Successfully reported this slideshow.
Your SlideShare is downloading. ×

Health Online 46 - Novembre / Dicembre 2021

Ad
Ad
Ad
Ad
Ad
Ad
Ad
Ad
Ad
Ad
> ATTUALITÀ
> FOCUS
> SALUTE
>
A.N.S.I. FESTEGGIA 10 ANNI A SUPPORTO
DI MUTUE, CASSE E FONDI SANITARI
Nel 2021 il 50% dell...
PERIODICO BIMESTRALE DI INFORMAZIONE SULLA SANITÀ INTEGRATIVA
Anno VIII - Novembre / Dicembre 2021 - N°46
DIRETTORE RESPON...
SOMMARIO
Accompagnare e tutelare. Il
volontario Matteo Zannini
racconta l’impegno della
Croce Rossa Italiana
32
di Alessan...
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Upcoming SlideShare
Health Online - 9
Health Online - 9
Loading in …3
×

Check these out next

1 of 39 Ad
Advertisement

More Related Content

Slideshows for you (20)

Advertisement

Recently uploaded (20)

Advertisement

Health Online 46 - Novembre / Dicembre 2021

  1. 1. > ATTUALITÀ > FOCUS > SALUTE > A.N.S.I. FESTEGGIA 10 ANNI A SUPPORTO DI MUTUE, CASSE E FONDI SANITARI Nel 2021 il 50% delle famiglie ha rinunciato alle cure. La tutela della non autosufficienza: il ruolo e l’importanza della sanità integrativa. EMA autorizza il vaccino Novavax, il primo siero a base di proteine. L’ESPERTO RISPONDE Tumore dei testicoli. L’importanza della diagnosi precoce. 2011-2021: 10 ANNI DI ATTIVITÀ E INFORMAZIONE PER GLI ATTORI DELLA SANITÀ INTEGRATIVA E DEL WELFARE il periodico di informazione sulla sanità integrativa Novembre Dicembre 2021 Anno VIII N°46
  2. 2. PERIODICO BIMESTRALE DI INFORMAZIONE SULLA SANITÀ INTEGRATIVA Anno VIII - Novembre / Dicembre 2021 - N°46 DIRETTORE RESPONSABILE Nicoletta Mele DIRETTORE EDITORIALE Ing. Roberto Anzanello COORDINAMENTO GENERALE Health Italia HANNO COLLABORATO A QUESTO NUMERO Nicoletta Mele Alessia Elem Michela Dominicis Alessandro Notarnicola DIREZIONE E PROPRIETÀ Health Italia SpA c/o Palasalute - Via di Santa Cornelia, 9 00060 - Formello (RM) www.healthitalia.it ISCRITTO PRESSO IL REGISTRO STAMPA DEL TRIBUNALE DI TIVOLI n. 2/2016 - diffusione telematica n.3/2016 - diffusione cartacea 9 maggio 2016 IMMAGINI © AdobeStock Scarica Health Online in versione digitale su www.healthonline.it Per info e contatti: mkt@healthonline.it ***** ® 2022 Health Italia S.p.A. - Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte può essere riprodotta in alcun modo senza permesso scritto del direttore editoriale. Articoli, notizie e recensioni firmati o siglati esprimono soltanto l’opinione dell’autore e comportano di conseguenza esclusivamente la sua responsabilità diretta.
  3. 3. SOMMARIO Accompagnare e tutelare. Il volontario Matteo Zannini racconta l’impegno della Croce Rossa Italiana 32 di Alessandro Notarnicola La Banca delle Visite: il diritto alla salute uguale per tutti 35 di Michela Dominicis 24 Tumore dei testicoli: l’importanza della diagnosi precoce. Tutto quello che c’è da sapere sulla neoplasia... di Nicoletta Mele Il tempo della sanità complementare è già oggi 05 a cura di Roberto Anzanello Nel 2021 il 50% delle famiglie ha rinunciato alle cure. Come la sanità integrativa può intervenire per una ripresa... A.N.S.I. festeggia 10 anni di studi, indagini e supporto a mutue e fondi sanitari. A San Marino il convegno sulle... 28 18 Le farmacie vincono la guerra contro il virus. Intervista al dottore Filippo Antonio Russo La tutela della non autosufficienza: il ruolo e l’importanza della sanità integrativa 10 06 di Alessandro Notarnicola di Nicoletta Mele EMA autorizza il vaccino Novavax, il primo siero a base di proteine Preservare la salute mentale dei minori, contro l’emergenza nasce ZERO-17 a cura di Massimiliano Alfieri di Alessia Elem 14 08 di Nicoletta Mele di Alessandro Notarnicola EDITORIALE ATTUALITÀ SALUTE FOCUS IN EVIDENZA L'ESPERTO RISPONDE SOCIALE
  4. 4. · una donazione liberale su bancadellevisite.it · un bonifico bancario: IBAN IT 67 Q 0306 9096 0610 0000 140646 Causale: Donazione per il progetto Banca delle Visite · il tuo 5x1000 devolvendolo al C.F. 97855500589 · con un acquisto sullo shop solidale VUOI PORTARE BANCA DELLE VISITE NELLA TUA CITTÀ? Aderisci come Amico Sostenitore! · SEI UN MEDICO? Diventa un SuperDottore di Banca delle Visite! Scopri di più su www.bancadellevisite.it Insieme doniamo salute Come un caffè sospeso in sanità, Banca delle Visite raccoglie donazioni per offrire prestazioni mediche a persone in difficoltà c ch he e n no on n p po os ss so on no o p pe er rm me et tt te er rs si i u un na a v vi is si it ta a p pr ri iv va at ta a n nè è a at tt te en nd de er re e l le e t te em mp pi is st ti ic ch he e d de el l S Se er rv vi iz zi io o S Sa an ni it ta ar ri io o N Na az zi io on na al le e i in n c ca as so o d di i b bi is so og gn no o e e u ur rg ge en nz za a. . Aiutaci anche tu! Puoi sostenere Banca delle Visite con:
  5. 5. IL TEMPO DELLA SANITÀ COMPLEMENTARE È GIÀ OGGI In oltre 136 anni il paese Italia, che ha una storia unitaria che il 17 marzo sarà di 161 anni, ha elaborato, disciplinato, normato, sostenuto e confermato la valenza della mutualità sanitaria come valore sociale, etico e democratico, passando dal decreto del lontano 1886 sulle Società di Mutuo Soccorso, alle norme del 1986 sulle Casse di Assistenza con la rivisitazione del 2008, alla legge del 1992 sui Fondi Sanitari, al decreto legge del 2012 di ampliamento dell’operato delle Società di Mutuo Soccorso, alla legge del 2015 sul Welfare ed alla legge del 2017 sul Terzo Settore, senza dimenticare i dettami sull’argomento fissati nella nostra Costituzione nel 1947. In questo lungo percorso i governanti di ogni colore, i legislatori di qualsiasi ideologia ed i politici di differente origine hanno sempre condiviso la stessa identica opinione sul nocciolo dell’argomento: la mutualità in campo sanitario è un valore da diffondere, difendere, disciplinare in nome dell’interesse dello Stato, dei cittadini, dei lavoratori. Questo perché un sistema sanitario gestito in modo complementare tramite un servizio nazionale universale e una sanità integrativa di matrice mutualistica è sempre apparsa ed è sempre stata l’unica strada percorribile in termini economici, sociali, etici. Poi, come ben sappiamo, nella storia dell’umanità è apparsa la Pandemia da Covid 19, un evento, forse prevedibile ma comunque improvviso, che ha modificato i modelli di vita di ciascuno di noi, ha sovvertito i processi organizzativi e ha messo sotto enorme pressione i sistemi sanitari ed, anche in questo caso, si è avuta la conferma che un sistema sanitario universale ha, oggettivamente, dei limiti, perché le risorse che servirebbero per una vera gestione generalizzata dovrebbero essere illimitate in termini di denaro, di personale, di strumenti. Questo non significa che non debba essere perseguita, con lungimiranza e determinazione, l’idea di un sistema sanitario pubblico universale ma, piuttosto, che tale idea debba essere sicuramente rinforzata, ma anche, contestualmente, focalizzata e circoscritta ad ambiti specifici. Il nostro Paese ha retto l’urto della Pandemia sul Servizio Sanitario Nazionale meglio di moltissimi altri, tanto da essere citato ovunque ad esempio, proprio perché il modello Italia ha sempre contenuto i prodromi di un’organizzazione sanitaria fondata su un duplice diritto: il diritto dei cittadini di essere protetti dallo Stato ed il loro diritto di organizzarsi autonomamente in forma mutualistica. Quanto accaduto non ha fatto altro che confermare come un Servizio Sanitario Nazionale focalizzato sulla gestione delle emergenze e sulla difesa dei soggetti più deboli possa svolgere pienamente il proprio compito universalistico avendone le risorse, mentre un sistema integrativo mutualistico fondato sui valori sociali tipici degli enti no profit possa soddisfare i diritti dei cittadini in virtù della loro capacità di sostenersi vicendevolmente in un modello di scambio gestito, etico ed equilibrato. Dobbiamo quindi essere tutti consapevoli, con buona pace di coloro che per interessi di parte ancora oggi criticano e denigrano il modello mutualistico, che la storia ha dimostrato, ampiamente e nei fatti, quale sia la strada corretta per esercitare il diritto alla salute di tutti i cittadini. Il Servizio Sanitario Nazionale, gestito dallo Stato, deve evolversi nella direzione del rafforzamento della sanità territoriale, della gestione delle emergenze e dell’evoluzione dei modelli di cura, per essere universalisticamente pronto a garantire la protezione delle fasce più deboli della popolazione, destinando tutte le risorse a disposizione ad essere presente là dove è necessario ed indispensabile. La Sanità Integrativa, esercitata tramite gli enti predisposti quali Fondi Sanitari, Casse di Assistenza Sanitaria e Società di Mutuo Soccorso, deve evolversi nella direzione del rafforzamento dell’assistenza domiciliare, della gestione dell’innovazione e dello sviluppo dei sistemi di prevenzione, per essere pronta a garantire modelli di protezione evoluti, destinando tutte le risorse a disposizione per mettere a punto percorsi di diagnosi e di assistenza puntuali ed efficienti, anche in sistemi che contemplino una collaborazione integrata tra profit e non profit. L’integrazione tra queste due direttrici non potrà che rafforzare ulteriormente il modello sanitario Italia, costruito sui due pilastri della Sanità Pubblica e della Sanita Integrativa, portando evidenti benefici allo Stato, ai cittadini, ai lavoratori nel rispetto del diritto alla salute, tramite la chiara visione strategica che il tempo della Sanità Complementare è già oggi. a cura di Roberto Anzanello #EDITORIALE Milanese, ho maturato un’esperienza ultra ventennale nel settore assicurativo e finanziario, occupandomi sia dei prodotti che del marketing e dello sviluppo commerciale, fino alla direzione di compagnie assicurative, nazionali ed estere. Nel 2005 sviluppo un progetto di consulenza e strategia aziendale che ha consentito di operare con i maggiori player del settore assicurativo per realizzare piani strategici di sviluppo commerciale. Dal 2009 mi occupo di Sanità Integrativa, assumendo la carica di Presidente ANSI, Associazione Nazionale Sanità Integrativa eWelfare, e contestualmente di Health Holding Group, importante realtà del settore. Dal 2016 sono presidente di Health Italia,una delle più grandi realtà nel panorama della Sanità Integrativa Italiana e società quotata in Borsa sul mercato AIM Italia. 05
  6. 6. L a tutela delle persone non autosufficienti è un tema che tiene alta l’attenzione dell’opinione pubblica soprattutto in questo periodo di emergenza sanitaria ed economica da Covid-19. Secondo le indicazioni dell’International Classification of Functioning Disability and Health- ICF dell’OMS sono definite non autosufficienti le persone con disabilità fisica, psichica, sensoriale o relazionale accertata attraverso l’adozione di criteri uniformi su tutto il territorio nazionale. Lo stato di non autosufficienza, correlato sia all’età che allo stato di salute dell’individuo, si esprime non soltanto nella incapacità totale o parziale di compiere le normali attività quotidiane, ma anche nel non riuscire a far fronte alle esigenze di natura economica e sociale. “In Italia la cura e l’assistenza delle persone non autosufficienti sono affidate prevalentemente alla rete familiare con problematiche organizzative spesso non di facile gestione. A questo va aggiunto che, essendo ancora oggi la famiglia la principale risorsa economica che si fa carico di fronteggiare la non autosufficienza, le indennità di accompagnamento sono assai poco efficaci”. Ha affermato il dott. Massimiliano Alfieri, membro dell’Ufficio Studi dell’Associazione Nazionale Sanità Integrativa e Welfare (ANSI), associazione di categoria no-profit, fondata nel 2011 da alcune società generali di mutuo soccorso e casse di assistenza sanitaria come risposta al bisogno di aggregazione e di rappresentatività nel settore della Sanità Integrativa. L’Italia destina all’assistenza di anziani e disabili risorse insufficienti: il 2,5% del prodotto interno lordo, contro il 3,5% dei paesi Ocse più sviluppati e molto meno di Germania (4,5%), Gran Bretagna (4,3%) e Francia (4,1%). È quanto emerso a Roma alla presentazione del Rapporto “Anziani e disabili: un nuovo modello di assistenza” realizzato dalla Fondazione per la Sussidiarietà (Fps), in collaborazione con Cesc - Università degli studi di Bergamo, Crisp - Università degli studi di Milano, Politecnico di Milano e Università degli studi di Parma e con la partecipazione di Fondazione Don Gnocchi e Fondazione Sacra Famiglia.  Lo studio evidenzia il ruolo chiave del no-profit che copre metà dell’offerta di posti letto per anziani e disabili (49%), rispetto al 42% di 10 anni fa. Cresce anche il privato, ora al 26%, mentre il settore pubblico è sceso dal 30% al 25%. In questo scenario, la non autosufficienza rappresenta una sfida per l’Italia con azioni concrete da parte del Governo. “La conferenza Stato-Regioni – ha detto Andrea Costa, sottosegretario alla Salute - ha appena deliberato un incremento di 20 milioni del ‘Fondo LA TUTELA DELLA NON AUTOSUFFICIENZA: IL RUOLO E L’IMPORTANZA DELLA SANITÀ INTEGRATIVA di Nicoletta Mele L’intervista al dott. Massimiliano Alfieri, membro dell’Ufficio Studi di ANSI 06 SALUTE
  7. 7. per l’assistenza alle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare’. Molti però sono i passi ancora da compiere dall’occasione da non perdere del Pnrr, al rafforzamento dei servizi sociali territoriali, a un’integrazione strutturata tra associazioni del terzo settore e il Servizio Sanitario Nazionale”. Dott. Alfieri, cosa ne pensa? In che modo deve essere tutelata la non autosufficienza? È stato fatto qualche passo in avanti, ma è solo l’inizio. È necessario promuovere politiche che estendano significativamente la rete dei servizi per fornire risposte ai bisogni quotidiani di ogni singola persona non autosufficiente. Questo è possibile attraverso il potenziamento di un sistema di servizi, qualitativamente diverso dal passato, basato su un forte coordinamento e su un’integrazione delle politiche sociosanitarie in grado di offrire una maggiore possibilità di scelta e di intervenire sulla base di progetti individuali personalizzati. Un modello di intervento adottato in Europa. È così? Da tempo in Europa operano schemi di intervento di cui si possono misurare l’efficacia e il livello di gradimento da parte dei cittadini. In alcuni Paesi si è deciso di socializzare il rischio ricorrendo a un sistema di tipo assicurativo pubblico, obbligatorio o contributivo, ovvero a uno di tipo universale, coperto da specifiche 07 entrate fiscali. In altri Paesi si è prevista una compartecipazione alla spesa degli utenti e in altri ancora si è proceduto alla privatizzazione dell’assistenza. L’Italia ha ancora molta strada da fare… In Italia siamo ancora indietro. Il tema della redistribuzione delle risorse pubbliche esistenti secondo nuove priorità e della individuazione delle risorse aggiuntive rispetto a quelle oggi disponibili appare urgente e di non facile soluzione per tutte le forze politiche che hanno presentato in Parlamento, nel corso delle diverse legislature, disegni di legge sul tema del sostegno alla non autosufficienza. A suo giudizio, da dove si deve partire? Da un’innovazione del sistema di Welfare e alla messa a disposizione di risorse tali da rendere esigibili per i cittadini, in concreto, e per le loro famiglie, su tutto il territorio nazionale, il diritto all’assistenza, già sancito dalla legge 8 novembre 2000, n.328, ma che ora deve prendere corpo attraverso un’adeguata strumentazione organizzativa e finanziaria. In questo contesto un ruolo fondamentale lo ricopre la Sanità Integrativa. Le società di mutuo soccorso sono la soluzione? Le società di mutuo soccorso, enti senza scopo di lucro che non praticano selezione del rischio ed accolgono tutti indiscriminatamente, con i loro tanti punti di forza, tra i quali la territorialità, la capacità di diffondere la cultura dei valori dell’associazionismo e soprattutto di fare mutuo soccorso, rappresentano un valore aggiunto in riposta ai bisogni della non autosufficienza. A tal proposito, la collaborazione tra la politica e le società di mutuo soccorso è auspicabile per un corretto bilanciamento del sistema. Si tratta, ora, di produrre un investimento politico perché il sostegno alle persone non autosufficienti chiami in causa cultura, sensibilità e diritti, nonché aggiornamenti di politiche nella cornice rinnovata di un welfare basato sui cicli di vita. Infine, non dobbiamo dimenticare le aspettative di tante centinaia di migliaia di persone che non possono essere delusedaunapoliticacherimaneprivadifuturo se non è in grado di occuparsi del quotidiano, spesso difficile, di ciascun individuo. Dott. Massimiliano Alfieri, membro dell’Ufficio Studi di ANSI
  8. 8. 08 L a paura del contagio; il non potersi incontrare con i propri amici; le restrizioni e i diversi lockdown; la didattica a distanza e l’incertezza della stabilità lavorativa dei propri genitori. L’impatto globale della pandemia è stato devastante per i bambini e gli adolescenti, soprattutto in riferimento ai più fragli. Molti dei ragazzi e delle ragazze under 18, nonostante non siano toccati da vicino dagli effetti della crisi sanitaria, subiscono gravi ripercussioni a diversi livelli, dal piano emotivo a quello educativo, da quello fisico a quello psicologico, che rischiano di minare il normale sviluppo. Stando alle ultime stime disponibili, contenute nel nuovo rapporto Unicef “La Condizione dell’infanzia nel mondo - Nella mia mente: promuovere, tutelare e sostenere la salute mentale dei bambini e dei giovani” più di 1 adolescente su 7 tra i 10 e i 19 anni convive con un disturbo mentale diagnosticato; tra questi 89 milioni sono ragazzi e 77 milioni sono ragazze. 86 milioni hanno fra i 15 e i 19 anni e 80 milioni hanno tra i 10 e i 14 anni. L’ansia e la depressione rappresentano il 40% dei disturbi mentali diagnosticati. I tassi in percentuale di problemi diagnosticati sono più alti in Medio Oriente e Nord Africa, in Nord America e in Europa Occidentale. Numeri che, alla luce dell’attuale situazione pandemica e del persistere dello stato di emergenza, subiscono un mutamento considerevole che suscita preoccupazione. Secondo i risultati di una ricerca realizzata dal Dipartimento di Scienze Biomediche di Humanitas University, la pandemia ha impattato in modo considerevole sulla sfera psicologica ed emozionale delle persone di tutte le età. Questo studio preliminare, costruito su un campione indicativo di 2.400 individui, dimostra come dal febbraio 2020 il 21% degli intervistati ha notato un peggioramento nei  rapporti con il proprio compagno di vita e il 13% con i propri figli. Inoltre, il 50% del campione ha rivelato di aver subito un incremento della fatica percepita durante lo svolgimento di attività legate alla sfera professionale e il 70% degli studenti ha invece dichiarato di aver notato un sensibile calo della concentrazione nello studio. Ma non è sufficiente. Per far fronte a queste difficoltà, che per molti sono risultate del tutto inedite e che PRESERVARE LA SALUTE MENTALE DEI MINORI, CONTRO L’EMERGENZA NASCE ZERO-17 di Alessandro Notarnicola SALUTE
  9. 9. 09 per altri hanno rappresentato un deterioramento psichico ulteriore, molte persone hanno assunto dei farmaci. In particolare: il 14% degli intervistati ha iniziato ad assumere ansiolitici o sonniferi e il 10% ha fatto ricorso ad antidepressivi. Coloro che già facevano uso di questi farmaci ha dovuto ricorrere a un incremento di dosaggio (19%). Inoltre, il 21% ha riportato sintomi ansiosi clinicamente significativi e interferenti sulle proprie attività quotidiane, mentre il 10% ha avuto almeno un attacco di panico nel mese precedente la compilazione, senza mai averlo avuto prima nella vita. Il 20% ha riportato sintomi di disturbo post- traumatico da stress in relazione a esperienze legate al particolare periodo storico che affrontiamo. È questo il fenomeno che gli esperti chiamano l’onda lunga della pandemia. Proprio su questa base, e considerati i due anni di emergenza socio-sanitaria, il Fatebenefratelli ha lanciato un nuovo servizio che accende ulteriormente e in modo più mirato i riflettori sulla salute mentale dei più piccoli. Nello specifico, presso il Centro Sant’Ambrogio prenderà avvio l’esperienza di un Polo Multidisciplinare in cui saranno presi in carico i giovani pazienti tramite l’offerta di servizi, percorsi e trattamenti dei disturbi mentali e psico-sociali. All’Ospedale di Erba invece saranno presto attivati percorsi di accoglienza integrata mediante la riorganizzazione del Pronto Soccorso Pediatrico e la possibilità di coinvolgere l’équipe multidisciplinare del Centro Sant’Ambrogio in consulenze specifiche sul neonato o sul bambino ricoverato. Non sempre i minori sono al centro di politiche integrate che guardano oltre la specifica necessità del momento, come ad esempio l’introduzione della didattica a distanza oppure il loro coinvolgimento nel protocollo di vaccinazione. I numeri cominciano a farsi ancora più preoccupanti se si guarda ai servizi e alle istituzioni che si occupano in prima linea di questa particolare nonché sensibile fascia anagrafica: i dati che riguardano i primi nove mesi del 2021 riportano un incremento del numero dei ricoveri per disturbi psichiatrici di bambini e adolescenti, che supera il totale del 2019. Le manifestazioni sintomatiche in costante aumento nel 2021 sono il discontrollodegliimpulsi, l’autolesività, i disturbi del comportamento alimentare. Dal 2011 si è assistito ad un incremento dei pazienti e dei nuclei familiari, seguiti nei servizi di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (NPIA), a cui fa da specchio una continua contrazione delle risorse a disposizione, che amplia continuamente la forbice tra il bisogno e la capacità di dare una risposta realmente efficace. La tendenza è confermata anche dagli invii all’Istituto dai Pronto Soccorso: le richieste di ricovero per autolesionismo da ottobre 2020 a gennaio 2021 sono aumentate del 50%: anche i tentati suicidi sono cresciuti del 50%, contro il precedente +15%. Accanto ad atti di autolesionismo e tentati suicidi, tra le patologie più frequenti ci sono anche: disturbi del comportamento alimentare, psicosi con compromissione dell’esame di realtà, aggressività e comportamenti distruttivi, ritiro sociale e dipendenza da internet. Di fronte a questa sofferenza vi è una evidente carenza di risposte territoriali che ha indotto il Fatebenefratelli ad intervenire.
  10. 10. LE FARMACIE VINCONO LA GUERRA CONTRO IL VIRUS di Alessandro Notarnicola Intervista al dottore Filippo Antonio Russo 10 Sono diventati il vero e proprio presidio di riferimento per il cittadino e se da un lato, l’attuale contesto epidemiologico ha messo in discussione il sistema sanitario nazionale, con molti punti da rivedere alla luce della pandemia, dall’altro le farmacie continuano a raccogliere un riscontro più che mai positivo da parte dell’utenza pubblica e in una visione più ampia di medicina di prossimità. Dall’insorgere della crisi sanitaria da COVID-19 questi presidi di cura, assistenza e accompagnamento, stanno affrontando, con lo spirito di servizio che per natura le contraddistingue, la continua evoluzione a cui i governi, i comitati scientifici e le Autorità sanitarie locali tentano di dare risposta quotidianamente. Da ultimo, il costante aumento della richiesta di tamponi antigenici. Sono migliaia sul territorio nazionale le farmacie che offrono la somministrazione di test antigenici, processando mediamente 500.000 tamponi al giorno. Un contributo decisivo, numeri alla mano, al tracciamento dei contagi e un supporto indispensabile alla ripresa delle attività sociali ed economiche del Paese. La verità è che con lo scopo di garantire ai cittadini il servizio di somministrazione dei tamponi antigenici nel pieno rispetto degli standard di sicurezza, le farmacie hanno saputo organizzarsi: hanno adeguato gli spazi interni ed esterni all’accrescere della richiesta, hanno ampliato gli orari e rafforzato l’organico. Si sono adattate a un contesto mutevole. La pensa in questo modo Filippo Antonio Russo, giovane farmacista impiegato a Reggio Emilia. Dottor Russo, dall’inizio della pandemia ad oggi diversi sono stati i momenti critici. Quale è stata, a suo parere, la fase in cui i farmacisti sono stati maggiormente esposti? La fase in cui siamo stati più esposti è stata sicuramente la prima ondata della pandemia, tra la primavera e l’estate del 2020. Regnavano caos e incertezza, non avevamo i giusti elementi per familiarizzare con questo virus, per capire da dove realmente fosse arrivato e se ci fossero le condizioni per arginare in tempi brevi il contagio. Arrivavano tante notizie disordinate, non c’erano strumenti di difesa perché all’inizio ATTUALITÀ
  11. 11. 11 era difficile persino trovare i dispositivi di protezione individuale. Ricordo che tanti studi medici avevano chiuso all’utenza pubblica e ricevevano pochissimi pazienti, a volte anche a distanza. Non è mia intenzione colpevolizzare qualcuno, ma all’inizio nel caos più totale e nella paura quotidiana di ammalarsi tanti medici avevano smesso di ricevere pazienti. Per questa ragione la gente, in mancanza del proprio medico, si riversava in farmacia pensando che il farmacista avrebbe potuto aiutarli con farmaci da banco o prevenendo eventuali sintomi con integratori e vitamine. Questo è stato il momento più critico, ma sicuramente anche queste settimane rappresentano una fase non facile di questa pandemia. Le farmacie che effettuano tamponi sono in difficoltà perché se da un lato devono far fronte a fiumi di persone che richiedono un tampone, dall’altro occorre considerare il rischio a cui un così alto numero di tamponi si espone il personale, ricordando che il vaccino non evita il contagio, ma attutisce gli effetti. In questo senso, le festività natalizie sono state un momento duro da superare... Il fatto che con le festività natalizie si sia riproposto l’assalto le farmacie è decisamente correlato soprattutto alla possibilità di effettuare un tampone antigienico in farmacia. Oltre che a fronteggiare i virus e le influenze stagionali, che da sempre ci accompagnano, i farmacisti si ritrovano ad indossare l’uniforme del tamponiere. Personalmente credo sia più che giusto e responsabile che gli utenti, vaccinati e non, in determinate occasioni dell’anno, in occasione delle festività natalizie ad esempio, vogliano controllarsi prima di ritrovarsi con amici e parenti. Tuttavia quello che forse non è chiaro è che in farmacia il tampone si effettua per uno screening ma non per finalità di diagnosi. Questo significa che se si avvertono sintomi, se si è in attesa di chiamata al molecolare o in attesa di esito del molecolare e/o se si hanno avuto contatti stretti con persone che sono state confermate positive, non ci si deve recare in farmacia, ma bisogna contattare il medico di famiglia che provvederà al più presto ad attivare un percorso idoneo con l’ASL di competenza. Avrebbe agito diversamente, qualora avesse potuto? Credo sia difficile a posteriori giudicare una situazione già verificatasi. Chi ci governa ha dovuto intraprendere decisioni ritenute convenienti per tutti, tanto per la salute pubblica quanto per l’economia del paese, già duramente colpita. Tuttavia io avrei gestito diversamente il discorso Green Pass rendendolo più un elemento di certezza e di difesa che un documento mutevole. Questo particolare certificato di buona salute è nato come pass della copertura anticorpale a seguito del vaccino e della guarigione. Come si può quindi dare una validità al Green Pass senza sapere quanto effettivamente duri la copertura anticorpale del vaccino o quella da post guarigione? Ed ecco che abbiamo una validità ballerina che va dai 6 ai 9 fino ai 12 mesi sulla base di decreti legislativi emanati per far ripartire l’economia e per tornare alla vita sociale. Tutti vorremmo tornare alla “normalità” e tutti lo vorremmo fare in sicurezza, ma non si possono emanare decretichetenganocontosolodell’aspettosocio- economico e non di quello scientifico. Occorre tenere conto del numero degli anticorpi. Di fatto, soprattutto in relazione alla seconda fase della pandemia, i farmacisti sono diventati un punto di riferimento per l’utenza pubblica. Secondo lei rappresentano ora il tramite tra il Sistema Sanitario e la “piazza”? I farmacisti sono diventati un punto di riferimento per l’utenza pubblica proprio perché rappresentano il tramite tra il sistema sanitario e la “piazza”. Con l’arrivo del virus, la figura del farmacista è stata sicuramente riqualificata, ha assunto maggiore importanza. Dott. Filippo Antonio Russo
  12. 12. 12 Se in passato, come giudicavano alcuni, il farmacista non era altro che un commesso di medicine, adesso credo venga più visto come un professionista della salute. Basti ricordare come durante il lockdown, quando era tutto fermo e sospeso, la farmacia era una delle poche pochissime attività aperte. La farmacia è oggi al pari dei supermercati, come attività di primaria importanza. Cosa pensa dei colleghi che non si vaccinano? Pur premettendo che bisognerebbe avere fiducia verso ogni professionista che svolge il suo lavoro, credo che la scelta a vaccinarsi sia strettamente personale. Quando faccio tamponi mi trovo spesso di fronte persone con patologie autoimmuni che condividono la loro personale esperienza e non posso far altro che rispettare la loro paura nel vaccinarsi perché comprendo quanto sia stato difficile per loro l’aver trovato un equilibrio fra farmaci e cure non farmacologiche che abbia altresì consentito di vivere la vita in maniera serena e tranquilla, nonostante la malattia. Dunque comprendo il timore di molti in relazione a un vaccino che potrebbe alterare il delicato equilibrio che hanno trovato, riaccendendo il lato acuto della loro malattia. Mi dispiace invece raccogliere notizie di persone, anche tra i sanitari, che non accettano la campagna vaccinale a fronte di informazioni distorte. Il virus è questione di scienza, di studi e di dati matematici, non è figlio di teorie di pensiero. Difatti COVID-19 ha mutato il volto delle farmacie. Cosa si intende con questo? Che la farmacia stesse cambiando penso fosse già un dato di fatto anche prima dell’arrivo del COVID. Sicuramente possiamo dire che la piccola bottega del farmacista di paese, con al suo interno i bei vasi delle erbe medicali, si è largamente evoluta: non vende più solo farmaci, ma propone servizi che vanno dall’attivazione dello SPID all’analisi dell’acqua di casa. La farmacia è un’azienda e come tale si adatta alle dinamiche del mercato, rimanendo costante nel suo impegno a mantenere sempre al centro la salute e il benessere del cittadino.
  13. 13. ABBIAMO LA RISPOSTA PRONTA Health Assistance fornisce le soluzioni più qualificate in ambito di salute integrativa, servizi sociali e assistenza sanitaria, per privati e aziende. Siamo un Service Provider indipendente sul mercato dell’Assistenza Sanitaria Integrativa, dei servizi Socio Assistenziali e Socio Sanitari, nel comparto del Welfare Aziendale e privato. Per offrirti il meglio, abbiamo stipulato accordi e convenzioni con le più accreditate Società di Mutuo Soccorso, Casse di Assistenza, Fondi Sanitari e Compagnie di Assicurazione, nonché Cooperative, Società di Servizi, strutture sanitarie e liberi professionisti. Per i servizi sanitari e socio assistenziali, anche domiciliari: Numero Verde: 800.511.311 Numero dall’estero: +39 06 90198080 Health Assistance S.C.p.A. c/o Palasalute Via di Santa Cornelia, 9 00060 Formello (RM) Per le strutture del Network o a coloro che intendano candidarsi al convenzionamento Ufficio Convenzioni: 06.9019801 (Tasto 2) email: network@healthassistance.it www.healthassistance.it
  14. 14. 14 EMA AUTORIZZA IL VACCINO NOVAVAX, IL PRIMO SIERO A BASE DI PROTEINE di Nicoletta Mele M entre l’Europa è alle prese per frenare la quartaondatadaCovid-19 conl’aumento dei contagi a causa della variante Omicron, arriva l’ok dell’Agenzia europea per i medicinali (Ema) per un altro vaccino anti- Covid. Si tratta del quinto vaccino dopo quelli di Pfizer-BioNTech, AstraZeneca-Oxford, Moderna e Johnson & Johnson. “Nuvaxovid – il nome dell’imminente new entry nelle campagne vaccinali d’Europa) – è il quinto vaccino raccomandato nell’Ue per prevenire il Covid-19 – si legge nella nota – È un vaccino a base di proteine e, insieme ai vaccini già autorizzati, sosterrà le campagne di vaccinazione negli Stati membri dell’Ue durante una fase cruciale della pandemia”. Novavax ha stabilito partnership per la produzione,commercializzazioneedistribuzione di NVX-CoV2373 in tutto il mondo. Il direttore senior del programma di sviluppo del vaccino è Nita Patel, una scienziata di origine indiana, alla guida di un gruppo di ricerca tutto al femminile. “Siamo molto soddisfatti dell’opinione positiva del Comitato per i medicinali per uso umano (CHMP) dell’EMA – afferma Stanley C. Erck, presidente e amministratore delegato di Novavax – l’autorizzazione da parte della Commissione europea rappresenta un importante successo per il vaccino, il primo a base di proteine approvato in Europa. Crediamo che la possibilità di affidarsi a diverse piattaforme vaccinali sia importante per stimolare la popolazione a ricevere le dosi immunizzanti, il che porterebbe a un aumento della protezione contro il virus”. Vaccino a base di proteine Novavax è il primo vaccino a base di proteine, ideato con una tecnologia innovativa, che dopo essere stato autorizzato in Indonesia e nelle Filippine, dove sarà commercializzato dal Serum Institute of India (SII) con il nome Covovax, ha avuto il via libera dell’Agenzia europea per i medicinali (Ema). Il vaccino è attualmente in fase di revisione da parte di più agenzie di regolamentazione in ATTUALITÀ Via libera per il quinto vaccino contro il covid-19 diverso dagli altri autorizzati in Ue. Di cosa si tratta e come funziona
  15. 15. 15 tutto il mondo. L’azienda americana prevede di presentare i dati su chimica, produzione e controlli alla Food and Drug Administration statunitense entro la fine dell’anno, in modo da ricevere l’approvazione nei prossimi mesi. NVX- CoV2373 non è stato infatti ancora autorizzato per l’uso negli Stati Uniti. L’approvazione dell’Ema del vaccino anti covid Novavax, arriva dopo una valutazione da parte del Comitato per i medicinali umani (Chmp) dell’EMA  sui criteri di sicurezza, efficacia, tollerabilità e sicurezza dell’Ue. I risultati di due principali studi clinici hanno scoperto che Nuvaxovid era efficace nel prevenire il Covid-19 nelle persone dai 18 anni di età. Secondo i dati della ricerca, pubblicata sul New England Journal of Medicine, il vaccino raggiungerebbe un’efficacia complessiva del 90,4%. Parallelamente, un lavoro condotto nel Regno Unito dagli scienziati della St. George’s, University of London, con 14 mila volontari, descritto sulla stessa rivista, suggerisce un’efficacia complessiva dell’89,7%. Gli studi Gli studi hanno coinvolto in totale oltre 45 mila persone. Nel primo studio, circa due terzi dei partecipanti hanno ricevuto il vaccino e agli altri è stata somministrata un’iniezione di placebo; nell’altro studio, i partecipanti erano equamente divisi tra Nuvaxovid e placebo. “Il primo studio, condotto in Messico e negli Stati Uniti – specifica la nota – ha riscontrato una riduzione del 90,4% del numero di casi sintomatici di Covid-19 da 7 giorni dopo la seconda dose nelle persone che hanno ricevuto Nuvaxovid (14 casi su 17.312 persone) rispetto alle persone a cui e’ stato somministrato Nuvaxovid. placebo (63 su 8.140 persone). Ciò significa che il vaccino ha avuto un’efficacia del 90,4% in questo studio”. “Anche il secondo studio condotto nel Regno Unito ha mostrato una riduzione simile del numero di casi sintomatici di Covid-19 nelle persone che hanno ricevuto Nuvaxovid (10 casi su 7.020 persone) rispetto alle persone a cui e’ stato somministrato placebo (96 su 7.019 persone); in questo studio, l’efficacia del vaccino è stata dell’89,7%”. “Presi insieme, i risultati dei due studi mostrano un’efficacia del vaccino per Nuvaxovid di circa il 90%. Il ceppo originale di Sars-Cov-2 e alcune varianti preoccupanti come Alpha e Beta erano i ceppi virali più comuni in circolazione quando gli studi erano in corso. Attualmente sono disponibili dati limitati sull’efficacia di Nuvaxovid contro altre varianti preoccupanti, incluso Omicron“, specifica l’Agenzia europea. Come funziona Novavax Il vaccino sviluppato da Novavax è a base di proteine, ingegnerizzato dalla sequenza genetica del ceppo originale di SARS- CoV-2. Creato grazie alla tecnologia delle nanoparticelle ricombinanti, il vaccino genera l’antigene derivato dalla proteina spike ed è  formulato con l’adiuvante Matrix-M, brevettato da Novavax per migliorare la risposta immunitaria e stimolare alti livelli di anticorpi neutralizzanti. NVX-CoV2373, iniettato in forma liquida, contiene antigene proteico purificato e non può replicarsi né provocare Covid-19. Somministrazione Il vaccino Novavax si somministrerà “tramite due iniezioni, di solito nel muscolo della parte superiore del braccio, a distanza di 3 settimane l’una dall’altra”, spiega l’ente regolatorio Ue. Dopo l’inoculazione, il sistema immunitario identifica la proteina e inizia a produrre difese naturali come anticorpi e cellule T contro di essa. Se una persona immunizzata viene esposta a SARS-CoV-2, l’organismo dovrebbe riconoscere la proteina spike del virus per attaccarla. Gli anticorpi e le cellule immunitarie possono proteggere dalla malattia lavorando insieme per uccidere il virus, impedire il suo ingresso nelle cellule e distruggere le cellule infette. Effetti indesiderati Gli effetti indesiderati osservati con Nuvaxovid negli studi sono stati generalmente lievi o moderati e sono stati eliminati entro un paio di giorni dopo la vaccinazione. I più comuni erano dolorabilità o dolore al sito di iniezione, stanchezza, dolori muscolari, mal di testa, sensazione generale di malessere, dolori articolari e nausea o vomito. La sicurezza e l’efficacia del vaccino continueranno a essere monitorate man mano che viene utilizzato in tutta l’Ue, attraverso il sistema di farmacovigilanza dell’Ue e ulteriori studi da parte dell’azienda e delle autorità
  16. 16. europee. Il parere degli esperti Con l’ok da parte dell’Agenzia europea per i medicinali (Ema) del primo vaccino contro il Covd-19 a base di proteine, arrivano i primi pareri degli esperti italiani. Per  Marco Falcone, professore associato di malattie infettive all’università di Pisa e segretario della Simit (Società italiana di malattie infettive e tropicali), intervenuto a ‘Gli Inascoltabili’ su radio New Sound Level, il vaccino anti Covid di Novavax, “è un vaccino che si chiama a subunità proteica, una tecnologia già molto utilizzata in altri vaccini: prendiamo una proteina purificata del virus, che viene inoculata e stimola la risposta immunitaria in una maniera simile ad alcuni vecchi vaccini come quello contro l’epatite B”. Tuttavia “non parliamo di un vaccino con meno effetti collaterali o esente a priori da rischi. Come tutti i vaccini può avere le sue reazioni avverse, le sue risposte anomale”. La differenza, spiega l’esperto, è che “il vaccino di Novavax utilizza una piattaforma che non è innovativa come quella mRna ma una già sperimentata in passato che potrebbe rendere più tranquille le persone che hanno delle riserve sulle tecnologie più nuove”. Ciò detto, “non ci sono elementi per avere dubbi e riserve sui vaccini a mRna. Molte persone diffidenti, per non fare quello a mRna, hanno preferito fare i vaccini a vettore virale tipo Johnson&Johnson e AstraZeneca, che poi sono stati quelli con maggiori effetti collaterali e minore efficacia. Di J&J si sa oramai che la monodose è completamente inefficace nel prevenire la malattia. Viceversa, con un miliardo e mezzo di vaccini mRna nel mondo, non ci risultano enormi problematiche”. 16
  17. 17. “Proposte normative e programmatiche per la riforma del Terzo settore e per la ripartenza del nostro Paese”, questo il titolo del Convegno sulle Società di Mutuo Soccorso che si è tenuto il 4 dicembre scorso presso la Casa di spiritualità San Giuseppe, in località Valdragone di Borgo Maggiore (Repubblica di San Marino), luogo scelto per riaffermare i forti legami che uniscono la Chiesa cattolica e il Movimento mutualistico italiano. L’evento, organizzato dall’Associazione Italiana delle Società di Mutuo Soccorso AISMS (Associazione aderente a A.N.S.I, n.d.r) è stato moderato da Luciano Dragonetti, vicepresidente dell’Associazione nazionale sanità integrativa (A.N.S.I.), associazione di categoria no-profit, che lo scorso ottobre ha festeggiato 10 anni di attività. L’incontro ha visto la partecipazione di 72 dirigenti del mondo mutualistico, dell’associazionismo e del volontariato provenienti da ogni parte d’Italia. Del fondamentale ruolo che A.N.S.I rappresenta per le mutue e per il Terzo Settore e di quanto scaturito al Convegno di San Marino, ne abbiamo parlato con Luciano Dragonetti, vicepresidente dell’Associazione Nazionale di Sanità Integrativa e Welfare (A.N.S.I.) che ha moderato il Convegno di San Marino. Dott. Dragonetti, 10 anni sono una tappa importante. Quali sono stati i momenti più rappresentativi? Potremmo dire 11 anni se consideriamo la fusione dell’Associazione di Promotori Mutualistici (A.NA. PRO.M.) costituita nel 2010 e poi confluita in ANSI. L’attività è stata intensa, tra i momenti più rappresentativi dell’associazione ricordo con piacere il primo censimento di società di Mutuo Soccorso condotto in autonomia da ANSI e consegnato all’anagrafe dei Fondi Sanitari c/o il Ministero della Salute, era il 2015, successivamente insieme all’Osservatorio ISNET ed altre compagini del mutuo soccorso abbiamo condotto ulteriori 2 indagini nel 2016 e nel 2019. Nel 2017 il cambio di denominazione con l’inserimento del “welfare” perché sempre più gli A.N.S.I. FESTEGGIA 10 ANNI DI STUDI, INDAGINI E SUPPORTO A MUTUE E FONDI SANITARI. A SAN MARINO IL CONVEGNO SULLE SOCIETÀ DI MUTUO SOCCORSO DI A.I.S.M.S. di Alessia Elem 18 Le proposte del settore mutualistico per la ripartenza post Covid-19. Ne parliamo con Luciano Dragonetti, vicepresidente dell’Associazione Nazionale di Sanità Integrativa e Welfare (A.N.S.I.) IN EVIDENZA
  18. 18. enti che erogano prestazioni di welfare sono anche promotori di un sistema assistenziale di sanità integrativa ed ANSI li ha voluti rappresentare in un unico grande abbraccio. Oggi ANSI è davvero l’unica associazione che rappresenta le Mutue, le Casse, i Fondi, i Promotori del sistema mutualistico e le società di Welfare. L’intero ciclo del welfare state, del benessere e della promozione. Come A.N.S.I. ha contribuito all’evoluzione delle normative di riferimento per le mutue e il Terzo Settore? A.N.S.I. ha supportato alcune Mutue su battaglie e ricorsi per far affermare il principio solidaristico, quelle vittorie hanno necessariamente aperto il fronte a tante altre mutue ed evidentemente anche le istituzioni si sono rese conto del valore delle nostre azioni. Ci sonostatebattaglieperfaraffermareunmodello mutualistico che per anni è stato erroneamente vissuto come un pericolo. Quando mai, dico mai, può essere un pericolo la promozione dell’associazionismo. In epoche diverse e con contenuti differenti ANSI ha partecipato a ben due audizioni alla XII Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati nel 2014 e nel 2019 dove abbiamo portato un importante contributo, una nuova chiave di lettura del valore dei Fondi Sanitari e delle Società di Mutuo Soccorso. Ricordo la consegna della nostra istanza sul mutuo soccorso al Vicepresidente del Parlamento Europeo On. Fabio Massimo Castaldo direttamente a Bruxelles nel 2019. Ricordo con piacere i tanti “Quaderni” realizzati e citati in diverse pubblicazioni universitarie, editoriali o confindustriali a testimonianza del grande valore dei contenuti prodotti. Nel 2018 per la prima volta una Associazione italiana ha gettato le basi dell’assistenza con un paese Europeo come la Romania innovando quel principio sulla Mutualità Europea di cui si parla da oltre 25 anni grazie anche ad un protocollo stretto con Confindustria Romania. Con piacere ricordo le tante ore dedicate allo studio dei temi legati ai fondi sanitari ed alle mutue, oggi possiamo davvero dire che A.N.S.I. è una associazione indipendente, senza implicazioni politiche capace di offrire contenuti di grande valore e che promuove la mutualità mediata come unica fonte di “reciprocità” tra soli enti non profit. 19 Dott. Luciano Dragonetti, vicepresidente di A.N.S.I. e Prof. Ugo Falcone Repubblica di San Marino: “Proposte normative e programmatiche per la riforma del Terzo settore e per la ripartenza del nostro Paese” Dott. Dragonetti, partiamo dall’ultimo vostro impegno a San Marino. Al centro del dibattito la realizzazione di proposte normative e programmatiche per il futuro, per la riforma del terzo settore mutualistico e per il futuro del paese alla luce dei nuovi bisogni sociali. Cosa è emerso in merito alla riforma del Terzo Settore? Quali sono state le principali proposte? Ho avuto l’onore di moderare e partecipare a questo importante evento per la mutualità nazionale. Ho apprezzato la grande unità di Logo Associazione Nazionale di Sanità Integrativa e Welfare (A.N.S.I.)
  19. 19. visione tra i dirigenti mutualistici, solidali sui valori e valore che il Mutuo Soccorso possa portare alla nostra attuale società. Anche gli interventi degli illustri ospiti, come il Prof. Zamagni, il Prof. Troisi, il Prof. Falcone e il Prof. Frediani, hanno ruotato intorno al senso civico della “fratellanza”, al valore del patrimonio sociale ed all’importanza del custodire e rivalutare i valori che sono della nostra Italia. Le Società di Mutuo Soccorso sono il cuore pulsante del Terzo Settore, animate da valori solidiedacompaginisocialimoltoattive,possono davvero sostenere i nuovi e crescenti bisogni di una società che sta mutando demograficamente, dove le reti di assistenza domiciliare dovranno essere il supporto alle famiglie ed occorrono nuove forme di mutualità capaci di collaborare nel puro spirito “non profit”. È importante che il legislatore comprenda questi valori e possa dedicare attenzione nel ripristinare degli ambiti di attività razionalizzati con il dlgs. 179/2012. Non sempre cambiare per innovare è la scelta giusta, a volte occorre saper interpretare un nuovo ruolo cambiando l’atteggiamento. Per far questo occorrono degli interventi normativi più valorizzanti e anche di maggior efficacia. Proposte per una ripartenza post Covid-19 Gli interventi da parte di tutti i relatori hanno rivolto uno sguardo alle sfide che attendono il nostro Paese a causa della pandemia che lo ha colpito e delle conseguenti ricadute sociali ed economiche. Le riflessioni dei relatori su questo punto hanno messo in evidenza il difficile momento che il mondo sta attraversando e che si ripercuote negativamente sulla salute, sul lavoro e sull’economia, creando in tutti i cittadini disagio e incertezza. Da qui la necessità che il Governo adotti con urgenza provvedimenti adeguati e coraggiosi, tenendo conto del lavoro svolto dagli Enti del Terzo settore, che rappresenta un’opportunità da cogliere e valorizzare. Una ulteriore spinta ad incentivare nuove forme di collaborazione, con la partecipazione attiva delle Società di mutuo soccorso, arriva dall’utilizzo delle risorse destinate dal PNRR agli Enti del Terzo settore con le quali si potranno soddisfare i nuovi bisogni. Dott. Dragonetti, tra le proposte del settore mutualistico per una ripartenza post Covid-19, la centralità del ruolo delle Società di mutuo soccorso. Quanto è importante la partecipazione attiva della SMS in questa fase di cambiamento? È di grande rilievo. Le SMS sono la storia del welfare nazionale. Tutte le conquiste sociali sono partite dall’auto-organizzazione, dalle Mutue partecipate da persone unite dal valore della reciprocità, sussidiarietà e fratellanza, valori non solo di alto senso civico ma anche Cristiani. Ad aprire i lavori di San Marino, una preghiera per le vittime del covid-19 da parte di S. E. Monsignor Andrea Turazzi, arcivescovo della diocesi di San Marino/Montefeltro, che ha saputo ben evidenziare quanto i valori della Mutualità e della Cristianità siano affini e dai quali non si può prescindere. Quindi ritengo che basi così solide siano le fondamenta giuste sui cui elevare delle strutture sicure e durature. La mutualità può essere il movimento più moderno a livello assistenziale perché vissuto intensamente e dove il rapporto associativo nella sua democraticità apre ad una educazione di valori anche civili da non sottovalutare in una società che dopo la pandemia dovrà ricostruire non solo l’economia ma anche il tessuto sociale. In che modo le Società di Mutuo soccorso possono collaborare con lo Stato, mercato e privato sociale, per soddisfare i bisogni reali e la non autosufficienza? Se lo Stato nasce dalle persone e opera nell’interesse delle persone allora le Mutue sono l’espressione territoriale di uno stato che valorizza la persona. Tante sono le vittorie del welfare nazionale. Oggi la previdenza, gli infortuni sul lavoro e la sanità sono diritti acquisiti ma evidenziamo che già da diversi anni vengono meno alcune sicurezze. Basti pensare che mio papà, dipendente privato è andato in pensione con 36 anni 6 mesi e 1 giorno di lavoro e con la certezza della sua liquidazione. Io avrò (forse) il 65% di rapporto /reddito/pensione. E i nostri figli e nipoti con quali sicurezze potranno affrontare la terza e la quarta età? Le SMS hanno un ruolo bivalente, da una parte sono chiamate a rispondere ai bisogni del socio offrendo sostegno in servizi o in sussidi economici, per esempio per le spese mediche, dall’altra sono un ente a cui il legislatore ha dato un preciso indirizzo, quello di divulgare la cultura e le finalità mutualistiche, questo significa che le Mutue sono un veicolo sano, etico non solo di risposte ai bisogni ma anche di diffusione per innalzare la consapevolezza delle famiglie. Una società che si scambia aiuto, che condivide 20
  20. 20. 21 cultura e sostegno reciproco è una società virtuosa che dimostra ancora una volta di essere un faro da seguire per tanti stati europei ed internazionali. Il movimento mutualistico italiano ha radici storiche, come ha anche ricordato nel suo intervento il presidente dell’AISMS, Sergio Capitoli, ma occorre riflettere sui problemi che le Società di mutuo soccorso si trovano oggi a dover fronteggiare, a causa di una legislazione di riferimento non adeguata ai loro bisogni e che non le agevola nello svolgimento del loro lavoro. Il passaggio dal Welfare State al Welfare Community può essere realizzato solo se si mette il mondo mutualistico, che è una delle componenti più importanti del Terzo settore, nelle condizioni di disaggregare a livello locale il modello di spending review della legge 56/2014, realmente alternativo al moralismo della lotta agli sprechi e al tecnicismo dei tagli lineari. Dal presidente Capitoli è stata inoltre sottolineata l’importanza che un rappresentante delle oltre 1100 Società storiche di mutuo soccorso ancora operanti nel Paese sia ammesso a far parte del Consiglio nazionale del Terzo settore. Dott. Dragonetti cosa ne pensa? Il Presidente Capitoli è persona competente, battagliero e lui stesso impegnato in prima linea con la sua Società di Mutuo Soccorso. Le sue parole fanno riflettere, la visione del mondo mutualistico come una componente importante del terzo settore proprio per la capacità di produrre “buone abitudini e corretti stili di vita e civili” è da evidenziare per la costruzione del futuro mutualistico. Ritengo inoltre che il Consiglio Nazionale del Terzo settore debba essere partecipato da figure associative competenti, che vivono il territorio ascoltando i soci e valorizzandone la loro partecipazione. Sia AISMS che ANSI possono essere degli interlocutori di grande valore al tavolo del consiglio, due enti che creerebbero anche discontinuità ma anche nuove prospettive visionarie agli attuali partecipanti. Presenti al Convengo di San Marino personalità del mondo accademico, culturale e cattolico tra i quali: S.E.R. Mons. Andrea Turazzi, prof. Stefano Zamagni, prof. Emiliano Frediani, prof. Antonio Troisi, prof. Ugo Falcone, S.E.R. Mons. Roberto Bizzarri, dr.
  21. 21. 22 Alessandro Nagni, che hanno offerto una chiave interpretativa dell’attuale realtà storica, sociale, culturale, economica e normativa del nostro Paese e ipotizzato i possibili scenari del dopo pandemia. I loro interventi hanno contribuito a determinare la volontà delle Società di mutuo soccorso e degli altri Enti del Terzo settore di intraprendere un percorso comune volto a stimolare la parte politica a completare in tempi brevi la riforma del Terzo settore; a riconoscere il ruolo svolto dalle associazioni operanti sul territorio e le potenzialità che esse sono in grado di sviluppare nella realizzazione dello stato sociale di comunità che le Regioni si propongono di attuare; ad accompagnare poi gli stessi Enti con delle leggi che li aiutino nella difficile fase di trasformazione che la riforma del Terzo settore gli impone e a sostenerli nello svolgimento della loro importantissima funzione civile, da sviluppare attraverso le opportunità offerte dall’attuale quadro normativo, anche in considerazione del rispetto del principio di reciprocità. “Tra gli autorevoli interventi al Congresso di San Marino – ha spiegato Luciano Dragonetti – anche quello di Capitano Ultimo, il quale ha ben spiegato come i valori civili delle Mutue possano costruire società migliori. Credo che occorra ascoltare le nostre istanze perché sono un completamento di un disegno che il legislatore ha intrapreso ma che deve necessariamente ancora completarsi con la fase del “fare” e dove necessariamente occorre il dialogo con chi il “fare” lo pratica ogni giorno. Bisogna però essere concreti e dinamici e non vivere nella speranza che qualcosa cambi, ma utilizzare il presente per costruire”. Qual è stato il messaggio del suo intervento? Ho detto ai dirigenti mutualistici che è importante muoversi, adeguarsi perché per quanto il legislatore possa accogliere le nostre istanze, comunque, la mutualità nazionale è cambiata. Sono cambiate le persone che la partecipano, sono i figli, nipoti, pro-nipoti dei fondatori di quelle mutue che da centinaia di anni sono state costituite, ma che oggi hanno esigenze diverse dei loro nonni e padri ed è per loro che la mutualità dovrà esprimere una nuova forma di Mutuo Soccorso. Dal dibattito conclusivo è scaturito un documento finale nel quale è stato costituito e definito un Tavolo nazionale permanente sull’associazionismo mutualistico che dialogherà in modo costante e costruttivo con il Governo Draghi, in particolare con l’Ufficio di Gabinetto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e con la Direzione generale del Terzo settore. “Il gruppo di lavoro nominato – ha concluso Dragonetti - si prenderà cura di dialogare con il governo affinché rifiorisca questa sensibilità e dove l’attenzione alle Società di Mutuo Soccorso possa essere sempre massima, un pilastro forte, con radici profonde al servizio dello stato sociale. Con un dialogo aperto si può raggiungere una intesa, a beneficiarne è il sistema welfare del paese partecipato non da clienti o da utenti ma da persone, soci”. Alla luce di quanto emerso dal Convegno di San Marino, il mutuo soccorso, l’associazionismo, il volontariato e il mondo cattolico, uniti, possono imprimere alla politica una svolta che incanali il Paese nella giusta direzione e contribuire alla costruzione di una società più vicina alle persone, attenta al territorio e credibile nella sua azione. Sarà questo il modo più concreto ed efficace per riaffermare il valore del volontariato e dei principi solidaristici che hanno sempre qualificato il nostro Paese agli occhi del mondo. Come dice Papa Francesco “per consegnare alle future generazioni non un deserto ma il giardino che abbiamo ereditato”.
  22. 22. make it You Y Scatena il tuo benessere. Entra in Be Health. Be Health è un percorso concreto e coinvolgente per raggiungere l’indipendenza personale e professionale attraverso una concreta opportunità di business meritocratico, con un solido Gruppo alle spalle. Un percorso che inizia con la cura di se stessi e la ricerca di uno stile di vita sano e ispirato al ‘made in Italy’ fino all’unione di tante persone che hanno in comune la volontà di costruire la propria dimensione di benessere. Un vero e proprio Community Network dove poter scatenare e riscoprire il tuo naturale benessere. Scopri di più su www.behealthglobal.com
  23. 23. L a prevenzione è la prima arma per combattere il cancro. Per quanto riguarda il tumore del testicolo, neoplasia che si manifesta nei giovani adulti tra i 15 e i 40 anni con la formazione delle cellule tumorali nei tessuti di uno o di entrambi i testicoli, non sono attivi programmi di prevenzione organizzati. Èquindimoltoimportanteeseguirel’autopalpazione del testicolo, quotidianamente, per scoprire in tempo eventuali anomalie, facendo attenzione a qualsiasi modifica dell’anatomia o della forma dello scroto e alla consistenza del testicolo. Questa semplice pratica che ciascun maschio può eseguire con regolarità è indolore e consente una diagnosi precoce, così da evitare quanto più evoluzioni sfavorevoli della malattia nel tempo. Il tumore dei testicoli è una patologia relativamente rara, con un’incidenza stimata di circa 3 casi/100.000 persone/anno. Si tratta di una malattia certamente meno frequente del tumore prostatico e di quello della vescica, ma interessa uomini più giovani. I fattori di rischio riguardano principalmente l’infertilità, la predisposizione familiare e il criptorchidismo, patologia congenita dell’infanzia che comporta la mancata o parziale discesa di uno o di entrambi i testicoli fino al livello scrotale. “Esiste peraltro una sindrome – spiega il prof. Andrea Salonia, urologo, andrologo e direttore di URI-Istituto di Ricerca Urologica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele - che unisce molti di questi fattori: la sindrome da disgenesia gonadica, un’alterazione dello sviluppo fetale del testicolo associata a un maggior rischio di criptorchidismo, alterata spermatogenesi, tumore testicolare e ipospadia, una malformazione congenita dovuta a un incompleto e anomalo sviluppo dell’uretra e del pene”. Il tumore dei testicoli si distingue in due gruppi: tumori della linea germinale, che originano cioè dalle cellule coinvolte nella funzione esocrina della TUMORE DEI TESTICOLI: L’IMPORTANZA DELLA DIAGNOSI PRECOCE. TUTTO QUELLO C’È DA SAPERE SULLA NEOPLASIA MASCHILE di Nicoletta Mele Intervista al prof. Andrea Salonia, urologo, andrologo e direttore di URI-Istituto di Ricerca Urologica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele 24 L'ESPERTO RISPONDE
  24. 24. gonade (ovvero nella produzione di spermatozoi) e nella procreazione, e i tumori della linea non germinale, che nascono, proliferano e si sviluppano da cellule senza finalità procreativa ma che hanno, per esempio, un ruolo fondamentale nella produzione di testosterone. “I tumori testicolari della linea germinale – aggiunge il prof. Salonia - vengono ulteriormente distinti da un punto di vista patologico in seminomi e non seminomi e possono essere mono o bilaterali. Sono detti sincroni quando si manifestano bilateralmente nello stesso momento e metacroni quando si manifestano in tempi differenti. Possono interessare i due testicoli fino nel 3% degli uomini.Itumoridellalineagerminalegeneralmente sono i più temuti, perché coinvolgono la genitalità di individui spesso molto giovani. Tuttavia, il tumore al testicolo ha ottime probabilità di essere sconfitto: la sopravvivenza a 5 anni dal trattamento è addirittura superiore al 90%”. Se il tumore al testicolo viene scoperto in fase inziale, grazie ai trattamenti multidisciplinari offerti dai centri di alta specialità presenti in Italia, la guarigione è nel 99% dei casi, del 90% se c’è il coinvolgimento dei linfonodi addominali e di oltre l’80% in casi di metastasi a polmoni, fegato e ossa. (fonte AIRC). Si tratta di una patologia con ottimi tassi di risposta alle terapie e conseguente guarigione. Come tutte le patologie tumorali, anche nel caso del testicolo, è fondamentale la diagnosi precoce. Per saperne di più abbiamo rivolto qualche domanda al prof. Andrea Salonia, urologo, andrologo e direttore di URI-Istituto di Ricerca Urologica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele. Prof. Salonia, come si riconosce il tumore ai testicoli? Qual è il primo campanello di allarme? L’autopalpazione è il segreto. Questo significa che è importante controllare periodicamente lo stato dei testicoli tramite una manovra semplice con la quale ciascun individuo può esaminare un testicolo alla volta tenendolo tra indice e pollice. È semplice, un dito da un lato e uno dall’altro, sulle facce laterali del testicolo; quindi uno davanti e uno dietro, dall’alto verso il basso, medesima manovra, senza dolore. Tale pratica, che si può eseguire con facilità, per esempio, mentre ci si lava, permette di individuare eventuali formazioni di consistenza dura come il legno e certamente aumentata rispetto al resto del testicolo, che effettivamente potrebbero far sospettare la presenza di un tumore testicolare. Non si deve poi certo trascurare la presenza di dolore oppure la comparsa di sangue nello sperma, sebbene siano molto infrequenti. 25 Mese della Sensibilizzazione sul Cancro ai TESTICOLI Campagna per la sensibilizzazione sul Cancro ai Testicoli
  25. 25. Quando si ha un sospetto cosa fare? A chi ci si deve rivolgere? Nel caso in cui si avesse il sospetto che qualcosa non vada, è sempre fondamentale rivolgersi al proprio medico curante, quindi all’urologo, lo specialista della salute dei genitali del maschio. Ci sono degli esami specifici identificativi in grado di riconoscere la neoplasia? In primis, è necessario venga eseguita una ecografia dello scroto, un esame non invasivo e relativamente poco costoso che permetterà in breve di meglio indirizzare il sospetto diagnostico verso una massa di pertinenza del testicolo, oppure ad altro (per esempio una problematica dell’epididimo). Quindi, verranno suggeriti degli esami del sangue, chiamati marcatori del testicolo, che aiutano a supportare la fase di diagnosi e saranno anche fondamentali durante il periodo a valle della terapia. 26 Prof. Andrea Salonia, urologo, andrologo e direttore di URI-Istituto di Ricerca Urologica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele
  26. 26. 27 Come si effettuata la diagnosi? La diagnosi è istologica, quindi servirà rimuovere la massa tumorale perché lo specialista Anatomo- Patologo possa dare un nome e un cognome alla malattia, meglio suddividendola per il tipo di cellule che la compongono e definendone la aggressività. Spesso questo percorso prevede una fase intraoperatoria, durante la quale viene eseguita una biopsia della massa per una prima diagnosi estemporanea, a cui seguirà la rimozione del testicolo in caso di tumore maligno del testicolo. L’intervento chirurgico è l’unico modo per capire se si tratta di tumore al testicolo e qual è lo stadio della malattia? Esatto. A oggi la possibilità di definire il tipo di tumore maligno, le sue caratteristiche e la sua estensione rispetto al tessuto circostante è solo ottenibile grazie alla rimozione del testicolo. Questo ultimo aspetto definisce lo stadio di malattia locale, cui poi si aggiungeranno le informazioni derivanti dai marcatori testicolari e dagli esami strumentali, in particolare la TAC del torace e dell’addome con il mezzo di contrasto, che consentiranno di valutare la presenza di malattia in sedi altre rispetto al testicolo stesso. Fondamentaleilfattochel’asportazionechirurgica del testicolo – definita orchifunicolectomia – è il primo atto terapeutico vero e proprio, perché rimuove il tumore, e risulta essere l’unica terapia necessaria in un buon numero di casi. Ci sono diversi stadi di tumore ai testicoli: stadio I, con tumore circoscritto al testicolo; stadio II, con tumore diffuso ai linfonodi dell’addome; stadio III, quando il tumore si è diffuso oltre ai linfonodi, anche con metastasi a distanza in organi quali polmoni e fegato. Quali sono i trattamenti oggi disponibili a seconda del tipo di tumore e della sua estensione? Ritengo molto importante sottolineare come la straordinaria combinazione di terapia chirurgica locale – ovvero la rimozione del testicolo – e degli schemi chemioterapici a oggi disponibili, oltre eventualmente alla radioterapia e ad altra chirurgia maggiore, sia davvero efficace nel curare gli uomini con tumore del testicolo, portandoli a guarigione in un numero di casi superiore al 90%. Ed è altrettanto importante che non pochi uomini dopo la asportazione completa del testicolo, che permette una corretta diagnosi istologica, potrebbero non doversi sottoporre a ulteriori terapie se lo stadio di malattia consentisse una sorveglianza attiva, ovvero un percorso di vigile controllo con esami ripetuti nel tempo e una stretta collaborazione tra lo specialista oncologo e l’urologo. Si può guarire dal tumore grazie alla chirurgia e ai trattamenti complementari? Sì. I dati scientifici ci dicono che si può guarire dal tumore testicolare grazie agli schemi terapeutici a oggi disponibili. Sono importanti le strategie di prevenzione e una diagnosi precoce se vi fossero noti fattori di rischio, e l’attuazione di rigidi protocolli di osservazione attiva o di terapia, laddove necessari. Qual è il suo messaggio? Ammalarsi di un tumore testicolare non è mai una colpa, non è frequente, ma non bisogna averne vergogna, ed è molto importante che i maschi, in particolare i giovani uomini, si vogliano davvero bene. L’autopalpazione è la nostra prima e più efficace arma per sconfiggere un eventuale tumore testicolare, perché ci consente di essere rapidi nel fare diagnosi e, quindi, nel combattere la malattia nel modo più efficace. Nel caso in cui si scoprisse un tumore testicolare è poi sempre, sempre e ancora sempre importante assicurare la possibilità che vi sia un futuro genitoriale per i nostri maschi; quindi, si deve ricordare quanto sia semplice ma fondamentale il congelamento del liquido seminale prima delle eventuali terapie successive alla asportazione del testicolo e, se possibile, ancor prima della rimozione stessa.
  27. 27. 28 NEL 2021 IL 50% DELLE FAMIGLIE HA RINUNCIATO ALLE CURE. COME LA SANITÀ INTEGRATIVA PUÒ INTERVENIRE PER UNA RIPRESA POST PANDEMIA? N el 2021, le famiglie italiane hanno speso 136,6 miliardi per prestazioni di welfare, oltre 5 milaeuroafamiglia,parial17,5%delreddito netto. È aumentato il numero di famiglie che ha rinunciato a prestazioni di welfare: 50,2% nella sanità, 56,8% nell’assistenza agli anziani, 58,4% nell’assistenza ai bambini, 33,8% nell’istruzione. Questi i dati allarmanti emersi dall’ultimo Bilancio di welfare delle famiglie italiane di Cerved 2022 presentato a Roma il 12 gennaio. Quali sono le cause che hanno determinato la rinuncia da parte delle famiglie alle prestazioni sanitarie? Secondo l’indagine, condotta su un campione di 4.005 famiglie di tutte le regioni italiane, stratificate per condizione economica e per composizione del nucleo familiare, in diverse fasi negli ultimi due anni, dal lockdown della primavera 2020 a novembre 2021, la pandemia da Covid-19 ha influito per problemi economici, indisponibilità del servizio o inadeguatezza dell’offerta. Contemporaneamente è aumentata la spesa delle famiglie per la salute, l’assistenza agli anziani e l’istruzione. Sono tre le motivazioni che hanno portato alla rinuncia alle cure da parte di oltre il 50% delle famiglie italiane. La pandemia ha provocato restrizioni nella disponibilità di servizi sanitari e rinvio delle cure da parte degli stessi cittadini per timore del contagio. Una seconda causa di rinuncia è economica, e riguarda la difficoltà nel sostenere il costo delle prestazioni. Ma per la maggior parte le principali motivazioni riguardano l’inadeguatezza dell’offerta. Ciò appare evidente nell’assistenza agli anziani: più del 60% delle famiglie rinunciano a questi servizi giudicandoli di qualità insufficiente o per prestazioni non disponibili. Il Rapporto Cerved, giunto alla terza edizione, rappresenta dunque un’analisi dei bisogni di welfare delle famiglie italiane nella ripresa dalla pandemia, evidenziando una novità: il gap fra la crescita della domanda e l’adeguatezza dell’offerta. Le indagini dimostrano che l’attuale sistema di welfare, anche a causa dell’emergenza sanitaria, non risponde ai reali bisogni dei cittadini. Il punto dolente del rapporto fra i servizi e il nuovo assetto familiare è rappresentato dal crescente numero di anziani che non trovano risposta adeguata nel sistema di welfare: quattro A cura di Massimiliano Alfieri, membro dell’Ufficio Studi dell’Associazione Nazio- nale Sanità Integrativa e Welfare (ANSI) Prontezza, immediatezza e modernità della Sanità Integrativa FOCUS
  28. 28. 29 milioni di anziani, 28,9% del totale, vivono soli e le famiglie con anziani o con altre persone bisognose di aiuto sono 6,5 milioni. Nel 67,3% di queste l’assistenza è prestata esclusivamente da familiari, senza l’ausilio di servizi. A margine del rapporto, Cerved ha presentato 10 proposte per un nuovo modello di welfare nazionale: • Scegliere il modello della sussidiarietà; • Incoraggiare il welfare aziendale; • Misurare l’impatto sociale dei progetti; • Rendere più selettiva la spesa pubblica; • Evitare un futuro di anziani poveri, rilanciare la previdenza complementare; • Investire sull’assistenza agli anziani; • Avviare la creazione di un sistema nazionale Long Term Care a contribuzione privata; • Sviluppare i servizi sanitari di prossimità e prevenzione; • Allineare l’Italia ai livelli di istruzione europei, aiutare le famiglie a sostenere il percorso formativo dei figli; • Conciliare la vita e il lavoro, sostenere le pari opportunità. In questo scenario è sempre più importante accelerare un processo di rinnovamento del sistema di welfare incentivando e valorizzando il ruolo della Sanità Integrativa. La Sanità Integrativa oggi è espressione di diversi enti non profit, quali i Fondi Sanitari, le Casse di Assistenza Sanitaria e le Società di Mutuo Soccorso, che forniscono prestazioni sanitarie a oltre 12 milioni di associati e che, al netto degli sgravi fiscali, consentono importanti risparmi statali nell’ambito del costo complessivo della spesa sanitaria nazionale contribuendo così ad un importante sostegno economico al bilancio dello Stato. L’approccio no profit, ovvero senza fini di lucro, di tutti gli enti di sanità integrativa che rientrano nel Terzo Settore - posizione intermedia tra il mercato e lo Stato - consente maggiori risposte ai bisogni dei cittadini. Permette un’assistenza senza alcun limite di età reddito o stato sociale per effetto dell’adesione con il principio della porta aperta ed affiancata alla attività sanitaria pubblica consente di garantire il mantenimento del principio dell’universalismo dell’assistenza sanitaria. Un ruolo importante lo ricopre il Terzo settore che oggi ha un rappresentante anche per la Sanità Integrativa: le Società di Mutuo Soccorso. Le SMS hanno finalità assistenziale e operano sulla base di principi mutualistici. Sono le prime libere organizzazioni che fin dall’origine, su base volontaria, hanno creato forme di tutela dei lavoratori e dei cittadini rappresentando una prima espressione di welfare generativo e co- partecipato tra i soggetti coinvolti. Il rapporto tra i soci è regolato da un patto che definisce vantaggi e obblighi reciproci. Questo patto, libero e volontario, si chiama mutualità e lo scambio mutualistico è il mezzo attraverso il quale operano le società di mutuo soccorso. Il modello offerto oggi dalle SMS è molto attuale e in forte crescita anche in ambito socio sanitario in quanto risponde ai bisogni dei cittadini offrendo servizi sanitari integrativi del Sistema Sanitario Nazionale per salvaguardare e migliorare la qualità della vita degli associati. Grazie alla collaborazione tra le società di mutuo soccorso, le cooperative e le associazioni di medici, di operatori sociosanitari, è possibile costruire sistemi a sostegno delle famiglie, anche a domicilio nei casi di non autosufficienza. Inoltre, per quanto riguarda i bisogni di Stato, è importante sottolineare alcuni elementi che determinano il ruolo del Terzo Settore nel processo di rinnovamento del sistema di welfare in era post pandemia. Esso garantisce prontezza e una maggiore immediatezza in quanto svincolato dalle classiche logiche statali e dai tipici contratti di lavoro. Il Terzo Settore a carattere di Mutualità è moderno e rappresenta anche innovazione in ambito medico con la Telemedicina, un insieme di tecniche mediche ed informatiche di cura e di prevenzione da remoto, che attraverso televisite, e teleassistenza sanitaria, consente al medico di interagire a distanza e in tempo reale con il paziente. L’emergenza sanitaria da Covid-19 ha evidenziato l’importanza della sanità digitale e i vantaggi della Telemedicina in grado di supportare la cura e la prevenzione. Un processo di trasformazione che in Italia ha tardato a decollare, ma che con la firma del Ministero della Salute alla Conferenza Stato-Regione sulle linee guida nazionali per la telemedicina e il disegno di un nuovo Ssn, sta prendendo sempre più forma. Secondo un’indagine dell’Osservatorio per l’innovazione digitale in sanità del Politecnico di
  29. 29. 30 Milano è emerso che la pandemia ha aumentato l’uso delle piattaforme digitali sanitarie, con un utilizzo da parte dei pazienti salito di quasi 20 punti percentuali durante l’emergenza (da 11% a 30%). E per il futuro i numeri sono anche più rosei: più di otto italiani su 10 (l’82%) vorrebbe usarle per accrescere il rapporto con il proprio medico. Tra gli italiani che utilizzano applicazioni digitali per la salute, quasi la metà (46%) ha dichiarato di sentirsi più consapevole della propria patologia e della propria salute in generale e il 42% ritiene di avere dalle app un supporto per rispettare il proprio piano di cura. Le applicazioni più utilizzate risultano essere quelle dedicate allo stile di vita (usate dal 33% degli intervistati) seguite dalle app che ricordano l’assunzione di farmaci (22%) e quelle che aiutano a tenere sotto controllo i parametri clinici (21%). Alla luce di quanto descritto, i numeri analizzati da Cerved non lasciano ombra di dubbio: occorre agire con prontezza e con sussidiarietà, utilizzando risorse dal Terzo Settore ed accogliere la convivenza tra le società non profit con quelle profit perché ciò che conta è l’allineamento verso la risoluzione di una questione che tende a creare instabilità e non direttamente gli indirizzi solidaristici o commerciali. Entrambi i settori possiedono strumenti utili alla causa. Servono organizzazioni (e ci sono) capaci di promuovere cultura, nuove forme di assistenza ed approccio come la Telemedicina, serve che siano le imprese ad essere portatrici di welfare Nobile tra i lavoratori e le loro famiglie. La direzione deve essere l’accesso e l’assistenza organizzata, occorrono nuove forme di mutualità e reti assistenziali capaci di arrivare al territorio. Serve dialogo, ascolto ma anche prontezza e azione ecco perché il Terzo Settore a carattere di mutualità può essere la chiave, poiché organizzato già ideologicamente verso l’assistenza, vissuto da tanti operatori e volontari che traggono la loro forza dagli ideali che perseguono. Questo rappresenta una forza motrice che non può essere inascoltata.
  30. 30. Fino al CUORE della SALUTE Un Gruppo unito per sostenere e diffondere la Cultura della Salute e della Prevenzione dalla Ricerca Scientifica alle Soluzioni Personalizzate
  31. 31. 32 C ome cambia il volontariato durante l’emergenza sanitaria e in che modo il sistema di cura e assistenza si evolve? La pandemia ha stravolto la visione delle cose facendo emergere il lato fragile della persona. Ha modificato abitudini, sovvertito quotidianità, provocando gravi effetti all’andamento globale dell’economia. Uno tra gli ambiti ad aver risentito maggiormente di questo cambiamento è certamente il Terzo settore, ovvero il mondo delle associazioni e del volontariato, da sempre in prima linea a tutela del prossimo. La crisi sanitaria dal febbraio 2020 ha messo a dura prova il sistema ospedaliero, il personale sanitario, e tutti i presidi di cura e assistenza a cui quotidianamente fanno affidamento milioni di famiglie. Le realtà del terzo settore e del volontariato si sono trovate a fronteggiare un’emergenza che da sanitaria ha assunto dei risvolti sociali. Le grandi organizzazioni no profit attive sul territorio nazionale hanno dovuto rivedere gli approcci e i modelli di intervento inserendoli in uno scenario socioeconomico di grave depressione caratterizzato da un comune spirito di ripartenza e da una resilienza nazionale. In molti si sono dati da fare, hanno prestato le proprie energie e il tempo libero al prossimo, a tutti coloro che dall’insorgere della pandemia ad oggi hanno vissuto momenti non facili. Tra le tantissime realtà che hanno operato, e continuano a farlo, instancabilmente restando al fianco di chi da solo non può farcela, c’è anche la Croce Rossa Italiana, che ha risposto all’emergenza mettendo avanti a ciascun servizio la gentilezza. I volontari, donne e uomini di tutte le età, hanno tenuto la mano dei pazienti nelle ambulanze in bio-contenimento, rimanendo vicini ai malati nelle strutture sanitarie e bussando alle porte di chi era solo. “Abbiamo accompagnato tutte le persone in difficoltà”, commenta Matteo Zannini, volontario trentacinquenne di Cingoli (Marche) che da oltre sedici anni opera nelle scuderie dell’Organizzazione fondata nel 1864 a Milano. Zannini, il Terzo settore da sempre è una sorta di braccio tecnico del sistema sanitario e di assistenza. Come sono cambiate le cose dall’insorgere della pandemia? Dal 2020 ad oggi le necessità di molte persone sono ACCOMPAGNARE E TUTELARE. IL VOLONTARIO MATTEO ZANNINI RACCONTA L’IMPEGNO DELLA CROCE ROSSA ITALIANA DAL 2020 AD OGGI di Alessandro Notarnicola SOCIALE
  32. 32. 33 cambiate. Oltre al focus delle necessità nell’ambito sanitario, proprio tenendo presente il particolare periodo storico che stiamo vivendo si dà particolare importanza anche al bisogno sociale delle persone. Per affrontare questa problematica abbiamo attivato nel nostro comitato uno sportello sociale atto a garantire servizi di diverso tipo: dalla prenotazione dei vaccini, alla compilazione dei moduli, ma anche solo un aiuto nelle piccole difficoltà tecniche che possono presentarsi. Inoltre, nella fase 2 dell’emergenza, Croce Rossa Italiana ha intensificato ulteriormente, su tutto il territorio nazionale, i servizi a favore delle persone più vulnerabili e con maggiori fragilità. In queste settimane riscontriamo un aumento importante delle richieste di aiuto da parte delle persone che, spesso per la prima volta, si confrontano con la povertà alimentare. A questo proposito, in cosa sono impegnati maggiormente i volontari della Cri? La Croce Rossa Italiana è da sempre in primissima linea, e dall’inizio dell’allerta Covid-19 ulteriormente, con molteplici ruoli, tra cui soccorso in emergenza, supporto sanitario, psicologico, logistico, informativo, di controllo e screening sanitario e sta dando un contributo importante in molte attività cruciali nella battaglia contro questa epidemia che sta mettendo in difficoltà il nostro Paese. A seguito della crisi sanitaria si è sviluppata una crisi economica che ha lasciato emergere i nuovi bisogni e nuove povertà. È così? Purtroppo, questa pandemia ha messo a dura prova la stabilità ottenuta nel tempo. Il principale riferimento è al fronte economico a cui ci siamo rivolti con il “Progetto LISA”, acronimo di lavoro, inclusione, sviluppo e autonomia. Sviluppato con il finanziamento e il patrocinio del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, questo progetto vuole favorire l’inclusione lavorativa delle persone in condizione di svantaggio e vulnerabilità e, al contempo, intende accrescere la consapevolezza della comunità sull’importanza di coniugare produttività e inclusione sociale. Da sempre al fianco dei più fragili, crediamo che sostenere il diritto al lavoro delle persone svantaggiate, oggi più che mai, sia un impegno e un obiettivo su cui investire. Nello specifico, il Progetto Lisa presenta un servizio rivolto a tutti coloro che sono in cerca di un’occupazione, in particolar modo a chi presenta disabilità di diverso tipo. Chiaro è a questo punto che il nostro non è solo un servizio di carattere sanitario. Con il trascorrere degli anni stiamo implementando infatti il nostro supporto alle persone per soddisfarne i bisogni primari. Occorre dunque rivedere il modello di assistenza e cura rafforzando i servizi di prossimità? Questa “riforma” dell’attuale modello è già in atto ed è insita nella nostra missione. Intendiamo far crescere i nostri progetti e impostare sempre più obiettivi affinché le persone riescano ad uscire da questo difficile periodo nel modo migliore, aiutandole ma anche educandole a chiedere ciò di cui hanno bisogno. Accompagniamo. Inoltre, uno degli obiettivi di Croce Rossa Italiana è quello di contrastare le nuove povertà con azioni concrete, offrendo buoni spesa e generi alimentari, consegnando a domicilio farmaci e spesa e garantendo supporto sociale ad ampio raggio a tutte quelle persone che – a causa della pandemia – si sono trovate improvvisamente in difficoltà. È questa una visione di prossimità: non è la persona che si reca al presidio sociale o sanitario presente nella propria comunità di appartenenza ma siamo noi che la raggiungiamo a casa. In questo modo si accorciano le distanze e si rafforza la dimensione relazionale. Da wedding planner a volontario. Quando si è avvicinato alla Croce Rossa Italiana? Ho iniziato su raccomandazione dei miei genitori. Ero poco più di un adolescente ma ben presto mi sono reso conto di quanto io fossi fortunato rispetto a tanti altri. A questo punto mi sono dedicato a questa missione cioè ad aiutare a portare un sorriso a chi ne ha più bisogno. Matteo Zannini, volontario Croce Rossa Italiana
  33. 33. ISCRIVERSI ALLA MUTUA È SEMPLICE: • versare la quota associativa annua di € 25 e l’importo del Piano Sanitario tra i 5 disponibili, sottoscrivibili in formula singola oppure in formula nucleo: • ‘Opera Smart’, ‘Opera Plus’ e ‘Opera Premium’ sottoscrivibili fino all’età di 67 anni • ‘Opera Senior Plus’ e ‘Opera Senior Premium’ sottoscrivibili dall’età di 68 anni Mutua Nazionale è una Società di Mutuo Soccorso per il personale della Pubblica Amministrazione civile e militare in servizio ed in quiescenza, opera senza fini di lucro a favore dei propri Soci e loro familiari conviventi al fine di far partecipare gli stessi ai benefici della mutualità, nel settore sanitario e socio assistenziale. Nel rispetto dei principi mutualistici, i piani sanitari: Sono accessibili a tutti (principio della porta aperta) per tutta la vita del socio; facoltà di disdetta; un massimo di € 1.300 (cfr. Art. 83 comma 5, lg. 117/2017). Crediamo in un sistema sanitario mutualistico che possa riabilitazione, interventi ed assistenza con la certezza di non esser mai abbandonati. Mutua Nazionale infatti non recede dal sodalizio e questo permette una garanzia assoluta. Con questi piani sanitari Mutua Nazionale ha voluto raggiungere un triplice scopo: •  Erogare prestazioni sanitarie e sostenere il socio in momenti di difficoltà   •  Mantenere un contributo “sociale”, alla portata di tutti • Rispettare la compliance ministeriale. Mutua Nazionale è regolarmente iscritta all’anagrafe dei Fondi Sanitari del Ministero della Salute Grazie alla convenzione stipulata con il Ministero dell’Economia e delle Finanze - NOIPA, il personale della Pubblica Amministrazione può versare il contributo mensilmente con modalità TRATTENUTA IN BUSTA PAGA. Mutua Nazionale sostiene il progetto “Banca delle Visite” di Fondazione Health Italia Onlus, con la sottoscrizione di ogni sussidio il Socio contribuisce a donare una prestazione medica Mutua Nazionale collabora con Health Point SpA, azienda leader nei servizi di telemedicina INQUADRA IL QR-CODE PER SCOPRIRE I PIANI SANITARI Il servizio televisite consente la cura e la tutela della salute dell’associato in modo semplice anche a distanza, in questo periodo di emergenza.
  34. 34. 35 F are del bene fa bene, lo sappiamo, è uno dei nostri motti preferiti, e a Natale il suo valore si fa ancor più carico di significato perché ci consente di fare del bene due volte, ma anche tre: da un lato assicura un sorriso carico di affetto da parte di chi riceve il dono, che immancabilmente fa piacere al donatore, e infine, cosa importante per noi, consente a Banca delle Visite di aumentare il deposito solidale che possiamo impiegare per aiutare più utenti possibili ad effettuare quella visita di cui hanno bisogno. Le festività sono sempre un momento gioioso in cui siamo tutti più sensibili e attenti al tema del donare: quest’anno La Banca delle Visite ha così pensato di allestire uno shop solidale “itinerante”, presente sia all’interno del Palasalute presso il Museo del Mutuo Soccorso, sia in alcuni mercatini natalizi grazie al supporto degli Amici Point dell’Avis Intercomunale San Pietro e dell’Associazione Amici delle Stelle di Capena (RM) e anche in occasione di diversi eventi di Health Italia, Mutua MBA, Mutua Nazionale­e altre aziende sostenitrici. Sono momenti in cui siamo tutti alla ricerca di un pensiero utile, pratico o dal valore simbolico che possa rappresentare un valore affettivo sia per chi lo dona che per chi lo riceve e, nello stesso tempo, sapere che il ricavato va a vantaggio della raccolta solidale. Un ringraziamento speciale alle Aziende che hanno richiesto una fornitura dedicata di oggetti solidali da donare ai propri dipendenti, come la Genial Finance, così come alle iniziative personali di manager e supervisor che hanno voluto dedicare un pensiero solidale ai propri team e colleghi. Grazie a La Banca delle Visite è sempre possibile realizzare anche bomboniere solidali, lasciti e pergamene o donazioni in memoria dei propri cari, così come anche realizzare doni personalizzati in occasione di cerimonie e lieti eventi. LA BANCA DELLE VISITE: IL DIRITTO ALLA SALUTE UGUALE PER TUTTI di Michela Dominicis Bilancio positivo per il primo shop natalizio ‘itinerante’ di Banca delle Visite, l’iniziativa promossa per raccogliere donazioni a favore del progetto solidale ha suscitato entusiasmo e partecipazione in tutta Italia. SOCIALE
  35. 35. 36 CONTINUA L’ESPANSIONE DEL CIRCUITO SOLIDALE CON L’ADESIONE DI NUOVI COMUNI AMICI Il mese di dicembre è stato propizio anche per accogliere nuove realtà nel circuito solidale di Banca delle Visite. Fra gli altri, da segnalare l’adesione del Consorzio Intercomunale della Valle del Tevere con i suoi 17 Comuni, con la visita in sede del Presidente Avv. Gian Filippo Santi e del Direttore Federico Conte per le firme e le foto di rito. da sinistra: Michela Dominicis, Presidente Banca delle Visite, Gian Filippo Santi e Federico Conte, Presidente e Direttore del Consorzio Intercomunale Valle del Tevere, Roberta Mazzoneschi, operative office Banca delle Visite.
  36. 36. 37 LA CAMPAGNA ARMOLIPID #METTICIILCUORE A QUOTA 380 VISITE Sono già 380 le visite mediche specialistiche raccolte da Armolipid con la campagna #metticiilcuore, in collaborazione con La Banca delle Visite. Grazie all’engagement degli utenti del web sui canali social delle due realtà, decine di utenti che avevano bisogno di una visita cardiologica e di altri controlli per tutte le età, hanno potuto effettuare il controllo di cui avevano bisogno. Visto il successo dell’iniziativa, si è convenuto di estendere le attività fino al 28 febbraio, consentendodunqueladistribuzionediulteriorivisitesolidaliintuttaItaliafinoalraggiungimento del target prefissato delle 500 visite.

×