicitalia, i paesaggi del Paese in una sola grande rete. Ciclopista lungo la costiera del Mediterraneo e, in basso, la ciclabile nello scenario alpino della valle dell’Adige. offrire servizi, una colazione più sostanziosa, una piccola officina e un riparo per la bicicletta, guide. «Noi stiamo lavorando bene con un tour operator olandese, abbiamo iniziato a collaborare con uno danese. Sicuramente ci sono potenzialità da sfruttare, si possono mettere insieme nuove forme di trasporto, integrandole. Sono partito tanti anni fa perché credevo in questo progetto. Nei primi cinque anni non c’è stato molto movimento rispetto a quanto il territorio offre dal punto di vista turistico. Da sei anni a questa parte però è stato un crescendo continuo». Un esempio virtuoso, da questa piccola Toscana affacciata sul Mincio, di come la rete Bicitalia possa fare da volano per l’imprenditoria privata e le economie locali. O BC Dossier Bicitalia viaggiare 40

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