Articolo Psicologia Emozioni

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Articolo Psicologia Emozioni

  1. 1. I miei appunti di Psicologia delle emozioni e della comunicazione. Appunti dall'articolo: “Judging and coding facial axpression of emotions in congenitally blind children” di Dario Galati, Renato Miceli e Barbara Sini.
  2. 2. Introduzione. In psicologia delle emozioni due questioni molto importanti sono quale influenza ha l'apprendimento nell'acquisizione, nello sviluppo e nel controllo delle espressioni facciali delle emozioni? E che cosa è innato e cosa appreso nelle espressioni facciali delle emozioni? Diverse teorie sono state formulate a questo proposito. Si è comunque scoperto che le emozioni appaiono seguendo un “programma”: nei primi 6 mesi sono presenti la gioia, il disgusto, l'interesse e la rabbia, tra i 6 e i 12 mesi compaiono anche paura e tristezza. Per verificare che le espressioni facciali delle emozioni siano innate è possibile fare studi su bambini cechi dalla nascita. Studi su neonati, bambini e adulti cechi hanno concluso che i ciechi sono più abili con le espressioni involontarie piuttosto che con quelle volontarie, tuttavia le loro espressioni facciali in generale sono meno chiare e si deteriorano nel tempo. Queste ricerche non possono essere ritenute definitive anche perché vi sono poche informazioni a proposito dei bambini nel primo anno di vita.
  3. 3. Studio: scopi e ipotesi. Si è scelto di studiare i bambini tra i 6 mesi e i 4 anni, e di prendere in considerazione solo le espressioni spontanee che sono meno influenzate dall'apprendimento. <ul><li>Prima ipotesi: i bambini nei primi 4 anni di vita sono in grado di esprimere le proprie emozioni con espressioni facciali allo stesso modo dei bambini vedenti (utilizzo di pattern oggettivi).
  4. 4. Seconda ipotesi: tenendo in considerazione i diversi tempi di apparizione delle emozioni, come la mancanza dell'apprendimento visivo influenza le espressioni delle diverse emozioni di base (le espressioni che appaiono dopo saranno meno strutturate).
  5. 5. Terza ipotesi: la cecità ridurrà nei non vedenti la mobilità dei muscoli intorno agli occhi e sulla fronte. </li></ul>
  6. 6. Metodo. (1) <ul><li>Soggetti: 10 bambini ciechi congeniti tra i 6 mesi e i 4 anni, 10 bambini vedenti e 280 studenti di psicologia.
  7. 7. I bambini sono sottoposti a 7 situazioni riguardanti le seguenti emozioni: rabbia, gioia, disgusto, sorpresa, interesse, tristezza e paura.
  8. 8. Le espressioni registrate vengono selezionate da 2 esperti attraverso il Max, selezionando i picchi delle espressioni. Così facendo si creano dei filmati con una sequenza di espressioni in ordine casuale.
  9. 9. I filmati vengono analizzati dai 280 studenti datoti di 4 scale di valutazione: 2 scale qualitative riguardanti il livello di attivazione del piacere e del dispiacere; e 2 scale di categoria ovvero associare un espressione ad una situazione. </li></ul>
  10. 10. Risultati. <ul><li>Sono state effettuate diverse analisi dei dati a seconda della diversa tipologia.
  11. 11. Inoltre è stata calcolata la percentuale delle espressioni facciali riconosciute ed è stato analizzato se vi era una differenza di comprensione tra le espressioni dei non vedenti e quelle dei vedenti. </li></ul>
  12. 12. Conclusioni. <ul><li>Le espressioni dei bambini ciechi sono generalmente interpretate come più tristi rispetto a quelle degli altri bambini ma forse perché i giudici si sono fatti influenzare.
  13. 13. Nelle espressioni dei bambini ciechi è stata individuata una minore differenziazione di espressioni.
  14. 14. Le espressioni facciali fatte dai soggetti presi in considerazione sono sostanzialmente simili, in accordo con la prima ipotesi della ricerca che è stata sostanzialmente confermata.
  15. 15. Per quanto riguarda la seconda ipotesi sono stata individuate delle differenze per quanto riguarda le espressioni di tristezza e paura.
  16. 16. I bambini ciechi usano maggiormente l'area intorno agli occhi, al contrario di ciò che ci si aspettava con la terza ipotesi.
  17. 17. Da questa ricerca sembra che vi sia indipendenza tra le espressioni facciali e l'apprendimento visivo, tuttavia questo non è da ritenersi una legge generale. </li></ul>

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