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Health Online 42 - Marzo/Aprile 2021

Il periodico di informazione sulla Sanità Integrativa

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Health Online 42 - Marzo/Aprile 2021

  1. 1. > ATTUALITÀ: Sindrome Long Covid: il diritto alla Salute passa per il diritto alle cure > SALUTE: Vaccini: caratteristiche e differenze > FOCUS: Assistenza sanitaria per gli Italiani all’estero: filo diretto Italia-Romania > NEWS DEL GRUPPO: Health Italia Leader di Solidarietà 2021 il periodico di informazione sulla sanità integrativa Marzo Aprile 2021 Anno VIII N°42 tra ipotesi e ripartenze GREEN PASS:
  2. 2. PERIODICO BIMESTRALE DI INFORMAZIONE SULLA SANITÀ INTEGRATIVA Anno VIII - Marzo / Aprile 2021 - N°42 DIRETTORE RESPONSABILE Nicoletta Mele DIRETTORE EDITORIALE Ing. Roberto Anzanello COORDINAMENTO GENERALE Health Italia HANNO COLLABORATO A QUESTO NUMERO Nicoletta Mele Alessia Elem Michela Dominicis Maura Pistella Alessandro Notarnicola DIREZIONE E PROPRIETÀ Health Italia SpA c/o Palasalute - Via di Santa Cornelia, 9 00060 - Formello (RM) www.healthitalia.it ISCRITTO PRESSO IL REGISTRO STAMPA DEL TRIBUNALE DI TIVOLI n. 2/2016 - diffusione telematica n.3/2016 - diffusione cartacea 9 maggio 2016 IMMAGINI © AdobeStock Scarica Health Online in versione digitale su www.healthonline.it Per info e contatti: mkt@healthonline.it ***** ® 2021 Health Ittalia S.p.A. - Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte può essere riprodotta in alcun modo senza permesso scritto del direttore editoriale. Articoli, notizie e recensioni firmati o siglati esprimono soltanto l’opinione dell’autore e comportano di conseguenza esclusivamente la sua responsabilità diretta.
  3. 3. SOMMARIO “Tattoo e Salute” - Amiche per la Pelle e l’impegno per l’umanizzazione delle cure 36 a cura della Redazione Sindrome Long Covid: il diritto alla salute passa per il diritto alle cure 06 di Nicoletta Mele Un pass Covid per circolare liberamente, la stagione estiva tra ipotesi e incertezze 10 di Alessandro Notarnicola Covid-19, tutte le fake news dall’inizio della pandemia 12 di Alessandro Notarnicola ATTUALITÀ Recovery Plan e sanità del futuro: obiettivi definiti e chiarezza 05 a cura di Roberto Anzanello EDITORIALE Vaccini Covid-19: caratteristiche e differenze 14 di Alessia Elem Gli effetti negativi della pandemia sui tumori dell’apparato digerente 19 di Alessia Elem SALUTE PARLIAMO DI... Assistenza sanitaria, italiani all’Estero al tempo del Covid: filo diretto Italia-Romania 22 Bambini e adolescenti ai tempi del Covid: vissuti, bisogni e compiti di cura genitoriale 27 di Maura Pistella di Nicoletta Mele FOCUS - ESTERO PSICOLOGIA Heath Italia tra i “Leader di Solidarietà 2021” 35 Chirurgia estetica post Covid-19, è boom di richieste in Oriente di Michela Dominicis 31 di Alessandro Notarnicola BENESSERE NEWS DAL GRUPPO
  4. 4. RECOVERY PLAN E SANITÀ DEL FUTURO: OBIETTIVI DEFINITI E CHIAREZZA In questo particolare momento storico l’attenzione sia mediatica che sociale, oltre che essere rivolta evidentemente al tema della pandemia Covid-19, è fortemente canalizzata verso l’importante tema del Recovery Plan, come diversamente non potrebbe essere. Il Recovery Plan può rappresentare per l’Europa tutta quello che dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale è stato il Piano Marshall, ufficialmente chiamato piano per la ripresa europea, che fu uno dei piani politico- economici operato dagli Stati Uniti d’America per la ricostruzione dell’Europa. Annunciato in un discorso del segretario di Stato statunitense George Marshall il 5 giugno 1947 all’Università di Harvard, questo piano consisteva in uno stanziamento di oltre 12,7 miliardi di dollari, finalizzato ad aiutare, proporzionalmente, i paesi europei distrutti dall’evento bellico. Ora, con i paesi Europei messi in grave difficoltà economica dalla crisi pandemica, le nazioni europee, con molte difficoltà e anche con presupposti differenti, sono riuscite a mettere a fuoco un piano economico, chiamato appunto Recovery Plan, indispensabile a rilanciare l’economia europea. La differenza consiste nel fatto che, mentre all’epoca le risorse economiche del Piano Marshall furono messe a disposizione dagli Sati Uniti d’America, oggi le risorse economiche del Recovery Plan, vengono trovare sui mercati finanziari e messe a disposizione dall’Europa tutta. Al di là dell’impostazione economica, il meccanismo di funzionamento in entrambi i casi prevedeva e prevede che ogni nazione metta a punto un piano economico particolareggiato da finanziare con le risorse messe a disposizione, all’epoca dall’unica potenza mondiale uscita con solidità economica dalla guerra quale erano gli Stati Uniti d’America, oggi tramite un meccanismo finanziario e di solidarietà tra tutti i paesi europei. Così come il Piano Marshall creò i presupposti della crescita economica degli anni 50 e, ancora in maniera più sensibile, degli anni 60 del secolo scorso, così il Recovery Plan può costituire il presupposto per la crescita economica dei prossimi vent’anni. Tecnologia, infrastrutture, innovazione, valori sociali, istruzione e sanità sono gli argomenti sui quali verranno focalizzate le attività che vedranno un intenso sviluppo di progetti ed iniziative in tutta Europa, probabilmente mai affrontato prima. In questo contesto sicuramente uno dei temi “caldi” è rappresentato dalla sanità, duramente messe alla prova dall’evento pandemico, che ha mostrato come sia imprescindibile avere una sanità pubblica in grado di garantire un’assistenza territoriale diffusa e una copertura sanitaria efficiente. Nel nostro paese le ingenti risorse economiche disponibili per la riorganizzazione del sistema sanitario verranno indirizzate verso una ristrutturazione che possa prevedere una maggiore assistenza territoriale, un importante rafforzamento dei presidi sanitari, un continuo adeguamento della classe medica, investimenti in ricerca medica ed un rinnovamento tecnologico degli strumenti medici disponibili, tra i quali la telemedicina sarà l’asset fondamentale. Sarà, se ben gestito come tutti ci auspichiamo, un new deal della sanità europea, ma se pensiamo che ogni singolo stato potrà in futuro garantire cure e protezione sanitaria a tutta la popolazione a titolo gratuito faremmo un grandissimo errore. Come ribadiamo ormai da tempo, dobbiamo tutti essere consapevoli che l’evoluzione della scienza medica, la sviluppo tecnologico e l’invecchiamento della popolazione rendono economicamente e prospettivamente impossibile garantire l’assistenza medica gratuita a tutti a prescindere, per la quale nessun Recovery Plan potrà mai essere sufficiente, come dimostrano i numeri elaborati da qualsiasi modello econometrico. Su questo punto è necessario fare estrema chiarezza. Da un lato i fondi economici che verranno resi disponibili dovranno consentire l’efficientamento, l’ammodernamento e la funzionalità del sistema sanitario pubblico che dovrà essere focalizzato sempre di più sulla gestione delle crisi sanitarie e sulle fasce deboli della popolazione, per garantire una diffusa protezione sanitaria. Dall’altro lato i cittadini dovranno sempre di più organizzarsi in modo mutualistico per attrezzarsi a garantirsi una maggiore protezione in caso di necessità e per organizzarsi a sviluppare virtuosi precorsi di prevenzione, che potranno nel tempo spostare il paradigma da soggetto malato-cura a soggetto sano-prevenzione. Quindi dovremo avere un sistema sanitario pubblico organizzato ed efficiente ed una sanità integrativa funzionale ed integrata per garantire il diritto costituzionale alla salute di tutti noi. E questa sanità integrativa, come ormai in Italia stiamo comprendendo, non potrà che essere guidata dal valore sociale della mutualità, cioè dalla capacità dei cittadini di associarsi, ancor di più di oggi, in forme mutualistiche, che diventeranno sempre più indispensabili per garantire sia la corretta focalizzazione delle risorse economiche sulla sanità pubblica sia il diritto alla salute di tutti. Fondi Sanitari, Società Generali di Mutuo Soccorso e Casse di assistenza Sanitaria, ciascun ente di sanità integrativa con le proprie peculiarità, diventeranno ancora più essenziali per premettere la completa realizzazione di un sistema sanitario integrato con un processo che è già attivo nel nostro paese e sul quale potremmo fare scuola a tutta Europa. Tutti gli enti di sanità integrativa dovranno esercitare la propria missione sociale conformemente al valore dei principi mutualistici per ampliare la propria base sociale e rafforzare i sistemi di assistenza e prevenzione ed in questo dovranno essere, ancor di più di quanto già accade oggi, legislativamente legittimati, fiscalmente privilegiati ed organizzativamente rinforzati. Non comprendere che l’affiancamento al sistema sanitario pubblico, rifocalizzato grazie a gli investimenti del Recovery Plan, di un sistema di sanità integrativa ancora più forte di oggi, significa perdere l’occasione di creare un sistema sanitario equo, mutualistico e socialmente adeguato anche con i fondi messi a disposizione. Comprenderlo adesso significa, invece, avere obbiettivi definiti e chiarezza d’intenti sul futuro di una sanità forte e coerente con il diritto alla cura di ciascun cittadino. a cura di Roberto Anzanello #EDITORIALE Milanese, ho maturato un’esperienza ultraventennale nel settore assicurativo e finanziario, occupandomi sia dei prodotti che del marketing e dello sviluppocommerciale, fino alla direzione di compagnie assicurative, nazionali ed estere. Nel 2005 sviluppo un progetto di consulenza e strategia aziendale che ha consentito di operare con i maggiori player del settore assicurativo per realizzare piani strategici di sviluppo commerciale. Dal 2009 mi occupo di Sanità Integrativa, assumendo la carica di Presidente ANSI, Associazione Nazionale Sanità Integrativa eWelfare, e contestualmente di Health Holding Group, importante realtà del settore. Dal 2016 sono presidente di Health Italia,una delle più grandi realtà nel panorama della Sanità Integrativa Italiana e società quotata in Borsa sul mercato AIM Italia. 05
  5. 5. N egativi al Covid-19, ma apparentemente guariti. Sono i pazienti long covid con sintomi debilitanti multiorgano che non passano a distanza di mesi. “Post-Acute Covid Syndrome (PACS)” o “Long Covid”, il vasto spettro di  disturbi  di natura fisica e psicologica che colpiscono misteriosamente un numero significativo di pazienti, è un fenomeno molto diffuso che medici e pazienti di tutto il mondo stanno denunciando. Ad accendere i riflettori sulla sindrome da long Covid è una lunga lista di articoli scientifici. Tra questiunaricercapubblicatasullaprestigiosarivista scientifica The Lancet, evidenzia che 3 pazienti su 4 dei ricoverati, fino a 6 mesi dopo la dimissione, soffrono di patologie varie, «coda» della polmonite interstiziale: cuore, occhi, pelle, polmoni. Ma non solo, il trauma da pandemia può lasciare sulla psiche disagiimportanti,soprattuttonelledonne(l’ipotesiè una reazione immunologica diversa rispetto al sesso maschile, n.d.r.) con ansia, depressione e insonnia: il 96% dei ricoverati sopravvissuti al virus soffre di Sindrome Post Traumatica da Stress. È recente la pubblicazione sul British Medical Journal di uno studio condotto dagli scienziati dell’Università di Leicester su un campione di 1.077 partecipanti, secondo il quale a distanza di cinque mesi dalle dimissioni, il 70% dei pazienti ha ancora dei sintomi, tra i più comuni: affaticamento, difficoltà a dormire, dolore o gonfiore delle articolazioni, debolezza degli arti, perdita di memoria a breve termine e inconvenienti cognitivi. Come intervenire per aiutare medici di medicina generale e pazienti nella gestione della sindrome del post covid? Al fine di salvaguardare il paziente che riferisce sintomi a lungo termine, l’OMS ha invitato i governi a garantire le cure, l’assistenza necessaria di base e, quando necessario, cure specialistiche e riabilitazione. Negli Stati Uniti e nel Regno Unito sono state emanate delle linee guida per i medici nella gestione SINDROME LONG COVID: IL DIRITTO ALLA SALUTE PASSA PER IL DIRITTO ALLE CURE di Nicoletta Mele Ne parliamo con il Prof. Silvio Gherardi, medico e presidente del Comitato Scientifico dell’Associazione Giuseppe Dossetti: i Valori 06 ATTUALITÀ
  6. 6. dei pazienti post Covid dimessi dall’ospedale, mentre l’Europa non si è ancora espressa. “Per le autorità sanitarie il Long Covid-19 deve diventare, da subito, una priorità” ha dichiarato recentemente il direttore dell’Oms Europa, Hans Kluge. Nel nostro Paese è necessario sviluppare delle linee guida che agevolino i medici ospedalieri e i medici di medicina generale nella gestione del paziente post covid e creare dei Centri di riferimento territoriale e strutture con percorsi ad hoc per i ‘reduci’ da Covid-19. Questo il messaggio rivolto alle Istituzioni dell’Associazione Giuseppe Dossetti: I Valori durante il webinar ‘Sindrome Long Covid: non solo polmonite, gravi effetti a lungo termine per i ‘reduci’ Covid’ organizzato dalla stessa Onlus il 9 aprile, al quale è intervenuta, tra gli altri, Sr Carol Keehan Coordinatrice Task Force di Salute Pubblica della Commissione Vaticana COVID- 19. “Cosa si sta facendo per seguire e affrontare le patologienelpostmalattia?Èfondamentalepensare dicrearedegliambulatoriopuntidicuraspecificiper i pazienti con sintomi post covid in quanto c’è una “vacatio legis” in grado, purtroppo, di aggravare la condizione dei pazienti nella fase di remissione della malattia. Su questo bisogna intervenire senza correre dietro alla patologia ma anticipandone le complicanze per aiutare medici e pazienti a gestire queste situazioni. Bisogna quindi parlare anche di cure, non solo di vaccini, nella comunicazione e informazione sul Covid. Ci sono tanti pazienti che necessitano di risposte”. Le parole del Prof. Silvio Gherardi, Presidente del Comitato Scientifico dell’Associazione Giuseppe Dossetti nel suo intervento di apertura. L’obiettivo è quindi quello di sviluppare una serie di regole legislative e sanitarie che possano aiutare medici e pazienti nella gestione della sindrome del post covid. Creare dei centri di riferimento territoriale che prendano in carico i pazienti e informare loro su come affrontare questa condizione e il percorso da seguire. In che modo è possibile avviare questo processo? Health Online ha fatto il punto con il Prof. Silvio Gherardi Quanto preoccupano gli effetti debilitanti di Covid con cui alcune persone convivono mesi dopo essere state ricoverate in ospedale? Dal punto di vista di salute pubblica la malattia è gestibile perché se diagnosticata per tempo gli effetti di long covid sono curabili. Dal punto 07 di vista del singolo paziente, la sindrome a volte può causare una situazione invalidante. Ad oggi non sappiamo, quanto la patologia può rendere “invalido” il paziente. La ricerca gioca un ruolo fondamentale per comprendere le cause di questi effetti a lungo termine? La ricerca in medicina è sempre fondamentale. All’inizio della pandemia di Covid-19 si parlava di polmoniti massive, poi con le prime autopsie si è scoperto che il problema della malattia non era tanto la polmonite interstiziale quanto la coagulazione disseminata intravascolare che portava alla morte il paziente. In questo caso la ricerca è stata fondamentale e sta andando avanti con gli studi per lo sviluppo di terapie. Secondo i dati, la malattia post - Covid-19 colpisce più le donne che gli uomini. La ricerca sembra stia mettendo in evidenza che le donne potrebbero avere una diversa risposta immunitaria rispetto al sesso maschile. Se così fosse dovremmo indirizzare la ricerca verso una cura per rendere meno reattivo il sistema immunitario della donna. Prevenire è meglio che curare. Della prospettiva globale ed equità nella prevenzione e nelle cure post covid ha parlato Sr Carol Keehan nel corso del suo intervento. Prof. Silvio Gherardi
  7. 7. Sr Keehan ha ringraziato la comunità scientifica per ciò che ha fatto, sottolineando che e ancora necessario focalizzarsi sulla fase acuta della malattia, così come sulla fase cronica post infezione per identificare le cause e prevenire il Long Covid. Prof. Gherardi, è importante e necessario utilizzare le cure migliori disponibili per prevenire il long covid? Ad oggi ancora non sappiamo se il livello di gravità della malattia in fase acuta sia anche indice di sindrome post covid. Sembra che la post covid si manifesti soprattutto in pazienti che hanno avuto sintomi medio-gravi o gravi fino al ricovero in terapia intensiva. La prevenzione è fondamentale, come lo è interviene con una terapia domiciliare efficace per evitare che il paziente sviluppi una sintomatologiagraveediconseguenzalasindrome da post covid. Un errore clamoroso commesso in Italia da AIFA e Ministero della Salute, è stato quello di consigliare ai medici di medicina generale di non trattare i pazienti positivi al covid, se asintomatici o con pochi sintomi, e di aspettare l’evoluzione della malattia con la sola somministrazione della tachipirina in caso di febbre. Questo nonostante ci fossero dei protocolli operativi di cura domiciliare internazionali e nazionali, come quello sperimentato dall’Istituto Mario Negri diretto da Giuseppe Remuzzi, che suggerivano una terapia all’inizio della malattia con degli antinfiammatori non steroidei ad alte dosi per evitare il ricovero in ospedale. Dare un riconoscimento medico-scientifico alla sindrome Long-Covid seguendo un approccio multispecialistico è quanto espresso dai ricercatori e medici intervenuti al convegno. Cosa rappresenta questo riconoscimento? È un riconoscimento importante sotto tre aspetti. Dal punto di vista medico, nel momento in cui si identifica una patologia o sindrome, ovvero una concorrenza di sintomi, è più probabile poter definire una terapia standard o delle linee guida. Dal punto di vista normativo, nel momento in cui si riconosce la patologia si consente al sistema sanitario nazionale di poter erogare terapie rimborsabili.Infine,dalpuntodivistaassistenziale o socioassistenziale, una volta stabilita la cronicità della patologia si deve valutare quale Ente si farà carico - e come - della gestione della eventuale invalidità. In Italia si sta lavorando ad un progetto nazionale di linee guida per aiutare pazienti e medici nella gestione della sindrome post-Covid. Al momento sono attive delle iniziative regionali, come nella regione Marche - che ha realizzato un sistema di gestione del paziente post-Covid attraverso l’ottimizzazione della presa in carico del soggetto - o di singole strutture sanitarie sparse sul territorio. Un esempio è l’ambulatorio multi-specialistico del Policlinico Umberto I di Roma che ha inoltre avviato progetti di telemedicina non solo per i pazienti Covid ma anche per i non-Covid, proprio per gestire il bisogno di salute anche da un punto di vista sociale oltre che sanitario. Prof. Gherardi, lei ha fatto riferimento alla creazione di Long Covid Unit per i medici di medicina generale che devono seguire i pazienti. Può spiegare meglio di cosa si tratta? In Italia, a differenza degli Stati Uniti e dell’Inghilterra, non sono state ancora emanate delle linee guida per i medici di medicina generale nella gestione dei pazienti post Covid dimessi dall’ospedale. Un paziente che riscontra dei sintomi long covid a chi deve rivolgersi? Al medico di medicina generale che lo indirizzerà ad un ambulatorio polispecialistico “Post covid Unit”. È quindi necessario, da una parte dare al paziente un’informazione adeguata, senza creare allarmismo, su come affrontare una condizione alla quale potrebbe andare incontro una volta dimesso dall’ospedale e dall’altra consentire al medico di medicina generale di indirizzarlo in un centro specializzato che (collaborando col medico di MG) lo prenderà in carico senza ricoverarlo. Tanto più è grave la sintomatologia al momento del ricovero tanto più è alta la probabilità di sviluppare la sindrome post covid. Quanto è importante il diritto di cura? InItaliaildirittoallacuraèundirittocostituzionale (Art. 32). È un dovere che lo Stato si assume e è un dovere ineludibile. Oltre 80% di soggetti affetti da Covid dichiara di essere tornato al lavoro ma di non aver ripreso appieno l’attività lavorativa come prima della malattia. Se l’invalidità sarà permanente chi si farà carico di questa situazione? Per quanto riguarda l’invalidità temporanea è stata recentemente emanata una circolare sulla gestione del paziente post covid per il datore di lavoro. Se la malattia da post covid dovesse portare ad un’invalidità permanente la situazione diventa complessa in quanto bisogna definire quale Ente, (INPS, INAIL, Regione) deve subentrare. In caso di visite specialistiche il sistema sanitario è in grado di provvedere in modo efficace? 08
  8. 8. Il sistema sanitario nazionale deve provvedere all’erogazione delle visite specialistiche e delle cure,malamalattiadeveessereprimariconosciuta come entità nosologica, eventualmente invalidante. Arrivare prima e non inseguire il virus. Poi riformare il sistema sanitario. A suo giudizio in che modo è possibile affrontare il long covid dal punto di vista sociosanitario? Il Sistema Sanitario Nazionale com’è oggi organizzato non funziona, è quindi necessario riaccentrare sotto un organismo unico la sanità. L’implementazione delle politiche sanitarie può essere lasciata ai territori, ma solo se esistono delle linee guida nazionali obbligatorie. Il sistema ospedaliero deve essere organizzato con strutture specializzate per patologie, come ad esempio lo è l’ospedale Bambino Gesù, una struttura di eccellenza, specializzata in pediatria. La medicina territoriale va rivista non solo in termini di investimento, ma anche di impostazione. Il medico di medicina generale riveste un ruolo importantissimo nella gestione della salute a 360 gradi, dalla prevenzione alla terapia, ma necessita di giusti strumenti per l’assistenza: per esempio è mai concepibile che un solo medico possa farsi caricodioltremillepazienti?Comepuòfornireuna assistenza di qualità? E’infine molto importante, trovare un equilibro tra sanità pubblica e privata dandoampiospazioalsecondopilastrodellasanità (quello assicurativo) quale supporto fondamentale al Servizio Sanitario Nazionale. Alla luce di quanto detto e sulla base di quanto emerso dalla tavola rotonda, quali sono le sue considerazioni finali? Vorrei chiudere con un messaggio rivolto al mondo della politica. Spero che i politici siano in grado di trarre delle lezioni da quello che è successo con la malattia da Covid-19. La gestione della malattia è statadisastrosa:centinaia,senonmigliaia,dimorti potevano essere evitati. Sono stati spesi milioni di euro che potevano essere investiti in modo diverso e più proficuo, è stata uccisa l’economia che doveva essere salvaguardata. Di contro, un grande plauso al popolo Italiano che ha dimostrato una pazienza, uno spirito di sopportazione e una capacità di aderire alle imposizioni della politica, in modo encomiabile. Concludo con un sentito ringraziamento a tutti i medici, infermieri, personale sanitario non infermieristico, forze dell’ordine e Croce Rossa che si sono impegnati in prima linea nell’affrontare l’emergenza sanitaria, sopperendo con il proprio sacrificio – anche di vite umane - alla latitanza dello Stato. 09
  9. 9. L ’occupazione da parte dei lavoratori del mondo dello spettacolo del Globe Theatre, il teatro elisabettiano costruito nel cuore di Villa Borghese a Roma, è la rappresentazione più incisiva di questo anno triste per il settore culturale. A più di dodici mesi dallo stop agli spettacoli da vivo le maestranze del settore hanno chiesto a gran voce continuità di reddito e una riforma strutturale per i precari. “Non vogliamo una riapertura senza sicurezza che ci faccia ripiombare in un mondo del lavoro ancora più incerto e privo di garanzie”, hanno precisato. Del resto, anche il turismo e il futuro della bella stagione ondeggiano in un mare di ipotesi e di incertezze ed è per questa ragione che i Paesi dell’UE sono al lavoro per l’introduzione del “Green Pass”, o Certificato verde digitale, che dovrebbe essere pronto per il 1° giugno. Ad annunciarloèstato ThierryBreton,Commissario Ue per il Mercato interno, parlando in audizione al Parlamento europeo, che ha chiarito l’introduzione dello strumento che dovrebbe consentire ai Paesi una ripresa del settore turistico e alla gente di viaggiare liberamente senza l’incubo del virus. Intanto, prima nel mondo, la Cina ha lanciato ufficialmente il passaporto vaccinale. “Il pass europeo è una possibilità concreta ma la vaccinazione è l’unica via per il ritorno alla normalità”, commenta Luca Galastri, Presidente e Fondatore di “Liria”, Associazione culturale giovanile di Arezzo. Un anno difficilissimo per l’ambito culturale. La denuncia degli operatori del settore è unanime “Siamo allo stremo”. Qual è lo stato di salute della cultura?  I dati parlano molto chiaro, rispetto all’anno precedente il 2020 si è concluso con un meno 31% e la tendenza dei primi mesi del 2021 è la stessa. Nessun reparto economico ha subìto danni peggiori di quello culturale, perfino il turismo è andato un po’ meglio. Inoltre, va considerato che le attività culturali sono state tra le prime a chiudere con l’arrivo del COVID-19 e probabilmente saranno tra le ultime a poter riaprire senza restrizioni. Teatri chiusi, platee impolverate, industria cinematografica affaticata. Come si presenta il futuro del settore?  Il futuro va ideato in maniera diversa. Occorre unarobustaazionelegislativadisupportoenuove sinergie tra pubblico e privato. Questi momenti difficilissimi, come tutti i momenti di crisi, sono anche opportunità per trovare nuove soluzioni. Andrà poi preso in considerazione l’aspetto psicologico delle persone. Non è scontato che molte persone, terminate le restrizioni legate agli spostamenti e agli orari delle attività, si sentiranno di nuovo a proprio agio in un evento pubblico come un concerto o un live a teatro. Servirà lavorare molto sulla fiducia reciproca e sul ritorno alla vita di ieri. Con l’avvio della campagna di vaccinazione diventa sempre più salda la visione di un futuro prossimo senza restrizioni. A tal proposito, a livello europeo, si parla di un Certificato per poter circolare liberamente nei Paesi UE. Quale il suo giudizio?  Il pass europeo è una possibilità concreta che mi vede assolutamente favorevole ma il dato imprescindibile per attuarlo è vaccinarsi. La UN PASS COVID PER CIRCOLARE LIBERAMENTE, LA STAGIONE ESTIVA TRA IPOTESI E INCERTEZZE Intervista a Luca Galastri Presidente Associazione “Liria” di Alessandro Notarnicola 10 ATTUALITÀ
  10. 10. vaccinazione è l’unica via per il ritorno alla normalità, con l’associazione culturale di cui sono presidente e fondatore abbiamo lavorato molto per una campagna di sensibilizzazione semplice e chiara per tutti. Mi terrorizzano ancora le sacche di no vax esistenti. Anche in questo la cultura diventa mezzo imprescindibile per comprendere e aprire la mente delle persone. Un passaporto vaccinale con QR integrato potrebbe garantire una piena ripartenza del settore culturale e turistico?  Unapienaripresasiavràsoloconlavaccinazione completa di tutta la popolazione e con il termine di tutte le restrizioni esistenti. Sia ben chiaro, per me il valore della vita e della salute è il più importante e quindi non critico le giuste misure di contrasto alla diffusione del virus adottate fino ad ora ma spero vivamente che quanto prima possano essere superate semplicemente perché il virus sia sotto controllo. Nel corso di questo anno orribile – così è definito dai più – l’Associazione “Liria”, da lei presieduta, come ha risposto alla crisi del momento?  Ilmioprimopensierodapresidenteèstatoquello di sostenere, nei modi possibili, le tante ragazze e ragazzi che ne fanno parte. Un’associazione è prima di ogni altra cosa volti, storie, persone e solo insieme possiamo costruire qualcosa di speciale. Temevo che la lontananza fisica spezzasse questa volontà di restare uniti sulla barca comune e di remare nella stessa direzione. Abbiamo così mutato “Liria” per rispondere a questo contesto straordinario e aprendoci a campagne di raccolta fondi per le strutture sanitarie e di sensibilizzazione, incentivando momenti di confronto digitali, dando più spazio al racconto delle passioni ed interessi dei singoli associati tramite i canali social. Dopo oltre un anno di pandemia posso dire con orgoglio che “Liria” è molto più forte di prima, le difficoltà portate dal Covid ci hanno dato tempo per riflettere, guardarci dentro e capirci di più senza rincorrere gli avvenimenti ed immaginare, sognare insieme il nostro futuro. Quale potrebbe essere il contributo dei giovanissimi alla ripresa culturale?   Infinitamente prezioso. “Liria” si è sempre scontrata con un certo retaggio culturale presente in Italia per cui la cultura è roba da persone di una certa età, con molti capelli bianchi sulla testa. La cultura è giovane e i giovani sono affamati di cultura. Devo però notare con rammarico che a parole si vuole sempre dare molto spazio ai giovani ma nei fatti si cerca sempre di relegarli in secondo piano ed invece i giovani devono essere protagonisti, sempre. E’ l’unico modo per “ costruire il futuro “ ( il nostro slogan ). Da ragazzo che collabora con altre decine di ragazze e ragazzi, in questo ambito, posso confermare che questa generazione è ricca di sensibilità, libertà, iniziativa e creatività. “Liria” nel suo piccolo ne è prova e speranza. 11 Luca Galastri Certificato sanitario. Cos’è? Il Green Pass è un documento sanitario, comune a tutti gli Stati membri, che servirà a dimostrare che il viaggiatore è stato vaccinato contro il Covid-19, che ha fatto il tampone con esito negativo o che ha contrattoilvirusedèguarito.Nellospecifico, saranno inclusi 3 tipi di certificati: il certificato di vaccinazione, con indicazione della marca del vaccino utilizzato, data e luogo della somministrazione e numero di dosi ricevute; il  certificato di test negativo (antigenico o PCR); il certificato medico di attestata guarigione dal Covid-19 negli ultimi 180 giorni. Non solo: i Green Pass si baseranno sui vaccini approvati dall’Ema  anche se la Commissione Ue ha chiarito che i singoli Stati membri potranno decidere se accettare o meno i vaccini che non hanno ancora ricevuto l’ok dall’Ema.
  11. 11. COVID-19, TUTTE LE FAKE NEWS DALL’INIZIO DELLA PANDEMIA F atti, non parole. Un motto degno del giornalismo vero, dell’informazione obiettiva e oggettiva che non si presta a notizie procurate da fonti inattendibili ma che invece verifica, ispeziona ed elabora. Se ne corso di questa pandemia c’è stato un grande problema, questo è stato rappresentato dall’infaticabilemacchinadellacomunicazione. Come avremmo potuto viverne senza? Del resto, è stato proprio un giornalista a informare il mondo intero che un virus pericoloso era comparso a Wuhan, in Cina, sin dal dicembre del 2019. La notizia è confermata l’11 gennaio del 2020 con la prima vittima in Italia e il 13 successivo con il primo decesso in Thailandia. Nuovi casi, sempre di più, si sviluppano in Europa e negli Stati Uniti d’America, fino al momento in cui l’Organizzazione mondiale della Sanità dichiara lo stato di emergenza globale. Tutto il pianeta si ferma, i presidi ospedalieri sono al collasso e la comunicazione viaggia su più binari. Tanti. Troppi. Della verità delle notizie, della verosimiglianza, della prossimità alla verità e – non meno – delle fake news. Ha fatto molto discutere l’omelia pronunciata da un sacerdote di Cesena incentrata sulla falsa notizia dei vaccini che contengono feti abortiti. Sin da subito il mondo della scienza è intervenuto nel dibattito venutosi a creare intorno a questa bufala smentendo i contenuti della predica e chiarendo che si tratta di una fake news ormai datata. L’ultima “bufalavirus” arriva proprio da Milano e riporta un episodio avvenuto in un supermercato dove un medico di base, recatosi per fare la spesa, tra le corsie ha incontrato un suo paziente che ha assistito negli ultimi giorni perché positivo al Covid. Preoccupato – si legge – si rivolge al direttore dell’esercizio commerciale che prontamente, tramite comunicazione con gli altoparlanti, chiede al paziente positivo di presentarsi in cassa o al punto accoglienza. Ebbene, poco dopo si presenta lui insieme ad altre persone. È bastato qualche clic per far viaggiare la notizia nelmaremagnodeisocialnetworkesuqualche, meno accorta, testata giornalistica online. Se non fosse che si trattasse di una bufala, una storia falsa, di una leggenda metropolitana che ha allarmato pur non essendo retta da fondamenta. Bufale e disinformazione sono molto pericolose quando riguardano la salute e spesso non è facile distinguerle tra milioni di informazioni. Proprio partendo da questo assoluto pericolo che subito dopo l’insorgere della pandemia, il Ministero della Salute, sui canali istituzionali della comunicazione, ha fatto chiarezza sulle false notizie e le mezze verità maggiormente diffuse, smentendole alla luce delle evidenze disponibili. Ma quali sono state le fake news più battute nel corso dell’emergenza sanitaria ancora in atto? 1. Fare gargarismi con la candeggina, assumere acido acetico o steroidi, utilizzare oli essenziali e acqua salata protegge dall’infezione da nuovo coronavirus. 2. Bere acqua o bevande calde uccide il virus.  3. La vitamina C previene il Covid-19. 4. Mangiare tante proteine aumenta l’efficacia del sistema immunitario. 5. C'è correlazione tra epidemia da nuovo coronavirus e rete 5G. 6. Non è vero che i fumatori rischiano più degli altri di ammalarsi di Covid-19. 7. Il virus è sensibile all’alcol, quindi se bevo alcolici non mi ammalo di Covid-19. 8. Mangiare peperoncino protegge dal nuovo coronavirus. 9. È possibile disinfettare mani o aree della pelle con i raggi UV. 10. Gli extracomunitari sono immuni di Alessandro Notarnicola 12 ATTUALITÀ
  12. 12. al  Covid-19  grazie al vaccino contro la Tubercolosi. 11. La Tachipirina cura l’infezione da nuovo coronavirus. 12. Per sapere se si è contagiati dal nuovo coronavirus basta pungersi un dito e guardare il colore del sangue: se anziché rosso vivo è scuro il contagio è avvenuto.  13. Applicare la vaselina intorno alle narici, intrappola il virus così non entra nel naso. Per arginare il rischio di una informazione non vera, è nata AssoHealth, la prima associazione nazionale che riunisce le agenzie di comunicazione specializzate sul fronte sanitario che lavorano a favore di una comunicazione guidata dai principi della divulgazione scientifica. Al momento attuale, in cui tutti siamo chiamati ad affrontare sfide ritenute impensabili fino a qualche anno fa, tanto il sistema sanitario, quanto il giornalismo necessitano di un sistema fondato sulla chiarezza e sull’etica. Ormai da tempo, ovvero dall’avvento di Internet e delle piattaforme social, il regno delle fake news amplia di continuo i propri confini. È per questa ragione che occorre diventare arcieri di una comunicazione responsabile e consapevole al fine di sciogliere equivoci, sospetti e falsità che potrebbero generare timori non certo positivi in un percorso ancora tutto in salita. 13
  13. 13. 14 VACCINI COVID-19: CARATTERISTICHE E DIFFERENZE di Alessia Elem I l27dicembre2020inEuropaeinItaliaèpartitala campagna vaccinale anti covid-19. Ad oggi sono 4 i vaccini approvati e autorizzati dall’Agenzia Europea per i medicinali (EMA) e dall’Agenzia Italiana del farmaco (AIFA): Pfizer-BioNTech, Moderna, AstraZeneca e Johnson&Johnson. Incosasidistinguono?Iprimidueutilizzanolatecnica mRNA mentre AstraZeneca e Johnson &Johnson sono vaccini a vettore virale. Qual è la differenza tra i vaccini a mRNA e quelli a vettore virale? Tutti i vaccini attualmente disponibili sono stati messi a punto per indurre una risposta che blocca la proteina denominata Spike che agisce come una chiave di accesso dei virus nelle cellule. I due vaccini COVID-19 a mRNA utilizzano molecole di acido ribonucleico messaggero (mRNA) che contengono le istruzioni perché le cellule della persona che si è vaccinata sintetizzino le proteine Spike. Le proteine prodotte stimolano il sistema immunitario a produrre anticorpi specifici che bloccano le proteine Spike e ne impediscono l’ingresso nelle cellule. Il vaccino non introduce nelle cellule di chi si vaccina il virus vero e proprio, ma solo l’informazione genetica che serve alla cellula per costruire copie della proteina Spike. Se, in un momento successivo, la persona vaccinata dovesse entrare nuovamente in contatto con il SARS-CoV-2, il suo sistema immunitario riconoscerà il virus e sarà pronto a combatterlo. L’mRNA del vaccino non resta nell’organismo, ma si degrada poco dopo la vaccinazione. Un vaccino a vettore virale invece utilizza un virus, generalmente un adenovirus incompetente per la replicazione, per portare all’interno della cellula la sequenza del codice genetico che codifica per la proteina spike. Il sistema immunitario si attiva contro la proteina e produce degli anticorpi che, qualora il soggetto entrasse a contatto con il virus, lo  proteggeranno dall’infezione. Gli adenovirus utilizzati come trasportatori sono stati resi incapaci di replicarsi e quindi non possono diffondersi nell’organismo. In seguito alla vaccinazione, questi adenovirus trasportatori penetrano in alcune cellule della persona vaccinata dove il frammento di DNA trasportato dal virus avvia la produzione temporanea della proteina Spike. La presenza di questa proteina estranea stimolerà il sistema immunitario a reagire producendo anticorpi che, legandosi alla proteina Spike, impediranno al virus del COVID-19 di entrare nelle cellule. La presenza della proteina Spike SALUTE
  14. 14. 15 estranea attiverà anche i linfociti T che guidano la produzione degli anticorpi e che uccidono le cellule infettate dal virus. Dopo la vaccinazione, alcuni dei linfociti che hanno reagito contro la proteina Spike sopravvivono per vari mesi. La presenza di questi “linfociti memoria” permetterà al sistema immunitario della persona vaccinata di attivare rapidamente una formidabile risposta contro una eventuale invasione del virus del COVID-19. Questi vaccini non utilizzano virus interi, attivi o inattivati né frammenti del virus, ma solo un piccolo segmento di DNA che contiene le istruzioni per far produrre la proteina Spike. Vaccini mRNA: differenze tra Pfizer-BioNTech e Moderna Pfizer è stato il primo vaccino ad essere autorizzato dalle agenzie regolatorie contro il Covid-19. Sviluppato dall’americana Pfizer e dalla tedesca BioNTech può essere somministrato a soggetti di età pari o superiore a 16 anni. Si conserva a una temperatura compresa tra -90°C e -60 °C. Può essere trasportato a una temperatura compresa tra -25 °C e -15 °C per un unico periodo di tempo della durata massima di 2 settimane, e può essere nuovamente riportato a una temperatura compresa tra -90 °C e -60 °C. Il siero viene somministrato in due iniezioni a distanza di almeno 21 giorni l’una dall’altra. Lasicurezzaedefficacia di questo vaccino sono stati valutati nel corso di ricerche svolte in sei Paesi: Stati Uniti, Germania, Brasile, Argentina, Sudafrica e Turchia, con la partecipazione di oltre 44.000 persone. La metà dei partecipanti ha ricevuto il vaccino, l’altra metà ha ricevuto un placebo, un prodotto identico in tutto e per tutto al vaccino, ma non attivo. L’efficacia è stata calcolata su oltre 36.000 persone a partire dai 16 anni di età (compresi soggetti di età superiore ai 75 anni) che non presentavano segni di precedente infezione. Lo studio ha mostrato che il numero di casi sintomatici di COVID-19 si è ridotto del 95% nei soggetti che hanno ricevuto il vaccino rispetto a quelli che hanno ricevuto il placebo. È stato dimostrato che la protezione avviene dopo una settimana dalla seconda dose. Le reazioni avverse più frequentemente osservate durante la campagna vaccinale in corso sono reazioni non gravi, di entità lieve o moderata che, seppur fastidiose, si risolvono in poche ore o pochi giorni, spesso senza nemmeno ricorrere a trattamenti sintomatici (antidolorifico o simili). Il 7 gennaio 2021 l’AIFA ha approvato il secondo vaccinocheutilizzalatecnologiamRNAprodotto da Moderna, una società di biotecnologie statunitense che ha sede a Cambridge, nel Massachusetts. A differenza di quello Pfizer, il siero di Moderna è destinato a prevenire la malattia COVID-19 nelle persone a partire dai 18 anni di età.  Altra differenza riguarda la distanza temporale che deve intercorrere tra le due dosi da iniettare: il vaccino viene somministrato in due iniezioni a distanza di 28 giorni l’una dall’altra. Il profilo di sicurezza ed efficacia di questo vaccino è stato valutato nel corso di ricerche svolte negli Stati Uniti, a cui hanno partecipato 99 centri su tutto il territorio, che hanno coinvolto 30.420 persone a partire dai 18 anni. I partecipanti sono stati suddivisi in due gruppi: 15.210 hanno ricevuto il vaccino e altrettanti il placebo, un prodotto identico in tutto e per tutto al vaccino, ma non
  15. 15. attivo. Il vaccino ha dimostrato un’efficacia del 94,1% nel prevenire l’infezione con sintomi da SARS-CoV-2 rispetto al placebo. Anche per il vaccino Moderna la protezione avviene dopo una settimana dalla seconda dose e le reazioni avverse più frequentemente osservate durante la campagna vaccinale in corso sono reazioni non gravi, di entità lieve o moderata che, seppur fastidiose, si risolvono in poche ore o pochi giorni, spesso senza nemmeno ricorrere a trattamenti sintomatici (antidolorifico o simili). Il vaccino viene conservato a temperature comprese tra -15° e -25°, ma è stabile tra i +2° e i +8° per 30 giorni se la confezione rimane integra. A fine gennaio l’AIFA ha autorizzato il vaccino AstraZeneca realizzato dallo Jenner Institute di Oxford e dall’Irbm di Pomezia. Può essere somministrato a tutte le persone con  un’età pari o superiore ai 18 anni. Rispetto ai vaccini di Pfizer/BioNTech e Moderna, entrambi a base di mRNA, Vaxzevria (nuovo nome di AstraZenca, n.d.r) sfrutta un approccio diverso per indurre la risposta immunitaria dell’organismo verso la proteina spike. In particolare, si tratta di un vaccino a vettore virale che utilizza una versione modificata dell’adenovirus dello scimpanzé, non più in grado di replicarsi, come vettore per fornire le istruzioni per sintetizzare la proteina spike di SARS-CoV-2. Una volta prodotta, la proteina può stimolare una risposta immunitaria specifica, sia anticorpale che cellulare. Il siero è somministrato in due iniezioni, la seconda dose deve essere somministrata nel corso della dodicesima settimana e comunque a una distanza di almeno dieci settimane dalla prima dose. Deve essere conservato a temperature tra 2°C e 8°C. La valutazione dell’efficacia clinica di Vaxzevria è basata sull’analisi intermedia dei dati di due studi clinici condotti nel Regno Unito e in Brasile. L’87% dei partecipanti aveva un’età compresa tra 18 e 64 anni, il 13% era di età pari o superiore a 65 anni. Nei partecipanti che hanno avuto la seconda dose dopo 12 settimane dalla prima, l’efficacia dopo 14 giorni dalla seconda dose è stata dell’82,4%. Complessivamente l’efficacia vaccinale di Vaxzevria è risultata pari al 59,5% nel prevenire la malattia sintomatica. La protezione inizia da circa 3 settimane dopo la somministrazione della prima dose di Vaxzevria e persiste fino a 12 settimane. Tuttavia, fino a 15 giorni dopo la somministrazione della seconda dose la protezione potrebbe essere incompleta. Inoltre, come accade con tutti i vaccini, anche la vaccinazione con Vaxzevria potrebbe non proteggere tutti i soggetti vaccinati. Le reazioni avverse più frequentemente osservate durante la campagna vaccinale in corso sono la febbre, il mal di testa, i dolori muscolari o articolari. Nel mese di marzo 2021 il sistema di farmacovigilanza europeo ha ricevuto segnalazioni riguardanti eventi trombotici ed embolici la maggior parte dei casi riportati si sono verificati in donne di età inferiore ai 60 anni, entro 2 settimane dalla somministrazione della prima dose. 16
  16. 16. Dopo una rigorosa analisi il comitato di sicurezza dell’EMA (PRAC) ha stabilito che i benefici del vaccino nel prevenire la malattia daCOVID-19(cheasuavoltaprovocaproblemi di coagulazione) superano abbondantemente i rischi, il vaccino non aumenta il rischio complessivo di eventi tromboembolici e non si riscontrano problemi riguardanti singoli lotti. Il 7 aprile 2021 il comitato ha concluso che i casi di tromboembolismi in sedi inusuali associati a trombocitopenia devono essere elencati tra gli effetti collaterali molto rari di Vaxzevria. Con la circolare del 7 aprile 2021 il ministero della Salute raccomanda un uso preferenziale del vaccino Vaxzevria nelle persone di età superiore ai 60 anni. A seguito di una rigorosa valutazione dei dati di qualità, sicurezza ed efficacia, l’11 marzo 2021 l’Agenzia Europea del Farmaco (EMA) ha raccomandato il rilascio di un’autorizzazione condizionataall’immissioneincommerciodel vaccino sviluppato dall’azienda farmaceutica Janssen (del gruppo Johnson & Johnson) ed è l’unico monodose disponibile. È un vaccino a vettore virale, come AstraZeneca: un frammento di Dna corrispondente alla proteina Spike, la chiave con cui il virus Sars- CoV-2 entra nelle cellule, viene inserito in un virus innocuo per l’uomo e opportunamente modificato. Il virus infetta le cellule umane e il Dna viene così letto e tradotto in proteina. Quest’ultima è l’antigene contro cui poi monta la risposta immunitaria. Può essere conservato in frigorifero e somministrato a tutte le persone con un’età superiore ai 18 anni. L’efficacia del siero è stata dimostrata in uno studio clinico che ha coinvolto oltre 44mila persone dai 18 anni in su negli Stati Uniti, in Sudafrica e nei Paesi dell’America Latina. A metà dei partecipanti è stata somministrata una singola dose di vaccino e all’altra metà un placebo. Lo studio ha rilevato una riduzione del 67% del numero di casi Covid sintomatici dopo 2 settimane nelle persone che hanno ricevuto il vaccino Janssen (116 casi su 19.630 persone), rispetto alle persone a cui è stato somministrato placebo (348 persone su 19.691). Questo significa che il vaccino ha avuto un’efficacia del 67%. La protezione inizia circa 14 giorni dopo la vaccinazione. Gli effetti collaterali riscontrati durante gli studi clinici sono nella norma, ma il 13 aprile 2021 la Food and Drug Administration (FDA), l’ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici, ha raccomandato una pausa nell’uso del vaccino Janssen a seguito di 6 casi segnalati di un tipo raro e grave di coaguli di sangue in persone che avevano ricevuto il vaccino. Tutti e sei i casi hanno interessato donne di età compresa tra 18 e 48 anni e i sintomi si sono verificati tra i 6 e i 13 giorni dopo la vaccinazione. Il 20 aprile il Comitato per la Valutazione del Rischio in Farmacovigilanza (PRAC) di EMA ha ritenuto i benefici del vaccino Janssen superiori ai rischi e ha confermato l’autorizzazione per tutta la popolazione over 18 anni. In Italia, Il Ministero della Salute, acquisito il parere della Commissione Tecnico Scientifica di AIFA, ne ha consigliato l’uso per le persone di età superiore ai 60 anni. 17
  17. 17. 18 ISCRIVERSI ALLA MUTUA È SEMPLICE: • versare la quota associativa annua di € 25 e l’importo del Piano Sanitario tra i 5 disponibili, sottoscrivibili in formula singola oppure in formula nucleo: • ‘Opera Smart’, ‘Opera Plus’ e ‘Opera Premium’ sottoscrivibili fino all’età di 67 anni • ‘Opera Senior Plus’ e ‘Opera Senior Premium’ sottoscrivibili dall’età di 68 anni Mutua Nazionale è una Società di Mutuo Soccorso per il personale della Pubblica Amministrazione civile e militare in servizio ed in quiescenza, opera senza fini di lucro a favore dei propri Soci e loro familiari conviventi al fine di far partecipare gli stessi ai benefici della mutualità, nel settore sanitario e socio assistenziale. Nel rispetto dei principi mutualistici, i piani sanitari: > Sono accessibili a tutti (principio della porta aperta) > per tutta la vita del socio; > facoltà di disdetta; > un massimo di € 1.300 (cfr. Art. 83 comma 5, lg. 117/2017). Crediamo in un sistema sanitario mutualistico che possa riabilitazione, interventi ed assistenza con la certezza di non esser mai abbandonati. Mutua Nazionale infatti non recede dal sodalizio e questo permette una garanzia assoluta. Con questi piani sanitari Mutua Nazionale ha voluto raggiungere un triplice scopo: •  Erogare prestazioni sanitarie e sostenere il socio in momenti di difficoltà   •  Mantenere un contributo “sociale”, alla portata di tutti • Rispettare la compliance ministeriale. Mutua Nazionale è regolarmente iscritta all’anagrafe dei Fondi Sanitari del Ministero della Salute Grazie alla convenzione stipulata con il Ministero dell’Economia e delle Finanze - NOIPA, il personale della Pubblica Amministrazione può versare il contributo mensilmente con modalità TRATTENUTA IN BUSTA PAGA. Mutua Nazionale sostiene il progetto “Banca delle Visite” di Fondazione Health Italia Onlus, con la sottoscrizione di ogni sussidio il Socio contribuisce a donare una prestazione medica Mutua Nazionale collabora con Health Point SpA, azienda leader nei servizi di telemedicina INQUADRA IL QR-CODE PER SCOPRIRE I PIANI SANITARI Il servizio televisite consente la cura e la tutela della salute dell’associato in modo semplice anche a distanza, in questo periodo di emergenza.
  18. 18. GLI EFFETTI NEGATIVI DELLA PANDEMIA SUI TUMORI DELL’APPARATO DIGERENTE O cchi puntati su tre “big-killer” dell’apparato gastrointestinale: tumore di colon retto, stomaco e pancreas che rappresentano rispettivamente il secondo, il sesto e il settimo tumore più frequente in entrambi i sessi in Italia nel 2020. In occasione del mese di marzo, mese per la prevenzione del cancro colorettale, FISMAD – Federazione Italiana Società Malattie Apparato Digerente associazione di cui AIGO – Associazione Italiana Gastroenterologi ed Endoscopisti Digestivi Ospedalieri è ente Fondatore - presenta i risultati dell’inchiesta sugli effetti negativi che la pandemia di SARS- CoV-2 ha avuto sulla mancata diagnosi dei tumori dell’apparato digerente. Nello specifico dall’indagine emerge che, rispetto al triennio 2017-19, nel 2020 le diagnosi di cancro gastrico sono diminuite del 15,9%, quelle di cancro colorettale dell’11,9% e quelle di cancro pancreatico del 9,9%. Preoccupante è l’interruzione dei programmi di screening in tutta Italia dovuta all’elevata percezione del rischio infettivo da SarsCov-2 che ha contribuito a scoraggiare gli utenti di recarsi in una struttura sanitaria per timore di essere contagiati. Health Online ha intervistato Fabio Monica, Direttore della struttura di gastroenterologia ed endoscopia digestiva dell’Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano Isontina (Trieste) e presidente dell’Associazione dei Gastroenterologi Ospedalieri (Aigo) “Il risvolto dell’emergenza che ha provocato questa pandemia è stato di vanificare, o quasi, gli sforzi fatti per favorire le diagnosi precoci di tumori gastrointestinali che, in particolare per il cancro del colonretto (CCR), avevano prodotto come risultato ultimo la riduzione del 30% della mortalità dei pazienti”, ha commentato Monica. Qual è stato il ritardo medio nella diagnosi rispetto allo scorso anno? L’analisi effettuata per i primi dieci mesi ci ha permesso di valutare un ritardo medio di circa 4,7 mesi per lo screening del cancro del colonretto, con punte fino a oltre 7 mesi nelle regioni più colpite dalla prima ondata come la Lombardia. Non abbiamo al momento gli stessi dati per le altre neoplasie e dovremo aspettare i dati dei registri tumori italiani. Marzo è il mese dedicato alla prevenzione del cancro colorettale, la seconda neoplasia più frequente in Italia nel 2020. Gli ultimi dati riflettono le conseguenze dell’interruzione e dei ritardi dei programmi di screening in tutta Italia. Tradotto in numeri, sono stati persi alla diagnosi in tutto il Paese a causa degli esami di screening dimezzati (-52%) 1.168 casi di cancro colorettale e 6.700 adenomi avanzati. Presidente, in che modo la pandemia ha influito sulle attività di screening?  Il concentrarsi esclusivamente sulla malattia da Covid-19 ha molto penalizzato i programmi di screening... Gli screening organizzati hanno sospeso tutte le attività nei mesi di Marzo e Aprile dello scorso anno con una perdita di circa 600.00 di esami per quanto riguarda lo screening colorettale. La riconversione in molte regioni delle unità L’intervista a Fabio Monica Presidente Associazione dei Gastroenterologi Ospedalieri & Endoscopisti Digestivi Ospedalieri (Aigo) di Alessia Elem 19 SALUTE
  19. 19. di gastroenterologia a reparti COVID ha aggiunto ulteriori ritardi Quali sono i rischi maggiori della diagnosi tardiva? Il ritardo diagnostico per le neoplasie dell’apparato digerente comporta uno stadio più avanzato di malattia, una minor risposta alle terapie con conseguente riduzione delle probabilità di guarigione. Ad esempio, per il cancro colorettale si è stimato che un ritardo superiore a 12 mesi comporterebbe un aumento della mortalità del 12% Oggi qual è la situazione? L’attività di screening è ripresa oppure siamo ancora in una fase critica? Nell’ultimo periodo le attività sono riprese con notevoli difficoltà legate alle necessarie misure di contenimento dell’infezione, alla paura dei cittadini di accedere alle strutture sanitarie e all’accumulo di prestazioni arretrate. La ripartenza è stata graduale e differenziata nelle diverse regioni consentendo, nel periodo giugno- settembre, recuperi importanti in alcune (Veneto, Emilia Romagna), ma rimanendo piuttosto critica nella maggior parte d’Italia. L’Associazione dei Gastroenterologi Ospedalieri & Endoscopisti Digestivi Ospedalieri (Aigo) ha organizzato campagne di sensibilizzazione? Gli obiettivi della nostra associazione sono la prevenzione, la diagnosi e la cura delle malattie dell’apparato digerente e in tale ottica l’AIGO ha sempre sostenuto tutte le attività educazionali e di promozione della salute anche in collaborazione con altre associazioni sia scientifiche che della società civile. È in essere a tal proposito un protocollo d’intesa con la Lega Italiana per la Lotta ai Tumori. AIGO è inoltre società fondatrice con SIED e SIGE della Federazione Italiana Società Malattie Apparato Digerente che sta promuovendo la campagna di sensibilizzazione per l’adesione allo screening del cancro colorettale #nonèquestionediculo (www.fismad.it) Quanto è importante la prevenzione? Quali sono i fattori che influiscono all’insorgere della patologia? Quali i campanelli d’allarme da non sottovalutare? L’importanza della prevenzione primaria, adottandouncorrettostiledivita,èdifondamentale importanza per ridurre il rischio di ammalarsi di CCR, ma è altrettanto importante aderire allo screening organizzato. Ma se nonostante tutto questo dovessimo notare dei cambiamenti nelle nostre abitudini nell’andare in bagno con tracce di sangue nelle feci, soprattutto dopo i 50anni, non sottovalutiamo questi segnali e rivolgiamoci al medico curante. Uno dei fattori di rischio ambientali modificabili è lo stile di vita. Quali sono i suoi consigli? I principali suggerimenti che si sono dimostrati utili li possiamo sintetizzare in poche azioni: • alimentazione corretta: riduci il consumo di carni lavorate, incrementa il consumo di frutta e verdura fresca, limita il consumo di alcol • non fumare • attività fisica regolare • controllo del peso corporeo Alla luce di quanto detto, qual è il suo messaggio? Un messaggio è per i cittadi ni: la cultura della prevenzione, come metodo di vita, è fondamentale nei tumori dell’apparato digerente ma non si limita al corretto stile di vita, alla sana alimentazione e all’attività fisica regolare. Non dimentichiamoci che lo screening organizzato per la prevenzione del cancro colorettale è un’opportunità importante per salvarti la vita: Il test per la ricerca di sangue occulto nelle feci è facile, gratuito, lo fai nel bagno di casa tua. Sei invitato a eseguirlo ogni due anni, a partire dai 50 anni di età. Un altro messaggio è rivolto alle istituzioni affinché affrontino questa nuova emergenza predisponendo un piano post pandemico con adeguate risorse per la gastroenterologia italiana che sia in grado di recuperare prima possibile il tempo perduto e non disperda il patrimonio di salute raggiunto prima della pandemia. 20
  20. 20. Fino al CUORE della SALUTE Un Gruppo unito per sostenere e diffondere la Cultura della Salute e della Prevenzione dalla Ricerca Scientifica alle Soluzioni Personalizzate
  21. 21. ASSISTENZA SANITARIA, ITALIANI ALL’ESTERO AL TEMPO DEL COVID-19: FILO DIRETTO ITALIA-ROMANIA U n protocollo unico nazionale per la gestione domiciliare dei pazienti Covid-19 in Italia diventa realtà. L’8 aprile il Senato ha approvato l’ordine del giorno firmato da tutti i gruppi parlamentari affinché il Governo si attivi per l’istituzione di un protocollo nazionale. L’impegno del Governo - si legge sul sito del Senato della Repubblica - è quello di: aggiornare, tramite l’Istituto Superiore di Sanità, Agenas e Aifa, i protocolli e le linee guida per la presa in carico domiciliare dei pazienti Covid-19 tenuto conto di tutte le esperienze dei professionisti impegnati sul campo; istituire un tavolo di monitoraggio ministeriale, in cui siano rappresentate tutte le professionalità coinvolte nei percorsi di assistenza territoriale; attivare fin dalla diagnosi interventi che coinvolgano tutto il personale in grado di fornire assistenza sanitaria, accompagnamento socio-sanitario e sostegno familiare; ad attivarsi affinché le diverse esperienze e dati clinici raccolti dai servizi sanitari regionali confluiscano in un protocollo nazionale di gestione domiciliare del paziente Covid-19; affiancare al protocollo un piano di potenziamento delle forniture di dispositivi di telemedicina idonei ad assicurare un adeguato e costante monitoraggio dei parametri clinici dei pazienti. Il testo apre la strada alle cure utilizzate da più di un anno da molti medici in tutta Italia, un gruppo che ormai conta oltre 80mila iscritti al “Comitato per le cure domiciliari Covid-19”, creato dall’avvocato del foro di Napoli, Erich Grimaldi nato con l’obiettivo di fornire supporto ai cittadini durante l’emergenza Covid-19, scambiarsi informazioni cliniche e mettere a punto un protocollo di cure domiciliari in assenza di direttive specifiche. Non solo in Italia ma anche all’estero si sono attivate delle collaborazioni per la tutela della di Nicoletta Mele Intervista a Giulio Bertola, vicepresidente di Confindustria Est Europa e Coordinatore Nazionale Rete Romania di Health Italia 22 FOCUS - ESTERO
  22. 22. salute degli italiani che vivono fuori i confini nazionali in questo difficile periodo. È il caso di Confindustria Romania che ha recentemente sottoscritto uno strategico accordo con il Comitato Terapia domiciliare Covid-19 per garantire agli italiani che si trovano in Romania, un supporto gratuito da parte dei medici iscritti al comitato. Un impegno quello di Confindustria sul fronte sanitario che ha portato anche ad implementare il progetto di assistenza e tutela sanitaria avviato nel 2018 con Mutua MBA, società di mutuo soccorso leader nel panorama della Sanità Integrativa. Per saperne di più abbiamo intervistato Giulio Bertola, presidente Confindustria Romania, vicepresidente di Confindustria Est Europa con delega alla Sanità e alla Filiera Industriale della Salute e Coordinatore Nazionale Rete Romania di Health Italia. In cosa consiste l’accordo? Sono mesi che Confindustria in Romania sostiene la  necessità  di agire subito in caso di contagio, senza aspettare l’evolversi della malattia, tramite l’applicazione di uno  schema terapeutico collaudato da centinaia di medici, in Italia. Trovarsi soli,  fuori dall’Italia,  avendo contratto il Covid-19,  è  decisamente spiacevole, soprattutto non avendo chiaro come comportarsi e in quanto tempo agire. L’intervento tempestivo  farmacologico,  per contrastare il contagio, è determinante per evitare il ricovero in ospedale. Lo schema terapeutico di terapia domiciliare precoce, redatto da oltre 200 medici dei territori e specialisti  italiani, facenti capo al Comitato per le cure domiciliari Covid-19, è stato condiviso anche negli Stati Uniti dal dr.  Harvey  Risch, MD, PhD, Professor of Epidemiology in the Department of Epidemiology and Public Health at the Yale School of Public Health and Yale School of Medicine USA e dal dr. Peter A. McCullough, MD, MPH President CardiorenalSociety of America, Phoenix AZ USA Internal Medicine, Cardiology, Dallas TX USA. Poter contare su centinaia di medici, del Comitato terapia  domiciliare, che da mesi si stanno adoperando, gratuitamente, ad assistere i contagiati dal virus, anche da remoto, è stato un risultato straordinario e possibile solo grazie alla sensibilità dell’Avv. Erich Grimaldi che, come PresidentedelComitato,si è subitoresodisponibile a portare supporto sanitario anche agli italiani all’estero. Come ulteriore sviluppo di questo Accordo, nella mia veste anche di Vicepresidente di Confindustria Est Europa con Delega alla sanità e alla Filiera Industriale della salute, ho intenzione di estendere questa opportunità all’interno dell’intera Federazione, in ben 11 Paesi Qual è la situazione in Romania in questo momento? Come la stanno affrontando gli italiani? In Romania, grazie ad una campagna vaccinale che procede abbastanza tempestiva e ai numerosi contagiati che hanno superato fortunatamente la malattia, ci si auspica di raggiungere una normalizzazione, della situazione pandemica, nei prossimi 6 mesi anche se comunque si dovrà rimanere cauti e vigili per molto tempo ancora. Per chi risiede in Romania, per le famiglie italo- romene e per tutto l’imprenditoria che interagisce economicamente tra Italia e Romania, sono stati mesi molto difficili in quanto è mancato un coordinamento europeo di norme idonee a fronteggiare questa emergenza sanitaria. Su questo mi sono impegnato molto, anche con accesi e continui dibattiti pubblici con il Ministro Roberto Speranza, sul tema della movimentazione delle persone tra i due Stati. I nostri imprenditori, manager e lavoratori hanno potuto contare su uno straordinario supporto locale, da parte di Confindustria Romania, attraverso strumenti innovativi che ci hanno permesso di accorciare le distanze tra una città e l’altra. 23 Giulio Bertola
  23. 23. Tra misure straordinarie adottate dal presidente Bertola per fronteggiare l’emergenza sanitaria, a pochi giorni dal suo insediamento e dalla prima Ordinanza Militare di Urgenza, il progetto “Filo Diretto” un’innovativa piattaforma di interazione digitale  che tiene unita la comunità italiana in Romania. “Si tratta di una piattaforma relazionale, molto semplice da usare – ha spiegato Bertola– che ci consente, contemporaneamente, di mantenere una moltitudine di contatti e gestire informazioni costanti tra le aziende e l’associazione, anche nei casi di emergenza di qualsiasi natura, dai terremotialleepidemie,superandoledistanze all’interno del Paese e tra la Romania e l’Italia. In pochi secondi possiamo comunicare con l’intera base associati, oppure possiamo segmentarla per regione, città, azienda, business, tipologia di comunicazione, etc., a seconda delle esigenze”. Chi può accedere alla piattaforma e in che modo? L’iscrizione al servizio è gratuita. L’utente si registra, tramite un percorso guidato, sulla piattaforma che si trova sul sito confindustria.ro, da quel momento siamo in grado di interagire con Lui in ogni momento. Una comunicazione bidirezionale tramite sms, telefonate, e-mail, che permette di inviare avvisi urgenti per fasce di età, professione, funzione aziendale e/o regione della Romania. L’imprenditore, da parte sua, da qualsiasi luogo della Romania può comunicare un eventuale aggravarsi della sua salute e comunicarlo tramite “Filo diretto” per ricevere assistenza con le procedure che prevede la normativa vigente. Giulio Bertola, in Romania dal 1998, è Founder & Management Partner della ADV Communication di Bucarest ed in ambito sanitario è Coordinatore Nazionale Rete Romania di Health Italia S.p.A., PMI innovativa quotata sul mercato AIM Italia, tra le più grandi realtà indipendenti del mercato italiano che operano nella Sanità Integrativa. Bertola da sempre è impegnato nella internazionalizzazione sanitaria e già nel 2018 ha dato il via ad una collaborazione con Mutua Mba, società di mutuo soccorso leader in Italia per numero di associati. Si chiama “Impresa, Famiglia” ed è un sostengo sanitario privato costruito insieme a Mutua MBA, secondo i principi associativi mutualistici, per gli italiani che vivono in forma stabile nell’Est Europa. Un filo diretto di assistenza sanitaria tra l’Italia e la Romania. Che cosa rappresenta questo accordo? Un’opportunità di copertura sanitaria per gli italiani e le loro famiglie in Romania che sono sempre stati reticenti all’Iscrizione obbligatoria all’A.I.R.E. (Anagrafe Italiana dei Residenti all’Estero, n.d.r.) perché con tale iscrizione si perde il diritto all’Assistenza sanitariapubblicainItaliaecisideverivolgere, in caso di necessità, a quella sanitaria dello stato estero ospitante. Con l’adesione a Mutua MBA anche la famiglia italiana e/o italo romena, in Romania, può riappropriarsi di questo diritto, addirittura potendosi rivolgere al Sistema sanitario italiano privato. Questa internazionalizzazione del sistema mutualistico italiano in Romania, rimane un caso unico anche per la complessità progettualecheharichiestonellarealizzazione di Piani sanitari adeguati alle capacità reddituali della popolazione, ma nello stesso tempo riuscendo a preservare un alto grado di garanzie sanitarie e di caratteristiche etiche unichedellemutue,traquestelacoperturaper l’intero nucleo familiare, indipendentemente dal numero dei suoi componenti con un’unica quota di adesione, nessun limite di età in ingresso e in uscita, nessuna esclusione per patologie preesistenti e inoltre si instaura con Mutua MBA un rapporto privilegiato da socio e non da cliente. Con il Progetto “Familia in siguranta”, sempre di mutua MBA, siamo invece riusciti a studiare un Piano sanitario davvero unico perché prevede l’assistenza sanitaria usufruibile anche da nuclei familiari romeni che hanno parte dei loro componenti in Italia per lavoro, per esempio i genitori, e in Romania, magari i figli affidati temporaneamente ai nonni. La proposta di assistenza e tutela sanitaria che Confindustria Romania ha studiato con Mutua 24
  24. 24. MBA può contare sul convenzionamento con migliaia di centri e di strutture ospedaliere di eccellenza, in Italia e in Romania, garantendo ai lavoratori, quindi anche stranieri, un’importante copertura sanitaria. Con l’arrivo dell’emergenza sanitaria da Covid-19, il pacchetto di tutela sanitaria indirizzato al welfare sanitario “Impresa Famiglia”èstatoulteriormenteimplementato. Con “Impresa Famiglia & Oltre” si estende il supporto finanziario anche in caso di contagio da coronavirus, sia nei casi di ricoveri ospedalieri ordinari e/o in terapia intensiva che per il periodo di convalescenza. Vicini alla famiglia del lavoratore anche nei casi terminali, quindi non solo assistenza privata per le malattie tradizionali, che non sono certo scomparse e che il settore pubblico ha difficoltà a gestire per sovraccarico di pazienti a causa della pandemia. Quali sono i progetti per il futuro? Sono sempre stato convinto dell’importanza di saper interpretare e dimensionare il cambiamento in anticipo, per dare risposte concrete e risolutive. Ma in contesti gravosi e inaspettati, come quello di una pandemia, non si è mai preparati abbastanza, per cui la reazione non può essere solo frutto di un buon tempismo, deve essere accompagnata da una grande assunzione di responsabilità sociale e sensibilità umana. Lockdown, limitazioni personali, privazioni nelle relazioni personali e, purtroppo per molti, anche il dolore causato dalla perdita inaspettata dei propri cari, hanno lasciato un segno indelebile su tutti noi, ma hanno anche “forgiato” nuove donne e nuovi uomini, tanto da poterli identificare come una nuova generazione. Quindi per il futuro desidero continuare a ricoprire un ruolo importante anche all’interno di questa nuova generazione, che non si distingue per l’età o per la professione ma per tenacia e costanza nel contrastare avversità epocali come questa pandemia. 25
  25. 25. Siamo tutti attenti alle notizie relative all’evolversi della pandemia, da vivere in uno stato di allerta continuo, il nemico covid-19 assume gli aspetti di normative su come comportarci, facendoci concentrare sul fare, lasciando per i bambini e gli adolescenti l’argomento primario: “Scuola in presenza o in DAD”; ma cosa provano veramente i nostri figli? Se noi per primi manifestiamo dei vissuti di preoccupazione o disagio emotivo durante la pandemia, sicuramente non ne sono immuni i bambini e i ragazzi, con la differenza che questi ultimi non avendo gli stessi strumenti dell’adulto, possono attivare comportamenti di attaccamento ai genitori con richieste di accudimento maggiori, sentirsi ansiosi, ritirarsi, sentirsi arrabbiati o agitati, avere incubi notturni, enuresi, frequenti cambiamenti d’umore (CSTS, 2020a). Sperimentare sensazioni di sollievo nel riuscire ad esprimere e comunicare i loro sentimenti di inquietudine in un ambiente BAMBINI E ADOLESCENTI AI TEMPI DEL COVID: VISSUTI, BISOGNI E COMPITI DI CURA GENITORIALE di Maura Pistella 27 PSICOLOGIA
  26. 26. sicuro e supportivo è sicuramente importante per poter normalizzare e validare tali vissuti. I genitori o i caregiver possono facilitare la self-disclosure e aiutarli a trovare dei modi positivi per esprimere sentimenti angoscianti come rabbia, paura e tristezza, attraverso, ad esempio, un’attività ricreativa come giocare e disegnare. È noto, inoltre, che parte delle reazioni emotive e comportamentali dei bambini si modellino sulla basedell’esempiofornitodagliadultidiriferimento e risulta, pertanto importante che questi possano mostrarsi calmi e fiduciosi e possano esprimere le proprie emozioni condividendole con loro e garantirgli il supporto necessario per gestire emotivamente tale emergenza. In questo modo si confermerà ai bambini che anche i loro “eroi” più vicini possono sperimentare emozioni per loro brutte o inaccettabili. Come già detto in riferimento agli adulti, è bene considerare che non tutti i bambini o ragazzi hanno reazioni psicologiche omogenee e ciò dipende da una commistione di fattori individuali e contestuali (NCTSN, 2020). Le ricerche scientifiche segnalano alcuni indicatori da tenere in considerazione rispetto al benessere dei figli, quali: • Pianto eccessivo o episodi di rabbia in bambini più piccoli. • Comportamenti regressivi rispetto alla fase di sviluppo. • Eccessiva paura o tristezza. • Cambiamenti nell’alimentazione e nel sonno. • Irritabilità, specialmente negli adolescenti. • Calo del rendimento scolastico. • Difficoltà di attenzione e concentrazione. • Diminuzione di interesse per attività piacevoli nel passato. • Sintomi somatici. • Uso di sostanze. È importante ragionare sull’asse evolutivo dei bambini per poter meglio comprendere quali possono essere le reazioni più comuni nei confronti di emozioni negative. I bambini di 2 anni possono piangere più spesso del solito e richiedere più attenzioni e affetto, mentre bambini in età prescolare possono presentare comportamenti regressivi, come episodi di enuresi, ansia da separazione dalle figure genitoriali, capricci o manifestazioni di rabbia e difficoltà nel sonno. I bambini più grandi (7-10 anni) possono sperimentare tristezza o paura che l’emergenza possa ripresentarsi, anche come esito dell’esposizione ad informazioni distorte tra pari; inoltre, alcuni bambini possono manifestare difficoltà di concentrazione o focalizzarsi sui dettagli dell’evento e parlarne durante buona parte della giornata, mentre altri possono manifestare evitamento; I preadolescenti ed adolescenti possono manifestare disturbi comportamentali o, d’altro canto, ridurre il tempo di frequentazione con i pari. Possono talvolta sperimentare vissuti emotivi di elevata intensità e sentirsi incapaci di esprimerli a parole; talvolta tali vissuti emergono attraverso irritabilità e comportamenti oppositivi verso fratelli, genitori o altri adulti; I bambini con bisogni speciali, neuro- diversità, problematiche psicologiche, possono sperimentare uno stress più intenso ed un minore sensodicontrollo.Potrebberopertantonecessitare di maggiori spiegazioni e rassicurazioni oltre che un maggiore conforto attraverso il contatto fisico. Tra gli interventi che possiamo agire affinché i bambini e adolescenti diminuiscano lo stress, uno è sicuramente limitare l’esposizione dei bambini alle notizie negative, soprattutto se non accompagnati da adulti, dal momento che i bambini possono interpretare in maniera distorta ciò che ascoltano e spaventarsi di conseguenza. Possiamo cercare di mantenere una regolarità rispetto alla routine e agli orari, creandone anche di nuovi, è importante pianificare le attività come l’apprendimento e lo studio, il gioco, anche motorio, e momenti di relax, nel rispetto della sicurezza dei bambini e delle diverse disposizioni nazionali. Alcuniesempidiattivitàpotrebberocomprendere: incoraggiare la partecipazione dei bambini nelle faccende domestiche per facilitare il loro senso di efficacia in modo anche coinvolgente ed accogliente; rendere il momento dell’igiene sereno, accurato e divertente anche attraverso l’uso di rime, canzoni o giochi o storie immaginarie (storie immaginarie sul virus da creare insieme, leggere o disegni da colorare). È fondamentale dedicare del tempo per parlare con i bambini circa il COVID-19 utilizzando un linguaggio chiaro ed adeguato all’età e adottare un atteggiamento autenticamente comprensivo ed accogliente, confrontandosi con loro su idee sbagliate e talvolta stigmatizzanti, per esempio, 28
  27. 27. evitando termini diversi da “coronavirus”, come ad esempio “Virus cinese”, poiché aumentano lo stigma e consentono il perpetuarsi di idee sbagliate sulla malattia. Fornire esempi concreti su ciò che sta accadendo ed informazioni chiare, a misura di bambino, spiegandocos’èilCOVID-19,comeridurreilrischio di infezione e rimanere al sicuro a casa, dandogli la possibilità di esprimere preoccupazioni e dubbi. -Dimostrare ai bambini come possono mantenersi al sicuro (ad esempio, mostrando loro un efficace lavaggio delle mani), rassicurandoli che riceverannocuremedicheadeguatenell’eventualità che si ammalino. -Evitare di speculare su voci o informazioni non verificate di fronte ai bambini. Limitare e monitorare attentamente l’utilizzo dei media da parte dei bambini cercando di ridurre la potenziale confusione, preoccupazione e paura, chiarificando ciò che è certo e ciò che è sconosciuto. Mantenere un ambiente sensibile e premuroso intorno ai bambini. I bambini hanno bisogno dell’amore degli adulti e spesso di un’attenzione più dedicata nei momenti difficili, che va accolta come richiesta di aiuto, sicurezza e conforto. È bene assicurare la vicinanza ai genitori e alla famiglia, se considerati come un posto sicuro per i bambini, ed evitare il più possibile di separarli dai loro caregiver. Se, per varie ragioni, i bambini non hanno la possibilità di restare con i loro genitori, assicurare contatti regolari e frequenti (ad es. tramite telefono, videochiamate) e rassicurarli. Laddove il bambino debba essere separato dal suo caregiver primario, è importante assicurarsi che siano fornite adeguate cure alternative e che siano garantite tutte le misure di protezione e accudimento. Laddove i segnali di malessere del bambino espressi a livello somatico o comportamentale risultino particolarmente intensi o persistenti, non aver timore di contattare un professionista per collaborare insieme al fine di garantire il benessere del bambino. Nel momento in cui l’emergenza si riduce, assicurare comunque al bambino l’opportunità di parlare di quanto accaduto e di esprimere i propri pensieri, dubbi e preoccupazioni. E’ anche bene mantenere contatti tra le figure che si prendono cura del bambino per confrontarsi su eventuali reazioni o comportamenti manifestati dallo stesso (Center for Disease Control and Prevention, 2020a) Per gli adolescenti, questo periodo di isolamento, che sia il lockdown o in dad, il non avere un confronto reale con i coetanei li porta a non aver mediazione rispetto alle loro pulsioni e ai loro pensieri e a vivere moltissimo la noia. La noia rinforza alcuni pensieri e circuiti viziosi, facilitando l’umore depresso… Su questo la scuola in quanto luogo di socialità dà al ragazzo la possibilità di incontrare un altro, di raccontare quel che gli passa per la testa, c’è una mediazione tra il suo pensiero interiore e la realtà. I compagni e gli insegnanti diventano un ammortizzatore di alcuni pensieri. La ricerca che studia e promuove la crescita post-traumatica, tutti quei processi psicologici, conseguenti a esperienze traumatiche, alla base dei cambiamenti in positivo nella percezione di sé, nelle relazioni interpersonali, nel progetto di vita. Questi processi si fondano sulla possibilità di trovare una cornice di significato e di dare valore all’esperienza traumatica che se sapientemente supportati possono promuovere vere e proprie occasioni di rinascita. Tutto questo ci restituisce fiducia e speranza nel futuro, anche perché possiamo contare sui protocolli d’intervento psicologico fondati su solide basi scientifiche e verificati nell’efficacia, che ci potranno consentire di armonizzare e affrontare con competenza le tante sofferenze derivanti dalla pandemia. 29 Maura Pistella
  28. 28. make it You Y Scatena il tuo benessere. Entra in Be Health. Be Health è un percorso concreto e coinvolgente per raggiungere l’indipendenza personale e professionale attraverso una concreta opportunità di business meritocratico, con un solido Gruppo alle spalle. Un percorso che inizia con la cura di se stessi e la ricerca di uno stile di vita sano e ispirato al ‘made in Italy’ fino all’unione di tante persone che hanno in comune la volontà di costruire la propria dimensione di benessere. Un vero e proprio Community Network dove poter scatenare e riscoprire il tuo naturale benessere. Scopri di più su www.behealthglobal.com
  29. 29. CHIRURGIA ESTETICA POST COVID-19, È BOOM DI RICHIESTE IN ORIENTE Labbra, zigomi, decollete e glutei. A seguito della prima fase dell’emergenza sanitaria in Italia si è registrato un vero e proprio boom delle richieste di interventi di chirurgia estetica. Il desiderio del maxi ritocco coinvolge tanto gli uomini quanto le donne che oggi, più che mai, hanno voglia di rifarsi il look dopo mesi di isolamento sociale, di mascherine e di limitazioni che hanno condizionato naturalmente le abitudini del quotidiano. Se in Italia, e negli altri Paesi occidentali, l’asticella delle richieste tocca l’apice, in Oriente si osa certamente di più con interventi più o meno invasivi e strutturati e con modelli tesi a imitare la bellezza occidentale. Tuttavia, per paesi come Cina, Iran e Libano non è questa una novità. A dirlo è Sam Jalbout, Dermatologo di Beirut attivo tanto in Libano e in Italia, a Ravenna, che afferma: “La corsa all’estetica ha preso il volo dapprima nei Paesi caldi per poi svilupparsi nell’area occidentale. Ciò che invece oggi è cambiato è l’approccio all’estetica nel mondo arabo”. Sempre più, negli ultimi anni, in Libano la chirurgia estetica va per la maggiore. A cosa si deve questo boom di richieste e per quale ragione i libanesi, più di altri popoli, ricorrono a questa pratica medica? Da sempre il Libano è stato un crocevia tra Oriente e Occidente e la sua cultura ha subìto l’influenza di numerose altre culture storiche: Fenici, Babilonesi, Macedoni, e ancora pensiamo all’Impero Romano e ai Bizantini per cedere il posto all’Islam fino all’intervento francese dell’era contemporanea. Questo melting pot culturale ha avuto come conseguenze una popolazione dai fenotipi variegati: dalla carnagione chiara, capelli biondi e occhi azzurri al fototipo scuro con occhi a mandorla. Questa diversificazione morfologica, da un lato, e l’alto livello di istruzione, dall’altro lato, hanno messo il Libano e nello specifico Beirut, la sua capitale, al centro dell’attenzione del mondo Mediorientale. L’alto livello di medicina, dovuto alla presenza di due  Università di livello internazionale (l’università Saint Joseph de France di Alessandro Notarnicola Voce al Dermatologo Sam Jalbout 31 BENESSERE
  30. 30. e l’American University of Beirut) ha indotto le donne arabe ad avviare nel tempo una ricerca della perfezione che ha fatto di Beirut la ‘’Mecca’’ regionale della chirurgia estetica. Questo settore conosce il suo vero boom come lo sottolinea il giornale libanese francofono L’Orient Le jour, nel 2000. A partire da questo momento Beirut diventa la destinazione per il turismo estetico del Medioriente  attirando circa il 40% dei pazienti all’anno proveniente dai vari paesi arabi. Un indotto economico non da poco, dunque.. Gli interventi di chirurgica plastica eseguiti nel Libano si aggirano attorno ad 1,5 milioni all’anno e quasi 10 milioni invece il numero annuo di trattamenti estetici, come il  botulino e l’acido ialuronico. I mediorientali in generale e i libanesi nello specifico seguono ardentemente la cultura del Bello, cercando la perfezione estetica data dal ruolo di  “vetrina’’  che  rappresenta il paese sia sul versante orientale che da quello occidentale. La  vivacità del popolo, lo sviluppo della vita all’aperto data dal clima mite perenne e l’intenso turismoregionalelussuosohannoportatoledonne libanesi a cercare sempre di  più la perfezione della loro apparenza. Per una libanese essere bella e appariscente non è una questione di lusso, ma fa proprio parte della sua identità culturale. Questo trend ha anche colpito la popolazione maschile in una percentuale che supera il 30%. Qual è l’intervento più richiesto? Numerose sono le richieste dei pazienti che ricorrono alle cure estetiche in Medioriente, nello specifico a Beirut. Malgrado le guerre che hanno sempre rallentato lo sviluppo che si merita il Libano, nella corsa verso l’industria della bellezza il Paese si piazza in seconda posizione a livello mondiale dopo il Brasile. Le richieste più frequenti hanno a che vedere con la rinoplastica (rimodellamento del naso), la blefaroplastica (togliere l’eccesso di cute e di borse dalle palpebre),  la mastoplastica (aumento, riduzione e lifting del seno), l’addominoplastica/ liposcultura (rimodellamento della silhouette del corpo) e il lifting del viso. Per gli uomini invece il trapianto dei capelli si conferma il trattamento più richiesto. Se la chirurgia estetica raggiunge 1,5 milioni di interventi all’anno, la sua versione più soft con medicina estetica batte il record con oltre 10 milioni di prestazioni. Sono in pole position le iniezioni di botulino per distendere le rughe della mimica, il riempimento delle labbra con acido ialuronico e il lifting liquido non chirurgico del viso. L’ideale di bellezza europeo ha avuto un ruolo primario nel boom della chirurgia estetica in questi Paesi? La corsa all’estetica ha preso il volo in un primo momento nei paesi caldi per poi svilupparsi nei paesi occidentali. Negli anni passati, l’approccio all’estetica nel mondo arabo era un tantino esagerato: bisognava sfoggiare a tutti i costi la bellezza a 360 gradi, renderla appariscente al punto da suscitare gelosia fra le donne come se fossero concorrenti tra di loro e alla ricerca di un’opportunità lavorativa migliore. Gradualmente la globalizzazione ha aperto le frontiere anche dal punto di visto estetico: oggi si osservavano nuovi trend di bellezza ispirati alle scuole europee. Questo ha consentito di rivalutare il concetto dell’eccesso mediorientale permettendo di istruire le pazienti ad un approccio più naturale. In effetti la tendenza attuale cerca di risaltare la bellezza mediorientale con delicati ritocchi mettendo in mostra al meglio la peculiarità delle donne arabe: labbra più definite ma meno voluminose, seno liftato ma  di volume moderato, viso definito ma meno gonfio. La chirurgia estetica è un’ottima risposta a difetti fisici e ad insicurezze. Lei opera tra l’Italia e il Libano. In che modo cambiano le richieste di coloro che si rivolgono al suo studio per un intervento? In ambito lavorativo, i desideri estetici cambiano a seconda della localizzazione geografica. In Italia 32 Sam Jalbout
  31. 31. c’e molta attenzione alla cura del corpo, spesso anche funzionale oltre che estetica. Faccio riferimento, ad esempio, al trattamento delle venevaricosedellegambeoallafastidiosissima cellulite. Quando parliamo invece di terapie applicabili sul viso, il concetto di naturalezza spicca: ritocchi leggeri sono sempre graditi senza dover stravolgere i propri connotati. Principalmente mi viene chiesto di eseguire la tecnica di bioristrutturazione che consiste nell’iniettare attraverso aghi sottilissimi un cocktail di acido ialuronico liquido, vitamine e aminoacidi che vanno a ristrutturare la pelle, dandole luminosità e compattezza. In quest’ultimo trattamento riconosco molto il mio approccio alla medicina estetica che deve rispettare la fisionomia di ogni paziente consentendo cosi al paziente di ‘invecchiare in buona salute’. Sull’altra costa del Mediterraneo invece le richieste sono più sostanziose: labbra ben designate, viso più contornato, sopraciglia ben liftate. Ad ogni modo, il Libano rappresenta il trait d’union fra Oriente e Medioriente. Non sempre chirurgia estetica, e più in generale la sanità, e la solidarietà vanno a braccetto. Nel suo caso invece diverse sono state le occasioni in cui questi due mondi si sono incontrati. Beirut ha un destino segnato dall’avidità delle potenze mondiali: un piccolo bijou del Mediorente, la Svizzera del Medioriente, che ha sempre succitato l’interesse delle nazioni leader del mondo. Questo ha sfortunatamente portato a una serie di conflitti sul territorio libanese. La mia generazione è cresciuta in un clima di tensione e ricostruzione fino ai nuovi episodi degli anni 2000. Questo vissuto ha lasciato una forte impronta nella mia persona stimolandomi ad aiutare il prossimo prima attraverso lo svolgimento del mestiere di medico e successivamente attraverso il mio impegno dal punto di vista sociale in diverse azioni mirate al sostegno altrui. Se è vero che la medicina estetica viene considerata come lusso, oggi occorre sfatare questo concetto. La considero come una branca della medicina attraverso cui si cerca di stabilire un equilibrio fra la psiche e la fisicità di ognuno di noi. Ho sempre creduto nelle ‘attività impegnate’ a favore di una buona causa. Cosi come un cantante può cantare contro il razzismo, un ballerino può salire sul palco di un teatro contro la violenza, anche un medico può impegnarsi sul fronte solidale. 33
  32. 32. HEALTH ITALIA TRA I “LEADER DI SOLIDARIETÀ 2021” R iconoscere l’eccellenza, promuovere l’impegno, premiare la generosità - recita la mission del riconoscimento “Leader di Solidarietà”, un ‘sigillo’ internazionale di cui ogni anno possono fregiarsi le aziende che hanno fatto qualcosa di concreto in termini di sostenibilità, solidarietà e innovazione. Gli stessi valori fondanti del gruppo Health Italia, che con la diffusione della pandemia, ha prontamente ridisegnato la proposta dei servizi secondo le sopraggiunte esigenze. In collaborazione con le mutue partner e in linea con le richieste di ANSI – Associazione Nazionale Sanità Integrativa e Welfare - sono state adottate misure straordinarie per una maggior tutela dei Soci, stanziando fondi speciali e integrando i piani sanitari con prestazioni in telemedicina fornite da Health Point SpA. Ciò ha consentito ai Soci colpiti dal virus o in quarantena di sospendere il pagamento dei sussidi per due mesi e godere di contributi una tantum che sono stati confermati per il 2021. Lo stesso importo è stato riconosciuto anche ai Promotori Mutualistici di Health Italia, come “premio per l’impegno nella divulgazione dei principi mutualistici e nell’assistenza ai Soci”. Per i dipendenti è stato appositamente creato il sussidio sanitario Health Prime, un esempio concreto di welfare aziendale e tutela della salute, e sono state garantite le dovute misure di sicurezza per la fruizione degli spazi in azienda, come anche l’introduzione dello smart working. Il Gruppo è inoltre impegnato a sostenere progetti solidali ad alto impatto sociale attraverso le attività della sua Fondazione, come Banca delle Visite, che dona prestazioni mediche a persone in difficoltà. Per comunicare in maniera trasparente i valori, le strategie e le performance collegate ai propri impatti economici, sociali e ambientali, Health Italia nel 2020 ha infine redatto il suo primo bilancio di Sostenibilità, e ottenuto il proprio rating Esg, valutato ‘BBB’, iniziando un percorso che intende perseguire e migliorare nel corso del 2021. Il riconoscimento del sigillo in Italia è curato dal Class Editori che raccoglie tutte le aziende in un volume in edicola da fine aprile con Milano Finanza. di Michela Dominicis 35 NEWS DAL GRUPPO
  33. 33. “TATTOO E SALUTE” AMICHE PER LA PELLE E L’IMPEGNO PER L’UMANIZZAZIONE DELLE CURE “ Amiche per la Pelle” è una Associazione che promuove progetti per la prevenzione del tumore alla mammella e l’umanizzazione del percorso di cura, tra cui il progetto “Tattoo e Salute”. È costituita in particolare da donne che hanno vinto la malattia e spesso ne portano i segni sulla loro pelle. Donne che dopo un periodo terribile, hanno scoperto cosa vuol dire ricominciare a prendersi cura di loro stesse. Abbiamo incontrato la Presidente dell’Associazione Amiche per la Pelle, Manuela Tonon, che ci ha fatto conoscere meglio questa realtà. Come nasce l’Associazione Amiche per la Pelle e quali sono gli obiettivi? Nel 2016 io e alcune altre donne operate di tumore al seno, eravamo già piuttosto avanti nel percorso terapeutico e il nostro comune Chirurgo Senologo, il Dottor Nicola Balestrieri - che è tra i fondatori della rete delle breast unit della Regione Veneto e oggi è il nostro Responsabile scientifico e ispiratore di molti dei nostri progetti - ci suggerì di unirci per dare supporto a chi questa malattia la iniziava ad affrontare, in modo da prepararle per migliorarne lo spirito con cui si affronta la terapia e i suoi effetti collaterali. Attività appartenenti appunto all’ambito della umanizzazione delle cure e alle quali abbiamo poi affiancato campagne di sensibilizzazione alla prevenzione del carcinoma mammario, a supporto delle attività di screening svolte dal Servizio Sanitario Nazionale, cercando di estendere il numero di donne protette dalla diagnosi precoce, specie nelle fasce di età dove maggiori sono l’incidenza e la mortalità del tumore al seno. Che cosa si intende per “umanizzazione delle cure”? Bisogna tener presente che il progresso della medicina degli ultimi 15-20 anni ha portato il successo terapeutico nel tumore del seno a oltre il 90% dei casi, dando alle donne operate una prospettiva di vita anche molto lunga. Potendo disporre di un tempo dilatato, con un margine di a cura di Redazione Health Online 36 PARLIAMO DI...
  34. 34. guarigione rilevante, il concetto di qualità di vita assume sicuramente proporzioni significative nella gestione e nell’assistenza quotidiana: umanizzare le cure significa dunque sviluppare soluzioni per il ritorno a una qualità di vita soddisfacente. Inoltre, dati sempre più significativi suggeriscono come la percentuale di sopravvivenza dopo una malattia oncologica sia strettamente correlata, oltre che alle terapie specifiche, anche all’atteggiamento psicologico con cui la persona si pone nei confronti della patologia: non c’è dubbio che le persone che hanno subito una malattia piuttosto pesante con ripercussioni anche a livello estetico, sia è importante trovare o ritrovare la propria immagine, non rinunciare alla propria femminilità e vivere la quotidianità senza forzatamente sentire la diversità della loro nuovo “io”, accettandolo e amandolo per ritrovare una armonia interiore che è fondamentale per se stessi e per relazionarsi con gli altri. Dopo aver superato un tumore al seno la qualità della vita va ritrovata lavorando su diversi aspetti, tra i quali l’aspetto esteriore, la sfera dei rapporti intimi e l’attività fisica, insomma tutto ciò che concorre alla “self confidence”, al sentirsi di nuovo bene con il proprio corpo e di conseguenza con gli altri.v Ritornare a sentirsi belle dopo la malattia: questo è fondamentale per superare davvero il tumore anche dal punto di vista psicologico. Quanto è diffusa oggi, in Italia, l’estetica oncologica e in che cosa consiste? Oggi è possibile notare una crescente collaborazione fra le professioni mediche e quelle del benessere e ai progressi della ricerca estetico-scientifica. Anche se al grande pubblico non appare ancora così visibile, anche in Italia si sta progressivamente diffondendo l’estetica oncologica, ovvero l’insieme dei trattamenti di bellezza e di benessere volti a migliorare lo stato psico-fisico della paziente per sopportare meglio gli effetti collaterali delle terapie, come inestetismi, fastidi e irritazioni della pelle, recuperando – e in alcuni casi scoprendo quasi per la prima volta – il piacere per la propria immagine corporea. Per questo dal 2018 abbiamo avviato il progetto “Coccole e Bellezza” presso le strutture della Ulss2 Marca Trevigiana; si tratta di un programma di cosmesi oncologica in cui le nostre volontarie professioniste dell’estetica e di discipline del benessere, qualificate anche grazie a specifici corsi realizzati dalla direzione scientifica dell’Associazione e affiancate dalle psicologhe di supporto, si prendono cura delle pazienti, organizzate in una serie di gruppi di condivisione, realizzando laboratori pratici i cui nomi “Ti insegno un trucco…”, “Dolci Coccole” e “Rossetti Rossi”, ne esprimono chiaramente le specifiche finalità. Il progetto si sviluppa efficacemente anche grazie al contributo che ci offrono aziende produttrici di cosmesi tecnologicamente avanzata, quali la Dolomia del gruppo Unifarco e la Microcore- Zefiro, con la quale abbiamo anche dato supporto al personale medico e infermieristico della Ulss2 durante la pandemia. Uno dei cavalli di battaglia dell’associazione è il progetto “Tattoo e Salute”. Di che cosa si tratta? Tattoo e Salute è il nostro progetto per lo sviluppo e la diffusione di un sistema per la dermopigmentazione sanitaria sicura che permetta di applicare il tatuaggio in ambito medicale, come strumento efficace per risolvere le cicatrici post-operatorie, con particolare riguardo alla ricostruzione del complesso areola- capezzolo generando inoltre nuove applicazioni a beneficio di varie patologie in ambito dermatologico. Il progetto si prefigge di definire le regole per una dermopigmentazione efficace e sicura, attraverso l’adozione di un protocollo igienico sanitario messo a punto dal Dr. Balestrieri, approvato dall’Istituto Superiore di Sanità e sperimentato per 4 anni presso la Ulss9 di Treviso, in modo 37 Manuela Tonon
  35. 35. da rendere sicuro e tracciabile il tatuaggio, generando e diffondendo un Sistema che, certifichi operatori, metodiche, apparecchi e prodotti. Il progetto, patrocinato dall’Accademia Chirurgica Durante Scacchi, punta a ridurre la necessità di ulteriori interventi di chirurgia estetica a carico dei pazienti con cute lesa e i relativi costi per il sistema sanitario, elevando la qualità dei dermopigmentisti e del personale sanitario impegnati nel tatuaggio a fini medicali e a questo scopo Amiche per la Pelle organizza corsi di dermopigmentazione sanitaria dedicati al personale sanitario. Tra le altre cose avete anche promosso recentemente una raccolta fondi per l’acquisto di un dermografo per le pazienti operate al seno. Come è andata? La raccolta è andata bene e abbiamo centrato l’obiettivo! Volevamo dotarci dello strumento più avanzato in questo campo, per poter offrire il tatuaggio di areola e capezzolo alle nostre socie che ne hanno bisogno, nel quadro del progetto “Prevenzione Amica” che abbiamo dedicato loro presso un ambulatorio medico della provincia di Treviso, lo studio della Dssa Elisa Bernardi di Oderzo. Pensi che circa metà delle donne colpite dal tumore, hanno la necessità di completare la ricostruzione della mammella con il ripristino della zona areolare, quindi per la nostra missione istituzionale il dermografo assume sicuramente un significato simbolico potente. Inoltre, la campagna di raccolta fondi per acquistare questo apparecchio ci ha dato lo spunto per realizzare un calendario che abbiamo voluto chiamare “Rinascita!” per regalarlo a chi avesse partecipato alla campagna ed è stato un altro successo inatteso! Il Calendario di Amiche per la pelle raccoglie bellissime immagini delle modelle guerriere. Perché avete scelto Venezia per il set? Perché Venezia, colpita dall’acqua “granda” record del 2019 e poi svuotata dal lockdown nel 2020, ci è parsa davvero simile al corpo delle donne colpite dal tumore al seno: tutto cambia in un istante e poi comincia un lungo percorso di lotta e di cura per rinascere, per rimanere se stessi e per cambiare allo stesso tempo. Se ci si pensa un attimo, il percorso di rinascita di un individuo è simile a quello della rinascita delle comunità umane dopo un evento negativo improvviso e violento: così abbiamo seguito l’idea di Silvia Cappelletto, giovane fotografa veneziana e nostra accesissima sostenitrice, di ritrarre le nostre guerriere a Venezia e in particolare nelle botteghe artigiane della tradizione veneziana, accanto ad artigiani tenaci e intelligenti che curano con amore le loro opere come le mani dei medici curano le nostre donne, cercando di infondere loro, di nuovo, forza e bellezza. Tutto questo ci ha portato a creare il calendario “Rinascita!”, per dire che, anche se vieni colpito duramente, puoi e devi provare a rinascere e per rassicurarti che in questo percorso non sei solo, ma puoi appoggiarti ad una comunità solidale in cui ci si prende cura gli uni degli altri. E questo é ciò che conta. L’Associazione è anche attiva per la promozione della diagnosi precoce all’interno delle aziende. Con il Pink Camper, i dipendenti delle aziende aderenti possono sottoporsi a visite specialistiche e controlli. Ci descrive questa iniziativa? E’ un progetto di prevenzione e diagnosi precoce 38

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