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Health Online - 15

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Il primo periodico di informazione dedicato completamente al mondo della salute e della sanità integrativa

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Health Online - 15

  1. 1. Il periodico di informazione sulla Sanità Integrativa HEALTH settembre/ottobre 2016 - N°15 educazione sessuale malattie rare curiosità benessere in evidenza Come affrontare con serenità l’avanzare degli anni A che età è opportuno iniziare a parlarne? Epidermolisi Bollosa: la vita dei bambini farfalla Lo stretto legame tra Salute ed Emozioni Tumore al seno: dall’Università di Chicago arrivano i risultati di una nuova ricerca secondo cui l’opeina, contenuta nel luppolo, diminuirebbe il rischio di ammalarsi
  2. 2. Domus dei Cesari e Basis Eventi del gruppo Basis S.p.A. propongono: La Selvotta Suite Guest House, splendida location immersa nel cuore del Parco di Vejo. IN ESCLUSIVA PER GLI ADERENTI ALLA CONVENZIONE HEALTH ITALIA, VENGONO RISERVATE SPECIALI TARIFFE PER IL SOGGIORNO IN FORMULA B&B OLTRE AD OFFERTE VANTAGGIOSE PER L’ORGANIZZAZIONE PERSONALIZZATA DI EVENTI PRIVATI, COME ANNIVERSARI, FESTE A TEMA E RICEVIMENTI, E AZIENDALI COME MEETING, CENE E TEAM BUILDING IN COLLABORAZIONE CON PROFESSIONISTI DEL SETTORE. Il silenzio della natura è molto reale... ti circonda, puoi sentirlo La richiesta dovrà essere effettuata tramite l’invio di una mail a info@laselvottasuite.it con: Oggetto_Info camera o Info evento Allegato_Tesserino Health Italia Nome e Cognome Data soggiorno/evento e numero di persone AGEVOLAZIONI CAMERE STANDARD_71€ a persona in formula B&B ALTRE TIPOLOGIE_Sconto del 10% a partire da 85€ a persona ATTIVITÀ ATTIVE NELLA STRUTTURA_Sconto del 10% AFFITTO DELLA LOCATION IN ESCLUSIVA_Sconto del 15% Via della Selvotta, 23 | 00060 | Formello (RM) | +39 06 98267176 | info@laselvottasuite.it - www.laselvottasuite.it ITALIA
  3. 3. Nessuna distinzione per numero di componenti della famiglia Nessuna distinzione di età Sussidi per Single o Nucleo famigliare Detraibilità fiscale (Art. 15 TUIR) Nessuna disdetta all’associato Durata del rapporto associativo illimitata Soci e non “numeri” perché abbiamo scelto mba? rimborso inteventi home test alta diagnostica assistenza rimborso ticket conservazione cellule staminali visite specialistichesussidi per tutti check up MBA si pone come “supplemento” alle carenze, ad oggi evidenti, del Servizio Sanitario Nazionale. L’innovazione dei Sussidi che mette a disposizione dei propri associati identifica da sempre MBA come una vera “Sanità Integrativa” volta a migliorare la qualità di vita degli aderenti. Mutua MBA Tel. +39 06 90198060 - Fax +39 06 61568364 www.mbamutua.org
  4. 4. Scegliere ITALIA
  5. 5. Health Online periodico bimestrale di informazione sulla Sanità Integrativa Anno 3° settembre/ottobre 2016 - N°15 Direttore responsabile Ing. Roberto Anzanello Comitato di redazione Alessandro Brigato Mariachiara Manopulo Nicoletta Mele Giulia Riganelli Fabio Vitale Redazione e produzione Fabio Vitale Direzione e Proprietà Health Italia Via di Santa Cornelia, 9 00060 - Formello (RM) info@healthonline.it Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte può essere riprodotta in alcun modo senza permesso scritto del direttore editoriale. Articoli, notizie e recensioni firmati o siglati esprimono soltanto l’opinione dell’autore e comportano di conseguenza esclusivamente la sua responsabilità diretta. iscritto presso il Registro Stampa del Tribunale di Tivoli n. 2/2016 - diffusione telematica n.3/2016 - diffusione cartacea 9 maggio 2016 ImPaginazione e grafica Giulia Riganelli Tiratura 100.713 copie Visita anche il sito www.healthonline.it potrai scaricare la versione digitale di questo numero e di quelli precedenti! E se non vuoi perderti neanche una delle prossime uscite contattaci via email a info@healthonline.it e richiedi l’abbonamento gratuito alla rivista, sarà nostra premura inviarti via web ogni uscita! Per la tua pubblicità su Health Online contatta mkt@healthonline.it HEALTH
  6. 6. Il nostro paese è quello, tra tutti quelli dell’Unione Europea, che ha la più alta percentuale di cittadini over 65 anni (pari al 21,7% della popolazione) ed ha una delle più alte aspettative di vita media tra tutti gli stati del mondo (82,7 anni). Queste informazioni ci gratificano in termini sociali e in relazione alla valutazione della qualità della vita ma pongono un problema sulla tenuta economica dello stato sociale, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti previdenziali e sanitari. Lo Stato italiano, sicuramente non per volontà politica né per scelta ma più semplicemente per un semplice fatto matematico, ha dovuto e dovrà sempre di più concentrare le politiche sociali, previdenziali e sanitarie sulla salvaguardia delle fasce più deboli della popolazione. Le fasce meno deboli dovranno sicuramente ricorrere in modo diretto a soluzioni integrative che consentano di colmare il gap tra quanto è e sarà in grado di garantire il servizio pubblico e quanto necessita per la tutela reale e concreta di ognuno. Già da oltre 25 anni il tema è stato affrontato in ambito previdenziale e, mano a mano che le modalità applicative vengono affinate con passaggi successivi sempre più coerenti, è facile intuire che si perverrà a soluzioni che consentiranno alle generazioni più avanti negli anni di salvaguardare almeno parte dei diritti acquisiti ed alle generazioni più giovani di costruirsi un futuro previdenziale più certo tramite l’ausilio degli strumenti integrativi messi loro a disposizione dalla legislazione. In ambito sanitario il tema è oggetto di discussioni da circa quindici anni ed anche in questo campo le soluzioni integrative sono state correttamente individuate, fiscalmente agevolate e giuridicamente regolamentate. Quello che ora e subito è necessario fare è rendere edotti tutti i cittadini e tutte le aziende sulla possibilità di sottoscrivere forme di sanità integrativa, in quanto l’argomento non è ancora cosi compenetrato nel tessuto sociale del nostro Paese come invece dovrebbe essere. I Fondi Sanitari e le Società Generali di Mutuo Soccorso già da tempo offrono soluzioni di sanità integrativa e sostitutiva in grado di soddisfare le necessità dei dipendenti delle aziende, delle famiglie e dei singoli individui, con offerte evolute in termini di strumenti utilizzati e di modelli di gestione. Lestimeeconomichecidiconochenel2016lespesesanitarie che gli italiani pagheranno di tasca propria supereranno i 36 miliardi di euro, ma solo poco più di 2 miliardi di queste spese sono coperte tramite gli enti che sono stati istituzionalmente individuati quali gli unici abilitati a gestirle. Fondi Sanitari e Società Generali di Mutuo Soccorso hanno tutte le caratteristiche sociali e societarie che servono, essendo enti fondati sul concetto della mutualità, operano in un sistema ben regolamentato, seguono modelli normativamente già pienamente definiti, garantiscono prestazioni di qualità, consentono a chi ne usufruisce, siano aziende o privati, di godere di opportune facilitazioni fiscali. Ed ecco che allora possiamo con sicurezza sostenere che non c’è necessità di null’altro, non servono nuove norme, leggi, regole perché già esistono, è sufficiente spiegare bene a tutti i cittadini ed a tutti gli imprenditori quale è la strada già correttamente ed adeguatamente tracciata, affinché possano seguirla senza indugi. Molti Fondi Sanitari e diverse Società Generali di Mutuo Soccorso già offrono percorsi dedicati alla prevenzione, utilizzano strumenti sanitari evoluti e device di ultima generazione, hanno sistemi integrati per fornire servizi di qualità ai propri associati ed alcuni enti si sono anche correttamente attrezzati per diffondere i propri servizi tramite esperti della salute, che garantiscono chiarezza informativa e competenza professionale. È necessario che le grandi aziende (già molte sono sintonizzate sul tema) ma anche quelle più piccole, le famiglie e i singoli individui si rivolgano agli enti di sanità integrativa per garantirsi la copertura del proprio gap sanitario, affinché quei due miliardi di spesa sanitaria per i quali gli italiani già usufruiscono di prestazioni di sanità integrativa e sostitutiva diventino molti di più. Perché questo significherà che Fondi Sanitari e Società Generali di Mutuo Soccorso, essendo enti senza scopo di lucro, potranno offrire servizi di prevenzione e prestazioni sanitarie sempre migliori, le aziende e le famiglie potranno garantirsi le proprie specifiche necessità sanitarie usufruendo di interessanti vantaggi fiscali, lo Stato potrà dedicare ancora di più le proprie risorse economiche a salvaguardare la salute delle fasce più deboli della popolazione. Si creerà cosi, nuovamente, un circuito altamente virtuoso che consentirà al nostro Paese di avere un sistema di protezione sanitaria sempre all’avanguardia ed a tutti i cittadini di essere soddisfatti, nel rispetto del diritto alla salute di ciascuno, così come sancito dalla nostra Costituzione. In conclusione, quindi, il nostro invito a tralasciare l’italico vezzo che ci porta a discutere anche ove le soluzioni sono di facile applicazione e di procedere con sicurezza sui percorsi disegnati per la sanità integrativa e sostitutiva, perché è una strada che già esiste, è una strada sicura e, soprattutto è una strada facilmente percorribile per chiunque lo voglia. A cura di Roberto Anzanello editoriale Una strada esistente, sicura, facilmente percorribile
  7. 7. ommari 24 13 17 10 26 Il Museo del Mutuo Soccorso: la storia della mutualità italiana L’invecchiamento: come affrontarlo felici! Chirurgia plastica: il senso della bellezza oggi Lo stretto legame tra Salute ed Emozioni Tumore al seno, prevenzione e diagnosi precoce in evidenza 21 Malattie croniche intestinali, conviverci è possibile 35 31 L’obeso è una persona “denutrita”: un’analisi che va alle cause dell’obesità Epidermolisi Bollosa: la vita dei bambini farfalla
  8. 8. ommari39 Imparare a conoscere la Scafocefalia 45 50 36 42 Alcol-addiction: nuova scoperta contro l’alcolismo Le ricette della salute Educazione sessuale: a che età è opportuno iniziare a parlarne? Legge 3/2012 “Salva Suicidi”: la Bella Sconosciuta 48 Calo vaccini, in Italia arriva lo spettro della difterite
  9. 9. Health tips Sapevi che... L’avena è un cereale nutritivo rinforzante; svolge un’azione antiaging, è un antinfiammatorio naturale, fa bene alla pelle grazie alla vitamina E e agli antiossidanti contenuti in essa e regolarizza l’intestino. Il tarassaco è una pianta fortemente drenante e depurativa: l’assunzione sotto forma di infuso, grazie all’aggiunta di acqua, ne amplifica le proprietà. La zucca è un’ottima fonte di vitamine e di sostanze antiossidanti. In modo particolare la zucca fornisce al nostro organismo il betacarotene, indispensabile per la formazione della vitamina A. Per addormentarti velocemente coricati solo quando sei davvero stanco e ti si chiudono gli occhi, non addormentarti in poltrona o nel divano perché interrompono il sonno. Inoltre dì no a telefono, pc, luci forti, afa e tv, piuttosto prediligi la lettura di un libro. Se niente di tutto questo funziona prova con la melatonina o la valeriana. La polpa e i semi (anch’essi edibili) della papaya hanno proprietà drenanti e contribuiscono al mantenimento del benessere intestinale. Una pulizia attuata troppo energicamente con detergenti aggressivi, asciugamani, carta igienica, corpi estranei quali cotton fioc e simili, espone l’orecchio al pericolo di microabrasioni. Le orecchie vanno quindi lavate solo con acqua tiepida. Ciò che occorre contro la cellulite è uno sport aerobico ma a basso-medio impatto, che implichi resistenza senza sforzi o scatti improvvisi. Ancora meglio se praticato in acqua, come il nuoto e l’acquagym, che sfruttano i benefici del massaggio naturalmente drenante dell’acqua sui tessuti. Il finocchio, oltre ad avere poche calorie, è privo di grassi e ricco di fibre. Inoltre è un potente diuretico e disintossicante che favorisce l’eliminazione di liquidi e tossine.
  10. 10. 10 Lo stretto legame tra Salute ed Emozioni a cura di Pierfrancesco Pergoli Campanelli Secondo la Treccani, l’emotività è: “la propensione maggiore o minore, a seconda degli individui, a reagire visibilmente di fronte a situazioni piacevoli o spiacevoli”. Secondo Darwin, le emozioni principalmente regolano la risposta non cognitiva e quasi del tutto priva di elaborazione cosciente a situazioni ed eventi che ne richiedano l’immediatezza. Secondo questa logica, emozioni ed emotività nell’essere umano ci danno una chiara mappatura del carattere personale di un soggetto. Non a caso, in molte professioni/attività in cui sia messa a dura prova l’emotività di chi le esegue, viene effettuato un test psicoattitudinale, proprio per testarne l’influenza sul soggetto, che a seconda dei casi può essere producente o meno, basti pensare ad un militare con un’arma in mano. Nei bambini ad esempio, emotività ed emozioni forniscono una chiave di lettura del loro pensiero più profondo, di ciò che li turba, di ciò che li fa sentire a loro agio o li rende felici. Un blocco emotivo ed una difficoltà ad esprimere le proprie emozioni possono essere segnale di patologie psichiche più o meno gravi. Basti pensare all’Alessitimia, l’incapacità di esprimere, o peggio ancora percepire e descrivere, le emozioni proprie e altrui; una patologia che può portare al totale isolamento del soggetto interessato o alla morbosa dipendenza da determinate relazioni, e che spesso sfocia in forte depressione. L’emotivitàèquindiunqualcosaditalmentefortechegenera obbligatoriamente un rapporto con la salute fisica. Sono dei classici ormai gli studi di “cardio-psicologia” come l’Effetto Northridge; una ricerca effettuata a seguito del terremoto di Los Angeles nel 1994, che dimostrava l’innalzamento di mortalità per infarto in soggetti terrorizzati dall’evento catastrofico. Secondo Michael Frenneaux invece, docente di medicina cardiovascolare all’Università di Birmingham, la depressione raddoppierebbe il rischio di infarto in un soggetto sano, mentre addirittura lo quadruplicherebbe in soggetti già cardiologicamente interessati. Addirittura, secondo uno studio della Duke University, i fattori psichici e sociali sarebbero influenti tanto quanto fumo, obesità ed ipertensione, in eventi cardiologici. Le tesi sono confermate anche a livello molecolare, infatti in caso di depressione o più comunemente di emozioni negative il corpo rilascia nel sangue alti livelli di “ormoni dello stress”, come cortisolo ed epinefrina, che a lungo andare danneggiano vene e arterie aumentando la pressione sanguigna. Sono conosciute anche le relazioni tra stress e disturbi dermatologici; la pelle infatti è uno degli organi che già di per sé esprime gli stati emotivi dell’uomo, ad esempio arrossiamo se messi in imbarazzo. La Dermatologia è però unadellespecializzazionipiùcomplicateevariabili,oggetto di continui aggiornamenti e studi anche contrastanti
  11. 11. 11 l’uno con l’altro. C’è quindi da dire che, ad esempio, la cosiddetta “Dermatite da Stress” ha un significato spesso differente da specialista a specialista. Certo è che molti disturbi cutanei sono esternazioni di malesseri interiori derivanti da emozioni negative. Anche lo stomaco risente di stress ed emozioni negative, chi di noi non si è mai sentito dire almeno una volta nella vita “mi farai venire l’ulcera”. Ebbene, questa è una vecchia tesi più volte screditata, anche se ultimamente dei ricercatori statunitensi l’hanno riportata in auge affermando che, di due soggetti con gli stessi fattori fisici che determinino un’ulcera, quello colpito da uno stress maggiore ha una lesione più estesa. Altri studi dimostrano invece l’esistenza della “gastrite nervosa”, e cioè una irritazione delle mucose dello stomaco conseguente alla non esternazione di stati d’animo. I soggetti più colpiti sono infatti quelle persone che tendono a “tenersi dentro” emozioni negative come rabbia o ansia, spesso anche contraendo la zona addominale e mostrando atteggiamenti remissivi. La gastrite nervosa, è solo una delle tante patologie cosiddette autoimmuni, e cioè non scatenate da fattori esterni ma direttamente dal proprio corpo. Parlando di longevità invece, l’Università di California e San Francisco (UCSF) ha pubblicato diversi studi sull’invecchiamento cellulare derivato da Stress, dimostrandoconanalisidilaboratoriocomeisoggettiesposti a continue emozioni negative abbiano un invecchiamento neurobiologico precoce e comunque molto più rapido rispetto ad un soggetto meno esposto. Studi simili certificano che le stesse esposizioni aumentano il rischio di patologie oncologiche, favorendo lo stress ossidativo cellulare ed il rilascio di radicali liberi, nonché, come detto in precedenza, di ictus e patologie cardiologiche. “Siamo ciò che mangiamo”, frase di Feuerbach, ripresa anche dalla Fondazione Veronesi in merito alla tematica sulla relazione tra dieta e cancro. Se è infatti ormai chiaro e palese che una dieta corretta è una componente fondamentale ed importantissima per la nostra salute, lo potrebbe essere anche il nostro pensiero ed emotività. Di seguito riporto un paragrafo eloquente del blog MEDICITALIA : “Quando si ha un pensiero il nostro cervello produce una sostanza chimica che viene definita neuropeptide; quando una cellula del cervello vuole comunicare con un’altra produce un neuropeptide che si attacca alla cellula ricevente e viene inglobata in essa. Il nostro sistema immunitario è composto da monoliti, cellule che hanno recettori per i neuropeptidi, questo significa che il nostro sistema immunitario intercetta i nostri pensieri, e molto spesso le cellule immunitarie producono neuropeptidi. Quindi c’è una grande connessione tra il pensiero e la salute, e possiamo dire che pensiamo con il corpo.” Secondo quanto detto quindi, la qualità dei nostri pensieri ha grande influenza sulla qualità di vita delle nostre cellule. Effettivamente, tutti gli studi realizzati su popolazioni particolarmente longeve, hanno come fattore comune la positività del pensiero dei soggetti esaminati. Luoghi come Hunza (regione del Pakistan) o l’isola di Okinawa, i cui abitanti oltre che seguirepertradizioneunacorretta alimentazione a basso contenuto calorico, prevalentemente a base di frutta e verdura di stagione, ed essere attenti ad un costante (ma non intensivo) esercizio fisico, sono pervasi da un aurea di felicità e positività; bassissimo indice di criminalità, ospedali quasi inesistenti o comunque vuoti, assenza di manicomi e presenza quasi nulla di polizia, sono altri elementi comuni in questi luoghi così lontani e diversi culturalmente e geograficamente, ma estremamente vicini concettualmente. Vita sociale attiva, curiosità e positività verso il prossimo ed il futuro, sono tutti elementi naturali che garantiscono una buona salute mentale e contribuiscono all’equilibro psicofisico. Hanno quindi ragione all’Università del Maryland nel dire che 15 minuti al giorno di risate allungano la vita?
  12. 12. Tante e diverse opportunità a chi intende passare 7 o più giorni nel nord della Sardegna, negli incantevoli scenari di Valledoria, Terme di Casteldoria e San Pietro a Mare. Di seguito le condizioni esclusive riservate agli aderenti alla convenzione Health Italia, per l’affitto di appartamenti: 10% di sconto per il periodo che va da Maggio a Settembre Soggiorno gratuito dal mese di Ottobre ad Aprile, con il solo vincolo del pagamento delle spese di pulizia finali (60€) Scegli il tuo alloggio su www.casainvestimento.it ITALIA casa investimento e health italia propongono La richiesta dovrà essere effettuata tramite l’invio di una mail a info@casainvestimento.it. La mail dovrà riportare le seguenti indicazioni: Oggetto: Convenzione Health Italia Allegato: Tesserino Health Italia Nome e Cognome Periodo e struttura scelte Numero di persone Spese non comprese nel soggiorno: Pulizie finali_60 € (obbligatorio con tutte le tariffe) Check-in o Check-Out fuori orario_20 € Set biancheria letto e bagno su richiesta (per persona)_20 € Telo mare su richiesta_5 € Animali domestici. Extra per pulizie_20 € Culla da campeggio e biancheria su richiesta_20 € Deposito cauzionale rimborsabile (da versare all’arrivo)_200 € www.casainvestimento.it info@casainvestimento.it
  13. 13. 13 a cura di Nicoletta Mele L’espressione ‘Chirurgia plastica’ desta sempre molto interesse soprattutto tra le donne, categoria molto attratta dai ritocchi estetici. Seno, glutei, labbra, zigomi e naso, sono le parti del corpo più gettonate per il ritocco. Secondo un’indagine condotta dall’International Society of Aesthetic Plastic Surgery (ISAPS), che ha coinvolto circa 35.000 chirurghi plastici e ha analizzato i principali trattamenti estetici realizzati nel 2015, l’Italia risulta essere tra la top ten (nono posto con 418.760 interventi, l’1,9% del totale) dei paesi in cui viene eseguito il maggior numero di trattamenti estetici. Una persona su 10 viene dall’estero per farsi operare nel Bel Paese, in particolare dalla Russia, Romania e Svizzera. L’intervento al seno è quello più richiesto. Il mondo dello showbiz è pieno di donne che hanno fatto ricorso al chirurgo plastico e ormai questo fenomeno in espansione è seguito anche da chi non calca i palcoscenici più famosi del mondo. Tra le 10 rifatte più famose del web c’è Lana Del Rey, cantante indie che ha voluto migliorare il profilo delle sue labbra grazie all’aiuto del bisturi. Pamela Anderson, continua a conquistare le copertine dei magazine internazionali dove è sempre visibile il suo continuo ricorso al chirurgo plastico. Anche Paris Hilton, l’ereditiera della famiglia Hilton, non ha saputo resistere alla tentazione del bisturi, tanto da sottoporsi ad intervento di rinoplastica per avere un naso più proporzionale al suo viso e ad un intervento al seno per aumentarlo di volume. C’è chi non riesce proprio a fare a meno della mano chirurgica per cambiare aspetto tanto da diventarne dipendente. È il caso di Nicole Kidman che, alle prese con le iniezioni di botulino per bloccare le rughe sul viso, è dovuta ricorrere ad una cura per disintossicarsi dalla tossina botulinica. L’ex di Tom Cruise ha dichiarato di essere riuscita a uscire dal tunnel del botox ed essere finalmente serena e consapevole della sua bellezza. La consapevolezza della propria bellezza è un concetto che oggi ha bisogno di essere rispolverato, come anche capire bene e modificare il cliché che non rende merito al valore e alla professionalità della chirurgia plastica. Di cosa parliamo, quindi, quando parliamo di chirurgia plastica? Che cosa vuol dire “bellezza” oggi? Questi sono stati i temi centrali discussi nel corso del 65esimo Congresso Nazionale della Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica - SICPRE - “Oltre l’idea Plastica” che si è svolto a Torino ed ha aperto le porte a tutti coloro, anche non addetti ai lavori, interessati all’argomento. “Per la prima volta negli oltre 80 anni di storia della Società abbiamo deciso di dare il via al congresso con un incontro aperto a tutti. Oltre l’idea Plastica è stato concepito con due scopi: da un lato contribuire a modificare un cliché che davvero non rende merito alla Specialità, dall’altro, fornire ai cittadini una conoscenza in più, di fondamentale utilità dopo un tumore, ma forse ancor di più dopo un trauma: come l’esperienza del CTO ha ampiamente dimostrato, infatti, solo l’intervento sinergico di ortopedici e chirurghi plastici permette di salvare la funzionalità degli arti traumatizzati, rendendo possibile tornare a camminare e correre dopo incidenti anche gravissimi”. Le parole del dott. Fabrizio Malan, ex presidente di SICPRE 2016 e Direttore del reparto di Chirurgia Plastica presso il CTO Centro Traumatologico di Torino. Dottor Malan, spesso alla parola chirurgia plastica corrisponde la ricerca di una bellezza perfetta, perché? “Chirurgia plastica è ricerca del miglior equilibrio possibile tra forma, funzione e armonia, per il massimo benessere psico- fisico del paziente. È una Specialità che si arriva ad esercitare al termine di 5 anni di scuola di Specializzazione dopo la laurea in Medicina e Chirurgia e che accanto a una grande capacità tecnica richiede uguale tatto e finezza psicologica nella relazione col paziente, nella promozione di un’idea di bellezza non stereotipata e replicabile secondo i soliti cliché, ma piuttosto da intendersi come opera unica, in grado di esaltare l’individualità di ognuno”. Chirurgia plastica: il senso della bellezza oggi
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  15. 15. 15 La chirurgia plastica svolge un ruolo fondamentale nel risolvere problemi di chi non sta certamente facendo un lifting, ma spesso lotta in un lungo percorso ricostruttivo allo scopo di ritornare a camminare o di attenuare i segni di un’esperienza terribile come quella di un tumore Si fa spesso confusione tra chirurgia estetica e plastica. Qual è la differenza? “La chirurgia plastica “plasma” i tessuti e questo può avvenire a scopo ricostruttivo o a scopo estetico. Va da sé che la chirurgia ricostruttiva ha lo scopo più nobile di ridare forma e funzione dopo un intervento demolitivo, spesso per motivi oncologici, o dopo un trauma importante. Tuttavia bisogna chiarire che la chirurgia estetica non è la chirurgia del superfluo o della vanità. Può esserlo talvolta ma, spesso, permette a persone che soffrono di complessi legati al loro aspetto di acquisire sicurezza in se stesse e ad assumere un atteggiamento diverso verso di sé e quindi anche verso gli altri. Un brutto naso, delle orecchie marcatamente a sventola, un seno quasi assente, possono incidere negativamente sulla psiche di chi soffre per queste situazioni, e conseguentemente limitarne le potenzialità come persona”. Oggi c’è un abuso della chirurgia plastica, come nel caso di molte donne del mondo dello spettacolo. In che modo frenare la dipendenza da bisturi? Le è mai capitato di dire di no ad una richiesta eccessiva? “Le richieste eccessive o impercorribili sono in realtà piuttosto rare fra le pazienti moderne che sono in genere molto preparate ed informate (anche se non sempre le informazioni che si ricavano in rete sono scientificamente corrette), tuttavia in questi casi non mi limito a sconsigliare l’intervento, ma cerco di capire quale sia il motivo di richieste abnormi e di indirizzare verso un percorso di riflessione che permetta di rimodulare le proprie aspettative e i propri obiettivi”. Si parla poco di chirurgia plastica come specialità post trauma. In che modo, secondo lei, è possibile modificare il cliché che non rende merito alla Specialità? “Io capisco bene che la chirurgia estetica abbia un appeal maggiore perchè tratta di persone in salute che migliorano il loro aspetto eliminando difetti o esaltando delle qualità. L’argomento è più leggero, qualche volta pruriginoso e con uno spazio per il pettegolezzo, per cui non pretendo di cambiare questa percezione un po’ superficiale. Come specialista in chirurgia plastica e per tutto il tempo in cui sono stato Presidente della Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica, ho cercato di far passare il messaggio che non è “solo” chirurgia estetica. La chirurgia plastica svolge un ruolo fondamentale nel risolvere problemi molto gravi e chi è ricoverato in un Reparto Ospedaliero di Chirurgia Plastica non sta certamente facendo un lifting, ma spesso lotta in un lungo percorso ricostruttivo allo scopo di ritornare a camminare o di attenuare i segni di un’esperienza terribile come quella di un tumore”. Quali sono i suoi consigli? “Per tutti coloro che si rivolgono a un chirurgo plastico, il consiglio è sempre quello di verificare che si tratti realmente di uno specialista. In Italia esistono molti medici che esercitano la chirurgia estetica senza essere specialisti. Bisogna ricordarsi che un intervento chirurgico, anche se a scopo estetico, deve essere eseguito da professionisti competenti in strutture adeguate. Purtroppo la Chirurgia non è una scienza esatta e i rischi possono esserci anche in interventi apparentemente banali, la scelta attenta del professionista e della struttura in cui opera non azzera i rischi, ma certamente li riduce di molto. Infine, un consiglio che definirei più filosofico: ricordiamoci che lo scopo della chirurgia plastica estetica non è quello di stravolgere le caratteristiche di una persona, ma è quello di aiutare le persone ad avere un aspetto il più possibile corrispondente all’immagine che esse hanno di sé”. La chirurgia plastica, quindi, non è solo una possibilità a disposizione di vanesi e narcisi alla ricerca della perfetta bellezza. Non è come sembra.
  16. 16. L’allestimento museale è stato progettato per offrire al visitatore un quadro completo ed esaustivo sulla storia delle società di mutuo soccorso. Il percorso si apre con dei pannelli informativi che raccontano, in una sequenza cronologica, il fenomeno del mutualismo e continua con delle grandi teche espositive in cui è racchiusa una notevole varietà di materiale documentario, nonché un ragguardevole insieme di medaglie, spille, distintivi ed alcuni cimeli di notevole rarità, riconducibilli ad oltre duecentro tra enti e società di mutuo soccorso, con sedi in Italia e all’estero. All’interno del museo è presente uno spazio multifunzionale nel quale coesistono un archivio storico, una biblioteca e un centro studi. Inoltre, è stato riservato uno spazio per ospitare ogni forma d’arte: mostre, concerti di musica e rappresentazioni teatrali. Previa prenotazione, ogni artista potrà esporre o esibirsi gratuitamente all’interno dello spazio dedicato. Il Museo del Mutuo Soccorso, nato dalla volontà di valorizzare la storia delle società di mutuo soccorso, si prefigge di salvaguardare e rendere fruibile al pubblico i beni attualmente in dotazione e di promuovere la conoscenza e la ricerca sul tema della mutualità. Visitando il museo si ha la possibilità di conoscere da vicino le società di mutuo soccorso, le loro tradizioni e l’importanza sociale che hanno ricoperto nelle varie vicende storiche del nostro Paese. La struttura accoglie i visitatori anche con visite guidate e per le scuole sono pensati percorsi e laboratori didattici tematici. Sono, inoltre, previste aperture straordinarie nelle quali sarà possibile visitare le mostre in corso, assistere agli spettacoli e partecipare ad eventi e attività didattiche Apertura: Dal lunedì al venerdì previa prenotazione 11.00 - 13.00 | 15.00 - 18.00 Ultimo ingresso 17.30 (ingresso libero) Info e prenotazioni: +39 337 1590905 info@fondazionebasis.org www.museomutuosoccorso.it Indirizzo: Palasalute via di Santa Cornelia, 9 00060 - Formello (RM)
  17. 17. 17 a cura di Redazione Health Online Tutti invecchiamo: i primi capelli bianchi, qualche ruga, non riuscire più a fare le ore piccole “come una volta”, sono tutti piccoli sintomi di un processo lunghissimo che ci accompagna per buona parte della nostra vita. L’invecchiamento è un processo caratterizzato da un progressivo indebolimento delle capacità di difesa dell’organismo nei confronti delle variazioni ambientali e da una graduale perdita delle riserve funzionali. Coinvolge tutti gli organi e tutti gli apparati, ma risulta più evidente e più facilmente quantificabile a livello cardiovascolare, renale e respiratorio. Il declino delle funzioni fisiologiche inizia intorno ai 30 anni, con un andamento lento e costante. Negli ultimi anni, grazie alla riduzione della mortalità neonatale ed infantile, al diffuso miglioramento delle condizioni di vita e alle maggiori possibilità di prevenire e curare le malattie, sempre più persone raggiungono un’età avanzata. Poiché le cellule, come è stato dimostrato da esperimenti in vitro, si riproducono un numero di volte direttamente proporzionale alla sopravvivenza media della rispettiva specie di appartenenza, si può ipotizzare che esista una sorta di “orologio biologico”, in base al quale invecchiamento e longevità sono programmati e definiti sin dal momento della nostra nascita. Tutti gli studiosi sono concordi nel ritenere che l’invecchiamento rappresenti una conseguenza dell’accumulo di mutazioni nel Dna dei mitocondri, le centraline energetiche delle nostre cellule. L’attività metabolica cellulare si esprime attraverso processi ossidativi che, se eccessivi, possono portare un invecchiamento precoce. In realtà senza ossigeno e conseguente ossidazione non potrebbe esistere la vita come noi la intendiamo; l’ossigeno è come un carburante e quindi il suo utilizzo genera delle scorie definite “radicali liberi” (ROS o ROMS). Senza produrre ROS non riusciremmo a produrre energia, non si potrebbero svolgere reazioni metaboliche essenziali e l’uomo sarebbe indifeso nei confronti delle infezioni. La funzione ottimale dell’organismo vivente è legata ad un equilibrio tra sostanze ossidanti ed antiossidanti adeguatamente bilanciate fra loro. Se prevalgono i processi ossidativi, la cellula entra in una condizione di stress in grado di portarla all’autodistruzione. L’organismo cerca di controllare la produzione di radicali liberi attraverso sistemi enzimatici specializzati, che si L’invecchiamento: come affrontarlo felici! 17
  18. 18. 18 avvalgono di un vasto gruppo di sostanze di varia natura definite antiossidanti, come alcune vitamine (vitamina E, vitamina C, vitamina A, ecc.), alcune sostanze lipidiche come lo squalene, l’acido lipoico ed il coenzima Q10, alcuni metalli quali il selenio e lo zinco, degli aminoacidi come la taurina, o sostanze complesse come l’albumina e la ceruloplasmina. Alcuni di questi antiossidanti possono avere localizzazioni miste, ovvero essere circolanti (es. vitamina C, vitamine del gruppo B, bioflavonoidi) o all’interno delle cellule (es. coenzima Q10) o ancora nelle membrane cellulari (es. vitamina E, beta-carotene, vitamina A). La maggior parte delle sostanze antiossidanti essenziali vengono assunte dall’organismo con l’alimentazione o in minima parte prodotti autonomamente. Ma sulla durata della nostra vita influiscono tantissimi fattori: l’alimentazione, l’attività fisica, le intossicazioni croniche dovute al fumo, all’alcol o all’uso di droghe, lo stress e le malattie. Invecchiando i parametri vitali più importanti non si modificano e i loro valori nell’anziano sono sostanzialmente sovrapponibili a quelli di una persona giovane. Le modificazioni dell’organismo indotte dall’invecchiamento sono normali e si realizzano in maniera graduale e armonica: ci sono quindi tutte le condizioni per viverle in maniera non traumatica. Per saperne di più, abbiamo intervistato il dottor Roberto Manopulo, gerontologo e geriatra presso la Casa di Cura Villa Maria di Rimini. Quali sono i fattori che più di tutti influiscono sul nostro modo di invecchiare? La genetica svolge sicuramente un ruolo importante, quindi essere figli di genitori longevi depone sicuramente in modo favorevole. Peraltro, dipende solo da noi fare valere l’opportunità che ci viene offerta, astenendoci dal fumo, assumendo alcolici in quantità moderata, svolgendo una attività fisica in maniera costante, seguendo una dieta povera di grassi, ricca di fibre e che preveda anche una assunzione controllata di proteine. Il declino delle funzioni fisiologiche secondo i medici inizia intorno ai 30 anni. Come mai così presto? Il discorso è generale, legato alle modificazioni intrinseche delle cellule. Il nostro organismo in base alle attuali conoscenze è in linea teorica programmato per vivere fino a 120 anni. Saranno i nostri stili di vita ad accelerare o ritardare il processo a seconda dei casi. Perchénell’anzianoiparametri vitali non si modificano e sono sovrapponibili a quelli di una persona giovane? Come è possibile? Sono i parametri di riferimento delle funzioni essenziali, che in un soggetto senza malattie in atto, si mantengono sostanzialmente stabili. In realtà cambiamenti ve ne sono, ma per alcuni apparati il nostro organismo ha meccanismi di compenso in grado di mantenere l’omeostasi, cioè l’equilibrio complessivo delle varie funzioni. Basta pensare al fatto che si può vivere anche con metà fegato, senza avere conseguenze o senza la milza asportata ad esempio per un trauma, o con un solo rene. La funzione renale peraltro declina progressivamente nel tempo, anche se i CARDEA CASSA MUTUA La forza di un sistema mutualistico è determinata dalla consapevolezza che la contribuzione di ogni singolo Socio produrrà un vantaggio comune a tutti, senza arricchire soggetti terzi che si limitano a calcolare il rischio e, di fatto, a scommettere sulla nostra salute, peraltro a fine di lucro. Una mutua che tutela, una mutua che previene, una mutua che unisce! www.cassamutuacardea.org info@cassamutuacardea.org
  19. 19. 19 valori di creatininemia che la misurano si mantengono nel range di normalità, per una riduzione delle masse muscolari legate all’età. Le cellule del nostro cervello, i neuroni, quando muoiono, non possono essere sostituite da nuove e questo comporta un progressivo declino cognitivo fisiologico. Gli stimoli affettivi e quelli della vita di relazione, se intensi, contribuiranno a far sì che le funzioni delle cellule morte possano essere in parte assunte da quelle superstiti, limitando i danni. Quali sono i rischi connessi ad una vita sedentaria? In primo luogo l’aumento di peso, un più rapido invecchiamento dell’apparato cardiovascolare, un più facile incremento di valori di pressione arteriosa, l’insorgenza di alterazioni metaboliche, come il diabete e l’ipercolesterolemia. L’attività fisica è molto importante. Ma purtroppo non tutti dopo una giornata trascorsa in ufficio hanno tempo e voglia di andare in palestra, o di dedicarsi ad uno sport di squadra. C’è una soluzione? Basterebbe una camminata al giorno di 5 Km a passo veloce. Oppure l’utilizzo a casa di una cyclette per 20-30 minuti al giorno, o 15-20 minuti di ginnastica. Perché l’alimentazione è tanto importante se vogliamo “invecchiare bene?” Ormai tutti gli studi sono concordi nel riconosce i vantaggi di una dieta mediterranea, povera di grassi animali, ricca di frutta e verdura, dosando in maniera equilibrata zuccheri e proteine, anche in rapporto al movimento svolto nella giornata. Per condire i cibi deve essere utilizzato olio extravergine di oliva. Ci aiuta a mantenere un peso corporeo ottimale e con una giusta attività fisica allontana le malattie metaboliche. Per l’organismo gli antiossidanti sono importantissimi. Ormai sempre più diffusi anche sotto forma di integratori. Lei ne consiglia l’uso? Sì, certamente, anche se non bisogna abusarne e soprattutto non devono essere intesi come un sostituto di abitudini di vita corrette. Quanto conta l’attività mentale per mantenersi giovani? È fondamentale. Una vita ricca di affettività, piena di interessi e di motivazioni lavorative, unita a relazioni sociali adeguate, contribuisce a mantenere vivace il nostro cervello e previene in generale le malattie, stimolando anche le difese immunitarie. Qual è dunque la ragione per cui alcune persone hanno una vita più lunga di altre? A parità di condizioni razziali, genetiche ed ambientali, favoriscono un migliore invecchiamento una vita regolare, una dieta controllata e l’attività fisica e mentale. Una vita di relazione ricca di attività creative e stimolanti e di interessi culturali è un elemento fondamentale per il benessere psicofisico. L’aspettativa di vita è strettamente collegata non solo alla corretta cura del proprio fisico, ma anche ad una attenzione adeguata alle esigenze psichiche.
  20. 20. “Health Book” il primo libro di mutua mba dedicato alla prevenzione! L‘importanza della prevenzione in un libro Health book I libri della salute di Mutua MBA Da un recente studio effettuato in Italia è emerso come quasi una persona adulta su due sia completamente avulsa dall’adottare una linea di prevenzione medica adeguata. Prerogativa di una società di Mutuo Soccorso non può, pertanto, essere “solo” quella di garantire l’accesso privilegiato alla salute attraverso una valida integrazione al Sistema Sanitario Nazionale, ma deve forzatamente infondere la cultura della prevenzione intesa come cura di sé stessi, poiché in essa stessa risiede l’unica via utile a soddisfare la crescente domanda di assistenza che la sanità pubblica non riesce – e non riuscirà - ad accontentare. Per tale motivo Mutua MBA ha deciso di raccogliere interviste, analisi e studi di settore, ma soprattutto consigli pratici, esercizi e ricette culinarie per innescare l’attitudine a prendersi cura di noi stessi, con l’intento di prevenire il più possibile malattie e infortuni. Vuoi ricevere “Health Book - L’importanza della prevenzione” nella tua casella di posta elettronica? Invia una email a info@healthonline.it e segnalaci i tuoi contatti, ti sarà inviato senza alcuna spesa aggiuntiva. Inoltre, su espressa richiesta e con un contributo di soli 10€ (+s.s.), potrai ricevere direttamente a casa la versione cartacea del libro. La somma sarà devoluta da Mutua MBA alla Fondazione Basis, ente no-profit dedicato alla promozione e allo sviluppo di iniziative culturali, educative, formative, di integrazione sociale e assistenza sanitaria.
  21. 21. 21 a cura di Alessia Elem Le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI) sono principalmente due: la malattia di Crohn e la colite ulcerosa. Conviverci non è semplice, ma è possibile. La malattia di Crohn è un’infiammazione cronica che può colpire teoricamente tutto il canale alimentare, dalla bocca all’ano, ma che si localizza prevalentemente nell’ultima parte dell’intestino tenue, chiamato ileo (ileite), e/o nel colon destro/cieco (ileocolite), oppure solo nel colon in una sua qualsiasi parte (colite). È frequente nei Paesi Occidentali ed è rara, se non assente, nei Paesi in via di sviluppo. In Italia, si stima che siano tra 160 e 200mila le persone colpite da MICI, prevalentemente di età giovanile (20-30 anni), più’ raramente della terza età (60-70 anni). La malattia di Crohn è definita ‘malattia cronica’ perché presenta un decorso caratterizzato da periodi di benessere (remissione) alternati ad altri in cui i sintomi sono presenti (riacutizzazioni), senza uno stato di guarigione totale. I sintomi più comuni, anche se variabili da caso a caso, sono dolori addominali (talvolta, se acutissimi, possono simulare un attacco d’appendicite) associati a diarrea e, talora, a febbre. Il dolore si localizza nella sede dell’ombelico o nella parte destra dell’addome e spesso si presenta dopo i pasti. Adoggilecausesonoignote.Nonèunamalattiacontagiosa e non è ereditaria. Esiste, tuttavia, una predisposizione familiare nello sviluppo di questa malattia e un aumentato rischio per la progenie di averla a sua volta. Tale rischio è difficile da quantificare perché gli studi in questo ambito sono pochi. Modificare il proprio stile di vita e seguire un’adeguata alimentazione, sono azioni importanti che possono aiutare a controllare i sintomi e allungare gli intervalli di tempo tra le riacutizzazioni. Non ci sono prove scientifiche dirette sul fatto che quello che si mangia provochi una malattia infiammatoria intestinale. Alcuni cibi e bevande, durante la riacutizzazione della malattia, possono aggravare i sintomi. Può essere utile redigere un diario alimentare per tenere traccia di quello che si sta mangiando e di come ci si sente. Se si scopre che alcuni alimenti stanno causando sintomi particolari, si può provare a eliminarli. La diagnosi precoce è fondamentale. Non c’è un esame diagnostico specifico, ma una visione interna dell’intestino è possibile con la risonanza magnetica e la TAC. La colonscopia con esame istologico rivela ulcere e fistole del Crohn, il grado e il tipo di aggressione nel tessuto intestinale. Ad oggi, non è ancora stata scoperta una terapia in grado di dare una guarigione definitiva. La terapia medica che viene seguita è, a seconda dei casi, di tipo chirurgico e/o di tipo farmacologico, attraverso la somministrazione di mesalazina, immunosoppressori, farmaci biologici e cortisonici. L’attesa di vita è la stessa della popolazione generale, ma si raccomanda di non abbandonare le cure. In che modo è possibile informare, aiutare, sostenere e assistere e le persone colpite da MICI? Da oltre vent’anni è presente sul territorio l’Associazione Nazionale A.M.I.C.I. Onlus, costituita da persone affette da colite ulcerosa o malattia di Crohn e dai loro familiari. Da poco è nata anche la Fondazione A.M.I.C.I., allo scopo di promuovere la ricerca. Abbiamo intervistato il Presidente della Fondazione A.M.I.C.I, il dott. Gianfranco Antoni. Da cosa nasce l’idea di dar vita ad un’associazione nazionale costituita da persone colpite da MICI? “La comunità dei malati di MICI si è radunata intorno a questo simpatico acronimo, AMICI, fin dai primi anni ’90. È stato lo scambio di esperienze e una valutazione comune sulla necessità di fare un salto di qualità che ha spinto tutti ad unirsi per dare vita, più di cinque anni fa, ad un’unica associazione nazionale. Maggiore rappresentatività, migliore coordinamento, più alta qualità di proposte e di impegno sono le ragioni di fondo di questa scelta, che si è rivelata vincente ai fini del sostegno più efficace ai malati di MICI”. Quanto è importante per i pazienti e per i loro familiari avere un punto di riferimento importante come l’Associazione? “All’esordio,lacondizione psicologica del cittadino a cui viene diagnosticata una malattia cronica intestinale è naturalmente difficile. Malattie croniche intestinali, conviverci è possibile 21
  22. 22. 22 Poche le informazioni e la conoscenza sulla patologia, spesso scarno il contributo medico al di là della diagnosi clinica,raralapossibilitàperunmalatodiavereunconfronto nel quartiere, tra i vicini, in famiglia o nell’ambiente di lavoro. Le nostre patologie hanno, infatti, una prevalenza assai limitata, che oscilla tra 160 e 200mila pazienti, su una popolazione di riferimento di 58 milioni di abitanti. Ecco perché è importante la presa in carico da parte di altri malati attraverso l’Associazione. Vari sono i modi: un opuscolo in ambulatorio, la ricerca su internet, il passaparola. Abbiamo frequenti manifestazioni di riconoscimento da parte di soci, che ci attestano come avere, all’esordio, un punto di riferimento amico e solidale, sia la migliore risposta per affrontare al meglio la propria convivenza con la cronicità”. Quali sono le principali attività che svolge l’Associazione e la neo-nata Fondazione? Quali sono i progetti per il futuro? “AMICI si rivolge ai cittadini con MICI e all’insieme dei decisori in Sanità, politici, sanitari e amministrativi, con due importanti strumenti: l’Associazione, rivolta soprattutto ai pazienti e alla loro tutela, e la Fondazione, varata da pochi mesi, che ha lo scopo di incentivare e promuovere la ricerca in Italia su queste malattie. Pensiamo che questo doppio agire ci consentirà non solo di ottenere risultati in ambito sociale e socio-assistenziale, come stiamo già facendo, ma anche sul fronte della migliore terapia possibile e, in prospettiva, della sconfitta dell’aspetto cronico della malattia, obiettivo ad oggi utopico, ma al quale non dobbiamo mai rinunciare”. Vivere con questo tipo di patologie non è semplice, ma possibile. Lei convive con la malattia di Crohn, può raccontare la sua esperienza? “La cosa più importante che ho imparato, ma non
  23. 23. 23 subito, è conoscere la malattia senza subirla, perché modificherebbe in modo drammatico la qualità di vita, e senza sottovalutarla, perché in qualsiasi momento essa prevarrebbe sul quotidiano, facendomi ripiombare nella gestione dell’emergenza o, addirittura, dell’urgenza chirurgica. È proprio su questo difficile rapporto che è il tema della convivenza con la cronicità, che si inserisce e dà un aiuto insperato la comunità dei malati riunita intorno ad AMICI”. Una MICI è molto invalidante sotto tanti punti di vista e l’aspetto psicologico non è da sottovalutare. Qual è il modo giusto per conviverci? “Ognuno ha il suo modo, ma il più efficace penso sia quello di accettarla, conoscerla e, non sembri paradossale, rispettarla. Ciò significa accettare i limiti del proprio corpo e del proprio agire quotidiano in relazione alla fatica e allo stress. L’accettazione, poi, da parte dei familiari e la solidità di una dimensione affettiva, complice e partecipe, aiuta senz’altro a convivere e a superare i tanti momenti difficili che la malattia impone. Va anche detto che il ritardo alla diagnosi è, spesso, significativo, e questo incide non solo sul percorso terapeutico più utile, ma anche sullo stato psicologico complessivo. Negli ultimi anni le cose sono migliorate, ma solo vent’anni fa l’errore di diagnosi e, conseguentemente di terapia, era frequente. Questo è accaduto a me e a tanti altri malati affetti da tale patologia. La diagnosi precoce è quindi una necessità sulla quale l’attività di AMICI si concentra, con iniziative di approfondimento e di conoscenza dei sintomi di malattia al suo esordio. Altrettanto importante è poi l’aderenza, cioè il rispetto delle modalità della prescrizione medica. Il ‘fai da te’ non è mai consigliabile e tanto meno lo è in presenza di una malattia cronica il cui monitoraggio e controllo clinico sono alla base di un’efficace remissione. Fatta la diagnosi corretta, possibilmente precoce, individuato il percorso terapeutico più appropriato, è necessario porre in essere tutti quegli accorgimenti di vita necessari affinché la convivenza con la propria patologia sia la più serena ed equilibrata possibile. Questo è uno sforzo che non può che essere fatto dal paziente, nella ricerca di un rapporto positivo con se stesso, la patologia e le persone che stanno intorno a lui. Ciò richiede tempo e il supporto di un’Associazione di malati affetti dalle stesse patologie può essere di grande aiuto, per comprendere i tanti strumenti assistenziali disponibili, a volte non conosciuti, e scambiare esperienze utili a meglio comprendere il proprio stato di salute. Infine, il suggerimento che la mia esperienza personale si sente di proporre è quello di non cercare in viaggi della speranza, in centri lontani dalla propria residenza o all’estero, la risposta benefica e risolutiva. Occorre, al contrario, costruire un rapporto stabile con il proprio gastroenterologo di fiducia sul territorio, stabilizzare comportamenti, organizzazione e stili di vita, affinché il percorso terapeutico sia supportato da un’aderenza e una volontà del paziente di portare in remissione la malattia”. Le malattie Infiammatorie Croniche Intestinali si combattono anche grazie alla ricerca che sta andando avanti per trovare presto una cura definitiva. Lo dimostra il risultato di uno studio europeo, effettuato in 49 strutture ospedaliere tra il Canada, l’Europa, gli Stati Uniti e Israele e che ha coinvolto 212 malati di Crohn (pubblicato su “The Lancet” - www.thelancet.com), di cui è primo autore Silvio Danese, responsabile del Centro per le malattie infiammatorie croniche intestinali dell’Ospedale Humanitas di Milano e docente di Humanitas University. Lo studio ha dimostrato che dopo 24 settimane l’iniezione di staminali ha portato nel 50% dei pazienti alla completa cicatrizzazione delle fistole causate dall’infiammazione del tessuto di rivestimento della parete dell’intestino. Si tratta di una delle principali conseguenze della malattia, di formazioni che nel 70-80% dei casi non rispondono ai tradizionali trattamenti farmacologici e chirurgici. “Abbiamo dimostrato che, nonostante vi sia un buon grado di risposta clinica in alcuni pazienti, i rischi della procedura con cellule staminali emopoietiche possono sovrastare i possibili benefici. Più promettente sembra l’uso delle cellule mesenchimali da tessuto adiposo perché, oltre alla loro capacità di generare nuove linee di cellule di grasso, osso e cartilagine, rilasciano intorno a sé sostanze che sembrano capaci di modulare l’attività del sistema immunitario e quindi dell’infiammazione”, così ha spiegato le recenti novità il professor Danese. Dott. Antoni, grazie a questo studio si è aggiunto un nuovo tassello al mosaico del percorso verso una cura per la malattia. Lei cosa ne pensa? “Passi avanti, piccoli o grandi, si compiono con continuità e determinazione, grazie soprattutto a quei centri che sono impegnati, oltre che nella clinica, anche nella ricerca. Questo vale per la ricerca da voi citata e commentata dal Dr. Danese, come per la recente ricerca di un gruppo che opera alla Cleveland Clinic, che ha fatto diversi studi sulle caratteristiche della flora batterica in corso di MICI. C’è anche all’orizzonte un nuovo farmaco, frutto di una ricerca tutta italiana. Insomma, le cose si muovono e conto che la Fondazione possa essere d’impulso e d’incentivazione a nuovi terreni di sviluppo nella ricerca per combattere le MICI”. Per tutti coloro che intendono conoscere ed iscriversi ad A.M.I.C.I. i contatti sono i seguenti: amiciitalia.net - 388/3983544 - info@amiciitala.net
  24. 24. 24 L’invenzionedellamacchinaavapore,ingradodiconvertire l’energia termica del vapore in lavoro meccanico, determinò un cambiamento epocale. La rivoluzione industriale si propagò in brevissimo tempo modificando radicalmente ogni aspetto della vita economica e sociale di collettività a carattere prettamente agricolo. Con l’industrializzazione si diffuse il “sistema fabbrica”: masse di lavoratori furono costrette a una difficile condizione sociale e civile, con turni di lavoro di 13-15 ore giornaliere. Per garantirsi aiuti in caso di malattia, infortunio o disoccupazione i lavoratori cominciarono ad associarsi dando vita alle Società di Mutuo Soccorso. E a Formello, in via di Santa Cornelia, c’è un museo particolare, il Museo del Mutuo Soccorso, che dà a tutti la possibilità di conoscere da vicino questi sodalizi, le loro tradizioni e l’importanza sociale che hanno rivestito nelle varie vicende storiche del nostro Paese. Health Online ha intervistato la curatrice del Museo, la dott.ssa Marzia Di Vetta. Come è nata l’idea di realizzare il Museo del Mutuo Soccorso? “Il Museo nasce dalla volontà di valorizzare la conoscenza e la ricerca sul tema della mutualità ma si prefigge anche di promuovere ogni forma d’arte che si cimenti con tematiche e valori cari alla mutualità: solidarietà, fratellanza, equità, uguaglianza. La collezione attuale, grazie a una continua attività di recupero e salvaguardia, si compone di numerose testimonianze sulla storia della mutualità italiana, riconducibili ad oltre duecento tra enti e società di mutuo soccorso, con sedi in Italia e all’estero. Il Museo offre anche la possibilità di esporre ad artisti, o a chiunque voglia dare testimonianza della mutualità in senso più ‘moderno’. Non è quindi solo passato, ma vuole anche rappresentare il presente e il futuro della mutualità e dei valori a cui si ispirano le società di Mutuo Soccorso. Abbiamolasciatospazioperl’esposizionediopererelativea tuttiitemiimportantiperleSocietàdiMutuoSoccorso,come la fratellanza, la solidarietà, il rispetto ma anche la salute o il lavoro. A breve, ad esempio, grazie ad una collaborazione con il DIF, il Museo Diffuso di Formello, ospiteremo una bellissima opera di un artista contemporaneo, Vito Bongiorno, che con le sue opere dichiara lo stato di fragilità in cui versa il nostro paese. Nell’ottica dei principi di fratellanza e solidarietà mi piacerebbe che il Museo ospitasse mostre di artisti diversamente abili, che con le loro opere possano dimostrare come le difficoltà - che a volte neanche immaginiamo - possano essere superate, dando vita a interessanti risultati. Abbiamo poi organizzato un concorso fotografico il cui obiettivo è raccontare – attraverso un soggetto, un momento, una situazione o un luogo simbolo – la Fratellanza, intesa come comunanza di intenti, di ideali e aspirazioni indotti dal sentimento di benevolenza. Il concorso ha come scopo quello di raccogliere fondi, attraverso la vendita delle foto partecipanti, da destinare a cura di Redazione Health OnlineIl Museo del Mutuo Soccorso: la storia della mutualità italiana
  25. 25. ai progetti della Fondazione BASIS. La partecipazione è libera e gratuita, aperta a foto-amatori, professionisti e associazioni di volontariato. Le 20 foto vincitrici verranno esposte proprio al Museo per tutta la durata della mostra ‘Scatti di Fratellanza’, la cui inaugurazione è prevista per marzo 2017. Il termine ultimo per inviare le foto è il 31 dicembre 2016, e il regolamento completo è disponibile sul nostro sito internet, www.museomutuosoccorso.it”. Avete in programma altre iniziative? “Il 9 ottobre scorso abbiamo partecipato a FaMu, la Giornata Nazionale delle Famiglie al Museo. Abbiamo dedicato una giornata intera ai bambini, organizzando giochi e gare, con l’obiettivo di far loro conoscere il mondo delle società di Mutuo Soccorso. I bambini erano in tutto e per tutto soci di una società di Mutuo Soccorso, dovevano rispettare lo statuto e sottostare a regole ben precise, rispettose dei valori della mutualità. Il rispetto dello statuto e degli altri, l’uguaglianza, la solidarietà, le regole dello stare insieme: attraverso il gioco abbiamo cercato di trasmettere tutto questo, cercando nello stesso tempo di divertirli ed intrattenerli. C’è stata una grandissima partecipazione, l’evento è stato un successo, devo dire anche grazie al supporto dell’Associazione La Mage. Per questo abbiamo deciso, per i prossimi mesi, di pensare veri e propri percorsi dedicati alle scuole e ai ragazzi”. Per quanto riguarda la collezione permanente, c’è un’opera a cui è particolarmente affezionata? “Una sola no, ce ne sono tante. Abbiamo davvero tantissimi cimeli che raccontano nei particolari tutti gli aspetti della vita istituzionale e celebrativa di questi sodalizi. L’attaccamento dei soci, le regole molto stringenti che si davano, e che tutti rispettavano. E poi ci sono gli Statuti: ne abbiamo uno in cui Garibaldi viene nominato presidente perpetuo, altri di società di Mutuo Soccorso italo-americane, altri ancora di società di Mutuo Soccorso femminili. Insomma, la collezione è ampia, racconta in maniera completa la storia di questo mondo purtroppo ai più ancora sconosciuto. Invito tutti a venire a trovarci. Direzione operativa ed organizzazione Back Office Consulenza mirata per costituzione o restyling societario Assistenza soci dedicata ad hoc con numero verde e personale dedicato Health Service Provider con 1560 strutture sanitarie sul territorio Marketing e strategie di comunicazione ai soci Organizzazione di convegni nazionali di settore Formazione personale interno ed incaricati al contatto con i soci Social Media Strategist per una comunicazione al passo con i tempi Consulenza per compliance e policy interna Consulenza giuridica e fiscale Operation per la gestione dei regolamenti applicativi Assistenza, realizzazione piattaforme, siti web ed aree intranet Dati, studi e ricerche sul mondo della Sanità Integrativa Ansi, Associazione Nazionale Sanità Integrativa, nasce dalla volontà di alcuni primari fondi sanitari di creare non solo un’associazione di categoria “indipendente”,maancheuninterlocutorequalificato che si renda portavoce attivo tra Istituzioni, Sistema Sanitario Nazionale e Fondi Sanitari Integrativi. ANSI vuole diventare il soggetto capace di tutelare, aggregare e sostenere le diverse forme mutualistiche operanti in Italia, che garantiscono la salute di circa ¼ della popolazione italiana. “Auspichiamoilbenessereelasalutepertuttii cittadini,comedirittofondamentaledell’uomo epatrimoniosocialedellacollettività” www.sanitaintegrativa.org segreteria@sanitaintegrativa.com
  26. 26. 26 a cura di Nicoletta Mele Dall’Università di Chicago i risultati di una nuova ricerca per diminuire i rischi: Health Online ne ha parlato con la Dott.ssa Annalisa Perego, senologa È il più frequente tumore femminile e, stando ai dati, colpisce 1 donna su 8 oltre i 40 anni. È il cancro al seno. Dall’analisi dei dati dei registri tumori italiani, si stima che in Italia siano diagnosticati circa 46.000 nuovi casi/ anno di carcinoma della mammella. Oltre ad essere il primo tumore per frequenza, il cancro della mammella è anche la principale causa di mortalità oncologica nella donna, anche se, grazie a diagnosi precoci e terapie sempre più efficaci, la sopravvivenza è in netto aumento. Per combattere la neoplasia gli strumenti principali sono la prevenzione e la diagnosi precoce. Health Italia ha intervistato la dottoressa Annalisa Perego, chirurgo senologo presso l’Italian Medical center Dubai. Quanto è importante la prevenzione? E come deve essere fatta? “La prevenzione per il tumore della mammella è fondamentale, come lo è per tutti i tipi di tumore. Sono stati identificati molti fattori di rischio, alcuni modificabili, come gli stili di vita. Tra le abitudini dannose si possono citare, per esempio, un’alimentazione povera di frutta e verdura e ricca di grassi animali, il fumo, l’obesità , una vita sedentaria e l’assunzione per più di 5 anni di terapia ormonale sostitutiva postmenopausa. L’allattamento al seno protratto oltre l’anno risulta invece essere protettivo contro l’insorgenza del tumore. Vi sono però purtroppo anche altri fattori di rischio non modificabili da parte della donna, come l’età (la maggior parte di tumori del seno colpisce oltre i 40 anni), un periodo fertile breve (prima mestruazione tardiva e menopausa precoce) e fattori genetici. La prevenzione del tumore del seno deve cominciare a partire dai 20 anni con l’autopalpazione eseguita con regolarità ogni mese. È indispensabile, poi, dopo i 30 anni, proseguire con visite annuali del seno eseguite da uno specialista senologo e associate ad ecografia bilaterale. Raggiunti i 40 anni, all’ecografia va affiancata anche la mammografia, per aumentare il potere diagnostico delle indagini”. Ricordiamo che ottobre è stato il mese della prevenzione... “In tutto il mondo la campagna di prevenzione ha come obiettivo quello di sensibilizzare un numero sempre più ampio di donne sull’importanza vitale della prevenzione e della diagnosi precoce dei tumori della mammella, informando il pubblico femminile anche sugli stili di vita correttamente sani da adottare e sui controlli diagnostici da effettuare. Spesso si tende ad andare dal medico solo quando si accusano dei disturbi. In genere, le forme iniziali di tumore del seno non hanno nessuna manifestazione clinica e non provocano dolore. Uno studio effettuato su quasi mille donne con dolore al seno ha dimostrato che solo lo 0,4% di esse aveva una lesione maligna, mentre nel 12,3% erano presenti lesioni benigne, come ad esempio le cisti, e nel resto dei casi non vi era alcuna patologia ed il dolore era provocato solo dalle naturali variazioni degli ormoni durante il ciclo. Il tumore si può manifestare con noduli palpabili o addirittura visibili, anche se in genere questi sono segni di una forma tumorale già avanzata e non di una forma identificata in fase precoce. Importante segnalare al medico anche alterazioni del capezzolo, secrezioni da un capezzolo solo (se la perdita è bilaterale il più delle volte la causa è ormonale), cambiamenti della pelle (aspetto a buccia d’arancia o retrazioni) o della forma del seno. Con il miglioramento delle tecniche radiologiche e della maggior consapevolezza della donna, la maggior parte dei tumori del seno Tumore al seno, prevenzione e diagnosi precoce
  27. 27. 27 in evidenza
  28. 28. 28 oggigiorno viene diagnosticata quando non dà ancora segno di sé e si vede solo con la mammografia e l’ecografia. Si parla in tal caso di lesione preclinica, cioè un tumore ancora allo stato iniziale, quando è più facile da curare”. Individuare la neoplasia nella fase iniziale aumenta notevolmente la possibilità di curarla in modo definitivo? “Certamente! Se la malattia è scoperta in fase precoce, la sopravvivenza dopo 5 anni dalla diagnosi raggiunge anche il 98%. Negli ultimi 20 anni i tassi di guarigione sono raddoppiati grazie a diversi fattori, tra cui il miglioramento delle terapie, l’anticipazione diagnostica e la presa di coscienza delle donne”. Secondo i risultati di una ricerca realizzata dall’Università di Chicago e pubblicati sulla rivista scientifica Chemical Research in Toxycology, è emerso che la birra, o meglio il luppolo, diminuirebbe il rischio di cancro al seno. Secondo i ricercatori, il luppolo ha proprietà protettive contro il cancro al seno, in quanto la pianta contiene l’opeina, conosciuta anche con il nome di 8-prenilnaringenina, che è un fitoestrogeno molto potente. Per essere efficace, però, si deve assumere come integratore alimentare, quindi in capsule. La ricerca in qualche modo è partita al contrario. Da tempo l’opeina è utilizzata contro il nervosismo, i disturbi del sonno, per stimolare l’appetito o ancora per combattere le vampate di calore tipiche della menopausa. Queste capacità della pianta sono state confermate da diversi studi clinici, tanto che l’utilizzo del luppolo per la cura di questi problemi è universalmente riconosciuto, grazie all’azione sedativa esercitata dal lupulone e dall’umulone contenuti nel luppolo.
  29. 29. 29 indica la presenza del tumore in una famiglia, (linea materna o paterna) senza che vi sia una evidente trasmissione della malattia da una generazione alla successiva o sia riconosciuto un gene responsabile, mentre il termine ereditario suggerisce la presenza di una mutazione dimostrata dal test genetico di alcuni geni (BRCA1-BRCA2) che si possono trasmettere ai discendenti. Il 5-7% dei tumori alla mammella sono di tipo ereditario, dal 15 al 20% sono di carattere familiare e in circa il 70-75% il tumore è sporadico cioè correlato a fattori ambientali in individui che non presentano familiarità, né ereditarietà. Le donne che rientrano nelle prime due categorie sono considerate soggetti ad alto rischio di sviluppo del tumore mammario e seguono un percorso di prevenzione leggermente diverso. Dovranno sottoporsi a controlli clinici e radiologici più ravvicinati nel tempo, prevedendo anche in molti casi l’utilizzo della risonanza magnetica, aumentando in tal modo la possibilità di una vera e propria diagnosi precoce”. La prevenzione è un’arma molto importante per combattere i tumori e la diagnosi precoce consente di individuare nella fase iniziale la neoplasia e procedere così ad una terapia mirata. “La salute è il primo dovere della vita” (Oscar Wilde), non dimentichiamolo mai. I ricercatori americani volevano capire se questa sostanza fosse un fattore di rischio per il tumore al seno, perché la terapia ormonale sostitutiva in alcuni casi è ritenuta un fattore di rischio. Hanno così applicato l’estratto del luppolo a due diverse linee di cellule del seno per monitorare l’effetto sul metabolismo degli estrogeni delle cellule. Le loro ricerche però hanno dimostrato esattamente il contrario. Secondo i loro risultati, il luppolo ha un effetto protettore e diminuisce il rischio di sviluppare il cancro al seno, poiché lo stesso processo potrebbe attivare le sostanze chimiche che impediscono i tumori in via di sviluppo. Per il professor Bolton, capo del team di scienziati, la ricerca ha dimostrato che il luppolo sarebbe particolarmente efficace per tenere lontano il cancro al seno nelle donne sottoposte a trattamento ormonale sostitutivo (HRT) durante la menopausa. Dottoressa Perego, cosa ne pensa? “Questa nuovissima ricerca appena pubblicata potrebbe portare ad ottimi risultati in termine di prevenzione della malattia, ma ovviamente è solo allo stadio iniziale. I risultati sono stati ottenuti per il momento solo in vitro. A questo punto non ci resta da far altro che aspettare che la ricerca di Chicago possa in qualche modo essere confermata da ulteriori studi anche in vivo, cioè su gruppi di donne, ma già questo primo tassello mira a comporre un mosaico senz’altro interessante”. I progressi della medicina e degli esami di screening, negli anni, hanno permesso una diagnosi precoce, consentendo così una diminuzione dell’indice di mortalità. L’ecografia in 3D, la sonda molecolare per una diagnosi nel corso dell’intervento chirurgico, sono alcuni esempi di come oggi si hanno a disposizione strumenti importanti per combattere il cancro al seno. Dottoressa, oltre alla prevenzione è di primaria importanza anche la diagnosi precoce, soprattutto quando ci sono più casi in famiglia. Si stima che circa il 5-7% dei tumori del seno è ereditario, legato cioè alla presenza nel DNA di alcune mutazioni nei geni BRCA1 e BRCA2. È così? quali sono i suoi consigli? “In linea generale, tumore familiare è un termine che
  30. 30. 3030 A San Pietro a Mare, sulla spiaggia più rinomata del litorale di Valledoria, vi presentiamo le nuove villette della pineta. Elegantemente rifinite, sono composte da quattro locali e tre bagni, una grande veranda e un meraviglioso spazio verde di proprietà di oltre 460 mq. Ogni casa dispone del proprio posto auto.Ogni casa dispone del proprio posto auto. Ville e Appartamenti in vendita o in affitto s u l l a s p i a g g i a d i S a n P i e t r o a M a r e immersi nel verde della pineta a pochi passi dall’acqua Scopri come poter avere la casa dei tuoi sogni in Sardegna www.casainvestimento.it ESTATE 2016 LA TUA CASA IN S A R D E G N A Ultime unità A San Pietro a Mare, sulla spiaggia più rinomata del litorale di Valledoria, vi presentiamo le nuove villette della pineta. Elegantemente rifinite, sono composte da quattro locali e tre bagni, una grande veranda e un meraviglioso spazio verde di proprietà di oltre 460 mq. Ogni casa dispone del proprio posto auto.Ogni casa dispone del proprio posto auto. Ville e Appartamenti in vendita o in affitto s u l l a s p i a g g i a d i S a n P i e t r o a M a r e immersi nel verde della pineta a pochi passi dall’acqua Scopri come poter avere la casa dei tuoi sogni in Sardegna www.casainvestimento.it ESTATE 2016 LA TUA CASA IN S A R D E G N A A San Pietro a Mare, sulla spiaggia più rinomata del litorale di Valledoria, vi presentiamo le nuove villette della pineta. Elegantemente rifinite, sono composte da quattro locali e tre bagni, una grande veranda e un meraviglioso spazio verde di proprietà di oltre 460 mq. Ogni casa dispone del proprio posto auto.Ogni casa dispone del proprio posto auto. Ville e Appartamenti in vendita o in affitto s u l l a s p i a g g i a d i S a n P i e t r o a M a r e immersi nel verde della pineta a pochi passi dall’acqua Scopri come poter avere la casa dei tuoi sogni in Sardegna www.casainvestimento.it ESTATE 2016 LA TUA CASA IN S A R D E G N A Ultime unità disponibili! www.casainvestimento.it info@casainvestimento.it
  31. 31. 31 a cura di Mariachiara Manopulo Epidermolisi Bollosa: la vita dei bambini farfalla Bambini farfalla li chiamano. È una bella espressione, ma purtroppo nasconde una brutta malattia: l’epidermolisi bollosa. Una patologia di cui si parla poco, ma che purtroppo ha pesantissime ricadute sulla vita di chi ne soffre e di chi se ne prende cura. Sotto il nome di epidermolisi sono racchiuse diverse genodermatosi, cioè malattie genetiche della cute, rare, caratterizzate da pelle fragilissima e dalla ricorrente formazione di bolle, prodotte da microtraumi. La nostra pelle è formata da due strati: l’epidermide, lo strato esterno, e il derma, lo strato interno. Il derma è legato all’epidermide dalla giunzione dermoepidermica che garantisce, con un grande numero di filamenti di ancoraggio, un legame sicuro fra i due strati. Le persone affette da EB, per errori genetici, hanno alcuni difetti nelle proteine responsabili dell’aderenza tra epidermide e derma, come il collagene, la laminina, le cheratine e le integrine. Non ci sono i filamenti di ancoraggio, e qualsiasi azione generante attrito tra i due strati (come sfregamento o pressione) provoca piaghe e vesciche. Dolorosissime. Fino ad oggi, sono stati identificati 13 geni responsabili della maggior parte dei casi di epidermolisi bollosa. Se presente in forma lieve, consente di condurre una vita normale. Ma le forme più gravi possono essere mortali, anche nei neonati. È una patologia genetica, e può quindi essere ereditata con modalità autosomica dominante o autosomica recessiva. Nel primo caso, un genitore con un gene mutato ha il 50% di probabilità di trasmettere la malattia ad ognuno dei suoi figli; nel secondo caso, entrambi i genitori sono portatori sani di un gene associato alla malattia e la probabilità che la trasmettano ai bambini è del 25% a ogni gravidanza. Nelle coppie in cui è stato tracciato il difetto genetico alla base della EB, è possibile la diagnosi prenatale durante la gravidanza. In tutto il mondo, l’epidermolisi bollosa colpisce 1 bambino su circa 17.000 nati, circa 500 mila persone, in Italia 1 su 82.000, per un totale di circa 1.500 pazienti sul territorio nazionale. I bambini con questa malattia vengono chiamati “bambini farfalla”, proprio per la fragilità della loro pelle, paragonabile alle ali di una farfalla. In Sud America, invece,
  32. 32. 32 comparire carcinomi squamo cellulari, che si sviluppano generalmente nelle sedi soggette a trauma e a lesioni bollose ricorrenti, in particolare a livello delle estremità del corpo e della lingua. È molto difficile diagnosticare correttamente questi carcinomi, soprattutto se il medico non è esperto e non conosce bene questa patologia. Vengono spesso confusi con lesioni erosive o verrucose croniche, e quindi non vengono adeguatamente e tempestivamente gestiti, fino ad assumere dimensioni notevoli. E a quel punto, può essere necessaria l’amputazione dell’arto o di parte di esso, con tutte le conseguenze anche psicologiche che questo comporta. Il carcinoma squamocellulare può essere trattato anche con sedute di radio o chemioterapia ma ha spesso, in ogni caso, conseguenze letali. Le forme gravi possono provocare anche la completa chiusura delle mani. Le dita dei bambini si uniscono gradualmente e poi si chiudono, provocando, nei casi i piccoli malati sono definiti “Bambini Pelle di Cristallo“. Purtroppo, poiché è molto rara, sono pochi gli investimenti nella ricerca. La pelle di un malato non può guarire completamente e in maniera corretta: le ferite e il processo di cicatrizzazione sono purtroppo cronici. Ogni trauma o danno subito dalla pelle è irreversibile e la disabilità causata dalla malattia si accentuerà nel corso della vita del malato. Nel 2006 è stato effettuato il primo trapianto al mondo di pelle geneticamente modificata in un malato di EB giunzionale. Ma a parte questo, non esistono cure risolutive per la Epidermolisi Bollosa. Nelle forme gravi possono essere coinvolti anche organi e apparati, come l’esofago, che si può restringere fino ad occludersi, e spesso è necessario ricorrere alla chirurgia, che comporta comunque benefici limitati. A volte ci può essere un’altra, gravissima, complicanza: possono
  33. 33. 33 più gravi, la completa perdita dell’uso delle mani sin da piccolissimi. La malattia ha un forte impatto anche per chi convive con il malato. Cambiare le medicazioni può richiedere diverse ore al giorno. E sia malato che famigliari devono purtroppo convivere con la disinformazione che c’è nei confronti di questa malattia, oltre che con la diffidenza della gente. Per cercare di attirare l’attenzione sulla malattia è stata recentemente realizzata una indagine da parte di Doxa, finanziata da Debra Italia Onlus, una associazione senza scopo di lucro che supporta su tutto il territorio italiano bambini e adulti affetti da Epidermolisi Bollosa (EB). Fondata nel 1990 su iniziativa di familiari e pazienti, l’associazione ha in particolare l’obiettivo di promuovere attività di assistenza socio sanitaria, di diffondere la conoscenza tra malati, familiari e medici, e di supportare la ricerca su questa grave e sconosciuta malattia. L’indagine ha coinvolto un campione composto da volontari affetti da epidermolisi bollosa giovani e adulti e alcuni caregivers, per un totale di 33 partecipanti provenienti da tutt’Italia. Venti pazienti su 30 soffrivano di epidermolisi bollosa distrofica recessiva, la forma più grave. Con le loro testimonianze è stato possibile capire le caratteristiche principali della malattia: fragilità e imprevedibilità, impossibilità di acquisire autosufficienza ed emancipazione, dolore fisico e psicologico. HealthOnlinehacontattatolapresidentedell’associazione, Cinzia Pilo: le abbiamo chiesto di raccontarci qualcosa di più sulla ricerca e sulla vita delle persone affette da questa malattia, ai più sconosciuta. L’epidermolisi bollosa è una malattia di cui si parla ancora troppo poco. Quanto è difficile assistere un bambino, o anche un adulto, che ne è affetto? L’assistenza delle persone affette da questa terribile malattia genetica rara è affidata alle famiglie. Come io stessa, da madre di un bambino affetto da questa patologia e da Presidente di Debra Italia ho più volte sottolineato, l’impatto della malattia è decisamente sottovalutato. Non è accettabile che la gestione quotidiana delle medicazioni, che rappresentano attualmente l’unico trattamento esistente, venga gestito dai genitori dei bambini, che sopportano perciò un eccessivo carico sia fisico che psicologico. La ricerca da noi commissionata ha evidenziato come, peraltro, questo meccanismo generi delle distorsioni anche nelle relazioni tra i famigliari: da un lato i genitori si sentono inutili nonostante il loro continuo sforzo per migliorare le condizioni di vita dei propri figli, perché non esiste cura e comunque la malattia degenera con l’età; dall’altro i ragazzi, soprattutto con l’adolescenza, desiderano non dipendere sempre da qualcuno. Questo rapporto di dipendenza reciproca che si crea è perciò deleterio per tutti. La vostra ricerca è la prima che indaga su questo mondo. Avete raccolto tantissime testimonianze di pazienti, giovani e adulti, e caregivers. Quali sono state le cose che vi hanno colpito di più? Le affermazioni che ci hanno colpito di più riguadano la diversa percezione del dolore da parte dei pazienti e dei loro caregivers e la necessità di maggiore autonomia denunciata dai malati di EB. Mentre la soffrenza fisica dei propri figli costituisce il primo grande problema denunciato dai caregivers, la mancanza di autonomia e il desiderio di una vita più emancipata è il dato denunciato come primo problema da molti ragazzi farfalla. Nel nostro Paese è garantita una assistenza adeguata a questi malati? Cosa si potrebbe e si dovrebbe fare in più? Nel nostro Paese sono presenti due centri multidisciplinari specializzati nella gestione della malattia, la cui nascita è stata peraltro stimolata dalla nostra associazione Debra Italia, presso l’Ospedale Maggiore Policlinico a Milano e l’ospedale Bambino Gesù a Roma, più alcuni centri monodisciplinari per l’odontoiatria a Torino, la chirurgia della mano a Catania e di dermatologia a Bari. Come evidente perciò, abbiamo necessità di spostarci in diverse parti d’Italia per ricevere l’indispensabile assistenza da personale specializzato. Esistono tre temi sui quali si deve e si può fare di più: diffondere ulteriormente la formazione di personale specializzato in altri centri ospedalieri in Italia, in modo da garantire alle nostre famiglie un accesso più facile alle cure; la concessione ai malati di EB, in maniera non discriminata in relazione al territorio di residenza, di tutto lo specifico materiale indispensabile e insostituibile occorrente per le medicazioni quotidiane, come da prescrizione nei protocolli redatti dai medici specializzati in EB; infine l’assistenza infermieristica domiciliare deve essere concessa da parte delle ASL in tutta Italia.
  34. 34. Presentano Diventa un associato e cambia adesso il tuo futuro, richiedi la consulenza di un promotore! www.garanziasalute.it garanziasalute@radioradio.it Il Fondo Garanzia Salute nasce nell’ottica di offrire un servizio in linea con i principi cardine cui si ispira una Società di Mutuo Soccorso, la solidarietà e la cooperazione, che riconoscono nella sanità integrativa l’unica forma di assistenza concreta e sostenibile che opera senza scopo di lucro. La volontà di diffondere il più possibile il principio di prevenzione ha spinto Mutua MBA ad affidarsi a Radio Radio, emittente radiofonica romana che sin dalla sua nascita si è caratterizzata come talk radio, ed elaborare per gli ascoltatori un’offerta di 9 sussidi: Pop, Rock, Techno e Dance dedicati agli under 65, Jazz, Classica, Blues, Country e Folk per gli over 65. La sanità d’eccellenza per le famiglie di Radio Radio!
  35. 35. 35 a cura di Prof. Dott. Aldo Liguori, Direttore dell’Istituto Paracelso L’obeso è una persona “denutrita”: un’analisi che va alle cause dell’obesità Se la medicina moderna ha messo a punto armi affilate per il trattamento delle più temibili malattie, resta la necessità di trovare i mezzi per dare benessere all’uomo affannato del 21° secolo. Sembra poterci pensare la millenaria agopuntura, medicina tradizionale cinese, che è attenta alle necessità di benessere della singola persona. Le sue metodiche, messe a punto e periodicamente perfezionate negli oltre 3.300 ospedali cinesi, sembrano offrire strumenti sempre più efficaci. È il caso del trattamento del dolore cronico intrattabile, curabile attraverso la puntura multipla e indolore del padiglione auricolare; delle patologie debilitanti croniche con continue riacutizzazioni, trattate con la tecnica indolore dell’ago infuocato; dell’obesità, che finalmente trova una reale soluzione con la metodica della dietologia cinese. In tema di obesità, la Medicina Tradizionale Cinese definisce l’obeso una persona indebolita per una carenza del processo di assimilazione. Di conseguenza, per poter assimilare una sufficiente quantità di nutrienti, l’obeso è costretto ad assumere maggiori quantità di cibo, che comportano maggiori quantità di scorie. Ne risulta uno squilibrio metabolico e una insufficiente eliminazione delle scorie, che si accumulano soprattutto sotto forma di adipe. L’approccio al trattamento dell’obeso quindi non può che agire tenendo conto di tutti i meccanismi patogenetici e in particolare dello stato di carenza del processo assimilativo, che evolve in eccesso ponderale. Il completamento di tutto l’iter terapeutico permette non solo di raggiungere e mantenere il peso corretto ma anche di stabilizzare il fisiologico processo di assimilazione. Il protocollo TCM-CAO (Traditional Chinese Medicine CombinedApproachtoObesity),messoapuntodall’Istituto Paracelso di Roma e applicato da medici competenti su tutto il territorio nazionale, sarà presto a disposizione degli assistiti MBA. Gli effetti benefici del protocollo sono visibili già dopo i primi giorni: • Azione immediata diretta sulle masse adipose più voluminose e rimodellamento della figura, nell’imprescindibile rispetto della massa magra. • Stato di benessere fisico. • Sostegno al tono psicofisico e psicocomportamentale. • Una perdita ponderale che avanza con progressione piuttosto dinamica. • Assenza degli effetti collaterali che compaiono a seguito di perdita ponderale, come inestetismi dei tessuti cutanei che risultano invece tonici ed elastici. • Riequilibrio di tutte le funzioni organiche. 35
  36. 36. 36 a cura di Alessia Elem Che cosa si intende per educazione alla sessualità? Per tabù, per imbarazzo, spesso non si parla di sesso, anche se confrontarsi, senza necessariamente entrare nell’intimità di ognuno, è importante. Molti sono i dubbi e le domande che i genitori si pongono sulla sessualità dei propri figli. Per questo abbiamo intervistato la sessuologa Marinella Cozzolino e, prima di capire qual è l’età e il modo giusto per iniziare a parlare di sesso ai bambini, le abbiamo chiesto: “che cos’è il sesso?” “Il sesso non è il rapporto sessuale. Sesso è senso di abbandono e appartenenza. È la meravigliosa sensazione di essere desiderati. Non si può vivere bene senza. Il desiderio è il motore delle nostre energie. È buon umore ed entusiasmo, adrenalina pura. Il sesso è corteggiamento e seduzione, mettersi in gioco e vincere. È appagamento per ansie e paure. È desiderio che unisce, è voglia di stare insieme, voglia di stare bene. È carica e ricarica. Chi fa l’amore ha gli occhi che brillano, lo sguardo sereno e rilassato di chi è contento e fiero di sé. Chi fa l’amore trasmette amore e benessere. È portatore sano di allegria ed entusiasmo. Il sesso è positività, è un peccato che non se ne parli”. Che cosa si intende per educazione alla sessualità? “L’educazione alla sessualità, soprattutto se impartita a un figlio, è una parte fondamentale dell’educazione che un genitore deve trasmettere. Comprende il riconoscimento del suo corpo e della sua identità sessuale, l’essere maschio o femmina per intenderci, e il rispetto per la diversità dell’altro. Non si può pretendere il rispetto senza conoscenza. Ai bambini dobbiamo dare gli strumenti adeguati per saper vivere. Per tabù, per imbarazzo, spesso non si parla di sesso anche se confrontarsi, senza necessariamente entrare nell’intimità di ognuno, è importante. Non credo si tratti di tabù nel senso canonico del termine. Non è imbarazzo, pudore o vergogna, è paura di scoprire un mondo, il nostro mondo sessuale, fatto di mancanze, tradimenti o particolari fantasie. La consapevolezza maggiore che mi hanno dato i miei ventitré anni di esperienza clinica è che la maggior parte della gente non vive una sessualità sana e solo per questo ha difficoltà a parlarne. Se si ha difficoltà tra adulti, la situazione si complica ancor di più quando sono i bambini a fare delle domande. Partiamo dal presupposto che molti genitori non hanno gli strumenti per affrontare le domande dei bambini. Il mondo della sessualità è fluido, in costante evoluzione. I bambini possono chiedere informazioni in merito a profilattici, penetrazione, sperma ma anche omosessuali, famiglie omosessuali, travestiti e travestitismo. Potrebbe non essere facile, per chi non ha gli strumenti per farlo, rispondere a queste domande e soprattutto capire fino a che punto spingersi. Per questo sarebbe necessario, in maniera graduale, che se ne parlasse a scuola”. Dottoressa, secondo lei, qual è l’età giusta per iniziare a parlare di sesso ai propri figli e quanto è importante confrontarsi, non solo tra noi adulti, ma anche con i più piccoli? “Non esiste un’età giusta nello specifico, ma una piccola regola c’è: quando i bambini fanno una domanda significa che sono interessati e incuriositi da quell’argomento e, per questo, sono pronti a comprenderne la risposta. Ovviamente, in base all’età si cercherà di usare le parole Educazione sessuale: a che età è opportuno iniziare a parlarne?
  37. 37. 37 più adatte. Solo a partire dalla quinta elementare si può completare l’informazione parlando di penetrazione come risposta alla domanda: come entra il semino di papà nella pancia?”. È importante insegnare il nome scientifico delle parti intime come si fa con le altre parti del corpo? “Sì, le cose vanno chiamate con il proprio nome. Si parlerà di pene e vulva. Si parte da competenze precise per poi spiegare loro che l’utilizzo inutile di termini volgari rende volgare il tutto e rischia di portare l’adulto a non rispondere più a nessuna domanda”. In una società digitalizzata dove tutto è alla portata di tutti è facile che i bambini arrivino a carpire informazioni sbagliate. Lei cosa ne pensa? “Internet fa danni enormi, soprattutto ai preadolescenti. Si stima che tra i 10 e gli 11 anni la maggior parte dei bambini abbia già visto scene di sesso molto esplicito. Il rischio è l’ansia da prestazione che li accompagnerà negli anni futuri rispetto alla sessualità”. In conclusione, quali sono i suoi consigli? “Nella maggior parte delle classi i bambini fin dalla prima elementare parlano molto di organi genitali e di sessualità. Ne sanno di più di quanto immaginiamo. Non sono solo bimbi di prima elementare se qualcuno o molti tra loro hanno fratelli maggiori. In classe arrivano informazioni di ogni tipo. Il primo consiglio è di parlare con la scuola e chiedere, quantomeno in quinta elementare, un incontro con un esperto che possa dare informazioni corrette, laiche e non tendenziose ai bambini. Se proprio ciò non fosse possibile, devono necessariamente pensarci i genitori: possono farsi aiutare da un libro specifico o chiedere a un sessuologo di parlarne direttamente con i bambini o di istruire i genitori affinché possano poi parlare con i bimbi senza timori”.
  38. 38. Coopsalute è una cooperativa che nasce dalla volontà di costituire un unico punto di incontro tra la domanda e l’offerta di prestazioni e servizi socio- sanitari-assistenziali. Peculiarità di Coopsalute è infatti quella di stipulare accordi e convenzioni con società di Mutuo Soccorso, Casse di Assistenza, Fondi Sanitari e Compagnie di Assicurazione da un lato e Cooperative, Società di Servizi e liberi professionisti dall’altro. Essere Cooperativa significa agire insieme per il benessere dell’ individuo e il miglioramento della qualità della vita, in un’ottica solidaristica e mutualistica. Il primo network italiano dedicato all'assistenza domiciliare e a tutti quei servizi pensati e costruiti intorno alle esigenze dell'utente. Coopsalute S.C.p.A. info@coopsalute.org www.coopsalute.org Nello scenario socio-economico attuale, riveste un ruolo sempre più di rilievo l’assistenza domiciliare, rivolta ad anziani, disabili, malati e a chiunque si trovi a vivere particolari condizioni di fragilità. Per agevolare il paziente e la sua famiglia in termini di confort e privacy, è importante che tale prestazione sia svolta nel rispetto e nel mantenimento delle massime condizioni qualitative e con assoluta professionalità. Coopsalute assicura tali peculiarità, mediante un’accurata selezione su tutto il territorio nazionale degli erogatori di tali prestazioni, per poter poi formulare pacchetti di prestazioni e servizi ad hoc, da offrire ai suoi convenzionati. Monitorandocostantementeilmercato e i suoi mutamenti e i cambiamenti dei bisogni della collettività, Coopsalute, plasmandosi attorno ad essi, riesce a fornireprestazionisempreinnovative e attuali garantendo anche il costante supporto della sua Centrale Salute H24. Coopsalute, convenzionata tra l’altro con oltre 20 Fondi Sanitari, casse di Assistenza e Società di Mutuo Soccorso, fruitori dei suoi servizi, intende proseguire la sua crescita, divenendo il principale punto di riferimento per tutti gli attori dello scenario socio-sanitario- assistenziale, il “regista” attraverso il quale le parti si incontrano, nel soddisfacimento di bisogni condivisi. 800 598 635 Centrale Cooperativa (riservato agli Assistiti) 06 90198069 info e ufficio convenzioni aderente A aderente B aderente C aderente D ade ade ade ade aderente A aderente B aderente C aderente D aderente A aderente B aderente C aderente D L'assistito si affida a Coopsalute per la propria esigenza sanitaria. Coopsalute si occupa di reperire, all'interno del suo network, le prestazioni richieste. L'assistito usufruisce del servizio adatto alle proprie necessità.
  39. 39. 39 a cura di Monica Valentini Imparare a conoscere la Scafocefalia Il cranio è costituito da ossa piatte e da suture; con la crescita le suture si chiudono è così si forma il cranio. È senza dubbio la struttura ossea più complessa del corpo umano, essendo formato da 25-28 ossa sia pari che impari, spesso con forma altamente irregolare, e connesse fra loro con una certa variabilità. La maggior parte di queste ossa sono piatte, formate da due tavolati, uno esterno più spesso, ed uno interno meno spesso, e da uno strato centrale spugnoso a bassa densità. Lo spessore delle ossa varia generalmente in base alla copertura muscolare, per cui saranno più sottili quelle parti del cranio ricoperte da un numero di muscoli o da una massa muscolare maggiore rispetto a quelle relativamente esposte. Le ossa del cranio sono interconnesse da articolazioni fibrose dette suture, che tendono a chiudersi con l’invecchiamento, ciascuna entro un range di tempo più o meno definito, anche se non mancano eccezioni. Le suture del cranio sono articolazioni fisse del tipo delle sinfibrosi presenti tra le ossa del cranio e caratterizzate da tessuto connettivo fibrillare denso. La scafocefalia consiste nella fusione prematura sagittale; quando le suture vanno incontro ad una veloce fusione, il cervello, che spinge all’interno della scatola cranica, farà crescere il cranio nella direzione consentita dalla sutura rimasta aperta. La testa del bambino appare molto allungata fin dalla nascita, mentre la regione peritiale appare decisamente ristretta. La scafocefalia è la craniostenosi più frequente ed in genere non comporta pressione endocrina elevata. L’incidenza è di un bambino su 2000, con frequenza maggiore nei maschi, inoltre non raramente è ereditaria. La craniostenosi è una malformazione della struttura cranica che consiste nella fusione precoce di una o più suture craniche del neonato. La presenza di asimmetrie nella struttura cranica è spesso indicativa di una craniostenosi. 39
  40. 40. 40 Talvolta la diagnosi può essere resa più difficoltosa a causa di tre diverse craniostenosi, ovvero quella della sutura sagittale, quella della sutura coronale e quella della sutura metopica. La scafocefalia rientra tra le primarie forme di craniostenosi ed è più frequente nei parti gemellari. Di norma si effettuano due indagini. La prima è la radiografia, con la quale si possono osservare con precisione le anomalie ossee, poi si procede con una TAC, per verificare lo stato del cervello. Davanti a questa malformazione si interviene solo chirurgicamente; l’operazione consiste nell’asportazione della sutura chiusa, che comporta quindi un ampliamento degli spazi saturali ed incrementando il diametro biparitale fino a normalizzare le curvature craniche. L’intervento viene effettuato secondo la tecnica PI GRECO SQUEEZE, ovvero per mezzo di un’incisione cutanea dietro l’orecchio per asportare dei piccoli listelli ossei parallelamente alla sutura sagittale e alle suture coronali. Il momento migliore per effettuare questa operazione è quando il neonato ha 9-10 mesi. Diversamente, superata questa età, la procedura chirurgica è differente, vengono impiantati nel cranio i SPRINGS. Una volta asportata tutta la sutura nello spazio che rimane vengono inseriti degli espansori (springs), che possiamo immaginare come molle caricate. Nel corso del tempo gli espansori si allargano così da spingere le ossa verso l’esterno, determinando l’aumento del diametro trasverso. Gli springs vengono rimossi dopo circa 4-5 mesi. Il rischio mortalità che le statistiche riportano è di 1 bambino su 100 operati, ma nei reparti di neurochirurgia pediatrica la sicurezza aumenta decisamente e addirittura in alcuni reparti neurochirurgici pediatrici italiani che operano da decenni non si sono mai registrati casi di mortalità. Altre complicanze possono purtroppo riguardare un’incisione troppo profonda o un rimodellamento non ottimale, che comportano purtroppo la necessità di più interventi in successione, ma anche questa complicazione è praticamente nulla nei reparti pediatrici abituati a intervenire sulle craniostenosi. I centri di eccellenza in Italia per questo intervento sono l’Ospedale Gemelli di Roma, il Gaslini a Genova, e il Mayer a Firenze, all’avanguardia per esperienza e tecniche di intervento.
  41. 41. 41 Siamo una delle più grandi realtà nel panorama della Sanità Integrativa e lo dobbiamo al lavoro, alla passione e alla professionalità che mettiamo in ogni sfida che dobbiamo affrontare. Siamo impegnati nella ricerca costante di nuovi traguardi da raggiungere, forti di un credo che vede la Salute e il Benessere della persona al centro di ogni nostra attività, diritti fondamentali da tutelare e promuovere. In questi anni abbiamo formato professionisti della Salute, sposando i principi di una Società moderna e collaborativa in cui tutti possano contribuire alla costruzione di un sistema socio-assistenziale solido, orientato sulla Cura Totale della persona. Insieme abbiamo creato una rete efficiente e ben organizzata sul territorio credendo nei nostri progetti, ma soprattutto nelle persone che ci hanno dimostrato, nel tempo, dedizione e disponibilità a formarsi. Persone che, ogni giorno, ci consentono di scrutare l’orizzonte con serenità e voglia di fare e alle quali vorremmo dire il nostro grazie. ITALIA “La salute è la più grande forza di un popolo civile”
  42. 42. 42 Legge 3/2012 “Salva Suicidi”: la Bella Sconosciuta a cura di Redazione Health Online In questo numero di Health Online abbiamo deciso di affrontare un tema molto importante ed attuale: il sovraindebitamento di famiglie ed imprese. Abbiamo intervistato Omar Brugnoli, CEO di Libera Debito. Ci racconti qualche cosa di lei, e di cosa si occupa L.D. 49 anni, Consulente Aziendale, da molti anni collaboro con i principali istituti di credito. In questi ultimi anni, ho vissuto con i miei clienti e con le banche la profonda crisi che ci ha colpito. Proprio da questo nasce Libera Debito, una società di consulenza di ispirazione cristiana, che vanta un esperienza consolidata in tema di analisi e gestione dei rapporti debitori di privati ed aziende. La nostra società si avvale di uno staff di avvocati e commercialisti esperti in diritto bancario e fallimentare distribuiti capillarmente su tutto il territorio nazionale. Ci può spiegare cosa significa “sovraindebitamento”? La crisi ha preso forza nel 2008, e in questi 7 anni sono fallite più di 80.000 imprese, la perdita di 1.000.000 di posti di lavoro, un indebitamento di oltre 500 miliardi di Euro tra mutui, prestiti e finanziamenti. L’ammontare di rate non pagate è di 60 miliardi, più di 1.400.000 abitazioni all’asta, conseguenza finale più di 1000 suicidi per motivi economici. Da qui la legge cosiddetta 3/2012 che permette di salvare famiglie ed imprese dalla sovraesposizione debitoria. Perché siamo arrivati a questi livelli di sovraindebitamento? I motivi che hanno portato al sovraindebitamento sono principalmente 3: gli imprevisti come la perdita improvvisa del posto di lavoro, la diminuzione del reddito (diminuzione fatturato, ore di lavoro etc.), malattie o decessi di un componente della famiglia. Un secondo fattore è causato dall’Economia globale: la facilità di accesso al credito negli anni passati, l’aumento dei tassi di interesse sui prestiti, la pressione fiscale e l’aumento del costo della vita. Terzo ed ultimo motivo, è la cattiva gestione dei redditi, ovvero un esagerata propensione al consumo, spese eccessive, determinate spesso da una cattiva educazione finanziaria. Perché viene chiamata legge salva suicidi? La legge 3/2012 è stata soprannominata dagli addetti ai lavori “legge salva suicidi”. Si tratta di una procedura di ristrutturazione dei debiti destinata ai privati ed alle piccole imprese che permette la cancellazione dei debiti pregressi (discharge) del debitore ivi compresi quelli verso il fisco (Equitalia). Il debitore che si trova schiacciato dal carico dei debiti accumulati, non sarà più costretto a rinunciare al proprio futuro, ma avrà una seconda opportunità per ripartire da zero, pianificando la propria vita e quella della sua famiglia. A chi è rivolta questa legge? La legge 3/2012 è rivolta a: persone fisiche, famiglie, artigiani, ditte individuali, società agricole, professionisti, start up, fideiussori e tutte le società escluse dalle procedure concorsuali. Quali sono i vantaggi? I vantaggi principali sono notevoli: ripianare i debiti con Banche, finanziarie, fisco, Equitalia, ed in molti casi permette di sospendere vendite all’asta. La legge fornisce un aiuto concreto a famiglie ed imprese tutelando l’individuo, permettendo di ripartire da zero.

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