Successfully reported this slideshow.
We use your LinkedIn profile and activity data to personalize ads and to show you more relevant ads. You can change your ad preferences anytime.
Il periodico di informazione sulla Sanità Integrativa
HEALTH
novembre/dicembre 2015 - N°10
la RIABILITAZIONE ONCOLOGICA IN...
Nasce “Health Book”
il primo libro di mutua mba dedicato
alla prevenzione!
L‘importanza della prevenzione in un libro
Heal...
Health Online
periodico bimestrale di
informazione sulla Sanità
Integrativa
Anno 2°
novembre/dicembre 2015 - N°10
Direttor...
Il continuo sviluppo delle competenze di analisi scientifica
delle patologie mediche che determina un costante
accrescimen...
ommari
30
8
17
26
23
32
36
Il boom delle diete fra
tendenze, business e salute
Eseguito in Italia il primo trapianto di po...
ommari
46
Insufficienza renale cronica:
un problema sociale
52
56
58
42
48
Salute e prevenzione:
i vaccini contro meningit...
Health tips
Sapevi che...
Le diete drastiche determinano
l’effetto “yo-yo”: all’inizio si cala di
peso rapidamente perdend...
8
Il boom delle diete fra
tendenze, business e salute
a cura di
Alessandra Capotorto
Mai come negli ultimi anni il tema de...
9
Alla base del mercato del
benessere vi sarebbero due
fondamentali problemi legati
all’alimentazione:
la sovralimentazion...
di Salute e Scienze motorie presso la Colorado State
University, ed autore di diversi libri sull’argomento, fra i
quali, T...
11
includere una selezione di frutta cruda, verdura, noci, semi
ed altri elementi nutrizionali, inclusi quelli di origine ...
12
Moore e Woody Harrelson); il successo di questa dieta
sembra essere dovuto soprattutto al fatto che i suoi
sostenitori ...
13
i massaggi, e la pratica della meditazione dello yoga.
I contrari alla Dieta Clean:
Secondo alcuni nutrizionisti, il re...
14
hanno ulteriormente spostato l’attenzione verso la dieta
vegana. Infine, sempre negli anni recenti, il vegetalismo
ha i...
15
questo gruppo sanguigno prevede un notevole introito di
proteine di origine animale. Devono essere esclusi dalla
dieta ...
“La salute è la più grande forza
di un popolo civile”
17
Il Pilates è una forma di esercizio ideata da Joseph H.
Pilates che enfatizza lo sviluppo equilibrato del corpo
permett...
18
abbiamo comunque deciso di seguire un corso di Pilates.
Ho quindi iniziato a frequentare lo studio di Anna Maria
Cova, ...
19
20
21
Personalmente, preferisco sempre fare degli esercizi a
corpo libero perché è importante essere consapevoli e
utilizzare...
Nessuna distinzione per numero di componenti della famiglia
Nessuna distinzione di età
Sussidi per Single o Nucleo famigli...
23
Il Gyrotonic (o Gyrokinesis) sembra essere la nuova
disciplina di tendenza in tema di benessere psico-fisico
e cura del...
24
25
Che differenza c’è tra Gyrotonic e Pilates?
Sono entrambe due discipline molto valide ed utilizzate
per tirare fuori le...
26
La colecistite:
come riconoscerla e curarla
a cura di
Erminia Iacomi
La colecistite costituisce un’infiammazione della ...
27
la bacchetta dell’ecografia viene premuta
sull’addome in corrispondenza della cistifellea, i
pazienti lamentano dolore....
28
a cura di
Alessia ElemColesterolo? è una questione
genetica. Lo rileva un’indagine
civica di “Cittadinanzattiva”
Scarsa...
29
quali: dislipidemie e ipercolesterolemia familiare, difficoltà
della persona e della famiglia, prevenzione, diagnosi,
p...
30
Eseguito in Italia il primo
trapianto di polmone con la
tecnica “jet ventilation”
a cura di
Nicoletta Mele
Jet ventilat...
assicurata attraverso i condotti laterali di due millimetri.”
Quanto è importante il lavoro di equipe?
“Non esiste alcun r...
32
a cura di
Stefano Giordani e
Chiara Teneggi
In Italia, nel 2013, circa 1.8000.000 persone erano in
vita dopo aver super...
33
sui giornali, ma una malattia come tante altre, che si
può a volte prevenire, altre volte curare, o comunque
conviverci...
3434
quotidiane, una maggiore energia con conseguente
aumento del senso di benessere e, non da ultimo, una
minore difficol...
35
Health Online - 10
Health Online - 10
Health Online - 10
Health Online - 10
Health Online - 10
Health Online - 10
Health Online - 10
Health Online - 10
Health Online - 10
Health Online - 10
Health Online - 10
Health Online - 10
Health Online - 10
Health Online - 10
Health Online - 10
Health Online - 10
Health Online - 10
Health Online - 10
Health Online - 10
Health Online - 10
Health Online - 10
Health Online - 10
Health Online - 10
Health Online - 10
Health Online - 10
Upcoming SlideShare
Loading in …5
×

Health Online - 10

351 views

Published on

Il primo periodico di informazione dedicato completamente al mondo della salute e della sanità integrativa

Published in: Healthcare
  • Be the first to comment

  • Be the first to like this

Health Online - 10

  1. 1. Il periodico di informazione sulla Sanità Integrativa HEALTH novembre/dicembre 2015 - N°10 la RIABILITAZIONE ONCOLOGICA INTEGRATA DELL’ASSOCIAZIONE “GLI ONCONAUTI”: UN PERCORSO VERSO IL RECUPERO DEL BENESSERE E DELLA SALUTE grazie alla pratica dello YOGA E di TECNICHE MENTE-CORPO progresso benessere welfare e sanità integrativa in evidenza “Jet ventilation”: la nuova tecnica che ha rivoluzionato il campo anestesiologico-rianimatorio Pilates, Cardiolates® e Gyrotonic a confronto Un approfondimento sulla nuova Legge di Stabilità approvata dal Senato La mutualità come sistema di welfare per i lavoratori: il caso di Mutua MBA
  2. 2. Nasce “Health Book” il primo libro di mutua mba dedicato alla prevenzione! L‘importanza della prevenzione in un libro Health book I libri della salute di Mutua MBA Da un recente studio effettuato in Italia è emerso come quasi una persona adulta su due sia completamente avulsa dall’adottare una linea di prevenzione medica adeguata. Prerogativa di una società di Mutuo Soccorso non può, pertanto, essere “solo” quella di garantire l’accesso privilegiato alla salute attraverso una valida integrazione al Sistema Sanitario Nazionale, ma deve forzatamente infondere la cultura della prevenzione intesa come cura di sé stessi, poiché in essa stessa risiede l’unica via utile a soddisfare la crescente domanda di assistenza che la sanità pubblica non riesce – e non riuscirà - ad accontentare. Per tale motivo Mutua MBA ha deciso di raccogliere interviste, analisi e studi di settore, ma soprattutto consigli pratici, esercizi e ricette culinarie per innescare l’attitudine a prendersi cura di noi stessi, con l’intento di prevenire il più possibile malattie e infortuni. Vuoi ricevere “Health Book - L’importanza della prevenzione” nella tua casella di posta elettronica? Invia una email a info@healthonline.it e segnalaci i tuoi contatti, ti sarà inviato senza alcuna spesa aggiuntiva. Inoltre, su espressa richiesta e con un contributo di soli 10€ (+s.s.), potrai ricevere direttamente a casa la versione cartacea del libro. La somma sarà devoluta da Mutua MBA alla Fondazione Basis, ente no-profit dedicato alla promozione e allo sviluppo di iniziative culturali, educative, formative, di integrazione sociale e assistenza sanitaria.
  3. 3. Health Online periodico bimestrale di informazione sulla Sanità Integrativa Anno 2° novembre/dicembre 2015 - N°10 Direttore responsabile Ing. Roberto Anzanello Comitato di redazione Alessandro Brigato Manuela Fabbretti Nicoletta Mele Giulia Riganelli Fabio Vitale Redazione e produzione Fabio Vitale Direzione e Proprietà Health Italia Via di Santa Cornelia, 9 00060 - Formello (RM) info@healthonline.it Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte può essere riprodotta in alcun modo senza permesso scritto del direttore editoriale. Articoli, notizie e recensioni firmati o siglati esprimono soltanto l’opinione dell’autore e comportano di conseguenza esclusivamente la sua responsabilità diretta. Registrazione del Tribunale Civile di Roma N° 29 del 10 Marzo 2014 ImPaginazione e grafica Giulia Riganelli Tiratura 90.108 copie Visita anche il sito www.healthonline.it potrai scaricare la versione digitale di questo numero e di quelli precedenti! E se non vuoi perderti neanche una delle prossime uscite contattaci via email a info@healthonline.it e richiedi l’abbonamento gratuito alla rivista, sarà nostra premura inviarti via web ogni uscita! Per la tua pubblicità su Health Online contatta mkt@healthonline.it HEALTH
  4. 4. Il continuo sviluppo delle competenze di analisi scientifica delle patologie mediche che determina un costante accrescimento della capacità diagnostiche tramite strumenti ed esami sempre più approfonditi è sotto gli occhi di tutti noi. Non trascorre giorno senza che non vi sia qualche annuncio che riguardi la scoperta di nuovi strumenti medici, nuovi farmaci, nuovi studi clinici, nuovi modelli di diagnosi in quanto, ormai è acclarato, il tema della salute è centrale in qualsiasi stato, governo, programma politico. L’impressionante informatizzazione che l’umanità tutta ha sviluppato e sta sviluppando in questi anni ha avuto ed ha un impatto evolutivo notevole nel settore sanitario ed ha posto nuovi quesiti che debbono essere preliminarmente affrontati per consentire di porre veramente e correttamente la salute degli individui al centro degli obiettivi di qualsiasi soluzione praticata. Innanzitutto bisogna sgombrare il campo sui possibili limiti posti al progresso scientifico: considerato che il problema da risolvere è lo stato di salute di ciascun individuo quale diritto inalienabile ecco che è necessario stabilire che la scienza non può porsi limiti. è compito degli scienziati trovare soluzioni percorrendo percorsi sicuramente leciti ma che non possono sottostare a limitazioni economiche. In questo ambito la capacità di cooperazione degli individui diviene quindi fondamentale. Non avendo infatti nessun governo, istituzione, ente risorse economiche illimitate ecco che la capacità di tutti noi di partecipareadassociazioni,entinoprofit,programmiautofinanziati diviene un elemento di rilevanza strategica importante. Di fatto sarà la capacità dei singoli individui di mutualizzare i costi della ricerca scientifica medica a renderla veramente indipendente dai potentati e dalle lobby e scevra da vincoli. In questo caso dobbiamo sottolineare che il nostro paese ha messo a punto sistemi veramente interessanti ed innovativi che consentono di finanziare la ricerca tramite contributi spontanei, ai quali siamo tutti moralmente tenuti a partecipare. Definitoilmodocorrettodireperimentodellerisorseeconomiche diviene però indispensabile comprendere quale sia il modo più coerente per procedere in un modello sanitario organizzato e coerente con i diritti costituzionali di ciascuno di noi. La legge morale universale impone che ad essere privilegiati da un sistema sanitario corretto siano le parti più deboli della popolazione e cioè coloro che non hanno disponibilità economiche, coloro che sono indifesi, coloro che senza aiuti non troverebbero soluzioni in grado di garantire loro il diritto alla salute. Perché questo sia possibile è indispensabile che l’assistenza sanitaria sia garantita in forma sociale e mutualistica. Questo significa che non può esserci una gestione della decisione di erogabilità delle prestazioni sanitarie realizzata esclusivamente da gruppi economici che hanno interessi di profitto. E’ indispensabile che sia il governo da un lato e gli enti che si occupano di sanità in una logica cooperativistica e mutualistica dall’altro che dispongano cosa sia corretto fare e perché. Ben venga il contributo dei privati quando si occupano di gestione operativa di strutture sanitarie che adempiono a modelli messi a punto in forma sociale e mutualistica e ben venga anche che i privati ottimizzino tali modelli e ne traggano un giusto guadagno, ma bisogna avere ben presente il limite tra stabilire ciò che è socialmente giusto e gestire ciò che è socialmente giusto. Anche in questo caso dobbiamo dire che l’Italia ha avuto una visione corretta del problema divenendo un modello internazionale da seguire ove l’assistenza sanitaria di base, garantita dallo stato sociale, è stata via via integrata in modo corretto con prestazioni di assistenza sanitaria integrativa fornite da fondi sanitari, casse di assistenza, società di mutuo soccorso. Una visione tanto corretta che oggi possiamo dichiarare sicuramente che il nostro paese ha un vero modello di assistenza sanitaria integrativa coerente con l’assistenza sanitaria sociale, ove l’interesse privatistico delle lobby economiche può essere rivolto solo, correttamente, a fornire assistenza sanitaria volontaria a pagamento per coloro che possono e vogliono disporne. Affinché però tutto ciò assuma veramente una rilevanza irreversibile è indispensabile che il sistema venga conosciuto da tutti i cittadini. Ecco che in questo ambito, quello della conoscenza, siamo ancora carenti ed è qui che necessità fare lo sforzo maggiore oggi. Le leggi ci sono, il modello è corretto, il sistema funziona ma è necessario che ogni individuo, ogni cittadino, ogni impresa, soprattutto le piccole medie imprese che rappresentano il 95% del tessuto economico del paese, conoscano bene le possibilità che hanno di partecipare, con i giusti ed esistenti vantaggi fiscali, a fornire ai propri collaboratori i sistemi di assistenza sanitaria integrativa. Necessita quindi divulgare la cultura della sanità integrativa affinché tutti ne possano usufruire ed anche noi, dalle pagine di questo periodico, continueremo con impegno a rappresentare, spiegare, configurare le soluzioni offerte dalla sanità integrativa gestita da fondi sanitari, società di mutuo soccorso e casse di assistenza sanitaria, perché il percorso della salute garantito dalla scienza, dalla coscienza sociale, e dalla conoscenza del sistema divenga la normalità. A cura di Roberto Anzanello editoriale Scienza, coscienza e conoscenza
  5. 5. ommari 30 8 17 26 23 32 36 Il boom delle diete fra tendenze, business e salute Eseguito in Italia il primo trapianto di polmone con la tecnica “jet ventilation” La salute nel movimento: Pilates, manuale di istruzione del nostro corpo La colecistite: come riconoscerla e curarla Gyrotonic, il nuovo Pilates? Il metodo di riabilitazione oncologica integrata dell’Associazione Gli Onconauti Epatite C: negli USA è stato presentato uno studio made in Italy per combattere l’infezione in evidenza 28 Colesterolo? è una questione genetica. Lo rileva un’indagine civica di “Cittadinanzattiva”
  6. 6. ommari 46 Insufficienza renale cronica: un problema sociale 52 56 58 42 48 Salute e prevenzione: i vaccini contro meningite, morbillo-parotite-rosolia e tubercolosi La mutualità come sistema di welfare per i lavoratori: il caso di Mutua MBA Le ricette della salute Tumore alla prostata: nuove tecniche per la diagnosi precoce Stabilità, Sanità e Benefit 39 Sanità, un sistema integrato pubblico-privato presto realtà?
  7. 7. Health tips Sapevi che... Le diete drastiche determinano l’effetto “yo-yo”: all’inizio si cala di peso rapidamente perdendo massa magra (muscolatura viscerale oltre che scheletrica, difese immunitarie) e poco grasso, quando si sospende si aumenta rapidamente di peso, spesso più di quanto si era perso (“con gli “interessi”) e l’aumento è dovuto ad accumulo di grasso a livello addominale o “centrale”, ossia quello pericoloso mentre non viene recuperata la massa magra www.salute.gov.it Il cavolo è ricco di ferro, fibre, acidi grassi (omega 3 e omega 6), vitamina A ed E, oltre che di carotenoidi e flavonoidi dalle spiccate proprietà antiossidanti. Rafforza il sistema immunitario, è disintossicante e antitumorale. L’elettroencefalografia è una tecnica diagnostica non invasiva che registra l’attività elettrica del cervello per esempio per analizzarne le onde durante il sonno. L’ecocolordoppler è una tecnica diagnostica non invasiva che studia la situazione anatomica e funzionale dei vasi sanguigni, arteriosi e venosi, e del cuore in tempo reale. Le noci sono un alimento molto prezioso e dalle incredibili proprietà: recenti studi hanno dimostrato il suo potenziale antitumorale e nella prevenzione delle patologie cardio- circolatorie è preferibile proporsi obiettivi realizzabili, non eclatanti, e scendere gradualmente (3-4 Kg/mese), eventualmente mantenendo stabile per un po’ il peso; infatti è sufficiente una riduzione del peso iniziale del 5-10 % per indurre un miglioramento del compenso metabolico del diabete e quindi per prevenire tutte le complicanze secondarie ad un cattivo controllo e per incidere positivamente su altre eventuali patologie associate (ipertensione, dislipidemie, malattie del cuore o dei vasi, etc.) www.salute.gov.it I semi di sesamo hanno proprietà antiossidanti e anticancro. Sono alleati contro l’ipertensione, i reumatismi e i dolori articolari. Forniscono vitamine del gruppo B, minerali e calcio, zinco, selenio e omega 3. www.infermieriperlasalute.it L’ adeguato e corretto spazzolamento manuale dei denti permette la rimozione del 78% della placca dentale mentre la forza non modifica l’efficacia di azione. www.salute.gov.it
  8. 8. 8 Il boom delle diete fra tendenze, business e salute a cura di Alessandra Capotorto Mai come negli ultimi anni il tema della corretta alimentazione è stato argomento di interesse nel nostro Paese ed oggetto di studi ed analisi: dalla diffusione di raccomandazioni nutrizionali sponsorizzate direttamente dal Ministero della Salute (vedasi in particolare le Linee Guida per una Sana Alimentazione Italiana, redatte in collaborazione con l’INRAN, Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione), fino alla creazione e diffusione di svariate “Piramidi Alimentari” (il primo modello fu ideato nel 1992 dal Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti d’America e venne poi attualizzato ed utilizzato in moltissimi Paesi dell’Occidente negli anni seguenti). Il leitmotive in questione ha poi, più profondamente, dato vita a correnti di pensiero innovative di cui si fanno portavoce nutrizionisti, medici e guru dell’olistica e dell’alimentazione, che inneggiano a nuovi stili di vita (a volte sposando anche una sorta di “etica nutrizionale” come fa, ad esempio, il “mondo Vegano”), alla ricerca di benessere, salute e bellezza, in qualche modo accomunati dalla riscoperta di una sorta di semplicità primitiva dell’alimentazione e del gusto. Parliamo quindi, non soltanto della semplice ricerca intorno alla più equilibrata alimentazione e della scoperta del migliore stile di vita, ma di un vero e proprio boom del “mercato economico del benessere”, un business da milionidieuro,tantopiùparadossalequantopiùsiconsidera che la domanda crescente di cibi sani, leggeri e nutrienti nasce in contrapposizione all’offerta di prodotti alimentari proposti dalla più comune industrializzazione moderna, che continua ad introdurre sul mercato cibi discutibilmente sani, eccessivamente calorici e scarsamente nutrienti. Ne “La nuova rivoluzione del benessere; come costruirsi una fortuna nel prossimo business da 1.000 miliardi di dollari”, Paul Zane Pilzer - economista di fama mondiale ed
  9. 9. 9 Alla base del mercato del benessere vi sarebbero due fondamentali problemi legati all’alimentazione: la sovralimentazione e la scarsa nutrizione. imprenditore multimiliardario – analizza questo nuovo ed emergente mercato che frutta – e frutterà – milioni e milioni di euro agli imprenditori che sapranno servirsene al meglio; racconta dei cosiddetti “rivoluzionari del benessere” che hanno avuto la possibilità di crearsi un’incredibile fortuna facendo del bene alle persone ed operando in quella che può essere considerata la più grande industria sulla faccia della terra: il benessere (si pensi, ad esempio, alla White Wave Inc. di Steve Demos - l’inventore del latte di soia Silk - che con la sua linea di prodotti di benessere di alta qualità messi sul mercato all’inizio dell’anno 2000, è un’azienda alimentare da 300 milioni di dollari). L’affare benessere è infatti quanto mai “pro-attivo”: le persone diventano volontariamente clienti, per sentirsi più in forma, per ridurre gli effetti dell’invecchiamento e per evitare di diventare in futuro clienti dell’industria della malattia. Alla base del mercato del benessere vi sarebbero due fondamentali problemi legati all’alimentazione: la sovralimentazione, determinata dall’abbondante disponibilità di alimenti e dall’elaborazione industriale di cibi con elevato apporto calorico, e la scarsa nutrizione, determinata del ridotto apporto nutrizionale dei medesimi cibi industrializzati – in termini di nutrienti essenziali e catalizzatori – a fronte dell’elevato apporto calorico. In questo scenario si colloca la “promozione” di diete e di nuovi regimi alimentari, pubblicizzate spesso come vere e proprie panacee: dalla dieta chetogenica alla metabolica, da quella paleolitica, alla dieta vegana o macrobiotica, alle diete propriamente dimagranti come la dieta Dukan, la dieta Zona, la Weigth Watchers (alcune con un regime decisamente punitivo), fino ad arrivare ai regimi alimentari più estremi e stravaganti, come la dieta vegetariana crudista, che prevede regole davvero dure da rispettare (nel novero delle diete note, anche la “dieta senza muco”, la dieta del cavolo, ed addirittura la dieta del sonno, alcune delle quali, peraltro, considerate anche pericolose per la salute da noti nutrizionisti e medici). Difficile districarsi in questo mare di informazioni proveniente da ogni dove che gli Utenti/Consumatori ricevono quotidianamente; peraltro, troppo spesso all’interno di quello che è comunque un mercato economico, il confine fra promozione sociale del vero benessere e promozione commerciale di un prodotto o di un servizio, può essere difficilmente individuabile (si pensi, ad esempio, alle diete miracolose che possono essere seguite solo assumendo specifici integratori alimentari o barrette nutrienti brandizzate; o ancora, a linee di prodotti pubblicizzati come dietetici e sani, e poi contenenti l’olio di palma). Ed allora, solo per farci un’idea delle diete più cool del momento, ne passiamo brevemente in rassegna alcune fra le più ricche di proseliti al seguito, lasciandoci con qualche spunto di riflessione critico e forse qualche perplessità su alcuni dettami particolarmente “estrosi”: ad ognuno la sua e ad ognuno le proprie considerazioni, ricordandoci sempre che la scelta della propria alimentazione non dovrebbe mai prescindere dal buon senso, dalla costanza, da un’assunzione equilibrata ed adeguata di elementi nutritivi e – soprattutto - da alcune necessarie personalizzazioni legate alle proprie inclinazioni e caratteristiche. In caso di diete ipocaloriche poi, è sempre imprescindibile consultare un medico specializzato che sviluppi un regime alimentare misurato, evitando i danni insiti nelle diete drastiche o faidate. LA PALEODIETA La paleodieta, detta anche dieta paleolitica o dieta delle caverne, è un regime alimentare basato sulla tipologia di alimentazione che caratterizzava gli uomini vissuti nelle epoche in cui ancora non esisteva la pratica dell’agricoltura (che gli storici ipotizzano essere nata circa 10.000 anni fa). Prima dell’avvento dell’agricoltura, gli esseri umani si alimentavano con i cibi ottenuti da pratiche quali la caccia, la pesca e la raccolta dei frutti della terra che nascevano spontaneamente. Secondo i fautori della paleodieta, la giustificazione della bontà di tale regime alimentare sarebbe da ricercarsi nel fatto che negli ultimi 10.000 anni l’uomo non ha subito particolari cambiamenti dal punto di vista genetico e da quello fisiologico. Su numerosi fonti si legge che l’ideatore della paleodieta sarebbe il prof. Loren Cordain, docente al Dipartimento
  10. 10. di Salute e Scienze motorie presso la Colorado State University, ed autore di diversi libri sull’argomento, fra i quali, The Paleo Solution, The Paleo Diet Cookbook e The Paleo Diet for Athletes. Secondo i suoi sostenitori, per applicare al meglio la paleodieta, è necessario assumere regolarmente carni magre, pesce, frutti di mare, frutta e vegetali non amidacei, mentre è necessario eliminare (o ridurre drasticamente) i seguenti alimenti: • tutti i cibi prodotti industrialmente, compresi i succhi di frutta • tutti i cibi contenenti farina bianca, farina di kamut, farina di farro, farina di frumento e zucchero • pane fresco, pane confezionato, torte, cereali, biscotti cracker, merendine confezionate, pasta secca, pasta fresca, focacce, piadine, basi pronte per pizze, focacce o torte salate o dolci ecc. • dolcificanti artificiali ed edulcoranti • tutti gli alimenti contenenti sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio • tutte le verdure amidacee ad alto carico glicemico • tutti i cibi contenenti acidi grassi idrogenati • tutte le carni rosse non biologiche e le frattaglie • caffeina ed alcol • tutti gli alimenti con additivi, coloranti e conservanti. La paleodieta consente il consumo di frutta secca, ma con moderazione (al massimo 100 g al giorno) quando si sta cercando di ridurre il peso corporeo. Ottenuta la riduzione di peso voluta non vi sono limiti al consumo. Fra la frutta secca consigliata dalla paleodieta troviamo mandorle, noci e pinoli. In sintesi, i principi della paleodieta possono essere riassunti schematicamente nel seguente modo: • assumere una buona quantità di proteine di origine animale • assumere una quantità ridotta di carboidrati • assumere frutta e verdura evitando tuberi amidacei, cereali e zuccheri raffinati • assumere quantità moderate di lipidi, prediligendo grassi omega 3 e omega 6 • seguire un regime alimentare ricco di vitamine e sali minerali • non occorre effettuare il controllo delle calorie assunte. I contrari alla Paleodieta: Questa dieta viene accusata di essere “low-carb”, consigliando di assumere carboidrati ingerendo solo frutta e verdura, e non cereali e loro derivati. Un’altra critica che le viene mossa riguarda la mancanza di calcio, data l’esclusione dei latticini. Una più recente obiezione degli studiosi afferma che nel corso del tempo ci siano state in realtà modificazioni riguardo al patrimonio genetico umano, per cui l’uomo si sarebbe adattato al consumo di latticini e/o di cereali. Secondo i ricercatori del Progetto Leche la rivoluzione del latte ha avuto luogo nell’Europa centro-orientale circa 8 milioni di anni fa (nel Paleolitico: dal 9.500 a.C. all’8.000 a.C.) ed ha preceduto di poco l’introduzione dell’agricoltura e dell’allevamento (5.300 a.C.). Dagli studi effettuati emergerebbe che il latte permise una maggiore crescita demografica nei villaggi degli allevatori che sopraffecero rapidamente i cacciatori (culturalmente meno sofisticati); già dopo pochi secoli i popoli resistenti al lattosio dominarono l’Europa. I risultati di queste ricerche sono stati pubblicati da riviste specialistiche come “Nature” e “BMC Evolutionary Biology”. Ciò dimostrerebbe che, al contrario di quanto riportato dalla paleodieta, il consumo del latte e dei suoi derivati non rappresenterebbe un comportamento innaturale, ed anzi, i popoli che ottennero la lattasi per la digestione del latte vaccino conquistarono un livello demografico, evolutivo e tecnologico decisamente superiore rispetto agli avversari, ottenendo la vittoria (fonti: v. http://www.codicepaleo.com/cibi-paleodieta/; La rivoluzione l’ha fatta il latte – F. Sindici – La stampa - mercoledi 24 novembre 2010 - TUTTOSCIENZE pag. 27; da http://www.mypersonaltrainer.it/alimentazione/ contraddizione-dieta-paleolitica-paleodieta.html; dott. Albanesi in www. albanesi.it/dieta/paleodieta.html) LA DIETA CRUDISTA La dieta crudista, o anche detta dieta raw food, è una forma – per qualcuno un po’ ortoressica - di alimentazione che promuove il solo impiego di cibi non cotti e prevalentemente provenienti da agricoltura biologica. Si tratta di un approccio salutistico con cui si evidenziano gli svantaggi della cottura dei cibi. A seconda del tipo di stile di vita e dei risultati desiderati, la dieta crudista può CARDEA CASSA MUTUA La forza di un sistema mutualistico è determinata dalla consapevolezza che la contribuzione di ogni singolo Socio produrrà un vantaggio comune a tutti, senza arricchire soggetti terzi che si limitano a calcolare il rischio e, di fatto, a scommettere sulla nostra salute, peraltro a fine di lucro. Una mutua che tutela, una mutua che previene, una mutua che unisce! www.cassamutuacardea.org info@cassamutuacardea.org
  11. 11. 11 includere una selezione di frutta cruda, verdura, noci, semi ed altri elementi nutrizionali, inclusi quelli di origine animale. Il crudismo può includere qualsiasi dieta alimentare in cui il cibo viene riscaldato o cotto ad una temperatura compresa tra 40° C e 46° C. I crudisti possono essere divisi tra coloro che sostengono il crudismo vegano o quello vegetariano, quelli che auspicano una dieta onnivora e quelli che sostengono una dieta crudista di sola carne. Sostanzialmente il crudismo nasce dalla convinzione che un’alimentazione non ottimale possa condurre a seri problemi di tipo organico. L’assunzione di cibi crudi come trattamento dietetico fu sviluppato per la prima volta in Svizzera dal medico Maximilian Bircher Benner, il quale condusse esperimenti sugli effetti sulla salute umana di una dieta a base di vegetali crudi. Nel novembre del 1897 aprì a Zurigo una casa di cura chiamata Lebendige Kraft (Forza Vitale), tuttora attiva. Il crudismo venne poi sostenuto dal dott. Weston Price in un lavoro del 1939 intitolato “Nutrition and Physical Degeneration” (Nutrizione e Degenerazione Fisica) e nel libro di Leslie Kenton “Raw Energy - Eat Your Way to Radiant Health”, pubblicato nel 1984, in cui si sostiene che una dieta che comprenda un 75% di cibi crudi consente di prevenire malattie degenerative, rallentare gli effetti dell’invecchiamento, aumentare l’energia e migliorare l’equilibrio emotivo del singolo. Altri importanti sostenitori della dieta crudista sono stati Ann Wigmore, Norman Walker ed il saggista statunitense Herbert Shelton (quest’ultimo in particolare, ideatore della nota “Dieta Shelton”). Una dieta che i crudisti ritengono bilanciata è costituita dal 75-80% di frutta, 10-20% di verdure (molto importanti sono quelle a foglia verde) e un 5% di noci e semi; c’è, in totale, un deciso sbilanciamento a favore dei carboidrati a scapito di proteine e grassi. Va comunque precisato che esistono diverse tipologie di crudismo: Crudismo onnivoro_Prevede il consumo di verdura cruda, miele e prodotti animali e di derivazione animale, anch’essi crudi. La carne cruda dovrebbe essere di animali allevati allo stato brado o da selvaggina e non di animali che provengono da allevamenti intensivi. Fra i cibi consentiti vi sono anche il burro, carni, kefir, pesci, uova ecc. Crudismo vegetariano_Prevede il consumo solo di frutta e verdura cruda nonché prodotti di derivazione animale, purché crudi (per esempio il burro, le uova), ma si devono evitare sia la carne che il pesce. Crudismo vegano_è la forma di crudismo maggiormente diffusa; si possono consumare solamente cibi crudi di derivazione vegetale; sono quindi banditi tutti i derivati animali, come per esempio il burro, le uova, il miele, il latte di capra, di mucca, di pecora ecc. Crudismo Fruttariano_Coloro che adottano questa forma di crudismo si cibano esclusivamente di frutta, possibilmente matura e proveniente da lavorazioni bio. Nel nostro Paese la dieta crudista non è un regime alimentare particolarmente seguito; negli ultimi anni ha però conosciuto una certa popolarità negli Stati Uniti d’America grazie soprattutto alla sua diffusione fra molte celebrità cinematografiche hollywoodiane (fra cui Demi
  12. 12. 12 Moore e Woody Harrelson); il successo di questa dieta sembra essere dovuto soprattutto al fatto che i suoi sostenitori gli attribuiscono un salutare effetto anti-aging. Secondo i sostenitori del crudismo, i vantaggi di questa dieta e gli svantaggi della cottura dei cibi sarebbero: • I cibi crudi hanno valori nutritivi più alti di quelli cotti; • Gli enzimi digestivi contenuti negli alimenti crudi, ad esempio l’amilasi, la proteasi e la lipasi, aiutano la digestione. Riscaldando il cibo al di sopra dei 40-49 °C, gli enzimi in esso contenuti si degradano fino a distruggersi; • La cottura dei cibi produce una glicazione avanzata del prodotto finale. • I Cibi crudi, come frutta e verdura, sono ricchi di antiossidanti che contribuiscono a ritardare i segni dell’invecchiamento. Il dottor Joel Fuhrman autore di Eat to Live (Mangiare per vivere), sostiene che le verdure della famiglia delle brassicacee (come il cavolo), posseggono da crude i più potenti effetti anti-cancro fra tutti gli alimenti. Sostiene inoltre che la maggior parte dei fitonutrienti assolvono la funzione di antiossidanti, neutralizzando i radicali liberi, rendendoli innocui e riducendo il rischio di cancro. La neutralizzazione dei radicali liberi è presente nei cibi crudi ed in quelli di origine alcalina, e li rende potenti antiossidanti. I contrari al Crudismo: I contrari alla dieta crudista sostengono che questa comporti un regime alimentare sbilanciato, in quanto dieta iperglicidica, soprattutto a causa del limitato consumo di carni e pesci (determinata anche dalla impossibilità di sottoporre a cottura gli alimenti). Inoltre l’approccio crudista non considera i benefici che derivano dalla cottura dei cibi, ovvero una maggiore appetibilità, una maggiore digeribilità, una maggiore salubrità e una maggiore igienicità. La cottura infatti è a talvolta necessaria perché elimina batteri, virus e tossine contenute in alcuni cibi. Allo stesso modo, le melanzane contengono alcaloidi tossici, potenzialmente pericolosi, che ne rendono sconsigliato il consumo da crude. Il crudismo può comportare problemi alla salute anche perché la cottura consente di eliminare alcuni microrganismi patogeni, evitando di sviluppare patologie come la toxoplasmosi o gravi gastroenteriti. Le infezioni da patogeni alle quali si può andare incontro evitando di cuocere i cibi sono innumerevoli, solo per citarne alcune quelle da Entamoeba histolytica, Giardia lamblia Clostridium botulinum, Bacillus Cereus, Salmonella typhi e paratiphi, Staffilococcus Aureus e tanti altri, specie nel caso di donne in stato interessante e soggetti immunodepressi. Inoltre, se in molti casi è vero che la cottura può ridurre il contenuto vitaminico o quello minerale dei cibi, in altri casi la questione è rovesciata; la cottura dell’uovo, per esempio, elimina l’avidina che, legandosi alla biotina (nota anche come vitamina B8) ne impedisce la biodisponibilità, mentre la cottura dei cereali integrali e dei legumi elimina l’acido fitico che si oppone all’assorbimento di diversi minerali. Infine, non sempre la cottura impedisce l’assimilazione di principi nutritivi, ma invece può facilitarla, come nel caso del betacarotene. (fonti: v. Mangiare Sano e Naturale, Macro Edizioni 2011; in Dieta crudista: cos’è, benefici e pericoli, in www.yeslife.it; http://alimentazione-naturale. blogspot.it/2015/02/fruttarismo-piu-dieta-temporanea-o.html) La Dieta “Clean” La dieta “Clean” (letteralmente “dieta pulita”) o “Eating Diet” si basa sul consumo di cibi semplici e non trattati artificialmente. La regola di base di questa dieta è quella di non mangiare quindi cibi artefatti ed industriali, perché meno gli alimenti vengono trasformati e più questi resteranno sani. L’obiettivo della dieta Clean è quello di rimuovere le tossine che affliggono il nostro corpo, di contribuire ad un sano sistema digestivo, favorendo così anche un naturale controllo del peso corporeo.
 Il regime alimentare messo a punto dal dott. Alejandro Junger (cardiologo di origini uruguaiane) molto diffuso negli Stati Uniti d’America, è fra i più seguiti dalle star di Hollywood come Gwyneth Paltrow, Mariska Hargitay, e la stilista Donna Karan. Il programma in realtà è più vicino ad un vero e proprio stile di vita che ad una semplice dieta alimentare e si basa su tre cardini: rimuovere, recuperare, ringiovanire. Di seguito i principi base della dieta Clean: • Abbandonare gli alimenti ricchi di grassi e di zuccheri (salumi, fritture, dolci e merendine) e rivolgersi alla natura: frutta e verdura fresche, cereali integrali, legumi, noci e semi, in quanto ricchi di sostanze antiossidanti, tra cui vitamine C, E e betacarotene, precursore della vitamina A, capaci di proteggere le cellule dagli attacchi dei radicali liberi, responsabili dell’invecchiamento della pelle. • Eliminare completamente il latte ed i suoi derivati, il consumo di alcolici e la caffeina • Sostituire il sale con le spezie • Introdurre ogni giorno una buona quantità di alimenti “depurativi”, come i cereali integrali ed il riso • è preferibile scegliere verdure come broccoli, asparagi o zucca. La frutta colorata (frutti di bosco, mango, anguria) offre un grande apporto nutrizionale. • Preferire il consumo di proteine magre come quelle contenute nel tacchino, nel pollo e nel pesce • Evitare tutti gli alimenti conservati, preferendo cibi semplici e naturali, meglio se biologici; • Esporsi al sole per 15 minuti al giorno, per fissare la Vitamina D nelle ossa; • Praticare attività disintossicanti e rilassanti, come la sauna,
  13. 13. 13 i massaggi, e la pratica della meditazione dello yoga. I contrari alla Dieta Clean: Secondo alcuni nutrizionisti, il regime della Dieta Clean (nel programma originario ideato dal dott. Junger per l’attrice Gwyneth Paltrow, si prevede il consumo di un solo pasto regolare, completato poi da due cocktail di sciroppo d’acero, pepe di cayenna e succo di limone) non ha controindicazioni se seguita solo per un periodo che non superi le tre settimane, per via del ridotto apporto di calorie giornaliere. Per sopperire al regime un po’ troppo “punitivo” della dieta Clean, interviene infatti il nuovo programma alimentare denominato “Clean Food”, lanciato sempre negli Stati Uniti d’America dalla dott.ssa Terry Walters, il quale prevede un approccio decisamente più soft alla dieta “pulita”. (fonti: www.salute-e-benessere.org/nutrizione/diete/mangia-sano-con- ladietaclean; www.lettera43.it/benessere/406/dieta-le-manie-dei-vip.htm; http://www.piusanipiubelli.it/alimentazione/ curarsi-a-tavola/dimagrire- disintossicare-organismo-con-clean-diet.htm) La Dieta Vegana La dieta vegana o Vegan è un regime alimentare che esclude completamente i prodotti di origine animale. Mentre nel vegetarianismo alcuni cibi - quali latte, formaggi, uova e miele - sono concessi, nella dieta vegana non sono ammessi. La dieta vegana trae le sue origini da un movimento filosofico ben più ampio, il veganismo, uno stile di vita fondato sul rifiuto – nei limiti del possibile e del praticabile – di ogni forma di sfruttamento e di crudeltà verso gli animali (per alimentazione, per abbigliamento, e per ogni altro scopo). La dieta vegana ed il veganismo pertanto incidono profondamente su numerose abitudini quotidiane: nella pratica quotidiana, si traduce nel rifiuto di acquistare, usare e consumare prodotti derivanti da sfruttamento e uccisione degli animali, nonché il rifiuto di dedicarsi, partecipare e sostenere attività che implicano l’utilizzo degli animali e la loro uccisione, come ad esempio, l’allevamento degli animali, la sperimentazione sugli animali, la caccia (la FAO nel 2007 ha stimato che gli animali sfruttati ed uccisi per i soli fini alimentari siano pari a circa 56 miliardi). Inoltre un vegano etico indossa solo capi in fibre vegetali e sintetiche ed evita l’acquisto di ogni capo con parti di origine animale (pelliccia, pelle, lana, seta e imbottiture in piuma), usa cosmetici (make-up e prodotti per l’igiene personale) e prodotti per la pulizia della casa non testati su animali e possibilmente privi di ingredienti di origine animale, e in generale evita l’acquisto di altre merci con parti animali (come divani in pelle, tappeti in pelliccia, ornamenti in avorio, oggetti in osso, pennelli in pelo animale, ecc.). Le motivazioni per le quali la dieta vegana sta riscuotendo un discreto successo sono diverse: innanzitutto, alcune religioni e filosofie orientali escludono completamente il consumo di prodotti animali, e già in passato il “vegetalismo” era dettato da principi religiosi, come nel Giainismo, e praticato nelle aree interessate da tali dottrine (come ad esempio in India). Ma nel corso degli anni più recenti, si è osservata una diffusione molto significativa della dieta vegana (ad esempio negli USA, dove circa il 2-3% della popolazione segue in modo regolare una dieta vegana; in Italia si stima che la presenza dei vegani sia pari all’1,1,%). Alla diffusione delle ragioni salutistiche hanno contribuito una serie di fattori, fra cui, innanzitutto, la correlazione fra il consumo di carni rosse e carni conservate al rischio di patologie croniche, ma anche la frequente diffusione di malattie virali negli animali allevati e le preoccupazioni per il crescente uso di antibiotici e altri farmaci negli allevamenti. Più recentemente, i rischi derivanti da un’eccessiva assunzione di grassi saturi e colesterolo, di cui sono ricchi latte, latticini e uova, la correlazione del consumo di uova e prodotti lattiero-caseari con alcuni tipi di cancro e la vasta diffusione dell’intolleranza al lattosio,
  14. 14. 14 hanno ulteriormente spostato l’attenzione verso la dieta vegana. Infine, sempre negli anni recenti, il vegetalismo ha iniziato a diffondersi anche come una scelta ecologica consapevole a fronte dell’elevato impatto ambientale connesso al settore dell’allevamento. Il medico statunitense Mc Dougall, propone un regime alimentare ispirato alla dieta vegana per combattere molte delle patologie contemporanee riconducibili ad una nutrizione scorretta o poco equilibrata: trattasi di uno schema dietetico ipocalorico ad elevatissimo contenuto di fibre, così suddiviso: • 75-87% di carboidrati • 6-15% di proteine (di derivazione biologica: cereali e legumi) • 5-10% di lipidi (tutti derivati da alimenti vegetali) Ma la dieta vegana “pura” non comporta solo l’esclusione dei cibi di derivazione animale, ma si fonda anche su alcuni precisi imperativi alimentari, tra cui l’attenzione costante alla qualità e alla varietà degli alimenti e il consumo di ingredienti non raffinati, non idrogenati, non pastorizzati e privi di glutammato. Dunque, il vegano è un salutista scrupoloso, mangia frutta, verdura e cereali, non beve alcolici, non fuma, evita thè e caffè (sostituiti con l’orzo), non utilizza dolcificanti di sintesi (al loro posto opta per lo zucchero di canna integrale o i dolcificanti naturali come lo sciroppo d’acero e i succhi di frutta). E usa il sale raffinato con estrema parsimonia: al suo posto per insaporire i cibi si serve dell’agro di umeboshi, ottenuto dalla fermentazione di una particolare varietà di albicocche, oppure del gomasio, un prodotto a base di sale integrale e semi di sesamo tostati o, ancora, della salsa di soia. 
 I contrari alla Dieta Vegana: Secondo alcuni studiosi e correnti di pensiero contrarie, un regime alimentare come quello vegano, che bandisce totalmente i prodotti animali, sebbene sano per alcuni aspetti, rischierebbe di esporre l’organismo a importanti carenze di macronutrienti essenziali, tra cui proteine, Vitamine B12 e D, calcio e zinco. Per evitare pericolosi deficit sarebbe, dunque, indispensabile includere nella dieta alimenti che sostituiscano quelli mancanti (il calcio, per esempio, generalmente introdotto con il consumo di latte e latticini, può essere assunto mangiando semi e burro di sesamo, oppure alghe essiccate; quanto all’apporto proteico, è necessario puntare sui legumi, da consumare in abbinamento ai cereali - pane, pasta, riso - che sono ricchi di aminoacidi, ma anche soia, tofu e seitan). La carenza di vitamina B12, invece, richiede generalmente l’assunzione di integratori alimentari o cibi fortificati, così come per gli acidi grassi, in particolare gli Omega 3, normalmente assunti mangiando pesce. Il rischio, dunque, che questa dieta possa sottrarre nutrienti essenziali all’organismo è tutt’altro che remoto. Ciò spiega perché le opinioni degli esperti in materia siano discordanti: alcuni studi statunitensi hanno evidenziato che il salutismo indotto dalla cucina vegana, unito alla drastica riduzione di alimenti industriali e grassi animali, riduca notevolmente il rischio cardiovascolare e quello di neoplasie del colon-retto. Ma sono molti i nutrizionisti che pongono l’accento sui possibili pericoli dell’alimentazione vegana, e suggerendo la necessità dell’integrazione farmacologica quando si escludano dalla dieta tutti i derivati animali. Per questa ragione, la cucina vegana viene da diverse parti sconsigliata in alcuni periodi delicati della vita, tra cui l’infanzia, l’adolescenza, la gravidanza, l’allattamento e la terza età. Insomma, se è vero che il rischio cardiovascolare si riduce, può aumentare significativamente la probabilità di incorrere in altre complicanze, tra cui osteoporosi, anemia, ipotiroidismo, neuropatie e spina bifida nel feto. (fonti: Rüdiger D, Peace food. I benefici fisici e spirituali dell’alimentazione vegana, Edizioni Mediterranee; http://www.my-personaltrainer.it/ alimentazione/dieta-vegana.html; ^ Eurispes, Il Rapporto Italia 2013, “Il 6% degli italiani ha fatto la scelta di diventare vegetariano (4,9%) o vegano (1,1%)”; Melanie Joy, Perché amiamo i cani, mangiamo i maiali e indossiamo le mucche, Edizioni Sonda, 2012; http://www.benessere.com/dietetica/ arg00/dieta_vegana.htm) La Dieta del Gruppo Sanguigno La dieta del gruppo sanguigno (detta anche Emodieta) è un regime alimentare ideato nel 1997 da un naturopata statunitense, il dottor Peter J. D’Adamo che descrive il suo studio nel libro “Eat Right 4 Your Type”, tradotto in più di 40 lingue e venduto per milioni di copie in tutto il mondo (nel nostro Paese il libro di D’Adamo è uscito con il titolo L’alimentazione su misura; in Italia la Emodieta è diventata molto popolare grazie a un medico piacentino, il dottor Piero Mozzi). Il naturopata statunitense sostiene che i vari gruppi sanguigni (0, A, B e AB) si sono formati durante il periodo evolutivo ed in base al proprio gruppo sanguigno, un soggetto dovrebbe evitare di assumere quei cibi che causano fenomeni di agglutinazione; sostiene anche l’esistenza di una predisposizione all’attività fisica determinata dal gruppo sanguigno (per esempio gli individui del gruppo A avrebbero molte fibre rosse). Il gruppo sanguigno di una persona, quindi, sarebbe un fattore di vitale importanza del quale è necessario tenere conto se si desidera impostare un regime alimentare sano ed efficace. ll primo passo per iniziare a praticare la dieta è, naturalmente, conoscere il proprio gruppo sanguigno. Una volta appurato, è necessario capire quali cibi siano più o meno compatibili con il nostro sistema immunitario. Vediamo dunque, brevemente, le caratteristiche di ogni gruppo sanguigno secondo la teoria di D’Adamo. Gruppo Sanguigno O_Sarebbe il gruppo sanguigno più antico, risalente al tempo in cui l’alimentazione dell’uomo era basata soltanto sulla cacciagione, sulla frutta e sulle piante. Il regime alimentare per i soggetti che hanno
  15. 15. 15 questo gruppo sanguigno prevede un notevole introito di proteine di origine animale. Devono essere esclusi dalla dieta tutti quei cibi basati invece sulla farina di frumento, escludendo anche i latticini e le leguminose, in quanto le lectine interferiscono con il metabolismo indebolendo l’attività dell’insulina (questa reazione non soltanto causerebbe l’aumento del peso, ma anche, a lungo termine, patologie più gravi, come ad esempio il diabete). Le diete pertanto da seguire per i “cacciatori” sarebbero le cosiddette diete chetogeniche, come la dieta Scarsdale e la Dukan. Chi appartiene a questo gruppo tende a reagire allo stress in modo rapido e istintivo, proprio come i suoi antenati cacciatori che in situazioni di pericolo dovevano agire in fretta. Gli effetti dello stress si concentrano perciò nei muscoli. Il modo migliore per scaricarlo è sottoporsi a un esercizio fisico pesante: aerobica, sollevamento pesi, arti marziali, ecc. Gruppo Sanguigno A_Il gruppo A si sarebbe formato come risposta al progressivo mutamento del regime alimentare, con l’avvento dell’agricoltura, con cui l’uomo ha modificato parzialmente il proprio modo di alimentarsi introducendo nella sua dieta, per esempio, anche i cereali. Per molti versi, si trovano all’opposto del gruppo 0, in quanto il loro sistema digerente presenta un ambiente interno scarsamente acido che non tollera la chetosi. Non riesce pertanto ad assimilare bene la carne rossa, che viene immagazzinata sotto forma di grasso. Anche i latticini sono poco tollerati e possono rallentare il metabolismo. Le persone di tipo A sono molto sensibili alle situazioni stressanti, soprattutto a livello mentale: l’adrenalina da stress li colpisce principalmente al sistema nervoso. Questo fenomeno è per loro causa di ansia e irritabilità. Il modo migliore per contrastarlo è intraprendere un’attività fisica che favorisca il rilassamento mentale, come Yoga, Tai Chi Chuan, camminata veloce. I soggetti che hanno questo gruppo sanguigno dovrebbero seguire quindi una dieta essenzialmente vegetariana, associando lo svolgimento di attività fisiche meno pesanti rispetto agli appartenenti al gruppo O. Gruppo Sanguigno B_Il gruppo B, si sarebbe formato in seguito ai notevoli mutamenti climatici e sarebbe comparso circa 10.000 anni fa tra le popolazioni mongoliche e caucasiche dell’Asia centrale; si trattava di popolazioni nomadi che, in quanto tali, si dedicavano soprattutto alla pastorizia. Il loro regime dietetico era basato prevalentemente sul consumo di carni, cereali, latte e prodotti caseari in genere. I soggetti appartenenti a questo gruppo sarebbero caratterizzati, in generale, da un sistema immunitario e da un sistema digestivo molto efficaci; è per questo motivo che il gruppo del nomade è quello, fra i quattro, che permette di seguire la dieta più variata; sono consentiti, infatti, oltre al latte e ai prodotti caseari, anche le carni e la stragrande maggioranza dei prodotti di origine vegetale. Fra i pochi alimenti sconsigliati vi sono i prodotti contenenti importanti quantità di conservanti e i cibi ricchi di zuccheri semplici. Ai soggetti di questo gruppo viene suggerita un’attività fisica leggera con un’importante componente mentale. Gruppo Sanguigno AB_Il gruppo AB sarebbe il più recente e complesso. Sarebbe comparso pressappoco un migliaio di anni fa, nato dalla mescolanza dei gruppi A e B; i soggetti con questo gruppo sanguigno rappresentano soltanto dal 2 al 5% della popolazione mondiale. I soggetti con questo gruppo sanguigno necessitano di una dieta mista e improntata alla moderazione; l’introduzione dei latticini dovrebbe essere piuttosto limitata. In linea generale, i cibi che risultano dannosi per il gruppo A o per il gruppo B sono considerati dannosi anche per il gruppo AB. I contrari alla Emodieta: Nelle teorie legate alla Emodieta, giocano un ruolo fondamentale le lectine, per cui, introducendo nel nostro copro lectine incompatibili con il proprio gruppo sanguigno, queste si agglutinerebbero con le cellule sanguigne rischiando di generare reazioni e sintomi simili a quelle delle intolleranze alimentari. Tuttavia, secondo alcuni pareri contrari, l’esistenza delle agglutinine (che si comportano selettivamente nei contri del gruppo sanguigno) farebbero venir meno i presupposti su cui si fonda la Emodieta. Diversi infatti i medici e gli istituti di ricerca che sostengono che non vi sono evidenze scientifiche a sostegno dell’associazione fra il gruppo sanguigno e le esigenze nutrizionali o gli stili di vita. Inoltre alcuni studi sull’incidenza demografica delle malattie farebbero venir meno la correlazione fra i gruppi sanguigni e specifici rischi patologici. Secondo il dott. Spisni, fisiopatologo del tratto digerente e docente al Master di alimentazione ed educazione alla salute dell’Università di Bologna, “per smentire il collegamento tra lectine e gruppi sanguigni basterebbe dire che la sensibilità al glutine e la celiachia si distribuiscono equamente tra A, B, 0 e AB”. Molto contestata anche la tesi per cui la predisposizione all’attività fisica sarebbe determinata dal gruppo sanguigno, in quanto non vi sarebbe correlazione fra stili di vita sedentari e gruppo sanguigno di appartenenza (fonti: http://www.albanesi.it/alimentazione/gruppi.htm; http://www.my- personaltrainer.it/dieta/dieta-gruppo-sanguigno.html; http://www.wired.it/ scienza/medicina/2013/06/04/; American Journal of Clinical Nutrition).
  16. 16. “La salute è la più grande forza di un popolo civile”
  17. 17. 17 Il Pilates è una forma di esercizio ideata da Joseph H. Pilates che enfatizza lo sviluppo equilibrato del corpo permettendo così di migliorare il benessere fisico e la salute. Per saperne di più abbiamo intervistato Cloè Sommadossi, una giovane milanese che è riuscita a raggiungere con il sacrificio, l’impegno e l’amore per questa disciplina, traguardi importanti riconosciuti al livello internazionale. A lei abbiamo chiesto quali sono i benefici per la salute derivanti dal Pilates e dal Cardiolates® . Classe 1984, Cloè da 16 anni pratica il Pilates, prima come allieva e da 5 anni come insegnante. Ha studiato ricerca in ambito alimentare, un master all’estero che le ha dato la possibilità di ricoprire un incarico importante nell’ambito della ricerca, al quale ha però dovuto rinunciare per conseguire il titolo di Pilates and Cardiolates® Master Trainer, professione che oggi esercita, in maniera eccelsa, presso il suo studio di Dubai. Cloè ha l’esclusiva per tutto il Medio Oriente conferitale da Pilates Academy International (P.A.I.), un’accademia di New York riconosciuta nella top five degli studi a livello internazionale. “Il Pilates ha talmente cambiato la mia vita sotto il profilo psico-fisico che ho deciso di specializzarmi in questa splendida disciplina con lo scopo di aiutare a migliorare la vita delle altre persone. Una passione grande che nasce all’età di 14 anni e dalla quale non sono più riuscita a svincolarmi”. Con queste parole ci ha accolto nel suo splendido studio situato al 42-esimo piano di uno dei più prestigiosi Cluster nella zona di Jumeirah Lakes Tower di Dubai. Solo nel varcare la soglia si respira un’aria di serenità e lei, con la sua incantevole dolcezza, ci ha spiegato quali sono i benefici del Pilates e del Cardiolates® per il corpo e l’anima fornendo anche qualche utile consiglio. Cloè, la domanda “Com’è nata la passione per il Pilates” è d’obbligo, perché la curiosità è tanta. “Sin da bambina ho praticato diverse attività sportive. All’età di 14 anni mia mamma era preoccupata perché notava che avevo una postura non corretta, così, dopo aver accertato che la mia schiena in realtà stava bene, a cura di Nicoletta Mele La salute nel movimento: Pilates, manuale di istruzione del nostro corpo
  18. 18. 18 abbiamo comunque deciso di seguire un corso di Pilates. Ho quindi iniziato a frequentare lo studio di Anna Maria Cova, la prima professionista ad aver portato il Pilates in Italia negli anni ’80. Anna ha cambiato il mio destino. Sin da subito mi sono appassionata al Pilates, tanto che oggi questa disciplina è diventata la mia professione”. Della serie “gli amori fanno dei giri immensi e poi ritornano”, è così? “Esatto, il mio percorso di studi era proiettato verso una realtà completamente diversa, ma la passione per il Pilates ha preso il sopravvento. Così, dopo essere riuscita a conseguire la certificazione di Pilates Teacher a Milano con Annamaria Cova, mi sono anche dedicata e appassionata al Cardiolates® . Ho preso contatti con Pilates Academy international (P.A.I.) a Manhattan, diretto dalle gemelle Katerine e Kimberly Corp, nonché ideatrici del Cardiolates® , grazie al quale, non solo sono diventata Cardiolates® Master Trainer, ma rappresento la loro Academy qui a Dubai con l’esclusiva per tutto il Medio Oriente. Ad oggi sono infatti l’unica in grado di formare nuovi istruttori certificati dalla loro scuola nella regione Araba”. Che cos’è il Pilates e quali sono i benefici per il nostro corpo? “Il Pilates è una disciplina a metà tra la ginnastica riabilitativa, la preparazione atletica e una forma di stretching dinamico. Ciò che rende il Pilates diverso da qualsiasi altra forma di attività fisica, è la sua attenzione, oltre che alla forma degli esercizi, soprattutto alla qualità del movimento. In sostanza, il Pilates rafforza i muscoli posturali e, più nello specifico, gli esercizi fanno acquisire consapevolezza del respiro e dell’allineamento della colonna vertebrale rinforzando i muscoli. Per rendere possibile tutto questo è necessario studiare e conoscere la dinamica del corpo, esattamente ciò che ha fatto Joseph H. Pilates, ideatore del Pilates”. Cosa intendi per muovere il corpo in maniera sana? “Le basi del Pilates sono anche le basi della scienza, del movimento, dell’anatomia e della biomeccanica del corpoumano.Il miglior movimento che si può offrire al nostro corpo, con il fine di sviluppare una buona muscolatura, è che questo venga effettuato in maniera controllata e fluida, abbinandolo ad una corretta respirazione. Il punto cardine del metodo è la tonificazione e il rinforzo di tutti i muscoli connessi al tronco (l’addome, i glutei, gli adduttori e la zona lombare). Il Pilates, nel tempo, modifica il corpo perché il movimento eseguito con gli esercizi è lo stretching dinamico, che permette al muscolo di allungarsi e affinarsi. Questa è la differenza con le altre discipline sportive, che tendono invece a contrarre la fibra muscolare. Attraverso il Pilates si sviluppa una grande forza muscolare, ma in maniera attiva e contro determinate tensioni. Secondo, infatti la teoria di Joseph: con 10 lezioni di Pilates ti senti un corpo diverso, con 20 vedi un corpo diverso e con 30 avrai un corpo diverso. Come per ogni disciplina sportiva, il raggiungimento degli obiettivi si ottiene con la costanza e seguendo una giusta e sana alimentazione”. E’ un valido aiuto anche per l’anima? “Sì anche se, a differenza dello Yoga, nel Pilates non è prevista una meditazione. è l’intenzione a guidare il movimento, che deve essere sentito e comandato dal cervello. Ci sono 100 modi per muovere un braccio, ma solo uno è quello giusto ed e’ per questo che quel movimento va capito in termini anatomici. Tra le mie priorità c’è quella di spiegare ai clienti in che modo ci si muove e il motivo per il quale si compie quel determinato movimento. è possibile riuscire a rilassarsi, nonostante il lavoro sia concentrato sulla fascia muscolare. Il risultato è quello di impiegare 1 ora del proprio tempo per ascoltare il corpo. Soltanto seguendo queste regole chi pratica questa disciplina sarà in grado di imparare ad utilizzare il proprio corpo. In sostanza, il Pilates è il manuale di istruzioni per impiegare l’organismo in maniera sana. La nostra mission è quella di aiutare il cliente a saper gestire il proprio corpo nel miglior modo possibile e insegnargli a proteggersi dagli infortuni durante le mille attività sia nel quotidiano che nella pratica delle discipline sportive. Non è un caso, infatti, che tra i miei clienti ci siano anche degli atleti”. Nel Pilates sono previsti esercizi a corpo libero e anche la possibilità di utilizzare degli attrezzi. Qual è la lezione tipo? Quando e perché utilizzare o no un determinato attrezzo? “Le lezioni di Pilates possono essere a tema ed abbiamo a disposizione più di 500 esercizi da poter eseguire. Il Pilates è una disciplina unica, che ha l’obbiettivo di permettere al nostro corpo di muoversi meglio, con fluidità e con eleganza. La salute sta proprio nel movimento. Per raggiungere ciò si possono eseguire sia esercizi a corpo libero che utilizzando delle attrezzature specifiche.
  19. 19. 19
  20. 20. 20
  21. 21. 21 Personalmente, preferisco sempre fare degli esercizi a corpo libero perché è importante essere consapevoli e utilizzare il proprio corpo indipendente dal supporto di un attrezzo. Per quanto riguarda le attrezzature specifiche per il Pilates, ci sono sia quelle grandi quali ad esempio Reformer, Cadillac, Chair, Big Barrel, Step Barrel e i piccoli attrezzi come: Fitball, Piccoli Pesi, Magic Circle, Softball, Banda Elastica. Il Pilates si può praticare anche quotidianamente, non ci sono controindicazioni, anzi, più si dedica del tempo per l’allenamento e più si avranno benefici per il nostro corpo. Questo però dipende anche dallo stile di vita di ognuno di noi. Per una persona sportiva, seguire un corso di Pilates consente di migliorare le prestazioni nelle altre attività sportive. Per chi invece non pratica nessuna attività sportiva consiglio almeno di seguire 2 lezioni alla settimana. è bene anche associare il nuoto o la camminata. Le lezioni possono essere sia individuali che di gruppo, per gruppo mi riferisco ad una classe composta massimo di 3 persone”. Il Pilates è anche una disciplina riabilitativa? “Certamente, però l’approccio è diverso. Innanzitutto la sessione riabilitativa è personalizzata e gli esercizi sono più mirati a risolvere la problematica del paziente. Come dicevo, ho a disposizione 500 esercizi che utilizzo a seconda dei casi”. Sei anche Master Trainer di Cardiolates® . Questa disciplina invece in cosa consiste? “Il Cardiolates® è una disciplina nuova e completa, creata dalle gemelle americane Katherine e Kimberly Corp, nella quale si combinano i principi dell’allineamento del Pilates con i benefici cardiovascolari e fisiologici del rimbalzo sul trampolino professionale (Rebounding). Il Cardiolates® richiede il controllo della stabilità dinamica. In questo modo si rinforza naturalmente il “Core”, o centro, e si allenano il sistema nervoso e i muscoli posturali a sostenere il corpo in posizione eretta. Altri vantaggi del Cardiolates® sono rappresentati dal fatto che questa disciplina consente di raggiungere maggiore agilità, coordinazione, equilibrio e propriocezione”. Perché il Rebounding fa bene alla nostra salute? Può essere praticato da tutti o ci sono determinate categorie di persone alle quali è sconsigliato? “Il salto sul trampolino professionale è considerato ad oggi, dal punto di vista medico, uno degli allenamenti aerobici migliori mai sviluppati prima al mondo. Per questo motivo le due ideatrici del Cardiolates® hanno pensato di combinare il Pilates con questa attività aerobica con il fine proprio di creare qualcosa che potesse lavorare sull’allenamento cardio-circolatorio, ma mantenendo i principi di benessere salutare del Pilates. I benefici che si hanno attraverso il Rebounding, a differenza per esempio della corsa, sono derivanti dall’impatto con la superficie e dal lavoro che svolgono soltanto alcune parti del corpo. Quando si salta sul pavimento ad esempio l’impatto è aggressivo, attraverso il Cardiolates® invece tale impatto risulta più soft perché il trampolino è in grado di assorbire il 90% delle vibrazioni. La corsa ha un altissimo impatto sulle articolazioni della parte bassa del corpo (caviglie, anche, ginocchia) anche perché lo sforzo fisico che si compie avviene su una superficie rigida. Attraverso il Cardiolates® invece tutte le parti del corpo compiono lo stesso allenamento. Viene effettuato un esercizio cellulare, dove ogni singola cellula supporta un lavoro corrispondente a 3-4 volte l’accelerazione di gravità. In questo senso tutto il corpo si rinforza. Inoltre, non solo si sviluppano le cellule del tessuto muscolare ma si rinforza anche lo stesso tessuto osseo. Per chi, ad esempio soffre di osteoporosi il Rebounding è fortemente consigliato, perché stimola la produzione di ossitocina con il conseguente rafforzamnto delle ossa. Le persone obese non possono praticare un’attività aerobica perché il carico sulle ginocchia e caviglie sarebbe troppo grande, possono però fare Cardiolates® , perché il salto accelera il metabolismo”. Come ha spiegato Cloè sono molti i benefici del Pilates e del Cardiolates® per il nostro benessere psico-fisico, attività che devono essere svolte con consapevolezza e coerenza. E se “La salute è il primo dovere della vita”, secondo la celebre affermazione dello scrittore irlandese Oscar Wilde, è nostro diritto curarla. Evitiamo quindi di farci travolgere troppo dalla frenesia quotidiana e proviamo invece a fermarci e trovare il tempo necessario per imparare a conoscere il manuale di istruzioni del nostro corpo. Cambia la qualità della vita. Provare per credere! Il Cardiolates® è una disciplina nuova e completa nella quale si combinano i principi dell’allineamento del Pilates con i benefici cardiovascolari e fisiologici del rimbalzo sul trampolino professionale
  22. 22. Nessuna distinzione per numero di componenti della famiglia Nessuna distinzione di età Sussidi per Single o Nucleo famigliare Detraibilità fiscale (Art. 15 TUIR) Nessuna disdetta all’associato Durata del rapporto associativo illimitata Soci e non “numeri” perché abbiamo scelto mba? rimborso inteventi home test alta diagnostica assistenza rimborso ticket conservazione cellule staminali visite specialistichesussidi per tutti check up MBA si pone come “supplemento” alle carenze, ad oggi evidenti, del Servizio Sanitario Nazionale. L’innovazione dei Sussidi che mette a disposizione dei propri associati identifica da sempre MBA come una vera “Sanità Integrativa” volta a migliorare la qualità di vita degli aderenti. Mutua MBA Tel. +39 06 90198060 - Fax +39 06 61568364 www.mbamutua.org - info@mbamutua.org
  23. 23. 23 Il Gyrotonic (o Gyrokinesis) sembra essere la nuova disciplina di tendenza in tema di benessere psico-fisico e cura del proprio corpo, capace di mettere in secondo piano addirittura il tanto amato Pilates. In realtà non si tratta di una moda del momento, in quanto le origini di entrambe le discipline risalgono al secolo scorso, seppur in momenti differenti, ma probabilmente di una presa di coscienza che porta ad una maggior valorizzazione del corpo, considerato come insieme di mente e fisico. Il Gyrotonic nasce negli anni ’80, ma solo nell’ultimo decennio trova la sua proclamazione, grazie anche a personaggi famosi, quali l’internazionale Madonna o la nostrana Santarelli, che hanno contribuito a conferire al Gyrotonic l’epiteto di “disciplina dei Vip”. In Health Online siamo sempre molto attenti ad ogni attività, abitudine o comportamento che possa contribuire al miglioramento del proprio stato di salute ed in quest’ottica abbiamo voluto approfondire alcune tematiche del Gyrotonic, come ad esempio capire in cosa si differenzi dal Pilates, come si realizzi concretamente una seduta e quali benefici possa apportare al nostro fisico e alla nostra mente. Domande che abbiamo posto ad un’operatrice del settore, Carola Giusti, trainer presso la struttura Butterfly Movement Center di Elena Capponi a Roma. Carola, puoi spiegare cosa è il Gyrotonic, quando nasce e a cosa si ispira? Il Gyrotonic Expansion System è uno dei più moderni sistemi di allenamento rivolto a tutti coloro che aspirano ad un benessere psico-fisico. È stato inventato agli inizi degli anni ‘80, negli Stati Uniti, dal danzatore ungherese Juliu Horvath. Il nome è composto da GYRO che sta ad indicare i movimenti circolari propri del sistema e TONIC che indica il suono, le vibrazioni, il tono –appunto- del nostro corpo. Il Gyrotonic si ispira ai principi base della danza, dello yoga, del nuoto e del tai-chi, servendosi di un particolare macchinario fatto in legno, acciaio e cuoio. Attraverso dei movimenti sferici aiuta ad allungare la muscolatura e allo stesso tempo la potenzia, rispettando la libertà di movimento, di velocità e di versatilità individuali. Ad ogni esercizio è associata la respirazione, profonda e ritmica, che mira a stimolare il sistema cardiovascolare- aerobico. Il Gyrotonic aumenta la capacità funzionale della colonna vertebrale, rendendola meno predisposta agli infortuni, riduce i micro traumi da stress, aumenta la flessibilità, la resistenza, la tonicità. Lavora in modo profondo ogni articolazione, dalla più semplice alla più complessa. In che consiste una lezione di Gyrotonic? Gli esercizi di Gyrotonic vengono eseguiti su apparecchiature progettate su misura. Le sequenze di esercizi sono composte da spirali, movimenti circolari, che scorrono insieme senza soluzione di continuità in ripetizioni ritmiche, con corrispondente respirazione. Ogni movimento sfocia nel successivo, permettendo alle articolazioni di muoversi attraverso una gamma di movimenti naturali, senza attriti o compressioni. Queste sequenze creano equilibrio, forza e flessibilità. a cura di Alessandro Brigato Gyrotonic, il nuovo Pilates?
  24. 24. 24
  25. 25. 25 Che differenza c’è tra Gyrotonic e Pilates? Sono entrambe due discipline molto valide ed utilizzate per tirare fuori le capacità massime del corpo e ricercano la profondità di un lavoro completo che coinvolge tutte le parti del corpo in modo globale. Il Gyrotonic utilizza macchinari che permettono di lavorare in tridimensionalità. Il Pilates lavora in bidimensionalità. A chi è rivolto? Questa disciplina può essere praticata da chiunque, essendo una disciplina perfettamente adattabile ad ogni tipo di esigenza. Si possono scegliere programmi di lavoro personalizzati in base agli obiettivi: da format mirati alla riabilitazione o allo stretching a veri e propri allenamenti mirati a potenziare e a tonificare. Esistono programmi specifici che sono rivolti anche ai giocatori di tennis o di golf. Che benefici ha riscontrato con i suoi clienti? I benefici sono moltissimi ed evidenti sin dalle prime lezioni, i clienti avvertono subito un cambiamento nella postura, nella respirazione, nell’allungamento e nella diminuzione dei dolori o dei fastidi. È difficile una volta conosciuta questa disciplina, che trovo meravigliosa, distaccarsene, proprio per i tanti benefici percepiti fin da subito. Quanto è praticata in Italia questa disciplina? Il Gyrotonic sta prendendo sempre più piede in Italia, è sicuramente una delle discipline di allenamento del futuro. All’estero è già ampiamente diffuso, viene usato con grande successo nel mondo della danza, dello sport, della riabilitazione e come mantenimento generale per persone impegnate in diversi settori, particolarmente indicato inoltre anche per i bambini, per gli anziani e per le donne incinte. Il nostro centro (Butterfly Movement Center, Gyrotonic Ponte Milvio ndr) offre il supporto di professionisti del benessere specializzati in Gyrotonic e Gyrokinesis ed in altre discipline. Abbiamo creato un ambiente accogliente e professionale, dove sentirsi a casa, vogliamo che sia un luogo di incontro confortevole che faciliti la condivisione di nuove esperienze. Un consiglio? Venite a provarlo, non ve ne pentirete!
  26. 26. 26 La colecistite: come riconoscerla e curarla a cura di Erminia Iacomi La colecistite costituisce un’infiammazione della cistifellea, di norma causata da un calcolo biliare che ostruisce il dotto cistico (canale che unisce la cistifellea con il coledoco) ostacolando così il passaggio della bile. L’attacco di colecistite, si manifesta con un intenso dolore, simile a quello provocato dai calcoli (colica biliare), ma più forte e prolungato: può protrarsi per più di sei ore e di solito continua per più di mezza giornata. Normalmente si manifesta nella parte alta dell’addome, sulla destra e può essere lancinante. Sono frequenti anche nausea e vomito. Nel giro di alcune ore i muscoli addominali della parte destra possono diventare rigidi e la febbre tende a comparire in circa un terzo dei pazienti affetti da colecistite acuta; in questi casi può arrivare a superare i 38 °C insieme a ripetuti brividi. La febbre è invece rara nei pazienti colpiti da colecistite cronica. L’attacco si placa dopo due o tre giorni e scompare completamente nel giro di una settimana; se la fase acuta continua ciò può essere sintomo di una grave complicazione. Febbre alta, brividi, aumento notevole dei globuli bianchi e la cessazione delle contrazioni ritmiche dell’intestino (ileo) possono essere il segno evidente della presenza di ascessi nell’addome nei pressi della cistifellea, dovute alla morte dei tessuti o alla perforazione della cistifellea. La colecistite può essere acuta o cronica e può anche colpire i bambini: in questo caso la causa va ricercata in un virus o in un’altra forma di infezione. Quella acuta si palesa all’improvviso, provocando un dolore forte e continuo nella parte alta dell’addome. L’infiammazione prende spesso senza infezione, ma questa può presentarsi nelle fasi successive. L’infiammazione fa sì che la cistifellea si riempia di liquidi e le sue pareti diventino più spesse. La colecistite acuta priva dei calcoli (colecistite alitiasica), meno frequente e più grave rispetto alle altre forme di colecistite, compare in seguito ad interventi chirurgici maggiori, malattie gravi, come traumi, ustioni e infezioni estese a tutto l’organismo, digiuno prolungato, carenze immunitarie. Lacolecistitecronicainvecerappresentaun’infiammazione della cistifellea che si protrae per molto tempo ed è sovente originata dai calcoli biliari. È caratterizzata da attacchi ripetuti e dolorosi (coliche biliari). I medici arrivano a diagnosticare la colecistite alla stregua dei sintomi e dei risultati degli esami visivi. L’ecografia costituisce il miglior metodo per scoprire i calcoli biliari, ma può anche far emergere la presenza di liquidi intorno alla cistifellea oppure l’ispessimento delle pareti, sintomi tipici della colecistite acuta. In molti episodi, quando
  27. 27. 27 la bacchetta dell’ecografia viene premuta sull’addome in corrispondenza della cistifellea, i pazienti lamentano dolore. La colescintigrafia è utile nei casi in cui è arduo pervenire alla diagnosi di colecistite. Una sostanza radioattiva viene iniettata attraverso flebo. Viene rilevata la radioattività emessa e il computer elabora l’immagine, così da seguire il movimento del radionuclide dal fegato alle vie biliari. Vengono scattate immagini del fegato, dei dotti biliari, della cistifellea e della parte superiore dell’intestino tenue. Se il radionuclide non riempie la cistifellea, probabilmente il dotto cistico è ostacolato da un calcolo. Chi soffre di colecistite acuta o cronica deve farsi ricoverare in ospedale, non può né mangiare né bere e gli vengono somministrate flebo di liquidi ed elettroliti. Di solito vengono somministrati antibiotici e analgesici tramite flebo. Se la diagnosi di colecistite acuta è confermata e i rischi connessi all’intervento chirurgico sono relativamente scarsi, la cistifellea viene rimossa entro circa un giorno o due dalla comparsa dei sintomi. Nel caso si tema una complicazione simile ad ascesso, cancrena o perforazione, è necessario intervenire con estrema urgenza. Nella colecistite cronica la cistifellea di solito viene rimossa dopo la remissione dell’episodio acuto. Nella colecistite alitiasica, è necessario l’intervento chirurgico d’urgenza per rimuovere la cistifellea malata. La colecistectomia, o rimozione chirurgica della cistifellea, viene realizzata con l’ausilio di un tubicino flessibile, munito di telecamera ad un’estremità e detto laparoscopio e inserito attraverso piccole incisioni praticate nell’addome. Alcuni pazienti hanno risentito, anche dopo la rimozione della cistifellea e dei calcoli, di nuovi episodi di dolore molto simile a quello degli attacchi di colecistite. Le ragioni sono ancora ignote, ma potrebbero essere imputate al malfunzionamento dello sfintere di Oddi, ossia dei muscoli che sovraintendono al rilascio della bile e delle secrezioni pancreatiche attraverso l’apertura del dotto biliare e di quello pancreatico verso l’intestino tenue. La colangiopancreatografia endoscopica retrograda può determinare se la causa del dolore sia l’aumento della pressione. Non è sempre evitabile questa malattia, ma può senz’altro essere d’aiuto mangiare meno cibi grassi, anche se il beneficio di una dieta povera di grassi non è stato scientificamente e definitivamente provato.
  28. 28. 28 a cura di Alessia ElemColesterolo? è una questione genetica. Lo rileva un’indagine civica di “Cittadinanzattiva” Scarsa informazione, mancata diagnosi e cure inaccessibili sono le principali carenze nella gestione dell’ipercolesterolemia familiare che sono emerse nell’indagine civica presentata da Cittadinanzattiva Onlus lo scorso novembre. Per 250.000 italiani il colesterolo non è dovuto alla cattiva alimentazione o da stili di vita inadeguati, ma da una questione ‘familiare’, legata ai geni. L’ipercolesterolemia familiare è una patologia poco conosciuta in Italia tant’è che, secondo le stime, solo nell’1% dei casi ha ricevuto una diagnosi corretta mentre in altri Paesi, come l’Olanda e la Norvegia, la percentuale sale fino al 71%. In tutto il mondo, stando ai dati OMS, le malattie cardiovascolari rappresentano la prima causa di morte e la quinta causa di malattia. In Italia, secondo i dati del Progetto cuore, il 21% degli uomini e il 23% delle donne è ipercolesterolemico. Il 48% degli italiani con più di 18 anni è in sovrappeso, 20,9% è la percentuale dei bambini in sovrappeso e l’9,8% sono obesi. Per queste ragioni, Cittadinanzattiva Onlus, per il tramite del Tribunale per i diritti del Malato e del CnAMC (Coordinamento nazionale delle Associazioni dei Malati Cronici), ha realizzato l’indagine civica “Colesterolo, una questione di famiglia”, con l’obiettivo di rilevare il livello di consapevolezza rispetto alla patologia e ai suoi rischi, nonché la qualità delle cure ricevute dai pazienti affetti da ipercolesterolemia familiare e le criticità nella gestione quotidiana dei sintomi. L’indagine è stata condotta attraverso questionari rivolti ai cittadini, oltre 1300, che hanno risposto a domande
  29. 29. 29 quali: dislipidemie e ipercolesterolemia familiare, difficoltà della persona e della famiglia, prevenzione, diagnosi, percorso di cura, gestione e monitoraggio della malattia, terapia, umanizzazione. è emerso che circa il 45% degli intervistati, in prevalenza donne con età compresa tra 41 e 30 anni con problemi di colesterolo elevato, riconosce l’ipercolesterolemia familiare come un’elevata concentrazione di colesterolo nel sangue, ma solo poco più di un terzo (34,6%) sa che è di origine genetica. I dati confermano che la patologia è sotto-diagnosticata. Più di un cittadino su dieci dichiara di aver avuto il primo sospetto in maniera quasi autonoma, cercando sul web, reperendo informazioni in tv o sui giornali; il 40% per il fatto di avere un familiare già affetto, il 29,4% è stato invece diagnosticato dal medico di famiglia; solo l’1,5% ha avuto diagnosi in età infantile grazie al pediatra di famiglia. Dopo la prima diagnosi, il 60% afferma che i familiari sono stati sottoposti agli esami diagnostici, ma c’è anche un 15% che dichiara che il proprio medico non ha ritenuto necessaria l’estensione degli stessi a tutta la famiglia. Ma quali sono le cause? Secondo quanto emerso dall’indagine sono: la carenza di specialisti, i costi elevati e i problemi nella cura della patologia. Oltre un paziente su tre afferma, infatti, di aver difficoltà a individuare uno specialista e quasi il 39% dichiara che c’è poca collaborazione tra specialista e medico di famiglia. Più di un paziente su quattro (26,5%) lamenta la carenza di reparti o centri specialistici. Una volta trovato il centro specializzato subentra un altro problema legato alle lunghe liste d’attesa per visite e per i costi degli esami specifici per il controllo della malattia, a questi si aggiunge il costo eccessivo della terapia farmacologia. Le lamentele per i costi arrivano anche dai genitori dei bambini affetti dalla patologia: il 12,9% sostiene che l’esenzione non copre tutte le prestazioni sanitarie di cui il bambino avrebbe bisogno e il 12% dichiara che il carico assistenziale è troppo oneroso. Così, quasi uno su cinque (19%) si dice costretto a rinunciare ad alcuni esami o visite. Un’altra nota dolente è la prevenzione: un intervistato su due dichiara di riscontrare difficoltà nello svolgere una regolare attività fisica, circa il 42% a seguire una corretta alimentazione e il 18,2% ad abbandonare la cattiva abitudine del fumo. Cambiare lo stile di vita poco salutare non è facile, a causa dell’abitudine ad una vita sedentaria (24,8%), ma anche perché l’attività a pagamento è costosa (20,7%), perché mangiare sano è faticoso (24%). La prevenzione è lasciata alla “buona volontà” del singolo individuo e non è incentivata né sotto il profilo formativo ed informativo, né sotto il profilo economico né tantomeno quello psicologico. Di fronte ad uno scenario di questo tipo Cittadinanzattiva Onlus, che tra le sue attività si occupa di Sanità con il Tribunale per i diritti del Malato e con il CnAMC, ha avanzato alcune proposte, tra le quali “promuovere attività di informazione e formazione rivolte prioritariamente ai professionisti sanitari, medici di medicina generale e pediatri di libera scelta in primis e alla popolazione in generale, per arrivare ad una diagnosi precoce e sfatare falsi miti come l’attribuzione delle cause allo stile di vita e/o alla dieta”; ma anche “promuovere e costruire un percorso diagnostico-terapeutico assistenziale di riferimento nazionale che garantisca diagnosi precoci, continuità assistenziale, presa in carico, prevenzione delle complicazione e riduzione della variabilità clinica; incentivare fin dalla prima infanzia campagne di promozione ed educazione ai corretti stili di vita, vigilando sull’alimentazione, in particolare scolastica; intervenire con disposizioni specifiche come la tassazione del junk food, ossia del cibo spazzatura, come accade in altri paesi d’Europa”. Fonte: ufficio stampa Cittadinanzattiva
  30. 30. 30 Eseguito in Italia il primo trapianto di polmone con la tecnica “jet ventilation” a cura di Nicoletta Mele Jet ventilation, ovvero la ventilazione ad alta frequenza, è la nuova tecnica che ha rivoluzionato il campo anestesiologico-rianimatorio, utilizzata per la prima volta in Italia presso l’Ospedale Molinette della Città della Salute di Torino per un delicato intervento in broncoscopia rigida su un paziente che ha dovuto sottoporsi a un trapianto polmonare. Autore dell’intervento è il dottor Paolo Solidoro, pneumologo delle Molinette, che ha eseguito con successo un intervento molto delicato grazie anche alla collaborazione di altri specialisti della struttura. Mutua MBA, Società di mutuo soccorso, prima in Italia per numero di associati, da sempre impegnata nell’attività mutualistica, rappresentando oggi, nello scenario della Sanità Integrativa, l’innovazione, il dinamismo e la qualità, ha intervistato il dottor Solidoro. La jet ventilation è una tecnica innovativa. Da cosa nasce la decisione di eseguire un intervento delicato utilizzando per la prima volta la ventilazione ad alta frequenza? “La jet ventilation è una metodica ventilatoria a bassi volumi e alta frequenza che vuole minimizzare le complicazioni polmonari correlate alla ventilazione tradizionale. L’uso in rianimazione, in realtà, è consolidato e destinato a pazienti che necessitano di un approccio ventilatorio protettivo. La metodica è già stata utilizzata in passato in sala operatoria, anche in Italia, ma non su un paziente sottoposto a trapianto polmonare attraverso un apposito broncoscopio rigido che consente la ventilazione attraverso due piccoli condotti laterali, lasciando libero il canale di lavoro. In questo caso si devono intersecare le competenze di equipe trapiantologiche, rianimatorie ed endoscopiche interventistiche, che convivono nella nostra Azienda Ospedaliera (AOU Città della Salute e della Scienza di Torino)”. Qual era la diagnosi del paziente? “Stenosi delle vie aree (tracheale) in trapianto polmonare”. Qual è la novità rispetto ai ventilatori tradizionali? “La novità rispetto al tradizionale è che, dal punto di vista dell’operatore, con questa nuova tecnica è possibile avere sempre libero il canale di lavoro del broncoscopio senza correre il rischio di interrompere le procedure interventistiche per consentire la ventilazione del paziente,
  31. 31. assicurata attraverso i condotti laterali di due millimetri.” Quanto è importante il lavoro di equipe? “Non esiste alcun risultato apprezzabile senza un lavoro di equipe. Chirurgo anestesista e clinico devono integrarsi mettendo a disposizione le proprie peculiarità per assicurare il miglior successo delle procedure. Senza il lavoro e l’impegno degli anestesisti dedicati al trapianto, per esempio, non si sarebbero potute eseguire sino ad ora le stesse procedure, con maggiori rischi e maggiori difficoltà. Senza la propensione alle novità e alle loro applicazioni non potremmo ridurre le complicazioni. Senza la disponibilità all’acquisto di nuove attrezzature si ferma l’evoluzione delle procedure. Senza il contributo del personale infermieristico, a supporto di ogni passo, non esisterebbero progetti di emergenza e di trapianto. Una squadra attacca e difende nel suo insieme, nei successi e nelle difficoltà, nell’interesse del paziente”. Quali sono i progetti futuri in campo anestesiologico- rianimatorio? Ci sono altri possibili campi di applicazione? “Questa modalità di ventilazione, oltre che in area rianimatoria, vede il suo utilizzo in tutte le procedure sulle vie aeree, dalla rimozione dei corpi estranei alla gestione delle stenosi in campo oncologico, dal posizionamento di protesi per stenosi benigne o maligne tracheobronchiali alla loro rimozione”. Il successo dell’intervento, mettendo in campo una tecnica innovativa e il lavoro di equipe, è un altro traguardo raggiunto da una delle strutture di eccellenza che abbiamo in Italia e come ha affermato il professor Luca Brazzi, direttore del Dipartimento di anestesia: “Si è trattata dell’ennesima occasione che dimostra come coniugare differenti eccellenze del nostro ospedale, dall’endoscopia toracica, al trapianto polmonare, alla gestione operatoria. Gestendo oculatamente le risorse a disposizione, il lavoro di equipe riduce rischi e complicanze delle procedure a beneficio del paziente”. Direzione operativa ed organizzazione Back Office Consulenza mirata per costituzione o restyling societario Assistenza soci dedicata ad hoc con numero verde e personale dedicato Health Service Provider con 1560 strutture sanitarie sul territorio Marketing e strategie di comunicazione ai soci Organizzazione di convegni nazionali di settore Formazione personale interno ed incaricati al contatto con i soci Social Media Strategist per una comunicazione al passo con i tempi Consulenza per compliance e policy interna Consulenza giuridica e fiscale Operation per la gestione dei regolamenti applicativi Assistenza, realizzazione piattaforme, siti web ed aree intranet Dati, studi e ricerche sul mondo della Sanità Integrativa Ansi, Associazione Nazionale Sanità Integrativa, nasce dalla volontà di alcuni primari fondi sanitari di creare non solo un’associazione di categoria “indipendente”,maancheuninterlocutorequalificato che si renda portavoce attivo tra Istituzioni, Sistema Sanitario Nazionale e Fondi Sanitari Integrativi. ANSI vuole diventare il soggetto capace di tutelare, aggregare e sostenere le diverse forme mutualistiche operanti in Italia, che garantiscono la salute di circa ¼ della popolazione italiana. “Auspichiamoilbenessereelasalutepertuttii cittadini,comedirittofondamentaledell’uomo epatrimoniosocialedellacollettività” www.sanitaintegrativa.org segreteria@sanitaintegrativa.com
  32. 32. 32 a cura di Stefano Giordani e Chiara Teneggi In Italia, nel 2013, circa 1.8000.000 persone erano in vita dopo aver superato un’esperienza di cura per un tumore. Sono i pazienti oncologici lungo-sopravviventi che costituiscono ormai il 3% della popolazione. Benché probabilmente “curati”, costoro si ritrovano ad affrontareundifficileviaggiochepuòdurarecinque,diecianni, a volte tutta la vita, per essere certi della propria guarigione. Infatti, una volta terminata la prima fase, segue il programma di esami periodici di controllo, ogni 4-6 mesi nei primi due anni e ogni 8-12 mesi successivamente, che aggrava la condizione di stress psico-fisico già presente durante il periodo delle cure, caratterizzato da disturbi fisici e da numerosi e ben comprensibili timori. Questa condizione di stress spesso, nonostante la scomparsa del tumore, si riflette negativamente sull’efficienza lavorativa, sulla vita famigliare e di coppia, compromettendo negativamente l’intera qualità di vita. Noi abbiamo proposto di chiamare queste persone “Onconauti”, un termine che suggerisce un’identificazione positiva, mettendo l’accento non sull’esperienza di malattia, ma sul viaggio intrapreso per il recupero del benessere e della salute, come suggerisce il logo costituito da una bussola! È ormai dimostrato scientificamente che, nel percorso di guarigione da un tumore, uno stile di vita salutare e la capacità di gestire lo stress sono armi vincenti, importanti quanto la chemioterapia. Non sono interventi alternativi, ma complementari. Ed infatti, una review pubblicata congiuntamente dal World Cancer Research Fund (WCRF) e dall’American Institute for Cancer Research (AICR), ha raccolto le ricerche scientifiche di alta qualità a livello internazionale sulle correlazioni tra alimentazione, caratteristiche del corpo, attività fisica ed i diversi tipi di cancro. Questo tipo di risultati dimostra quanto lo stile di vita sia influente sulla probabilità di sviluppare un tumore o di una recidiva. Il metodo di riabilitazione integrata dell’Associazione Gli Onconauti si focalizza sul miglioramento dello stile di vita ed è frutto di una lunga riflessione sugli studi scientifici internazionali. Essi comprovano l’importanza di agire sul piano psico-fisico per alleviare gli effetti collaterali delle terapie effettuate o degli interventi chirurgici. Si tratta, infatti, di sintomi invalidanti per la mente e per il corpo, quali l’insonnia, la depressione, l’affaticamento, la menopausa prematura, le disfunzioni del sistema gastrointestinale,etc.Pertanto, il programma di riabilitazione dell’Associazione si sviluppa attraverso la pratica piacevole delle tecniche mente- corpo ed insegna ad ogni Onconauta a trovare la propria strada verso la completa guarigione. Il programma che proponiamo è quindi personalizzato, in quanto i tumori e i pazienti sono tutti diversi, e non c’è mai una ricetta buona per tutti. Prima ancora che un’Associazione, quella degli Onconauti è dunque un’idea: l’idea che sia giunto il momento di parlare dei tumori in maniera un po’ diversa. Non più il male oscuro per definizione, quella “malattia incurabile” e quindi innominabile, di cui tante volte abbiamo letto Il metodo di riabilitazione oncologica integrata dell’Associazione Gli Onconauti
  33. 33. 33 sui giornali, ma una malattia come tante altre, che si può a volte prevenire, altre volte curare, o comunque conviverci a lungo. Ma in tutti i casi, per guarirla i farmaci da soli non bastano. Come l’esperienza degli USA e la ricerca scientifica hanno messo bene in luce, un conto è sopravvivere al tumore, un altro conto è ritrovare il benessere e non riammalarsi più. Per questo motivo, non ci stancheremo mai di ripeterlo, almeno nella metà dei casi l’arma che si dimostra vincente è il cambiamento di stile di vita in senso salutare. Il programma di riabilitazione ha una durata di tre mesi, con uno o due incontri settimanali, e si articola sul raggiungimento di tre precisi obiettivi: 1) a breve termine, una maggior percezione di benessere; 2) in un secondo tempo, la successiva acquisizione delle tecniche per la pratica quotidiana; 3) a medio termine, il cambiamento delle proprie abitudini di vita, rispetto alla alimentazione, ad una maggiore attività fisica e ad una migliore modalità di gestione dello stress. Alla base di tutto, ovviamente, sta la motivazione ad accettare dei piccoli ma significativi cambiamenti del proprio atteggiamento mentale, rinunciando ai facili alibi dietro ai quali siamo soliti trincerarci (sono troppo pigro, alla mia età i tumori vanno più piano, la carne mi piace troppo, non ce la faccio, non ho tempo per camminare, alla mia età non si cambia più, ecc.). Le tecniche utilizzate sono lo yoga, la meditazione, gli incontri individuali e di gruppo con i nutrizionisti, la fisioterapia, l’arte-terapia, l’agopuntura e lo Shiatsu. Il supporto psicologico fornito dal gruppo e, se necessario, anche attraverso incontri individuali con terapeuti, rinforza ulteriormente la motivazione e la resilienza di ogni singolo partecipante. Una ricerca scientifica effettuata in collaborazione con l’Oncologia Territoriale dell’Azienda USL Bologna, con cui l’Associazione è in convenzione, ha dimostrato un’efficacia del metodo di riabilitazione integrata nell’87% dei casi, con dei miglioramenti statisticamente significativi al termine del corso dello stato di salute sia fisico, sia psicologico (riduzione del dolore cronico e miglioramento dei livelli di ansia e di energia, senza nessun utilizzo di farmaci). Per rendere possibile a tutti l’accesso, a prescindere dalle condizioni economiche e sociali, il percorso è gratuito per i partecipanti, venendo finanziato interamente dalle attività di fundraising dell’Associazione. Al termine, per chi vuole proseguire è disponibile un corso di mantenimento permanente. YOGA E TECNICHE MENTE- CORPO: L’ARMA VINCENTE NELLA RIABILITAZIONE ONCOLOGICA Facilmente, l’insorgere di un carcinoma viene vissuto come il “tradimento” del proprio corpo. In questo modo di pensare, apparentemente lecito, traspare un modo di essere che tende ad estraniarsi dal proprio corpo, che è malato e su cui si è perso il controllo, per collocarsi in una mente che si ritiene ancora sana e dunque più fidata. Questo processo di separazione, accompagnato da un rifiuto, è frutto di una lacerazione intima e profonda della persona intesa come “corpo vivente, con una propria esperienza del mondo, un mondo intorno e una propria storia” (U. Galimberti, Il Corpo, 1983). E allora, per recuperare la propria individualità ed il proprio essere- nel-mondo, occorre “fare pace” con il proprio corpo e ristabilirne l’unione con la mente. In questa prospettiva, le tecniche mente-corpo possono apportare un prezioso contributo. Nello specifico, lo Yoga ha dimostrato anche da un punto di vista scientifico di essere un trattamento efficace nella cura dei sintomi associati al cancro e per questo viene sempre più utilizzato come complemento delle terapie convenzionali per migliorare la qualità di vita dei pazienti oncologici. Per esempio, le Linee Guida ASCO (American Society of Clinical Oncology), pubblicate nel 1999 e riaggiornate nel 2014, supportano la pratica dello Yoga e dell’agopuntura come strategia di intervento per ridurre la fatigue (enorme senso di spossatezza e di stanchezza)1 . Al contrario, fanno notare che, allo stato attuale della ricerca, ci sono poche evidenze a favore dell’uso di psicostimolanti per la gestione della fatica nei pazienti liberi da malattia dopo il trattamento attivo. Ed infatti, per quanto riguarda lo Yoga, sono ormai numerosi gli studi randomizzati condotti dal MD Anderson Cancer Center dell’Università del Texas, uno dei più prestigiosi centri di ricerca sul cancro. Le sperimentazioni condotte hanno rilevato una sostanziale differenza tra gli effetti che si riscontrano dopo semplici esercizi di stretching e quelli che seguono le pratiche di Yoga. Infatti, seppure in entrambi i casi vi sia una riduzione della fatigue, i pazienti che hanno frequentato i corsi di yoga traggono benefici maggiori, tra i quali: un più rapido declino dei livelli di cortisolo (il cosiddetto “ormone dello stress”), un miglioramento nella capacità di impegnarsi nelle attività in evidenza 1 Le Linee Guida si trovano on line, al sito del Journal of Clinical Study: http://jco.ascopubs.org/content/32/17/1840
  34. 34. 3434 quotidiane, una maggiore energia con conseguente aumento del senso di benessere e, non da ultimo, una minore difficoltà a conferire un significato all’ esperienza della malattia. Al livello della salute psicologica, la metanalisi dello Yoga condotta da Lin et al. (2011) ha raccolto ed analizzato diversi studi, arrivando a stabilire che tale disciplina contribuisce a ridurre significativamente ansia, depressione e stress. Rispetto allo stretching e alle normali pratiche di ginnastica, lo Yoga lavora sulla coordinazione della mente con il corpo attraverso l’integrazione di tre aspetti: a) tecniche di respirazione profonda e completa che sbloccano il diaframma, con conseguente aumento del flusso del sangue e dell’ossigeno in tutto il corpo; b) tecniche di rilassamento fisico e mentale che riportano il “ruminio” meccanico e frenetico dei pensieri ai ritmi più lenti e naturali del corpo, con conseguente diminuzione dell’ansia, dello stress ed un miglior controllo delle proprie emozioni; c) posizioni che, oltre ad allungare la muscolatura profonda, agiscono sul corpo nella sua globalità ed esercitano un’azione specifica su alcuni organi interni. Il senso di unità mente-corpo che si raggiunge attraverso lo Yoga, aiuta l’Onconauta a recuperare l’integrità della propria “persona” a fronte dei numerosi trattamenti che, venendo indirizzati alla parte “malata”, nutrono progressivamente sia l’identificazione con la parte lesa dal tumore, sia l’idea di doversi relazionare con un corpo “spezzato”. Questo processo di riappropriazione della propria individualità aiuta le persone a sentirsi un soggetto attivo e partecipe del proprio processo di guarigione, invece che rappresentarsi solo come un oggetto di visite, esami e diagnosi. Non stupisce allora che, nel recupero della propria soggettività si risvegli la forza di trovare nuovi significati che conferiscono un senso ed un valore al proprio percorso verso la guarigione. Il rifiuto della malattia lascia così il posto al processo di integrazione di questa fase dolorosa in un percorso più ampio che apre a nuove possibilità e modi di “prendersi cura di se stessi”. CONCLUSIONI Alla luce di questi elementi, come dimostrato ampiamente anche dalle tante testimonianze dei partecipanti ai Corsi, chespessodiventanovolontaridel’Associazione,ilpercorso di riabilitazione integrata dovrebbe essere raccomandato a tutti gli Onconauti che sentano il bisogno di un maggiore supporto e che vogliano trasformare l’esperienza negativa della diagnosi e delle terapie per curare un tumore in una avvincente opportunità di cambiamento personale e di miglioramento del proprio stile di vita, contribuendo così efficacemente al proprio processo di guarigione. Parallelamente, non c’è dubbio che quello degli Onconauti rappresenta anche un eccellente strumento per tutti coloro che, essendo sani, desiderano modificare il proprio stile di vita a scopo preventivo: per questo motivo, dal 2015 grazie ad un finanziamento di COOP Adriatica e in collaborazione con il movimento “ Datti una mossa” della AUSL Bologna vengono organizzati a scopo preventivo numerosi corsi di promozione della salute, integrati con la pratica dello yoga, dedicati ai Soci e ai dipendenti di questa grande organizzazione. La mission dell’Associazione Gli Onconauti è infine favorire la diffusione del metodo di riabilitazione integrata in tutte le città italiane, contribuendo a quella piccola, ma decisiva rivoluzione rappresentata da cambiamento e dal miglioramento di se stessi, sia dal punto di vista del benessere fisico sia spirituale. D’altra parte, nell’era di grandi e rapidi cambiamenti economici e sociali in cui ci troviamo a vivere, in cui all’invecchiamento della popolazione sta facendo seguito un sostanziale ridimensionamento del welfare pubblico, imparare a tutelare da sè il proprio stato di salute con metodi naturali e a basso costo diventerà sempre più essenziale per il mantenimento di una buona qualità di vita. Per informazioni più approfondite sulle iniziative dell’Associazione: www.onconauti.it BIBLIOGRAFIA 1. Pandolfi, P., Giordani, S., Nicoletti G., D’Amico, S. (2012), “Risultati preliminari di un’analisi retrospettiva della qualità di vita di una coorte di pazienti oncologici lungosopravviventi in follow-up (Onconauti) residenti nel territorio dell’AUSL Bologna”, in Comunicazioni e Poster Annali di Igiene Medicina Preventiva e di Comunità, 25, 3 (suppl.2 al n.3) maggio- giugno 2013, 45^ Congresso Nazionale Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e di Comunità, Cagliari, 3-6 Ottobre 2012 2. K.Eagar, J. Green and R.Gordon, Palliative Medicine, 2004 3. Legge n. 38 del 15 marzo 2010 “Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore” 4. S.Giordani, G.Nicoletti, P.Pandolfi et al: Un percorso innovativo di riabilitazione integrata basato sulla promozione di uno stile di vita salutare (yoga, counselling nutrizionale, fisioterapia e gruppi di ascolto e sostegno psicologico) per pazienti oncologici lungosopravviventi in follow up (Onconauti). Risultati preliminari di uno studio sperimentale di fase II. In: Atti del XX Convegno Nazionale SICP, Bologna, Ottobre 2013 5. Sadja, J., Mills, P.J., (2013) Effects of yoga interventions on fatigue in cancer patients and survivors: a systematic review of randomized controlled trials; Explore NY, Jul-Aug;9(4):232-43 6. Lin, K.Y., Hu, Y.T., Chang, K.J., Lin, H.F., Tsauo, J.Y. (2011), “Effects of yoga on psychological health, quality of life, and physical health of patients with cancer: a meta-analysis”, Evid Based Complement Alternat Med., 659876. doi: 10.1155/2011/659876 7. K. Chandwani, B. Thornton, G. Perkins, E. Rivera, B. Arun, N. Raghuram, H. Nagendra, L. Cohen Randomized trial of yoga in women with breast cancer undergoing radiation treatment., ASCO, 2006). 8. Chandwani KD, Perkins G , Cohen L, et al., (2014), Randomized, Controlled Trial of Yoga in Women With Breast Cancer Undergoing Radiotherapy; Journal of Clinical Oncology. 9. Bower EG, Bak K, Berger A, et al., (2014) Screening, Assessment, and Management of Fatigue in Adult Survivors of Cancer: An American Society of Clinical Oncology Clinical Practice Guideline; Journal of Clinical Oncology. Il senso di unità mente-corpo che si raggiunge attraverso lo Yoga, aiuta l’Onconauta a recuperare l’integrità della propria “persona”, a fronte dei numerosi trattamenti, facendolo sentire un soggetto attivo e partecipe del proprio processo di guarigione
  35. 35. 35

×