Lezione 10

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  • Lezione 10

    1. 1. I costi di produzione Corrisponde a Mankiw, Cap.13
    2. 2. Perché studiare il comportamento delle imprese? <ul><li>1. Per comprendere come le decisioni dei produttori determinano la curva di offerta (analogamente a quanto fatto per le decisioni del consumatore) </li></ul><ul><li>2. Per capire la relazione tra comportamento di un’impresa e struttura del mercato. </li></ul><ul><li>N.b.: Per l’ipotesi di concorrenza perfetta, la variabile decisionale delle imprese è la quantità di prodotto </li></ul><ul><li>ma quanto diremo sui costi di produzione vale per tutte le imprese, in qualsiasi forma di mercato. </li></ul>
    3. 3. La funzione di produzione <ul><li>E’ la relazione che intercorre tra la quantità di fattori (input) utilizzati nel processo produttivo e la quantità di prodotto finale. Essa caratterizza la singola impresa. </li></ul><ul><li>fdp: Q = F (input 1, input 2, input 3, etc.) </li></ul><ul><li>Esempio: Q = F (terra, lavoro, capitale) </li></ul><ul><li>La forma della F(.) dipende dalla tecnologia , ma per gli economisti la fdp è comunque una “ black box ” in cui, sotto il controllo dell’imprenditore, entrano gli input ed esce l’output. </li></ul><ul><li>Prodotto marginale : l’incremento di prodotto che si ottiene aumentando di una unità l’utilizzo di uno dei fattori, a parità di tutti gli altri fattori </li></ul><ul><li>PMg i =  Q /  input i </li></ul><ul><li>Principio del prodotto marginale descrescente : dati gli altri fattori, al crescere della quantità utilizzata di un certo fattore il suo prodotto marginale diminuisce . </li></ul>
    4. 4. Output Ore di lavoro fdp - Graficamente, rappresentiamo con la fdp l’andamento dell’output al variare di uno solo dei fattori. - La fdp ha pendenza sempre decrescente a causa del principio del prodotto marginale descrescente
    5. 5. L’ipotesi comportamentale fondamentale <ul><li>L’ipotesi è che obiettivo dell’impresa sia la massimizzazione del profitto , data la tecnologia a sua disposizione (= fdp) e dati i prezzi dei fattori produttivi </li></ul><ul><ul><ul><li>Questa Hp vale per qualsiasi impresa , a prescindere dalla forma di mercato in cui si trova e dall’utilizzo finale del profitto (p.e. imprese non profit). </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>In questo approccio il ruolo dell’imprenditore è solo di collegare tra loro i mercati degli input e quello dell’output, applicando la fdp (c.d. teoria neoclassica dell’impresa). </li></ul></ul></ul><ul><li>Profitto  : la differenza tra ricavi totali e costi totali </li></ul><ul><ul><li>Ricavi totali : P x Q </li></ul></ul><ul><ul><li>Costi totali : tutte le spese che l’impresa deve sostenere per produrre l’output </li></ul></ul>
    6. 6. I costi di produzione e il profitto <ul><li>Vi sono tre categorie di costo rilevanti: </li></ul><ul><ul><li>- Costi espliciti : costi che richiedono un esborso monetario </li></ul></ul><ul><ul><li>- Costi impliciti : costi che non richiedono un esborso monetario (p.e. costi opportunità) </li></ul></ul><ul><li>Quando i ricavi eccedono la somma dei costi espliciti ed impliciti , si dice che l’impresa ottiene un profitto economico o extraprofitto (mentre il profitto contabile considera i soli costi espliciti) . </li></ul>
    7. 7. Le diverse tipologie di costo <ul><li>I costi di produzione si dividono in due tipologie : </li></ul><ul><li>Costi fissi CF : costi che non variano con l’ammontare di output prodotto (p.e. un capannone, l’impianto di produzione, etc.) </li></ul><ul><li>Costi variabili CV : costi che variano con l’ammontare di output prodotto (p.e. le materie prime, le ore di lavoro, etc.) </li></ul>
    8. 8. Le diverse tipologie di costo <ul><li>Il fatto che un costo sia fisso o variabile dipende dalla lunghezza del periodo di tempo considerato (Marshall 1890). </li></ul><ul><li>Nel brevissimo periodo la quantità di output è data . </li></ul><ul><li>Nel breve periodo alcuni costi sono fissi, altri variabili. </li></ul><ul><li>Nel lungo periodo tutti i costi sono variabili. </li></ul><ul><li>Nel lunghissimo periodo anche la tecnologia può variare. </li></ul><ul><li>(N.b.: La durata dei periodi non è cronologica, ma “economica”. P.e. si definisce “lungo” quel periodo in cui tutti i costi sono variabili). </li></ul>
    9. 9. Il costo marginale <ul><li>Risponde alla domanda: quanto costa produrre un’unità in più di output? </li></ul><ul><li>Costo marginale (CM) : l’incremento del costo totale necessario a produrre un’unità addizionale di output. </li></ul><ul><li>Non va confuso con il costo medio CMe , che è il costo unitario che l’impresa deve sostenere per tutte le unità di output (= costo totale diviso quantità totale). </li></ul><ul><li>Dato che l’agente economico razionale prende le proprie decisioni confrontando al margine costi e benefici, le scelte dell’impresa dipendono dall’ andamento del costo marginale e del ricavo marginale </li></ul>
    10. 10. Promemoria delle abbreviazioni utilizzate <ul><li>Costi fissi totali CFT </li></ul><ul><li>Costi variabili totali CVT </li></ul><ul><li>Costi totali CT = CFT + CVT </li></ul><ul><li>Costi fissi medi CMeF = CFT / Q </li></ul><ul><li>Costi variabili medi CMeV = CVT / Q </li></ul><ul><li>Costi totali medi CMeT = CT / Q </li></ul><ul><li>Costo marginale CM =  CT /  Q </li></ul>
    11. 11. Andamento dei costi totali CT CVT CFT Costo totale Q
    12. 12. I costi medi e marginali: andamento “ad U” Costo medio e marginale Q CMeF CMeV CMeT CM Q eff
    13. 13. La forma ad U delle curve di costo medio <ul><li>Perché la curva CMeT può avere forma ad U? </li></ul><ul><ul><li>- Tratto decrescente (al crescere della produzione, il costo medio si riduce): </li></ul></ul><ul><ul><ul><li>siamo in presenza di economie di scala (p.e. grazie all’ incidenza dei costi fissi o del c.d. learning by doing ) </li></ul></ul></ul><ul><ul><li>- Tratto crescente (al crescere della produzione il costo medio aumenta): </li></ul></ul><ul><ul><ul><li>siamo in presenza di diseconomie di scala (p.e. a causa di un aumento della complessità gestionale) </li></ul></ul></ul><ul><li>Dimensione efficiente dell’impresa : è la quantità di output per la quale il CMeT è minimo . </li></ul>
    14. 14. La relazione tra costi medi e marginali <ul><li>Quando il costo marginale è minore del costo medio totale, il costo medio totale diminuisce : </li></ul><ul><li>CM < CMeT  CMeT  </li></ul><ul><li>Quando il costo marginale è maggiore del costo medio totale, il costo medio totale aumenta : </li></ul><ul><li>CM > CMeT  CMeT  </li></ul><ul><li>Per capire: basta pensare agli esami universitari ed alla media dei voti. </li></ul><ul><li>La curva CM incrocia la curva CMeT alla dimensione efficiente , cioè al minimo della CMeT. Perché? </li></ul>
    15. 15. La relazione tra costi medi e marginali Costo medio Q CM CMeT La grandezza marginale uguaglia quella media solo quando quest’ultima è stazionaria (= minimo o massimo) Q eff
    16. 16. Costi medi Quantità Tre curve di costo medio di breve periodo A B C A = CMeT con impianto piccolo B = CMeT con impianto medio C = CMeT impianto grande
    17. 17. Costi medi Quantità Il costo medio di lungo periodo A B C Q eff (B) = Q eff (LP) CMe (LP)
    18. 18. Economie e diseconomie di scala Costo medio Q CMeT Q eff  dimensione efficiente dell’impresa (= minimo di CMeT) Q eff Blù  economie di scala Rosso  diseconomie di scala
    19. 19. Costo medio Q CMeT Q eff  dimensione efficiente dell’impresa (= minimo di Cmet) Q eff Blù  economie di scala Rosso  diseconomie di scala Verde  rendimenti costanti di scala
    20. 20. Domanda lezione 10 <ul><li>Raffigurare graficamente e spiegare la relazione tra curve di costo medio e marginale </li></ul><ul><li>Definire la funzione di produzione e il principio del prodotto marginale decrescente </li></ul>

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