Building communication

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La comunicazione nella formazione sta evolvendosi verso nuove modalità di interazione. Dalla riflessività, alla partecipazione attiva, alla costruzione biunivoca di percorsi di formazione e capitalizzazione di significati.

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  • i soliti .....formatori ....che non conssentono di 'condividere' le slides!!!!
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Building communication

  1. 1. La costruzione della comunicazione nella formazione esperenziale <ul><ul><li>… tracce, sentieri, incontri, corde, prove </li></ul></ul>BUILDING COMMUNICATION Per Istruttori e Formatori
  2. 2. Ci confronteremo e parleremo di : <ul><li>TRACCE, sul significato di comunicazione formativa e metodo </li></ul><ul><li>PERCORSI, un percorso formativo che pone al centro la comunicazione e il partecipante </li></ul><ul><li>INCONTRI, del formatore che parla al partecipante e viceversa </li></ul><ul><li>CORDA, contesti e ambiti formativi che fungono da legame e rinforzano la relazione tra formatore e partecipante </li></ul><ul><li>PROVA, il formatore diventa partecipante e vive una prova di abilità e capacità provando a trarre conclusioni </li></ul>
  3. 3. La comunicazione formativa <ul><li>La comunicazione formativa è volta a formare i soggetti ed è differente da: </li></ul><ul><li>La comunicazione educativa : trasferire informazioni a scopo educativo (es.madre-figlio). </li></ul><ul><li>La comunicazione didattica : presuppone la presenza di una figura di livello professionale, un istruttore, un insegnante, ecc., che ha lo scopo di trasferire informazioni a fini didattici, di insegnamento appunto (comunicazione istituzionalizzata) </li></ul>Tracce
  4. 4. Obiettivo <ul><li>&quot;La metodologia della comunicazione formativa interpersonale ha lo scopo di abilitare a trasmettere in maniera ottimale delle competenze , delle abilità operative e dei valori &quot;. </li></ul><ul><ul><li>Quindi: </li></ul></ul><ul><ul><li>Da un lato il sapere ( la conoscenza, la teoria) </li></ul></ul><ul><ul><li>Dall’altro il saper fare ed il saper essere (quindi le abilità, le competenze, i ruoli) </li></ul></ul>Tracce
  5. 5. Scomponiamo i tre termini <ul><li>Metodologia :si può intendere quella serie di tecniche organizzative che, applicate ad una qualsiasi attività, tendono ad un fine, ad un obiettivo; cioè il sistema organizzativo od organizzazione sistematica dell'attività volta al raggiungimento dell'obiettivo prefissato. </li></ul><ul><li>Comunicazione : scambio tra due o più soggetti </li></ul><ul><li>Formativa : avviene e deve produrre un cambiamento. </li></ul>Tracce
  6. 6. Evoluzione della metodologia moderna Dall’insegnamento all’apprendimento Spunti di riflessione sull’innovazione metodologica della formazione <ul><li>Il rinnovamento della formazione, sul terreno del metodo , deve fare i conti </li></ul><ul><li>con il dualismo tra insegnamento e apprendimento . </li></ul><ul><li>Insegnamento : è centrato sulla trasmissione verticale di contenuti (saperi, valori, ecc.) da chi li detiene a chi li deve assumere </li></ul><ul><li>Apprendimento : si fonda sulla centralità del soggetto e della sua capacità di apprendere dall’esperienza seguendo selettivamente le sue inclinazioni e i suoi interessi. </li></ul><ul><li>Legati alla logica dell’insegnare , i metodi classici sono anche caratterizzati dalla centralità dell’”aula”, metafora che rinvia alle modalità trasmissive della conoscenza fondate sull’autorità e la gerarchia, sulla riduzione dei soggetti a contenitori, sulla trasmissibilità meccanica del sapere. </li></ul><ul><li>Il rovesciamento del paradigma dell’aula privilegia la logica dell’apprendere , mette in luce la capacità degli attori di elaborare l’esperienza che diventa la fonte principale di conoscenza. </li></ul>Tracce
  7. 7. L’innovazione metodologica della comunicazione in formazione La pratica riflessiva per la costruzione <ul><li>Io formatore e tu partecipante entriamo in una relazione di comunicazione e di scambio tale che io formatore divento un facilitatore ,fornendo gli input essenziali. </li></ul><ul><li>Tu partecipante attraverso lo studio, la riflessione, l’interazione, con il formatore e con i tuoi pari, e la pratica, diventi attore protagonista del tuo processo formativo, portando anche il formatore stesso a modificare le sue conoscenze iniziali. </li></ul>Sentieri
  8. 8. <ul><li>In questo quadro, gli approcci che si sono venuti consolidando negli anni sono molti e, pur tra molte differenze, sono tutti riconducibili all’interesse per la promozione dell’apprendere mediante: </li></ul><ul><li> lo stimolo alla partecipazione, </li></ul><ul><li> il coinvolgimento degli attori implicati, </li></ul><ul><li> il riconoscimento della loro soggettività, </li></ul><ul><li> il riconoscimento della rilevanza dell’azione e della </li></ul><ul><li>riflessività in azione. </li></ul><ul><li>Possiamo etichettare l’insieme di queste modalità di azione formativa come approcci orientati allo sviluppo di pratiche riflessive , e alla costruzione di un nuovo input originale. </li></ul>Un sentiero da esplorare: il metodo oltre l’aula Sentieri
  9. 9. Molti ancora pensano che qualcuno da una parte insegna e qualcuno dall’altra impara NOI NO Sentieri
  10. 10. Il processo di apprendimento innesca un processo positivo di CRISI biunivoca <ul><li>Il formatore inizia a sperimentare un nuovo ruolo. </li></ul><ul><li>Non è più solo un esperto di contenuti, diventa un “professionista riflessivo”, e acccetta di diventare a sua volta soggetto che apprende…… </li></ul><ul><li>ops, come comportarsi ? </li></ul>Sentieri
  11. 11. Il presupposto di base del formatore è la consapevolezza di non essere lui l’unico detentore del sapere; quanto piuttosto un “ facilitatore ” ed una fonte di apprendimento sia per lui che per i partecipanti <ul><li>. </li></ul><ul><li>Non deve dare al partecipante solo “dimostrazione” della sua expertise, quanto piuttosto diventare anche uno stimolo efficace con l’obiettivo di far emergere forza, motivazione, soluzioni e sensazioni. </li></ul><ul><li>Il suo ruolo è quello di cercare connessioni con i vissuti delle persone in formazione, e per fare ciò a poco serve mantenere le distanze e conservare il ruolo di esperto. </li></ul><ul><li>Formatore e partecipante si accompagnano lungo il percorso, mettendo in campo ciò che hanno. </li></ul>Sentieri ………… ..costruiamo insieme
  12. 12. Il formatore incontra il partecipante E viceversa Incontri <ul><li>Le fasi </li></ul><ul><li>La presentazione del formatore </li></ul><ul><li>La presentazione dei partecipanti </li></ul><ul><li>Obiettivo: </li></ul><ul><li>Identificare e “sentire” il partecipante </li></ul><ul><li>Le caratteristiche del partecipante :esiste un partecipante “medio”? </li></ul><ul><li>Quali differenze…età, genere, carattere, interesse, esperienza… </li></ul>
  13. 13. Io, tu, noi Incontri La comunicazione uno a uno : più frequente nelle lezioni pratiche. Obiettivo : Rendere massima l’efficacia della comunicazione facendo verifiche immediate e dirette sul grado di apprendimento e sulla forza dell’esperienza La comunicazione uno a molti : più frequente nelle lezioni teoriche Obiettivo : tenere alta l’attenzione del gruppo. Animare il gruppo e stimolarne l’interazione
  14. 14. Il team dei formatori di un corso In&Out (door) <ul><ul><li>gli obiettivi didattici di ogni modulo </li></ul></ul><ul><ul><li>il contratto formativo da trasmettere in aula </li></ul></ul><ul><ul><li>le fasi e i tempi del lavoro; </li></ul></ul><ul><ul><li>gli strumenti e i supporti e i materiali necessari; </li></ul></ul><ul><ul><li>le modalità di valutazione del percorso </li></ul></ul><ul><ul><li>la gestione del briefing e del debriefing </li></ul></ul><ul><ul><li>ma, soprattutto, il tipo di rapporto da instaurare con i partecipanti. </li></ul></ul>Incontri Il team dei formatori costituisce una identità univoca e compatta alla quale si riferiranno tutti i partecipanti. Ciascun componente del team lavora per identificare in pieno accordo il modello comunicazionale formativo in aula e fuori dell’aula :
  15. 15. <ul><li>poter consultare il curriculum dei partecipanti; </li></ul><ul><li>ipotizzare una modellazione e modulazione del proprio intervento in funzione delle caratteristiche / bisogni degli allievi; </li></ul><ul><li>progettare la formazione secondo uno schema che preveda un percorso ad imbuto nell’impostazione del discorso, illustrando le linee generali dell’argomento per poi scendere nei particolari; </li></ul><ul><li>selezionare i concetti chiave dell’intervento sui quali focalizzare l’attenzione dei partecipanti tramite domande, feedbak e rimandi; </li></ul><ul><li>preparare esempi e selezionare tra le esperienze vissute in prima persona quelle che danno concretezza al discorso e favoriscono la comprensione di concetti complessi </li></ul>Prima, durante e dopo è utile in particolare
  16. 16. Cosa e come <ul><li>: </li></ul><ul><li>Mettere in relazione i nuovi concetti con quelli eventualmente affrontati in lezioni precedenti, per garantire un filo conduttore tra i diversi momenti, entro un percorso coerente anche tra i diversi moduli. </li></ul><ul><li>La presentazione con slide aiuterà il formatore ad impostare l’intervento sulla base di </li></ul><ul><li>tali indicazioni. Le diapositive infatti, segmentano i contenuti e riportano, sequenzialmente, i punti essenziali del discorso. </li></ul><ul><li>Le caratteristiche grafiche delle slide (dimensione del carattere, strutturazione e organizzazione dei contenuti al loro interno) le rendono immediate e di facile comprensione </li></ul><ul><li>Mettere il partecipante in condizione di ripetere contestualmente i concetti chiave già durante la lezione </li></ul>Incontri
  17. 17. La Building Communication è retroattiva <ul><li>E’ buona regola preparare le lezioni non sbrodolate e prolisse, nell’obiettivo di privilegiare la possibilità di scambio ed interazione con i partecipanti </li></ul><ul><li>Prevedere tempi e modi per coordinare gli interventi dei partecipanti, garantendo momenti di interazione con l’aula per lasciare spazio a riflessioni, discussioni e richieste di chiarimento.. </li></ul>Incontri Avete mai pensato che le domande possono costituire parte della memoria storica del gruppo? a tal fine si consiglia di annotarle di volta in volta e di organizzarle logicamente (seguendo ad esempio il modello delle FAQ - Frequently asked questions), ridisegnando così l’itinerario formativo sulla base delle piccole deviazioni compiute. Un materiale così organizzato potrebbe inoltre rivelarsi utile per la riprogettazione dei successivi corsi di formazione. Nei momenti di discussione può risultare efficace che il formatore riproponga in modo chiaro e coinciso quanto detto in gruppo (restituzione), cercando di evidenziare in punti distinti ciò che è emerso dalla discussione.
  18. 18. Tiriamo le fila.. Anzi le corde… <ul><li>Out Door </li></ul>In Door Incontri
  19. 19. Il Debriefing: comunichiamo e socializziamo l’esperienza della formazione <ul><li>Fase iniziale della lezione. Briefing: che cosa dobbiamo fare? </li></ul><ul><li>Fase di chiusura della lezione </li></ul><ul><li>Debriefing: che cosa abbiamo fatto? </li></ul><ul><li>Il debriefing è una modalità riflessiva che diventa essa stessa momento formativo e in quanto tale la considero ancor più importante del Briefing. </li></ul><ul><li>Avviene successivamente ad un’azione formativa o ad una esperienza, finalizzata alla coscientizzazione delle dinamiche relazionali e comunicative intercorse fra gli allievi in modo da riappropriarsi progressivamente dei momenti formativi attraverso il vissuto esperienziale. </li></ul><ul><li>Rinforza il legame di gruppo </li></ul>Corde
  20. 20. <ul><li>Di solito le persone fanno esperienza ma poi se ne vanno per conto loro senza riflettere esplicitamente su cosa è cambiato, e se lo fanno… riflettono da sole. </li></ul><ul><li>Cosa fare invece </li></ul><ul><li>Alla fine delle lezioni, in aula e fuori aula il formatore-conduttore avvia le procedure di debriefing cioè la capacità di “usare“ l’informazione generata durante l’attività esperenziale e la trasforma in azione costruttiva per facilitare e/o rinforzare l’apprendimento di chi ha vissuto l’esperienza </li></ul><ul><li>Un esempio: i partecipanti sono impegnati a descrivere quanto hanno vissuto ed imparato. Hanno bisogno di questa possibilità per comunicare le loro esperienze ed impressioni ma hanno anche bisogno di ascoltare gli altri allievi per recuperare un’immagine complessiva in cui loro stessi sono inclusi. </li></ul>Corde
  21. 21. Organizzare il debriefing <ul><li>Predisponete e studiate il debriefing prima della lezione </li></ul><ul><li>Prevedete un tempo adeguato (almeno 30 min.) </li></ul><ul><li>Preparate un set di domande da cui attingere per facilitare il debriefing. </li></ul><ul><li>Prima di iniziare il debriefing formate un cerchio piuttosto stretto senza spazi vuoti che disperdono l’energia così gli allievi si potranno vedere e si sentiranno un gruppo. </li></ul><ul><li> La realtà grafica ha un valore simbolico. Quando tutti sono in cerchio spiegate che cosa sta per accadere e chiedete collaborazione per la costruzione del momento comunicativo ed esperenziale </li></ul>Corde
  22. 22. La costruzione e gli intrecci <ul><li>Evitate di dire ai partecipanti ciò che pensate avrebbero dovuto apprendere. Se non l’hanno raccolto dall’esperienza probabilmente non lo apprenderanno solo perchè lo dite voi. Abbiate fiducia che qualsiasi cosa stiano apprendendo in quel momento anche se diverso dai vostri insight avrà valore per loro. </li></ul><ul><li>Sostenete tutti coloro che offrono contributi eventualmente raccogliendo e ripetendo, o meglio dimostrando di aver compreso. Fate aggiungere altro per favorire risposte più approfondite. </li></ul><ul><li>Se una domanda funziona continuate a porla eventualmente riformulandola ogni volta. </li></ul><ul><li>Rispettate ed usate i silenzi come spazi per pensare ed assimilare. </li></ul><ul><li>Aiutate coloro che tendono a prevaricare ad essere più sensibili agli altrui bisogni di partecipare; viceversa favorite coloro che tendono a ritirarsi ad esprimersi e condividere. </li></ul><ul><li>Coinvolgete gentilmente con una domanda chi sapete avere un’esperienza particolare da riferire. </li></ul>Corde
  23. 23. La funzione di facilitatore <ul><li>Alcune possibili domande del formatore ai partecipanti: </li></ul><ul><li>Quali emozioni avete provato? Come vi sentivate prima e come vi sentite dopo l’esperienza della lezione (sia teorica, sia pratica) </li></ul><ul><li>Quali sono state le vostre frustrazioni e/o i successi? </li></ul><ul><li>Quale era la sfida principale? O obiettivo? L’avete vinta/raggiunto? </li></ul><ul><li>Ciò che pensavate e sentivate è cambiato durante l’attività? </li></ul><ul><li>Quali decisioni avete preso, quando e perchè? </li></ul><ul><li>Provate a ricordare che cosa ha funzionato di più e di meno </li></ul><ul><li>Quali azioni avete intrapreso? </li></ul><ul><li>Quale è il singolo principio/concetto/ informazione/ movimento più importante che avete appreso dall’esperienza che avete fatto? </li></ul>Corde
  24. 24. Io formatore:emozioni, comportamenti, obiettivi Corde
  25. 25. Caro formatore, non dimenticare cosa si prova … La sai quella dei sassolini ? (attività esperenziale ) <ul><li>  </li></ul><ul><li>  </li></ul><ul><li>Obiettivo </li></ul><ul><ul><li>Immedesimarsi nella posizione di un partecipante alle prese con una nuova esperienza. </li></ul></ul><ul><ul><li>Vivere l’esperienza del saper fare ( e non saper fare) di fronte al gruppo di pari </li></ul></ul>Prove Noi formatori dimentichiamo le sensazioni di inadeguatezza provate la prima volta che….
  26. 26. La sai quella dei sassolini ? (attività esperenziale ) <ul><ul><li>Istruzioni </li></ul></ul><ul><ul><li>I formatori vengono posti in cerchio ed al centro, per terra, sono posizionati 5 sassolini. Ogni formatore può utilizzare una sola delle sue due mani. A turno i formatori raccolgono un sassolino da terra e lo lanciano in aria, poi ne raccolgono rapidamente un altro per terra e con quest'ultimo in mano riprendono al volo il primo sassolino evitando che cada per terra. Il formatore continua lanciando in aria uno dei 2 sassolini che ha, ne raccoglie un terzo da terra e riprende al volo quello lanciato e così di seguito finchè ha raccolto e tiene nella mano tutti i sassolini </li></ul></ul><ul><ul><li>A questo punto si deve ripetere la sequenza per rimettere a terra tutti e 5 i sassolini. Si lancia in aria un sassolino e velocemente se ne rimette un altro a terra per poi raccogliere il primo al volo e così via. </li></ul></ul><ul><ul><li>Se il sassolino volante cade o se lo si riprende senza aver completato la sequenza prevista, si commette un errore. </li></ul></ul><ul><ul><li>Ad ogni errore si passa la mano ad un altro partecipante. </li></ul></ul><ul><li>Occorrente </li></ul><ul><li>5 sassolini </li></ul>
  27. 27. Spunti per il Debriefing <ul><li>L’esercizio fa emergere i seguenti elementi: </li></ul><ul><li>L'importanza di eseguire correttamente le fasi di un processo </li></ul><ul><li>La presenza mentale e la prontezza di riflessi </li></ul><ul><li>Velocità/quantità e qualità </li></ul><ul><li>La gestione delle situazioni complesse che comportano più variabili in contemporanea </li></ul><ul><li>La gestione dello stress individuale </li></ul><ul><li>L'apprendimento dall'esperienza (ogni partecipante può osservare errori e best practices dei colleghi che lo precedono) </li></ul><ul><li>Come ce la caveremo? </li></ul>Prove
  28. 28. <ul><li>[email_address] </li></ul>Torino, 14 aprile 2010

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