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Health Online 23

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ll primo periodico di informazione dedicato completamente al mondo della salute, del welfare e della sanità integrativa.

In evidenza: i metalli pesanti negli alimenti possono avere conseguenze negative sulla salute?

Published in: Health & Medicine
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Health Online 23

  1. 1. Il periodico di informazione sulla Sanità Integrativa HEALTH gennaio/febbraio 2018 - N°23 in evidenza i Metalli pesanti negli alimenti possono avere delle conseguenze negative sulla salute, come possiamo proteggerci? ne abbiamo parlato con il dott. biamonte arte e salute attualità benessere Umanizzazione Pittorica negli ospedali: la cura della persona passa attraverso gli spazi Web e salute, occhio alle fake news! “C’eravamo tanto amati”…la separazione e gli effetti sulla salute Microbiota intestinale: novità in campo scientifico
  2. 2. Health Online periodico bimestrale di informazione sulla Sanità Integrativa Anno 5° gennaio/febbraio 2018 - N°23 Direttore responsabile Nicoletta Mele Direttore editoriale Ing. Roberto Anzanello Comitato di redazione Alessandro Brigato Mariachiara Manopulo Giulia Riganelli Hanno inoltre collaborato a questo numero: Beatrice Casella Giuseppe Iannone Alessandro Notarnicola Silvia Terracciano Direzione e Proprietà Health Italia Via di Santa Cornelia, 9 00060 - Formello (RM) info@healthonline.it Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte può essere riprodotta in alcun modo senza permesso scritto del direttore editoriale. Articoli, notizie e recensioni firmati o siglati esprimono soltanto l’opinione dell’autore e comportano di conseguenza esclusivamente la sua responsabilità diretta. iscritto presso il Registro Stampa del Tribunale di Tivoli n. 2/2016 - diffusione telematica n.3/2016 - diffusione cartacea 9 maggio 2016 ImPaginazione e grafica Giulia Riganelli immagini © Fotolia Tiratura 102.997 copie Visita anche il sito www.healthonline.it potrai scaricare la versione digitale di questo numero e di quelli precedenti! E se non vuoi perderti neanche una delle prossime uscite contattaci via email a info@healthonline.it e richiedi l’abbonamento gratuito alla rivista, sarà nostra premura inviarti via web ogni uscita! Per la tua pubblicità su Health Online contatta mkt@healthonline.it HEALTH
  3. 3. Gli esperti finanziari definiscono il mercato della sanità come un mercato “secolare” a fronte della sua storicità, consistenza, importanza. Quindi sicuramente nulla è più importante che cercare di comprendere quali potranno essere gli elementi che caratterizzeranno il contesto delle prestazioni e dei servizi sanitari per i cittadini nel futuro. Anostroavvisosonotrelelineedisviluppocheconsentiranno al mercato della sanità di mantenere l’obiettivo definito dalla Costituzione del nostro paese riguardo al diritto alla salute per tutti: • l’utilizzo della tecnologia; • il servizio al cittadino; • i costi. Lo sviluppo tecnologico ha raggiunto, in generale, una rapidità ed una efficacia che non si era mai vista prima nella storia dell’umanità e che non può non riguardare anche il sistema sanitario. Nuovi strumenti diagnostici, device di ultima generazione, apparecchiature sempre più sensibili e precise sono quello che la scienza ci mette a disposizione per fornire prestazioni sanitarie sempre migliori. La capacità di chi opera in campo sanitario dovrà essere quindi quella di inquadrare ed organizzare quello che la scienza e la tecnologia mettono a disposizione per realizzare un modello basato sulla precisione, velocità, profondità delle diagnosi. In questo ambito quindi la parola d’ordine dovrà essere “medicina a distanza”, cioè in sintesi la capacità di chi fornisce servizi sanitari di andare a curare chi ha necessità nel suo habitat familiare, eliminando i tempi di spostamento, ma anche la capacità di consentire al cittadino di affrontare percorsi di prevenzione con controlli operati da strumenti che permettano di valutare, registrare, storicizzare e rendere immediatamente fruibili i dati sanitari. Visite mediche a distanza, diagnosi in remoto, controlli prefissati on line dovranno consentire ad ogni persona di gestire la cura della propria salute tempestivamente, efficacemente e facilmente, per arrivare, guardando al futuro, alla possibilità di effettuare anche interventi chirurgici a distanza. Tutto questo dovrà però essere guidato dalla capacità di garantire le prestazioni in funzione di una nuova e sempre più elevata capacità di servizio al cittadino caratterizzata dalla facilità di accesso e dalla prossimità. Ancora oggi chi si avvale delle prestazioni sanitarie deve necessariamente adattare i tempi della propria vita a quelli del sistema sanitario, pubblico o privato che sia. Domani invece dovrà essere capace di adattarsi ai ritmi di vita di ciascuno di noi chi fornisce prestazioni sanitarie, consentendoci di ottenere le prestazioni sanitarie in base ai nostri tempi ed in funzione della nostra localizzazione geografica. Basta code, basta bigliettini con i numeri, basta attese infinite, basta corse dal medico, guardando al futuro il cittadino dovrà poter usufruire delle prestazioni sanitarie andando presso strutture organizzate quando lo desidera od addirittura ottenendole nella propria azienda o nella propria abitazione. Non si può però realizzare una disanima della sanità del futuro senza considerare l’aspetto dei costi che, come ormai è risaputo, già oggi non consentono a tutti di godere delle prestazioni sanitarie necessarie e determinano una incidenza della spesa pubblica, ma anche di quella privata, elevata rispetto alle possibilità economiche del paese, delle aziende che offrono coperture sanitarie e dei singoli cittadini. L’utilizzo delle nuove tecnologie, l’accessibilità e la prossimità consentiranno sicuramente di modificare la struttura dei costi dei servizi sanitari abbattendo gli sprechi, azzerando i tempi morti, annullando i costi indotti per effetto di una maggiore efficienza finalizzati anche ad una maggiore efficacia. Questo permetterà alla sanità pubblica di fornire servizi adeguati,direttisoprattuttoallefasceeconomicamentepiù deboli della popolazione, contenendo il tetto di spesa entro parametri accettabili anche a fronte dell’invecchiamento della popolazione, dell’ampliamento della scienza medica e dell’utilizzo delle nuove strumentazioni e permetterà alle strutture che forniscono servizi privati di garantire le prestazioni a costi contenuti e affrontabili dalla maggior parte dei cittadini. In questo contesto un ruolo significativo lo dovranno svolgere gli enti di sanità integrativa quali Fondi Sanitari, Società Generali di Mutuo Soccorso e Casse di Assistenza, cioè gli unici enti abilitati, in base alla legge ed alle norme esistenti, a fornire prestazioni di sanità integrativa, che investendo in tecnologia, accessibilità, prossimità e contenimento dei costi potranno svolgere pienamente il ruolo che gli è stato assegnato cioè quello di garantire il diritto alla salute di tutti in una logica di mutualità. è quindi indispensabile che sia la sanità pubblica che gli enti di sanità integrativa investano le proprie risorse ed il proprio tempo in questa direzione con la capacità di guardare al futuro che, rendiamocene conto, soprattutto nel settore della sanità, è già iniziato. A cura di Roberto Anzanello editoriale Guardiamo al futuro
  4. 4. ommari 21 11 14 26 Alga Spirulina: proprietà, benefici e controindicazioni Tumore al seno: nuove tecniche per rimuovere la neoplasia e ricostruire la mammella Metalli pesanti negli alimenti, come proteggere la nostra salute? in evidenza 16 L’importanza del microbiota intestinale: le novità in campo scientifico Web e salute, occhio alle fake news! 08 Il disturbo da deficit di attenzione e iperattività: diagnosi e cura 24 Encefalite, una patologia dalla quale si può guarire 32 Vittime della strada non sostenute dalla sanità nazionale
  5. 5. ommari35 “C’eravamo tanto amati”…la separazione e gli effetti sulla salute 40 43 50 53 Le diete vegetariana e vegana, come seguirle correttamente Neurodiversità: cosa significa essere persona Asperger Continua il fenomeno del Turismo Sanitario Umanizzazione Pittorica negli ospedali: la cura della persona passa attraverso gli spazi
  6. 6. Health tips Sapevi che... La frutta secca ha un elevato potere saziante ma anche tante calorie, per questo è importante non abusarne: la dose giornaliera raccomandata è di 30 grammi per la frutta a guscio e di 40 per quella essiccata e disidratata. L’arnica è un ottimo rimedio per l’artrosi: ha la stessa efficacia dell’ibuprofene. Venduta in gel, deve essere massaggiata tre volte al giorno sui punti doloranti, fino a completo assorbimento. I carciofi sono una fonte preziosa di potassio e contengono cinarina, una sostanza che favorisce la secrezione renale e la diuresi. Grazie alle loro proprietà, sono un alimento prezioso per la salute del fegato. Sono considerati un vegetale particolarmente indicato nella dieta del paziente diabetico e di chi soffre di colesterolo alto. Allenarsi regolarmente aiuta a migliorare la qualità del sonno, aumentando la fase in cui è più profondo e rendendoci di conseguenza più reattivi e svegli durante la giornata. Dopo appena un mese di inattività, l’attività fisica non supporta più il ritmo carcadiano e così può diventare difficile dormire bene. La risonanza magnetica aperta è l’ideale per valutare colonna, testa, collo, piccole e grandi articolazioni; è un’ottima alternativa per chi soffre di claustrofobia, anziani e bambini. Quella chiusa rimane comunque la scelta d’eccellenza per gli esami diagnostici dell’addome dettagliati. Le carni bianche sono facili da digerire e povere di grassi, sono anche molto ricche di proteine nobili, aminoacidi ramificati e ferro, nonostante l’aspetto bianco (100 grammi di pollo e tacchino contengono rispettivamente 1,5 e 2,5 grammi di ferro). Gli omega 3 proteggono dall’artite reumatoide, limitando la crescita degli anticorpi che precedono lo sviluppo della malattia. Aiutano anche a ridurre la rigidità del mattino, tipica dell’artrite. Si trovano in abbondanza nel pesce azzurro ma sono disponibili anche sotto forma di integratori. Gli agrumi contengono la pectina, una fibra solubile che, una volta ingerita, forma un gel che rallenta l’assorbimento degli zuccheri e lo svuotamento gastrico, evitando gli sbalzi della glicemia responsabili degli attacchi di fame. Inoltre, favorisce il transito intestinale, mantiene in equilibrio la flora batterica e favorisce il controllo dei livelli di colesterolo nel sangue.
  7. 7. 8 Il disturbo da deficit di attenzione e iperattività: diagnosi e cura a cura di Dr. Giuseppe Iannone Psicologo clinico - Neuropsicologo In questo numero di Health Online impariamo a conoscere il cosiddetto ADHD, un disturbo che, sin dalla giovane età, pregiudica il tenore di vita di chi ne soffre interferendo nelle prestazioni scolastiche o lavorative e nelle relazioni interpresonali. Cos’è l’ADHD? Il disturbo da deficit di attenzione/iperattività è un disturbo del neurosviluppo caratterizzato da un persistente stato di disattenzione, o iperattività/ impulsività, o da una combinazione di queste, che interferisce con il funzionamento dello sviluppo. Nel sottotipo con disattenzione predominante, il bambino è facilmente distratto da stimoli esterni e fatica a prestare o mantenere l’attenzione. Altri sintomi sono la difficoltà nell’organizzazione dei compiti, la sbadataggine, il disordine, la perdita del materiale scolastico, gli errori di distrazione. Il bambino non sembra ascoltare quando gli si parla e non segue le istruzioni, né riesce a portare a termine i compiti di scuola o le altre attività. Nel sottotipo con impulsività/iperattività predominante, invece, il 8
  8. 8. 9 bambino è spesso incapace di giocare tranquillamente, scorrazza e salta, anche in situazioni in cui si dovrebbe rimanere seduti, come a scuola. Parla troppo e spesso spara una risposta prima che la domanda sia stata completata, tende a interrompere gli altri e ha difficoltà nell’attendere il proprio turno, per esempio quando deve mettersi in fila. Utilizza le cose degli altri senza chiedere né ricevere il permesso, risultando così invadente. Affinché possa essere fatta diagnosi di ADHD, i sintomi di entrambi i sottotipi, che possono manifestarsi separatamente o insieme, devono comparire già prima dei 12 anni, persistere da almeno 6 mesi, in almeno due contesti (per esempio a casa e a scuola), e devono interferire o ridurre la qualità del funzionamento sociale, scolastico o lavorativo della persona. L’ADHD si associa a prestazioni e risultati scolastici o lavorativi ridotti, a rifiuto sociale e a elevata conflittualità interpersonale. Il 70% dei soggetti con ADHD poi ha almeno un altro disturbo psicopatologico associato (disturbo oppositivo- provocatorio, disturbo della condotta, disturbi d’ansia, disturbi specifici di apprendimento, disturbi dell’umore, tic motori e/o vocali, disturbo ossessivo- compulsivo). I bambini con ADHD che sviluppano un disturbo oppositivo-provocatorio o un disturbo della condotta nell’adolescenza e un disturbo antisociale di personalità in età adulta, hanno maggiore probabilità di sviluppare disturbi da uso di sostanze e di andare in carcere in età adulta. Esistono test per diagnosticare l´ADHD? Adogginonesistonotestdiagnosticispecificiperl’ADHD.La diagnosi è essenzialmente clinica e comprende un esame medico generale, l’esame psichico, l’esame neurologico, la valutazione del livello cognitivo e della presenza di eventuali patologie associate (sia neuropsichiatriche che mediche generali). L’osservazione clinica e la raccolta di informazioni da fonti multiple (bambino, genitori, fratelli/sorelle, parenti, insegnanti, ecc.) possono essere accompagnate da test neuropsicologici, questionari o scale, per valutare la severità e seguire l’andamento del disturbo. Quali sono i principali fattori di rischio per l´ADHD? Fattori temperamentali di rischio per il disturbo sono la difficoltà di autocontrollo/auto contenimento, emotività negativa e/o un’elevata ricerca della novità, con bassa tolleranza alla frustrazione e irritabilità. Fattori ambientali di rischio sono invece un peso alla nascita molto basso (<1500 grammi), assunzione di fumo e/o alcol in gravidanza da parte della madre, abuso e/o trascuratezza durante l’infanzia. Quanto è frequente l´ADHD nei bambini e negli adulti? La prevalenza del disturbo è del 5% nei bambini, con una frequenza doppia nei maschi rispetto alle femmine, e del 2,5% negli adulti, con una frequenza di una volta e mezzo nei maschi rispetto alle femmine. Esiste una cura per l´ADHD? La Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza e ha recentemente divulgato le linee guida per il trattamento dell’ADHD. Nonostante gli psicostimolanti siano considerati “la terapia più efficace per bambini, adolescenti e adulti con ADHD”, nella sostanza della pratica clinica questi farmaci non curano il disturbo, ma si limitano a diminuire, ma solo nel breve termine, la frequenza e l’intensità dei sintomi cardine del disturbo (disattenzione, iperattività e impulsività). Oggi sappiamo che l´ADHD si presenta spesso in comorbilità con altre neuropsicopatologie, come i disturbi della condotta, dell’apprendimento, e con deficit funzionali quali sintomi di oppositività, aggressività, ansia, deficit nelle abilità sociali e di relazione con i genitori, i fratelli, gli insegnanti o i coetanei. Sono quindi opportune forme di sostegno psicologico per fornire quelle specifiche competenze necessarie per affrontare i problemi. Per esempio un intervento di tipo psicosociale e psicoeducativo, centrato sulla famiglia, sul parent training, sulla scuola (training per gli insegnanti) e sul bambino, può consentire di gestire efficacemente le relazioni interpersonali, diminuire i comportamenti inadeguati, migliorare l’apprendimento scolastico, aumentare il senso di autostima e l’autonomia nei vari ambiti della vita sociale, e migliorare la qualità della vita, anche attraverso la comprensione e l’accettabilità sociale del disturbo. Per approfondimenti: www.giuseppeiannone.it tel. 339.1901474
  9. 9. Presentano Diventa un associato e cambia adesso il tuo futuro, richiedi la consulenza di un promotore! www.garanziasalute.it garanziasalute@radioradio.it Il Fondo Garanzia Salute nasce nell’ottica di offrire un servizio in linea con i principi cardine cui si ispira una Società di Mutuo Soccorso, la solidarietà e la cooperazione, che riconoscono nella sanità integrativa l’unica forma di assistenza concreta e sostenibile che opera senza scopo di lucro. La volontà di diffondere il più possibile il principio di prevenzione ha spinto Mutua MBA ad affidarsi a Radio Radio, emittente radiofonica romana che sin dalla sua nascita si è caratterizzata come talk radio, ed elaborare per gli ascoltatori un’offerta di 9 sussidi: Pop, Rock, Techno e Dance dedicati agli under 65, Jazz, Classica, Blues, Country e Folk per gli over 65. La sanità d’eccellenza per le famiglie di Radio Radio!
  10. 10. 11 “Pronta per cominciare il prossimo capitolo della vita”. Queste le parole pronunciate dalla famosa cantante statunitense Anastacia dopo aver sconfitto il cancro al seno diagnosticatole per la seconda volta nel 2013. Come lei anche altre stars internazionali, quali la collega Kylie Minogue, l’attrice Cynthia Nixon, la Miranda Hobbes della serie tv Sex and the City, Olivia Newton-John, la stella di Grease, le attrici italiane Rosanna Banfi e Monica Guerritore, hanno affrontato con determinazione e sconfitto il tumore più frequente nella donna prima e dopo i 50 anni, e sono diventate portavoce e testimonial di campagne di consapevolezza del cancro al seno. Prevenzione e sensibilizzazione sono le armi principali per combattere il tumore alla mammella. È grazie anche ai numerosi eventi di sensibilizzazione - ottobre è il mese dedicato alla prevenzione - e alle testimonianze, che oggi si parla molto di questa neoplasia e delle paure che accompagnano la donna per tutta la vita. Il tumore alla mammella è secondo solo alle malattie cardiovascolari, coinvolge il tessuto ghiandolare mammario, simbolo per eccellenza della femminilità e della fertilità nelle donne, ma anche simbolo dell’estetica femminile. Essere donna è già un rischio di ammalarsi di tumore al seno. A questo va ad aggiungersi il rischio legato allo stile di vita e quello genetico. Essere portatori di geni non significa che si avrà il tumore, ma solo che c’è una maggiore predisposizione nello svilupparlo, per cui è necessario avere una maggiore attenzione e consapevolezza nell’eseguire con regolarità gli esami di screening. Secondo gli ultimi dati, nel 2017 in Italia sono state circa 50.500 le donne colpite dal tumore al seno, contro le 48.300 del 2015. Il trend di incidenza tra il 2003 e il 2017 appare in leggero aumento (+0,9% per anno) mentre è calato, in maniera significativa, il dato riferito alla mortalità (-2,2% per anno). L’aumento di incidenza è riferito alle donne di 45-49 e di oltre 70 anni e questo potrebbe essere spiegato da un maggior numero di screening mammografici in alcune regioni del Paese che hanno coinvolto anche queste fasce di età (oltre a quella di 50-69 anni per cui storicamente è attivo lo screening). Nello specifico: tra i 35 e i 44 anni, l’incidenza aumenta lievemente dello 0,6% e la mortalità cala del 2,2%; tra i 45 e i 49 anni la percentuale riferita all’incidenza aumenta dell’1,9%; la mortalità si abbassa dell’1,6% l’anno. Tra i 50-54 anni l’incidenza è sostanzialmente stabile (+0,3%) e la mortalità si abbassa del 3,7%. Stessa cosa per la fascia di età compresa tra i 50 e 69 anni: incidenza è stabile (0,4%) e la mortalità cala dell’1,8% l’anno. Per le Over 70 l’incidenza aumenta dell’1,4% e la mortalità è sostanzialmente stabile (+0,5%). In sostanza, dai dati è emerso che 1 donna su 8 si ammala di tumore al seno nel corso della sua vita, ma secondo il nuovo volume “I numeri del cancro in Italia 2017”, presentato lo scorso settembre al Ministero della Salute, dall’Associazione Italiana Registri Tumori (Airtum), è emerso che il rischio è del 2,4% fino a 49 anni (1 donna su 42), del 5,5% tra 50 e 69 anni (1 donna su 18) e del 4,7% tra 70 e 84 (1 donna su 21). Ad oggi, con le nuove metodiche di prevenzione e di trattamento, il cancro al seno se diagnosticato in tempo è guaribile in oltre il 90% dei casi. Quali sono le nuove tecniche per diagnosticare in fase precoce e addirittura pre-clinica il tumore e quali sono i trattamenti chirurgici previsti per l’esportazione del carcinoma? Health Online ha intervistato la Dottoressa Simonetta Monti, chirurgo senologo, Assistente Senior presso la Divisione di senologia IEO (Istituto Europeo di Senologia) di Milano e Specialist Breast Surgeon al Medcare Women & Children Hospital di Dubai. Dottoressa Monti, il cancro alla mammella è una neoplasia che spaventa le donne e la diagnosi precoce è fondamentale per combatterla. Ci sono metodiche innovative che consentono di scovare piccolissime lesioni sospette? “Oggi abbiamo a disposizione delle metodiche di diagnosi precoce in grado di poter rivelare anche dei noduli piccolissimi che non si sentono al tatto. Alcune lesioni possono essere asintomatiche, ma grazie ai programmi di screening riusciamo a recuperare quelle sospette. Inoltre, l’evoluzione delle tecniche di imaging radiologico (mammografia digitale, tomosintesi, risonanza magnetica) ci consente di individuare lesioni mammarie cosiddette in fase pre-clinica, e quindi in uno stadio iniziale”. La donna è il primo medico di se stessa, per questo è importante che faccia regolarmente l’auto palpazione. Sentire un nodulo al tatto però non sempre fa pensare ad una diagnosi di tumore, è così? Quando è necessario sottoporsi a esami specifici? “La donna conosce i cambiamenti del suo a cura di Nicoletta Mele Tumore al seno: nuove tecniche per rimuovere la neoplasia e ricostruire la mammella 11
  11. 11. 12 seno e l’autopalpazione è uno strumento importante per aumentare la consapevolezza che nella propria mammella c’è stato un cambiamento che magari va indagato in maniera più approfondita o che va meglio studiato. Ci sono una serie di strutture e lesioni benigne che fanno parte della normale storia fisiologica della ghiandola mammaria: le cisti, i fibroadenomi e anche molte calcificazioni rilevate alla mammografia non sono tutte maligne. È bene comunque rivolgersi al proprio medico o senologo quando si nota una tumefazione o un nodulo precedentemente non presenti, un arrossamento della mammella, la presenza di una retrazione cutanea, o di una secrezione dal capezzolo, al fine di poter procedere agli ulteriori approfondimenti diagnostici”. Una volta diagnosticato il tumore, è importante mettere subito al corrente la paziente della malattia e del percorso di cure e terapie a cui va incontro? “Sì, è importante perché la paziente deve essere sin da subito consapevole che ha un nemico da combattere e sconfiggere e che non è sola nella sua battaglia. Fondamentale, nella comunicazione della diagnosi, è inviare immediatamente un messaggio di speranza alla paziente, in modo da creare una reazione positiva e di volontà di guarigione all’inizio del percorso. Ci sono dei protocolli europei da seguire, le linee guida EUSOMA, secondo le quali la comunicazione della diagnosi alla paziente va fatta in tempi precisi, in un ambiente idoneo, lontano da distrazioni esterne, affinchè capisca bene la sfida che la vita le ha messo davanti. Una volta fatta diagnosi di tumore alla mammella, abbiamo circa 4 settimane per poter organizzare e iniziare il percorso oncologico con la paziente. Questo è il tempo standard che si è valutato negli anni in cui la paziente prende consapevolezza del problema e di come affrontarlo non da sola, ma insieme ai medici ai quali si è affidata. In questo lasso di tempo vengono organizzati tutti gli approfondimenti diagnostici necessari ad organizzare al meglio il trattamento. In base alle caratteristiche del tumore, alla sua estensione, si può decidere se affidare la paziente inizialmente alle cure mediche e successivamente alla terapia chirurgica. Riunioni multidisciplinari hanno lo scopo di decidere collegialmente i trattamenti più adeguati, discutendo caso per caso tra le varie figure professionali coinvolte (chirurgo senologo, oncologo medico, radioterapista, chirurgo plastico). Nel caso di pazienti ad alto rischio familiare, poi, la presenza del genetista può aiutare la paziente a stabilire la necessità o meno di sottoporsi ad approfondimenti di tipo genetico per l’individuazione di eventuali mutazioni ed il successivo trattamento consigliato (che può essere rappresentato da una chirurgia di tipo profilattico, da una sorveglianza clinico strumentale ravvicinata nel tempo, o proporre la partecipazione a programmi di farmaco prevenzione). Si stabilisce il trattamento chirurgico più adeguato e l’eventuale ricostruzione plastica, se non fattibile una chirurgia di tipo conservativa. Se la paziente presenta problematiche di tipo psicologico legate alla diagnosi della malattia, la si può fare affiancare dallafiguradellopsiconcologo,chelaassisteràesupporterà a livello psicologico nell’affrontare tale percorso”. Nei tumori in fase iniziale oggi qual è l’approccio chirurgico? È possibile eseguire un intervento mirato, minimamente invasivo, effettuato in day surgery con una localizzazione radio guidata che consente di rimuovere la parte malata con precisione e con asportazione minima di tessuto sano, quindi con un minimo danno estetico. All’asportazione chirurgica si accompagna solitamente la biopsia del linfonodo sentinella, che viene analizzato direttamente in sala durante l’intervento, in modo tale di poter asportare altri linfonodi in casi di positività; in casi selezionati è addirittura possibile somministrare, sempre nel corso dello stesso intervento chirurgico, la radioterapia”. Per i tumori in fase avanzata, o nel caso di tumori multicentrici o multifocali, ovvero tumori che interessano più settori della mammella nei quali non sia possibile salvare la mammella, o che prevedono l’ampia asportazione di settori di mammella, può essere già programmato anche l’intervento di ricostruzione? Quali sono le nuove tecniche chirurgiche? “Dipende dai casi clinici. Quando le dimensioni del tumore o della mammella sono tali da dover prendere in considerazione un’ampia demolizione della mammella, o nel caso di lesioni mammarie pluricentriche, la chirurgia oncoplastica ci permette di poter effettuare rimodellamenti della ghiandola mammaria, mantenendo forma e dimensione della mammella e nel rispetto della radicalità oncologica, ovvero la rimozione completa del tumore mammario con margini di resezione adeguati. Nel caso invece in cui non sia fattibile una chirurgia di tipo conservativa e sia invece necessaria la rimozione della ghiandola mammaria in toto, si opera con la tecnica della Mastectomia conservativa, attraverso la quale si procede con la rimozione dell’intera ghiandola mammaria, con conservazione della cute e del complesso areola- capezzolo e l’inserimento contestuale di una protesi
  12. 12. 13 mammaria, evitando traumi legati alla perdita della propria immagine corporea e della femminilità. Per i tumori in fase avanzata (tumori di grandi dimensioni con interessamento dei linfonodi ascellari al momento della diagnosi, o con caratteristiche biologiche di particolare aggressività), prima dell’intervento chirurgico si procede con un trattamento medico pre-operatorio, neoadiuvante, che può essere una chemioterapia associata ad una terapia biologica o terapia ormonale, a seconda delle caratteristiche del tumore, in grado di controllare la malattia e ridurre le dimensioni del tumore per poter poi eseguire una chirurgia di tipo conservativo”. La chirurgia plastica è ormai parte integrante del trattamento oncologico. Quanto è importante il lavoro dell’equipe multidisciplinare? È importantissimo. Come accennato in precedenza, parte integrante del percorso della paziente dal momento della diagnosi, è la discussione del caso clinico con un team di esperti composto dal chirurgo senologo, dal medico oncologo, dal radioterapista e dal chirurgo plastico. Quest’ultimo riveste un ruolo fondamentale nell’affiancare il chirurgo senologo e nel decidere il tipo di ricostruzione più adeguato”. Dottoressa, ricapitolando, quali sono le tecniche innovative nella chirurgia mammaria? “Le tecniche che abbiamo a disposizione consistono nella chirurgia radioguidata che, mediante l’impiego di un tracciante radioattivo, permette di localizzare e rimuovere lesioni mammarie subcentimetriche in maniera precisa, evitando la rimozione di eccessive quantità di tessuto sano. Poi c’è la ricostruzione mammaria, eseguita con l’ausilio di materiali particolari (matrici dermiche), che permettono una ricostruzione mammaria adeguata, costituendo un supporto biologico al muscolo preparato per accogliere la protesi, o utilizzando tessuti autologhi nei quali viene mantenuta una vascolarizzazione, e che permettono la ricostruzione anche dopo ampie demolizioni mammarie. In casi selezionati, si procede con l’utilizzo della radioterapia intraoperatoria, che irradiando in una volta sola durante la procedura chirurgica la sola porzione di mammella colpita dal tumore evita la irradiazione di organi e strutture adiacenti ed elimina la necessità di dover sottoporre la paziente a lunghi trattamenti spesso in centri distanti dalla propria abitazione. Infine, abbiamo a disposizione la chirurgia robotica della mammella che permette, tramite l’ausilio di un robot chiamato Da Vinci, di eseguire interventi con una visuale tridimensionale per il chirurgo e che permette di accedere alla mammella o al cavo ascellare con incisioni cutanee estremamente limitate”. Qual è il decorso post operatorio? “Successivamente al trattamento chirurgico, il team multisciplinare deciderà sul trattamento medico e radioterapico che verrà stabilito e personalizzato in base a ciascun caso clinico. La paziente verrà quindi affiancata e seguita nel suo percorso dopo l’intervento chirurgico per affrontare I trattamenti medici e/o radioterapici e nel follow up nei mesi successivi la chirurgia”. Grazie alla ricerca, allo sviluppo ed utilizzo della tecnologia avanzata e alla chirurgia oncoplastica, che vede insieme un team multidisciplinare di esperti, il tumore al seno oggi si opera con interventi chirurgici conservativi a discapito di quelli demolitivi. Le nuove metodiche consentono alla donna di difendere una parte del corpo importante per la sua femminilità con una buona risposta psicologica. Ricevere una diagnosi di tumore al seno è devastante sotto tutti punti di vista: distrugge, indebolisce, trasforma la donna. È fondamentale quindi non perdere di vista la prevenzione, utilizzando tutti gli strumenti che oggi abbiamo a disposizione. “Prevenire è meglio che soffrire”, così Rosanna Banfi, figlia del famoso attore Lino Banfi, alias Nonno Libero della simpatica fiction “Un medico in Famiglia”, non perde occasione per ricordare l’importanza della prevenzione. Lei, che ha scoperto il cancro al seno grazie ad un’ecografia dopo essersi accorta di avere una “pallina” con una mammografia, ce l’ha fatta, ha sconfitto il brutto male con grande forza e grazie anche all’affetto della famiglia. “È inutile pensare alla morte - ha detto nel corso un’intervista - anche perché dal cancro al seno si può guarire. Mettiamo in conto un anno, forse due, di grande rottura di scatole, sapendo però che tutto passa. E senza scoraggiarsi per la propria immagine che cambia. Capelli e guai, come dice il proverbio, non finiscono mai”.
  13. 13. 14 Alga Spirulina: proprietà, benefici e controindicazioni a cura di Silvia Terracciano L’alga spirulina, scientificamente nominata con il nome di Arthrospira (Arthrospira platensis e Arthrospira maxima), appartiene alla famiglia delle Cyanophiaceae e cresce naturalmente in pochissime zone del mondo: devono infatti essere presenti elevata alcalinità, temperature costanti tra i 30 e i 40 gradi ed alte concentrazioni di sali minerali, Si presenta di colore verde-azzurro e deve il suo nome alla tipica forma a spirale. L’alga spirulina veniva utilizzata dagli Atzechi, le donne l’assumevano addirittura durante la gravidanza per l’elevato contenuto di ferro. Definita anche un “superfood” è stata inclusa nell’alimentazione degli astronauti durante le missioni spaziali, inoltre è stata nominata nel 1974 dalla Conferenza Mondiale dell’Alimentazione dell’ONU “alimento del futuro” e dall’OMS “miglior cibo del XXI secolo”. Proprietà Quest’alga è ricca di biliproteine ovvero proteine vegetali che sono state predigerite dalla pianta stessa e che, grazie a questo, permettono una migliore assimilazione. La quantità varia dal 51% al 71%. Sono presenti anche amminoacidi essenziali, quali la metionina, la cisteina e la lisina oltre ad acidi grassi essenziali, minerali e oligoelementi come ferro, potassio, calcio, cromo, rame, magnesio, manganese, fosforo, sodio, zinco e selenio ed oligoelementi. L’alga spirulina, oltre a essere una buona fonte proteica, è anche ricca di micronutrienti quali vitamine del gruppo A, del gruppo B - tiamina, riboflavina, nicotinamide, piridossina, acido folico - vitamina C, vitamina K, vitamina D e la vitamina E. Grazie a queste proprietà la spirulina è un integratore alimentare di primaria importanza, adatto a tutti. Energetica, ma non ingrassante, è l’ideale per atleti, sportivi e per chi conduce una vita intensamente dinamica. Benefici Grazie alle sue proprietà e alla sua ricchezza in proteine vegetali, vitamine e sali minerali sono riconosciuti alla spirulina i seguenti benefici: • rimineralizza le ossa, è ottima quindi per combattere l’osteoporosi • immunostimolante • energizzante e tonificante • antiossidante 14
  14. 14. 15 Health Point S.r.l. - Gruppo Health Italia S.p.A. - www.healthpoint.srl Health Point affianca alle tradizionali postazioni, presenti nei centri commerciali, dei veri e propri centri polifunzionali! Al loro interno: oltre 40 prestazioni sanitarie non invasive studi medici per visite specialistiche uffici e sale di formazione dedicati al Promotore della Salute sale relax • disintossicante naturale, grazie alla presenza di clorofilla • aiuta a ridurre il colesterolo cattivo (LDL) favorendo l’aumento del colesterolo buono (HDL), grazie alla presenza di Omega 3, Omega 6 e 9 • contrasta la celiachia e il morbo di Crohn • riduce il senso di fame per la presenza di fenilanina Essendo ricca di sali minerali basici, la spirulina fa parte dei cibi alcalini poiché contribuisce a ristabilire l’equilibrio acido- base, rendendo più alcalini i tessuti. Controindicazioni ed effetti collaterali Gli effetti collaterali riferibili ad un’assunzione eccessiva di alga spirulina sono: • vomito e nausea • leggera febbre • stitichezza Se vuoi saperne di più scrivi una email a store@healthpoint.srl il punto sulla tua salute ora è anche su strada! • sonnolenza e affaticamento, solitamente effetti temporanei dovuti alla purificazione del colon L’alga spirulina, essendo di acqua dolce contiene iodio solo in piccole tracce, pertanto bisogna prestare attenzione quando la si acquista, è comunque opportuno prestare attenzione all’assunzione in chi soffre di tiroide e ipertiroidismo, e in chi soffre di malattie autoimmuni. La presenza di vitamina K rende la spirulina sconsigliata a chi assume farmaci anticoagulanti o fluidificanti, inoltre per la presenza di fenilalanina non è adatta alle persone affette da fenilchetonuria. In questi casi è sempre opportuno chiedere il parere al proprio medico di fiducia. La si trova in commercio in diverse forme, da tavolette a capsule, oppure in polvere o all’interno di altri cibi, ed generalmente acquistabile nei negozi specializzati o sul web.
  15. 15. 16 L’importanza del microbiota intestinale: le novità in campo scientifico a cura di Alessia Elem Il microbiota intestinale, più comunemente conosciuto con il nome di flora batterica, è l’insieme di microrganismi che risiede nel nostro tratto gastrointestinale - soprattutto colon e intestino tenue - ed ha un ruolo determinante per la nostra salute. I progressi nelle tecnologie di sequenziamento del DNA accoppiati con nuovi sviluppi della bioinformatica hanno permesso alla comunità scientifica di cominciare a indagare le popolazioni microbiche che popolano il corpo umano (metagenomica). Questa comunità microbica o microbiota, è stimata essere numericamente più di 10 volte il numero totale delle cellule umane ed il 99% di tale flora microbica è residente nel tratto gastrointestinale. Più in dettaglio, si stima che il numero dei geni codificati da queste specie batteriche raggiunga 3 milioni, contro il numero più esiguo di 23000 geni codificati dall’intero genoma umano. È altresì ovvio pensare che questi geni batterici possano avere notevoli effetto sul metabolismo delle cellule umane. Infatti, il microbiota umano ed i geni da esso codificati hanno un ruolo fondamentale nella salute umana e qualsiasi alterazione (disbiosi) delle popolazioni batteriche che costituiscono il microbiota può essere associata a differenti forme patologiche. Quali sono le principali funzioni del microbiota? Quali sono le patologie che possono insorgere con un’alterata composizione del microbiota? Health Online ha intervistato il dott. Roberto Biassoni del Dipartimento Ricerca Traslazionale, Medicina di Laboratorio, Diagnostica e Servizi U.O.C. Laboratorio Analisi - IRCCS Istituto Giannina Gaslini. Dott. Biassoni, può spiegare meglio che cos’è il microbiota? Quali sono le sue principali funzioni? “Sono tutte le popolazioni di batteri, ed altri microorganismi che sono presenti sul nostro corpo o all’interno dello stesso e che convivono con noi. Hanno una f u n z i o n e di barriera contro la proliferazione dei batteri patogeni e sono coinvolte nei meccanismi di regolazione della maturazione del sistema immunitario e la sua modulazione. Inoltre, sono coinvolte nella produzione di vitamine (acido folico, vitamina K e
  16. 16. 17 del gruppo B), di alcuni amminoacidi e permettono la digestione di alcuni carboidrati polisaccaridi”. Partiamo dal principio. Il microbiota quindi inizia a formarsi sin dalla nascita? E in quanti anni si sviluppa? Ogni essere umano ha una propria composizione? “La maggior parte delle nostre conoscenze è attualmente limitata all’analisi della componente batterica del microbiota. Sebbene studi recenti in modelli animali suggeriscano che il microbiota materno durante la gravidanza possa influenzare il microbiota del neonato, non vi sono ancora sicure evidenze che questo avvenga negli umani. I neonati, a seguito di parto naturale, hanno una flora batterica intestinale più variegata, rispetto a quelli nati da parto cesareo che invece hanno un microbiota meno complesso. Differenti evidenze epidemiologiche hanno mostrato una correlazione tra parto cesareo e obesità, asma, celiachia e diabete di tipo 1. La composizione del microbiota è influenzata da fattori genetici, dalle specie microbiche presenti nell’ambiente, dalla dieta, dalla somministrazione di fermenti lattici, dalla somministrazione di antibiotici, dalla risposta immunitaria e da infezioni occasionali. La dieta ha sicuramente un ruolo importante nella composizione di tale microbiota a livello gastro-intestinale e quindi in età neonatale è fondamentale il tipo di lattazione ed il successivo svezzamento per lo sviluppo di una flora batterica normale. L’allattamento al seno è stato associato a un ridotto rischio di obesità, diabete e malattie diarroiche, queste correlazioni sembrano derivare da differenze nelle comunità microbiche intestinali. Dopo il secondo/terzo anno di vita, la composizione del microbiota intestinale è comparabile a quella di un adulto. La composizione del microbioma di un adulto ha una elevata variabilità individuale. Tuttavia, vi sono una vasta gamma di geni microbici condivisi che costituiscono un “microbioma di base” (i geni codificati da tutte le specie microbiche presenti), stabile nei diversi soggetti. Studi recenti hanno valutato che la formazione e maturazione della flora intestinale sono fondamentali per la salute umana e dipendono dalla modalità con la quale il neonato è venuto al mondo (naturale o cesareo). Infatti, lo sviluppo del microbiota intestinale durante il primo anno di vita del bambino è più simile a quello materno in caso di parto naturale piuttosto che in caso di parto cesareo. L’ambiente esterno e la nutrizione hanno un ruolo fondamentale sulla composizione precoce del microbiota e sulla sua funzione”. L’alimentazione del neonato nei primi mesi di vita è fondamentale per lo sviluppo del microbiota intestinale. È vero che lo svezzamento e l’ambiente in cui viene allevato il bambino influenzano il microbiota maturo? “La variabilità del microbiota è influenzata dalla dieta, quindi la qualità dello svezzamento è fondamentale. Sappiamo che i microbi commensali della flora batterica intestinale possono proteggere dallo sviluppo di allergie, modulando la risposta immune”. Perché è importante analizzare il microbiota intestinale? “A livello di ricerca, sappiamo che un microbiota ‘normale’ ci protegge da tutta una serie di patologie fra cui l’obesità, il diabete di tipo 2, la sindrome metabolica, le malattie infiammatorie intestinali, malattie a base autoimmune come l’artrite reumatoide e le allergie. La perdita di equilibrio fra le specie batteriche che costituiscono la flora intestinale può favorire l’insorgenza di una vasta gamma di patologie. Per altre patologie, l’influenza della composizione della flora batterica intestinale è ancora allo studio. È possibile che in futuro si potrà agire sul microbiota intestinale usando appropriati batteri (simili ai fermenti lattici), allo scopo di favorire il suo riequilibrio con effetti positivi sul decorso di molte patologie”. Quando sottoporsi all’esame del microbiota? “Al momento attuale l’esame del microbiota intestinale può essere di aiuto nell’inquadrare alcune patologie, ma deve essere eseguito su suggerimento del clinico”. Quali sono le nuove tecnologie che oggi permettono l’analisi del microbiota? “I progressi nelle tecnologie di sequenziamento del DNA, accoppiati con nuovi sviluppi della bioinformatica hanno permesso alla comunità scientifica di cominciare ad indagare i microbi che popolano il corpo umano (metagenomica). Tutto questo perché più del 90% di queste popolazioni batteriche che costituiscono il microbiota intestinale non sono altrimenti caratterizzabili”. Quali sono le patologie alle quali si può andare incontro se si verifica un’alterazione? “Sappiamo che alcune sindromi infiammatorie intestinali,
  17. 17. 18 la diarrea, il tumore del colon-retto, le malattie a base autoimmunitaria e anche alcune patologie allergiche, nonché malattie collegate all’alimentazione come l’obesità, il diabete di tipo 2 o la celiachia sono associate ad un alterato equilibrio del microbiota intestinale. Inoltre, il microbiota intestinale può interagire con il sistema immune, neuroendocrino e con il sistema nervoso centrale. Quindi, non è sorprendente che persino disturbi mentali legati allo sviluppo neurologico come la depressione, l’ansia, l’autismo ed anche patologie come il Parkinson possano essere associati ad una disbiosi del microbiota intestinale”. È vero che il microbiota intestinale è responsabile dell’aumento o diminuzione di peso di una persona? “è noto che un microbiota intestinale alterato sia il fattore scatenante primario per l’obesità. Una spiegazione di questo è che il microbiota intestinale di soggetti obesi contiene specie batteriche che sono in grado di digerire fibre alimentari, così che il soggetto possa recuperare più calorie dalla dieta rispetto ad una persona di peso normale”. Il microbiota dei pazienti diabetici è diverso da quello delle persone sane? Modularlo consente di controllare l’assetto glicemico? “Circa il 10% dei casi di diabete sono i casi di diabete mellito di tipo 1 o insulino-dipendente o diabete giovanile. È una patologia che si sviluppa a partire dall’infanzia o dall’adolescenza e che necessita della somministrazione giornaliera e per tutta la vita di dosi di insulina. L’utilità della possibile modulazione del microbiota nel diabete di tipo 1 attualmente necessita di approfondimenti che solo la ricerca scientifica ci potrà dare. Il diabete mellito di tipo 2 rappresenta il 90% dei casi, si sviluppa dai 40 anni di età prevalentemente in soggetti sovrappeso o obesi. Nel caso del diabete mellito di tipo 2, che è quello più frequente, uno dei farmaci più utilizzati per controllare la glicemia è la metformina. Studi recenti hanno dimostrato che questa terapia è in grado di alterare la composizione del microbiota intestinale a vantaggio del paziente. Si sta valutando che l’uso di particolari ceppi batterici possa essere di supporto alla terapia farmacologica ipoglicemizzante”. La ricerca in questo periodo sta portando avanti degli studi e tra questi si sta analizzando il microbiota intestinale negli esordi di diabete di tipo 1. Può spiegare di cosa si tratta? “Uno dei progetti di ricerca prevede di valutare la composizione del microbiota in soggetti di diabete di tipo 1, dall’esordio della patologia e seguirli nel tempo. Questo ci permetterà di correlare la gravità dell’esordio stesso con la presenza di particolari ceppi batterici presenti a livello intestinale. Ci permetterà anche di valutare se alcune variazioni del microbiota possano alterare lo stato clinico del paziente. Dati recenti indicano che soggetti con diabete mellito di tipo 1 sono caratterizzati da uno stato infiammatorio a livello intestinale e che la flora batterica ivi residente è differente da quella di un’altra patologia a base autoimmune quale la celiachia. È quindi possibile che alcuni ceppi batterici, caratteristici del microbioma di soggetti con diabete mellito di tipo 1, possano essere importanti per modulare l’infiammazione a livello intestinale specificamente per quella patologia e quindi avere un’influenza sullo sviluppo del diabete. Analisi del microbiota intestinale associate ad analisi della risposta immune potrebbero suggerire nuovi interventi di tipo terapeutico, atti a modulare il microbiota intestinale e la risposta autoimmune, allo scopo di rallentare la progressione del diabete di tipo 1 o a moderarne gli effetti metabolici. Volevo ringraziare i colleghi che collaborano a queste ricerche ed in particolare: Dott. Giuseppe D’Annunzio, Dott.ssa Elisabetta Ugolotti, Dott.ssa Eddi Di Marco e Cinzia Gatti”. 18
  18. 18. 19 Coopsalute il primo network italiano in forma cooperativa al servizio della salute e del benessere PuntodiincontrotralaDomandael’Offertadiprestazionineisettoridell’Assistenza SanitariaIntegrativa,deiserviziSocioAssistenzialieSocioSanitari,grazieaFamilydea si rivolge anche al comparto del Welfare e dei servizi ai privati! Coopsalute - Società Cooperativa per Azioni c/o Palasalute - Via di Santa Cornelia, 9 - 00060 - Formello (RM) - Italia | www.coopsalute.org | Facebook: Coopsalute Per i servizi sanitari e socio assistenziali, anche domiciliari: 800.511.311 Per le Strutture del Network o a coloro che intendano candidarsi al convenzionamento: Ufficio Convenzioni: 06.9019801 (Tasto 2) e-mail: network@coopsalute.com www.familydea.it
  19. 19. 20 SBM - Science of Biology in Medicine è una società di ricerca italiana all’avanguardia nello sviluppo scientifico e nella valorizzazione di integratori e dispositivi medici ispirati a principi di funzionamento presenti nell’organismo umano. Ogni prodotto SBM nasce da una rigorosa ricerca scientifica che ne prova l’efficacia ed è sviluppato con l’idea di trasmettere al consumatore il valore e l’originalità di questo approccio, in termini di cura della salute prima che della malattia. SBM propone prodotti a base di collagene che agiscono attivando e valorizzando le potenzialità interne del corpo umano. Il collagene è la proteina più abbondante dell’organismo, ma è anche la più soggetta a una continua perdita attraverso i capelli, le unghie le secrezioni e per altre vie. Il collagene è notificato alle Autorità sanitarie e introdotto nell’uso corrente come integratore alimentare e la sua proprietà caratterizzante è il sostegno al funzionamento fisiologico dell’organismo. Può essere ripristinato attraverso forme sistemiche e topiche, perciò SBM ha creato una linea di prodotti dedicata ad ogni esigenza! Bonartro oa® Combatte i disturbi del sistema osteoarticolare, preservandone il funzionamento fisiologico Cherasan cu® Fornisce all’organismo gli elementi nutritivi essenziali per ripristinare la salute della cute, delle unghie e dei capelli Gadirel® Corregge l’iperacidità gastrica, all’origine di bruciori, nausea e cattiva digestione Yttiogel® Esercita un effetto di barriera che protegge la pelle dagli attacchi esterni e difende la cute dagli agenti nocivi RespirelL® Coadiuvante nel trattamento delle riniti allergiche e, più in generale, per qualsiasi stato irritativo della mucosa nasale SBM - Science of Biology in Medicine via Domenico Tardini, 35 | 00167 - Roma | www.sbm-farmaconaturale.com SBM è una società del Gruppo Health Italia S.p.A.
  20. 20. 21 Quello delle fake news è un tema scottante in ogni settore di informazione, come è stato recentemente confermato dal Rapporto sul consumo di informazione stilato dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e basato su un’indagine condotta nel 2017 da Gfk Italia per conto della stessa Agcom su un campione di oltre 14 mila individui. Secondo il rapporto, la possibilità di accedere a più mezzi, ovunque e in ogni momento, innalza l’esposizione all’informazione. Gli italiani accedono all’informazione online soprattutto attraverso fonti algoritmiche, cioè social network e motori di ricerca (54,5%), mentre si registra una minore fruizione delle fonti editoriali, come siti web e applicazioni di editori tradizionali e nativi digitali. Il 19,4% indica una fonte algoritmica come la più importante nella propria ricerca di informazione. Tra queste fonti, però, si riscontra una minore affidabilità percepita, in particolare per i social, ritenuti affidabili o molto affidabili da meno del 24% di chi li consulta per reperirvi informazioni. Per i più giovani, i ragazzi che hanno meno di diciotto anni, internet svolge un ruolo di primo piano nella “dieta mediatica”: un quarto dei minori non si informa, o lo fa usando un solo mezzo di informazione, che molto spesso è proprio il web. E più di metà di coloro che si informano sul web, lo fa tramite i social (55,8%). Purtroppo però, molta dell’informazione che gira online non è verificata nè attendibile. Più che di informazione, molto spesso si tratta di disinformazione. E proprio contro la disinformazione, è stata istituita una giornata mondiale: è la International Fact-Checking Day, che si celebra ogni anno il 2 aprile, proprio il giorno dopo il “pesce d’aprile”, forse l’unico momento dell’anno in cui le bufale possono essere ammesse. Sulla salute, purtroppo, di bufale online ne circolano tante. Quando si avverte anche solo un piccolo disturbo di salute, sempre di più si tende a fare una ricerca sul web, per tranquillizzarsi, cercare simili esperienze, cercare di capire se si soffre di qualche strana patologia. Secondo gli ultimi dati Censis disponibili, sono 15 milioni gli italiani che cercano informazioni online anche per un banale raffreddore o un mal di testa. E ben 8,8 milioni di italiani sono stati vittime delle cosiddette fake news, notizie false costruite ad arte e sparse nel web. Si tratta soprattutto di genitori che, cercando informazioni per la salute dei loro bambini, si sono imbattuti in indicazioni mediche errate. Il 17% degli italiani abitualmente visita siti web generici sulla salute, il 6% i siti istituzionali, il 2,4% i social network. Fortunatamente, il medico e il farmacista restano il primo punto di riferimento. Internet è una miniera di informazioni preziose ma, si sa, bisogna stare attenti a selezionare le fonti giuste! Le fake news sono sempre in agguato, e sono ancora più pericolose quando riguardano la salute. Ci ricordiamo tutti della falsa correlazione tra vaccini e autismo, e ci sarà capitato di leggere di effetti ‘miracolosi’ di alcune sostanze contro tumori e Aids: notizie false, che si diffondono in pochissimo tempo, anche grazie alle a cura di Mariachiara Manopulo Web e salute, occhio alle fake news!
  21. 21. 22 condivisioni sui social network. Il problema è grave perché le notizie prive di alcun fondamento scientifico rischiano, con l’amplificazione dei Twitter o Facebook, di diventare veri e propri problemi di salute pubblica, perché ritardano, o persino impediscono, il ricorso a cure scientificamente sicure ed efficaci. La Fnomceo, Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, ha deciso così di scendere in campo in prima persona per contrastare questo fenomeno. Lo ha fatto rispondendo direttamente sul web, con il portale ‘Dottoremaeveroche’ (www.dottoremaeveroche.it). L’obiettivo è parlare ai cittadini, cercare di rispondere alle loro paure, ai loro dubbi, a tutte le loro domande sulla salute. Ma il sito si rivolge anche ai medici, fornendo utili strumenti (infografiche, schede, materiale video) per aiutarli nei rapporti con i loro pazienti. Questo perché la salute si tutela anche con una informazione completa, trasparente e veritiera. Come ha spiegato Cosimo Nume, responsabile Area Strategica Comunicazione Fnomceo, nel corso della presentazione del sito alla stampa, “le ‘bufale’ o ‘fake news’, quando incidono sulla salute rischiano di trasformarsi in vere e proprie azioni criminose colpevolmente sostenute o meno da interessi economici, o soltanto dalla scellerata supponenza dell’ignorante. Da questa premessa è partito il nostro lavoro con il prezioso apporto di esperti comunicatori e di un board scientifico di altissimo spessore, oltre ad un team tecnico di comunicazione”. “C’è la consapevolezza che concentrare tutti i nostri sforzi e risorse a contrastare le fake news o bufale corrisponderebbe al tentativo di svuotare un lago usando dei secchielli: molta fatica, un illusorio abbassamento del livello nei mesi d’estate più secchi ed altrettanta frustrazione alla successiva stagione delle piogge”, ha aggiunto Alessandro Conte, coordinatore del Gruppo di lavoro Fnomceo per il sito. “Bene, dunque, che i medici elaborino strategie comunicative nuove con il supporto degli esperti di settore, bene che le istituzioni sostengano quanti già impegnati a garantire un’informazione sanitaria trasparente ed accessibile. Ma nell’agenda politica i lavori della diga vanno cominciati adesso, rilanciando il senso critico e l’autonomia decisionale degli adulti di domani, con integrazioni efficaci e credibili ai percorsi formativi”. Un piccolo supporto, soprattutto nei confronti dei giovani, è arrivato anche da due youtuber romani, Lorenzo Tiberia e Leonardo Bocci, gli “Actual”, con un video ironico e divertente sul tema delle fake news in ambito sanitario. Ma come si può fare a capire se una notizia è falsa o attendibile? La prima cosa è certamente capire qual è la fonte, se è istituzionale, legittimata o meno da un ruolo; resistere alla “teoria del complotto”, e avere il buon senso di verificare la notizia prima di condividerla su un qualsiasi social network o su un blog. UNAMSI (Unione Nazionale Medico Scientifica di Informazione), ha pubblicato un piccolo decalogo per aiutare le persone a capire come comportarsi davanti a una notizia. 1. Verificare la fonte: capire chi è il proprietario del sito o del blog aiuta a capire chi ha interesse a veicolare quella informazione. Fonti di provenienza autorevoli sono sicuramente una garanzia di attendibilità. La notizia poi dovrebbe essere controllata sui siti istituzionali: Ministero della Salute, Istituto Superiore di Sanità, Agenzia Italiana del Farmaco, ospedali e società medico scientifiche. 2. Accertarsi dell’aggiornamento del sito e verificare la data di pubblicazione. 3. Cure mediche: evitare “fai da te”. Il medico e il farmacista devono rimanere gli unici punti di riferimento per qualsiasi informazione che riguardi la nostra salute. 4. Nessun medico serio farà mai una prescrizione a un malato sconosciuto senza averlo visitato. Diffidare quindi dei siti e degli esperti che indicano farmaci e terapie sulla semplice descrizione dei sintomi. Non è serio, non è professionale, e può essere molto pericoloso. 5. Monitorare il rispetto della privacy. 6. Valutare con la giusta attenzione blog e forum: spesso vengono raccontate storie che emozionano e commuovono. Fare attenzione: si tratta molto spesso però di racconti soggettivi che non è detto abbiano un’affidabilità scientifica. 7. Occhio ai motori di ricerca: non fermarsi alla prima ricerca! 8. Non “abboccare” alla pubblicità mascherata: un sito di qualità deve sempre tenere separata l’informazione indipendente dalla pubblicità, che dovrebbe sempre essere palese e dichiarata. 9. Acquistare con cautela farmaci online solo da farmacie autorizzate, che devono avere sul sito l’apposito logo identificativo, comune in tutta l’Unione Europea. Se il sito non è legato a una farmacia, comprare un farmaco online può essere molto pericoloso. 10. Non cascare nella psicosi del complotto, e fare attenzione a non perdere capacità di analisi critica. In caso di dubbi, consultare il medico è la soluzione migliore.
  22. 22. Nessuna distinzione per numero di componenti della famiglia Nessuna distinzione di età Sussidi per Single o Nucleo familiare Detraibilità fiscale (Art. 15 TUIR) Nessuna disdetta all’associato Durata del rapporto associativo illimitata Soci e non “numeri” perché abbiamo scelto mba? rimborso interventi home test alta diagnostica assistenza rimborso ticket conservazione cellule staminali visite specialistichesussidi per tutti check up Mutua MBA è da sempre impegnata nell’assistenza sanitaria integrativa e rappresenta l’innovazione, il dinamismo e la qualità nella mutualità italiana ponendosi come “supplemento” alle carenze, ad oggi evidenti, del Servizio Sanitario Nazionale. Vanta un costante incremento del numero di Soci Promotori e propone numerose combinazioni assistenziali che offrono un’ampia gamma di prestazioni sanitarie a costi agevolati per oltre 350.000 assistiti, tra famiglie e nuclei. Mutua MBA c/o Palasalute - Via di Santa Cornelia, 9 - 00060 - Formello (RM) Tel. +39 06 90198060 - Fax +39 06 61568364 www.mbamutua.org
  23. 23. 24 “Immaginate di andare a dormire una notte e svegliarvi il giorno dopo come una persona completamente diversa, questo è essenzialmente ciò che può essere per i sopravvissuti alla encefalite”. Dottoressa Ava Easton, Direttore Generale della Encephalitis Society. L’encefalite è un’infiammazione dell’encefalo che può essere causata da un agente virale o dal risultato di una risposta errata del sistema immunitario, cioè da malattie autoimmuni. La malattia può influenzare abilità quali: la concentrazione, l’attenzione, il pensiero, la memoria, il giudizio e il controllo del comportamento, lasciando un’eredità di problemi aggiuntivi come l’epilessia o la stancabilità. Ogni anno, nel mondo sono circa 500.000 le persone colpite da encefaliti. Gli esiti sono spesso gravi, per cui potrebbe essere difficoltoso tornare al lavoro o agli studi. La malattia ha un decorso nella fase di recupero piuttosto lungo. Grazie ai progressi della scienza, per la cura delle forme virali ci sono dei farmaci ed oggi anche per quelle autoimmuni sono previsti dei protocolli efficaci. La diagnosi precoce è fondamentale per mettere in atto le dovute cure ed evitare delle gravi conseguenze. Come riconoscere la malattia? Quali sono i sintomi? Chi sono i soggetti più a rischio? Quali sono i campanelli d’allarme da non sottovalutare? Cosa prevedono le cure e la fase di riabilitazione? Si ha un totale recupero funzionale e quindi si può tornare alla vita di tutti i giorni? Health Online l’ha chiesto al prof. Paolo Frigio Nichelli, Direttore della Neurologia dell’Azienda Ospedaliero- Universitaria di Modena, Ospedale Civile di Baggiovara. Più che di prevenzione, si parla di diagnosi precoce per riconoscere e combattere la malattia? Come riconoscere in maniera tempestiva che si è di fronte ad un’encefalite? E chi è il soggetto più a rischio? “L’encefalite si può presentare con sintomi molto diversi: confusione mentale, disturbi del linguaggio, della memoria, allucinazioni, crisi epilettiche, disturbi del movimento, solitamente sullo sfondo di segni di uno stato infettivo. Per confermare la diagnosi sono importanti, oltre agli esami neuroradiologici (la TC e la Risonanza Cerebrale), l’elettroencefalogramma e l’esame del liquido cefalorachidiano. Le forme virali colpiscono soprattutto le persone con un sistema immunitario debole (i bambini, gli anziani e le persone che per qualche motivo hanno una depressione del sistema immunitario). Le forme autoimmuni talvolta sono “paraneoplastiche”, ovvero sono espressione di un’alterazione del sistema immunitario determinata dalla presenza di un tumore, altre volte sono una malattia a se stante e, in questo caso, colpiscono più frequentemente le donne degli uomini”. Per le forme virali oggi sono a disposizione dei farmaci, mentre per quelle autoimmuni sono previsti dei protocolli di cure efficaci. Cosa prevedono i protocolli e come vengono attuati? “I farmaci disponibili sono attivi per alcune delle forme virali più comuni(quelledavirusdell’herpes simplex e dell’herpes zoster), ma purtroppo nulla possono nei confronti di alcuni tipi più rari di infezione. Per le forme autoimmuni è molto importante accertarsi di non trovarsi di fronte ad una forma paraneoplastica: in questo caso bisogna innanzitutto trattare il tumore. Ci sono poi varie terapie per contrastare la produzione degli anticorpi alla base della malattia: cortisone, immunoglobuline, plasmaferesi, immunosoppressori e anticorpi monoclonali attivi su alcuni tipi di cellule del sistema immunitario”. È anche molto importante la fase di recupero, spesso anche molto lunga. Cosa prevede? “Il percorso della malattia è molto diverso da caso a caso. Talvolta, purtroppo, non si può sperare in un recupero totale. In altri casi il recupero completo avviene in seguito ad un lungo processo di rieducazione nel corso del quale il supporto della famiglia è di fondamentale importanza”. Per la ricerca, per gli specialisti che ogni giorno curano i pazienti, e per avere una migliore conoscenza della patologia, le testimonianze sono fondamentali per capire meglio quali sono i protocolli da attuare ed i farmaci da utilizzare. Health Online in questo articolo ha voluto Encefalite, una patologia dalla quale si può guarire a cura di Alessia Elem
  24. 24. 25 riportare la testimonianza di Alessia, una giovane donna che nel 2015 è stata colpita da encefalite e che affidandosi all’equipe del prof. Paolo Frigio Nichelli è riuscita a guarire. “Avevo 31 anni – ha ricordato Alessia – una normale donna sana, felicemente sposata, laureata in antropologia, lavoratrice di una cooperativa sociale modenese. Mi piaceva correre, passare il tempo libero con la famiglia e gli amici, viaggiare e disegnare fumetti. A inizio 2015 ho iniziato ad avere dei forti mal di testa e stati febbrili, che in breve si sono rivelati essere sintomi di una encefalite, motivo per cui il 13 marzo sono stata ricoverata al Nuovo Ospedale Civile S’Agostino-Estense di Baggiovara per 100 giorni. In particolare a me è stata diagnosticato una encefalite di tipo autoimmune, anti recettore NMDA, che è una malattia rara e potenzialmente molto pericolosa. Oggi, a distanza di quasi 3 anni, sto bene. Il percorso di recupero è stato lungo e faticoso e sono ancora seguita, ma si può dire che sono un caso particolare e interessante, secondo nel suo genere a distanza di anni sul territorio”. Prof. Nichelli, Alessia è l’esempio che di encefalite autoimmune si può guarire, è così? La sua storia è di lieto fine: quante sono, in media, le persone che riescono a raggiungere questi risultati? “L’encefalite da anticorpi anti-recettore dell’NMDA è la forma più comune di encefalite autoimmune. Se trattata precocemente, l’esito è buono in più dell’80% dei casi. Ma sappiamo che per raggiungere questo risultato ci vogliono molti mesi, in qualche caso fino a due anni dall’esordio della malattia”. Chi ha avuto un’encefalite è sempre un soggetto a rischio? “Bisogna distinguere fra i diversi tipi di encefalite. Nella forma autoimmune da anticorpi anti-NMDA c’è un rischio, calcolato intorno al 10%, di una recidiva nei due anni successivi al primo episodio di malattia. Ma fortunatamente, nella maggioranza dei casi, le recidive si presentano in modo meno grave rispetto al primo attacco”. Grazieaiprogressidellaricercaeanchealleimportantissime testimonianze di chi è stato colpito da encefalite, oggi si è arrivati ad una caratterizzazione sempre più precisa delle forme autoimmuni, ma gli studi proseguono ancora. Prof. Nichelli, quali sono i prossimi obiettivi? Ci si sta orientando verso cure personalizzate? “Negli ultimi dieci anni sono state descritte molte nuove formediencefaliteautoimmune.Neiprossimianniladiagnosi si arricchirà di nuovi marcatori di malattia, di cui bisognerà valutare sensibilità e specificità diagnostica. Sarà necessario approfondire lo studio dei meccanismi immunologici di base che innescano la malattia e su questa base proporre terapie sempre più mirate. Trattandosi di malattie rare sarà di fondamentale importanza condividere le informazioni per mezzo di registri internazionali di malattia”. Le testimonianze sono un valido strumento di aiuto, ma anche le campagne di sensibilizzazione giocano un ruolo fondamentale. è importante ricordare che ogni anno nel mese di febbraio si celebra la Giornata Mondiale delle Encefaliti - World Encephalitis Day, che ha l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti di un complesso di patologie che nel corso degli ultimi anni hanno visto significativi progressi nella diagnosi e nella terapia ma che richiedono una maggiore consapevolezza da parte delle persone e dei medici. Prof. Nichelli, quanto sono importanti iniziative di questo tipo? È molto importante che i medici, l’opinione pubblica e coloro che hanno potere decisionale in ambito sanitario siano sensibilizzati verso i problemi posti dalle malattie rare. Deve essere facilitato l’accesso rapido alle cure dei pazienti che hanno patologie che – come le encefaliti – sono gravi, potenzialmente mortali, ma curabili se prese in tempo. In ambito medico è fondamentale la formazione continua, per poterle diagnosticare rapidamente e trattare in modo adeguato. Queste iniziative sono utili anche per combattere lo stigma che da sempre avvolge le malattie che riguardano il cervello. Ora sappiamo che molte possono essere efficacemente curate, ma tutte non devono modificare il diritto che ha ogni persona di esercitare un ruolo attivo nella società”.
  25. 25. 26 Metalli pesanti negli alimenti, come proteggere la nostra salute? a cura di Nicoletta Mele La salute inizia anche dalla tavola. Seguire un regime alimentare sano è una delle regole fondamentali della prevenzione primaria per la tutela della nostra salute. Uno dei grandi pericoli ai quali dobbiamo prestare massima attenzione è la presenza, in alcuni alimenti, dei metalli pesanti: nichel, ferro, argento, antimonio, bario, alluminio, cadmio, cobalto, manganese, mercurio, rame, cromo, stagno, titanio, piombo, tallio, zinco, vanadio - da anni oggetto di diversi studi scientifici perché secondo gli esperti, possono avere delle conseguenze sulla salute, con lo sviluppo di gravi patologie. Nonostante l’Italia abbia tra le norme più restrittive in Europa in merito alla sicurezza alimentare (https://europa.eu/ european-union/topics/food-safety_it), tanto che il nostro Paese sembra essere il più sicuro, con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici irregolari (0,5%), che è una quota inferiore di 3,2 volte alla media UE, ci sono alimenti nocivi per la salute che incombono sempre sulle nostre tavole e che ingeriamo inconsapevolmente intossicando il nostro organismo. Non solo lo stile di vita, ma anche la qualità dell’ambiente circostante è un altro fattore che può contribuire principalmente all’esposizione dei metalli pesanti negli esseri umani. L’inquinamento ambientale non va sottovalutato. È stato infatti riconosciuto che può influire sulla qualità della salute della popolazione umana ed i metalli pesanti sono tra il gruppo di contaminanti altamente emessi. Quanto influisce l’ambiente? Come riconoscere i cibi che contengono metalli pesanti? Quali sono le conseguenze per la salute? Health Online ha intervistato il dott. Filippo Biamonte, Dottore di Ricerca e Biologo Nutrizionista (Roma). Dottor Biamonte, metalli pesanti negli alimenti. Può spiegare meglio cosa sono e quali sono le potenziali conseguenze per salute causate dalla loro tossicità cronica o acuta? “Tutti ricordiamo il termometro e come quello strano 26
  26. 26. 27 liquido (il mercurio) attirava la nostra attenzione di fanciulli. Lo stesso mercurio è noto, da tempo, come un forte agente neurotossico, ad esempio, classici sono gli studi in vitro dove già a dosi sub-cliniche o di parti per milione (ppm), il mercurio crea seri danni in diversi compartimenti cellulari. In uno studio in vivo che svolsi nel 2014, presso il laboratorio di Neuroscienze dello Sviluppodell’UniversitàCampusBiomedico di Roma ed in collaborazione con Istituto Superiore di Sanità e la Fondazione Santa Lucia Roma, documentammo, per la prima volta, che il neurotossico metil- mercurio, già a dosi di 6 ppm è addirittura in grado di modificare l’espressione di proteine coinvolte nella sinaptogenesi, nonché nella laminazione corticale. Non solo, quando nel corso del nostro studio venne somministrato il neurotossico nei roditori e nel periodo gravidico, lo stesso finiva nel cervelletto dei nascituri recando così gravi danni al corretto sviluppo del sistema nervoso centrale”. Gli alimenti sono la fonte principale di esposizione ai metalli pesanti a causa dell’inquinamento con cui i cibi vengono in contatto? “Decisamente sì, ed aggiungo di facile acceso a distretti molto delicati del nostro organismo. È nota, a tal proposito, la relazione tra l’esposizione al piombo (Pb) ed antimonio (Sb) con le patologie a carico dell’apparato riproduttore maschile, espressa in termini di scarsa produzione di spermatozoi o di alterazione qualitativa degli stessi gameti maschili. Le condutture dell’acqua, oggi, in alcuni contesti urbani, rappresentano la principale fonte di contaminazione da Pb e Sb; inoltre, Pb e Sb, come altri metalli pesanti, possono contaminare molti degli alimenti che finiscono nel nostro menù attraverso la filiera di contaminazione dei terreni, radici, frutti e vegetali. È consigliabile, quindi, consumare questi alimenti preferibilmente a crudo e di provenienza biologica, cioè senza pesticidi o fertilizzanti chimici. Ricordiamo inoltre, che il Pb, cosi come gli altri metalli pesanti, si deposita in diversi tessuti animali quali il sangue, in particolare negli eritrociti, nei tessuti minerali ossa e denti, e nei tessuti molli quali ghiandole surrenali, tiroide, reni, midollo osseo, fegato ed encefalo; evitare di mangiare frattaglie o carne proveniente da un contatto diretto con le ossa è una buona pratica al fine di evitare l’assunzione di tali metalli, soprattutto in periodi particolari, quali, ad esempio, la gravidanza.” Ci sono degli alimenti insospettabili, come ad esempio il pesce che contiene dei livelli di mercurio che assorbe negli oceani e nei laghi, che è al primo posto nella lista dei cibi pericolosi. Attenzione quindi alla provenienza dei cibi - leggere sempre l’etichetta - come ad esempio il pesce spada ed il tonno dalla Spagna. Questi alimenti sono nella black list stilata dalla Coldiretti che ha presentato il suo dossier al Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’alimentazione sulla base del rapporto Sistema di allerta rapido europeo (Rasff), che registra gli allarmi per rischi alimentari, dei prodotti alimentari più pericolosi per la salute. Nel 2016 sono stati importati dalla Spagna in Italia 167 milioni di chili di pesce in aumento del 5% nel primo semestre del 2017. Dott. Biamonte, come riconoscere i cibi “incriminati” e in che modo evitare delle brutte conseguenze per la salute? “Purtroppo non è facile discriminare un alimento contaminato rispetto ad uno “sano”, perché spesso le dosi di questi metalli sono quantificate nell’ordine di parti per milioni (ppm). Tuttavia, come nel caso del pesce, spesso contaminato dal metil-mercurio, possiamo tutelarci, ad esempio, tenendo conto dell’età dell’animale stesso; è noto, che specie di pesci più longeve, come tonni, pesce spada, sgombro reale e luccio, contengono concentrazioni più elevate di metil-mercurio rispetto ad altre specie meno longeve. Inoltre, i livelli di metil-mercurio aumentano ad ogni successiva fase predatoria, da qui si comprende quanto sia importante scegliere pesci di piccola taglia e magari aggiungendo, in fase di preparazione, dell’aglio (del perché ne darò spiegazione di seguito)”. Ci sono dei cibi particolarmente sicuri, che possono rappresentare il nostro punto di riferimento, anche per aiutare il nostro organismo a disintossicarsi dalle tossine nocive? “In Italia, la filiera alimentare è estremamente controllata; tuttavia il buon senso del consumatore ma soprattutto il rispetto dell’ambiente, sono i pilastri su cui fondare la sicurezza alimentare. A tal proposito, ricordo il disastro ambientale del 1956 a Minamata, tragedia dimenticata da tutti. Ricordo brevemente: in questa zona del Giappone, sversamenti di acque reflue contaminate da mercurio organico, appunto metil-mercurio, prodotto dall’industria chimica Chisso Corporation, produssero uno dei peggiori in evidenza
  27. 27. 28 alle implicazioni sulla salute soprattutto per le donne in gravidanza”. In che modo è possibile tutelare il futuro nascituro da neurotossici ambientali-alimentari? Quali sono le giuste precauzioni che devono essere necessariamente prese? “Ritengo che i danni maggiori da assunzione in acuto ed in cronico da metalli pesanti, ed in particolare del metil- mercurio, si manifestano in particolari periodi, quali ad esempio la gravidanza. In nuce l’ambiente fetale, deve necessariamente nei nove mesi rimanere lontano da ogni tipo di agente tossico. Già i soli squilibri ormonali, quali ad esempio la carenza di produzione di ormoni tiroidei durante questafase,provocacomenotodallaletteraturascientifica danni irreversibili al nevrasse del nascituro, immaginiamo i danni che causerebbe l’entrata di metalli pesanti (che attraversano facilmente la barriera emato- placentare) in tale ambiente. Di tale meccanismo con un nostro studio, su citato, ne dimostrammo le drammatiche conseguenze, ovvero l’interazione di fattori ambientali (in questo caso il neurotossico metil-mercurio) associati ad una insufficienza di gene (reelin), e ad alte concentrazioni di testosterone producevano nel modello murino un fenotipo Autistico. Sarebbe opportuno perciò prima di intraprendere una gravidanza consultare specialisti e professionisti del settore, tener quindi presente che i fattori ambientali che possono danneggiare o mettere in serio pericolo la salute del feto sono ad oggi in forte aumento, grazie soprattutto alla scarsa considerazione e rispetto che si nutre verso l’ambiente. Una corretta ed equilibrata alimentazione, di tipo mediterraneo, associata ad un buon livello di attività fisica sono ad oggi il substrato dove costruire un corretto feedback mamma-feto. In tale periodo sarebbe opportuno eliminare ogni fonte di metalli pesanti, riducendo o abolendo il consumo di pesce di grossa taglia. Preferire perciò pesce di piccola taglia e non eccessivamente in avanti con l’età. Ovviamente sconsiglio il consumo di Sushi in questa delicata fase, e in genere alimenti di provenienza da aree a forte vocazione chimico/industriale”. L’importanza della prevenzione, che punta a rafforzare la saluteedilbenesseredellapersonaqualidirittifondamentali da tutelare e promuovere, è indiscutibile e parte da un’alimentazione corretta, un aspetto fondamentale che caratterizza la qualità della vita di ogni singola persona. disastri ambientali che la storia ricordi. Passato alla storia con un nome ben preciso: sindrome di Minamata. I danni prodotti al sistema nervoso degli abitanti di questa popolazione furono devastanti; i primi ad essere colpiti furono proprio le famiglie dei pescatori, che ignari si nutrivano del neurotossico. Ancora oggi i danni prodotti dagli sversamenti non sono stati del tutto smaltiti. Una volta accumulati in alcuni distretti, come ad esempio il sistema nervoso centrale, è molto difficile eliminare o tecnicamente “chelare” i metalli pesanti. Tuttavia esistono dei chelanti, farmacologici e non. “In natura” si trovano dei chelanti dei metalli pesanti o fitochelanti, quali ad esempio la clorella, una microalga unicellulare di acqua dolce, o il coriandolo, noto come prezzemolo orientale, i quali presentano una buona azione chelante specifica al metil- mercurio. Inoltre un buon metodo di detossificazione “naturale” dai metalli pesanti è l’impiego di prodotti ad alto dosaggio di selenio, contenuto ad esempio nell’aglio. Di sicuro un corretto ed equilibrato piano alimentare fatto da uno specialista ed associato a dei chelanti “naturali” può essere di aiuto, soprattutto in relazione ad alcuni stati fisiopatologici dell’uomo”. È meglio scegliere e comprare i prodotti italiani per essere sicuri? “Direi di sì, tuttavia il bel paese nel settore alimentare non è ad oggi autosufficiente e deve importare grandi quantità di materie prime dall’estero. Una situazione ben conosciuta dagli addetti ai lavori, ma meno nota ai consumatori, che vorrebbero acquistare alimenti made in Italy. A tal proposito sottolineo la delicata questione del pesticida chimico glifosato, contenuto prevalentemente nel grano. Il nostro è un paese che consuma grandi quantità di prodotti originati dal grano. Grano ormai importato in gran parte dall’estero, e che contiene alte concentrazioni del pesticida, il quale a nostra insaputa termina sulle nostre tavole. Nel frattempo che i governi Europei rimandano la decisione di rinnovare l’autorizzazione all’uso di pesticidi a base di glifosato, si assiste ad un significativo aumento di patologie a carico del tratto gastro-enterico, ed alla sensibilità al glutine; a questo punto non ci resta che chiederci se in effetti è il glutine o il composto chimico su citato e contenuto nel grano stesso la causa di questi allarmanti trend. Molti altri prodotti alimentari provengono non più dai nostri terreni, ed ahimè come per il grano la storia si ripete. Il deterioramento ambientale può portare all’elevato rischio di esposizione umana ai metalli pesanti e, di conseguenza, 28
  28. 28. 29 Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, essere in salute significa anche fare prevenzione, ovvero adottare strategie per evitare la comparsa di una malattia o a limitarne gravità e il peggioramento. In particolare, la prevenzione primaria permette di ridurre il rischio di sviluppare delle malattie, eliminando i fattori alla loro base. A tal proposito, a fronte di una crescente domanda di prestazioni di “sanità leggera” (diagnostica non invasiva, automisurazione, telerefertazione, teleconsulto, e assistenza infermieristica) per la promozione e l’applicazione di un corretto stile di vita e benessere generale, è nata una rete di nuovi servizi sanitari territoriali: Health Point. L’obiettivo è quello di rendere più semplice l’erogazione di prestazioni non invasive a costi agevolati, offrendo ai cittadini un’alternativa economica e più fruibile a fronte dei lunghi tempi di attesa. Il servizio è stato progettato da Health Italia S.p.A. attraverso la sua controllata Health Point S.r.l. Gli Health Point, posizionati nei centri urbani e in luoghi pubblici altamente popolati come i centri commerciali, sono postazioni attrezzate con device di ultima generazione e dispositivi innovativi che, con l’assistenza di personale infermieristico qualificato, permettono di effettuare più di quaranta prestazioni sanitarie non invasive, sia localmente, sia in teleconsulto con un medico specialista. Queste nuove tecnologie consentono il monitoraggio di parametri che finora potevano essere controllati soltanto con test invasivi, condotti esclusivamente presso laboratori specializzati e in ospedale, riducendo così i tempi di attesa. Sono state individuate sette aree di intervento: cardiologia, dermatologia,pneumologia,medicinaestetica,benessere, odontoiatria, medicina interna e metabolismo osseo. Le prestazioni erogate vanno da quelle più semplici, come la misurazione della pressione arteriosa, la spirometria, il test del cammino, a quelle più innovative, come il Test del DNA, che permette di individuare quelle piccole variazioni genetiche caratteristiche che possono tradursi in risposte “errate” dell’organismo in seguito all’introduzione di determinati alimenti o sostanze, e l’elaborazione poi di una terapia alimentare personalizzata, o il “Bio Molecular Test”, che attraverso l’analisi del bulbo pilifero del capello, fornisce una serie di dati importanti per la prevenzione e la diagnosi precoce di disturbi fisici e funzionali. Un valore aggiunto è rappresentato dalla possibilità di avere un “videoconsulto” con un medico specialista. Dott. Biamonte, lei fa parte del network degli specialisti di Health Point. Ad oggi, quanto è importante mettere a disposizione del cittadino un servizio di sanità leggera a costi agevolati nell’ottica della promozione della prevenzione? “È noto che i costi del sistema sanitario nazionale sono un punto critico nel panorama socio-economico italiano, aggiungo un vero ‘nervo scoperto’ a dire il vero ad oggi in uno stato molto ‘infiammato’, ridurre tale stato è la sfida da vincere al fine di migliorare in toto l’economia stessa del paese. Investire in prevenzione è la chiave per rimettere in asse il nostro sistema sanitario, qui il concetto di Health Point, a mio avviso, svolge questo ruolo in pieno. Non solo, in una società dove la famiglia rurale ormai è scomparsa e dove la sedentarietà e la cattiva alimentazione ne rappresentano le caratteristiche principali, si verifica un continuo e repentino aumento di patologie legate al benessere stesso, basti pensare al diabete, in continuo e forte aumento. Centro Commerciale “Shopville Gran Reno” (Bologna): l’Health Point, 7 giorni su 7 e con orario continuato, consente di effettuare subito una visita preventiva di controllo scegliendo tra oltre 40 prestazioni sanitarie non invasive.
  29. 29. 30 Nel caso si dovessero riscontrare delle alterazioni, quali misure vengono adottate? “Il test di screening del bulbo pilifero con i suoi valori dei minerali ed oligoelementi (tossici e nutrizionali), delle vitamine, degli aminoacidi e degli ormoni, rispecchia tutti i livelli delle varie funzioni di un soggetto. I componenti biochimici intracellulari del metabolismo del capello ci indicano lo stato fisico, la biochimica corporea, il regime alimentare, lo stile di vita. Se dovessero essere alterati tali parametri si interviene con un piano alimentare e di integrazione mirato ad equilibrare i deficit o gli eccessi riscontarti nel test”. Alla luce di quanto detto, quali sono i suoi consigli? “I fattori chiave che influenzano e governano lo stato di benessere sono essenzialmente genetici ed ambientali, l’azione di questi ultimi, ed in modo particolare alimentazione e ‘il sano stile di vita’ incidono nel plasmare e modellare con dei meccanismi epigenetici l’espressione dei nostri geni. Ormai siamo nell’epoca dell’ ‘epigenomica’ ovvero siamo tutto ciò che il nostro DNA trascrive, e questa fase è modulabile soprattutto dall’alimentazione . Il filosofo tedesco Feuerbach scriveva non a torto: ‘Noi siamo quello che mangiamo’, sostenendo inoltre: ‘I cibi si trasformano in sangue, il sangue in cuore e cervello; in materia di pensieri e sentimenti. L’alimento umano è il fondamento della cultura e del sentimento. Se volete far migliorare il popolo dategli un’alimentazione migliore’”. Eseguire dei check-up in tempi rapidi e con mezzi non invasivi, svolgere test di medicina predittiva quali ad esempio il test del DNA, con il quale si mettono in evidenza mutazioni modulabili da fattori ambientali quale la corretta alimentazione, è il primo step in termini di prevenzione, uno step fondamentale in un paese che vuole investire e costruire il proprio futuro”. Tra i servizi offerti c’è il test del capello, il mineralogramma del capello, ovvero l’analisi minerale tissutale del capello, che permette di valutare i livelli di minerali essenziali per la salute e la presenza di quelli tossici. Dott. Biamonte, può spiegare meglio in cosa consiste il test? Come avviene? “Un punto di forza di Health Point, insieme al test di Nutrigenetica già citato, è il test di screening che permette di valutare, attraverso la differenziazione cromatografica con spettroscopia digitale del bulbo dei capelli e del suo stelo follicolare, i livelli di metalli tossici, minerali, vitamine, aminoacidi e ormoni (testosterone, progesterone, ossitocina, dopamina, serotonina, estrogeni, noradrenalina). Un test semplice da fare, si prelevano alcuni capelli dal cuoio capelluto e si inviano in laboratorio, per analizzare il contenuto intracellulare degli oligoelementi. L’analisi di elementi tossici, la dis-regolazione ormonale come su descritto, sono di estrema importanza; di grande utilità è il test in previsione di una gravidanza”. Tra le tante prestazioni offerte dall’Health Point, il test del bublo pilifero (BMT) consente di rilevare ciò che è avvenuto e sta avvenendo nel corpo indicando quali sono le possibili cause. Grazie al prelievo indolore di alcuni capelli, riesce ad analizzare 8 metalli pesanti, 23 minerali, 13 vitamine, 19 amminoacidi e 7 ormoni.
  30. 30. Nell’Health Point la tua salute è sempre sotto controllo, in modo veloce, innovativo e vicino a te! L’Health Point è una postazione attrezzata con device di ultima generazione e dispositivi innovativi che, con l’assistenza di personale infermieristico qualificato, permette di effettuare più di 40 prestazioni sanitarie non invasive, sia localmente che in teleconsulto con un medico specialista. il punto sulla tua salute! Health Point S.r.l. - Gruppo Health Italia S.p.A. c/o PalaSalute - Via di Santa Cornelia, 9 - 00060 - Formello (RM) - Tel. +39 06 90198054 - www.healthpoint.srl
  31. 31. 32 Vittime della strada non sostenute dalla sanità nazionale a cura di Alessandro Notarnicola Incidenti stradali, autolesionismo e violenza sono le principali cause di morte fra gli adolescenti di tutto il mondo. A calcolarlo è l’Institute for Health Metrics and Evaluation della University of Washington, che ha analizzato i dati della Global Burden of Disease survey, che coprono il periodo 1990-2013. Solo nel 2016 in Italia si sono verificati ben 175.791 incidenti stradali con lesioni a persone che hanno provocato 3.283 vittime (morti entro il 30esimo giorno) e 249.175 feriti. Dopo due anni di stagnazione il numero delle vittime però, stando a quanto ricavato dai dati Istat, torna a ridursi rispetto al 2015 (-145 unità, pari a-4,2%). Tra le vittime sono in aumento i ciclisti (275, +9,6%) e i ciclomotoristi (116, +10,5%), stabili gli automobilisti deceduti (1.470, +0,1%) mentre risultano in calo motociclisti (657, -15,0%) e pedoni (570, -5,3%). Ma un dato su cui ci si sofferma raramente riguarda il dopo incidente e tutto l’iter riabilitativo che la vittima deve affrontare, spesso in completa solitudine e senza il sostegno economico del Servizio Sanitario Nazionale. A fronte di traumi rilevanti, le famiglie vanno incontro a una serie di spese non sostenute dal SSN. Tutto ciò che viene concesso alla vittima di un sinistro sono 30 giorni con possibilità di proroga per altri 30 giorni. “L’attuale assetto normativo e la conseguente amministrazione della giustizia sono sbilanciati a favore dell’imputato sottovalutando la vittima, in virtù di un sistema processuale privo di sensibilità vittimologica”. A
  32. 32. 33 dichiararlo è il dottor Marco Valeri, membro del Consiglio direttivo dell’Associazione italiana familiari vittime della strada (AIFVS). “Ci siamo confrontati con chi, difendendo tale assetto, ne affermava la rispondenza alla Costituzione, e in particolare al modello di giusto processo disegnato dall’art. 111, nel quale non troverebbe spazio la vittima. A costoro abbiamo opposto che la Costituzione tutela, anche e ancor prima, i principi di solidarietà, equità ed uguaglianza, principi fondamentali che orientano tutto il quadro normativo, compreso l’art. 111 Cost.: un processo, per essere autenticamente ‘giusto’, non potrebbe mai essere strutturato in modo da danneggiare i più deboli. Ciò trova, oggi, autorevole conferma nella disciplina sulla tutela delle vittime dei reati, introdotta dal legislatore europeo e tuttora non pienamente recepita nel nostro ordinamento”. Negli ultimi anni si è puntata l’attenzione sui costi sociali e sanitari che gli incidenti stradali determinano e sull’importanza di avviare azioni di prevenzione per ridurre il danno da incidente stradale e per ridurre anche la spesa sanitaria nel nostro Paese. Come il Sistema Sanitario Nazionale favorisce le vittime della strada? “Il sistema sanitario non prevede delle corsie preferenziali per le vittime della strada. Al riguardo, occorre un cambiamento culturale a partire dagli stessi operatori della Giustizia. Abbiamo sempre constatato che negli operatori del diritto abbonda la formazione criminologica e manca la formazione vittimologica. Sin dall’origine dell’AIFVS – correva la fine degli anni ’90 – abbiamo rilevato, nei processi riguardanti reati stradali, la scarsa attenzione o l’impossibilità, da parte dei giudici, di porre nella giusta evidenza la relazione tra vittima e autore dell’atto vittimizzante. Così come l’attuale sistema non ottimizza la relazione tra vittime e sistema giudiziario e tra vittime e altre istituzioni: una relazione necessaria per giungere a una conoscenza e comprensione dei protagonisti del reato, a scopo preventivo e riparatorio. La ‘valutazione della gravità del reato’ si è sempre, di fatto, conclusa con l’applicazione del minimo della pena, con la generalizzata concessione delle diminuenti di rito, con l’applicazione di attenuanti generiche e la sospensione condizionale, contribuendo a radicare nella coscienza collettiva una sorta di impunità per l’autore del reato. L’impunità, oltre ad incrementare nella società la propensione a delinquere, ha incrementato la conflittualità e l’indignazione sociale verso la mancanza di una effettiva garanzia di giustizia e legalità per i reati contro la persona. L’approvazione della legge sull’omicidio stradale nel 2016 ha segnato un punto di svolta nella riduzione di simili reati? “Nonostante le critiche di rischio di populismo penale, la riforma dei reati stradali approvata con la legge 41/2016, che ha determinato l’incremento delle pene per ipotesi di guida azzardata e pericolosa o sotto effetto di alcol o droga, lancia un segnale di civiltà: chi uccide o toglie l’integrità della salute trasgredendo le norme cautelari del codice della strada, finalizzate a prevenire tale rischio, deve espiare una pena e per un determinato periodo di tempo non può più far parte, in qualità di guidatore, della comunità degli utenti della strada. Non sorprende, peraltro, il fatto che a due anni dall’approvazione della legge 41 si evidenziano esigenze di cambiamento, per dare all’osservanza della norma e al reato stradale il giusto peso, e per operare nella magistratura un cambio di passo: una seria amministrazione della giustizia è condizione imprescindibile per dare effettiva tutela ai beni giuridici protetti dalle norme 589 bis e 590 bis, quali la dignità umana, la vita e la salute”. Lei ha subito un incidente e ha vissuto tutto l’iter successivo di guarigione e riabilitazione. Come membro del direttivo dell’AIFVS, se potesse presentare un disegno di legge sul percorso clinico e sanitario delle vittime della strada in quanti punti principali lo definirebbe e - se possibile - a quale modello farebbe riferimento? “Per la lotta alla criminalità stradale chiediamo di approntare senza ritardo una migliore organizzazione che esige informazione-formativa, condivisione e sinergia operativa; quindi, chiediamo di prendere a modello il protocollo operativo della Regione Lazio, già fatto proprio dalla Regione Toscana per una più efficace attuazione della normativa da parte dei presidi ospedalieri e delle forze di polizia con il coordinamento delle procure, in modo da garantire certezze sui risultati delle indagini in relazione alle alterazioni psicofisiche”.
  33. 33. 34 Presentano Diventa un associato e cambia adesso il tuo futuro, richiedi la consulenza di un promotore! www.garanziasalute.it garanziasalute@radioradio.it Il Fondo Garanzia Salute nasce nell’ottica di offrire un servizio in linea con i principi cardine cui si ispira una Società di Mutuo Soccorso, la solidarietà e la cooperazione, che riconoscono nella sanità integrativa l’unica forma di assistenza concreta e sostenibile che opera senza scopo di lucro. La volontà di diffondere il più possibile il principio di prevenzione ha spinto Mutua MBA ad affidarsi a Radio Radio, emittente radiofonica romana che sin dalla sua nascita si è caratterizzata come talk radio, ed elaborare per gli ascoltatori un’offerta di 9 sussidi: Pop, Rock, Techno e Dance dedicati agli under 65, Jazz, Classica, Blues, Country e Folk per gli over 65. La sanità d’eccellenza per le famiglie di Radio Radio!
  34. 34. 35 “Nel bene e nel male, in salute e in malattia, in ricchezza e in povertà, finché morte non ci separi”. Spesso la formula del matrimonio, con la quale i coniugi si giurano amore eterno, viene messa in discussione a causa di eventi che possono portare alla separazione della coppia, con delle ricadute sulla salute. Secondo i dati Istat, relativi al 2015, su matrimoni, separazioni e divorzi, in Italia, seppur ci siano stati più matrimoni, circa 4.600 rispetto al 2014, si è verificato un aumento delle separazioni pari al 2,7% con un totale di 91.706 ed un consistente aumento del numero di divorzi, che ammontano a 82.469 (+57% sul 2014). Perché questa tendenza? Quali sono le principali cause che spingono le coppie a dirsi addio? E quanto incide la separazione sulla salute? HealthOnlinehaintervistatoMariannaDeCinque,avvocato matrimonialista di Roma e la Psicoterapeuta Sessuologo, Presidente dell’Associazione Italiana di Sessuologia Clinica, dott.ssa Marinella Cozzolino. L’Istat ha rilevato che ci si sposa tra i 32 e i 35 anni, rispettivamente per donne e uomini, e la durata media delle nozze al momento della separazione è di 17 anni: gli uomini tornano single intorno ai 48 anni, mentre l’età per le donne è intorno ai 45 anni. Avvocato De Cinque, ci si sposa di più ma ci sono anche più separazioni. Cosa sta succedendo rispetto al passato? Il 2015 è stato l’anno che ha visto l’introduzione del divorzio breve, questo è un elemento che ha influito? “Sicuramente l’introduzione del ‘divorzio breve’ ha influito ed è questa la ragione di un così consistente aumento dei divorzi rispetto agli anni scorsi. I dati Istat, secondo i quali ci sono più matrimoni ma anche più separazioni, a cura di Nicoletta Mele “C’eravamo tanto amati”…la separazione e gli effetti sulla salute 3535

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