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Health Online - 11

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Il primo periodico di informazione dedicato completamente al mondo della salute e della sanità integrativa

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Health Online - 11

  1. 1. Il periodico di informazione sulla Sanità Integrativa HEALTH gennaio/febbraio 2016 - N°11 disturbi del comportamento alimentare: una problematica sempre attuale e difficile da affrontare a causa degli atteggiamenti estremiassuntineiconfrontidelcibochetendonoacronicizzarsi tecnologia medicina estetica welfare e sanità integrativa in evidenza è nata Farmamia, la app gratuita per smartphone e tablet di Federfarma La carbossiterapia per combattere gli inestetismi della cellulite Cittadinanzattiva: “Un cittadino su dieci rinuncia a curarsi per ticket e liste di attesa Il Welfare aziendale tra sviluppo sociale e crescita economica
  2. 2. Scegliere ITALIA
  3. 3. Health Online periodico bimestrale di informazione sulla Sanità Integrativa Anno 3° gennaio/febbraio 2016 - N°11 Direttore responsabile Ing. Roberto Anzanello Comitato di redazione Alessandro Brigato Manuela Fabbretti Nicoletta Mele Giulia Riganelli Fabio Vitale Redazione e produzione Fabio Vitale Direzione e Proprietà Health Italia Via di Santa Cornelia, 9 00060 - Formello (RM) info@healthonline.it Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte può essere riprodotta in alcun modo senza permesso scritto del direttore editoriale. Articoli, notizie e recensioni firmati o siglati esprimono soltanto l’opinione dell’autore e comportano di conseguenza esclusivamente la sua responsabilità diretta. Registrazione del Tribunale Civile di Roma N° 29 del 10 Marzo 2014 ImPaginazione e grafica Giulia Riganelli Tiratura 90.993 copie Visita anche il sito www.healthonline.it potrai scaricare la versione digitale di questo numero e di quelli precedenti! E se non vuoi perderti neanche una delle prossime uscite contattaci via email a info@healthonline.it e richiedi l’abbonamento gratuito alla rivista, sarà nostra premura inviarti via web ogni uscita! Per la tua pubblicità su Health Online contatta mkt@healthonline.it HEALTH
  4. 4. 4 Sicuramentenonpossiamochedefinireilnostropaesecome un grande paese democratico, ove la rappresentatività è consentita ad ogni tipologia di minoranze siano esse etniche, religiose, politiche, sociali, culturali. Il problema è che, come spesso ci accade, noi italiani magari ci prendiamo un po’ di tempo rispetto agli altri ma poi, in ogni ambito, quando applichiamo un principio lo applichiamo in maniera intensiva ed in modo estensivo. Questo vale anche per la democrazia parlamentare soprattutto nell’ambito di deliberazione su aspetti legislativi, ove qualunque eletto può intervenire per portare le proprie istanze come grandissima apertura al modello della democrazia estesa e rappresentativa. Forse questo è però proprio un limite di tale democrazia sul quale sarebbe opportuno riflettere perché tale metodologiaconsenteanchediosteggiareladeliberazione di una legge con l’ostruzionismo, di inserire in un testo da deliberare aspetti che possono creare confusione, di correggere con interventi strumentali l’indirizzo legislativo di leggi che riguardano altri argomenti. Vi chiederete come mai Health On Line che è uno strumento di comunicazione finalizzato al tema della sanità si occupi di democrazia parlamentare, ma la risposta è semplice. Negli ultimi periodi l’attenzione di molti parlamentari si è concentratasultemadellasanitàsiapubblicacheintegrativa, l’interesse di molte strutture finanziarie ed imprenditoriali si è focalizzato sulla possibilità di sviluppare progetti rivolti al mercato della sanità integrativa in quanto previsto in crescita in tutto il mondo almeno fino al 2030, la volontà dei cittadini italiani si è concentrata sulla possibilità di ricevere un’assistenza sanitaria professionale, qualificata e di qualità in un periodo nel quale le risorse economiche scarseggiano. Questo ha determinato un acceso dibattito, sicuramente interessante e prolifico, ma anche visioni poco coerenti e distorte che hanno portato al tentativo di introdurre nuove norme, correzioni di rotta, impostazioni strumentali anche tramite l’utilizzo dell’emendamento in leggi o decreti legge che poco avevano a che fare con il tema sanità. Premesso che sarebbe opportuno interrogarsi sul fatto di quanto ciò sia veramente democratico, perché basti pensare a quanto possa essere ingiusto determinare delle regole che riguardano milioni di cittadini, una moltitudine di imprese, molti dipendenti approfittando della discussione parlamentare su argomenti di altra natura, è necessario vigilare costantemente per evitare strumentalizzazioni non rivolte all’interesse comune. Se nel decreto legge sulla concorrenza si tenta di introdurre regole che faciliterebbero l’inserimento sul mercato di soggetti che non ne possiedono i requisiti, se nella legge finanziaria si tentano di inserire articoli che modifichino il modello della sanità integrativa cosi come è stato concepito e se tutto ciò viene fatto in modalità “silenziosa”, allora è necessario che i parlamentari, i cittadini e la stampa tutta sappiano e che possano intervenire. Health On Line, che ha come obiettivo quello di veicolare e salvaguardare l’informazione libera sul tema della sanità e di rappresentare un modello di welfare equo e sostenibile, non può che cercare di vigilare attentamente per evitare forzature interessate e ribadendo chiaramente alcuni concetti semplici diretti, informandone tutti i lettori: • nell’ambito della sanità integrativa le leggi esistono, sono state correttamente impostate ed adeguate in oltre un ventennio da ministri (Bindi, Turco, Sacconi e Lorenzin) e governi che rappresentano praticamente tutto l’arco parlamentare, non servono nuove leggi, è sufficiente applicare quelle che ci sono; • il modello sanitario italiano a “tre pilastri” (pubblico, mutualistico, privato) è un esempio di corretta impostazione sociale, economica, assistenziale studiato in tutto il mondo ed è l’unico percorso possibile per la tutela dei cittadini e la salvaguardia dei diritti costituzionali in una logica anche di coerenza economica; • la sanità pubblica deve necessariamente concentrare le proprie risorse sulle fasce più deboli della popolazione e deve essere gestita dallo stato, la sanità integrativa è esclusivamente riservata alle strutture che applicano principi mutualistici quali Fondi Sanitari, Società di Mutuo Soccorso e Casse di Assistenza e deve integrare i propri sistemi di offerta con quelli della sanità pubblica, la sanità privata deve essere rivolta a coloro che hanno le risorse economiche per poterne usufruire. Tutto quanto non rientra in tali principi per noi è un tentativo di sfruttare il sistema per interessi che non sono quelli dei cittadini e pertanto vigileremo sempre insieme ai nostri lettori affinché non appaiono dal nulla articoli di legge non coerenti ed emendamenti ingiustificati, affinché si eviti che consuete vecchie abitudini finalizzate a concedere vantaggi a questo od a quel gruppo di interesse modifichino leggi e modelli già correttamente impostati e consolidati. A cura di Roberto Anzanello editoriale Leggi, Emendamenti e vecchie abitudini
  5. 5. 28 8 11 22 16 30 35 Tumore alla vescica: diagnosi precoce con un semplice esame delle urine La reale importanza di donare il sangue La Carbossiterapia per combattere gli inestetismi della cellulite Solidarietà tra la Fondazione Basis e la Caritas di Formello: intervista alla Caritas Morbo di Hirschsprung: la storia di Giorgio, un messaggio di speranza per tanti bambini Sull’ottovolante dei Disturbi Alimentari con Santa Caterina da Siena e Pantagruele, tra controllo e abbandono. prima parte: Tu chiamale se vuoi…emozioni Le proprietà benefiche delle spezie in evidenza 24 L’allarme di Cittadinanzattiva: un cittadino su dieci rinuncia a curarsi per ticket e liste di attesa 38 Le sfide della cardiologia del terzo millennio
  6. 6. 43 Il Welfare aziendale tra sviluppo sociale e crescita economica 50 54 56 58 40 46 La moda del running La corretta postura al lavoro A Roma è nata Farmamia, la app gratuita per smartphone e tablet di Federfarma Le ricette della salute La Sindrome di Asperger: #aspiefriendly Virus Zika, tutto quello che c’è da sapere. Intervista al Prof. Giovanni Di Perri
  7. 7. Health tips Sapevi che... Il cardo ha virtù depurative e protettive sopratutto del fegato ed ha qualità galattogene, ovvero favorisce la produzione di latte diventando un valido aiuto per le neo-mamme. L’indivia è un’ottima alleata del sistema immunitario grazie all’alto contenuto di vitamina C ed E, inoltre è tra le verdure a più alto concentrato di acido folico I topinambur riducono l’assorbimento di colesterolo cattivo e di zuccheri a livello intestinale; hanno proprietà digestive e sono un alimento vasodilatatore. Gli asparagi contengono saponine, polifenoli e una buona quota di minerali, in particolare potassio, grazie al quale sono ottimi alleati del cuore e dei muscoli. L’amniocentesi è un esame che permette di prelevare liquido amniotico per via transaddominale ed effettuare così una diagnosi prenatale di una serie di patologie. I porri sono un antibiotico naturale grazie alle proprietà dell’allicina in essi contenuta, che offre benefici anche in caso di reumatismi e artrite. L’angiografia digitale è un esame con mezzo di contrasto che permette la visualizzazione dei vasi sanguigni cerebrali intra ed extra craniali per valutazione clinica e intervento chirurgico. Il radionefrogramma è una curva che descrive l’eliminazione per via urinaria di una sostanza e misura la funzionalità renale. Un regolare consumo di fagioli è in grado di abbassare il colesterolo e prevenire problemi al tratto gastro-digerente.
  8. 8. 8 Tumore alla vescica: diagnosi precoce con un semplice esame delle urine a cura di Alessia Elem Un comune esame dell’urina, al quale si sottopongono migliaia di persone, è in grado di diagnosticare precocemente il tumore alla vescica perché, proprio nel sedimento urinario, è possibile trovare le cellule tipiche della neoplasia. Questo è il risultato di uno studio, condotto dal Laboratorio di Patologia Clinica dell’Ospedale a Baggiovara e dal Laboratorio di citodiagnostica dell’Ospedale di Mirandola (Modena) e messo a punto dal Dipartimento Integrato di Medicina di Laboratorio e Anatomia Patologica dell’Azienda USL di Modena, diretto dal Professor Tommaso Trenti, che negli ultimi 3 anni ha testato una metodica in grado di identificare 162 pazienti affetti dalla malattia nello stato iniziale. La diagnosi è stata confermata da ulteriori accertamenti in più del 90% dei casi, consentendo di anticipare il trattamento della patologia e aumentare le possibilità di guarigione. Mutua MBA, Società di Mutuo Soccorso, ha raccolto la dichiarazione del Professor Tommaso Trenti. “La novità dello studio è quella di identificare nel sedimento urinario le cellule tipiche del tumore alla vescica e di riuscire a effettuare diagnosi in una fase iniziale del tumore, quando questo nemmeno è sospettato perché non sono presenti segni clinici. In altre parole, dall’esame tradizionale delle urine sono state ottenute informazioni diagnostiche utili a riconoscere in fase estremamente iniziale il tumore della vescica con una prevedibile ricaduta positiva per i pazienti, per il trattamento precoce reso così possibile.
  9. 9. 9 Per ottenere questo risultato si è ‘addestrato’ a Modena un sistema intelligente, una rete neurale artificiale presente nelle tecnologie diagnostiche di laboratorio particolarmente evolute che, così addestrato, diviene capace, con un’analisi digitale d’immagine delle cellule urinarie, di riconoscere quelle con caratteristiche patologiche evocative della presenza di un tumore e di far scattare gli allarmi che il professionista valuterà con un’attenta revisione”. Lostudioèstatorecentementepubblicatosull’importante rivista scientifica “Chimica Clinica Acta”. Ancora una volta si assiste ad un grande risultato italiano nel campo della ricerca che consente così di accorciare i tempi diagnostici del secondo tumore più diffuso in urologia dopo quello alla prostata. Il tumore alla vescica è più comune tra i 60 e i 70 anni ed è tre volte più frequente negli uomini che nelle donne. Secondo i dati del Registro Tumori, in Italia nel 2012, sono stati diagnosticati circa 24.500 casi di tumore vescicale, sia le forme infiltranti sia quelle superficiali. La sopravvivenza a cinque anni supera, in Italia, il 70% dei casi.
  10. 10. Nessuna distinzione per numero di componenti della famiglia Nessuna distinzione di età Sussidi per Single o Nucleo famigliare Detraibilità fiscale (Art. 15 TUIR) Nessuna disdetta all’associato Durata del rapporto associativo illimitata Soci e non “numeri” perché abbiamo scelto mba? rimborso inteventi home test alta diagnostica assistenza rimborso ticket conservazione cellule staminali visite specialistichesussidi per tutti check up MBA si pone come “supplemento” alle carenze, ad oggi evidenti, del Servizio Sanitario Nazionale. L’innovazione dei Sussidi che mette a disposizione dei propri associati identifica da sempre MBA come una vera “Sanità Integrativa” volta a migliorare la qualità di vita degli aderenti. Mutua MBA Tel. +39 06 90198060 - Fax +39 06 61568364 www.mbamutua.org - info@mbamutua.org
  11. 11. 11 La medicina estetica è quella branca della medicina tradizionale che si prefigge l’obiettivo di migliorare la qualità della vita di coloro che vivono una situazione di disagio, a causa di inestetismi non accettati. Le principali cause di disagio sono costituite dall’invecchiamento, generale e cutaneo, e da ogni inestetismo del viso o del corpo. In senso più allargato, si legge nella corrispondente voce di Wikipedia, “la Medicina Estetica si occupa anche della costruzione e della ricostruzione dell’equilibrio psicofisico dell’individuo sano, che può vivere con disagio la propria vita a causa di un inestetismo male accettato o che, più semplicemente, richiede regole gestionali di vita, suggerimenti ed interventi mirati al controllo del proprio invecchiamento, generale e cutaneo.” Oltre alla correzione dell’inestetismo, la Medicina Estetica si pone, spesso, come punto di riferimento per coloro che vogliono migliorare la propria qualità della vita, alla ricerca di quello stato di salute, che la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito quale “espressione di una condizione di benessere psicologico e fisico e non come assenza di malattia”. Tra i trattamenti previsti da questa branca medica, abbiamo voluto approfondire il tema della carbossiterapia, molto richiesta dalle donne e particolarmente efficace per contrastare gli inestetismi della cellulite. Abbiamo intervistato il Prof. Riccardo Brigato, Medico Dentista e Vice Presidente della SIMEO -Società di Medicina Estetica Odontoiatrica: Dottore, il fenomeno della Medicina Estetica sta prendendo sempre più piede anche in Italia, crede che sia una moda passeggera o possa essere un supporto reale alla medicina classica? Non è una moda ma un’esigenza del nostro vivere quotidiano! Infatti, non dobbiamo considerare la medicina estetica come una specialità medica a se stante, avulsa dalla medicina generale, bensì come una branca importante di quella che oggi viene più propriamente denominata Medicina del Benessere. E il benessere interessa tutti, a qualsiasi livello, sociale e culturale. Già l’organizzazione mondiale della sanità (OMS) nel 1946 stabiliva che “La salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non semplicemente l’assenza di malattia e di infermità”. La medicina del benessere, quindi, rivalorizza la figura del medico nel senso che non è solo più orientata al malato, ma guarda all’individuo sano, mira cioè al mantenimento e alla promozione del benessere psichico e fisico della collettività. L’inestetismo cutaneo può rappresentare, specie nella donna, un’alterazione notevole del proprio stato mentale con relativa compromissione di quel concetto dello stato di salute di cui anche l’OMS parla. La Medicina Estetica si occupa, più precisamente, di prevenire e contrastare continuamente quelli che sono i segni fisici dell’invecchiamento cutaneo con metodiche sempre reversibili e sicure e con ossessiva applicazione di terapie che minimizzino eventuali effetti collaterali. Il principio cardine del medico estetico è quello proprio del “primum non nocere”, derivazione latina dell’impegno di “astenersi dal produrre danni” presente nel giuramento di Ippocrate. Ma come dicevo prima, la medicina estetica si a cura di Redazione Health Online La Carbossiterapia per combattere gli inestetismi della cellulite
  12. 12. 12 avvale quotidianamente anche di tutte quelle conoscenze presenti nei più svariati campi: dalla dermatologia alla psico-neuro-endocrino-immunologia, dall’ortopedia all’osteopatia, dalla cosmeceutica, che realizza cosmetici simili a farmaci, fino alla nutraceutica, che individua alimenti in grado di avere valenza farmacologica una volta assorbiti e dopo essere stati cucinati in modo appropriato. Quindi sì, la medicina estetica è medicina reale volta a rendere l’Uomo Moderno più SANO, più BELLO, più FELICE di sé e degli altri. Lei nasce come medico dentista, cosa l’ha spinta a intraprendere questo nuovo percorso professionale? Il medico dentista, da sempre, si occupa di estetica: i denti “malati” non devono solo essere curati, ma devono essere restaurati nella loro pienezza estetica, migliorandone la forma e il colore quando possibile. Accanto al ripristino dellafunzionalitàmasticatoria,si puòquindicercarediintervenire sull’azione prepotentemente estetica che i denti esercitano in quella cornice ineguagliabile del SORRISO! E i mezzi di cui un dentista disponde spaziano dallo sbiancamento dentale alla ricostruzione estetica del dente con otturazioni o faccette in ceramica, fino alla risoluzione degli inestetismi facciali da malformazioni maxillo-mandibolari per il tramite della chirurgia. È stato quasi un richiamo naturale interessarmi alla medicina estetica in toto, conseguendo un Master di II livello presso l’Università di Tor vergata e registrandomi all’ordine dei medici di Roma anche come Medico-estetico. Questa esperienza, non solo mi ha portato ad esplorare un campo per me nuovo ed affascinante per tutte quelle considerazioni di cui sopra, ma soprattutto mi ha fortemente invogliato a rendere partecipi di questa materia i miei colleghi di branca specialistica. E infatti con alcuni colleghi del master si è fondata un’associazione scientifica di medicina estetica odontoiatrica rivolta a dentisti, odontoiatri e medici, la SIMEO. Questa nostra associazione in tre anni ha organizzato decine di convegni e percorsi formativi per odontoiatri con erogazione di crediti ECM, un Master annuale su medicina estetica e terapia del viso, contribuendo attivamente all’istituzione di un corso di perfezionamento nel 2015 e di un MASTER II livello presso l’Università di Camerino nel 2016 su Medicina Estetica e Terapia del Viso per Odontoiatri e Medici. Il Master è diretto dal Prof. F. Amenta e faccio parte del corpo docente universitario. Tra i tanti trattamenti estetici, quello della Carbossiterapia sembra essere molto efficace nella rimozione di cellulite, smagliature ed inestetismi della pelle, ci può spiegare in cosa consiste e che benefici può apportare questa tecnica. La Carbossiterapia è una metodica di somministrazione sottocutanea di un gas medicale certificato quale la CO2, la comune anidride carbonica che noi emettiamo ad ogni espirazione, quindi non un farmaco, ma un rimedio naturale! Questa metodica si utilizza largamente in medicina estetica e trova precipua indicazione nella cura e nella prevenzione della cosiddetta “cellulite”, nelle smagliature, soprattutto quelle iniziali e rosse e può essere variamente impiegata in tutte quelle patologie, estetiche o non, che presentano una causa di deficit nutritivo per alterato apporto di sangue nel tempo. La somministrazione di questo gas, mediante un ago sottilissimo, comporta da subito l’apertura delle meta-arteriole (capillari) con immediata vasodilatazione del letto vascolare interessato e aumento conseguente dell’irrorazione tissutale distrettuale, aumento del metabolismo cellulare, incremento dello smaltimento delle sostanze cataboliche. In sintesi si ha un aumento dell’afflusso ematico di ossigeno che persiste e si stabilizza con il ripetersi sistematico delle applicazioni. Si è scientificamente dimostrato che solo cicli continui di carbossiterapia portano ad un aumento vero del numero dei vasi sanguigni per neoformazione vascolare rilevabile sia con la semplice capillaroscopia (visione ingrandita della trama vascolare che traspare sulla pelle) che con l’esame Doppler (che testimonia l’aumento del flusso ematico distrettuale e della sfigmicità arteriolare con cui la pompa cardiaca spinge il sangue fin nei recessi tissutali più nascosti del nostro corpo). Inoltre si ha un aumento notevole del drenaggio linfatico tissutale che dalle estremità del corpo converge lentamente verso il cuore portando nel sistema circolatorio generale tutte quelle sostanze di scarto accumulate nei tessuti che poi verranno catabolizzate dai vari organi quali reni, fegato, polmoni. In virtù di tutto ciò, l’uso della carbossiterapia risulta una delle metodiche di medicina estetica che ha maggiore documentazione scientifica sulle modalità di azione e attualmente è l’unica vera arma per prevenire e curare i primi stadi della panniculopatia edemato-fibro-sclerotica (PEFS), la comune cellulite.
  13. 13. 13 1° stadio Molto difficile da diagnosticare: la cute è un po’ pallida, sensibile e pastosa per ritenzione “idrica”. Man mano che l’imbibizione dei tessuti aumenta per l’edema linfatico, la circolazionediminuisceulteriormenteemenoossigenoarriva alle cellule, soprattutto a quelle del grasso sottocutaneo rappresentate dagli adipociti,che cominciano così ad alterarsi per la riduzione del metabolismo e per l’accumulo di sostanze di scarto. 2° stadio Detto edematoso, si ha perdita di elasticità della cute, che appare fredda, pallida con capillari tortuosi e varicosi: le gambe sono sensibili, dolenti e parestesiche. 3° stadio Il danno nei tessuti stimola i fibroblasti a produrre un tessuto ricco di fibre reticolari che si ammassano sempre di più isolando le cellule del grasso sofferenti in isolotti che vengono avvertiti come noduli sempre più densi, duri e dolenti, questo stato viene definito della fibrosi con cute a Quali sono le cause che determinano l’instaurarsi della cellulite e quali sono le differenze tra i vari stadi? La PEFS, o cellulite, riconosce come patogenesi un rallentamento della circolazione ematica distrettuale delle zone ai lati delle cosce, ai glutei e alle gambe soprattutto, ma può colpire anche le braccia, soprattutto nelle zone interne. La causa di questo rallentamento della circolazione, che porta ad una riduzione irregolare della vascolarizzazione distrettuale, non è conosciuta, ma un ruolo determinante è rappresentato dal sesso femminile e dalla ereditarietà. L’aumento degli ormoni femminili nei vari stadi della vita (pubertà, menarca, gravidanza), la vita sedentaria, il fumo, l’alimentazione iperlipidica e ipovitaminica, sono fattori che sono stati riscontrati, in vario modo, in tutti i casi di cellulite offrendo una chiave di lettura tale da comprendere che tutto ciò comporta una stasi venosa e linfatica prolungata con aumento della permeabilità della parete capillare e conseguente stravaso e accumulo di liquidi linfatici. Gli stadi della cellulite possono essere riassunti in 4 tipologie:
  14. 14. 14 La carbossiterapia può concorrere a migliorarne l’aspetto scollando i piani superficiali della lesione. Come si effettua il trattamento? Il medico estetico inietta anidride carbonica pura contenuta in una bombola medicale mediante un ago molto piccolo, collegato ad un apparecchio elettromedicale certificato che controlla in tempo reale la dose da somministrare. Una seduta può durare dai 30 ai 60 minuti e provoca un leggero fastidio iniziale che tende a scomparire rapidamente con il proseguo. A seconda del quadro clinico e del parere del medico, si può infliggere l’ago direttamente nelle zone interessate dall’inestetismo, come in presenza di smagliature, per esempio. Le sedute vanno effettuate 1-2 volta a settimana e durante la prima, sarebbe auspicabile una doppia applicazione. Perché siano efficaci un ciclo minimo dovrà prevedere 10 o 20 sedute. I cicli devono essere ripetuti durante l’anno, preferibilmente con una seduta ogni 15-20 giorni. Ci sono controindicazioni rilevanti? Le controindicazioni vere per la carbossiterapia sono pochissime e sono rappresentate, oltre che dalle ovvie patologie gravi e dalla gravidanza, dall’uso di farmaci anti- ipertensivi a base di antagonisti dell’anidrasi carbonica e nelle anemie importanti, condizioni queste che ostacolano l’eliminazione del gas trasportato dal sangue ai polmoni. buccia di arancia e anelastica. Il passaggio al 4° stadio, o sclerotico, con pelle a materasso e con noduli duri molto grossi, intervallati da depressioni dovute ai grossi fasci cicatriziali che separano verticalmente e inglobano, strozzando, le isole di grasso, è breve. La cellulite non è, quindi, un semplice accumulo di grasso, ovvero le cellule grasse non sono aumentate di volume lipidico o di numero come quando si ingrassa, ma al contrario gli adipociti sono ridotti, insofferenti, displasici. Sono però avvolti da uno spesso strato di tessuto connettivo che, come una grossa cicatrice interna, li ingloba in pacchetti nodosi e stira la cute in basso con sensazione di disagio e dolore. Premessa lunga e articolata questa, ma necessaria per far capire anche al lettore comune che non sempre quel cuscinetto adiposo sul fianco è cellulite, ma può essere solo adiposità localizzata che richiede terapia ben diversa! È anche vero che spesso coesistono zone di grasso localizzato a zone di vera cellulite e che adiposità localizzate molto evidenti, col tempo possono predisporre alla PEFS. Ma quando è consigliabile il ricorso alla carbossiterapia? La carbossiterapia trova indicazione peculiare nei primi tre stadi in cui si cerca di rivascolarizzare e rivitalizzare il tessuto grasso sofferente e prevenire l’ulteriore aggravamento. Nel 4° stadio della PEFS la sclerosi è irreversibile, ma è possibile scollare la cute sovrastante con la CO2 riducendo e migliorando l’aspetto a materasso. La carbossiterapia, pertanto, rappresenta l’unica vera terapia di base della PEFS costituendo il cardine di ogni protocollo terapeutico che preveda anche l’assunzione di vaso-protettori e antiossidanti per via mesoterapica o orale, uno stile di vita sano e all’aria aperta, correzioni posturali e appoggi plantari che favoriscano una deambulazione fisiologicamente linfodrenante. Anche per ciò che attiene la smagliatura recente rossa o stria rubra, ritengo che la carbossiterapia costituisca la terapia di base perché anch’essa riconosce una sofferenza vascolare con deficit nutritivo-metabolico dovuta a fattori meccanici di stiramento del letto vascolare per azione soprattutto ormonale e per importanti oscillazioni del peso corporeo. Ad essa si possono aggiungere tutte quelle terapie fisiche (radiofrequenza,laser,u.s.) e mesoterapiche (antiflogistiche…) miranti da un lato a stimolare la circolazione sanguigna, dall’altro a fornire tutti quei metaboliti necessari al funzionamento fisiologico delle cellule della pelle. La smagliatura bianco-perlaceo (stria distensa alba) rappresenta spesso l’esito di una smagliatura rossastra iniziale che non è guarita spontaneamente o a seguito di cure. È una vera cicatrice che affonda sui piano dermico sottostante. 14
  15. 15. La Selvotta Suite è un’elegante Guest House nel cuore del Parco di Vejo, a pochi chilometri dallo storico comune di Formello ed a soli 17 Km a nord della città di Roma. La bellezza del bosco di querce e la vicinanza al Parco della Selvotta rendono questa location unica nel suo genere, offrendo un’oasi di pace per varie specie di animali la cui compagnia sorprenderà piacevolmente i propri ospiti. La camere, curate nei dettagli in forme e colori,dispongonotuttediserviziprivaticon doccia, asciugacapelli, TV, riscaldamento autonomo, aria condizionata, frigobar, cassaforte e Wi-Fi free. Su richiesta inoltre, è possibile usufruire del servizio lavanderia. www.laselvottasuite.it | info@laselvottasuite.it Via della Selvotta, 23 | 00060 | Formello (RM)
  16. 16. 16 Morbo di Hirschsprung: la storia di Giorgio, un messaggio di speranza per tanti bambini a cura di Nicoletta Mele Era il 23 settembre del 2015 quando Giorgio è venuto alla luce presso Al Zahra Hospital di Dubai. All’apparenza un bambino come tanti altri con il pianto e il sorriso tipico di chi vede la luce del mondo per la prima volta. Nessuno poteva immaginare, invece, che dietro a quel pianto c’era uno stato di malessere che Giorgio, a modo suo, cercava di comunicare. Nel corso delle prime ore di vita, nonostante la regolare alimentazione, il piccolo non riusciva ad evacuare. Dopo ogni poppata seguivano dei vomiti biliari. La prima diagnosi è stata occlusione dello stomaco e trasferimento immediato presso l’ospedale pediatrico Latifa Hospital, struttura ospedaliera di riferimento per la cura intensiva neonatale a Dubai. “Giorgio è stato due settimane sotto osservazione -ha raccontato la mamma Barbara Francini- e alla fine è arrivata la diagnosi: mio figlio era affetto dalla sindrome di Hirschsprung, una malattia congenita rara che colpisce 1 bambino su 5000”. La Malattia di Hirschsprung o Megacolon Congenito Agangliare è una malattia rara e rappresenta la più frequente causa congenita di occlusione intestinale. è un’affezione multifattoriale dovuta alla combinazione di effetti ambientali, anomalie di sviluppo embrionale e fattori genetici. La mortalità è relativamente bassa (inferiore al 3%), ma l’impatto sulla qualità della vita è determinante, soprattutto se consideriamo il numero potenzialmente elevato di procedure chirurgiche e l’ospedalizzazione necessaria per raggiungere la guarigione. L’approccio più accreditato alla diagnosi e alla cura della Malattia di Hirschsprung si basa oggi sulla biopsia rettale per suzione, per diagnosi di certezza; la Rx clisma opaco, quale ausilio per ipotizzare l’estensione della malattia e guidare il chirurgo alla personalizzazione del trattamento chirurgico e l’intervento chirurgico di resezione dell’intestino affetto dall’anomalia innervativa eseguito con approccio mini- invasivo. In alcuni casi selezionati questa strada può essere volutamente abbandonata per approcci alternativi sempre comunque motivati dall’ottimizzazione del risultato finale. Quali sono i sintomi della malattia? L’esordio avviene molto precocemente, con mancata o parziale emissione di meconio (le prime feci normalmente emesse dal neonato entro 24-48 ore dalla nascita) e assenza di evacuazioni spontanee. Una stipsi cronica deve essere quindi indagata 16
  17. 17. 17 approfonditamente nei casi in cui venga descritto un ritardo nell’emissione di meconio, inspiegabili fenomeni occlusivi o subocclusivi neonatali, distensione addominale o precoce esordio dei sintomi. Anche nel bambino più grande non va sottovalutata la stipsi scarsamente responsiva alla terapia medica, soprattutto se insorta prima dell’anno di vita. E’ inoltre importante prestare attenzione a determinati periodi della vita di un bambino durante i quali si può osservare un peggioramento della sintomatologia: lo svezzamento (abbandono del latte materno con proprietà lassative), il periodo estivo e gli episodi febbrili intercorrenti (disidratazione). Nel caso in cui vi sia il fondato sospetto clinico di una Disganglionosi Intestinale, la biopsia rettale per suzione ne permette la diagnosi di certezza. Nel 2000 è stato brevettato presso l’Istituto Giannina Gaslini un innovativo strumento per l’esecuzione ambulatoriale ed indolore delle biopsie rettali per suzione, denominato Solo-RBT. Il prelievo indolore di una minima porzione della parete rettale permette di valutare l’innervazione intestinale e di caratterizzare ogni eventuale anomalia del “gut mini brain” o sistema nervoso enterico. Confermata la diagnosi di Disganglionosi Intestinale, il trattamento deve essere instaurato quanto prima per evitare ogni possibile complicanza. L’Istituto Giannina Gaslini di Genova è un centro di eccellenza e punto di riferimento nazionale e internazionale anche sotto il profilo scientifico. In Italia, oltre all’attività della struttura ospedaliera, da 10 anni è nata e opera sul territorio l’Associazione Italiana Amici di Francesco Onlus, www.amicidifrancesco.org, che tra gli obiettivi ha quello di promuovere la conoscenza della malattia attraverso diverse iniziative (ricreative, culturali, corsi, conferenze, pubblicazioni) per favorire la diagnosi precoce e l’efficace cura dei pazienti. L’Associazione è impegnata anche nell’aggiornamento sulle nuove acquisizioni scientifiche in materia e la raccolta di fondi per un progetto sulla riabilitazione all’evacuazione. In Italia quanti sono in media i bambini che nascono affetti dalla malattia Hirschsprung? Le famiglie come sono seguite? Lo abbiamo chiesto al dott. Alessio Pini Prato, Dirigente Medico di I Livello con l’incarico di Alta Specializzazione in “Ambulatorio stipsi e disturbi della motilità intestinale” presso la U.O. Chirurgia Pediatrica dell’Istituto Giannina Gaslini di Genova, diretta dal Professor Girolamo Mattioli. “Ogni anno nascono in media 100 bambini affetti dalla malattia di Hirschsprung (incidenza 1:5,000 per 500,000 nati vivi annuali sul territorio nazionale) e presso il nostro Istituto afferiscono circa 20 pazienti con nuova diagnosi e 30-35 pazienti complessivi per l’inquadramento fenotipico e la gestione della continenza postoperatoria, anche nel lunghissimo termine. Al momento sono in follow up continuativo oltre 400 pazienti sottoposti ad intervento chirurgico dalla metà degli anni ‘90 ad oggi (20 anni circa). Quest’affezione, come altre nel panorama pediatrico, è una malattia rara che coinvolge tutto il nucleo familiare in una “battaglia” senza sosta e senza quartiere, ora agevole ora impervia, ma sempre motivata dalla possibilità della guarigione definitiva. Sì, perché la guarigione non è impossibile se la diagnosi, il trattamento chirurgico e la gestione nel lungo termine dei pazienti affetti da questa malattia vengono eseguiti in centri con esperienza e dedizione assoluta. Al Gaslini ogni famiglia viene presa in carico dal momento del sospetto diagnostico fino a follow up nel lunghissimo termine (fino alla maggiore età). Si va dalla diagnosi con biopsia rettale per suzione, all’inquadramento diagnostico con screening fenotipico mirato alla esclusione o diagnosi precoce di anomalie associate, all’intervento chirurgico e al follow up funzionale nel breve, medio e lunghissimo termine con accurata gestione della continenza e supporto continuativo. Recentemente abbiamo strutturato un programma di riabilitazione funzionale che prevede misure comportamentali, fisiatriche, farmacologiche, biofeedback, elettrostimolazione fino all’applicazione di innovative tecniche chirurgiche in grado di assicurare una qualità della vita normale a ogni paziente. La totale disponibilità del personale dell’Istituto rende la permanenza sostenibile e ricca umanamente. In una giungla di esenzioni, diritti e invalidità, le famiglie vengono infine guidate ed istruite a comprendere pienamente i diritti e i doveri di un soggetto affetto da una malattia rara in Italia e soprattutto in Europa nel terzo millennio grazie all’essenziale contributo del preziosissimo personale amministrativo”. La famiglia di Giorgio è stata guidata a 360 gradi a comprendere e affrontare la malattia di Hirschsprung Dott. Pini Prato
  18. 18. 18 sia dall’ospedale Giannina Gaslini di Genova che dall’Associazione Italiana Amici di Francesco. “Poco dopo la nascita era necessario sottoporre Giorgio ad intervento chirurgico per confermare la diagnosi e per evitare le complicazioni che la malattia poteva generare -ha detto la mamma-. A quel punto mio marito Tommaso ha iniziato a navigare su internet e grazie ai potenti mezzi di comunicazione siamo riusciti a metterci in contatto con l’Associazione Italiana Amici di Francesco Onlus che ci ha fornito tutte le informazioni necessarie, ci ha praticamente aperto un mondo su questa malattia. Il loro aiuto è stato fondamentale soprattutto nei primissimi tempi perché dovevamo capire bene alcuni meccanismi. Grazie a loro abbiamo incontrato il dottor Alessio Pini Prato, il nostro “angelo”, colui che ha fatto rinascere Giorgio per la seconda volta il 19 novembre scorso. Oggi, a distanza di pochi mesi dall’intervento, Giorgio sta bene, ha preso peso, mangia regolarmente ed evacua con la stessa frequenza di un bambino della sua età. Finalmente il suo corpo segue il ritmo di tutti i suoi bisogni fisiologici. I bambini affetti dal morbo di Hirschsprung spesso trascorrono lunghi periodi in ospedale conducendo una vita diversa da quella dei loro coetanei perché devono seguire una dieta specifica e, in alcuni casi, sono costretti a portare il pannolino per tempi più lunghi del normale”. La nascita è un momento di gioia che tu hai goduto solo in parte. Cosa hai pensato quando hai capito che Giorgio aveva bisogno di un aiuto più grande? “Dopo la diagnosi ho avuto una sensazione di sollievo perché finalmente la malattia aveva un nome, ma ero tanto dispiaciuta per Giorgio perché soffriva tanto. Vederlo poi in ospedale, così piccolo, ad affrontare tanti esami e un lungo intervento è stato straziante”. In un primo momento ti sei chiusa in te stessa. Qual è stata la molla che ti ha fatto venir fuori la forza per combattere? “ Avevo bisogno di gestire la mia sofferenza da sola tant’è che le persone care avevano difficoltà a starmi vicino. Poi quando ho incontrato il dottor Pini Prato è nata in me una forza tale da prendere in mano la situazione. Vedere Giorgio, così piccolo, lottare contro la malattia mi ha fatto capire che noi genitori dovevamo combattere con lui. Mio marito Tommaso, invece, ha reagito sin da subito, continuava a ripetermi che Giorgio era un bambino fortunato perché se fosse nato in un piccolo villaggio, in un posto sperduto molto probabilmente non lo avrebbero potuto aiutare come invece noi stavamo facendo”. Un intervento durato 10 ore, le ore più lunghe della vostra vita… “Sembravano interminabili. Ho cercato di distrarmi come potevo, ma il mio pensiero era sempre rivolto a Giorgio, al fatto che a solo un mese e mezzo di vita stava già combattendo contro una malattia dentro una sala operatoria. La gioia nel vederlo subito dopo l’intervento ha avuto il sopravvento e oggi è ancora viva dentro di me tanto da poterla raccontare in ogni minimo dettaglio.” Com’è la vostra vita oggi? “Come una normale famiglia, abbiamo anche un altro bambino, Pietro, che ha 3 anni e anche lui ha bisogno di tante attenzioni. Fino al compimento del primo anno di età, ogni 3 mesi, dobbiamo andare a Genova per sottoporre CARDEA CASSA MUTUA La forza di un sistema mutualistico è determinata dalla consapevolezza che la contribuzione di ogni singolo Socio produrrà un vantaggio comune a tutti, senza arricchire soggetti terzi che si limitano a calcolare il rischio e, di fatto, a scommettere sulla nostra salute, peraltro a fine di lucro. Una mutua che tutela, una mutua che previene, una mutua che unisce! www.cassamutuacardea.org info@cassamutuacardea.org
  19. 19. 19 Giorgio a dei controlli che si ridurranno a una volta l’anno, fino al compimento dei 18 anni. Ci siamo attivati per stare al fianco di chi come noi si trova davanti, all’improvviso, questa malattia. Grazie all’Associazione e, in particolare, a Marinella che ci ha sempre rassicurati e fornito i giusti mezzi per andare avanti, ogni giorno siamo in contatto con altre famiglie che stanno affrontando la stessa nostra situazione, alle quali cerchiamo di dare giusti consigli e soprattutto un supporto emotivo. Noi, nonostante la gravità della malattia, siamo stati fortunati, motivo per il quale è nostro obiettivo adoperarci per supportare il lavoro dell’associazione, per migliorare la qualità della vita dei nostri bambini grazie anche alla raccolta fondi per la ricerca genetica. Infatti, siamo parte di uno studio genetico per aiutare la medicina a capire meglio l’Hirschsprung”. L’Associazione Italiana Amici di Francesco Onlus, www.amicidifrancesco.org, è nata 10 anni fa proprio dall’esperienza della signora Marinella, fondatrice e presidentessa, che 17 anni fa si è trovata a combattere con la malattia dopo la nascita di suo figlio Francesco che è guarito ed è oggi un giovane e sano ragazzo nel pieno della sua adolescenza. AbbiamointervistatolasignoraMarinellacheharaccontato dell’Associazione e il primo incontro con Giorgio. Da cosa nasce l’idea di un’Associazione per i malati della sindrome di Hirschsprung? Quali sono le finalità? “Dopo 8 giorni dalla nascita mio figlio Francesco evacuava dalla bocca, aveva un pancino che mi ricordava i bimbi del terzo mondo. Da quel momento per noi è iniziato un vero e proprio calvario che è durato 6 anni perché del morbo di Hirschsprung si sapeva poco e niente. Francesco è stato sottoposto a 12 interventi fino a quando, dopo tante sofferenze e infinite ricerche, ci siamo rivolti all’ospedale Gaslini di Genova. Da quel momento è nata l’idea di mettere in piedi un’Associazione che fosse in grado di aiutare le famiglie che si trovavano nella nostra situazione e far sì che avessero subito a disposizione un centro specializzato per la cura della malattia”. Barbara, come altre famiglie, si è rivolta alla sua Associazione. Ricorda il vostro primo incontro? “Certamente, è stato un incontro diverso dagli altri perché ci siamo conosciuti via Skype. Grazie alla tecnologia sono riuscita, in un primo momento, ad assisterli a distanza. Ricordo le nostre videotelefonate attraverso le quali ho mostrato loro, con l’aiuto di una bambola e una siringa, le manovre esatte per effettuare le pulizie intestinali. Successivamente gli ho consigliato di rivolgersi al dottor Pini Prato che ha immediatamente preso in carico il piccolo Giorgio. Per noi, prima come genitori e poi come Associazione, il sorriso di Giorgio, come quello di tutti i bambini affetti dalla patologia e la serenità dei genitori, è motivo di orgoglio.”
  20. 20. 20 La gioia e la serenità dei bambini e delle loro famiglie è un obiettivo importante dei medici che, ogni giorno in prima linea, lottano con tutte le loro forze contro la malattia. “La paura e l’angoscia delle famiglie al momento della prima visita presso il nostro Istituto -ha spiegato Pini Prato- fanno da contraltare alla gioia, serenità e rilassatezza che percepisco diffusamente al momento della dimissione e delle successive visite di controllo. La possibilità di contribuire a questo meraviglioso mutamento emotivo e di entrare a far parte del bene di un individuo e di una famiglia, rappresentano un valore e una sensazione impagabili e meravigliose. L’essere punto di riferimento per la malattia di Hirschsprung ci ha fatto incontrare persone splendide, diverse e anche lontane rispetto a noi. Giorgio è l’espressione più rappresentativa di queste emozioni e del ruolo che il Gaslini può svolgere non solo sul territorio nazionale, ma anche rendendosi disponibile nel mondo. Veder crescere una nostra piccola creatura ci rende orgogliosi e motivati a continuare a “lottare” per questa entusiasmante “missione”. Lottare contro una malattia rara significa anche dare sostengo alla ricerca genetica che per la malattia di Hirschsprung ha un ruolo essenziale. L’Istituto Giannina Gaslini si colloca ai vertici mondiali per produzione scientifica, finanziamenti ottenuti e progetti di ricerca di successo. Negli ultimi 50 anni la struttura italiana ha avuto un ruolo chiavenellaricercadibase,nelladiagnosieneltrattamento della malattia, implementando le “linee guida” ad oggi maggiormente utilizzate in campo internazionale. La descrizione dell’intervento chirurgico più usato nel mondo, la scoperta del gene-malattia e l’implementazione di un innovativo strumento diagnostico di diffuso utilizzo, sono tutti contributi unici forniti dall’Istituto Giannina Gaslini. “Pur in qualità di ricercatore clinico e non di genetista -ha concluso Pini Prato- posso confermare che la ricerca genetica sulla malattia di Hirschsprung al Gaslini rappresenta il fiore all’occhiello della produttività scientifica sia a livello nazionale che, soprattutto, internazionale. Ci occupiamo della ricerca delle mutazioni a carico del gene-malattia noto con il nome di proto-oncogene RET (scoperto proprio presso il nostro istituto). Eseguiamo il suo sequenziamento con sofisticate tecniche di genetica molecolare. Ricerchiamo anche gli aplotipi ipomorfici dello stesso gene, definiti predisponenti per lo sviluppo della malattia. La genetica molecolare cerca anche di identificare tutti i possibili fattori di rischio innati, in grado di predisporre non solo alla malattia, ma anche tutte le sue temibili complicanze, fra le quali la più pericolosa, nota con il termine enterocolite. Tale ultima frontiera della ricerca si basa su sofisticate tecniche di “whole exome sequencing” che ci consentono di screenare tutto il DNA umano alla ricerca delle cause potenziali delle varie malattie”. Nel giugno del 2015 si è tenuta a Genova la seconda edizione del congresso “Malattia di Hirschsprung: dalla parte del bambino” dove specialisti e ricercatori dell’Istituto Giannina Gaslini hanno descritto i principali progressi scientifici nel campo della ricerca clinica e di base, nonché le ultime novità diagnostiche e terapeutiche. Un messaggio di speranza per tutti quei bambini e le loro famiglie che hanno a che fare con questa malattia rara, dalla quale fortunatamente si può guarire. è possibile vedere la luce in fondo al tunnel grazie all’impegno costante di strutture, come il Gaslini di Genova e l’Associazione gli Amici di Francesco, ma soprattutto alla forza e alla volontà delle famiglie.
  21. 21. ITALIA “La salute è la più grande forza di un popolo civile” Siamo una delle più grandi realtà nel panorama della Sanità Integrativa e lo dobbiamo al lavoro, alla passione e alla professionalità che mettiamo in ogni sfida che dobbiamo affrontare. Siamo impegnati nella ricerca costante di nuovi traguardi da raggiungere, forti di un credo che vede la Salute e il Benessere della persona al centro di ogni nostra attività, diritti fondamentali da tutelare e promuovere. In questi anni abbiamo formato professionisti della Salute, sposando i principi di una Società moderna e collaborativa in cui tutti possano contribuire alla costruzione di un sistema socio-assistenziale solido, orientato sulla Cura Totale della persona. Insieme abbiamo creato una rete efficiente e ben organizzata sul territorio credendo nei nostri progetti, ma soprattutto nelle persone che ci hanno dimostrato, nel tempo, dedizione e disponibilità a formarsi. Persone che, ogni giorno, ci consentono di scrutare l’orizzonte con serenità e voglia di fare e alle quali vorremmo dire il nostro grazie.
  22. 22. 22 Solidarietà tra la Fondazione Basis e la Caritas di Formello: intervista alla Caritas a cura di Marco Marcocci Abbiamo avuto l’opportunità di incontrare alcuni volontari di un piccolo centro Caritas, quello della Parrocchia di San Lorenzo Martire, con i quali abbiamo condiviso un’esperienza di solidarietà dalla quale è nata una collaborazione che ci auguriamo avrà ulteriori sviluppi. Maria Cecilia è una di questi volontari, con la quale abbiamo organizzato il nostro intervento a sostegno delle famiglie in difficoltà, ed alla quale abbiamo chiesto la possibilità di rendere nota a tutti l’esperienza fatta attraverso questa breve intervista. Maria Cecilia, come si svolge la vostra attività in Caritas? L’articolazione della Caritas è complessa; noi facciamo capo alla Parrocchia e siamo parte della Caritas diocesana. Non siamo un’associazione, ma più semplicemente i rappresentanti dell’intera comunità parrocchiale, a cui prestiamo le nostre mani per aiutare. Del resto, quando in una famiglia qualcuno ha bisogno, tutti collaborano, ciascuno secondo le proprie possibilità. Questo è lo spirito con il quale affrontiamo il nostro impegno in nome di tutta la comunità parrocchiale che, con aiuti di vario tipo, ci mette in grado di distribuire alimenti, vestiti, ma anche di sostenere, attraverso progetti mirati, alcune famiglie che versano in stato di povertà assoluta. Noi siamo otto volontari fissi, a cui si aggiungono amici che, in base al tempo che possono donare, vengono a dare una mano. Al pranzo dell’Epifania, un’occasione di festa con i nostri ospiti cui, tra l’altro, avete contribuito anche voi, il numero dei volontari era molto più alto. Quante persone assistite? Sono stranieri o italiani? Non parliamo di “assistiti” ma piuttosto di “ospiti” che hanno bisogno temporaneamente di aiuto. Questo è lo spirito con il quale prestiamo il nostro servizio. Nella formazione che riceviamo, non impariamo ad essere dei professionisti, ma ad amare l’altro, così come si presenta, con i suoi difetti, con la sua mentalità, con le sue tradizioni e con il suo credo religioso. Per noi, ciascun
  23. 23. 23 ospite è una Persona con la P maiuscola da rispettare per quello che è, non da cambiare o alla quale si deve insegnare qualcosa. Presentarsi al Centro di ascolto è un’umiliazione che queste persone devono affrontare! Nella nostra Parrocchia abbiamo circa 160 schede corrispondenti ad altrettanti nuclei familiari: pochi sono unipersonali; molti sono i bambini piccoli. Tra questi circa il 60% sono stranieri, il restante 40% è costituito da italiani. Quali sono le richieste più frequenti? Si viene al Centro di ascolto principalmente per richiedere il pacco alimentare e i vestiti; frequente è la richiesta di aiuto nella ricerca del lavoro. Queste richieste, però, nascondono sempre bisogni profondi. Bisogna considerare che la maggior parte di queste famiglie usufruisce di un unico reddito, derivante da lavori saltuari e quasi sempre in nero. Diffusa è la disoccupazione che sopraggiunge in età adulta. Queste situazioni generano stati psicologici di depressione, perdita dell’autostima ed incapacità di gestione delle scarse risorse economiche, che possono sfociare anche in un isolamento dalla comunità. A tutto questo, si aggiungono poi le situazioni abitative non idonee perché gli affitti sono molto cari in zona: case piccole sovraffollate o, peggio ancora, condizioni delle abitazioni insalubri, con umidità ecc. Preferiamo non dare denaro agli ospiti, anche se ci viene richiesto spesso, ma in alcuni determinati casi procediamo direttamente al pagamento delle bollette. Quale collaborazione è stata realizzata con la fondazione Basis? Con la Fondazione, vista la sua specifica vocazione, abbiamo elaborato un sussidio sanitario che consente la copertura di spese per medicinali e spese mediche che il Servizio Sanitario nazionale non copre adeguatamente, ovviamente fino ad un massimale fissato nel contratto. In questo modo non solo si contribuisce ad alleggerire i costi sostenuti dalle famiglie che si trovano ad aver bisogno dell’assistenza medica, ma si stimolano le stesse famiglie a curare e preservare il bene più prezioso, la salute. Questo ultimo elemento – il curare se stessi dando attenzione alla propria persona - è un elemento di grande rilievo nel tentativo di ricostruire una dignità dell’ospite della Caritas. Alcuni medici offrono il loro tempo per visite specialistiche gratuite, attraverso la Caritas; ma l’idea di un sussidio sanitario da consegnare nelle loro mani e da lasciare alla loro diretta gestione ci è sembrato un modo per riconoscerne le capacità. L’incontro con Massimiliano Alfieri, Presidente della Fondazione Basis è stato per noi un momento di grande importanza, capace di infondere fiducia e considerazione a queste persone che si sono sentite gratificate per l’attenzione e per l’umanità prestate. In questo senso ci avete aiutato a ricostruire un po’ di dignità. Di quale supporto avrebbe bisogno la Caritas di Formello? Nel settore sanitario ogni aiuto è una grazia di Dio, perché la salute è la base necessaria per la ripresa della persona. Come è facile immaginare, nelle famiglie con bambini piccoli ci sono spese ed esigenze che vanno oltre i farmaci. Basti pensare ai costi del latte in polvere o dei pannolini, dei prodotti per la prima infanzia in generale. Noi non riusciamo ad avere contatti con i produttori per una fornitura costante di questo genere di beni. Se potete aiutarci in tal senso sarebbe importante. E poi, ovviamente, il sostegno economico nei vari progetti che abbiamo, quelli già avviati, come ad esempio “Adotta una famiglia” che comporta un impegno mensile costante di 10€ e ci consente di pagare qualche bolletta; progetti più specifici di sostegno a famiglie in povertà assoluta che prevedono anche il pagamento di affitto, almeno per un anno. Vista la bella esperienza che stiamo facendo non mancheremo di coinvolgervi in altre iniziative.
  24. 24. 24 a cura di Mariachiara ManopuloL’allarme di Cittadinanzattiva: un cittadino su dieci rinuncia a curarsi per ticket e liste di attesa Liste di attesa lunghissime, ticket troppo alti, così gli italiani sono costretti a rinunciare alle cure. La soluzione? Le società di Mutuo soccorso. Lo scorso 23 febbraio è stato presentato il Rapporto 2015 dell’Osservatorio Civico sul federalismo in sanità, realizzato dal Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva. Il quadro che descrive è angosciante: l’Italia è divisa nell’accesso alle cure e quasi un cittadino su dieci rinuncia a curarsi a causa di liste di attesa eterne e degli alti costi dei ticket. Purtroppo il nostro Paese, la nostra sanità, non riescono a rispondere in maniera uniforme al bisogno di salute degli italiani. Al Sud va la maglia nera, ma anche Veneto e Lazio sembrano meno efficienti che in passato. Cambia a seconda delle regioni anche l’accesso ai farmaci innovativi, in particolare quelli per i tumori e l’epatite C. Il paradosso più grande però, è che nelle Regioni in cui il cittadino spende di più, a causa dell’aumento della spesa privata per le prestazioni e della tassazione, i livelli essenziali sono meno garantiti che altrove. Ma vediamo il rapporto nel dettaglio. Più paghi, meno servizi hai. La spesa privata sostenuta dagli italiani per le prestazioni sanitarie è al di sopra della media OCSE (3,2% a fronte di 2,8%) e cambia a seconda delle Regioni (€781,2 in Valle d’Aosta a fronte di € 267,9 in Sicilia). Secondo dati del 2013, invece, la spesa sanitaria pubblica pro capite è al massimo nella Provincia autonoma di Trento (€ 2.315,27) e Bolzano (2.308,21) e in Valle d’Aosta con 2.393,03, mentre presenta valori minimi in Campania (€ 1.776,85). Nelle Regioni in piano di rientro, il livello di tassazione è più elevato; l’addizionale regionale Irpef media più alta è stata registrata nel Lazio (€470 per contribuente) seguita dalla Campania (€440). In queste regioni, l’aliquota Irap media effettiva ha raggiunto il suo valore massimo (4,9%). In generale nelle stesse Regioni, soprattutto la Campania, a fronte di una minore spesa pubblica e di una elevata tassazione, i cittadini hanno minori garanzie nell’erogazione dei livelli essenziali di assistenza. Questo perché sono poche le Regioni che hanno saputo interpretare il federalismo sanitario come strumento per rispondere alle esigenze dei cittadini. Ticket e liste di attesa. Continuanoadaumentarerispettoaglianniscorsiledifficoltà riscontrate dai cittadini ad accedere alle prestazioni sanitarie pubbliche; insieme al costo del ticket, ormai lievitato esponenzialmente, le liste di attesa rappresentano la voce più consistente tra le difficoltà di accesso e riguardano esami molto diffusi. Secondo il rapporto, infatti, tra gli oltre 26.000 cittadini che si sono rivolti nel 2015 al Tribunale per i diritti del malato, uno su quattro ha incontrato grandi difficoltà di accesso alle prestazioni sanitarie, proprio per le liste di attesa (oltre il 58%) e per i ticket (31%). I problemi hanno riguardato soprattutto i cittadini della Calabria, del Friuli Venezia Giulia, della Liguria, delle Marche, della Sicilia, del Veneto e delle province autonome di Trento e Bolzano. E molti, circa il 7,2%, hanno deciso di rinunciare a curarsi, proprio per questi motivi. A rinunciare sono stati soprattutto i residenti del Mezzogiorno (11,2%); al Centro ha rinunciato il 7,4% dei residenti, mentre al Nord si scende al 4,1%. Fino a 115 giorni per una ecografia. Per una visita ortopedica i tempi minimi si registrano nel Nord-Est (poco più di un mese), quelli massimi al Centro (quasi due mesi); per una prima visita cardiologica con ECG, si va dal minimo di 42,8 giorni nel Nord-Ovest al massimo di 88 giorni al Centro. E ancora, altri dati allarmanti: per l’ecografia completa all’addome bisogna aspettare almeno 57 giorni nel Nord Est, per poi arrivare ad un massimo di 115 giorni al Centro. In generale, considerando un campione di 16 prestazioni sanitarie, i tempi minimi di attesa si registrano tutti nel Nord Est o Nord Ovest, i tempi massimi, in 12 casi su 16, sono segnalati al Centro. Poiché i tempi del pubblico sono ancora più lunghi al Sud, soprattutto in Puglia e Campania, sempre più frequentemente, come ha dimostrato anche una analisi Censis del 2015, i cittadini preferiscono ricorrere direttamente al privato. Anche i ticket variano di regione in regione: nel pubblico, sulle stesse 16 prestazioni, i ticket più bassi si registrano nel Nord Est (per 10 su 16 prestazioni), quelli più elevati nel Sud (per la metà delle prestazioni). L’importo del ticket varia di regione in regione, sia sulla farmaceutica che sulle prestazioni specialistiche ambulatoriali. Ogni anno i cittadini pagano a testa in media oltre 50 euro come quota di compartecipazione, in quasi tutte le Regioni del Nord e del Centro. Posti letto, giorni di degenza e assistenza territoriale. Poche, pochissime regioni rispettano lo standard dei 3,0 posti letto per acuti per mille abitanti. Inoltre, solo
  25. 25. 25 Piemonte, Toscana, Valle D’Aosta e Marche seguono il Regolamento sugli Standard che ha ridotto la media dei giorni di degenza per gli acuti a 7 giorni. Per quanto riguarda l’assistenza territoriale e le cure primarie, le regioni sottoposte a Piano di Rientro e soprattutto alcune regioni del Sud, non offrono risposte soddisfacenti ai bisogni della popolazione. Sei regioni, Abruzzo, Calabria, Lazio, Molise, Sicilia e P.A. di Bolzano, nel Piano sanitario non prevedono ancora l’integrazione socio-sanitaria. Punti nascita, siamo ancora lontani dagli standard. Su 531 punti nascita attivi nel 2014, 98 effettuano un numero di parti inferiore ai 500/anno. Sulle 16 Regioni prese in esame dal documento “Verifica ed Adempimento LEA”, 6 (Sicilia, Calabria, Puglia, Campania, Lazio, Abruzzo) risultano inadempienti e 5 adempienti con impegno (Piemonte, Emilia Romagna, Molise, Basilicata). Tra le Regioni che hanno trasmesso il report relativo alla presenza dei punti nascita con meno di 500 parti/anno, la Basilicata ne ha attivi 3, l’Emilia Romagna 7, il Lazio 6, La Puglia e la Lombardia 9. A livello nazionale non sono rispettate neanche le linee di indirizzo ministeriali per il parto cesareo, la media è intorno al 35,9% quando dovrebbe essere il 20%, e il record va alla Campania. Non va meglio per quanto riguarda la distribuzione delle Terapie Intensive Neonatali; i dati del 2012 indicano che gli standard fissati di almeno 1/5000 nati vivi, sono rispettati solo in quattro regioni (P.A. Bolzano, P.A. Trento, Marche e Sardegna). Prevenzione a macchia di leopardo. Il rapporto di Cittadinanzattiva fotografa purtroppo una prevenzione a macchia di leopardo, con un Sud che arranca e regioni come Lazio e Veneto che fanno passi indietro rispetto al passato. Anche l’accesso ai farmaci innovativi,soprattuttoperitumoriel’epatiteCèdiversificato di regione in regione. Solo Piemonte, Liguria, Toscana, Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise, Basilicata e Calabria, la P.A. Bolzano e Valle d’Aosta riescono a raggiungere il 95% per le vaccinazioni obbligatorie infantili. In 13 Regioni è stata introdotta la vaccinazione per varicella con offerta attiva e gratuita per tutti i nuovi nati, ma mancano all’appello regioni importanti come Lazio, Lombardia, Piemonte, Umbria, Emilia Romagna, Abruzzo e Valle D’Aosta. Nel corso del 2013 sono stati inviati oltre 11 milioni di inviti per
  26. 26. 26 partecipare ai tre programmi di screening oncologici organizzati, mammografico, colonrettale e cervicale, ma meno della metà delle persone si sono sottoposte alle prestazioni preventive. Anche in questo caso, ad andare peggio sono le regioni del Mezzogiorno. La procreazione medicalmente assistita. Ci sono differenze regionali fra numeri di centri, offerta privata e pubblica, e il sostegno economico alle coppie. Questohachiaramentecreatograndidifficoltàperlecoppie, che non hanno alcuna certezza su dove poter rivolgersi e quali costi sostenere. Ciò concentra l’offerta in alcune regioni a discapito di altre, creando una forte disomogeneità di accesso e una discriminazione di quelle che risiedono in posti dove l’offerta pubblica è scarsa o addirittura nulla, come in Molise. In alcune regioni, ad esempio in Sicilia, non si attuano le delibere predisposte da anni, in altre, come nel Lazio, i centri di PMA operano pur non risultando ancora autorizzati. Ciò che emerge dal rapporto è, ancora una volta, l’inefficienza del nostro Sistema sanitario nazionale, che troppo spesso costringe gli italiani a sacrificare la propria salute per tempi lunghi e costi insostenibili. La risposta sembra essere solo una: il privato. I costi però, si sa, soprattutto in un momento di crisi economica, sono alti. Le mutue sanitarie possono quindi giocare un ruolo di primissimo piano. Rispetto ad altre forme di tutela sanitaria integrativa c’è l’assenza di fini lucrativi, non ci sono discriminazioni nelle persone assistite e una garanzia di assistenza per sempre, poiché non esercitano mai il diritto di recesso. Per Mutua Mba ad esempio, prima società di mutuo soccorso per numero di soci, l’obiettivo principale è garantire la salute dei propri associati, per questo si impegna costantemente nella ricerca e nello sviluppo di nuove coperture sanitarie che soddisfino le aspettative di tutti. Tutte le voci ricordate nel rapporto di Cittadinanzattiva possono essere coperte dai sussidi, anche i farmaci anti epatite C. L’offerta mutualistica comprende diverse prestazioni, dal ricovero con o senza intervento anche in regime di Day-Hospital, a grandi interventi chirurgici, dalle visite specialistiche e l’alta diagnostica, al check up oncologico e cardiovascolare. Sussidi come, ad esempio, il Total care, sono all’avanguardia in tema di prevenzione, salute, assistenza e sostegno. Mba si avvale di un Ufficio Studi costituito da professionisti del settore medico, legale e statistico, affinché i sussidi proposti siano una reale risposta ai bisogni degli iscritti. La forza negoziale garantita dall’alto numero di iscritti, permette di ottenere convenzioni mediche strategiche e il coinvolgimento delle migliori strutture private. In più, grazie ad un sistema di gestione moderno e ben sperimentato, ai soci viene garantito un corretto e veloce accesso alle informazioni ed alla diagnosi precoce, come abbiamo visto, grande problema del SSN.
  27. 27. Museo del Mutuo Soccorso Via di Santa Cornelia, 9 | 00060 | Formello (RM) Aperto dal lunedì al venerdì solo su appuntamento contattando info@fondazionebasis.org Il Museo del Mutuo Soccorso di MBA è il "forziere della storia della mutualità italiana". Al suo interno sono raccolti documenti, medaglie, gagliardetti, vessilli, statuti, regolamenti, cartoline di un pezzo dell'Italia che va dal 1840 fino al periodo fascista. Il museo ripercorre i passi salienti di questi ultimi 150 anni di storia sociale. Tra i reperti più rari, documenti dove risulta socio onorario Giuseppe Garibaldi, ma anche statuti e regolamenti ante Regio Decreto. è presente all'interno anche il testo integrale, originale del Regio Decreto n. 3818 del 15 aprile 1886, stampato dalla regia tipografia, oltre a una bandiera di Mutua emigrata con lo scudo Sabaudo rovesciato in segno di protesta.
  28. 28. 28 La reale importanza di donare il sangue a cura di Carmina Santillo Un gesto “semplicemente importante”: è così che viene definita la donazione del sangue. Parole che spesso passano inosservate, parole a cui non viene mai dato il giusto peso, eppure si tratta di un qualcosa di veramente semplice ma di una importanza inestimabile! è un regalo, un regalo a costo zero per chi dona ma che significa vita per chi lo riceve. Sono pochi i passi necessari per questo generoso ed importante gesto, totalmente indolore. Per donare sangue intero bisogna avere un’età compresa tra 18 e 65 anni, avere un peso pari ad almeno 50 Kg, essere in buone condizioni di salute e condurre uno stile di vita senza comportamenti a rischio. Basta semplicemente recarsi il mattino, non necessariamente a digiuno ma anche dopo una leggera colazione, in uno dei tanti centri di raccolta sangue o in un ospedale della propria città dove ad accoglierti, sempre col sorriso, ci sono infermieri e dottori. Dopo aver analizzato la situazione clinica (pressione sanguigna, battito cardiaco, emoglobina e assenza di virus e/o malattie ) e, quindi, accertata l’idoneità, bastano solo
  29. 29. 29 5-8 minuti per concludere il dono! Sono prelevati 450 millilitri di sangue, circa il 10% della quantità complessiva presente nell’organismo umano ma che riesce a rigenerarsi e tornare nella norma nel giro di 4-6 settimane; per tale motivo tra una donazione e l’altra devono passare almeno 8 settimane tenendo conto che la frequenza annua massima per l’uomo è 4 volte (ogni 3 mesi) e per la donna in età fertile 2 volte (ogni 6 mesi). Dopoavercompletatoilprelievo,perrecuperareleenergie, vi è sempre un’area ristoro dedicata esclusivamente ai donatori che, nelle successive 24 ore, per compensare la perdita di liquidi, dovranno bere molta acqua ed evitare sforzi fisici. Il sangue prelevato viene portato al settore frazionamento/ produzione emocomponenti dei Servizi Trasfusionali di riferimento dove viene suddiviso in un concentrato di eritrociti (globuli rossi) ed in uno di plasma. Questo meccanismo consente di aiutare più persone con un’unica donazione, trasfondendo solo quegli specifici componenti del sangue di cui hanno bisogno. Oltre alla donazione di sangue intero, esiste anche la donazione per aferesi, con cui al donatore, tramite un processo meccanico di circa un’ora / un’ora e mezza, non vengono prelevati tutti i componenti del sangue ma soltanto quelli desiderati restituendo con il medesimo meccanismo quelli non indispensabili, e la donazione di Cellule Staminali responsabili della produzione delle cellule del sangue. Ma quali sono i motivi che spingono a diventare donatore? Bene per gli altri innanzitutto_è spirito di solidarietà e generosità, un piccolissimo gesto che consente di salvare le vite umane. Il sangue è definibile “presidio terapeutico vitale e insostituibile”, indispensabile per la vita ma allo stesso tempo non “fabbricabile”. Le tante e piccole quantità raccolte diventano un fondo, un patrimonio dell’intera umanità a cui nessuno mai spera di dover attingere ma che, invece, diventa essenziale per chi è meno fortunato, consentendo di salvare la vita a chi è affetto da malattie ematologiche (come la leucemia e l’anemia), ai bambini ammalati di tumore in stati avanzati, a persone che devono sottoporsi a grandi interventi chirurgici nonché a trapianti d’organi e per gli interventi di emergenza in cui ci sono feriti con gravi emorragie. Essere un abituale donatore permette di supportare anche i centri trasfusionali degli ospedali nell’organizzazione e nella gestione degli stati di emergenza che si possono presentare quotidianamente. Fondamentale sapere, per chi è poco coraggioso o per chi dubita sull’assenza di rischi di qualsiasi genere, anche inerenti le proprie abitudini e il proprio modo di essere, che la procedura della donazione è rigorosamente sicura, non si entra mai a contatto con elementi infetti e il materiale adoperato è completamente sterile e monouso. Bene per se stessi_Controllare se stessi è un dovere a cui non si ottempera sempre. Donare per gli altri significa anche monitorare il proprio stato di salute tramite analisi complete del sangue che pervengono presso il proprio domicilio, a distanza di pochi giorni dall’aver effettuato la donazione. Generalmente una persona effettua esami di controllo solo quando lamenta qualche problema fisico, mentre il donatore viene visitato e controllato in pieno benessere soggettivo e anche costantemente se si tratta di un donatore abituale. Qualora gli esami per l’idoneità alla donazione non consentono invece di procedere al prelievo, si è informati in tempi imminenti sulle problematiche presenti, consentendo, dunque, al donatore di individuare preventivamente una eventuale malattia che non si sospetta di avere e, quindi, di identificare una diagnosi precoce ed un trattamento più tempestivo ed efficace. Tra l’altro per i dipendenti è previsto, per legge, un giorno di riposo preservando la normale retribuzione. La donazione, dunque, è un atto volontario per il quale non esiste remunerazione ma tanti donatori riferiscono, ad ogni donazione, una sensazione di benessere..un benessere oggettivo, legato al bene altrui e al bene per se stessi.
  30. 30. 30 a cura della Dott.ssa Cristiana Ficoneri I Disturbi della Nutrizione e Alimentazione, meglio conosciuti come Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA), sono dei disordini piuttosto complessi i cui fattori causali, biologici, psicologici e socioculturali, concorrono a costruirne la tendenza a manifestarsi e a perpetuarsi nel tempo. Sono caratterizzati da comportamenti estremi nei confronti dell’alimentazione e dell’immagine corporea che tendono a cronicizzarsi. Frequentemente si manifestano in quella “terra di nessuno” che è il periodo dell’adolescenza, quando la sponda dell’identità di partenza e quella di arrivo sembrano entrambe e contemporaneamente molto lontane. Spesso si ammantano dei riflessi di una società imperniata sul culto della forma come quella attuale. Ma questi fenomeni scorrono lungo il corso dei secoli come fiumi sotterranei che riemergono a tratti in superficie come riportavano già Euripide, e Socrate e come dimostrarono ben 170 sante medievali, anoressiche e bulimiche. Sebbene sappiamo che il contesto culturale è in grado di modulare il disagio e la vulnerabilità, più che crearla dal nulla, è altrettanto vero che esiste una necessità impellente di mettere in atto tutte le misure necessarie a ridurre i messaggi fuorvianti che favoriscono l’emulazione della magrezza, o di stili alimentari scorretti. Tra i DCA almeno tre sono disturbi piuttosto noti e i criteri che li definiscono sono stati aggiornati nell’ultimo manuale diagnostico statistico,il DSM-5 (1). L’Anoressia Nervosa (AN) che affligge principalmente, ma non solo, ragazzine e giovani donne, è caratterizzata da un’immagine del corpo distorta, dalla paura patologica di diventare grassi e da una restrizione eccessiva degli introiti calorici, tanto da determinare una severa perdita di peso. Anche ragazze in età premenopausale, o in menopausa o uomini possono essere affetti da questa patologia. Il controllo può saltuariamente o periodicamente fallire e portare ad adottare un’iperattività fisica o altri mezzi di compenso. La Bulimia Nervosa (BN) è caratterizzata da frequenti episodi di alimentazione smodata (abbuffate) in cui la persona sperimenta un senso di perdita del controllo, seguiti da comportamenti compensatori come vomito autoindotto, abuso di diuretici o lassativi, periodi di digiuno. La preoccupazione che conduce ad una sopravvalutazione del peso e della forma sono comuni all’anoressia, ma le pazienti bulimiche possono essere difficili da individuare in quanto mantengono spesso un peso pressoché normale o leggermente sotto la media. Il Binge Eating Disorder (BED), o Disturbo da Alimentazione Incontrollata, è stato finalmente incluso nel DSM-5 come categoria a sè stante. Esso è caratterizzato da ricorrenti episodi di breve durata in cui il soggetto mangia una quantità significativamente maggiore di quanto non farebbe la maggior parte delle persone nelle stesse circostanze. Questo può implicare mangiare molto rapidamente fino a sentirsi male pur non essendo fisicamente affamati, o mangiare da soli e di nascosto, sentimenti di vergogna e colpevolezza, disgusto per sé stessi, depressione. Alcuni studiosi ritengono che questo disturbo rappresenti un tipo neurobiologico distinto all’interno dello spettro dell’obesità (2). Perfezionismo, compulsività ossessiva, narcisismo, sociotropia e autonomia caratterizzano sia l’AN che la BN. La struttura e rigidità del pensiero anoressico, l’ intrusività delle idee, l’imperativo di non superare il peso soglia possono esser viste come manifestazioni fobico-ossessive. Spesso ma non sempre, nel corso degli anni si assiste a quello che viene definito il “viraggio bulimico”, un passaggio dalla condizione di Anoressia a quella di Bulimia. La BN inoltre appare caratterizzata da impulsività, intesa come tendenza a non considerare conseguenze e rischi prima di agire, e spesso da una spiccata ricerca delle sensazioni o delle novità. I disturbi dell’Alimentazione si accompagnano frequentemente a disturbi dell’umore, d’ansia, di personalità, di abuso di sostanze. Molte persone affette da lungo tempo da AN ad esempio condividono disturbi d’ansia (fobia sociale), disturbi Ossessivo-Compulsivi o depressione maggiore. Ma un’altra forma di comportamenti alimentari problematici, seppur non classificati nel DSM-V merita Sull’ottovolante dei Disturbi Alimentari con Santa Caterina da Siena e Pantagruele, tra controllo e abbandono. Prima parte: tu chiamale se vuoi…emozioni
  31. 31. 31 in evidenza
  32. 32. 32 attenzione e cure: l’obesità psicogena. Essa com’è noto, comporta un aumento della massa grassa e del peso, determinati da un aumentato introito calorico. Nei tipi più complicati questa patologia persiste a dispetto di qualunque considerazione salutistica e può mettere a rischio la vita della persona. Anche nei casi meno gravi, è possibile distinguere vari stili di comportamento alimentare che testimoniano l’esistenza di un rapporto poco sereno con il cibo. Uno stile alimentare disinibito ad esempio può includere iperalimentarsi senza aver fame, sotto lo stimolo di qualche emozione (emotional eating) o in risposta a stimoli esterni come la vista, il profumo di un alimento (external eating) o subire dei cravings intensi, dei veri e propri attacchi di fame. Sottovalutazione delle conseguenze dei propri comportamenti e maggiore attenzione all’aspetto visivo dell’alimento che non agli stimoli interni di sazietà sono state registrate come distorsioni cognitive che rendono difficili gli interventi di prevenzione su questo tipo di pazienti. Il concetto di colpa svanisce L’evoluzionedelletecnichedi “neuroimaging”hapermesso da alcuni anni a questa parte di percorrere nuove strade relative al funzionamento del cervello delle persone affette da comportamenti alimentari problematici e di esplorare nuove ipotesi con cui i sofisticati modelli psicodinamici precedenti dovranno cercare un’integrazione . Ad esempio per alcuni studiosi (3) i Disturbi del Comportamento Alimentare costituiscono una forma d’ansia che risulterebbe focalizzata sul cibo e sull’immagine corporea perché coesistono alterazioni strutturali e funzionali di aree cerebrali specifiche (ad es. l’insula) relative alla rappresentazione corporea e alla percezione viscerale. La buona notizia è che alcune alterazioni funzionali possono ridursi alla ripresa di un’alimentazione normale. Nel caso dell’obesità vari studi hanno riscontrato una riduzione delle abilità cognitive decisionali specifiche dell’area prefrontale ventromediale e delle funzioni esecutive tipiche delle aree deputate al controllo e alla pianificazione, dell’attenzione sostenuta, della flessibilità cognitiva, del controllo inibitorio dell’azione (4). Non solo: da vari studi volti a valutare il rischio di Alzheimer in rapporto all’adiposità (si, anche questo rischio è aumentato nell’obesità) è emersa la riduzione del volume della materia grigia in alcune aree cerebrali come l’insula, amigdala, striato, ippocampo e corteccia cingolata
  33. 33. 33 anteriore (5). Infine è stata dimostrata la presenza di difetti nelle vie dopaminergiche che regolano tra l’altro la sensibilità al piacere e la reattività allo stress. Insomma, chi è che guida dentro di me? Sentire, parlare e gestire le emozioni Mentre la letteratura relativa a questi comportamenti alimentari problematici è piuttosto “nutrita” e il dibattito sulle cause è sempre molto fervido, le risposte definitive languono. Ma sia nella prospettiva delle neuroscienze che in quella della psicologia cognitiva, da anni la comprensione dei disturbi alimentari trova un suo focus nel concetto di regolazione emotiva. Essa è stata definita come “l’abilità di regolare le proprie emozioni e risposte emotive” (6) e si ritiene sia sottesa alla salute mentale. Nei DCA e in alcuni tipi di obesità l’aspetto della disregolazione emotiva è spesso particolarmente evidente. I processi neurobiologici dell’autoregolazione, incluso il controllo sul proprio comportamento alimentare, sono fortemente influenzati dalle emozioni; uno studio del 2006 (7) ha mostrato che le emozioni più spesso implicate nell’innesco delle abbuffate sono sei: maggiormente l’ansia, seguita da tristezza, solitudine, stanchezza, rabbia e perfino felicità. Pazienti con BED non solo ricorrono al cibo in risposta a situazioni spiacevoli ma valutano quelle situazioni come maggiormente stressanti. Anche i comportamenti bulimici sono spesso legati ad emozioni dolorose e da alcuni studi (8) emerge come nei giorni in cui si verificavano episodi purgativi o di abbuffata i soggetti bulimici presentavano un’oscillazione del tono dell’umore più frequente. Una strategia cognitiva di evitamento particolarmente diffusa specie tra le pazienti anoressiche, è la ruminazione cioè il preoccuparsi continuo di questioni legate all’alimentazione, al peso, al corpo. Vari studi hanno dimostrato che “ruminare” ha una grossa influenza sul mantenimento della sintomatologia e sugli esiti della malattia. Ma oltre ad un limitato accesso alle strategie di regolazione emotiva, questi pazienti riportano la difficoltà a identificare le emozioni e distinguerle dalle sensazioni corporee, ad attribuirle significato: secondo alcuni (9) essi le avvertono come semplici tensioni fisiologiche indifferenziate, non trovano le parole per descriverle e questa confusione tra stimoli interni ed esterni si ripercuote sulla costruzione del loro senso di identità e sulla loro immagine corporea. A questa incapacità viene dato il nome di alessitimia, e qualcuno ha scritto che essa evidenzia il fallimento della regolazione emotiva: l’emozione resta nel corpo come un’energia che cerca una via per scaricarsi; non è un caso che l’alessitimia sia trasversale alle patologie con comportamenti di agito come i disturbi dell’alimentazione, i disturbi della personalità, i disturbi da dipendenza patologica e altri. Da vari studi è emerso che l’alessitimia si riscontra nei pazienti con DCA in percentuale maggiore rispetto ai controlli (10) e costituisce un fattore prognostico negativo. L’emozione più difficile da esprimere per uno di questi pazienti sembra essere la rabbia, ritenuta un’emozione in grado di sopraffare, incontrollabile. Anche la paura, legata al disgusto in quanto reazione di evitamento, è un’emozione più vissuta che riconosciuta, che si traduce nel timore di ingrassare o nel disgusto per un cibo o per la propria immagine corporea. Dal disgusto alla vergogna: vergogna come valutazione negativa di sé e vergogna per essere oggetto del giudizio degli altri. Queste pazienti riportano esperienze negative il cui senso è quello di essere immeritevoli di amore, sbagliati. La disregolazione emotiva si integra con l’impulsività, un fattore che specialmente i pazienti BED conoscono bene. E dall’impulsività alla compulsività il passo è spesso breve. Ma di questo parleremo nel prossimo numero.
  34. 34. Caritas della Parrocchia di San Lorenzo Martire La Fondazione ha elaborato un sussidio sanitario che consente la copertura di spese per medicinali e spese mediche che il Servizio Sanitario nazionale non copre adeguatamente. In questo modo i costi medici sostenuti dalle famiglie sono alleggeriti e le stesse famiglie sono stimolate a curare e preservare la loro salute! museo del mutuo soccorso La Fondazione ha ereditato da MBA la collezione del Museo del Mutuo Soccorso; il museo, nato con la volontà di raccogliere significative testimonianze sulla storia del movimento mutualistico dal 1886 ad oggi, si prefigge da un lato di salvaguardare e rendere fruibile al pubblico i beni attualmente in dotazione e dall’altro di promuovere la conoscenza e la ricerca sul tema della Mutualità. La Fondazione Basis, costituita per iniziativa congiunta di Mutua MBA, Health Italia e Coopsalute, insieme di realtà impegnate nel sociale e operanti primariamente nel settore della Sanità Integrativa, si propone di svolgere le proprie attività nei settori dell’assistenza socio- sanitaria, nella promozione e nella gestione di servizi educativi, culturali, sportivi e ricreativi, nella istituzione di borse di studio ed iniziative volte a migliorare e gratificare l’esperienza didattica, avvalendosi di strutture ricettive e servizi di accoglienza per giovani e per studenti. Fondazione Basis | Via di Santa Cornelia, 9 | 00060 | Formello (RM) | www.fondazionebasis.org | info@fondazionebasis.org supportare favorire promuovere Un servizio dedicato alle realtà che costituiscono espressione della Società Civile! Tra le varie attività, la Fondazione Basis si è dedicata a:
  35. 35. 35 Tra i profumi e gli odori delle nostre cucine, le spezie sono degli alleati davvero preziosi grazie alla loro peculiarità di soddisfare anche i palati più esigenti, rendendo le pietanze più gustose e dal sapore esotico. Un tempo preziosissime e simbolo di una gastronomia costosa ed interculturale, le cui vista e fragranza evocavano misticismi e terre lontane, le spezie oggi sono alla portata di tutti ed esposte come piccoli gioielli nei mercati rionali cittadini. Sono oramai riconosciute anche le loro doti terapeutiche che le rendono un toccasana per la nostra salute. Sapevate ad esempio che alcuni di questi aromi sono dei veri e propri “brucia-grassi”? Unire ad una dieta salutare ed equilibrata un buon sapore potrebbe essere allora un ottimo compromesso in vista della bella stagione in arrivo! Dalle proprietà antiossidanti del cumino all’utilizzo dello zenzero come cura per il raffreddore, andiamo allora ad analizzare nel dettaglio alcune delle spezie più diffuse. a cura di Francesca Raio Le proprietà benefiche delle spezie 35
  36. 36. 36 CANNELLA_è considerata ottimale per la stimolazione del metabolismo come brucia grassi. è anche fonte di fibre, ferro e calcio, in grado quindi di fornire sollievo alla costipazione ed al gonfiore addominale. ZENZERO_Fondamentale nella medicina ayurvedica e perfetto nella preparazione delle tisane per la cura e la prevenzione del raffreddore, lo zenzero è noto anche per la sue capacità depurative, contribuendo alla riduzione di gonfiori ed inestetismi della cellulite. CURCUMA_è molto diffusa nella preparazione di sali da bagno drenanti ed energizzanti unitamente al sale grosso. Il principale elemento di composizione, la curcumina, pare sia capace di contrastare l’accumulo di grassi nei tessuti adiposi. PEPERONCINO_Numerosi studi scientifici hanno dimostrato come questa spezia sia in grado di ridurre l’appetito e trasformare i grassi in una riserva di energia per l’organismo. GINSENG_Diffuso il suo utilizzo per aromatizzare il caffè, in realtà non tutti conoscono le proprietà energizzanti di questa radice, in grado di favorire il dimagrimento se abbinata ad una dieta bilanciata e ad una regolare attività fisica. ZAFFERANO_Risotto, pollo e arrosto conditi con questa spezia sono oramai all’ordine del giorno nel ricettario della nostra cucina. Conoscete tuttavia le sue proprietà antiossidanti e la funzione positiva nella stimolazione del metabolismo? CURRY_è a sua volta un mix di spezie, molto diffuso nella gastronomia indiana. Notevoli sono i suoi effetti salutari in quanto combina contemporaneamente i benefici – già indicati - di curcuma e zenzero a quelli del pepe nero che, con la sua piperina, è in grado di stimolare il metabolismo favorendo il dimagrimento ed il controllo del peso corporeo. CARDAMOMO_è una spezia molto rara ed in quanto tale la sua assunzione viene spesso associata a quella di un medicinale, raccomandando parsimonia ed attenzione nella somministrazione. E’ utilizzato per la cura di tosse e raffreddore e contro l’infiammazione delle vie aeree. CHIODI DI GAROFANO_Ottimo rimedio contro i dolori causati dall’artrite sono inoltre un valido antibatterico naturale. NOCE MOSCATA_è un vero e proprio “alimento- medicinale” molto diffuso nella medicina omeopatica. E’ utile in caso di pressione bassa e reumatismi, nonché come antinfiammatorio per i bronchi. Numerosi sono i ricettari presenti sul web che illustrano come combinare queste spezie con gli alimenti della cucina occidentale e creare in casa dei perfetti mix per arricchire le nostre pietanze. Per completare un quadro di conoscenze sulle spezie è inoltre fondamentale informarsi bene sugli elementi nutritivi e sulle modalità di conservazione. Insomma, quello delle spezie è un piccolo grande mondo tutto da scoprire, osando e sperimentando. Un successo per il palato e la salute!
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  38. 38. 38 consapevole e spesso ignora il rischio, motivo per cui la SIC è impegnata in un’intensa campagna di informazione. Mutua MBA, proprio per sensibilizzare le donne a una maggiore prevenzione, ha recentemente affrontato l’argomento intervistando il Prof. Rosario Rossi, responsabile dell’Emodinamica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Modena secondo il quale “La tempestività nella diagnosi, in caso di infarto, è importantissima per salvare una vita. Time is muscle significa appunto che più precocemente viene effettuata la diagnosi e più è possibile salvare il muscolo (…). I sintomi di infarto nelle donne spesso sono mascherati da dolori che non fanno pensare a un rischio infarto” (riferimento articolo: http://www.mbamutua.org/ lavoce/infarto-donne-piu-a-rischio-degli-uomini/). Un altro importante argomento affrontato nel corso del congresso è stato quello della relazione che c’è tra la genetica e le aritmie ventricolari. Secondo le stime sono circa 70mila le giovani vittime della morte cardiaca improvvisa e l’analisi del DNA diventa fondamentale nella valutazione perché apre la strada alla diagnosi precoce nei parenti stretti, eventualmente affetti dalla stessa condizione, consentendo dunque di proteggerli attraverso un approccio personalizzato che va dai cambiamenti dello stile di vita all’impiego tempestivo di alcune terapie. La possibilità di sapere cosa contiene il patrimonio genetico di ognuno di noi è una rivoluzionaria novità a 360 gradi che consente di dare un valido contributo alla prevenzione e alla diagnosi precoce. In Italia, oggi, questo è possibile grazie a “Personal Genomics”, azienda leader nel fornire servizi di genomica basati sul sequenziamento del DNA di a cura di Alessia Elem Le patologie come lo scompenso cardiaco e l’aterosclerosi “sonolesfidepiùurgentidellacardiologiadelterzomillennio”, queste le parole che hanno aperto l’appuntamento annuale della Società Italiana di Cardiologia. Nel corso del dibattito, il 76esimo Congresso Nazionale ha affrontato temi “caldi” e, tra tutti, ha attirato una particolare attenzione lo scompenso cardiaco. Secondo i dati, nel mondo, circa 38 milioni di persone soffrono di questa patologia. Fra 8 anni il numero potrebbe superare i 60 milioni con un impressionante aumento di costi diretti e indiretti (circa il 200% in più). Secondo la Società Italiana 1 persona su 3 sopra i 55 anni svilupperà lo scompenso cardiaco nel corso della propria vita. Non solo, nonostante i progressi nella cura della malattia, la metà di loro morirà entro 5 anni. Durante il Congresso sono stati presentati i numerosi sforzi volti a migliorare il trattamento e l’individuazione di nuovi target terapeutici mediante terapia genica e l’impiego delle cellule staminali. Un’altra “sfida” importante riguarda le complicanze dell’aterosclerosi, principalmente infarto e ictus, che rappresentano la maggiore causa di morbosità e mortalità nei paesi industrializzati. Nel corso del dibattito si è discusso sulle più recenti acquisizioni relative ai meccanismi cellulari e molecolari, alla base del processo aterosclerotico, che consentiranno, in un futuro prossimo, di intervenire direttamente su tali meccanismi, modificando gli eventi che, a livello della parete vascolare, sono responsabili della formazione e progressione della placca arterosclerotica. Il cuore delle donne è stato un altro tema affrontato con interesse. Le malattie cardiovascolari non sono da sottovalutare, ma la maggior parte delle donne non ne è 38 Le sfide della cardiologia del terzo millennio
  39. 39. 39 Nasce la prima collana di e-book gratuiti su “L’importanza della prevenzione” una selezione dei contenuti che hanno riscontrato maggior successo sui canali mediatici di Mutua MBA. L’idea nasce dalla volontà di radicare nella memoria dei lettori alcuni principi cardine su cui è essenziale si fondi l’idea stessa di “salute” con l’obiettivo di riversare i propri contenuti in materia su tutto il territorio nazionale e non esclusivamente a chi è già socio della Mutua. Se non volete perdere nemmeno un numero inviate una mail a info@mbamutua.org La collana di e-book gratuiti di MBA L’importanzadella prevenzione nuova generazione, che offre un servizio per la mappatura del genoma di ognuno di noi. Basta un semplice esame del sangue, attendere 60 giorni e fare un click sul proprio iPad per avere sotto gli occhi, in qualunque momento, la storia del proprio organismo. Personal Genomics è nata all’interno del Dipartimento di Biotecnologie dell’Università di Verona e il servizio offerto permette di conoscere l’intero contenuto del genoma in un report, scaricabile su iPad o su un sito web protetto. L’esame, oltre a svelare il patrimonio genetico contenuto nel DNA, permette di adottare misure di prevenzione qualora dovesse esserci un’eventuale predisposizione di sviluppare una patologia di origine genetica e fornire, a chi è stata invece riscontrata una determinata malattia, tutte le informazioni a base genetica così da adottare una terapia mirata. La strada che si sta percorrendo è quella del passaggio dalla medicina personalizzata a quella di precisione con l’inserimento dei dati genetici nella cartella clinica di ogni singolo individuo, processo molto importante perché migliora la qualità della vita. “Personal Genomics offre un servizio di genomica personalizzato per aiutare a valutare e diagnosticare il rischio di sviluppare una determinata malattia genetica. Questo non significa che si è immuni dal rischio, ma l’esame consente di adottare delle misurediprevenzione,enonsolo.Ilserviziodisequenziamento del Dna, attivo in Italia da qualche mese, consente anche, a chi è stata diagnosticata una determinata patologia, di assumere farmaci specifici. Due sono infatti i test che proponiamo: Genome Insight è indirizzato a chi vuole avere accesso all’enorme quantità di informazioni contenute nel nostro Dna e Genome Insight MED è indicato per chi ha la necessità di avere più informazioni possibili riguardanti una determinata condizione patologica. Ci sono circa 10.000 malattie che vedono in qualche modo coinvolti i nostri geni, ma solo la metà di queste è riconosciuta. Siamo in grado di indagare e riconoscere la predisposizione per 1700 malattie. Ancora non conosciamo tutto il nostro libretto d’istruzioni. La maggior parte delle persone che si sottopone al sequenziamento del Dna o ha avuto dei casi in famiglia, tant’è che nella nostra procedura è prevista una scheda con la storia medica personale e della famiglia in modo da concentrarci sulle patologie pregresse, o gli è stata diagnosticata una malattia. Non è da escludere che c’è anche chi, spinto dalla curiosità, decide di farsi sequenziare il proprio genoma, l’identikit è: uomo età media 40 anni!”. Queste sono le dichiarazioni rilasciate per Mutua MBA, società di mutuo soccorso che rappresenta nello scenario delle mutue italiane l’innovazione, il dinamismo e la qualità, dal Prof. Massimo Delledonne, Direttore scientifico di Personal Genomics e Professore Ordinario di Genetica all’Università di Verona. La strada è quella giusta, l’importante è investire sempre e molto sulla ricerca. L’importanza del sequeziamento del patrimonio genetico, affrontato anche nel corso del Congresso, è la conferma che questo strumento è in grado di adottare delle misure di prevenzione volte alla salvaguardia della salute. è cronaca di questo periodo che a Londra, grazie al programma “1.000 Genomes Project” lanciato nell’agosto del 2014 dal primo ministro David Cameron, è stato possibile svelare le malattie misteriose che avevano colpito due piccole gemelle. Proprio nella massa dei dati raccolti, gli scienziati del Great Ormond Street Hospital (Gosh) di Londra hanno trovato alcune mutazioni genetiche, sconosciute fino a quel momento che avevano colpito le due bimbe. Una delle due, sin dalla nascita, soffriva di una serie di problemi che includono la scarsa crescita e la difficoltà a vedere. Tuttavia, i medici non erano mai riusciti a individuare con precisione quali fossero le cause. Dopo che il suo genoma è stato sequenziato, i ricercatori hanno trovato una mutazione nella metà di un singolo gene. I suoi genitori avevano rinunciato ad avere altri figli nella paura di trasmettere questa condizione al nascituro, ma ora potranno allargare la famiglia perché i medici della fertilità sono in grado di ‘schermare’ il gene difettoso.
  40. 40. 40 a cura di Laura Mellino Il 18 febbraio 2016 è stata la giornata mondiale della Sindrome di Asperger, #aspiefriendly, classificata tra i disturbi dello spettro autistico. La data corrisponde con il giorno di nascita del medico psichiatra austriaco Hans Asperger (1906-1980), che nella sua esistenza difficile ed isolata ne aveva osservato i comportamenti individuandone caratteristiche e disturbi. Questa sindrome viene considerata una forma lieve di autismo di cui si pensa abbiano sofferto anche scienziati, musicisti e altri personaggi famosi con un’intelligenza superiore alla media, ma con scarsa capacità di funzionamento sociale ed incapaci di incanalarsi nei meccanismi della società. Ancora oggi questa condizione rimane difficile da diagnosticare ed è scarsa la presenza di strutture pubbliche adeguate all’assistenza dei soggetti Asperger sia per una diagnosi tempestiva che, successivamente, per un percorso di contenimento. La maggioranza dei soggetti Asperger, siano essi bambini o adulti, sono persone che avrebbero bisogno di forme specifiche di sostegno e che, invece, spesso rimangono invisibili nella società nonostante nel mondo si parla di circa 20 milioni di ASPERGER con diagnosi accertata. La sindrome è caratterizzata da una compromissione più o meno grave nella comunicazione e nella reciprocità sociale ed emotiva con la presenza di interessi ristretti e ripetitivi. La diagnosi precoce dei diversi sottotipi neurobiologici e fenotipi clinici, se associata ad un intervento corretto e mirato, può significativamente modificare il percorso del disturbo. In particolare, la sindrome di Asperger è una condizione di neurodiversità: le persone affette da questa patologia hanno caratteristiche psicologiche e neurologiche definite, diverse dalle persone neurotipiche e classificate dalla società come “strane”. Per quanto la parola “strano” abbia un significato già discutibile, visto che la tanto decantata normalità non ha delle regole, sarebbe preferibile definire questa caratteristica neurobiologica con termini più appropriati che ne evidenzino la diversità ed unicità. Coloro che sono affetti da questa sindrome sono fin da piccoli individuati ed indicati come “piccoli professori” per la loro genialità evidente. Passioni assorbenti, linguaggio La Sindrome di Asperger: #aspiefriendly forbito con un Q.I. assolutamente superiore alla norma e la presenza di una completa inabilità sociale. Disorientati e spaventati dalla socialità, generalmente appresa in maniera spontanea dai soggetti neurotipici, spesso sono traumatizzati anche solo dallo sguardo del prossimo e, nella quasi totalità dei casi, sono incapaci di comprendere ironia e linguaggio non verbale. La condizione è quella di vivere in un sistema che non riescono a codificare. Non sono malati, ma soffrono per l’ambiente che li circonda dove sono incompresi. L’incapacità di comprendere l’esistenza di questa patologia nell’età dell’infanzia comporta traumi che non sono causati dalla sindrome, ma dalla continua frustrazione di non riconoscersi. Quando, per anni, i soggetti Asperger combattono la propria condizione con tentativi di adattamento sociale che vanno a vuoto, cercando di vivere a doppia velocità per accontentare le aspettative degli altri, spesso si convincono di essere sbagliati, rendendo la propria vita e quella di chi li circonda molto difficile. In questo panorama possono svilupparsi depressioni e disturbi del comportamento che generano sofferenze di vario tipo, alle quali, talvolta, si cerca di porre rimedio con cure farmacologiche che possono rivelarsi dannose. Per questo motivo è importante che la diagnosi dei bambini affetti da questa sindrome arrivi nei tempi e nei modi giusti e che questo avvenga fin dalla tenera età, in modo che i soggetti possano essere accompagnati da specialisti nella scoperta e nell’accettazione di questa condizione. È importante sottolineare, inoltre, che non esiste una cura in grado di guarire l’autismo. Oggi i sistemi utilizzati sono in prevalenza sistemi di tipo cognitivo comportamentale, psicoeducativoedisupportoallacomunicazione,finalizzati a migliorare le autonomie e le competenze individuali, ma il crescente numero di soggetti affetti da questa sindrome evidenzia una grave carenza di strutture pubbliche in grado di seguire i singoli casi e, altresì, le difficoltà degli specialisti privati di inquadrare le caratteristiche della sindrome. Queste carenze sono un evidente problema sociale per le migliaia di famiglie che si trovano sole nell’affrontare una diversità così complessa. Oggi, inoltre, assistiamo ad un consistente aumento di interventi farmacologici nonostante nessun farmaco si sia

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