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Il mondo che vorrei...

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IL MONDO CHE VORREI…
Alla grande figura di Janusz Korczak
che dedicò la propria vita
ai bambini meno fortunati di noi.
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La redazione:
Articoli di: Aicha Aziz Elidrissi cl. 3^
Gianluca Bonomi cl. 3^
Gabriele Dusina cl. 3^
Omar El Aid cl. 3^
Ma...
Bibliografia: le ricerche sono state effettuate utilizzando le pagine di siti internet
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  1. 1. IL MONDO CHE VORREI… Alla grande figura di Janusz Korczak che dedicò la propria vita ai bambini meno fortunati di noi. Il mondo che vorrei Avrebbe mille cuori Per battere di più avrebbe mille amori. Il mondo che vorrei Avrebbe mille mani E mille braccia per i bimbi del domani… (Dalla canzone “Il mondo che vorrei” interpretata da Laura Pausini)
  2. 2. La redazione: Articoli di: Aicha Aziz Elidrissi cl. 3^ Gianluca Bonomi cl. 3^ Gabriele Dusina cl. 3^ Omar El Aid cl. 3^ Mariam El Melhi cl. 3^ Aya Essoundoussi cl. 3^ Veronica Ferremi cl. 3^ Massima Haiat cl. 3^ Asmaa Laklaa cl. 3^ Vittorio Tabadorini cl. 3^ Ouisal Bouchareb cl. 4^ Veronica Dusi cl. 4^ Giulia Ghidinelli cl. 4^ Simone Losavio cl. 4^ Davide Pialorsi Zakaria Sadri cl. 4^ Aurora Zecchini cl. 4^ Simone Bacchetti cl. 5^ Lorenzo Dusina cl. 5^ Roberta Pirlo cl. 5^ Angelica Vaccariello cl. 5^ Illustrazioni : copertina- Gianluca Bonomi Beatrice Bettinelli cl. 1^ (“Il mondo che vorrei” 5) Lorenzo Bonomi cl. 1^ (“Lettera e diario”) Sara Bonomi cl. 1^ (“Il mondo che vorrei” 2) Maddalena Dusi cl. 1^ (“Il mondo di Iqbal”) Pietro Dusi cl. 1^ (“Il lavoro minorile “) Sofia Bonomi cl. 2^ (“Il mondo che vorrei” 1) Dounia Haiat cl. 2^ (“Il mondo che vorrei” 4) Katie Turri Zanoni cl. 2^ (“Voci dall’inferno”) Priscilla Vaccariello cl. 2^ (“Il mondo che vorrei” 3) Caporedattori: ins. Paola Dusi Ins. Daniela Ramazzini Ins. Alba Scattorelli Ins. Francesca Serena SOMMARIO Chi siamo La normativa Ecco alcuni dei diritti elencati dalla Convenzione I bambini di strada I bambini-soldato Il lavoro minorile Il mondo di Iqbal Il lavoro minorile: osservazioni… Voci dall’inferno Lettera e diario All the invisibile children E ora…Il mondo che vorrei
  3. 3. Bibliografia: le ricerche sono state effettuate utilizzando le pagine di siti internet Convenzione Internazionale sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza Libro di testo di cl. 5^. A.A.V.V. “A MONDO MIO” ed. Raffaello A.A.V.V. “La vera storia di Santa Lucia” Giunti Kids ed.
  4. 4. Iniziativa di una scuola montana. CHI SIAMO. Una piccola scuola partecipa al concorso “I diritti dell’infanzia” Siamo gli alunni della scuola primaria di Ono Degno, piccola frazione montana del comune di Pertica Bassa, in provincia di Brescia. Nella nostra scuola ci sono 2 pluriclassi. Siamo in 30 in tutto. Come molti ragazzi, la mattina andiamo a scuola, poi nel pomeriggio abbiamo a disposizione molti prati, boschi, sentieri, la piazza del paese o il campo sportivo per inventare svariati giochi all’aperto. A me, Lorenzo, piace andare in bici, giocare a calcio e ammirare gli uccelli con il mio binocolo. A Davide piace andare con la bici-trial nei boschi. Abbiamo gusti molto simili a quelli dei nostri compagni e spesso facciamo escursioni. Nella nostra scuola abbiamo steso un progetto di nome CitySchool, una “città dei ragazzi” con un sindaco e quattro assessori. Noi ci divertiamo molto, ma ci sono bambini che non possono farlo. Il nostro e-book tratta del lavoro minorile, dei bambini-soldato e dei ragazzi di strada. Davide Pialorsi cl. 4^. Lorenzo Dusina cl. 5^. LA NORMATIVA Il 20 novembre 1989, i rappresentanti di tutti gli Stati del mondo, si riunirono intorno ad un tavolo del Palazzo di Vetro dell’ONU, per discutere dei problemi dell’infanzia. La soluzione era di prendersi cura dei bambini, stabilendo delle regole che tutti dovrebbero rispettare. Stipularono così un documento contenente una serie di leggi pensate per tutelare i bambini sin dalla nascita dando vita alla Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia. La maggior parte degli Stati fu d’accordo e firmò la Carta, altri presero un po’ di tempo per pensarci. L’Italia l’ha fatto il 27 maggio 1991. L’adozione della Convenzione è ricordata ogni anno, il 20 novembre, con la Commemorazione della Giornata internazionale per i diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza. ECCO ALCUNI DEI DIRITTI ELENCATI DALLA CONVENZIONE • Il diritto alla vita. • Il diritto alla salute. • Il diritto alla famiglia. • Il diritto alla protezione contro lo sfruttamento nel lavoro. • Il diritto alla protezione contro lo sfruttamento sessuale e i maltrattamenti. • Il diritto all’istruzione. • Il diritto ad esprimersi. • Il diritto alla protezione contro la guerra e contro la privazione delle libertà. • Il diritto alla protezione contro il razzismo e ogni forma di discriminazione. • Il diritto ad un’identità culturale e religiosa. (tratto da l libro di testo di cl. 5^. A.A.V.V. “A MONDO MIO” ed. Raffaello) Davide Pialorsi cl. 4^. Lorenzo Dusina cl. 5^.
  5. 5. Un fenomeno atroce I BAMBINI DI STRADA Vita di minori in grave stato di abbandono Dalla Convenzione Internazionale: Art. 6 Hai diritto alla vita. Art. 8 Hai diritto ad avere una tua identità. Art. 9 Hai diritto a vivere con i tuoi genitori, a meno che questo non risulti dannoso per la tua crescita. Art. 27 Hai diritto ad un livello di vita adeguato. Ciò significa che i tuoi genitori, o in mancanza lo Stato, dovranno garantirti cibo, vestiti e una casa in cui vivere. I bambini di strada, o Meninos de rua, sono bambini che vivono completamente abbandonati per la strada. Non hanno famiglia e non sono accolti in alcun istituto dove possano trovare riparo, cibo e assistenza. Si calcola che siano tra i 100 e 150 milioni nel mondo. Vanno nella strada perché per sopravvivere devono lavorare; si accontentano di fare qualsiasi lavoro e se no... rubano, rapinano, si drogano. La società si difende spesso uccidendoli: il piccolo delinquente di oggi sarà il grande delinquente di domani. I "ragazzi della strada" diventano così un problema che va risolto. In questa realtà la famiglia non ce la fa, è distrutta. Infatti, dietro un bambino abbandonato c'è una famiglia abbandonata da tutti. In Brasile i "bambini di strada" sono circa 7 milioni, ma esistono altri 30 milioni di possibili "meninos de rua" tanti quanti sono i bambini che vivono in famiglie con uno stipendio mensile inferiore ai 70 dollari. Nessuno, poi, è punito se uccide un meninos de rua. In Brasile, ogni giorno, sono in media 4 i "bambini di strada" uccisi, ma solo per il 10% dei delitti e delle violenze su di loro la polizia apre un’inchiesta, sostiene Mario Volpi, presidente del Movimento brasiliano dei "meninos de rua" che da anni si occupa di questi ragazzi. Secondo lui, la violenza su bambini in Brasile non è solo quella commessa dai poliziotti, dai "gruppi di sterminio" incaricati da commercianti e industriali o dai "gruppi di giustizieri" che controllano il traffico di droga, ma anche lo sfruttamento del lavoro minorile. “I bambini resi schiavi, -dice- costretti a lavorare nell'acqua nelle miniere per estrarre l'oro sono molto più numerosi dei bambini di strada, ma quelli non si vedono, non danno fastidio e la società civile tollera". "Le bambine, a nord del paese, a 9-10 anni - afferma - vengono prelevate dalle famiglie con la promessa di un posto di lavoro come cameriera in qualche ristorante per poi ritrovarsi proprietà di uomini senza scrupoli che le sfruttano” . Nel 1993, in pieno centro di Rio, furono 350 gli omicidi di minorenni in sei mesi. La maggior parte degli omicidi riguarda la fascia di età fra i 15 e i 18 anni. Lo studio statistico non fa alcun riferimento agli "squadroni della morte", composti spesso da poliziotti in servizio o in
  6. 6. pensione, che uccidono su commissione i "meninos de rua" che vivono per le strade di Rio e San Paolo. La redazione cl. 4^ e5^
  7. 7. Un esempio di illegalità: I BAMBINI SOLDATO Un atroce sfruttamento. Art.19 Hai diritto ad essere protetto/a da ogni forma di maltrattamento, abuso o sfruttamento da parte di chiunque. Art.38 Hai diritto a essere protetto/a in caso di guerra e, nel caso in cui tu abbia meno di quindici anni, non puoi e non devi essere arruolato/a nell’esercito. A partire dagli anni ‘70 sono state firmate numerose convenzioni internazionali contro il fenomeno dei bambini soldato, ma negli ultimi decenni sembra che il fenomeno sia in aumento. A questi bambini, in alcuni casi, vengono somministrati stupefacenti. Sono impiegati per piazzare esplosivi, oppure passare su campo minato per aprire la strada all’esercito, perché possono essere rimpiazzati più facilmente, non devono essere pagati e, non conoscendo i loro diritti, non si ribellano. Contro queste atrocità, nasce ufficialmente a Roma, il 19 aprile 1999, la Coalizione italiana “Stop all’uso dei bambini soldato” . Il problema è più grave in Africa e in Asia, ma anche in America e in Europa alcuni Stati reclutano minori nelle forze armate. Negli ultimi dieci anni è documentata la partecipazione a conflitti armati di bambini da 10 – 16 anni in 25 Paesi. Sono soldati a tutti gli effetti e la loro vita non è meno dura e a rischio di quella dei soldati regolari. Ultimamente questo fenomeno è in netto aumento, perché è cambiata la natura della guerra, diventata oggi prevalentemente etnica, religiosa e nazionalista. L’uso di armi automatiche e leggere ha reso più facile l’arruolamento dei minori.
  8. 8. Si dice che alcuni ragazzi si offrano come volontari; in questo caso, le cause possono essere diverse. Per lo più lo fanno per sopravvivere, perché c’è di mezzo la fame o il bisogno di essere protetti. Un altro motivo può essere dato dalla cultura della violenza o dal desiderio di vendicare atrocità commesse contro i loro parenti o la loro comunità. Per i ragazzi che sopravvivono alla guerra e non sono stati feriti gravemente o mutilati, le conseguenze sul fisico sono sempre gravi: stato di denutrizione, malattie della pelle, dell’apparato respiratorio e di quello sessuale, inclusa l’AIDS. Ci sono poi conseguenze sulla psiche dovute al fatto si aver visto o di aver commesso atrocità: senso di panico e incubi continuano a perseguitare anche in età adulta. Il rischio, inoltre, è che vengano uccisi, interrogati, fatti prigionieri. Ricerche ONU hanno dimostrato che molti ragazzi-soldato, in tempi di pace, sono sfruttati sul lavoro. La maggior parte dei minori combattenti appartiene a queste categorie: • ragazzi separati dalle proprie famiglie; • ragazzi provenienti da situazioni economiche svantaggiate; • ragazzi che vivono in zone di intenso conflitto. Per noi è stata una spiacevole novità scoprire che esistono bambini così sfortunati da trascorrere un’infanzia tanto dura, da diventare bambini –soldato! Immagina tu di essere in questa condizione!!! Giulia Ghidinelli cl.4^ Roberta Pirlo cl. 5^.
  9. 9. Un altro esempio d’illegalità. IL LAVORO MINORILE Storia di uno sfruttamento da ieri a oggi. La Convenzione Internazionale dei diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza recita: Art. 19 Hai diritto ad essere protetto /a da ogni forma di maltrattamento, abuso o sfruttamento da parte di chiunque. Art. 28 Hai diritto ad avere un’ istruzione/educazione. Art.31 Hai diritto, al riposo, al tempo libero, a giocare e a partecipare ad attività culturali(ad esempio la musica,il teatro e lo sport). Art.32 Hai diritto a non svolgere lavori pesanti e pericolosi per la tua salute o che ti impediscono di andare a scuola. Nella storia . Non ci sono dati concreti sull’ inizio dello sfruttamento minorile. Tuttavia sono presenti dei riferimenti sulle forme di schiavitù. Con l’avvento della rivoluzione industriale, lo sfruttamento minorile aumentò largamente nelle fabbriche tessili, dove i bambini lavoravano fino a 15 ore al giorno e con i pochi soldi che guadagnavano non riuscivano neanche a comprare il cibo .
  10. 10. Nel mondo. In Africa, Asia e America Meridionale, all’inizio degli anni ’80, i bambini lavoratori erano oltre cinque milioni. Ora sono circa cento milioni e, secondo alcuni dati, anche 250 milioni circa. Lo sfruttamento minorile riguarda non solo i Paesi in via di sviluppo, ma anche l’Occidente industrializzato. I lavori riservati ai bambini si dividono in due categorie. Il lavoro agricolo viene svolto dai bambini tra i 5 e i 15 anni. Nelle fabbriche, invece, i bambini vengono presi dai 7 ai 15 anni, per produrre tappeti, oggetti tessili oppure fare palloni o scarpe. I genitori vengono incastrati per il semplice fatto che non conoscono i diritti di tutte le persone sfruttate e anche perché non sanno leggere. Un importante esempio è la storia vera di Iqbal, un ragazzo pakistano diventato in tutto il mondo il simbolo della lotta allo sfruttamento minorile. In Italia In Italia lo sfruttamento del lavoro minorile è vietato dalla legge 977 del 17 ottobre 1967 e successive integrazioni. I provvedimenti attuali Il primo tentativo di frenare lo sfruttamento del lavoro minorile si registra con la convenzione sull’età minima scritta dalla Conferenza Internazionale del Lavoro nel 1919. Il 29 novembre 1989, con l’approvazione, da parte dell’ONU, della Convenzione Internazionale sui diritti dell’infanzia, vi è un ulteriore tentativo di fermare il vergognoso fenomeno. Viene infatti stabilito che i bambini hanno il diritto di essere protetti da tutte le forme di abusi (art.19). Per fermare lo sfruttamento minorile, sono nate idee come la promozione di marchi commerciali che garantiscono che un determinato prodotto non sia fabbricato dai bambini. Nonostante i provvedimenti attuali, i bambini vittime di schiavitù e privati di una buona infanzia sono ancora molti. Ouisal Bouchareb cl.4^ Veronica Dusi cl.4^ Aurora Zecchini cl.4^ Angelica Vaccariello cl.5^
  11. 11. IL MONDO DI IQBAL Dalla cronaca al romanzo al film La storia del piccolo Iqbal Masih ha fatto il giro del mondo raccontata da un libro e da un film. Iqbal era un ragazzo eccezionale. A soli quattro anni fu venduto ad una fabbrica di tappeti e rimase incatenato al telaio fino all’età di dieci anni, costretto a lavorare per dodici ore al giorno, al salario di una rupia al giorno (equivale ai nostri tre centesimi di euro), ma non si perse mai d’animo e contribuì alla liberazione dalla schiavitù di molti piccoli lavoratori. Il suo coraggio colpì l’opinione pubblica mondiale . A soli dieci anni fu invitato al Palazzo di Vetro dell’ONU a New York, per raccontare la sua storia comune a tanti altri ragazzi. Nel 1994, a Stoccolma, partecipò ad una conferenza internazionale sul lavoro dove disse: “Gli unici strumenti di lavoro che un bambino dovrebbe tenere in mano sono penne e matite”. Vinse anche il premio “Gioventù in azione” promosso dalla Reebok che assegnava un premio di 15.000 dollari a un ragazzo che si fosse distinto in qualcosa di utile, in qualsiasi parte del mondo. Con quel premio, sognava di poter diventare avvocato per difendere i diritti dei più deboli, ma fu assassinato a Muritke, in Pakistan, il 16 aprile 1995. Aveva 13 anni. (Dal libro di testo di cl. 5^. A.A.V.V. “A MONDO MIO” ed. Raffaello) Iqbal: è davvero un film adatto a tutti? Abbiamo visto il film “Iqbal” in un silenzio di tomba. Tutti eravamo presi da questa triste storia, coinvolti ancor di più sapendo che era una vicenda vera. Iqbal era un Bambino pakistano venduto dai suoi genitori per pagare un debito. Lavorò in una fabbrica di tappeti in condizioni disumane. Un giorno scappò, ma fu riportato al padrone e scoprì, così, che la polizia era corrotta. Scappò ancora, ma questa volta si rivolse ai sindacalisti che andarono dal giudice, riuscendo così, a far liberare moltissimi bambini vittime di schiavitù. Iqbal, però, fu ucciso a 13 anni da cecchini non ancora noti, così come i mandanti.
  12. 12. Particolarmente impressionanti sono le scene in cui il ragazzo è venduto da genitori che non conoscono i diritti dei bambini, quelle in cui sono ritratte le punizioni severissime a cui il ragazzo è sottoposto. La scena dell’omicidio ha impressionato a tal punto che alcuni di noi hanno nascosto la testa fra le gambe. Nonostante sia scritto che il film è per tutti, secondo noi, per alcuni tratti, non è adatto a bambini di età inferiore a dieci anni. Ouisal Bouchareb cl.4^ Veronica Dusi cl.4^ Aurora Zecchini cl.4^ Angelica Vaccariello cl.5^
  13. 13. IL LAVORO MINORILE Bambini lavoratori nel mondo: osservazioni raccolte dalla classe 3^ Una mattina, a scuola, abbiamo visto il film “Iqbal” che descrive la vita di molti bambini che, nel mondo, lavorano nelle fabbriche di tappeti. I lavori di questi bambini sono ”forzati”, perché essi non possono alzare gli occhi, distrarsi, andare in bagno, bere o parlare durante il lavoro e vengono anche picchiati se non lo fanno bene e in tempo. Testimonianza di Iqbal. “Ci sorveglia un adulto. Si accerta che lavoriamo in continuazione. Quando si arrabbia, ci picchia con la bacchetta o ci mette nel buco al sole. Mangiamo e dormiamo qui dentro. C’è poco spazio e l’aria è piena di polvere di lana. Per tessere un tappeto abbiamo tempo un mese. Il capo dice che ha prestato dei soldi ai nostri genitori, che dovremo lavorare finché non sarà ripagato il debito. Ci possiamo riuscire se lavoriamo sedici ore al giorno, senza ammalarci. Spesso mi chiedo quanto dovrò rimanere ancora davanti al telaio…” Iqbal viene liberato dal sindacato e, finalmente, può far volare il suo aquilone. Fa conoscere al mondo il lavoro minorile…ma viene ucciso, perché gli sfruttatori dei bambini vogliono continuare ad utilizzarli per questi lavori “forzati”. Aicha Aziz Elidrissi cl. 3^ Gianluca Bonomi cl. 3^ Gabriele Dusina cl. 3^ Omar El Aid cl. 3^ Mariam El Melhi cl. 3^ Aya Essoundoussi cl. 3^ Veronica Ferremi cl. 3^ Massima Haiat cl. 3^ Asmaa Laklaa cl. 3^ Vittorio Tabadorini cl. 3^
  14. 14. Da un’indagine dell’UNICEF VOCI DALL’INFERNO Testimonianze in prima persona dello sfruttamento minorile “Qui nel distretto di Sialkot non conosco un ragazzino che non lavori. Io ho cominciato a 7 anni, aiutavo un parente. Adesso sto sotto padrone, 9-10 ore al giorno a cucire palloni, a mano. Sempre lo stesso lavoro, mi rovino le dita e non imparo altro. Questa è la zona industriale del Pakistan, si produce di tutto. Ci sono molte fabbriche di strumenti chirurgici, bisturi ecc. ma più di tutto si fanno palloni di cuoio, da rugby e da calcio. I palloni che mi arrivano hanno i marchi più diversi, molti li conosco, credo siano famosi in mezzo mondo.” (Latif, 11 anni, cucitore di pallone, Pakistan). “Lavoro nella discarica da qualche mese, insieme ai miei amici. A casa ci torno ogni tanto, mio padre è andato via e mia madre non ce la fa. Molte notti le passo qui vicino, sotto una tettoia con gli altri. Raccogliamo tante cose, tra i rifiuti, che si possono rivendere: bottiglie di vetro, lattine e barattoli, cartoni. Quasi sempre trovo anche roba da mangiare che è stata buttata via. Qui non si sta poi tanto male, la polizia e i vigilantes non si vedono spesso, è meno pericoloso che lavorare per strada o rubare.” (Sebastiao, 7 anni raccoglitore d’immondizia – Brasile). “È dall’anno scorso che faccio lo spaccapietre. C’è tanto lavoro, perché questa cava è vicina a Lima e molti cantieri vengono qui a comprare materiale per costruire i palazzi e le strade. Siamo quasi tutti ragazzi a lavorare con martello e piccone. Non è un lavoro che mi piace, faccio tanta fatica che a volte mi sento morire. Ma cos’altro potrei fare, non ho finito neanche due anni di scuola. Siamo poveri. Meglio qui che in miniera, come tanti amici miei rimasti al paese.” (Pedro, 10 anni spaccapietre – Perù). “Pensavo che la scuola fosse solo per i ricchi. Noi eravamo poveri e dovevamo lavorare. Io ho cominciato da piccola, in una fabbrica di vestiti, e riuscivo a mantenere la mia famiglia. Facevo magliette, “t-shirt” le chiamavano i compratori stranieri. Quando sono rimasta senza lavoro, è stata dura, soprattutto per la mia famiglia. Però io penso che è una buona idea far smettere di lavorare i bambini e rimandarli a scuola. Lavorare così, senza istruzione, ci rovinava la vita. Senza istruzione, non puoi trovare un buon lavoro.” (Kamala, 13 anni, ex-operaia tessile - Bangladesh). Ricerca di Vittorio Tabadorini cl.3^
  15. 15. LETTERA E DIARIO Pagine “possibili” di alcune ragazze che hanno provato ad immedesimarsi in compagne meno fortunate. “Mi chiamo Giada, ho 12 anni e abito in un piccolo villaggio della Thailandia. Ogni tanto nel mio paese arrivano alcuni signori, parlano con i genitori e ripartono con il camion pieno di ragazzi e ragazze di 12-15 anni. I ragazzi vengono portati in città in piccole stanze a lavorare 12-14 ore al giorno. Il lavoro più faticoso è quello dei giocattoli: ore ed ore ad impastare la plastica, a versarla calda negli stampini, a comporre trenini, bamboline, soldatini, pentolini, un vero incubo. I sorveglianti sono molto severi, non permettono di parlare, di muoversi: una volta al giorno danno a tutti un piatto di riso. Se vuoi aiutarci, non ti chiediamo denaro, ma ti consigliamo di non giocare mai con i giochi che vengono dal nostro paese. Se finisse il mercato, finirebbe la tratta dei bambini-operai” (da A.A.V.V. “La vera storia di Santa Lucia” Giunti Kids ed.) Sono parole molto dure quelle di Giada e dobbiamo ritenerci fortunati, perché non viviamo in quelle condizioni. Ricerca di Veronica Dusi cl.4^ 8 marzo 2013 Caro diario, oggi è un giorno molto brutto. Mio padre ha chiesto a me e ai miei fratelli chi voleva andare a guadagnare i soldi per pagare l’affitto. Io mi sono offerta per il bene della mia famiglia, perché sono la più grande. Poco dopo è arrivato un signore grande e grosso che ha dato dei soldi ai miei genitori e mi ha portato via. Mentre salivo sulla macchina del “capo”, vedevo mia mamma con un nodo alla gola e dei lacrimoni, mentre mio padre piangeva a raffica. Appena arrivata, non ho visto altro che cattiveria verso di noi bambine e bambini. La moglie del capo mi subito messo al lavoro al telaio e mi ha dato una lavagnetta con disegnate dieci “cicatrici”. Mi ha spiegato che ad ogni tappeto finito dovevo togliere una cicatrice. Nel pomeriggio ho finito un tappeto, l’ho portato dal capo e mi ha detto che avevo sbagliato un nodo. Mi ha punito e mi ha messo nello scantinato a testa in giù. Verso sera mi ha tirato fuori e mi ha detto con un brutto tono che io non avrei mangiato questa sera. Appena ci ha messo a letto, io sono scappata con il sogno di far volare un aquilone. Lui mi ha trovato subito e mi ha rimesso nello scantinato. Questa volta, però, non mi ha messo a testa in giù. Non so quando mi tirerà fuori: meno male, posso scriverti. Adesso ti lascio, sta arrivando il capo… Mariam El Melhi cl.3^ Veronica Ferremi cl3^
  16. 16. ALL THE INVISIBLE CHILDREN Un altro film che fa pensare… Vittorio ha portato a scuola questo film. È ad episodi che narrano la vita di alcuni bambini che, ancor oggi, vivono in condizioni disumane. Sono affrontati i temi dello sfruttamento dei bambini-soldato, del lavoro minorile, dei bambini di strada, dei ragazzi con genitori tossicodipendenti e malati di AIDS. Siamo stati particolarmente colpiti dall’episodio di Blanca, una ragazzina sieropositiva, canzonata e rifiutata da compagne e dai loro genitori, che scopre, in modo drammatico, di avere padre e madre tossicodipendenti e sieropositivi e di essere lei stessa sieropositiva. Tanza, un bambino soldato, ci ha messo davanti agli occhi la realtà di nostri coetanei che vedono morire in guerra gli amici. Per non parlare di quel fotografo di guerra che, davanti ad un proprio reportage, si sente male, ricordando i suoi primi scatti in zona bellica da bambino. L’episodio che ci ha toccati di più, però, è stato quello delle due bambine, una ricca e una trovatella poverissima, accomunate da una bambola gettata dalla prima e raccolta dal “nonno” della seconda. La piccola agiata era infelice, perché figlia di genitori separati e aveva violenti scatti d’ira. La piccola orfana, pur vivendo in condizioni di grande povertà, era serena con il “nonno” che l’aveva trovata e accudita con immenso amore. Lui raccoglieva immondizia e accantonava qualcosa per poter mandare a scuola la sua piccola. Un giorno, vedendo una matita in terra, si chinò per raccoglierla, prima cosa “scolastica” per la sua bambina, ma fu investito e ucciso da un camion. La piccola, senza mai staccarsi dalla sua bambola, fu sfruttata come venditrice di rose e lì incontrò la bambina ricca che riconobbe il proprio giocattolo e davanti al sorriso della compagna, sorrise e cantò, salvando se stessa e la madre dal suicidio. Il gesto del raccogliere la matita, secondo noi, fa capire quanto amore il nonno aveva per la piccola e quanto voleva per lei un futuro migliore. L’episodio si conclude con la piccola felice su un banco di scuola e il nonno che, dall’alto, sorride. È un film molto duro che, secondo noi, è riservato a ragazzi dai 14, 15 anni in poi. È un pugno nello stomaco; a tratti è commovente, ma lascia senza parole e senza fiato, quasi vuoti, con gli occhi spalancati pieni di lacrime. Alunni di cl.2^, cl.4^ e cl.5^
  17. 17. E ORA? Dopo questo sconvolgente “viaggio” , ci piace pensare che da subito si possa cambiare qualcosa. Noi abbiamo il dovere di impedire che tutto questo continui e di lottare perché al più presto si arrivi ad avere un mondo migliore, il mondo “a colori” che vorremmo… IL MONDO CHE VORREI Quante volte ci ho pensato su, il mio mondo sta cadendo giù dentro un mare pieno di follie, ipocrisie. Quante volte avrei voluto anch’io Aiutare questo mondo mio, per tutti quelli che stanno soffrendo come te. Il mondo che vorrei Avrebbe mille cuori Per battere di più avrebbe mille amori. Il mondo che vorrei Avrebbe mille mani
  18. 18. E mille braccia per i bimbi del domani, che coi loro occhi chiedono di più. Salvali anche tu. ……………………………………. Nel mondo che vorrei Avremo tutti un cuore.
  19. 19. Il mondo che vorrei Si chiamerebbe amore. Stringi forte le mie mani E sentirai il mondo che vorrei. (Dalla canzone “Il mondo che vorrei” interpretata da Laura Pausini)

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