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  1. 1. Roberta D’Alessandro Psicologa-Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale Istituto Comprensivo ″A. Moro″ Sutri, 25 Marzo 2015
  2. 2. Chiacchierano, disturbano, si alzano dal proprio banco senza chiedere il permesso, prendono la parola senza alzare la mano, sono sempre distratti, si prendono in giro continuamente, si fanno dispetti l’un l’altro…
  3. 3. 1 • Conoscere • Riflettere • Comprendere 2 • Osservare • Capire il perché 3 • Sperimentare • Agire
  4. 4. Attention Deficit Hyperactivity Disorder Disturbo da Deficit di Attenzione e di Iperattività
  5. 5. L’ADHD è un disturbo specifico evolutivo dell’autocontrollo di origine neurobiologica che insorge nell’infanzia; interferisce con il normale sviluppo psicologico del bambino ed ostacola lo svolgimento delle comuni attività quotidiane
  6. 6. Deficit di attenzione Incapacità nel mantenere per un periodo sufficientemente prolungato l’attenzione su un compito Iperattività Eccessivo ed inadeguato livello di attività motoria, non finalizzata al raggiungimento di uno scopo Impulsività Incapacità ad aspettare o ad inibire comportamenti che in quel momento risultano inadeguati. Agire senza pensare alle conseguenze SINTOMI NUCLEARI
  7. 7. CRITERI DIAGNOSTICI DSM 5 Criterio A. Presenza persistente per almeno 6 mesi di 6 (o più) sintomi al punto 1 o 2 o in entrambi. 1. Disattenzione 2. Iperattività - Impulsività Criterio B. Alcuni dei sintomi di iperattività-impulsività o di disattenzione che causano compromissione erano presenti prima dei 12 anni di età. Criterio C. Una certa menomazione a seguito dei sintomi è presente in due o più contesti (ad esempio, a scuola - o al lavoro - e a casa). Criterio D. Deve esserci un’evidente compromissione, clinicamente significativa, del funzionamento sociale, scolastico o lavorativo. Criterio E. I sintomi non si manifestano esclusivamente durante il decorso di un disturbo generalizzato dello sviluppo, di schizofrenia o di un altro disturbo psicotico, e non risultano meglio attribuibili ad un altro disturbo mentale (ad es. disturbo dell’umore, disturbo d’ansia, disturbo dissociativo o disturbo di personalità).
  8. 8. DISATTENZIONE o Non riesce a prestare attenzione ai particolari (attenzione focalizzata) o commette errori di distrazione nei compito scolastici, sul lavoro, o in altre attività; o Ha difficoltà a mantenere l’attenzione sui compiti o sulle attività di gioco (attenzione sostenuta); o Non sembra ascoltare quando gli si parla direttamente; o Non segue le istruzioni e non porta a termine i compiti scolastici, le incombenze, o i doveri sul posto di posto di lavoro (non a causa di comportamento oppositivo o di incapacità di capire le istruzioni); o Ha difficoltà a organizzarsi nei compiti e nelle attività; o Evita, prova avversione, o è riluttante ad impegnarsi in compiti che richiedono sforzo mentale protratto (come i compiti a scuola o a casa); o Perde gli oggetti necessari per i compiti o le attività (per esempio, giocattoli, compiti di scuola, matite, libri o strumenti); o E’ facilmente distratto da stimoli estranei; o E’ sbadato nelle attività quotidiane. Spesso…
  9. 9. IPERATTIVITA’ ED IMPULSIVITA’  Muove con irrequietezza mani o piedi o si dimena sulla sedia ;  Lascia il proprio posto a sedere in classe o in altre situazioni in cui ci si aspetti che resti seduto;  Scorrazza e salta dovunque in modo eccessivo in situazioni in cui ciò è fuori luogo (negli adolescenti o negli adulti, ciò può limitarsi a sentimenti soggettivi di irrequietezza);  Ha difficoltà a giocare o a dedicarsi a divertimenti in modo tranquillo;  E’ “sotto pressione” o agisce come se fosse “motorizzato”;  Parla troppo;  “Spara” le risposte prima che le domande siano state completate;  Ha difficoltà ad attendere il proprio turno;  Interrompe gli altri o è invadente nei loro confronti. Spesso…
  10. 10. SOTTOTIPI DISATTENTO • Facilmente distraibile • Non eccessivamente iperattivo / impulsivo IPERATTIVO / IMPULSIVO • Estremamente Iperattivo / Impulsivo • Può non avere sintomi di inattenzione • Frequentemente bambini piccoli COMBINATO • Maggioranza dei pazienti • Presenti tutte e tre i sintomi cardine (Inattenzione, Iperattività/Impulsività) Livello severità: lieve medio severo
  11. 11. Significativamente interferenti con le attività quotidiane I sintomi descritti nell’ADHD sono: Ad insorgenza precoce Pervasivi Inadeguati rispetto al livello di sviluppo
  12. 12. FALSE CREDENZE SULL’ADHD   Il bambino ADHD non riesce a prestare attenzione a nulla  Il bambino ADHD è sempre distratto e iperattivo  Un bambino ADHD è dispettoso e si oppone sempre a quanto gli viene proposto  L’insorgenza del ADHD non è intenzionale  I bambini ADHD sono maleducati – cattiva educazione  L’ADHD scompare con l’età
  13. 13. QUANTO È FREQUENTE IL DISTURBO? o Un bambino ogni 100 alunni (4 classi di 25 alunni) ha l’ADHD in forma severa…  Gli studi epidemiologici, condotti in molti paesi del mondo, compresa l’Italia, stimano che dal 3 al 5% della popolazione in età scolare presenta l’ADHD.  La prevalenza delle forme particolarmente severe è stimata intorno all’1% della popolazione in età scolare.
  14. 14. EZIOLOGIA MULTIFATTORIALE Fattori genetici Fattori neuro- biologici Fattori ambientali
  15. 15. FATTORI NEUROBIOLOGICI  Costituzione e Disfunzione di alcune aree e di alcuni circuiti del cervello. Squilibrio di alcuni neurotrasmettitori (come noradrenalina e dopamina), responsabili del controllo di attività cerebrali come l’attenzione e il movimento. FATTORI GENETICI  Familiarità  genitori con ADHD Ereditarietà FATTORI AMBIENTALI  modulano l’effetto dei fattori innati Instabilità familiare Conflitto genitoriale Disturbi psicologici dei genitori Scarsa competenza dei genitori Rapporto negativo bambino-genitori
  16. 16.  Capacità di pianificazione e valutazione delle strategie efficaci in relazione ad un fine specifico connesse con le abilità di problem‐solving e la flessibilità cognitiva;  Controllo inibitorio e processi decisionali che supportano la selezione della risposta funzionale e la modificazione della risposta (comportamento) in relazione al cambiamento delle contingenze ambientali;  Controllo attenzionale riferito alla capacità di inibire stimoli interferenti e di attivare l’informazione rilevante;  Memoria di lavoro che si riferisce a quei meccanismi cognitivi che consentono il mantenimento on‐line e la manipolazione dell'informazione necessaria per l'esecuzione di operazioni cognitive complesse.
  17. 17. AUTOREGOLAZIONE deficitaria Sono COMPROMESSE Memoria di lavoro Discorso interiorizzato Autoregolazione delle emozioni Ricostruzione e Problem Solving
  18. 18. IL BAMBINO A SCUOLA NON RIESCE A REGOLARE Concentrazione e attenzione sostenuta nel tempo Pianificazione e risoluzione dei problemi Organizzazione e controllo dei processi cognitivi Comportamento con gli altri Comportamento motorio Gestione delle emozioni Impulsività Motivazione e fiducia nell’impegno e nello sforzo Autostima
  19. 19. Concentrazione e attenzione sostenuta Difficoltà: selezione informazioni rilevanti di un testo, rispetto delle consegne, portare a termine il lavoro, mantenere l’attenzione in modo prolungato Problem Solving Difficoltà nel pianificare i passi per risolvere un problema, attuarlo e cambiarlo; non riconosce materiale e passaggi coinvolti nell’esecuzione delle richieste Autostima Poco modulata; Senso di sé come cattivo studente; ruolo di bullo gratificante Comportamento sociale Scarsa abilità collaborativa; non rispetto delle regole; interpretazione negativa delle interazioni
  20. 20. Comportamento motorio Difficoltà a star seduto composto e fermo (attivazione fisiologica); goffaggine; scarsa coordinazione; comport. avventato e pericoloso Gestione delle emozioni Scoppi di rabbia; scarsa tolleranza alla frustrazione («no», attesa, richiami, gratificazione differita) Impulsività: Difficoltà a rispettare i turni e prendere parola; pensare prima di parlare e agire; disordine nell’esposizione e sul foglio Motivazione Scarso impegno; poca motivazione allo studio x gli insuccessi; energie necessarie mal distribuite Organizzazione e controllo dei processi cognitivi Problemi nel controllo della memoria di lavoro; metodo di studio poco efficace; uso di strategie scarso o inadeguato
  21. 21. SINTOMI SECONDARI Disattenzione Iperattività Impulsività SPESSO CAUSANO DIFFICOLTA’ RELAZIONALI BASSA AUTOSTIMA DISTURBI DEL COMPORTAMENTO DIFFICOLTA’ SCOLASTICHE
  22. 22.  Emarginazione da parte dei coetanei  Scarse amicizie durature  Tendenza all’isolamento  Rapporti con bambini più piccoli o più instabili  Incapacità nel cogliere indici sociali non verbali  Demoralizzazione  Scarsa fiducia in sé stessi  Solitudine  Sentimenti abbandonici  Inadeguatezza per rimproveri, rifiuto sociale, insuccesso scolastico, sportivo, ecc.  Rischio di un disturbo depressivo, ansioso, comportamentale DIFFICOLTA’ RELAZIONALI BASSA AUTOSTIMA
  23. 23.  Comportamento: negativista e provocatorio; arrabbiato o rancoroso; dispettoso o vendicativo  Crisi di collera  Frequenti litigi con gli adulti  Incapacità di rispettare le regole  Accusare gli altri per i propri errori  Sistematica violazione delle regole sociali  Aggressioni a persone o animali  Distruzione di proprietà  Frode o furto  Rendimento inferiore alle potenzialità cognitive  Disturbo attentivo  Disturbo nella memoria sequenziale  Stile cognitivo impulsivo  Deficit di controllo delle risorse cognitive  Effetto sul piano emotivo- comportamentale PROBLEMI DI COMPORTAMENTO DIFFICOLTA’ SCOLSTICHE
  24. 24. COME SI SENTE IL BAMBINO ADHD? È sempre colpa mia Non mi piace fare i compiti, non sono capace É inutile studiare tanto domani non ricordo Non sono come i miei compagni Tutti dicono che sono cattivo Spesso mi rifiutano
  25. 25. LA PERCEZIONE DI SÉ Calo di autostima Estensione del senso di fallimento ad altre competenze Globale peggioramento dell’immagine di sé e comparsa di contenuti depressivi e ansiosi Numerosi fallimenti e frustrazioni CIRCOLO VIZIOSO
  26. 26. COMORBIDITA’ Disturbi del Comportamento: D. Oppositivo-Provocatorio D. Delle Condotta Disturbi Specifici dell’Apprendimento Disturbi d’Ansia Disturbi dell’umore: Depressione Bipolarismo
  27. 27. EVOLUZIONE DEL DISTURBO  Primi sintomi di iperattività intorno ai 3 anni. IN ETA’ PRESCOLARE…  Massimo grado di iperattività  Comportamenti aggressivi  Crisi di rabbia  Litigiosità, provocatorietà  Assenza di paura, condotte pericolose, incidenti  Disturbo del sonno
  28. 28.  Prime segnalazioni intorno ai 7/9 anni  ingresso scuola primaria ( > regole e > richieste cognitive) IN ETA’ SCOLARE…  Comparsa di sintomi cognitivi (disattenzione, impulsività)  Difficoltà scolastiche  Possibile riduzione dell’iperattività  Evitamento di compiti prolungati  Comportamento oppositivo-provocatorio  Verso i 10-11 anni  l’iperattività può diminuire  Scuola Secondaria I grado  Permangono deficit attentivo e difficoltà di pianificazione. Agitazione interiorizzata.
  29. 29. IN ADOLESCENZA…  Permangono difficoltà scolastiche, di organizzazione della vita quotidiana (programmazione)  Sensazione soggettiva di instabilità  Instabilità scolastica, lavorativa, relazionale Possibili evoluzioni:  35%: superamento dei sintomi, prestazioni scolastiche talvolta inferiori ai controlli.  45%: permanenza della sindrome, frequente attenuazione della componente iperattiva, crescente compromissione emotiva (depressivo/ansiosa) e sociale  20%: permanenza della sindrome, disturbi comportamentali di adattamento sociale; condotte pericolose
  30. 30. IN ETA’ ADULTA…  Difficoltà di organizzazione nel lavoro (mancanza di strategie per il disturbo attentivo)  Intolleranza alla vita sedentaria  Possibili condotte rischiose (impulsività)  Rischio di marginalità sociale  Bassa autostima, tendenza all’isolamento sociale, vulnerabilità psicopatologica
  31. 31. INDICATORI DI RISCHIO PER GLI INSEGNANTI  Continua distrazione e necessità di ripetute sollecitazioni  Compiti svolti frettolosamente e con molti errori  Frequenti interventi ma poco chiari  Disimpegno nonostante le buone capacità cognitive  Dimentica spesso i materiali  Caotico e disorganizzato, grafia poco chiara  Non tollera le frustrazioni
  32. 32. L’ALUNNO ADHD…ALLA SCUOLA D’INFANZIA…  Bisogno irrefrenabile di muoversi  Incapacità di lavorare su una stessa attività fino al suo completamento  Ricerca di novità, stimolazioni sempre più eccitanti: bisogno di cambiare compito perché c’è stata una veloce saturazione e quindi abbassamento della motivazione  Scarso rispetto delle regole: nelle attività, con i compagni, con le insegnanti  Tendenza a volere tutto e subito (no tolleranza attesa)  Scarse risposte alle punizioni  Brevi tempi di ascolto
  33. 33. …ALLA SCUOLA PRIMARIA… ASPETTI COGNITIVI  Difficoltà nei processi cognitivi di tipo controllato: selezione e mantenimento in memoria di lavoro delle informazioni importanti per comprendere testi e problemi.  Difficoltà nel mantenere l’attenzione focalizzata sui contenuti presentati oralmente o per iscritto.  Difficoltà nel pianificare i passaggi sequenziali per l’esecuzione di attività scolastiche: individuare gli obiettivi più importanti, farne una gerarchia e definire i vari passaggi per portare a termine i propri impegni.
  34. 34.  Lento e dispersivo nell’esecuzione dei primi compiti  Presenza di numerosi errori di distrazione  Incapace di portare a termine i compiti  Disordinato, disorganizzato, “smemorato” nel rispettare le consegne e i compiti  Frettoloso nel finire i compiti  Assenza di revisione e autocorrezione nei compiti scolastici  In caso di errore spesso non vi è un’accurata valutazione delle cause: l’attribuzione è esterna (è colpa degli altri)  Elevata numerosità di bambini ADHD con problemi di apprendimento aspecifici: comprensione del testo, soluzione di problemi e soprattutto nello studio.
  35. 35. ASPETTI COMPORTAMENTALI  La percezione di scarsa tenuta attentiva e la demotivazione crescente viene contrastata con l’irrequietezza (iperattività)  L’iperattività è un bisogno irrefrenabile di muoversi per allentare la tensione e autostimolare la propria attenzione  I contesti sociali e scolastici non tollerano l’eccessivo movimento: scarso rispetto delle regole  L’iperattività serve anche per compensare la sensazione sgradevole di dover aspettare un evento futuro, presumibilmente piacevole per il bambino  Il bambino tende a volere tutto e subito perché non tollera di aspettare; bassa tolleranza alla frustrazione  L’impulsività induce scarso controllo delle risposte e maggiore probabilità di commettere errori.
  36. 36. …ALLA SCUOLA SECONDARIA…  Scarsa motivazione scolastica (tranne nelle materie in cui l’alunno trova una gratificazione immediata)  Infrazioni delle regole scolastiche  Frequenti dimenticanze (compiti, materiali)  Poco tempo dedicato allo studio e ai compiti  Grosse problematiche nell’organizzazione per lo svolgimento dei compiti a casa (pianificazione carente)  Studio molto superficiale (scarso apprendimento delle informazioni)  Di fronte agli insuccessi tendenza a mentire o a nascondere ai genitori
  37. 37.  Circolare 04/12/2009: problematiche collegate alla presenza nella classi degli alunni con ADHD  Circolare 15/06/2010: ADHD- protocollo operativo per migliorare l’apprendimento e il comportamento in classe  Nota del 17/11/2010: sintomatologia dell’ADHD in età prescolare. Continuità tra scuola dell’infanzia e primaria  Circolare 20/03/2012: piano didattico personalizzato per alunni con ADHD  Direttiva Ministeriale del 27/12/2012: strumenti di intervento per gli alunni con BES e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica  Circolare n° 8 del 06/03/2013: strumenti di intervento e indicazioni operative per i BES
  38. 38. Il bambino con ADHD è un bambino con un “bisogno educativo speciale” «I normali bisogni educativi che tutti gli alunni hanno si arricchiscono di qualcosa di particolare di “speciale”. Il loro bisogno normale di sviluppare competenze è complicato dal fatto che interviene un deficit» Dario Janes
  39. 39.  Adattare l’ambiente ai bisogni del bambino  Migliorare le capacità di adattamento tra bambino e contesto  Ridurre l’impatto dei deficit presenti  Ridurre i sintomi in comorbidità  Ridurre il rischio di ulteriori complicazioni  Favorire più consapevolezza nel bambino e nell’ambiente rispetto al disturbo  Osservare e capire i comportamenti problema
  40. 40. CAPIRE E VALUTARE I COMPORTAMENTI PROBLEMA
  41. 41. CHE COS’È UN COMPORTAMENTO PROBLEMA? Rischio per la vita e il benessere del bambino Rischio per la vita e il benessere altrui Ostacolo all’adattamento Ostacolo all’apprendimento
  42. 42. CHE COS’È IL COMPORTAMENTO? Es. di COMPORTAMENTO Es. di NON COMPORTAMENTO Camminare Non collabora Correre E’ distratto Spingere E’ svogliato Giocare con la riga E’ movimentato Gridare È disubbidente Parlare E’ capace/incapace Piangere Ha/ Non ha la capacità di… Dire di no Piace/ Non Piace È tutto ciò che un individuo dice o fa. Le azioni direttamente osservabili (e misurabili). «VERBI COMPORTAMENTALI» Che cosa fa il bambino?
  43. 43. Quasi tutti i nostri comportamenti sono appresi nelle relazioni con le persone e con l’ambiente. “ NESSUNO COMPORTAMENTO AVVIENE IN VUOTO AMBIENTALE E DI RELAZIONI …” Ianes & Celi, 2001
  44. 44. I meccanismi attraverso cui abbiamo imparato ad attuare alcuni comportamenti sono: Apprendimento basato sulle conseguenze: quando un comportamento viene emesso è seguito da conseguenze positive, negative o neutre; la valenza delle conseguenze determinerà la frequenza con cui lo stesso comportamento verrà emesso in futuro Apprendimento osservativo: un comportamento osservato nelle altre persone può essere messo in atto e acquisito dal soggetto. Non tutti i modelli hanno la stessa efficacia. Apprendimento basato sull’associazione tra stimoli neutri e stimoli incondizionati (condizionamento classico): il condizionamento classico è alla base di molte reazioni emotive condizionate come, ad esempio, l’ansia fobica. La risposta condizionata avviene quando uno stimolo originariamente neutro, in seguito all’associazione con uno stimolo significativo acquista la capacità di evocare lo stesso tipo di reazione provocata da tale stimolo.
  45. 45. Fase 1: osservazione non strutturata per la creazione di un inventario dei comportamenti problema Registriamo tutti i comportamenti problematici che il bambino in questione manifesta in un determinato arco di tempo (min. una settimana). Si riportano le descrizioni specifiche e contingenti di comportamenti e non interpretazioni psicologiche del comportamento
  46. 46. Fase 2: selezione e identificazione dei comportamenti problema oggetto dell’intervento Sottolineiamo con uno stesso colore tutti i comportamenti che appartengono a classi di risposta abituali del bambino per meglio identificare delle categorie di comportamenti. Ad es. “va dal compagno durante la lezione”, “corre tra i banchi”,“ esce dalla classe prima della fine della lezione” possono rientrare nella categoria “si allontana dal proprio banco”. Successivamente si utilizzeranno delle crocette per indicare il numero di episodi relativi ad ogni categoria. I comportamenti selezionati devono essere quelli facilmente identificabili da chiunque effettui l’osservazione.
  47. 47. ALCUNE ESEMPI… CATEGORIE DI COMPORTAMENTI PROBLEMA… Si allontana dal posto Si oppone/rifiuta richieste verbali e regole Aggredisce persone o cose Non porta a termine il lavoro Parla a voce alta Interrompe la lezione Appare distratto Insulta/prende in giro gli altri Risponde male agli adulti
  48. 48. Fase 3: osservazione strutturata per l’analisi dei comportamenti problema E’ un tipo di osservazione, relativa al comportamento, che viene effettuata prima dell’intervento educativo. OSSERVAZIONE SISTEMATICA E ANALISI FUNZIONALE
  49. 49. OSSERVAZIONE SISTEMATICA E’ basata su tre caratteristiche fondamentali:  FREQUENZA: numero di volte con cui il comportamento si manifesta;  DURATA: quanto tempo perdura il comportamento;  INTENSITA’ : grado di forza di emissione del comportamento.
  50. 50. E’ UNA VALUTAZIONE QUANTITATIVA  Aiuta a comprendere la rilevanza del problema (Quante volte si manifesta il comportamento durante il giorno, settimana o mese?)  FREQUENZA  Aiuta a comprendere se esistono momenti, orari o situazioni maggiormente problematiche nella giornata (Si manifesta sempre durante l’intervallo?) DOVE E QUANDO  Aiuta a comprendere se il comportamento problema si manifesta solo in alcuni contesti o solo con alcune persone (Si manifesta sia a scuola che a casa?); CON CHI?  Consente di verificare la riduzione del comportamento grazie all’intervento mettendo in relazione il “prima” e il “dopo”.
  51. 51. A B C ANTECEDENTI COMPORTAMENTO PROBLEMA CONSEGUENZE L’analisi funzionale è una particolare forma di osservazione sistematica che non si limita a considerare il comportamento manifestato dal soggetto, ma cerca di mettere in relazione questo comportamento con gli antecedenti (stimoli che presumibilmente l’hanno provocato) e le conseguenze (le conseguenze rinforzanti che lo mantengono).
  52. 52. Ipotizza quali siano i fattori che facilitano o mantengono in vita un comportamento inadeguato. IPOTIZZA LO SCOPO, LA FUNZIONE DEL COMPORTAMENTO
  53. 53. Fare un’ANALISI FUNZIONALE significa cercare di capire il perché dei C.P. In particolare significa identificare quelle che si chiamano le CONTINGENZE DI RINFORZAMENTO responsabili dei C.P. Dobbiamo cercare di capire qual è il contesto in cui si manifestano i C.P. ed in particolare dobbiamo capire che cosa avviene prima dei C.P. (gli ANTECEDENTI), capire il comportamento stesso e capire cosa avviene dopo che l’alunno ha emesso il C.P. (le CONSEGUENZE)
  54. 54. A B C EVENTI CHE AVVENGONO O SONO PRESENTI PRIMA DEL MANIFESTARSI DEL COMPORTAMENTO PROBLEMA COMPORTAMENTO PROBLEMA CIO’ CHE ACCADE SUBITO DOPO IL MANIFESTARSI DEL COMPORTAMENTO PROBLEMA. COSA FANNO GLI ALTRI? COSA FA IL BAMBINO?
  55. 55. Gli antecedenti riguardano tutto quello che avviene prima che l’alunno emetta il C.P. Sono tutte quelle situazioni stimolo che precedono l’insorgenza di un determinato comportamento. Rappresentano il contesto ambientale entro il quale ha la sua genesi il C.P. (con chi, dove, quando il comportamento è avvenuto, durante quale attività). EVENTI ANTECEDENTI SCATENANTI
  56. 56. EVENTI ANTECEDENTI PREDISPONENTI Sono quei fattori predisponenti che non si vedono direttamente, però facilitano l’emissione dei C.P.: - condizioni dello stato psicofisico dell’alunno (mal di testa, malesseri generali, stanchezza, ansia, tristezza, collera, aspettative, pensieri…) - condizioni delle relazioni con insegnanti e compagni (positività, avversione, tensione, carenza di vicinanza, frustrazione…anche noi possiamo essere fattori predisponenti! - Condizioni del contesto (ambiente fisico, attività piacevoli o avversive, compiti difficili, ricreazione troppo poco strutturata…)
  57. 57. Tutto quello che fa il bambino!
  58. 58. Le conseguenze sono quegli eventi che seguono immediatamente il C.P. Quello che viene dopo è fondamentale perché è quello che mantiene nel tempo il C.P. Le conseguenze possono essere di due tipi:  Conseguenza rinforzante: quando aumenta la probabilità che il C.P. si ripeta in futuro  Conseguenza punitiva: quando diminuisce la probabilità che il C.P. si ripeta in futuro
  59. 59. Conseguenza che diminuisce la frequenza di un comportamento, la probabilità che venga emesso. Tutto ciò che fa diminuire o cessare il comportamento. Conseguenza che aumenta la frequenza di comportamento, la probabilità che venga emesso. Tutto ciò che mantiene e/o incrementa il comportamento.
  60. 60. Il rinforzo positivo è il meccanismo per il quale in una data situazione (A), in seguito ad un comportamento (B), la presentazione di uno stimolo appetitivo (C) aumenta la probabilità che quello stesso comportamento venga prodotto in futuro.  Un rinforzatore positivo (C) è un evento che, presentato immediatamente dopo un comportamento, aumenta la probabilità che quel comportamento venga prodotto in futuro.
  61. 61. Il rinforzo negativo è il meccanismo per il quale in una data situazione (A), in seguito ad un comportamento (B), la rimozione di uno stimolo avversivo (C) aumenta la probabilità che quello stesso comportamento venga prodotto in futuro.  Un rinforzatore negativo (C) è un evento che, rimosso immediatamente dopo un comportamento, aumenta la probabilità che quel comportamento venga prodotto in futuro.
  62. 62. RINFORZO POSITIVO Il soggetto ottiene qualcosa che prima non aveva, una cosa piacevole. AGGIUNGO QUALCOSA DI PIACEVOLE/ GRADITO ALLA SITUAZIONE RINFORZO NEGATIVO Il soggetto elimina qualcosa che ha ma che non vorrebbe avere, qualcosa di spiacevole. Evita cose non gradite. TOLGO QUALCOSA DI SPIACEVOLE/AVVERSIVO ALLA SITUAZIONE
  63. 63. La punizione è il meccanismo per il quale in una data situazione (A), in seguito ad un comportamento (B), l’aggiunta di uno stimolo avversivo (C) o la sottrazione di uno stimolo piacevole (C) diminuisce la probabilità che quello stesso comportamento venga prodotto in futuro. Le punizioni possono essere: - assegnare una conseguenza negativa (rimprovero) - rimuovere una conseguenza positiva (togliere un giocattolo o un’opportunità di svolgere una bella attività).
  64. 64. Osservatore: ______________________ Data ________________ Ora __________ CONTESTO: Persone presenti __________________________________Luogo _____________ Materia __________________ Attività in corso (con la classe o proposta al bambino)_____________________________________________________________ Eventi contestuali ambientali - condizioni fisiche del contesto (rumore, temperatura, luce, altro) _____________________________________________ Stato fisico del ragazzo (bisogni, malesseri fisici, stanchezza, dolore) _________________________________________________ Stato affettivo-emotivo del ragazzo (ansia, collera, tristezza, eccitazione, noia) ___________________________________________________________ EVENTI ANTECEDENTI COMPORTAMENTO DEL RAGAZZO CONSEGUENZE Cosa è successo immediatamente prima del verificarsi del comportamento problema? Cosa ha fatto il ragazzo? Cosa è successo dopo? - Cosa hanno fatto gli altri (docenti, assistente, alunni)? - Come ha reagito a questo il ragazzo?
  65. 65. POSSIBILI FUNZIONI…. OTTENERE: - Attenzione (insegnante/compagni) - Risate - Attivita’ individuale - Uscita dall’aula - Sollievo dalla noia - Assistenza - Interruzione da compiti sgraditi - Interruzione da compiti troppo difficili EVITARE: - Rimproveri - Esclusione dalla classe - Punizioni
  66. 66. FUNZIONE RICERCA DI ATTENZIONE: il comportamento problema viene emesso allo scopo di ricevere attenzione o vicinanza fisica da parte degli altri. A B C Luca è al suo banco annoiato. La maestra sta aiutando alcuni bambini in classe. Luca si alza dal banco e corre verso la porta. Esce fuori dalla classe. La maestra gli corre dietro. Dice: «Dai Luca, entra. Vieni con me in cattedra ad aiutarmi.
  67. 67. A B C La maestra sta correggendo i compiti alla cattedra Francesco si gira verso i compagni di classe ed inizia a fare smorfie e versi buffi. Tutti i compagni ridono. La maestra chiama Francesco alla cattedra e gli chiede di essere il tuo aiutante nella correzione.
  68. 68. FUNZIONE DI RICERCA TANGIBILE DI OGGETTI/ATTIVITÀ: il comportamento problema viene emesso allo scopo di ottenere oggetti/attività gradite.
  69. 69. A B C Ora di ricreazione. I ragazzi si scambiano le figurine. Leonardo ripete in continuazione a Marco “La voglio!”, poi gliela strappa dalle mani. Marco cede la figurina a Leonardo, poi si mette a piangere.
  70. 70. FUNZIONE DI FUGA ed EVITAMENTO: il comportamento problema viene messo in atto per interrompere un attività spiacevole o sgradita. È mantenuto dal rinforzo negativo. A B C La Prof.ssa chiede a Gianni di sedersi e di iniziare a fare gli esercizi di geometria Gianni le dice: “No!”, si alza e da fastidio a Elisa, le butta le penne a terra. La Prof.ssa gli dice: “Ok, ho capito, vai fuori a pensare al tuo modo di comportarti. Vai a riflettere!”
  71. 71. A B C La maestra dice: “Facciamo il dettato” Matteo prende il quaderno e lo butta a terra, inizia a gridare, salta sopra il quaderno. La maestra prende spunto da quanto accaduto per fare una bella lezione sull’importanza del rispetto del materiale scolastico. (Nessuna fa il dettato, Matteo per primo)
  72. 72. FUNZIONE SENSORIALE-AUTOSTIMOLATORIA Il comportamento problema viene emesso per ottenere una soddisfazione sensoriale ed è di tipo auto-rinforzante. È il comportamento stesso che produce il rinforzo. A B C Marta è in classe. Ora di Inglese. Correzione compiti per casa. Marta si agita sulla sedia, gioca con i colori. Marta trae soddisfazione dal suo agitarsi
  73. 73. SITUAZIONE DA OSSERVARE Davide continua a fare il verso alla maestra provocando le risa dei compagni ed interrompendo lo svolgimento della lezione di storia. La maestra dice a Davide che se continua così sarà costretta a chiamare i suoi genitori per farlo portare a casa. Davide si arrampica e si siede in cima all’armadio della classe. La maestra urla con tono minaccioso a Davide che se non scenderà subito chiamerà i suoi genitori e si avvicina per prenderlo. Davide si alza in piedi sopra l’armadio e non scende. La maestra dice a Davide che se farà il bravo e scenderà eviterà di chiamare i genitori. Davide risponde che non ci crede e rimane dov’è. La maestra esce e chiama lo psicologo di Davide
  74. 74. La maestra vuole ottenere la scomparsa del comportamento problema CI RIESCE?
  75. 75. A B C Lamaestrastafacendo lezionedistoria Davidefailversoalla maestra Icompagniridono. Lalezionesiinterrompe Davide fa il verso alla maestra quando si annoia ottenendo così un’interruzione della lezione. In più il comportamento è rinforzato dalle risa dei compagni che lo mettono al centro dell’attenzione. Le eventuali punizioni non hanno ottenuto l’effetto desiderato e hanno perso di efficacia visto che il comportamento persiste.
  76. 76. Durante lo svolgimento di un lavoro individuale di analisi grammaticale Marco viene ripreso a voce alta dalla maestra perché non sta seduto composto e si dondola sulla sedia. Un compagno lo prende in giro sottovoce per il richiamo ricevuto. Marco si alza dal suo posto, va verso il banco del compagno e rovescia a terra tutto il materiale di quest’ultimo. L’insegnante sgrida Marco e lo manda fuori dalla porta a “schiarirsi le idee” rispetto a quanto appena fatto. Marco si difende dicendo che non è colpa sua e che l’altro lo ha scherzato. L’insegnante dice che non vuole sentire le solite scuse e lo spedisce fuori dall’aula.
  77. 77. Individuate i comportamenti problematici. Considerare i comportamenti problematici ed individuate gli antecedenti e le conseguenze (ABC). Considerate l’intervento dell’insegnante: • E’ stato efficace? • Avrebbe potuto agire diversamente? Come? Possiamo trarre qualche considerazione dalla storia di Marco?
  78. 78. A B C Esercitazione di grammatica Marco sidondola sulla sedia L’insegnante riprende marco e gli dice di stare seduto composto L’insegnante riprende Marco – uncompagno Lo scherza di nascosto Marco sialza e Rovescia ilmateriale Delcompagno a terra L’insegnante sgrida Marco e lo manda Fuori dalla porta L’insegnante sgrida Marco e lo manda Fuori dalla porta Marco prova a Difendersi L’insegnante dice che Non vuole sentire le Solite scuse e lo Manda fuori dalla Porta
  79. 79. QUALCHE IPOTESI … “Adesso vi chiederò di svolgere questo compito di analisi grammaticale che è particolarmente difficile. Se lo finirete prima dell’intervallo vi lascerò 5 minuti in più di ricreazione” Alzare il tono di voce non risulta essere particolarmente efficace con un bambino oppositivo (è abituato a persone che gli urlano contro). Meglio ripetere la richiesta con tono pacato ma fermo, avvicinandosi a lui. Mandare un bambino fuori dalla porta o minacciare di mettere una nota sul diario non risulta particolarmente efficace con un bambino per cui stare fuori dall’aula è diventata un’abitudine o che ha già “collezionato” tante note.
  80. 80. ESERCITIAMOCI!
  81. 81. UTILIZZO DELL’ANALISI FUNZIONALE A SCUOLA A B C ANTECEDENTI COMPORTAMENTO PROBLEMA CONSEGUENZE Modificare gli antecedenti: controllo dello stimolo Lavorare sui comportamenti: insegnare abilità di autocontrollo Modificare le conseguenze: uso dei rinforzi STRATEGIE PROATTIVE STRATEGIE REATTIVE
  82. 82. A B C Presentazione finita Roberta dice: « Grazie per l’attenzione, buona serata!» Applauso
  83. 83. robertadalessandro@alice.it

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