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Prevenzione e trattamento delle difficoltà di lettura
strumentale: il programma PRCR-2
La valutazione precoce dei prerequi...
Il programma di trattamento PRCR-2 è suddiviso seguendo la
batteria di valutazione PRCR-2; per ogni area è stato costruito...
Lettura e disabilità: la lettura funzionale
L'insegnamento della lettura richiede una serie di abilità di
base piuttosto c...
Insegnare a leggere a bambini disabili prevede quindi la scelta
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Per LETTURA STRUMENTALE si intende la capacità di leggere
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TECNICA DEL FADING
CONSISTE NELL’ESAGERAZIONE DI ALCUNE
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TECNICA DEL FADING
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TECNICA DELLO SHAPING
SI AVVALE, CON FUNZIONE DI AIUTO, DI UNA FIGURA
CHE VIENE PROGRESSIVAMENTE TRASFORMATA
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TECNICA DELLO SHAPING
Lo stimolo con funzione di aiuto è una figura che viene
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STIMULUS CONTROL
È contrassegnato dalla presentazione sempre più
differita nel tempo dello stimolo-aiuto, fino ad
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PER L’APPARIZIONE ED IL
CONSOLIDAMENTO DI COMPORTAMENTI
ADEGUATI NON PRESENTI

MODELING

CHAINING
MODELING (modellamento)
È UNA TECNICA DI INSEGNAMENTO BASATA
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SULL’IMITAZIONE DEL SUO COM...
L’apprendimento di nuove abilità attraverso la tecnica del modeling si basa
sull’apprendimento osservativo, che avviene qu...
CHAINING (concatenamento)
TECNICA MEDIANTE LA QUALE I COMPORTAMENTI
COMPLESSI VENGONO SUDDIVISI IN SEGMENTI,
OGNUNO DEI QU...
Il CHAINING è anch’esso una classica tecnica comportamentale, derivata
dagli studi di Skinner sull’apprendimento operante....
DIFFERENZE TRA SHAPING E CHAINING
Le differenze, di impiego e concettuali, tra le due tecniche sono
notevoli. Lo SHAPING i...
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  1. 1. Prevenzione e trattamento delle difficoltà di lettura strumentale: il programma PRCR-2 La valutazione precoce dei prerequisiti della lettura strumentale con la batteria di prove PRCR-2 consente di scomporre l'abilità di decifrare un testo in sottocomponenti (analisi visiva, consapevolezza fonologica, etc.). L'importanza di questa procedura sta nel tipo di informazioni che è possibile ricavare circa la prestazione dell'ipotetico bambino: saremo in grado di individuare le aree specifiche di difficoltà che per alcuni bambini riguarderanno gli aspetti fonologici, per altri gli aspetti visivi del linguaggio. Nella fase di trattamento, tenere conto di queste informazioni consentirà di programmare un trattamento mirato al recupero delle preabilità che consentono di decifrare un testo.
  2. 2. Il programma di trattamento PRCR-2 è suddiviso seguendo la batteria di valutazione PRCR-2; per ogni area è stato costruito un certo numero di schede ordinate per grado di difficoltà; ciò consente al bambino di migliorare gradualmente la padronanza degli esercizi da svolgere. Area A – Analisi visiva (AV) – 144 schede Area B – Lavoro seriale da sinistra a destra (SD) – 64 schede Area C – Discriminazione uditiva e ritmo (DUR) – 72 schede Area D – Memoria uditiva sequenziale (MUSFU) – 104 schede Area E – Integrazione visiva-uditiva (IVU) – 128 schede Area F – Globalità visiva (GV) – 87 schede
  3. 3. Lettura e disabilità: la lettura funzionale L'insegnamento della lettura richiede una serie di abilità di base piuttosto complesse; nel caso del bambino con disabilità mentale si dovrà quindi tenere conto delle abilità presenti per organizzare in modo differenziato il suo percorso di apprendimento della lettura. L'importanza dell'acquisizione di un'abilità come la lettura riguarda soprattutto l'autonomia che essa conferisce: facendo un semplice esempio, imparare a leggere un testo permette, a chi lo ha appreso, di avere una quantità di risorse per adattarsi alle richieste della vita di ogni giorno nettamente superiore a chi non ha questa capacità.
  4. 4. Insegnare a leggere a bambini disabili prevede quindi la scelta del livello di autonomia da raggiungere; ciò naturalmente non potrà prescindere da un'attenta valutazione del grado di disabilità che il bambino presenta. Sostanzialmente sono due i percorsi che si possono seguire nell'insegnamento della lettura per il bambino disabile: - seguire un curricolo per l'insegnamento della lettura strumentale - seguire un curricolo che consenta di arrivare a quella che viene definita lettura funzionale
  5. 5. Per LETTURA STRUMENTALE si intende la capacità di leggere correttamente e velocemente le parole che compongono un testo a prescindere dalla familiarità delle parole che lo compongono e dalla sua struttura sintattica e grammaticale. Il termine «funzionale», utilizzato per designare il secondo tipo di curricolo, si riferisce invece all'insieme di abilità che consentono all'allievo di decodificare correttamente parole che hanno un alto valore ecologico per la buona integrazione dell'individuo con l'ambiente. Al ragazzo disabile viene insegnato a riconoscere delle scritte per lui importanti per orientarsi all'interno del suo ambiente: alcuni esempi di questa tipologia di stimoli sono le parole AVANTI, STOP, USCITA, ENTRATA, ecc. La lettura di queste parole non sottende la capacità di discriminare le singole unità che la compongono, ma l'abilità di riconoscere la parola nella sua totalità come portatrice di un significato specifico.
  6. 6. Alcuni dei programmi costruiti per l'insegnamento di questo tipo di abilità si basano sulla metodologia della DISCRIMINAZIONE SENZA ERRORI Tecnica del Fading Modificazione graduale di una caratteristica dello stimolo da discriminare Tecnica dello Shaping Ristrutturazione completa dello stimolo da discriminare
  7. 7. LE TECNICHE DI INTERVENTO POSSONO ESSERE MIRATE A INCREMENTARE I COMPORTAMENTI ADEGUATI GIÀ PRESENTI NEL REPERTORIO DELL’ALLIEVO - STIMULUS FADING - STIMULUS SHAPING - STIMULUS CONTROL FARE APPARIRE E CONSOLIDARE I COMPORTAMENTI ADEGUATI NON PRESENTI - MODELING - CHAINING
  8. 8. TECNICA DEL FADING CONSISTE NELL’ESAGERAZIONE DI ALCUNE CARATTERISTICHE FISICHE DELLO STIMOLO DISCRIMINATIVO SI TRATTA DI UNA ENFATIZZAZIONE ARTIFICIALE DELLO STIMOLO MEDIANTE L’AUMENTO DELLA GRANDEZZA E DELLA NTENSITÀ (magari ricorrendo a sottolineature e a colorazioni)
  9. 9. TECNICA DEL FADING Questa enfatizzazione artificiale dello stimolo discriminativo si ottiene aumentandone la grandezza ed intensità (ad esempio, la parola corretta viene presentata con caratteri e corpi tali da renderla immediatamente “attraente”), con un uso dell’aggiunta di “sottolineature” ed indicazioni colorate (sui dettagli discriminativi, ad esempio, tra le diverse monete) aggiungendo stimoli “potenti” rispetto alla risposta attesa (figure familiari al bambino) e poi gradualmente tali modificazioni si dovranno ridurre fino a ritornare alla forma originale dello stimolo. Questa tecnica è stata utilizzata in vari programmi applicativi di lettura funzionale di parole o simboli ad alta utilità quotidiana e di avviamento alla lettura.
  10. 10. TECNICA DELLO SHAPING SI AVVALE, CON FUNZIONE DI AIUTO, DI UNA FIGURA CHE VIENE PROGRESSIVAMENTE TRASFORMATA NELLO STIMOLO DA IMPARARE; DI SOLITO UNA PAROLA O UN NUMERO DI DIFFICILE DISCRIMINAZIONE VENGONO RAPPRESENTATI CON LE CARATTERISTICHE DISTINTIVE DELLA FIGURA CHE SIMBOLIZZANO Il passaggio successivo è caratterizzato dalla eliminazione graduale della configurazione-stimolo È una tecnica finalizzata a promuovere un graduale miglioramento nel soggetto disabile, facendolo pervenire all’obiettivo desiderato a partire da una situazione iniziale piuttosto lontana da quella terminale
  11. 11. TECNICA DELLO SHAPING Lo stimolo con funzione di aiuto è una figura che viene progressivamente trasformata nello stimolo da imparare, generalmente una parola una lettera o un numero di difficile discriminazione. In questo modo alcune caratteristiche distintive della figura dovrebbero “passare” in modo molto graduale nella nuova configurazione stimolo ignota. Occorre rilevare come lo stimolo di aiuto è “nello” stimolo stesso e questo richiede poco sforzo all’attenzione ed il transfer del controllo dello stimolo è grandemente facilitato.
  12. 12. STIMULUS CONTROL È contrassegnato dalla presentazione sempre più differita nel tempo dello stimolo-aiuto, fino ad arrivare ad un momento in cui l’allievo senza attendere l’arrivo del prompt riesce ad anticiparlo Nelle prime presentazioni del materiale stimolo, lo stimolo di aiuto (già ben noto al bambino) è fornito contemporaneamente a quello ancora da apprendere: ad esempio, la figura che rappresenta l’oggetto (aiuto) e la parola scritta del nome di quell’oggetto. In questo modo vengono praticamente annullate le possibilità di errore. Successivamente, lo stimolo di aiuto viene presentato dopo quello da apprendere, inizialmente con un intervallo di ritardo di pochi secondi, che però aumenta progressivamente sempre di più. Il bambino, dopo un certo numero di prove in cui ha avuto bisogno di attendere l’arrivo del prompt, riuscirà così ad anticiparlo, rispondendo correttamente allo stimolo che prima non conosceva.
  13. 13. PER L’APPARIZIONE ED IL CONSOLIDAMENTO DI COMPORTAMENTI ADEGUATI NON PRESENTI MODELING CHAINING
  14. 14. MODELING (modellamento) È UNA TECNICA DI INSEGNAMENTO BASATA SULL’OSSERVAZIONE DI UN MODELLO E SULL’IMITAZIONE DEL SUO COMPORTAMENTO UN’AREA IN CUI RISULTA IMPORTANTE UTILIZZARE IL MODELING RIGUARDA QUELLA DELLE ABILITÀ E DEI COMPORTAMENTI SOCIALI, IN CUI SONO DA INGLOBARE I CONTENUTI VERBALI E NON VERBALI (parole, mimica, postura, contatto oculare, ecc.), EMOZIONALI E COGNITIVI CHE CONSENTONO DI ATTIVARE E MANTENERE RELAZIONI INTERPERSONALI RECIPROCAMENTE GRATIFICANTI NELL’AMBIENTE DI VITA, IN MODO SOCIALMENTE ACCETTABILE E PRODUTTIVO
  15. 15. L’apprendimento di nuove abilità attraverso la tecnica del modeling si basa sull’apprendimento osservativo, che avviene quando il soggetto osserva un’altra persona (il modello) che esegue il comportamento in questione. L’osservatore guarda il modello che agisce, ma egli non emette direttamente nessuna risposta, ne riceve alcuna conseguenza rinforzante o punitiva. Il comportamento desiderato è appreso solamente attraverso l’osservazione “passiva” del modello. Per chiarire meglio gli effetti del modeling, è importante distinguere tra apprendimento e performance, intesa come semplice emissione della risposta osservata. Quest’ultima si ritiene possa essere acquisita nel repertorio di possibilità comportamentali del soggetto attraverso una codificazione cognitiva, di ciò che egli osserva. Se invece il soggetto modificherà in modo stabile e duraturo i suoi repertori comportamentali, allora si potrà parlare di apprendimento vero e proprio, e questo sarà in funzione delle conseguenze, rinforzanti o meno, che l’osservatore avrà sperimentato direttamente in contingenza ai suoi tentativi di imitazione.
  16. 16. CHAINING (concatenamento) TECNICA MEDIANTE LA QUALE I COMPORTAMENTI COMPLESSI VENGONO SUDDIVISI IN SEGMENTI, OGNUNO DEI QUALI VIENE SOTTOPOSTO AD UN DISTINTO PROCESSO DI APPRENDIMENTO • DERIVA DALLE RICERCHE DI SKINNER SULL’APPRENDIMENTO OPERANTE • SI AVVALE DELLA TASK ANALYSIS TRAMITE TALE TECNICA SI PERSEGUE LO STESSO OBIETTIVO DELLO SHAPING, CHE È QUELLO DI COSTRUIRE UN COMPORTAMENTO ATTUALMENTE NON PRESENTE NEL REPERTORIO DI ABILITÀ
  17. 17. Il CHAINING è anch’esso una classica tecnica comportamentale, derivata dagli studi di Skinner sull’apprendimento operante. L’obiettivo è lo stesso dello shaping, e cioè costruire un comportamento complesso, attualmente non presente nel repertorio di abilità, ma il metodo è radicalmente diverso. Nel chaining il comportamento finale viene descritto nei suoi microcomportamenti con la task analysis, e diventa così simile ad una catena di unità di risposta singole e facilmente accessibili. L’operatore inizia poi con l’insegnare l’ultimo anello di questa catena (concatenamento retrogrado), perché si ritiene che l’ultimo componente del comportamento complesso sia il più rinforzante, essendo quello contiguo al rinforzamento naturale finale. Esempio Per insegnare a tracciare le lettere, l’alunno può iniziare con l’apprendere l’ultimo tratto grafico necessario, dal momento che la lettera su cui si esercita è quasi completamente tracciata. Quando sarà in grado di completarla, gli verrà presentata un’altra lettera cui mancheranno due parti: l’ultima e la penultima. La tecnica continua in questo modo, fino al completamento della lettera in questione, e così via.
  18. 18. DIFFERENZE TRA SHAPING E CHAINING Le differenze, di impiego e concettuali, tra le due tecniche sono notevoli. Lo SHAPING inizia con il promuovere comportamenti anche di gran lunga diversi da quello terminale, purché siano immediatamente alla portata del soggetto e si “orientino” nella direzione voluta. L’inizio del CHAINING invece è costituito dall’ultimo elemento della catena comportamentale, e perciò non abbiamo nessuna garanzia che sia un avvio semplice, dal momento che l’ultimo anello della catena potrebbe essere il più difficile, anche se il più motivante. Il chaining inoltre spezzetta maggiormente il compito, soprattutto quello retrogrado, mentre lo shaping da più il senso dell’interezza e della continuità. Entrambi i metodi hanno comunque degli indubbi vantaggi e vanno scelti di caso in caso.

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