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INDICERINGRAZIAMENTI………………………………………………………………………………………………….p.4  Cap.1 INTRODUZIONE……………………………………………………………………………………….p.5  Ca...
RINGRAZIAMENTIDesidero ringraziare innanzitutto la Prof.ssa Pancino, relatore di questa tesi, per lagrande disponibilità e...
INTRODUZIONE         5
INTRODUZIONE                                                 si irradiava in un forese finalmente bonificato,             ...
madonnina, maestà, nicchia,                   pilastrino,     sacello,   costruito alluopo ma più comunemente è incavatata...
termine celletta, che riprende la parola cella, parte           espressero in monumenti dalle analogie formali einterna de...
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sconvolgimenti provocati da intemperie e terremoti.                       attribuzioni particolari, facilmente riconoscibi...
la ricerca sul territorio ha dato modo di attestarlo,        FORME E COLLOCAZIONI 11risulta più vivo di quanto l’apparenza...
sicuro e un fuori imprevedibile e denso di rischi. La          arenaria, al centro è scavato lo spazio in profonditàprotez...
richiamano le forme di tutti i tipi di tabernacolo                 santuari portano dedicazioni mariane che includono lade...
I materiali sono poveri e dipendono dalla zona; più            funzione di allontanamento di forze del male laddovespesso ...
IL CUORE DEIPILASTRINI:LE TARGHEDEVOZIONALI               15
IL CUORE DEI PILASTRINI: LE TARGHE                                     È stato detto che “la distinzione tra immagine diDE...
Il grande rilievo che la targa ha avuto nel              BEATA VERGINE DEL MOLINO DI LUGO 6paesaggio urbano e rurale ovvia...
nell’immagine 7. La Vergine è raffigurata a tre                        duca Ercole d’Este, venuto a conoscenza deiquarti, ...
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MADONNA DEL FUOCO DI FAENZA13                                    distrutto: tutto tranne l’immagine sacra. La targa       ...
santità e devozioni. Sul fatto forse pesano anche                             BEATA VERGINE DELLE GRAZIE DIle circostanze ...
aver visto la Madonna che , con le braccia aperte     quale cercavano riparo i fedeli. 18 Alla Madonnae stringendo tre fre...
sfondo una torre merlata del ponte romano oggi        BEATA VERGINE DEL PIRATELLO DI IMOLA20non più presente, e agli angol...
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MADONNA DEL BOSCO DI ALFONSINE 23                                  quellIddio, il quale è larbitro sì della vita, che dell...
che donò una maiolica di sua proprietà raffigurante la                costruirono a venerazione dellimmagine un altareVerg...
la sacra immagine rimanesse dovera, e che con le                         MADONNA DEL MONTICINO DIofferte raccolte ,oltre a...
dell’anno in cui tuttora se ne celebra la festività,            MADONNA DEI SETTE DOLORI 30venne ricollocata in un piccoli...
In epoca medievale, poiché erano state fissate a                               VERGINE IMMACOLATA33sette le gioie, si deci...
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Edicole Sacre nel territorio: aspetti di storia e religiosità popolare nel lughese

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Tesi di laurea triennale sulle edicole votive (edicole sacre, pilastrini, madonnine, cunicelle, tabernacoli....) e sul loro significato storico e culturale. Evoluzione del senso del sacro nell'immaginario popolare e significato geospaziale dell'edicola votiva come tipo architettonico: le edicole sacre e la loro collocazione geografica come testimoni del tempo. Aspetti artistici e di cultura popolare.

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Edicole Sacre nel territorio: aspetti di storia e religiosità popolare nel lughese

  1. 1. Università Alma Mater Studiorum di Bologna Facoltà di Lettere e Filosofia Corso di laurea in Storia Contemporanea TESI DI LAUREA EDICOLE SACRE NEL TERRITORIO Aspetti di storia e religiosità popolare nel lugheseCandidato: DANESI ILARIA Relatore: PANCINO CLAUDIA a.a. 2011/2012
  2. 2. INDICERINGRAZIAMENTI………………………………………………………………………………………………….p.4 Cap.1 INTRODUZIONE……………………………………………………………………………………….p.5 Cap.2 IL CUORE DEI PILASTRINI: LE TARGHE DEVOZIONALI……………………………………...p.15 Cap.3 SULLE IMMAGINI DEVOZIONALI E SULLA DIFFUSIONE DEL CULTO MARIANO………………………………………………………………………………………………………p.39 Cap.4 EDICOLE VOTIVE, ARTE E RELIGIOSITA’ POPOLARE………………………………………p.48 Cap.5 EDICOLE VOTIVE DEL COMUNE DI LUGO……………………………………………………..p.68 5.1 Le edicole del territorio lughese……………………………………………………………….p.69 5.2 Appendice……………………………………………………………………………………...…p.72 5.3 Catalogazione…………………………………………………………………………………...p.73 Cap.6 CONCLUSIONI……………………………………………………………………….……............p.151BIBLIOGRAFIA……………………………………………………………………………………...…………...p.156 3
  3. 3. RINGRAZIAMENTIDesidero ringraziare innanzitutto la Prof.ssa Pancino, relatore di questa tesi, per lagrande disponibilità e cortesia dimostratemi, e per tutto l’aiuto fornito durante la stesura.Ringrazio il Prof. Mengozzi, a cui si deve la proposta di un percorso online sul territorio,appendice di questa tesi.Un ringraziamento è rivolto a coloro i quali mi hanno supportato e consigliato durante ilcorso della ricerca, e in particolare Don Antonio Renzi, Don Davide Sandrini, GiuseppeBellosi, Oriana Morelli, Giuseppe Martini, Giuliano Montanari, Gloria Pagani, per il tempoche mi hanno dedicato.Un ringraziamento particolare va a Nicola Pasi e Roberta Darchini, per avergenerosamente messo a disposizione la loro ricerca “I Segni della Memoria”, riferimentodi fondamentale importanza per la stesura della catalogazione qui presente.Ringrazio familiari, parenti e amici che hanno accompagnato gli anni di studi di cuiquesta tesi è corollario finale.Ringrazio infine gli abitanti del Comune di Lugo che ho avuto modo di intervistare, e chesono in fondo i veri protagonisti di questo lavoro. 4
  4. 4. INTRODUZIONE 5
  5. 5. INTRODUZIONE si irradiava in un forese finalmente bonificato, nuovamente centuriato, punteggiato di pievi.Oggetto di questa tesi sono le edicole votive, quelleparticolari espressioni di religiosità privata e popolare Per le grandi trasformazioni che il territorio ha subitoche con nomi diversi punteggiano tutto il territorio (le deviazioni fluviali e le bonifiche idrauliche in etàitaliano, urbano e soprattutto rurale, e che in moderna, gli effetti del passaggio delle guerre, laRomagna vengono più comunemente definite pilastrini meccanizzazione dellagricoltura, la nuova viabilità eper la loro forma più diffusa: un pilastro quadrangolare urbanizzazione, le grandi vie di comunicazione) si puòo rotondo, su cui poggia una piccola cella contenente ipotizzare che un gran numero di queste piccoleun’immagine sacra, che in Romagna è con grande strutture siano andate perdute, mentre quelle rimastefrequenza in una targa ceramica, in un numero spesso risultano vuote o non contengono piùabbastanza definito di temi iconografici. limmagine originaria.Lo studio si prefigge di individuare tutti i pilastrini A ciò si affianca la modestissima rappresentazionetuttora esistenti o comunque rintracciabili nei loro resti storica di queste edicole, che le rende a tutti gli effettinel territorio del Comune di Lugo e di costruirne una marginali, ai campi che delimitavano come alla storiacatalogazione; inoltre, di fornire un inquadramento ufficiale.generale di queste forme d’arte e devozione minore,della loro storia e della loro fruizione. PER UNA DEFINIZIONE DI EDICOLA VOTIVACatalogazioni delle edicole presenti in comuni limitrofidella provincia di Ravenna sono state oggetto di Per questi manufatti manca una definizione precisa,pubblicazione anche recentemente, mentre mancava ma è possibile individuare una categoria di monumentiuna descrizione relativa al territorio lughese; territorio di ispirazione devota, voluti e posti in essere dallache, non lontano da Faenza e da Imola, ha potuto gente comune, che si è soliti designare con termini diattingere a targhe ceramiche delle due più fiorenti derivazione di volta in volta popolare/dialettale oppurefabbriche di produzione di immagini nei secoli di colta, che variano da zona a zona e nell’arco delmassima diffusione di queste forme devozionali, tempo.soprattutto Seicento e Settecento, in coincidenza conla fioritura del territorio, che dal suo centro cittadino, Tra questi termini è bene ricordare quelli più diffusi edivenuto un polo commerciale di grande importanza, frequenti: capitello, cappella, celletta, cippo, edicola, 6
  6. 6. madonnina, maestà, nicchia, pilastrino, sacello, costruito alluopo ma più comunemente è incavatatabernacolo, targa, verginina. 1 nella parete di un edificio rivolta allesterno. Il termine tabernacolo, il cui significato principale rimanda adAlcune denominazioni sono tipiche di aree specifiche uno specifico arredo sacro atto a contenere la pissidedel nostro paese: pinture o pinturette nelle Marche ( a e il Santissimo Sacramento 3, è di derivazioneidentificarne il carattere di immagine dipinta), evidentemente colta, ma la somiglianza formale dimarginette in area pisana (con uno slittamento di alcune tabernacoli con gli oggetti studiati ha indotto asignificato da immagine a margine, a indicarne la parlare di tabernacolo anche in riferimento ai nostricollocazione), cunnicelle a Bronte. monumenti di devozione, usando il termine comeIl termine capitello è utilizzato con riferimento alla sinonimo di edicola. Appunto, l’edicola, nel significatoparola latina caput, cioè “capo”, “estremità”, “termine”, traslato si configura come un piccolo tempio o nicchiaed ha cioè diretta associazione con il luogo in cui i inquadrante un’immagine, dalla parola latina aedicula,monumenti di questo tipo vengono edificati 2; il termine diminutivo di aedes (“casa” o “tempio”), adibita quindiè tuttora il più usato in Veneto (capitei). Altri termini in origine ad ospitare una statua con funzione cultualecome madonnina, verginina , targa, fanno riferimento o sepolcrale 4 . Dal mondo classico deriva anche ildiretto all’immagine devozionale stessa, in relazione al 3tema iconografico o alla configurazione dell’oggetto. C.PISONI , “Tabernacolo”, in Enciclopedia dell’arte medievale, aPilastrino e cippo rinviano alla forma architettonica del cura di A.M. ROMANINI, vol. XI (2000), coll.55-57. Per i romani ilmonumento, mentre nel caso di nicchia (cunnicella in tabernaculum era la tenda augurale, il luogo dove sisiciliano) si evidenzia lo spazio che ospita l’immagine conservavano gli auspici. Per gli ebrei, il Tabernacolo era ladevozionale; questa può far parte di un manufatto tenda dove, durante il lungo viaggio dallEgitto alla terra Promessa, si conservavano le tavole della legge, il candelabro1 E. MORIGI, Le edicole devozionali. La terminologia, le forme, la e gli arredi sacri. In epoca cristiana, a partire dal IV Conciliofruizione , in (a cura di) E. MORIGI, B. VENTURI , Edicole devozionali Lateranense del 1215, con il nome tabernacolo o ciborio sidel territorio ravennate. Comuni di Alfonsine, Bagnacavallo, indicò il luogo ove si conservava il SS. Sacramento, e inRavenna e Russi, Longo Editore, Ravenna 2004 seguito, per estensione, si cominciò a definire tabernacolo qualsiasi struttura, allinterno o allesterno delle chiese, atta a contenere immagini sacre2 4 G. FRANCESCHETTO, I capitelli di Cittadella e Camposanpiero. G. BENDINELLI, “Edicola”, in Enciclopedia dell’arte antica, classica e Indagini sul sacro nell’alto padovano, Roma, 1972 , cit. in M. orientale, a cura di R. BANCHI BANDINELLI, vol.III(1960), coll.214- MORIGI, Le edicole devozionali...cit.,p.13 216 7
  7. 7. termine celletta, che riprende la parola cella, parte espressero in monumenti dalle analogie formali einterna del tempio, dove era custodita la statua della sostanziali con le nostre edicole. Già i romanidivinità. Così anche sacello (sacellum) indica un usavano collocare all’incrocio tra cardo e decumano ilpiccolo luogo chiuso consacrato, una piccola cappella compitum, un cippo, quale segno identificativo delo oratorio. Quanto al termine maestà, deriva dal confine di proprietà: col passare del tempo questolinguaggio colto in riferimento all’impostazione frontale simbolo si coprì di un significato religioso. Le zone didella figura rappresentata, che richiama un modello confine erano infatti sguarnite dalla protezione dei lari,dell’arte imperiale dall’Imperatore in trono in le divinità familiari, e come tali erano vulnerabilimaiestate 5. all’attacco di entità malevole, le più temute delle quali erano gli spiriti dei trapassati. La religione romana eraQuanto detto sulla terminologia rende più semplice fondata su un reciproco rispetto dei limiti e delleun’identificazione d’insieme sulla base di regole stabilite fra umano e divino a cuiclassificazioni strutturali e formali; per quanto corrispondeva la giusta protezione dei numina. 6 I puntiriguarda invece le motivazioni propriamente di confine, rappresentando concretamente il luogo diideologico-religiose, i nostri pilastrini si caratterizzano passaggio tra mondo terreno e “altro”, erano perciò dicome espressione di devozione semplice e destinata fondamentale importanza: i contadini usavanoa pubblica fruizione, che si manifesta nella appendere sugli alberi dei crocicchi o confinali dellecollocazione del manufatto. maschere ornate di corna con valore apotropaico, e iRitroviamo questi segni del paesaggio sul ciglio delle crocicchi stessi diventarono appannaggio dellastrade, negli incroci, volti al pubblico passaggio in protezione di specifici lares, i lares compitales,cortili privati, più raramente in campi coltivati. oggetto di offerte votive.La locazione dei pilastrini non è ovviamente causale Già nel periodo della tarda Repubblica questa usanzae, benché il loro posizionamento attuale non possa votiva cadde in disuso, ma il concetto di confine comeconsiderarsene conseguenza diretta, si riallaccia a area di compenetrazione tra mondo dei vivi e mondotradizioni molto più antiche del cristianesimo, che si dei morti rimase ben vivo nella mentalità della gente comune: non per niente una figura negativa come Ecate veniva definita “signora dei crocicchi”, e durante5 A. MAVILLA , Le maestà nell’alta Val Parma e Cedra, Ravenna, il periodo in cui si credette alle opere nefande della1996, p.29 6 Cfr. H.M.R. LEOPOLD , La religione di Roma, Genova, Fratelli Melita Editori, 1988 8
  8. 8. stregoneria si ritenevano gli incroci luoghi frequentati morte e delle antiche usanze tutt’altro cheda streghe e maghi. spaventosa, resa tale solo durante l’età moderna anche per le pressioni culturali della Chiesa ufficiale,Nel medioevo sopravvivevano infatti nelle campagne che fecero via via svanire il ricordo delle motivazionieuropee una serie di rituali cultuali precristiani che la originarie dei riti stessi.chiesa non si curava più di tanto di combattere,considerandoli inizialmente innocui e gradualmente Non solo i crocicchi ma anche i boschi erano fulcro delsuperabili. Così, e come si vedrà fino al Concilio di connubio tra nuovi e antichi culti: nido delle paureTrento, le pratiche divinatorie, i riti agrari di fertilità e ancestrali perché terreno del diverso; 8 ai rami dei lorofecondità, gli interventi magico-terapeutici, non alberi si appendevano immagini sacre, traslando lascomparvero. Vennero in qualche modo cristianizzati devozione dal legno stesso all’icona, che poteva colattraverso una sorta di sovrapposizione, che li spinse tempo trovare altra collocazione in un’edicola oprogressivamente ai margini della legalità, senza però tempietto. Variate sono le raffigurazioni nellache si potesse impedire la sopravvivenza di frange di religiosità popolare romagnola di apparizioni marianepaganesimo a volte così intriso di simboli e formule tra le fronde di un albero, basti pensare alla Madonnacristiane da generare forme di religiosità popolare del Bosco di Alfonsine, alla Madonna dell’Albero aparticolarissime. Ravenna, a quella del Piratello a Imola ecc.Anche nella tradizione romagnola troviamo una serie Forse ancor più dei suoi corrispettivi piùdi documenti che attestano la sopravvivenza di compiutamente architettonici, i tabernacoli arboreipratiche magico-stregoniche rurali perpetuate nei sono espressione non solo dell’immediata religiositàcrocicchi, 7 descrizioni che riflettono una visione della contadina, ma anche di un rapporto tra uomo e ambiente, sentito e personale. Era un rapporto7 Su stregoneria, culti pagani e tradizioni popolari in Romagna: N. vissuto spesso in maniera tragica a causa dellaMASSAROLI, Diavoli, diavolesse e diavolerie nella tradizione dipendenza dagli agenti atmosferici e deglipopolare romagnola. Alla noce di Benevento, in “La Piè”, n.7(1923); M. PLACUCCI, Usi e pregiudizi dei contadini della Romagna,Forlì 1818; P. TOSCHI, Romagna tradizionale, Bologna 1952; 8G.G.BAGLI, Nuovo Saggio di Studi sui Proverbi, gli Usi, i Pregiudizi e V. FUMAGALLI, Il paesaggio dei morti. Luoghi d’incontro tra i mortila Poesia Popolare in Romagna, in “Atti e Memorie della R. e i vivi sulla terra nel Medioevo, in “Quaderni Storici”, n.50,Deputazione di Storia patria per le Province di Romagna”, Ser.III, Bologna ,1982, p. 419vol, IV,1886, rist. an.Bologna, 1987; E. BALDINI , Paura e Maravigliain Romagna, Ravenna, Longo Editore, 1988. 9
  9. 9. sconvolgimenti provocati da intemperie e terremoti. attribuzioni particolari, facilmente riconoscibili daiBisogno di protezione dagli agenti esterni che credenti, ognuno deputato ad una particolaredeterminavano la vita contadina e preghiera funzione.genericamente intesa compiutamente cristiana sifondono in questi luoghi di confine. Linvocazione alla protezione della Madonna e dei santi ebbe il culmine in occasione delle pestilenzeLa presenza diffusa di manufatti con immagini sacre del Seicento; ne seguì una venerazione dellesi ha nella nostra regione a partire dal Quattrocento 9, immagini che da popolare divenne ufficiale: si pensi alma in tutto il Paese assume dimensioni ben più ampie culto della Madonna delle Grazie di Faenza , la cuidopo la Controriforma, per limpulso dato dalle effige fu rappresentata su moltissime case della cittàgerarchie ecclesiastiche alla venerazione delle e si diffuse ben oltre i suoi confini.immagini di religiosità popolare in funzioneantiprotestante, con una accentuazione del culto Sbiadita nella cultura ufficiale delletà contemporaneamariano, come vedremo, e una diversificazione a la fede nella capacità taumaturgiche dellinvocazioneseconda dei luoghi, ufficializzando tradizioni di culti religiosa e attenuate molte paure ancestrali grazie allocali con le relative immagini che si diffusero grazie progresso scientifico, non si è tuttavia assistito alalla riproduzione ceramica. cessare della costruzione di edicole , poiché quasi tutti i pilastrini che vediamo attualmente sono di origineDal Cinquecento in poi cè inoltre una fioritura degli otto o novecentesca.Oratori, piccole chiese costruite nelle campagne dalleConfraternite, che sorgono spesso nel luogo dove Sembra pertanto manifestarsi una genericasorgeva precedentemente un tabernacolo con una disposizione d’animo che induce a sacralizzare iimmagine ritenuta miracolosa, collocata poi allinterno luoghi. L’immagine sacra, collocata in un crocicchio,della chiesetta. un bivio, un guado, un crinale, proietta nella topografia del paesaggio naturale e architettonico il luogo diSi sviluppano inoltre dei precisi cliché iconografici per i passaggio tra aree diverse , ed ha valore di presidio,santi: ogni santo è rappresentato con caratteristiche e data dalle implicazioni conflittuali che tali passaggi comportano sul piano simbolico 10 Questo scopo di9 protezione è quel che resta dell’antico significato delle P. GUIDOTTI, Madonne e santi nelle ceramiche devozionali. Una edicole. E’ un senso religioso che nelle campagne, e spia sul mondo di ieri, 1982, cit., cap. I; M. CECCHETTI, Targhe devozionali devozionali dell’Emilia-Romagna, Silvana 10 Editoriale, Milano, 1984, cit., cap. II M.CECCHETTI, Targhe devozionali…, cit.,p.45 10
  10. 10. la ricerca sul territorio ha dato modo di attestarlo, FORME E COLLOCAZIONI 11risulta più vivo di quanto l’apparenza non indichi.Defilate anche visivamente dai mutamenti del vivere Ogni qualvolta troviamo unedicola con un’immaginemoderno, queste edicole risultano spesso invisibili agli sacra, non ci sfugge il dato comune di unaocchi del passante ignaro del loro significato. collocazione su di un limite. E questo limite non è tanto e solo fattuale, quanto psicologico : una svoltaEppure nelle campagne si riscontra un perdurare di che impone una scelta ; un varco che incute paura ;questa religiosità semplice che ancora si esprime una soglia che induce al rispetto. O ancora, lanelle processioni del mese di maggio e nella scansione di uno spazio, che si misurava in ore dicommittenza di targhe devozionali ceramiche. E’ una cammino: la fine di una strada o la metà di essa.forma di religiosità popolare che ha sicuramente in Nellesposizione (edicola è qualcosa di esposto) èlarga parte risentito del progresso e degli implicito un valore di messaggio: ledicola (esconvolgimenti oltre che paesaggistici anche sociali e implicitamente il suo costruttore) dice qualcosa a chidel proprio sentire religioso, ma che non ha tuttavia passa.del tutto perso quelle connotazioni originarie dilegame col proprio vissuto quotidiano, col proprio In questo sta la più intima differenza con limmagineterritorio e con le proprie tradizioni, che questa ricerca votiva allinterno dellarredo domestico . La stessasi propone di esprimere. nicchia votiva sopra la soglia di casa, che pure sembra esprimere in modo così domestico un significato devozionale puro e privato, si colloca su un diaframma fra il dentro e il fuori: un dentro protetto e 11 Sulle specifiche tecniche delle edicole votive, diffusione, fruizione : M.CECCHETTI , Targhe devozionali… ; E. MORIGI, B. VENTURI, Le edicole devozionali…; F. S. CUMAN, La pietà popolare nelle edicole sacre, Padova, Centro Editoriale Cattolico Carroccio, 1994; G.TESEI, Le edicole sacre. Gli artistici simboli di devozione nelle vie della Capitale; Casa Editrice Anthropos, 1988; P. GUIDOTTI, Madonne e santi…; (a cura di) P. GUIDOTTI, G. L. REGGI, A. TARACCHINI, Catalogo della Mostra Ceramiche Devozionali nell’Area Emiliano-Romagnola, Imola, Grafiche Galeati, 1976. 11
  11. 11. sicuro e un fuori imprevedibile e denso di rischi. La arenaria, al centro è scavato lo spazio in profonditàprotezione dalle volontà malefiche prosegue allinterno per accogliere la targa in ceramica, attorno figurazionicon la collocazione di unimmagine sacra, anche qui simboliche o semplicemente decorative formano lacaratteristicamente, al pianerottolo della prima rampa cornice.di scale, come se anche il passaggio al piano di sopra(passaggio un tempo oscuro, illuminabile con una Slegata da un edificio, limmagine doveva esserecandela che poteva spegnersi allimprovviso per lo protetta; doveva esserle data una casa, in forma dispiffero di una finestra colpevolmente mal chiusa) piccola cella.. La forma più semplice e povera diinnescasse antiche paure, razionali (dei ladri) o meno protezione era il tabernacolo ligneo . Artisticamente(dei morti); mentre linsieme delle nicchie esterne certo non significativo, ha invece importanza storicacostituisce una cintura protettiva corale. Anche nel perché rappresenta la forma più antica: la suanostro territorio, basta allontanarsi di poco dal centro presenza nel paesaggio è documentata almeno dalabitato per vedere apparire le antiche nicchie fin dalle Cinquecento, con stampe che illustrano libri liturgici ecase della prima cintura cittadina, quasi a costituire fogli volanti devozionali. La struttura del tabernacolouna seconda cerchia di protezione, al di là delle ligneo di norma consiste in un tempietto costruito convecchie mura scomparse. Si notano ancora, non a poche assicelle di legno: una per il fondo, una per lacaso, nelle case dangolo, o dove una strada a lungo mensola, due per i fianchi e ancora due per ilsviluppo si immette in unaltra ( con significato del tettuccio a spioventi. Ne risulta quella sorta ditutto analogo , in questo caso, al pilastrino), spesso “casetta”, aperta sulla fronte, molto tipica, fissata adnelle case coloniche di maggiore dimensione, perché, un albero o issata su di un palo ai bordi di un campo oquantunque povera, la targa ceramica non era alla allinterno di un orto, o in molte altre, diverse,portata di tutti. Si può dunque ipotizzare che la nicchia sistemazioni. Per costruirla erano sufficienti le abilitàvotiva domestica rappresenti una forma devozionale più elementari esistenti allinterno della famigliadi confine fra il privato e il pubblico. contadina ; una reticella metallica, una latta ritagliata e verniciata potevano servire come protezione dal ventoNon molto presente in pianura, mentre ha una certa e dalla pioggia. La povertà dei materiali e dei mezzidiffusione nell’Appennino tosco-emiliano, è testimonia sullorigine popolare e spontanea non sololesposizione definita “a frontale” . Si tratta di uno del tabernacolo ligneo stesso, ma del tabernacolosviluppo della più semplice forma a nicchia e, come devozionale in genere, di cui quello ligneo è daquest’ultima, trova collocazione nelle parerti esterne considerarsi la situazione originaria che di solito dàdelle stalle, dei fienili e soprattutto delle abitazioni. Di poi vita a successivi, più solidi, insediamenti , esolito il lavoro è ricavato da un blocco monolitico di rappresenta la struttura elementare a cui si 12
  12. 12. richiamano le forme di tutti i tipi di tabernacolo santuari portano dedicazioni mariane che includono ladevozionale, anche quelle più complesse in muratura. dedicazione “arborea” (dell’Olmo, del Faggio,Ne abbiamo reperito, nel lughese, soltanto un dell’Acero, della Quercia, del Piratello, del Melo....) eesempio. ciò fa comprendere come la scelta di un tabernacolo arboreo comporti una particolare convinzione diIl tabernacolo arboreo rappresenta lesposizione di sacralità del luogo o dellimmagine in essaun’immagine sacra in una architettura naturale e primitivamente esposta. Nella ricerca, abbiamostruttura vivente, che richiama immediatamente reperito un piccolo numero di tabernacoli arborei,lalbero sacro di tante religioni , e comunque si ritrova particolarmente suggestivi, specialmente se osservatisui confini , delle proprietà o di spazi territorialmente al sorgere o al calare del sole.significativi. Le cellette rappresentano una forma intermedia fraLalbero confinale, rispetto al legno che regge il pietà privata e struttura di culto . Son piccoli tempiettitabernacolo ligneo, è inamovibile, e garantisce la di modesta altezza, contenenti una piccola camera e“stabilità” dell’esposizione nel tempo. Vengono scelti un altare ; hanno quindi pietra consacrata e sonoquindi alberi perenni , per lo più querce, roveri, olmi, soggette al diritto canonico. Possono rappresentarefrassini; se sono piante utilizzate per sorreggere filari, levoluzione di un precedente tabernacolo per cui lapossono venire potate a fioriera, a nicchia , a devozione popolare ha raggiunto intensità tali dapadiglione. Se si tratta di grandi alberi, limmagine è coinvolgere lautorità ecclesiastica. Quandoposta alla prima biforcazione. Già nei primi tre secoli raggiungono le dimensioni di un edificio ad una navatadopo il Mille era frequentissimo che alberi venissero vengono chiamati oratori.consacrati con la croce, poi con le immagine sacre:stampe, pitture e infine terrecotte. Alla parola pilastrino associamo un piccolo manufatto, la cui altezza è in genere poco maggioreLa dedicazione mariana è sollecitata dal motivo di quella media di una persona, le cui formeiconografico dellalbero di Iesse 12, una figurazione ricordano, in dimensioni ridotte, quelle di uncomposita che risulta dallalbero genealogico di Cristo campanile. E costituito da uno zoccolo che sorreggecon il paleocristiano arbor vitae e che porta alla un fusto a sezione quadrata o rotonda, su cui poggiasommità limmagine della Vergine col Bambino . Molti una cella o un tempietto con una nicchia ( a volte più di una) , coronato da una cuspide , a due o quattro12 H. DELEHAYE, Les légendes hagiographiques, Bruxelles ,1955, spioventi o più raramente emisferica; sulla sommità è cit.p.167 collocata una croce. 13
  13. 13. I materiali sono poveri e dipendono dalla zona; più funzione di allontanamento di forze del male laddovespesso di macigno scolpito sono quelli lungo le vie ledicola veniva collocata sul luogo di un fatto didell’Appennino tosco-emiliano, in muratura di laterizio sangue. Un voto o una grazia ricevuta erano un altroinvece quelli della pianura, con molte eccezioni e non motivo frequente che portava persone devoterari casi di muratura mista. Sembrano ispirati ai allerezione di un pilastrino. Ma un ruolo importantecampanili e come questi evolvono nelle linee e nel che il pilastrino acquisiva era quello di punto digusto, più sinuoso o più squadrato. In quelli del nostro riferimento per segnalare strade e distanze nel mondoterritorio, la tipologia maggiormente frequente è una preindustriale. Nel rintracciare i pilastrini ancoracostruzione a pilastro in mattoni, a fusto quadrato esistenti, molte ricerche concordano nell’osservarne lasormontato da una cella quadrangolare, anchessa collocazione su strade esistenti all’inizio del secolocostruita semplicemente in mattoni o talora più XIX o molto più antiche, 13 in particolare su strade unraffinata. Spesso fra il fusto e la cella cè una cintura in tempo di rilevante importanza per i transiti e oggirilievo; gli spioventi del tetto possono essere scolpiti relegate a un traffico locale e secondario; questi umilioppure sormontati da coppi come la copertura delle manufatti quindi possono dirci molto sullecase. In alcuni casi la modesta cuspide è costruita con modificazioni del territorio.mattoni digradanti, che realizzano un profilo a spigoli.La produzione dei materiali per i pilastrini dovevacoinvolgere le fornaci, che accanto al lavoro serialedella produzione dei laterizi, dovevano riservare unospazio, più specialistico, per pezzi "su misura"necessari ad assemblare un pilastrino, come cornicivariamente modanate, mensole, tempietti, cuspidi. Main molti casi i pilastrini erano costruiti con materiali direcupero, mattoni e coppi ricavati dalla costruzione odemolizione di una casa, come ancora oggi ci vieneraccontato.La dislocazione dei pilastrini nel territorio riflette icriteri che abbiamo già ripetutamente indicato:biforcazioni, incroci, ponti, margini; si possono 13ritrovare in stretta vicinanza di un albero. La funzione A. BOLOGNESI, Tabernacoli e religiosità popolare nel territorio diprotettiva generica delle immagini sacre si univa alla Montale, Comune di Montale, 31 ottobre 2005 14
  14. 14. IL CUORE DEIPILASTRINI:LE TARGHEDEVOZIONALI 15
  15. 15. IL CUORE DEI PILASTRINI: LE TARGHE È stato detto che “la distinzione tra immagine diDEVOZIONALI devozione e immagine di culto è resa dinamicamente possibile dall’intervento della categoria della popolarità” 2, è infatti attraverso il manifestarsi dell’attenzione collettiva cheIntrinsecamente legata alla sacralità dell’edicola un’immagine di culto può divenire popolare evotiva è l’immagine devozionale in essa quindi essere riprodotta e diffusa come oggetto dicontenuta. Generalmente rappresentata da una devozione privata; allo stesso modo è per puratarga o da una scultura a tuttotondo forza popolare che un’immagine della devozioneappositamente realizzata, l’immagine devozionale privata può venire accolta ufficialmente in areaè destinataria delle preghiere dei fedeli e nella ecclesiastica come oggetto di pubblico culto3, dalsua evoluzione storica e artistica è racchiuso il momento che dà vita per sua stessa natura asenso proprio dell’edicola come emblema di manifestazioni rituali non solenni, che peròreligiosità popolare: per questo motivo d’ora in richiamano la partecipazione della collettivitàavanti col termine “edicola sacra” e relativi all’intorno.sinonimi intenderemo indicare la strutturaarchitettonica e l’immagine ad esso connessa. La sua popolarità si esprime nella sostanziale limitatezza di archetipi stilistici: molto di radoCome detto le edicole devozionali vere e proprie infatti, l’immagine sacra della targa è“si distinguono da altre immagini o strutture un’immagine originale, è al contrario prassi delledevozionali di carattere privato, per la volontà di maestranze artigiane ricopiare su ceramica scenedar luogo a un monumento destinato ad una e figure tratte da incisioni a stampa, in cui lafruizione pubblica”, 1 anche qualora questo scelta del soggetto è in gran parte affidata allarappresentasse la commemorazione di un evento committenza. E’ facile notare come normalmenteprivato. questa prediliga immagini tratte dalle devozioniQuesta fruizione pubblica non è sottolineata locali o archetipi iconografici particolarmente noti.esclusivamente dalla loro locazione, ma anchedalla scelta dell’immagine che essi custodiscono. 2 A. VECCHI , Il culto delle immagini nelle stampe popolari, p.39, Firenze 19681 3 E. MORIGI E B. VENTURI (a cura di), Edicole devozionali…Cit.p.17 M. CECCHETTI , Targhe devozionali…cit.p.35 16
  16. 16. Il grande rilievo che la targa ha avuto nel BEATA VERGINE DEL MOLINO DI LUGO 6paesaggio urbano e rurale ovviamente respingel’esclusività di cause prettamente tecniche ,comeil principio di “riproducibilità”, e comporta unariflessione sul “ricorso all’archetipo” comecarattere proprio della prospettiva popolare direligiosità: come ogni altra immagine devozionalela targa si propone infatti non come “strumento” o“metodo di devozione”, ma come semplice“oggetto” o “affermazione radicale di religiosità” 4.Come osserva Maria Cecchetti, 5 la targa nondescrive il processo proprio dell’arte “alta”, in cuil’autore esprime all’interno dell’opera la suaindividuale concezione del mondo, ma viceversaun prodotto artistico che risponde ad un“significato” univoco, precostituito, nei confronti diogni considerazione filosofica e teologica. L’immagine della Madonna del Molino è unaEcco che si rivela quindi particolarmente tavola in gesso conservata nell’omonimointeressante l’analisi degli archetipi che dominano Santuario di Lugo a lei dedicato. La targa hala scena artistica della zona esaminata. origini sconosciute, ma è quasi certo che si tratti di una copia da originale rinascimentale, come attesterebbero alcuni elementi e stilemi tipici della produzione artistica dell’epoca presenti 6 Sulla Beata Vergine del Mulino di Lugo: A. GOLFIERI , La Madonna del Molino protettrice della città di Lugo: sunto storico, Lugo4 A.VECCHI , Il culto delle immagini…cit. p.23 1896; Madonna del Molino: Lugo, (a cura di) DON T.5M.CECCHETTI,Caratteri popolari…cit.p.41 CAVALLINI, G. MAGNANI , Imola, 1993 17
  17. 17. nell’immagine 7. La Vergine è raffigurata a tre duca Ercole d’Este, venuto a conoscenza deiquarti, seduta, con il Bambino poggiato sulle numerosi miracoli, assecondò il desiderio deiginocchia frontalmente, entrambi preziosamente sudditi erigendo una cappella; tuttavia, quando siornati e incorniciati sullo sfondo da festoni floreali. sparse la notizia che questa sarebbe stata costruita sul luogo del prodigio e affidata aiL’origine del culto, risalente alla fine del XV Domenicani, incontrò l’opposizione della suasecolo, ci è nota grazie alla cronaca di Gian stessa gente, in quanto la zona del MolinaccioBattista Bolognesi8, notaio lughese dell’epoca al era ritenuta pericolosa, luogo di delitti e spiritiservizio degli Estensi. Non è da escludere tuttavia maligni. Il popolo insistette per affidare la custodiache il Bolognesi stesso sia stato influenzato nel della sacra immagine ai Frati Minori di Lugo, e unsuo narrare da credenze precedenti. Secondo la sostenitore della causa, Gian Paolo Rondinelli,leggenda, in data 17 maggio 1496, un mercante decise con un atto di forza di trasportarla difaentino di ritorno da Ferrara cadde con il suo persona nella cittadina; ma l’impresa gli fucarro in un canale nella zona del Molinaccio, nei impedita dall’improvvisa ribellione al galoppo delpressi di Lugo, infrangendo un’immagine in gesso proprio cavallo imbizzarrito e dalla contemporaneadi Vergine con Bambino che portava con se’. perdita di vista e udito, effetti miracolosi cheRitenendo impossibile ripararla l’abbandonò sul terminarono altrettanto fulmineamente una voltaluogo dell’incidente, ma alcuni giovani pastorelli desistito dal suo intento. Il 27 aprile 1497una volta trovatala ne rimisero insieme i pezzi, e l’immagine venne così affidata alla nuova chiesala riposero in un tabernacolo ligneo di Santa Maria Nuova ,custodita dai Domenicani,appositamente costruito. L’immagine, tornata a che vi edificarono vicino un piccolo convento.nuova vita, improvvisamente cominciò a Venne poi incoronata nel 1856 da papa Pio IX,risplendere di una luce tanto intensa da mentre nel 1939 iniziarono i lavori per la nuovacostringere i giovani alla fuga, attirando chiesa, terminata nel 1943.immediatamente le attenzioni dei devoti dei paesilimitrofi, che vi attribuirono poteri miracolosi. Il7 B. VENTURI , Edicole e immagini devozionali tra realtà storia etradizione in Edicole votive…(a cura di) MORIGI E VENTURI cit.,p. 438 Cfr. A. GOLFIERI, in La Madonna del Molino protettrice…cit.,pp.181-187 18
  18. 18. MADONNA DEL FUOCO DI FORLì 9 secoli: ancora oggi l’immagine è conservata nel duomo cittadino. La Madonna del Fuoco di Forlì è una xilografia impressa su carta tra la fine del XIV e gli inizi del XV, la più antica che si conosca in Italia 11. Secondo Sergio Fabbri 12 la sua nascita va attribuita per affinità stilistica al maestro Michele di Matteo, attivo a Bologna tra 1410 e 1469, oltre che a Venezia e Siena. La composizione ricalca lo schema del polittico gotico, con al centro la Vergine che tiene in braccio il Bambino sul proprio fianco destro, mentre intorno, all’interno di scomparti delimitati da colonne tortili, sono rappresentate scene tratte dal Vangelo (l’Annunciazione e la Crocifissione), coppie diSecondo quanto narrato da Giovanni di Mastro Santi e Martiri, gli Apostoli, Santa Dorotea e forsePedrino nella sua Cronica, 10 nella notte tra il 4 e la Vegine. Al centro la Madonna, coronata, ha alleil 5 febbraio 1428, a Forlì, un incendio proprie spalle il sole e la luna antropomorfizzati.distrusse una scuola lasciando intatti solo i muri eun’immagine in carta della Madonna. Questa, Sovente si assiste ad una commistioneritenuta miracolosa, fu trasportata in cattedrale la iconografica tra la Madonna del Fuoco di Forlì edomenica seguente. Il 20 ottobre 1636 venne l’omonima Madonna di Faenza.inaugurata, per la Madonna del Fuoco, unagrande cappella; divenuta poi patrona della città edella diocesi di Forlì, fu oggetto di culto edevozione per molti9 Sulla Madonna del Fuoco di Forlì: S.FABBRI, La Madonna delFuoco di Forlì fra storia, arte e devozione, Cesena, 200310 S. FABBRI, La Madonna del fuoco di Forlì,. p.15 nota 1: GIOVANNI 11 B. VENTURI, Edicole e immagini…cit.,p.38DI MASTRO PEDRINO, Cronica, I (1411-1436), II (1437-1464) 12 S. FABBRI, La Madonna del Fuoco…cit.,pp.13-50 19
  19. 19. MADONNA DEL FUOCO DI FAENZA13 distrutto: tutto tranne l’immagine sacra. La targa divenne immediatamente oggetto di devozione e le si attribuirono guarigioni miracolose, venne eretto un altare sul posto e la devozione della Madonna del Fuoco venne ufficializzata. Nel 1570 si costruì una chiesa per ospitare i molti fedeli che giungevano in pellegrinaggio, chiesa oggi scomparsa. Dal 1609 la festa liturgica della Madonna del Fuoco di Faenza si celebra il 2 agosto. L’immagine è stata spostata dal monastero di Santa Cecilia a quello di Santa Caterina a seguito della soppressione Napoleonica del primo nel 1798; quindi collocata nella sua odierna casa, la chiesa di San Domenico, nel 1811. Iconograficamente l’immagine originaria raffiguraIl 2 agosto 1567, in una casetta dell’oggi vicolo la Vergine con una stella sulla spalla sinistra, ilUbaldini, nei pressi del monastero domenicano di Bambino alla propria destra con in mano un globoSanta Cecilia, un incendio generato da una sormontato da croce. È un dipinto probabilmentecandela si espanse nella casa vicina. Nella risalente al XV-XVI secolo, di stilestanza dimorava una vedova, la quale conservava bizantineggiante, forse quindi di provenienzaun’immagine della Madonna con Bambino dipinta ravennate.su legno appesa alla parete. L’incendio divampò E’ interessante sottolineare come l’essenzatutta la notte, prima di essere spento l’indomani. miracolosa della Madonna del Fuoco venisseNon fece vittime, ma tutto andò completamente confermata dalla Chiesa con particolare celerità rispetto alle tendenze del periodo storico, in cui si13 Sulla Madonna del fuoco di Faenza: A. DOLCINI , I sacri fuochi di assiste ad una maggior regolamentazione daForlì e Faenza, Faenza, 1997; I sacri fuochi di Forlì e Faenza: arteper la fede: immagini sacre antiche e moderne, Forlì, 1998. parte del governo ecclesiastico in tema di nuove 20
  20. 20. santità e devozioni. Sul fatto forse pesano anche BEATA VERGINE DELLE GRAZIE DIle circostanze storiche: a Faenza era attivo un FAENZA15vivace movimento riformatore e antiecclesiastico(e come tale contrario alla sacralizzazione delleimmagini), abbastanza compatto da sfuggirealmeno parzialmente al giogo dell’inquisizione. Ilmiracolo venne quindi sfruttato per un definitivoregolamento di conti con i riformatori faentini :daun lato da parte delle autorità ecclesiastichecattoliche cittadine; dall’altro da parte delle masseper isolare, subordinandolo al clero, quello cheera il gruppo dirigente cittadino. 14 A Faenza il culto per la Beata Vergine delle Grazie risale ai primi del XV secolo. La Cronica Conventus Sancti Andreae de Faventia composta nel convento dei Domenicani verso la fine del XV secolo 16, riporta la leggenda della sua origine: nel 1412 , mentre la peste sconvolgeva la città, una matrona di nome Giovanna raccontò di 15 Sulla Beata Vergine delle Grazie di Faenza: A. SAVIOLI , L’immagine della Beata Vergine delle Grazie di Faenza e le sue14 S. BOESCH GAJANO E L. SEBASTIANI (a cura di), Madonne di città e derivazioni , Firenze 1962; La Madonna delle Grazie di Faenza:Madonne di campagna. Per un’inchiesta sulle dinamiche del notizie storiche, a cura dell’Arciconfraternita della Beata Verginesacro nell’Italia post-tridentina, in Culto dei santi. Istituzioni e delle Grazie, Faenza, 2000 16classi sociali in età preindustriale, L’Aquila, Japadre, 1984, pp. F. LANZONI , La Cronaca del Convento di Sant’Andrea di Faenza,615-647 Città di Castello 1911 21
  21. 21. aver visto la Madonna che , con le braccia aperte quale cercavano riparo i fedeli. 18 Alla Madonnae stringendo tre frecce spezzate per mano, le delle Grazie in questa sua nuova veste vennedisse che la collera divina si sarebbe ugualmente consacrato un altare nella chiesa Di S.Andrea inspezzata se il vescovo avesse indetto un digiuno Vineis (l’attuale San Domenico) il 12 maggiouniversale ed una processione penitenziale per 1420, e da qui il culto ha avviato la sua diffusione.tre giorni consecutivi. La visione della donna Molte volte ancora la città di Faenza si è rivoltavenne ascoltata e l’impegno immediatamente alla Vergine delle Grazie. Dopo il 1630 , quandoassolto, liberando la città dal terribile morbo. la città si salvò dalla peste, la Madonna venneAl termine della pestilenza fu dipinta un’immagine incoronata, proclamata patrona e protettrice delladella Madonna su un muro della chiesa di città, di cui le furono offerte le chiavi in unaSant’Andrea, come voto per la liberazione dalla solenne cerimonia avvenuta il 18 maggio 1631.calamità. L’affresco, di mano ignota ma Ancora, in occasione del terribile terremoto cheapparentemente dipinto da maestro di cultura colpì Faenza nel 1781, in cui vi furono gravissimitardogotica veneta, venne poi staccato dal muro e danni ma non vittime, il Magistrato fece voto allatrasportato in cattedrale, e probabilmente proprio Madonna che per cinquant’anni, nell’anniversarioin quell’occasione andarono perse la metà del terremoto (4 aprile), si sarebbe celebrata unainferiore del corpo e gran parte delle braccia, festa in suo onore (festa che si celebra ancorsenza che tuttavia questo possa far dubitare oggi, in aggiunta alla festa omonima delladell’iconografia tipica con sei frecce, in quanto seconda domenica di maggio). A seguitoampiamente attestata sin dal XVI secolo. 17 dell’epidemia di colera che andava diffondendosi per l’Italia, nel 1836 una seduta consiliare deciseAll’epoca, l’immagine della Madonna protettrice, di esporre grandi rilievi in terracotta raffiguranti laraffigurata secondo questa tipologia, era molto Vergine sulle mura cittadine. L’immagine,comune: veniva chiamata Madonna della riprodotta in sei copie e murata l’anno seguenteMisericordia e la caratteristica che la nelle porte della città, fu realizzata da Doncontraddistingueva erano le frecce dell’ira divina Valenti, e presenta al centro un ovale raffiguranteche si spezzavano contro la sua veste, sotto alla l’apparizione della Madonna a Giovanna, sullo17 18 Ivi p.16 nota 5 B. VENTURI, Edicole e immagini, cit., p. 39 22
  22. 22. sfondo una torre merlata del ponte romano oggi BEATA VERGINE DEL PIRATELLO DI IMOLA20non più presente, e agli angoli quattro medaglionicon mezzobusto dei santi patroni faentini: Savino,Pier Damiano, Emiliano e Terenzio. 19L’immagine è ancor oggi una delle più diffuse,tuttavia ci si imbatte spesso in una Madonna delleGrazie, il cui attributo fondamentale rimangono lesei frecce spezzate, rappresentatasemplicemente a mezzobusto, o sorretta da unanuvola.E’ stata proclamata il 25 marzo 1931, inoccasione del III centenario della primaincoronazione, “Patrona Principale della città edella Diocesi”, titolo confermatole da Papa Pio XIche la volle nuovamente incoronata a suo nome. Principale fonte per la genesi di questo culto sonoL’antica immagine, riportata su tavola nel 1948, è le Cronache Forlivesi di Andrea Bernardi 21,oggi venerata nella cattedrale della città. secondo cui il 27 marzo 1489 un’immagine della Madonna, dipinta dentro la nicchia di un pilastro costruito vicino ad un pero sulla via Emilia, avrebbe parlato ad un pellegrino di passaggio, il cremonese Stefano Mangelli, svelando il desiderio di essere onorata in quel luogo. 20 Sulla Beata Vergine del Piratello di Imola: P. BEDESCHI, L’origine del culto della Madonna del Piratello e le sue oscurità: note critiche, Bologna 1965; B. VENTURI, Edicole ed immagini…cit.,pp.46-47 21 Andrea Bernardi, Cronche Forlivesi dal 1476 al 1517, pubblicare ora per la prima volta di su l’autografo, a cura di19 Ibid. G.Mazzantini , Bologna , 1895-1897 23
  23. 23. Comandato quindi al pellegrino di diffondere tra le marzo 1483. Il pilastrino sarebbe stato quindi genti la sua volontà, lo indirizzò ad Imola, costruito successivamente sul luogo della visione, riempiendogli le braccia di rose di bellezza mai ad ospitare un’immagine più pregevole e non vista e rare in quella stagione, perché non deperibile. Questo affresco è tutt’ora conservato dubitassero della sua visione. Dopo che il nel Santuario del Piratello di Imola ed il suo Mangelli ebbe parlato col Governatore, una modello ha trovato larghissima diffusione nelle processione si recò al pilastrino, e molti prodigi si zone attorno alla città. verificarono, generando il culto per la Madonna del Piratello. Esistono tuttavia diverse lacune nella storia dell’origine di questa leggenda, a partire dallo stesso nome, rinvenuto in più versioni nei documenti antichi: Peradello, Peradelle, Pyradello, Paradello, Paratello, Pradello, Pratello, Pradel (dialettale). E’ però probabile che esso derivi da “Peradello”, il nome di un fondo esistente nella stessa località già molto tempo prima del racconto del Mangelli. 22 Anche la datazione è incerta, difatti alcuni cronisti di pochi anni successivi al Bernardi parlano di un’immagine di carta collocata sul pero precedentemente a quella che parlò al Mangelli dal pilastrino. Sulla base delle sue ricercheBedeschi ritiene di doversi riferire a questa primaimmagine, anticipando la data del miracolo al 27 22 P. BEDESCHI, L’origine del culto della Madonna del Piratello e le sue oscurità: note critiche, Bologna, 1965 24
  24. 24. MADONNA DEL BOSCO DI ALFONSINE 23 quellIddio, il quale è larbitro sì della vita, che della morte dognuno, che una di quelle piante che si tagliavano, investita nello stesso tempo da più gagliardi colpi venne a cadere come allimprovviso con tutto il corpo et un suo grosso ramo percosse così malam[en]te, in testa un povero contadino che con un altro compagno saffaticava con la scure alla piè dun albero vicino per atterrarlo che vi rimase morto sotto miseram[en]te. Chiamavasi egli Domenico poco in testa...”24 Così esordisce nelle primissime pagine il “manoscritto Fiori”, documento oggi perduto di cui si conserva copia in due esemplari alla Biblioteca Classense di Ravenna , a cui dobbiamo le notizie sulla genesi della venerazione alla Madonna del Bosco, mentre la data la morte del bracciante, 10 aprile 1714, ci giunge dal registro dei morti della chiesa arcipretale di Alfonsine. La nascita del culto si lega dunque ad un evento luttuoso: durante la potatura nella tenuta “LaSi tratta, come per la B.V. Del Molino, di un caso di Raspona” di Alfonsine di proprietà dei Marchesidevozione popolare locale che è diventata oggetto di Spreti, il contadino Domenico Pochintesta perse laculto ufficiale. “Verso la fine di marzo dellanno 1714 si vita a causa della caduta di un grosso ramo. Come dafaceva taglio di pia[n]te per commando, e servizio de usanza in questi casi, per allontanare la disgrazia eSig.ri Spreti nel bosco di una sua tenuta, detta la commemorare il defunto, venne collocata su un alberoRaspona [...]. Accadde dunq[ue] per disposizione di attiguo al luogo dell’incidente un’immagine sacra, su23 iniziativa del fattore dei marchesi, Matteo Camerani, Sulla Madonna del Bosco di Alfonsine: MARIA ELISABETTAANCARANI ,Per Grazia Ricevuta, Ed. Il Girasole maggio 2001; A. 24SAVIOLI, Catalogo degli ex-voto di Madonna del Bosco, in Studi AGOSTINO ROMANO FIORI ,Origine e progresso della devozione eRomagnoli, XIX (1968) pp.253-257; Il Sacro, Le Opere e i giorni: concorso alla Immagine della B.V. del Bosco alle Alfonsine,per una storia della devozione popolare nei dipinti votivi della cosiddetto “Manoscritto Fiori”, 1715, cit. in M. ANCARANI, PerMadonna del Bosco, Alfonsine, 1983 Grazia Ricevuta…”p.17 25
  25. 25. che donò una maiolica di sua proprietà raffigurante la costruirono a venerazione dellimmagine un altareVergine col Bambino : “un quadretto di maiolica in artigianale e due strutture che raccoglievano “voti,bassorilievo con doppia cornice ottagonale; la Vergine tavolette, archibugi, pistole spezzate, grucce, vezzi divi era figurata seduta col Bambino in braccio, coralli, anella, ed altri ornamenti femminili. Né aappena coperto da una benda a lombi, e la madre con decorare il quadretto mancarono appresso bei doni,manto arabescato a fiori e coronata siccome il fra quali un cristallo da ricoprirlo che mandava la pietàBambino” 25. Questa immagine col Bambino della contessa Samaritani ravignana” 27.semisdraiato corrisponde ad un archetipo diffusissimo,in molteplici varianti, che origina dal modello Ben presto cominciarono le controversie per ilrinascimentale di un anonimo scultore lombardo 26. possesso dell’immagine. La prima, fra la famiglia Spreti, proprietaria del fondo, e la Diocesi di Faenza, siIl luogo era molto frequentato poiché da lì partiva “il risolse in modo “miracoloso”. Infatti, nel luglioPassetto”, il traghetto per attraversare il Po di 1715 il Vescovo di Cervia Mons. Camillo Spreti, siPrimaro, ora Reno, e in breve si diffuse la convinzione fece consegnare le offerte , comunicando al cardinaledelle virtù dellimmagine. Nell’estate del 1714 , Piazza lintenzione di dedicare alla Madonna unaAntonia Battaglia, di Piangipane, malata ed inabile , chiesa. Limmagine fu richiesta dal Vicario generale dichiese aiuto alla Vergine , ottenendo la guarigione; Faenza, Mons. Picarelli, tramite larciprete diallo stesso modo guarì l’anno seguente una giovane Fusignano e provicario di Alfonsine Don Francescoalfonsinese. Camerani fu convinto a ricollocare Maria Rocchi. Quando il 16 agosto don Rocchi sil’immagine, dallalbero su cui era stata presentò per portare con sé limmagine a Faenza,provvisoriamente installata, sull’albero originario, tentò invano di staccarla dall’albero natio. Molta gentespoglio e pericolante: alla collocazione della sacra si era radunata all’intorno, e il fatto fu tramandatoeffigie questo immediatamente tornò a nuova vita. come nuovo miracolo ed indiscutibile segno dellaUna terza guarigione “miracolosa” si verificò nel volontà divina. Viste le ulteriori controversie sorte fra laLuglio 1715 per la malattia del figlio del notaio famiglia Calcagnini, forte del giuspatronato sulla chiesaravennate Andrea Baldassarre Bonanzi , che si parrocchiale alfonsinese, e gli Spreti, la questione fuaffrettò ad “autenticare” la grazia. Si creò una grande presentata a Roma, su richiesta di don Tosini parrocoaffluenza di fedeli, che di Alfonsine. La Sacra Congregazione dei Vescovi e dei Regolari di Roma il 17 giugno 1717 sentenziò che25 G. F. RAMBELLI, Notizie Historiche della Beata Vergine del Boscoche si venera tre miglia lontano da Alfonsine, Imola 1834, cit. in 27ANTONIO SAVIOLI, L’immagine della madonna del bosco e la sua G.F. RAMBELLI, Notizie Historiche…,cit.,p.7, cit., in M. ANCARANI,tradizione iconografica, in Il sacro, le opere e i giorni…cit.,p.11 Per grazia ricevuta…cit.,p.2126 Cfr. M.CECCHETTI, www.ceramichedevozionali.it 26
  26. 26. la sacra immagine rimanesse dovera, e che con le MADONNA DEL MONTICINO DIofferte raccolte ,oltre al contributo dei marchesi Spreti, BRISIGHELLA28le si erigesse una chiesa decorosa.I lavori per la chiesa iniziarono nel 1717 e terminarononel 1721. Il culto fu ampio per tutto il secolo ma siaffievolì dal 1830 , per l’abbandono da parte deicappellani della residenza presso il santuario,devastata dall’umidità ,e per il decadimento dellafamiglia Spreti. Il santuario fu preda di svariati furti, inaggiunta allo spoglio già subito dalle truppenapoleoniche. Si salvarono tuttavia numerosi ex-voto,tuttora conservati e visibili nella chiesa attuale. Dallafine dell’Ottocento in avanti, con il mutato climaculturale e l’abbandono del “Passo” per la costruzionedi un ponte, il santuario decadde ulteriormente e nel1910 venne ceduto dagli Spreti alla diocesi diFaenza. In piena prima guerra mondiale gli alfonsinesidecisero di costruire un nuovo tempio, approfittando diun indennizzo dovuto alla demolizione dell’originarioper l’ampliamento dell’argine del fiume. La nuovachiesa, edificata nel 1929, andò distrutta daibombardamenti del ’44. Ricostruita nel 1952 , al suo Il culto nasce da un’edicola posta su una stradainterno conserva ancora l’immagine originaria, d’ingresso delle mura di Brisighella nel XVII, l’oggidanneggiata ma nel complesso scampata ai scomparsa Porta Bonfante. La targa di Madonnabombardamenti, grazie al parroco dell’epoca ,che la con Bambino che racchiudeva , vantava poterinascose in un rifugio sotterraneo al di sotto della miracolosi, generando l’attenzione degli abitanti.Canonica, questa invece andata completamente Per questo motivo l’8 settembre 1662, giornodistrutta. 28 Sulla Madonna del Monticino di Brisighella: P. ALPI, L. MALPEZZI, Il santuario del Monticino in Brisighella. Cenni storici- preghiere, Faenza 1996; A. POMPIGNOLI, La Madonna del Monticino, Imola, 1996; B. VENTURI, Edicole e immagini...cit.,pp.44-45 27
  27. 27. dell’anno in cui tuttora se ne celebra la festività, MADONNA DEI SETTE DOLORI 30venne ricollocata in un piccolissimo oratorioappositamente costruito nelle vicinanze. Il colle ,chiamato fino a quel momento “Cozzolo” o“Calvario” fu ribattezzato “il Monticino”. Nel 1759al posto della piccola cappella venne inauguratoun vero e proprio santuario, e quivi l’immagine fusolennemente incoronata.La tipologia d’immagine, una Madonna amezzobusto che con la destra tiene in piedi ilBambino mentre con la sinistra lo abbraccia, ètutt’ora molto diffusa in ambito emiliano-romagnolo, e se ne conoscono numerose variantisempre sullo stesso modello, ma con nomidifferenti: Madonna del Conforto nella Chiesa deiCappuccini a Imola ; Madonna dellaConsolazione a Rocca delle Caminate a Forlì;Madonna delle Grazie a Tredozio; Madonna dellaProvvidenza o “Marconcina” a Imola, B.Vergine Si tratta in questo caso di una devozione diAuxilium Cristianorum a Castel d’Aiano; Beata diffusione mondiale molto seguita anche inVergine della Salute a Solarolo; Beata Vergine Romagna, la cui rappresentazione mostra Ladel Soccorso a Bagnara di Romagna, e infine Vergine Maria in atteggiamento afflitto, con ilBeata Vergine di Sulo a Filetto. 29 cuore esposto sul petto, da cui si irradiano sette spade. 30 Sulla Madonna dei Sette Dolori (Addolorata): G.D. GORDINI, La festa dell’addolorata nella storia, in Ross zetar d’Rumagna, 1969;29 B. VENTURI, Edicole e immagini…cit.,p.45 B. VENTURI , Edicole e immagini…cit.,p.50 28
  28. 28. In epoca medievale, poiché erano state fissate a VERGINE IMMACOLATA33sette le gioie, si decise di adottare il medesimonumero, in ambito cristiano già denso disignificato, anche per la venerazione dei dolori diMaria, corrispondenti alla profezia di Simeone 31sul destino della Madre di Dio: fuga in Egitto;smarrimento di Gesù dodicenne nel Tempio;cattura di Gesù; flagellazione e coronazione dispine; crocifissione; morte e trafittura del costato;deposizione dalla croce e sepoltura. 32 La patria del culto è l’Olanda, dove un sacerdote,Giovanni de Counderberghe, istituì questa piapratica nel 1491 fondando un santuario. Alla suadiffusione contribuì l’Ordine dei Servi di Maria ,un cui convento si trovava anche , probabilmentedalla fine del XV secolo, a Russi, poco distanteda Lugo, dove la festa dell’Ordine Servita si ètramutato nell’odierna festa cittadina, celebrata la Esistono diverse varianti iconograficheterza domenica di settembre. dell’Immacolata, riconducibili a culti differenti. Tra le più diffuse, quelle dell’Immacolata Concezione, 33 Sulla Vergine Immacolata e sue derivazioni iconografiche : R. LAURENTIN, Maria, chiave del mistero cristiano: la più vicina agli uomini perché la più vicina a Dio, Cinisello Balsamo 1996; Breve storia della Beata Vergine Immacolata di Lourdes: con lode e litanie proprie, Vercelli 1889; Storia di Nostra Signora di Lourdes, narrata ai suoi devoti, Firenze 1890; R. LAURENTIN, Lourdes.Cronaca di un mistero, Milano 1996; P. GUIDA, Caterina Laboure e le31 “E anche a te una spada trafiggerà l’anima” Luca, 2, 34-35 apparizioni della Vergine alla Rue du Bac: per una rilettura del32 E. CAMPANA, Maria nel culto cattolico, I, Torino-Roma, 1933, messaggio della Medaglia Miracolosa, Cinisello Balsamo, 1997.pp.328-329. 29
  29. 29. della Madonna della Medaglia Miracolosa e della preghiera, così come la vide vestita Bernadette, eVergine di Lourdes, spesso difficilmente la sua diffusione iconografica si accompagna adistinguibili l’una dall’altra a causa delle quella del culto, indubbiamente tra i più sentiti acontaminazioni reciproche, tutti riconducibili al livello popolare. Sicuramente più riconoscibile laculto dell’Immacolata. Madonna della Medaglia Miracolosa, che stando alla leggenda il 27 novembre 1830 apparve aFu il pittore spagnolo Francisco Pacheco del Rio Santa Caterina Laboure nella Cappella di Rue dua codificare nel Seicento gli attributi iconografici Bac, a Parigi, e le diede il compito di far coniaredell’Immacolata, precedentemente rappresentata una medaglia che indossata avrebbe elargito alnell’atto di calpestare il serpente dell’Eden: la portatore grandi grazie. La medaglia presenta daVergine Immacolata è una giovinetta vestita di un lato l’immagine della Madonna con il capobianco, coperta da un manto azzurro e con la vita circondato da dodici stelle, le braccia apertecinta da un cordone francescano a tre nodi, le verso il basso e i palmi, da cui escono fasci dimani sul petto o giunte in preghiera, il capo cinto luce, rivolti al riguardante. Il serpente è ai piedida una corona di dodici stelle e sotto i piedi la della Vergine mentre sul bordo della medaglia èfalce lunare con le punte rivolte verso il basso , riportata questa invocazione: ‘ O Maria concepitasimbolo di castità.34 Oggigiorno si assiste ad un senza peccato, pregate per noi che ricorriamo aprevalere della versione iconografica di Lourdes, Voi”. Sul retro, circondato da dodici stelle, sonoestrapolata dalle descrizione di Santa Bernadette impresse la lettera M sormontata da una croce eSoubirous. Come è noto, nel 1858 (11 febbraio – due cuori, uno circondato di spine e l’altro trafitto16 luglio ) la Vergine apparve ripetutamente a da una spada. Come detto, spesso si assiste adBernadette in una grotta, a Lourdes, con queste una commistione tra le tre figure, benchésembianze: “ una veste bianca chiusa da un l’immagine più diffusa rimanga quella di Lourdes,nastro azzurro, un velo bianco sulla testa e una nei casi più eclatanti raffigurata all’interno di unarosa gialla su ogni piede…un rosario in mano” 35. struttura architettonica che riprende la grotta dellaViene rappresentata con le mani giunte in visione.34 J. HALL, Dizionario dei soggetti e dei simboli dell’arte,Longanesi, 200735 R. LAURENTIN, Lourdes. Cronaca, cit., p.78 30
  30. 30. MADONNA DEL BUON CONSIGLIO 36 La devozione per questa Vergine risale almeno al 1356 e si è sviluppata a partire dal Santuario di Genazzano a Roma, eretto su unantica chiesa del X secolo. Nel 1630 papa Urbano VIII sostenne che limmagine era venuta da paesi lontani e nel 1730 si precisò la provenienza da Scutari, trasportata dagli angeli con al seguito i due pellegrini Giorgi e De Sclavis. Questa leggenda è nota presso gli albanesi che invocano questa madonna col titolo di Signora dAlbania. Il culto si è particolarmente diffuso in area fiorentina, da cui si è propagato fino allEmilia Romagna attraverso la circolazione di stampe; è piuttosto frequente sullAppennino. Limmagine della Madonna del Buon Consigliorappresenta la Madonna con il Bambino alla suasinistra che abbracciandola le cinge il collo col bracciodestro; entrambi sono sovrastati da unampia aureola.Deriva da un affresco di autore ignoto, secondo alcuniappartenente allarte romana del XIII secolo, secondoaltri opera tardo bizantina con influssi di scuolaveneta.36 Sulla Madonna del Buon Consiglio: G..MALIZIA, Il Santuario delBuon Consiglio a Genazzano, in A. RAVAIOLI ( a cura di ) Santuaricristiani del Lazio, Roma 1991, pp 319-329; R. ARULI, Immaginidevozionali a Budrio, in Le tracce del sacro, pp.88-90 31
  31. 31. MADONNA DEL CARMINE O DEL CARMELO MADONNA DEL ROSARIO 37 Nelliconografia originale è rappresentata seduta,Culto legato ai Carmelitani, ordine mendicante, sorretta da una nuvola e circondata di rose, con ilrappresentato dallo scapolare, dono della Vergine Bambino in braccio alla propria sinistra e un rosarioallordine stesso, in una apparizione nel 1251. nella mano destra. Spesso è accompagnata da sanIconograficamente è rappresentata in piedi col Domenico e santa Caterina da Siena., una delle piuBambino in braccio, entrambi incoronati e con lo importanti patrone dellOrdine Domenicano, a cui ilscapolare in mano. culto del rosario è intimamente legato. La caratterizzazione data dalloggetto ( lo scapolare, il rosario) fa sì che qualsiasi effige della Madonna possa definirsi Madonna del Carmine o del Rosario . Nelle 37 Sulla Madonna del Rosario: E.MORIGI , B.VENTURI, Edicole devozionali.., cit, p. 37 e pag.47. 32
  32. 32. targhe che si rinvengono nelle edicole è sufficiente regge un libro, con laltra sostiene il Bambino che, inlaggiunta pittorica di uno di questi oggetti per piedi, si protende in un abbraccio. Il modello , insuggerire la dedicazione. diversi tipi iconografici, ha avuto larga diffusione nel Seicento: analoga ad esempio è liconografia della Madonna del Rio. Le varianti sono molte e dal XVIII secolo spesso entrambe le figure sono BEATA VERGINE DELL’ARGININO 38 incoronate. Per lo “slancio gotico” del Bambino, si vorrebbe vedervi una derivazione quattrocentesca 39, ma non si hanno notizie sicure sul prototipo. Liconografia ha forti analogie con una Madonna col Bambino in alabastro di Diego de Siloe, cinquecentesca, conservata al Victoria Albert Museum di Londra. L’immagine originaria del Santuario dellArginino è stata arricchita da due corone d’oro, donate come ex- voto dalla comunità voltanese, con possibile maggior contributo di una famiglia, per la protezione durante la seconda guerra mondiale; di tale promessa alla Vergine vi è traccia in un diario dellallora parroco Don Proni conservato nella parrocchia di Voltana. Il Santuario dell’Arginino fu costruito in sei anni su unQuesta immagine è venerata nel Santuario terreno di proprietà dei conti Emaldi, col contributo deldell’Arginino nei pressi di Voltana, dedicato alla conte capitano Marco e col concorso dei fedeli, eMadonna della Consolazione. La Vergine è aperta il 2 novembre 1727. Il santuario è consacratorappresentata a mezza figura; con la mano sinistra alla Madonna della Consolazione, come attesta una tavola lignea commemorativa ancora conservatavi, e38 Sulla Beata Vergine dell’Arginino: deve il suo nome al podere “Arginino” su cui sorse lawww.ceramichedevozionali.com a cura di MARIA CECCHETTI; chiesa, dal latino agger, argine, con evidenteANTONIO SAVIOLI, Limmagine della Madonna dellArginino diVoltana, in 250° Anniversario della Chiesa dellArginino 1727 - riferimento alle antiche bonifiche del territorio. Tutta la1977, n. unico; IVO TAMPIERI, Stradario forse di Lugo, Tipolitografia zona sud del territorio lughese infatti origina daCortesi di W.Berti, Lugo 2000, cit.pp.126-127 39 M. CECCHETTI, Targhe devozionali.., cit., p.60 33
  33. 33. depositi alluvionali dei fiumi Senio e Santerno BEATA VERGINE DI SAN LUCA DInellantica palude selvosa, costellata da alture su cui BOLOGNA40sorsero le prime pievi, navigabile con barche a fondopiatto; le bonifiche e le deviazioni dei corsi dei fiumi(in particolare del Santerno, deviato più volte, lultimanel 1783) nellarco di quattro secoli hanno dato alterritorio lassetto attuale. Il mancato sviluppo delterritorio circostante fece sì che il Santuario restasseisolato nella campagna. Nel dopoguerra per iniziativadel parroco Don Pier Ugo Poggi il Santuario furestaurato, con inaugurazione nel 1957, e fuadempiuta la promessa con la collocazione delle duecorone auree. La B.V. dellArginino viene celebratacon una festa di alcuni giorni che si conclude il 15 diagosto, giorno dellAssunzione. L’immagine della Madonna di San Luca di Bologna è un dipinto in tela su legno, raffigurante una Vergine con il Bambino in braccio, 40 Sulla Beata Vergine di San Luca: M. FANTI, La madonna di san luca nella leggenda e nella tradizione bolognese, Il Carrobbio, 1977; M. CECCHETTI, Targhe devozionali…,cit.,p.219; M. BACCI, Il pennello dell’evangelista: storia delle immagini sacre attribuite a San Luca, Pisa 1998; G.L. MASETTI- ZANNINI, La Madonna di San Luca; un santuario e una comunità, in Santuari locali e religiosità popolare nelle diocesi di “Ravennatensia”, cit. pp. 205-217. 34
  34. 34. appartenente al tipo della Odighitria (colei che scritto da Graziolo Accarisi 42in cui si riportanoindica la via), in cui la Vergine con la mano destra tradizioni orali sul culto, già da tempo radicato. Laindica nel Bambino la via da seguire ai propri divina immagine, dipinta da San Luca, sarebbefedeli. La tipologia è detta di “San Luca” ed stata conservata precedentemente in Santa Sofiaidentificata come tale a Bologna dalla metà del a Costantinopoli e portava con se’ un’epigrafeXVI secolo, in quanto, secondo, una tradizione che ne richiedeva la collocazione in una chiesacristiana risalente al VI secolo, l’evangelista dedicata all’evangelista sul Monte della Guardia.Luca, patrono dei pittori, ne realizzò di sua mano Un pellegrino chiese ed ottenne permesso diuna in questa posa. Alcune radiografie hanno prendere l’immagine e cercare il Monte; giunto arecentemente scoperto che l’immagine Roma incontrò il nobile bolognese Pascipoveroconservata nell’omonimo santuario Bolognese dei Pascipoveri che lo indirizzò al Colle dellanon è in realtà la prima, ma si sovrappone ad un Guardia nei pressi di Bologna, dove l’immagine fumodello bizantino appartenente allo stile accolta. Il Santuario a lei dedicato fu fondato nelmetropolitano (fine IX-X secolo). La redazione XII secolo da una giovane devota di nomeattuale si collocherebbe invece tra XII e XIII Angelica che si era ritirata a vita eremitica sulsecolo , e sembra ascrivibile a mano occidentale, colle e vi aveva fatto edificare una piccola chiesa.forse italiana, probabilmente influenzata dalle La comunità del colle si trasformò in monastica,Madonne bizantineggianti dette “Madonne dei mentre il culto rimase limitato sino al 1433,Crociati”. Non si conosce l’anno in cui fu portata a quando , nel timore di una carestia, ilBologna, forse in occasione dei pellegrinaggi o giureconsulto citato Graziolo Accarisi propose aldelle crociate a cui certamente i bolognesi Consiglio degli Anziani di recare in processioneparteciparono; tuttavia quella che era solo una solenne l’immagine, imitando quanto fatto daitradizione, l’origine orientale della Madonna, fiorentini con una loro “Madonna di San Luca”. Il 4sembrerebbe ora confermata dalle scoperte luglio i confratelli di Santa Maria della Morte siscientifiche. 41 Il documento più antico di cui siamoin possesso risale soltanto al 1459 ed è un codice 42 G. ACCARISI, Historicus contextus trium Bononiensis Civitatis gloriarum hoc est templi D.Marie Virginis de Monte divinitus constructi, Imaginis eiusdem Deiparae quam D.pinxit Lucas miraculose acquisitae, Vexillique Aureae flammae dono regio41 B. VENTURI, Edicole e Immagini...cit.,pp. 48-49 recepti, Bologna, 1665. 35
  35. 35. recarono al santuario per portare l’effigie in città, MADONNA PATRONA DI FUSIGNANO 43e la successiva processione coincise con iltermine delle piogge torrenziali. Da allora il cultosi diffuse, rinnovato ogni anno da una sentitissimaprocessione e da altre discese in città in caso diparticolari pericoli, e suggellato dall’incoronazionedel 1603 per opera dell’arcivescovo cittadinoAlfonso Paleotti. L’immagine oggigiorno diffusanelle targhe devozionali ha caratteri decisamentepiù occidentali rispetto all’originaria, mal’impostazione iconografica rimane la stessa.Vista la diffusione di questo modello nel Seicentoè assai probabile che l’iconografia sia statamediata nei secoli da alcune stampe. Fino al 1570 patrono di Fusignano era S.Giovanni Battista, ma dalle cronache apprendiamo che in tali anni la città di si era ingrandita e perciò fu ampliata anche la chiesa arcipretale, ampliamento che si accompagno ad un incoraggiamento verso il culto della Vergine Maria Immacolata, scevra dal peccato originale come da istruzioni del Concilio di Trento. Gli abitanti di Fusignano, attraverso il Consiglio generale cittadino, decretarono la Vergine protettrice della 43 Catalogo del Museo Civico San Rocco di Fusignano, Arti Grafiche Stibu, 2007 36

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