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Health Online18

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Health Online è la primo periodico di informazione sulla Sanità Integrativa e sulla salute in generale.
In questo numero si parlerà di HELIXAFE, Blue Whale, idrocolonterapia e tanto altro, con attenzione alle dinamiche della sanità pubblica e alla necessità di riccorrere a forme di sanità integrativa per garantire il proprio diritto alle cure

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Health Online18

  1. 1. Il periodico di informazione sulla Sanità Integrativa HEALTH marzo/aprile 2017 - N°18 in evidenza con Helixafe, grazie a un semplice prelievo del sangue, si può prevedere l’arrivo di un tumore prima che si manifestino i sintomi attualità alimentazione innovazione Farmaci, è emergenza: un italiano su due rinuncia all’acquisto Attenzione piena o testa piena di pensieri: cosa portiamo con noi mentre mangiamo? Ce lo dice il Mindful Eating La chirurgia robotica per il cancro della prostata e il nuovo centro della Clinica Paideia
  2. 2. Disponibile da maggio 2017
  3. 3. Presentano Diventa un associato e cambia adesso il tuo futuro, richiedi la consulenza di un promotore! www.garanziasalute.it garanziasalute@radioradio.it Il Fondo Garanzia Salute nasce nell’ottica di offrire un servizio in linea con i principi cardine cui si ispira una Società di Mutuo Soccorso, la solidarietà e la cooperazione, che riconoscono nella sanità integrativa l’unica forma di assistenza concreta e sostenibile che opera senza scopo di lucro. La volontà di diffondere il più possibile il principio di prevenzione ha spinto Mutua MBA ad affidarsi a Radio Radio, emittente radiofonica romana che sin dalla sua nascita si è caratterizzata come talk radio, ed elaborare per gli ascoltatori un’offerta di 9 sussidi: Pop, Rock, Techno e Dance dedicati agli under 65, Jazz, Classica, Blues, Country e Folk per gli over 65. La sanità d’eccellenza per le famiglie di Radio Radio!
  4. 4. “Health Book” il primo libro di mutua mba dedicato alla prevenzione! L‘importanza della prevenzione in un libro Health book I libri della salute di Mutua MBA Da un recente studio effettuato in Italia è emerso come quasi una persona adulta su due sia completamente avulsa dall’adottare una linea di prevenzione medica adeguata. Prerogativa di una società di Mutuo Soccorso non può, pertanto, essere “solo” quella di garantire l’accesso privilegiato alla salute attraverso una valida integrazione al Sistema Sanitario Nazionale, ma deve forzatamente infondere la cultura della prevenzione intesa come cura di sé stessi, poiché in essa stessa risiede l’unica via utile a soddisfare la crescente domanda di assistenza che la sanità pubblica non riesce – e non riuscirà - ad accontentare. Per tale motivo Mutua MBA ha deciso di raccogliere interviste, analisi e studi di settore, ma soprattutto consigli pratici, esercizi e ricette culinarie per innescare l’attitudine a prendersi cura di noi stessi, con l’intento di prevenire il più possibile malattie e infortuni. Vuoi ricevere “Health Book - L’importanza della prevenzione” nella tua casella di posta elettronica? Invia una email a info@healthonline.it e segnalaci i tuoi contatti, ti sarà inviato senza alcuna spesa aggiuntiva. Inoltre, su espressa richiesta e con un contributo di soli 10€ (+s.s.), potrai ricevere direttamente a casa la versione cartacea del libro. La somma sarà devoluta da Mutua MBA alla Fondazione Basis, ente no-profit dedicato alla promozione e allo sviluppo di iniziative culturali, educative, formative, di integrazione sociale e assistenza sanitaria.
  5. 5. Health Online periodico bimestrale di informazione sulla Sanità Integrativa Anno 4° marzo/aprile 2017 - N°18 Direttore responsabile Ing. Roberto Anzanello Comitato di redazione Alessandro Brigato Mariachiara Manopulo Nicoletta Mele Giulia Riganelli Direzione e Proprietà Health Italia Via di Santa Cornelia, 9 00060 - Formello (RM) info@healthonline.it Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte può essere riprodotta in alcun modo senza permesso scritto del direttore editoriale. Articoli, notizie e recensioni firmati o siglati esprimono soltanto l’opinione dell’autore e comportano di conseguenza esclusivamente la sua responsabilità diretta. iscritto presso il Registro Stampa del Tribunale di Tivoli n. 2/2016 - diffusione telematica n.3/2016 - diffusione cartacea 9 maggio 2016 ImPaginazione e grafica Giulia Riganelli Tiratura 101.487 copie Visita anche il sito www.healthonline.it potrai scaricare la versione digitale di questo numero e di quelli precedenti! E se non vuoi perderti neanche una delle prossime uscite contattaci via email a info@healthonline.it e richiedi l’abbonamento gratuito alla rivista, sarà nostra premura inviarti via web ogni uscita! Per la tua pubblicità su Health Online contatta mkt@healthonline.it HEALTH
  6. 6. Sempre più spesso si sente e si legge di confronti sul tema della sanità integrativa e degli enti abilitati a gestirla e poiché informare i nostri lettori con precisione e riferimenti corretti rimane uno dei nostri obiettivi prioritari ecco che diviene opportuno sgombrare il campo da illazioni, ipotesi, supposizioni, interpretazioni fornendo un’informativa chiara e circostanziata sulle soluzioni di sanità integrativa praticabili e delle regole che le determinano al fine di evitare la diffusione di considerazioni errate. Innanzitutto è opportuno stabilire con chiarezza che gli unici enti abilitati a gestire la sanità integrativa sono: • i Fondi Sanitari (disciplinati dall’art. 9 del D. Lgs. 30 dicembre 1992, n. 502, come modificato dall’art.9 del D. Lgs. 19 giugno 1999, n. 229 e dal D.M. 31 marzo 2008, reso operativo con successivo D.M. 27 ottobre 2009); • le Società Generali di Mutuo Soccorso (normate dalla Legge n. 3818 del 15 aprile 1886 e dalla successiva modifica rappresentata dall’art. 23 del Decreto Crescita BIS, D.L. 18 ottobre 2012, n.179); • le Casse di Assistenza Sanitaria (disposte secondo l’art.1 del D.M. 31 marzo 2008). Questi enti, in virtù della loro natura di enti senza scopo di lucro sono gli unici che consentono ai loro associati di usufruire delle agevolazioni fiscali disposte dagli articoli 10, 15 e 51 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (DPR 917/1986). In base alle norme contenute nei decreti che li riguardano gli enti di sanità integrativa sono sottoposti al controllo del Ministero dello Sviluppo Economico, del Ministero della Salute e dell’Agenzia delle Entrate, sono iscrivibili all’anagrafe dei Fondi, hanno diritto ad avere personalità giuridica, sono iscrivibili in Camera di Commercio ed hanno bilanci pubblici ed, in molti casi, anche revisionati. L’obiettivo di queste norme, che nel loro insieme, costituiscono un sistema articolato ed integrato, è quello di garantire che a fianco del Sistema Sanitario Nazionale, che come abbiamo più volte spiegato e ribadito dovrà necessariamente per ragioni statistico matematiche dedicarsi sempre più alle fasce economicamente più deboli della popolazione, il cittadino possa avvalersi di copertura sanitarie integrative gestite da enti senza scopo di lucro basati sul concetto della mutualità. Le leggi che regolano la nostra Repubblica inoltre consentono a questi enti di promuovere le loro attività di prevenzione sanitaria e diffusione dei valori mutualistici (Art. 45 della Costituzione e articolo 23 del D.L. 18 ottobre 2012 n. 179, convertito in lg. 221 del 17 dicembre 2012) per mezzo dell’attività dei loro soci. Le norme vigenti consentono inoltre al cittadino, a compimento del sistema di assistenza sanitaria a tre pilastri, di valutare anche l’opportunità di usufruire di coperture sanitarie private prestate da società che rispondono a logiche completamente differenti, quali le compagnie assicurative, che essendo società per azioni aventi come scopo la remunerazioni dei propri azionisti non consentono ai loro clienti però le agevolazioni fiscali previste per gli enti di sanità integrativa. Molto importante rappresentare quindi che il sistema a tre pilastri, ben regolamentato e normato, prevede già da tempo nel nostro paese: • Un sistema sanitario nazionale (Primo Pilastro) diretto a garantire l’assistenza sanitaria di base a tutti i cittadini e, principalmente, prestazioni sanitarie adeguate alle fasce economicamente più deboli della popolazione, gestito dallo Stato e dalle Regioni tramite le strutture organizzative a questo preposte (ASL) e normate dalle leggi vigenti in tema di sanità; • Un sistema di sanità integrativa (Secondo Pilastro) gestito dagli enti di sanità integrativa (Fondi Sanitari, Società Generali di Mutuo Soccorso e Casse di Assistenza Sanitaria) finalizzato a garantire il diritto alla salute di tutti i cittadini e promosso tramite l’opera dei soci di questi enti come regolamentato dalle leggi vigenti in tema di Fondi Sanitari, Società di Mutuo Soccorso e Casse di Assistenza Sanitaria; • Un sistema di sanità privata (Terzo Pilastro) gestito dalle compagnie assicurative e finalizzato a prestare coperture sanitarie costruite in funzione di elementi attuariali e proposte dagli intermediari assicurativi come codificato dalle norme riportate nel Testo Unico sulle Assicurazioni Private e di Interesse Collettivo. Il sistema così ideato, progettato, realizzato e compiuto dallo stato e dal legislatore prevede con estrema chiarezza ruoli, funzioni ed attività e, soprattutto, non contempla la possibilità di fare confusione tra i tre diversi modelli che rappresentano, separatamente da un punto di vista sia giuridico che normativo, i tre pilastri. I tre sistemi che regolano i tre pilastri non sono tra loro opportunamente né sovrapponibili né mischiabili: il paragone più semplice può essere assunto dal mondo dello sport ove negli sport di squadra abbiamo, per esempio, il calcio, il rugby ed il basket, che sono tutti e tre sport, tutti e tre di squadra ma ognuno con le proprie regole non sovrapponibili a quelle dell’altro. Cercare di confondere le idee ai cittadini, mischiare le carte, diffondere il concetto che le regole non esistano, non è quindi che un tentativo di disinformazione sul quale è stato ed è necessario fare chiarezza rappresentando la realtà dei fatti per evitare confusione, affinché ognuno possa garantirsi il diritto costituzionale alla salute con un modello, come quello italiano, che è sempre stato riconosciuto all’avanguardia nel mondo e che lo è tutt’ora. A cura di Roberto Anzanello editoriale Realtà e confusione
  7. 7. ommari 23 12 14 10 30 Idrocolon terapia, una tecnica antica per il benessere dell’organismo Cosa portiamo con noi mentre mangiamo? Ce lo dice il Mindful Eating Dall’Ospedale alla Casa della Salute. Come si trasformerà il sistema sanitario nazionale? La chirurgia robotica per il cancro della prostata e il nuovo centro della Clinica Paideia Monitoraggio con Helixafe, il programma di prevenzione primaria di Bioscience Genomics in evidenza 17 Adolescenti e Blue Whale, un gioco psicologico pericoloso. Cosa sta succedendo? 26 Farmaci, è emergenza: un italiano su due rinuncia all’acquisto
  8. 8. ommari 39 Incontinenza fecale in età pediatrica. L’intervista al prof. Alessio Pini Prato 44 48 36 43 L’importanza della Telemedicina: pensare digitale. L’intervista al dott. Sergio Pillon Le ricette della salute I 7 consigli meno conosciuti per alleviare il dolore al collo Che cos’è la sclerodermia, e perché ne soffrono in molti senza saperlo? 35 I diritti dei minori: quale diritto alla salute per i bambini? 5 Mutazioni CELLULA MALIGNA Cromosomi CELLULA NORMALE 1 Mutazione 2 Mutazioni 4 Mutazioni3 Mutazioni SOLID CANCER EARLY DETECTION ® 3D SOLID CANCER EARLY DETECTION ® Geni selezionati 50 Mutazioni selezionate 2800 >99,9% 95%* >99,9% 98%* >0,50% >1% SI SI SI - - SI 50 ALK,BRAF,EGFR, ERBB2, KRAS, MAP2K1, MET, NRAS, PIK3CA, ROS1, TP53 AKT1, EGFR, ERBB2, ERBB3, ESR1, FBXW7, KRAS, PIK3CA, SF3B1, TP53 AKT1, BRAF, CTNNB1, EGFR, ERBB2, FBXW7, GNAS, KRAS, MAP2K1, NRAS, PIK3CA, SMAD4, TP53, and APC 2800 169 Hotspot 245 Hotspot157 Hotspot 95%* 100% >99,9%>99,9% 98%* 98% >99,9%>99,9% >1% >0,50% >0,50%>0,50% SI SI SI SI SI SI SI SI - - -- SI SI SISI SI SI PERFORMANCE Geni Mutazioni Sensibilità Specificità Frequenze Alleliche % CTCs ctDNA DNA Germinale NGS MonitoraggioDiagnosi precoceValutazione del rischio
  9. 9. Health tips Sapevi che... Le fragoline di bosco sono ricche di vitamina C, iodio, ferro, calcio e fosforo, sono indicate per combattere le infiammazioni del cavo orale e la loro pianta è ricca di oli essenziali, tannino e flavone. Come erba medicinale può essere impiegata per alleviare i disturbi gastrointestinali. L’ecografia alla tiroide è un esame diagnostico per ottenere informazioni sulla ghiandola tiroidea: il suo volume, i processi infiammatori in atto e l’eventuale presenza di noduli benigni o maligni. Con i dati raccolti dall’esame lo specialista formula un referto ed indica la terapia da seguire, la quale, può consistere in un trattamento farmacologico, nei casi più gravi chirurgico, o in esami bioptici. Va eseguita a scopo di prevenzione, soprattutto dai soggetti con presenza già nota di noduli o disfunzioni alla tiroide. Oltre a farci ricaricare le batterie, il “pisolino” ha molti i benefici per la nostra salute: abbassa la pressione sanguigna, migliora la memoria, abbassa i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress. È importante però non superare i 20 minuti: superata la soglia dei trenta minuti si entra nel sonno profondo e un brusco risveglio potrebbe rendere difficile il ritorno alla normalità. L’ecografia alla vescica permette di diagnosticare non solo le patologie più comuni, ma anche irregolarità più gravi. Fornisce informazioni specifiche che da altri controlli potrebbero non risultare. Si studia il grado di inspessimento delle pareti della vescica, al fine di individuare l’eventuale presenza di lesioni maligne o benigne. Inoltre, è utilizzata per valutare la capacità di svuotamento dell’organo e la presenza di polipi o calcoli. I semi di canapa, assunti post allenamento, rafforzano il sistema immunitario e prevengono colesterolo, sinusite, asma e tutte le malattie legate all’apparato cardiocircolatorio. In più contengono omega3 e omega6 e sono antiossidanti. Per evitare il “piede d’atleta”, una infezione fungina, che si annida negli spazi tra le dita o nella pianta del piede, bisogna prestare molta attenzione alle scarpe e indossare sempre le calze di fibra naturale. Occorre lavarsi i piedi subito dopo l’attività fisica e quando sono sudati, con saponi non aggressivi. Fondamentale asciugarli molto bene. Per la terapia si possono utilizzare sia antifungini locali come creme e pomate, sia sistemici. I kinesio taping sono cerotti elastici, non medicati. Devono essere applicati da esperti, in modo che seguano la lunghezza del muscolo e del tendine che si vuole proteggere, per supportarne il movimento e proteggerlo da eventuali contratture. Rappresentano la soluzione ideale per salvaguardare la salute delle articolazioni, del ginocchio, delle spalle, delle caviglie e del polso.
  10. 10. 10 La chirurgia robotica per il cancro della prostata e il nuovo centro della Clinica Paideia a cura di Nicoletta Mele Il cancro della prostata è il tumore maligno più frequente del sesso maschile. Rispetto al tumore del polmone, le cui nuove diagnosi sono 26.000 all’anno, il cancro della prostata ha un’incidenza di 45.000 nuovi casi all’anno. Per tali motivi è considerato una malattia dal forte impatto sociale, gravata da notevoli costi per la collettività, a fronte di ottimi tassi di guarigione. Stando ai dati, oggi i tassi di guarigione sono infatti molto elevati (circa 85% a 10 anni), sempre che la malattia venga diagnosticata nelle sue fasi iniziali. La diagnosi del cancro della prostata in stadio precoce è più che triplicata negli ultimi 15 anni, grazie a metodiche che permettono di diagnosticare questo tumore in fase iniziale, quando è ancora possibile attuare una terapia con intento curativo. Negli anni c’è stata un’evoluzione della chirurgia robotica in urologia ed in particolare, nella terapia del cancro della prostata. In Italia, la prostatectomia radicale robotica si sta quindi progressivamente diffondendo, in quanto rispetto alla chirurgia tradizionale è molto meno invasiva, molto meno traumatica e più delicata. Ed è così che alla Clinica Paideia si sta lavorando per un miglioramento rispetto agli standard già raggiunti con la prostatectomia radicale tradizionale e laparoscopica, grazie al neonato centro multi specialistico di alta tecnologia in chirurgia robotica. In cosa consiste l’intervento chirurgico alla prostata con la tecnologia robotica? Quali sono i vantaggi rispetto ai metodi tradizionali? L’abbiamo chiesto al Prof. Gianluca D’Elia, Direttore Urologia Ospedale San Giovanni di Roma e Direttore Scientifico Fondazione per la Ricerca in Urologia. “La prostatectomia radicale robotica - ha spiegato il professor D’Elia - è una tecnica chirurgica innovativa ed al tempo stesso standardizzata che presenta, a parità di radicalità oncologica, numerosi potenziali vantaggi per i malati di cancro della prostata. Nella tecnica chirurgica tradizionale si asporta la prostata tramite un’incisione chirurgica. La tecnica robotica consente invece l’accesso al campo operatorio attraverso piccoli fori, come nella laparoscopia classica”. Rispetto alla classica laparoscopia quali sono i principali vantaggi? “Innanzitutto i movimenti delle mani del chirurgo, seduto ad una console, vengono pesati, filtrati e tradotti in modo fluido, ‘senza scatti’, in precisi movimenti degli strumenti chirurgici, sostenuti dalle braccia del robot. Inoltre, la visione delle strutture anatomiche è tridimensionale ad alta definizione e permette al chirurgo una vera e propria ‘immersione’ nel campo operatorio. E un chirurgo che vede meglio opera, naturalmente, meglio”. È quindi oggi lo strumento più avanzato che ha a disposizione il chirurgo per potenziare le sue capacità operative e rendere l’intervento molto più efficace, diretto e preciso? “Non vi è alcun dubbio che, allo stato attuale, l’intervento robotico per il cancro della prostata rappresenti lo standard di riferimento chirurgico. Negli Stati Uniti, ormai, il 98 % degli interventi chirurgici per la cura del cancro della prostata vengono effettuati in robotica”. È possibile trattare con questo strumento il tumore alla prostata in stato avanzato? “La chirurgia robotica permette, al pari della chirurgia tradizionale ‘a cielo aperto’ e della chirurgia laparoscopica di trattare tumori della prostata anche in stadio avanzato, ottenendoglistessirisultatiinterminidiradicalitàoncologica”. Sotto l’aspetto funzionale e della qualità di vita, rispetto al metodo tradizionale, quali sono i tempi di recupero per il paziente? “L’aspetto funzionale nella chirurgia del cancro della prostata si riflette nella conservazione della continenza urinaria e della funzione erettile. Tutte le casistiche internazionali e nazionali – compresa la mia, consistente in 1.250 casi – dimostrano che la chirurgia robotica permette la preservazione della continenza urinaria nella quasi totalità dei casi e la preservazione della funzione erettile quasi nell’ 80 % dei casi. E questo rappresenta un grosso vantaggio rispetto ai risultati ottenuti dalla chirurgia ‘a cielo aperto’ e laparoscopica. Per quanto riguarda i tempi di recupero, nella mia personale casistica il paziente può essere dimesso dalla struttura sanitaria già due giorni dopo l’intervento, con un ritorno alle normali attività sociali e lavorative entro 15 giorni”.
  11. 11. 11 Perché negli anni c’è stata l’evoluzione della chirurgia mini invasiva robotica soprattutto per la neoplasia alla prostata? “L’intervento chirurgico per cancro della prostata presenta delle peculiarità che lo rendono diverso da tutti gli altri tipi di intervento per tumore. Bisogna potenzialmente ottenere la radicalità oncologica e nel contempo mantenere sessualmente potente e continente il paziente. La prostata è a stretto contatto sia con i fasci nervosi, che assicurano la componente neurogena della funzione erettile, sia con lo sfintere urinario, che assicura un gran parte della continenza urinaria. L’intervento laparoscopico ed ancor di più quello tradizionale ‘a cielo aperto’ spesso non permettevano di trovare il giusto piano di dissezione anatomico per conservare queste strutture. La chirurgia robotica, grazie alla visione tridimensionale ad alta definizione ed alla precisione nei movimenti dei delicati strumenti chirurgici, consente di visualizzare meglio il campo operatorio ed è molto più precisa e delicata sui tessuti, permettendo una miglior conservazione di queste importanti strutture anatomiche. In altri termini è una chirurgia più ‘gentile’”. Sotto il profilo oncologico la robotica è quindi una chirurgia sicura? “Proprio grazie alla migliore visibilità, la chirurgia robotica permette di ottenere ottimi risultati in termini di radicalità oncologica”. Alla Paideia è nato di recente il centro multi specialistico di alta tecnologia in chirurgia robotica. Quali possono essere i vantaggi della multidisciplinarietà? “È sottinteso che bisogna cercare di sfruttare al meglio l’opportunità che ci offre la Paideia nel poter utilizzare una tecnologia di alta complessità come il Robot ‘Da Vinci’. Tutti i pazienti – non solo in ambito urologico – possono beneficiare dei notevoli vantaggi ottenuti dalla chirurgia robotica. E questo vale sia per gli interventi di chirurgia generale, sia per gli interventi ginecologici.” Quanto è importante affidarsi a mani esperte per un intervento di chirurgia robotica? “Stiamo cercando di standardizzare la formazione in chirurgia robotica con dei simulatori, per garantire anche ai chirurghi che hanno meno esperienza di ottenere risultati oncologici e funzionali ottimali. Ma come in tutti i tipi di chirurgia è l’esperienza che conta. È ovvio che un chirurgo che ha effettuato mille interventi robotici ha più esperienza e più competenza di un chirurgo che ne ha effettuati cento. In ogni caso, la formazione in chirurgia robotica è ben diversa rispetto agli altri tipi di chirurgia. Non basta solo conoscere l’anatomia e la tecnica chirurgica, è necessario anche conoscere il ‘robot’. Se mi permette un paragone, tutti sappiamo più o meno guidare un’automobile ma se vuoi guidare un’auto di Formula 1 devi conoscere a menadito il suo funzionamento”. Guardando al futuro, è possibile ipotizzare che la chirurgia robotica possa entrare anche in quelle patologie urologiche benigne e malformazioni dell’apparato urologico? “La chirurgia robotica del cancro della prostata non è l’unica indicazione in urologia. In ambito uro-oncologico operiamo molto di frequente anche tumori del rene e tumori della vescica, che necessitano complesse ricostruzioni delle vie urinarie. Nell’ambito delle patologie urologiche benigne una consolidata indicazione all’intervento chirurgico in robotica è rappresentata dalla malformazione denominata ‘stenosi del giunto pielo-ureterale’, la cui correzione chirurgica in robotica ha risultati funzionali ben superiori rispetto alla chirurgia laparoscopica o tradizionale”.
  12. 12. 12 Dall’Ospedale alla Casa della Salute. Come si trasformerà il sistema sanitario nazionale? a cura di Alessandro Notarnicola Suona bene e migliora il rapporto tra il cittadino e la sanità pubblica: si tratta della Casa della Salute, il nuovo modo – a detta di molti – di intendere gli ospedali, istituzioni per l’assistenza sanitaria, il ricovero e la cura dei pazienti, nate nell’antichità (ne parla per primo Omero nella letteratura greca) e poi intese con l’attuale accezione a partire dal Rinascimento italiano. Chiaramente non si tratta di una sostituzione improvvisa, né tanto meno si potrebbe supporre un capovolgimento della sanità pubblica; la Casa della Salute è da intendersi come la sede pubblica dove si riuniscono, nello stesso spazio fisico, i servizi territoriali che erogano prestazioni sanitarie, compresi gli ambulatori di Medicina Generale e Specialistica ambulatoriale, e sociali per una determinata e programmata porzione di popolazione. Diverse, inoltre, sono le funzioni da allocare nella Casa della Salute, alcune di natura amministrativa, altre di natura sanitaria e altre ancora di natura sociale. Esse possono essere raggruppate in 4 aree principali a diverso grado di complessità essendo la casa della salute un modello che si adatta alle caratteristiche del territorio e non il contrario. Il primo a parlare di Casa della Salute è stato il professore Giulio Maccacaro, fondatore di Medicina Democratica,
  13. 13. 13 e di altre riviste come Sapere ed Epidemiologia e Prevenzione. Maccacaro, scomparso nel 1977 dopo essere stato il direttore dell’Istituto di Biometria e statistica medica dell’Università di Milano, nel 1972 intervenendo su “L’Unità Sanitaria Locale come sistema” individuò la Casa della Salute come sua struttura elementare, soprattutto come luogo di partecipazione dei cittadini alla strutturazione dell’organizzazione sanitaria, come verifica del suo funzionamento, come indicazione di programmi e progetti di salute. Su questa base a Poggibonsi, in provincia di Siena, in Toscana, è nato un presidio che raccoglierà presto in un unico luogo un polo di sette medici di medicina generale, specialisti ambulatoriali e il personale dell’azienda sanitaria locale protagonista dell’erogazione dei vari servizi distrettuali. “Un investimento – commenta David Bussagli presidente della Società della Salute Alta Val d’Elsa – da tempo in programma nei piani della Usl, che realizza in un unico luogo un modello organizzativo funzionale all’integrazione tra discipline sanitarie con altre di natura amministrativa e altre ancora di natura socio-sanitaria con l’obiettivo di creare percorsi virtuosi per il cittadino e risposte più celeri alla propria esigenza clinica o socio sanitaria”. La Casa della Salute di Poggibonsi è allocata all’interno del Presidio distrettuale di Via della Costituzione dove si trova il medico di comunità, lo sportello di front office amministrativo, l’ambulatorio infermieristico, il riferimento logistico per l’assistenza domiciliare, il punto di erogazione dell’assistenza integrativa diretta, indiretta e protesica e alcuni ambulatori specialistici, il punto prelievi sangue per le analisi, il consultorio, il servizio sociale, il Punto Insieme, l’igiene pubblica, la medicina legale e la ex guardia medica. L’istituzione e la messa a punto delle Case della salute rimanda dunque all’idea di una comunità che si prende cura di se stessa, della propria salute, del proprio benessere, ove per “proprio” si intende quello dell’intera collettività. Tutto questo, tuttavia, non potrebbe essere separato da uno studio che si attua sulla Comunità stessa nella quale la Casa si inserisce, dei suoi bisogni particolari, e dei professionisti che operano in quel contesto per assicurare la salute in quel determinato territorio. Generalmente, per quanto concerne il territorio italiano, laddove si pensa di collocare una Casa della Salute vi sono territori che cominciano ad avere tutto ciò che è necessario per garantire un’ottima assistenza territoriale. Questa scelta è orientata, inoltre, verso le fasce più deboli della popolazione, si pensi infatti agli anziani, ai malati, a coloro che presentano disabilità multiple, e chiaramente ai loro cari o assistenti, che necessitano di un supporto medico e delle cure non indifferente. Tuttavia, non è la prima volta che in Italia nasce una Casa della Salute, molto pubblicizzata è stata, ad esempio, l’organizzazione e l’apertura di quella di Colorno, in provincia di Parma, nel 2012, nella sede dell’ex Ospedale. La nuova struttura in questi anni è diventata un vero e proprio punto di riferimento per i cittadini nel quale i servizi di assistenza primaria si integrano con quelli di natura specialistica, della sanità pubblica, della salute mentale ma anche con i servizi sociali e le associazioni di volontario. Le Case della Salute, d’altra parte, possono essere definite come le figlie dei nostri cari e rassicuranti ospedali: sono semplicemente una nuova porta di accesso alle cure, un nucleo inserito all’interno delle Comunità che se da una parte rappresentano un’organizzazione medico-sanitaria più attrezzata e accogliente verso il cittadino, dall’altra sono veri e propri centri di cultura e specializzazione per i professionisti che vi lavorano.
  14. 14. 14 Cosa portiamo con noi mentre mangiamo? Ce lo dice il Mindful Eating a cura di Cristiana Ficoneri Cos’è questo Mindful Eating? In Italiano lo traduciamo con Alimentazione Consapevole, ed è nient’altro che l’applicazione della Mindfulness all’alimentazione. Detto così sembra un gioco di parole, allora cos’è la Mindfulness… La parola inglese “mindfulness” può essere tradotta come consapevolezza, attenzione, presenza mentale. Non è facile tradurre il concetto di Mindfulness (proveniente dalla cultura buddhista) perché essendo molto vasto è stato utilizzato a seconda dei contesti per intendere cose diverse. è salito alla ribalta mondiale grazie al fatto che alcuni medici e psicologi americani dagli anni ‘70 in poi hanno ideato degli “interventi terapeutici basati sulla Mindfulness” che traevano spunto da tradizioni contemplative millenarie e potevano essere studiati e validati da un punto di vista scientifico. Si tratta sostanzialmente di coltivare uno stato mentale in cui la persona ascolta e osserva le proprie emozioni, le proprie sensazioni fisiche e i propri pensieri, accettandoli così come sono, senza giudicarli, senza cercare di modificarli, né bloccarli. Si sta con ciò che c’è, nulla è sbagliato o proibito. E funziona per la salute? Come dimostrano molti studi la Mindfulness è stata parte integrante del trattamento di tanti disturbi fisiologici (come la psoriasi, il dolore cronico, la fibromialgia) e psicologici (come la depressione, i disturbi del sonno, disturbi d’ansia, ADHD, dipendenze e varie altre psicopatologie), e la letteratura scientifica ha confermato che ci sono effetti positivi che si devono al miglioramento della regolazione dell’attenzione e delle emozioni e dei processi di controllo esecutivo. In alcuni casi sono stati riscontrati dei cambiamenti strutturali a livello della corteccia cerebrale. E l’alimentazione? Naturalmente esiste un Mindful Eating inteso come pratica di Mindfulness più strettamente religiosa e all’estremo oppostolavulgatamodaioladella“dietadellaMindfulness” (a mio parere una terribile contraddizione in termini), ma qui stiamo parlando di Mindfulness intesa come intervento terapeutico. Anche se l’applicazione della Mindfulness all’alimentazione è di data relativamente recente, vari studi ne hanno testimoniato l’efficacia nel migliorare il senso di accettazione, i comportamenti di abbuffata e il mangiare sotto la spinta delle emozioni, con un riflesso sulla perdita di peso anche quando questo non era un obiettivo esplicito degli studi. Come ci si può avvicinare al Mindful Eating? Seguendo un corso apposito ad esempio. In Italia è una realtà nuova, presente soprattutto nelle città più grandi. Un corso tipico è costituito da 8/9 incontri a cadenza settimanale, condotti da un insegnante di Mindfulness,chepuòavere anche altre competenze di tipo psicologico o nutrizionistico, ma che soprattutto deve aver seguito un training specifico, nutrito da una comprovata pratica di Mindfulness. Sono incontri di gruppo in cui si alternano momenti esperienziali costituiti da pratiche di meditazione formali o informali e meditazioni guidate su argomenti specifici (immagine corporea, peso, appetito e sazietà...). L’idea della meditazione può suscitare timore o diffidenza ma all’interno del corso essa è pensata come un training dell’attenzione assolutamente laico, in grado di rendere le persone consapevoli dei propri schemi automatici e liberarsi dall’eccessiva reattività, nonchè di fermarsi ad ascoltare quei segnali fisiologici che devono guidare il comportamento verso il benessere. In pratica ciò significa diventare consapevoli delle opportunità positive e nutrienti che ci vengono offerte
  15. 15. 15 attraverso una scelta e una preparazione degli alimenti effettuata rispettando la nostra saggezza interna. Il tutto è inserito in un contesto di conoscenze che riguardano l’autoregolazione dell’assunzione di cibo, il ruolo degli stimoli fisici ed emotivi della fame, gli indizi di sazietà, fino alla regolazione emotiva e alla gestione dello stress… Durante l’intervento vengono svolte delle esercitazioni guidate legate all’alimentazione: alcune di esse si svolgono con l’ausilio del cibo, per arrivare a saper scegliere in consapevolezza di fronte ad un buffet imbandito. Alcune sessioni incorporano un lavoro sul corpo: lo yoga sdraiati o seduti sulla sedia, delle meditazioni camminate… I partecipanti sono istruiti anche a fermarsi per alcuni minuti durante momenti chiave della giornata (ai pasti ad es.) e praticare la consapevolezza di pensieri ed emozioni. Quel che più conta è che il partecipante è spinto in modo esperienziale e non teorico, a coltivare la consapevolezza dei segnali fisici interni. Ad es. imparare ad andare incontro all’esperienza presente del gusto e notare quando il piacere di un alimento che si sta assaporando comincia a diminuire, può aiutare una persona ad ottimizzare la soddisfazione del cibo con porzioni più piccole. E tutto questo in sole 8 settimane? Le 8 settimane servono ad imparare il modo di far ripartire il motore che è in noi, un motore che quasi sempre esce integro dalla “fabbrica” e va alimentato correttamente. Il tempo che segue farà il resto. I risultati duraturi si costruiscono con la pazienza. I cambiamenti che si susseguono col Mindful Eating possono essere più o meno vistosi, ma l’efficacia diventa visibile quando si sommano insieme: molti momenti di ascolto alle nostre vere esigenze, giorno per giorno, mese dopo mese, anno dopo anno, produrranno scelte basate su una saggezza interna che coniugata alle conoscenze corrette ci renderà più liberi e più sani. è stato calcolato che ogni giorno siamo chiamati a prendere più di 200 decisioni in campo alimentare...non è poco! Per chi è indicato il Mindful Eating? Per tutti quei casi di comportamento alimentare più o meno “problematico” che generano a breve o lungo termine complicanze di tipo fisico e un forte carico di sofferenza psicologica ad esempio. Di questo gruppo fanno parte i Disturbi del Comportamento Alimentare più tradizionali e più conosciuti - ad es.la Bulimia Nervosa e il Binge Eating Disorder - ma anche molti casi di Obesità, dai tipi più gravi a quelli più diffusi, ma sempre caratterizzati da un rapporto poco sereno con il cibo. Uno stile disinibito di alimentazione può includere ad esempio stramangiare anche in assenza di fame, o sotto lo stimolo di qualche emozione (emotional eating) o in risposta a stimoli esterni come lo stress, il freddo, la vista, il profumo di un alimento (external eating) o subire un craving intenso o perdere il controllo. Inoltre può essere d’aiuto in vari stati fisiologici come la gravidanza o l’età pediatrica. La ricerca ci mostra come i bambini che sono messi in grado di nutrirsi da soli hanno meno probabilità di diventare obesi. In realtà a pensarci bene, il Mindful Eating è indicato…per chiunque mangi. Cosa dicono le persone che praticano il Mindful Eating? Molto spesso ci sentiamo dire: ”Non so perchè ma mi sento più soddisfatto pur mangiando meno di prima”. Questo dipende dal fatto che dando la dovuta attenzione, una sana attenzione, all’esperienza del mangiare e del bere, l’esperienza si espande e viene percepita dal nostro cervello come più ricca e nutriente. Quando si evita il multitasking e si è mentalmente presenti mentre si mangia (o si fa qualunque altra cosa) si sperimenta una connessione maggiore con il cibo che assaporiamo, col nostro corpo che lo riceve, magari con le persone che nella filiera hanno contribuito a farlo arrivare alla nostra tavola… Quel che spesso si cerca in un alimento confortante è il sollievo da un tumulto interno, dall’insoddisfazione del cuore e della mente, una maggiore dolcezza e tranquillità. Ma la dolcezza degli zuccheri è a breve termine mentre non lo è quel che si prova quando riusciamo a raggiungere -magari casualmente- quel senso di interconnessione che ci fa sentire più integri e …a posto. Nel nostro posto. Ecco tutto questo è Mindful Eating! Per informazioni sui corsi cerca i contatti su Facebook “Percorsi di Mindful Eating “ : https://www.facebook.com/ mangiasorridendo/ Quando si è mentalmente presenti mentre si mangia si sperimenta una connessione maggiore con il cibo che assaporiamo. Dando quindi la dovuta attenzione, una sana attenzione, all’esperienza del mangiare e del bere, l’esperienza si espande e viene percepita dal nostro cervello come più ricca e nutriente.
  16. 16. Nessuna distinzione per numero di componenti della famiglia Nessuna distinzione di età Sussidi per Single o Nucleo famigliare Detraibilità fiscale (Art. 15 TUIR) Nessuna disdetta all’associato Durata del rapporto associativo illimitata Soci e non “numeri” perché abbiamo scelto mba? rimborso interventi home test alta diagnostica assistenza rimborso ticket conservazione cellule staminali visite specialistichesussidi per tutti check up MBA si pone come “supplemento” alle carenze, ad oggi evidenti, del Servizio Sanitario Nazionale. L’innovazione dei Sussidi che mette a disposizione dei propri associati identifica da sempre MBA come una vera “Sanità Integrativa” volta a migliorare la qualità di vita degli aderenti. Mutua MBA Tel. +39 06 90198060 - Fax +39 06 61568364 www.mbamutua.org
  17. 17. 17 a cura di Nicoletta Mele Adolescenti e Blue Whale, un gioco psicologico pericoloso. Cosa sta succedendo? 17 Cos’èilBlueWhale?Cosastasuccedendoagliadolescenti? Per Health Online lo psicologo clinico e psicoterapeuta Roberta Fedele e il vice presidente del MOIGE, Movimento Italiano Genitori Onlus, Elisabetta Scala. Blue Whale Challenge (Balena Azzurra) non è il titolo di un film, ma il nome di un gioco, definito un vero e proprio rituale psicologico, legato ai social network, proveniente dalla Russia e che sta causando molte vittime tra gli adolescenti. In Russia fino ad oggi, riferiscono i media, la cifra delle vittime che hanno “terminato” il gioco con il suicidio, è pari a 157. La prima a morire nel gioco perverso è stata la teenager russa Rina Paleonkova, il cui scatto prima di morire ha fatto il giro del mondo. Il fenomeno purtroppo si sta diffondendo anche in altri Paesi, tra cui Gran Bretagna, Brasile, Francia e Italia, dove lo scorso febbraio un giovane quindicenne si è tolto la vita lanciandosi da un palazzo di 26 piani a Livorno. Non è ancora chiaro se il gesto sia legato al gioco, infatti le indagini stanno procedendo, ma il rischio sono le emulazioni. A Pescara una tredicenne è stata fortunatamente salvata poco prima del suicidio, grazie all’allarme lanciato da una sua compagnia di classe e all’intervento dei suoi genitori. La ragazzina ha ammesso di aver partecipato al gioco e secondo gli investigatori il fatto che avesse ammesso e deciso di posticipare il suicidio è stato un segno che l’adolescente si fosse resa conto di quanto le stava per accadere. Il gioco dell’orrore consiste nel seguire alcune regole per 50 giorni, scritte su una lista inviata alla vittima dagli organizzatori, e l’ultimo giorno è previsto il suicidio, gettandosi da un palazzo molto alto. Regola numero uno, per chi prende parte al gioco attraverso l’iscrizione a specifici gruppi sui social, è quella di tagliarsi la mano e inviare la foto al curatore, la seconda invece è quella di alzarsi alle 4.20 del mattino e guardare dei video psichedelici, la terza tagliarsi il braccio lungo la vena, non troppo in fondo, fare 3 tagli e inviare la foto al curatore. Disegnarsi sul braccio una balena e inviare la foto al curatore è la quarta regola, la quinta invece è incidersi “yes” sulla gamba se si è pronti a essere una balena, altrimenti bisogna punirsi con alcuni tagli. Più si va avanti nei giorni e più le regole del gioco dell’orrore diventano allucinanti: la quattordicesima regola, ad esempio, prevede il taglio sul labbro, alla sedicesima giornata bisogna procurarsi tanto dolore. il 26 esimo giorno il “tutor” comunicherà all’adolescente il giorno in cui dovrà morire, che avverrà allo scattare del 50esimo giorno. Chi arriva all’ultimo giorno viene celebrato dagli altri membri della comunità. Uno dei tutor, tale Philips Budeikin, ventiduenne che per tre anni ha frequentato la facoltà di psicologia, è stato arrestato, grazie all’abilità degli investigatori russi che si sono finti teenagers, con l’accusa di aver causato il suicidio di 16 ragazzine. Al momento dell’arresto Budeikin non ha battuto ciglio e non è apparso pentito, anzi ha affermato, come è stato riportato da Metro.co.uk, di aver pulito la società e che le ragazzine, da lui definite materiale organico di scarto, erano felici di morire perché per la prima volta aveva dato loro tutto quello che non avevano avuto nelle loro vite: calore, comprensione, importanza. “Ci sono le persone e gli scarti biologici – ha detto nel corso dell’interrogatorio – Io selezionavo gli scarti biologici, quelli più facilmente manipolabili, che avrebbero fatto solo danni a loro stessi e alla società. Li ho spinti al suicidio per purificare la nostra società”. 17
  18. 18. 18 Cosa spinge gli adolescenti di oggi a seguire rituali con un tragico finale senza possibilità di ritorno? E com’è possibile manipolare le menti degli adolescenti tanto da spingerli per 50 giorni a sottoporsi a torture continue fino alla morte? Health Online ha chiesto il parere dello psicologo clinico e psicoterapeuta Roberta Fedele. Gli adolescenti e le loro fragilità. Far parte di una comunità agghiacciante denominata “club dei suicidi”, fa sì che i ragazzini si sentano compresi, amati e importanti, come ha detto Budeikin? “Il fenomeno del Blue Whale sembra cavalcare alcuni degli aspetti propri dell’adolescenza esistenti da sempre, con l’aggiunta però di elementi che sono assolutamente figli del periodo storico in cui viviamo. Le caratteristiche dell’adolescenza sono quelle di sempre, ma si dispiegano in un mondo contemporaneo così profondamente diverso per gli strumenti di conoscenza e di comunicazione che vanno a generare il formarsi di nuovi sistemi di significato. L’adolescenza è un periodo di forte crisi dello spazio mentale e della sua integrazione, che vede l’adolescente impegnato in vari compiti evolutivi, quali il conflitto tra la dipendenza e l’indipendenza, il processo di individuazione, la chiusura in se stessi e l’isolamento, l’importanza che riveste l’appartenenza ad un gruppo ed i movimenti identitari ad esso collegati. Sembra in particolare che questi due ultimi aspetti siano coinvolti nel fenomeno del Blue Whale. Infatti, il partecipare al “gioco” prevede l’entrare a far parte di un certo gruppo ed esso, come la maggior parte dei gruppi adolescenziali, scatena al suo interno dinamiche molto intense, è caratterizzato da rigidità e chiusura agli adulti e spesso chi vi appartiene ne accetta le regole e le modalità comunicative. Il gruppo soddisfa spesso un bisogno di sicurezza che il giovane vive in relazione alla propria confusione emotiva. Spesso il gruppo di pari si contrappone al nucleo familiare, in particolare alle figure genitoriali, le quali tendono a conservare una visione del giovane ancora associata a quella di un bambino; esso soddisfa bisogni di orientamento, di elaborazione di valori diversi da quelli degli adulti, e dà vita ad intensi processi di identificazione su cui si basa la coesione e l’organizzazione del gruppo stesso. Tali movimenti identificatori sono ancora più significativi se il giovane vive una situazione di isolamento e di ritiro in se stesso, percependosi come l’unico garante della propria assoluta autonomia. Ecco quindi che il senso di appartenenza e il sentirsi compreso svolgono un importante peso”. Il gioco macabro prevede prove fisiche di autolesionismo di difficile comprensione. Cosa spinge un ragazzino a compiere gesti di questo tipo? “In adolescenza il suicidio o il tentativo di suicidio si identifica come un passaggio all’atto, o acting out, che è una modalità difensiva di cui si serve l’individuo per affrontare i conflitti e le angosce caratteristici della fase di vita che sta attraversando. È bene ricordare che i passaggi all’atto sono comportamenti presenti non solo negli adolescenti che presentano disturbi psicologici ma in ogni adolescente e che assumono le forme più disparate quali fughe, il vagabondaggio, il furto e le manifestazioni di etero e autoaggressività. Si tratta di un arresto o un disturbo delle capacità simboliche e rappresentative, una confusione fra la dimensione interna e quella esterna, tra quella soggettiva e quella oggettiva. Il disagio non avrebbe parole per essere rappresentato, cosa che lo inquadra come il meccanismo prelogico e preverbale per eccellenza, senza alcuna possibilità di pensiero introspettivo o basato sulla internalizzazione e sul pensiero verbale. Rispetto alla domanda su cosa li spinge, andrebbero presi in considerazione una molteplicità di fattori ed il significato va comunque sempre ricercato nella specificità di ogni singola situazione; tuttavia è possibile individuare alcune situazioni ricorrenti: ci potrebbe essere una difficoltà a tollerare i sentimenti di solitudine e isolamento che accompagnano il processo di separazione dalle figure parentali e di individuazione della propria nuova identità. Questa difficoltà potrebbe non essere adeguatamente controbilanciata dal sentimento di acquisizione della propria nuova identità, delle proprie personali capacità e responsabilità, ma invece sfociare in depressione che, in certi casi, aumenta a dismisura soprattutto perché ha a che fare con un sentimento di scarsa stima di Sé ed un vissuto di inadeguatezza a nuovi compiti. Ancora il fisiologico bisogno di sfidare, che resta sempre una delle maggiori difese in adolescenza. La trasformazione del corpo nell’adolescenza: il tentato suicidio è un attacco al corpo che a tratti è percepito come estraneo, sconosciuto ed incontrollabile, non appartenente al Sé psichico. Il corpo è allora oggetto di odio e non più fonte potenziale di piacere. L’idea del suicidio permette di compensare l’impotenza che assale l’adolescente che, a differenza dello spazio mentale, non esercita alcun controllo su quello corporeo. Ma questo è un conflitto che deve assolutamente rimanere nella testa, a livello psichico. Ancora la fantasia di essere salvati dalla morte, la speranza di poter trovare o ritrovare una condizione di pace attraverso il suicidio, di sollievo rispetto alle difficoltà che si stanno attraversando. A questa fantasia se ne aggiunge spesso un’altra, e cioè che mediante la morte si attesti la propria onnipotenza ed il trionfo di Sé sulla realtà. In molti casi di suicidio c’è il bisogno di trasformare in azione attiva ciò che dovrà essere subìto passivamente, ancora una volta, esercitare una certa dose di controllo su se stessi e su quello che, anche se in un futuro, accadrà. Va inoltre considerato il fatto che le condotte suicidarie hanno una profonda valenza relazionale. Il suicidio, atto solitariopereccellenza,èsempreancherivoltomentalmente a qualcuno in particolare o “agli altri” in generale. Secondo Pietropolli Charmet (2009) l’adolescente suicidario lancia una sfida prepotente all’adulto: il genitore è chiamato a
  19. 19. 19 fare i conti con l’estrema impotenza e l’enorme distanza che lo separa dall’adolescente e con i sentimenti di paura, disperazione e sgomento per qualcosa che è impensabile e che si palesa violentemente. Il gesto suicidale, sempre secondo l’autore, è un gesto violento perché, seppur rappresentativo dell’estrema impossibilità di pensare ed elaborare rabbia e delusione, vissuti annichilenti e di umiliazione, è un attacco dell’adolescente al senso della relazione con i genitori e imprigiona tutti nella alternanza colpa/espiazione”. Alla base di questo perverso meccanismo c’è una forte conoscenza degli elementi psicologici da parte dei creatori del gioco? “Potrebbe esserci sicuramente una profonda conoscenza dei meccanismi psicologici propri della adolescenza e di come questi si incastrino e si amplifichino con i mezzi e gli strumenti moderni, quali la tecnologia, internet, i videogiochi, ecc. Il computer diventa spesso una specie di versione altra di se stessi, senza di esso ci si sente persi e si è fuori dal mondo; lo psichiatra e psicoanalista statunitense Glen O’ Gabbard ha parlato di “Cyber-Se’”. Esso può fornire in pochi secondi così tante informazioni e così tanti contatti e relazioni, che però spesso hanno più il sapore di una non relazione, in quanto si tratta di rapporti che potrebbero non concretizzarsi mai, rimanendo nel limbo del cyberspazio. Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione consentono all’adolescente di oggi di ridurre il confronto faccia a faccia e di sostituire l’esperienza diretta con una percezione mediata. Ci sarebbe da chiedersi se essere sempre connessi, attraverso smartphone, internet, Facebook, ecc. muta il modo di rappresentarsi, se permette di ammorbidire il senso di solitudine che nasce in adolescenza, e se quindi questo vada considerato come una nuova forma di gruppalità, oppure lascia l’adolescente più che mai isolato e chiuso in un suo mondo illusorio”. Sono state raccolte delle testimonianze di mamme che hanno perso i loro figli a causa del “rituale psicologico”. “Sembravano tranquille – hanno detto – anche il giorno in cui hanno deciso di suicidarsi hanno fatto quello che facevano tutte le mattine. Ci sono persone che garantiscono ai ragazzi di ‘salvarli’ dai problemi che li affliggono, ma i nostri figli non soffrivano di depressione, erano giovani, solari e pieni di vita. Partecipare a quel ‘gioco’ li ha cambiati e portati alla morte”.
  20. 20. 20 la vita a causa di una sofferenza covata nel silenzio e nell’indifferenza. In che modo i genitori possono vigilare sulla vita sociale dei propri figli senza entrare in contrasto? Health Online l’ha chiesto a Elisabetta Scala, vice presidente del MOIGE, Movimento Italiano Genitori Onlus, che da anni svolge la sua attività a sostengo delle famiglie per una maggiore tutela dei diritti dei minori e dei genitori. Quanto è preoccupante questo fenomeno? Qual è la vostra posizione? È molto preoccupante e noi come Movimento Italiano Genitori in questi giorni stiamo cercando di campire l’ampiezza del fenomeno proprio per parlarne con i nostri figli. Inoltre, stiamo dando delle informazioni ai nostri volontari, i quali daranno a loro volta delle risposte. La nostra raccomandazione è quella di parlare del fenomeno ai ragazzi, spiegare loro quanto sia terribile questo gioco macabro, in modo tale che se sono venuti a contatto con qualcuno coinvolto possano reagire”. Spesso i genitori degli adolescenti sono all’oscuro di alcuni aspetti della vita sociale dei propri figli. Uno sguardo attento potrebbe aiutare i genitori a comprendere in tempo eventuali c o m p o r t a m e n t i anomali dei figli, specie se pre-adolescenti? “Innanzitutto tanto più sono piccoli i bambini tanto più non devono navigare sui social da soli, non bisogna lasciare in mano a un pre-adolescente un telefonino con la connessione h24. È dovere di ogni genitore prestare sempre grande attenzione e parlare con i figli. Parlare con i figli per noi è la prima regola”. Come controllare i figli senza entrare in conflitto con loro? “L’utilizzo della rete e di conseguenza i social oggi ci costringono ad entrare nel privato dei nostri figli, è nostro dovere guidarli e anche controllarli chiedendo loro l’amicizia su Facebook”. Oggi tutto è a portata di click. Se da una parte l’avvento dell’era digitale e la portabilità dei dispositivi hanno dato dei grandi benefici alla società, dall’altra però Dottoressa Fedele, la regola fondamentale per chi partecipa al gioco è quella di non dire nulla ai genitori e non lasciare tracce in giro. Quali sono i campanelli d’allarme da non sottovalutare per i genitori? “Sicuramente sarebbe molto importante prestare attenzione ai cambi di umore, ragazzi che sono solari e che invece improvvisamente diventano cupi e silenziosi, agli scatti di ira, alle manifestazioni di ritiro e di isolamento, alle espressioni di irritabilità, al cambiamento improvviso delle abitudini cosi’ come alle manifestazioni ossessive”. Diverse sono state le reazioni da parte dell’opinione pubblica sul Blu Whale: c’è chi si è sentito angosciato e chi non ha trovato parole per descrivere il fenomeno rifiutandosi di capire il motivo. Secondo lei, mettere la testa sotto la sabbia è uno degli elementi che permette a fenomeni come Blue Whale di svilupparsi? “La mia opinione su questo è che ci sia una sorta di corresponsabilità da parte della società allargata e che si potrebbe fare molto di più in termini di prevenzione, informazione e azione rispetto al fenomeno; sarebbe necessario infatti creare degli sportelli di ascolto, divulgare il più possibile informazioni circa il cyberbullismo, supportare i genitori, soprattutto con approfondimenti che riguardano un uso perverso del mezzo mediatico e di internet. Più che mettere la testa sotto la sabbia, credo che questi fenomeni abbiano trovato terreno fertile in una società totalmente impreparata ad affrontarli e che ancora non è riuscita a reagire; credo inoltre che internet non sia la causa ma il mezzo attraverso il quale la problematica prende forma”. La Russia, luogo dove è nato il gioco e dove ci sono state maggiori vittime, si sta mobilitando e sta prendendo dei seri provvedimenti per arginare il fenomeno sfuggito al controllo della rete. È stata istituita, insieme con un team di psicologi ed esperti, un’associazione di assistenza ai famigliari e un numero verde di ascolto e denuncia. Può davvero un gioco cambiare un ragazzino fino a portarlo alla morte? E com’è possibile fingersi tranquilli davanti gli occhi di un genitore? Ai genitori spetta il compito più importante quello cioè di vigilare sui propri figli affinché non decidano di togliersi
  21. 21. 21 hanno provocato, e continuano a provocare, seri danni soprattutto se questi strumenti vengono utilizzarti in maniera errata dagli adolescenti, sempre più dipendenti dalla rete. Secondo il rapporto “Benessere dei quindicenni”, pubblicato da Ocse, è emerso che quasi un quarto degli adolescenti italiani dichiara di trascorrere oltre 6 ore al giorno su internet al di fuori della scuola. Un’abitudine che, si trasforma quindi in vera e propria dipendenza: 47 alunni italiani su cento dichiarano infatti di “sentirsi male se non c’è una connessione a internet”. Le relazioni attraverso uno schermo escludono la comunicazione verbale fondamentale per relazionarsi con gli altri e a nascondere le emotività, ecco quindi che internet, come ha affermato nel corso di un’intervista a La Repubblica, Federico Tonioni, Ricercatore all’Università cattolica e direttore dell’ambulatorio sulle dipendenze da internet al Policlinico Gemelli di Roma, “è diventato non la causa ma la risposta ad un disagio profondo. Le relazioni online sono spesso le uniche rimaste all’adolescente sempre più orientato ad un ritiro sociale”. Dottoressa Scala, cosa ne pensa? L’educazione all’utilizzo di internet e della tecnologia resta fondamentale. Il Moige e la Polizia di Stato hanno promosso il progetto “Giovani ambasciatori contro il bullismo e il cyberbullismo per un web sicuro”, con l’obiettivo proprio di fornire a ragazzi, genitori e insegnanti tutte le informazioni necessarie per un corretto e responsabile uso della rete. Quanto sono importanti iniziative volte alla sensibilizzazione e informazione in un periodo storico come quello che stiamo vivendo? “Il rapporto pubblicato da Ocse ha un fondamento, i nostri ragazzi sono eternamente connessi: ascoltano la musica, vedono programmi televisivi e video con i loro cellulari, anche quando sono impegnati nello studio devono verificare se c’è connessione e nel caso arriva un messaggio devono vederlo e rispondere immediatamente, vivono i social in maniera ansiogena. Questo è un atteggiamento sbagliato e noi dobbiamo dare loro delle regole, quando si sta a tavola o quando si studia il telefonino deve essere messo in disparte. Dobbiamo coinvolgere i nostri figli in attività sportive, creargli delle situazioni da fare nella vita reale e invitarli ad incontrarsi personalmente non attraverso la rete. Occorre educarli. E proprio per questo motivo che la nostra iniziativa “per un web più sicuro” è ormai diventata un appuntamento annuale. Quest’anno c’è stata una novità che ha avuto un grande successo: abbiamo formato dei ragazzi, “gli ambasciatori”, che a loro volta insegnano ai loro coetanei, questo ha funzionato molto perché i giovani sono più predisposti ad ascoltare i loro coetanei che gli adulti. In questo periodo storico occorre cambiare la mentalità, è prioritaria la prevenzione, non si può arrivare ad affrontare il problema a quando c’è l’emergenza”. Dottoressa Fedele, quanto è importante ristabilire un rapporto tra genitori e figli in età adolescenziale? Quali sono i suoi consigli? “Il giusto investimento di tempo e di energie durante l’infanzia e la fanciullezza aiuta a prevenire il trasformarsi dei piccoli problemi di queste fasi, nei grandi problemi dell’adolescenza, ed è importante pensare a questo come un processo che va costruito nel tempo. Rispetto proprio all’utilizzo dei dispositivi elettronici quali smartphone, ipad, ecc., sarebbe importante stabilire delle regole e delle limitazioni in maniera precoce; diventa molto complicato infatti, soprattutto con l’adolescenza, ridurre l’uso del computer se per anni il bimbo a tavola ha mangiato con l’ipad acceso oppure gli è stato permesso di giocare al cellulare durante le cene tra amici per “distrarlo”. Questa infatti diventa una realtà abituale e conosciuta per il bambino che, ora adolescente, non si spiega e non accetta il perché non può continuare a fare quello che in sostanza faceva anche prima. Ritornando alla domanda, durante la adolescenza la parola chiave è osservare i ragazzi, ma una osservazione che li veda, che li guardi veramente, cogliendone i segnali, sia positivi che di disagio, senza però trasformarli immediatamente in scoppi di ansia da parte dei genitori. Nel caso del fenomeno di cui stiamo parlando, per esempio, sarebbe stato importante destinare una certa quota di attenzione al ritiro dei ragazzi nelle loro stanze per periodi prolungati, oppure al fatto che uscivano di casa alle prime ore del mattino. Spesso il nucleo familiare tollera l’autoreclusione del ragazzo, agevolandolo implicitamente o esplicitamente nel suo rintanarsi nella sua stanza. In generale è importante adottare un atteggiamento empatico, di comprensione, mostrarsi supportivi nei momenti di difficoltà e anche consolarli se è necessario; stabilire sempre regole chiare, non troppo restrittive, da concordare in anticipo con i ragazzi e che prevedano sanzioni realmente applicabili; notare non solo i comportamenti disfunzionali ma anche quelli adattivi, rinforzandoli positivamente; favorire l’autonomia e l’affermazione di sentimenti e delle aspirazioni (nei limiti consentiti dall’età) da parte del figlio, anche se non sono in linea con quelle che si aspettano i genitori. La capacità educativa dei genitori sta proprio nel permettere l’attuazione di questa separazione del figlio dalle proprie figure e insieme nella capacità di offrire sostegno, comprensione e disponibilità comunicativa in questo momento difficile per il giovane”. Felicità e gioia di vivere. Questo è lo scopo di Pink Whale, un’iniziativa nata in Brasile come risposta al macabro gioco Blue Whale. La vita è un bene prezioso e va vissuta fino in fondo. “Sono troppo convinta che la vita sia bella anche quando è brutta, che nascere sia il miracolo dei miracoli, vivere: il regalo dei regali”. Oriana Fallaci.
  22. 22. Tante e diverse opportunità a chi intende passare 7 o più giorni nel nord della Sardegna, negli incantevoli scenari di Valledoria, Terme di Casteldoria e San Pietro a Mare. Di seguito le condizioni esclusive riservate agli aderenti alla convenzione Health Italia, per l’affitto di appartamenti: 10% di sconto per il periodo che va da Maggio a Settembre Soggiorno gratuito dal mese di Ottobre ad Aprile, con il solo vincolo del pagamento delle spese di pulizia finali (60€) Scegli il tuo alloggio su www.casainvestimento.it ITALIA casa investimento e health italia propongono La richiesta dovrà essere effettuata tramite l’invio di una mail a info@casainvestimento.it. La mail dovrà riportare le seguenti indicazioni: Oggetto: Convenzione Health Italia Allegato: Tesserino Health Italia Nome e Cognome Periodo e struttura scelte Numero di persone Spese non comprese nel soggiorno: Pulizie finali_60 € (obbligatorio con tutte le tariffe) Check-in o Check-Out fuori orario_20 € Set biancheria letto e bagno su richiesta (per persona)_20 € Telo mare su richiesta_5 € Animali domestici. Extra per pulizie_20 € Culla da campeggio e biancheria su richiesta_20 € Deposito cauzionale rimborsabile (da versare all’arrivo)_200 € www.casainvestimento.it info@casainvestimento.it
  23. 23. 23 a cura di Alessia Elem Idrocolon terapia, una tecnica antica per il benessere dell’organismo Cattive abitudini alimentari, stress e ansia sono situazioni che possono mettere a repentaglio la salute del colon. Il colon è un organo cavo in sede addominale, che inizia a livello della valvola ileo-cecale - tratto terminale dell’intestino tenue - e termina con il retto ed il canale anale. La sua principale funzione è quella di assorbire acqua e elettroliti (sali) ed è anche il naturale terreno di coltura dei batteri, il cui scopo consiste nel neutralizzare, evitare e prevenire lo sviluppo di una sua condizione di tossicità. Quando nel colon si produce un eccesso di fermentazione e putrefazione, perché non lo si è tenuto il più possibile libero dalle feci e dagli scarti, i batteri patogeni proliferano e danno origine a disturbi. Cosa succede al nostro organismo quando il colon è intasato e irritato? Perde la sua funzionalità e le tossine che si depositano possono causare diverse patologie che interessano l’intero organismo. Per evitare dei rischi alla salute è importante mantenere pulito l’organismo e questo è possibile grazie anche all’Idrocolon terapia, un trattamento medico antico in grado di restituire una corretta funzionalità del colon senza nessun disagio, né dolore per il paziente. Quali sono i benefici dell’idrocolon terapia? E quando è consigliata? L’abbiamo chiesto alla dottoressa Alessandra Merendino, Tecnico di Neurofisiopatologia, specialista in Colon- Idro-Terapia presso Rome American Hospital, Centro Diagnostico Pigafetta e al Centro diagnostico Monteverde. (www.dottoressamerendino.eu) “I benefici sono numerosi - ha spiegato - ma il primo è l’immediata e piacevole sensazione di sgonfiore addominale e il benessere della schiena: l’apparato muscolo scheletrico è composto dall’insieme di ossa, articolazioni e muscoli, la loro azione sostiene l’organismo e ne permette movimenti, mentre il colon è il naturale terreno di coltura dei batteri, il cui scopo consiste nel neutralizzare, evitare e prevenire lo sviluppo di una condizione di tossicità dello stesso. Durante il trattamento eseguo una particolare manovra manuale, denominata ‘terapia muscolo – viscero – tensiva’, un massaggio mirato a ristabilire un’omeostasi generale del corpo. Grazie a questo massaggio mirato si ritrova armonia nella zona addominale, il piacere di avere una pancia sgonfia, libera da stress, ansia, stipsi, colite, acidità di stomaco, torcicollo, lombosciatalgia, dolori articolari e sottoscapolarigonalgia, tendiniti, insonnia, cefalea. L’idrocolon terapia elimina i parassiti (Escherichia coli, Tenia), le tossine, i vecchi fecalomi, migliora lo stato 23
  24. 24. 24 della pelle ed è anche un ottimo aiuto per chi vuole perdere peso. Questo strumento rappresenta quindi una soluzione semplice, non invasiva, che grazie alle moderne apparecchiature ha reso la terapia igienica, indolore e inodore garantendo la massima sicurezza ed efficacia terapeutica ed offrendo al paziente igiene e confort. È un perfetto connubio naturale di salute, benessere e bellezza”. Un intestino che non svolge in maniera corretta le proprie funzioni cosa può provocare? “Sono diverse le conseguenze che può provocare un mal funzionamento intestinale, vanno dall’alitosi, al reflusso gastroesofageo, al mal di schiena, acne, cefalea fino a colite, cistite, candida intestinale, e gonfiore addominale”. Per il trattamento è prevista una preparazione? “Sì, nei tre giorni precedenti al trattamento il colon necessita di una precisa preparazione per agevolare la fuori uscita dei residui fecali più duri che, se non ben espulsi, posso causare un’occlusione intestinale”. In che modo viene effettuato il trattamento? “In generale, l’idrocolon terapia è caratterizzata da tre fasi. La prima è quella diagnostica, in cui si verificano le condizioni del soggetto da trattare e le caratteristiche della sua patologia, comporta una accurata valutazione sia da un punto di vista della salute in generale, che in particolare, della funzione digestiva. Nella fase preparatoria invece si cerca di modificare la consistenza del contenuto intestinale, per rendere più agevole lo svuotamento del colon. Una preparazione accurata è estremamente utile per rendere la pratica meno disagevole per il paziente e più radicale nei suoi effetti e nelle sue risultanze terapeutiche. Infine, c’è il lavaggio che costituisce l’elemento centrale della terapia e che ha lo scopo di eliminare tutto il materiale fecale dal colon e le tossine”. In particolare ci può spiegare in che modo avviene? “Nel corso del primo incontro, presso tutti i centri dove esercito la mia professione, a tutti i pazienti viene fatta un’accurata anamnesi, con la compilazione di una scheda dettagliata con tutte le patologie inerenti il colon. Ad ognuno viene consegnato un kit monouso completo per l’esecuzione del trattamento, dopodiché il paziente si sdraia in modo confortevole sulla schiena. Viene introdotta una canula sterile (e monouso) nel retto, questa è fornita di due tubi, uno per l’entrata dell’acqua l’altro per asportare il materiale fecale e l’acqua usata. Il paziente per tutta la durata del trattamento, di circa un’ora, è in posizione supina. Se l’idrocolon terapia viene effettuata per preparazione alla colonscopia, al paziente viene eseguita una seduta di maggioredurata,etrattandosidiundoppioesame(idrocolon + colonscopia) il paziente avrà bisogno sia del lavaggio per pulire in profondità le pareti intestinali, che della preparazione standard, che va invece a sciogliere tutti i residui fecali più duri e più profondi nel colon”. È quindi anche un mezzo di preparazione per gli esami diagnostici del colon? “Sì, perché pulisce in profondità grazie al macchinario, regolato a seconda delle caratteristiche del paziente, dotato di un sistema idraulico composto da un’unica specola rettale dotata di due ingressi: uno per l’acqua pulita e l’altro per l’eliminazione di tutti i batteri e di tutte le vecchie scorie che risiedono nell’intestino. Questo particolare sistema dunque è molto utile come preparazione per tutti gli esami diagnostici del colon: colonscopie, rettoscopie, rx addome completo, ecografie addomo pelviche”. L’idrocolon terapia è uno strumento di prevenzione e cura per le patologie dell’apparato digerente? “Si, previene la formazione del cancro al colon ed è uno strumento d’aiuto per tutti i pazienti asmatici, allergici e coloro che soffrono di infiammazioni urinarie”. Quante sedute sono necessarie per una profonda riuscita della pulizia del colon? E con quale frequenza? “Per una pulizia efficace e duratura nel tempo, è necessario unciclominimodialmeno3sedute.Lesedutevannoeseguite ad una distanza di una settimana l’una dall’altra, tempo necessario alla flora intestinale di ricrearsi naturalmente”. È consigliabile ai pazienti affetti da quali patologie? “A tutti coloro che soffrono di stitichezza ostinata, colite, diverticoli, polipi, gonfiori addominali, allergie, celiachia, candida intestinale, intolleranze alimentari, occlusione intestinale.Èmoltoutileperchisisottoponeallachemioterapia, a pazienti con sclerosi multipla e autistici”. Quando invece è sconsigliata? “Nei casi in cui si hanno emorroidi sanguinanti, diverticoli e insufficienza renale, gravidanze, emorragie, aneurismi, tumore in atto del colon-retto. L’intestino è un organo fondamentale per il benessere del nostro organismo ed è quindi importante mantenere un colon pulito grazie ad una tecnica antica che oggi si avvale di una moderna tecnologia e di un sistema igienizzato e sicuro, in grado di non comportare troppi disagi per il paziente”.
  25. 25. La Selvotta Suite è un’elegante Guest House nel cuore del Parco di Vejo, a pochi chilometri dallo storico comune di Formello ed a soli 17 Km a nord della città di Roma. La bellezza del bosco di querce e la vicinanza al Parco della Selvotta rendono questa location unica nel suo genere, offrendo un’oasi di pace per varie specie di animali la cui compagnia sorprenderà piacevolmente i propri ospiti. La camere, curate nei dettagli in forme e colori,dispongonotuttediserviziprivaticon doccia, asciugacapelli, TV, riscaldamento autonomo, aria condizionata, frigobar, cassaforte e Wi-Fi free. Su richiesta inoltre, è possibile usufruire del servizio lavanderia. www.laselvottasuite.it | info@laselvottasuite.it Via della Selvotta, 23 | 00060 | Formello (RM)
  26. 26. 26 Farmaci, è emergenza: un italiano su due rinuncia all’acquisto a cura di Mariachiara Manopulo Lo scorso 17 marzo, nell’ambito del congresso Farmacista più, è stata presentata l’indagine “Nuove povertà e bisogni sanitari”, realizzata da Doxa per il Banco Farmaceutico. I dati emersi sono a dir poco allarmanti, e rappresentano l’ennesima conferma di quanto la crisi stia pungendo le famiglie, mettendo a rischio anche il diritto alla salute. Quasi 1 italiano su 2 (45%) ha rinunciato nell’ultimo anno ad acquistare farmaci, in particolare quelli completamente a carico del cittadino. La ricerca, che si pone l’obiettivo di indagare e analizzare le difficoltà che incontrano i cittadini nell’accesso alle cure, evidenziando i profili più a rischio, dimostra che il tasso di rinuncia è più elevato tra le casalinghe e i pensionati: 52% quando vivono in famiglia, 53% quando vivono da soli. Sono a rischio i lavoratori precari (per loro la percentuale raggiunge il 41% se vivono in famiglia e il 40% se vivono da soli), ma anche chi ha un lavoro stabile: in questo caso, la percentuale è del 39% per chi vive in famiglia e il 46% tra chi vive solo. Quasi la metà degli intervistati (il 45%) ha dichiarato di avere in famiglia almeno un caso di patologia rilevante. E quanto più aumenta il numero delle malattie in concomitanza in famiglia, tanto più è difficile l’accesso ai farmaci. Nei nuclei famigliari in cui c’è almeno una patologia rilevante, la rinuncia all’acquisto di medicinali raggiunge quota 54%, mentre in quelli con due o tre malattie arriva al 57%. Nelle famiglie con quattro patologie o più, si rinuncia nel 64% dei casi. Ma i problemi non si fermano all’acquisto di farmaci. È allarme anche per quanto concerne le rinunce alle visite mediche o ai controlli: 1 italiano su 4 (il 26%) nell’ultimo anno ha rinunciato almeno ad una visita medica, in particolare a terapie di riabilitazione e visite odontoiatriche. 26
  27. 27. 27 Le categorie più a rischio sono sempre i lavoratori precari, le casalinghe e i pensionati, oltre ai genitori separati con figli a carico. Più di 1 famiglia su 2 dichiara di avere problemi economici per l’accesso alle visite specialistiche: le difficoltà più grosse si riscontrano nell’effettuare visite specialistiche a pagamento (32%), esami del sangue (31%), visite specialistiche ospedaliere con pagamento del ticket se previsto (28%), visite odontoiatriche (26%). Eppure, nonostante tutto, sono pochissime le persone che chiedono aiuto: solamente l’1% degli intervistati ha infatti ammesso di avere ricevuto un supporto da enti assistenziali è marginale. Ormai - e questo è evidente - la povertà sanitaria è una emergenza con la quale siamo costretti a fare i conti tutti i giorni, perché riguarda grandi fasce della popolazione. Per molti, il diritto alla salute è sempre più a rischio. La Fondazione Banco Farmaceutico Onlus è nata proprio per dare un supporto e rispondere al bisogno farmaceutico di tutte quelle persone per cui curarsi è ormai diventato un lusso. Per saperne di più, abbiamo fatto qualche domanda al presidente della Fondazione, il dott. Paolo Gradnik. I dati dell’ultima indagine Doxa sono molto preoccupanti: nell’ultimo anno 1 italiano su 2 ha rinunciato all’acquisto di un farmaco e molti rinunciano anche a controlli e visite mediche. Le famiglie, insomma, stanno “tirando la cinghia” sulla salute. Curarsi sta diventando davvero un lusso? I dati emersi sono effettivamente molto preoccupanti: il rinunciare ad assumere un farmaco di cui abbiamo bisogno, ad effettuare un controllo o una visita medica necessarie mettono a rischio la nostra salute e ci espongono a trovarci poi con problemi ancora più seri. Questo sta succedendo in Italia (ma è un dato che emerge un po’ in tutta Europa). Oggi il SSN copre poco più del 60% della spesa farmaceutica degli italiani, il resto il cittadino lo deve pagare di tasca propria e, se non ha i soldi per farlo nasce il problema. Come si può affrontare la situazione e quali sono i passi da portare avanti affinché la salute torni ad essere una priorità? Prima di tutto basta con le dichiarazioni di principio e confrontiamoci con la realtà: il SSN garantisce solo una parte della salute degli italiani e la situazione non cambierà in futuro, sarà già molto se questa parte non diminuirà ulteriormente nei prossimi anni. Perché curarsi adeguatamente non diventi davvero una possibilità per soli ricchi occorre da un lato che lo Stato aumenti le risorse a disposizione della farmaceutica territoriale e dall’altro che si incentivi l’assistenza che la rete di realtà caritatevoli presente nel nostro paese può dare a chi non ha i soldi per farsi carico del 40% che resta. Secondo l’indagine, nonostante tutti i problemi di accesso ai servizi sanitari, la percentuale di persone che dichiara di aver ricevuto supporto da enti assistenziali è veramente marginale. Ma quali possono essere i motivi? Questa, a mio modo di vedere, è la conseguenza di due fattori concomitanti. Il primo è che siamo di fronte alle “nuove povertà”, cittadini italiani che fino a poco tempo fa godevano di redditi sufficienti e si sono improvvisamente trovati (per varie cause) in condizioni disagiate: queste persone da un lato possono vivere con disagio l’idea di rivolgersi a strutture che hanno sempre considerato “per i poveri” e dall’altro sono probabilmente spaesati rispetto ad un sistema di assistenza dove tradizionalmente funziona molto il “passa parola”. Il secondo è che il sistema degli enti caritativi, seppur ricco di realtà fantastiche dal punto di vista umano, è molto parcellizzato e così spesso fa fatica ad essere visibile. Questo è un punto su cui occorre che il mondo non profit italiano rifletta a fondo. Il Banco Farmaceutico promuove ogni anno la Giornata di Raccolta del Farmaco, proprio per aiutare le persone che non possono permettersi di acquistare le medicine. Quali farmaci possono essere donati e a come funziona la distribuzione delle medicine raccolte? La GRF è dedicata alla raccolta dei farmaci che si acquistano senza ricetta medica, che per definizione non sono erogati dal SSN e pertanto sono proprio quelli a cui più facilmente le persone povere sono costrette a rinunciare. I farmaci raccolti in farmacia vengono messi a disposizione gratuitamente dell’ente di assistenza convenzionato più vicino alla farmacia stessa. Trasparenza e aiuto di prossimità. Quali sono i numeri della Giornata di Raccolta del Farmaco? Quanti farmaci si riescono a raccogliere, di media, ad ogni edizione? Lo scorso 11 febbraio abbiamo effettuato la raccolta in 3850 farmacie di tutta Italia, raccogliendo 375.239 farmaci per un controvalore superiore a 2.205.000€. Un risultato lusinghiero, in quanto è aumentata sia la raccolta totale che quella media per farmacia. L’ordine di grandezza si è consolidato negli ultimi anni e questo testimonia un gesto che non stanca ed una carità sempre viva.
  28. 28. 28 Ci sono differenze importanti tra le varie regioni italiane? Le differenze derivano dal grado di copertura che l’iniziativa ha nelle varie provincie italiane e dal numero di farmacie che vi aderiscono, non certo dalla generosità dei cittadini che si rivela sempre eccezionale: in ogni parte d’Italia due persone su tre che entrano in farmacia durante la giornata di raccolta donano almeno un farmaco. Il primo grazie va sempre al cuore degli italiani. Quanto sono aumentate in questi anni le persone assistite dal Banco Farmaceutico? Quest’anno siamo riusciti ad assistere 578.000 persone, un aumento rispetto all’anno scorso di circa il 10%. È un numero significativo, impensabile 17 anni fa quando siamo partiti, ma moltissimo resta ancora da fare. Basti pensare che l’ISTAT ci dice che oggi in Italia ci sono oltre 5 milioni di famiglie in condizione di povertà assoluta. Queste famiglie hanno bisogno di curarsi adeguatamente e le loro condizioni economiche non glielo permettono. L’attività del Banco tuttavia non si esaurisce con la Giornata di Raccolta del Farmaco ma continua tutto l’anno, raccogliendo donazioni da tutta la filiera del farmaco. Questo ci permette di rispondere al bisogno con continuità, anche in caso di calamità o nei Paesi in via di sviluppo. Nel 2016 abbiamo distribuito gratuitamente un totale di circa 1,8 milioni di farmaci. Sono tantissimi i farmaci che vengono sprecati ogni anno, che restano inutilizzati nelle nostre case, fino a scadere, o che vengono gettati via. Banco Farmaceutico ha promosso proprio per questo il progetto “Recupero farmaci validi non scaduti”. Come funziona? È attivo in tutta Italia? Il fatto che nelle case, specie quelle delle persone anziane, vi siano farmaci perfettamente validi e non più utilizzati è un fenomeno fisiologico: basta pensare banalmente alla necessità frequente di cambio di terapia in presenza di patologie croniche. Recuperare questi farmaci e nel contempo assicurarsi che essi siano integri e perfettamente utilizzabili in condizioni di sicurezza non è una cosa semplice. Tuttavia, dato l’importante significato che questo gesto ha sia in termini di aiuto al bisogno che in termini di recupero di risorse preziose, Banco Farmaceutico già da alcuni anni ha avviato dei progetti pilota in varie città d’Italia, posizionando appositi bidoni nelle farmacie. L’auspicio è di poter estendere questo servizio ad un numero sufficiente di farmacie e località da poter rendere il gesto facile ed abituale a tutti i cittadini italiani. Occorrono però risorse, anche economiche. Da questo punto di vista vorrei vedere un ruolo più attivo delle varie amministrazioni comunali che, oltre a tutto, risparmierebbero i costi di smaltimento di questi farmaci “sprecati”. Banco Farmaceutico conta su tantissimi volontari. Come si può entrare a fare parte della vostra realtà? Sono oltre 14.000 i volontari che ogni anno dedicano qualche ora del loro tempo e tutto il loro entusiasmo alla riuscita della colletta farmaceutica. A questi vanno aggiunti i volontari, circa 400, che si dedicano con continuità all’opera di Banco Farmaceutico. La nostra è un’opera che si basa sul volontariato, per cui le persone di buona volontà che vogliono partecipare a questo gesto non bastano mai. Invito tutti a contattare le nostre sedi provinciali o direttamente la Fondazione a Milano: il tempo che vorranno dedicare a Banco Farmaceutico sarà prezioso per aiutare chi è meno fortunato di noi ma sono sicuro che sarà anche un’esperienza che renderà più ricca la vita. Come si può sostenere le vostre iniziative? InnanzituttoindicandolaFondazioneBancoFarmaceutico Onlus ed il suo codice fiscale 97503510154 nello spazio del 5x1000 della dichiarazione dei redditi: un gesto che non costa nulla ma che aiuta concretamente la nostra attività. Invito però tutti anche a scaricare l’app DoLine sul proprio telefonino, in questo modo si resterà sempre al corrente di tutte le campagne di aiuto concreto che Banco Farmaceutico lancia durante l’anno e si potrà partecipare attivamente, donando dei farmaci preziosi a sostegno di quelle stesse campagne.
  29. 29. Caritas della Parrocchia di San Lorenzo Martire La Fondazione ha elaborato un sussidio sanitario che consente la copertura di spese per medicinali e spese mediche che il Servizio Sanitario nazionale non copre adeguatamente. In questo modo i costi medici sostenuti dalle famiglie sono alleggeriti e le stesse famiglie sono stimolate a curare e preservare la loro salute! museo del mutuo soccorso La Fondazione ha ereditato da MBA la collezione del Museo del Mutuo Soccorso; il museo, nato con la volontà di raccogliere significative testimonianze sulla storia del movimento mutualistico dal 1886 ad oggi, si prefigge da un lato di salvaguardare e rendere fruibile al pubblico i beni attualmente in dotazione e dall’altro di promuovere la conoscenza e la ricerca sul tema della Mutualità. La Fondazione Basis, costituita per iniziativa congiunta di Mutua MBA, Health Italia e Coopsalute, insieme di realtà impegnate nel sociale e operanti primariamente nel settore della Sanità Integrativa, si propone di svolgere le proprie attività nei settori dell’assistenza socio- sanitaria, nella promozione e nella gestione di servizi educativi, culturali, sportivi e ricreativi, nella istituzione di borse di studio ed iniziative volte a migliorare e gratificare l’esperienza didattica, avvalendosi di strutture ricettive e servizi di accoglienza per giovani e per studenti. Fondazione Basis | Via di Santa Cornelia, 9 | 00060 | Formello (RM) | www.fondazionebasis.org | info@fondazionebasis.org supportare favorire promuovere Un servizio dedicato alle realtà che costituiscono espressione della Società Civile! Tra le varie attività, la Fondazione Basis si è dedicata a:
  30. 30. 30 Monitoraggio con Helixafe, il programma di prevenzione primaria di Bioscience Genomics a cura di Nicoletta Mele Un semplice prelievo del sangue stabilisce se è in arrivo un tumore prima che si manifestino i sintomi. Individuare un tumore solido in fase precocissima da oggi è possibile grazie al brevetto Helixafe di Bioscience Genomics (http://www.bioinst.com), la piattaforma di genomica presente a San Marino, all’Università Tor Vergata di Roma, al San Raffaele Hospital di Milano e a Dubai, che permette, attraverso un esame non invasivo, ovvero un semplice prelievo di sangue di soli 10 cc, di stilare un profilo individuale di stabilità genetica mediante la ripetizione annuale della lettura delle mutazioni. Con questo programma si ottiene un tracciato che esprime il trend di stabilità dei 50 geni e delle relative 2800 mutazioni connesse ai tumori solidi. Il programma, inoltre, può anche essere mirato a geni e mutazioni correlati a specifici stili di vita e quindi a relativi fattori di rischio. L’origine del tumore è un’instabilità genetica. I tumori solidi sono il risultato di un insieme di mutazioni genetiche, dette anche somatiche, che sopraggiungono e si accumulano nel corso della vita, nelle cellule dell’individuo. Lemutazionisonoquindilaconseguenzadeidanniapportati al DNA da diversi fattori come fumo, inquinamento, alcool, farmaci, obesità, invecchiamento, ecc. Tali danni, in condizioni di normalità, vengono spontaneamente riparati dall’organismo, ma può accadere che l’organismo non riesca a riparare e quindi si assiste allo sviluppo di una neoplasia. La tendenza al progressivo accumulo di mutazioni, nel tempo, è espressione della condizione di “instabilità genetica” rispetto al gene a cui quella mutazione fa riferimento. Tale instabilità può essere considerata come la fase prodromica del cancro - tra la comparsa della prima mutazione e l’evoluzione finale della malattia potrebbero passare dai 10 fino ai 30 anni - perché, nonostante l’individuo sia sano e privo di sintomi, sta sviluppando il tumore. Con il programma Helixife è possibile tenere sotto controllo la salute attraverso la valutazione dei parametri oggettivi e non basandosi solo sullo studio della storia familiare. La ripetizione annuale del test consente il rilevamento del trend di stabilità della frequenza di mutazioni e/o la variazione allelica di quelle già esistenti, individuando così l’eventuale instabilità genetica che potrebbe portare all’insorgenza del cancro nel corso degli anni. L’individuazione precoce delle mutazioni che precedono lo sviluppo del cancro, può migliorare significativamente i tassi di sopravvivenza. I metodi diagnostici come la mammografia, la colonscopia, o la dermoscopia, individuano i tumori quando già si sono formate le masse cancerose, identificare invece le mutazioni che causano direttamente il cancro, permette quindi, non solo una maggiore precocità nella diagnosi, ma anche la scelta di terapie focalizzate nel capire la componente genetica della malattia, con maggiori probabilità di successo e minori invasività. Per saperne di più abbiamo intervistato il dott. Giuseppe Mucci, Amministratore Delegato di Bioscience Institute, la prima azienda al mondo che esegue nei suoi laboratori il programma di valutazione di stabilità genetica. Dott. Mucci, prevedere il cancro attraverso il monitoraggio delle mutazioni genetiche è una rivoluzionaria scoperta per la lotta alle neoplasie. Come si è arrivati a questo straordinario risultato? “L’Istituto di Bioscience è nato a San Marino nel 2006 e in collaborazione con le principali Università svolge l’attività di ricerca scientifica. Comprende la Medicina rigenerativa e la piattaforma Genomica. 30
  31. 31. 31 di normalità viene riparato dall’organismo, ma quando questo non avviene più si crea una mutazione, la somma nel tempo di queste mutazioni è espressione di instabilità genetica. Oltre alle mutazioni somatiche ci sono le mutazioni germinali, comunemente conosciute come ereditarie, cioè già presenti al momento della nascita, trasferite da uno od entrambi i genitori e tutte le cellule dell’organismo presenteranno in questo caso lo stesso difetto. La presenza di queste anomalie non porta necessariamente a sviluppare un tumore nel corso della vita, ma rappresenta una predisposizione genetica a sviluppare la malattia, che aumenta il rischio in misura variabile da una mutazione all’altra. Quando una mutazione è già presente alla nascita basta un minor numero di danni al DNA per innescare il processo di sviluppo del cancro. In questo caso, a seconda della predisposizione genetica del soggetto, si può procedere con un programma specifico oltre a quello Helixafe”. Helixafe ha una sensibilità di risultato vicina al 100%? “Si va dal 95% al 100% di sensibilità perché la lettura delle mutazioni genetiche avviene con l’isolamento del DNA libero circolante dal sangue periferico per poi sequenziarlo con tecnologie e protocolli sofisticati”. Il programma Helixafe interessa tutti i tumori solidi, ad eccezione di quelli al cervello e va ad individuare la stabilità dei 50 geni e delle circa 3000 mutazioni connesse ai tumori solidi. Il vostro programma prevede anche degli esami specifici correlati al tumore al polmone, alla mammella, all’ovaio e al colon. Può spiegare cosa prevedono Helixmoker, Helixgyn e Helixcolon? “Helixafe, come spiegato, fa una mappatura di tutti i 50 geni e quasi 3000 mutazioni correlate ai tumori solidi ed è indicato a persone che non appartengono a categorie a rischio. Ha una sensibilità del 95%. Helixmoker è indicato per fumatori e persone che vivono in ambienti inquinati. Interessa geni e mutazioni legati al tumore al polmone e ha una sensibilità del 100%. Helixgyn analizza geni e mutazioni legati al tumore ovaio e mammella ed è indicato a donne che fanno uso di cure a base ormonale. Ha una sensibilità del 99.9%. Helixcolon, invece è per individui che hanno predisposizioni Bioscience Genomics è uno spin off accademico partecipato dall’Università degli Studi di Roma Tor Vergata e da Bioscience Institute Spa. I laboratori di Bioscience Genomics, realizzati secondo gli standard di qualità più rigorosi, sono situati presso il Dipartimento di Biologia dell’Università Tor Vergata. Oggi siamo riusciti a creare un programma di monitoraggio delle mutazioni avvalendoci di tecnologie particolarmente avanzate. È possibile leggere dalla prima mutazione in avanti e questo consente di verificare, anno per anno, la frequenza e la quantità delle mutazioni. Se le mutazioni risultano essere sempre le stesse significa che c’è una stabilità genetica e si può stare tranquilli, in caso contrario invece si sta sviluppando un cancro. Con questo sistema quindi possiamo monitorare il nostro DNA ed intervenire ancor prima della diagnosi precoce. Nel programma Helixafe le mutazioni rilevate nel corso del tempo vengono analizzate mediante l’algoritmo KRI (Key Risk Indicator) di Bioscience Genomics, che valuta la tendenza di ciascuna (circa 3.000) rispetto agli standard di stabilità. Per i pazienti oncologici è possibile individuare terapie mirate senza gli effetti collaterali delle classiche terapie. Questo sistema offrirà quindi al medico la potenzialità diagnostica e terapeutica del paziente, dal follow-up al monitoraggio dell’efficacia della terapia oncologica e alle scelte terapeutiche successive. Provvederà, all’interno di trial clinici, a impattare sulla sopravvivenza globale del paziente riducendo le terapie inefficaci, e a migliorare o addirittura eliminare effetti iatrogeni”. Il programma di valutazione di stabilità genetica può essere eseguito da soggetti sani ed è anche uno strumento di screening ‘sentinella’ per le persone a rischio per familiarità, comorbidità e stili di vita? “Sì, Helixafe è il programma di prevenzione primaria che tutti i soggetti sani possono eseguire. Non è previsto un limite di età, vero è che più si va avanti negli anni e più il rischio di cancro può aumentare. Secondo le statistiche oggi l’età media in cui il paziente può ricevere una diagnosi di cancro è 66 anni, ma la malattia purtroppo può arrivare in qualsiasi momento. Nel corso della vita ognuno di noi è soggetto a mutazioni somatiche causate dagli ambienti esterni e gli stili di vita. Questo provoca un danno al DNA che in una condizione in evidenza
  32. 32. 32 al tumore colon-retto ed ha una sensibilità del 99.9%. Un esempio: Helixmoker è il programma specifico per i fumatori i quali generano quotidianamente dei danni al DNA che l’organismo ripara. L’unica possibilità che si ha per ridurre il rischio di morire di cancro ai polmoni è quello di leggere ogni anno le mutazioni legate al tumore al polmone. Fin quando queste mutazioni sono stabili vuol dire che c’è una stabilità genetica e quindi la persona non ha generato nessun tipo di danno al DNA e paradossalmente il fumatore può continuare a fumare, ma nel momento in cui dovesse venire alla luce che le mutazioni cominciano ad aumentare di anno in anno, vuol dire che sta nascendo l’instabilità genetica. A questo punto è necessario indagare con una “lente” all’interno della singola mutazione per intervenire in maniera precoce. Si procede con la ricerca di tracce di DNA tumorale circolante attraverso la biopsia liquida (test SCED).” Perché fino ad oggi non è stato possibile sviluppare questo programma di prevenzione? Gli studi rispettano i parametri del rigore scientifico? “Non è stato possibile perché le tecnologie ed i protocolli in grado di fornire l’adeguata affidabilità del risultato sono recentissime. Gli studi rispettano i parametri del rigore scientifico nella tecnologia che abbiamo utilizzato”. Intervenire nel programma di prevenzione in anticipo rispetto alla diagnosi precoce ed accedere alle terapie personalizzate su base biomolecolare aumenta esponenzialmente le possibilità di guarigione e sopravvivenza. Il punto di forza è proprio quello di giocare in anticipo contro il male? “Esatto, conoscere le mutazioni, oggetto della instabilità genetica, non ha solo il vantaggio di intervenire nella fase antecedente alla diagnosi precoce, ma serve anche a fornire le informazioni genetiche indispensabili per trattare il cancro partendo dalla mutazione da cui ha avuto origine piuttosto che dal tessuto che ne è espressione”. Il test deve essere ripetuto una volta l’anno proprio per capire se nel tempo si sono verificate delle mutazioni. È possibile già dal primo esame avere un quadro clinico del paziente? “Sì perché si potrebbero evidenziare, fin dal primo test, dei valori alti di mutazione tali da far partire immediatamente un programma di diagnosi precoce. Dopo il prelievo, che il paziente può eseguire presso un laboratorio con noi convenzionato che gli verrà indicato chiamando al numero verde 800 690914, un medico genetista o un oncogenetista presente nel nostro network, dopo circa 3-4 settimane, rilascerà un referto e darà indicazioni su come proseguire il programma”. L’eventuale instabilità genetica rilevata da Helixafe, a carico di un determinato gene, indurrà lo specialista quindi 5 Mutazioni CELLULA MALIGNA Cromosomi CELLULA NORMALE 1 Mutazione 2 Mutazioni 4 Mutazioni3 Mutazioni SOLID CANCER EARLY DETECTION ® 3D SOLID CANCER EARLY DETECTION ® Geni selezionati 50 Mutazioni selezionate 2800 >99,9% 95%* >99,9% 98%* >0,50% >1% SI SI SI - - SI 50 ALK,BRAF,EGFR, ERBB2, KRAS, MAP2K1, MET, NRAS, PIK3CA, ROS1, TP53 AKT1, EGFR, ERBB2, ERBB3, ESR1, FBXW7, KRAS, PIK3CA, SF3B1, TP53 AKT1, BRAF, CTNNB1, EGFR, ERBB2, FBXW7, GNAS, KRAS, MAP2K1, NRAS, PIK3CA, SMAD4, TP53, and APC 2800 169 Hotspot 245 Hotspot157 Hotspot 95%* 100% >99,9%>99,9% 98%* 98% >99,9%>99,9% >1% >0,50% >0,50%>0,50% SI SI SI SI SI SI SI SI - - -- SI SI SISI SI SI PERFORMANCE Geni Mutazioni Sensibilità Specificità Frequenze Alleliche % CTCs ctDNA DNA Germinale NGS MonitoraggioDiagnosi precoceValutazione del rischio MODELLO DI PREVENZIONE PRIMARIA NEGATIVO INSTABILE POSITIVO NEGATIVO NEGATIVO STABILESTABILE STABILE STABILE STABILE STABILE monitoraggio della terapia diagnosi precoce valutazione del rischio
  33. 33. 33 alla mutazione e questo è un fattore importante perché i tumori provocano cambiamenti genetici, nel corso e in conseguenza della terapia, che causano la diffusione del cancro e che non necessariamente avvengono in tutti i pazienti che presentano lo stesso tipo di cancro”. Quanto costa sottoporsi al programma Helixafe? “Il costo è di circa 700 euro che confrontato al costo di una mammografia o di una colonscopia, esami che evidenziano un tumore quando è già formato, risulta particolarmente sostenibile in considerazione dello svariato numero di tumori che indaga e della precocità con cui li evidenzia”. Il monitoraggio nel tempo della nostra salute passa attraverso un programma di prevenzione primaria. L’individuazione precoce delle mutazioni che precedono lo sviluppo del cancro, può migliorare significativamente i tassi di sopravvivenza perché non solo si ha una diagnosi precocissima, ma nel caso in cui si è in presenza di una neoplasia si può capire la componente genetica della malattiaedintervenireconterapiemirate.Fareprevenzione è importante soprattutto nella fase prodromica del cancro perché consente di affrontare e sconfiggere il “nemico” sul nascere. Il programma Helixafe è quindi uno strumento rivoluzionario che la ricerca e la tecnologia avanzata oggi hanno messo in campo proprio per la lotta alle neoplasie nella fase che precede la manifestazione clinica della malattia. L’assenza di sintomi non vuol dire che non si stia sviluppando il tumore, per questo motivo occorre agire in anticipo. Una delle frasi celebri della scrittrice e intellettuale statunitense Susan Sontag è “Il cancro: la malattia che non bussa prima di entrare”, ecco, non permettiamogli di entrare, apriamo la porta alla prevenzione ancor prima che il cancro possa solo pensare di essere un ospite… indesiderato. a rilasciare il referto e consigliare un programma di diagnosi precoce che ha come obiettivo la ricerca di tracce di DNA tumorale circolante con il test SCED - o biopsia liquida - che svolge un’accuratissima analisi dei geni e delle mutazioni che determinano l’instabilità rilevata. “SCED è un percorso di diagnosi precoce - ha spiegato Mucci - usato quando Helixafe, che analizza il DNA libero circolante, ha rilevato un’instabilità genetica e si ricerca un approfondimento mirato. SCED coinvolge diverse figure specialistiche, quali genetisti, patologi biomolecolari o oncologi, in funzione delle informazioni contenute nel referto. Faccio un esempio: quando si fa la prevenzione per il melanoma, il dermatologo esegue una mappatura di tutti i nevi e poi avvia un monitoraggio periodico di quelli sospetti, che dura tutta la vita. Col monitoraggio il dermatologo verifica se nel tempo il nevo abbia subito variazioni morfologiche che possano indurre a una diagnosi di melanoma. Con Helixafe la mappatura viene fatta ai geni, protagonisti dei tumori solidi, che vengono sottoposti al monitoraggio delle frequenze di mutazione al fine di verificare che le stesse non esprimano, nel tempo, la tendenza ad aumentare. Il percorso Helixafe, quindi, non conduce ad un referto positivo o negativo, bensì alla valutazione della individuale stabilità genetica del soggetto, sulla quale viene impostato il programma di monitoraggio. Abbiamo anche realizzato l’esame SCED 3D che rappresenta l’approccio ideale proprio per il monitoraggio alla cura perché incrocia i dati ottenuti dall’analisi delle cellule tumorali Circolanti (CTC), del DNA tumorale circolante e del DNA germinale”. SCED è uno strumento di screening precoce “sentinella” che non si sostituisce alla biopsia tradizionale, ma ha dei vantaggi. Quali? “A differenza della biopsia dei tessuti malati, la biopsia liquida, tramite Helixafe e SCED, è un esame non invasivo, un prelievo di sangue e può essere ripetuto un illimitato numero di volte.” Medicina di precisione: il programma di monitoraggio viene utilizzato anche per scopi terapeutici e permettere così al paziente a cui è stato diagnosticato il cancro di seguire una terapia mirata? “Sì, la medicina di precisione cambia l’approccio tradizionale perché permette al medico di selezionare i trattamenti che hanno maggiore efficacia, basandosi sulla conoscenza genetica della patologia. I pazienti affetti da tumore ricevono la terapia in base alla mutazione che l’ha generato, a prescindere dal tessuto coinvolto e non viene quindi somministrata la stessa terapia di chi ha lo stesso tipo di tumore allo stesso stadio. La cura è mirata
  34. 34. 34 Siamo una delle più grandi realtà nel panorama della Sanità Integrativa e lo dobbiamo al lavoro, alla passione e alla professionalità che mettiamo in ogni sfida che dobbiamo affrontare. Siamo impegnati nella ricerca costante di nuovi traguardi da raggiungere, forti di un credo che vede la Salute e il Benessere della persona al centro di ogni nostra attività, diritti fondamentali da tutelare e promuovere. In questi anni abbiamo formato professionisti della Salute, sposando i principi di una Società moderna e collaborativa in cui tutti possano contribuire alla costruzione di un sistema socio-assistenziale solido, orientato sulla Cura Totale della persona. Insieme abbiamo creato una rete efficiente e ben organizzata sul territorio credendo nei nostri progetti, ma soprattutto nelle persone che ci hanno dimostrato, nel tempo, dedizione e disponibilità a formarsi. Persone che, ogni giorno, ci consentono di scrutare l’orizzonte con serenità e voglia di fare e alle quali vorremmo dire il nostro grazie. ITALIA “La salute è la più grande forza di un popolo civile”

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