MORALE,DIRITTO,STORIA                                        E       RELIGIONE                     INKANTAutore: Giusy Tom...
Il fondamento delle proposizioni morali è l’universalità,come applicabilità a tutti i soggetti.La sede di fondazione della...
stessa,si deve pensare l’idea di un mondo intelligibile ma non si può spiegare come la libertà siapossibile. Deduzione cer...
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L’OGGETTO DELLA RAGION PRATICALa ragione pura pratica è principio supremo dell’agire. Nella fondazione l’unica cosa assolu...
   La felicità,Epicuro       La perfezione,Wolff       La volontà di dio,CrusiusTIPICA DEL GIUDIZIO PURO PRATICOSegna l...
negativo,perché nega gli impulsi sensibili. La legge morale espelle dal movente l’oggetto       contenuto nella massima e ...
metafisica della creazione di Wolff e Crusius non può uscire da questa impasse. Mendelshonconsidera dio fuori dal tempo e ...
IL TERZO POSTULATO: LA LIBERTA’La realtà oggettiva delle idee è solo pratica,fondamento del’uso pratico della ragione. L’i...
ASSOLUTEZZA DELLA LEGGE MORALEIl motivo che sta alla base della critica della ragion pratica è la persuasione che esista n...
Nulla opera nella sua volontà in contrasto con tale legge perciò dio la segue sempre enecessariamente. Dio non è un ente m...
Essi si specificano in :        gli imperativi tecnici dell’abilita, illustrano norme tecniche per raggiungere uno scopo ...
IL TEST DI UNIVERSALIZZAZIONE    La forma della legge è l’universalità e la volontà,come massima,ha la necessità di confor...
La terza formula prescrive di agire in modo che la volontà possa considerare se stessa comeuniversalmente legislatrice. Qu...
1. Principi perché regole di carattere generale relative a classi di decisioni e azioni, quelle         meno generali sn s...
di legge morale è l’imperativo categorico,unico modo in cui il comando della ragione può essere    compreso in relazione a...
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Per Kant è imprescindibile il riferimento alla responsabilità morale,secondo cui sono vanegiustificazioni quali commettere...
morale. Esso è un fatto della ragion pura perché principio di determinazione della volontà che nn si    può ricavare dall’...
Morale,diritto,storia e religione in Kant
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Morale,diritto,storia e religione in Kant

  1. 1. MORALE,DIRITTO,STORIA E RELIGIONE INKANTAutore: Giusy TomiriCRITICA DELLA RAGION PRATICA: GENESIDELL’OPERAKant aveva tenuto le sue lezioni di filosofia pratica presso l’università di Konisberg nel 1756-57.egli non era soddisfatto delle tesi correnti,e giudica la condizione in cui versa la filosofiapratica,perché i principi della morale non erano capaci dell’evidenza richiesta.Per comprendere il concetto di obbligatorietà,fondamentale per ogni dottrina morale,era necessariodistinguere tra 1. regole che obbligano sotto una certa condizione = necessitas problematica 2. regole che obbligano senza condizione(devi necessariamente) = necessitas legalisKant espone la sua filosofia moraleL’errore delle filosofie morali del suo tempo era quello di confondere i principi della prudenza,ofronesis che indicano il comportamento conveniente rispetto a qualsiasi fine come corretta scelta dimezzi per raggiungere fini soggettivi,con i principi della moralità. Le dottrine morali che prende inconsiderazione sono: 1. La dottrina di Wolff,il cui principio supremo è promuovere la perfezione totale 2. la dottrina di Crusius,il cui ….è agire in conformità al volere di dio 3. la dottrina di Hutcheson del sentimento morale.È d’accordo con Wolff per quanto riguarda il principio formale dell’obbligatorietà,cioè la regola difare la cosa più perfetta possibile per il proprio mezzo. Ma anche il sentimento è la facoltà checonsente di sentire il bene.Vi è una duplice attenzione,in Kant,per il razionale e il sensibile,da un lato l’esigenza di trovare unprincipio incondizionato per fondare l’obbligazione morale,dall’altro comprendere la specificitàdell’ambito pratico rispetto a quello teoretico. È ancora in discussione il fatto che la facoltà chedeve giudicare l’azione morale sia quella razionale o il sentimento.Ma decisivo fu l’incontro con L’emile di Rousseau,che ispira a Kant una morale fondata sullaragione,ma non quella speculativa di Wolff quanto quella principio dell’universalità enegazione del particolare.Dopo tali letture affronta una disamina critica delle filosofie morali degli antichi e moderni,inriferimento al modello di Rousseau. Se gli antichi subordinano la moralità alla felicità,il criterio delsommo bene deve essere mantenuto contro i moderni,concentrati solo sul problema del giudiziomorale.La dottrina che contiene la coordinazione tra virtù e felicità è il cristianesimo,in cui vi è il primatodell’intenzione. Esso è una morale dell’autonomia,secondo cui l’uomo,anche con i suoi limiti,puòattuare la virtù.Il problema del principio della moralità venne formulato nel 1772,un dovere che non dovessedipendere da nulla e la volontà viene indicata come l’unico soggetto che possa meritare attributo dibuono. Il passaggio dall’idea del bene alla sua attuazione è possibile solo tramite la volontà,chedeve essere libera, non causata metafisicamente da altro,perché essa sia origine e questo iniziodeve essere libero.
  2. 2. Il fondamento delle proposizioni morali è l’universalità,come applicabilità a tutti i soggetti.La sede di fondazione della moralità è la filosofia,come scienza razionale dei principi,non unacasistica di comportamenti umani. La morale non è una questione di pratica o diapprendimento empirico per evitare i mali e perseguire i beni,ma deve stabilire i principidell’agire.La prima sintesi organica di questi temi si trova nella CRpura nel capitolo sul canone della ragionpura. Infatti la ragione pura,nel suo uso a priori, può definire i principi morali,il canone è l’insiemedei principi puri che regolano il retto uso della ragione,definendo le caratteristiche di questa facoltà.La ragione pura non possiede alcun principio sintetico conoscitivo e non può produrreconoscenza,ma organizza,ordine e struttura con i suoi principi regolativi,idee ciò che la sintesi, giàoperata sui fenomeni dall’intelletto e della sensibilità, le fornisce.Invece nell’uso pratico la ragione possiede i principi che fondano l’esperienza morale,essa ha uncanone, contiene i principi della possibilità dell’esperienza che fondano le azioni morali. La ragioneha una sua causalità nel produrre azioni libere in base ai suoi principi che sono le leggi morali,conla distinzione tra obbligazioni assolute e relative. Queste leggi sono evidenti all’intelletto e sonoproprie della ragione pura.LA FONDAZIONE DELLA METAFISICA DEI COSTUMI 1785Assolve la stessa funzione del canone della ragion pura,in cui venivano affrontati i problemi irrisoltiin esso come la possibilità di leggi morali pure e la definizione di queste leggi. In essa vi è la ricercae la definizione del supremo principio della moralità(fondazione). Distinta dalla dottrina morale ometafisica dei costumi,suddivisione tra filosofia pratica ed etica precettistica.In essa introduce la nozione di critica della ragion pura pratica,per mostrare l’unità di ragionespeculativa e pratica. Egli deve individuare il principio che fondi l’autonomia della ragionepratica,la capacità di enunciare una regola che dia un fondamento alla possibilità di attuare il bene.buona senza limitazioni è solo la volontà,quindi il bene sta nella motivazione del soggettomorale(non in qualità sua naturali come la temperanza o in uno stato di cose come la ricchezza) maper produrre il bene la volontà deve essere sottoposta a una regola,che è il supremo principio dellamoralità.Esso deve avere la forma di un imperativo categorico,dovere incondizionato che obbliga per sestesso.  come è possibile l’imperativo categorico?  Come è possibile la volontà buona?Il più importante concetto della moralità è quello di dovere:  Un modo è quello di conformarsi esternamente all’obbligo ma avendo per motivazioni qlcs di diverso da dovere(paura,calcolo,consuetudine)  Compiere un azione esclusivamente per dovere,ciò è morale,perché è la necessità di un azione per rispetto della legge. Agire avendo come motivo la rappresentazione della legge.Gli esseri razionali sono in grado di pensare un dovere incondizionato e agire in base a esso,ingrado di formulare principi che sorpassano ogni istinto,inclinazione,interesse,agendo in base atali principi.Ricerca della formula dell’imperativo categorico.Definizione del concetto di autonomia della volontà,in cui la volontà è legge a se stessa. Ciò implicala libertà,la libertà è autonoma perché non sottoposta all’eteronomia di cause efficienti el’imperativo cat. è l’espressione di tale autonomia,volontà libera e volontà sono leggi morali sono lostesso. la domanda sulla possibilità dell’imperativo equivale a quella sulla possibilità della libertà.La terza sezione della fondazione deve spiegare la possibilità dell’imperativo e la deduzione dellalibertà. La libertà non è più possibile solo come possibilità,come nella Ragion pura,ma deve essereproprietà della volontà. Punto di vista di un mondo non sottoposto a causalità naturale ma allacausalità della libertà,questo mondo è detto intelligibile,pensabile dalla ragione ma non intuibile.Necessità di pensare la libertà come presupposto legge morale ma non deduzione della libertà
  3. 3. stessa,si deve pensare l’idea di un mondo intelligibile ma non si può spiegare come la libertà siapossibile. Deduzione cercata ma affermata come impossibile,quindi l’opera non risolve il rapportotra la fondazione del principio dell’autonomia,principio della moralità,e la libertà.L’IMPERATIVO CATEGORICOImperativi sono le regole pratiche oggettive che contrastano con le inclinazioni,ed hannovalidità per esseri la cui volontà non è assolutamente buona,perché può avere comefondamento stimoli sensibili. Gli imperativi affermano la necessità di un azione senza tenereconto delle inclinazioni del soggetto.  Ipotetici,affermano la necessità oggettiva del comando in base a una condizione. Se A devo fare B, B è necessario sotto la condizione che A sia il fine. La connessione che esprimono è necessaria ma non sono morali(posso fare del bene a una persona col fine della mia convenienza). Sono analitici,dato un certo fine l’azione necessaria per conseguirlo è contenuta nel fine stesso,derivabile dal fine. Il dovere è concepibile grazie alla condizione,senza essa nessun dovere.  Categorico,espressione di un dovere incondizionato,l’azione è buona in sé. Incondizionatezza assoluta del comando. Esso è una proposizione sintetica a priori. apoditticità del suo comando perché espressione dell’obbligazione assoluta per se e in sé,unico modo per esprimere il dovere senza alcuna considerazione per qualsiasi finalità. Conformità alla forma della legge,che è l’espressione concettuale dell’imperativo. Ma la sua incondizionatezza sta nel fatto che la volontà possa essere determinata dalla ragione pura,come fondamento di determinazione dell’azione.L’enunciato che definisce l’imperativo cat. per la determinazione volontà sotto forma diregola pratica per esprimere il concetto di obbligatorietà assoluta e la legge,con i suoicaratteri di connessione universale e necessaria. Devi agire secondo un principio universale enecessario. La condizione della massima è il concetto di legge,dove alla assunzione soggettivadella conformità alla legge in realtà si assume l’universalità e necessità della legge.Il carattere della legge morale è nella mancanza di materia,di una finalità che sia suacondizione,quindi la ragione impone alla volontà la pura universalità e necessità della legge,e lavolontà o massima come necessità di conformarsi a tale legge.L’IC nella sua prima formula suona: 1. agisci secondo quella massima che esprima una legge universale 2. agisci come se la massima della tua azione dovesse diventare per mezzo della tua volontà una legge universale della natura.significa universalizzare e pensare come legge la propria massima soggettiva e provare conesperimento mentale se questa universalizzazione è possibile o no. Il contrario di ciò che non èuniversalizzabile è legge. Se la massima è : mentire quando fa comodo,e non posso elevare a leggeciò, non mentire è imperativo categorico.Gli esempi sono suddivisi secondo una classificazione dei doveri:  doveri perfetti,non ammettono eccezione a vantaggio dell’inclinazione,incompatibili col fine della felicità verso se stessi e altri. L massima non può nemmeno essere pensata come legge,perché contraddittoria. 1. dovere perfetto verso se stessi: suicidio per sfuggire ai propri mali. La massima che esprime questa scelta è quella dell’amore di sé elevata a legge,ma ciò sarebbe contraddittorio perché la natura non può spingere a distruggere la vita e al contempo spingere al suo promuovimento. 2. dovere perfetto verso altri: un uomo vuole ottenere prestito con intento di non restituirlo. Massima della convenienza ma ciò renderebbe impossibile il promettere stesso e il fine che si potrebbe ottenere. Annullamento del concetto di
  4. 4. prestito,implicito un dovere e un rapporto di obbligazione senza i quali perdono significato.  doveri imperfetti,compatibili col fine felicità. Impossibile volere che la massima diventi legge 1. dovere imperfetto verso se stessi: uomo dotato di talenti decide di trascurarli,impossibile volere che diventi legge universale,che vuole invece che le facoltà vengano sviluppate. 2. dovere imperfetto verso altri: non aiutare chi si trova in difficoltà, chi decide di far così si priverebbe di ogni speranza di aiuto.L’amore di sé è il principio generale di tutte le massime cattive,ma non è autocontradditoriase elevata a legge,perché un universo di egoisti è possibile. la massima cattiva è pensata comeeccezione,non si vorrebbe una natura costruita sull’egoismo,anche se la sia ammette a propriovantaggio.CRITICA DELLA RAGION PRATICA 1787-88In essa risolve gli esiti aporetici della Fondazione riguardo la possibilità di pensare ilsoprasensibile,questioni di cui si occupava anche il Canone della ragion pura. La fondazione nonaveva affrontato il problema dell’uso delle categorie non rivolto alla determinazione conoscitiva dioggetti ma al semplice pensare oggetti non intuibili,come le 3 idee. Questo uso era stato dichiaratolegittimo e nella seconda edizione della Pura queste tesi furono rafforzate.I concetti intelligibili hanno legittimità dal punto di vista pratico,dimostrando l’unita tra la ragioneteoretica e quella pratica. Le idee di dio e di immortalità sono le condizioni dell’applicazione dellavolontà determinata moralmente all’oggetto che le è dato a priori,il sommo bene.Bisogna dimostrare che la ragione pura è pratica,si tratta di affermare la possibilità dell’usodella ragione pura come pratica. Bisogna distinguere,all’interno dell’intera facoltà dellaragione,ciò che è puro da ciò che è empirico. La volontà deve essere determinata solo dallaragion pura,le azioni devono avere fondamento e causa la ragione e le sue leggi,non istinti edesideri.la ragione pratica agisce in base a un principio,un calcolo,la non è detto che il principio dell’azionevenga dalla ragion pura. La ragione non deve operare facendosi strumento dellasensibilità(Hutchson,sensismo).La critica presuppone la Fondazione perché essa da la prima conoscenza del principio del dovere ealla sua formula. Essa permette di pensare positivamente al concetto di libertà in quanto la praticaprocura realtà al pensiero del soprasensibile,mentre con la speculazione ciò può essere solo pensato.La ragione pura pensa il concetto di causa,che è una categoria,ma non può riferire ad essa unoggetto. ma nella ragion pratica la libertà è legata alla legge morale e la sua realtà sta nel darsistesso della legge. Nella seconda Critica Kant sottopone ad esame i concetti e principi della ragionespeculativa.ANALITICA DELLA RAGION PURA PRATICADefinizione dei veri principi della moralità. Nella teoretica l’analitica trascendentale era larisoluzione della conoscenza a priori negli elementi della conoscenza pura intellettuale. Nellapratica,invece,si tratta di analizzare i principi della ragione,gli oggetti e i moventi,cioè lacostituzione oggettiva della ragion pratica.La ragione pratica,come già nella Fondazione,è il compiere azioni in base a un principio,né istintivené inconsapevoli. Un principio pratico è una regola generale che implica una serie di possibiliazioni,quindi regole subordinate.(principio pratico è conservare la propria vita,regole pratiche per
  5. 5. seguire quel principio potrebbero essere curarsi quando malati). Non sono principi morali ma laforma generale della regola con cui una ragione pratica come facoltà agisce.Questi principi si distinguono in 2 classi: 1. soggettivi = massime,validi solo per la volontà del soggetto,regole con cui il sogg. agisce con motivazioni esclusivamente proprie (autonomia del soggetto) 2. oggettivi = leggi,principi validi per tutti i soggetti razionali,validità per la ragione come tale. Se la ragione contiene in se stessa leggi pratiche essa può determinare la volontà e la ragione pura è pratica. L’imperativo esprime un dovere con necessità oggettiva per l’azione.I principi pratici sono regole in cui si esprime un rapporto necessario tra fine e mezzo e,per esserirazionali la cui volontà è determinata da desideri e passioni,le regole prendono forma costrittiva.Ogni regola che contrasti con le inclinazioni soggettive,per obbedire ad altre inclinazioni,produceimperativi. Anche gli imperativi ipotetici esprimono una connessione oggettiva,anche se sotto unacerta condizione. I soggetti agiscono sempre e comunque adottando una massima,in cui si esprimela loro regola d’azione,ma non tutte le regole pratiche sono massime.,inerenti alla motivazionepropria del soggetto. Tutti gli imperativi invece,contenendo un nesso oggettivo,costringono ilsoggetto a confrontare la sua massima con tale nesso,ad adeguare la sua personale motivazione auna connessione oggettiva. La ragione enuncia le leggi per se stessa con la loro universalitàoggettiva perché è identica a tutti i soggetti razionali,non tendendo conto delle condizioniaccidentali e soggettive che distinguono i soggetti.La legge pratica non si può trarre dalla materia dell’agire,dagli oggetti in quanto producano piacereo si desiderano.La facoltà di desiderare caratterizza l’uomo perché esso ha dei moventi e agisce perrealizzarli,in essa nascono le motivazioni per agire. Si mette in connessione detta facoltà consentimenti di piacere e dispiacere e la facoltà del desiderare produce gli oggetti che nonpossono essere propri della ragion pratica. L’oggetto desiderato,anche se presente in ogniazione,non può essere il fondamento della legge pratica. Il piacere non si può determinare apriori,fa parte dell’accidentale e soggettivo,non può essere universale e necessario. È sempreun certo piacere,vale per uno ma non per altro e non può essere motivo determinante lavolontà.  Motivo determinante è ogni elemento (sensibile o razionale) che produca una determinazione della volontà. Se è fornito dal desiderio che un certo oggetto procura è empirico.  Movente è l’elemento che determina soggettivamente la volontà,ciò di cui il sogg, ha bisogno per compiere un azione.La felicità si riferisce alla materia,oggetto del desiderio,tutta la materia dell’agire si raccoglie sottoil concetto di felicità,cioè di amor proprio. Il piacere determina la volontà solo per via sensibile nonintellettuale(come piacere percepito intellettualmente delle dottrine del sentimento morale.Soddisfare il principio dell’amor proprio. La facoltà di desiderare non si divide in superiore einferiore (Baumgarten),riferita all’intelletto o ai senso,la differenza stava negli oggetti a cui lafacoltà appetitiva si rivolgeva. Oggetti intellettuali,come virtù o conoscenza,oggetti sensibili perquella inferiore. Kant vuole separare la facoltà di desiderare superiore,identificata con larappresentazione ,e ascrivendo alla seconda anche le forme intellettuali di piacere. Se ci ri rivolge aun oggetto qualsiasi si rivolge ad esso solo perché piace,Epicuro è più coerente di Wolffnell’unificazione dei piaceri in unico genere.La felicità però è motivo determinante inevitabile per ogni essere razionale finito,anche se ogniessere razionale ripone la sua felicità in qualcosa di differente. La volontà agisce in base a motivideterminanti empirici,connessi al sentimento di piacere e dispiacer. Essa può dare luogo solo amassime,non a un principio universale.Il motivo determinante deve avere origine nella forma. Le massime devono avere la forma dileggi,cioè il movente delle massime non sia soggettivo ma oggettivo,la legge. La volontà deve
  6. 6. essere determinata dalla semplice forma della legge,di universalità e necessità. La legge è nellaforma come determinazione universale e necessaria,cioè lo stesso concetto di legge.La massima di “aumentare con tutti i mezzi sicuri le mie sostanze”,nel caso in cui ci si detenga undeposito di qualcuno che è scomparso e che nessuno reclamerebbe,tale massima non potrebbeessere legge perché non vi sarebbe più alcun deposito,il motivo determinante di tale massima,lacupidigia,non è compatibile con la forma della legge. Ciò che deve essere presupposto affinchè cisiano depositi sono certe obbligazioni o doveri,verso questi oggetti di obbligazione la ragione puòdefinire doveri assoluti,se vi sono obblighi non si può pensare la massima che li nega come legge nédarle validità oggettiva,onde negare il concetto di dovere.Neanche la felicità può essere legge,perché ognuno ha come obiettivo il proprio benesserenegherebbe quello altrui.La volontà è determinabile sono dalla forma della legge essa è libera,indipendente dalla legge dicausalità che regola i fenomeni. La libertà è identificata con la coscienza di sé di una ragione purapratica. Ma da dove si trae il concetto di liberta? Essa non è intuibile in modo diretto come dato diesperienza ma la sua conoscenza viene dal fatto che il motivo determinate che viene dalla ragionepura prevale sulle condizioni sensibili. La legge morale si presenta come causa che può determinareper sé la volontà. Si diviene consapevoli della legge perché essa si presenta con carattere dinecessità e separazione da ogni inclinazione,come comando assoluto che prevale su esse e su tutti imoventi fondati sull’amore di sé. La legge deve farsi essa stessa movente.La legge ha la struttura di una massima (agisci in modo che la massima della tua volontà possavalere come principio di legislazione universale),esprime necessità assoluta perché riferita a unsoggetto finito e con le sue inclinazioni.La formula della legge e la massima generale del soggetto finito.Ma la volontà ,che è facoltà di determinare se stessa all’agire in conformità alla rappresentazione dileggi,per attuare questa determinazione ha bisogno di un fine. Il fine deve essere oggettivo e laseconda formula èAgisci in modo da trattare l’umanità,nella tua persona e in quella di ogni altro,sempre come fine emai come mezzo.Il presupposto è che la natura razionale esiste come fine in sé e il fine oggettivo della legge èl’umanità,la qualità che lo rende essere razionale.La terza formula sintetizza il concetto di legge,quello dell’universalità,e il fine in sé. Il fine insé,diversamente da altri che sono soggettivi,vale incondizionatamente per ogni essere razionale. Lavolontà del soggetto che agisce moralmente deve essere pensata comeuna volontà universalmente legislatrice mediante le sue massime.E contenuto il concetto di adeguamento della massima alla legge e dell’essere razionale come finein sé e soggetto universalmente legislatore. Esprime il concetto di autonomia,il regno dei fino in cuile leggi sono definite dai rapporti tra i suoi membri.Nelle tre formula abbiamo:  Una forma,universalità della legge  Una materia,il fine che è l’essere razionale  Una determinazione di tutte le massime che è la volontà universalmente legislatriceLa volontà quindi può avere come motivo determinante la forma della legge,un prodotto che èproprio della ragion pura. Kant non deduce la legge della ragione da un nuovo principio ma essa èun fatto di ragione,un principio sintetico a priori.Non intuizione della legge,o dedotto da un argomentazione tramite sillogismo,ma la ragione è ingrado di concepire un motivo di determinazione non sensibile alle massime e può essere motivodeterminante la volontà. Mentre il pensare idee e organizzare le conoscenze non sono fattiattraverso cui la ragione determina realmente qualcosa,la ragione pura è pratica,può determinarecon i suoi principi la volontà,attraverso la forma della legge. L’uso della categoria di causalitàpermette di pensare la realtà della determinazione razionale della volontà.La libertà è la condizione formale di tutte le massime,ogni massima che non si accorda con la leggemorale nega la libertà. All’autonomia si oppone l’eteronomia,la dipendenza ad un impulso e kavolontà non si dà essa stessa la legge. Qualsiasi concezione in cui non sia la ragione pura pratica
  7. 7. stessa a stabile le leggi in base alle quali si deve agire si affida a un eteronomia,la ragione crede dipoter trovare il fondamento fuori di lei e non in sé medesima.I MOTIVI DETERMINANTIL’agire ha un oggetto o materia,ma bisogna agire in base a massime il cui motivo determinante nonsia la materia,la legge. Anche nel caso in cui si ha un oggetto moralmente valido,come la felicità dialtri,il motivo determinante non è questo oggetto ma l’universalità della legge. La felicità è il generedi tutti i fini materiali. La materia compare nella massima ma non deve essere motivo.I motivi determinanti dell’agire materiali si dividono in  Soggettivi,empirici e derivati dall’esperienza 1. esterni,collettivi = educazione(Montaigne)costrizione politica(Mendeville) 2. interni,individuali = benessere (Epicuro), sentimento morale  Oggettivi,di origine razionale. 1. la perfezione,Wolff e stoici 2. la volontà di dio (Crusius,teologi)Questi motivi sono tutti materiali ed eteronomi,oggetti precostituiti rispetto alla volontà,non auto-fondati dalla ragioneLA LIBERTA’Il raggiungimento di un concetto positivo della libertà risultava dalla possibilità di usare la categoriadella causalità in modo non conoscitivo. L’oggetto della causalità è la determinazione della volontàda parte della ragione e la determinazione della volontà da parte della ragione può essere mostrata.Non si tratta di dedurre o spiegare la volontà o indicarne il fondamento ma quali siano le condizioniper cui il soggetto morale si pensa libero. La volontà non può essere pensata se non come libera.La determinazione della volontà viene pensata come causalità. Nella pura la causalità era unacategoria a priori dell’intelletto che unificava secondo un rapporto necessario di causa ed effetto ilmolteplice dell’intuizione. La categoria aveva significato solo in riferimento a oggetti di intuizioneempiriche,di dio non è possibile dire che è causa perché manca la sua intuizione. Ma le categoriehanno significato per se stesse anche se non producono alcuna conoscenza. Pensare la categoria dicausa è indispensabile per concepire enti intelligibili,come l’ente che rappresenta quell’unitàsistematica della natura,l’idea di dio come principio regolativo della ragione. Significa usare lecategorie in senso analogico,come la categoria di causa assume il significato di fondamento,anchese non è possibile conoscenza alcuna.(rende solo pensabile il rapporto di dio con il mondo). Ilsignificato analogico della categoria di causa e di sostanza permette di pensare la libertà e ilsoggetto di essa. La libertà non è oggetto di intuizione né lo è la legge morale,l’ordine intelligibiledelle cose dove avviene la determinazione pratica della libertà,è pensabile solo secondo la categoriadella causalità. Il soggetto pensa se stesso come causa grazie alla possibilità dell’uso nonconoscitivo delle categorie. È possibile pensare la causalità libera per la determinazione dellaragione,che equivale al fatto della determinazione della volontà per mezzo della legge. Il soggetto èlegislatore,agisce secondo la costituzione stessa della ragione,universalità e necessità in base allacategoria di causalità. Essere coscienti della ragione pura come legislatore universale significa fareuso non conoscitivo della categoria della causalità.Pensare un intero mondo adeguato alla legge morale,che è il mondo intelligibile,perché l’azionelibera è possibile solo nell’ordine dei noumeni,come determinazione razionale della volontà chedeve avere effetto sui fenomeni. Se la natura è la totalità strutturata da leggi,come connessione dioggetti secondo regole universali e necessarie. Nel mondo soprasensibile le leggi che regolano lanatura non valgono,perché gli autori sono gli stessi esseri razionali. L natura soprasensibile è sotto
  8. 8. l’autonomia della ragione pura pratica,come causa noumeno di tale mondo,ragione come causapratica libera. La natura soprasensibile è la natura archetipa,cioè il modello originario,la natura èl’effetto dell’idea come natura modellata. La natura è l’effetto della natura archetipa se questa èmotivo determinante la volontà. Il mondo sensibile modellato su quello intelligibile è la comunitàdegli esseri razionali. A fondamento delle leggi morali vi è l’esistenza delle categorie nel mondointelligibile della libertà,essa dimostra la sua realtà non con spiegazioni ma nel suo operare,cosìcome non si possono spiegare l’esistenza dell’intelletto puro. La ragione pura pratica si dà comefatto,perché determina la volontà, si tratta di partire dal suo darsi,di fondarlo,non c’è deduzione. Ilfatto della ragion pura è apoditticamente certo,per la capacità della ragione di determinare lavolontà attraverso un principio formale,la legge che è caratteristica della ragione soltanto. Allacritica spetta solo di mostrare le condizioni oggettive in base alla quali la ragione pratica si dà. Lalegge morale è una legge della causalità mediante la libertà,che esige in sé la libertà. Fatto dellaragione = alla libertà,la deduzione consiste nel mostrare tale identità,non si tratta di risalire dal datoalla sua condizione ma di comprendere come la libertà sia una realtà oggettiva. Se nellaFondazione la libertà era un idea con realtà incerta,nella critica essa è determinabile solo inrelazione alla legge,come determinazione razionale della volontà. La realtà oggettiva della libertà èla sua natura soprasensibile,la ragione è causa efficiente nell’esperienza tramite idee,essa rendepossibile l’esperienza pratica. Mondo soprasensibile come mondo di leggi morali indipendenti dallasensibilità,come motivo determinante pratico. Nella critica della pura la ragione poteva pensare lalibertà come pura possibilità,in base alla distinzione tra fenomeni e noumeni,ma non potevarealizzare tale pensiero,dargli realtà. La ragione poteva pensare un concetto di causa prima,comedio,ma pensarla come fondamento del mondo e conoscerla era illusorio. La ragione pratica nonestende il concetto di causalità,applicabile solo ai fenomeni,oltre l’esperienza,perché in tal caso siavrebbe intuizione intellettuale che scavalchi le forme a priori di spazio e tempo. L’usoschematizzato della categoria di causa ha come oggetto le intuizioni determinate. Pensarla comeriferita a oggetti in genere significa pensarla come tale,e il fatto della ragione fornisce oggetto allacategoria di causa,che ha come oggetto,quindi,la determinazione della volontà per mezzo dellalegge morale. Causa è il fatto che la ragione si pensi come causa noumenon ,in grado dideterminare praticamente la volontà,ciò era vietato nell’uso conoscitivo che si rivelava nel concettodi dio come causa prima. La causa trova il suo oggetto non in dio ma nelle massime in cui laragione esprime il suo essere causa,nell’assumere come movente la legge. È un estensione dellaragion pura,n base alla quale è possibile pensare la ragione pratica. La causalità è la categoria con laquale si pensa la volontà,che agisce solo in base alla forma della legge. Essa agisce realmenteavente come motivo determinato la legge. Per l’idea di libertà non è da compiere analogia,perchéessa ha come oggetto soprasensibile il fatto della ragione,mentre le categorie producono gli oggettiper analogia.DELUCIDAZIONE CRITICA DELL’ANALITICA DELLA RAGION PURA PRATICALe categorie dinamiche,come la causalità,riguardano il modo e la relazione secondo cui è unificatoil molteplice,quindi la connessione con l’oggetto può anche esser solo pensata e non intuita comeper le categorie matematiche. Esse possono essere riferite a un oggetto intelligibile pensato,anchesenza sfociare nella pretesa della conoscenza di una causa prima. Il fatto di ragione permette allacategoria di causalità di trasformare il realtà ciò che era solo una possibilità,perché fornisce unoggetto alla categoria non schematizzata di causalità. La causalità permette di pensare dal punto divista pratico la determinazione libera della volontà e il mondo intelligibile ottiene realtà,che entra inazione quando la ragione determina la volontà. Il fatto della ragione permette di pensare in modopositivo il contenuto della seconda idea dinamica,quella di essere necessario,riferendola al soggettomorale. Solo la mediazione dell’idea di causa,risalire di causa in causa,permetteva di giungere a unacausa prima e necessaria. Si aveva l’idea di causa prima ma non di un essere necessario. Nel campopratico non si deve utilizzare in senso analogico le categorie per dare contenuto all’idea di dio,mal’idea di dio come esterno al mondo e causa di esso è traslazione del concetto di ragione purapratica, il soggetto morale agisce liberamente ma nel mondo sensibile.
  9. 9. L’OGGETTO DELLA RAGION PRATICALa ragione pura pratica è principio supremo dell’agire. Nella fondazione l’unica cosa assolutamentebuona era la volontà,il bene sta nel Gesinnung,l’intenzione, come rapporto soggettivo che ilsoggettomorale ha con la sua motivazione all’agire. Ogni azione ha un oggetto,un fine o materia. Sel’intenzione qualifica il rapporto soggettivo tra motivo determinante e volontà(può essere buona oderivar dal principio dell’amore di sé),il fine è sempre particolare,fondamento oggettivo dellavolontà nel compiere l’azione. Ma se si danno intenzioni buone deve anche darsi un fine oggettivoche valga universalmente,che non si riduca a uno scopo particolare. Deve avere un oggetto chevalga per tutti gli esseri razionali,fine universale e necessario.Nella Critica parte dal concetto di oggetto della ragion pratica,questo concetto consiste nellarappresentazione della cosa che si pensa di ottenere con la ragione. Non si tratta di definire il benema come la ragione pensa il suo oggetto.  Gegenstand = la rappresentazione di un oggetto come effetto possibile mediante la libertà  Objekt,la cosa determinata come risultato dell’azione. Anche l’oggetto della ragione pratica può essere ricondotto a quello della pura,pensato nei suoi caratteri universali come il 1 termine. Altrimenti non si darebbe alcuna ragione pura pratica,ma solo fini soggettivi determinanti l’azione.L’intenzione è buona se ci è la determinazione della volontà da parte della ragione pura,cattiva sedeterminazione da parte di un oggetto della facoltà del desiderare.Tutte le concezioni morali che si fondano sulla concezione di bene hanno proposto diverseconcezioni del piacere,di ciò cge rende felici e hanno come oggetto qualocsa della facoltà didesiderare. Il piacer è indeterminabile in senso oggettivo e universale,perché è una forma dipiacere,impossibile determinare a priori.  Gut= bene in senso morale  Bose =male → relazione alla volontà,tra motivo determinante e volontà,bene e male in sé.  Wohl = bene come vantaggio,interesse → relazioni al nostro stato di piacere e dispiacere  Ubel = male come danno,dispiacereLa qualificazione di bene e male sta nel rapporto che il soggetto ha con la sua intenzione nelprodurre l’oggetto.L’oggetto della ragione pura pratica non è la cosa che si vuole ottenere con l’azione,ma è la ragionecome motivo determinante la volontà. L’oggetto non è ciò che si desidera,non è una cosa buona mal’assunzione di un motivo morale. La volontà buona è quella che ha come motivo determinate laragione pura,la legge,bene assoluto. Il bene non è il fondamento del principio dell’agire ma èdeterminato solo a partire dalla legge,foriera di universalità e non contingenza come il piacere. Lefilosofie morali precedenti avevano posto il fondamento dell’agire in un oggetto della volontà,lavolontà doveva trarre i suoi motivi determinanti da tale oggetto distinto dalla volontà: 11 LE CATEGORIE DELLA LIBERTADeve dimostrare che la ragione pratica contiene necessariamente una ragione pura. Bene e male sono i soli oggetti dellapura che non deve avere come oggetti cose,unico oggetto è l’assunzione del movente,il bene per essenza dell’intenzione buona,la buona volontà. Bene e male non sono categorie della ragione pura pratica che producono oggetti,masono l’affermazione o la negazione della ragione pura pratica nell’agire. La ragione è causa e il bene è l’effetto possibiledi questa causalità riferita a un oggetto in genere. Le azioni da un lato appartengono a una legge dellalibertà,intelligibile,ma dall’altro a fenomeni. Problema dell’interazione tra libertà e natura. le categorie della libertàsvolgono una mediazione tra concetti di bene e male e gli oggetti desiderato o aborriti,utilizzando le categoriedell’intelletto. Le categorie unificano il molteplice dei fenomeni della facoltà del desiderare sotto la ragione purapratica,sotto l’unità della legge morale. (comprendere l’azione di aiutare (desiderata o aborrita) come buona. Questaunificazione permette di formulare massime soggettive come leggi,per subordinare la materia alla legge morale. Queste
  10. 10.  La felicità,Epicuro  La perfezione,Wolff  La volontà di dio,CrusiusTIPICA DEL GIUDIZIO PURO PRATICOSegna la distanza della critica dalla fondazione. Ha per oggetto il problema della concretaapplicazione della legge della ragione attraverso la scelta di massime che abbiano tale legge comemotivo determinante. La legge o imperativo categorico può esprimersi sono in una proposizione cheindichi necessità assoluta e incondizionata,supremazia della ragione su tutti i moventi non razionali.Esso enuncia il concetto di dovere come tale,ma la conformità di un soggetto alla legge non èespressa dalla legge stessa. Il concetto di legge fornisce la regola dell’universalità e della necessitàcon cui il soggetto deve pensare le sue massime. Con il giudizio pratico bisogna applicare la leggemorale a un azione,ma la legge è legge della libertà,il problema è la possibilità morale dell’oggettodell’azione. Come la volontà può riferirsi alla legge,utilizzarla per la sua determinazione. Loschema della legge morale è la formula dell’imperativo,cioè l’universalità e necessità,l’unico modoin cui il comando della ragione può essere compreso in relazione all’azione. La ragione pura percapire il modo in cui determina la volontà non può ricorrere alla sensibilità,dove non vi èuniversalità,ma deve ricorrere all’intelletto e alla categoria di causalità,utilizzandone la forma,cioèl’universalità.Giudicare secondo la formula dell’imperativo,che non significa solo universalizzare il propriocomportamento ma è anche il tipo di giudizio morale. Ma la legge della ragione è frutto di unprocedimento analogico con la legge di natura. chiunque per conoscere e agire pensa una certaconnessione come necessaria e universale,per sapere che da una certa mia azione scaturirà una certaconseguenza,devo presupporre la legalità naturale del nesso di causa e effetto. La ragione comefacoltà che medi l’applicazione alla natura ha l’intelletto, è obbligata a servirsi della legge naturalecome tipo di giudizio,perché la forma della legge è sempre una forma di causalità.I MOVENTISi deve determinare in che modo la legge morale diventa movente.  Motivo determinante = causa dell’atto di volontà,fondamento in senso oggettivo dell’azione  Movente = fondamento interno dell’atto di volontà,incluso nella massima,causa dell’azione dal punto di vista soggettivo.La ragione non è in grado di comprendere come una legge possa farsi motivo determinante,si trattasolo di dimostrare il modo in cui la legge,facendosi movente,ha un effetto sensibile sulla facoltà didesiderare. L’unico oggetto in grado di determinare la volontà è una rappresentazione a priori delbene,assunzione della legge come intenzione.  Moralità = assunzione della legge morale come movente. Assunzione della legge per la legge,non per il piacere o l’interesse nel fare qualcosa. Valore morale perché immediato fondarsi della volontà sulla legge,il rapporto dell’azione con il suo motivo determinante,cioè l’intenzione. Altri moventi che non siano la legge hanno il carattere specifico dell’essere sensibile e l’effetto della legge morale come morale è percepito come impulsocategorie significano per se stesse,senza aver bisogno di oggetti,riferite al libero arbitrio facoltà di fare e nonfare,scegliendo se compiere o no un azione. La scelta è sempre riferita alla libertà anche se non compiuta in base allalibertà,perché non hanno come fondamento la legge. Sono conoscenze perché producono il loro oggetto,bene o male,inriferimento alla legge. Mostrare come i modi di subordinazione del molteplice dei desideri alla volontà implica ordinarin un certo modo la materia e produrre un preciso significato morale,un modo di metterli in rapporto con la legge.Le categorie riguardano i concetti di bene e male in senso generale,con il passaggio da massime a leggi,da concetti dibene e male al bene e male morali determinati.
  11. 11. negativo,perché nega gli impulsi sensibili. La legge morale espelle dal movente l’oggetto contenuto nella massima e il sentimento connesso a esso. Dolore è la negazione degli impulsi sensibili da parte della legge e l’amor di sé deve essere negato. Il sentimento suscitato dalla legge è il rispetto, che è a priori e il suo fondamento è la ragione e non la sensibilità. A priori perché la legge determina positivamente la libertà e perché la legge nega le inclinazioni e umilia il nostro amor di sé. È la ragione,per mezzo della sensibilità,che produce tale sentimento. Il rispetto viene dal giudizio della ragione sulla sua affermazione sulla sensibilità,rappresentazione della superiorità della legge che la ragione produce,percepita attraverso la negazione delle passioni,come movente a fare della legge una massima. L’effetto della legge sul sentimento è quello di un umiliazione del lato sensibile,come effetto della negazione di un ostacolo alla moralità. Il rispetto è l’unico modo in cui esseri razionali sensibili,possono mettersi in rapporto concretamente col farsi movente delle legge morale.  Legalità = l’azione avviene solo per la legge.Il concetto di rispetto sostituisce quello di interesse della fondazione,ma l’oggetto denotato è lostesso,l’assunzione della legge da parte della volontà ma nella critica l’interesse è ciò che è visto dalato della ragione e non della sensibilità. La ragione pura pratica ha come suo oggetto l’intenzionebuona,interesse morale è la rappresentazione razionale del rispetto. Ma è solo per gli esseri finiti esensibili che vale il concetto di dovere,come assoggettamento libero della volontà alla legge,che èun costringi mento pratico. Il rispetto è il cuore della distinzione tra moralità e legalità,quando vi èlegalità il sentimento non è mail rispetto della legge ma un piacere o dispiacere prodotto da unoggetto. il rispetto definisce una soggettività moderna che possiede un ambito di decisione moraleproprio,non più riferito a criteri esterni.La santità rappresenta un ideale non raggiungibile da nessuna creatura,funge da modello.Dall’illusione che l’uomo compia il dovere volentieri,come pretende l’interpretazione catechisticadel comandamento ama dio sopra ogni cosa e il tuo prossimo come te stesso,viene il fanatismoreligioso e pensare l’attuazione della morale come l’effetto della santità.Il grado morale dell’uomo è solo quello del rispetto per la legge,negando le inclinazioni,evitando ifanatismi morali fondati sull’illusione degli uomini superiori e insensibili alle passioni. Control’empirismo morale afferma che l’uomo è capace di concepire l’ideale della santità,ma è anche unessere sensibile e finito.Kant chiama la partecipazione dell’uomo come essere finito alla santità attraverso il suo esseresoggetto alla legge morale la personalità,la libertà e indipendenza dal meccanismo dellanatura,come soggetto di leggi date dalla sua propria ragione. Attraverso la personalità si ammette lapartecipazione dell’essere finito alla santità attraverso il rispetto,criterio in base al quale è possibileagire oltre la legalità(osservare le leggi,non ingannare il prossimo…)Ma la ragione pratica non vuole che si rinunci alla felicità,ma che,nel dovere,non si abbia riguardiper essa. La felicità non è opposta alla moralità ma è un suo elemento necessario.FATTO DI RAGIONELa libertà è trascendentale,a priori alla ragione pratica come condizione del suo poter agire secondoqualcosa di esclusivamente suo,la forma della legge,che si manifesta attraverso il rispetto. Ladeterminazione della volontà,se deve essere pensata libera,non può essere pensata come evento cheaccade nel tempo,che ha significato solo per i fenomeni e non per le cose in sé. L’oggetto dellapolemica è Mendelhsoon,che gli muoveva l’accusa di spinozismo,con la negazione della libertà.Negazione dovuta al concetto di creazione divina,di dio come causa efficiente del mondo. se sifacesse cadere la libertà nel tempo si cadrebbe nel fatalismo,dove ogni evento sta in una catenacausale necessaria. Anche Leibniz pensava l’agire come prodotto non da una causa esterna mainterna al soggetto,necessità naturale dell’azione. Le filosofie che ammettono la libertà e poiattribuiscono la presenza di una necessità esterna o interna sono contraddittorie. Tutte le azionidell’uomo sarebbero create e il tempo e spazio apparterebbero all’esistenza delle cose in sé. La
  12. 12. metafisica della creazione di Wolff e Crusius non può uscire da questa impasse. Mendelshonconsidera dio fuori dal tempo e spazio ma creatore delle cose finite che sono in essi. Per Kant sirimetterebbe dio nel tempo e nello spazio,l’unica soluzione,se non si ammette l’idealità di tempo espazio,distinzione tra fenomeni e noumeni che è proprio dello spinozismo,secondo cui spazio etempo sono determinazioni essenziali di dio. È coerente perché presuppone ununica sostanzainfinita,facendo delle cose finite suoi attributi.. il concetto di creazione,non essendo possibile diesperienza,è riferibile solo ai noumeni. Incompatibilità tra la libertà e il concetto di dio comecreatore mondo. dio si definisce solo in base a un essere finito,come idea di santità e perfezione.IL PRIMATO DELLA PRATICA SULLA PURALa ragione pura nel suo uso pratico determina la pura nel suo uso speculativo,viene prima. Laragione speculativa deve ammettere delle proposizioni ,i postulati,perché fungono da presuppostidell’agire morale,non perché producano conoscenze. Determinati dall’interesse della ragionepratica,un principio che contiene le condizioni in base alle quali viene promosso l’esercizio di talifacoltà. L’interesse dell’uso speculativo consiste nella conoscenza dell’oggetto sino ai principi apriori. l’interesse della pratica nella determinazione della volontà relativamente al fine ultimo,ossiaal sommo bene, ma è sempre una la ragione che giudica sotto principi a priori,e la ragione ha comesuo massimo interesse la sua estensione,e solo la pratica permette questa estensione attraversoproposizioni conoscitivamente indimostrabili.LA DIALETTICALa connessione di concetti suppone l’incondizionato per tutto il condizionato. Incondizionata è laragione pura nel suo essere pratica,essa ha già il suo incondizionato,la legge,ma non può cercare latotalità incondizionata del suo oggetto,il sommo bene. non il bene di una singola azione ma del beneperfetto,sommo. Il suo principio incondizionato pratico,la legge,esige un oggetto incondizionato manon può determinare questo oggetto. ma è sempre la legge a determinare il sommo bene,che non èmotivo determinante della volontà perché il movente è assoluta indipendenza da ogni materia,daogni oggetto. il sommo bene è pur sempre un oggetto della ragione pura pratica,l’unico oggetto chela ragione deve avere.Il bene supremo è la condizione prima di ogni bene,il bene per essenza o la virtù. La virtù non solocome sforzo nell’attuazione del movente morale,ma come merito di essere felice. La virtù non è ilsommo bene nella sua compiuta totalità,perché manca la felicità effettivamente ottenuta, la ragionedeve volere anche la felicità. Il sommo bene è virtù e felicità effettivamente ottenuta. Questobisogno è il risultato di una rappresentazione necessaria di un essere onnipotente e infinito,comel’idea di dioLa ragione pura pratica si trova dinnanzi a un antinomia:  Da un lato l’impossibilità di considerare la felicità come qualcosa di identico e analiticamente contenuto nella virtù  Dall’altro la necessità che la felicità sia la conseguenza della virtùAutentica alternativa in cui una è vera e l’altra è falsa. Se si considera l’esistenza noumenica delsoggetto,il sommo bene è possibile considerando la virtù come causa e la felicità come effetto delmondo sensibile. Il conflitto della ragione pratica con se stessa nasce dal, fatto che si illude dellaconnessione immediata tra moralità e felicità. Senza la distinzione tra fenomeni e noumeni nonsarebbe possibile pensare il sommo bene come qualcosa che sta nel mondo,garantitodall’osservanza esatta della legge. La felicità non può consistere nella sola virtù,nella contentezza disé che viene dall’essere indipendente dalle inclinazioni. La felicità viene ricondotta all’internodell’intenzione,a livello individuale. La contentezza non è la felicità ma solo l’attestazione delmerito.
  13. 13. IL TERZO POSTULATO: LA LIBERTA’La realtà oggettiva delle idee è solo pratica,fondamento del’uso pratico della ragione. L’idea dellalibertà tratta dell’idea di un mondo intelligibile,il cui la ragione si pensa come causa noumenon.Mentre anima e dio sono presupposti dell’attuabilità della virtù e del bene sommo,virtù +felicità,l’idea del mondo intelligibile non deve essere dimostrata dal concetto di sommo bene, ma èrisultato immediato delle legge morale.I postulati costituiscono un estensione della ragione,anche speculativa. Legge pratica,attraverso ilfine a priori del sommo bene,afferma la realtà pratica di tali pensieri,fornisce a essi oggetti per l’usopratico della ragione. Non è la conoscenza di tali oggetti a essere estesa,ma la conoscenza teoreticain generale,deve ammettere la ragione la realtà pratica di tali oggetti. Tale legittimità sta nell’usoanalogico delle categorie dinamiche (relazione e modalità),e ciò che fornisce oggetto alle categorieè la ragione pratica con i postulati. A partire dalla realtà del concetto di libertà è provata anche larealtà oggettiva di dio e anima. Con il fatto di ragione si può dare realtà oggettiva alla relazionecausale tra intelletto,ragione pura che produce universalità della legge,e la volontà. Il concetto didio non appartiene né alla fisica né alla metafisica,come causa del mondo o provare sua esistenzatramite ragionamenti ma solo concepibile mediante il concetto pratico di sommo bene. non illusionedi conoscere teoreticamente il soprasensibile o vedere dio in veste antropomorfica come paterno evendicatore. Ma senza sommo bene verrebbe meno la legge.,necessità soggettiva della ragione dipostularlo ma non di determinarne condizioni fisiche o metafisiche ma solo premessa per ogniazione morale. La fede non può essere dovere ma solo una soddisfazione di un bisogno dellaragione,riguardo il merito di essere felici. La possibilità per la ragione speculativa di comprenderel’unità delle leggi di natura e quelle della libertà è la sua finitezza,da qui l’adesione della ragione aipostulati,come bisogno della ragione . la ragione,condizionata dalla sua finitezza,cerca un principioche la faccia considerare veri i postulati. La fede è una libera scelta a cui il giudizio da il suoassenso,sulla base dell’interesse pratico.L’incertezza soggettiva della ragione riguardo l’esistenza di dio sta nel suo limite,quindi il valore diverità dei postulati è quello della realtà oggettiva praticaLA ragione non serve solo a dirigere la conoscenza ma anche l’azione. Kant distingue tra unaragion pura pratica che opera indipenden. Dall’esperienza e dalla sensibilità e una ragione empiricapratica che opera sulla base di esse. Si deve dimostrare che la ragione pura ha in quanto tale un usopratico.Poiché la dimensione della morale si identifica con la ragion pura pratica,la critica deve distingueretra una ragione pura pratica che obbedisce a una legge universale e non deve essere criticata,e unaragione non pura ma legata all’esperienza e non legittima dal punto di vista morale.Questa deve essere sottoposta a critica per la pretesa della ragione di essere legata all’esperienza.Nella ragion pratica le pretese di andare oltre i limiti legittimi sono i quella empirica che vorrebbeessa sola determinare la volontà(mentre nella ragione teoretica le pretese della ragione erano di farea meno dell’esperienza per conoscere l’oggetto).Nn è un caso che il titolo non sia critica della ragion pura pratica ma solo pratica perché solo quellapura è pratica in modo incondizionato,perciò la critica non vale sulla pura ma sulla pratica conl’obbligo di contestare alla ragione condizionata empiricamente la pretesa di costituire essa sola ilmovente determinante della volontà.Nel campo morale la ragione non è condizionata dai fenomeni come nel mondo della conoscenzama è condizionata dall’essere finito dell’uomo e dalla resistenza della natura sensibile che incontra.Tale resistenza obbliga la legge morale ad assumere la forma del dovere.Il problema di Kant è se vi siano azioni che abbiano come fondamento,come causa determinante,laragione in quanto tale,l’agire secondo il dovere e non secondo motivazioni determinate,come lacompassione,l’interesse, e il desiderio di sembrare in un modo). L’azione non deve essere motivatadall’oggetto e dalla sensibilità ma dalla ragione pura.
  14. 14. ASSOLUTEZZA DELLA LEGGE MORALEIl motivo che sta alla base della critica della ragion pratica è la persuasione che esista nell’uomo unalegge morale a priori valida per tutti e per sempre,come nel campo teoretico le forme a prioridell’intelletto universali e necessarie. Tale legge non deve essere dedotta o inventata ma soloconstatata come un fatto della ragion pura di cui siamo apoditticamente certi e di cui abbiamoconsapevolezza a priori.Che esiste una legge morale assoluta e incondizionata è qualcosa di cui nn si hadubbi,presupponendo una ragion pratica pura capace di svincolarsi dalle inclinazioni sensibili eguidare la condotta in modo stabile.Essendo indipend. Dagli impulsi sensibili la legge risulterà essere universale e necessaria,cioèimmutabile e uguale a se stessa.La morale è assoluta,sciolta dai condizionamenti istintuali non perché prescinde da essi ma perché èin grado di decondizionarsi rispetto a essi,polarità ragione sensibilità.Questa bidimensionalità fa si che l’agire morale prende la forma del dovere e si concretizzi in unalotta tra ragione e impulsi egoistici perché la natura dell’uomo è finita,limitata e imperfetta che puòagire pro o contro la legge.Volontà buona nella Fondazione della metafisica dei costumiNella Critica si tratta di indicare i principi paratici della ragione usati per determinare o regolare lavolontà,come facoltà dell’essere razionale finito.L’uomo,infatti,non agisce secondo le leggi della natura ma secondo la rappresentazione della leggee nel riconoscimento che le leggi rappresentate devono essere i principi del suo agire.Se la ragione ci è data come capacità di influenzare la volontà,la sua vera destinazione è quella diprodurre un volere che sia buono non in vista di altro ma di se stesso.La Fondazione inizia col dire che buona senza limitazioni è la volontà buona,perché i talentidello spirito come l’intelligenza,la ricchezza per quanti siano apprezzabili e desiderabili nnpossono essere detti illimitatamente buoni perché possono mutarsi in cose dannose se nn èbuona la volontà che ne fa uso. Il bene non è un carattere metafisico delle cose o delmondo,perché esso sta nell’intenzione del soggetto con il proprio motivo determinante l’agire.L’imperativo categorico non riguarda la materia dell’azione ma la forma e il principio chedetermina l’azione,in ciò il Bene per essenza,come rapporto tra volontà e motivo determinante,l’intenzione. Ogni determinazione della volontà ha un fine,e tale fine deve essere oggettivo,che valgauniversalmente e non all’ottenimento di fini particolari. Da un lato un oggetto assoluto dellavolontà,un fine che valga per tutti gli esseri razionali, da un altro questo fine deve essere contenutonei vari risultati particolari che la volontà si prefigge di ottenere. Il fine in se stesso è quellouniversale e necessario cioè l’essere razionale.La buona volontà consiste nella conformità al dovere,la legge morale nella forma del comando cheha senso solo per quei soggetti la cui volontà non è buona necessariamente perché dipendente dainclinazioni sensibili. Un comando ha un senso solo se quanto esso richieda non venga compiutonecessariamente e spontaneamente,non ha senso la dove non vi è possibilità di trasgredirlo.SANTITA’Pensare a dio come modello di santità,come l’ideale di un ente perfetto, in contrasto con il rapportoche con la legge morale intrattiene un ente imperfetto come l’uomo.La perfezione della volontà di dio significa adeguazione spontanea a quanto prescritto dalla leggemorale, la sua volontà è santa perché non è possibile che violi la legge morale,come impossibilitalogica perché sarebbe contraddittorio che un ente perfetto volesse qlcs in contrasto con la leggemorale. La nozione di un ente perfetto include anche quella di santità (proposizione analitica).
  15. 15. Nulla opera nella sua volontà in contrasto con tale legge perciò dio la segue sempre enecessariamente. Dio non è un ente morale ma è santo.Opera secondo la ragione pura perché non trova possibili inclinazioni in contrasto con essa,mentrenegli uomini tale duplicità è presente perciò la ragione deve imporre i suoi comandi alla volontàreprimendo tali inclinazioni o desideri.Senza tale antagonismo non si darebbe moralità,che si da solo se vi può essere anche la violazionedella legge pratica,è propria di enti finiti con volontà imperfetta.La virtù morale è la vittoria nella lotta contro le inclinazioni sensibili e il merito degli enti finiti chesacrificano le loro inclinazioni sensibili.L’essenza della moralità è l’imperativo categorico,subordinare la ricerca della propria felicita alrispetto della legge. La santità è un ideale limite della moralità(agisci in modo da approssimartisempre più alla santità) ma tale ideale è irraggiungibile per le creature.Egli critica chi si crede al di sopra dell’imperativo,perché crede che per essere buoni moralmente nnsi abbia bisogno di alcuna imposizione e lotta contro le inclinazioni dissonanti,di chi si consideradotato di un inclinazione morale spontanea e disprezzi coloro che compiono con fatica e sforzoquanto imposto dalla legge morale. Simile atteggiamento narcisistico è proprio dei romanzieri epedagogisti sentimentali che presentano personaggi ispirati da una bontà nn bisognosa i sprone ofreno facendo perdere di vista il duro dovere,l’essenza della moralità perché nn si da virtù senzasacrificio. Si scaglia contro un atteggiamento diffuso ai suoi tempi.IL DOVERESe il concetto primo della morale è quello di obbligazione,(il si deve fare o nn fare tale cosa),cioè ildovere,allora ogni dovere esprime una necessità di azione.Ci sono 3 possibilità per adempiere al dovere: 1. si può essere ligi al dovere e tuttavia essere determinati dall’interesse personale;ciò vale per l’uomo d’affari che per paura di perdere i propri clienti tratta onestamente anche compratori inesperti. 2. si può agire conformemente al dovere con un inclinazione immediata verso il dovere;per esempio se si aiuta qualcuno per simpatia.Entrambe azioni conformi al dovere ma non motivate da esso,azioni legali ma nn morali perchè ilmotivo determinate la volontà è un fine soggettivo. Si fa qualcosa come mezzo in vista di unfine,necessità condizionata dal fine 3. si può agire puramente per dovere,il motivo determinate la volontà è la ragione pura pratica che esige l’azione assolutamente per se e nn in vista di scopi soggettivi.L’IMPERATIVI IPOTETICI E CATEGORICI nella FONDAZIONENella Fondazione Kant sosteneva che solo gli enti dotati di ragione possono agire secondo larappresentazione di principi e ad agire secondo principi è la volontà. La volontà degli enti razionalinn è perfetta perché può determinarsi secondo la legge morale ma anche secondo desideri einclinazioni sensibili cosi che alla necessita oggettiva nn si accompagna una soggettiva come in dio.La volontà si trova a un bivio e la scelta secondo la legge nn è automatica ma risultato di unacostrizione ai danni dei desideri,come un comando. La formulazione linguistica di tale comando èl’imperativo,cosi si presenta agli uomini la legge morale: comando della ragione alla volontà.Imperativi sono le regole pratiche oggettive che contrastano con le inclinazioni,affermano lanecessità di un azione prescindendo dalle inclinazioni del soggetto.Gli imperativi si dividono in: ipotetici e categorici 1. Gli imperativi ipotetici prescrivono dei mezzi(o modi di agire) come buoni in vista di fini soggettivi ma che possono essere anche cattivi dal punto di vista morale.
  16. 16. Essi si specificano in :  gli imperativi tecnici dell’abilita, illustrano norme tecniche per raggiungere uno scopo (insieme di norme o procedure per sapere come costruire una macchina.)  consigli della prudenza, prescrivono azioni come mezzi per ottenere il benessere o la felicità. (manuali della salute o per ottenere il successo)Sono i. condizionati dalla volontà del fine,se.. allora devi. Imperativi per il devi,ipotetici per il sevuoi. Il proponimento nn è necessario.(il comandamento sussiste solo quando ci si propone didiventare ricchi).Ma anche essi sono oggettivi e categorici, anche se condizionati soggettivamente, perché essi sonoin contrasto con alcune inclinazioni e richiedono il sacrificio di esse a vantaggio di altre. A venirerepressi sono i desideri in conflitto con quelli che senza tali sacrifici nn potrebbero venir soddisfatti.Se nn vi è sacrificio di nessuna inclinazione l’azione è impulsiva,fuori dall’agire secondo principi.Invece ogni esercizio che richieda abilita richiede un qualche grado di impegno e fatica,come ancheper i consigli di prudenza,come sacrifici di inclinazioni presenti nella prospettiva di soddisfareinclinazioni a termine piu lungo. 2. l’imperativo categorico ordina il dovere in modo incondizionato (devi e basta!) a prescindere da qualsiasi scopo. Rappresenta un azione come in se stessa oggettivamente necessitante. Solo esso che è indipendente dagli impulsi sensibili ha i caratteri della moralità e i connotati della legge. Essa è un principio oggettivo avente validità universale e necessaria, secondo il quale si è obbligati ad agire tutti incondizionatamente anche quando la natura sensibile contrasta con tale obbligazione. L’imperativo categorico potrebbe essere:adotta quale massima la legge morale. La legge è inscritta nella razionalità stessa sia umana che divina che solo per l’uomo assume il carattere di imperativo perché la sua volontà nn è santa.La proposizione ipotetica “se vedi qualcuno in necessita aiutalo”è categorico perché impone a tuttidi agire in tale modo. L’assolutezza del comando si fonda sulla forma della legge,cioè sulla suauniversalità. esso si concretizza nella prescrizione di agire secondo una massima che può valerecome legge,per tutti.Gli imperativi categorici presentano un modo di agire come modo in se stesso (l’unica cosa che siabuona in se stessa è la volontà buona) e quelli ipotetici come buono in quanto mezzo.LE MASSIMEMassima significa principio soggettivo del volere e legge oggettivo,ma a determinarsi secondo taliprincipi è sempre la volontà che è una facoltà del soggetto,è un atto soggettivo. Quando il soggettofa propria una qualsiasi regola pratica come fondamento del suo agire,essa è sempre una massima.Massima è la proposizione con cui il soggetto si rappresenta il rapporto imperativo con la legge,cioècon la sua universalità e necessità. Da sola la legge morale nn fa alcun che,siamo noi con la nostravolontà a determinarci pro o contro essa.La massima indicherà sempre un principio pratico soggettivo ma  in alcuni casi solo soggettivo e in contrasto con la legge  in altri in accordo con la legge L’imperativo categorico potrebbe essere:adotta quale massima la legge morale.Dalla soggettività nn è dato uscire dal momento che si ha a che fare con la volontà. E la moralità omeno dell’agire consiste proprio nel genere di massime che si fanno proprie.Le massime hanno per contenuto il modo in cui si conduce la propria vita nella totalità e in rapportoalla convivenza con gli altri.
  17. 17. IL TEST DI UNIVERSALIZZAZIONE La forma della legge è l’universalità e la volontà,come massima,ha la necessità di conformarsi a questa legge. Se la forma della legge morale è l’universalità,Kant avanza la seguente formulazione dell’i. categorico: agisci in modo che la massima della tua volontà possa valere come principio di legislazione universale.” L’imperativo categorico è quel comando che prescrive di tenere sempre presenti gli altri e che ricorda che un comportamento risulta morale solo se supera il test della generalizzabilità,ossia la sua massima appare universalizzabile per garantire i rapporti di convivenza umani. Per valutare moralmente una massima soggettiva bisogna porsi tale domanda critica:che accadrebbe se tutti si comportassero sempre cosi? Propone di trasferire qualsiasi questione morale dal caso singolo(e lecito questo comportamento?) al caso generale(pensa se tutti si comportassero cosi). Si è invitati a considerare le conseguenze di un comportamento. L’universalizzazione esamina se l’orizzonte di vita soggettivo posto in una massima può essere voluto a una comunità di persone. Test per controllare se tali massime possono valere o nn come leggi,cioè se un certo comportamento potrebbe avere le caratteristiche di universalità e necessita proprie della legge. L’esempio fatto da Kant per illustrare questa massima è quello della promessa. Ci si domanda se sia lecito in caso di difficoltà,fare una promessa con il proposito segreto di non mantenerla. Applicando il criterio dell’universalizzabilità della massima,ciò renderebbe impossibile il promettere qualcosa perché nessuno crederebbe a ciò che viene promesso. A prima vista sembra che Kant pensando alle conseguenze dannose per l’interesse pubblico e privato che l’universale. Di tale massima comporterebbe,faccia appello a una specie di utilitarismo sociale. Ma Kant vuol dire che una tale massima nn può essere voluta come legge universale perché è la negazione di ogni legge,cioè lungi da instaurare una comunità instaura un ordine contro le leggi. Tale comportamento può essere adottato di fatto ma nn è pensabile rendere tale comportamento generalizzabile perché nell’universalizzazione del nn mantenimento delle promesse si estingue la convivenza razionale. Si tratterebbe di una negazione del senso che sostiene la massima stessa,la nozione di prestito perde di senso assieme a quella di restituzione. ( l’imperativo categorico nn si interessa dei motivi per i quali nn si mantiene la promessa,seppur validi). Nella Fondazione troviamo altre 2 formule. La prima afferma che la natura dell’uomo deve essere trattata sempre come fine mai come mezzo. Il rispetto della dignità umana che è in te e in altri evitando di ridurre l’altro a mezzo del proprio egoismo o passioni,la persona come fine in se è l’uomo considerato come soggetto e nn come oggetto. L’uomo essendo un essere razionale non può essere impiegato come mezzo e tale riconoscimento limita l’arbitrio come oggetto di rispetto. Le persone non hanno valore relativo e nn sono interscambiabili ma hanno un valore assoluto,un intrinseca dignità e come tali devono venir rispettate. La morale deve istituire un regno dei fini,una comunità di libere persone che vivono secondo le leggi della moralità. Se il fine della ragion pratica è l’umanità stessa, da un tale fine derivano tanti doveri quanto sono i rapporti con cui l’uomo viene a trovarsi con se stesso e con altri. (assegna alla volontà una materia a priori,la dignità umana) L’AUTONOMIA DELLA VOLONTA’ (come principio supremo della moralità)
  18. 18. La terza formula prescrive di agire in modo che la volontà possa considerare se stessa comeuniversalmente legislatrice. Questa sottolinea l’autonomia della volontà,chiarendo come il comandomorale nn sia un imperativo esterno e schiavizzante perché della legge morale è autrice la ragionestessa quindi gli enti razionali finiti sono al contempo sudditi e sovrani,destinatari e autori della leggemorale. Sudditi in quanto soggetti empirici,sovrani perché portatori di ragione. La volontà è autonoma solo se di determina secondo la forma pura della legge,che ognuno trova in se stesso in piena indipendenza dalle inclinazioni sensibili. La forma della legge fa tutt’uno con l’essenza dell’uomo in sé. Due modi diversi di dare a se stessi la norma. 1. a dare la norma è la ragion pura che la volontà adotta come principio di determinazione 2. a dare la norma è la volontà che si determina secondo le inclinazioni sensibili. Il compito morale dell’uomo consiste nell’obbedire alla legge morale qual è data dalla ragione pratica pura. Nn colui che viene determinato dalla forza degli impulsi o dai sentimenti agisce in modo assolutamente razionale ma colui che riesce a non fare di questi,pur riconoscendoli come parte di se,i motivi determinanti del suo agire. Non vive in modo eteronomo colui che aiuta anche i suoi amici ma colui che serve solo questi e resta indifferente ai bisogni degli altri. Agisce in modo autonomo colui che si attiene alla massima della disponibilità anche la dove l’inclinazione sensibile non lo esortano a ciò. LA LIBERTA’ Essa viene indicata come il presupposto trascendentale della legge morale (IV 446),gli uomini devo essere pensati come esseri i cui atti siano determinabili solo dalla legge,non condizionati dal mondo sensibile o fenomenico. Kant giustifica questo concetto nel modo del “terzo conflitto delle idee trascendentali”,l’ordine causale della natura è compatibile con la pensabilità dell’ordine intellegibile,l’uomo nelle sue azioni può pensarsi libero sulla base della distinzione tra fenomeno e noumeno. L’obbligazione della legge morale viene fondata sulla libertà,l’essere razionale come sensibile viene subordinato a quello razionale come intelligibile,la determinazione della volontà da parte della legge morale è reale. Il mondo intellegibile contiene il fondamento di quello sensibile e delle sue leggi. Avere un oggetto per il concetto puramente pensabile di causalità incondizionata significa compiere quel passaggio dalla possibilità alla realtà. Nella CRpratica,invece,la libertà viene pensata positivamente,perché procura realtà al pensiero del soprasensibile. Non deve essere spiegata,essa è un fatto,della ragione pura come pratica. Invece nella fondazione si tentava di dimostrare questa realtà con una fondazione teoretica della libertà. Affermata la realtà della ragion pura pratica è stabilita anche la libertà trascendentale. La realtà della libertà sta nello stesso darsi della legge morale. LA LEGGE MORALE NELLA CRITICA RAGION PRATICA L’analitica consiste nella definizione dei principi della moralità. La prima riga dell’opera dice che i principi pratici sn proposizioni che hanno per contenuto determinazioni generali della volontà,che prescrivono alla volontà regole per agire. Significa il soggetto di azioni compiute in base a un principio,non istintive.
  19. 19. 1. Principi perché regole di carattere generale relative a classi di decisioni e azioni, quelle meno generali sn specificazioni di quelle piu generali,quelle di generalità massima sn principi. Gerarchia delle regole a seconda della loro generalita.P.E. La regola di lavorare e risparmiare in gioventu per nn trovarsi in difficoltà in vecchiaia Rientra sotto la regola piu generale di seguire un piano oculato di vita E questa sotto il principio di ricercare il benessere a piu lunga scadenza. 2. Pratici perché si riferiscono a una decisione volontaria in prospettiva dell’agire effettivo. La volontà è la facoltà degli enti dotati di ragione di determinare il loro agire mediante la rappresentazione di tali regole.I principi pratici si dividono in 2 specie: 1. MASSIME 2. LEGGI o IMPERATIVI 1)le prime sn prescrizioni soggettive perché valide per la propria volontà dell’individuo che le fa proprie,(come quella di vendicarsi per ogni offesa subita), senza pretesa che valgano per altri. Esse sono:  Particolari  Empiriche  Materiali 2)le leggi sn prescrizioni oggettive perché valide per tutti gli enti razionali. Esse sn:  Necessarie  Universali,  A priori perché la loro origine è nella ragione indipendente dalla sensibilità, come ciò che è comune e invariabile in ogni soggetto,(soggetto trascendentale in opposizione ai soggetti empirici)  Formali,funzioni del soggetto pure o a priori perché autonome dalla materia. Identificazione di formale con a priori. La differenza rispetto alla conoscenza è che nella natura i principi sono leggi di ciò che accade (la causalità,se A allora B) mentre nel campo pratico vi è contrasto tra le leggi (principi oggettivi)e le massime,come nel caso in cui ci si comporta secondo un proprio criterio pur sapendo che ci si dovrebbe comportare secondo la legge morale. Nella moralità si da la libertà,nella conoscenza necessita,nel non potere essere diversamente da ciò che è. LA TIPICA DEL GUIDIZIO PURO PRATICO Ha per oggetto il giudizio pratico, concreta applicazione della legge della ragione attraverso massime che abbiano motivo determinante la legge. L’imperativo categorico può esprimersi solo in una proposizione che indichi la necessità assoluta e incondizionata come tale su tutti i moventi non razionali. Enuncia il concetto di dovere come tale,quindi la conformità di un soggetto alla legge non è espresso dalla legge stessa. Il concetto di legge fornisce la regola dell’universalità con cui il soggetto deve pensare le sue massime,ma il conformarsi a tale necessità sta nel significato dell’assoluto dovere che,per la fondazione,è indeducibile. Le azioni si rivolgono a oggetti della natura,ma avvengono in base a leggi della libertà. Come la volontà può riferirsi alla legge per la sua determinazione? Essa si può riferire direttamente alla legge, come fonte del principio di causalità ed è il modello della legge morale. Tale schema è la formula dell’imperativo categorico,legge della ragione. La ragione non può ricorrere alla sensibilità ma all’intelletto, utilizzandone solo la forma,universalità e necessità. Il tipo
  20. 20. di legge morale è l’imperativo categorico,unico modo in cui il comando della ragione può essere compreso in relazione all’azione. Poiché la forma della legge,che è sempre una legge di causalità, è sempre la stessa,io posso sostituire la causa con qualsiasi soggetto,sia fenomeno della natura che la mia volontà. In tal modo la ragione viene preservata dall’empirismo, dal concepire i suoi oggetti come negazione o affermazione dell’amor proprio,della soddisfazione immediata. La prima formula dell’imperativo è il tipo del giudizio morale,la stessa legge della ragione è frutto di una tipica,un procedimento analogico. RIGORISMO E FORMALITA’ DELLA LEGGE Unaltra caratteristica strutturale dell’etica è la formalità,in quanto la legge nn ci dice che cosa dobbiamo fare ma come dobbiamo fare ciò che facciamo. Se fosse materiale e prescrivesse contenuti concreti sarebbe vincolata a essi e perderebbe universalità,nn potendo qualsiasi precetto particolare possedere l’universalità della legge. Non precetti ma una legge formale che afferma di agire tenendo presente gli altri e rispettando la propria dignità e quella altrui. La moralità risiede non nell’agire spinti dall’interesse che è il campo della soggettività e contingenza(perché in tal caso sarebbero gli oggetti a dare legge alla volontà) ma nel dovere per il dovere,nell’agire per legge solo per ossequio a essa e nn spinto da inclinazioni o risultati che se ne possono conseguire. La legge pratica non si può trarre dalla materia. Da ciò il rigorismo che esclude dall’etica emozioni e sentimenti che inquinano la purezza della morale. Il rigorismo attiene alla motivazione,perché se facessi del bene ad altri per inclinazione soddisferei un mio desiderio,contributo alla mia felicita. La facoltà di desiderare,di avere pulsioni, è connessa con i sentimenti di piacere e dispiacere. Essa produce degli oggetti specifici,gli oggetti del desiderio non possono essere fondamento della legge. Il piacere fa parte dell’accidentale e soggettivo,non può essere universale e necessario,è un certo piacere e la ragione non può pensarlo a motivo determinante della volontà,come legge. Motivo determinante o movente e ciò che induce la volontà ad agire,movente è ciò che determina soggettivamente la volontà. La sola forma legislativa è il motivo determinante la volontà,non la materia. IL RISPETTO PER LA LEGGE L’imperativo categorico comanda di assumere a massima della propria volontà quel che è prescritto dalla legge morale. Il problema di come la legge morale possa essere un movente della volontà,cioè funzionare da principio soggettivo di determinazione,è il problema di come la ragion pura possa essere effettivamente pratica. La praticità della ragion pura significa che essa operi quale movente della volontà attraverso la rappresentazione della legge morale in alternativa ai moventi sensibili. Per Hume solo le passioni erano i moventi della volontà e di fronte ad esse la ragione soccombeva.2 Per Kant,invece,la coscienza soggettiva della legge morale produce un effetto nell’animo umano esercitando un azione causale in esso. L’uomo è un essere razionale finito dotato di sensibilità e la legge morale nn può determinare la sua volontà senza determinare la sua sensibilità. La volontà può essere determinata dalla coscienza della legge morale a patto che vengano contrastate le inclinazioni sensibili riportabili tutte all’amor di se nella forma della soddisfazione per se stessi o nell’orgoglio verso se stessi in conflitto con la legge morale. 2 Kant da per scontato che nn si dia alcun sentimento morale come la simpatia o benevolenza verso gli altri come sosteneva Hume.
  21. 21. Il dispiacere che la coscienza della legge morale comporta nei confronti delle inclinazioni sensibili è una forma di umiliazione,ma ad umiliare può essere solo ciò che si presenta come degno di rispetto, Tale rispetto è prodotto da un principio intellettuale come la coscienza della legge e tale sentimento è a priori, perché risultato della coscienza della legge morale, dal confronto fra la maestà della legge morale e l’imperfezione di una volontà condizionata dalle inclinazioni sensibili. È effetto di un qualcosa di nn sensibile,nn subito come tutti gli altri sentimenti; Il rispetto per la legge morale opera come un sentimento in quanto agisce su e contro dei sentimenti agendo su quelli in contrasto con la legge morale come i sentimenti egoistici e perciò a favore dell’accoglimento da parte dell’uomo della legge. Esso umilia la nostra sensibilità che vuole subordinare la legge per far valere incondizionatamente se stessa ma al contempo, il rispetto per tale legge ci innalza al di sopra della natura sensibile come lo è la legge. L’agire per rispetto alla legge e per nessun altro motivo che la legge stessa,al di la di ogni inclinazione sensibili,è la possibilità più alta. Tale coscienza della legge contrastando l’amor di se,è tale da conferire un autorità alla legge nei confronti della volontà e diviene così motivo determinate dell’azione sia oggettivo che soggettivo. FELICITA’ Il male morale o vizio consiste in un atto della volontà che opta per la soddisfazione delle inclinazioni sensibili rendendo inefficace il rispetto per la legge morale. L’amore di se è il principio della ricerca della propria felicita ma contro di esso si scaglia la CRpratica ,l’io sensibile avanza le sue pretese come se fosse l’io intero e l’amor di se è fare di se stessi in base ai nostri desideri il motivo determinante oggettivo della volontà. La felicita è la soddisfazione di tutti i desideri ma tale unanimità sarebbe accidentale e empirica,nn vi sarebbe accordo fra uomini ma contrasto, in quanto ognuno ricerca la propria felicita mentre un principio oggettivo o legge garantisce un accordo fondato. La ragion pratica pura pretende che ogni volta che entri in gioco il dovere nn si deve avere alcun riguardo per la felicita. La moralità consiste nel porre limiti alle inclinazioni per il dovere,la ragione deve forgiarsi di massime pratiche relative alla felicita,cioè di regole di prudenza per nn rimanere schiavi delle passioni momentanee. Quindi la ricerca della felicita propria nn può mai essere immediatamente un dovere o il principio di tutti i doveri perché la dignità del dovere nn ha niente a che fare col godimento della vita. Tutta la materia dell’agire si può raccogliere sotto il concetto di felicità. Suo obiettivo è separare la facoltà di desiderare inferiore da quella superiore, tutte le regole materiali ripongono il motivo determinante della volontà nella facoltà inferiore e non nella forma della ragione,che è quella superiore. Essa non si determina in base agli oggetti,come in Baumgarteen,se erano sensi o intelletto perché entrambi sono tipi di piacere,come detto da Epicuro. Le azioni facenti capo alla felicità non possono che dare vita alle massime soggettivi,a nulla di universale e oggettivo. L’Interesse della ragione  Nella fondazione Kant parla di interesse della ragione,come quella causalità che si identificava con l’interesse puro come movente morale della volontà da parte della ragione. Il fatto di ragione è oggetto della categoria di causalità nella CRpratica,la ragione si pensa già come causa,mentre nella fondazione si cercava un fondamento ulteriore a qlcs che aveva già il suo fondamento.  Il concetto di rispetto sostituisce quello di interesse,hanno entrambi lo stesso oggetto, l’assunzione della legge morale da parte della volontà. Ma nelle CRP interesse è oggetto visto dal lato della ragione e non sensibilità,mentre il rispetto specifica ciò che ciò che,nella fondazione,era il lato sensibile dell’interesse. Interesse è un movente della volontà rappresentato mediante la ragione,massima. È il rapporto che la ragione pratica generale ha con i suoi oggetti,la massima è sempre espressione di questo interesse,come diventare ricchi a tutti i costi. Ma l’interesse può anche essere morale,ad avere come oggetto l’intenzione
  22. 22. buona,a essere pura,e quindi rappresentazione razionale del rispetto. La massima è morale quando si fonda su tale interesse. Dovere è l’azione compiuta per legge,assoggettamento libero della volontà alla legge,la cui coscienza si manifesta come rispetto,come costringi mento pratico per esseri finiti. Permette di distinguere tra legalità e moralità,gli esseri razionali giungono alla legge morale attraverso esso. Quando vi è legalità il sentimento non è rispetto per la legge ma un sentimento come piacere e dispiacere prodotto dall’oggetto.CARATTERE NOUMENICO DELLA MORALELa liberta è pensabile solo in una sfera interamente diversa da quella empirica3.La divisione del mondo in fenomenico e noumenico ruota attorno all’idealità soggettiva a prioridello spazio e del tempo che rende fenomeni tutti gli oggetti d’esperienza,ma dato taleprincipio,diventa possibile fare astrazione dallo s. e t. e pensare il mondo intelligibile,e diventapossibile pensare che alcuni enti agiscano liberamente.L’idea di un auto-causalita,di una fonte spontanea di atti possono essere possibili solo nel regnodella cosa in sé,dove trova posta la libertà non nel determinismo che vige nel mondo fenomenicoche si regge sul principio di causa e effetto,quindi c’è:  la causalità che si determina secondo la legge della necessita naturale riferita solo al fenomeno, dove la causalità è effetto di un altro evento  quella che si determina secondo la liberta,che considera l’essere come cosa in se, noumenico,dove si danno azioni,iniziative incondizionate del soggetto che ad esso sono da imputare. Anche senza intuizioni,la categoria della causalità ha un oggetto, la determinazione della volontà. Ragione è causa del determinarsi della volontà. Essa trova il contenuto e oggetto nelle massime in cui la ragione esprime il suo esser causa. È la categoria con la quale si può pensare una volontà libera e pura,agente in base alla forma della legge. La volontà agisce realmente e oggettivamente determinandosi pro legge morale,incondizionata perché relativa a un oggetto in genere. Il concetto di causa noumenon è pratico,come dio causa prima e assoluta,di un essere con volontà pura. La legittimità del suo uso pratico sta nella sua origine intellettuale,a priori. il fatto della ragione fornisce un oggetto alla categoria della causalità,come determinazione razionale pura della volontà.Anche nell’uomo si distingue un carattere: empirico,prodotto sulla base della sua storia,delle condizioni esterne in cui si svolge. intelligibile,risultante da un iniziativa libera,in cui il carattere empirico è manifestazione di esso. La vita sensibile manifesta empiricamente l’intenzione e il carattere intelligibile di una persona che nn poteva agire diversamente da come ha agito perché tale è il suo carattere,la sua scelta originaria e globale. (attribuzione all’uomo di un carattere costante) come conseguenza di motivi costanti volontariamente assunti,che fissano un carattere intelligibile di cui quello empirico che si svolge nel tempo è solo l’espressione fenomenica.3 ma di essa nn si può acquisire alcuna conoscenza di cosa sia in se stessa,ne delle sue condizioni o degli enti a cui siattribuisca perché solo dei fenomeni è possibile avere tale conoscenza.Di essa si può asserire solo che esiste realmente nella volontà umana.Abbiamo due tipi di conoscenza: la mera conoscenza che qlcs esiste,è reale la conoscenza di qlcs a cui si è in grado di rispondere nn solo alla domanda se esista o no ma anche su che cosa sia e su quali siano le condizioni del suo esserci.
  23. 23. Per Kant è imprescindibile il riferimento alla responsabilità morale,secondo cui sono vanegiustificazioni quali commettere delle azioni perché trascinati dagli eventi secondo necessita erappresentarsi un comportamento contrario alla legge come involontario e inevitabile. Infatti,almomento dell’azione,nn si era fuori di se ma si aveva uso della propria liberta.La concezione che ha Kant della responsabilità morale è da intendere come merito e colpa sullabase di una liberta auto- determinantesi,costruzione su due mondi e due caratteri.Se nn si accetta tale costruzione si va verso tali scelte:  sostenere la liberta del volere e ammettere la contingenza della natura  rifiutare la liberta e adottare una concezione nn retribuizionistica della responsabilità morale,fatalismo come in Spinoza,negava sensatezza del rimorso  sostenere contraddittoriamente la necessita della grazia divina come nei teologi cristiani che negavano che la volontà dell’uomo fosse capace di autodeterminazione dopo adamo ma continuavano a consideralo colpevole dei suoi peccati e che sarebbe stato giusto chiamarlo a rendere conto.  considerare i due mondi come punti di vista alternativi per considerare gli atti umani che trova appigli nella 3 sezione della F. ma nn nelle CRP. 1. prospettiva della spiegazione o previsione 2. prospettiva della scelta e della decisioneIL FATTO DELLA RAGIONELa Fondazione poneva in esame due questioni:  quale fosse il principio della moralità (nella 1 e 2 sezione dell’opera vi era analizzata la concezione della moralità che sarebbe propria della ragione umana comune fino all’imperativo categorico e l’universalizzazione delle massime.)  come accertarne la realtà (si occupava la parte 3) prendeva in esame la domanda Com’è possibile l’imperativo categorico?La risposta consisteva in una deduzione trascendentale dell’imperativo categorico che muovevadall’individuazione della condizione che lo rende possibile realmente. Per la Fondazione lacondizione è la libertà del volere,se la volontà è libera l’imperativo nn è una chimera.Nella Critica ragion pura Kant aveva concluso che la libertà è possibile al pari delle sostanzespirituali e di dio.Nella Fondazione si prendevano le mosse dalla condizione della libertà per dedurre la realtà delprincipio della moralità ma l’aporia era evidente perché : o  si rimaneva fedeli alle conclusioni della ragion pura secondo cui la libertà era un idea la cui realtà era problematica,ossia solo possibile e in tal caso sarebbe diventato solo possibile anche il principio della moralità. Ci sarebbe richiesto di agire solo come se la nostra volontà fosse libera. o  si muoveva dall’asserzione della realtà della libertà deducendo la realtà della legge morale ma si sconfessavano le conclusioni della ragion pura, facendo della libertà come realtà una premessa infondata e perciò dogmatica.Dalla Critica ragion pratica Kant si è avveduto dell’aporia a cui era andato incontro nellafondazione e dichiara che nessuna deduzione può dimostrare la realtà oggettiva della legge ma chedi tale principio è possibile solo un esposizione. Essa nn ha bisogno di alcun fondamento che lagiustifichi perché ha in se stessa il proprio fondamento,è valida in se.Esso è un assioma come i principi da cui scaturiscono le dimostrazioni che in quanto tali nn sonosuscettibili di dimostrazione altrimenti si avrebbe un regresso all’infinito,tale è la realtà della legge
  24. 24. morale. Esso è un fatto della ragion pura perché principio di determinazione della volontà che nn si può ricavare dall’esperienza ma ci si impone da se stessa. La ragion pratica non dispone dell’oggettività conoscitiva delle categorie,ma pone a fondamento delle leggi morali il concetto della loro esistenza nel mondo intelligibile,della libertà. Che un ragione pura pratica si da è qualcosa che si dimostra con il fatto,il fatto che essa determina la volontà,attraverso u n principio formale che è la legge specifica della ragione. Nn c’è deduzione.. Per il fatto che consideriamo la falsa testimonianza un ingiustizia morale(anche se sotto pena di morte o per salvare se stessi) il giudizio prova l’innata moralità dell’uomo come fatto di ragione. Per un verso la legge morale ci obbliga a considerare il mondo intelligibile nn solo come pensabile ma anche come reale nell’ambito della praticità. Nell’intera facoltà della ragione,solo la facoltà pratica ci permette di uscire dal mondo fenomenico. La ragione determina il mondo delle leggi morali indipendentemente dalla sensibilità, non trascendente nel senso di andare oltre l’esperienza sensibile ma essa rende possibile l’esperienza pratica. La legge morale è sovrasensibile,appartenente a un mondo eterogeneo rispetto a quello fenomenico. Ma la legge morale nn ci fa conoscere alcuno degli oggetti sovrasensibili,anima mondo e dio,sui quali verteva il divieto della ragion pura,ma ci pone davanti a un fatto,la legge morale come conoscenza nn di un ente ma di un dover essere. Opposizione fra uso teoretico della ragione volto alla pretesa conoscenza degli enti e un uso pratico che ci da coscienza della legge ma rivolta solo alla determinazione della volontà, nn alla conoscenza di un ente sovrasensibile. Nel caso della moralità si ha a che fare solo con la determinazione della volontà perciò i concetti pratici a priori diventano subito conoscenze a differenza di quelli teoretici che avevano bisogno dell’intuizione sensibile,essi ci sono dati e come siano possibili nn è spiegabile. I principi morali si trovano originariamente nella nostra ragione quali suoi dati a priori. Ogni ragione umana conosce da se a priori la legge morale che,qualsiasi elemento empirico che si insinuasse nelle massime quale motivo determinante della volontà si renderebbe immediatamente riconoscibile per il sentimento di piacere e dolore che l’accompagnerebbe. Afferma che il concetto metafisico di dio come ente assolutamente necessario,esterno al mondo e insieme causa è in realtà la traslazione trascendente del concetto di ragion pura pratica,che è di uso immanente . è il soggetto pratico si costituisce come essere morale che agisce liberamente nel mondo sensibile. La realtà del mondo intelligibile non è solo pensabile,ma è una realtà pratica. Il fatto di ragione permette di pensar in modo positivo l’idea dinamica di essere necessario,riferendola allo stesso soggetto morale. L’idea di essere necessario è legata a alla connessione causale ,di risalire di causa in causa, che permetteva di giungere al concetto di causa prima e necessaria. Era illusorio il concetto metafisico di ente necessario,ma non è illusorio se riferito alla costituzione del soggetto morale. Mentre la conoscenza comune della natura è una commistione di elementi a priori e a posteriori discriminati dalla filosofia critica,la conoscenza comune della moralità (di quel che deve essere) è pura già in se stessa,capace di discriminare gli elementi empirici che operano sulla volontà ma richiede solo attenzione e riflessione. Il compito della filosofia è riconoscere e salvaguardare ciò che da sempre è presente nell’animo umano. Nella Ragion pratica si ha una chiarificazione che la legge morale è un fatto della ragion pratica pura nn deducibile da altro ma presente a priori nella ragione dell’uomo. Rispetto al mondo intelligibile Kant circoscrive il nostro sapere alla legge morale,l’unico in se o noumeno che riconosce accessibile all’uomo e alla libertà. Mentre le idee di anima mondo e dio sono solo pensabili,la legge morale è un idea di cui abbiamo coscienza,il sapere dell’uomo come soggetto morale lo innalza infinitamente al di sopra della natura. Mentre nella Critica ragion pura la libertà era asseribile solo come mera possibilità nelle Pratica se ne asserisce la realtà.

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